Ma è mai possibile che soltanto la Cgil sia rimasta dalla parte dei lavoratori dello Stato? Com’è possibile che il sindacato di Guglielmo Epifani sia rimasto "il solo" a difendere gli impiegati della Pubblica amministrazione da questa continua e vergognosa campagna mediatica tutta mirata “contro” il pubblico impiego, fatta d’insulti e sberleffi, di contratti e di norme da terzo mondo? Lasciamo stare la Uil, da sempre considerata la “terza gamba” del Sindacato. Lasciamo stare pure l’Ugl, il sindacato di Fini, che invece è tutto preso a diventare la… “quarta gamba” del tavolo contrattuale. Ma è mai possibile che in casa Cisl, il secondo sindacato italiano per numero di iscritti, il sindacato che annovera il maggior numero di tessere nel comparto Stato, siano tutti “brunettiani” convinti? E’ mai possibile che la Cisl consideri “fannulloni” i dipendenti pubblici, degni di stipendi da fame e dia il suo tacito assenso alla gogna mediatica, alla campagna vessatoria e alla demolizione di un’intera categoria? Ebbene sì, è possibile. Ormai è fin troppo chiaro come le posizioni di Bonanni e company, in materia di Pubblica Amministrazione, siano pressoché identiche a quelle di Brunetta e del governo, sia nei fatti, che nelle parole. Un esempio su tutti? Le parole del segretario generale della Csil-Fps, ovvero di quella parte della Cisl cui fa capo la categoria del pubblico impiego e alla quale sono “ancora” iscritti, questo si che ha dell’incomprensibile, milioni di dipendenti pubblici. State un po’ a sentire quello che dice (testuale) il massimo esponente degli statali di casa-cisl: "…questa è la sfida che abbiamo lanciato con l'accordo di secondo livello e con l'abbracciare anche molte delle proposte dell’amico Renato, sì, del mio amico Renato Brunetta. Proposte che io condivido, e lo dico. Io ne sono intimamente convinto". Già in passato era accaduto che il fronte confederale si spaccasse, ma quando capitava di sottoscrivere accordi a firme separate, i cislini non rinunciavano mai ad un atteggiamento critico nei confronti del governo, quantomeno nella forma, e ad un dialogo con il resto del mondo sindacale. Adesso invece nelle posizioni della Cisl la vera controparte è diventata la Cgil. Il vero nemico da sconfiggere è il pubblico impiego. Per contro si esibisce una grande omogeneità di vedute con Brunetta in merito alla riforma delle Pubbliche Amministrazioni e del lavoro dipendente in genere, di cui il sindacato di Raffaele Bonanni ne condivide dichiaratamente obiettivi e strategie... il ministro Brunetta scava la fossa al pubblico impiego, la Cisl s'impegna a consegnargli il cadavere! Ha raggiunto quota 5,3 miliardi l'anno il taglio ai costi della burocrazia che si tradurranno in risparmi per le imprese nelle aree del Lavoro, della Previdenza e della Prevenzione incendi. A darne conto in una conferenza stampa appositamente convocata a palazzo Chigi, i ministri del Welfare, Maurizio Sacconi e della Funzione pubblica, Renato Brunetta che hanno quindi illustrato i primi risultati del "Tagliaoneri" (introdotto dal decreto legge n. 112 del 2008) per ridurre i costi della burocrazia e favorire il recupero di competitività del paese. "Nel complesso - hanno spiegato - gli interventi programmati comporteranno: un risparmio di circa 700 milioni di euro nell'area Lavoro e previdenza, che si aggiungono ai circa 4,1 miliardi già tagliati con il d.l. n. 112/2008, per un totale di 4,8 miliardi di euro l'anno (con una riduzione del 48% dei costi); un risparmio di oltre 500 milioni di euro l'anno nell'area Prevenzione incendi (con una riduzione del 37% dei costi)". In che modo si è potuto individuare cosa tagliare? "Grazie alla misurazione dei costi amministrativi per le imprese, realizzata dal Dipartimento della Funzione Pubblica con l'assistenza tecnica dell'Istat - hanno chiarito i due ministri - sono state individuate le procedure più costose da semplificare e sono stati quindi adottati i piani per ridurre di almeno il 25% gli oneri (in linea con gli obiettivi assunti in sede comunitaria). La novità del metodo è nella logica di risultato: in vista del taglio dei costi, i piani di riduzione degli oneri adottano le misure organizzative, tecnologiche e normative e definiscono tempi e responsabilità per la loro realizzazione". Con il nuovo meccanismo di semplificazione, hanno argomentato Sacconi e Brunetta, sono stati completati "in tempi rapidi i piani di riduzione nelle prime due aree di regolazione pubblica: Lavoro e previdenza e Prevenzione incendi". E, "grazie alla previsione di un sistema stringente di monitoraggio e pubblicità dei risultati, sia i cittadini che le imprese disporranno di bilanci periodici sulle iniziative realizzate con la collaborazione delle associazioni imprenditoriali". Sono attesi per le prossime settimane nuovi risultati del Taglia-oneri, nell' area Beni culturali. Prosegue, nel frattempo, l'impegno del Dipartimento per la Funzione Pubblica nella misurazione degli oneri nell'area Ambiente e Fisco e per il completamento della misurazione in tutte le materie di competenza statale. In ogni caso, hanno rimarcato entrambi con forza, nessuno dei tagli "toccherà diritti e tutele". "C'è ancora moltissimi da tagliare - ha annunciato Brunetta - Proseguiremo con questo ritmo fino al 2012 quando arriveremo a decine di miliardi di tagli che, naturalmente, non entreranno direttamente nelle tasche di imprese e famiglie ma alleggeriranno il peso della burocrazia su di loro e renderanno l'economia italiana più agile e flessibile. Ovviamente - ha aggiunto - questo dovrà portare un cambio di mentalità anche nei confronti di coloro che avevano intermediato rispetto a questo fino ad oggi, vale dire consulenti del lavoro, avvocati, tecnici, ingegneri che sino ad oggi avevano intermediato per risolvere i problemi di una cattiva burocrazia natuturamente facendosi pagare. Il cittadino fino ad ora, quindi, ha pagato 2 volte. Prima le tasse a fronte di servizi che non sono arrivati e poi il consulente che lo aiutasse ad avere quei servizi non ottenuti".

