LA PETIZIONE DA FIRMARE

sabato 31 gennaio 2009

Precari ricerca: la Funzione Pubblica interviene con una nuova circolare sulle stabilizzazioni


Dalla circolare della funzione pubblica alcuni chiarimenti indispensabili e molte forzature inutili su stabilizzazioni e assunzioni negli enti di ricerca per gli anni 2008 – 2009. Il nostro commento alla circolare UPPA 27/1/2009

A fronte della confusione ingenerata dalle scellerate politiche del Ministro Brunetta e della immediata reazione dei lavoratori precari degli enti pubblici di ricerca il dipartimento della funzione pubblica interviene sulla materia delle stabilizzazioni e delle assunzioni con una circolare che se per certi versi accelera il percorso di stabilizzazione sul turn over del 2008 predisponendo la necessaria modulistica per gli enti, per altri ne conferma una lettura restrittiva confermando la circolare n. 5/2008 in virtù della quale il processo di stabilizzazione deve concludersi entro il 2009. Quindi le richieste di stabilizzazione sono ammesse solo per coloro che maturano il requisito al 31 dicembre del 2009. La circolare ricostruisce la normativa in vigore mettendo in evidenza che l’emendamento ammazza precari non è stato ancora approvato quindi le stabilizzazioni proseguono nel rispetto della disciplina autorizzatoria contenuta nella legge 31/08. Il decreto legge 270/08 “mille proroghe” ha prorogato il termine per procedere alle assunzioni di personale a tempo indeterminato, relative alle cessazioni verificatesi nell’anno 2007, al 31 dicembre 2009, stabilendo che le relative autorizzazioni potranno essere concesse entro il 30 giugno 2009. La circolare conferma che le stabilizzazioni sono una procedura di reclutamento speciale e rimanda per la disciplina delle assunzioni ai commi 643 e 646 della legge finanziaria 2007 dando giustamente per scontato che siano tuttora in vigore le norme sulla stabilizzazione previste sia dalla finanziaria 2007 che da quella 2008. Per gli anni 2008 e 2009 il regime prevede il doppio vincolo dell’80% del budget complessivo e del totale della spesa risultante dal turn over, mentre dal 2010, in conseguenza della modifica introdotta dalla 133/2008 si avrà una restrizione pesante in quanto il riferimento sarà limitato alle unità di personale in uscita. Si conferma quanto detto nella direttiva n° 7/2007 che l’espletamento delle procedure di mobilità è necessario per assumere o bandire concorsi ma non per le stabilizzazioni. Si precisa, inoltre, che l’obbligo di richiedere l’autorizzazione ad assumere non trova applicazione per le assunzioni da effettuare in virtù del turn over del 2006. Infatti alcuni enti avevano già proceduto senza autorizzazione avendo anticipato la nuova disciplina. Quindi anche in un’ottica di parità di trattamento la funzione pubblica è costretta a dare questa lettura. Le assunzioni del piano straordinario di reclutamento di ricercatori per gli enti vigilati dal MIUR essendo aggiuntive non sono soggette al regime autorizzatorio. Si afferma che per il triennio 2010 - 2012 non si potranno fare più stabilizzazioni in quanto trattandosi di una normativa speciale si può applicare solo ove richiamata. A conferma di ciò la funzione pubblica cita la norma dell’articolo 3 comma 90 della finanziaria 2008. Quindi conferma indirettamente che la disciplina della stabilizzazioni prevista da quella legge è in vigore, è applicabile e, noi aggiungiamo, riguarda anche i contratti di collaborazione coordinata e continuativa. La circolare ricorda che pur essendo superato per gli enti l’obbligo di riduzione della pianta organica restano in vigore le norme di razionalizzazione degli uffici della dirigenza e ribadisce l’importanza di procedere alla programmazione triennale del fabbisogno e al rispetto dei presupposti essenziali di questo atto. Si conferma che le assunzioni speciali per le categorie protette devono rispettare solo il tetto dell’80% del budget complessivo. Viene richiamato il rispetto del vincolo dell’adeguato accesso dall’esterno. E’ opportuno ricordare che per la circolare 5 si tratta del 50%. Dal nostro punto di vista essendo necessario completare le procedure di stabilizzazione nel 2009 per smaltire le graduatorie, di cui comunque fanno parte anche quelle risultanti dalle procedure di stabilizzazione, necessariamente il tetto potrà essere superato per poi compensarlo negli anni successivi. Inoltre la funzione pubblica chiarisce definitivamente, speriamo, che la disciplina delle collaborazioni coordinate e continuative è contenuta nell’articolo 7 del D.lgs 165/ 2001 mentre l’articolo 36 della medesima legge disciplina solo il lavoro subordinato di tipo flessibile. Come FLC avevamo sostenuto fin da subito questa posizione contestando il parere del dott. Verbaro al comune di Ancona che aveva ingenerato caos in tutte le amministrazioni. Parere smentito da questa circolare che è giustamente coerente con la precedente direttiva 3 del 2008 dello stesso ufficio. Ricordiamo che per gli enti pubblici di ricerca vale la disciplina propria per cui i contratti possono avere una durata di 5 anni. Rispetto alle carriere si afferma, dal nostro punto di vista sbagliando, che le progressioni verticali (passaggi da profilo a profilo, per esempio dall’operatore tecnico al CTER) sono considerate assunzioni dall’esterno, tuttavia si ricorda che per gli enti di ricerca prevale la disciplina contrattuale per cui vige una riserva per il personale interno. Ciò significa che le riserve previste dal CCNL incidono solo sulla quota destinata alle assunzioni dall’esterno e non alle stabilizzazioni. I percorsi professionali interni ai profili inoltre non incidono sul turn over. La circolare afferma che i contratti di formazione e lavoro essendo “naturalmente” destinati ad essere convertiti in contratti a tempo indeterminato necessitano dell’autorizzazione come le altre assunzioni. La richiesta di autorizzazioni a bandire è necessaria solo per gli enti che hanno una dotazione organica superiore alle 200 unità mentre quella ad assumere è necessaria per tutti gli enti. La stessa autorizzazione deve essere presentata per le assunzioni di lavoratori con contratto a termine superiori alle 5 unità. Rispetto ai costi si precisa che nel caso di assunzioni (e quindi stabilizzazioni) di personale dipendente dallo stesso ente l’onere è da considerare in termini di differenziale di costo. Inoltre si precisa che le voci utili ai fini del computo del costo complessivo del lavoratore da assumere sono solo quelle del salario fondamentale senza cioè quelle derivanti dai fondi della contrattazione integrativa. Rispetto al calcolo dei risparmi derivanti dalle cessazioni di personale la funzione pubblica fa una grave forzatura interpretativa. Afferma infatti che si deve tenere conto solo del trattamento economico in ingresso senza tener conto del maturato economico derivante dalla carriera. A supporto di questa assurda interpretazione, evidentemente debole, cita un parere della commissione bilancio del senato in sede consultiva. Facciamo notare che il vantaggio di assumere sulla base della spesa risultante dal turn over è proprio quello di massimizzare il risparmio risultante dal pensionamento di lavoratori con una retribuzione elevata. Altrimenti non si spiegherebbe la necessità di stringere i cordoni con il riferimento dal 2010 alle unità di personale piuttosto che alla spesa. Si tratta peraltro di risorse degli enti che per alcun motivo avrebbero dovuto essere sottoposte ad autorizzazione.

Ci pare di capire che il famoso tavolo tra presidenti degli enti e funzione pubblica che avrebbe dovuto riscrivere le regole delle assunzioni superando l’anacronistico limite della pianta organica e del turn over per privilegiare solo il budget sia naufragato.

La funzione pubblica è quindi costretta ad intervenire sulla materia per dipanare una matassa che ha contribuito nei mesi ad intricare a colpi di pareri inutili e atteggiamenti politici (nella persona del ministro) provocatori.

Restano sul campo problemi enormi che solo l’iniziativa dei lavoratori potrà risolvere costringendo il governo ad adottare gli atti necessari. Le piante organiche sottodimensionate di molti enti, la mancanza di turn over per altri, la condizione dei collaboratori e degli assegnisti per i quali è indispensabile garantire la continuità occupazionale con l’unica forma lavorativa appropriata cioè il contratto di lavoro subordinato.

giovedì 29 gennaio 2009


COMUNICATO STAMPA

AMBIENTE: SENZA PRECARI E' A RISCHIO LA RICERCA

USI-RDB METTE IN SCENA IL “MARE NERO”

Venerdì 30 gennaio a Roma presidio-perfomance davanti al Ministero dell'Ambiente

Via Cristoforo Colombo n 44 - ore 11.00

L'ISPRA è il nuovo Ente di ricerca ambientale nel quale, oltre ad Apat (Agenzia Protezione Ambiente) e INFS (ricerca sulla fauna selvatica) è confluito l'ICRAM, l'Ente di ricerca sul mare.

Nell'ISPRA lavorano più di 600 precari, che grazie alle loro mobilitazioni hanno ottenuto un provvedimento legislativo ad hoc in cui si consentono i prolungamenti contrattuali, le stabilizzazioni ed un piano di concorsi. Eppure l'Amministrazione, contravvenendo l’obbligo normativo, non ha rinnovato 28 contratti atipici, di cui ben 21 afferenti all'ex ICRAM.

"Senza il personale precario non potremmo far fronte ai progetti di ricerca già avviati, con pesanti ripercussioni sulle nostre attività ", dichiara Emma Persia, coordinatrice dell'USI-RdB ISPRA. “I 28 ricercatori e tecnici a cui non si è rinnovato il contratto sono personale altamente professionalizzato con esperienza di ricerca pluriennale. Proprio per questo, paradossalmente, ricadono sotto la mannaia della legge 133, che impedisce il rinnovo a chi ha avuto un contratto superiore ai tre anni”.

"Con questa politica - continua l'esponente sindacale - si indeboliscono fortemente gli studi ed i risultati necessari per la salvaguardia del nostro mare, danneggiando così tutta la comunità. Per questo domani mattina saremo davanti al Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, dove metteremo in scena il MARE NERO, una performance che mostra cosa può accadere al nostro mare e alle nostre coste se non si difende la ricerca pubblica. Terremo inoltre lezioni all'aperto e proietteremo documentari sul nostre attività in mare”.

"Al Ministro chiediamo di dare un segnale di responsabilità e chiarezza sul futuro dell'ISPRA, un ente chiamato a corrispondere alla richiesta di ricerca e protezione ambientale che viene dal Paese e dalla comunità internazionale. La riassunzione dei 28 precari sarebbe un passo importante per dimostrare l’attenzione del Ministro per il settore", conclude Persia.


130mila contratti in scadenza, già persi 32mila posti di lavoro


di Andrea Gatta - La cassa integrazione aumenta e gli avviamenti al lavoro diminuiscono. Ma a far paura davvero sono i contratti a tempo determinato che scadranno nel corso del 2009: 124mila nel solo Piemonte, con punte preoccupanti in questo mese (20.845) e a giugno (22.687). Tutti contratti avviati fra il 2007 e il 2008, con una durata compresa fra i sei mesi e l’anno in più di metà dei casi. «Per loro le speranze di avere un rinnovo sono molto scarse - spiega Aldo Dutto, il direttore dell’Agenzia Piemonte Lavoro, che ieri ha presentato i dati sulla crisi del mercato del lavoro nella nostra regione -. Il rischio è che finiscano tutti disoccupati senza ammortizzatori sociali, perché le leggi vigenti non li prevedono».
Le prime vittime della crisi economica, come è noto, sono i lavoratori precari. Eppure è a questo tipo di contratto che le aziende ricorrono sempre più frequentemente: gli avviamenti al lavoro (in totale 736mila in Piemonte nel 2008, 17mila in meno dell’anno precedente) diminuiscono bruscamente nelle assunzioni a tempo indeterminato, addirittura meno 40mila, e negli apprendistati, meno 5mila, ma salgono nelle tipologie di tempi determinati subordinati, 34mila in più rispetto al 2007. Occorre infatti arrendersi all’evidenza: i contratti a tempo indeterminato rappresentano appena un quinto di tutti i nuovi contratti di assunzione.
La flessione del mercato del lavoro è generale: a dicembre sono state avviate al lavoro 33.738 persone, 8mila in meno dell’anno precedente (-18,5%). Ragionando sull’ultimo trimestre, il calo è stato delle assunzioni è stato del 16,9%, circa 32mila in meno. Il dato complessivo del 2008 è più morbido, -2,2% sul 2007, ma si sa che la crisi è emersa solo nella seconda metà dell’anno. Le fasce più colpite sono state quella fra i 25 e i 34 anni e quella dai 55 anni in su, i settori più in difficoltà, il tessile, il metalmeccanico, la lavorazione di minerali, il legno, l’edilizia e i trasporti. Ma il crollo fatto registrare dal metalmeccanico a dicembre è allarmante: addirittura -42% di assunzioni. Altri dati estremamente indicativi, le indennità di disoccupazione erogate dall’Inps sono state quasi 40mila, mentre le cessazioni dei rapporti di lavoro sono cresciute del 10%, 60mila in più sul 2007, quasi tutti fra i tempi determinati.
Il lato più drammatico della situazione si ottiene incrociando due dati. Dal versante dei lavoratori, di pari passo con l’aumentare della perdita del lavoro, cresce la disponibilità. L’incremento delle persone che si dicono disponibili a lavorare è stato del 14% nel primo semestre del 2008 e del 25% nella seconda metà (+13mila in un anno). Sul versante opposto diminuisce del 7,8% il numero di aziende che, travolte dalla crisi, stipulano nuovi contratti: 108mila contro le 117mila del 2007.

Occupazione, brusca frenata; a dicembre crollo degli avvii


L´allarme dai numeri dei Centri per l´impiego

di Stefano Parola

Gli affari vanno male e assumere nuovi dipendenti diventa impossibile. Così il numero dei nuovi avvii al lavoro in Piemonte è crollato. Deleteria è stata la fine dell´anno: a dicembre le nuove assunzioni sono calate del 19,2 per cento rispetto allo stesso periodo dell´anno precedente, portando a - 2,2 per cento il saldo del 2008. A patirne di più le conseguenze è stato il settore metalmeccanico, giù del 41,8 per cento nell´ultimo mese del 2008. Tra le province soffrono più di tutte Alessandria e Vercelli.
Dai dati dell´Agenzia Piemonte Lavoro, l´ente che si occupa di analizzare il mercato del lavoro per conto della Regione, emerge un quadro preoccupante: «È tutto il sistema a fare fatica in presenza di questa situazione economica», spiega il direttore dell´agenzia, Aldo Dutto. La crisi inizia a farsi sentire sulle assunzioni, ma non solo, perché anche la precarietà è in aumento: nel 2007 aveva un contratto a tempo determinato il 72,5 per cento dei neo-assunti, ma la percentuale è salita al 78 per cento nel 2008. Significa che quattro nuovi inseriti su cinque sono precari. Anche un altro dato che fa riflettere: il 44 per cento dei contratti a tempo determinato stipulati ha una durata inferiore al mese.
Il calo delle assunzioni colpisce solamente l´industria, che nel 2008 ha arruolato l´11 per cento di lavoratori in meno rispetto all´anno prima, mentre hanno retto sia i servizi (più 2 per cento) che l´agricoltura (più 0,3 per cento). Il settore secondario è andato in picchiata nell´ultimo trimestre, perdendo il 18,1 per cento ad ottobre, il 25,5 per cento a novembre e il 28,6 per cento a dicembre, rispetto agli stessi mesi di un anno prima. Insomma le imprese assumono meno, ma lo fanno anche con modalità diverse. Per esempio, prediligono i giovani tra i 15 e i 24 anni (più 9,7 per cento, in calo tutte le altre fasce). E ancora, prendono con sé meno italiani (in calo del 2,1 per cento), ma ancora meno stranieri (giù del 6,7 per cento).
Che le aziende non se la passino bene lo confermano anche i dati sulle cessazioni. Sono aumentate di quasi il 10 per cento. Perdono il posto gli assunti a tempo indeterminato (più 5,3 per cento), ma soprattutto i precari (più 8,7 per cento). Perché si lascia il lavoro? Nel 65 per cento dei casi perché è finito il contratto, nel 26 per cento perché si rassegnano le dimissioni, nel 9 per cento perché si viene licenziati. Un precario su cinque perde il posto dopo uno o due giorni, mentre tra gli assunti in pianta stabile uno su due si vede sfilare la poltrona dopo meno di due anni dall´inizio. A qualcuno, però, va bene e il suo posto precario si trasforma in fisso: nel 2008 è successo a quasi 47 mila persone, numero in crescita del 6,5 per cento sul 2007.
Fatto sta che il numero delle indennità di disoccupazione accolte dall´Inps si è impennato del 26,5 per cento su base annuale. A richiederla sono stati quasi 40 mila lavoratori, mentre altri 16 mila piemontesi sono stati messi in mobilità. Come diretta conseguenza è aumentato il numero di persone disponibili al lavoro: a cercare un´occupazione sono più di 78 mila tra uomini e donne, ma la cosa grave è che il 35 per cento di loro ha tra i 35 e i 49 anni d´età, cioè è nella fascia più difficile da collocare.Il rapporto dell´Agenzia Piemonte Lavoro conferma tutti i dati negativi sulla cassa. L´Inps nel 2008 ha autorizzate 35 milioni di ore tra cig ordinaria e straordinaria, sfondando il tetto dei sei milioni nel solo mese di dicembre. Poi c´è la cassa in deroga, in crescita frenetica e arrivata a 3,7 milioni di ore. Nel 2007 alla Regione sono bastati i 21 milioni di euro messi sul piatto dal ministero del Welfare, ma per il 2009 l´assessore regionale di competenza Angela Migliasso intende chiederne almeno cento, di cui 25 da ricevere immediatamente, perché in questo momento le casse regionali sono vuote.
Di fronte a un panorama simile, diventa importante il lavoro dei Centri per l´impiego. In tutta la regione dispongono di 616 operatori, che ogni anno aiutano quasi 40 mila persone. Per questo l´assessore al Welfare e Lavoro Migliasso si augura che «in questo momento così grave dell´economia piemontese rappresentino importanti presidi a sostegno dei lavoratori e delle imprese».

mercoledì 21 gennaio 2009


Carissimi,
nella riunione di ieri tra Amministrazione e Sindacati abbiamo capito che il silenzio post natalizio della protesta e di questa lista era tanto imbarazzante quanto ingiustificato. Ed era già imbarazzante prima di ieri sera, quando abbiamo saputo che a diverse persone non era stato rinnovato il contratto. Ora è chiaro che le stabilizzazioni non saranno portate a termine per tutti e che molti saranno fuori dal processo, in altre parole non saranno assunti. E' chiaro anche che l'Amministrazione non sa distinguere tra stabilizzazioni rientranti nei limiti di spesa e fabbisogno triennale. Non sa riconoscere quale sia il valore politico di dare un segnale chiaro riguardo al numero di persone di cui necessita l'ente per espletare le sue attività nel medio-lungo termine, oppure lo conosce benissimo e proprio per questo fa sapere che non si ha bisogno di 600 persone bensì di 400, così si evitano attriti con la funzione pubblica (Stancanelli docet).
Capasso, in un momento di concitazione, ieri sera ha chiarito che "i numeri non sono stati messi a cazzo" (suppongo intendesse "senza criterio") ma anche rimanendo fiduciosi che un criterio sia stato cercato risulta difficile comprendere come Lazzarini possa dire che gli 11+2 (noi che siamo ignoranti in materia legale abbiamo sempre detto i 13 già assunti a tempo indeterminato), saranno mantenuti in servizio e quindi non entrano nel computo dei 167 (3° livello) da stabilizzare. Se restano in servizio (e io spero di si) allora sarà in virtù di una graduatoria che non può considerarsi annullata, ma allora come si concilia il mantenimento in servizio dell'ultima degli "11+2" con il l'esclusione di persone che la precedono? Insomma, un bel frankenstein normativo, in ossequio agli indirizzi nazionali. Del resto si sa, ubi maior minor si adegua! Detto questo mi auguro che ciascuno di noi o almeno quelli "fortunati", se resta in silenzio, si ponga almeno quella domanda assillante "perchè io sì?" e sia sufficientemente onesto da non tirare in ballo carte e titolame pur di evitare qualche notte insonne.

Sinceri saluti a tutti
Antonio


Assenze sospette
La delegazione dell’ISPRA che ha informato USI RdB Ricerca circa il piano del
fabbisogno non comprendeva nessun elemento della neo confermata Struttura
Commissariale. Assenze pesanti anche perché ISPRA era a conoscenza del nostro
presidio a difesa della ricerca e dei suoi precari e per denunciare la cattiva gestione
dell’exICRAM.

Interpretiamo che il Commissario sia sottratto all’incontro per evitare imbarazzanti
spiegazioni rispetto alla mancata applicazione, ai CO.CO.CO. afferenti a Programmi di
ricerca, dell’art.3 comma 3 del DL 208 in G.U. n. 304 del 31/12/2008, colpendo
particolarmente 21 cococo dell’ex ICRAM e 4 dell’exINFS

PER QUESTO LA LOTTA CONTINUERA’!
IL PIANO PREVEDE SOLO 200 STABILIZZAZIONI!
I POSTI ASSEGNATI ALLE STABILIZZAZIONI NON SONO
PROPORZIONALI ALL’ANZIANITA’ DI SERVIZIO E ALLA NUMEROSITA’ NEI
LIVELLI DESTANDO IL SOSPETTO CHE CI SIANO LOGICHE CLIENTELARI
DIETRO LE SCELTE!

MANCANO PER IL 2010 E 2011 I POSTI DEL TURN OVER, ED IN SOSTANZA
RISPETTO ALLE PRECEDENTI RIUNIONI SPARISCONO CIRCA 150
ASSUNZIONI!

NEL PIANO NON VENGONO INDICATI, COME PREVISTO DALLA FUNZIONE
PUBBLICA, NEMMENO I POSTI A TEMPO DETERMINATO
E QUINDI E’ COME DIRE TUTTI I CO.CO.CO A CASA!

IN ALTRE PAROLE UN PIANO ASSUNZIONI RIMANDATO AL MITTENTE!
QUESTO PIANO FA IL PAIO CON I LICENZIAMENTI. CHE DESTINO CI SARA’
PER COLORO CHE NON SARANNO STABILIZZATI O NON VINCERANNO I
CONCORSI? LICENZIATI AL 30 GIUGNO? O A FINE ANNO SE PAGATI SUI
FONDI DI RICERCA?

Da quanto appreso è chiaro che anche i precari che oggi sono garantiti devono
scendere in piazza sia per solidarietà che per cambiare un piano triennale
completamente insoddisfacente!

Nella convocazione di venerdì USI RdB Ricerca non si limiterà all’o.d.g.previsto
“Applicazioni contrattuali ex ipotesi di accordo del 13 febbraio 2007” ma riproporrà
con forza le riassunzioni; le integrazioni al piano del fabbisogno; la conversione di tutti
i CO.CO.CO. ISPRA a tempo determinato; l’inserimento di riserve per i td nei concorsi,
la gestione dell’ex ICRAM e le difficoltà connesse allo svolgimento della ricerca
applicata al mate e sulla fauna selvatica.

SAPPIAMO CHE SARA’ UNA LOTTA LUNGA. MA LA VINCEREMO!
VENERDI’ 23 GENNAIO 2009
DALLE ORE 12:30 ASSEMBLEA PRESIDIO PRESSO la SEDE
ISPRA DI VIA BRANCATI

martedì 20 gennaio 2009

Precari, il mutuo c'è solo se garantisce papà Niente soldi per la casa ai lavoratori «atipici» I contratti pubblicizzati? Specchietti per allodole


Ho 26 anni, un contratto di lavoro a tempo determinato, guadagno 1.200 euro al mese e ho bisogno di un mutuo da 150 mila euro per acquistare la mia prima casa che ne vale 200 mila. Ma devo mettermi l'anima in pace.



di Eleonora Sannibale - Nessuna banca esaudirà il mio desiderio. A meno che mio padre non garantisca per me. Eppure internet è pieno di annunci pubblicitari che sembrano fare proprio al caso mio. Lo spot del Monte dei Paschi di Siena recita: «Mutuo On Off, il mutuo dedicato ai lavoratori a tempo determinato e a progetto». Quello di Intesa Sanpaolo: «Per giovani dai 18 ai 35 anni, lavoratori anche con contratto atipico». Mutuo Banco Posta: «È conveniente, semplice e con condizioni trasparenti. È accessibile a tutte le tipologie di lavoratori: a tempo indeterminato, determinato e autonomi». Tutto vero, peccato che si siano dimenticati di aggiungere questo dettaglio: «senza un garante il mutuo te lo puoi scordare». Questi annunci pubblicitari, insomma, non sono altro che specchietti per le allodole. E io, allodola, sono corsa fiduciosa in banca convinta che ogni soluzione ai miei problemi fosse dietro quella porta blindata.
Prima tappa: Monte dei Paschi di Siena. Mi riceve una signorina sui trent'anni. Le mostro l'annuncio trovato su internet e le spiego la mia situazione. Ma non appena sente «contratto a tempo determinato», fa: «Le dico subito che è molto difficile senza un garante ricevere un mutuo». Ma questo, nell'annuncio, non era menzionato. Inserisce comunque i miei dati in un prospetto informativo europeo standardizzato, sulla base di tre tipi diversi di mutuo: fondiario "prima casa" (tasso fisso iniziale 2 anni) tasso variabile modularmente, mutuo prima casa giovani coppie e famiglie sia a tasso fisso che a tasso variabile. Da un prospetto tipo esce fuori che con il mio stipendio dovrò pagare per vent'anni 1.041 euro al mese. Per cui dovrei sopravvivere con 159 euro al mese. Impossibile.
Altro giro, stessa pappa. Entriamo all'Intesa Sanpaolo. Alle spalle dell'impiegato che mi riceve ci sono due cartelli: «Sono un lavoratore atipico, posso chiedervi un mutuo normale? Sì», e ancora «Se posso avere un vero mutuo anche se ho un lavoro atipico è meglio». Gli faccio notare che sono rimasta colpita dalla pubblicità in quanto anch'io sono una «lavoratrice atipica». Lui mi risponde che non ci sono più quei prodotti (ma sono ancora affissi), però ne hanno degli altri, sempre destinati ai lavoratori atipici. Anche per questi, però, è indispensabile un garante. Non solo. L'operatore sottolinea che, in un caso come il mio, chiedendo un mutuo di 150 mila euro a trent'anni con 1.200 euro di stipendio, al momento dell'istruttoria avrò bisogno di «un garante di una certa capienza», che guadagna, cioè, 4.500 euro mensili (o di un cointestatario che guadagna come me). Ma non tutti i genitori guadagnano questa cifra, neanche in due.
Del resto è comprensibile che le banche non concedano il mutuo a una persona che guadagnando 1.200 euro dovrà poi pagarne 900 al mese. E infatti, nella maggior parte dei casi, è il computer a bocciare automaticamente un prospetto personalizzato di questo tipo. Poniamo però il caso che io decida di acquistare casa insieme al mio fidanzato, lavoratore, come me, con un contratto a tempo determinato. Cambierebbe qualcosa? La risposta è «no, serve comunque il garante» (in questo caso andrebbe bene anche una persona che guadagna 1000 euro al mese, magari un nonno pensionato), perché siamo entrambi lavoratori con contratto a tempo determinato.
Stesso discorso anche per la Cassa di Rispamio di Rieti dove, addirittura, con il mio reddito, non mi concedono più di 70 mila euro di mutuo a vent'anni. Neanche a dirlo, serve il garante.
Alle Poste il discorso non cambia. Non appena mi siedo, l'addetta mi dice che non può farmi neanche un calcolo approssimativo perché deve avere davanti anche i dati del garante. Però mi consiglia di andare sul sito delle Poste, dove posso formulare on-line un prospetto personalizzato. Ma sul sito - le chiedo - c'è la clausola del garante? «No», risponde. E perché no? «Si fa per invogliare il cliente a venire qui di persona per parlare - dice - ma bisognerebbe specificarlo, lo so». Morale della favola, diffidare degli annunci pubblicitari che reclamizzano prodotti inesistenti. In Italia, purtroppo, funziona così: ci metti una vita per avere un contratto di lavoro e, una volta che ce l'hai, le banche non ti finanziano. E poi ci chiamano bamboccioni.

GLACIAZIONI/ Nei coralli dell'Adriatico la chiave per capire gli ecosistemi marini


Importanti vestigia dell’ultima età glaciale sono state scoperte nell’Adriatico grazie alle ricerche condotte nell’ambito della campagna oceanografica ARCO (AdRiatic COrals), condotta dall’Istituto di scienze marine (Ismar) del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Bologna a bordo della nave oceanografica Urania. I risultati consentono di delineare nuovi scenari circa la ricostruzione della storia naturale di questo mare e delle sue risorse e, più in generale, circa le conseguenze delle variazioni climatiche sugli ambienti marini. Ne abbiamo parlato con Marco Taviani dell’Ismar, uno dei protagonisti di questa impresa scientifica.

Come è nata l’idea della campagna ARCO, quali erano gli obiettivi?

La campagna ARCO (AdRiatic COrals) è stata concepita nell'ambito delle ricerche che l'ISMAR-CNR di Bologna sta portando avanti da oltre 15 anni sugli ecosistemi corallini di profondità. Più in particolare questa campagna è l'ultima organizzata dal nostro Istituto per il programma europeo "Hermes" e conclude un ciclo di missioni oceanografiche condotte dal mio gruppo che ha permesso di identificare, mappare e campionare decine e decine di siti a coralli profondi (i cosiddetti “coralli bianchi” i più importanti dei quali sono Lophelia pertusa, Madrepora oculata, Desmophyllum dianthus) dall'estremità più occidentale del Mediterraneo, nel mare di Alboran, attraverso tutto il Tirreno, Canale di Sicilia, Ionio, Adriatico meridionale fino al bacino levantino, al largo di Rodi. ARCO è stata originariamente pianificata per localizzare e mappare dei siti a corallo giallo (Dendrophyllia cornigera). Era infatti da tempo noto ai pescatori locali la presenza di corallo a profondità intorno ai 200 metri, al largo di Pescara nei dintorni della Depressione medio-adriatica che raggiungendo i 250 metri rappresenta il punto più profondo di questo settore dell'Adriatico. L'area è accuratamente evitata dai pescatori per i rischi di perdere o strappare le reti a causa del corallo, ma qualche esemplare è stato accidentalmente raccolto in passato. Ed è così che un cespo di quasi un metro d’altezza di Dendrophyllia fortunosamente salvaguardato da Carlo Froglia e Bruno Antolini dell’Ismar-CNR di Ancona è giunto a Bologna. La datazione al Carbonio 14 del corallo ne ha dimostrato l’età recentissima, suggerendo così l’opportunità di andare a cercare questi giardini di corallo giallo.

Quanto tempo è durata la campagna e chi vi ha collaborato?

La campagna oceanografica si è svolta dal 13 al 22 Dicembre a bordo della Nave Oceanografica Urania, ammiraglia della flottiglia oceanografica del CNR, con partenza dal porto di Messina e sbarco finale a Bari. Le pessime condizioni meteo-marine, che hanno di fatto marcato l’intera missione, hanno messo a dura prova il personale imbarcato e condizionato la missione che però è stata coronata da successo anche grazie alla perizia del Comandate Vincenzo Lubrano, del Primo Ufficiale Gamba, del Nostromo Luigi e di tutto l’equipaggio dell’Urania. Come da abitudine consolidata, il team scientifico era multidisciplinare e in prevalenza costituito da giovani ricercatori precari e studenti provenienti da varie realtà scientifiche italiane (CNR di Bologna e Ancona, ISPRA di Roma, Università di Bari, Bologna, Milano) ed europee (Università di Marsiglia, Plymouth, Zagabria). Vanno rimarcate la professionalità e passione dimostrate da questi giovani geologi marini, oceanografi, paleontologi, biologi molecolari, geofisici, zoologi che dovrebbero rappresentare la spina dorsale della ricerca italiana dell’immediato futuro ma che paradossalmente non riescono invece ad avere sbocchi nel Paese che ha investito tante risorse per la loro formazione. Una crociera oceanografica necessita di molta organizzazione al fine di ottimizzare tempi e risultati. A bordo dell’Urania i turni sono di quattro ore e dunque il team scientifico è stato suddiviso in tre gruppi che assicurassero la corretta conduzione della campagna 24 ore su 24. Anche i tre capi-turno (Lorenzo Angeletti, Alessadro Ceregato e Vittorio Maselli), responsabili a rotazione della navigazione ed operazioni geo-marine erano giovani precari o studenti. Così come gli esperti delle stazioni idrologiche Riccardo Rodolfo-Metalpa e Saverio Devoti che hanno misurato i parametri dell’acqua di mare e prelevato campioni fino a 1.700 metri di profondità nello Ionio in tempesta; o il paleontologo Vittorio Garilli. E studenti erano Federico Plazzi dedito alla biologia molecolare, e Gabriele Cavallini, Enrico Bonamini, Cristina Casati, Giorgia Trevisan che hanno campionato con la benna di giorno e di notte.

Che strumenti avete utilizzato?

Lo studio di ecosistemi complessi come quelli a coralli di profondità richiede un approccio olistico multidisciplinare che comporti l’acquisizione delle informazioni sull’habitat dei coralli, la topografia del fondo, la struttura delle masse d’acqua, la biodiversità dell’ecosistema, la sua evoluzione temporale. Durante ARCO si è dunque fatto uso di vari tipi di strumentazione; in primis la navigazione di precisione, assicurata dal sistema PDS 2000; la mappatura di precisione del fondale è stata ottenuta utilizzando il sistema multifascio (Multibeam Reson Seabat 8160), mentre informazioni sulla struttura del fondo colonizzato dai coralli e sul tipo dei sedimenti adiacenti sono state fornite dalla sismica a riflessione Chirp integrata da ecoscandagli a 12 kHz e fishfinder. I dati sulla colonna d’acqua e i campioni di acqua a varie profondità necessari a capire l’ambiente marino attorno ai coralli sono stati acquisiti grazie alla sonda CTD multiparametrica; i campioni di fondo sono stati ottenuti utilizzando benne ad alto volume (65 litri di sedimento), carotieri e draghe. Questa strumentazione per così dire standard, è stata integrata dal Side Scan Sonar, uno strumento che fornisce una sorta di “fotografia acustica” del fondale: in estrema sintesi, questo ecoscandaglio laterale genera una mappa dove si vedono strutture del fondo anche di modesto rilievo e grandezza, come appunto le zone colonizzate dai coralli. Ci vuole molta attenzione nella guida dello strumento che, calato dalla nave, “vola” sul fondo trainato da un cavo ma, grazie alla perizia di Mario Raspagliosi e Andrei Dragonev, sono state ottenute ottime registrazioni delle zone a coralli che ne hanno permesso poi la campionatura precisa. Uno dei punti focali della spedizione era l’esplorazione diretta dei fondali mediante il ROV (Remote Operating Vehicle), in sostanza un minuscolo sottomarino senza persone ma dotato di videocamera e di limitate capacità di campionatura con braccio robotico. Durante la campagna ARCO sono stati utilizzati il Pollux II dell’Urania guidato da Franco Giordano e il Prometeo della Robomar di Danilo Malatesta. Le avverse condizioni del mare hanno limitato di molto l’operatività del ROV ma è stato comunque possibile documentare l’infangamento di gran parte della zona colonizzata dai coralli, suggerendo che i medesimi non affiorino più ma che siano invece seppelliti dal fango.

Quindi, che cosa avete scoperto?

Le registrazioni mediante il Side Scan Sonar dell’Urania nella zona della midline italo-croata hanno sorprendentemente rivelato che le scogliere, contro ogni aspettativa, non erano rappresentate dal corallo giallo che si cercava (presente in minima parte) ma al contrario da corallo bianco, soprattutto colonie arborescenti di Lophelia prolifera e Madrepora oculata, di cui esisteva qualche sporadica segnalazione soprattutto in acque croate. I coralli bianchi rappresentano uno dei più importanti ecosistemi batiali, cioè delle profondità marine, e generalmente vivono, nell’Atlantico e nel Mediterraneo, a profondità superiori ai 350-400 metri. La presenza di vere e proprie scogliere nella zona del medio Adriatico è dunque giunta del tutto inattesa. Queste estese scogliere coralline a coralli bianchi (Lophelia e Madrepora) sono situate a meno di 200 metri di profondità e sono plausibilmente scomparse probabilmente a seguito dell’innalzamento della temperatura in epoca post-glaciale. A tutt’oggi, solo nei fiordi della Norvegia si rinvengono scogliere a Lophelia a modesta profondità. Il corallo bianco rinvenuto è rappresentato da esemplari di notevoli dimensioni e spessore, perfettamente conservati ma non viventi, coperti come si è detto, da un sottilissimo velo di fango. Fino all’elaborazione dei dati e soprattutto fino a che non avremo a disposizione le datazioni radiometriche mediante carbonio-14 ed Uranio/Torio dei coralli, possiamo solo ipotizzarne le cause della morte. E’ probabile che questo tipo di scogliere prosperassero nel medio Adriatico alla fine dell’ultima età glaciale, circa 11-12000 anni fa, quando il livello marino era più basso, e che un repentino infangamento li abbia soffocati. Probabilmente la fase pluviale che seguì quella glaciale portò ad un aumento della portata di sedimento da parte dei fiumi appenninici, causando la torbidità delle acque e coprendo di sedimento i rilievi colonizzati dai coralli. In sostanza, questi ecosistemi corallini avrebbero risentito indirettamente di una fase passata di riscaldamento globale.

Qual è l’importanza di queste scoperte e quali prospettive aprono?

La comunità scientifica internazionale rivolge grande attenzione a questi ecosistemi così peculiari, punti focali di biodiversità negli abissi e che, secondo alcuni, potrebbero essere minacciati dalla progressiva acidificazione degli oceani. Diffusi dappertutto ma minacciati da eventi climatici, gli ecosistemi corallini di profondità sono un’importante risorsa del pianeta, da valutare, gestire e conservare. È pertanto di basilare importanza cercare di capire il funzionamento e i meccanismi che ne regolano la vita e, come nel nostro caso adriatico, il declino e scomparsa.

Quali saranno i prossimi passi?

Grazie a programmi di ricerca nazionali ed europei - tra i quali Hermes e a partire da quest’anno anche il nuovo progetto Hermione dell’UE al quale afferisce anche l’ISMAR-CNR - la ricerca pubblica del nostro Paese potrà portare avanti le ricerche su questo importante ma poco conosciuto patrocinio sommerso, ben presente con scogliere anche rigogliose in acque italiane, dal Tirreno all’Adriatico meridionale. La prossima campagna della nave Urania dedicata ai coralli visiterà nell’inverno 2009 il Canale di Sicilia, ricco di ecosistemi corallini di profondità. Ma già nel 2010 è previsto il rientro in Adriatico, mare che ci sorprende piacevolmente rivelando incredibili ecosistemi nascosti, in collaborazione con Montenegro, Albania e Croazia, già partner nel team scientifico di ARCO con la zoologa Tatjana Bakran-Petricioli dell’Università di Zagabria. Sarà così possibile esplorare in dettaglio anche il settore orientale dell'Adriatico ed è facile profezia aspettarsi inattese scoperte anche lì.


Scoperti coralli bianchi nell'Adriatico


La campagna oceanografica ARCO (AdRiatic COrals), condotta dall'Istituto di scienze marine del Consiglio nazionale delle ricerche di Bologna a bordo della nave oceanografica Urania, ha scoperto nell'Adriatico importanti vestigia dell'ultima età glaciale: si presentano dunque nuovi scenari sulla ricostruzione della storia naturale di questo mare, delle sue risorse e delle conseguenze delle variazioni climatiche sugli ambienti marini. La scoperta più importante riguarda estese scogliere coralline a coralli bianchi (Lophelia e Madrepora) situate a meno di 200 metri di profondità al largo di Pescara, nella zona della depressione medio-adriatica, scomparsi probabilmente a seguito dell'innalzamento della temperatura in epoca post-glaciale: "I coralli bianchi rappresentano uno dei più importanti ecosistemi batiali, cioè delle profondità marine, e generalmente vivono, nell'Atlantico e nel Mediterraneo, a profondità superiori ai 350-400 metri", spiega Marco Taviani, ricercatore dell'Ismar-Cnr e responsabile della missione. "La comunità scientifica internazionale rivolge grande attenzione a questi ecosistemi così peculiari, punti focali di biodiversità negli abissi e che, secondo alcuni, potrebbero essere minacciati dalla progressiva acidificazione degli oceani. Grazie a programmi di ricerca nazionali ed europei, tra i quali Hermes (e a partire da quest'anno anche il nuovo progetto Hermione dell'UE), importanti scogliere a corallo bianco sono state rintracciate anche in acque italiane, nello Ionio, nel Canale di Sicilia e nell'Adriatico meridionale, ma sempre a profondità ragguardevoli". La campagna ARCO era mirata a rintracciare, mediante un Rov (Remote operating vehicle), possibili scogliere coralline di Dendrophyllia cornigera (corallo giallo) che erano state segnalate dai pescatori e tipiche di profondità fra gli 80 e i 200 metri, dunque compatibili con la batimetria dell'area medio-adriatica. Le registrazioni mediante il Side Scan Sonar dell'Urania hanno però sorprendentemente rivelato che le scogliere, contro ogni aspettativa, non erano rappresentate dal corallo giallo (presente in minima parte) ma al contrario da corallo bianco, soprattutto colonie arborescenti di Lophelia prolifera e Madrepora oculata, di cui esisteva qualche sporadica segnalazione soprattutto in acque croate. La presenza di vere e proprie scogliere nella zona del medio Adriatico è dunque giunta del tutto inattesa. Infatti, continua il dott. Taliani "il corallo bianco rinvenuto è rappresentato da esemplari di notevoli dimensioni e spessore, A tutt'oggi, solo nei fiordi della Norvegia si rinvengono scogliere a Lophelia a modesta profondità. Probabilmente la fase pluviale che seguì quella glaciale portò ad un aumento della portata di sedimento da parte dei fiumi appenninici, causando la torbidità delle acque e coprendo di sedimento i rilievi colonizzati dai coralli. In sostanza, questi ecosistemi corallini avrebbero risentito indirettamente di una fase passata di riscaldamento globale, ma bisognerà attendere le datazioni radiometriche per confermare o meno l'ipotesi". Occorre sottolineare che la scoperta, di prioritaria importanza nella comprensione di alcuni tra i più complessi ecosistemi di profondità e sui fattori climatici che ne regolano l'esistenza, è stata possibile grazie ad un team d'eccezione composto da una ventina fra ricercatori, tecnici e studenti (quasi tutti giovani 'precari') afferenti a Cnr, Ispra, università italiane (Bari, Bologna, Milano) e straniere (Marsiglia, Plymouth, Zagabria) e Robomar, affiancati dall'equipaggio della nave oceanografica Urania.

giovedì 15 gennaio 2009

Ancora senza contratto i 21 colleghi ex ICRAM, 4 ex INFS e 3 ex APAT (td).

E' necessario rilanciare la mobilitazione di tutto il personale affinchè l'amministrazione rispetti gli impegni presi


I colleghi dell'ex ICRAM hanno tenuto già diverse assemblee dall'inizio dell'anno e si sta provvedendo ad organizzare un'assemblea generale per la prossima settimana (data da definirsi)

Lunedì mattina ore 11.30 a Brancati assemblea indetta dai sindacati confederali

mercoledì 14 gennaio 2009

''Statali pride'', su Facebook in onda la rivolta anti-Brunetta


Per il ministro i dipendenti pubblici si vergognano del lavoro che fanno. Reazioni.

Vergognarsi di essere dipendenti statali? Sono passati solo 2 giorni dall’ultima esternazione del ministro della Pubblica amministrazione, Brunetta, e le reazioni scorrono veloci tanto nel mondo reale, quanto in quello virtuale della rete. È un vero e proprio "Statali pride", una manifestazione dell'orgoglio offeso dei dipendenti pubblici.
Su Facebook, il social network più in voga del momento, nascono e crescono nuovi gruppi sul tema perché, anche on line, gli statali proprio non sono d’accordo col ministro, che vorrebbe una pubblica amministrazione stile Ferrari, dove i dipendenti siano orgogliosi, come nella scuderia del Cavallino, di dire al figlio che fanno l’impiegato al catasto, l’insegnante o il burocrate.

I politici dovrebbero vergognarsi e non gli statali

Il neonato “I politici dovrebbero vergognarsi e non gli statali” ha le idee ben chiare in merito. L’immagine dell’indirizzo mostra uno dei 7 nani, ma se ci si aspetta di trovare qualche traccia di ironia anche nei contenuti, si rimane delusi. Perché l’autrice, a sorridere, proprio non ci riesce, e scrive: “Dopo l'ennesima sparata del ministro, mi sento di dire, anzi urlare a gran voce che dovrebbero essere i politici a vergognarsi nel raccontare ai propri figli quale lavoro fanno e come rubano lo stipendio, non certo gli statali!! Le mele marce ci sono ovunque, ma in parlamento c'è sicuramente la concentrazione più alta!!”

La rivolta dei figli degli statali

“Io non mi vergogno che i miei genitori siano statali” è il titolo di un altro gruppo. Data di creazione: 11 gennaio. Perché si sa che sul web la tempestività è tutto. E appena il ministro Brunetta ha reso pubblica la sua ultima idea sui dipendenti pubblici, possiamo solo immaginare l’autore del gruppo che si precipita a controbattere in rete.
E non è neanche il “diretto interessato”. Perché Brunetta è riuscito, con una sola frase, a chiamare in casa contemporaneamente genitori e prole.

A gran voce: Noi figli, fieri di avere genitori statali

Marco è lapidario, nel descrivere la sua nuova creatura on line: “I miei genitori sono entrambi statali, i tuoi figli dovrebbero vergognarsi di te”.
E vai con la rivolta degli altri iscritti, che in soli 2 giorni hanno raggiunto quota 90.
Gianluca scrive di essere “orgoglioso” di suo padre, almeno quanto è schifato dal “servilismo degli organi di Stato (che qualcuno chiama erroneamente "media") italiani”, che fanno da vassalli a Brunetta.
E Federica ribadisce il suo “orgoglio” nell’avere parenti e amici nella pubblica amministrazione. “Io vado fiera di mia mamma e di mio zio (statali)”, scrive, “delle mie maestre, dei miei professori e delle mie professoresse (tutti orgogliosamente e dignitosamente statali), di mia zia e di mio zio (maestra e professore statali), di mio cognato (statale) e di molti altri statali che conosco e conoscerò.
Se Brunetta volesse darmi un megafono o 3 secondi di intervista alla televisione lo griderei a gran voce di quanto sono fiera di loro”.

Gli arrabbiati: Mi vergogno di essere italiano, non statale

Oltre agli orgogliosi, ci sono anche gli arrabbiati. E Massimiliano ci va giù duro: “mia madre era infermiera in un ospedale psichiatrico: sono sicuro che sarebbe felice di riprendere la carriera per prendersi cura di un tale psicolabile!!!”.
Pasquale non è da meno: “Mio papà era un'insegnante, attualmente in pensione! E me ne vanto tantissimo, perché è stato sempre onesto, e un punto di riferimento tanto per me, quanto per la sua scuola, per anni. Io sono un assistente amministrativo, quindi statale anche io, e sono precario da 10 anni! È una grande vergogna trattarci come "Fannulloni"! Sanno cosa significa essere precari da 10 anni? Non poterti permettere nulla! Cosa devo raccontare a mia figlia? Cosa dovrò raccontare a mio figlio che sta per nascere? Che è nato in una nazione sbagliata? Che ho vergogna di essere Italiano?”.

Dal mondo reale: Mi vergogno del mio stipendio, non del mio lavoro

Lo stipendio è un punto dolente, per gli statali, perché, ci spiega dal mondo reale Patrizia, archeologa, “Noi funzionari, 30 anni di lavoro, una laurea alle spalle, guadagniamo circa 1.700 euro al mese (netti); contro i nostri “colleghi” europei che ne prendono quasi il doppio, fino a 3.000. Io amo il mio lavoro, e lo faccio con orgoglio, ma qui dove lavoro io, in media gli impiegati prendono 1.300 euro. Vedo amici che fanno il secondo lavoro, di sabato e domenica, per mandare avanti la famiglia”.
La cosa strana è che Patrizia, su “certe cose” che diceva Brunetta, era pure d’accordo. Perché qualche “fannullone c’è”, si sfoga, “e noi qui lavoriamo il doppio anche per loro. Ma per affrontare i problemi seri ci vuole serietà, e queste offese costanti a gente che lavora tutta la settimana per 1.300 euro al mese, per favore, ce le risparmi”.

martedì 13 gennaio 2009

RICERCA ITALIANA NEL MONDO - TEAM INTERNAZIONALE NELLA MISSIONE OCEANOGRAFICA ISMAR-CNR SUI "CORALLI BIANCHI" NELL'ADRIATICO" TESTIMONI" DI UN'ECOSIST


ITL/ITNET - La campagna oceanografica ARCO (AdRiatic COrals), condotta dall'Istituto di scienze marine del Consiglio nazionale delle ricerche di Bologna a bordo della nave oceanografica Urania, ha scoperto nell'Adriatico importanti vestigia dell'ultima età glaciale: si presentano dunque nuovi scenari sulla ricostruzione della storia naturale di questo mare, delle sue risorse e delle conseguenze delle variazioni climatiche sugli ambienti marini.
La scoperta più importante riguarda estese scogliere coralline a coralli bianchi (Lophelia e Madrepora) situate a meno di 200 metri di profondità al largo di Pescara, nella zona della depressione medio-adriatica, scomparsi probabilmente a seguito dell'innalzamento della temperatura in epoca post-glaciale.
"I coralli bianchi rappresentano uno dei più importanti ecosistemi batiali, cioè delle profondità marine, e generalmente vivono, nell'Atlantico e nel Mediterraneo, a profondità superiori ai 350-400 metri", spiega Marco Taviani, ricercatore dell'Ismar-Cnr e responsabile della missione. "La comunità scientifica internazionale rivolge grande attenzione a questi ecosistemi così peculiari, punti focali di biodiversità negli abissi e che, secondo alcuni, potrebbero essere minacciati dalla progressiva acidificazione degli oceani. Grazie a programmi di ricerca nazionali ed europei, tra i quali Hermes (e a partire da quest'anno anche il nuovo progetto Hermione dell'UE), importanti scogliere a corallo bianco sono state rintracciate anche in acque italiane, nello Ionio, nel Canale di Sicilia e nell'Adriatico meridionale, ma sempre a profondità ragguardevoli".
La campagna ARCO era mirata a rintracciare, mediante un Rov (Remote operating vehicle), possibili scogliere coralline di Dendrophyllia cornigera (corallo giallo) che erano state segnalate dai pescatori e tipiche di profondità fra gli 80 e i 200 metri, dunque compatibili con la batimetria dell'area medio-adriatica.
Le registrazioni mediante il Side Scan Sonar dell'Urania hanno però sorprendentemente rivelato che le scogliere, contro ogni aspettativa, non erano rappresentate dal corallo giallo (presente in minima parte) ma al contrario da corallo bianco, soprattutto colonie arborescenti di Lophelia prolifera e Madrepora oculata, di cui esisteva qualche sporadica segnalazione soprattutto in acque croate. La presenza di vere e proprie scogliere nella zona del medio Adriatico è dunque giunta del tutto inattesa.
"Il corallo bianco rinvenuto è rappresentato da esemplari di notevoli dimensioni e spessore, perfettamente conservati ma non viventi, coperti da un sottilissimo velo di fango", continua Taviani, "Fino all'elaborazione dei dati possiamo solo ipotizzare le cause della morte dei coralli. E' probabile che questo tipo di scogliere prosperassero nel medio Adriatico alla fine dell'ultima età glaciale, circa 11-12000 anni fa, quando il livello marino era più basso, e che un repentino infangamento li abbia soffocati. A tutt'oggi, solo nei fiordi della Norvegia si rinvengono scogliere a Lophelia a modesta profondità. Probabilmente la fase pluviale che seguì quella glaciale portò ad un aumento della portata di sedimento da parte dei fiumi appenninici, causando la torbidità delle acque e coprendo di sedimento i rilievi colonizzati dai coralli. In sostanza, questi ecosistemi corallini avrebbero risentito indirettamente di una fase passata di riscaldamento globale, ma bisognerà attendere le datazioni radiometriche per confermare o meno l'ipotesi".
La scoperta, di prioritaria importanza nella comprensione di alcuni tra i più complessi ecosistemi di profondità e sui fattori climatici che ne regolano l'esistenza, è stata possibile grazie ad un team d'eccezione composto da una ventina fra ricercatori, tecnici e studenti (quasi tutti giovani 'precari') afferenti a Cnr, Ispra, università italiane (Bari, Bologna, Milano) e straniere (Marsiglia, Plymouth, Zagabria) e Robomar, affiancati dall'equipaggio della nave oceanografica Urania.

Mutui agevolati per i precari


Metro - «Rispondere alle esigenze dei lavoratori svantaggiati e delle loro famiglie ». È questo l’obiettivo che si pone la Fondazione Welfare Ambrosiano, presentata ieri, che vede impegnati sullo stesso fronte Comune, Provincia, Camera di Commercio e Cgil, Cisl e Uil. A disoccupati, precari e artigiani in situazione di crisi la Fondazione «distribuirà risorse attraverso il microcredito, con mutui a interessi inferiori al tasso di mercato per tutti coloro che non riescono ad accedere al credito bancario» ha spiegato il sindaco Moratti, che sarà presidente della Fondazione. Per questo, ha voluto puntualizzare la Moratti, «parliamo di aiuti, non di assistenzialismo. Questo è un fondo che si autorigenera con la restituzione dei prestiti».
Il patrimonio iniziale sarà di 8 milioni di euro
. Per accedere al microcredito ci si potrà rivolgere agli sportelli Lavoro del Comune e a quelli delle altre istituzioni coinvolte. In particolare, il fondo è destinato a chi non ha coperture sociali: lavoratori atipici e a tempo determinato. «In un momento come questo - ha spiegato la Moratti - la Fondazione si inserisce in un quadro di iniziative che tutti insieme stiamo prendendo per sostenere la nostra città e il nostro territorio». Il progetto è stato ideato un anno e mezzo fa su impulso dei sindacati. La Fondazione Welfare vede, infatti, i sindacati come soci fondatori e indica nei beneficiari i lavoratori che operano a Milano.

DL ANTICRISI: DAMIANO(PD), CANCELLATI 150 MLN PER I PRECARI


(ASCA) - Roma, 12 gen - ''Con un emendamento approvato in commissione Bilancio la maggioranza ha soppresso una norma del Protocollo sullo stato sociale del 23 luglio 2007 che stanziava 150 milioni di euro nel triennio 2008-2010 per il sostegno dei lavoratori a progetto nei momenti di disoccupazione: un credito fino a 600 euro mensili per un massimo di 12 mesi con restituzione posticipata a 24 o 36 mesi''. Lo rende noto il ministro ombra del Pd, capogruppo nella commissione Lavoro della Camera, Cesare Damiano, che aggiunge: ''Si tratta di un duro colpo per una normativa che era stata approvata democraticamente da oltre 5 milioni di lavoratori e pensionati: ''.
''Il Pd - prosegue Damiano - continuera' in aula la sua battaglia per modificare radicalmente la manovra del governo che reputiamo del tutto inadeguata rispetto alla pesante crisi in atto. E che dimostra ancora una volta come il guardiano dei saldi di bilancio, il ministro Tremonti, sia generoso con i piu' ricchi e i piu' forti e avaro con i piu' poveri e i piu' deboli''.
''Solo cosi' - sottolinea Damiano - si spiega una manovra che dall'estate ad oggi disperde risorse preziose per far pagare i debiti di Alitalia e Airone ai cittadini e toglie l'Ici sulla prima casa a chi ha redditi piu' alti. Si tratta di circa 6 miliardi di euro tolti alle famiglie e all'occupazione''.

domenica 11 gennaio 2009

CO.CO.CO EX ICRAM A RISCHIO


Ciao a tutti

Volevo aggiornare tutti i precari ISPRA della situazione che stiamo vivendo come precari ex icram. Vi comunico subito che siamo impossibilitati a comunicare via mail dall'ufficio perchè da prima di natale la connessione internet non funziona e solo da qualche giorno è possibile connettersi alla posta da casa. Inoltre l'Istiituto è stato chiuso dal 24 al 6 gennaio per lavori all'impianto elettrico ed anche nei prossimi giorni diversi piani del nosytro edifici saranno senza corrente di conseguenza molti di noi non ci saranno. Questa premessa per dirvi con quale sorpresa siamo tornati il 7 gennaio in Istituto e abbiamo appreso che circa 20 co.co.co su fondi di progetti esterni e quindi sempre per questa interpretazione non svolgono "attività istituzionale" ed avendo la "colpa" di avere più di tre anni di anzianità con molta probabilità non saranno rinnovati per un'interpretazione restrittiva del decreto che è stato pubblicato in gazzetta il 31 dicembre. Sarebbero tante le cose da dire ma Lascio a voi i commenti e vi chiedo lumi sulla situazione che state vivendo in ex APAT ed ex INFS.

Ciao, Raffaella

giovedì 8 gennaio 2009

RICERCA: PD, SODDISFAZIONE PER ISFOL. ORA STABILITA' PER GLI ALTRI ENTI


(ASCA) - Roma, 8 gen - ''Il 2009 si apre con una buona notizia per il mondo del precariato nella pubblica amministrazione. Dopo mesi di mobilitazione da parte dei sindacati e del Partito Democratico, i lavoratori precari dell'Isfol, l'ente di ricerca pubblico sulle tematiche del lavoro e della formazione, sono stati stabilizzati.''. Lo affermano in una nota i deputati del Pd Cesare Damiano, Teresa Bellanova e Marianna Madia.
''Dopo tantissimi anni di precariato - sottolineano - e' il giusto riconoscimento al valore della ricerca. Diamo atto al governo di aver agito con saggezza. Ma ora che i problemi Isfol sono risolti non bisogna dimenticare gli altri ricercatori precari della pubblica amministrazione. Su di loro, come sui tantissimi precari del settore pubblico, pende la scadenza del 30 giugno 2009. Se entro quella data non saranno stabilizzati torneranno a casa''.
''La positiva operazione compiuta con Isfol e' - concludono i deputati del Pd - una ragione in piu' per abrogare questa norma assurda e procedere a tutte le altre stabilizzazioni''.

Precari in aumento non solo in Italia


I precari italiani sono aumentati del 16,9% negli ultimi 5 anni, la maggioranza dei quali risiede nel sud del paese, è il risultato dell’indagine della Cgia di Mestre sull’analisi del mercato del lavoro, con particolare attenzione ai lavoratori a tempo determinato (inclusi gli ex lavoratori interinali), alle collaborazioni coordinate e continuative, da lavoratori assunti a progetto, e prestatori d’opera occasionali.

La Cgia evidenzia che a fine Settembre i lavoratori precari erano oltre 2 milioni e 800 mila, (1 su 8 ) pari al 12% del totale degli occupati (quasi 20 milioni). Negli ultimi 5 anni sono aumentati 5 volte in più rispetto ai lavoratori assunti a tempo indeterminato (3,1%). Si tratta di un fenomeno ampio e purtroppo in continua crescita, molto più frequente al sud, ma in aumento anche al nord. Qualsiasi politica di sostegno al reddito non può non tenerne conto e lo stesso ministro del Welfare Sacconi propone di estendere gli ammortizzatori sociali anche a questo “popolo dell’incertezza”. La maggiore presenza di precari al Sud (940.400 pari al 33,4%), si spiega con la maggiore concentrazione di attività stagionali: dall’agricoltura all’industria di conservazione, dalla ristorazione agli alberghi. Ma Giuseppe Bortolussi, responsabile della Cgia di Mestre, fa notare come “una buona parte dei precari del Mezzogiorno sia assunto nel settore pubblico”. Al Nordovest i precari sono 692.600 (24,6%), al Centro 606.000 (21,5%), mentre nel Nordest “solo” 573.700 (20,4%). Un dato che ha molto colpito il ministro-ombra del Welfare Cesare Damiano del Pd: “Lo studio della Cgia di Mestre conferma l’emergenza, per questo vogliamo favorire l’estensione degli ammortizzatori anche con risorse aggiuntive” ha detto. Ma per quanto riguarda il settore statale “la decisione del ministro Brunetta di cancellare la normativa del governo Prodi tesa a superare la precarietà nel pubblico impiego è stata negativa. Questa scelta aggiungerà nuova disoccupazione a quella già esistente e trasformerà quei lavoratori in neo assistiti, con grave danno per il funzionamento della pubblica amministrazione”. Analizzando l’orario medio settimanale di alcune di queste figure, appare che mediamente un co.co.pro. lavora 31 ore, un prestatore d’opera occasionale 23, contro la media di 37 ore di un operaio assunto a tempo indeterminato, che scendono a 35 per l’impiegato. E’ interessante, spiega Bertolussi, che tra impiegati ed operai con un posto di lavoro stabile, oltre il 50% lavora effettivamente oltre 40 ore settimanali, contro una media di 36 delle due categorie messe insieme. Questo significa che, almeno in linea teorica, ci sono gli estremi per alcuni settori produttivi, di ragionare sull’ipotesi di settimana corta in funzione anti-crisi. Il fenomeno non coinvolge solo l’Italia, secondo i dati Eurostat la classifica degli atipici europei, quelli con il contratto a tempo determinato, vede la Spagna al primo posto, dove 1 lavoratore su 3 è precario. Seguita da Polonia e Portogallo.
Ecco la classifica completa delle percentuali dei contratti atipici in tutta Europa riferite al 2008:

1.Spagna 31,7%
2.Polonia 28,2%
3.Portogallo 22,4%
4.Paesi Bassi 18,1%
5.Svezia 17,5%
6.Finlandia 15,9%
7.Germania 14,6%
8.Francia 14,4%
9.Italia 13,2%
10.Austria 8,9%
11.Danimarca 8,7%
12.Irlanda 7,3%
13.Lussemburgo 6,8%
14.Regno Unito 5,9%
15.Estonia 2,1%
16.Romania 1,6%


(Media UE a 27: 14,5%, Fonte Eurostat)

sabato 3 gennaio 2009

LAVORO: DAMIANO (PD), CONFERMATA DA CGIA EMERGENZA PRECARIETA’


(AGI)
- Roma, 3 gen. - “I dati della Cgia di Mestre confermano l’emergenza precarieta’ e indicano un aumento, negli anni, di questa forma di lavoro. Questo problema e’ stato alla centro delle politiche del mercato del lavoro del governo Prodi”. Lo sottolinea Cesare Damiano, vice ministro del Lavoro nel governo ombra. “Non a caso lo sconto sul costo del lavoro, la cosiddetta diminuzione del cuneo fiscale che produce risparmi strutturali pari a 5 miliardi di euro su base annua a vantaggio delle imprese, agisce come incentivo esclusivo per il lavoro a tempo indeterminato” aggiunge Damiano. “Lo stesso significato era legato alla scelta del credito d’imposta per l’incremento del lavoro femminile nelle aree svantaggiate, soprattutto nel mezzogiorno”, prosegue l’ex ministro, evidenziando che “queste iniziative sono state contraddette dalle scelte del governo Berlusconi che ha nuovamente allargato il ventaglio dei lavori flessibili e non applicato il credito d’imposta”. Oggi, di fronte alla crisi, si pone il problema di estendere gli ammortizzatori sociali alle piccole imprese e al lavoro precario. Il Partito Democratico, spiega Damiano, “intende favorire questa scelta, anche con l’utilizzo di nuove risorse aggiuntive e si rende disponibile ad un confronto immediato con le proposte del governo. L’emergenza deve consentire una correzione di rotta che aiuti la stabilizzazione del lavoro”. A questo proposito, “negativa” e’ stata la scelta del ministro Brunetta di cancellare la normativa del governo Prodi tesa a superare al precarieta’ nel pubblico impiego. “Questa scelta -prosegue - aggiungera’ nuova disoccupazione a quella gia’ esistente e trasformera’ quei lavoratori in neo assistiti, con grave danno per il funzionamento della pubblica amministrazione”. A preoccupare il vice-ministro ombra e’, in particolare, il trend di crescita dei rapporti di lavoro precari che rappresentano ormai oltre il 50% delle nuove assunzioni. “E’ su questo punto - conclude l’esponente del Partito Democratico - che bisogna intervenire rapidamente per invertire la rotta a vantaggio del lavoro a tempo indeterminato”.

In Italia quasi 3 mln di precari


Tg Com - Cresce il numero dei precari in Italia: secondo un'analisi della Cgia di Mestre a fine settembre erano 2.812.700, il 16,9% in più di 5 anni fa. Dati alla mano sono più numerosi al Sud (anche in virtù dei molti lavori stagionali): 940.400 pari al 33,4% del totale. I precari sono il 12% del totale degli occupati e il loro aumento, in un lustro, è cinque volte di più dell'incremento registrato dai lavoratori dipendenti a tempo indeterminato (+3,1%). A dimensionare il mondo dei lavoratori flessibili in Italia è la Cgia di Mestre che ha analizzato il mercato del lavoro concentrando l'attenzione sul mondo dei cosiddetti flessibili costituito da dipendenti a tempo determinato (che include anche gli ex lavoratori interinali), da lavoratori assunti con collaborazioni coordinate e continuative a progetto e da prestatori d'opera occasionali.
Per Giuseppe Bortolussi della Cgia di Mestre ''la maggior presenza di precari al sud è dovuta al fatto che in quell'area sono più diffuse che altrove le attività stagionali che per loro natura richiedono contratti a tempo determinato come l' agricoltura, il turismo, la ristorazione e il settore alberghiero. Infine, non va dimenticato che una buona parte di questi precari sono assunti nel pubblico che nel Mezzogiorno continua ad essere un serbatoio occupazionale ancora molto significativo''. Se i 940.400 precari occupati nel Sud sono il 33,4% del totale nazionale, a Nordovest sono 692.600 (24,6%), nel Centro 606.000 (21,5%) e nel Nordest "solo" 573.700 (20,4%). Analizzando l'orario medio settimanale di alcune di queste figure, se un co.co.pro. mediamente ogni settimana lavora 31 ore, un prestatore d'opera occasionale è occupato per 23, contro una media settimanale di un operaio assunto a tempo indeterminato pari a 37 e di un impiegato sempre con il posto fisso pari a 35. ''La cosa interessante - conclude Bortolussi - è che tra gli impiegati e gli operai con un posto di lavoro stabile oltre il 50%, cioè 7.669.000 occupati su un totale di 15.181.000, lavora effettivamente più di 40 ore settimanali contro una media delle due categorie messe assieme pari a 36. Almeno in linea teorica ci sono le condizioni, per alcuni settori produttivi, di ragionare sull'ipotesi di introdurre la settimana corta in funzione anti-crisi''.

venerdì 2 gennaio 2009

Pubblicazione decreto ISPRA


Funzionalita' dell'Istituto superiore
per la protezione e la ricerca ambientale


1. L'articolo 1, comma 347, della legge 24 dicembre 2007, n. 244,
si interpreta nel senso che l'autorizzazione ad assumere ivi prevista
spiega effetto nei confronti dell'Istituto superiore per la
protezione e la ricerca ambientale (ISPRA) fino al completamento
delle relative procedure, a condizione che le stesse siano concluse
entro il 31 dicembre 2009.

2. Nel limite delle disponibilita' dei posti di cui al citato
articolo 1, comma 347, della legge 24 dicembre 2007, n. 244, l'ISPRA
e' autorizzato ad assumere il personale risultato vincitore di
concorsi pubblici a tempo indeterminato inserito in graduatorie
ancora vigenti e non ancora assunto.

3. Per fare fronte ai propri compiti istituzionali ed alle esigenze
connesse con la protezione civile, fino al 30 giugno 2009 l'ISPRA e'
autorizzato, con oneri a carico del relativo bilancio, ad avvalersi
del personale in servizio alla data di entrata in vigore del presente
decreto con contratto di collaborazione coordinata e continuativa.