lunedì 19 ottobre 2009

Intervista Ispra su RaiNews24

A questo link, il video dell'intervista di stamattina alla Rai dei colleghi Ispra Francesca Assennato e Massimiliano Bottaro

http://altrevoci.blog.rainews24.it/2009/10/19/lavoro-e-ricerca-la-battaglia-dei-lavoratori-dellispra/#respond


mercoledì 7 ottobre 2009

Articolo di Terra su ISPRA

venerdì 2 ottobre 2009

Appuntamento per Manifestazione per la libertà di stampa

Per la manifestazione di domani pomeriggio, indetta dalla Fnsi in difesa della libertà di informazione, l'appuntamento per tutti i precari Ispra è alle ore 15.30 a Piazza del Popolo, guardando verso il palco sulla destra.
Ci sarà il nostro striscione, per cui il gruppo dovrebbe essere facilmente riconoscibile.
A domani.

martedì 29 settembre 2009

Precari Ispra - La Prestigiacomo fa confusione

Da Villaggio Globale

Scarica sui governi precedenti le responsabilità quando il merito della stabilizzazione è del governo Prodi e la creazione dei precari è di Matteoli

«A giugno sono stati stabilizzati 200 dei 400 precari dell'Ispra, l'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale. Alcuni sono rimasti fuori. Purtroppo non sono stata io a creare delle illusioni. Si tratta delle uniche stabilizzazioni fatte da questo governo». È quanto ha dichiarato il ministro per l'Ambiente Stefania Prestigiacomo, intervenendo oggi in Campidoglio al convegno «Verso Copenaghen: come cambia il clima». «Vorrei potere dare una speranza anche agli altri - ha proseguito la Prestigiacomo -. Ho fatto tutto quello che potevo fare. Non siamo stati noi a creare questi precari. Non è una mia responsabilità».

È ormai un leit motiv di questo governo quando si tratta di venir fuori da responsabilità, e la colpa è sempre del precedente. Ma la risposta dei precari Ispra è stata puntuale e rapida. Ecco il testo.

«In riferimento alle dichiarazioni di oggi del Ministro dell'Ambiente, Stefania Prestigiacomo, a proposito dei precari Ispra, l'assemblea dei lavoratori atipici dell'Istituto deve purtroppo registrare che ancora una volta la titolare del dicastero vigilante dimostra di non avere buona memoria né per gli eventi né per i numeri.

«I 200 lavoratori che, come dice la Prestigiacomo, sono stati stabilizzati a giugno, hanno avuto il contratto a tempo indeterminato grazie a una norma contenuta nelle due Finanziarie del Governo Prodi (2007 e 2008), subito cancellata dall'attuale esecutivo, che non può quindi assumersi nessun merito a riguardo, anzi si è limitato ad applicare una legge vincolante.

«Riguardo ai "400 precari" di cui parla il Ministro, si dimentica che in realtà a giugno 2009 erano in servizio all'Ispra un totale di 630 lavoratori atipici, tra tempi determinati, collaboratori e assegni di ricerca: contestualmente alle stabilizzazioni di cui parla la Prestigiacomo, l'Istituto ha poi allontanato altri 200 precari, senza che lei abbia fatto nulla per ottenere il rinnovo dei loro contratti, per i quali tra l'altro l'Ispra aveva già messo a bilancio i fondi. Le scadenze di contratto hanno decimato molti dei dipartimenti dell'Ispra, mettendo a repentaglio le attività di controllo e ricerca ambientale dell'ente, e di conseguenza a rischio la salute dei cittadini e della natura, creando una situazione che peggiorerà ulteriormente con la scadenza di altri 230 contratti entro la fine dell'anno.

«Quanto al fatto che non sia stata la Prestigiacomo a creare il precariato, anche qui la Ministro sembra non ricordare che la maggior parte dei lavoratori atipici sono stati assunti nel periodo tra 2001 e 2006, quando a governare era sempre lo schieramento di centrodestra e Ministro dell'Ambiente Altero Matteoli, suo compagno di partito e attuale collega ai trasporti. In ogni caso, dal ministro vigilante ci si aspetterebbe che faccia una valutazione nel merito dell'attività svolta dal personale precario, sempre altamente qualificato e spesso in servizio da molti anni (in alcuni casi oltre dieci), invece di rimuovere il problema scaricando la responsabilità sui governi precedenti, che peraltro lei ha quasi sempre sostenuto e di cui ha perfino fatto parte come Ministro delle pari opportunità.

Precari Ispra contro Prestigiacomo, assunti non per merito suo

Da Rassegna.it

I precari dell'Ispra bacchettano il ministro dell'Ambiente, Stefania Prestigiacomo, colpevole a loro dire "ancora una volta di non avere buona memoria né per gli eventi né per i numeri". L'assemblea dei lavoratori atipici dell'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, risponde così alle dichiarazioni fatte oggi dalla titolare del dicastero di via Cristoforo Colombo.

"I 200 lavoratori che, come dice Prestigiacomo, sono stati stabilizzati a giugno, hanno avuto il contratto a tempo indeterminato grazie a una norma contenuta nelle due Finanziarie del governo Prodi (2007 e 2008)", sottolineano in una nota i precari Ispra. La norma, tra l'altro, "è stata subito cancellata dall'attuale esecutivo, che non può quindi assumersi nessun merito a riguardo, anzi si è limitato ad applicare una legge vincolante", aggiungono i lavoratori dell'istituto.

Inoltre l'assemblea attacca il ministro anche su un altro fronte: "Contestualmente alle stabilizzazioni di cui parla Prestigiacomo - si legge infatti nel comunicato - l'istituto ha poi allontanato altri 200 precari, senza che lei abbia fatto nulla per ottenere il rinnovo dei loro contratti, per i quali tra l'altro l'Ispra aveva già messo a bilancio i fondi".

PRECARI ISPRA A PRESTIGIACOMO: ASSUNTI GRAZIE A PRODI

AMBIENTE. PRECARI ISPRA A PRESTIGIACOMO: ASSUNTI GRAZIE A PRODI NON E' STATA LEI A REGOLARIZZARNE 200. NORMA POI CANCELLATA

(DIRE) Roma, 28 set. - Il ministro dell'Ambiente, Stefania Prestigiacomo, "ancora una volta dimostra di non avere buona memoria ne' per gli eventi ne' per i numeri". Lo afferma l'assemblea dei lavoratori atipici dell'Ispra, rispondendo alle dichiarazioni di oggi della titolare del dicastero di via Cristoforo Colombo. "I 200 lavoratori che, come dice Prestigiacomo, sono stati stabilizzati a giugno, hanno avuto il contratto a tempo indeterminato grazie a una norma contenuta nelle due Finanziarie del governo Prodi (2007 e 2008)", sottolineano in una nota i precari Ispra. La norma, sottolinea, "e' stata subito cancellata dall'attuale esecutivo, che non puo'
quindi assumersi nessun merito a riguardo, anzi si e' limitato ad applicare una legge vincolante".
Inoltre, "riguardo ai '400 precari' di cui parla il ministro, Prestigiacomo si dimentica che in realta' a giugno 2009 erano in servizio all'Ispra un totale di 630 lavoratori atipici, tra tempi determinati, collaboratori e assegni di ricerca". L'assemblea dei precari Ispra sottolinea che "contestualmente alle stabilizzazioni di cui parla Prestigiacomo, l'istituto ha poi allontanato altri 200 precari, senza che lei abbia fatto nulla per ottenere il rinnovo dei loro contratti, per i quali tra l'altro l'Ispra aveva gia' messo a bilancio i fondi".
Le scadenze di contratto, lamentano i precari, "hanno decimato molti dei dipartimenti dell'Ispra, mettendo a repentaglio le attivita' di controllo e ricerca ambientale dell'ente, e di conseguenza a rischio la salute dei cittadini e della natura, creando una situazione che peggiorera' ulteriormente con la scadenza di altri 230 contratti entro la fine dell'anno".
Quanto al fatto che non sia stata il ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo a 'creare' il precariato, l'assemblea dei lavoratori atipici dell'Ispra ritiene che "anche qui il ministro sembra non ricordare che la maggior parte dei lavoratori atipici sono stati assunti nel periodo tra
2001 e 2006, quando a governare era sempre lo schieramento di centrodestra e ministro dell'Ambiente Altero Matteoli, suo compagno di partito e attuale collega ai trasporti".
In ogni caso, continuano i precari dell'Ispra, "dal ministro vigilante ci si aspetterebbe che faccia una valutazione nel merito dell'attivita' svolta dal personale precario, sempre altamente qualificato e spesso in servizio da molti anni (in alcuni casi oltre dieci)", invece di "rimuovere il problema scaricando la responsabilita' sui governi precedenti, che- conclude la nota- peraltro lei ha quasi sempre sostenuto e di cui ha perfino fatto parte come ministro delle pari opportunita'".

(Com/Ebo/ Dire)
17:42 28-09-09

Precari Ispra: La Prestigiacomo ha la memoria corta

E i precari rispondono...

Roma, 28 SET (Velino) - In riferimento alle dichiarazioni di oggi del ministro dell'Ambiente, Stefania Prestigiacomo, a proposito dei precari Ispra, l'assemblea dei lavoratori atipici dell'Istituto "deve purtroppo registrare che ancora una volta la titolare del dicastero vigilante dimostra di non avere buona memoria ne' per gli eventi ne'
per i numeri. I 200 lavoratori che, come dice la Prestigiacomo, sono stati stabilizzati a giugno - sottolinea una nota dei precari dell'Ispra -, hanno avuto il contratto a tempo indeterminato grazie a una norma contenuta nelle due Finanziarie del Governo Prodi (2007 e 2008), subito cancellata dall'attuale esecutivo, che non puo' quindi assumersi nessun merito a riguardo, anzi si e' limitato ad applicare una legge vincolante". Riguardo ai "400 precari" di cui parla il ministro, aggiunge la nota, "si dimentica che in realta' a giugno 2009 erano in servizio all'Ispra un totale di 630 lavoratori atipici, tra tempi determinati, collaboratori e assegni di ricerca: contestualmente alle stabilizzazioni di cui parla la Prestigiacomo, l'Istituto ha poi allontanato altri 200 precari, senza che lei abbia fatto nulla per ottenere il rinnovo dei loro contratti, per i quali tra l'altro l'Ispra aveva gia' messo a bilancio i fondi. Le scadenze di contratto hanno decimato molti dei dipartimenti dell'Ispra, mettendo a repentaglio le attivita' di controllo e ricerca ambientale dell'ente, e di conseguenza a rischio la salute dei cittadini e della natura, creando una situazione che peggiorera' ulteriormente con la scadenza di altri 230 contratti entro la fine dell'anno. Quanto al fatto che non sia stata la Prestigiacomo a creare il precariato, anche qui la ministro sembra non ricordare che la maggior parte dei lavoratori atipici sono stati assunti nel periodo tra 2001 e 2006, quando a governare era sempre lo schieramento di centrodestra e ministro dell'Ambiente Altero Matteoli, suo compagno di partito e attuale collega ai trasporti. In ogni caso, dal ministro vigilante ci si aspetterebbe che faccia una valutazione nel merito dell'attivita' svolta dal personale precario, sempre altamente qualificato e spesso in servizio da molti anni (in alcuni casi oltre dieci), invece di rimuovere il problema scaricando la responsabilita' sui governi precedenti, che peraltro lei ha quasi sempre sostenuto e di cui ha perfino fatto parte come ministro delle pari opportunita'", conclude la nota dell'assemblea dei precari dell'Ispra. (com/asp)
281728 SET 09 NNNN

PRESTIGIACOMO: STABILIZZATI 200 DEI 400 PRECARI ISPRA

La Prestigiacomo si vanta...

AMBIENTE. PRESTIGIACOMO: STABILIZZATI 200 DEI 400 PRECARI ISPRA ALCUNI RIMASTI FUORI, MA NON SONO STATA IO A CREARE ILLUSIONI.

(DIRE) Roma, 28 set. - "A giugno sono stati stabilizzati 200 dei 400 precari dell'Ispra", l'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, protagonisti di una lunga protesta contro i tagli all'ente. Lo dice il ministro dell'Ambiente, Stefania Prestigiacomo, intervenendo al convegno 'Verso Copenhagen- Come cambia il clima', organizzato a Roma in Campidoglio. "Alcuni sono rimasti fuori", prosegue Prestigiacomo: "purtroppo- rimarca il
ministro- non sono stata io a creare illusioni". D'altronde, segnala, "si tratta delle uniche stabilizzazioni fatte da questo governo".
Certo, dice Prestigiacomo, "vorrei potere dare una speranza anche agli altri", ma "ho fatto tutto quello che potevo fare".
Comunque, conclude il ministro dell'Ambiente, "non siamo stati noi a creare questi precari".

(Zap/ Dire)
16:11 28-09-09

venerdì 25 settembre 2009

Precari sull'Astrea - Servizio del TG3

video

Per la nave dei veleni un'equipe di precari - L'Unità

«Ora qualcuno più forte di me non dovrebbe ignorare la realtà» - Terra

Vincenzo Mulè
RIFIUTI Bruno Giordano, procuratore capo di Paola, è stato ascoltato ieri in commissione Rifiuti: «Ho fatto più di quanto potevo fare». Le indagini passano ora alla Dda di Catanzaro, che entro breve interrogherà il pentito Fonti.

Sarà la Direzione distrettuale antimafia a condurre l’inchiesta sulla cosiddetta “nave dei veleni”. Lo ha annunciato il procuratore di Paola, Bruno Giordano dopo l’audizione di ieri in commissione bicamerale Rifiuti. Dietro la decisione, motivi funzionali e logistici. Uscendo da palazzo San Macuto, Giordano sembra liberarsi di un peso: «Io ritengo di aver fatto un po’ di più di quello che umanamente era pretendibile da me e dall’ufficio che dirigo, così come è ridotto. Io ho rubato la mela, nel senso che ora nessuno potrà dire che non c’è l’albero che le fa. Ora, per le altre mele, chi ha spalle più larghe delle mie dal punto di vista logistico e della competenza, deve scuotere l’albero e metterci la rete sotto, possibilmente».

Intanto, Francesco Fonti, legato per quasi trent’anni alle cosche della ’ndrangheta di San Luca, per le quali - secondo quanto ha raccontato - ha fatto affondare tre navi cariche di rifiuti tossici, ha dichiarato che non parlerà più con i giudici fintanto che non verrà riattivato nei suoi confronti il programma di protezione. La situazione potrebbe presto sbloccarsi perché, come ha rivelato il presidente della commissione Gaetano Pecorella, nel corso dei lavori è arrivata «una segnalazione politica». L’auspicio è che Fonti possa essere ascoltato «presto», perché, ha concluso Pecorella «ci sono molti punti da chiarire». Opinione condivisa dalla stessa Dda di Catanzaro, che conta di convocare quanto primo l’ex affiliato alla ’ndrina di San Luca. E, sempre a proposito di convocazioni, Alessandro Bratti, capogruppo del Pd in commissione ha dichiarato che l’organismo bicamerale intende sentire entro breve il ministro dell’Ambiente e quello della Giustizia, annunciando inoltre per ottobre una trasferta in Calabria. L’obiettivo è quello di sollecitare il recupero di vecchi filone d’indagine direttamente conducibili al traffico internazionale di rifiuti tossici.

«Il silenzio del governo su questa gravissima vicenda è assordante afferma Ermete Realacci, responsabile Ambiente del Pd -. Si tratta di una della pagine più buie del nostro Paese, su cui pesano quindici anni di omissioni, depistaggi, indagini chiuse spesso troppo frettolosamente. è sconcertante pensare che già nel 2004 l’allora ministro Giovanardi, in risposta a un’interrogazione che presentai sulle navi dei veleni, ammettesse l’esistenza di una rete internazionale per il traffico illecito di rifiuti pericolosi e radioattivi via mare e come in alcune vicende giudiziarie questa attività si sovrapponesse chiaramente con il traffico d’armi. Ma da allora poco o nulla è stato fatto, mentre la contaminazione di mare e terraferma proseguiva incessantemente minando la salute di migliaia di cittadini ».

Stenta, intanto, a entrare nel vivo l’attività della nave oceanografica Astrea, ieri ferma nel porto di Cetraro per le cattive condizioni del mare: «Ci sono onde alte due metri», ha raccontato Ezio Amato, biologo marino e coordinatore del Servizio emergenze ambientali in mare dell’Ispra. L’imbarcazione sta svolgendo una campagna esplorativa nella zona di mare antistante la Calabria. «Stiamo lavorando in condizioni anomale - continua Amato - perché è difficile prevedere quello che è successo nelle acque della Calabria. Si tratta di organizzare nuove modalità di lavoro. Ma sono fortunato perché posso contare su un gruppo di lavoro eccellente ». Un’equipe che ha dovuto fare i conti con pesanti tagli, che in due anni hanno ridotto da dodici a tre il gruppo di lavoro. Sull’Astrea operano anche sei tecnici dell’Ispra: «Misurano le radiazioni gamma di ciò che peschiamo». Secondo la denuncia dell’assemblea dei precari dell’istituto, «tre sono ricercatori in scadenza di contratto tra pochi mesi».

Navi dei Veleni - La task force è dei precari Ispra (Il Velino)

Roma, 21 SET (Velino) - "La task force per i controlli
sulla 'nave dei veleni' affondata in Calabria e' appena nata
ed e' gia' precaria. Sulla nave Astrea, che come annunciato
oggi in una conferenza stampa alla Regione dovrebbe iniziare
a breve i controlli per verificare se il relitto rinvenuto
nel Tirreno cosentino sia carico di scorie nucleari e rifiuti
tossici e nocivi, ci sono soprattutto lavoratori a rischio
licenziamento". È quanto afferma una nota dell'assemblea dei
precari dell'Ispra. "Governo e istituzioni locali hanno
accreditato l'intervento Ispra come decisivo per capirne di
piu' sulla vicenda di Cetraro, ma su sei membri
dell'equipaggio provenienti dall'Istituto, ben tre sono
ricercatori precari in scadenza di contratto tra pochi mesi,
insieme a un esperto di nucleare dell'ex Apat e due dirigenti
tra cui il capo del settore Emergenze in mare ex Icram, che
ha subito pesantissimi tagli di personale negli ultimi mesi,
rimanendo con un solo ricercatore a tempo indeterminato. Il
ministero dell'Ambiente vanta a livello mediatico il suo
intervento tempestivo, ma c'e' da riflettere sulla distanza
tra realta' e propaganda, visto che finora non sono stati
fatti investimenti sul settore, e a catturare i pesci che
servono per rilevare la presenza di radioattivita' e azionare
le benne per campionare i sedimenti sul fondo del mare ci
penseranno esperti che tra due o tre mesi potrebbero essere
disoccupati. Proprio i limiti negli interventi che l'Astrea
potra' attuare rendono chiaro che, nonostante l'alta
professionalita' e competenza dei ricercatori Ispra, il loro
intervento in questo momento, senza fondi e personale
adeguato, e' una foglia di fico che copre l'impossibilita' di
un vero intervento di bonifica nell'area, almeno in tempi
brevi". All'Ispra, conclude la nota dei precari, "la
situazione generale e' drammatica, per quanto riguarda il
personale, visto che il 30 giugno circa 200 lavoratori hanno
visto scadere i loro contratti, non rinnovati, mentre altri
230 rischiano di andare a casa da qui a gennaio, senza che il
ministro Stefania Prestigiacomo abbia mai sentito il bisogno
di rispondere alle loro continue richieste di un incontro o
esprimere la sua opinione sull'argomento". (com/asp)
211721 SET 09 NNNN

mercoledì 16 settembre 2009

Precari Ispra a manifestazione su liberta' di stampa del 19/9 - Il Velino

Roma, 15 SET (Velino) - "Si comunica l'adesione alla
manifestazione di Roma del 19 settembre da parte
dell'Assemblea dei precari Ispra, la quale raggruppa 400
lavoratori temporanei che svolgono compiti fondamentali per
la sicurezza e la ricerca ambientale, una delegazione dei
quali partecipera' all'iniziativa".È quanto comunica una nota
dell'Assemblea dei precari dell'Ispra, che aggiunge:
"Riteniamo infatti, oltre alla solidarieta' nei confronti
della stampa libera tanto minacciata in questo paese, di
dover essere in piazza in quanto esempio di mala
informazione, visto che riteniamo fondamentale che i
cittadini siano a conoscenza dei rischi che l'ambiente e la
loro stessa salute corrono con il licenziamento dei
lavoratori precari in forza all'Istituto. Infatti, 200 di
loro sono gia' andati a casa il 30 giugno e gli altri li
seguiranno entro la fine di quest'anno, tutti ricercatori e
tecnici che si occupano di cambiamenti climatici, salute del
mare, fauna selvatica, emissioni in atmosfera, rifiuti e
tematiche simili", conclude la nota. (com/asp)
151627 SET 09 NNNN

martedì 15 settembre 2009

I precari ISPRA alla manifestazione per la libertà di stampa del 19/9

L'assemblea dei precari ISPRA ha inviato una lettera di adesione alla FNSI (Federazione nazionale della stampa) per comunicare l'adesione alla manifestazione del 19 settembre sulla libertà di informazione, prevista dalle 16 in Piazza del Popolo.

Di seguito, il testo, già pubblicato sul sito della Federazione a questo indirizzo.

Si comunica l’adesione alla manifestazione di Roma del 19 settembre da parte dell’Assemblea dei precari ISPRA, la quale raggruppa 400 lavoratori temporanei che svolgono compiti fondamentali per la sicurezza e la ricerca ambientale, una delegazione dei quali parteciperà all’iniziativa.

Riteniamo infatti, oltre alla solidarietà nei confronti della stampa libera tanto minacciata in questo paese, di dover essere in piazza in quanto esempio di mala informazione, visto che riteniamo fondamentale che i cittadini siano a conoscenza dei rischi che l’ambiente e la loro stessa salute corrono con il licenziamento dei lavoratori precari in forza all’Istituto. Infatti, 200 di loro sono già andati a casa il 30 giugno e gli altri li seguiranno entro la fine di quest’anno, tutti ricercatori e tecnici che si occupano di cambiamenti climatici, salute del mare, fauna selvatica, emissioni in atmosfera, rifiuti e tematiche simili.

Grazie,
ASSEMBLEA DEI PRECARI ISPRA

Noi, precari dell'ISPRA

Lettera sulla situazione dei precari, pubblicata da "La nuova ecologia"



Jobless researchers in Italy

Articolo in inglese sui precari ISPRA, l'originale qui

By Gaetano Prisciantelli

It's time for holidays in Italy, but not for the over 400 environment researchers who are struggling to keep their jobs.

Protesters claim that Italy's Institute for Environmental Research and Protection (ISPRA) already left 200 researchers jobless last June. Another 230 are likely to follow the same fate as their contracts will expire at the end of this year.

On a hot August afternoon, in Piazza Navona in Rome, jobless researchers performed a theatre piece called "Non sparate alla ricerca" ("Do not shoot research"). The video, also available on YouTube, shows a black-masked politician in a dark suit who shoots at a crowd of people wearing white lab coats and white masks, representing the scientists who would be left jobless if the government continues to delay any decision. After the shooting, the fictitious politician walks away, leaving the boffins on the ground. Only after a few seconds do they stand up again one by one. They leave their coats on the floor and walk in the opposite direction

Promoters of the demonstration claim, in fact, that the value of public research itself is at risk, not just the livelihood of the people concerned. While more and more skilled Italian researchers should be able to look for a new job (most likely abroad), the value of public research in fields such as biodiversity, environmental monitoring, public health and nature conservation is suffering.

Of the tens of jobs already lost, many dealt with waste management, air pollution, nuclear waste management, or marine ecosystem monitoring. Nobody was replaced. After the end of their contract, claimed opposition MP Roberto della Seta, former employees have even been forbidden to return to their desks and collect their belongings. The researchers state in a letter that the government had repeatedly promised to deal with the issue by allocating funds for securing the jobs. Nothing happened, though, while the "precari" workers keep asking the Minister for the Environment, Stefania Prestigiacomo, to find a way to address the issue.

Before Prestigiacomo entered into office, as part of the centre-right government led by Silvio Berlusconi, three different agencies supervised research in areas related to the environment and conservation: APAT specialised in pollution research in general, ICRAM supervising marine biodiversity and conservation, and INFS focusing on fauna. A law passed last year merged the three agencies, who originally hired many of the researchers, into a new one, now called ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale). This move was motivated by the idea of rationalising the research efforts. But, as the website of the Environment Ministry suggests, the budget and the personnel would not suffer from this change.

While workers are in turmoil, the minister is cautiously avoiding any comment. The protest gained solidarity from the environmental NGO Legambiente and the regional environment secretaries, who expressed their joint concern last July 23rd. Now, as the end of the year comes closer, many wonder how the ISPRA will deal with its priorities relying on just half of its original workforce.

mercoledì 9 settembre 2009

Montalcini, la nuova sede a Montelibretti


Da "Repubblica" - parla anche della situazione in ISPRA

Al collasso la ricerca nel Lazio: fondi tagliati, contratti non rinnovati e fuga di cervelli. Sette grandi realtà dall´Enea al Cnr in crisi per carenza di investimenti pubblici e privati
di Alessandra Paolini e Laura Serloni

Una nuova "casa" per provette, vetrini e ricercatori. La soluzione per risolvere i problemi dell´Ebri, la fondazione privata di Rita Levi Montalcini - sotto sfratto e per questo sotto il polverone di indignate proteste, è un trasloco nella sede del Cnr a Montelibretti. Campus all´avanguardia, dove già lavorano 400 scienziati. «L´accordo è già firamto - spiega l´assessore regionale alla Ricerca della Regione, Claudio Mancini. Per ottenere il trasferimento dell´Ebri manca solo l´approvazione al progetto del Consiglio del Cnr». E pronti, in assessorato, ci sono pure 15 milioni di euro da destinare ai vari laboratori, tra questi quelli dell´Ebri.

Emblematico e non isolato, il "caso Montalcini". Contratti dei precari che non vengono rinnovati, investimenti privati quasi inesistenti, contributo pubblico ridotto. Questo lo scenario della ricerca nel Lazio. «Siamo al collasso - ammette Claudio Argentini, ricercatore dell´Istituto Superiore di Sanità e sindacalista di base - il governo in modo progressivo ha diminuito i fondi anche del 15%. Così aumentano i precari e gli stipendi diventano sempre più bassi».

Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr), Istituto superiore di sanità (Iss), Istat, Ente nazionale per le energie alternative (Enea), Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra), Istituto nazionale di fisica nucleare (Infn) Istituto nazionale di astrofisica (Inaf): sono queste le sette grandi realtà della Regione, alle quali ruotano intorno altri 14 enti di ricerca di media grandezza. «La situazione si fa sempre più critica - precisa Argentini - Lo Stato non investe e poi il Lazio ha delle peculiarità che lo rendono ancora più singolare. Nelle altre regioni, esempio la Lombardia, le imprese private sono invogliate a finanziare i centri di ricerca per trovare innovazioni che possano migliorare la loro produzione, mentre Roma e il Lazio basano tutto sul terziario e il numero delle aziende è esiguo. La fuga dei cervelli non è che la punta dell´iceberg di un sistema che non funziona». Un dato per tutti: «In Francia c´è un ricercatore ogni mille abitanti, in Italia uno ogni tremila».

Un anno critico, il 2009. L´Ispra che ha tre sedi a Roma, 1000 dipendenti e 500 precari, ha mandato a casa a giugno 200 lavoratori e «altri 200 vedranno non rinnovato il contratto a Natale», dice Emma Persia, collaboratore tecnico della ricerca all´Ispra. E aggiunge: «L´Ispra nasce dalla fusione di Apat, Icram e Infs e queste ultime due realtà sono sull´orlo della crisi. Chi ha potuto se ne è andato all´estero, ma la maggior parte aspetta un concorso che non farà miracoli». E la crisi toccherà con ogni probabilità l´Enea, quella che sarà l´agenzia per il nucleare in Italia. «Il 70 % del personale non potrà fare il nucleare perché è stato assunto per altre mansioni e 200 precari sono a rischio».
(06 settembre 2009)

mercoledì 5 agosto 2009

AMBIENTE. PRECARI ISPRA A PIAZZA NAVONA PER 'SALVARE' LA RICERCA - Dire

(DIRE) Roma, 4 ago. - Precari e licenziati dell'Ispra (Istituto superiore per la ricerca e la protezione ambientale) non vanno in ferie, e sfidano il caldo agostano di Roma per mettere in scena dal vivo il loro clip 'Non sparate alla ricerca' (disponibile su www.nonsparateallaricerca.org). Oggi, quindi, a Piazza Navona, dalle ore 17 in poi, i lavoratori dell'istituto eseguono una rappresentazione "teatrale" della "morte della ricerca e dei controlli ambientali- denunciano in una nota- annientati da uno stato che ha gia' allontanato 200 persone che in Ispra si occupavano di attivita' istituzionali e progetti di ricerca, e si appresta a espellerne altre 230, entro dicembre, dall'organico dell'ente". L'intensificarsi delle manifestazioni, nel periodo estivo, e' legato proprio ai "tempi stretti a disposizione per risolvere la drammatica situazione occupazionale dell'istituto", oltre alla "preoccupazione per attivita' fondamentali per l'intera collettivita'": sono stati infatti "allontanati lavoratori che si occupano di controlli ed emergenze in mare- denunciano i precari Ispra- rifiuti, certificazioni ambientali, emissioni in atmosfera, radiazioni nucleari, monitoraggio della qualita' dell'ambiente urbano, inquinamento elettromagnetico, valutazione di impatto ambientale". Dopo le "vane promesse" di trovare "qualcosa che li riguardasse" nel decreto anticrisi approvato di recente dal Parlamento, i precari tornano a chiedere al ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo (che ha compiti di vigilanza sull'istituto) e al governo tutto, "una soluzione ad hoc per rilanciare l'operativita' di un organismo fondamentale per il futuro dell'ambiente e la tutela della salute pubblica in Italia". (Com/Ran/ Dire)
11:20 04-08-09

RICERCA: PRECARI E LICENZIATI ISPRA OGGI A PIAZZA NAVONA = METTONO IN SCENA IL CLIP 'NON SPARATE ALLA RICERCA' - AdnKronos

Roma, 4 ago. (Adnkronos) - Continua la mobilitazione dei lavoratori precari e licenziati dell'Ispra (Istituto Superiore per la Ricerca e la Protezione Ambientale). Oggi i camici bianchi metteranno in scena dal vivo il clip 'Non sparate alla ricerca' a piazza Navona, dalle 17 in poi, una sorta di rappresentazione ''teatrale'' della morte della ricerca e dei controlli ambientali, "annientati da uno Stato che ha gia' allontanato 200 persone che in Ispra si occupavano di attivita' istituzionali e progetti di ricerca, e si appresta a espellerne altre 230, entro dicembre, dall'organico dell'ente". Si legge in una nota firmata dall'assemblea dei precari dell'Ispra. "L'intensificarsi della lotta, nel periodo estivo, e' legato proprio ai tempi stretti a disposizione per risolvere la drammatica situazione occupazionale dell'Istituto, - spiegano i precari - oltre alla preoccupazione per attivita' fondamentali per l'intera collettivita': sono stati infatti allontanati lavoratori che si occupano di controlli ed emergenze in mare, rifiuti, certificazioni ambientali, emissioni in atmosfera, radiazioni nucleari, monitoraggio della qualita' dell'ambiente urbano, inquinamento elettromagnetico, valutazione di impatto ambientale". I precari dunque, nel chiedere al governo una soluzione per il rilancio dell'organismo che si occupa del futuro dell'ambiente e della tutela della salute pubblica, si rivolgono al ministro Stefania Prestigiacomo che "si e' battuta, con successo, per salvaguardare le prerogative del suo dicastero, in particolare quelle messe a rischio dall'articolo 4 del decreto (poi stralciato) in materia di centrali elettriche, ma non ha fatto altrettanto per tenere in servizio i lavoratori da lei vigilati, per i cui contratti l'Ispra ha peraltro gia' stanziato i fondi necessari". I precari hanno scritto una petizione destinata al ministro Prestigiacomo, tra i firmatari della lettera ci sono: Margherita Hack, Umberto Guidoni, Concita De Gregorio, Giuliana Sgrena e Federica Mogherini. (Sec-Arm/Gs/Adnkronos) 04-AGO-09 11:57
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Ricerca: Mobilitazione Precari Ispra oggi a Piazza Navona - Il Velino

Roma, 04 AGO (Velino) - Precari e licenziati dell'Ispra (Istituto superiore per la ricerca e la protezione ambientale) "non vanno in ferie, e sfidano il caldo agostano di Roma per mettere in scena dal vivo il loro clip 'Non sparate alla ricerca'". Lo comunica una nota dell'assemblea dei precari dell'Ispra che ricorda l'appuntamento per il "4 agosto, a Piazza Navona, dalle ore 17 in poi", quanto "i lavoratori dell'Istituto eseguiranno una rappresentazione 'teatrale' della morte della ricerca e dei controlli ambientali, annientati da uno Stato che ha gia' allontanato 200 persone che in Ispra si occupavano di attivita' istituzionali e progetti di ricerca, e si appresta a espellerne altre 230, entro dicembre, dall'organico dell'ente". Secondo quanto spiega la nota "l'intensificarsi della lotta, nel periodo estivo, e' legato proprio ai tempi stretti a disposizione per risolvere la drammatica situazione occupazionale dell'Istituto, oltre alla preoccupazione per attivita' fondamentali per l'intera collettivita': sono stati infatti allontanati lavoratori che si occupano di controlli ed emergenze in mare, rifiuti, certificazioni ambientali, emissioni in atmosfera, radiazioni nucleari, monitoraggio della qualita' dell'ambiente urbano, inquinamento elettromagnetico, valutazione di impatto ambientale". "Dopo le vane promesse di trovare qualcosa che li riguardasse nel decreto anticrisi approvato di recente dal Parlamento - prosegue la nota -, i precari tornano a chiedere al ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo (che ha compiti di vigilanza sull'Istituto) e al governo tutto, una soluzione ad hoc per rilanciare l'operativita' di un organismo fondamentale per il futuro dell'ambiente e la tutela della salute pubblica in Italia. La Prestigiacomo si e' battuta, con successo, per salvaguardare le prerogative del suo dicastero, in particolare quelle messe a rischio dall'articolo 4 del decreto (poi stralciato) in materia di centrali elettriche, ma non ha fatto altrettanto per tenere in servizio i lavoratori da lei vigilati, per i cui contratti l'Ispra ha peraltro gia' stanziato i fondi necessari. Il clip che viene messo in scena a Piazza Navona e' disponibile online all'indirizzo web www.nonsparateallaricerca.org, insieme a una petizione destinata al ministro Prestigiacomo, su cui sono state gia' raccolte oltre 3mila firme, mentre il video su youtube ha gia' registrato 7mila visualizzazioni circa. Tra i firmatari della lettera ci sono: Margerita Hack, Umberto Guidoni, Concita De Gregorio, Giuliana Sgrena e Federica Mogherini", conclude la nota dell'assemblea dei precari dell'Ispra.

Ispra: la mobilitazione per il lavoro non va’ in ferie - da Greenreport

Precari e licenziati dell'Ispra (Istituto Superiore per la Ricerca e la Protezione Ambientale) non vanno in ferie, e sfidano il caldo agostano di Roma per mettere in scena dal vivo il loro clip "Non sparate alla ricerca". Il 4 agosto, a Piazza Navona, dalle ore 17 in poi, i lavoratori dell'Istituto eseguono una rappresentazione "teatrale" della morte della ricerca e dei controlli ambientali, annientati da uno Stato che ha già allontanato 200 persone che in Ispra si occupavano di attività istituzionali e progetti di ricerca, e si appresta a espellerne altre 230, entro dicembre, dall'organico dell'ente. L'intensificarsi della lotta, nel periodo estivo, è legato proprio ai tempi stretti a disposizione per risolvere la drammatica situazione occupazionale dell'Istituto, oltre alla preoccupazione per attività fondamentali per l'intera collettività: sono stati infatti allontanati lavoratori che si occupano di controlli ed emergenze in mare, rifiuti, certificazioni ambientali, emissioni in atmosfera, radiazioni nucleari, monitoraggio della qualità dell'ambiente urbano, inquinamento elettromagnetico, valutazione di impatto ambientale. Dopo le vane promesse di trovare qualcosa che li riguardasse nel decreto anticrisi approvato di recente dal Parlamento, i precari tornano a chiedere al Ministro dell'ambiente Stefania Prestigiacomo (che ha compiti di vigilanza sull'Istituto) e al governo tutto, una soluzione ad hoc per rilanciare l'operatività di un organismo fondamentale per il futuro dell'ambiente e la tutela della salute pubblica in Italia. La Prestigiacomo si è battuta, con successo, per salvaguardare le prerogative del suo dicastero, in particolare quelle messe a rischio dall'articolo 4 del decreto (poi stralciato) in materia di centrali elettriche, ma non ha fatto altrettanto per tenere in servizio i lavoratori da lei vigilati, per i cui contratti l'Ispra ha peraltro già stanziato i fondi necessari.Il clip che viene messo in scena a Piazza Navona è disponibile online all'indirizzo web www.nonsparateallaricerca.org, insieme a una petizione destinata al ministro Prestigiacomo, su cui sono state già raccolte oltre 3mila firme, mentre il video su youtube ha già registrato 7mila visualizzazioni circa. Tra i firmatari della lettera ci sono: Margerita Hack, Umberto Guidoni, Concita De Gregorio, Giuliana Sgrena e Federica Mogherini.

L’assemblea dei precari Ispra

Ispra - Un clip contro i licenziamenti - da Villaggio Globale

I precari dell'Istituto mettono in scena «Non sparate alla ricerca». Licenziate 200 persone e presto toccherà ad altre 230

Precari e licenziati dell'Ispra (Istituto superiore per la ricerca e la protezione ambientale) non vanno in ferie, e sfidano il caldo agostano di Roma per mettere in scena dal vivo il loro clip «Non sparate alla ricerca». Oggi, a Piazza Navona, dalle 17 in poi, i lavoratori dell'Istituto eseguono una rappresentazione «teatrale» della morte della ricerca e dei controlli ambientali, annientati da uno Stato che ha già allontanato 200 persone che in Ispra si occupavano di attività istituzionali e progetti di ricerca, e si appresta a espellerne altre 230, entro dicembre, dall'organico dell'ente. L'intensificarsi della lotta, nel periodo estivo, è legato proprio ai tempi stretti a disposizione per risolvere la drammatica situazione occupazionale dell'Istituto, oltre alla preoccupazione per attività fondamentali per l'intera collettività: sono stati infatti allontanati lavoratori che si occupano di controlli ed emergenze in mare, rifiuti, certificazioni ambientali, emissioni in atmosfera, radiazioni nucleari, monitoraggio della qualità dell'ambiente urbano, inquinamento elettromagnetico, valutazione di impatto ambientale. Dopo le vane promesse di trovare qualcosa che li riguardasse nel decreto anticrisi approvato di recente dal Parlamento, i precari tornano a chiedere al ministro dell'Ambiente, Stefania Prestigiacomo (che ha compiti di vigilanza sull'Istituto) e al governo tutto, una soluzione ad hoc per rilanciare l'operatività di un organismo fondamentale per il futuro dell'ambiente e la tutela della salute pubblica in Italia. La Prestigiacomo si è battuta, con successo, per salvaguardare le prerogative del suo dicastero, in particolare quelle messe a rischio dall'articolo 4 del decreto (poi stralciato) in materia di centrali elettriche, ma non ha fatto altrettanto per tenere in servizio i lavoratori da lei vigilati, per i cui contratti l'Ispra ha peraltro già stanziato i fondi necessari. Il clip che viene messo in scena a Piazza Navona è disponibile online all'indirizzo web www.nonsparateallaricerca.org, insieme a una petizione destinata al ministro Prestigiacomo, su cui sono state già raccolte oltre 3mila firme, mentre il video su youtube ha già registrato 7mila visualizzazioni circa. Tra i firmatari della lettera ci sono: Margerita Hack, Umberto Guidoni, Concita De Gregorio, Giuliana Sgrena e Federica Mogherini.

(Fonte l'assemblea dei precari Ispra)

Piazza Navona, ricercatori in piazza contro i tagli - da Romauno.tv


Precari e licenziati dell'Ispra (Istituto Superiore per la Ricerca e la Protezione Ambientale) mettono in scena il loro clip “Non sparate alla ricerca" per protestare contro il taglio dei fondi e il licenziamento di personale. Oggi a Piazza Navona, dalle ore 17 in poi, i lavoratori dell'Istituto eseguono una rappresentazione “teatrale” della morte della ricerca e dei controlli ambientali, annientati da uno Stato che ha già allontanato 200 persone che in Ispra si occupavano di attività istituzionali e progetti di ricerca, e si appresta a espellerne altre 230, entro dicembre, dall'organico dell'ente.

martedì 4 agosto 2009

AMBIENTE. GOLETTA VERDE PER PRECARI ISPRA: SENZA LORO PAESE PERDE CON LICENZIAMENTI LESO DIRITTO A LAVORO E MENO SALVAGUARDIA PAESE - Dire

(DIRE) Roma, 3 ago. - A un mese dai licenziamenti, 'Goletta verde' di Legambiente di Legambiente esprime "piena solidarieta' ai lavori atipici dell'Ispra" e ribadisce, "insieme a loro, che il Belpaese deve investire in ricerca, professionalita' degli operatori specializzati e tutela dell'ambiente a tutto tondo". Depotenziare l'Ispra, infatti, "non solo lede il diritto al lavoro e la professionalita' di ricercatori specializzati- denuncia Goletta Verde- ma equivale a depotenziare anche le numerose attivita' di studio e salvaguardia del territorio svolte dalle agenzie tecniche del ministero dell'Ambiente". Sono ben "200 i precari dell'Ispra licenziati il primo luglio scorso", mentre "altri 230 sono destinati al licenziamento entro l'anno". Si tratta di ricercatori, tecnici di ricerca, tecnologi e personale amministrativo che lavorano da anni per la ricerca e la protezione dell'ambiente. Sono questi i numeri "dell'emergenza occupazionale" che ha colpito l'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, "che rischia di compromettere seriamente le numerose attivita' finalizzate alla tutela ambientale del nostro paese". Istituito un anno fa con la legge 133/08, l'Ispra e' nato dalla soppressione di tre enti: Apat (Agenzia per la protezione dell'ambiente e i servizi tecnici), l'Icram (Istituto centrale per la ricerca scientifica e tecnologica applicata al mare) e l'Infs (Istituto nazionale per la fauna selvatica) ed e' vigilato dal ministero dell'Ambiente. "Istituito con l'alibi/argomentazione di razionalizzare le competenze tecnico-scientifiche e la spesa pubblica- denuncia 'Goletta verde' di Legambiente- l'Ispra ad oggi non ha ancora visto definire la propria 'missione' da parte del ministero". Come se non bastasse, "la notevole burocratizzazione dell'Istituto e soprattutto il taglio in atto del personale non strutturato impedisce ed impedira', di fatto, di tener fede al suo nome ed ai suoi compiti". Tutto cio' nonostante, a sentire i ricercatori Ispra, "ci siano i fondi per mantenere in servizio tutto il personale, e' in atto l'esternalizzazione delle attivita' di ricerca e protezione ambientale verso societa' private, con evidente danno per l'ambiente italiano". Legambiente chiede, invece, che le funzioni di ricerca delle agenzie tecniche del dicastero dell'ambiente "non vengano smantellate, ma rafforzate". Al fine di permettere alle numerose professionalita' "di esprimersi a livelli di eccellenza e di operare al meglio", e' inoltre "necessario dotare subito l'istituto di uno statuto che tenga conto degli obiettivi istituzionali delle tre realta' di provenienza". Ugualmente urgente, infine, "mettere a punto strumenti tecnico legislativi per la tutela dei ricercatori non strutturati dell'istituto, al fine di non dissipare le loro competenze e gli ingenti investimenti pubblici fatti per la loro formazione". Solo in questo modo, conclude 'Goletta verde' di Legambiente, l'Italia "potra' dotarsi di una moderna ed efficace agenzia per la tutela dell'ambiente e del mare, come fatto ormai da anni da altri Paesi industrializzati, a partire dagli Stati Uniti d'America".

RICERCA: GOLETTA VERDE, SOLIDARIETA' A 200 ATIPICI ISPRA LICENZIATI - AdnKronos

Roma, 3 ago. - (Adnkronos) - Sono ben 200 i precari dell'Ispra licenziati il 1° luglio scorso, mentre altri 230 sono destinati al licenziamento entro l'anno. Si tratta di ricercatori, tecnici di ricerca, tecnologi e personale amministrativo che lavorano da anni per la ricerca e la protezione dell'ambiente. Sono questi i numeri dell'emergenza occupazionale che ha colpito l'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, che rischia di compromettere seriamente le numerose attivita' finalizzate alla tutela ambientale del nostro Paese. A un mese dai licenziamenti, Goletta Verde esprime piena solidarieta' ai lavori atipici dell'Ispra e ribadisce, insieme a loro, che il Belpaese deve investire in ricerca, professionalita' degli operatori specializzati e tutela dell'ambiente a tutto tondo. Depotenziare l'Ispra, infatti, non solo lede il diritto al lavoro e la professionalita' di ricercatori specializzati, ma equivale a depotenziare anche le numerose attivita' di studio e salvaguardia del territorio svolte dalle agenzie tecniche del ministero dell'Ambiente. Istituito un anno fa con la legge 133/08, l'Ispra e' nato dalla soppressione di tre Enti: Apat (Agenzia per la Protezione dell'Ambiente e i servizi Tecnici), l'Icram (Istituto Centrale per la Ricerca scientifica e tecnologica Applicata al Mare) e l'Infs (Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica) ed e' vigilato dal Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare.

AMBIENTE: SOLIDARIETA' 'GOLETTA VERDE' A LAVORATORI ISPRA - ANSA

(ANSA) - ROMA, 3 AGO - Solidarieta' da Goletta verde di Legambiente per i lavoratori dell'Ispra licenziati viene espressa con un comunicato diffuso oggi. ''Sono ben 200 i precari dell'Ispra licenziati il primo luglio scorso, mentre altri 230 sono destinati al licenziamento entro l'anno - ricorda il comunicato - Si tratta di ricercatori, tecnici di ricerca, tecnologi e personale amministrativo che lavorano da anni per la ricerca e la protezione dell'ambiente. Sono questi i numeri dell'emergenza occupazionale che ha colpito l'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, che rischia di compromettere seriamente le numerose attivita' finalizzate alla tutela ambientale del nostro Paese''. ''A un mese dai licenziamenti, Goletta Verde esprime piena solidarieta' ai lavori atipici dell'Ispra e ribadisce, insieme a loro, che il Belpaese deve investire in ricerca, professionalita' degli operatori specializzati e tutela dell'ambiente a tutto tondo''. ''Depotenziare l'Ispra, infatti - sottolinea l'associazione ambientalista - non solo lede il diritto al lavoro e la professionalita' di ricercatori specializzati, ma equivale a depotenziare anche le numerose attivita' di studio e salvaguardia del territorio svolte dalle agenzie tecniche del ministero dell'Ambiente''.

Da Goletta Verde solidarieta' a precari Ispra - Il Velino

Roma, 03 AGO (Velino) - "Sono ben 200 i precari dell'Ispra licenziati il 1 luglio scorso, mentre altri 230 sono destinati al licenziamento entro l'anno. Si tratta di ricercatori, tecnici di ricerca, tecnologi e personale amministrativo che lavorano da anni per la ricerca e la protezione dell'ambiente. Sono questi i numeri dell'emergenza occupazionale che ha colpito l'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, che rischia di compromettere seriamente le numerose attivita' finalizzate alla tutela ambientale del nostro Paese". A un mese dai licenziamenti, Goletta Verde esprime piena solidarieta' ai lavori atipici dell'Ispra e ribadisce, insieme a loro, che il Belpaese deve investire in ricerca, professionalita' degli operatori specializzati e tutela dell'ambiente a tutto tondo. Depotenziare l'Ispra, infatti, non solo lede il diritto al lavoro e la professionalita' di ricercatori specializzati, ma equivale a depotenziare anche le numerose attivita' di studio e salvaguardia del territorio svolte dalle agenzie tecniche del ministero dell'Ambiente. "Istituito un anno fa con la legge 133/08 - spiega la nota di Legambiente -, l'Ispra e' nato dalla soppressione di tre Enti: Apat (Agenzia per la Protezione dell'Ambiente e i servizi Tecnici), l'Icram (Istituto Centrale per la Ricerca scientifica e tecnologica Applicata al Mare) e l'Infs (Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica) ed e' vigilato dal ministero dell'Ambiente e della tutela del territorio e del mare. Istituito con l'alibi/argomentazione di razionalizzare le competenze tecnico-scientifiche e la spesa pubblica, l'Ispra ad oggi non ha ancora visto definire la propria "missione" da parte del ministero. Come se non bastasse, la notevole burocratizzazione dell'Istituto e soprattutto il taglio in atto del personale non strutturato impedisce ed impedira', di fatto, di tener fede al suo nome ed ai suoi compiti. Nonostante, a sentire i ricercatori Ispra, ci siano i fondi per mantenere in servizio tutto il personale, e' in atto l'esternalizzazione delle attivita' di ricerca e protezione ambientale verso societa' private, con evidente danno per l'ambiente italiano". Legambiente chiede, invece, "che le funzioni di ricerca delle agenzie tecniche del dicastero dell'ambiente non vengano smantellate, ma rafforzate. Al fine di permettere alle numerose professionalita' di esprimersi a livelli di eccellenza e di operare al meglio, e' inoltre necessario dotare subito l'Istituto di uno statuto che tenga conto degli obiettivi istituzionali delle tre realta' di provenienza. Ugualmente urgente, infine, mettere a punto strumenti tecnico legislativi per la tutela dei ricercatori non strutturati dell'Istituto, al fine di non dissipare le loro competenze e gli ingenti investimenti pubblici fatti per la loro formazione. Solo in questo modo cosi' l'Italia potra' dotarsi di una moderna ed efficace agenzia per la tutela dell'ambiente e del mare, come fatto ormai da anni da altri Paesi industrializzati, a partire dagli Stati Uniti d'America". (com/asp)
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sabato 1 agosto 2009

"Non sparate alla ricerca" - 4 agosto Piazza Navona

Martedì 4 agosto, a Piazza Navona, dalle ore 16.30 alle 19.30, messa in scena dal vivo del clip "Non sparate alla ricerca", realizzato dai precari ISPRA. Passate parola e accorrete numerosi

L'ASSEMBLEA DEI PRECARI ISPRA

lunedì 27 luglio 2009

Curriculum precari ISPRA su Autoambiente

La testata online Autoambiente, che ha già dedicato due lunghi articoli alla vicenda dei precari ISPRA, ha deciso di offrire uno spazio per l'inserimento dei nostri curricula, per dimostrare il grado di specializzazione di chi è stato licenziato dall'Istituto o sta per esserlo.

I CV devono essere inseriti, entro venerdì 31 luglio, andando sull'indirizzo
www.autoambiente.com/content/category/7/123/180/

Fatelo tutti!

sabato 25 luglio 2009

Precari Ispra «giustiziati» dalla Prestigiacomo - da L'Unità

di ce.bu.

GUARDA IL VIDEO DEI PRECARI ISPRA

Hanno occupato una nave oceanografica, hanno scritto al presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, si sono messi a lavare i vetri delle auto sotto il ministero dell'Ambiente. Ma tutto questo non è servito a niente. Malgrado gli impegni presi e le promesse fatte dal ministro Prestigiacomo dal 30 giugno 200 lavoratori e ricercatori dell'Ispra, l' Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, sono stati licenziati. «Ci e' stato addirittura vietato, dopo la data del licenziamento, di accedere ai locali dove prestavamo servizio per radunare le nostre cose e consultare il proprio computer» spiegano. «Un trattamento - commenta il senatore del Pd Roberto Della Seta, capogruppo nella Commissione Ambiente e autore di una interrogazione parlamentare sul caso - da veri estranei per chi, nel corso di tanti anni ha anche ricoperto incarichi di responsabilità, contribuendo in maniera decisiva alla protezione dell'ambiente, alla tutela delle risorse idriche e alla difesa del suolo del nostro Paese». «Lo Stato ammazza la ricerca» dicono gli ex precari ormai disoccupati e con questo nettissimo messaggio hanno girato uno spot (GUARDA QUI IL VIDEO) nel cortile della sede centrale di Roma, dove un cecchino in giacca e cravatta armato di fucile fa fuori uno a uno la schiera di ricercatori in camice bianco: «Un'esecuzione fredda e calcolata». «La copertura economica per assumere questi lavoratori c'è» afferma Claudio Argentini, delegato nazionale delle Rdb-Cub Ricerca «ma il governo non vuole sentire ragioni. Ci sono decine di contratti a tempo determinato scaduti, nonostante siano finanziati da progetti di ricerca ancora in corso». Ma se i soldi potrebbero non essere il problema, allora di che morte muore la ricerca? Una risposta si può cercare nella vicenda dell'Ispra, nato a giugno 2008 dalla fusione tra Apat, Icram e Infs, gli enti deputati alla ricerca e al controllo ambientale, del mare e della fauna selvatica. «Ad appena un mese dall'insediamento del nuovo governo – racconta in una inchiesta il settimanale Left – il ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo “per rispondere all'esigenza di riduzione dei componenti dei cda, con il conseguimento di risparmi” decide di accorpare i tre enti, inserendo la norma, a sorpresa, nel corso della conversione del decreto sull'emergenza rifiuti a Napoli. Vengono così spazzati via in un sol colpo i vertici dei tre enti insediati da Pecoraro Scanio. A capo del nuovo istituto la ministra nomina un commissario, l'ex vice capo della polizia, Vincenzo Grimaldi. E' la prima volta di un prefetto in un ente di ricerca: nel suo curriculum l'unica esperienza vicina è la gestione del G8 dell'Ambiente nel marzo 2001». Ma a dare il colpo di grazia alla ricerca pubblica e all'Ispra potrebbe essere una società chiamata Sogesid: nata nel 1994 con il compito di realizzare infrastrutture idriche, in seguito trasformata, con un emendamento della Finanziaria 2007, in società strumentale del ministero dell'Ambiente. Il timore che possa “sovrapporsi” all'Ispra viene formalizzato proprio da un deputato Pdl Ugo Lisi. Ma nei mesi successivi cambia poco. «Al posto dell'Ispra, ente autonomo deputato a seguire i frequenti problemi ambientali del Paese, si sostituisce una società sotto il totale controllo del ministero – racconta ancora Left –. Problema non da poco, dato i delicatissimi compiti svolti dall'Ispra: “Supporto e l'assistenza tecnica specialistica in materia di gestione integrata dei rifiuti urbani e dei rifiuti speciali, programmazione ed attuazione degli interventi di bonifica finalizzati al risanamento ambientale, il supporto tecnico allo svolgimento di attività internazionali di competenza e la costante assistenza tecnica al comitato per la vigilanza sull'uso delle risorse idriche”. Gli strumenti ci sono tutti per "ammazzare" la ricerca pubblica: da una parte la Sogesid, una società che può all'occorrenza fare tutto ciò di cui il ministero ha bisogno, e, dall'altra, un prefetto alla guida dell'Ispra».
25 luglio 2009

venerdì 24 luglio 2009

Rai News 24 - intervista su precari ISPRA

Intervista a Roberta Alani stamattina durante la trasmissione "Caffé" di Rai News 24 (in onda contemporaneamente anche su Rai3), di seguito il video, con immagini anche dal corto "Non Sparate alla Ricerca".

video

giovedì 23 luglio 2009

AMBIENTE: REGIONI, GIUSTA LA PROTESTA DEI PRECARI 'ISPRA' - ANSA

(ANSA) - ROMA, 23 LUG - Il coordinatore degli assessori regionali all'ambiente, Silvio Greco, ha incontrato oggi a Roma una delegazione degli oltre 200 precari dell'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) ai quali a giugno non e' stato rinnovato il contratto di lavoro, a cui se ne dovrebbero aggiungere altri 200 a fine anno. ''La Commissione ambiente degli assessori - afferma Greco - segue con attenzione la vicenda della riduzione del personale dell'Istituto''. ''Le Regioni - spiega il coordinatore - sono seriamente preoccupate della capacita' di questo Ente statale di poter continuare a svolgere il mandato istituzionale di tutela dell'ambiente e di salute dei cittadini senza il contributo di personale altamente specializzato che e' impegnato ormai da anni in progetti nazionali ed internazionali in cui lo Stato peraltro ha investito denaro pubblico''. ''Alla stessa maniera - aggiunge - siamo preoccupati del nuovo regolamento dell'Ispra, in corso di approvazione, che deve tenere conto dei compiti portati avanti dagli Istituti in esso confluiti, valorizzandoli e ampliandoli. La Commissione ambiente e protezione civile delle Regioni chiede quindi al ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo un intervento tangibile e immediato perche' non si debba perdere il lavoro che faticosamente negli anni e' stato portato avanti da chi, pur con grandi difficolta', ha dedicato il proprio impegno quotidiano alla tutela dell'ambiente e della salute dei cittadini nel nostro Paese''.

AMBIENTE. PRECARI ISPRA, REGIONI: TAGLIO ORGANICO CI PREOCCUPA - Dire

(DIRE) Roma, 23 lug. - "La Commissione ambiente degli assessori segue con attenzione la vicenda della riduzione del personale dell'Istituto. Le Regioni sono seriamente preoccupate della capacita' di questo ente statale di poter continuare a svolgere il mandato istituzionale di tutela dell'ambiente e di salute dei cittadini, senza il contributo di personale altamente specializzato che e' impegnato, ormai da anni, in progetti nazionali ed internazionali in cui lo Stato ha, peraltro, investito denaro pubblico". Lo dice il coordinatore degli assessori regionali all'ambiente, Silvio Greco, che ha incontrato oggi a Roma una delegazione degli oltre 200 precari dell'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale- Ispra, ai quali a giugno non e' stato rinnovato il contratto di lavoro. La protesta dei lavoratori precari dell'Ispra, percio', e' stata condivisa da Greco, assessore all'Ambiente della Regione Calabria e capofila nella Conferenza delle Regioni, "sia per le negative previsioni occupazionali ipotizzate per il 2009 che per il rischio di un'adeguata gestione del nuovo ente". L'Ispra ha "concentrato ed ereditato in pieno" le funzioni ed il mandato istituzionale dell'Agenzia per la protezione dell'ambiente (Apat), dell'Istituto centrale per la ricerca scientifica e tecnologica applicata al mare (Icram) e dell'Istituto nazionale fauna selvatica (Infs), "ma mandera' a casa entro fine anno un terzo del suo personale- denuncia Greco- oltre ai 200 operatori gia' allontanati a giugno e' previsto il mancato rinnovo del contratto a dicembre per altri 200 lavoratori esperti". La commissione degli assessori regionali chiede come l'Ispra "potra' perseguire il suo mandato istituzionale riducendo in maniera cosi' drastica le proprie risorse umane- sottolinea il coordinatore degli assessori regionali all'ambiente, Silvio Greco- a questo si somma anche la preoccupazione per il personale precario del ministero dell'Ambiente che ormai da tempo attende il rinnovo dei contratti". Alla stessa maniera "siamo preoccupati anche del nuovo regolamento Ispra, in corso di approvazione, che deve tenere conto dei compiti portati avanti dagli Istituti in esso confluiti, valorizzandoli e ampliandoli- avverte Greco- la Commissione ambiente e protezione civile delle Regioni chiede al ministro Stefania Prestigiacomo un intervento tangibile ed immediato perche' non si debba perdere il lavoro che faticosamente negli anni e' stato portato avanti da chi, pur con grandi difficolta', ha dedicato il proprio impegno quotidiano alla tutela dell'ambiente e della salute dei cittadini nel nostro Paese".

Ispra, i precari incontrano coordinatore asssessori Ambiente - Il Velino

Roma, 23 LUG (Velino) - Il Coordinatore degli Assessori regionali all'ambiente, Silvio Greco, ha incontrato oggi a Roma una delegazione degli oltre 200 precari dell'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale - Ispra - ai quali a giugno non e' stato rinnovato il contratto di lavoro. "La Commissione ambiente degli assessori -ha dichiarato Greco- segue con attenzione la vicenda della riduzione del personale dell'Istituto. Le Regioni sono seriamente preoccupate della capacita' di questo Ente statale di poter continuare a svolgere il mandato istituzionale di tutela dell'ambiente e di salute dei cittadini, senza il contributo di personale altamente specializzato che e' impegnato, ormai da anni, in progetti nazionali ed internazionali in cui lo Stato ha, peraltro, investito denaro pubblico." La protesta dei lavoratori precari dell'Ispra, percio', e' stata condivisa dall'assessore della Regione Calabria Silvio Greco, sia per le negative previsioni occupazionali ipotizzate per il 2009 che per il rischio di un'adeguata gestione del nuovo Ente. "L'Ispra - ha continuato Greco- ha concentrato ed ereditato in pieno le funzioni ed il mandato istituzionale dell'Agenzia per la protezione dell'ambiente, dell'Istituto Centrale per la Ricerca scientifica e tecnologica Applicata al Mare e dell'Istituto Nazionale Fauna Selvatica, ma mandera' a casa entro fine anno un terzo del suo personale: oltre ai 200 operatori gia' allontanati a giugno e' previsto il mancato rinnovo del contratto a dicembre per altri 200 lavoratori esperti. La Commissione degli assessori regionali chiede come questo Ente potra' perseguire il suo mandato istituzionale riducendo in maniera cosi' drastica le proprie risorse umane. A questo si somma anche la preoccupazione per il personale precario del Ministero dell'ambiente che ormai da tempo attende il rinnovo dei contratti". Aggiunge Greco: "alla stessa maniera siamo preoccupati anche del nuovo regolamento Ispra, in corso di approvazione, che deve tenere conto dei compiti portati avanti dagli Istituti in esso confluiti, valorizzandoli e ampliandoli. La Commissione ambiente e protezione civile delle Regioni chiede al Ministro Stefania Prestigiacomo un intervento tangibile ed immediato perche' non si debba perdere il lavoro che faticosamente negli anni e' stato portato avanti da chi, pur con grandi difficolta', ha dedicato il proprio impegno quotidiano alla tutela dell'ambiente e della salute dei cittadini nel nostro Paese."

Editoriale del sito ambientale Villaggio Globale in cui il direttore parla anche dei precari ISPRA

Mercoledì 22 Luglio 2009 Il decreto Anticrisi

La Prestigiacomo contro quell'art. 4

La «norma è deleteria per l'ambiente e per la salute dei cittadini».

Il ministro dell'Ambiente, Stefania Prestigiacomo, c'è. Francamente, è una piacevole sorpresa perché ci aveva abituato ad un enigmatico silenzio su questioni ambientalmente sensibili. L'occasione è venuta dal dibattito sul decreto Anticrisi. Dalla parola anticrisi ci si aspetterebbe una valanga di iniziative che, prendendo al volo il vento energetico che spira in tutto il mondo, puntassero su quanto sia immediatamente realizzabile in campo energetico. Invece no. Per quanto riguarda il solare la mozione del Pdl chiede di tagliare il progetto Archimede sul solare termodinamico. Per giustificare il taglio di fondi, nella mozione si fa un confronto sullo spazio occupato da una centrale nucleare e da una solare come Archimede. La centrale solare occupa una superficie maggiore, perciò non conviene. Ma non si parla delle enormi quantità d'acqua che consuma una centrale nucleare per il raffreddamento, la sicurezza, le scorie nucleari ed una infinità di altri problemi, dall'inquinamento di CO2 alla ricerca di un sito ecc. Ebbene, in tutto questo, mentre la stampa è praticamente «imbavagliata» dalla polemica gossip, quasi nessuno si accorge che il Ministro denuncia: Il decreto anti-crisi blocca di fatto la tutela ambientale. La Prestigiacomo, infatti, ritiene la «norma deleteria per l'ambiente e per la salute dei cittadini» perché potrebbe essere applicata anche alle centrali nucleari. La norma in questione è l'Articolo 4 del decreto anti-crisi approvato dalle Commissioni Finanze e Bilancio della Camera che «sopprime di fatto il ruolo del ministero dell'Ambiente nel delicato iter autorizzativo per la realizzazione di centrali di produzione e per le reti di distribuzione di energia, ed esautora ogni ruolo degli enti locali». Si tratta, rincara il ministero dell'Ambiente «di un provvedimento di inaudita gravità, inaccettabile per chi, in questa legislatura, ha sbloccato nel rispetto della normativa ambientale, in pochi mesi, centinaia di pratiche di valutazione di impatto ambientale (Via) che paralizzavano la realizzazione di importanti opere per lo sviluppo del paese». «Né la legge obiettivo, né la recente normativa approvata nel gennaio 2009 sui commissari straordinari per le opere strategiche - si legge nella nota del ministero - hanno mai escluso le tutele ambientali e della salute dei cittadini, imposte dal diritto comunitario, che invece, con questo articolo, passerebbero ad un unico soggetto che da solo, si pretende, dovrebbe sostituire le competenze dei 60 esperti della Commissione Via-Vas, e dei 20 della Commissione Aia nonché di professionalità capaci di coniugare tutela ambientale e sviluppo». Per questo il Ministro ne chiede modifiche sostanziali e denuncia «il metodo attraverso il quale ministeri non competenti in questa materia sono diventati, in nome della semplificazione, portabandiera di una norma deleteria per l'ambiente, per la salute dei cittadini, e persino per la stessa semplificazione perché fonte certa di contenzioso amministrativo e comunitario e quindi di blocchi delle procedure». Chissà se il ministro si è accorto anche di altre cose: dal decreto Orsi sulla caccia allo svuotamento con il licenziamento di precari dell'Ispra che di fatto ne indebolirà il ruolo di controllo al cambiamento di rotta dell'Enea... Noi ci speriamo.

Dal sito Autoambiente - Le storie dei precari ISPRA

Lavoro “verde” – Precariato e ambiente
giovedì 23 luglio 2009
Opinioni
Le voci dei professionisti dell’Ispra
Mentre il Ministro dell’Economia Giulio Tremonti dichiara in una riunione Ecofin a Bruxelles di inizio luglio che in Italia non c’è allarme per la disoccupazione, la percentuale dei senza lavoro si avvicina alla doppia cifra e quella dei “cassintegrati” è in costante aumento. A farne le spese sono i lavoratori di tutti, o quasi, i settori, compresi coloro che operano nella tutela ambientale. Un comparto, quest’ultimo, di estrema importanza per la salvaguardia di salute e patrimonio naturale come emerge chiaramente dal “Caso Ispra”.
Per rimarcare la necessità di preservare l’occupazione nel settore pubblichiamo alcune storie dei professionisti dell’Ispra tratte dal Blog Precari Ispra o inviateci dai lavoratori.


Ispra, per i precari oltre al danno la beffa
Il ministro Brunetta premia i precari dell’Ispra. Non è una battuta, ma quanto accaduto di recente in occasione del Forum PA, in cui il titolare della Funzione Pubblica ha assegnato una serie di riconoscimenti ai progetti più innovativi promossi dalle amministrazioni. Tra questi, nel corso della cerimonia finale è stato premiato il progetto SI-URP, creato dall’Ufficio relazioni con il pubblico dell’Ispra in collaborazione con le Agenzie regionali per l’ambiente (Arpa), che ha l’intento di “promuovere e realizzare un sistema Integrato di servizi e informazioni tra l’URP dell’Istituto e quelli delle agenzie regionali, con l’obiettivo di fornire un servizio migliore agli utenti finali”. Un esempio di meritocrazia, insomma, quella che il ministro “più amato dagli italiani” dice di voler promuovere.
Peccato che il progetto sia stato gestito e coordinato dal precario Fabrizio Alaimo, che tra pochi mesi probabilmente non avrà più un contratto con l’Ispra. Fabrizio, 41 anni, vincitore di un concorso a tempo determinato, in scadenza a gennaio prossimo, era presente quando Brunetta (accompagnato da Mara Carfagna) consegnava il diploma di merito e per le foto di rito. Probabilmente, però, non ci sarà per il Forum dell’anno prossimo, essendo uno dei 430 precari di cui l’Istituto farà a meno da qui a fine anno, e senza di lui è difficile che il progetto possa essere ancora un esempio di buona amministrazione.
Il progetto di Fabrizio non è l’unico che si bloccherà con il venir meno dei lavoratori a tempo. Lo racconta Roberta Alani, che lavora all’Ispra (ex Apat) dal 2002, per tre anni a tempo determinato e poi “retrocessa” collaboratrice a co.co.co. Lei si occupa della certificazione ambientale Ecolabel, che testimonia il ridotto impatto ambientale dei servizi e prodotti offerti dalle aziende che l’hanno ottenuta, ha contratti che vengono rinnovati ogni sei mesi e con tutta probabilità dal 30 giugno sarà disoccupata, quindi non riceverà più i 1100 euro netti (spesso versati con grande ritardo) di cui vive oggi. Finora è stata responsabile delle istruttorie per l’assegnazione del marchio Ecolabel (basato sul Regolamento europeo 1980 del 2000), che ogni anno porta nelle casse dello Stato centinaia di migliaia di euro. Roberta ricorda che le aziende, “tra cui grandi realtà come il Gruppo Concorde e la Cartiera Lucchese, versano ogni anno fino a 25mila euro l’una alla tesoreria statale”, quindi basterebbe la quota di una sola impresa per trovare i soldi del suo contratto. Nel settore Ecolabel, che peraltro secondo il nuovo regolamento del Ministero dell’Ambiente potrebbe passare armi e bagagli a via Cristoforo Colombo, ennesimo esempio di svuotamento dei compiti dell’Ispra, i precari sono il 70%, tutti in scadenza e senza ammortizzatori sociali.
I tagli riguardano anche la ricerca finanziata con fondi privati: all’Ispra (ex Icram), un progetto per lo studio degli effetti del petrolio su organismi marini come sogliole, ricci e piccoli crostacei, è in ritardo di oltre sei mesi sulla data di partenza. Infatti, l’unica persona che poteva occuparsene è a casa a gennaio e non si sa se tornerà mai in servizio. Si chiama Donatella, è laureata in scienze naturali con specializzazione in gestione ambientale, ha lavorato in Canada, occupandosi di eco tossicologia, ed è quindi perfetta per studiare gli effetti sul mare dei depositi da versamento accidentale di petrolio. Il 7 gennaio ha scoperto che non le era stato rinnovato il contratto co.co.co., perché ha avuto la “colpa” di essere stata già precaria all’ex Icram, con varie tipologie contrattuali, a partire dal 1995.


Rossana De Rossi

Tagli nella prevenzione delle emergenze nucleari
Maurizio è laureato in ingegneria, e da quasi sei anni si occupa di monitoraggio radiologico dell’ambiente, per poter dare un pronto allarme in caso di incidenti ad impianti nucleari nazionali ed oltrefrontiera. Cura anche i sistemi internazionali di scambio dei dati, che sono previsti da accordi sottoscritti da tutti i Paesi dell’Unione Europea, per prevenire le emergenze nucleari. È paradossale che, in un paese che dice di voler tornare all’atomo e ha appena creato un’agenzia ad hoc per questo, probabilmente un esperto come Maurizio andrà a casa a fine mese. Anche per lui, niente più 1100 euro, seppur versati con mesi di ritardo.


Precari da 25 miliardi
Ci sono poi i precari che curano il registro di tutte le emissioni in atmosfera prodotte dalle aziende italiane, per adempiere al protocollo di Kyoto ed evitare danni alla salute dei cittadini. Fino a poco tempo fa, erano quasi il 70% degli addetti a questo settore (19 su 27), ora qualcuno è stato stabilizzato ma restano in tanti. In particolare, quelli che lavorano all’ufficio specifico che si occupa di conteggiare ciò che le imprese immettono in atmosfera: se saltassero, nessuno più potrebbe riconoscere e registrare ufficialmente l’acquisto e la vendita di emissioni da parte degli operatori industriali, causando un grave danno economico alle stesse aziende. Si calcola che nel registro Ispra risiedano ad oggi circa 25 miliardi di euro: le aziende pagano 25 euro per ogni tonnellata di inquinante emessa, ma se salta il registro è probabile che non lo faranno più, come è probabile l’ennesima apertura di una procedura di infrazione europea, con multe tutte a carico dei contribuenti.


I “fortunati” dell’Ispra
All’Istituto però ci sono anche i “fortunati”: come Luca e Andrea, stabilizzati solo una settimana fa, dopo anni di attesa, nonostante fossero vincitori di un concorso e rientrassero nelle leggi sulle stabilizzazioni scritte dal tanto vituperato governo Prodi. Andrea è un geologo, ha 46 anni ed è stato precario per “soli” 20 anni, tra università ed enti, di cui tre trascorsi all’estero. Ora è tra quei lavoratori che hanno avuto un contratto stabile, che viene usato dalla Prestigiacomo e dai commissari Ispra come una clava verso i colleghi che non ce l’hanno. Luca, anche lui geologo (tra le altre cose l’Istituto incorpora il Servizio Geologico d’Italia) è stato di recente nominato segretario dell’organismo che raggruppa tutti i servizi geologici d’Europa (EuroGeoSurveys, con sede a Bruxelles), ma quando è stato scelto dai massimi esperti del continente, per l’Italia era ancora un precario. Infatti, anche lui è stato stabilizzato una settimana fa, nonostante il concorso vinto, il ruolo di responsabile in diversi progetti internazionali e un’esperienza pluriennale alla Commissione Europea.


Lo Stato investe soldi per dare ai giovani un futuro da baby sitter
Ho iniziato a lavorare all’Apat che era un’agenzia governativa che lavorava per il ministero dell’ambiente, con uno stage di formazione nel 2004. Poi dal 2005 sono passata con co.co.co e poi co.co.pro. La durata dei contratti di collaborazione non ha mai superato la durata dei 6 mesi. A volte i contratti erano anche di 4 mesi e 20 giorni. Lo scorso anno, con l’accorpamento, sono passata all’Ispra. Una persona studia, si laurea, dedica anni della propria vita a specializzarsi e poi il contratto scade, arrivederci e grazie.
Tutto questo dopo aver lavorato senza diritto alle ferie, ai fondi pensionistici, a tutto ciò a cui una persona normale anela ad avere diritto per costruirsi un futuro. Ci siamo impegnati tutti seriamente a portare avanti le nostra attività di ricerca e di lavoro. Come tutte le persone ricattabili lavoriamo tanto e cerchiamo di portare a termine tutti gli impegni lavorativi. Abbiamo chiesto un incontro alla Ministra Prestigiacomo, ma non ce l’ha mai concesso. Sono specializzata nel settore di analisi dei metalli, nei suoli, nei sedimenti, nelle acque, nel particolato atmosferico. Il problema è che questo tipo di analisi viene richiesto solo nell’ambito della Pubblica Amministrazione. Abbiamo svolto campagne di supporto per la guardia forestale, di monitoraggio delle discariche, alcune mie colleghe sono state chiamate per l’analisi delle diossine per l’emergenza dei rifiuti in Campania. Speravamo tutti di ottenere qualcosa di più: non mi sarei mai aspettata un comportamento del genere da una Pubblica Amministrazione. Sia nei confronti del cittadino che ha diritto ad avere un’informazione indipendente e trasparente sui dati dell’inquinamento ambientale: questo tipo di obiettività può essere garantita solo da una struttura pubblica e non da un privato che ha un profitto economico. Ma speravo in qualcosa di più anche per noi lavoratori che ci impegniamo e ci dedichiamo. Ad oggi mi trovo, dopo una laurea e 5 anni di lavoro, a cercare un’occupazione come commessa o come baby sitter, con l’aggravante che quando cerchi un lavoro generico, chi vede il nostro curriculum ti dice “sei troppo qualificata ed esperta”. Siamo costrette a trasferirci all’estero, perché le nostre competenze sono apprezzate solo all’estero. Prima ci è stato detto che i contratti a tempo determinato non potevano esserci applicati perché nella Pubblica Amministrazione si entra solo per concorso. I concorsi non sono stati banditi e a quelli che sono stati banditi non abbiamo potuto partecipare perché non avevamo l’anzianità. Di certo c’è che i nostri contratti sono scaduti. Noi tecnici potremo aspettare un futuro concorso, che a oggi non è uscito. È assurdo che la Pubblica Amministrazione dopo aver investito e speso soldi per rendere così altamente specializzati me ed i miei colleghi poi ci manda a casa. Tutto quello che abbiamo imparato, ma anche tutte le strumentazioni di lavoro, laboratori anche molto costosi che sono state acquistati e per le quali siamo altamente specializzati, vengono abbandonati così. È assurdo non voler rinnovare i nostri contratti. Lo dico come precaria e come donna separata: ho il diritto di potermi mantenere da sola senza dover stare a chiedere a 34 anni ai miei genitori di mantenermi a casa loro.


Monica, 34 anni separata.


L’esperta di frane che vede il mondo “franarle” addosso
Lavoro nel Dipartimento di difesa del suolo di Ispra. Mi sono laureata a 24 anni, in regola con gli studi. Ho lavorato per l’Apat, il primo anno con partita Iva e poi con contratti di collaborazione della durata massima di 6 mesi. Sommando i vari periodi arrivo a 5 anni. All’interno del Dipartimento di difesa del suolo mi sono occupata di un progetto di censimento di tutte le frane sul territorio nazionale, realizzato in collaborazione con le Regioni e le Province autonome d’Italia. Il rischio idrogeologico del Paese comprende sia la componente legata alle frante, che quella delle alluvioni. Io mi sono occupata della parte relativa alle frane. Il mio contratto è scaduto ieri (30 giugno, ndr). Chiediamo di trovare uno strumento per restare a lavorare fino al 31 dicembre, dato che la capienza economica c’è. Chiediamo che i nostri contratti vengano prorogati. Per 5 anni lo Stato Italiano ha investito su di noi, sulla nostra formazione, siamo persone altamente specializzate in settori specifici che sono tipici di una Pubblica Amministrazione, di un Ente di ricerca ambientale.
Non bisogna dimenticare che l’Ispra ha il compito fondamentale di comunicare i dati ai cittadini. La nostra attività è fondamentale ed ha una rilevanza particolare perché li rendiamo partecipi di dati come i livelli di inquinamento in atmosfera. Ogni anno vengono prodotti dei rapporti in cui vengono comunicati i dati, ad esempio quelli sui rifiuti. Poi viene pubblicato un annuario ambientale, in cui ci sono tutti gli indicatori dell’ambiente, dall’inquinamento delle acque, dell’aria, i rifiuti, il rischio elettromagnetico. Copriamo tutte le componenti ambientali. Far mancare il nostro lavoro significa anche dare un servizio in meno ai cittadini. Gli altri Paesi, dagli Usa al Canada, hanno impostato un’attività di diffusione delle informazioni ai cittadini, ad esempio sul rischio frane. Questo perché aumentare la consapevolezza dei cittadini significa ridurre i rischi. Soprattutto nel rischio idrogeologico la memoria degli eventi del passato è fondamentale per prevenire dissesti futuri. Questo vale soprattutto per le frane: c’è un’altissima percentuale di fenomeni che si riattivano nello stesso luogo attraverso il tempo. La diffusione delle informazioni è fondamentale per la prevenzione. La conoscenza del passato è indispensabile per evitare che quando accade qualcosa si dica sempre “è una strage che si poteva evitare”. Ho fatto sempre questo lavoro con grande passione. Voglio cercare di farlo in Italia con tutto l’entusiasmo e la dedizione possibile. Ho pensato di andare via, ma cerco di restare qui.


Carla, 30 anni,
laureata in ingegneria per l’ambiente indirizzo difesa del suolo

domenica 19 luglio 2009

LA RICERCA NON È MALATA È TAGLIATA LEGGI DI MERCATO E PRECARIETÀ DEI DIRITTI

Ha ragione, ma solo a metà, Rita Clementi, 47 anni, genetista di gran vaglia, quando lamenta ? nella lettera aperta indirizzata dallE pagine del Corriere della Sera lo scorso lunedì 29 giugno al Presidente delle Repubblica, con cui annuncia di voler lasciare l?Italia ? la scarsa capacità di riconoscere il merito del nostro sistema di ricerca. Ha ragione perché un paese che fa a meno di una scienziata bravacomelei èun paese con una pericolosa tendenza all?autolesionismo. Ha ragione perché in molti settori della nostra ricerca pubblica il merito e persino l?eccellenza non vengono riconosciuti, a causa di una malcelata tendenza nepotista. Ma ha ragione a metà, perché l?accusa non può essere generalizzata. In molti settori della ricerca pubblica l?eccellenza e il merito vengono prodotti e riconosciuti.Nonè uncaso che, nelle classifiche internazionali sulla produttività e sulla qualità scientifica, i nostri matematici e i nostri fisici ? per esempio ? risultino tra i più bravi al mondo. Che i nostri giovani ricercatori risultino tra gli europei più creativi scientificamente (sono secondi in assoluto e primi in termini relativi nel progetto IDEAS del Consiglio europeo delle ricerche) sia tra gli europei più richiesti negli Stati Uniti. Non è un caso che ? nelle classifiche dell?OCSE ? i nostri ricercatori risultino i più produttivi al mondo, dopo i colleghi svizzeri e che la qualità del loro lavoro sia comunque superiore alla media europea. Malgrado le molte lacune, il sistema pubblico di ricerca resta uno dei settori più competitivi a livello internazionale di cui può far vanto l?Italia. Il problema più grave ? il problema strutturale ? del nostro sistema di ricerca non è che i laboratori sono pieni di fannulloni raccomandati che tolgono il posto ai bravi ? comevorrebbero farci credere Brunetta e alcuni più o menoillustri suoi corifei. Il problema del sistema italiano di ricerca è che è toppo povero e toglie il lavoro a tutti: geni, bravi e mediocri. Il problema è che il nostro paese pensa da quarant?anni di poter perseguire uno «sviluppo senza ricerca». Il governo Berlusconi sta nettamente aggravando la situazione, spingendo fuori non solo persone eccellenti come Rita Clementi, ma tutti i giovani: in massa. La riprova? L?Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA), un istituto pubblico di ricerca che dipende dal Ministero dell?Ambiente, non rinnovava il contratto in scadenza a 200 giovani precari. Stessa sorte toccherà entro settembre ad altri 230 giovani in scadenza di contratto. In pratica l?ISPRA rinuncia quasi alla metà della sua capacità di ricerca. E poiché le cose vanno in modo analogo in altri Enti pubblici e nell?università, è chiaro che gli scienziati italiani vanno via non perché la ricerca è malata, ma perché la ricerca è tagliata.

mercoledì 15 luglio 2009

Noi, Precari e Beffati

Dal quotidiano Terra

Rossana De Rossi
ISPRA — Ricercatori ambientali co.co.co. e a tempo detreminato assoldati per il potenziamento del supporto Ispra alla Commissione Via Vas, poi licenziati, a dispetto della loro professionalità.—
Ringraziati dal Governo, nella persona del premier Silvio Berlusconi, e sei mesi dopo licenziati dallo Stato. È lo strano destino di un gruppo di precari dell’Ispra, l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, vigilato dal ministero dell’Ambiente, che a fine 2008 ha partecipato ai lavori di supporto tecnico-scientifico garantiti dall’ente alla Commissione Via e Vas, nell’analisi di costi e benefici ambientali delle opere pubbliche.
Lo scorso anno il ministro Prestigiacomo ha deciso di smaltire le richieste di valutazione rimaste inevase fino allora, quasi 160, e ha chiesto un potenziamento del supporto Ispra alla Commissione, che ha portato a formare appositi gruppi di lavoro. Negli ultimi mesi del 2008 questi esperti, già sotto contratto, si sono quindi spostati al supporto scientifico, con orari che spesso andavano ben oltre quelli d’ufficio, abbandonando (o riducendo) le proprie attività istituzionali.
Gran parte dei protagonisti della «puntuale e preziosa collaborazione dell’Ispra», come l’ha definita in una lettera il presidente della Commissione, Claudio De Rose, erano precari da diversi anni: molti sono stati stabilizzati ma una ventina non hanno avuto questa fortuna e sono stati licenziati dall’Istituto al quale nel tempo hanno dimostrato tanta professionalità.
Sono lavoratori con contratto co.co.co., non rinnovato il 30 giugno, oppure a tempo determinato fino a novembre 2009, di cui i commissari governativi hanno già annunciato l’allontanamento. E' stato proprio Il prefetto Vincenzo Grimaldi, commissario dell’Ispra, a inviare il 20 gennaio una lettera di “apprezzamento per il contributo” a tutti coloro che hanno partecipato all’impresa.
Grimaldi l’ha scritta dopo aver ricevuto (il 23 dicembre 2008) quella di De Rose, che ricordava come la Prestigiacomo si sia «pubblicamente compiaciuta» del risultato e ringraziava gli «esperti dell’Istituto», senza sapere che una parte di loro sarebbe stata licenziata pochi mesi dopo.
Lui aveva già ricevuto la sua quota di complimenti: in una lettera del 18 dicembre il Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, sottolineava gli “alti livelli di efficienza” raggiunti dalla commissione, che hanno consentito «nella piena salvaguardia dell’ambiente, molte opere pubbliche ritenute necessarie per lo sviluppo del nostro Paese».
Il premier aggiungeva poi che l’«ottimo lavoro» della Via Vas è un segnale che dimostra come l’Italia possa «primeggiare in Europa anche in termini di efficienza amministrativa ». Efficienza forse utile alla collettività, sicuramente non a chi da due settimane è senza lavoro, pur avendo contribuito a un progetto cui lo Stato attribuisce tanta importanza.

lunedì 13 luglio 2009

Lavoro “verde” – Caso Ispra

dal sito Autoambiente
Opinioni
Un colpo di scure sulla ricerca ambientale nazionale
Il 1° luglio duecento tra precari, collaboratori coordinati e continuativi e a tempo determinato di Ispra, l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, hanno perso il proprio lavoro. Un “reggimento” destinato a raddoppiare per la scadenza di altri 230 contratti a fine dicembre che andrà a infoltire l’esercito dei neo disoccupati del settore ecologico della pubblica amministrazione. A fine 2008, infatti, centinaia di professionisti del “verde” hanno dovuto lasciare i propri incarichi per decorrenza dei contratti di lavoro. Si tratta di guardie ecologiche, tecnici, ricercatori ed esperti di varie discipline.
Di laureati in ingegneria ambientale e biologia, di persone con dottorati di ricerca e specializzazioni. Di diplomati che hanno passato anni sui libri a studiare la legislazione ambientale, le tecniche per la tutela del suolo, delle risorse idriche e dell’atmosfera. Sono coloro che rilevano la qualità dell’acqua e dell’aria, l’inquinamento elettromagnetico e acustico, monitorano le discariche e il dissesto idrogeologico, le emissioni industriali e i reati ecologici. Sono coloro che tutelano il territorio dall’abuso edilizio, dalle discariche abusive, che elaborano i dati così preziosi per noi giornalisti e per chi deve sviluppare le politiche ambientali. Un esercito indispensabile per difendere le risorse naturali e la salute dei cittadini che ha contribuito a creare l’enorme quantità di documenti disponibile sul sito dell’Ispra.

Uno Stato che crea precari, disoccupati e disagio sociale
“La mobilità lavorativa, associata alla deregolamentazione generalizzata, (…) quando (…) diviene endemica, crea forme di instabilità psicologica, di difficoltà a costruire propri percorsi coerenti nell’esistenza (…). Conseguenza di ciò è il formarsi di situazioni di degrado umano, oltre che di spreco sociale. (…). L’estromissione dal lavoro (…) mina la libertà e la creatività della persona e i suoi rapporti familiari e sociali con forti sofferenze sul piano psicologico e spirituale. Desidererei ricordare a tutti, soprattutto ai governanti impegnati a dare un profilo rinnovato agli assetti economici e sociali del mondo, che il primo capitale da salvaguardare e valorizzare è l’uomo”. A scrivere queste parole non è un acerrimo sindacalista o un oppositore politico, ma Papa Benedetto XVI nella recente Enciclica “Caritas in veritate”. Una voce, quella del Pontefice, che si aggiunge a un lungo elenco di opinioni contro il precariato, come quelle dei Nobel Rita Levi Montalcini (Medicina 1986), Dario Fo (Letteratura 1997) e Joseph Eugene Stiglitz (Economia 2001). Lo studioso americano nella sua prefazione a "Schiavi moderni", libro che raccoglie oltre 400 storie di precari voluto da Beppe Grillo (scaricabile gratuitamente dal Blog del comico o acquistabile in versione cartacea a 8,90 euro), ne svela i risvolti negativi per l'economia nazionale. "Politiche", scrive il premio Nobel, "volte all'aumento della flessibilità del lavoro (...) hanno spesso portato a livelli salariali più bassi e a una minore sicurezza dell'impiego. Tuttavia, esse non hanno mantenuto la promessa di garantire una crescita più alta e più bassi tassi di disoccupazione. Infatti, tali politiche hanno spesso conseguenze perverse sulla performance dell'economia, ad esempio una minore domanda di beni, sia a causa di più bassi livelli di reddito e maggiore incertezza, sia a causa di un aumento dell'indebitamento delle famiglie. Una più bassa domanda aggregata a sua volta si tramuta in più bassi livelli occupazionali". Una politica, quindi, controproducente che nasconde anche un dispendio monetario insensato: il 40% dei lavoratori precari (che nel 2006 erano, secondo l'Istat, quasi 4 milioni in Italia) è laureato, titolo per il quale lo Stato ha investito ingenti risorse economiche per consentirne il raggiungimento. "Ma se mettete i precari a servire patatite fritte o nei call center", si chiede provocatoriamente Stiglitz, "perché spendere tanto per istruirli?"
Opinioni che riaffermano il principio fondamentale con il quale si apre la Costituizione italiana: l'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. Principio rimarcato all'articolo 4, "la Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto", ma che è proprio lo Stato a non rispettare. Come è possibile che in un ente pubblico di 1600 occupati 430 siano con contratto precario? Un numero che arriverebbe a 630 se il Governo Berlusconi non fosse stato costretto a regolarizzare altri 200 precari a “causa” di un provvedimento antecedente del Governo Prodi. E come è possibile che persone impiegate da 5, 8 o 10 anni con lo stesso datore di lavoro, con tanto di postazioni e recapiti propri, non abbiano un contratto a tempo determinato? E come si può sprecare tanta conoscenza “verde” sapendo che l’ambiente sarà uno dei settori trainanti per l’economia, e non solo, del futuro prossimo? Il personale dell’Ispra, come quelli che operavano nei Parchi naturali e in altri enti pubblici, è portatore di un sapere che è difficile, se non impossibile, da sostituire. La cultura che inglobano è una risorsa per il Paese, risorsa che sempre più viene sprecata costringendo i giovani a emigrare per sviluppare le proprie professionalità. Una migrazione che svuota l’Italia di competenze preziose necessarie per la crescita economica e sociale del Paese. Il tutto assume un aspetto paradossale se, come accennato, si pensa che la green economy è considerata da molti la via d’uscita alla crisi e che gli impieghi “verdi” sono, come ha rilevato il Rapporto WWF “Lavori a basso contenuto di carbonio per l’Europa”, destinati ad avere una forte crescita.



La scusa sono i soldi, ma le ragioni sembrano politiche
La motivazione ufficiale della mancata conferma dei 200 precari è lo sforamento del budget riservato ai lavoratori atipici dell'Ispra. Una giustificazione che, a nostro avviso, non regge. Se si gettano dal finestrino (dell’aereo) qualche manciata di miliardi per salvare l’Alitalia o, come denunciato da Rete Italiana per il Disarmo, si spendono 15 miliardi di euro per l’acquisto di 131 cacciabombardieri, dei quali si potrebbe fare a meno (soprattutto in momenti di crisi), vuol dire che i soldi ci sono. E se si desidera qualche suggerimento su dove recuperali basta visionare una qualsiasi puntata di Report. Non solo. Molte attività dell’Ispra sono fonte di guadagno per lo Stato e rinunciarvi si trasforma in un mancato introito per il bilancio nazionale.
Se la voce monetaria non sembra pertinente vuole dire che le ragioni si devono cercare altrove. Presupposto che chi governa il Paese sia dotato di buona intelligenza per comprendere le conseguenze delle proprie decisioni, il sospetto è che dietro ai continui “licenziamenti” nel settore ambientale, e non solo, ci siano progetti precisi. Per molti il taglio delle guardie ecologiche nel 2008 è un chiaro indicatore di maggiore tolleranza verso gli abusi edilizi e i reati ambientali. Per la mancata conferma dei lavoratori dell’Ispra si pensa a un possibile, citiamo dal Blog dei precari, “smembramento dell'Istituto e conseguente privatizzazione di controlli e ricerca ambientali, come sembra dimostrare la massiccia ricerca di personale da parte della Sogesid, proprio nei ruoli oggi svolti da ricercatori e personale Ispra”. Un’ipotesi che appare quanto mai realistica considerato che presidente e amministratore delegato di Sogesid è Vincenzo Assenza, “mastelliano di ferro” confluito nel Popolo delle Libertà. Ricordiamo che la sua nomina al vertice della società da parte della concittadina, nonché Ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo è apparsa “sospetta” ai giornalisti Giuliano Foschini ed Emanuele Lauria della redazione palermitana di Repubblica. Noi non abbiamo elementi per dubitare della professionalità dell’avvocato siracusano (ma neanche per confutare le perplessità dei colleghi siciliani), ma il timore è che si stia operando l’ennesima invasione della politica (che, per la sfortuna degli italiani, è bipartisan) in settori di rilievo, come lo è l’ambiente, che dovrebbero rimanere indipendenti. Il passaggio del monitoraggio ambientale da un Ente pubblico di ricerca soggetto a precisi controlli, come è l’Ispra, a una Società per Azioni, quale la Sogesid, è quantomeno inopportuno. Significa incrementare la possibilità di comportamenti clientelari e dare la possibilità di manipolare i dati ambientali, svuotarli di significato a secondo delle esigenze politiche di chi è al Governo. Non a caso, pare che uno dei settori ad essere stato smobilitato per primo sia quello che opera nei rilevamenti delle radiazioni nucleari.
Dovremmo avere uno Stato che crea occupazione a tempo indeterminato, tutela l’ambiente e la salute dei cittadini e investe risorse per uno sviluppo economico ecosostenibile. E invece ci ritroviamo in una nazione che toglie lavoro qualificato, che sottostima la rilevanza dei beni naturali e che pare ancorato a una mentalità industriale del passato. E lo fa sacrificando giovani validi che hanno l’unica colpa di non di rientrare nella visione privatista della politica che ha già creato, come accertato dalle inchieste sulla "salute" di Report, effetti negativi alla sanità pubblica con l'esplosione del precariato, delle spese di gestione e delle truffe a danni di collettività e malati.

Stefano Panzeri

domenica 12 luglio 2009

Open letter to the President of the United States of America, Barak Obama

Dear Mr. President,

During the course of the G8 meetings you will be playing a very determinant role, as we believe that the role that the Presidency of the United States will play in the discussion of themes such as climate change and environmental protection will be crucial. We also believe that this an occasion for us in which to present you with another theme which we consider of fundamental importance for society: public environmental research.

Mr. President, the onset of your election has brought about many expectations in the minds of citizens across our planet. You are considered a leader who has been able to tell its country, and the rest of the countries on our globe, that we can only resolve the terrible environmental issues incumbent on our planet if we confront them in unison, citizen by citizen, nation by nation.

We are a group of environmental researchers who carry out their work with high commitment and professionality at ISPRA (Higher Institute for Environmental Protection and Research), a public research institute who, by decree, provides scientific and technical support to the Italian Ministry of the Environment on all cross-cutting themes concerning environmental policies. Just as in analogous institutes of many other countries such as yours, ISPRA represents the governmental agency and research body dedicated to supporting its country’s central administration in those processes involving environmental monitoring , protection, management, decision-making, and planning.

On the last 30th of June, more than 200 researchers, technicians and administrative staff with temporary contracts did not see their contracts renewed while other 200 units of personnel will face a similar situation by the end of December 2009. This number represents a high percentage of the total number of staff working in ISPRA.

It is obvious that the cut in research and technicians will not only heavily weigh on the scientific activities carried out by ISPRA, but will also influence numerous processes involving environmental quality in our country, thereby contributing in impoverishing the nation’s capacity to play a significant role in environmental research, a role which over the course of the years was attained also thanks to the commitment and high professional standards of temporary research staff such as ourselves. In so doing, Italy will end up loosing the knowledge and capacity heritage which it so diligently built up through the years, thereby creating a loss to its citizens and to future generations. We believe that the stability of the technical advisory bodies of a country’s central administrations and the capacity to conduct sound scientific research are amongst the fundamental pillars that can guarantee the future of a nation, and the future of a nation is foremostly an affair of its citizens.

We are therefore sending you a copy of the open letter which we sent, to this effect, to Italian Minister of the Environment, Ms. Stefania Prestigiacomo. We hope that you will consider signing it and being a spokesperson for us to the Italian Government.

We have also produced a small videoclip that briefly summarises our situation. The videoclip can be seen at www.nonsparateallaricerca.org and the site also allows citizens, from any nation, to sign our open letter plea.

In thanking you for your attention and support, please accept, Mr. President, our most distinct regards,

The assembly of the temporary research staff of ISPRA