LA PETIZIONE DA FIRMARE

mercoledì 6 maggio 2009

Brunetta: basta con film e libri che mitizzano i precari

Il caso «Non si specula sulla pelle dei giovani». Alt a Facebook in ufficio

Corriere della Sera - ROMA — Non piace al mini­stro della Funzione pubblica, Re­nato Brunetta, la «mitologia» del precario che tanta filmografia e letteratura ha ispirato nell’ulti­mo decennio. Per essere precisi, gli fa «letteralmente schifo», quando non gli «fa venire l’ortica­ria ». «I precari - ha spiegato il mi­nistro - non possono e non devo­no essere una classe sociale, ma una forma di passaggio». Ma l’or­ticaria, al ministro, la fa venire anche Facebook, che vuole toglie­re ai dipendenti pubblici.
L’attacco alla «mitologia» del precariato, che a prima vista po­teva apparire diretto soltanto a un fenomeno che speculerebbe «sulla pelle dei giovani», finisce per colpire la Cgil Funzione pub­blica che ieri ha presentato i dati sui lavoratori flessibili nella pub­blica amministrazione. L’indagi­ne, condotta sui dati della Ragio­neria Generale dello Stato, regi­stra un numero di precari pari a 440.920. Di questi, è stato spiega­to, 60 mila rischiano di subire lo stop alle stabilizzazioni a partire da luglio, sempre che venga ap­provata «la norma sulla quale si basa la strategia del governo».
La polemica parte da lontano. Da quando Brunetta ha iniziato un monitoraggio sui contratti flessibili nella pubblica ammini­strazione e sulla loro regolarizza­zione, i cui primi esiti sono stati pubblicati a fine aprile: 34.267 precari regolarizzabili, più della metà in Sicilia. «Il fenomeno - si concludeva - risulta assoluta­mente nei limiti fisiologici», vi­sto che «nella grande maggioran­za dei casi le amministrazioni hanno posti in pianta organica e risorse economiche sufficienti» per stabilizzare. Ma per Carlo Podda, segretario generale Fp-Cgil, il monitoraggio sarebbe «strumentale, perché una volta ridimensionato il fenomeno del precariato nei numeri, risulterà socialmente più accettabile l’in­terruzione del processo di stabi­lizzazione avviato dal precedente governo». Brunetta ieri ha respin­to l’addebito. E ha annunciato che il monitoraggio non sarà più precario ma stabile.

BRUNETTA: "AGLI STATALI VERRÀ TOLTO FACEBOOK"


«Sto predisponendo un sistema di filtraggio che impedisca ai dipendenti pubblici di andare su Facebook». Lo ha annunciato il ministro per la Pubblica Amministrazione e Innovazione Renato Brunetta in un'intervista all'emittente televisiva Roma Uno. «Sembra che uno dei luoghi di maggior utilizzo del famoso social network siano proprio le postazioni pubbliche - ha spiegato Brunetta - quindi stiamo mettendo a punto un progetto che non ha nulla di vessatorio ma che vuole impedire di spendere soldi della collettività in modo non corretto». A proposito della sua pagina su Facebook il ministro ha detto di aver raggiunto oltre cinquantamila contatti: «È una bellissima esperienza perchè permette di fare i conti con un pubblico amico ma anche molto esigente e di tenere i piedi per terra».

BRUNETTA: STOP A CHI MITIZZA I PRECARI «Chi mitizza la figura del precario con attività sindacale, letteraria o filmografica, mi fa letteralmente schifo e mi fa venire l'orticaria». Così il ministro della Funzione pubblica, Renato Brunetta, a proposito delle critiche avanzate oggi dalla FP-Cgil sul monitoraggio del ministero della Funzione pubblica accusato di contenere numeri «truccati». Secondo Brunetta (intervenuto oggi al Cnel), infatti, mitizzare la figura del precario è «una strumentalizzazione politica». I precari, ha aggiunto, «non possono e non devono essere una classe sociale, ma una forma di passaggio. Chi li mitizza lo fa sulla pelle di questi giovani». Il ministro ha insistito nell'affermare che «non è utile sparare numeri a vanvera pensando che così si tutelino meglio i lavoratori. La loro tutela sta nel dire le cose come stanno. La nostra intenzione è quella di capire e far capire al Parlamento che deve legiferare. Buttare lì numeri, congestionare il dibattito o lanciare anatemi non serve a nessuno, certo non serve ai lavoratori con contratto di lavoro flessibile».

martedì 5 maggio 2009

Ricetta made in China contro la crisi: fumare il più possibile

Chissà se Brunettolo non la farà sua.....

Il fumo fa male, ormai lo sanno anche i sassi. Ma forse non i cinesi. I quali hanno trovato la soluzione per combattere la crisi: tutti i dipendenti della pubblica amministrazione dovranno fumare d'ora in poi quante più sigarette possibile.
L'ordine è stato dato dale autorità della provincia di Hubei, nella Cina centrale. E' stato anche stabilito un obiettivo da raggiungere, altro che storie: entro il 2009 si dovranno fumare oltre quattro milioni e mezzo di cicche, ovvero 230mila pacchetti. E chi sgarra, rischia una multa salatissima, molto peggiore di quella riservata ai fannulloni di casa nostra.
Le autorità hanno previsto una quota minima individuale che, in nome della Patria, quando possibile potrà esser comunque superata. Insomma, sta al patriottismo e al buon cuore di ciascuno. Il sacrificio della popolazione, ha spiegato Chen Nianzu, funzionario presso la provincia di Hubei, "servirà a rafforzare l'economia locale attraverso la tassa sul tabacco". Chissà che cosa ne pensa il ministro Brunetta...

Pubblica Amministrazione. Taglio di 5,3 mld annui per le imprese

Ha raggiunto quota 5,3 miliardi l'anno il taglio ai costi della burocrazia che si tradurranno in risparmi per le imprese nelle aree del Lavoro, della Previdenza e della Prevenzione incendi. A darne conto in una conferenza stampa appositamente convocata a palazzo Chigi, i ministri del Welfare, Maurizio Sacconi e della Funzione pubblica, Renato Brunetta che hanno quindi illustrato i primi risultati del "Tagliaoneri" (introdotto dal decreto legge n. 112 del 2008) per ridurre i costi della burocrazia e favorire il recupero di competitività del paese. "Nel complesso - hanno spiegato - gli interventi programmati comporteranno: un risparmio di circa 700 milioni di euro nell'area Lavoro e previdenza, che si aggiungono ai circa 4,1 miliardi già tagliati con il d.l. n. 112/2008, per un totale di 4,8 miliardi di euro l'anno (con una riduzione del 48% dei costi); un risparmio di oltre 500 milioni di euro l'anno nell'area Prevenzione incendi (con una riduzione del 37% dei costi)". In che modo si è potuto individuare cosa tagliare? "Grazie alla misurazione dei costi amministrativi per le imprese, realizzata dal Dipartimento della Funzione Pubblica con l'assistenza tecnica dell'Istat - hanno chiarito i due ministri - sono state individuate le procedure più costose da semplificare e sono stati quindi adottati i piani per ridurre di almeno il 25% gli oneri (in linea con gli obiettivi assunti in sede comunitaria). La novità del metodo è nella logica di risultato: in vista del taglio dei costi, i piani di riduzione degli oneri adottano le misure organizzative, tecnologiche e normative e definiscono tempi e responsabilità per la loro realizzazione". Con il nuovo meccanismo di semplificazione, hanno argomentato Sacconi e Brunetta, sono stati completati "in tempi rapidi i piani di riduzione nelle prime due aree di regolazione pubblica: Lavoro e previdenza e Prevenzione incendi". E, "grazie alla previsione di un sistema stringente di monitoraggio e pubblicità dei risultati, sia i cittadini che le imprese disporranno di bilanci periodici sulle iniziative realizzate con la collaborazione delle associazioni imprenditoriali". Sono attesi per le prossime settimane nuovi risultati del Taglia-oneri, nell' area Beni culturali. Prosegue, nel frattempo, l'impegno del Dipartimento per la Funzione Pubblica nella misurazione degli oneri nell'area Ambiente e Fisco e per il completamento della misurazione in tutte le materie di competenza statale. In ogni caso, hanno rimarcato entrambi con forza, nessuno dei tagli "toccherà diritti e tutele". "C'è ancora moltissimi da tagliare - ha annunciato Brunetta - Proseguiremo con questo ritmo fino al 2012 quando arriveremo a decine di miliardi di tagli che, naturalmente, non entreranno direttamente nelle tasche di imprese e famiglie ma alleggeriranno il peso della burocrazia su di loro e renderanno l'economia italiana più agile e flessibile. Ovviamente - ha aggiunto - questo dovrà portare un cambio di mentalità anche nei confronti di coloro che avevano intermediato rispetto a questo fino ad oggi, vale dire consulenti del lavoro, avvocati, tecnici, ingegneri che sino ad oggi avevano intermediato per risolvere i problemi di una cattiva burocrazia natuturamente facendosi pagare. Il cittadino fino ad ora, quindi, ha pagato 2 volte. Prima le tasse a fronte di servizi che non sono arrivati e poi il consulente che lo aiutasse ad avere quei servizi non ottenuti".

OCCUPAZIONE, CGIL: NEL LAZIO OLTRE 6.000 PRECARI SETTORE PUBBLICO

Una "giornata del precario" a Roma il prossimo 30 giugno. Lo ha annunciato il segretario nazionale della Cgil funziona pubblica Carlo Podda durante la conferenza stampa di presentazione dei numeri del precariato all'interno del comparto pubblico che si è tenuta questo pomeriggio alla Casa del Cinema. Il segretario regionale della funzione pubblica del Lazio, Gianni Nigro ha sottolineato che nel Lazio i precari nei comparti della funzione pubblica, università, ricerca e scuola "sono oltre 6mila il settore più colpito è quello della sanità: fra le 2.800 e le 3mila persone di cui 1.200 circa medici. Solo all'Asp sono 155".

P.a.: Fp Cgil, 30 giugno precario-day

Il 30 giugno sara' la giornata del precariato. Ad annunciarlo e' stato il segretario generale della Fp Cgil, Carlo Podda, nel corso di una conferenza stampa in cui ha presentato i dati sul precariato nel settore della pubblica amministrazione. "Vedremo - ha spiegato Podda - in che modo e in che forma articolare questa giornata. Ci sara' una manifestazione nazionale ma non nella forma tradizionale, vogliamo mettere insieme oltre a lavoratori e lavoratrici anche ad esempio gente di spettacolo. E' un evento - ha aggiunto - su cui vogliamo richiamare l'attenzione dell'opinione pubblica". Insomma, ha continuato il leader del sindacato, possiamo
chiamarlo il "precario-day". Infine un auspicio e cioe' che partecipino anche gli altri confederali: "se riuscissimo - ha concluso - a farlo anche con i nostri amici di Cisl e Uil, saremmo contenti. Almeno su questo non ci dovrebbero essere divisioni".

P.a.: Fp Cgil, i precari sono 440.920

In una conferenza stampa, il sindacato Fp Cgil ha sottolineato che in base alla 'strategia del governo, tutto il personale precario della pubblica amministrazione, a prescindere dal possesso dei requisiti per la stabilizzazione, non vedra' rinnovato il proprio contratto'. Insomma, per l'organizzazione guidata da Carlo Podda, si assistera' nei prossimi mesi ad un 'licenziamento in massa'. E alla 'perdita di una singola unita' lavorativa, in settori come la sanita' o il socio-assistenziale, corrispondera' un'assenza di organico difficilmente colmabile. In questi casi, la cessazione del rapporto di lavoro corrispondera' con quella del servizio'.
Sempre secondo dati forniti dal sindacato, sulla base del Conto Annuale della Ragioneria Generale, il totale del personale precario nell'intera P.A. e' di 440.920 unita', considerando invece i soli comparti di riferimento della sola Funzione Pubblica Cgil (quindi esclusi gli enti di ricerca, la scuola e universita') ammonta a 201.716 unita' (102.388 lavoratori a tempo determinato, 1.321 lavoratori interinali, 4.307 lavoratori in formazione lavoro, 25.164 lavoratori socialmente utili, 58.536 collaborazioni). Nel 2007 le stabilizzazioni hanno interessato 10.982 lavoratori della pubblica amministrazione, mentre altri 38.956 sono i cosiddetti aventi diritto.
La Fp e' tornata, quindi, a criticare il monitoraggio fatto dal ministero della Pubblica Amministrazione giudicandolo 'paziale, pressappochista e strumentale' che censisce 'meno della meta' degli enti censiti dal Conto Annuale: 4027 contro 9903)'. E che, ancora, non tiene conto, per esempio, dei precari tra i vigili del fuoco, della Croce Rossa o della Protezione Civile. Si punta a "ridimensionare il fenomeno - e' la tesi della Fp - per rendere socialmente piu' accettabile lo stop alle stabilizzazioni, il cui percorso era stato avviato dal precedente governo'. Sotto accusa lo stesso criterio 'con il quale il questionario e' stato formulato, laddove la richiesta riguardava le unita' di personale che gli enti 'intendono stabilizzare e non il loro fabbisogno'.

Precari: Cgil, 200mila licenziamenti entro il 2011 nella pubblica amministrazione

Nuovo allarme della Cgil sui precari nella pubblica amministrazione. Dal primo luglio - è la stima del sindacato di categoria Fp - in 60 mila perderanno il posto a causa della norma, all'esame del Parlamento, che blocca i percorsi di stabilizzazione dei rapporti di lavoro. Ma il numero è destinato a salire: nel 2010 si arriverà ad oltre 120 mila unità fino a giungere nel 2011 a 200 mila.

MERITOCRAZIA!!!

Come per la riforma della scuola - "libro e moschetto... scolaro perfetto" voluta dalla Gelmini - "il vecchio" si appresta ad avviluppare anche ciò che resta delle rovine della Pubblica amministrazione, per portarla indietro di mezzo secolo, dissotterrando la spada di Damocle delle "note di qualifica"! In ogni pubblico ufficio, infatti, oltre alle colorate quanto inutili "faccine" di mister br, faranno ben presto il loro debutto le "TRE FASCE" meritocratiche che suddiveranno gli Statali - come se le attuali divisioni non bastassero - in una sorta di classifica dei dipendenti che va dal più bravo, a quello così e così, fino al meno bravo. Sulla base di questa graduatoria si decideranno gli stipendi, le promozioni, le carriere e le distribuzioni di eventuali premi di produttività. Tanto prevede la bozza del decreto che il ministro Brunetta sta per portare in Consiglio dei ministri. Leggendo il testo si capisce che gli obiettivi di mister br sono due: primo, ridurre il potere d'intervento del sindacato, che d'ora in poi avrà molta meno voce in capitolo sui salari, sulle norme disciplinari, sull'organizzazione del lavoro; secondo, obbligare le amministrazioni a distribuire le risorse in modo molto... "differenziato", cioè dare tanti soldi ad alcuni e pochi ad altri secondo la vecchia logica di potere del dividi et impera, invece secondo il governo, per rimediare alla disfunzione dei cosiddetti "premi a pioggia", uguali per tutti! Per questo il decreto vuole istituire le "Classifiche del Merito". Al termine di un anno di lavoro, tutto il personale verrà "giudicato(!?)" secondo i risultati individuali e si creerà così una graduatoria. Il 25% dei dipendenti che si trovano ai primi posti della classifica riceveranno il premio per intero. Il 50% della fascia centrale avrà il premio dimezzato. Il 25% che finisce in fondo alla classifica non avrà niente. Ma chi sarà chiamato a stilare le classifiche? Chi sarà nel pubblico impiego a dare i voti in pagella? In alcuni articoli del provvedimento si evince che la formulazione delle graduatorie dovrebbe spettare ad una sorta di “Organismo per la valutazione”: una specie di commissione che dovrebbe nascere in ogni amministrazione, nominata dal responsabile politico di turno (il ministro, il sindaco, il prefetto, il procuratore capo, il direttore scolastico, il direttore sanitario e così via). Poi sarebbero previsti i "Comitati dei garanti", che dovrebbero esprimere un parere ogni volta che un dirigente viene rimosso dall'incarico, ed infine l'"Autorità indipendente" per la valutazione. Il condizionale quando si parla del governo berlusconi e dei suoi collaboratori è d'obbligo! L'unica cosa certa è che la sola "Autorità indipendente" - per non parlare del magna-magna di commisioni e sottocomissioni che si verrebbero a creare - costerà ai contribuenti ben 4 milioni l'anno, e i suoi cinque membri nominati da governo e Parlamento riceveranno uno stipendio di 300 mila euro l'anno. Ma poi, in altri passaggi del decreto, si legge pure, in maniera maliziosamente equivoca, che "il compito di giudicare il lavoro dei dipendenti spetta ai dirigenti loro diretti superiori". M a tornando a bomba, le classifiche non serviranno solo a distribuire il salario accessorio. Il giudizio annuale inciderà anche sulle promozioni, gli avanzamenti economici, l'assegnazione di incarichi, l'accesso a corsi di formazione, insomma una vera e propria lottizazione politica della P.A., un pò come avvine per mamma-Rai! Saranno inoltre istituiti alcuni premi speciali: uno si chiamerà “bonus delle eccellenze”, un altro “premio all'innovazione”. I primi classificati di ciascuna amministrazione , gli eletti, non si sa bene da chi, come e con quali criteri, potranno anche candidarsi a una sorta di selezione nazionale, per ottenere un ulteriore premio. Insomma "I PRIMI" in classifica dovrebbero avere "due palle" così e andare direttamente in finale di Champions League!!! E i sindacati in tutto questo che ruolo giocano? Quando il decreto entrerà in vigore i sindacati del pubblico impiego conteranno molto meno di prima. Lo spazio della contrattazione viene ridotto, molte cose saranno decise per legge. Per i contratti nazionali diventa vincolante il parere della Corte dei conti, mentre gli accordi integrativi raggiunti nelle singole amministrazioni potranno essere bocciati dal ministro della Funzione pubblica. Non solo, ma per le norme siglate nei contratti costituirà in qualche modo un limite anche “l'autonoma decisione definitiva” del dirigente. Viene infine istituita una regola di incompatibilità fra attività sindacale e dirigenza: gli ex sindacalisti non potranno essere nominati alla guida di un ufficio, né potranno entrare nei vari organismi di valutazione. Ma non finisce mica qui. La bozza del decreto Brunetta prevede una riduzione molto drastica del numero di contratti nazionali: resterebbero soltanto due grandi accordi, uno per lo Stato centrale e un altro per le amministrazioni decentrate. In altre parole non esisterebbe più il contratto della scuola, perché verrebbe unito a quelli dei ministeri, delle agenzie fiscali, degli enti previdenziali. Né ci sarebbe più il contratto della sanità, accorpato a quello di comuni, province e regioni. Ma al tempo stesso all'interno dei due grandi accordi nazionali, però, si dovrebbero prevedere delle "sezioni", per salvaguardare le "specificità" di ciascun comparto. Insomma una gran confusione. Un gran polverone. Un gran baccano. Tanto rumore per "coprire" le prossime "porcate" tra le quali, non bisogna avere la sfera di cristallo per azzardarne la previsione, che mister br non si dimetterà mai! E poi, ammesso e non concesso che il decreto vada in porto così com'è, chi controllerà il controllore? Semplice: lo stesso che giudicherà l'operato di mister br!

Brunetta ti cambia la PA con uno... ‘smile’

Il ministro a Ferrara per presentare il suo libro e sostenere Dragotto

Socialista della prima e ultima e ultimissima ora, esperto – come assicura lui stesso - di economia del lavoro, rivoluzionario. Il ministro Renato Brunetta si presenta così davanti al numeroso pubblico, accorso alla sala conferenze per ascoltare il suo intervento. Il professore è a Ferrara in una triplice veste: quella di Ministro della Funzione Pubblica, di esponente azzurro a sostegno del candidato sindaco Giorgio Dragotto e anche di scrittore, dato che ha più volte citato – strano ma vero - il proprio libro “Rivoluzione in corso”, recentemente pubblicato. Dopo l’introduzione, dedicata al programma di mandato del candidato forzista, Brunetta parla a ruota libera, incalzato dalle domande di Mario Fornasari. L’argomento di punta non può che essere il processo di trasformazione della pubblica amministrazione, che il ministro ha in mente di attuare. “Tutti siamo a conoscenza dei problemi annosi della burocrazia italiana – spiega Brunetta - Io ho cercato di porvi un freno, ottenendo già ora buoni risultati. Tra i principali obiettivi che si pone la riforma i tempi certi per l’acquisizione degli atti che il cittadino richiede. Se questi tempi non vengono rispettati, può scattare la class action nei confronti dell’amministrazione inadempiente. Non solo. Per sbrigare le pratiche burocratiche, il Governo ha raggiunto l’accordo con tabaccherie, poste, banche, per effettuare quelle operazioni che prima richiedevano code agli sportelli pubblici. A breve faremo in modo che anche dagli uffici della propria azienda sarà possibile richiedere e ottenere pratiche della P.A. E ancor prima sarà introdotto il certificato medico elettronico e altri atti, acquisibili attraverso la rete, senza muoversi da casa e con zero spreco di carta”. Il ministro è un fiume in piena, il tono è quello confidenziale, la platea apprezza l’esposizione chiara di ciò che Brunetta ha fatto e ciò che si propone di attuare. Fornasari, provocandolo, gli ricorda che numerosi quotidiani lo hanno etichettato come “guaritore”, dopo che sono stati pubblicati i dati sul drastico calo dell’assenteismo nel pubblico. “All’inizio, quando è stato approvato il decreto, ho ricevuto una marea di insulti, anche personali, rivolti da conservatori di sinistra come Eugenio Scalari, Furio Colombo e tanti altri radical chic. Poi i fatti mi hanno dato ragione, visto che i provvedimenti che ho adottato hanno colpito i dipendenti pubblici maggiormente assenteisti, che hanno perso privilegi incompatibili con la loro condotta, e premiando invece quelli che producono e raggiungono obiettivi significativi. A contestare il provvedimento e il sottoscritto è rimasta solo la Cgil, che non si rende conto che con questa lotta faziosa continua a perdere sempre più iscritti”. Poi, tra aneddoti autoironici sul suo stato di trepidazione antecedente alla nomina di ministro e le prime gaffes dovuta all’inesperienza nelle vesti di autorità, Brunetta affronta altri temi caldi, come il referendum di fine giugno. “Sono stato tra i primi firmatari del referendum – precisa - e come tale andrò alle urne a votare sì.” E sul rapporto a volte delicato col partito di Bossi spiega: “la Lega è un alleato leale e serio. A volte forse un po’ ruvido. Spesso capita che ci sia un sano antagonismo con il Pdl sul versante delle elezioni locali. Ma con Bossi c’è un ottimo rapporto quando si parla di riforme. Questo governo a breve varerà il federalismo fiscale, poi toccherà alla mia riforma del sistema amministrativo e burocratico dello Stato. Due novità capaci, da sole, di cambiare faccia al Paese”. Brunetta conclude con un simpatico appello a vantaggio del candidato del Pdl. “Se sono qua è perché faccio il tifo per Giorgio. Se vince gli farò adottare gli smiles all’interno dell’amministrazione comunale. Ma badate bene, le riforme per migliorare la pubblica amministrazione non sono né di destra, né di sinistra. Sono, come diceva un grande socialista come Brodolini, a vantaggio di una parte sola: quella del cittadino”.

Il ministro per la Pubblica amministrazione riferisce al Senato sulla situazione del precariato nella pubblica amministrazione


Nell’ambito dell’esame in sede referente, presso le Commissioni riunite affari costituzionali e lavoro, previdenza sociale, del disegno di legge collegato alla manovra di finanza pubblica n. 1167, recante delega al governo in materia di lavori usuranti, di riorganizzazione di enti, di congedi, aspettative e permessi, nonché misure contro il lavoro sommerso e norme in tema di lavoro pubblico, di controversie di lavoro e di ammortizzatori sociali, già approvato dalla Camera dei deputati, il ministro per la pubblica amministrazione e l’innovazione Brunetta ha riferito sull’attività di monitoraggio dei contratti di lavoro flessibile nelle pubbliche amministrazioni, precisando che l’operazione di censimento del lavoro flessibile rappresenta uno strumento essenziale per individuare adeguati percorsi di regolarizzazione della normativa in materia e per porre conseguentemente termine alle situazioni di incertezza che gravano sui rapporti di lavoro pubblico a contratto. (Si ricorda che il disegno di legge n. 1167 sopprime le disposizioni contenute nelle leggi finanziarie 2007 e 2008, relative ala stabilizzazione dei lavoratori precari nel pubblico impiego).
Nella prospettiva di procedere in tempi adeguati ad un razionale procedimento di stabilizzazione, il ministro ha precisato che l’indagine compiuta è stata particolarmente complessa, poiché negli ultimi tre anni non è stato effettuato alcun tipo di monitoraggio del fenomeno. Le amministrazioni che hanno comunicato i propri dati – richiesti tramite un questionario spedito per via telematica - rappresentano in termini di popolazione di riferimento oltre il 90 per cento per Regioni, aziende sanitarie, Comuni capoluogo, nonché per tutti i maggiori enti di ricerca. La rilevazione ha interessato oltre il 90 per cento del personale in possesso dei requisiti per la regolarizzazione.
Nella grande maggioranza dei casi – ha quindi affermato il Ministro - , le amministrazioni con personale regolarizzabile hanno risorse economiche adeguate e posti in pianta organica sufficienti per procedere alla regolarizzazione, Tali amministrazioni hanno dichiarato un interesse elevato, seppur non totale, all’assunzione di quanti sono in possesso dei requisiti.
Nel complesso, i dati raccolti confermano una tendenziale maggiore rilevanza del fenomeno nelle regioni del Sud: in particolare, il dato della Sicilia si presenta particolarmente anomalo, dal momento che i lavoratori siciliani rappresentano da soli oltre il 54 per cento del personale che viene dichiarato regolarizzabile, a fronte di una disponibilità in dotazione organica di molto inferiore. Peraltro, i dati delle amministrazioni siciliane sono stati elaborati separatamente da quelli complessivi, per ragioni connesse ai diversi requisiti previsti da specifiche leggi regionali. Inoltre, escludendo il settore della scuola, che non è stato preso in esame dalla ricerca, la maggioranza del personale in possesso dei requisiti opera presso i Comuni e, in misura di poco inferiore, presso le aziende sanitarie.
Il senatore Nerozzi (Pd), premesso di essere in possesso di dati che forniscono indicazioni molto diverse rispetto a quelle comunicate dal Ministro, ha sottolineato la necessità di attendere quelli che a breve verranno resi pubblici dalla Ragioneria generale dello Stato.
Dopo che il presidente Giuliano ha dato conto di ulteriori emendamenti presentati ai relatori, e riaperto conseguentemente il termine per la presentazione di sub emendamenti, spostato a martedì 5 maggio alle ore 16, il seguito dell’esame è stato rinviato.

lunedì 4 maggio 2009

Stabilizzazione ISPRA


E' stata disposta l'assunzione con contratto a tempo pieno ed indeterminato del personale ex APAT ed ex ICRAM in possesso dei requisiti utili ai fini della stabilizzazione; tutti i contratti avranno decorrenza 1 giugno 2009.

Brunetta contro i fannulloni: “I dipendenti pubblici sono con me”

La maggioranza dei dipendenti pubblici è d'accordo con la lotta anti-fannulloni del ministro per la Pubblica amministrazione Renato Brunetta. Lo ha detto lo stesso ministro, intervistato stamane a Canale 5. Bordata alla Cgil: “Non porta in piazza più nessuno”

"Domani o dopodomani - ha affermato Brunetta - pubblico un sondaggio in cui si dice che il 52% dipendenti pubblici approva quello che sto facendo, mentre il 30-35% è contrario. Che la maggioranza dei lavoratori pubblici che sono oggetto delle mie cure dica di sì mi fa ben sperare che abbiamo di fronte ancora un corpo sano, che vuole migliorare servizi a cittadini". A giudizio del ministro, poi, entro la metà del prossimo anno "si vedranno in maniera sensibile i grandissimi cambiamenti". La Cgil, "come si è visto negli ultimi scioperi generali, non porta in piazza più nessuno". Lo ha affermato il ministro della Pubblica amministrazione, Renato Brunetta, nel corso della trasmissione Panorama del giorno su Canale 5. "Questo vuol dire - ha proseguito il ministro - che la Cgil, al di là degli iscritti che sono per più della metà pensionati e al di là dei soldi che prende dallo Stato per patronati e caf, rappresenta pochissimo il lavoro attivo". Secondo il ministro nella Cgil, e anche negli altri sindacati, ci sono tanti pensionati "perché quando vanno nei caf o nei patronati per avere assistenza il più delle volte si iscrivono per avere lo sconto". Quando poi è il momento di votare, ha continuato facendo riferimento al sondaggio del Sole 24 Ore secondo cui il 44% degli elettori del Pdl sono operai, "votano molto meno per la sinistra e molto di più per il centro-destra, che rappresenta di più i loro interessi".

Brunetta: "Gli statali sono con me"


TGcom -"Il 52% dei dipendenti pubblici approva quello che sto facendo. Solo una minoranza, circa il 30-35%, è contraria". Lo ha sottolineato il ministro della Funzione Pubblica, Renato Brunetta, nel corso della trasmissione Panorama del Giorno su Canale 5, che ha anticipato i dati di un sondaggio che verrà pubblicato a giorni. Una stoccata poi alla Cgil: "Non porta più in piaza nessuno, la metà dei suoi iscritti è fatta da pensionati". ''Questo vuol dire - ha proseguito il ministro - che la Cgil, al di là degli iscritti che sono per più della meta' pensionati e al di là dei soldi che prende dallo Stato per patronati e caf, rappresenta pochissimo il lavoro attivo''. Secondo il ministro nella Cgil, e anche negli altri sindacati, ci sono tanti pensionati ''perche' quando vanno nei caf o nei patronati per avere assistenza il piu' delle volte si iscrivono per avere lo sconto''. Tornando ai dipendenti pubblici il ministro si è detto soddisfatto perché ''Domani o dopodomani pubblico un sondaggio in cui si dice che il 52% dipendenti pubblici approva quello che sto facendo, mentre il 30-35% è contrario. Che la maggioranza dei lavoratori pubblici che sono oggetto delle mie cure dica di si' mi fa ben sperare che abbiamo di fronte ancora un corpo sano, che vuole migliorare servizi a cittadini''. A giudizio del ministro, poi, entro la meta' del prossimo anno ''si vedranno in maniera sensibile i grandissimi cambiamenti'', anche grazie all'introduzione delle nuove tecnologie.

Lavoro ISTAT: Pd, "Scelte del ministro Brunetta del tutto incomprensibili"


"L’Istat comunica che nel mese di febbraio, rispetto allo stesso periodo del 2008, l’occupazione ha un calo del 3,2%, su base tendenziale, al netto della cassa integrazione. Purtroppo, i dati della crisi non accennano ad un miglioramento. Per questo, è ancora più incomprensibile la scelta del ministro Brunetta di procedere, nei fatti, al licenziamento di decine di migliaia di lavoratori precari della Pubblica amministrazione. Il tentativo di attribuire il mancato rinnovo di questi contratti alle normative del governo Prodi è palesemente infondato. Tali normative, al contrario hanno permesso, anche attraverso accordi sindacali stipulati dalle Pubbliche amministrazioni, di stabilizzare migliaia di rapporti di lavoro. Sono, invece, le norme emanate dal governo che prevedono la limitazione delle assunzioni a tempo indeterminato fino ad un tetto massimo del 10% dei rapporti cessati l’anno precedente e l’impossibilità, dopo il 30 giugno 2009, di procedere alla stabilizzazione del personale che ne abbia diritto. Come Partito democratico noi chiediamo al ministro Brunetta di ritirare il disegno di legge 1167, al momento all’esame del Senato, e di non procedere fino a tutto il 2010 ad alcun licenziamento nella Pubblica amministrazione. Di sospendere la previsione dell’articolo 49 del D.L. 112/2008 che impedisce il rinnovo del contratto ai lavoratori precari che nell’ultimo quinquennio abbiano avuto già tre contratti con le amministrazioni dello Stato. Infine, chiediamo che si anticipi la pubblicazione del Conto annuale della ragioneria dello Stato per avere a disposizione dati realistici sui precari". Dichiarazione di Cesare Damiano, responsabile Lavoro del Pd e dei parlamentari Ivano Miglioli e Donella Mattesini.

Crisi economica. I numeri dicono che siamo al lumicino. Ma “papi” è ottimista

Eccoli i soliti Gasparri, quello che parlano sempre e di tutto, quasi sempre a sproposito (per bontà nostra diciamo quasi), il ministro Rotondi e, buon ultimo, ma primo come narratore di bugie, Tremonti, l’intellettuale che, conoscendo poco di economia, si rifugia nella “filosofia”. I numeri che raccontano la situazione in cui si trova il nostro paese danno un quadro a tinte fosche e loro parlano di allarmismo quando qualcuno dall’opposizione osa dire che la situazione è difficile. Sì in fondo potrebbe andare meglio, dicono in coro i berlusconidi, ma poteva anche andare peggio e noi, noi governo, siamo fiduciosi nella ripresa che l’Italia aggancerà. Bene, i numeri che descrivono lo stato del paese, non sono il risultato di elucubrazioni della sinistra estremista che, come è noto, è maestra in allarmismi sempre infondati come dice il capo del governo. No, questi numeri vengono da una sede che Tremonti ben conosce: si tratta infatti della Relazione unificata dell’economia 2009. Tutti gli indicatori economici sono notevolmente peggiori rispetto alla previsioni del governo e del ministro che dell’economia dovrebbe essere il tutore. Il Prodotto interno lordo ( Pil) viaggia ad un –4,2%, il rapporto fra il deficit e il Pil, registra un – 4,6%, il rapporto debito pubblico-Pil tocca la quota di +114,3%, le entrate sono diminuite del 2,1%, per l’occupazione siamo a un –2,6%. Ultimo dato, quello sul quale Berlusconi ha sempre impostato le campagne elettorali e cioè il fisco: è in aumento toccando quota 43,5%. E questa volta non si può dare la colpa all’ex ministro Visco accusato di succhiare il sangue agli italiani. La cosa ancor più incredibile e che questi bugiardi per natura ora fanno sapere che il quadro tratteggiato dalla relazione unificata dell’economia, ripetiamo quindi quadro ufficiale, corrisponde a quello delineato dal Fondo monetario internazionale (Fmi). Dimenticano questi ministri che proprio qualche giorno fa quando il Fondo indicava una situazione molto pesante per l’Italia e il suo futuro, facevano spallucce e smentivano le previsioni dell’organismo internazionale. Sappiamo anche noi che il Fmi non è l’oracolo, che è strumento del capitalismo. Sappiamo che le sue ricette si muovono all’interno di quei meccanismi che hanno prodotto la crisi. Ma i numeri sono i numeri. Dunque il 2009 per l’Italia sarà un anno nero. Dice Tremonti che noi abbiamo un vantaggio rispetto ad altri paesi europei: i nostri concittadini hanno meni debiti nei confronti delle banche, ricorrono ai presti in maniera inferiore a quanto facciano i nostro vicini di casa. Ma è anche vero e questo pesa di più, che il nostro debito pubblico viaggia a velocità molto sostenuta, che i salari italiani sono più bassi di quelli dei lavoratori europei. Questo aggrava la crisi in Italia e rende difficile l’aggancio alla ripresa quando ci sarà e cioè nella seconda metà del 2010 stando alle previsioni di tutti gli organismi internazionali. Ovviamente Berlusconi, papi come lo chiamano Noemi Letizia e sua madre, l’imperatore come lo definisce sua moglie, Veronica, di cui lui parla come della “ signora”, quasi un’estranea incontrata per caso, vede rosa, sprizza ottimismo da tutti i pori. Purtroppo vale il proverbio che dice: le bugie hanno le gambe corte. E se ne accorgono giorno dopo giorno i lavoratori, gli operai, i precari,i pensionati,l’esercito dei disoccupati che ogni giorno si accresce, a partire dagli insegnanti che rimarranno senza posto. A metà maggio la Ces, la Confederazione dei sindacati europei ha indetto quattro grandi manifestazioni con al centro la crisi economica e le misure necessarie per uscirne. Nel giorno del Primo Maggio la straordinaria manifestazione che Cgil, Cisl, Uil hanno tenuto all’Aquila aveva uno slogan: il lavoro unisce. Una speranza, un tram da non perdere.

giovedì 30 aprile 2009

PRECARI P.A.: MONITORAGGIO BRUNETTA INUTILE COME NASCONDERE LA POLVERE SOTTO IL TAPPETO


“Le dichiarazioni del Ministro Brunetta che negano l’allarme sociale rispetto al precariato sono gravi”, dichiara Cristiano Fiorentini della Direzione Nazionale RdB/CUB Pubblico Impiego. “I precari della Pubblica Amministrazione sono molti di più di quelli che il Ministro dichiara grazie alla complicità delle Amministrazioni. Infatti, oltre agli stabilizzandi che Brunetta vuole licenziare, ci sono centinaia di migliaia di precari che non sono rientrati nel monitoraggio e nella stabilizzazione pur operando da molti anni nelle P.A..” “Eravamo certi che il monitoraggio avviato da Brunetta avesse il solo scopo di negare l’esistenza di un problema precariato nella Pubblica Amministrazione – prosegue Fiorentini - ma il sistema di nascondere la polvere sotto il tappeto, oltre a non addirsi ad un Ministro della Repubblica, non può funzionare su una questione che investe la vita di migliaia di famiglie e il funzionamento degli Enti Pubblici”. Conclude il dirigente RdB-CUB: “Il problema del precariato ritornerà prepotentemente a galla già il prossimo 1 maggio, con la Mayday di Milano e Roma; il 4 maggio, con lo sciopero ed il presidio dei precari della Croce Rossa Italiana davanti alla sede del Comitato centrale, in via Toscana 12 a Roma, ed il 15 maggio, quando nell’ambito della giornata di mobilitazione indetta dal sindacalismo di base nella Scuola, nella Ricerca e nei Trasporti i precari saranno in piazza per ricordare a Brunetta che esistono e che sono essenziali per il buon funzionamento della Pubblica Amministrazione”.

mercoledì 29 aprile 2009

P.A.: BRUNETTA, AL 31/12/2009 STOP PROROGHE PRECARI


(ASCA) - Roma, 28 apr - Il 31 dicembre 2009 non saranno piu' prorogati i contratti di lavoro precari nelle pubbliche amministrazioni, cosi' come prevedono le norme approvate dal precedente governo. Lo ha precisato in una nota il ministro della Pubblica Ammonostrazione, Renato Brunetta, rispondendo alle domande dei deputati della Commissione lavoro della Camera nel corso di una audizione. ''Le uniche leggi vigenti che prevedono dei licenziamenti sono le norme Prodi del 2007 e del 2008 nonche' la relativa circolare esplicativa del ministro Luigi Nicolais, le quali prevedono il 31 dicembre 2009 come termine ultimo per avviare le procedure di stabilizzazione. A tale data cesseranno tutte le proroghe dei contratti di lavoro flessibili''.

P.A.: BRUNETTA, AMMINISTRAZIONI HANNO RISORSE PER REGOLARIZZARE PRECARI

Roma, 28 apr. (Adnkronos) - ''Nella grande maggioranza dei casi, fatti salvi alcuni casi specifici, le amministrazioni con personale regolarizzabile hanno posti in pianta organica e risorse economiche sufficienti, ma sono complessi gli strumenti attuativi''. Il ministro della Funzione Pubblica, Renato Brunetta, nel corso si un'audizione in commissione Lavoro alla Camera, commenta cosi' i dati che emergono dal monitoraggio avviato dal dicastero sui contratti di lavoro flessibile nelle Pubbliche amministrazioni. Grazia alla rilevazione, aggiunge il ministro, il fenomeno ora ''e'e perfettamente conosciuto e consente al governo e al legislatore di approntare le piu' opportune norme per rendere la situazione del tutto fisiologica per non creare l'allarme sociale e nel mondo del lavoro''. Inoltre, prosegue Brunetta, dal monitoraggio ''emergono le difficolta' dei processi concorsuali per i quali il ministero si e' detto disponibile a fornire strumenti di tipo burocratico centralizzato''. Secondo il ministro l'unica cosa da non fare ''e' rinviare la stabilizzazione dei precari che ne hanno i requisiti con altre moratorie''. Perche' in questo modo, ''la cattiva volonta' delle amministrazioni che non vogliono assumere verrebbe nascosta''. Attraverso le proroghe e le moratorie si protrarrebbe ''la sofferenza di questi lavoratori''.

Statali/ Brunetta: 85% precari regolarizzabili, soldi ci sono


Roma, 28 apr. (Apcom) - "Il fenomeno - sottolinea il documento con la sintesi dei risultati del monitoraggio - risulta assolutamente nei limiti fisiologici (fatte alcune eccezioni, la situazione dei comuni siciliani in particolare). Il personale con i requisiti previsti dalle leggi vigenti è mediamente inferiore al 2% degli organici per oltre il 95% delle amministrazioni e comunque inferiore al 5% degli organici anche considerando i contratti di limitata anzianità, le collaborazioni, ecc". Nella sola Sicilia i lavoratori precari già regolarizzati o da regolarizzare sono oltre 2 mila (2.333), mentre quelli in possesso dei requisiti in Sicilia superano il numero dell'intera Italia (18.521 contro 15.746). E ancora, mentre in Italia la percentuale del personale regolarizzabile arriva all'85%, in Sicilia sale al 97%. Le posizioni disponibili in dotazione organica per le stabilizzazioni sono significativamente numerose in tutto il paese, meno numerose in Sicilia. Il maggior numero di unità di personale in possesso dei requisiti è dipendente dalle aziende sanitarie e ospedaliere, in particolare nelle regioni della Puglia, Sicilia, Campania, Calabria e Marche. Nel 19% dei casi le amministrazioni non hanno intenzione di assumere a tempo indeterminato personale che pure possiede i requisiti (13% in Italia, 23% in Sicilia). In conclusione, dal monitoraggio è emerso che "il problema del precariato non è un problema legislativo e ogni ulteriore slittamento generico dei tempi non affronta nè aiuta la soluzione dei problema. Si tratta di un problema, più che legislativo, di organizzazione o in via secondaria di risorse. Fatti salvi alcuni casi specifici, nella grande maggioranza dei casi, le amministrazioni con personale regolarizzabile hanno posti in pianta organica e risorse economiche sufficienti, ma sono complessi gli strumenti attuativi".

Statali/ Brunetta: Precari, no allarme sociale,ma stop moratorie


Roma, 28 apr. (Apcom) - Sui precari della pubblica amministrazione "non c'è alcun allarme sociale: chi aveva parlato di 300-400 mila unità è stato smentito". Ad affermarlo il ministro della Pubblica amministrazione, Renato Brunetta, in occasione di un'audizione in commissione Lavoro della Camera. Secondo il ministro "i soldi ci sono e anche i posti ci sono", ma è necessario adesso "non protrarre a tempo indeterminato con proroghe e moratorie la situazione di sofferenza di questi lavoratori: non è il caso di ulteriori moratorie che aprirebbero il fenomeno e lo renderebbero patologico". "Le difficoltà che esistono per avviare in tempi rapidi la regolarizzazione - prosegue il ministro - sono di tipo burocratico-amministrativo, ma ci sono per condizioni per affrontare questa situazione, per cui - sottolinea - non c'è nessun allarme". Il ministero della pubblica amministrazione, aggiunge, "si è proposto di dare una mano a fare i concorsi e a esplicitare le procedure di regolarizzazione. Il ministro spiega quindi che "i processi di regolarizzazione sono stati fatti bene e in abbondanza dalle amministrazioni. Potrebbero continuare a farlo perchè i soldi ci sono, ma non ci capisce - dice il ministro - perchè non lo fanno". E rivolgendosi direttamente agli enti pubblici afferma: "Prendeteli, oppure dite che non li volete più". E' importante, conclude il ministro, "non protrarre a tempo indeterminato con proroghe e moratorie la situazione di sofferenza di questi lavoratori. Le moratorie deresponsabilizzano, mentre il governo è dalla parte dei lavoratori flessibili". Per quanto riguarda la norma proposta dallo stesso Brunetta e contenuta nel ddl lavoro (collegato alla Finanziaria) all'esame del Senato che fissa a giugno prossimo lo stop alla regolarizzazione, il ministro spiega che "il collegato doveva essere approvato entro l'anno scorso, ma bisogna rispettare l'autonomia del Parlamento, se ritarda - dice - prenderemo ulteriori provvedimenti. Occorre accelerare nel modo migliore possibile i processi di regolarizzazione anche tenendo conto dei ritardi con cui il collegato sarà approvato". "Al momento - insiste Brunetta - l'unica norma che licenzia è quella del governo Prodi, altre non ce ne sono. I precari che saranno licenziati sono previsti soltanto dalla Finanziaria del governo Prodi perchè chi non sarà regolamentato entro il 31 dicembre di quest'anno cesserà di lavorare".

Brunetta: «I precari della Pa non superano il 2% degli organici»

Il personale con contratto atipico della Pubblica amministrazione (scuola esclusa) con i requisiti per l'assunzione definitiva non supera il 2% degli organici. In particolare sono 15.746 i lavoratori che hanno maturato i termini per la regolarizzazione (tre anni di contratti a tempo determinato secondo la normativa Prodi-Nicolais). Di questi le amministrazioni intendono assumere la stragrande maggioranza, quasi 13.700. Situazione un po' diversa in Sicilia, regione che gode di normative proprie: i precari stabilizzabili sono 18.521 e le amministrazioni intendono regolarizzarne 14.326. Il quadro sul fenomeno del precariato in servizio nelle amministrazioni centrali e periferiche è stato tracciato dal ministro per la Pa e l'innovazione, Renato Brunetta, nel corso di un'audizione alla Commissione Lavoro di Montecitorio.
I dati presentati sono frutto di un monitoraggio avviato dal dipartimento della Funzione pubblica, ed effettuato dal Formez, che ha inviato circa 11mila questionari a cui hanno risposto 4.927 enti. «L'unica cosa da non fare è rinviare, fare altre moratorie, perchè così le cattive volontà delle amministrazioni che non vogliono assumere vengono nascoste», ha detto Brunetta. Il termine ultimo per la stabilizzazione dopo il quale i contratti dei lavoratori non saranno rinnovati (31 dicembre per la legge Prodi, 30 giugno per il ddl lavoro collegato alla Finanziaria ancora all'esame del Parlamento) «ha senso per indurre gli enti interessati alla regolarizzazione. Perchè - ha insistito il ministro - le amministrazioni non regolarizzano pur avendo le risorse e i posti in organico per farlo?».
Il ministro ha infine risposto alle polemiche considerando «ignobile e inaccettabile», fare riferimento ai dati, più alti, di un censimento della Ragioneria generale dello Stato: si tratta, ha detto, di un censimento «vecchio» di tre anni e fatto «a prescindere» dalla normativa esistente. Per Brunetta, «il problema del precariato non é legislativo», ma «di organizzazione o, in via secondaria, di risorse».

martedì 28 aprile 2009

lunedì 27 aprile 2009

Indagine condotta da Brunetta: "16mila precari in tutta la p.a."


Per quanto concerne l'Italia, esclusa la Sicilia, le Amministrazioni intendono stabilizzare 13.694 dipendenti, dei quali solo 7.072 matureranno i tre anni entro il mese di giugno, e 3.267 entro dicembre 2009

I lavoratori flessibili nella Pubblica amministrazione in possesso dei requisiti previsti dalla legge per la regolarizzazione sono 15.746, esclusa la Sicilia (i "flessibili" sono 18.521, ma quella Regione dispone di norme diverse in virtù dello Statuto speciale): è una delle "fotografie" scattate dal Formez che ha condotto, per conto del ministero della Funzione pubblica, un monitoraggio sulle principali amministrazioni pubbliche, locali e nazionali (Regioni, Province, Comuni, Enti di ricerca, Asl), chiuso venerdì scorso e da qualche ora sul tavolo del ministro. Per quanto concerne l'Italia, esclusa la Sicilia, le Amministrazioni intendono stabilizzare 13.694 dipendenti, dei quali solo 7.072 matureranno i tre anni entro il mese di giugno, e 3.267 entro dicembre 2009. Considerando l'insieme del Paese, esclusa la Sicilia, il maggior numero di unità di personale in possesso dei requisiti per la regolarizzazione è dipendente delle Aziende sanitarie e ospedaliere (è un fenomeno che riguarda tutte le aree territoriali) anche se maggiormente concentrato nelle regioni meridionali (52% del totale), esclusa la Sicilia. E' presente in maniera significativa anche il personale dei Comuni (ugualmente distribuito in maniera abbastanza omogenea tra le diverse aree territoriali) e quello degli enti di ricerca (concentrato prevalentemente nel Lazio in quanto si tratta di centri nazionali). Il personale regolarizzabile delle Università, seppure in numero abbastanza contenuto, risulta concentrato soprattutto nelle regioni del Centro Il monitoraggio condotto dal Formez ha riguardato 9.187 amministrazioni, mentre hanno risposto al questionario in 4.027. Il dato risulta comunque significativo sul piano statistico perché hanno risposto il 100% delle Regioni, il 91% delle Azienda sanitarie e l'84% delle Province. Più bassa la percentuale di risposte dei Comuni: il 39%. Ugualmente significativa, spiega il rapporto del Formez, poiché hanno risposto 88 dei 106 Comuni capoluogo di Provincia dove risiede oltre il 90% degli abitanti.

venerdì 24 aprile 2009

G8 a l'Aquila, quel che il premier non ha detto. Già buttati 320 milioni. «La Sardegna è ferita»... e per i precari non ci sono abbastanza soldi!!!



La main conference dove i grandi del pianeta avrebbero dovuto confrontarsi è già pronta. Così come l'hotel che aspettava Obama, unico dei capi di Stato che per motivi di sicurezza avrebbe soggiornato sull'isola (per gli altri c'era una lussuosa nave). Entrambe queste strutture sono dentro l'ex arsenale militare. Per bonificarlo sono serviti 30 milioni di euro, per riconvertirlo all'uso civile altri 140. L'utilità di queste opere è stata cancellata dalla decisione del premier di abbandonare la Maddalena. Quei soldi sono stati destinati all'arcipelago dall'Unione europea, come intervento nelle cosiddette aree svantaggiate (fondi Fas). Se non ci fosse stata l'urgenza del G8, questi soldi sarebbero tornati utili per modernizzare la logistica portuale. Quando Berlusconi parla di “risparmio” nel cambio di sede, non conteggia questo spreco.
L’umiliazione
L'arcipelago è stato umiliato, anche se gran parte dei 320 milioni dei fondi Fas sono stati investiti in infrastrutture durature. Prodi e l'allora governatore Renato Soru avevano scelto la Maddalena per ospitare il G8 e conclamare così la rinascita di questa terra incantata, per 35 anni soggiogata dalla presenza dei militari americani nella base di Santo Stefano. Incassata la vittoria elettorale con l'amico Ugo Cappellacci, adesso Berlusconi fa il padrone, toglie la vetrina, i soldi, il lavoro. «Tutta la Sardegna è ferita», contesta Angelo Comiti, sindaco dell'arcipelago, che nei giorni scorsi aveva pure ricevuto le delegazioni dei paesi attesi per il vertice, dall'India alla Cina e anche l'Egitto. Eppure, quando ieri sera ha incrociato Cappellacci, cercando di scuoterlo, ma ha trovato solo accondiscendenza verso la volontà del premier: «Perdiamo questa prestigiosa vetrina, e con essa centinaia di posti di lavoro stagionali. Ma che governatore è uno che non si fa sentire davanti a una vicenda simile?». Risposta: non è un governatore, ma il figlio del commercialista del premier. Il sindaco cerca regole in una vicenda che le ha calpestate: «Vorrei che la Corte dei conti si esprimesse. L'Europa ci ha dato dei soldi destinati a determinati scopi, vincolati a impegni precisi, come si legge sulle ordinanze firmate dallo stesso Berlusconi. Adesso quelle spese sono diventate fasulle: chi ne rende conto?».
Cosa è successo
Per capire quanto accaduto bisogna mettere in fila alcune cose. Anzitutto la ritrosia del presidente del consiglio sul vertice in Sardegna, sito scelto dal precedente governo nazionale e regionale. Voleva il G8 a Napoli, per celebrare la città liberata dalla monnezza. Bertolaso lo sconsigliò, e la conquista dell'Isola lo convinse a sostenere la Maddalena e a fare di persona i sopralluoghi. Questa titubanza ha intralciato i lavori, tanto che vi erano dubbi sulla puntualità delle consegne. Ostacolata anche dalla megalomania di Berlusconi, che aveva dilatato l'appuntamento: non più un G8, ma un G42, tanti sono infatti i Paesi esteri invitati, con ben 24 capi di Stato e 18 delegazioni. Manovrare l'afflusso sull'arcipelago sarebbe stato complicato, ma i sardi non si erano persi d'animo. Così, quando il terremoto dell'Aquila ha offerto una grande occasione mediatica per nascondere i problemi organizzativi da lui stesso creati, e ne ha approfittato. Apparecchiando la notizia: Berlusconi cita lo sventato pericolo dei Black Block, e guarda caso proprio martedì la presenza di esponenti dell'antagonismo anarchico è stata segnalata a Olbia e dintorni dalle forze di polizia. La ha scritto il quotidiano L'Unione Sarda, giornale di Zuncheddu, amico del premier, grande sostenitore di Cappellacci nella corsa contro Soru. Di questi frontisti, in realtà, nessuno sa nulla. Di vero c'è che “Sa Mesa a Fora Su G8”, che raccoglie i movimenti indipendentista ed anticolonialista sardo, pensava ad un controvertice “dei Popoli oppressi”. Caspita, che minaccia.

giovedì 23 aprile 2009

COME SPERPERARE I SOLDI PUBBLICI


VIA LIBERA ALLA PROPOSTA DI BERLUSCONI: "SPOSTARE IL G8 ALL'AQUILA"

Su proposta del premier, Silvio Berlusconi, il consiglio dei Ministri ha approvato lo spostamento del G8 di luglio dall’isola sarda della Maddalena all’Aquila; la decisione dovrà essere accolta dagli altri Paesi partecipanti. L’idea di trasferire il summit nella città più importante, fra quelle colpite dal sisma del 6 aprile, era stata resa nota da Berlusconi nel corso della riunione di governo nel capoluogo abruzzese per approvare un decreto legge con i primi stanziamenti per la ricostruzione delle zone terremotate. La notizia era stata riferita da due fonti governative che stavano seguendo i lavori del Cdm. Il primo «stop» ufficiale all’ipotesi ventilata dal premier era arrivato dal suo ministro delle Infrastrutture, Altero Matteoli, che parlando ai microfoni di Sky aveva definito «non plausibile» un trasferimento all’Aquila del G8, sostenendo che sarebbe un costo «non sostenibile», poiché molto è già stato speso per l’organizzazione in Sardegna: «Non mi sembra assolutamente plausibile l’idea di spostare all’Aquila il G8 fissato per quest’estate in Sardegna», aveva detto Matteoli. Secondo Matteoli, «con quello che è stato speso, anche per volontà del precedente governo, mi pare difficile che oggi possa essere spostato. Francamente, credo che sia difficile, a meno che qualcuno ci dimostri il contrario». Il G8 riunisce Usa, Canada, Gran Bretagna, Francia, Germania, Giappone e Italia; nel secondo giorno del summit, il G8si allarga a G14, ospitando i Paesi del G5 (Messico, Sudafrica, Cina, India e Brasile) e l’Egitto. Per i tre giorni del summit sono attese 25.000 persone fra le rappresentanze dei Paesi coinvolti, forze dell’ordine, stampa e altre persone coinvolte nella organizzazione.

martedì 21 aprile 2009

CRISI: DAMIANO (PD), GOVERNO PREDICA BENE E RAZZOLA MALE


(ASCA) - Roma, 20 apr - ''E' da mesi che il Partito Democratico avanza proposte concrete sul tema della crisi, della cassa integrazione, delle tutele e dei licenziamenti.
Abbiamo sostenuto la necessita' di erogare un assegno mensile di disoccupazione pari al 60% dell'ultima retribuzione a favore dei lavoratori a progetto che, perdendo l'occupazione, passano praticamente a reddito zero; abbiamo richiesto la sospensione dei licenziamenti dei lavoratori precari nella pubblica amministrazione e nella scuola e il raddoppio della durata della cassa integrazione ordinaria, dagli attuali 12 mesi a 24''.
Lo afferma Cesare Damiano, responsabile Lavoro del Pd.
''La proposta del ministro Sacconi di una moratoria sui licenziamenti va sicuramente nella giusta direzione, ma sarebbe sicuramente inefficace e propagandistica -aggiunge Damiano- se non si adottassero preventivamente le misure da noi indicate. Per dare il buon esempio il ministro Sacconi, anziche' rivolgersi con scarsi risultati a Confindustria, farebbe bene a pretendere dal collega di governo Renato Brunetta di stabilizzare tutti i precari della pubblica amministrazione, dimostrando in questo modo un atteggiamento coerente. Sembra invece che l'esecutivo predichi bene e razzoli male''.

lunedì 20 aprile 2009

Laboratori ISPRA ex ICRAM quale futuro?




Brunetta: le malattie in ISPRA calano del 94%?

Il suo libro, un diario di bordo lungo un anno, comincia con la pa­rola- chiave: fannulloni.
«L’ho pronunciata dopo il giura­mento del governo. Già a maggio, il mese dell’insediamento, le assenze diminuiscono del 10,9%. A giugno, meno 22,4. A luglio tra il 37 e il 40. Agosto e settembre sono sopra il 44. E la tendenza continua. All’Ispra, l’istituto per la protezione e la ricer­ca ambientale, le assenze sono dimi­nuite del 94%. In molti enti siamo sopra il 70. Posso dirlo? Che schifo».
Questa risposta è tratta dall'intervista rilasciata dal Ministro Renato Brunetta sul Corriere della Sera di ieri. Quindi le assenze all'ISPRA sono calate del 94%? non sarà un po' troppo? sarà mica un'esagerazione? non sarebbe il caso che qualcuno facesse una precisazione?

Evasione fiscale e precari

La mancanza di fondi è una delle cause che lo Stato adduce per i licenziamenti dei precari della Pubblica Amministrazione. L'evasione fiscale è una delle cause principali della mancanza di fondi da parte dello Stato. Quindi, denunciare l'evasione fiscale è un modo per difendere il lavoro dei precari. Ora è possibile farlo in forma anonima, giusto per farsi un'idea di quanta ce ne sia, su questo sito.
Date un'occhiata a chi si prende i soldi che servirebbero per stabilizzarci.

sabato 18 aprile 2009

ROMA: ARRESTATO DIPENDENTE ISPRA

Roma, 18 apr. - (Adnkronos) - E' stato arrestato dagli agenti della Squadra Mobile di Roma R.F., Capo settore dell'Ufficio Tecnico dell'Istituto Superiore per la protezione della Ricerca Ambientale (Ispra), un Ente Pubblico soggetto alla vigilanza del ministero dell'Ambiente. Le indagini sono coordinate dalla procura della Repubblica presso il Tribunale e il Gip ha emesso un'Ordinanza di Custodia Cautelare agli arresti domiciliari nei confronti del dipendente pubblico, al quale sono stati contestati quattro diversi tentativi di concussione. In particolare l'uomo ha ripetutamente vessato una ditta incaricata dei lavori di manutenzione dello stabile che ospita l'Istituto in questione, chiedendo denaro in piu' occasioni, altrimenti avrebbe redatto una relazione negativa che avrebbe pregiudicato il rinnovo del contratto di lavoro in scadenza a breve. Solitamente il funzionario pubblico chiedeva una percentuale fissa, pari al 30% sui lavori effettuati, ma una volta ha addirittura obbligato la ditta ad eseguire lavori, mai pagati, per conto di suo fratello.

Precari Ispra bloccano presentazione del sito web

Da OnLine-News - Ieri mattina a Roma, presso la Sala Fazzini dell’Ispra di via Curtatone, i precari dell’istituto hanno bloccato il convegno "Sito WEB dei laboratori ISPRA" ed hanno proiettato un video sui lavoratori “buttati al mare”. Mancano infatti solo 74 giorni al licenziamento di centinaia di lavoratori precari che all’Ispra svolgono ricerche sull’ambiente marino, attività determinanti per lo sviluppo di un paese che vive sul e del mare, per lo sviluppo del turismo, delle politiche ambientali e della stretta correlazione con la salute dei cittadini. Più del 50% dei ricercatori e tecnici specializzati in questo ambito sono precari, e vivono dei fondi che riescono a reperire insieme con il personale di ruolo grazie alla qualità della loro ricerca. “Tra i provvedimenti del ministro Brunetta e il mancato intervento del ministro Prestigiacomo già 21 nostri colleghi sono a casa”, racconta Michela Mannozzi, del Coordinamento Precari USI-RdB Ricerca. “Neanche l’intervento del Comune di Roma ha sortito effetti, e nei fatti il ministro sta delegando funzionari ministeriali al nostro licenziamento. Ma se i provvedimenti sul precariato pubblico andranno in porto, se la struttura commissariale non varerà un piano per il mantenimento di questo personale e la stabilizzazione, nei prossimi 3 anni resteranno solo altri 500 disoccupati in più, proprio ora che c’è la crisi”. “L’intervento di oggi del Sub Commissario all’ISPRA Santori ci ha confermato il disinteresse su questo tema – aggiunge Mannozzi – noi invece vogliamo che tutti gli stabilizzandi, anche quelli esclusi ingiustamente, siano assunti entro giugno; che tutti i precari ISPRA siano assunti a tempo determinato con contratti quinquennali, che sia avviato un piano triennale di assunzione. Siamo una risorsa importante per le politiche ambientali del paese, non una spesa da tagliare, non siamo da buttare a mare. Per questo da oggi riprendiamo con forza la mobilitazione”, conclude la sindacalista Usi-RdB.

Brunetta lo spammer

Dal blog di Massimo Mantellini

Oggi lo staff di Renato Brunetta ha spammato mezza blogosfera italiana con una mail di presentazione del nuovo libro del ministro in uscita la prossima settimana. Si potrebbe dire che “non si fa” ma è una di quelle affermazioni che potevano avere senso dieci anni fa. Cambiare consiglieri allora? Anche nessuno va bene se le scelte di web marketing sono queste.

p.s. curiosità per curiosità lo staff di Renato Brunetta (la gestione è della società Serverstudio di Palermo) mi aveva scritto una mail personale stamattina per chiedermi un indirizzo postale al quale spedire il fatidico libro.

p.p.s qui di seguito il testo di una mail arrivatami oggi:

Ciao Massimo,
sono uno dei tuoi lettori, dall’Olanda,
ti scrivo per segnalarti questa simpatica mail che ho appena ricevuto da parte di Renato Brunetta, o magari non e’ lui ma qualche simpatico burlone che per metterlo in cattiva luce fa spam con il suo nome, pubblicizzando un suo libro….

Secondo te ha senso che un cittadino riceva spam commerciale nella mail privata da parte del proprio MINISTRO dell’innovazione?
Come avrà fatto il Ministro ed il suo staff a reperire la mail mail? mi devo preoccupare?
Sono il solo ad aver ricevuto questa simpatica mail?

venerdì 17 aprile 2009

Precari da “buttare a mare”?

Da Ideambiente web - di Lorena Cecchini
Hanno indossato dei camici bianchi da laboratorio e proiettato un video per protestare contro chi li vuole ’buttare a mare’. I precari dell’ISPRA, così nella mattinata del 17 aprile nella sala Fazzini dell’Istituto, in via Curtatone, hanno manifestato durante il convegno sul lancio del sito web dei laboratori dell’Ispra per denunciare la situazione del personale precario dei laboratori che si verrebbe a creare dopo le scadenze contrattuali del 30 giugno e del 31 dicembre 2009. Nella nota diffusa si legge che i lavoratori con queste tipologie contrattuali costituiscono dal 50% al 100% del personale operativo, ribadendo il ruolo fondamentale che il personale ISPRA ex ICRAM ha nello studio e nella ricerca sull’ambiente marino. "Se la struttura commissariale non varerà un piano per il mantenimento di questo personale e la stabilizzazione - avvertono i lavoratori - nei prossimi 3 anni resteranno solo altri 500 disoccupati in più, proprio ora che c’e’ la crisi". Poca la fiducia che il personale precario mostra nelle politiche della struttura commissariale dell’Ispra che, secondo i lavoratori non lascerebbe molti dubbi su quello che sarà il destino dei precari dopo le date fatidiche della scadenza dei contratti.
“Annichilimento della Ricerca Pubblica ambientale e ulteriore fuga di cervelli dall’Italia”. Questa la pessimistica visione dei lavoratori con la quale si chiude la nota di protesta.

La ricerca ambientale va a fondo Si lavora per mille euro al mese

dal Corriere della sera - L'Italia, il “giardino d’Europa” che a turno i vari governi di sinistra e di destra invitano a visitare, versa in stato di abbandono, lasciato in buona parte al suo destino. Le persone chiamate alla sua “manutenzione” non guadagnano più 1000-1200 euro al mese, spesso lorde. Il Bel Paese spende pochissimo per la ricerca ambientale e naturalistica e chi la svolge lo fa più per passione che per altro. Negli ultimi 50 anni l’investimento generale dell’Italia per “ricerca e sviluppo” non ha mai superato l’1% del Pil, cioè tra la metà e un quarto di quanto non abbiamo sempre fatto gli altri paesi europei sviluppati. In questa fetta, già striminzita, alla ricerca naturalistica sono sempre rimaste briciole, visto che è la cenerentola dei vari rami della “conoscenza”. Con i tagli alla spesa del 2008, la situazione è ulteriormente peggiorata. Ma se i vari governi hanno sempre avuto il “braccino corto” per il lavoro sul territorio di biologi, geologi e zoologi, ora ci vuole una manica larga per pagare i danni non solo d’immagine che questa politica ha prodotto. A cominciare dalle multe e dalle sanzioni che ci piovono addosso dalla Commissione Ue per non aver rispettato direttive che, come paese membro, abbiamo sottoscritto e non abbiamo onorato. Non preoccuparsi della propria natura non ha costi solo economici o di immagine. Disboscamenti, edilizia selvaggia, smaltimento senza regole dei rifiuti, anche tossici, oltre alle multe della Ue, comportano frane, case distrutte, malattie, vittime. L’Abruzzo è solo l’ultima enorme ferita, e la notizia che 180
Scheletri di cemento armato a Capo Rossello (Agrigento)
Scheletri di cemento armato a Capo Rossello (Agrigento)
ricercatori precari dell'Istituto di geofisica rischiano il posto di lavoro è come buttarci sopra del sale. Altre ferite si possono aprire, è inutile fingere di non saperlo, come sottolinea l’ultimo dossier dell’Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) che, come ha scritto Gianantonio Stella sul Corriere della Sera del 9 aprile, “dovrebbe togliere il sonno”. “I comuni italiani interessati da frane – è scritto nel rapporto - sono ad oggi 5.596, pari al 69% del totale», e quelli che corrono pericoli di livello «molto elevato» sono 2.839. Queste frane «sono le calamità naturali che si ripetono con maggiore frequenza e causano, dopo i terremoti, il maggior numero di vittime e di danni a centri abitati, infrastrutture, beni ambientali, storici e culturali». Eppure, tra i 132 Prin (Progetti di rilevante interesse nazionale) finanziati nel 2007 in tutta Italia per il settore “Scienze biologiche”, solo quattro riguardavano fauna, flora e ambiente.

Uno scorcio del Parco nazionale del Gran Paradiso (Ansa)
Uno scorcio del Parco nazionale del Gran Paradiso (Ansa)
I COSTI EUROPEI –
Nei lontani tempi della Cee, per la precisione nel 1992, i paesi membri firmavano la direttiva “Habitat”, nella quale si fissavano i principi per la tutela di territorio, animali e vegetazione. Tra questi l’istituzione dei Sic (Siti di interesse comunitario), come dire che questi luoghi di particolare valore naturalistico sono un bene comune di tutta l’Europa; sui quali vanno fatte ricerche, preparate relazioni, eseguiti interventi. Chi non lo fa, oltre al danno che produce al proprio territorio e alla gente che ci vive, ha anche la beffa di pagare multe o di dover investire una valanga di soldi per rimediare alle inadempienze messe all’indice dalla Ue. A oggi sono 176 le procedure di infrazione aperte dalla Commissione Ue nei confronti dell’Italia e, tra queste, 50 sono tutte su violazioni ambientali. Siamo finiti sotto i riflettori europei diverse volte, a cominciare dalla condanna emessa dalla Corte di Giustizia per la violazione della direttiva sullo smaltimento dei rifiuti. Le discariche abusive elencate nella relazione della Corte arrivano al totale di 4866. Solo in tema di rifiuti, e solo per quanto riguarda la Campania, per dare un’ordine di grandezza delle cifre, la procedura comporta “un impatto finanziario negativo sul bilancio dello Stato di 150 milioni di euro nel solo 2008, dovuto all’istituzione di un fondo per l’emergenza”. “E’ un fiume di denaro che non si può quantificare quello che l’Italia paga in modo diretto o indiretto per le violazioni del diritto comunitario in tema ambientale - spiega l’europarlamentare del gruppo dei Verdi Monica Frassoni. Lo spirito europeista di un paese lo si misura anche dal modo in cui applica le leggi che lui stesso adotta».
E in Italia in questi anni sono piovute a decine le “messe in mora” emesse dalla Commissioni Ue, o le condanne della Corte di giustizia. Si va dalla violazione delle norme in materia di valutazione
Scheletro di un viadotto abbandonato a Porto Empedocle
Scheletro di un viadotto abbandonato a Porto Empedocle
ambientali del piano regolatore di un singolo comune, alla costruzione di “una terza linea” di un inceneritore, agli interventi edilizi in una baia della Sardegna, alle concessioni autostradali. E ancora, deferimenti alla Corte di giustizia, “per cattiva applicazione e disapplicazione della direttiva 79/409CEE art. 9 sulla caccia in deroga in Veneto (LR n.17 del 2004), in relazione alla caccia in deroga a specie protette in Sardegna. Ma ci sono anche almeno altre 10 regioni italiane che sono finite nel mirino della Corte di giustizia per la non osservanza della direttiva sulla tutela degli uccelli selvatici. Non si contano i deferimenti in relazione a costruzioni nei pressi, o addirittura all’interno, dei Siti di interesse naturalistico. Nel mirino europeo l’Italia ci è anche finita per l’inquinamento dell’aria, e per tutta la questione del rimborso spese di salute”.

VITA DA RICERCATORE – Ma se si spendono tanti soldi per rimediare ai danni fatti, in Italia chi ha i titoli per prevenirli ne prende pochissimi. I ricercatori continuano a lavorare facendo quasi sempre salti mortali che ricordano più il volontariato che non una professione indispensabile in un paese che crede nelle sue bellezze naturali e investe per conservarle. Anni di studio alle spalle, spesso all’estero, e poi mille euro al mese in Italia, a volte anche lordi, per seguire progetti di ricerca naturalistica e ambientale che, se da un lato ci mettono al riparo dalle sanzioni europee, dall’altro servono a proteggere il nostro territorio. La gran parte del lavoro si svolge “sul campo”. «Non esistono weekend, o giornate di otto ore – spiega la biologa Elisabetta De Carli. Io lavoro nel ramo della ricerca degli uccelli nidificanti e si comincia a lavorare prima dell’alba. Se la stagione lo permette a volte si dorme in macchina, oppure si cerca ospitalità da conoscenti. A volte, se i fondi lo permettono, si sta anche in pensione. Ma è raro». «Io uso spesso un furgone attrezzato a camper – spiega l’erpetologo Vincenzo Ferri, che studia anfibi e rettili -. Una volta sono stato svegliato di notte dai carabinieri con pistola alla mano. Da allora prima di parcheggiarmi nella zona dove devo lavorare passo sempre dalla caserma più vicina ad avvisare». Sempre con poco più di mille euro al mese c’è anche chi come Elena Patriarca, lavora solo di notte, visto che studia i pipistrelli. O chi sta in barca per settimane, come il biologo marino Francesco Maria Passarelli che sottolinea come un altro problema che i ricercatori devono fronteggiare «è quello di dover anticipare tutte le spese per il lavoro che viene richiesto dalle strutture pubbliche».
Stefano Rodi - Corriere della sera

Al ridicolo non c’è mai fine. Brunetta come il mago Otelma!


Il Ministro Brunetta ama farsi pubblicità e utilizza i media per ogni suo spot. Peccato che le sue esternazioni non siano sostenute da dati oggettivi ma solo dalla volontà di tagliare servizi e posti nella Pubblica amministrazione. Ignoto è il vero numero dei precari nella Pubblica Amministrazione e in questo anno il Governo non ha fatto nulla se non bloccare al 1 luglio 2009 ogni forma di stabilizzazione. Nelle settimane scorse, il Ministro Brunetta ha inviato un questionario alle Amministrazioni per censire il numero dei precari, cosa che avrebbe dovuto fare molto tempo fa invece di denigrare i lavoratori pubblici e tagliando i fondi per il contratto nazionale e per la contrattazione decentrata Ebbene, su 10886 amministrazioni consultate per il monitoraggio dei precari, solo 3.800 avevano risposto al 2 Aprile, ma la documentazione inviata fa scoprire un’altra verità ossia che il monitoraggio è finalizzato solo al personale con contratto di lavoro subordinato a tempo determinato in possesso dei requisiti per la stabilizzazione previsti dall'Articolo 1, commi 519 e 558, della Legge 296/2006 e dall'articolo 3,comma 90, della Legge 244/2007. Fatti alcuni calcoli sono esclusi i lavoratori socialmente utili, i co.co.co e co.co.pro, il personale a contratto, ossia svariate decine di migliaia di lavoratori/trici che operano magari da anni nella Pubblica Amministrazione. Il Governo poi con la circolare 39 del 6-3-09 potenzia gli strumenti di tutela del reddito in caso di sospensione dal lavoro o di disoccupazione (a 90 giorni viene portato il trattamento massimo della disoccupazione ordinaria con requisiti ridotti e requisiti normali, includendo gli apprendisti nella indennità ordinaria di disoccupazione), una sorta di card per i precari che non porta alcun beneficio al riconoscimento dei precari come forza lavoro né opera per la loro stabilizzazione nel Pubblico Impiego. Mentre Il Governo chiude la porta alla stabilizzazione dei precari condannando i servizi pubblici alla privatizzazione, ecco arrivare l’ultima trovata (che penalizza in questo caso direttamente i lavoratori pubblici in procinto di andare in pensione). Nel maxiemendamento al D.L 5/2009 (misure di sostegno dei settori industriali in crisi), hanno presentato una proposta di emendamento che prevede per il 2009-2010-2011, per tutti i dipendenti di strutture pubbliche, (ma con alcune illustri esclusioni che riguardano magistrati, docenti universitari, e dirigenti medici), non solo il pensionamento al raggiungimento dei 40 anni di anzianità massima contributiva, ma anche il congelamento delle liquidazioni fino al 2013. Quindi alla beffa di perdere posti di lavoro senza la stabilizzazione dei precari, segue il danno economico. Il Governo vuole affossare la pubblica amministrazione e il lavoro pubblico E noi che si fa? Non dobbiamo permetterlo!

mercoledì 15 aprile 2009

Come buttare 42 milioni di euro


Per i giovani trovare un lavoro è sempre un’impresa ardua, anche prima della crisi. Oltre che i soliti sistemi all’italiana, ragazzi e ragazze possono iscriversi al portale del Ministero del lavoro. Si accorgeranno che per ora è meglio rivolgersi ad amici e parenti e farsi raccomandare.

Uno dei più gravi problemi italiani (anche prima della crisi economica) è la disoccupazione giovanile, fenomeno dalle profonde implicazioni economiche e sociali. Basti pensare che, secondo i dati Istat (aggiornati fino ad ora al 2007), il tasso di disoccupazione giovanile (età tra 15-24 anni) in Italia era pari al 20%, mentre quello complessivo era il 6,2%. Il problema morde più al sud e tra le donne, ma è molto diffuso anche nel mitico nord est, dove è pur sempre il 9,6% rispetto al 3% totale. La causa principale è il cosiddetto “mismatch“, ovvero il mancato incontro tra chi cerca lavoro e chi ha bisogno di personale. Per questo a partire dal 1996, sono state varate prima dal governo Prodi e poi da quello Berlusconi alcune riforme in materia di collocamento, di ordinamento del lavoro e di contratti.

IL PORTALE BORSALAVORO.IT - Tra le tante cose fatte, nel Decreto legislativo n.276 del 10 settembre 2003 è stata istituita la Borsa continua nazionale del lavoro, un sistema aperto e trasparente di incontro tra domanda e offerta di lavoro basato su una rete di nodi regionali, alimentato da tutte le informazioni utili a tale scopo immesse liberamente nel sistema stesso sia dagli operatori pubblici e privati, autorizzati o accreditati, sia direttamente dai lavoratori e dalle imprese. Un portale internet con all’interno un database nazionale di curricula e di offerte d’impiego, per favorire l’incontro rapido domanda-offerta di lavoro. Alla creazione del portale fu incaricata Italia Lavoro SpA, di proprietà del Ministero dell’Economia, guidata da Natale Forlani, ex sindacalista della Cisl, manager statale da 255mila euro l’anno. Il progetto fu affidato a Mauro Boati.

UNA DIFFICILE GESTAZIONE - Dopo 2 anni di difficile gestazione, il portale Borsalavoro.it ha visto infine la luce nel settembre 2005. Maurizio Sacconi, all’epoca sottosegretario al Lavoro lo presentò come “Il simbolo della svolta” che avrebbe consentito “un mercato libero e trasparente” e “un servizio gratuito“. Proprio gratuito per lo Stato non si direbbe: secondo la relazione annuale del 2007 della Corte dei Conti è costato 36 milioni di euro (10 per la sola realizzazione della Borsa telematica). Bastava dire che sarebbe stato un buon investimento per il futuro, ma Sacconi non va rimproverato: si sa che i politici esagerano sempre. Il funzionamento del portale è in teoria semplice: i cittadini e i datori di lavoro accedono alla Borsa, scelgono il livello territoriale (provincia, regione, tutta Italia) in cui esporre curriculum o offerta di lavoro, si registrano, inseriscono i dati: et voilà! Il database li metterà in contatto. Geniale! Davvero una svolta.

COMINCIANO I GUAI - Purtroppo, qualcosa non ha funzionato. Spulciando nei vari forum di internet, si leggono opinioni come quelle riportate in questo forum. jadis scrive: “Ragazzi io mossa a curiosità sono andata a far l’iscrizione su borsalavoro… NON CI HO CAPITO NULLA!!! Ho inserito 150.000 informazioni, alla fine sono andata e vedere il curriculum… ma non c’era nemmeno un’informazione di quelle inserite”. Il sito era attivo solo da pochi mesi, magari serviva un po’ di rodaggio. Una svolta come questa, con tutto quello che è costata, dovrà funzionare, prima o poi. Passano i mesi e in un altro forum, il 27 dicembre 2006 maryangy20 scrive: “Il sito borsalavoro.it è un buon sito dal punto di vista delle offerte di lavoro”. Meno male, allora: funziona! Un momento, continuiamo a leggere: “…ma a me sinceramente non è servito granché, perché trovo sempre annunci dove la ditta vuole persone con esperienza minima di uno o due anni…e per una giovane non è motivante!!!” Pazienza, non si può avere tutto. Forse per questi difettucci nel secondo numero del 2006 di Spinn, un periodico del ministero, si quantificava un calo sostanzioso delle registrazioni: dalle 9mila di gennaio 2006 alle 4mila di giugno 2006. Una svolta ha bisogno di tempo. Poi le cose si saranno sicuramente aggiustate.

IL SITO NON VA - Continuando a leggere troviamo, il 22 ottobre 2007, sempre su questo forum, l’opinione di AlbioB: “”Il sito è graficamente ben curato” Ottimo. “Non è vero che serve un quoziente intellettivo esagerato per capirlo, basta impegnarsi un po’ e poi si entra nel meccanismo” Splendido. “Il problema è che funziona malissimo: nel senso che devono avere qualche problema di sovraccarico, oppure i tecnici che lo hanno programmato sono dei cretini. E’ impossibile navigare normalmente su questo sito, è lento, è pieno di errori, spesso che riguardano proprio le pagine per la visualizzazione delle offerte di lavoro: ma allora cosa esiste a fare!? Scommetto che solo una piccola percentuale di datori di lavoro e lavoratori conosce l’esistenza di questo sito. Magari se mi assumono glielo rifaccio io“. Un giudizio così severo meritava una risposta. Ed in effetti, gli attentissimi responsabili del progetto si erano accorti che qualcosa non funzionava. Infatti Mauro Boati, di Italia Lavoro, responsabile del progetto diceva il 22 gennaio 2008: “La Borsa dovrebbe diventare uno strumento più snello. L’obiettivo per il 2008 è semplificare il meccanismo di registrazione degli utenti, chiedere meno informazioni e velocizzare gli accessi“.

ITALIA, LAVORO? NO, GRAZIE! - Forse anche per questo, Italia lavoro SpA nel bilancio 2007 ha destinato altri 6 milioni di euro per “attivare e supportare l’operatività della rete infrastrutturale integrata (dominio lavoro) dei sistemi informativi regionali“, per finanziare “la promozione e divulgazione dei servizi di Borsa” e per “supportare la creazione della rete con gli operatori privati autorizzati“. La svolta annunciata nel 2005 da Sacconi ci sarà stata sicuramente. E allora andiamo a vedere questa meraviglia da 36 + 6 milioni di euro: nella home page del sito si legge: “Su borsa Lavoro.it trovi 4.126 annunci da consultare“. E gli iscritti sono 179 mila. Mano male, funziona! Però, se si spulcia la sezione annunci, i 4.126 di cui si parla nella home sono riferiti al 17 dicembre 2007. Chi scrive non è un genio di internet ma ha navigato nel sito con una certa difficoltà, e ha trovato solo annunci di più di un anno fa e curricula fermi al 2007. D’altronde, anche il direttore dell’innovazione tecnologica del ministero, Grazia Strano, ammette che il sito è fermo. Ma niente paura, dice: “Ne stiamo progettando una nuova versione“. Un’altra? Che sollievo! Forse, con altri 36 milioni di euro il sito comincerà a funzionare. La svolta di Sacconi però nel frattempo c’è stata: Italia lavoro SpA, nata per aiutare a trovare lavoro ha messo a rischio il posto di lavoro dei suoi dipendenti precari, che difficilmente si vedranno rinnovati i contratti. E loro infatti hanno scioperato, richiamando attenzione. Naturalmente, attraverso il web: questo è il loro blog. I giovani alla ricerca di un lavoro, intanto, possono aspettare ancora un po’. Oppure, rivolgersi a qualche parente, amico. O un politico “benefattore”.

«Pronto a tutto, non trovo nulla»


C'è chi ha perso il lavoro perchè l'azienda dove lavorava ha chiuso e chi l'ha lasciato perchè il salario era troppo basso. Ci sono stranieri, italiani, giovani e persone di mezza età, ciascuno con la propria storia e tutti con una sola necessità: trovare un posto di lavoro. Li abbiamo incontrati nella sala d'aspetto del Centro per l'impiego della Provincia, in via delle Franceschine, in fila per accedere al colloquio con uno degli impiegati degli uffici dove si accolgono le domande di lavoro e si valutano, tramite colloquio, i requisiti dei candidati.
La media attuale delle richieste al Centro per l'impiego di Verona registra un afflusso di 50 persone al giorno, ma che possono diventare anche più del doppio nei primi cinque giorni del mese, quando i lavoratori rimasti disoccupati devono chiedere di iscriversi nel cosiddetto elenco anagrafico, quella che un tempo si chiamava lista di disoccupazione. Annualmente la media degli accessi ai sei centri per l'impiego di Verona e provincia era pari a circa 8000, cifra che poteva anche lievitare mettendo insieme non solo le richieste di lavoro ma anche quelle d'informazione, che sono molto numerose. Quest'anno però, stando al trend dei primi tre mesi, questa cifra è destinata sembra destinata almeno a raddoppiare.
In sala d'attesa attende Fabrizio B., artigiano edile di 50 anni, che abita a Lugagnano. È sposato e ha quattro figli, di cui tre ancora in casa. Si sfoga raccontando la sua storia:«Ho lavorato fin da giovanissimo, sempre in cantieri all'aperto e, purtoppo, mi sono rovinato la salute. Ho una grave forma d'artrosi e non posso fare più di tre o quattro lavori l'anno. Troppo poco. Così ho dovuto chiudere l'attività. Il problema è che lo Stato le tasse continua a chiederle, e salate, senza tenere conto che se uno non lavora non ha più reddito. Non capisco perchè non si possano ridurre le imposte in proporzione alla mole di lavoro che una persona svolge. E, come se non bastasse, mi è arrivato da pagare il sequestro di un immobile per tasse. mi hanno comunicato, inevase vent'anni fa. Una faccenda, tra l'altro, tutta da chiarire. Il risultato è che adesso sono qua a iscrivermi nelle liste per trovare un lavoro. Ma non è certo una cosa facile».
Vicino a lui c'è la moglie Maria:«Mi alzo ogni giorno alle quattro per andare a fare le pulizie negli uffici. È un lavoro duro e il salario è quello che è. Devo stare attenta fino all'ultimo centesimo quando faccio al spesa. Dobbiamo stare attenti anche a quello che mangiamo. E ho tre ragazzi che ancora studiano. È un periodo difficile per molte persone. Sento tante colleghe che hanno i mariti con lavori a termine e non sanno come fare ad arrivare a fine mese. Il problema», commenta amara, «è che in Italia se si lavora onestamente si guadagna poco».
Nella stessa sala d'aspetta c'è Stella, una signora romena di 50 anni. È diplomata infermiera in Romania e ha fatto anche un anno d'università. È in Italia da quattro anni:«Sono dovuta venir via dal mio Paese perchè guadagnavo ormai pochissimo e anche perchè sono stata truffata e mi hanno portato via la casa. Qui in Italia ho fatto diversi lavori, anche negli alberghi come cameriera ma vorrei un lavoro più stabile. Così ora mi sono iscritta a un corso per operatore socio sanitario. Almeno potrò lavorare o come badante o in qualche casa di riposo. Finora ho trovato solo lavori precari».
Un'altra signora romena, Maria, pure lei cinquantenne attende con il suo biglietto in mano:«Sono in Italia da nove anni e finora ho lavorato come infermiera, nelle case di riposo. Anch'io ho deciso di frequentare un corso per operatore socio sanitario per avere una qualifica che mi consenta di avere un salario un po' più passabile. Qui a Verona ho tutta la mia famiglia e le esigenze sono sempre di più».
In sala d'attesa arriva Elisa, veronese, 30 anni. È laureata in Giurisprudenza. Ha lavorato come praticante per alcuni mesi nello studio di un avvocato ma poi ha deciso che non era quella la sua strada: «Beh, soldi pochissimi e, in compenso moltissimo lavoro. La prassi è questa per gli aspiranti avvocati. E poi bisogna passare l'esame di Stato. Ho visto colleghi tentare diverse volte senza successo. Ho anche lavorato per un anno, con un contratto a progetto, in un'azienda di servizi. Ma quando sono rimasta incinta non mi hanno più rinnovato il contratto. Sono anche ricorsa alle agenzie per il lavoro interinale ma senza troppo successo. Ora mi iscrivo qui. Mi accontenterei anche di fare l'impiegata contabile».
Vicino a lei c'è una giovane, pure lei veronese. Ha 23 anni, un diploma professionale e per sei anni ha lavorato in un negozio di parrucchiera:«Ho deciso di cambiare perchè prendevo molto poco, sì e no 800 euro al mese. E se sei da solo non ce la fai a mantenerti. Il mio sogno è di poter lavorare in proprio ma, intanto, sono disposta a fare qualsiasi lavoro, possibilmente pagato un po' meglio».
In sala d'aspetto entra un'altra signora. Ha 46 anni, veronese, si chiama Graziella. «Ho lavorato fino a pochissimo tempo fa in un negozio di alimentari a Verona. Purtroppo i proprietari hanno ceduto l'attività e io sono rimasta a piedi. Sono commessa banconista, pratica nel settore gastronomia. Sono venuta qui per informarmi sull'indennità di disoccupazione ma anche per iscrivermi nel registo per l'impiego. Non posso permettermi di restare a casa. Sono separata e con un figlio di 14 anni da mantenere. Ho lavorato fin da quando avevo 16 anni e il lavoro non mi spaventa di certo, nessun tipo di lavoro. Ma adesso al situazione s'è fatta proprio difficile».
Un'altra signora resta in disparte. Non vuole dire il suo nome ma poi, parlando, salta fuori che ha 42 anni, veronese, e che perso il lavoro da un anno. «Per un'ingiustizia», precisa. e Poi aggiunge:« A quarant'anni non ti ricicli più. Le aziende vogliono personale giovane, così lo sfruttano meglio, senza tenere conto che una persona diciamo matura ha non solo più esperienza ma anche una situazione personale già definita. Insomma, figli eventualmente ne ha già e non creerebbe problemi, se così li vogliamo chiamare, di assenze per maternità. Invece dopo i 35 anni sembra che abbiamo la "peste"».
Arriva Federica, 27 anni, veronese, diploma come perito linguistico, reduce da esperienze professionali «poco fortunate». Ha fatto qualche periodo di lavoro, precario, ma ora sta cercando una vera occupazione:«Mi piacerebbe lavorare in un settore che ha rapporti con l'estero ma qualsiasi occupazione mi andrebbe bene. Con questi chiari di luna non ci si può permettere di fare i difficili».
Vicino a lei si siede un immigrato nigeriano di 40 anni. È in Italia da circa un anno, con la moglie che comunque lavora:«Sono artigiano, falegname restauratore, ma non sono riuscito a trovare nulla. È veramente molto difficile. Spero che iscrivendomi nelle liste della Provincia possa saltare fuori qualcosa».
E c'è Manuele, 31 anni, arrivato dalla Sardegna nel 2001. È un autista con patente C e E. «Finora sono sempre riuscito a lavorare con dei contratti a termine. Solo che qualche anno fa era più facile trovare lavoro. Ultimamente è sempre più difficile. Ho appena terminato un contratto con l'aeroporto Catullo e ora mi devo reiscrivere nelle liste della Provincia. Ho fatto e sono disposto a fare qualsiasi tipo di lavoro, magazziniere, mulettista, non mi importa. Il mio sogno è un lavoro fisso, penso come tutti. Non si può restare precari a vita».
Un'altra storia è qualla di Andres, un colombiano di 32 anni, in Italia da 13, che per sette anni ha lavorato in una cooperativa come operaio. «Poi la cooperativa ha perso l'appalto e ci siamo trovati tutti per strada», racconta sconsolato. «Ho girato una quantità di cooperative per vedere se riuscivo a trovare un'occupazione ma non c'è stato niente da fare. Pare che trovare un lavoro sia diventato impossibile».