LA PETIZIONE DA FIRMARE

lunedì 25 maggio 2009

CI SARA’ ANCORA UN’ISPRA? SICURI I PRECARI LICENZIATI!

Una 2 giorni di mobilitazioni che prepara la lotta ad oltranza. Ieri i precari a lavare i vetri, con l’adesione di USI RdB Ricerca, oggi i dirigenti sindacali precari di USI RdB Ricerca incatenati a via Curtatone.


MA LA MOBILITAZIONE NON PUO’ FERMARSI QUI!

LA SITUAZIONE RICHIEDE CHIAREZZA E DECISIONE!


Nell’incontro di ieri al Ministero con il Capo-gabinetto Corradino e la dirigenza del Ministero sono stati chiari alcuni punti:


1) Solo RdB CUB ha denunciato lo stato di degrado della ricerca pubblica ambientale e dell’ISPRA in particolare. CGIL, CISL e UIL hanno evitato accuratamente di sostenere il personale precario e a tempo indeterminato dell’Ente di Ricerca;

2) Mentre per il Ministero si prevede una norma di sanatoria per tutti i precari, per ISPRA niente;

3) Tutto il personale di ISPRA sarà spostato in un’unica sede comune INSIEME CON IL MINISTERO, IL NOA E SOGESID; per ORA lo spostamento è logistico ma (parole del Dr Basile) è necessaria la ricerca di unità funzionale!

4) La SOGESID, ben 18 milioni di euro di stanziamento, viene osteggiata SOLO dalla nostra sigla! Tutti gli altri tacciono, anzi, la CISL ha richiesto di velocizzare la costituzione della società privatizzata (che, ricordiamo, si sovrappone a molte delle attività che dovrebbero essere esclusive di ISPRA).

5) I licenziamenti dei Precari ISPRA sono “colpa” delle norme. E il Ministero non contrasta l’azione governativa.


In questi mesi noi abbiamo denunciato continuamente questo stato di fatto e lo abbiamo fatto mobilitandoci senza interruzione. E abbiamo avuto contro capetti e pompieri. Tutto sembrava ogni volta aggiustarsi e niente cambiava.


ORA SIAMO AD UN PUNTO DI SVOLTA!

ISPRA AD OGGI HA UN FUTURO NEBULOSO E NOI VOGLIAMO CHIAREZZA!

venerdì 22 maggio 2009

"Ci mandano a casa". Blitz dei precari al Ministero dell'Ambiente

da Terra - Proprio nel giorno in cui i precari Ispra tornano a farsi sentire, con l'iniziativa di improvvisarsi lavavetri davanti al ministero dell'ambiente (sostenuta da Cgil e Usi-Rdb) per 'vederci chiaro" nelle politiche del governo, diventa ufficiale la notizia che centinaia di loro andranno a casa il prossimo 30 giugno. Mentre i lavoratori.,vestiti in camice bianco o maglietta arancione, lavavano vetri in via Cristororo Colombo, è uscito infatti un comunicato della struttura commissariale, dove si invitano i dirigenti a "definire un piano degli incarichi del personale a tempo indeterminato all'interno di ciascun dipartimento, finalizzato a mitigare l'impatto di una eventuale riduzione di personale a decorrere dal primo luglio". La richiesta, in pratica, è di spostare le attività degli oltre 200 co.co.co. in scadenza il 30 giugno sui lavoratori a tempo indeterminato, e annuncia l'uscita di scena di questi collaboratori, dopo che già 50 loro colleghi (tra cui alcuni vincitori di concorso) sono andati a casa da Gennaio a oggi. In Ispra sono circa 700 i precari che svolgono da tanti anni la maggior parte delle attività dell'lstituto. La loro lotta , partita l'estate scorsa e proseguita fino a dicembre 2008, ha portato alla stabilizzazione dei 200 che avevano diritto in base alla finanziaria 2008. Un grande risultato, all'apparenza, ottenuto con manifestazioni, interventi sui media e contestazioni legali: ma una conquista che, per quanto importante, non può essere conrsiderata un successo. Era infatti sancito per legge che queste persone passassero a tempo indeterminato e i continui rinvii, insieme ad annullamenti di graduatorie e altre vicende kafkiane, hanno portato i sindacati a concentrarsi su un obbiettivo minimo, per il quale ora è difficile esultare. Le conseguenze sono quelle annunciate dal comunicato di oggi, che non a caso coincide con la ripresa della mobilitazione, anche perché l'unica soluzione proposta dai commissari è quella di due concorsi da 35 posti, uno per funzionari amministrativi (laureati), l'altro per diplomati. In tutto 70 posti, per i quali si sa già che le selezioni saranno aperte agli esterni, in ossequio al principio che nell'amministrazione si entra solo per concorso. Peccato che decine di questi lavoratori un concorso pubblico l'abbiano già fatto, e anche i collaboratori, che hanno una lunga esperienza nelle attività che svolgono, speravano di vederla riconosciuta. Invece ora rischiano di andare a casa subito. Del resto, come dice la rappresentante Cgil Francesca Assennato, "il disegno dell'amministrazione è chiaro: assumere stabilizzandi e vincitori di concorso, facendo fuori tutti gli altri".

L’Ispra e quei controlli da mettere a tacere

Da Terra - di Rossana De Rossi - ATTUALITA' - DENUNCIA - L’incredibile vicenda dell’Istituto per la protezione e la ricerca ambientale. Fondato la scorsa estate, è ancora senza Statuto ma già si parla di smantellarlo.

Tra i tanti proclami del governo, sempre così attento alla comunicazione, spicca al momento l’assenza di idee chiare sull’ambiente. In particolare, a essere ignorato è il delicato ambito dei controlli e della vigilanza necessari a preservare i nostri ecosistemi e la salute dei cittadini. Emblematico ciò che è accaduto nell’ultimo anno in primo luogo ad Apat, ora trasformato in Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) e accorpato con i più piccoli Icram (Istituto centrale per la ricerca scientifica e tecnologica applicata al mare) e Infs (Istituto nazionale per la fauna selvatica). L’Ispra non ha ancora uno Statuto, che tarda ad arrivare nonostante i commissari nominati dal ministro Prestigiacomo, che dovrebbero gestire soltanto l’ordinaria amministrazione, siano lì ormai da quasi un anno. La mancanza di uno Statuto non impedisce di conoscere i compiti dell’Istituto, ereditati dagli enti confluiti: in particolare, l’ex Apat svolgeva fondamentali funzioni di controllo nell’ambito di temi come, tra gli altri, rifiuti, nucleare e qualità dell’ambiente urbano, mentre l’Icram aveva responsabilità per tutto ciò che riguarda i nostri mari. Proprio il rapporto rifiuti, da sempre uno dei fiori all’occhiello dell’agenzia governativa, quest’anno è stato pubblicato con oltre tre mesi di ritardo. Invece che a Natale, si è arrivati quasi a Pasqua, senza l’usuale conferenza stampa di presentazione e con un comunicato stampa assai stringato, pieno di dati rassicuranti che non sfioravano le zone “ad alto rischio”, come Campania e Sicilia. Del resto, la cosiddetta soluzione del problema rifiuti a Napoli è stato il vanto di questo governo e la Sicilia è feudo elettorale del Pdl e del ministro Prestigiacomo. Non si è parlato nemmeno di Sardegna, nonostante i grandi risultati sulla differenziata raggiunti dalla precedente giunta regionale di centrosinistra. I dati sono usciti solo a marzo: dopo la campagna elettorale. Sul nucleare, da tempo l’Ispra è tenuta alla regola del silenzio, imposto dal ministero, diventato tombale dopo l’approvazione al Senato del disegno di legge 1441 che istituisce una nuova Agenzia per il nucleare dove confluirà anche il dipartimento dell’Istituto. Certo, questa è una situazione temporanea, anche se all’interno di Ispra si sussurra di “commissari liquidatori” e i sindacati sottolineano come il ministero parli di «convenzione quadro» con l’Istituto ma stia nicchiando su Statuto e regolamento. In realtà, la voce più insistente è che l’Ispra un futuro non ce l’abbia ma sia destinata a essere smembrata dopo il possibile addio della Prestigiacomo al dicastero. Oltre al settore nucleare, se ne andrebbe il Servizio geologico d’Italia, che tornerebbe sotto la presidenza del Consiglio, mentre il resto sarebbe trasformato in un dipartimento del dicastero o finirebbe addirittura sotto il ministero delle Infrastrutture (il quale svolgerebbe così la duplice funzione di controllore e di controllato), nel caso in cui si decidesse di cancellare l’Ambiente. Del resto, la Prestigiacomo non ama parlare di Ispra: risponde picche, da mesi, alle richieste di incontro dei sindacati, e di recente al Forum pubblica amministrazione ha “dato buca” all’assemblea dei direttori generali delle Arpa (le Agenzie regionali per l’ambiente), mettendo in imbarazzo perfino i compassati e istituzionali “commissari liquidatori”.

giovedì 21 maggio 2009

INCATENATI !!!



Ricerca: I PRECARI ISPRA VERSO IL LICENZIAMENTO. L’ENTE IMPONE AI DIRIGENTI DI SOSTITUIRLI DAL 1 LUGLIO. I PRECARI SI LEGANO AI TORNELLI

Mentre i precari lavavano i vetri davanti al Ministero ieri, ISPRA comunicava a tutti i dirigenti di “sostituire” i precari dal primo luglio 2009. In sostanza un licenziamento. Più di 200 lavoratori di alta professionalità licenziati dai provvedimenti del Ministro Brunetta e dall’immobilismo del Ministro Prestigiacomo. La crisi il governo la fa pagare ai precari della ricerca.

“Nell’incontro di ieri al Ministero, in contemporanea con il presidio dei precari dell’ISPRA, solo USI RdB Ricerca aveva sottolineato il grave stato di abbandono della ricerca pubblica ambientale e la conseguenza più ovvia il licenziamento dei precari. Proprio in quel momento, l’Ente inviava una circolare in cui impone ai dirigenti di provvedere alla sostituzione dei precari “falsi” cococo (in realtà subordinati a tutti gli effetti come la stessa circolare dimostra) dal 1 luglio” dichiara Claudio Argentini della Segreteria Nazionale USI RdB Ricerca. “Da mesi i precari organizzati dal nostro sindacato sono in lotta perché questo epilogo era annunciato. Ecco come questo governo attua i risparmi, invece di recuperare l’evasione fiscale licenzia chi controlla la qualità dell’ambiente. Tremonti taglia, Brunetta norma, la Prestigiacomo fa finta di niente e la crisi la pagano i precari!”.”La nostra risposta non si è fatta attendere da stamattina 2 dirigenti sindacali precari dell’USI RdB Ricerca si sono legate ai tornelli. Vogliamo il ritiro della circolare e il provvedimento di prolungamento dei contratti. La lotta sarà ad oltranza dentro e fuori ISPRA e i cittadini sappiano che questo governo licenzia. Altro che lotta alla crisi.” Conclude il sindacalista.

Last Minute

Ciao,
volevo farvi sapere che qui a Curtatone, intorno alle 11 è nata un'azione concordata con Usi-Rdb. Alcune persone si sono diciamo incatenate (ha usato dello scotch) ai tornelli per dare visibilità al nostro probelma. Se avete modo di divulgare la notizia, fatelo.

mercoledì 20 maggio 2009

Da ricercatori a lavavetri, la protesta dei precari

Da Repubblica.it - Ricercatori e tecnici precari dei laboratori Ispra ex Icram (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) preoccupati per il loro futuro professionale, hanno manifestato sulla Cristoforo Colombo, all'altezza di Largo Fochetti. Vestiti con i camici bianchi hanno lavato i vetri di macchine, camion e autobus in sosta ai semafori



Ricerca, presidio dei precari Ispra di fronte al Minambiente

 Roma, 20 MAG (Velino) - "Abbiamo organizzato il lavaggio dei vetri al semaforo di fronte al ministero dell'Ambiente per protestare contro la nebbia che il ministero e la struttura commissariale hanno creato sul personale ed in particolare sul precariato". È quanto spiega Raffaella Piermarini, del coordinamento precari USI-RdB
Ricerca in una nota nella quale si specifica che "i precari dell'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, in presidio davanti al ministero, stanno infatti vivendo nella forte incertezza determinata dalla creazione del nuovo Ente, derivato dalla fusione di apat, Icram e Infs (enti di ricerca vigilati dal ministero dell'Ambiente, tutti coinvolti nella ricerca e nella sorveglianza ambientale) e
dalla imminente scadenza di molti contratti. Gli atipici inquadrati con contratti di fatto illegittimi ed i lavoratori a tempo determinato in stabilizzazione vedono le scadenze contrattuali come un licenziamento, con rinnovi difficili e lunghissimi che negano il salario ai lavoratori e le professionalita' alla ricerca. Tutto questo in presenza di finanziamenti e di vantaggio per il paese". "Non e' possibile - aggiunge Piermarini - che i precari rimangano sempre lavoratori virtuali, quando in realta' noi siamo veri e facciamo ricerca per il bene della collettivita'. L'indeterminatezza che vediamo in questo ente necessita trasparenza, vogliamo riuscire a vedere un futuro, ottenere certezze ed un piano triennale di assunzioni: ne abbiamo abbastanza di precariato", conclude la sindacalista USI RdB
Ricerca.

AMBIENTE: RICERCATORI-LAVAVETRI PROTESTANO DAVANTI A MINISTERO

(AGI) - Roma, 20 mag. - Circa cento persone stanno lavando i vetri delle macchine ferme a un semaforo di via Cristoforo Colombo, davanti al ministero dell'Ambiente. Vogliono "vederci chiaro" e protestano perche' a "300 ricercatori-precari (la meta' del totale) non sono stati o non verranno rinnovati i contratti a tempo determinato, quelli a progetto, o gli assegni di ricerca". Sono i precari dell'Ipra (istituto superiore della protezione e ricerca dell'ambiente) che chiedono al ministro Prestigiacomo "chiarezza e garanzie" sul futuro dei lavoratori su quello della tutela dell'ambiente in Italia: "L'attivita' di ricerca e e controllo dell'Ispra - denunciano - e' paralizzato". In cambio della pulizia del vetro i ricercatori stanno consegnando agli automobilisti un volantino per informare sulla loro situazione lavorativa. Nello specifico i ricercatori in protesta chiedono: "un recupero dei lavoratori ex Icram (uno dei tre istituti, insieme a Infs e Apat, poi confluito nell'Ispra) esclusi dalle stabilizzazioni; di conoscere la situazione delle scadenze contrattuali e le modalita' di rinnovo del personale con contratto atipico; un piano di trasformazione a tempo determinato dei contratti atipici; tempistica, criteri di riserva e titoli preferenziali certi per i precari Ispra nei concorsi". La protesta,organizzata dai precari stessi, "e' sostenuta, a livello sindacale, anche da Cgil e Usi Rdb Ricerca".

RICERCA: PRECARI LAVANO VETRI DAVANTI MINISTERO AMBIENTE

(ANSA) - ROMA, 20 MAG - I precari dell'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra), in presidio davanti al ministero dell'Ambiente, in via Cristoforo Colombo a Roma, si sono messi i panni dei lavavetri al semaforo di fronte
l'edificio del dicastero per protestare e chiedere garanzie sui contratti e ''un piano triennale di assunzioni''. Abbiamo organizzato il lavaggio dei vetri, spiega Raffaella Piermarini, del coordinamento precari Usi Rdb Ricerca, ''per protestare
contro la nebbia che il ministero e la struttura commissariale hanno creato sul personale ed in particolare sul precariato''. L'incertezza, riferiscono, e' determinata dalla ''creazione del nuovo ente, derivato dalla fusione di Apat, Icram e Infs (enti di ricerca vigilati dal ministero) e dalla imminente scadenza di molti contratti''. Secondo i sindacati di base gli ''atipici inquadrati con contratti di fatto illegittimi ed i lavoratori a tempo determinato in stabilizzazione vedono le scadenze contrattuali come un licenziamento, con rinnovi difficili e lunghissimi che negano il salario ai lavoratori e le professionalita' alla ricerca. Tutto questo in presenza di finanziamenti e di vantaggio per il Paese''. Non e' possibile, conclude Piermarini, che ''i precari rimangano sempre lavoratori virtuali. L'indeterminatezza che vediamo in questo ente necessita trasparenza, vogliamo riuscire a vedere un futuro''.

dati del servizio tg3 sui precari andato in onda alle 14

AMBIENTE: UNA RICERCATRICE IMPIEGATA PRESSO IL MINISTERO DELL' AMBIENTE
A ROMA HA PROTESTATO STAMANE PER AVERE CERTEZZA DEI CONTRATTI. L' ANNO
SCORSO IL GOVERNO HA CREATO L' ISPRA, ISTITUTO SUPERIORE PER LA RICERCA E LA
PROTEZIONE AMBIENTALE, FONDENDO I DUE VECCHI ENTI PUBBLICI DI RICERCA SUL
MARE E SULLA FAUNA SELVATICA CON L'AGENZIA PER LA PROTEZIONE DELL' AMBIENTE

INTERVENTO DI: EMMA PERSIA, COORDINATRICE USL RDB
INTERVENTO DI: OMESSE
AUTORE: C.PANDOLFI

AMBIENTE. PROTESTA PRECARI ISPRA: LAVAVETRI DAVANTI MINISTERO INIZIATIVA RDB-CUB


(DIRE) Roma, 20 mag. - "Abbiamo organizzato il lavaggio dei vetri al semaforo di fronte al ministero dell'Ambiente per protestare contro la nebbia che il ministero e la struttura commissariale hanno creato sul personale ed in particolare sul precariato", spiega Raffaella Piermarini, del coordinamento precari Usi RdB Ricerca. I precari dell'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, in presidio davanti al ministero, stanno infatti vivendo nella "forte incertezza determinata dalla creazione del nuovo ente, derivato dalla fusione di Apat, Icram e Infs (enti di ricerca vigilati dal ministero dell'Ambiente, tutti coinvolti nella ricerca e nella sorveglianza ambientale) e dalla imminente scadenza di molti contratti. Gli atipici inquadrati con contratti di fatto illegittimi ed i lavoratori a tempo determinato in stabilizzazione vedono le scadenze contrattuali come un licenziamento, con rinnovi difficili e lunghissimi che negano il salario ai lavoratori e le professionalita' alla ricerca. Tutto questo in presenza di finanziamenti e di vantaggio per il Paese". Non e' possibile- aggiunge Piermarini- "che i precari rimangano sempre lavoratori virtuali, quando in realta' noi siamo veri e facciamo ricerca per il bene della collettivita'. L'indeterminatezza che c'e' in questo ente necessita trasparenza, vogliamo riuscire a vedere un futuro, ottenere certezze ed un piano triennale di assunzioni: ne abbiamo abbastanza di precariato", conclude la sindacalista Usi RdB Ricerca.

E' UFFICIALE!!! I CO.CO.CO. ISPRA TUTTI A CASA!!!


Comunicato della struttura commissariale ai capi dipartimento dell'Ispra

"Con l'approssimarsi della scadenza del 30 giugno. indicata dall'art.3. comma 3, della legge 13/1/2009 per il trattenimento in servizio del personale con contratto di collaborazione coordinata e continuativa, diviene urgente, a prescindere da eventuali iniziative normative volte ad un ulteriore trattenimento del predetto personale, definire un piano degli incarichi del personale a tempo indeterminato all'interno di ciascun Dipartimento finalizzato a mitigare l'impatto di una eventuale riduzione di personale a decorrere dal I° luglio p.v.. A tal fine le SS.VV. sono invitate a presentare entro il 25 maggio p.v. un piano di utilizzo del personale che tenga conto anche delle recenti procedure di stabilizzazione e assunzione, che hanno portato ad incrementare di complessive 215 unità il numero dei contratti in essere a tempo indeterminato, avendo cura di garantire le attività prioritarie di ciascun Dipartimento."

RICERCA: PRECARI LICENZIANDI DISERTANO PER PROTESTA CORSO SU SICUREZZA

L’ISPRA, Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ex ICRAM), ha organizzato un corso sulla sicurezza sul lavoro a cui ha iscritto anche i precari (atipici e tempo determinato) che si accinge a licenziare. Per protesta i precari hanno scelto di non partecipare al corso, ricevendo la solidarietà dei lavoratori di ruolo, ed hanno affisso le foto di San Precario sui loro posti vuoti. “E’ paradossale che oltre a licenziare i precari li si prenda anche in giro - commenta Claudio Argentini, della Segreteria Nazionale dell’USI RdB Ricerca - ma in cosa li vogliono formare se poi non gli rinnoveranno il contratto? E perché formano i lavoratori atipici? Forse perché in realtà sono in tutto e per tutto dipendenti subordinati che da anni svolgono funzioni istituzionali per l’Ente? Sul posto di lavoro il personale precario corre gli stessi rischi del personale a tempo indeterminato - continua il sindacalista - e per tutelarsi le amministrazioni iscrivono anche i precari ai corsi di formazione sulla sicurezza. Ma chi ripagherà i lavoratori precari delle malattie professionali dopo il licenziamento?”. “Mercoledì 20 maggio i lavoratori precari ISPRA saranno in presidio davanti al Ministero dell’Ambiente, (Via Cristoforo Colombo 44 - ore 10.00) manifestazione a cui la nostra sigla ha aderito in maniera convinta per rilanciare il superamento del precariato, con la ripresa delle stabilizzazioni”, conclude Argentini.

Precari ISPRA, ancora una iniziativa di sensibilizzazione


I precari dell'ISPRA disertano in massa il corso di aggiornamento sulla sicurezza del lavoro nella sede di Casalotti, per protesta contro la situazione sempre più insostenibile. "Siamo stufi di essere considerati lavoratori solo quando l'Istituto si trova a dover formalmente adempire a obblighi di legge, ma poi nella sostanza ci trattano senza alcun diritto. Ci informano sulla sicurezza sul luogo del lavoro, ma si rifiutano di informarci sulla sicurezza del posto di lavoro" Questo quanto proclamato da un portavoce prima dell'inizio del corso. Anche tutti i dipendenti strutturati dell'Istituto, hanno lasciato la sala in segno di solidarietà e di condivisione della protesta. La FLC Cgil, che già nei giorni scorsi aveva dato il proprio appoggio a questa iniziativa, e che domani sarà davanti al MATTM a lavare i vetri delle macchine assieme ai precari, denuncia la sempre più allarmante situazione del precariato in ISPRA, che sta portando alla paralisi delle attività dell'Ente, il continuo arretrare dei diritti, i mancati rinnovi e i licenziamenti di fatto."Da mesi chiediamo un incontro alla struttura commissariale per confrontarci su questi temi ma non riceviamo risposta. Diverse persone sono a casa senza più stipendio nè contratto, molti altri sono in scadenza a giorni e non hanno garanzia alcuna. Rivendichiamo, avendolo messo a punto assieme ai lavoratori, un percorso che permetta di superare il problema del precariato in questo Ente, e lo comunicheremo a tutti, nell'attesa che i Commissari si decidano a convocarci". Queste le parole di Angela Imperi, coordinatrice nazionale di FLC Cgil ISPRA, che per giovedì prossimo 21 maggio ha indetto un'Assemblea Generale di tutto il personale ISPRA.

martedì 19 maggio 2009

Professione sottoprecari

La chiamavano Generazione mille euro. È stata spazzata via dalla crisi economica. E ora deve fare i conti con un mondo del lavoro impazzito. Dove si offrono salari ridotti del 35 per cento. Per lavori garantiti un mese o una sola settimana

di Emiliano Fittipaldi - L'Espresso - Paolo Zambon sognava di aprirsi un negozietto di abbigliamento in centro, tirare su 50 mila euro l'anno come ha fatto suo fratello, e comprarsi il Cayenne. Invece da un mese, dopo aver cercato inutilmente un posto come commesso per una «griffe fashion», come la chiama, frequenta un corso in una scuola edile di Padova. «Malta e cazzuola, già. Alzare un muro non è uno scherzo, una vera faticaccia. La crisi? Ha cambiato completamente le mie prospettive. In peggio». Fino a qualche tempo fa trovare un giovane veneto disposto a fare l'operaio in un cantiere «era più difficile di scovare un astronauta professionista da mandare alla Nasa», dice Stefano Culli Lanzi, amministratore delegato dell'agenzia interinale Gi Group. Potenza della congiuntura economica negativa, oggi i corsi per muratori organizzati da privati e sindacati di settore vengono presi d'assalto anche dagli italiani. «Un miracolo», chiosano dalla Fillea- Cgil: erano tre anni che nei cantieri tra Mestre e Belluno si vedevano solo stranieri. Paolo, che ha 24 anni, a marzo ha già trovato un lavoro. «Un contratto interinale di una settimana, 350 euro. Poi chissà, anche l'edilizia è in stato comatoso». A mille chilometri di distanza, a Catanzaro, Gilda, Santo, Francesca e gli altri 30 laureati Isef assunti nelle due piscine comunali, sulla Porsche non ci hanno mai puntato. Il tasso di disoccupazione calabrese costringe, da sempre, a desideri più misurati. Oggi, con il Pil in picchiata, anche una 500 usata è pura utopia. Come ottenere un contratto decente: fino a dicembre sono stati inquadrati come ?atleti dilettanti?, dopo i controlli dell'ispettorato del lavoro l'associazione che gestisce gli impianti paga istruttori e bagnini 8 euro l'ora, con un contratto da lavoratori autonomi. «Prendere o lasciare. Prendo, ho detto. Ma ci hanno preso alla gola», racconta Antonio. Lo stesso ultimatum l'ha lanciato una ditta di pulizie a Martina Russo, precaria quarantenne della capitale. «Prima lavoravo tre ore al giorno consecutive, di pomeriggio potevo fare altro. Ora mi hanno piazzato un turno dalle 9 alle 10, un altro dalle 13 alle 14, il terzo dalle 18 alle 19. Mi spieghi lei come faccio ad arrotondare». Paolo Zambon, i maestri di nuoto e Marta la domestica non possono neanche lamentarsi. Sono tra i precari più fortunati. Nei cinema in questi giorni stanno proiettando un film dedicato a loro, ?Generazione 1000 euro?. Il titolo forse andrebbe aggiornato, visto che la recessione ha fatto scivolare parte dei vecchi precari vicino a quota 500. Eppure un posto, seppur grazie a contratti estremi, ce l'hanno ancora. Centinaia di migliaia di cocopro e di somministrati (così vengono chiamati i dipendenti assunti a tempo tramite le agenzie interinali) sono invece rimasti a casa. I dati Istat sul primo trimestre del 2009 verranno pubblicati solo a giugno, ma è possibile già ora fare un primo bilancio dello tsunami che sta sconvolgendo il mondo del lavoro. Secondo l'osservatorio nazionale Ebitemp, l'ente creato dalle agenzie interinali e dai sindacati, da agosto a febbraio si sono persi 58 mila occupati. Ad aprile il mercato è sprofondato, crollando del 45 per cento rispetto allo stesso mese dell'anno scorso. Giù anche il monte salari, sceso del 35,5 per cento. Una débâcle. Federico Vione, un ex somministrato che ce l'ha fatta, è stato catapultato sulla sala di comando di Adecco a inizio anno, e ammette che la tempesta non sembra volersi placare. «Le aziende, semplicemente, non assumono più. Le file davanti alle nostre filiali sono cresciute a dismisura. I candidati alla ricerca di un lavoro sono passati da 80 a 120 mila in poche settimane». Persone a caccia disperata di una retribuzione, disposte a firmare contratti che poco tempo fa non avrebbero nemmeno preso in considerazione. «Anche il profilo è cambiato: prima avevamo in lista soprattutto giovani under 30, ora chiedono aiuto anche professionisti maturi con grande esperienza». I laureati sono disposti ad accettare incarichi demansionanti, tutti si rassegnano a trasferirsi fuori dalla città di residenza. Qualcuno fuori dai confini nazionali. «Con contratto di stage offriamo per un mese lavoro in Vietnam a un panettiere esperto. Servono buone capacità organizzative », dice un annuncio su Internet. A fine aprile le agenzie proponevano posti extreme di ogni tipo, contesi da decine di aspiranti. In un albergo di Bergamo un cameriere ha strappato un contratto della durata di sei giorni, a Salerno una piccola impresa metalmeccanica mette in palio una tuta da saldatore. Sarà scelto solo chi è disponibile a lavorare di notte, «con capacità di concentrazione, precisione e tolleranza allo stress». Tutto per mille euro al mese, per 150 giorni. Il rinnovo? Poi si vedrà. A Cesano Boscone una società di servizi vuole risparmiare bandendo uno stage con «rimborso spese da concordare». Mario Chiocciola, informatico di 46 anni, due figli adolescenti e un mutuo ancora acceso, ha accettato di spostarsi da Roma a Torino per fare l'help-desk per una multinazionale inglese di giochi e scommesse. «Lavoro otto ore al giorno, spesso anche la notte, sabato e domenica compresi. Prendo 900 euro, ma fra tre mesi la somministrazione finisce». Le aziende offrono lavoro di ogni forma e genere. Accomunati sempre da basso salario e brevità record: salumieri da assumere per 20 giorni, promoter nei supermercati per 30, pizzaioli per due settimane «con disponibilità totale» di orari, baristi e banconisti da inchiodare in sala «dal lunedì alla domenica con turni che partono dalle 6 del mattino alle 22 della sera». La flessibilità, se fino al 2008 era considerata da molti un'opportunità per entrare nel mercato del lavoro, si avvia verso una nuova fase. L'economista Pietro Garibaldi la chiama ?modello cuscinetto?. «Con la recessione appare chiara la politica di molte aziende. I precari vengono utilizzati nei tempi buoni, per essere lasciati a casa quando bisogna ristrutturare e tagliare i costi. Le fasce più deboli, quelle senza indennità di disoccupazione e cassa integrazione, fungono da welfare al contrario». Anche i sindacati latitano: loro battagliano per difendere gli operai, chiedono di raddoppiare la cig. Gli atipici, quasi mai iscritti a Cgil, Cisl e Uil, non sono una priorità. Garibaldi non sa se le imprese stanno speculando sulla crisi, sfruttando il rapporto sbilanciato tra domanda offerta per abbassare il costo del lavoro e le garanzie dei dipendenti. «Non voglio sbilanciarmi, non ci sono ancora evidenze. Ma non posso escludere la diffusione di un fenomeno che definirei di ?dumping contrattuale?: la tentazione da parte delle aziende e della pubblica amministrazione di trasformare contratti a tempo in più convenienti cocopro può essere forte». Il ministero dell'Ambiente guidato da Stefania Prestigiacomo, per esempio, non ci ha pensato due volte. I precari che lavorano al dicastero di via Cristoforo Colombo sono centinaia, e molti di loro, alla fine del contratto a tempo determinato (che garantisce buoni pasto, maternità e malattie pagate) si sono visti proporre un più economico cocopro. «Prima si prendeva sui 30-35 mila euro lordi, ora siamo sui 20 mila» spiega Andrea B., che preferisce l'anonimato. «Lo stipendio è calato del 30 per cento, le mansioni sono rimaste identiche. Inoltre non ci hanno assunto più per via diretta, ma attraverso società in house: in questo modo aggirano i concorsi con le chiamate dirette. Io dipendo dalla Sogesid. Altri colleghi hanno un contratto Apat, altri sono targati Sviluppo Italia. Tutti, però, continuiamo come prima e più di prima a lavorare all'Ambiente». Come il cane morde lo straccione, anche la crisi dell'editoria azzanna i più fragili: i primi contratti non rinnovati sono stati quelli dei giornalisti precari, quasi tutte le testate hanno tagliato le collaborazioni del 20-30 per cento. Il settore è asfittico, ma le scuole di giornalismo continuano a spuntare come funghi, vomitando ogni anno centinaia di nuovi professionisti, ignari che a prezzi correnti un articolo in un giornale locale può essere pagato meno di 10 euro lordi. Lorenzo, laureato in filosofia a Messina, sta invece provando a farsi assumere come mozzo sui traghetti che collegano lo Stretto. Dopo inutili (e costosi) master in risorse umane, ha abbandonato definitivamente Marx e Hegel per fare l'intermediatore creditizio, una sorta di tramite tra aziende che vogliono prestiti e le banche che dovrebbero erogarlo. «In sei mesi ho guadagnato 200 euro. Non scherzo. Noi prendiamo una provvigione dell'1 per cento sull'importo del finanziamento, ma gli istituti bocciano sistematicamente ogni richiesta. Speriamo che m'imbarchino presto». Persino i call-center non sono più un rifugio sicuro per i precari storici. Lucia Fraiese, 34 anni di Napoli, vaga da anni tra Tim, Wind e Vodafone. «Sono a spasso da febbraio. I team leader delle squadre chiamano chi vogliono, e io non sono mai stata amica dei capi. A marzo ho provato con le vendite telefoniche, ma le famiglie non hanno un euro in tasca e non comprano nulla. Ora sto facendo la dog-sitter a 5 euro l'ora, ma di clienti se ne vedono pochini: i cani costano, io mi aspetto un boom di abbandoni prima dell'estate». Il dumping contrattuale vale anche per gli immigrati, badanti in testa: ora che sulla piazza sgomitano anche le italiane, i salari per polacche e sudamericane stanno precipitando. «Le ragazze nere sono in basso alla classifica, il boom della domanda le penalizza più delle altre», ragiona la sociologa Chiara Saraceno:«L'arrivo delle donne nel settore non è una novità: negli anni Settanta quelle espulse dalla fabbrica facevano le colf, oggi accudiscono gli anziani. Peccato che in questo momento le famiglie del ceto medio preferiscano risparmiare e svolgere da sole i lavori di cura». La studiosa teme che il sesso debole sarà quello che uscirà peggio dalla congiuntura, e che i ricatti delle aziende, soprattutto quelle piccole, saranno ancora più pesanti che in passato. «È un fatto che in Italia i nostri imprenditori siano lontani da una civilizzazione dei rapporti con i loro dipendenti», chiude dura. Forse la Saraceno esagera, ma i dati di Manager Italia e Od&M Consulting non fanno ben sperare somministrati e flessibili vari: oggi i dirigenti più ricercati dalle aziende sono quelli specializzati in tagli dei costi e del personale.

Contratti precari e lavoro per giovani 30enni sempre peggio: indagine sull'Espresso.


Se, secondo quanto comunicato ieri, l’Italia è il Paese dove si percepiscono i salari più bassi, a risentire della condizione di particolare crisi nel nostro BelPaese sono i giovani, le cui opportunità di lavoro, sempre fin troppo poche, tanto da aver portato alla cosiddetta ‘fuga dei cervelli’ verso altri paesi europei e non, oggi diminuiscono ancora di più. La crisi economica attuale ha cambiato sogni, speranze e progetti anche di chi ci credeva, come Paolo Zambon, un ragazzo che sognava di aprirsi un negozietto di abbigliamento in centro, guadagnare 50 mila euro l'anno e comprarsi il Cayenne. Invece da un mese, dopo aver cercato inutilmente un posto come commesso per una griffe fashion, frequenta un corso in una scuola edile di Padova. Secondo l'osservatorio nazionale Ebitemp, l'ente creato dalle agenzie interinali e dai sindacati, da agosto a febbraio si sono persi 58 mila occupati. Ad aprile il mercato è sprofondato, crollando del 45 per cento rispetto allo stesso mese dell'anno scorso. Giù anche il monte salari, sceso del 35,5 per cento e i ragazzi di oggi (ma non solo tanto giovani) pur di lavorare sono disposti a firmare contratti a condizioni che prima non sarebbero mai state accettate. Secondo un’indagine pubblicata da L’Espresso, è salito anche, notevolmente, il numero di coloro che sono disposti a trasferirsi dalla propria città per lavoro. Qualcuno è anche disposto a varcare i confini nazionali. Le aziende offrono lavoro di ogni forma e genere, tutti, però, accomunati da basso salario e tempi record: salumieri da assumere per 20 giorni, promoter nei supermercati per 30, pizzaioli per due settimane, baristi e banconisti da assumere dal lunedì alla domenica con turni che partono dalle 6 del mattino alle 22 della sera. L'economista Pietro Garibaldi la chiama ‘modello cuscinetto’ e spiega: “Con la recessione appare chiara la politica di molte aziende. I precari vengono utilizzati nei tempi buoni, per essere lasciati a casa quando bisogna ristrutturare e tagliare i costi” E, dal canto loro, i sindacati battagliano per difendere gli operai, chiedono di raddoppiare la cig. Quando arriverà il cambio di rotta nel settore lavoro?

lunedì 18 maggio 2009

ECCO DUE BUONI MOTIVI PER NON ANDARE A VOTARE. MA, ALLA FINE CI ANDREMO. TURANDOCI IL NASO


Ci voleva uno studio inglese per stabilire quali sono gli europarlamentari che guadagnano di più e quelli che sono meno presenti. I più fannulloni per usare un termine tanto caro all'operoso Brunetta. Vi lascio immaginare qual'è la pattuglia a Strasburgo che guida le due classifiche. E se ancora avete qualche dubbio vi dico che primeggiano in tutte le due le speciali graduatorie gli eletti in Italia. 78 , cinque anni fa, 72, il prossimo giugno. Sono i più pagati d'Europa e guadagnano 134.291 euro all'anno. In compenso sono i meno presenti a Strasburgo e a Bruxelles. La loro partecipazione alle assemblee è pari 72% delle sedute e assicura ai nostri rappresentanti un umiliante ultimo posto in classifica. Tra i primi 100 presenzialisti sono soltanto 3 i deputati italiani. Di contro, fra gli ultimi 20 la metà esatta sono italiani. Da vergognarsi. E ancora. 37 figurano oltre l'800esima posizione e 9 oltre la 900esima. I peggiori in assoluto sono la Mussolini, Cirino Pomicino, De Michelis, Umberto Bossi, Adriana Poli Bortone e Gian Paolo Gobbo. Ce ne sarebbe abbastanza per disertare le urne ma, come al solito, non lo faremo. Esprimeremo il nostro diritto-dovere di voto . Il nostro pensiero, però, andrà ad un certo Indro Montanelli che, qualche elezione fa, invitò gli italiani a votare un partito ( la Democrazia Cristiana ) usando però una precauzione: turandosi il naso. Insegnamento più che valido anche oggi.

Le tasse divorano i salari, Italia maglia nera

La busta paga degli italiani è tra le più leggere tra quelle dei grandi Paesi industrializzati: colpa soprattutto del cuneo fiscale, la differenza cioè tra quanto pagato dal datore di lavoro e quanto effettivamente finisce in tasca al lavoratore. A dirlo è l’ultimo rapporto dell’Ocse sulla tassazione dei salari, aggiornato al 2008. Sui trenta Paesi che fanno riferimento all’organizzazione di Parigi, l’Italia si colloca al 23° posto: davanti, in termini di salari, ci sono non solo Gran Bretagna, Giappone, Stati Uniti, Germania e Francia ma praticamente tutti i Paesi europei. Gli italiani nel 2008 hanno guadagnato il 17% in meno della media Ocse; la busta paga media non arriva a 16mila euro l’anno, poco più di 1.300 euro al mese. A influire negativamente è soprattutto il cuneo fiscale: il peso di tasse e contributi per un lavoratore dal salario medio (single e senza carichi di famiglia) è del 46,5%. In questa classifica l’Italia risulta infatti al sesto posto tra i trenta paesi Ocse, partendo da quelli dove è maggiore il peso fiscale sulle buste paga. La situazione migliora se si considera il caso di un lavoratore, sempre con un salario medio ma sposato e con due figli a carico. In questo caso il cuneo è al 36% e l’Italia si colloca all’undicesimo posto nell’Ocse. «I dati Ocse sono da tenere in considerazione, ma non va dimenticato il grosso sforzo che il governo italiano ha fatto finora sul fronte dell’economia aiutando, con una serie di provvedimenti mirati, le fasce più deboli della società, le piccole e medie imprese, i giovani». Lo afferma in una nota il ministro dell’Attuazione del programma di governo, Gianfranco Rotondi. Il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi sottolinea: «I bassi salari italiani sono stati causati dalla vecchia contrattazione collettiva centralizzata, che ora le parti sociali, d’accordo con il governo, hanno dovuto cambiare». Quanto alla pressione fiscale, ci sono novità come «la tassazione agevolata al 10%» per tutta la parte di salario legata alla produttività «che viene decisa in sede aziendale». E a Paolo Ferrero del Prc che parla di «dati scioccanti» e a Cesare Damiano del Pd, secondo cui «sarebbe necessario un intervento del governo, con risorse fresche e aggiuntive per potenziare il potere d’acquisto delle retribuzioni e delle pensioni», Daniele Capezzone del Pdl risponde: «La sinistra che commenta i dati Ocse sui salari è stranamente smemorata. Furono Prodi e Visco ad aumentare le tasse a tutti, alzando le aliquote fiscali anche alle fasce più deboli in una fase espansiva dell’economia mondiale, che fu così sciupata dall’Italia. Invece, il governo Berlusconi sta facendo i conti con una fase delicata a livello internazionale, e, ciononostante, non ha messo le mani nelle tasche degli italiani, ha esteso la copertura degli ammortizzatori sociali anche ai precari, ha previsto misure sociali e ora ha impostato misure per la ripresa, dal piano delle grandi opere al piano casa. La differenza è evidentissima», conclude Capezzone.

In Italia salari netti tra i più bassi sviluppati

Gli italiani incassano ogni anno uno stipendio che è tra i più bassi tra i Paesi Ocse. Con un salario netto di 21.374 dollari, l’Italia si colloca al 23/o posto della classifica dei 30 Paesi dell’organizzazione di Parigi. Buste paga più pesanti non solo in Gran Bretagna, Stati Uniti, Germania, Francia, ma anche Grecia e Spagna. È quanto risulta dal rapporto Ocse sulla tassazione dei salari, aggiornato al 2008 e appena pubblicato. La classifica riguarda il salario netto annuale di un lavoratore senza carichi di famiglia. È calcolato in dollari a parità di potere d’acquisto. Gli italiani guadagnano mediamente il 17% in meno della media Ocse. Salari italiani penalizzati anche se il raffronto viene fatto con la Ue a 15 (27.793 di media) e con la Ue a 19 (24.552).

Consumatori. «Non solo l’Italia è tra gli ultimi paesi per i bassi salari percepiti dai lavoratori, ma risulta in pessima posizione anche per quanto riguarda il potere d’acquisto dei cittadini». Lo afferma il presidente Codacons Carlo Rienzi, commentando l’indagine. «Considerando infatti salari e livello di prezzi e tariffe, prezzi e tariffe che in Italia sono cresciuti dall’introduzione dell’euro ad oggi assai più rispetto ad altri paesi europei, il nostro paese ne esce davvero male. La riprova arriva dai dati sui consumi, da tempo al palo. Per consentire all’Italia di ritornare competitiva rispetto al resto d’Europa - conclude Rienzi - serve una reale detassazione degli stipendi e una riduzione generalizzata dei listini al dettaglio, consentendo ci cittadini italiani di acquistare tanto quanto i cugini europei».

Damiano (Pd). «I dati Ocse testimoniano una verità conosciuta: che le retribuzioni nette dei lavoratori italiani sono ben al disotto della media dei 30 Paesi più industrializzati. Il divario negativo è di 17 punti percentuali. Questo dimostra quanto sarebbe necessario un intervento del governo, con risorse fresche e aggiuntive per potenziare il potere d’acquisto delle retribuzione e delle pensioni, come una delle componenti essenziali per l’uscita dalla crisi. Lo dice il responsabile Lavoro del Pd, Cesare Damiano, che aggiunge: «Uno dei dati rilevato dall’indagine dell’Ocse è il divario tra retribuzione lorda e retribuzione netta in busta paga: il famoso cuneo fiscale, che il governo Prodi, con lungimiranza, aveva provveduto a diminuire in modo significativo. Occorrerebbe però proseguire su questa strada scegliendo di investire risorse per uscire dalla crisi, anzichè aspettare che passi la nottata».

Capezzone (Pdl). «Furono Prodi e Visco, con la loro sbagliatissima prima finanziaria, ad aumentare le tasse a tutti, alzando le aliquote fiscali anche alle fasce più deboli». Lo afferma Daniele Capezzone, portavoce del Pdl. «La cosa - sottolinea Capezzone - è particolarmente grave perché avvenne in una fese espansiva dell’economia mondiale, che fu così sciupata dall’Italia». Secondo Capezzone, «il governo Berlusconi invece sta facendo i conti con una fase delicata a livello internazionale, e, ciononostante, non ha messo le mani nelle tasche degli italiani, ha esteso la copertura degli ammortizzatori sociali anche ai precari, ha previsto misure sociali (dalla social card al bonus fiscale), e ora ha impostato misure per la ripresa (dal piano delle grandi opere al piano casa)».

Non prendiamoci in giro. La crisi c'è. Il governo no.


Per Berlusconi la crisi economica è superata, solo che l’opposizione e i giornali, tutti catastrofisti, si ostinano a vedere un mondo immaginario. Quella crisi che prima ha chiamato catastrofe epocale, colpa degli USA, ora è passata. Stiamo parlando dello stesso premier che novembre ha promesso 80 miliardi contro la crisi e poi ha destinato zero risorse all’emergenza…., come ha certificato il fondo monetario internazionale, quindi non un fazioso esponente dell'opposizione, che dice che l'Italia, ha messo in campo circa lo 0,2 per cento del Pil, cioè meno di un decimo della media mondiale. E Dario Franceschini ha sbottato: “Quando è troppo, è troppo. Ieri la crisi era un problema psicologico, oggi il peggio è passato”, ha risposto da Perugia, dove si trovava per un appuntamento elettorale. “Berlusconi deve smetterla di prendere in giro gli italiani - ha rincarato la dose. Non è possibile aspettare che la soluzione cada dal cielo: il governo deve agire. Noi lo incalzeremo presentando le nostre proposte e non ci accontenteremo di un no, ma pretenderemo un voto in Aula. La sera non si mangia ottimismo a cena! Alcune categorie - ha detto il leader del Pd - hanno bisogno di un aiuto dello Stato che gli consenta di aspettare la fine dell'emergenza. Il G8 in cui si discuteranno le nuove regole della finanza globale non può essere per il governo un alibi per aspettare”. Il leader del Pd ha proseguito aggiungendo che “ci sono migliaia di italiani, lavoratori o piccoli imprenditori, commercianti, artigiani, precari, pensionati, che con grande coraggio, come sempre fanno gli italiani nei momenti di difficoltà affrontano la loro giornata. Altre persone hanno bisogno di misure per affrontare l'emergenza che consentano di aspettare la fine della crisi. Sono esattamente queste misure di emergenza che mancano e chi guida il paese non può mettere la testa sotto la sabbia. Affrontiamo le prossime settimane con una parola d'ordine scomparsa dalla politica italiana, ma che deve ritornare. La parola è serietà”. Parole simili a quelle della presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia. “L’uscita dalla crisi sarà lunga, complicata e dolorosa per arrivare di nuovo ad un livello accettabile. Il dato di ieri sul Pil evidenzia che siamo in una crisi molto profonda, inedita e senza paragoni. È la peggiore dalla depressione del 1929 a oggi”.
Ricostruzione in Abruzzo, no alle new town.
"No ai prefabbricati che poi tacitamente diventano permanenti, lasciando così morire i centri storici. Sul terremoto abbiamo scelto la linea piu' collaborativa - ha proseguito Franceschini - accantonando ogni polemica. Ma il dovere dell'opposizione e' anche quello di controllare la distanza tra le promesse che vengono fatte e quelle che vengono mantenute".
Franceschini in Umbria ha visitato Foligno, una delle cittadine più colpite dal terremoto del '97 e ha ricordato la bonta' del "modello Umbria" nella ricostruzione. “Qui nessuno ha pensato alle new town perché tutti volevano tornare nelle old town. tutti gli abitanti de L'Aquila - ha proseguito il leader del Pd - devono poter decidere del loro futuro e hanno il diritto di tornare nel centro storico, dove c'e' la loro identità collettiva. A L'Aquila il freddo arriva molto presto. Ma prima del grande freddo - ha detto - arriva il grande caldo e, vivere in 12 persone in una tenda, in una grande tendopoli e con servizi igienici comuni, e' un problema serio".

venerdì 15 maggio 2009

PIL/ Franceschini al Governo: servono misure concrete

Dario Franceschini sta girando l'Italia per le elezioni e sente che, «come avviene nei momenti di difficoltà, gli italiani hanno energie positive e voglia di uscire in fretta dalla crisi. Ma hanno diritto che il Governo faccia quello che hanno fatti i governi di tutti gli altri Paesi del mondo, cioè misure concrete per affrontare l'emergenza». In particolare - ha detto parlando con i giornalisti a Fano - «il sistema delle piccole e medie imprese ha bisogno di accedere al credito, finché non ripartono i consumi ha bisogno di credito da parte delle banche, ha bisogno di provvedimenti concreti». Franceschini ha ricordato che il Pd ha presentato in Parlamento una proposta «che prevede che l'acconto delle imposte di giugno passi dal 40 al 20%, in modo da dare respiro in attesa che ripartano i consumi». Ma «ci hanno bocciato anche questa proposta. Come ci hanno bocciato l'assegno di disoccupazione per i precari, come hanno bocciato il contributo di solidarietà sui redditi dei più ricchi per aiutare la povertà assoluta. Noi sappiamo che un grande partito può fare il bene del Paese, anche stando all'opposizione» e quindi «mettiamo in campo risposte concrete. Il Governo - ha ripetuto - sembra stare lì con le mani in mano, aspettando che la crisi globale passi da sola. Non va bene»

P. A.: ARRIVA LA 'RIVOLUZIONE BRUNETTA'


(AGI) - Roma, 15 mag. - "Parte la rivoluzione Brunetta". Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, e' sceso in conferenza stampa per annunciare il via libera politico allo schema di decreto legislativo delega per la produttivita' nella pubblica amministrazione. Un via libera su cui il ministro Brunetta aveva posto una questione di fiducia in prima persona.
Il via libera di oggi segue a quello gia' dato dal precedente Consiglio dei ministri ed e' in attesa del via libera definitivo dopo un iter che prevede il passaggio alle commissioni parlamentari, al Cnel, alla Conferenza Stato-Regioni. La previsione e' dunque che l'ok finale si abbia dopo le elezioni europee.
Rientra cosi' la minaccia di dimissioni del ministro della Pubblica amministrazione Renato Brunetta. "Il ministro Brunetta ha messo in atto una tattica da birichino che lo ha portato a un ottimo risultato. Ma c'e' stima amicizia e affetto da parte dei ministri con lui e con tutti" ha detto il presidente Berlusconi.
Nel Dlgs, hanno spiegato il premier e il ministro c'e' una "grande riforma" che prevede la digitalizzazione di Pubblica amministrazione, famiglie e imprese e una impostazione meritocratica che prevede anche compensi economici. "Solo il 25% dei 3,5 milioni di dipendenti, avra' il 50% delle risorse premio.

P.A.: LANZILLOTTA, BRUNETTA RINUNCIA ALLA CLASS ACTION


(ASCA) - Roma, 15 mag - ''Il Ministro Brunetta cede alle resistenze della burocrazia e alle pressioni lobbistiche dei concessionari dei servizi pubblici. Rinuncia alla class action che lui stesso aveva indicato come la rivoluzione che avrebbe finalmente tutelato i cittadini nei confronti dei soprusi delle amministrazioni e di tutti coloro che erogano servizi pubblici. Come un punto chiave della sua 'rivoluzione'. Ma, nonostante gli annunci, a dimettersi il Ministro non ci pensa per nulla. No, caro Ministro. Speravamo che avrebbe avuto piu' coerenza e piu' coraggio. Ma cosi' non e' stato''. Ad affermarlo e' Linda Lanzillotta, responsabile Funzione pubblica del Partito Democratico. ''E non accampi scuse: il parere del Consiglio di Stato -aggiunge Lanzillotta- e' un paravento per nascondere la sua sconfitta politica. Il Consiglio di Stato, infatti, in questo caso non c'entra proprio nulla. Il Consiglio di Stato si esprime quando il Governo deve adottare un regolamento. In questo caso c'e' una delega legislativa approvata dal Parlamento e il Governo deve attuarla sentendo i pareri previsti dalla legge stessa, cioe' quelli della Conferenza Stato Regioni e delle Commissioni parlamentari. Eventuali problemi di carattere giuridico andavano valutati prima dell'approvazione della legge o, dopo di essa, dalla Corte costituzionale. Altrimenti si torna in Parlamento e si dice che la class action non si puo' piu' fare e si modifica la norma''. ''La verita' e' -dice Lanzillotta- che ancora una volta il Ministro si rivela forte con i deboli e debole con i forti. Fa la faccia feroce con i dipendenti pubblici e si mette la coda tra le gambe di fronte all'alta burocrazia e alle societa' dello Stato, alle municipalizzate e a tutte le concessionarie di servizi pubblici. Ora sara' molto piu' difficile chiedere serieta', trasparenza, efficienza alla pubblica amministrazione se i primi a sottrarsi sono coloro cui spettano le maggiori responsabilita': i funzionari e le societa' di gestione. Ci dispiace molto doverlo dire, perche' ancora ieri al Forum PA avevo assicurato al Ministro che il PD lo avrebbe sostenuto nella sua battaglia per modernizzare la pubblica amministrazione. La sconfitta di oggi conferma pero' che Brunetta fa battaglie solitarie e che il suo Governo lo lascia solo. Coerenza avrebbe voluto che avesse confermato le dimissioni! Da oggi, caro Ministro, le sue battaglie saranno assai meno credibili''.

P.A.: BRUNETTA, 50% DEI PREMI A 25% DEI DIPENDENTI, STAGE ALL'ESTERO


(ASCA) - Roma, 15 mag - Premialita', valutazione del merito, ma anche stage all'estero per i dirigenti. Sono alcune delle novita' contenute nel decreo legislativo di attuazione riforma della pubblica amministrazione approvato dal Consiglio dei Ministri e che da lunedi' passa all'esame delle competenti commissioni parlamentari per il previsto parere, che deve essere espresso entro 60 giorni. Il Ministro della P.A., Renato Brunetta, ha posto l'accento sull'aspetto della valutazione del merito spiegando che ''solo il 25% dei dipendenti pubblici, con le nuove norme, avra' il 50% delle risorse messe a disposizione per la premialita'. Non era mai successo. Oggi - ha sottolineato - va tutto a tutti''. Inoltre ''i dirigenti dovranno fare 6 mesi all'estero per acquisire esperienza''.

Via libera alla rivoluzione Brunetta sulla P.A.

Roma - Il testo con la riforma della pubblica ammistrazione, la cosiddetta "rivoluzione Brunetta", inizia il proprio iter. Lo ha comunicato il presidente del consiglio Silvio Berlusconi, sottolineando che il provvedimento "verrà sottoposto all’esame delle Camere, alla Conferenza Stato-Regioni, e al Cnel". "Tutte le famiglie - ha fatto sapere il premier - potranno tramite internet collegarsi con le istituzioni. Anche i 3,5 milioni di pubblici dipendenti potranno trarre da questa rivoluzione motivo per sentirsi realizzati".

Brunetta: entro due mesi sarà legge La riforma della Pubblica amministrazione sarà legge entro sessanta giorni. Ad assicurarlo è il ministro Renato Brunetta: "Le commissioni parlamentari di Camera e Senato hanno 60 giorni di tempo. Tutto si può concludere - afferma Brunetta - entro 60 giorni a partire da lunedì e anche prima". Il ministro ha poi chiarito che "le premialità non verranno date a tutti, ma solo ai più meritevoli".

Berlusconi: il ministro è birichino "Non c’è nessun problema, Brunetta ha adottato una tecnica da birichino che ha avuto i suoi risultati". Lo afferma il premier nel corso di una conferenza stampa a palazzo Chigi parlando della minaccia di dimissioni avanzata dal ministro della Pubblica amministrazione.

Premialità "Solo il 25% dei dipendenti pubblici, e il sindacato è d’accordo, avrà a disposizione il 50% di tutte le risorse destinate alla premialità. Non è stato fatto mai neanche nel privato se non per qualche iniziativa singola". Brunetta annuncia alla stampa la sua riforma della pubblica amministrazione, assicurando che la meritocrazia si sentirà anche nelle differenze in busta paga. Nei giorni scorsi il ministro della Funzione pubblica aveva minacciato le dimissioni, ora è soddisfatto per aver incassato il via libera del cdm al provvedimento.

Produttività e trasparenza In particolare, spiega che il confronto sulla riforma varata oggi con il dlgs sulla produttività e la trasparenza "non è una partita che si gioca tra governo e il sindacato dei dipendenti pubblici, ma riguarda tutto il Paese". E ancora: "Questo provvedimento riguarda i cittadini, i sindacati del settore privato e anche quelli dei datori di lavoro, come la Confindustria". Il ministro conferma di aver chiesto anche un parere "molto articolato" al Cnel.

Class action Tra le novità, annuncia anche che la class action nella pubblica amministrazione "partirà dal primo gennaio 2010", spiegando l’obbligo, per i dirigenti, di un periodo di lavoro-studio all’estero presso le organizzazioni internazionali.

martedì 12 maggio 2009

Forum PA: Entriamo nel merito


La ventesima edizione apre con un'autovalutazione dell'attività della PA. A partire da quella di Brunetta: se la riforma non diventa legge, si dimetterà. Ma se diventa legge, chiede l'aiuto di tutti

Il convegno inaugurale “PA un anno dopo: facciamo il punto”: al termine di un anno di governo, Brunetta torna a Forum PA per rendere conto a cittadini, impiegati pubblici e giornalisti delle attività e dei risultati di un anno di lavoro. Tante le questioni da chiarire sui cento “oggetti di innovazione”dichiarati come attività svolta in dodici mesi. “Molti avevano detto che i miei erano solo annunci senza sostanza: manderò il materiale a Eugenio Scalfari per sapere se si ricrede”, dirà il Ministro in sala stampa.
Dopo un'intensa attività inaugurale condivisa con le altre cariche istituzionali, il Ministro arriva alle puntuale alle 11:30.Anziché i soliti palchi elettoral-scolastici, l'allestimento prevede un colloquiale salottino, che meglio dispone alla conversazione tra il Ministro ed Andrea Pamparana, vicedirettore del Tg5, noto anche come “l'indignato speciale” nel mondo dei malfunzionamenti della PA. Gli argomenti principali verranno argomentati anche con spunti tra quelli pervenuti sul forum “Confronti PA”.
La domanda iniziale riguarda la burocrazia: come fare a togliere a questa parola la valenza di nemico?
“Il sistema della PA costa un cifra spaventosa come 300 miliardi l'anno. In caso di inefficienza la PA non è un'azienda e non può chiudere, ma può migliorare. Noi non puntiamo ad un obiettivo medio, bensì all'eccellenza”, ovunque sia la democrazia, ovvero in giustizia, scuola, salute, sicurezza ed anche burocrazia. Non possiamo accontentarci, continua il Ministro: “in Italia spendiamo quanto le altre PA ed abbiamo un capitale umano migliore di quello delle aziende, ma le regole sono balorde e né politica, né sindacato né dirigenza hanno fatto il loro dovere. A parità di soldi -non ho mai detto che voglio tagliare- voglio cambiare le regole verso l'eccellenza. Tutti i nostri servizi devono diventare i migliori d'Europa”.
La sala è strapiena, forse gli spettatori in piedi sono quasi quanti quelli seduti.
“I forti non hanno bisogno di uno Stato efficiente: anche la giustizia si compra, attraverso gli arbitrati. Ma la gente normale ne ha bisogno. Io da giovane ho scelto di stare dalla parte della gente normale e se questo vuol dire essere riformisti, allora sono riformista. Dico questo al mio amico Gad Lerner, che dice che sto dalla parte dei padroni”.
Nessun taglio
Ogni transazione della PA deve poter essere giudicata. Mettendo voce e piedi dei cittadini la PA può essere valutata e giudicata e possiamo raggiungere un incremento delle prestazioni della PA anche del 50%. E sempre a parità di spesa: a differenza di quanto dice la signora Bignardi, io non ho mai chiesto tagli. Ciò non è contro la contrattazione.
L'efficienza passerà per tagli di stipendi e tagli di teste. “Come in tutte le rivoluzioni”, propone Pamparana, “molti temono che in un'ondata moralizzatrice la propria testa verrà tagliata anche senza effettiva ragione”.
“Sono troppo intelligente per fare di ogni erba un fascio, anche se qualcuno ha cercato di farmelo dire”, spiega il Ministro senza cambiare tono di voce. “Credo in modelli di valutazione e trasparenza, altrimenti l'assenteista viene trattato come il lavoratore responsabile. Sto rompendo questo stato di cose, ho bisogno del vostro aiuto”.
“E' sempre un problema di testa”, ripete Brunetta. “Il dipendente deve potersi fidare del proprio datore di lavoro. La politica ha fatto clientelismo, il sindacato ha preferito il consenso alla customer satisfaction. Ne prendo atto, ma si può cambiare”.
Molti sono i canali, vecchi e nuovi, ai quali il cittadino può ricorrere per comunicare, segnalare, protestare con il settore pubblico. Rispondere al cittadino in maniera diretta espone anche al rischio di azioni coordinate, come mostrano le notizie che riguardano qualsiasi sistema di questo tipo. Non è un rischio? “No”, tranquillizza l'innovatore: “stiamo creando un sistema di customer satisfaction che sembra funzionare”.
Il sistema proposto si compone di molti ingranaggi che stanno mostrando la loro posizione e struttura, onde ottenere il funzionamento della PA italiana all'eccellenza europea. Per raggiungere questo obiettivo la legge è solo uno strumento che va posto in opera e invocato da molti, se non da tutti. Ad esempio, “le public utilities non sono PA ma partecipate. Si diano una regolata anche loro”, perché lavorano bene ma dovrebbero lavorare meglio.
Approvare l'efficienza
Si parla di modifiche proposte da altri ministri, di class action pubblica e del rischio di esplosione dei tribunali, di legge specifiche, della responsabilità del dirigente d'indicare un quarto di dipendenti fannulloni. Ma il discorso complessivo resta importato al benchmarking e Brunetta chiarisce la sua stessa posizione. “Da domani il decreto legislativo sulla riforma della PA” diventerà attivo. “Poi avrò 60 giorni, dopo i quali o concluderò positivamente la questione o se qualche potere forte mi bloccherà, io mi dimetterò.”
Su questo argomento c'è una critica in sala: “quando lei dice che se i poteri forti la fermano, io rabbrividisco. Chi possono fermarla, i sindacati?”
“Sì”, risponde il ministro. L'argomento sembra minato, ma non lo è. “Se per esempio il sindacato lancia uno sciopero generale che non va verso i cittadini e il mio governo non mi sostiene, me ne vado”.
Ma non c'è solo il sindacato. “Un altro potere forte sono le public utilities, che spesso non fanno bene il loro mestiere ma fanno bene lobby. Io non ho a che fare con il sistema bancario, ma anche quello è un potere forte. I poteri forti non sono sempre negativi, ma spesso sono egoisti”.
Dell'e-government entro il 2012 il ministro riferisce in sala stampa. “Forse riusciremo a completarlo addirittura prima”. Altra affermazione forte, da riportare con ottimismo. Dopo questa overdose di dichiarazioni, inizia il conto alla rovescia per l'efficienza. E per Brunetta. Appuntamento a metà luglio, certo in Parlamento. Poi forse al mare.

Qualche dubbio sulla riforma di Brunetta


A volte il rimedio può essere peggiore del male. Ricordiamo ancora la riforma Bassanini della pubblica amministrazione imperniata su alcuni pilastri fondamentali tra cui la delegificazione e l’assunzione di responsabilità. La conclusione fu che centinaia di norme legislative furono sostituite da migliaia di norme amministrative che hanno letteralmente mandato in tilt le amministrazioni centrali e gli enti locali, mentre sono stati aboliti i comitati di controllo su Comuni e Province, lasciando così campo libero alla fantasia amministrativa locale, per non parlare della corruzione in alcune aree del Paese. A distanza di poco più di dieci anni visto il fallimento della Bassanini, Renato Brunetta riprova a cambiare di nuovo tutto, dopo che il governo Prodi, con il ministro Nicolais, aveva già tentato di cambiare ancora una volta parte dell’organizzazione della pa. Insomma, come dice una vecchia canzone, si cambia, si gira e si torna a cambiare, quasi che il cambiamento in sé fosse il valore di fondo. Approvata la nuova legge Brunetta nel marzo scorso, sta per uscire il decreto legislativo di attuazione della nuova riforma, che rischia di introdurre, almeno per alcune parti, altra confusione e altra burocrazia. Due esempi su tutti. Il primo è quello che riguarda la cosiddetta performance nelle amministrazioni pubbliche, i risultati, cioè, raggiunti nel miglioramento dell’offerta dei servizi, tema peraltro al quale si stanno già dedicando da due anni tutti i ministeri. Secondo questo nuovo decreto, a valutare i risultati di esercizio non sarà più l’amministrazione con i suoi attuali organi di audit interni (i cosiddetti Secin), ma un’autorità esterna sembra con stipendi altissimi (si parla di quasi 500mila euro l’anno per il suo presidente), la cui indipendenza e autonomia andrebbe esercitata «in collaborazione con il ministero dell’Economia e con la presidenza del Consiglio». Insomma, autorità indipendente sì, ma non troppo. In aggiunta verrebbero aboliti i Secin dei singoli ministeri, di cui solo due mesi fa la stessa legge Brunetta aveva deciso di rafforzarne poteri e mezzi, per sostituirli con nuovi organismi con funzioni abbastanza simili, ma messi sotto il controllo di questa famosa nuova autorità. Senza offesa per nessuno, questo andamento schizofrenico della legislazione diffonde incertezza e precarietà in un settore come quello del pubblico impiego che, al contrario, avrebbe bisogno di una quotidiana correzione, senza ipotizzare cambiamenti cosmici che finiscono poi nel nulla. L’altra questione introdotta è quella della cosiddetta class action nei riguardi delle amministrazioni e dei concessionari dei servizi pubblici (vedi, ad esempio, municipalizzate) per tutelare, si dice, i cittadini dall’eventuale pessima prestazione dei servizi pubblici. Si chiama class action ma non porterà giustamente alcun risarcimento dei danni. Ma allora cos’è, se non la lite per la lite? Tutti i ricorsi, infatti, andrebbero presentati prima ai vertici delle amministrazioni contestate, per poi finire sul tavolo di un giudice. Morale della favola, verranno prodotti una serie di contenziosi portati avanti naturalmente dalle associazioni dei consumatori, i nuovi sindacati del terzo millennio la cui rappresentatività per noi che siamo ignoranti è pressoché misteriosa, scaricando sulla magistratura compiti che non le apparterrebbero sol che dinanzi a un esposto che denunci un disservizio si introducesse l’obbligo per l’amministrazione di rimuoverne le cause entro trenta giorni. D’altro canto, se alla fine di questo nuovo ambaradan sarà la magistratura a dover intervenire, il ministero della Pubblica amministrazione cosa ci sta a fare? Molti ministri hanno già condiviso queste nostre perplessità nell’ultimo Consiglio dei ministri. Renato Brunetta, che ha già conseguito alcuni successi, ha l’intelligenza politica e la capacità tecnica di sposare la semplificazione senza aggiungere altre bardature come quelle che abbiamo letto nello schema del decreto legislativo in corso di approvazione. Brunetta sa inoltre che in politica il maggiore errore è quello di innamorarsi di se stessi e dei propri prodotti, mentre l’eterna saggezza è la capacità di ascolto e il tenace cambiamento quotidiano per modificare cultura e comportamenti.

lunedì 11 maggio 2009

P.A.: BRUNETTA, NON CI SARANNO TAGLI MA VOGLIO ECCELLENZA

(ASCA) - Roma, 11 mag - ''Non ho mai parlato di tagli e licenziamenti, ma la Pubblica Amministrazione deve dare il 50% in piu' rispetto ad oggi. Credo che sia un obiettivo perseguibile ed e' la strada da seguire per arrivare verso l'eccellenza''. Il ministro della Pubblica Amministrazione, Renato Brunetta, questa mattina ha inugurato il Forum P.A. alla Fiera di Roma. ''La Pubblica amministrazione costa 300 miliardi l'anno e se la P.A. fosse un'azienda il giudizio dei suoi clienti sarebbe negativo. Il rischio - ha avvertito Brunetta - e' che sui servizi pubblici piu' importanti come la giustizia, la scuola, la siicurezza perdiamo competitivita' rispetto agli altri paesi che spendono come noi. Non e' quindi un problema di soldi e nemmeno di capacita' perche' il capitale umano che lavora nel pubblico e' superiore a quello del privato''. Per affrontare i problemi del comparto, il ministro ha ricordato che ''il pesce puzza dalla testa'' e che a questa situazione si e' arrivati perche' ''i politici quando hanno amminisrato hanno fatto clientela, il sindacato ha puntato sul consenso degli iscritti e i dirigenti, che sono soprattutto ex sindacalisti, sono il risultato di tutto cio'''.

Brunetta: "Se entro 60 giorni non passa il ddl me ne vado"


"Trecento miliardi l'anno. E' questo il costo della Pubblica Amministrazione in Italia; una cifra enorme e spaventosa a fronte della quale ci sono beni e servizi non sempre utili". Ha esordito così il Ministro della Funzione Pubblica Renato Brunetta al convegno d'apertura del Forum PA, che si svolge alla Nuova Fiera di Roma, da oggi al 14 maggio.

Dunque il punto della situazione, un anno dopo è questo: ci sono stati dei progressi, ma il giudizio dei cittadini sulla PA è sostanzialmente negativo e l'obiettivo resta quello del 50% in più di efficienza in tutti i campi, dalla scuola alla sanità, dalla giustizia alla burocrazia. "Perché i prodotti della PA non sono bulloni o automobili - ha detto Brunetta - ma beni e servizi pubblici che portano avanti il Paese. Non ci si può accontentare di averne un po' perché così si va fuori dalla competizione con gli altri Stati che ne hanno di più. Ci sono tutte le condizioni per non accontentarsi visto che spendiamo come, se non di più, di altri Paesi e abbiamo un capitale umano che è superiore a quello dell'impresa".

Questa è una questione che sta davvero a cuore al Ministro Brunetta, tanto che ha annunciato una sfida: "Se entro 60 giorni non dovesse passare il decreto legge sul sistema di valutazione della PA io me ne vado". Dunque il decreto legislativo che venerdì scorso ha ottenuto il via libera dal Consiglio dei Ministri ora ha due mesi di tempo per diventare legge; se dovesse essere fermato da qualche potere forte, il Ministro ha lanciato il suo impegno di dimettersi.

E quali potrebbero essere questi poteri forti? Il sindacato, ad esempio, più volte chiamato in causa da Brunetta come responsabile di una contrattazione troppo abusata, "sotto la quale è passato di tutto". "Io amo la contrattazione - ha dichiarato il Ministro - nel settore privato il contratto produce efficienza, nella Pubblica Amministrazione ha prodotto rendita. Se il contratto è buono sono d'accordo anch'io con il sindacato, altrimenti viva le regole e viva la legge. E su questo dovrebbero essere d'accordo tutti i cittadini". Gli altri poteri forti, che sanno fare lobby, non sempre nell'interesse dei cittadini, sono le public utilities; anch'esse dovranno essere sottoposte alla customer satisfaction.

Renato Brunetta nel corso del suo intervento al Forum PA ha paragonato spesso la PA ad un'impresa, sottolineandone le differenze e cioè la mancanza del mercato, che detta le regole dell'efficienza e che potrebbe determinarne la chiusura. "Se un'azienda non riesce a stare sul mercato chiude - ha detto il Ministro - per la PA questa possibilità non c'è. Ma c'è una possibilità in più e cioè quella di trasformare parte dei suoi costi in produttività, aumentandola di quel famoso 50% che è il mio obiettivo. E per far questo le soluzioni possibili sono due: o si privatizza il settore o si introducono nel settore la voce e i piedi. Le faccine che abbiamo già introdotto sono la voce dei cittadini; le Reti Amiche devono essere i piedi perché se un cittadino può decidere di andare dove si trova meglio ".

Secondo Renato Brunetta la Pubblica Amministrazione è una questione troppo seria per essere lasciata soltanto nelle mani della politica o del sindacato. "E' una realtà che riguarda tutti, soprattutto i più deboli perché sono loro che hanno bisogno più degli altri di un ospedale efficiente, di una buona università e di una buona giustizia. I più forti possono anche provvedere da soli, comprandosela da mercati paralleli". Tra gli applausi generali degli uditori Brunetta ha dichiarato di aver interpretato il suo mandato di Ministro dalla parte della gente e dei lavoratori, ribadendo il fatto di non aver mai pensato ad una politica di tagli, ma ad una politica di trasparenza ed efficienza.

"Il gioco che sta per iniziare è fatto di pesi e contrappesi, come quello che c'è nel mercato, in cui vengono inseriti la voce e i piedi dei cittadini, consentendo loro di dare un giudizio finale. I premi si danno soltanto se la partita si vince". Renato Brunetta ha parlato anche di class action, che verrà introdotta perché dà voce al cittadino, anche se potrebbe intasare il sistema della giustizia.


Brunetta: se non c'è la riforma lascio

Il ministro: 60 giorni per il decreto

La Stampa - «Se entro 60 giorni non passa il decreto legislativo me ne vado». Renato Brunetta lancia la sfida nel corso del suo intervento al forum della Pubblica Amministrazione. «Se l’iter non sarà completato entro 60 giorni mi dimetto - ha sottolineato il ministro - se ci sarà qualche potere forte che mi blocca me ne vado».
A proposito della riforma della Pa, Brunetta ha spiegato che ha trovato consensi non solo nella maggioranza ma anche nell’Udc, in una parte del Pd e dell’Italia dei Valori.
Contro - ha spiegato - c’è solo la Cgil mentre Cisl, Uil e Ugl stanno a guardare. Circa i contenuti del decreto legislativo, Brunetta ha spiegato che «all’interno c’è il superamento della premialità a tutti perchè tale principio è l’esatto contrario del concetto di premialità. La parola contrattazione - ha proseguito - è una bella parola perchè nel settore privato ha prodotto efficienza. Nella pubblica amministrazione invece la contrattazione ha prodotto solamente rendite di posizione e la contrattazione non deve puntare alla rendita. La mia riforma - ha concluso - è a favore dei cittadini e contro le rendite di posizione».
Il ministro ha detto che «La stragrande maggioranza è d’accordo con la mia rivoluzione». Poi ha incalzato le sigle: la pubblica amministrazione «è una cosa troppo importante perché sia lasciata solo alla politica o solo alla politica e al sindacato. È una cosa troppo seria per lasciarla nelle mani di tutti».
Secondo Brunetta la P.A. «deve essere oggetto valutato da tutti, dal sistema delle imprese alle famiglie, al Parlamento e al sistema delle autonomie. Il sindacato è un interlocutore importante - ha sottolineato - ma non l’unico».

Lo sfogo di Beatrice Borromeo, oscurata da Rai 2



La Cisl flerta con Brunetta e tradisce gli Statali!


Ma è mai possibile che soltanto la Cgil sia rimasta dalla parte dei lavoratori dello Stato? Com’è possibile che il sindacato di Guglielmo Epifani sia rimasto "il solo" a difendere gli impiegati della Pubblica amministrazione da questa continua e vergognosa campagna mediatica tutta mirata “contro” il pubblico impiego, fatta d’insulti e sberleffi, di contratti e di norme da terzo mondo? Lasciamo stare la Uil, da sempre considerata la “terza gamba” del Sindacato. Lasciamo stare pure l’Ugl, il sindacato di Fini, che invece è tutto preso a diventare la… “quarta gamba” del tavolo contrattuale. Ma è mai possibile che in casa Cisl, il secondo sindacato italiano per numero di iscritti, il sindacato che annovera il maggior numero di tessere nel comparto Stato, siano tutti “brunettiani” convinti? E’ mai possibile che la Cisl consideri “fannulloni” i dipendenti pubblici, degni di stipendi da fame e dia il suo tacito assenso alla gogna mediatica, alla campagna vessatoria e alla demolizione di un’intera categoria? Ebbene sì, è possibile. Ormai è fin troppo chiaro come le posizioni di Bonanni e company, in materia di Pubblica Amministrazione, siano pressoché identiche a quelle di Brunetta e del governo, sia nei fatti, che nelle parole. Un esempio su tutti? Le parole del segretario generale della Csil-Fps, ovvero di quella parte della Cisl cui fa capo la categoria del pubblico impiego e alla quale sono “ancora” iscritti, questo si che ha dell’incomprensibile, milioni di dipendenti pubblici. State un po’ a sentire quello che dice (testuale) il massimo esponente degli statali di casa-cisl: "…questa è la sfida che abbiamo lanciato con l'accordo di secondo livello e con l'abbracciare anche molte delle proposte dell’amico Renato, sì, del mio amico Renato Brunetta. Proposte che io condivido, e lo dico. Io ne sono intimamente convinto". Già in passato era accaduto che il fronte confederale si spaccasse, ma quando capitava di sottoscrivere accordi a firme separate, i cislini non rinunciavano mai ad un atteggiamento critico nei confronti del governo, quantomeno nella forma, e ad un dialogo con il resto del mondo sindacale. Adesso invece nelle posizioni della Cisl la vera controparte è diventata la Cgil. Il vero nemico da sconfiggere è il pubblico impiego. Per contro si esibisce una grande omogeneità di vedute con Brunetta in merito alla riforma delle Pubbliche Amministrazioni e del lavoro dipendente in genere, di cui il sindacato di Raffaele Bonanni ne condivide dichiaratamente obiettivi e strategie... il ministro Brunetta scava la fossa al pubblico impiego, la Cisl s'impegna a consegnargli il cadavere!

venerdì 8 maggio 2009

La P.A. di Brunetta ha fatto naufragio sul web


La Pubblica amministrazione stenta a passare alla nuova era informatica tanto caldeggiata da mister br e statene pur certi che l’otto maggio il ministro della funzione pubblica tirerà fuori un pò di carta straccia, qualche dato statistico logicamente fornito da lui stesso e... rimarrà saldamente incollato alla sua poltrona! Eppure di proclami e di annunci, di spot e propaganda se n’è fatta a bizzeffa e di soldi ne sono stati spesi altrettanti per l’e-goverment. Ma i siti web di ministeri, regioni, province, comuni, aziende sanitarie sono rimasti per lo più vetrine, elenchi telefonici, utili, al massimo, per rilasciare alcune informazioni. Niente di rivoluzionario, però. Pochi, pochissimi i siti che permettono di non recarsi più presso un ufficio pubblico e così risparmiare tempo, denaro e, contemporaneamente, ottenere un servizio efficiente. Per trovare un servizio on line degno di questo nome (non i certificati anagrafici per i quali vale sempre l’autocertificazione), si deve usare il lanternino: servizi scarsi, dati non aggiornati, assenza di risposte, enti pubblici senza siti web. Risultato: "Internet" negli uffici pubblici è un fiasco, pagato a peso d’oro, naturalmente! Il sito dell’Agenzia delle entrate, considerato dagli addetti ai lavori uno dei migliori della pubblica amministrazione italiana, non accetta messaggi più lunghi di 400 caratteri, salvo poi rispondere che le informazioni fornite non sono sufficienti, quando si è fortunati che la risposta arriva, altrimenti bisogna accontentarsi di leggere sul monitor del computer: "Il server non è al momento raggiungibile"!
Grazie a l’e-government messo a punto da mister br, il cittadino deve armarsi di tanta buona pazienza e... recarsi di persona all’Agenzia delle Entrate per "provare" a risolvere i propri problemi con la Pubblica amministrazione. NON E’ CAMBIATO PROPRIO UN BEL NIENTE! Mister br parla di modernizzare la Pubblica amministrazione, dice di volerla rendere efficace ed efficiente, addirittura vincente come la Ferrari e di moltiplicare i servizi disponibili in rete, ma - alla prova pratica - tutto si muove con l’agilità di un bradipo. Alcuni comuni e alcune istituzioni, rare eccezioni, ovviamente, lavorano piuttosto bene, ma nella stragrande maggioranza dei casi la rete è usata come vetrina, o poco più. In questo senso il caso delle "Denunce online", sportello telematico messo a disposizione dalla polizia e dai carabinieri, è emblematico. Il servizio consente di sporgere via Internet una denuncia (di furto o smarrimento). Peccato, però, che non serva a niente. Per completare la denuncia (e darle valore legale), bisogna infatti presentarsi comunque al commissariato o alla stazione dei carabinieri indicate sul modulo compilato al computer. E se non lo si fa entro 48 ore, la denuncia presentata on line, che ha il solo vantaggio per l’incaricato di non completare a mano il modulo cartaceo, viene annullata. Ma questo non è l’unico esempio di servizio on line "a metà"! Secondo l’Istat, infatti, i servizi a piena interattività (quelli che permettono di non presentarsi in un ufficio pubblico) sono presenti solo nel 3,2 per cento delle amministrazioni locali, quelle più a contatto con il cittadino attraverso i loro servizi. Considerando i comuni con più di 10 mila abitanti (1.112 in tutto) e prendendo in esame i principali servizi della pubblica amministrazione, aprire e concludere su Internet una qualsiasi pratica è un’impresa, molto spesso impossibile. Se si esclude il pagamento dell’Ici (consentito on line nel 39% dei comuni), il resto dei servizi è ampiamente sotto il 15% e solo in due casi si supera il 10%: Autorizzazione
Unica Suap (Sportello unico per le attività produttive) e Autocertificazione anagrafica (per il quale basta solo l’invio di un modulo). Per il resto il quadro è disastroso: il pagamento della tassa sullo smaltimento rifiuti solidi urbani si può fare on line solo nell’8,7% dei comuni sopra i 10 mila abitanti; il pagamento delle contravvenzioni nel 4,8% dei casi; l’assegno per il nucleo familiare nello 0,2%; l’iscrizione all’asilo nido nell’1,6%; la dichiarazione del cambio di abitazione nel 4,9%, la richiesta di certificati anagrafici nel 4%. E neanche quando si tratta di riscuotere del denaro la pubblica amministrazione si mobilita. Appena il 9,1% delle amministrazioni locali (regioni, province, comuni e comunità montane) permette a cittadini e imprese di effettuare almeno un pagamento on line. E per finire il solito paradosso tutto italiano: ci sono paesini di 200 abitanti che si sono dotati di servizi ultra moderni, e metropoli che, informaticamente parlando, stanno ancora all’abc. Prendete, ad esempio, quello che sta accadendo nel Comune di La Spezia. Lì il personale dell’ufficio Anagrafe sta smaltendo centinaia di procedure rimaste inevase sul Web: sul sito della città ligure, infatti, era possibile fare il cambio di residenza on line, peccato che nessuno dei dipendenti era stato informato del nuovo servizio! Altro che Ferrari, altro che era informatica! Qui stiamo ancora all’età della pietra!
_____________________________________________________________________
LA RISPOSTA DEL MINISTERO SULLA «INFORMATIZZAZIONE» DELLA P.A.:
«Il ministro della Funzione Pubblica, On. Renato Brunetta, sta predispondendo un sistema di filtraggio che impedisca ai dipendenti pubblici di andare su Facebook. Un progetto che non ha nulla di vessatorio ma che vuole impedire di spendere soldi della collettività in modo non corretto».

La Redazione di «STATALI - SOCIAL NETWORK» fa presente che fra i milioni di italiani iscritti a Facebook c’è lo stesso Ministro RENATO BRUNETTA, che sulla sua pagina promozionale chatta con i suoi 50 mila “sostenitori”. Per contro, ci sono ancora migliaia e migliaia di uffici pubblici che non solo non hanno il collegamento INTERNET, ma neppure un personal computer! Consigliamo al Ministro Brunetta, tanto per cominciare, un "giro" per i tribunali italiani del collega Angelino Alfano, quello del "Lodo salva Berlusconi" tanto per capirsi, dove giacciano 9 MILIONI DI PROCESSI ARRETRATI... provare per credere e buona passeggiata Signor Ministro!