LA PETIZIONE DA FIRMARE

venerdì 17 ottobre 2008

Scuola, trecentomila in piazza "E' solo l'inizio della protesta"

ROMA - "Non pagheremo noi la vostra crisi". Il copyright è degli universitari ma lo slogan rimbalza di spezzone in spezzone nel corpaccione del grande corteo in difesa dell'istruzione pubblica che ha attraversato la città sotto una pioggia scrosciante. Un corteo di studenti medi e universitari in primo luogo, e poi di professori, maestri, lavoratori della scuola e genitori. Società civile, insomma, della quale i Cobas e il sindacalismo di base hanno intercettato l'urgenza di voler esprimere il proprio no a quella che tutti chiamano "la distruzione della scuola pubblica".
Fuori la politica ufficiale, fuori i partiti a parte qualche striscione di Rifondazione però estraneo al centro della protesta. Il corteo dei trecentmila, si capisce subito, non è nato nelle loro sedi, ma nelle scuole elementari, nelle case dei promotori dei mille comitati genitori che stanno nascendo in tutta la penisola, nelle facoltà occupate.
Che sarebbe stata una manifestazione imponente lo si era capito dalla prima mattina, nello stupore generale a partire dagli organizzatori. Alle 9,30 piazza Esedra era già piena. E la cifra comune un po' a tutti, tranne ai tanti bambini delle elementari felici per questa giornata in cui possono fare confusione con l'approvazione di maestre e genitori, è la preoccupazione. Quella delle maestre in ambasce per il posto di lavoro che girano con cartelli fatti in casa con su scritto "taglia, taglia, il bambino raglia" o che,m orgogliosamente rivendicano "sono già un maestro unico". I genitori, preoccupati anche loro, perché già si vedono con i piccoli a casa ad ora di pranzo e costretti a rivedere tutta l'organizzazione familiare si sono presentati con delle magliette verdi con su scritto "il futuro dei bambini non fa rima con Gelmini". I ragazzi dei licei la loro preoccupazione la esprimono in modo diretto: "Preokkupati per il futuro", scrivono quelli della Rete degli studenti che danno anche un consiglio alla ministra "i tagli te li fai ai capelli". I precari della scuola, veramente in tanti, che temono di aver buttato anni ed anni. Gli universitari che portano in piazza il loro incubo: la precarietà del futuro. Non a caso il loro striscione è firmato "studenti precari" e in tanti girano con un cartello scritto in inglese: "Sono uno studente italiano, adottatemi". Mentre il collettivo di Scienze ha scritto sullo striscione "Tagli, privatizzazioni, precarietà. Ecco l'università spa".
Il corteo scorre lento verso piazza San Giovanni e quando la testa raggiunge l'arrivo la coda è ancora in piazza Esedra. Questo al di là delle cifre dà il senso della grandezza della manifestazione. E da un capo all'altro le star sono sempre loro: Gelmini, Brunetta, Tremonti. Berlusconi è quasi dimenticato negli slogan e negli striscioni. Il ministro della Funzione pubblica è ritratto mentre con una flebo succhia il sangue agli impiegati pubblici e quando da un camion gli dedicano "Un giudice" di De Andrè, con allusione alla statura del ministro, è un boato.
Il clima è tranquillo e sereno, d'altra parte aspettarsi che austeri professori di greco e latino si potessero trasformare in black bloc sarebbe stato arduo. E tuttavia qualche momento di tensione c'è stato quando universitari e studenti medi hanno deciso di andare a trovare la Gelmini nella sua tana, al ministero della Pubblica Istruzione, fuori dal percorso programmato. "Siamo stati ieri da Tremonti, se no la Gelmini ci rimane male", sorride un ragazzo dietro lo striscione di Roma III. I responsabili dell'ordine pubblico capiscono che non ci sono pericoli: le facce di quei ragazzi dicono che non sono degli sfasciatutto e quindi acconsentono al fuori programma.
E così mentre a San Giovanni si comincia a tornare a casa, i più giovani prolungano la protesta. Nei confronti dei poliziotti e carabinieri nessuna provocazione solo improbabili inviti a ballare e slogan per ricordare agli uomini e alle donne in divisa che "anche voi avete dei figli, stiamo lottando anche per loro". Anche per la ministra un solo coro: fuori, fuori. "Ci accusano di non voler dialogare - dice Francesco di Scienze della Sapienza - perché non viene fuori a parlare con noi?".
La Gelmini non scenderà ma loro non si scompongono: "Andremo avanti fino a che non sarà ritirata la legge 133. Da domani occupazioni a oltranza in scuole e università. Oggi è solo l'inizio". Casualmente il "ce n'est qu'un debut" del '68. Loro forse nemmeno lo sanno e, per quanto sono distanti dai movimenti del passato, se lo sanno se ne fregano.

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