LA PETIZIONE DA FIRMARE

mercoledì 19 novembre 2008

....risposta alla UIL


Preso atto dell' informativa del sindacalista UIL Roberto Papi (che noi tutti già conoscevamo e che riteniamo un salvagente), ci chiediamo alcune cose......

Se è questa la linea che UIL intende seguire per evitare la mattanza dei Co.Co.Co., quali saranno le immediate azioni concrete, di lotta e di salvaguardia "reali" che il sindacato UIL intende mettere in atto?

Riteniamo opportuno che alla mail inviataci segua SUBITO un' azione forte e che non rimanga semplice fumo negli occhi come in passato, troppe volte, abbiamo visto essere!!!


Le azioni sindacali si concordano e concretizzano in assemblea e non lungo i corridoi.

Taluni rappresentanti sindacali (?) sbeffeggiano con arroganza e spirito di lesa maestà la nostra iniziativa di ieri, senza cogliere il vero e profondo senso di crisi umana e lavorativa che stiamo attraversando. Un sindacato moderno ed intelligente, non può non cogliere questo segnale forte e farlo suo mediante azioni concrete.

Rinvio incontro co.co.co. e amministrazione


La delegazione dei Co.co.co. sarà ricevuta lunedì alle ore 11.00. E' stato già sottolineato che alle 10 e 30 è previsto l'incontro con USI, ma pare non vi siano problemi...Inutile dire che lo slittamento di un incontro richiesto con urgenza, rappresentando la nostra necessità di chiarezza e trasparenza rispetto a una situazione per noi così critica ed imminente, non può rappresentare per i co.co.co. altro se non un ulteriore aggravio di preoccupazione ed ansie.Risposte rinviate alla prossima settimana!!!!! Valutiamo comunque se mantenere almeno noi co.co.co un presidio domani, mentre si discuterà di pianta organica ISPRA.

martedì 18 novembre 2008

I CO.CO.CO. DICONO BASTA



CO.CO.CO. INCAZZATO
BLOG OCCUPATO!!!
BASTA!!!
PAROLE...PAROLE...PAROLE
QUANTE ANCORA?


CI SIAMO ANCHE NOI
e adesso vi raccontiamo i nostri sentimenti
e se qualcuno è permaloso...problemi suoi!!!

L'anello più debole della catena continua a pagare la politica dei soprusi, la pochezza dei rappresentanti sindacali, quella dei sindacati stessi e dei governi che si succedono poveri di idee e di soluzioni.


SIAMO ARRIVATI ALL'ORA "X"


Dopo anni e anni di lavoro all'interno dell'ente i "lavoratori di serie B" (sottopagati, sfruttati e mobizzati), al 31 Dicembre saranno infine eliminati.
In barba alla professionalità e all' istituzionalità del lavoro svolto, senza che nessuno si opponga se non formalmente a questo atto che va contro lo Stato stesso......

TUTTI A CASA!!!!

Abbiamo dato supporto a tutti i sindacati e a i diritti degli altri lavoratori....
ma per il nostro futuro, dov'è che si combatte?
a quale tavolo? in quale piazza, quella del 14 Novembre?

CREDIAMO SIA ARRIVATO IL MOMENTO DI NON FORNIRE PIU' UN SUPPORTO INCONDIZIONATO AD UN MOVIMENTO CHE NON CI CONSIDERA E CHE SI E' DIMOSTRATO INCAPACE DI RISOLVERE ANCHE IL PIU' PICCOLO DEI PROBLEMI CHE VIVIAMO TUTTI I GIORNI ALL'INTERNO DI ISPRA (SENZA NEMMENO UN MISERO BUONO PASTO)

IN QUESTO MOMENTO CI SENTIAMO FIGLI UNICI...
... se non l'hai mai ascoltata clicca qui sotto...
... se non ti fa riflettere sei morto dentro!!!





Stipendi da 300mila euro agli esperti che valutano gli statali


ROMA (17 novembre) - Salvo imprevisti, l’anno prossimo nascerà una nuova agenzia: l’agenzia per la meritocrazia nel pubblico impiego. Sarà costituita da cinque componenti, cinque esperti il cui compito sarà di «indirizzare, coordinare e sovrintendere all’esercizio indipendente della valutazione». Detto in parole più semplici, dovranno fare in modo che in tutte le amministrazioni pubbliche italiane si misuri la produttività del personale con meccanismi il più possibile oggettivi. In base a queste misurazioni si dovranno distribuire i premi e gli avanzamenti di carriera.
L’istituzione dell’agenzia per la valutazione è prevista nel disegno di legge Brunetta, in discussione al Senato. Il testo iniziale del provvedimento prevedeva che il nuovo organismo nascesse a costo zero. Nei giorni scorsi, però, è stato votato un emendamento che ha cambiato la situazione. Ora l’agenzia costa, e neanche poco: ben 4 milioni di euro nel 2009, destinati a diventare 8 milioni dal 2010 in poi.
Non è ben chiaro a cosa servano tutti questi soldi. Prima di questo emendamento, era circolata una stima di spesa più contenuta (2 milioni di euro nel 2009 che diventano 4 milioni a regime), e in questa stima si prevedeva che un milione e mezzo di euro fosse destinato a retribuire i cinque membri dell’agenzia. Gli esperti della valutazione insomma avrebbero un compenso medio annuo da almeno 300 mila euro a testa. Una cifra superiore al tetto di stipendio previsto per i dirigenti pubblici, pari a circa 290 mila euro.
La norma non prevede particolari vincoli di incompatibilità per i cinque membri. Per esempio, se il nominato è un professore universitario può conservare il suo incarico e cumulare i due redditi.
L’emendamento sull’agenzia per la valutazione è stato approvato in commissione al Senato anche con i voti di quasi tutta l’opposizione. Maria Fortuna Incostante, senatrice del Pd, spiega che il testo votato è molto migliorato rispetto al testo iniziale proposto dal governo: «Prima si prevedeva un organismo che di fatto era un’emanazione del governo. Ora invece per le nomine è prescritta una procedura a maggioranza qualificata, che garantisce una reale indipendenza». Quanto ai costi, «non è detto che alla fine questi debbano essere fissati nella legge: potrebbero essere definiti dai decreti del governo».
Michele Gentile della Cgil commenta: «Che strano: si istituisce un'agenzia per fare in modo che le retribuzioni dei dipendenti pubblici siano legate ai risultati ottenuti, ma come prima cosa si prevede uno stipendio fisso destinato ai componenti di questa agenzia».

Per le banche pronti 15 miliardi


Altri tre vanno per le famiglie. La Corte dei Conti: federalismo fiscale farà aumentare le tasse.

Alle famiglie forse tre miliardi di euro; in prestito alle banche, a certe condizioni, una quindicina di miliardi. In concreto, dovrebbero essere questi gli elementi davvero nuovi, e validi subito, del piano anti-crisi, che il governo, contando stanziamenti già previsti nel triennio, da riallocare o da accelerare, fa assommare all’imponente cifra di 80 miliardi. Provvederà con uno o più decreti-legge il consiglio dei ministri di venerdì.
«Tremonti ci dica se i fondi di cui ha parlato sono veri o sono già stanziati - sfida dall’opposizione Pierferdinando Casini - perché se non sono nuovi si tratta di una presa in giro, se lo sono l’Udc li voterà». Il Pd ha già proposto aiuti ai redditi più bassi per 7-8 miliardi; ieri Walter Veltroni ha ufficializzato la svolta, abbandonando la fedeltà alla regole europee che era stata una bandiera del centro-sinistra: «si può rinviare il pareggio di bilancio, come ha fatto la Germania».
Dentro il governo si discute ancora a quali misure dare la precedenza. Il presidente della commissione Finanze della Camera, Gianfranco Conte (Pdl), ammette che in concreto ci sono «scarsi mezzi a disposizione», ma «si farà tutto il possibile». Non è escluso il ritorno a un po’ di «finanza creativa»; a erogazioni una tantum si farebbe pronte con quelle coperture una tantum che negli ultimi anni le regole europee non ammettevano più.
Tra le ipotesi più quotate è un soccorso una tantum alle famiglie più bisognose, in aggiunta o integrazione alla social card già decisa l’estate scorsa. Il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi studia come estendere l’indennità di disoccupazione ad alcune categorie di precari, come i Co.co.pro. La detassazione degli straordinari, che era temporanea, sarà estesa al 2009. Meno probabile è che si intervenga sui carichi di famiglia Irpef.
A favore del lavoro autonomo e dell’impresa minore, si potrebbe (ma il tempo stringe) ridurre le percentuali di acconto dell’autotassazione di novembre; in pratica un rinvio di versamenti all’anno prossimo. Sul pagamento dell’Iva «per cassa», cioè all’effettivo pagamento e non alla fattura, occorre il permesso della Commissione europea, che non ha tempi brevissimi. Improbabile, per ora, la deducibilità dell’Irap dalle impsote dirette.
Tra le decisioni di venerdì entrerà anche il soccorso alle banche se si riuscirà a risolvere in tempo i problemi tecnici. Occorre configurare lo speciale prestito obbligazionario subordinato perpetuo in modo tale che possa essere conteggiato nel «Core Tier 1». Questo parametro di solidità dei bilanci bancari la Banca d’Italia inviterà a elevarlo rispetto al 6%, finora suggerito; non è sicuro se proprio fino all’8%, oppure al 7,5%. Lo Stato presterà questi fondi indebitandosi a sua volta sui mercati finanziari (ci guadagnerà, perché riscuoterà dalle banche cedole più alte dei rendimenti pagati ai risparmiatori). La somma totale non è ancora certa, perché dipende da quanto le banche chiederanno; partendo da circa 3 miliardi per Unicredit e 4 per Intesa Sanpaolo, si potrebbe arrivare a una quindicina di miliardi, massimo a 20.
Per il resto, gli 80 miliardi constano: 1) dei 16,6 di investimenti in infrastrutture, da tempo in bilancio, i cui cantieri, garantisce il ministro Altero Matteoli, si apriranno «entro sei mesi» grazie a nuove procedure; 2) di 40 miliardi in un triennio di fondi europei, che saranno accorpati in pochi progetti importanti (ma le Regioni protestano); 3) in 10 miliardi di investimenti privati, sempre in un triennio, dalle società autostradali, con nuovi meccanismi tariffari.
Ma sui conti pubblici dei prossimi anni pesa un differente rischio. La Corte dei Conti teme che il federalismo fiscale, così come è delineato nel disegno di legge delega all’esame del Parlamento, con ampie quote di Irpef devolute agli enti locali, possa portare a un aumento delle tasse, e perfino a rendere meno trasparente il sistema tributario. Lo ha detto, pur nel quadro di un giudizio complessivamente positivo, il presidente della Corte, Tullio Lazzaro, in una audizione al Senato.

lunedì 17 novembre 2008

Finti precari, il giudice condanna l’azienda


TRENTO.
Cento mila euro tra ferie non godute, tfr non versato e riposi saltati. E’ quanto dovrà pagare una cooperativa piemontese a cinque lavoratori trentini che hanno avviato una causa di lavoro per vedere riconosciuto il proprio inquadramento contrattuale. Per anni hanno contato milioni di euro dentro una sala da conta in corso Buonarroti. Ufficialmente erano dei co.co.co, in pratica non svolgevano alcun lavoro a progetto. Secondo il giudice, dunque, vanno pagati come lavoratori subordinati.
Questo significa rivedere completamente il contratto, con obbligo per la cooperativa di versare tutto quanto non pagato tra il 2001 - anno di inizio della collaborazione - e il 2003 quando i lavoratori smisero la loro occupazione.
Definire un «progetto» (elemento essenziale dei rapporti di collaborazione coordinata e continuativa) l’attività di conta quotidiana di migliaia e migliaia di banconote per poi riordinarle in mazzette e riconsegnarle agli agenti del trasporto valori sarebbe quanto meno forzato. Eppure era quello che per due anni questi cinque trentini - di età compresa tra i 20 e i 25 anni - hanno fatto come lavoro. Assunti come collaboratori parasubordinati dalla coop, i cinquie passavano otto ore della loro giornata nascosti in una sorta di bunker in corso Buonarroti, spiati senza sosta da alcune telecamere che ne controllavano ogni movimento. Lì dentro, in quella sala blindatissima, ogni giorno passavano milioni di euro in banconote di ogni taglio. Loro, i giovani lavoratori, dovevano riordinarle e contarle e poi restituire ai portavalori per il deposito in banca. Il denaro era di proprietà dei maggiori supermercati trentini e di alcune banche che lo consegnavano alla cooperativa per la conta e poi se riprendevano.
Per due anni, i cinque ragazzi hanno lavorato giorno e notte nei locali messi a disposizione dal datore di lavoro, soggiacendo al potere direttivo dell’azienda che - per motivi di sicurezza - li «spiava» di continuo. Finché, nel 2003, la cooperativa perse l’appalto sulla piazza di Trento ma lo vinse su quella di Bolzano. Chiese, allora, ai cinque di trasferirsi ma la trattativa non andò a buon fine e ai cinque «co.co.co» venne dato il benservito. I lavoratori si sono rivolti all’avvocato Gennaro Romano - il quale ha avviato una causa per dimostrare che quel rapporto di lavoro non aveva nulla della collaborazione, ma aveva tutto del rapporto subordinato. Dopo quattro anni di battaglia in tribunale, i cinque ragazzi l’hanno spuntata. A loro l’azienda - che ha sempre sostenuto la conformità al contratto dell’attività svolta - dovrà versare una cifra vicina ai 100 mila euro come risarcimento per tutti i diritti negati in due anni di contratto.

I precari non fanno mai tredici

Ancora ieri il ministro del Welfare Sacconi diceva: “Non ci possiamo permettere la detassazione delle tredicesime, che ha un costo molto consistente”, ora invece pare che il provvedimento rientrerà nel pacchetto di misure per affrontare la crisi.

Lo abbiamo già scritto nei giorni scorsi, non si tratta della migliore idea possibile, perché è una misura circoscritta e non strutturale, che nella migliore delle ipotesi esaurirà i suoi effetti sulla domanda dopo le prime settimane di gennaio, e nella peggiore non rilancerà i consumi perché i consumatori o la impiegheranno per ovviare ai buchi di bilancio familiari o la tesaurizzeranno nel timore (non del tutto infondato) che stiano arrivando tempi cupi.

Inoltre, detassare le tredicesime significa dare una mano ai lavoratori garantiti, che pure sono tanti e ne hanno bisogno, ma significa anche dimenticarsi degli oltre 4 milioni di lavoratori precari che la tredicesima sanno vagamente cos’è perché qualche volta l’hanno sentita nominare dai loro genitori, ma loro non l’hanno mai vista. Il governo dovrebbe sforzarsi di tagliare spese inutili, quelle della politica come i rimborsi elettorali per esempio, per abbassare le tasse sul lavoro in maniera stabile.

Detto questo, in mancanza d’altro gli italiani apprezzeranno anche la detassazione delle tredicesime, meglio se accompagnate da un allargamento degli ammortizzatori sociali per chi non è assunto, perché con l’aria che tira e con il tempo perduto sinora va bene pure quella come misura di emergenza. Ma Tremonti non speri di cavarsela solo alleggerendo il Natale degli italiani, perché già alla Befana saremo punto e a capo.

ROMA: DAMIANO, PRECARI A CASA CON FINANZIARIA BRUNETTA-TREMONTI


Dichiarazione di Cesare Damiano, Viceministro del Lavoro del governo ombra del Pd

“Le scelte politiche non sono neutrali, hanno le loro concrete e drammatiche conseguenze. Lo sa il Ministro Brunetta che a Roma l’eventuale approvazione della prossima Legge Finanziaria, segnatamente l’Art. 37-bis, avrebbe degli effetti immediati e drammatici su 450 lavoratrici e lavoratori, che dopo anni di lavoro precario per l’amministrazione capitolina vedrebbero svanire la possibilità di essere stabilizzati?
Queste lavoratrici e lavoratori da anni garantiscono l’erogazione di servizi essenziali alla cittadinanza, come ad esempio l’assistenza sociale alle fasce più deboli della popolazione. E’ doveroso per noi, e dovrebbe esserlo per gli amministratori locali che hanno la responsabilità della qualità e del funzionamento dei servizi del Comune di Roma, sostenere la battaglia per la stabilizzazione di questo personale. Cosa ne pensa il Sindaco Alemanno?
L’esempio di Roma può essere moltiplicato per gli 8.000 comuni d’Italia. In un momento di crisi grave come l’attuale le scelte del governo aggiungono nuova disoccupazione, mentre, a livello globale la politica si interroga sul modo migliore di fermare la recessione e tutelare l’occupazione.

Brunetta, quando le bugie hanno le gambe corte

A volte i troppo furbi fanno la fine del topo con il gatto. Nella categoria dei furbissimi si è autoiscritto il ministro Renato Brunetta. Ogni giorno fa sentire la propria voce. Ogni giorno una sparata contro i “fannulloni” e il sindacato che li difende. Il sindacato naturalmente è la Cgil. Insieme a lui anche un altro ministro, Maurizio Sacconi, passa il proprio tempo a lanciare frecce avvelenate contro il più grande sindacato italiano. E' diventato uno sport di marca berlusconiana il tiro al bersaglio contro il segretario generale, Guglielmo Epifani. Anche la Annunziata, giornalista arcigna con alcuni, bonaria con altri, ha provato nella sua mezz'oretta televisiva a far apparire un uomo che rappresenta circa sei milioni di lavoratori, pensionati, precari e disoccupati, come un isolato, anche nel suo partito di riferimento, il Pd, oltre che dalla Cisl e dalla Uil di Bonanni e Angeletti. Così come ha provato a fargli dire che lascerà il sindacato per presentarsi alle elezioni europee. Un modo come un altro per screditarlo di fronte ai lavoratori, proprio mentre l'organizzazione che dirige è impegnata nella preparazione dello sciopero generale di dicembre. Ma Brunetta supera tutti. Addirittura lancia un grido di dolore quando afferma che i fannulloni sono di sinistra. A lui dispiace dirlo perché, strepita, “io sono uno di sinistra, sono socialista”. Per carità di patria lasciamo perdere i socialberlusconiani di marca P2. Però una domanda al Brunetta la vogliamo fare. Come fa a dire che i fannulloni sono di sinistra? Epifani gli ha risposto: “ O porti le prove o sei un bugiardo”. Diamo un seguito alla domanda del segretario della Cgil. O il ministro è un bugiardo e questo nelle file dei berluscones non è un peccato ma un merito, oppure dice la verità. In questo secondo caso avrebbe schedato i lavoratori, preparando le liste di proscrizione come veniva fatto alla Fiat negli anni bui. Allora era la grande azienda di Gianni Agnelli a “punire” i comunisti della Fiom, li relegava al reparto “0”, una specie di confino come per gli esiliati politici durante il fascismo. Scelga il Brunetta ciò che più gli aggrada. In merito al suo socialismo, non possiamo che ricordare che anche Mussolini veniva da quel ceppo.






L'onda che ci travolge



I numeri sono secondari: 200mila, 300mila, 500mila. Il punto è che ci sono e sono tanti. Il punto è che oggi hanno invaso la capitale e lo hanno fatto per ricordare al governo che stanno tutti uniti, "Insieme per il futuro del paese", perché, dicono da settimane e hanno ribadito anche oggi, "noi la crisi non la paghiamo". Chiedono all'esecutivo di far retromarcia sui tagli alla ricerca, all'università e alla scuola, che strozzano la formazione degli studenti ma anche i tanti precari che in questa stessa formazione investono la loro vita. In una condizione di labilità lavorativa che li rende quasi simili a missionari, sacrificati e sfruttati per amore di una professione e di uno studio a cui non corrispondono la stessa tutela nella certezza del lavoro e della retribuzione. Eppure mandano avanti il mondo accademico e, con esso, l'intero Stivale. Ma pare che questo non basti. Allora sono scesi in piazza e in strada assediando il centro di Roma, pacificamente, con quattro cortei diversi. Quello convocato dalla Cgil e dalla Uil -doveva esserci anche la Cisl ma pare sia stata piuttosto rassicurata dalla ministra Gelmini e ha scelto, a poche ore dall'appuntamento, di sfilarsi- che è partito dalla Bocca della Verità per confluire a piazza Navona con i comizi dei leader a concludere. Di fatto i due sindacati che dal faccia a faccia con la responsabile all'istruzione hanno portato a casa il convincimento che la disponibilità ad un confronto, previo ritiro della mannaia economica, non esiste proprio. Gli studenti invece si sono organizzati articolatamente in tre appuntamenti distinti nelle varie aree cittadine, partendo da La Sapienza in zona S.Lorenzo, da Roma Tre ad Ostiense e da piazza della Repubblica, dove si sono riuniti gli studenti medi e quelli proveniente dal resto dell'Italia. Insieme, mescolandosi, hanno sfilato per il centro -da piazza dei Cinquecento e giù per via Cavour fino a piazza Venezia- per poi spezzarsi in due tronconi: uno approdato davanti a Montecitorio e l'altro al Senato. E per le vie adiacenti al palazzo della Camera e palazzo Chigi hanno continuato a sfilare ininterrottamente dalla mattina al tardo pomeriggio. A vederli camminare insieme per le vie di Roma si prova un'istintiva solidarietà, non patetica ma vitale perché si alimenta della loro rabbia, che fa sembrare questa protesta poco retorica e molto concreta. Politica nella sua impoliticità, nella sua lontananza dai partiti verso cui il movimento di scuole e atenei vuole mantenersi impermeabile. Ricercatori precari, universitari, alunni, venuti dal Nord al Sud del paese ma anche dal resto del mondo (gli studenti Erasmus c'erano e nei giorni scorsi si sono fatti sentire al di fuori dei confini nazionali, come del resto anche oggi a Parigi o Madrid), si confondono in un fiume colorato dove non manca il sarcasmo verso la classe politica: Berlusconi, Tremonti, Gelmini, Brunetta sono i target principali di slogan e striscioni. Premiare il più intelligente è difficile, ma molto in voga è un semplice "Berlusconi se hai i capelli lo devi alla ricerca" oppure "L'onda non si arresta, il sapere non si acquista". Nel loro cantare non manca la disillusione verso la politica, sebbene questa protesta ne sia imbevuta. Quale maggiore politicizzazione del chiedere che siano garantiti istruzione pubblica e diritto al lavoro, stabile e degnamente retribuito, soprattutto all'interno degli atenei? Non è politica nel senso stretto del termine, ma difesa dei propri bisogni concreti e dei propri diritti: politica nel senso nobile di speranza del futuro, che si vuole costruire insieme e che non si accetta di veder calato dall'alto, in particolare poi quando viene fatto con misure restrittive, dal punto di vista economico e non solo. Perché? Perché il futuro è loro, dicono. La scia dei giorni scorsi, di quello che è accaduto in piazza Navona è ancora presente. La violenza dei neri di Blocco studentesco, indisturbati protagonisti, in occasione della recente manifestazione davanti al Senato, di un vero e proprio assolto agli studenti, è una ferita aperta. Non a caso, non senza coscienza, appena arrivati davanti Montecitorio i cori della piazza lanciano un messaggio chiaro di antifascismo oltre che di legalità: "ora e sempre Resistenza", gridano, insieme alla richiesta di "fuori i mafiosi dal parlamento". In molti, poi, sono ancora scossi dalla sentenza di ieri per la mattanza alla scuola Diaz nei giorni del G8 2001: "La Diaz non si dimentica" hanno scritto gli universitari de La Sapienza. Mentre altri colleghi chiedono da uno striscione "sciopero generale subito". Il 12 dicembre saranno accontentati dalla Cgil. Il cui leader, questa mattina da piazza Navona, ha commentato con amarezza l'assenza del sindacato cattolico alla manifestazione oltre che il tentativo in atto, da parte di Governo e Confindustria, di chiudere nell'angolo la più grande organizzazione sindacale, con l'intento di assaltare la diligenza del mondo del lavoro, dai rinnovi contrattuali del pubblico impiego alla riforma del contratto nazionale. "Chi non c'è sbaglia. Ogni volta che provano ad isolarci gli va male però persistono", ha detto Epifani, ricordando anche che "perseverare è diabolico" e "le bugie hanno le gambe corte". Un monito quest'ultimo all'ostinazione con cui il segretario cislino Bonanni ma anche quello della Uil Angeletti negano l'incontro ad excludendum verso la Cgil avuto a palazzo Grazioli martedì, con il premier e la presidente degli industriali Marcegaglia. Secondo il segretario, poi, "c'è una richiesta forte di riforme e non di tagli. La Gelmini continua a ripetere che noi non vogliamo le riforme. È lei invece che pensa di contrabbandare per riforma una politica di soli tagli. Apra una vero confronto e vedrà che noi saremo disponibili". I due cortei non hanno marciato insieme, ma i protagonisti si sono comunque mescolati tra loro. Osmoticamente, in modo aperto, come è caratteristico di questa onda di protesta. Tra loro anche i volti noti della politica e del sindacato. Il segretario del Prc Ferrero, Bertinotti, il presidente della Provincia di Roma Zingaretti, il leader della Fiom Cremaschi, Fava per Sd. Oltre ad un coro trasversale di adesioni e sostegno da parte delle forze di opposizione. Unite in questo caso senza distinzioni nella richiesta che il governo ascolti queste piazze che hanno animato il mese di ottobre e di novembre. Solo nel tardo pomeriggio tornano a casa i ricercatori di Geologia con il casco giallo tra le mani, portato a simbolo del proprio lavoro, le infermiere di Firenze, i collaboratori scolastici con i palloncini della Flc-Cgil, gli specializzandi di medicina con indosso i loro camici bianchi, i tanti precari di Istat, Enea, Ispra, gli studenti con le loro grandi forbici in carta a simboleggiare la politica dei tagli del governo. Fermo restando il prossimo appuntamento è previsto per domani mattina quando a La Sapienza, fino a domenica, si terrà la due giorni di woorkshop e dibattito dedicati alla riforma Gelmini e al piano dell'esecutivo in materia di ricerca e università. Perché quest'onda non si ferma e non riposa. Anzi, agita il mare sociale anche fin nei suoi più remoti gangli.

domenica 16 novembre 2008

Brunetta: i fannulloni sono di sinistra. Entro Natale chiusi i contratti pubblici


ROMA (16 novembre) - «Entro Natale saranno chiusi tutti i comparti del pubblico impiego. E quindi i lavoratori pubblici, 3 milioni 650mila, avranno da gennaio un contratto rinnovato: con questi chiari di luna avere un contratto rinnovato con +70 euro al mese, che non sono tantissimi ma non sono nemmeno pochissimi,mi sembra un grande risultato». Lo ha affermato il ministro della Pubblica Amministrazione Renato Brunetta durante la tradizionale intervista domenicale a Radio Rtl ricordando che «in settimana si è chiuso il contratto con gli statali e ora 200 mila statali hanno un contratto di lavoro rinnovato, con un aumento di 70 euro al mese da gennaio».
Brunetta ha promesso che «nell'arco di un mese chiuderemo gli 8 contratti, senza lunghe discussioni, senza grandi scioperi se non quelli della Cgil, in un grande clima positivo: stiamo facendo una cosa che non è mai accaduta nel nostro Paese perché, se vi ricordate nel passato, per rinnovare il contratto del pubblico impiego servivano sangue, sudore e lacrime».
Brunetta ha inoltre ricordato che la Camera ha approvato all'unanimità un comma della Finanziaria secondo il quale, se il contratto non fosse stato rinnovato, il governo poteva comunque erogare la totalità delle risorse disponibili per il contratto come anticipo, così da evitare i lunghissimi ritardi che avvenivano nel passato, di un anno e anche di due anni». Terza cosa positiva, ha poi proseguito Brunetta, «è che al Senato è stato approvato il disegno di legge delega praticamente all'unanimità, solo con una astensione tecnica dalla opposizione. Si tratta della riforma del lavoro pubblico che prevede premi, trasparenza, authority per il merito, la class action e mille altre cose che dall'anno prossimo cambieranno il modo di fare lavoro pubblico e di rapportarsi con i cittadini-clienti».
Piano di rilancio Il piano per il rilancio dell'Economia italiana, che prevede l'impiego di 80 miliardi, «lo approveremo entro la fine del mese» e prevede sgravi per le fasce meno abbienti, interventi per rilanciare le infrastrutture, attraverso l'utilizzo del Fas (il Fondo per le aree sottosviluppate) ma anche pagamenti più celeri da parte della Pubblica Amministrazione alle imprese. Brunetta ha detto che si sta lavorando per compattare i fondi dell'Unione Europea che si perdevano in mille rivoli, così come stanno raddoppiando le risorse per i consorzi fidi. Le imprese avranno più risorse per garanzie per le loro investimenti ed esportazioni. Brunetta ha poi spiegato che «ci saranno sgravi fiscali per le famiglie meno abbienti e vedrà luce la social card per gli acquisti delle fasce più basse».
Fannulloni di sinistra «La mia battaglia per migliorare la pubblica amministrazione ha turbato i sonni di chi vive di rendita, dei poteri forti e dei fannulloni, che spesso stanno a sinistra». Sono parole pronunciate da Renato Brunetta, intervenuto all'assemblea dei Circoli del buongoverno. Il ministro della Funzione pubblica si è detto dispiaciuto per questo: «Io sono di sinistra, sono socialista». Brunetta ha poi polemizzato con la Cgil, ricordando che si è opposta alle iniziative per la riforma e per il miglior funzionamento della pubblica amministrazione: «Quelli del sindacato - ha detto con una battuta - si sentono “fichi”. Pensavano che tutto ruotasse intorno a loro. Non hanno firmato il contratto del pubblico impiego. È stato un errore, perché dal 1 gennaio tutti i pubblici dipendenti avranno il contratto rinnovato». Il ministro ha anche sottolineato come solo il 7%-14% degli iscritti alla Cgil abbiano aderito allo sciopero per il contratto del pubblico impiego: «Sono ben lontani dal 51% e quindi io vado senz'altro avanti». «È stato une errore per la Cgil tirarsi fuori. Dovrebbero avere - ha concluso Brunetta - un atteggiamento più responsabile e costruttivo in un momento difficile di crisi».

venerdì 14 novembre 2008

RICERCA: BRUNETTA, QUESTIONE PRECARI AFFRONTATA COME MAI FATTO PRIMA


(ASCA) - Roma, 14 nov - ''L'incontro di ieri con i presidenti degli Enti e' stato estremamente positivo. Si sta affrontando la questione dei precari come mai si era fatto in precedenza.
Insieme con gli stessi enti per arrivare a soluzioni condivise. C'e' gia' stato un primo intervento normativo con il decreto Gelmini che aiuta questo percorso. Si e' avviato un tavolo tecnico per concludere le assunzioni negli enti, secondo la normativa vigente, entro la fine dell'anno''.
Cosi' il ministro della Pubblica amministrazione, Renato Brunetta.
''Abbiamo programmato con il Ministro Gelmini l'avvio di una programmazione condivisa degli interventi sul fabbisogno del personale degli enti di ricerca ai fini dell'autorizzazione a bandire e ad assumere. Nei prossimi tre anni - spiega il ministro - a partire da gennaio 2009, saranno banditi concorsi e autorizzate le relative assunzioni. Chiedo: al di la' di generiche proroghe di contratti a tempo determinato (perche' questo solo la normativa vigente garantisce ai precari, e comunque non oltre il 31 dicembre 2009), era mai stato fatto in precedenza un intervento cosi' preciso e capillare per risolvere i problemi? Mi rispondano coloro che parlano solo di norme ammazza precari...''.

giovedì 13 novembre 2008

STATALI: BRUNETTA E GELMINI INCONTRANO PRESIDENTI ENTI RICERCA

Roma, 13 nov. (Adnkronos) - Il ministro Renato Brunetta e i rappresentanti del ministro Mariastella Gelmini hanno incontrato stamattina a Palazzo Vidoni i Presidenti degli Enti di ricerca. ”I Presidenti degli Enti esprimono il loro apprezzamento per l’intervento realizzato con il decreto Gelmini circa l’esonero, per gli Enti di ricerca, dal taglio del 10% della dotazione delle piante organiche -si legge in una nota ministeriale al termine dell’incontro- Tale intervento e’ stata la prima risposta positiva alla richiesta dei Presidenti stessi”. ”Dal tavolo e’ stata ribadita l’esigenza di estendere per gli Enti di ricerca fino al 2012 l’utilizzazione del budget economico pieno relativo al turn over. Il Ministro Brunetta e il Ministro Gelmini si sono impegnati a sostenere tale esigenza nel corso di prossimi interventi normativi. Con il primo e il secondo intervento saranno risolti i problemi relativi alle stabilizzazioni del personale nonche’ a favorire l’ingresso di nuove professionalita’ all’interno degli enti”, continua la nota. ”Inoltre si e’ stabilito -continua la nota- l’istituzione di un tavolo tecnico con il Ministero dell’Economia, presso il Dipartimento della Funzione Pubblica, per affrontare nelle loro specificita’ le problematiche delle assunzioni dei singoli Enti; un tavolo con i ministri Gelmini e Brunetta (e con gli altri Ministeri vigilanti) con i Presidenti degli Enti che con cadenza mensile si riunisca per monitorare lo stato dell’arte e per proporre iniziative volte a rilanciare il settore; l’avvio di una programmazione condivisa degli interventi sul fabbisogno del personale ai fini dell’autorizzazione a bandire e ad assumere; l’emanazione a breve dell’atto di indirizzo per il rinnovo contrattuale del comparto degli enti di ricerca per il biennio economico 2008-2009”

Che furbetto quel Brunetta

La trasferta a Teramo per diventare professore. La casa con sconto dall'ente. Il rudere che si muta in villa. Le assenze in Europa e al Comune. Ecco la vera storia del ministro anti-fannulloni

La prima immagine di Renato Brunetta impressa nella memoria di un suo collega è quella di un giovane docente inginocchiato tra i cespugli del giardino dell'università a fare razzia di lumache. Lì per lì i professori non ci fecero caso, ma quella sera, invitati a cena a casa sua, quando Brunetta servì la zuppa, saltarono sulla sedia riconoscendo i molluschi a bagnomaria. Che serata. La vera sorpresa doveva ancora arrivare. Sul più bello lo chef si alzò in piedi e, senza un minimo di ironia, annunciò solennemente: "Entro dieci anni vinco il Nobel. Male che vada, sarò ministro". Eravamo a metà dei ruggenti anni '80, Brunetta era solo un professore associato e un consulente del ministro Gianni De Michelis.
Ci ha messo 13 anni in più, ma alla fine l'ex venditore ambulante di gondolette di plastica è stato di parola. In soli sette mesi di governo è diventato la star più splendente dell'esecutivo Berlusconi. La guerra ai fannulloni conquista da mesi i titoli dei telegiornali. I sondaggi lo incoronano - parole sue - 'Lorella Cuccarini' del governo, il più amato dagli italiani. Brunetta nella caccia alle streghe contro i dipendenti pubblici non conosce pietà. Ha ristretto il regime dei permessi per i parenti dei disabili, sogna i tornelli per controllare i magistrati nullafacenti e ha falciato i contratti a termine. Dagli altri pretende rigore, meritocrazia e stakanovismo, odia i furbi e gli sprechi di denaro pubblico, ma il suo curriculum non sempre brilla per coerenza. A 'L'espresso' risulta che i dati sulle presenze e le sue attività al Parlamento europeo non ne fanno un deputato modello. Anche la carriera accademica non è certo all'altezza di un Nobel. Ma c'è un settore nel quale l'ex consigliere di Bettino Craxi e Giuliano Amato ha dimostrato di essere davvero un guru dell'economia: la ricerca di immobili a basso costo, dove ha messo a segno affari impossibili per i comuni mortali.
Chi l'ha visto - Appena venticinquenne, Brunetta entra nel dorato mondo dei consulenti (di cui oggi critica l'abuso). Viene nominato dall'allora ministro Gianni De Michelis coordinatore della commissione sul lavoro e stende un piano di riforma basato sulla flessibilità che gli costa l'odio delle Brigate rosse e lo costringe a una vita sotto scorta. Poi diventa consigliere del Cnel, in area socialista. Nel 1993, durante Mani Pulite firma la proposta di rinnovamento del Psi di Gino Giugni. Nel 1995 entra nella squadra che scrive il programma di Forza Italia e nel 1999 entra nel Parlamento europeo. Proprio a Strasburgo, se avessero applicato la 'legge dei tornelli' invocata dal ministro, il professore non avrebbe fatto certo una bella figura. Secondo i calcoli fatti da 'L'espresso', in dieci anni è andato in seduta plenaria poco più di una volta su due. Per la precisione la frequenza tocca il 57,9 per cento. Con questi standard un impiegato (che non guadagna 12 mila euro al mese) potrebbe restare a casa 150 giorni l'anno. Ferie escluse. Lo stesso ministro ha ammesso in due lettere le sue performance: nella legislatura 1999-2004 ha varcato i cancelli solo 166 volte, pari al 53,7 per cento delle sedute totali. "Quasi nessun parlamentare va sotto il 50, perché in tal caso l'indennità per le spese generali viene dimezzata", spiegano i funzionari di Strasburgo. Nello stesso periodo il collega Giacomo Santini, Pdl, sfiorava il 98 per cento delle presenze, il leghista Mario Borghezio viaggiava sopra l'80 per cento. Il trend di Brunetta migliora nella seconda legislatura, quando prima di lasciare l'incarico per fare il ministro firma l'elenco (parole sue) 148 volte su 221. Molto meno comunque di altri colleghi di Forza Italia: nello stesso periodo Gabriele Albertini è presente 171 volte, Alfredo Antoniozzi e Francesco Musotto 164, Tajani, in veste di capogruppo, 203. La produttività degli europarlamentari si misura dalle attività. In aula e in commissione. Anche in questo caso Brunetta non sembra primeggiare: in dieci anni ha compilato solo due relazioni, i cosiddetti rapporti di indirizzo, uno dei termometri principali per valutare l'efficienza degli eletti a Strasburgo. L'ultima è del 2000: nei successivi otto anni il carnet del ministro è desolatamente vuoto, fatta eccezione per le interrogazioni scritte, che sono - a detta di tutti - prassi assai poco impegnativa. Lui ne ha fatte 78. Un confronto? Il deputato Gianni Pittella, Pd, ne ha presentate 126. Non solo. Su 530 sedute totali, Brunetta si è alzato dalla sedia per illustrare interrogazioni orali solo 12 volte, mentre gli interventi in plenaria (dal 2004 al 2008) si contano su due mani. L'ultimo è del dicembre 2006, in cui prende la parola per "denunciare l'atteggiamento scortese e francamente anche violento" degli agenti di sicurezza: pare non lo volessero far entrare. Persino gli odiati politici comunisti, che secondo Brunetta "non hanno mai lavorato in vita loro", a Bruxelles faticano molto più di lui: nell'ultima legislatura il no global Vittorio Agnoletto e il rifondarolo Francesco Musacchio hanno percentuali di presenza record, tra il 90 e il 100 per cento.
Se la partecipazione ai lavori d'aula non è da seguace di Stakanov, neanche in commissione Brunetta appare troppo indaffarato. L'economista sul suo sito personale ci fa sapere che, da vicepresidente della commissione Industria, tra il 1999 e il 2001 ha partecipato alle riunioni solo la metà delle volte, mentre nel biennio 2002-2003, da membro titolare della delicata commissione per i Problemi economici e monetari, si è fatto vedere una volta su tre. Strasburgo è lontana dall'amata Venezia, ma non si tratta di un problema di distanza. A Ca' Loredan, nel municipio dove è stato consigliere comunale e capo dell'opposizione dal 2000 al 2005, il nemico dei fannulloni detiene il record. Su 208 sedute si è fatto vedere solo in 87 occasioni: quattro presenze su dieci, il peggiore fra tutti i 47 consiglieri veneziani.
Il bello del mattone - LA MAPPA DELLE PROPRIETA' DI BRUNETTA
Brunetta spendeva invece molto tempo libero per mettere a segno gli affari immobiliari della sua vita. Oggi il ministro possiede un patrimonio composto da sei immobili (due ereditati a metà con il fratello) sparsi tra Venezia, Roma, Ravello e l'Umbria, per un valore di svariati milioni di euro. "Mi piacciono le case e le ho pagate con i mutui", ha sempre detto. Effettivamente per comprare e ristrutturare la magione di 420 metri quadrati con terreno e piscina in Umbria, a Monte Castello di Vibio, vicino a Todi, Brunetta ha contratto un mutuo di 600 milioni di vecchie lire del 1993. Ma per acquistare la casa di Roma e quella di Ravello, visti i prezzi ribassati, non ne ha avuto bisogno. Cominciamo da quella di Roma. Alla fine degli anni Ottanta il rampante professore aveva bisogno di un alloggio nella capitale, dove soggiornava sempre più spesso per la sua attività politica. Un comune mortale sarebbe stato costretto a rivolgersi a un'agenzia immobiliare pagando le stratosferiche pigioni di mercato. Brunetta no.
Come tanti privilegiati, riesce a ottenere un appartamento dall'Inpdai, l'ente pubblico che dovrebbe sfruttare al meglio il suo patrimonio immobiliare per garantire le pensioni ai dirigenti delle aziende. Invece, in quel tempo, come 'L'espresso' ha raccontato nell'inchiesta 'Casa nostra' del 2007, gli appartamenti più belli finivano ai soliti noti. Brunetta incluso. Un affitto che in quegli anni era un sogno per tutti i romani, persino per i dirigenti iscritti all'Inpdai ai quali sarebbe spettato. Lo racconta Tommaso Pomponi, un ex dirigente della Rai ora in pensione, che ha presentato domanda alla fine degli anni Ottanta: "Nonostante fossi stato sfrattato, non ottenni nessuna risposta. Contattai presidente e direttore generale, scrissi lettere di protesta, inutilmente". Pomponi ha pagato per anni due milioni di lire di affitto e poi ha comprato a prezzi di mercato, come tutti. Il ministro, invece, dopo essere stato inquilino per più di 15 anni con canone che non ha mai superato i 350 euro al mese, ha consolidato il suo privilegio rendendolo perpetuo: nel novembre 2005 il patrimonio degli enti infatti è stato ceduto. Brunetta compra insieme agli altri inquilini ottenendo uno sconto superiore al 40 per cento sul valore di stima. Alla fine il prezzo spuntato dal grande moralizzatore del pubblico impiego è di 113 mila euro, per una casa di 4 vani catastali, situata in uno dei punti più belli di Roma. Si tratta di un quarto piano con due graziosi balconcini e una veranda in legno. Brunetta vede le rovine di Roma e il parco dell'Appia antica. Un appartamento simile a quello del ministro vale circa mezzo milione di euro: con i suoi 113 mila euro l'economista avrebbe potuto acquistare un box.
GUARDA LO SFOGLIO: I documenti dell'acquisto della casa Inpdai
Un tuffo in Costiera Anche il buen retiro di Ravello è stato un affare immobiliare da Guinness. Brunetta, che si autodefinisce "un genio", diventa improvvisamente modesto quando passa in rassegna i suoi possedimenti campani. "Una proprietà scoscesa", ha definito questa splendida villa di 210 metri quadrati catastali immersa in 600 metri di giardino e frutteto. Seduto nel suo patio il ministro abbraccia con lo sguardo il blu e il verde, Ravello e Minori.
Per comprare i ruderi che ha poi ristrutturato ha speso 65 mila euro tra il 2003 e il 2005. "Quanto?", dice incredula Erminia Sammarco, titolare dell'agenzia immobiliare Tecnocasa di Amalfi: "Mi sembra impossibile: a quel prezzo un mio cliente ha venduto una stalla con un porcile". Oggi un rudere di 50 metri quadri costa circa 350 mila euro, e una villa simile a quella dell'economista supera di gran lunga il milione di euro. Il ministro ha certamente speso molto per la pregevole ristrutturazione, tanto che ha preso un mutuo da 300 mila euro poco dopo l'acquisto del 2003 che finirà di pagare nel 2018, ma ha indubbiamente moltiplicato l'investimento iniziale.
Ma come si fa a trasformare una catapecchia senza valore in una villa di pregio? 'L'espresso' ha consultato il catasto e gli atti pubblici scoprendo così che Brunetta ha comprato due proprietà distinte per complessivi sette vani catastali, affidando i lavori di restauro alla migliore ditta del luogo. Dopo la cura Brunetta, al posto dei ruderi si materializza una villetta su tre livelli su 172 metri quadrati più dépendance, rifiniture in pietra e sauna in costruzione. Per il catasto, invece, l'alloggio passa da civile a popolare. In compenso, i sette vani sono diventati 12 e mezzo. Come è stata possibile questa lievitazione? "Diversa distribuzione degli spazi interni", dicono le carte. La signora Lidia Carotenuto, che fino al 2002 era proprietaria del piano inferiore, ricorda con un po' di malinconia: "La mia casa era composta di due stanzette, al massimo saranno stati 40 metri quadrati e sopra c'era un altro appartamento (che misurava 80 metri catastali, ndr) in rovina. So che ora il Comune di Ravello sta costruendo una strada che passerà vicino all'abitazione del ministro. Io non avrei venduto nulla se l'avessero fatta prima...". A rappresentare Brunetta nell'atto di acquisto della dépendance nel 2005 è stato il geometra Nicola Fiore, che aveva seguito in precedenza anche le pratiche urbanistiche. Fiore era all'epoca assessore al Bilancio del comune, guidato dal sindaco Secondo Amalfitano, del Partito democratico. I rapporti con il primo cittadino è ottimo: Brunetta entra nella Fondazione Ravello. E quest'anno, dopo le elezioni, Amalfitano fa il salto della barricata, entra nel Pdl e lascia la Costiera per Roma dove viene nominato suo consigliere ministeriale.
Il Nobel mancato "Io sono un professore di economia del lavoro, l'ho guadagnato con le unghie e con i denti. Sono uno dei più bravi d'Italia, forse d'Europa", ha spiegato Brunetta ad Alain Elkann, che di rimbalzo lo ha definito "un maestro della pasta e fagioli" prima di chiedergli la ricetta del piatto. L'economista Ada Becchi Collidà, che ha lavorato nello stesso dipartimento per otto anni, dice senza giri di parole che "Renato non è uno studioso. È prevalentemente un organizzatore, che sa dare il meglio di sé quando deve mettere insieme risorse". Alla facoltà di Architettura di Venezia entra nel 1982, dopo aver guadagnato l'idoneità a professore associato in economia l'anno precedente. Come ha ricordato in Parlamento il deputato democratico Giovanni Bachelet, Brunetta non diventa professore con un vero concorso, ma approfitta di una "grande sanatoria" per i precari che gravitavano nell'università. Una definizione contestata dal ministro, che replica: avevo già tutti i titoli.
In cattedra Secondo il curriculum pubblicato sul sito dell'ateneo di Tor Vergata (dove insegna dal 1991), al tempo il giovane Brunetta poteva vantare poche pubblicazioni: una monografia di 500 pagine e due saggi. Il primo era composto di dieci pagine ed era scritto a sei mani, il secondo era un pezzo sulla riduzione dell'orario edito da 'Economia&Lavoro', la rivista della Fondazione Brodolini, di area socialista, che Brunetta stesso andrà a dirigere nel 1980. Tutto qui? Nel mondo della ricerca esistono diverse banche dati per valutare il lavoro di uno studioso. Oggi Brunetta si trova in buona posizione su quella Econlit, che misura il numero delle pubblicazioni rilevanti: 30, più della media dei suoi colleghi. La musica cambia se si guarda l'indice Isi-Thompson, quello che calcola le citazioni che un autore ha ottenuto in lavori successivi: una misura indiretta e certo non infallibile della qualità di una pubblicazione, ma che permette di farsi un'idea sull'importanza di un docente. L'indice di citazioni di Brunetta è fermo sullo zero.
Le valutazioni degli indicatori sono discutibili, ma di sicuro il mondo accademico non lo ha mai amato: "L'università ha sempre visto in lui il politico, non lo scienziato", ricorda l'ex rettore dello Iuav di Venezia, Marino Folin. Nel 1991, da professore associato, riesce a trasferirsi all'Università di Tor Vergata. In attesa del Nobel, tenta almeno di diventare professore ordinario partecipando al concorso nazionale del 1992. In un primo momento viene inserito tra i 17 vincitori. Ma un commissario, Bruno Sitzia, rimette tutto in discussione. Scrive una lettera e, senza riferirsi a Brunetta, denuncia la lottizzazione e la poca trasparenza dei criteri di selezione. "Si discusse anche di Brunetta, e ci furono delle obiezioni", ricorda un commissario che chiede l'anonimato: "La situazione era curiosa: la maggioranza del collegio era favorevole a includere l'attuale ministro, ma non per i suoi meriti, bensì perché era stato trovato l'accordo che faceva contenti tutti. Comunque c'erano candidati peggiori di lui". Il braccio di ferro durò mesi, poi il presidente si dimise. E la nuova commissione escluse Brunetta. Il professore 'migliore d'Europa' viene bocciato. Un'umiliazione insopportabile. Così fa ricorso al Tar, che gli dà torto. Poi si appella al Consiglio di Stato, ma poco prima della decisione si ritira in buon ordine. Nel 1999 era riuscito infatti a trovare una strada per salire sulla cattedra. Un lungo giro che valica l'Appennino e si arrampica alle pendici del Gran Sasso, ma che si rivela proficuo. È a Teramo che ottiene infine il riconoscimento: l'alfiere della meritocrazia, bocciato al concorso nazionale, riesce a conquistare il titolo di ordinario grazie all'introduzione dei più facili concorsi locali. Nel 1999 partecipa al bando di Teramo, la terza università d'Abruzzo. Il posto è uno solo ma vengono designati tre vincitori. La cattedra va al candidato del luogo ma anche gli altri due ottengono 'l'idoneità'. Brunetta è uno dei due e torna a Tor Vergata con la promozione. Un'ultima nota. A leggere le carte del concorso, fino al 2000 Brunetta "è professore associato a Tor Vergata". La stranezza è che il curriculum ufficiale - pubblicato sul sito della facoltà del ministro - lo definisce "professore ordinario dal 1996". Quattro anni prima: errore materiale o un nuovo eccesso di ego del Nobel mancato?

I costi della politica: più 100 milioni


I Palazzi del potere hanno aumentato le spese. Dalle agende alle liquidazioni, sprechi e privilegi

Le uscite nel 2008 sono salite di 13 milioni. Colpa dei nuovi vitalizi

Nelle bellissime agende da tavolo e agendine da tasca del Senato, appositamente disegnate per il 2009 dalla fashion house Nazareno Gabrielli, tra i 365 giorni elegantemente annotati ne manca uno. Il giorno con il promemoria: «Tagli ai costi della politica». A partire, appunto, dal costo delle agendine: 260.000 euro. Mezzo miliardo di lire. Per dei taccuini personalizzati. Più di quanto costerebbero di stipendio lordo annuo dodici poliziotti da assumere e mandare nelle aree a rischio. Il doppio, il triplo o addirittura il quadruplo di quanto riesce a stanziare mediamente per ogni ricerca sulla leucemia infantile la Città della Speranza di Padova, la struttura che opera grazie a offerte private senza il becco di un quattrino pubblico e ospita la banca dati italiana dei bambini malati di tumore.

Sentiamo già la lagna: uffa, questi attacchi alle istituzioni democratiche! Imbarazza il paragone coi finanziamenti alle fondazioni senza fini di lucro? Facciamone un altro. Stando a uno studio del professor Antonio Merlo dell'Università della Pennsylvania, che ha monitorato gli stipendi dei politici americani, quelle agendine costano da sole esattamente 28.000 euro (abbondanti) più dello stipendio annuale dei governatori del Colorado, del Tennessee, dell'Arkansas e del Maine messi insieme. È vero che quei quattro sono tra i meno pagati dei pari grado, ma per guidare la California che da sola ha il settimo Pil mondia-le, lo stesso Arnold Schwarzenegger prende (e restituisce: «Sono già ricco») 162.598 euro lordi e cioè meno di un consigliere regionale abruzzese.

Sono tutti i governatori statunitensi a ricevere relativamente poco: 88.523 euro in media l'anno. Lordi. Meno della metà, stando ai dati ufficiali pubblicati dalla Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, degli emolumenti lordi d'un consigliere lombardo. Oppure, se volete, un quarto di quanto guadagna al mese il presidente della Provincia autonoma di Bolzano Luis Durnwalder, che porta a casa 320.496 euro lordi l'anno. Vale a dire quasi 36.000 euro più di quanto guadagna il presidente degli Stati Uniti.(...) Se è vero che non saranno le agendine o i menu da dieci euro a portare alla rovina lo Stato italiano, è altrettanto vero però che non saranno le sforbiciatine date dopo il deflagare delle polemiche a raddrizzare i bilanci d'un sistema mostruosamente costoso. Né tanto meno a salvare la cattiva coscienza del mondo politico. Certo, l'abolizione dell'insopportabile andazzo di un tempo, quando bastava denunciare la perdita o il furto di un oggetto per avere il risarcimento («Ho perso una giacca di Caraceni». «Prego onorevole, ne compri un'altra e ci porti lo scontrino»), è un'aggiustatina meritoria. Come obbligati erano la soppressione a Palazzo Madama del privilegio del barbiere gratuito e l'avvio di un nuovo tariffario (quasi) di mercato: taglio 15 euro, taglio con shampoo 18, barba 8, frizione 6... E così la cancellazione del finanziamento di 200.000 euro per i corsi di inglese che non frequentava nessuno. E tante altre cosette ancora. Un taglietto qua, una limatina là... (...) Sul resto, però, buonanotte. L'andazzo degli ultimi venti anni è stato tale che, per forza d'inerzia, i costi hanno continuato a salire. Al punto che i tre questori Romano Comincioli (Pdl), Benedetto Adragna (Pd) e Paolo Franco (Lega Nord), nell'estate 2008, hanno ammesso una resa senza condizioni scrivendo amaramente nel bilancio: «Non è stato possibile conseguire l'obiettivo di inversione dell'andamento della spesa in proposito fissato dal documento sulle linee guida».

Risultato: le spese correnti di Palazzo Madama, nel 2008, sono salite di quasi 13 milioni rispetto al 2007 per sfondare il tetto di 570 milioni e mezzo di euro. Un'enormità: un milione e 772.000 euro a senatore. Con un aumento del 2,20 per cento. Nettamente al di sopra dell'inflazione programmata dell' 1,7 per cento.

Colpa di certe spese non facilmente comprensibili per un cittadino comune: 19.080 euro in sei mesi per noleggiare piante ornamentali, 8.200 euro per «calze e collant di servizio» (in soli tre mesi), 56.000 per «camicie di servizio » (sei mesi), 16.200 euro per «fornitura vestiario di servizio per motociclisti ». Ma soprattutto dei nuovi vitalizi ai 57 membri non rieletti e dei 7.251.000 euro scuciti per pagare gli «assegni di solidarietà» ai senatori rimasti senza seggio. Come Clemente Mastella. Il cui «assegno di reinserimento nella vita sociale» (manco fosse un carcerato dimesso dalle patrie galere) scandalizzò anche Famiglia Cristiana che gli chiese di rinunciare a quei 307.328 euro e di darli in beneficenza. Sì, ciao: «La somma spetta per legge a tutti gli ex parlamentari». Fine.

Grazie alle vecchie regole, il «reinserimento nella vita sociale» di Armando Cossutta è costato 345.600 euro, quello di Alfredo Biondi 278.516, quello di Francesco D'Onofrio 240.100. Un pedaggio pagato, ovviamente, anche dalla Camera. Dove Angelo Sanza, per fare un esempio, ha trovato motivo di consolazione per l'addio a Montecitorio in un accredito bancario di 337.068 euro. Più una pensione mensile di 9.947 euro per dieci legislature. Pari a mezzo secolo di attività parlamentare. Teorici, si capisce: grazie alle continue elezioni anticipate, in realtà, di anni «onorevoli » ne aveva fatti quattordici di meno.

Un dono ricevuto anche da larga parte dei neo-pensionati che erano entrati in Parlamento prima della riforma del 1997 e come abbiamo visto si erano tirati dietro il privilegio di versare con modica spesa i contributi pensionistici anche degli anni saltati per l'interruzione della legislatura. Come il verde Alfonso Pecoraro Scanio, andato a riposo a 49 anni appena compiuti con gli 8.836 euro al mese che spettano a chi ha fatto 5 legislature pur essendo stato eletto solo nel 1992: 16 anni invece di 25. Oppure il democratico Rino Piscitello: 7.958 euro per quattro legislature nonostante non sia rimasto alla Camera 20 anni ma solo 14. Esattamente come il forzista Antonio Martusciello. Che però, con i suoi 46 anni, non solo ha messo a segno il record dei baby pensionati di questa tornata ma ha trovato subito una «paghetta» supplementare come presidente del consiglio di amministrazione della Mistral Air: la compagnia aerea delle Poste italiane.

C'è poi da stupirsi se, in un contesto così, le spese dei Palazzi hanno continuato a salire? Quirinale, Senato, Camera, Corte costituzionale, Cnel e Csm costavano tutti insieme nel 2001 un miliardo e 314 milioni di euro saliti in cinque anni a un miliardo e 774 milioni. Una somma mostruosa. Ma addirittura inferiore alla realtà, spiegò al primo rendiconto Tommaso Padoa-Schioppa: occorreva includere correttamente nel conto almeno altri duecento milioni di euro fino ad allora messi in carico ad altre amministrazioni dello Stato. Ed ecco che nel 2007 tutti gli organi istituzionali insieme avrebbero pesato sulle pubbliche casse per un miliardo e 945 milioni. Da aumentare nel 2008 fino a un miliardo e 998 milioni. A quel punto, ricorderete, nell'ottobre 2007 scoppiò un pandemonio: ma come, dopo tante promesse di tagli, il costo saliva di altri 53 milioni di euro, pari circa al bilancio annuale della monarchia britannica? Immediata retromarcia. Prima un ritocco al ribasso. Poi un altro. Fino a scendere a un miliardo e 955 milioni. «Solo» dieci milioncini in più rispetto al 2007. Col Quirinale che comunicava gongolante di aver tagliato, partendo dai corazzieri (lo specchietto comunemente usato per far luccicare gli occhi delle anime semplici), il 3 per mille. Certo, era pochino rispetto ai tagli del 61 per cento decisi dalla regina Elisabetta, però era già una (piccola) svolta..

Bene: non è andata così. Nell'assestamento di bilancio per il 2008 i numeri hanno continuato a salire e salire fino ad arrivare il 13 agosto a 2 miliardi e 55 milioni di euro. Cento milioni secchi più di quanto era stato annunciato in un tripudio di bandiere che sventolavano per festeggiare i «tagli». Risultato finale: l'aumento che avrebbe dovuto essere virtuosamente contenuto nello 0,5 per cento si è rivelato di almeno il 5,6: undici volte più alto.

I ricercatori italiani a Monaco di Baviera si mobilitano per solidarietà ai ricercatori italiani


Cari compratioti,
in qualita' di ricercatori
italiani a Monaco di Baviera abbiamo pensato di aderire alle mobilitazione contro i tagli a Universita' e ricerca di Venerdi' 14 Novembre con un presidio presso il Consolato Generale di Monaco Möhlstr. 3 alle ore 10.45 per manifestare la nostra solidarieta' alle mobilitazioni di amici e colleghi in Patria per offrire il nostro punto di vista su una questione fondamentale finalmente di grande interesse pubblico e politico in Italia.Durante l'incontro con il Console Generale verra' consegnata una lettera aperta al ministro Gelmini (allegata insieme a un volantino), che vi chiediamo di sottoscrivere nel caso condividiate il contenuto:
http://www.petitiononline.com/cermuc08/petition.html
Vi invitiamo caldamente a inoltrare l'invito e la lettera a tutti gli italiani a Monaco che potrebbero essere interessati. L'orario e' stato spostato di un'ora rispetto all'avviso precedente a causa della burocrazia necessaria per avere l'autorizzazione al presidio, Per maggiori informazioni anche:
http://cervellimuc.blogspot.com/www.
Grazie mille,
Giovanni, Nico, Marcella, Andrea, Alessandra, Silvia, Stefano, Andrea

PRECARI. BRATTI (PD): SITUAZIONE ISPRA ANCORA TROPPO INCERTA

(DIRE) Roma, 12 nov. - "La situazione di Ispra versa ancora in uno stato di profonda incertezza nonostante il Commissario Grimaldi e il ministro Prestigiacomo abbiano espresso nelle sedi ufficiali l'intenzione di avviare una procedura concorsuale finalizzata a consolidare in organico per lo meno una parte dei ricercatori precari". Lo dice il parlamentare del Pd Alessandro Bratti. Ma questo- aggiunge- "e' avvenuto solo dopo una forte mobilitazione del personale a fronte di un provvedimento unilaterale e piuttosto discutibile dell'amministrazione di
cancellare il percorso di stabilizzazione del personale gia' previsto dalle finanziarie del precedente governo di centro-sinistra". Un provvedimento quest'ultimo- continua il deputato Pd- "che ci vede in totale disaccordo". Queste operazioni sul personale risultano "incomprensibili perche' prese nella ancora completa assenza di definizione delle funzioni da attribuire a Ispra. Di certo c'e' solo la conferma di un forte ridimensionamento del budget previsionale di funzionamento per il 2009". In attesa di passaggi "tangibili che vadano verso l'attuazione da parte dell 'amministrazione degli impegni presi sul nuovo processo di stabilizzazione, intendiamo continuare a discutere dei problemi della ricerca scientifica con i protagonisti del sistema, anche in occasione dell'incontro pubblico organizzato presso la sede romana dell'Enea, il 18 novembre prossimo, dove interverranno i ricercatori di Enea, Ispra, Cnr e Iss e il segretario del Pd Veltroni".

mercoledì 12 novembre 2008

Denuncia dei precari Ispra: Il Governo preferisce spendere per lo Stretto

Il Governo spende 16 miliardi in infrastrutture e non trova 16 milioni per i ricercatori

Continua la mobilitazione dei lavoratori dell'Ispra contro l'azione di un Governo che trova 16 miliardi di euro per le «grandi infrastrutture», su tutte il ponte sullo Stretto di Messina, ma non i 16 milioni per tenere in servizio 700 precari che vigilano sull'ambiente.
I ricercatori dell'Istituto parteciperanno anzitutto alla Notte Bianca indetta dai sindacati confederali domani sera presso la sede dell'Istituto superiore di sanità, in viale Regina Margherita, per protestare contro i provvedimenti governativi che penalizzano fortemente gli Enti pubblici di ricerca. Appuntamento che serve da preludio allo Sciopero della Ricerca e dell'Università del 14 novembre, che nel caso del personale Ispra sarà anzitutto un modo per chiedere chiarezza all'amministrazione dell'ente e al ministero dell'Ambiente.
In occasione del recente presidio al ministero delle Finanze, una delegazione di lavoratori ha incontrato due funzionari del dicastero, i quali hanno espresso la disponibilità del Mef ad accogliere le istanze dei precari qualora il Ministero vigilante ne avanzi formalmente richiesta, proprio mentre una rappresentanza nazionale dei sindacati confederali incontrava il ministro Prestigiacomo, che secondo i resoconti delle organizzazioni avrebbe ribadito le posizioni già espresse in occasione dell'audizione alla Camera dei Deputati, secondo cui l'unico strumento disponibile per assumere a tempo indeterminato anche chi è presente nelle graduatorie di stabilizzazione sarebbero i concorsi.
Concorsi sui quali permangono molti dubbi, ad esempio riguardo la possibilità di indirli con la riserva del 70% ventilata dall'amministrazione, sul fatto che ledono i diritti acquisiti da chi già è stabilizzabile e comportano una spesa ulteriore di soldi pubblici di cui non si sentiva davvero il bisogno, visto che la maggioranza dei precari Ispra ha già vinto un concorso.
Soluzioni che in ogni caso non possono certo soddisfare i lavoratori precari, visto che non prevedono garanzie per il mantenimento in servizio nel 2009 di oltre 400 tra co co co e tempi determinati non presenti nelle graduatorie di stabilizzazione, anzi sembrano confermare, come già annunciato dal Ministro a Montecitorio, che 275 tra collaboratori e assegnisti di ricerca dovrebbero rassegnarsi a cambiare lavoro perché non saranno mai stabilizzati. Questo vale in particolare per i 73 co co co diplomati presenti, spesso con funzioni istituzionali, all'interno dell'Istituto, per i quali secondo l'amministrazione non sarebbe possibile indire concorsi e nemmeno (allo stato attuale) prorogare i contratti in scadenza.
L'unica novità positiva è che si eviterà il taglio del 10% alla pianta organica previsto dalla Legge 133, grazie all'articolo 1 comma 9 del decreto Gelmini, che invece non contiene l'annunciata possibilità, per gli enti di ricerca, di tenere in servizio fino al 2011 i precari con diritto alla stabilizzazione secondo le Finanziarie 2007 e 2008.
E pensare che perfino il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, nel rispondere a un gruppo di precari Ispra che gli hanno indirizzato una lettera, ha voluto citare un suo recente discorso tenuto a Padova, nel quale ricordava come siano «investimenti giusti» tutti quelli realizzati nel campo della ricerca e dell'innovazione. Ma i ministri Brunetta, Prestigiacomo e Gelmini probabilmente considerano i precari una sorta di alieni, esattamente come quei clochard che il loro Governo ha deciso di schedare con apposito registro, preparandosi forse a un futuro in cui saranno molto più numerosi per il probabile spostarsi sulla strada di tanti ricercatori con le loro famiglie. Forse cancellare i ricercatori che si occupano d'ambiente fa comodo nel momento in cui parte il ponte sullo Stretto, visto che proprio oggi, durante un Forum a Messina per il centenario del terremoto del 1908, è stato presentato uno studio Ispra da cui emerge che un evento come quello di un secolo fa avrebbe oggi conseguenze ancora più gravi, e c'è la sicurezza scientifica che in futuro si verificheranno altri sismi di quella gravità.

Berlusconi come al solito parla senza sapere cosa dice


....."In tv, ogni giorno, su tutti i canali, in prima serata mi prendono per il c... questa abitudine sta diventando insopportabile. Deve finire",
(repubblica.it 12nov/intervista) e sappiamo bene che ha tutti gli strumenti per mettere a tacere le voci contrarie....è anche bene ricordarlo, il signor Silvio Berlusconi è proprietario e/o cooproprietario di:

2 LIBRI S.P.A. EDITORIA
A. ME. R. SRL - MILANO PUBBLICITA'
ACI MONDADORI S.R.L. EDITORIA
ACTION GROUP EDITORIA
AD EDITORIA
AGENZIA LOMBARDA DISTR. GIORNALI E RIVISTE S.R.L. 50% EDITORIA
ALBA SERVIZI AEROTRASPORTI - MI SERVIZI DI GRUPPO E DIVERSIFICATE
ALBACOM (TELEFONIA FISSA E INTERNET) TELEFONIA
ALIGHIERI SRL - MILANO SERVIZI DI GRUPPO E DIVERSIFICATE
AMATORI RUGBY MILANO MEDIOLANUM SRL - MILANO CINEMA, SPETTACOLO, SPORT
AMBROSIANA VITA SPA - MILANO ASSICURAZIONI E SERVIZI FINANZIARI
AME PUBLISHING LTD EDITORIA
ANFRI IMMOBILIARE SRL - SEGRATE (MI) SERVIZI DI GRUPPO E DIVERSIFICATE
ARAM SPA - MILANO ASSICURAZIONI E SERVIZI FINANZIARI
ARNOLDO MONDADORI DEUTSCHLAND GMBH EDITORIA
ARNOWEB S.A. EDITORIA
ARTES GRAFICAS TOLEDO S.A. EDITORIA
ASSOFIN SPA - MILANO ASSICURAZIONI E SERVIZI FINANZIARI
ATHENA FINANZIARIA S.R.L. EDITORIA
AUDITEL SRL - MILANO TELEVISIONE
AUTO OGGI EDITORIA
AUTOMOBILE CLUB EDITORIA
BAMBI EDITORIA
BANCA ASSICURAZIONE PRODOTTI FINANZIARI ASSICURAZIONI E SERVIZI FINANZIARI
BANCA FINANZA GIORNALE ASSICURAZIONI EDITORIA
BANCA MEDIOLANUM SPA - MILANO 3 BASIGLIO (MI) ASSICURAZIONI E SERVIZI
FINANZIARI
BLOCKBUSTER CINEMA, SPETTACOLO, SPORT
BLU TELEFONIA
BOL BOOKS ON LINE S.P.A. EDITORIA
BONOMI E PAGANI - BOPA SRL - MILANO SERVIZI DI GRUPPO E DIVERSIFICATE
BROKERS FIVE SRL - MILANO ASSICURAZIONI E SERVIZI FINANZIARI
BULL LTD - BRITISH VIRGIN ISLANDS SERVIZI DI GRUPPO E DIVERSIFICATE
CALCIO 2000 EDITORIA
CANALE 5 MUSIC SRL - MILANO TELEVISIONE
CANTIERI RIUNITI MILANESI SPA - MILANO SERVIZI DI GRUPPO E DIVERSIFICATE
CASA EDITRICE FELICE LE MONNIER S.P.A. EDITORIA
CASA EDITRICE POSEIDONA S.R.L. EDITORIA
CASA FACILE EDITORIA
CASA IDEA EDITORIA
CASA VIVA EDITORIA
CASABELLA - ALMANACCO ARCHITETTURA EDITORIA
CEMIT INTERACTIVE MEDIA S.P.A. EDITORIA
CENTRO COMMERCIALE MILANO 3 SRL - MILANO ASSICURAZIONI E SERVIZI FINANZIARI
CHI EDITORIA
CIAK EDITORIA
CINEMA 5 GESTIONE SPA - ROMA CINEMA, SPETTACOLO, SPORT
CINEMA 5 SPA - ROMA CINEMA, SPETTACOLO, SPORT
CIP & CIOP EDITORIA
COLORA DISNEY EDITORIA
COLORA WINNI THE POOH EDITORIA
CONDE' NEST EDITORIA
CONFIDENZE EDITORIA
CONSORTIUM SPA - MILANO SERVIZI DI GRUPPO E DIVERSIFICATE
CONSORZIO AEROMOBILI FININVEST (CAFIN) - MILANO SERVIZI DI GRUPPO E
DIVERSIFICATE
CONSORZIO ELICOTTERI FININVEST (CEFIN) - MILANO SERVIZI DI GRUPPO E
DIVERSIFICATE
COSMOPOLITAN EDITORIA
CREARE CON CASAVIVA EDITORIA
CUCINA MODERNA EDITORIA
DANIA FILM SRL - ROMA CINEMA, SPETTACOLO, SPORT
DELTA SRL - MILANO CINEMA, SPETTACOLO, SPORT
DISNEY ENIGMISTICA EDITORIA
DISTRIB. EXCL. GRIJALBO S.A. (COLOMBIA) EDITORIA
DONNA IN FORMA EDITORIA
DONNA MODERNA EDITORIA
E. I.S. SRL - SESTO SAN GIOVANNI (MI) SERVIZI DI GRUPPO E DIVERSIFICATE
E.BIS MEDIA S.R.L. EDITORIA
E.I.S. PROGETTI SRL - SESTO SAN GIOVANNI (MI) SERVIZI DI GRUPPO E
DIVERSIFICATE
E.I.S. ROMA SRL - SESTO SAN GIOVANNI (MI) SERVIZI DI GRUPPO E DIVERSIFICATE
ED. E FINANZIARIA LE MONNIER S.P.A. EDITORIA
EDICIONES MUSICALES CINCO S.A. - MADRID TELEVISIONE
EDILNORD 2000 SERVIZI DI GRUPPO E DIVERSIFICATE
EDITORIAL GRIJALBO S.A. (CILE) EDITORIA
EDITORIAL GRIJALBO S.A. (MESSICO) EDITORIA
EDITRICE PENTA SRL - MILANO EDITORIA
EDITRICE PORTORIA S.P.A. EDITORIA
EDIZIONI DI COMUNITA' S.R.L. EDITORIA
EDIZIONI EL S.R.L. EDITORIA
EDIZIONI ELECTA BRUNO MONDADORI S.R.L. EDITORIA
EDIZIONI FRASSINELLI S.R.L. EDITORIA
EGEO '82 SRL - MILANO SERVIZI DI GRUPPO E DIVERSIFICATE
EINAUDI EDITORE EDITORIA
ELECTA NAPOLI EDITORIA
ELEMOND EDITORIA
ELEMOND S.P.A. EDITORIA
ELETTRONICA INDUSTRIALE SPA - LISSONE (MI) TELEVISIONE
ESERCIZIO SCHERMI ITALIANI SRL - ROMA CINEMA, SPETTACOLO, SPORT
ESPANSIONE EDITORIA
ESSELUNGA GRANDE DISTRIBUZIONE
ESSETICI SRL (SERVIZI TEATRALI E CINEMATOGRAF. SRL) - MILANO SERVIZI DI
GRUPPO E DIVERSIFICATE
EUROLOTERIE GIBILTAR LTD - GIBILTERRA SERVIZI DI GRUPPO E DIVERSIFICATE
EUROLOTERIE S. A. - LUSSEMBURGO SERVIZI DI GRUPPO E DIVERSIFICATE
EUROMOBILIARE SPA - MILANO ASSICURAZIONI E SERVIZI FINANZIARI
EUROPA AGENCY LTD - MALTA SERVIZI DI GRUPPO E DIVERSIFICATE
EUROPA INVEST S. A. - LUSSEMBURGO ASSICURAZIONI E SERVIZI FINANZIARI
EUROPE 5 S. A. - PARIGI TELEVISIONE
EUROPE 5 S. A. IN LIQUIDAZIONE - PARIGI TELEVISIONE
EUROSET (TELEVISIONE/KIRCH MEDIA) TELEVISIONE
FIBANK INVERSIONES S.A. - (BARCELLONA) ASSICURAZIONI E SERVIZI FINANZIARI
FIED SPA - MILANO EDITORIA
FINEDIM ITALIA SPA - MILANO SERVIZI DI GRUPPO E DIVERSIFICATE
FINGROSS SRL - FINANZIARIA GROSSISTI DI PARTECIPAZIONI - ROMA SERVIZI DI
GRUPPO E DIVERSIFICATE
FININTEL SPA - MILANO SERVIZI DI GRUPPO E DIVERSIFICATE
FININVEST COMUNICAZIONI SRL - MILANO SERVIZI DI GRUPPO E DIVERSIFICATE
FININVEST FIDUCIARIA SPA - SEGRATE (MI) ASSICURAZIONI E SERVIZI FINANZIARI
FININVEST ITALIA SPA - MILANO ASSICURAZIONI E SERVIZI FINANZIARI
FININVEST LTD - LONDRA TELEVISIONE
FININVEST SERVICE S. A. - MASSAGNO - SVIZZERA SERVIZI DI GRUPPO E
DIVERSIFICATE
FININVEST SERVIZI SPA - SEGRATE (MI) SERVIZI DI GRUPPO E DIVERSIFICATE
FINMEDIA SRL - MILANO TELEVISIONE
FINSIMAC SPA - MILANO CINEMA, SPETTACOLO, SPORT
FIVE INTERNATIONAL SRL - MILANO SERVIZI DI GRUPPO E DIVERSIFICATE
FIVE VIAGGI SRL- MILANO SERVIZI DI GRUPPO E DIVERSIFICATE
FOCUS EDITORIA
FOCUS EXTRA EDITORIA
FORZA MILAN EDITORIA
FUTURA FINANZIARIA SRL - MILANO ASSICURAZIONI E SERVIZI FINANZIARI
G. & G. ELECTRIC SRL - SESTO SAN GIOVANNI (MI) SERVIZI DI GRUPPO E
DIVERSIFICATE
G. R. T. - GESTIONI RADIO TELEVISIVE SPA - MILANO CINEMA, SPETTACOLO, SPORT
GAMAX BROKER POOL A.G. - LEVERKUSEN (GERMANIA) ASSICURAZIONI E SERVIZI
FINANZIARI
GESTEVISION S. A. - MADRID TELEVISIONE
GESTIONE FONDI FININVEST SPA - SEGRATE (MI) ASSICURAZIONI E SERVIZI
FINANZIARI
GESTIONE IMPIANTI MILAN SRL - SEGRATE (MI) CINEMA, SPETTACOLO, SPORT
GESTIONI ESTERE SPA - SEGRATE (MI) ASSICURAZIONI E SERVIZI FINANZIARI
GESTIONI INTERNAZIONALI SPA - SEGRATE (MI) ASSICURAZIONI E SERVIZI
FINANZIARI
GIULIO EINAUDI EDITORE S.P.A EDITORIA
GLAMOUR EDITORIA
GO - PANORAMA TRAVEL EDITORIA
GQ EDITORIA
GRAND GOURMET EDITORIA
GRANDI EVENTI SRL - MILANO PUBBLICITA'
GRAZIA EDITORIA
GRAZIA ACCESSORI EDITORIA
GRAZIA CASA EDITORIA
GRIJALBO EDITORIA
GRIJALBO EDITOR S.A. (URUGUAY) EDITORIA
GRIJALBO MONDADORI S.A. EDITORIA
GRIJALBO S.A. (ARGENTINA) EDITORIA
GRIJALBO S.A. (VENEZUELA) EDITORIA
GRUPPO A. M. E. - MILANO EDITORIA
GRUPPO STANDA GRANDE DISTRIBUZIONE
GRüNER UND JAHR MONDADORI S.P.A. EDITORIA
H & A MOTIVATION SPA - MILANO SERVIZI DI GRUPPO E DIVERSIFICATE
HARLEQUIN MONDADORI S.P.A. EDITORIA
HEARST MONDADORI EDITORIALE S.R.L. EDITORIA
HOCKEY CLUB DEVILS MEDIOLANUM MILANO SRL - MILANO CINEMA, SPETTACOLO, SPORT
HOCKEY CLUB DIAVOLI MEDIOLANUM MILANO SRL - COMO CINEMA, SPETTACOLO, SPORT
I CLASSICI DEL GIALLO EDITORIA
I CLASSICI DISNEY EDITORIA
I CLASSICI URANIA EDITORIA
I GRANDI CLASSICI DISNEY EDITORIA
I ROMANZI EDITORIA
IL CODICE DELLA CUCINA ITALIANA EDITORIA
IL GIALLO MONDADORI EDITORIA
IL GIORNALE EDITORIA
IL TEATRO MANZONI SPA - MILANO CINEMA, SPETTACOLO, SPORT
IMMOBILIARE BRISEIDE SPA - MILANO SERVIZI DI GRUPPO E DIVERSIFICATE
IMMOBILIARE BUONAPARTE I SRL - MILANO SERVIZI DI GRUPPO E DIVERSIFICATE
IMMOBILIARE CARBONOLO SPA - MILANO SERVIZI DI GRUPPO E DIVERSIFICATE
IMMOBILIARE CORIASCO SPA - MILANO SERVIZI DI GRUPPO E DIVERSIFICATE
IMMOBILIARE IDRA SPA - MILANO SERVIZI DI GRUPPO E DIVERSIFICATE
IMMOBILIARE LURATE CACCIVIO SRL - MILANO ASSICURAZIONI E SERVIZI FINANZIARI
IMMOBILIARE PERSEO SRL - MILANO SERVIZI DI GRUPPO E DIVERSIFICATE
IMMOBILIARE VERROCCHIO II SRL - SEGRATE (MI) SERVIZI DI GRUPPO E
DIVERSIFICATE
INDUSTRIE ALIMENTARI RIUNITE SPA - MILANO SERVIZI DI GRUPPO E DIVERSIFICATE
INFRASTRUTTURE IMMOBILIARI SPA - MILANO SERVIZI DI GRUPPO E DIVERSIFICATE
INTERNAZIONALE EDITORIA
INTERNAZIONALE EDITORIA
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INTERNI ANNUAL BAGNO EDITORIA
INTERNI ANNUAL CUCINA EDITORIA
INTIMITA' EDITORIA
IO COLORO TOPOLINO EDITORIA
ISIM - ITALIANA SVILUPPO E INVESTIM. MOBILIARI SPA - MILANO SERVIZI DI
GRUPPO E DIVERSIFICATE
ISTIFI ESPANA S. A. - MADRID SERVIZI DI GRUPPO E DIVERSIFICATE
ISTIFI SPA - MILANO SERVIZI DI GRUPPO E DIVERSIFICATE
JACK EDITORIA
JONIO '82 SRL - MILANO SERVIZI DI GRUPPO E DIVERSIFICATE
JUMPY INTERNET & NEW MEDIA
KIRCH MEDIA TELEVISIONE
KMP - KABEL MEDIA PROGRAMMGESELLSCHAFT MBH - MONACO DI BAVIERA TELEVISIONE
L'ENIGMISTICA DI MINNI EDITORIA
L'UOMO VOGUE EDITORIA
LA CUCINA ITALIANA EDITORIA
LA MACCHINA DEL TEMPO EDITORIA
LE MONNIER EDITORIA
LEOPARD COMMUNICATIONS LTD - LONDRA CINEMA, SPETTACOLO, SPORT
LIBRA COMMUNICATIONS LTD - LONDRA CINEMA, SPETTACOLO, SPORT
LIBRA UK COMMUNICATIONS LTD - LONDRA CINEMA, SPETTACOLO, SPORT
LION COMMUNICATIONS LTD - MALTA CINEMA, SPETTACOLO, SPORT
LOVE STORY EDITORIA
MACH 3 VIDEO SPA - MILANO CINEMA, SPETTACOLO, SPORT
MACH 5 DISCO SPA - MILANO TELEVISIONE
MARIE CLAIRE EDITORIA
MEDIADIGIT TELEVISIONE
MEDIASET TELEVISIONE
MEDIASET INVESTMENT TELEVISIONE
MEDIATRADE (PRODUZIONE FICTION TELEVISIVE) TELEVISIONE
MEDIOLANUM ASSICURAZIONI E SERVIZI FINANZIARI
MEDIOLANUM ASSICURAZIONI SPA - MILANO ASSICURAZIONI E SERVIZI FINANZIARI
MEDIOLANUM BORSA SIM P. A. - MILANO ASSICURAZIONI E SERVIZI FINANZIARI
MEDIOLANUM COMMISSIONARIA SPA - MILANO ASSICURAZIONI E SERVIZI FINANZIARI
MEDIOLANUM CONSULENZA SIM P. A. - MILANO ASSICURAZIONI E SERVIZI FINANZIARI
MEDIOLANUM FACTOR SPA - MILANO SERVIZI DI GRUPPO E DIVERSIFICATE
MEDIOLANUM GESTIONE FONDI ASSICURAZIONI E SERVIZI FINANZIARI
MEDIOLANUM GMBH - MONACO DI BAVIERA PUBBLICITA'
MEDIOLANUM INTER. FUNDS LIMITED (DUBLINO) ASSICURAZIONI E SERVIZI
FINANZIARI
MEDIOLANUM PRIVATE S.A.M. - MONACO (FR.) ASSICURAZIONI E SERVIZI FINANZIARI
MEDIOLANUM SPORT SPA - MILANO CINEMA, SPETTACOLO, SPORT
MEDIOLANUM STATE STREET ASSICURAZIONI E SERVIZI FINANZIARI
MEDIOLANUM VITA SPA - MILANO ASSICURAZIONI E SERVIZI FINANZIARI
MEDUSA DISTRIBUZIONE SPA - ROMA CINEMA, SPETTACOLO, SPORT
MEDUSA FILM CINEMA, SPETTACOLO, SPORT
MEDUSA VIDEO CINEMA, SPETTACOLO, SPORT
MEGA 3000 EDITORIA
MEN'S HEALTH EDITORIA
MILAN A. C. SPA - MILANO CINEMA, SPETTACOLO, SPORT
MINNI AMICA DEL CUORE EDITORIA
MONDADORI EDITORIA
MONDADORI FACTOR SPA - MILANO SERVIZI DI GRUPPO E DIVERSIFICATE
MONDADORI FRANCHISING S.P.A. EDITORIA
MONDADORI INFORMATICA EDITORIA
MONDADORI INFORMATICA EDITORIA
MONDADORI INFORMATICA S.P.A. EDITORIA
MONDADORI INTERNATIONAL S.A. EDITORIA
MONDADORI PRINTING EDITORIA
MONDADORI PRINTING S.P.A. EDITORIA
MONDADORI PUBBLICITA' S.P.A. EDITORIA
MONDADORI PUBBLICITA' EDITORIA
MONDADORI RETAIL S.R.L. EDITORIA
MONDADORI RODALE S.R.L. EDITORIA
MONDADORI SOLE 24 ORE S.P.A. EDITORIA
MONDADORI.COM S.P.A. EDITORIA
MONDADORI.COM U.S.A. INC. EDITORIA
MONDATORI HEARST EDITORIA
MONDATORI RODALE EDITORIA
MONDOLIBRI EDITORIA
MONDOLIBRI S.P.A. EDITORIA
MOUSE/TOPOLINO EDITORIA
N. T. S. SRL - NUOVE TECNOLOGIE DI SICUREZZA - SESTO SAN GIOVANNI (MI)
SERVIZI DI GRUPPO E DIVERSIFICATE
NETWORKING INTERNET & NEW MEDIA
NEWMEDIA INVESTMENT - 100% INTERNET & NEW MEDIA
NEWS ALERT INVESTORS LLC EDITORIA
NEWS AND SPORT TELEVISION LTD - LONDRA CINEMA, SPETTACOLO, SPORT
NEWS AND SPORT TIME LTD - MALTA CINEMA, SPETTACOLO, SPORT
NEWSPAPER MILANO EDITORIA
NUOVE INIZIATIVE ROMANE SRL IN LIQUIDAZIONE - MILANO SERVIZI DI GRUPPO E
DIVERSIFICATE
OLIMPYA SPA - SEGRATE (MI) CINEMA, SPETTACOLO, SPORT
PAGINE ITALIA ANNUARISTICA
PAGINE UTILI ANNUARISTICA
PALLAVOLO MEDIOLANUM GONZAGA MILANO SRL - MILANO CINEMA, SPETTACOLO, SPORT
PANINI EDITORIA
PANORAMA EDITORIA
PANORAMA NEXT EDITORIA
PANORAMA TRAVEL EDITORIA
PANORAMA WEB EDITORIA
PAPERCOLOR EDITORIA
PAPERINIK EDITORIA
PAPERINO EDITORIA
PARKING MILANO 2 - MILANO SERVIZI DI GRUPPO E DIVERSIFICATE
PARTNER TIME ASSICURAZIONI E SERVIZI FINANZIARI
PC PROFESSIONALE EDITORIA
PENTA (UK) INTERNATIONAL LTD - LONDRA CINEMA, SPETTACOLO, SPORT
PENTA AMERICA COMMUNICATIONS INC - LOS ANGELES CINEMA, SPETTACOLO, SPORT
PENTA AMERICA PICTURES LTD - LOS ANGELES CINEMA, SPETTACOLO, SPORT
PENTA ENTERTAINMENT LTD - ANTILLE OLANDESI CINEMA, SPETTACOLO, SPORT
PENTADISTRIBUZIONE SRL - ROMA CINEMA, SPETTACOLO, SPORT
PENTAFILM MUSIC SRL - ROMA TELEVISIONE
PENTAFILM SPA - ROMA CINEMA, SPETTACOLO, SPORT
PENTAVIDEO SRL - MILANO CINEMA, SPETTACOLO, SPORT
PK EDITORIA
PK2 EDITORIA
PRINCIPAL COMMUNICATIONS LTD - BRITISH VIRGIN ISLANDS CINEMA,
SPETTACOLO, SPORT
PRINCIPAL FINANCE LTD - BRITISH VIRGIN ISLANDS SERVIZI DI GRUPPO E
DIVERSIFICATE
PRINCIPAL NETWORK LTD - LONDRA CINEMA, SPETTACOLO, SPORT
PROGETTO TRADE SRL - MILANO GRANDE DISTRIBUZIONE
PROGRAMMA ITALIA INVESTIMENTI SIM P. A. - SEGRATE (MI) ASSICURAZIONI E
SERVIZI FINANZIARI
PROGRAMMA ITALIA SPA - SEGRATE (MI) ASSICURAZIONI E SERVIZI FINANZIARI
PROMETEO EDITORIA
PROMOSERVICE ITALIA SRL - SEGRATE (MI) PUBBLICITA'
PUBLIESPAÑA (RACCOLTA PUBBLICITARIA TELECINCO) PUBBLICITA'
PUBLIEUROPE INTERNATIONAL LTD - LONDRA PUBBLICITA'
PUBLITALIA 80 SPA - MILANO (RACCOLTA PUBBLICITARIA RETI MEDIASET)
PUBBLICITA'
QUADRATUM EDITORIA
QUINTA COMMUNICATIONS S.A. - NEVILLY SUR SEINE CINEMA, SPETTACOLO, SPORT
R. T. I. SPA - ROMA (RETI TELEVISIVE ITALIANE: CANALE 5, ITALIA 1, RETE
4) TELEVISIONE
R. T.I. U.S.A. INC - DELAWARE (USA) TELEVISIONE
R.T.I. EDITORIA
R.T.I. MUSIC SRL - MILANO TELEVISIONE
RADIO E RETI SRL - MILANO TELEVISIONE
RADIO FIVE SRL - SEGRATE (MI) TELEVISIONE
RENONCINO SRL - SEGRATE (MI) SERVIZI DI GRUPPO E DIVERSIFICATE
RESID. IMMOBILIARI SRL - MILANO SERVIZI DI GRUPPO E DIVERSIFICATE
RETE 10 SRL - MILANO TELEVISIONE
RETE 2000 SPA - MILANO PUBBLICITA'
RETEINVEST HOLDING S. A. - LUSSEMBURGO CINEMA, SPETTACOLO, SPORT
RETEITALIA LTD - LONDRA CINEMA, SPETTACOLO, SPORT
RETEITALIA PRODUCTION SPA - ROMA CINEMA, SPETTACOLO, SPORT
RETEITALIA SPA - MILANO CINEMA, SPETTACOLO, SPORT
RETEUROPA B. V. - AMSTERDAM CINEMA, SPETTACOLO, SPORT
RETEUROPA N. V. - ANTILLE OLANDESI CINEMA, SPETTACOLO, SPORT
RICCARDO RICCIARDI EDITORE S.P.A. EDITORIA
ROM PK EDITORIA
S.A.G.E. - SEREGNI AZ. GRAFICA ED EDITORIALE SPA - MILANO EDITORIA
S.E.L. - SOCIETA' EDITRICE LOMBARDA SPA - MILANO EDITORIA
S.E.L. SRL - SESTO SAN GIOVANNI (MI) SERVIZI DI GRUPPO E DIVERSIFICATE
S.G.N. - SOCIETA' GRAFICA NOVARESE SPA - MILANO EDITORIA
S.I.E.S. - SOCIETA' ITALIANA EDITRICE STAMPATRICE SPA - MILANO EDITORIA
S.T.S. - SOCIETA' TIPOGRAFICA SICILIANA SPA - CATANIA EDITORIA
SAFIN COMMUNICATIONS SPA - ROMA CINEMA, SPETTACOLO, SPORT
SAIRE SRL - MILANO EDITORIA
SALE E PEPE EDITORIA
SAVOY PICTURES ENTERTAINMENT INC - NEW YORK CINEMA, SPETTACOLO, SPORT
SCANEMORE LTD - MALTA CINEMA, SPETTACOLO, SPORT
SEGRETISSIMO EDITORIA
SILBERCO ESPANA S. A. - MADRID CINEMA, SPETTACOLO, SPORT
SILVIO BERLUSCONI EDITORE SPA - MILANO EDITORIA
SILVIO BERLUSCONI ENTERTAINMENT LTD - LONDRA TELEVISIONE
SILVIO BERLUSCONI FINANZIARIA S. A. - LUSSEMBURGO SERVIZI DI GRUPPO E
DIVERSIFICATE
SILVIO BERLUSCONI HOLDING EDITORIALE SPA - MILANO EDITORIA
SIMAC S. A. IN LIQUIDAZIONE - PARIGI CINEMA, SPETTACOLO, SPORT
SOCIETA' EDITRICE IL MULINO S.P.A. EDITORIA
SOCIETA' EUROPEA DI EDIZIONI S.P.A. EDITORIA
SOCIETA' EUROPEA DI EDIZIONI SPA - MILANO EDITORIA
SORIT SPA - SOC. ROTOCALCOGRAFIA ITALIANA SPA - MELZO (MI) EDITORIA
SORRISI E CANZONI TV EDITORIA
SORRISI GIOCHI EDITORIA
SORRISI SALUTE EDITORIA
SPECIALE SCOOTER AUTO OGGI EDITORIA
SPECIALI AUTO OGGI EDITORIA
SPERLING & KUPFER EDITORIA
SPERLING & KUPFER EDITORIA
SPERLING & KUPFER EDITORI S.P.A. EDITORIA
SPORT IMAGE INTERNATIONAL LTD - BRITISH VIRGIN ISLANDS CINEMA,
SPETTACOLO, SPORT
STARBENE EDITORIA
STOP EDITORIA
TELE ORIONE 1 - MILANO TELEVISIONE
TELE TORINO SPA - TORINO TELEVISIONE
TELECINCO - SPAGNA TELEVISIONE
TELEUROPA SPA - NAPOLI TELEVISIONE
TOP GIRL EDITORIA
TOPOCOLOR EDITORIA
TOPOLINO EDITORIA
TRAVELLER EDITORIA
TRICORN S. A. - PARIGI CINEMA, SPETTACOLO, SPORT
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TV SORRISI E CANZONI EDITORIA
UNITEL SPA - MILANO SERVIZI DI GRUPPO E DIVERSIFICATE
URANIA EDITORIA
VACANZE ITALIA SPA - MILANO ASSICURAZIONI E SERVIZI FINANZIARI
VELENO S.P.A. EDITORIA
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VIDEOTECNICA SRL - MILANO TELEVISIONE
VIDEOTIME SPA - MILANO (PRODUZIONE PROGRAMMI TELEVISIVI) TELEVISIONE
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VOGUE GIOIELLO EDITORIA
VOGUE ITALIA EDITORIA
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WINNI THE POOH EDITORIA
WINNICOLOR EDITORIA
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ZERO UNO EDITORIA