LA PETIZIONE DA FIRMARE

martedì 11 novembre 2008

C’è anche un altro modo per non rispettare il Protocollo di Kyoto


”Se noi non rispetteremo gli obiettivi di Kyoto avremo delle penalizzazioni che possono ammontare a circa 450 milioni di euro l’anno, da qui al 2012”. Questa la stima del ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, in un’intervista rilasciata il 28 ottobre . Che non rispettare gli obiettivi imposti dal Protocollo di Kyoto abbia un costo, è dunque assodato. Diverse invece sono le cause che potrebbero portare ad un non rispetto degli obblighi di Kyoto: prima tra tutte la perdita dell’eleggibilità. Per eleggibilità si intende la presenza delle condizioni “formali” basilari che permettano di verficare effettivamente gli impegni sottoscritti: in altre termini la presenza di sistemi di stima delle emissioni di qualità soddisfacenti a ben definiti standard definiti dallo stesso Protocollo. Le Decisioni della COP/MOP1 n. 9 e n.15 della Convenzione quadro sui cambiamenti climatici (UNFCCC) indicano come condizioni necessarie per il mantenimento del requisito di eleggibilità la produzione annuale dell’inventario nazionale delle emissioni di gas serra, l’istituzione e la gestione del Sistema nazionale per la realizzazione dell’Inventario nazionale dei gas serra (D.Lgs. 51/2008) e l’istituzione ed amministrazione del registro nazionale di Kyoto che include le transazioni dell’Emissions Trading (Dir. 2003/87/CE recepita dai D.Lgs. 216/2006 e D.Lgs. 51/2008). L’eliggibità non deve essere solo “conquistata”, ma deve garantita in tutto il periodo di vigenza degli impegni. Per quanto riguarda l’Italia, la stima e la trasmissione dell’Inventario delle emissioni di gas serra, la realizzazione e gestione del Sistema nazionale per la realizzazione dell’Inventario nazionale dei gas serra così come l’amministrazione e la gestione del registro nazionale sono compiti affidati all’ISPRA (*) . La stima e la trasmissione delle emissioni di gas serra è stata fino ad oggi garantita da un gruppo di lavoro di 10 ricercatori (di cui 7 precari); la gestione del registro nazionale è al momento di fatto garantita da una sola ricercatrice con contratto atipico. Tale personale precario vede oggi compromessa la propria instabile situazione, a seguito della Legge 133/2008 , che opera pesanti restrizioni sul turn over, con il blocco delle stabilizzazioni dei precari, del rinnovo e proroga dei diversi tipi di contratto di lavoro. E’ a rischio quindi non solo il mantenimento dell’eleggibilità per Kyoto, ma anche il rispetto della tempistica di comunicazione all’Unione Europea delle stime di gas serra (con conseguente attivazione della relative procedure d’infrazione), così come la piena operatività del registro nazionale. Le conseguenze sarebbero l’alterazione dei meccanismi di mercato del sistema di emission trading, transazioni valutabili nell’ordine di un miliardo di euro (1.000M€) nel periodo 2008-2012, con grave danno economico per le aziende italiane interessate. Ci si chiede come l’Italia ritenga di onorare gli impegni presi a livello internazionale privandosi delle risorse necessarie: istituzioni preposte e personale appositamente formato, non immediatamente sostituibile, se non dopo anni di formazione specialistica. Forse il nostro Paese, a differenza di altri, non considera la ricerca pubblica, e gli Enti che la svolgono, come una risorsa strategica su cui investire anche, e soprattutto, in tempo di crisi economica internazionale.
Una scelta miope: anche in questo caso i piccoli risparmi dell’oggi sarebbero largamente inferiori ai danni complessivi arrecati all’Italia.

(*) L’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) nasce dall’accorpamento di tre enti vigilati dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare: APAT (Agenzia per la protezione dell’ambiente e dei servizi tecnici); ICRAM (Istituto centrale per la ricerca sulle acque marine); INFS (Istituto nazionale per la fauna selvatica) con il fine dichiarato di razionalizzare le spese di gestione e amministrazione degli enti. Il nuovo istituto, come riportato nel DL 112/08, eredita tutte le funzioni e le risorse dei tre enti accorpati.

Testo di: Marina Vitullo e Daniela Romano

PRECARI: FUNZIONE PUBBLICA, NESSUN LICENZIAMENTO


(ASCA) - Roma, 10 nov - Proseguono senza sosta i tentativi di cattiva e fuorviante informazione sui precari. Con l'emendamento all'Atto Camera 1441 non ci saranno 60.000 licenziamenti. La norma prevede infatti - precisa una nota del Dipartimento della Funzione Pubblica - l'avvio di un monitoraggio capillare su tutte le tipologie dei contratti a tempo determinato vigenti e le relative modalita' di assunzione adottate dalle singole amministrazioni nonche' sul numero di vincitori di concorso in attesa di assunzione. Le amministrazioni comunicheranno al Dipartimento della Funzione Pubblica tali dati ed entro il mese di maggio il Ministro Renato Brunetta, di concerto con il Ministro Giulio Tremonti e sentiti i Ministri interessati, emanera' un decreto che stabilira' le regole per disciplinare la prosecuzione dei contratti fino all'espletamento delle procedure concorsuali riservate previste dallo stesso emendamento. La norma proposta non fa altro che ribadire il principio costituzionale del concorso pubblico per l'accesso alla Pubblica Amministrazione e garantisce un percorso a coloro che hanno avuto un rapporto di lavoro con l'amministrazione.
Inoltre, essa mira a far finalmente luce sui dati effettivi del fenomeno del precariato nella Pubblica Amministrazione al fine di adottare le misure appropriate per risolvere il problema senza scavalcare i principi costituzionali e i diritti di quanti hanno vinto un regolare concorso pubblico e ancora attendono di essere assunti. Peraltro il monitoraggio per gli Enti di ricerca e' gia' stato effettuato con la collaborazione di tutti i presidenti degli Enti e ha permesso di introdurre una norma nel decreto Gelmini per la deroga alle riduzioni delle dotazioni organiche. Grazie ad essa gli Enti potranno applicare le norme vigenti e assumere coloro che sono in regola con le procedure selettive.

lunedì 10 novembre 2008

Dal Blog dei colleghi INGV



Ieri, a La Sapienza di Roma, l’unione tra la Scuola, l’Università e gli Enti di Ricerca.
Generazioni diverse che si incontrano, bambini, studenti, ricercatori ed insegnanti; una bella sinergia per un obiettivo comune, contestare i tagli indiscriminati alla nostra cultura, rifiutare la Legge 133.
Un’invasione coloratissima dei giardini de La Sapienza, grandi e piccoli affascinati da esperimenti scientifici, dimostrazioni, spiegazioni di argomenti fisici, chimici, geologici, botanici. Tanti giochi e tanti approfondimenti per capire tutti insieme, per dare ognuno un contributo.
Hanno partecipato in tanti: studenti ed insegnanti delle facoltà di Scienze MM. FF.NN, Medicina, Ingegneria, Economia, Psicologia, Lettere e Filosofia I ricercatori dell’INGV, INFN ed ISPRA hanno partecipato con banchetti informativi e con due lezioni per i bambini: “Da qui al Big Bang, lezione di Fisica delle Particelle per i piccoli dai 9 ai 14 anni e (perchè no?) per i loro genitori ed insegnanti”,e ”Il terremoto spiegato ai bambini: dalla favola alla realtà”(dai 5 anni in su) Alla fine, un concerto tenuto dall’orchestra della “Sapienza”.
Ci siamo divertiti tutti tanto, tantissimo, una domenica diversa e gioiosa all’ombra della statua della Minerva, una protesta pulita alla ricerca di democrazia, un grande impegno per la costruzione di un movimento bellissimo che non si fermerà.

Maria Grazia Ciacco.

precari@ingv

La Casta Brunetta


Brunetta ha chiesto alla prefettura di Venezia un ufficio per gli incontri e riunioni istituzionali. Nulla di male se tornasse a Venezia una tantum come membro di governo. Ma Venezia è il collegio elettorale di Brunetta. Il suo feudo elettorale. Dunque chiede un ufficio politico spazioso con vista sul Canal Grande nel rinascimentale palazzo Ca' Corner. Di fronte alla Collezione Guggenheim e non lontano da Ca' Farsett. E GLIELO DANNO.


Vuoi vedere che le regole della pubblica amministrazione valgono per tutti i dipendenti pubblici, un po' meno per il ministro?

Ahi Ahi mister Brunetta


Come deve essere la moglie di Cesare? Al di sopra di ogni sospetto. Chi si avventura nella sacrosanta battaglia contro i fannulloni e gli sprechi di Stato, deve poi garantire il massimo della trasparenza amministrativa e, avvolto in un sacro fuoco, imporre il valore della meritocrazia: solo i migliori saranno i primi. Solo i migliori saranno scelti.
Tra i ministri il più noto e deciso assertore del merito e della trasparenza è indiscutibilmente il professor Renato Brunetta. Che di questa battaglia ne fa una ragione di vita. E che vita! Su e giù per le televisioni a elencare i fannulloni, di genere e di stile, su e giù per i ministeri a verificare - tornelli alla mano - che nessuno esca dal luogo di lavoro e stilare, verifiche alla mano, i migliori. E anche premiarli. Mister Brunetta vuole la massima trasparenza. L'ha detto e l'ha fatto. Ha imposto trasparenza, dunque curricula e retribuzioni, partendo dai suoi uffici. Ecco chi sono, ecco quanto guadagnano i miei consiglieri.
E chi sono? E quanto guadagnano i consiglieri del ministro Brunetta? Cliccate sul sito, andate alla pagina: "Retribuzioni annue lorde dello Staff del ministro".
Il capo di gabinetto, il consigliere di Stato Filippo Patroni Griffi, una lunga e onorata carriera al servizio delle istituzioni, percepisce per il suo incarico un emolumento accessorio di 85mila euro lordi l'anno. Poi lo stipendio. Già, lo stipendio. Giudicando forse inutile riferire la cifra, ha fatto scrivere: "Conserva il suo trattamento economico fondamentale". Nessun aiutino in più al visitatore curioso, seppellito anzi dalla domanda: di quale diavolo di trattamento fondamentale godrà il consigliere? La segretaria del ministro ha invece messo i puntini sulle i: guadagnavo 51mila euro (lordi) l'anno prima del trasferimento a palazzo Vidoni. Dopo il trasferimento la somma è lievitata di altri 34mila euro (lordi). Bella cifretta, vero. Quasi 4000 euro (netti al mese).
Ma al ministero non c'è orario e Brunetta è indemoniato: di notte e di giorno, di sabato e di domenica, a Natale come a Pasqua, lavora e produce. Sempre disponibili bisogna essere. Giusto perciò il maxi incremento. Al pari della segretaria si sono regolati altri dello staff: hanno detto tutto, scritto fino al centesimo gli euro che intascano e quelli che pagano in tasse. Purtroppo sono in minoranza: dei dieci membri più vicini al Capo quattro hanno illuminato ogni dettaglio della propria situazione economica imitando, tra l'altro, il ministro; sei si sono rifugiati in corner utilizzando la fantastica dizione: "conserva il trattamento economico fondamentale". E vabbè, lo conserva. Lo conserva anche la vice capogabinetto dott. ssa Caterina Guarna che percepisce per l'incarico, come emolumento accessorio, 61.705,49 euro lordi l'anno. Il principale è scritto ma non è detto, è pubblico ma resta un pochino riservato.
E comunque, si deve dire tre volte grazie al ministro. Perché, non contento di far trasparire gli stipendi dei suoi principali collaboratori (e di tutti i dirigenti e consulenti della Pubblica amministrazione italiana), ha obbligato ciascuno a esporre il proprio curriculum nella bacheca virtuale.
Cliccate prego!. E noi clicchiamo. Proprio la dottoressa Guarna, come scrive, ha diretto nel 1998 l'ufficio di coordinamento per le Politiche di sviluppo e coesione. Ufficio centrale dove si smistano i fondi di finanziamento europei a favore delle regioni d'Italia più svantaggiate. Dal 2002 al 2005 ha assunto l'incarico di Autorità di Gestione del Programma Operativo 2000-2006 presso la Regione Calabria. Chiunque abbia voglia di sfogliare una qualunque collezione di un qualunque giornale italiano appurerà che in Calabria i soldi europei hanno creato più scandali che sviluppo. Un falò di milioni di euro bruciati dall'insipienza di un ceto politico inadeguato, per non dire peggio, e di una burocrazia distratta, per non dire altro. Anche il capo della segreteria tecnica del ministro, il dottor Renzo Turatto, proviene dalla Calabria, dove ha ricoperto l'incarico di responsabile, dal 2002 al 2005, del dipartimento bilancio, finanze, programmazione e sviluppo.
Non essendo plausibile che il ministro abbia chiamato nello staff funzionari che non mostrassero altissime competenze, né essendo discutibile la tenacia con la quale Brunetta afferma quotidianamente il valore del merito nell'avanzamento di carriera, è del tutto evidente che la Calabria - nonostante le continue denigrazioni patite - abbia in silenzio fatto passi da gigante, innescando, nel disinteresse totale, e forse grazie alla Autorità preposta e per merito promossa, un formidabile circuito virtuoso cui il governo, riconoscente, ora segna nell'albo dei migliori.
Altri devono invece stare in guardia e preoccuparsi del loro futuro. Ancora non inquadrabili, ma siamo lì lì, nella specie dei fannulloni, e con emolumenti non del tutto paragonabili ai collaboratori del ministro, i ricercatori impiegati all'Istituto Superiore della Sanità, godendo di un contratto da precari, temono di perdere il posto se i tagli ventilati (in qualche caso programmati) dovessero davvero compiersi.
I ricercatori precari in Italia sono così tanti da essere destinatari di incarichi delicati e importanti. Troviamo precari chiamati a tutelare la salute pubblica intervenendo nel merito di crisi sanitarie molto note come l'Aids, la diossina o la melammina degli alimenti o anche il bioterrorismo. Ricercatori molto competenti, molto specializzati (e molto precari) a cui sono affidate - anche se non in via esclusiva - quotidiane attività di monitoraggio e di controllo di prodotti delicati (come, per esempio, la qualità del latte in polvere destinato ai bambini; la purezza dell'acqua minerale destinata ai grandi; la qualità e le eventuali contaminazioni dei giocattoli posti in commercio).
Il governo garantisce che tutto è in ordine e la cura dimagrante toccherà soltanto la fannullaggine. Rami secchi e spesa, gonfiata, finalmente ritornata al suo peso forma. In effetti, e apriamo parentesi, il governo ha trovato il modo per promuovere - sebbene il clima non appaia favorevolissimo - una nuova grande banca, la nascente Banca del Meridione. Sei milioni di euro, solo per iniziare, solo per lo start-up. Soldi tolti a quel pozzo senza fondo delle spese per la cultura. Un pizzico di cultura in meno, e - forse - una banca in più.
I precari della cultura e della ricerca però lamentano che la cura dimagrante, anche in ragione dei nuovi investimenti, alla fine li lasci stecchiti. E' abbastanza incredibile, ma non riescono proprio a tranquillizzarsi. Prendete per esempio quelli che temono di non veder rinnovato il contratto (nell'area vasta di quelli definiti atipici) all'Ispra, l'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale. Lì ci sarebbe (secondo dati forniti dai lavoratori nda), una rilevante incidenza dell'utilizzo di contrattisti. Parte di essi, usiamo non a caso il condizionale, sarebbero attualmente impegnati nella stima e nella trasmissione alle autorità internazionali di controllo dei gas serra. Il gruppo di lavoro (secondo la fonte citata a prevalente composizione di precari) gestirebbero ruoli delicati e rilevantissimi.
Se i contratti non verranno rinnovati chi registrerà i gas? E chi li trasmetterà? Quale danno economico subirà l'Italia dalla eventuale inadempienza, per futura carenza di personale, di tali obblighi?
Si lamentano coloro che temono di perdere il lavoro. Ma si lamentano anche coloro che il lavoro lo conserveranno. Come gli ingegneri e i geologi del Registro italiano dighe. Erano bravi e capaci, soprattutto efficienti: in poco più di ottanta tenevano sott'occhio circa 540 dighe effettuando ogni anno circa 1300 sopralluoghi e ordinando azioni di manutenzione straordinaria su circa 300 dighe. Un piccolo ente autonomo senza grilli per la testa e, scorrendo le cifre, senza fannulloni in giro. Con in più un bel gruzzoletto di soldi che venivano dal ticket pagato dai gestori delle dighe stesse.
Però il governo, questa volta l'ex a guida Prodi, sempre nel nome della lotta agli sprechi, decise di sciogliere l'ente e immettere nel ruolo del ministero delle Infrastrutture i suoi tecnici.
Abracadabra. Come per magia i sopralluoghi si sono rallentati, tanto che nel 2008 non è garantita l'effettuazione del calendario completo delle visite, e di sodi in più nemmeno l'ombra. Lo Stato ha recuperato, vero, 200mila euro l'anno per l'eliminazione dei costi relativi al funzionamento del consiglio di amministrazione ma, ad oggi, ha perso nove milioni di euro l'anno legati al contributo che versavano i soggetti controllati all'ente controllore.
Meglio di così!

Programma Notte Bianca del 13


“ LA NOTTE BIANCA DELLA RICERCA E DEL PRECARIATO”


Roma, 13 novembre 2008


Organizzata da CGIL, CISL e UIL dell’ISTITUTO SUPERIORE DI SANITA’


Come è noto – anche ad autorevoli agenzie internazionali quali l’OCSE - nel nostro Paese si fa buona ricerca con pochi mezzi, poche persone e tra queste troppi precari!

Per richiamare l’attenzione su questa situazione, aggravata dai provvedimenti governativi che penalizzano fortemente gli Enti Pubblici di Ricerca, tagliandone fondi e dotazioni organiche, bloccando la stabilizzazione dei precari, addirittura prevedendone il licenziamento, i sindacati CGIL, CISL e UIL dell’ISS organizzano, come preludio allo Sciopero della Ricerca e dell’Università del 14 novembre, la Notte Bianca della Ricerca.


La Notte Bianca avrà inizio alle 19 del giorno 13 novembre, terminerà alle 2 del 14 novembre e si svolgerà presso l’Aula ed anti-aula Pocchiari dell’Iss (Ingresso principale su Viale Regina Elena, 299)


Il Programma provvisorio, in via di definizione ulteriore, è il seguente


19.00 20.30 Accoglienza ( e registrazione) dei partecipanti;

esposizione in anti-aula Pocchiari da parte dei vari Enti che hanno aderito all’evento di

materiale informativo riguardante le loro attività di spicco (al momento hanno aderito

CNR, INRAN, INAF, INGV, ENEA)


20.30 22.00 Tavola Rotonda sullo stato della ricerca in Italia e le sue prospettive future alla luce

dei provvedimenti governativi, con particolare riferimento a quelli relativi al precariato.

È prevista la partecipazione di:

- Presidenti di importanti EPR (al momento hanno confermato la partecipazione

il Prof. Garaci, Presidente dell’ISS, il Prof. Maiani, presidente del CNR;

sono in via di definizione le partecipazioni dei Presidenti di INFN ed ISPESL)

- Segretari Nazionali delle sigle sindacali del comparto (FLC CGIL, CISL FIR e UIL

PA-UR)

- Eminenti personalità scientifiche


22.00 22.30 Buffet


22.30 23.30 Dibattito sui temi della ricerca e del precariato aperto a tutte/i presenti


23.30 02.00 Proiezione di filmati riguardanti le attività degli enti e dell’ISS – filmati di attualità sulla.

protesta contro i decreti che colpiscono la Ricerca – Video Conferenza con la sala operativa

dell’INGV (funzionante h24)


CHIUSURA DELL’EVENTO: entro le ore 2.00 del 14/11/2008


I precari della scuola non esistono


Più invisibili dei fantasmi, più trasparenti del vento.

I precari della scuola non esistono: lo hanno detto chiaramente il premier Berlusconi, il ministro Gelmini e diversi esponenti politici della maggioranza spiegando che i 140.000 tagli agli organici previsti dalla Finanziaria 2008 "non comportano nessun licenziamento".
Il fatto che 140.000 precari della scuola non lavoreranno più evidentemente è un dato statistico che non ha alcuna rilevanza per l'attuale governo.
140.000 lavoratori in meno equivalgono alla chiusura della FIAT, eppure di questo non si parla: i precari della scuola sono più invisibili dei fantasmi, più trasparenti del vetro.
Il Parlamento aveva approvato nella Finanziaria 2006 un piano triennale di 150.000 assunzioni: di queste solo 75.000 sono state effettuate...e le altre 75.000?
Non solo non se ne sa nulla, ma nessuno ne parla più...eppure le leggi approvate dal Parlamento dovrebbero essere rispettate dal governo!
Ma i precari non esistono nemmeno nelle televisioni e sui giornali, a parte pochi sparuti accenni e qualche servizio pietistico sul caso singolo.
In questi ultimi giorni si è parlato di scuola in tanti telegiornali e programmi d'approfondimento, sono stati intervistati politici e politicanti, alcuni veramente di quart'ordine, presunti opinionisti che non mettono piede in un'aula da quarant'anni, giornalisti tuttologi sbalzati dalla cronaca alla scuola, studenti di sinistra e di destra, eppure nessun precario è mai stato invitato in uno studio televisivo, nessun'associazione di precari ha mai potuto esporre le proprie proposte per risolvere il problema del precariato: perfino ottime trasmissioni d'informazione come Ballarò ed Annozero hanno appena accennato ai problemi dei precari della scuola.

domenica 9 novembre 2008

Noi, precari di Kyoto


Quando a fine anno l'Italia si troverà tagliata fuori dalla cosiddetta «eleggibilità» del Protocollo di Kyoto, allora forse sarà più chiaro a tutti quanto ci costa la propaganda populista del governo Berlusconi in materia di «risparmi» sulla spesa pubblica. Ma giusto per stare al gioco di Brunetta e Tremonti e di tanto ciarlare di efficienza, funzionalità, competitività e rapporto costi benefici, si potrebbe invitare i ministri della Funzione pubblica e dell'Economia a rifare due conticini semplici semplici che proprio non tornano. Quanto risparmia l'Italia sul taglio già in atto dei 675 ricercatori precari del neonato Istituto superiore per la Protezione e la ricerca ambientale (Ispra, in applicazione del Dl 112/08)? Considerando lo stipendio pro capite che al massimo raggiunge i 1.500 euro netti al mese, fa su per giù circa 1 milione e 700 mila euro l'anno che rientrano nelle casse pubbliche. Poca cosa davvero se si pensa che a loro sono affidati attività istituzionali di enorme importanza per il Paese, come l'amministrazione e la gestione del Registro nazionale dell'Emissions trading o della stima e della trasmissione dell'Inventario delle emissioni del gas serra. Impegni inderogabili presi a livello internazionale che non saremo più in grado di rispettare. In altre parole, quando a dicembre si concluderà l'eliminazione di tutto il personale precario dell'istituto, e in particolare di un gruppo di 8 (otto) ricercatori addetti, l'Italia sarà fuori da Kyoto e l'Unione europea inevitabilmente sarà costretta ad aprire una procedura di infrazione che costerà alle casse dello stato una prima multa forfettaria di 9 milioni e 900 mila euro, seguita dopo qualche tempo da sanzioni che vanno da 11 mila a 714 mila euro al giorno.
Ma non sono gli unici soldi che usciranno, a conti fatti, dalle tasche degli italiani. Nel computo non va dimenticata la spesa sostenuta finora per la formazione di quei 325 lavoratori a tempo determinato e 350 atipici che da anni - a volte da decenni - costituiscono il motore portante dei tre enti vigilati dal ministero dell'Ambiente e confluiti ad agosto nell'Ispra: Apat (Agenzia per la protezione dell'ambiente e dei servizi tecnici), Icram (Istituto centrale per la ricerca sulle acque marine) e Infs (Istituto nazionale per la fauna selvatica). Si tratta di alcuni milioni di euro, da 3 a 5, secondo le stime messe a punto nel 2006 da Riccardo Liburdi, uno degli studiosi assunti a tempo pieno dell'Apat. Maltrattati da governi di destra e di sinistra, i ricercatori precari hanno ricevuto il colpo finale dagli ormai famigerati decreto 133 ed emendamento Brunetta, l'«ammazzaprecari», che riducono del 10% la pianta organica nella pubblica amministrazione, restringono il turn over ad una assunzione ogni cinque pensionati, e bloccano le procedure di stabilizzazione. In sostanza, porte in faccia sul futuro di giovani e meno giovani, persone tra i 30 e i 50 anni, a volte invecchiate tra un contratto co.co.co. rinnovato ogni sei mesi e un concorso per un anno a tempo determinato da condividere con altri 8 mila aspiranti. Dei 1500 lavoratori costituenti la pianta organica dell'Ispra, la metà sono precari.
A farne le spese però saranno anche le aziende italiane, soprattutto quelle 945 più grandi che da sole producono la metà dell'inquinamento nazionale: sospendere la stima e la trasmissione dell'Inventario dei flussi di Co2 (anidride carbonica) e la gestione del Registro del mercato dei crediti di emissione «significa - spiegano alcuni ricercatori ex Apat che preferiscono rimanere anonimi - la perdita dell'«eleggibilità» dell'Italia del Protocollo di Kyoto, ossia del diritto acquisito dalle aziende a investire nei paesi in via di sviluppo o con economie di transizione in cambio di uno sconto sul tetto massimo di emissioni consentite in patria». Non solo: siccome ogni tonnellata di Co2 emesso va pagata e attualmente il prezzo viaggia attorno ai 20 euro, «le aziende - continuano i ricercatori - riceveranno un danno economico non indifferente anche dall'alterazione dei meccanismi di mercato, con transazioni valutabili nell'ordine di un miliardo di euro nel periodo 2008-2012». Se n'è accorta anche la ministra dell'ambiente Stefania Prestigiacomo che il 28 ottobre scorso, una decina di giorni dopo aver sostenuto la pretesa berlusconiana di rinegoziare con i partner europei i parametri di Kyoto, in un'intervista ha ammesso: «Se noi non rispettiamo gli obiettivi di Kyoto avremo delle penalizzazioni che possono ammontare a circa 450 milioni di euro l'anno, da qui al 2012».
E pensare che l'unica persona che in Italia sa dove mettere le mani nella gestione del così tanto prezioso Registro dell'Emissions trading è una ricercatrice precaria di 37 anni il cui contratto scadrà a dicembre prossimo. Ne è di fatto responsabile dal 2003, ossia da quando il Registro è stato istituito in Italia in attuazione di una direttiva europea, e a quel lavoro si è totalmente autoformata. Quando, almeno un paio di volte l'anno, incontra i suoi omologhi europei a Bonn o a Bruxelles, la disparità è netta. «Solo paesi come l'Estonia o la Lettonia hanno uffici di 4 o 5 persone a fare il mio stesso lavoro, e nessuno è precario», dice. Tanto per fare un esempio, in Germania l'istituto addetto al Registro di compravendita delle quote di emissione conta qualcosa come 300 ricercatori. La stima e la trasmissione dell'Inventario delle emissioni di Co2 (per la Convenzione dei cambiamenti climatici dell'Onu) è garantita invece da un gruppo di 10 ricercatori di cui 7 con contratto atipico o a tempo determinato. Secondo l'emendamento Brunetta questo tipo di contratti non possono essere rinnovati oltre il giugno 2009. Non solo: entro quella data possono essere stabilizzati solo coloro per i quali sono già state avviate le procedure ad hoc. E tutto il gruppo degli otto che lavora su Kyoto, come anche i loro colleghi che garantiscono il controllo sui rifiuti, piuttosto che sulla potabilità dell'acqua, che lavorano al monitoraggio degli scarichi o della contaminazione dei suoli, della qualità dei fiumi e dei mari o della qualità dell'aria, tutti loro aspettano da anni un concorso interno per la loro regolarizzazione.
Roberta, ricercatrice dell'Apat, ha 15 anni di lavoro precario alle spalle, proroga su proroga. Andrea, 32 anni, da solo gestisce il registro Ines, quello delle emissioni degli impianti industriali in acqua e aria. Vanno in ufficio tutti i giorni e timbrano il cartellino come i loro colleghi. Ma non hanno mai potuto accedere ai concorsi interni perché costretti sempre ad accettare contratti atipici, a partita Iva e via dicendo. Come loro c'è un intero gruppo di lavoro che l'Apat contrattualizzò nel 1999 per studiare gli aspetti geologici di Sarno subito dopo la frana. Anche loro pagati sempre a partita Iva, non hanno mai avuto i requisiti per essere assunti. Se poi il decreto 1441, passato alla Camera e attualmente in discussione al Senato, dovesse diventare legge, nessuno di loro potrebbe più vedersi rinnovare il contratto avendone collezionati più di tre nell'ultimo quinquennio. «Nello scorso governo Berlusconi - racconta un altro dipendente Apat - c'era stato un vero e proprio spoil system della dirigenza ed erano subentrati in massa esponenti di An, una classe politica di negazionisti dei problemi ambientali italiani, ma in realtà non c'erano mai stati grossi cambiamenti. La stessa cosa è successa poi con Pecoraro Scanio al dicastero dell'Ambiente che si era portato dietro mezzo Wwf. E finora nessuno si è accorto che c'è stato ancora un altro cambio al vertice del ministero. Malgrado tante chiacchiere, durante il Consiglio europeo dei ministri dell'Ambiente del 20 ottobre scorso la ministra Prestigiacomo non ha osato avanzare nessuna richiesta di rinegoziazione del Protocollo di Kyoto. Si tratta di una strategia tutta mediatica volta solo ad accaparrarsi il consenso delle imprese».
Abbandonati a loro stessi perfino dai sindacati - «troppo divisi» - i precari dell'Ispra hanno ormai optato per l'autoconvocazione e l'autogestione. Sono in mobilitazione da fine settembre e praticamente in assemblea permanente pura lavorando molto di più dei loro colleghi con posto fisso. E allora? «Siamo decisi a lottare - promettono - adesso c'è lo sciopero del 14 novembre a cui aderiremo spero tutti, dipendenti fissi e non. Perché la ricerca pubblica è una risorsa strategica su cui investire anche, e soprattutto, in tempo di crisi economica internazionale».

venerdì 7 novembre 2008

Sanità, Usi RdB: 500 precari hanno manifestato all’Iss


Roma, 7 nov (Velino) - Oltre 500 lavoratori hanno manifestato questa mattina a Roma con l’Usi RdB Ricerca davanti all’Istituto superiore di sanità ottenendo un incontro con il professor Garaci, componente della commissione nominata dal ministro Brunetta e presidente del Comitato di settore degli Enti di ricerca. “Al professor Garaci - riferisce Claudio Argentini della segreteria nazionale dell’Usi RdB Ricerca - abbiamo presentato una piattaforma chiara. Oltre alla prosecuzione del processo di stabilizzazione dei 2 mila contrattisti a tempo determinato, ottenuta grazie alla lotta di Usi RdB Ricerca, abbiamo chiesto l’immediata conversione a tempo determinato di tutti i Co.co.co, gli assegnisti di ricerca, i borsisti e gli esternalizzati, e un piano assunzioni straordinario da attuarsi attraverso la valutazione prevista dall’articolo 5 del Ccnl”.
“Tutto questo personale di altissima professionalità (circa 10 mila unità), insieme a circa 4 mila a tempo determinato non inseriti nella stabilizzazione, rappresenta una risorsa indispensabile per la ricerca pubblica italiana che non può andare perduta. Finora il governo e gli Enti di ricerca hanno risposto con piccoli miglioramenti che riguardano un precario su sette – prosegue Argentini - ma adesso gli Enti devono fare un passo in avanti: va abolito il lavoro nero che si cela dietro ai contratti atipici e bisogna passare a un piano assunzioni graduale ma generale. Non accetteremo - conclude il dirigente Usi RdB - concorsi clientelari né il mantenimento dello stato attuale di precarietà che pervade gli Enti pubblici di ricerca”. A causa “dell’incompletezza delle norme sinora predisposte e dell’inerzia degli Enti di Ricerca”, l’USI RdB conferma lo sciopero del 5 dicembre, l’unico sciopero la cui piattaforma è totalmente imperniata sul precariato.

Ricerca/ Roma, oltre 500 precari manifestano davanti all'Iss

Roma, 7 nov. (Apcom) - Oltre 500 lavoratori precari hanno manifestato questa mattina a Roma con l'Usi RdB Ricerca davanti all'Istituto Superiore di Sanità. I manifestanti hanno ottenuto un incontro con il Enrico Garaci, componente della commissione nominata dal ministro Brunetta e presidente del comitato di settore degli enti di ricerca. Ma "a causa dell'incompletezza delle norme sinora predisposte e dell'inerzia degli enti di ricerca, l'Usi RdB conferma lo sciopero del 5 dicembre, l'unico sciopero la cui piattaforma è totalmente imperniata sul precariato". "Al professor Garaci abbiamo presentato una piattaforma chiara", ha dichiarato Claudio Argentini della Segreteria nazionale dell'Usi RdB Ricerca, ovvero otre alla prosecuzione del processo di stabilizzazione dei 2000 contrattisti a tempo determinato, i manifestanti hanno chiesto l'immediata conversione a tempo determinato di tutti i Co.co.co, gli assegnisti di ricerca, i borsisti e gli esternalizzati, ed un piano assunzioni straordinario da attuarsi attraverso la valutazione prevista dall'articolo 5 del Ccnl. "Tutto questo personale di altissima professionalità (circa 10000 unità), insieme a circa 4000 a Tempo Determinato non inseriti nella stabilizzazione, rappresenta una risorsa indispensabile per la ricerca pubblica italiana che non può andare perduta", ha sottolineato Argentini. "Finora il governo e gli enti di ricerca hanno risposto con piccoli miglioramenti che riguardano 1 precario su 7 - prosegue Argentini - ma adesso gli enti devono fare un passo in avanti: va abolito il lavoro nero che si cela dietro ai contratti atipici e bisogna passare ad un piano assunzioni graduale ma generale". "Non accetteremo - ha concluso il dirigente Usi RdB - concorsi clientelari né il mantenimento dello stato attuale di precarietà che pervade gli Enti pubblici di ricerca".

Ricerca: Sindacati, 13 /11 notte bianca precariato

Nella sede dell'Istituto superiore di sanità (Iss) di Roma i sindacati confederali Cgil, Cisl e Uil hanno organizzata per il 13 novembre una 'notte bianca' della Ricerca e del precariato. La manifestazione sarà aperta a ricercatori, lavoratori precari e scienziati , "con dibattiti e iniziative per accendere i riflettori sul problema degli scarsi finanziamenti al settore". L'iniziativa si svolgera' alla vigilia dello sciopero generale della Ricerca ed Universita' e, spiegano i sindacati in una nota, 'ha lo scopo di
richiamare l'attenzione sulla buona ricerca pubblica che si fa nel nostro Paese, con poche risorse, poche persone e tanti precari, ora anche a rischio di licenziamento'.
La grave situazione in cui versa la ricerca, sottolineano i sindacati, 'e' sintetizzata da alcuni dati Ocse: le risorse finanziarie impegnate in attivita' di ricerca e sviluppo, pari al'1.1% del Pil, presentano livelli tipici delle economie in via di sviluppo, piu' che di un Paese membro del G8. Il numero di ricercatori (3 su 1000 occupati) e' ancora lontano da quello degli altri paesi Ocse: l'Italia e' seguita solo da Turchia, Cina e Messico'. La Notte Bianca si articolera' in vari momenti, tra i quali una tavola rotonda cui parteciperanno presidenti di Enti di Ricerca, esponenti sindacali, scienziati. Verra' anche presentato, con stand e filmati, l'impatto sociale del lavoro svolto dagli Enti di Ricerca affinche', concludono i sindacati, 'l'opinione pubblica possa comprendere la inadeguatezza e la gravita' dei recenti provvedimenti governativi'.

Come sarà l'incontro Berlusconi-Obama



RICERCA: PRECARI ISS, PRESIDIO DI PROTESTA DAVANTI ALL'ISTITUTO


(ASCA) - Roma, 7 nov - La mobilitazione dei precari della ricerca ha indotto il Ministro Brunetta a costituire una commissione composta da cinque Presidenti degli Enti di Ricerca a cui e' stato affidato il compito di approfondire le peculiarita' del lavoro precario nel mondo della ricerca. Lo ricorda in una nota Cristiano Fiorentini della Direzione Nazionale di RdB-CUB Pubblico Impiego, specificando pero' che ''le notizie che ci arrivano sui lavori di questa Commissione sono tutt'altro che rassicuranti'' .
''Per coloro che hanno i requisiti per la stabilizzazione - spiega - si parla di concorsi, e noi riteniamo intollerabile ed offensivo che questi lavoratori che hanno gia' superato una selezione pubblica e lavorano negli Enti in media da 10 anni debbano sottoporsi ad un nuovo concorso.
Inoltre - prosegue Fiorentini - si continua ad ignorare la stragrande maggioranza dei precari della ricerca, che ha contratti di varia natura, dai Co.co.co agli assegnisti fino agli esternalizzati. Tutte forme contrattuali che nascondono un rapporto di lavoro subordinato e che sono escluse dai processi di stabilizzazione''. Questi i motivi del presidio organizzato oggi davanti all'ISS a partire dalle 11.00. I precari chiedono il confronto su questi temi con il Prof.
Garaci, Presidente del Comitato di Settore degli Enti di Ricerca nonche' membro della commissione istituita da Brunetta.
''Si tratta di capire'' conclude il dirigente sindacale ''se si vuole davvero superare la precarieta' o se si vuole mantenere il precariato cosi' com'e', una situazione che fa comodo a tanti''.

Comunicato CGIL del 7 novembre 2008


Si è svolto il 6 novembre un incontro tra le Confederazioni CGIL, CISL e UIL ed il Ministro dell’ambiente On. Prestigiacomo per l’illustrazione del programma del Governo sulla politica ambientale.


Nella delegazione CGIL era presente un segretario Nazionale della FLC per le problematiche relative all’ISPRA.

Il Ministro ha toccato, anche se solo per titoli, molti aspetti e, tra questi, quelli relativi all’ISPRA.

A tale riguardo ha precisato che l’ente, nato dalla fusione di APAT, ICRAM e INFS allo scopo di razionalizzarli, è stato voluto per essere insieme ente di ricerca e presidio ambientale e che non dovrà essere solo la sommatoria dei tre enti precedenti, ma organizzarsi per comparti con specifiche competenze. Il suo principale problema allo stato attuale, come del resto per tutto il Ministero, è quello del precariato. Per affrontare tale problema occorre muoversi nel rispetto delle norme vigenti e per questo a giorni dovranno essere varate specifiche norme. E’ già stata avviata la procedura per i concorsi che entro fine anno dovrebbero dare una risposta alla maggior parte dei precari e fino ad allora tutti saranno prorogati. Sarà garantita assoluta equità, in particolare rispetto ai vincitori di concorsi che dovranno avere la precedenza, e garantendo anche posti alle categorie protette. I co.co.co., assunti nell’ambito di progetti, rimarranno per la durata di questi, ma ci saranno comunque altri progetti in futuro. L’attività deve comunque andare avanti e non vi sono pregiudizi sulle persone sulla base delle posizioni politiche. Il quadro così presentato, oltre a non essere rassicurante, è apparso molto vago e privo di garanzie precise. Troppo poco è stato detto sul ruolo e la missione di ISPRA e nulla sulla sua organizzazione. Per tutti questi motivi sono stati chiesti tavoli specifici per le diverse tematiche. In particolare è stata chiesta la convocazione in tempi estremamente veloci di un tavolo con il Ministro o un suo delegato per le organizzazioni di categoria per tutte le tematiche dell’ISPRA e sono stati citati i due temi più importanti: la terzietà dell’ente e gli strumenti concreti per la risoluzione di tutto il problema del precariato. Non è infatti rispondente a verità che i Commissari hanno operato in accordo con le OO.SS. e non comprendiamo affermazioni del Ministro su problemi che potrebbero esistere per l’appartenenza dell’ente al comparto degli enti pubblici di ricerca a causa dei diversi compiti che gli sono affidati. Restiamo quindi in attesa di una rapida convocazione, senza però abbassare la guardia né ridurre la mobilitazione. Per noi la terzietà dell’ente è un patrimonio per il Paese e può essere garantita solo da una sua autorevolezza tecnica e scientifica e questa richiede un personale numeroso, di elevata professionalità e stabile. Ciò significa che occorre risolvere completamente il problema del precariato.

Le mobilitazioni di questi giorni e lo sciopero del 14 continuano ad essere quindi assolutamente necessari.

Comunicato Usi/RdB-Ricerca del 7 novembre 2008


La mobilitazione dei lavoratori degli enti di ricerca ha prodotto un primo importante effetto.
Il decreto legge varato ieri dal governo contiene una norma (l'art. 3) in base alla quale gli enti di ricerca non dovranno più ridurre del 10% le piante organiche.
Inoltre, lo stesso decreto stabilisce che gli enti pubblici di ricerca, per il triennio 2009-2011, continuano ad avvalersi del personale in possesso dei requisiti per la stabilizzazione.


giovedì 6 novembre 2008

Relazione dell’incontro tra i lavoratori dell’ISPRA e i funzionari del MEF del 6 novembre 2008


Il giorno 6 novembre 2008, in occasione del presidio organizzato dai lavoratori dell’ISPRA sotto il Ministero dell’Economia e delle Finanze, una delegazione dei manifestanti è stata ricevuta da due funzionari del Ministero, la dott.ssa Pastore (competente per il comparto Ricerca) della Ragioneria e il dott. Lorenco del gabinetto del Ministro.

La delegazione ha esposto le ragioni della mobilitazione e ha riassunto tutte le problematiche presenti nell’Istituto, in relazione alla condizione dei lavoratori precari; ha quindi espresso le seguenti richieste dei lavoratori:

lo stralcio degli Enti Pubblici di Ricerca dai provvedimenti del Governo che prevedono la riduzione del 10% della Pianta Organica;

la possibilità di rideterminare la Pianta Organica dell’ISPRA, attraverso il Decreto Ministeriale che ne deve definire struttura e funzioni, includendo in essa tutti i lavoratori precari;

le risorse economiche sufficienti ad attuare le misure sopracitate.

Nel corso del confronto sono stati dibattuti tutti i dettagli relativi alla attuale situazione del precariato in ISPRA e ai possibili sviluppi futuri; ne è emerso un quadro che induce a dubitare fortemente delle soluzioni finora prospettate dalla struttura commissariale, in particolare per quanto riguarda la riserva del 70% dei posti nella procedura concorsuale.

I funzionari del Ministero hanno espresso la disponibilità del MEF ad accogliere le istanze esposte qualora il MATTM avanzi formalmente la richiesta di continuare ad avvalersi della professionalità dei lavoratori precari in servizio presso l’ISPRA. Hanno inoltre invitato a presentare all’attenzione del Ministro un promemoria (da inoltrare anche al Ministro dell’Ambiente) contenente tutte le informazioni e le richieste esposte nel corso dell’incontro.

AMBIENTE: CGIL, PRIMO INCONTRO SINDACATI CON PRESTIGIACOMO

(ANSA) - ROMA, 6 NOV - E' previsto per oggi, nel tardo pomeriggio, il primo incontro dei sindacati Cgil, Cisl e Uil, con il ministro dell'Ambiente, Stefania Prestigiacomo. Al di la' della semplice presentazione, ''l'idea e' quella di proporre al ministro dell'Ambiente di istituire una serie di tavoli monotematici - spiega Antonio Granata, responsabile Ambiente della Cgil - dal clima alla politica energetica, all'acqua, ma anche bonifiche di siti inquinati e ricerca''. Alla luce delle proteste dei lavoratori precari, come quella in corso dell'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra, che ha accorpato Apat, Icram e Infs) ''se ci sara' l'opportunita' - conclude Granata - vorremmo sollevare anche la questione dei precari''.

AMBIENTE:PROTESTA PRECARI ISPRA,RISCHIO STOP ENTE DA GENNAIO

(ANSA) - ROMA, 6 NOV - Protesta oggi a Roma di un centinaio di precari dell'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra), il cui contratto scade a dicembre, insieme a colleghi dell'Istituto per lo Sviluppo della formazione professionale dei lavoratori (Isfol) e dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv). Secondo i manifestanti ''l'Ispra rischia di bloccare la sua attivita' da gennaio del 2009, visto che i precari sono quasi la meta', cioe' circa 700 (meta' a tempo determinato e meta' con contratti atipici), mentre i lavoratori a tempo indeterminato circa 900''. I lavoratori adesso sono davanti alla sede del ministero dell'Economia, in via XX Settembre, e chiedono un incontro con qualche rappresentante. ''Manifestiamo contro l'articolo 37 bis del ddl 1141 quater - spiega la portavoce dei precari dell'Ispra - in discussione al Senato, che prevede il blocco della stabilizzazione del personale del pubblico impiego''. Ad oggi poi ''a 150 lavoratori con contratto a tempo determinato - spiega la portavoce - inseriti nella graduatoria di stabilizzazione contenuta nella Finanziaria 2007, e' stato comunicato l'annullamento della graduatoria''.

Lettera al Ministro Prestigiacomo




PRESIDIO DEI LAVORATORI DEGLI ENTI DI RICERCA

Mobilitazione per il ritiro dell'emendamento ammazza – precari

presso la sede ISPRA di Roma e presso il Ministero dell'Economia e delle Finanze


Giovedì 6 novembre 2008


Salvaguardare i livelli occupazionali e tutelare i precari degli Enti di Ricerca: è quanto chiede il personale dell'ISPRA – Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, ricordando che i precari sono indispensabili per lo svolgimento delle attività dell'Istituto.

Giovedì 6 novembre il personale dell'ISPRA organizza due presidi: dalle 10.00 alle 12.00 presso la sede dell'Istituto di via Curtatone/ ang. piazza Indipendenza, per poi spostarsi dalle 13.00 alle 17.00 sotto il Ministero dell'Economia e delle Finanze in via XX Settembre 97 .

Nel momento in cui il Governo fa leva sulle divisioni e lo scoramento tra coloro che si oppongono ai provvedimenti di "macelleria sociale", i lavoratori della Ricerca vogliono dare un segnale di unità e mobilitazione.

L'esecutivo giura che "non sono previsti tagli alla ricerca", ma la Camera dei Deputati ha approvato di recente l'emendamento che taglierà 8000 lavoratori precari del settore, annullando di fatto le stabilizzazioni previste dalle Finanziarie 2007 e 2008. E mentre il Senato si appresta ad approvare la norma "ammazza – precari", le amministrazioni si fanno più "realiste del re": così quella dell'ISPRA, che ha deciso di annullare la graduatoria di stabilizzazione, basata sulla Legge di bilancio 2007, e di negare a 240 lavoratori il diritto ad un contratto a tempo indeterminato. In questa situazione le promesse di concorsi e leggi ad hoc per gli EPR, fino ad oggi ventilate ma senza alcun riscontro nella realtà, non possono tranquillizzare chi si occupa di ricerca.

Prolungare l'agonia dei lavoratori non sarà sufficiente al Ministro Brunetta per avere il consenso delle sue vittime!


Roma, 5 novembre 2008

I lavoratori precari dell'ISPRA

Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale

Emendamento bipartisan al Ddl Alfano: mantenete le intercettazioni per incendi boschivi e rifiuti

LIVORNO. Il disegno di legge Alfano, in discussione alla Camera, esclude il traffico illecito di rifiuti e l´incendio boschivo doloso dalla lista dei reati per i quali è concesso l´uso delle intercettazioni e rischia così di azzerare il lavoro svolto dalla magistratura e delle forze dell´ordine contro due delitti che ogni anno danneggiano e gravemente vaste aree e mettendo a rischio l´incolumità e la salute delle persone.
Oggi in una conferenza stampa organizzata da Legambiente a Roma è stato presentato un emendamento bipartisan al Ddl Alfano che porta le firme di Ermete Realacci, ministro dell´ambiente del governo ombra del Pd e di Fabio Granata (Nella foto), capogruppo Pdl in commissione cultura della Camera.
Per Granata «E´ necessario non far venir meno strumenti indispensabili per il contrasto di reati gravissimi e per la repressione di uno dei fronti più avanzati delle politiche criminali ed economiche delle mafie».
Realacci spiega che «Non si può pensare di voler risolvere l´emergenza Campania da una parte e dall´altra aprire varchi all´azione delle ecomafie e indebolire l´azione di contrasto delle forze dell´Ordine. Il limite di 10 anni per le intercettazioni telefoniche è di fatto un regalo per Gomorra e per i traffici illeciti di rifiuti ed è veleno per quei territori e per l´Italia».
Secondo i dati dell´ex Apat (oggi Ispra) nel 2005 in Italia mancavano all´appello 19,7 milioni di tonnellate di rifiuti e le forze dell´ordine, grazie anche alle intercettazioni, spesso scoprono che vengono smaltiti illegalmente rifiuti pericolosi, che inquinato falde acquifere, terreni agricoli, parchi naturali, o che magari vanno a finire nelle infernali discariche o nei centri di "riciclo" dei Paesi in via di sviluppo.
Gli incendi boschivi sono stati 10 mila nel solo 2007 ed hanno divorato 225 mila ettari di vegetazione e ucciso 18 persone. Gli incendiari prendono di mira in particolare le aree protette e troppo spesso sono legati ad interessi economici: pastorizia, mantenimento di precari lavori forestali stagionali ed interessi criminali e mafiosi legati alla speculazione edilizia, spesso abusiva, vistio il divieto di costruire nelle aree percorse dal fuoco.
Enrico Fontana, responsabile dell´Osservatorio ambiente e legalità di Legambiente, ha sottolineato che «La recente introduzione di sanzioni finalmente adeguate alla gravità di questi fenomeni ha permesso di raggiungere risultati che sono sotto gli occhi di tutti: grazie alla possibilità di svolgere indagini davvero penetranti sono stati individuati i responsabili di veri e propri disastri ambientali, si è fatta luce sui metodi di smaltimento illecito e sono state individuate collusioni nella pubblica amministrazione e connessioni con i clan. Anche la lotta ai piromani ha conosciuto risultati significativi, resi possibili grazie agli strumenti d´indagine di cui possono avvalersi forze dell´ordine e magistratura. Sarebbe davvero grave se ora, invece di inserire tutti i delitti contro l´ambiente nel Codice penale, come richiesto anche dall´Unione europea, Governo e Parlamento decidessero di azzerare di fatto l´efficacia delle sanzioni contro gli eco criminali».

Lavoro/ Precari Ispra: Nessun consenso a Brunetta da sue vittime

Roma, 5 nov. (Apcom) - "Prolungare l'agonia dei lavoratori non sarà sufficiente al Ministro Brunetta per avere il consenso delle sue vittime!". Lo affermano con forza i precari Ispra, Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, che annunciano in un comunicato diffuso alla stampa una giornata di mobilitazione: "Giovedì 6 novembre - dice la nota - il personale dell'ISPRA organizza due presidi: dalle 10.00 alle 12.00 presso la sede dell'Istituto di via Curtatone/ ang. piazza Indipendenza, per poi spostarsi dalle 13.00 alle 17.00 sotto il Ministero dell'Economia e delle Finanze in via XX Settembre. Nel momento in cui il Governo fa leva sulle divisioni e lo scoramento tra coloro che si oppongono ai provvedimenti di "macelleria sociale", i lavoratori della Ricerca vogliono dare un segnale di unità e mobilitazione". "L'esecutivo giura che "non sono previsti tagli alla ricerca" - fanno osservare i lavoratori precari della ricerca - ma la Camera dei Deputati ha approvato di recente l'emendamento che taglierà 8000 lavoratori precari del settore, annullando di fatto le stabilizzazioni previste dalle Finanziarie 2007 e 2008. E mentre il Senato si appresta ad approvare la norma "ammazza - precari", le amministrazioni si fanno più "realiste del re": così quella dell'ISPRA, che ha deciso di annullare la graduatoria di stabilizzazione, basata sulla Legge di bilancio 2007, e di negare a 240 lavoratori il diritto ad un contratto a tempo indeterminato. In questa situazione le promesse di concorsi e leggi ad hoc per gli EPR, fino ad oggi ventilate ma senza alcun riscontro nella realtà, non possono tranquillizzare chi si occupa di ricerca. Obiettivo della manifestazione è salvaguardare i livelli occupazionali e tutelare i precari degli Enti di Ricerca, ricordando che i precari sono indispensabili per lo svolgimento delle attività dell'Istituto.

Precari Ispra, scatta domani la protesta contro i tagli

Roma, 5 nov (Velino) - “Salvaguardare i livelli occupazionali e tutelare i precari degli enti di ricerca”. È quanto chiede il personale dell'Ispra, Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, ricordando che i precari sono indispensabili per lo svolgimento delle attività dell'Istituto. Giovedì 6 novembre il personale dell'Ispra organizza due presidi: dalle 10 alle 12 alla sede dell'Istituto di via Curtatone angolo piazza Indipendenza, per poi spostarsi dalle 13 alle 17 sotto il ministero dell'Economia e delle finanze in via XX Settembre 97. “Nel momento in cui il Governo fa leva sulle divisioni e lo scoramento tra coloro che si oppongono ai provvedimenti di ‘macelleria sociale’, i lavoratori della Ricerca vogliono dare un segnale di unità e mobilitazione”.

“L'esecutivo – spiega la nota dei precari - giura che ‘non sono previsti tagli alla ricerca’, ma la Camera dei deputati ha approvato di recente l'emendamento che taglierà ottomila lavoratori precari del settore, annullando di fatto le stabilizzazioni previste dalle Finanziarie 2007 e 2008. E mentre il Senato si appresta ad approvare la norma ‘ammazza – precari’, le amministrazioni si fanno più ‘realiste del re’: così quella dell'Ispra, che ha deciso di annullare la graduatoria di stabilizzazione, basata sulla Legge di bilancio 2007, e di negare a 240 lavoratori il diritto ad un contratto a tempo indeterminato. In questa situazione le promesse di concorsi e leggi ad hoc per gli Epr, fino ad oggi ventilate ma senza alcun riscontro nella realtà, non possono tranquillizzare chi si occupa di ricerca. Prolungare l'agonia dei lavoratori non sarà sufficiente al ministro Brunetta per avere il consenso delle sue vittime”, conclude i precari in una nota.

mercoledì 5 novembre 2008

...per grazia ricevuta!!!!!



AVVISO AL PERSONALE


Oggetto: Consegna proroga del contratto di lavoro.


Si avvisa il personale con contratto a tempo determinato che la consegna della proroga al contratto avverrà presso la segreteria del Servizio GEN-ROG, sede ISPRA di Via Curtatone 3 dalle ore 10,00 alle ore 13.30 e dalle 15.00 alle 16.00, secondo il seguente calendario:

SCADENZA DEL CONTRATTO E DATA DI RITIRO

7 novembre il 6 novembre

14 novembre il 13 novembre

21 novembre – 3 dicembre – 18 dicembre il 14 novembre

Dipartimento servizi generali e gestione del personale

Il Direttore

Dr. Luigi Capasso

Il kit del perfetto tecnofannullone


Il ministro Brunetta mette i tornelli davanti a ministeri e enti pubblici, ma cosa succede dietro le scrivanie dei dipendenti? Vi sveliamo tutti i trucchi più utilizzati negli uffici di mezzo mondo per navigare su Internet, chattare o giocare senza dare nell’occhio

SKY TG 24

Più disoccupati allarme povertà


Un tasso di povertà inchiodato da anni attorno all’11% delle famiglie e al 13% degli individui. Una distribuzione della povertà altrettanto inchiodata alle caratteristiche di sempre: concentrata al Sud, tra le famiglie numerose, ma anche tra le persone sole anziane, specie donne, tra le famiglie in cui la persona di riferimento è a bassa istruzione, e se è disoccupata. È il quadro che emerge dai dati diffusi ieri dall’Istat. Certo meno sparati e drammatici di quelli presentati un mese fa dal Rapporto Caritas, che stimava, con qualche eccesso d’immaginazione statistica, che un quarto della popolazione fosse a rischio di povertà.
È proprio questa persistenza e immodificabilità ad apparire sconfortante e a segnalare il fallimento delle politiche sia del lavoro che del sostegno alle famiglie con figli, che del sostegno all’occupazione femminile soprattutto tra i ceti più modesti, che infine del sostegno a chi si trova disoccupato senza appartenere alle categorie protette dagli ammortizzatori sociali. Si stima che siano in queste condizioni circa un milione e mezzo di lavoratori «atipici». E il loro numero è destinato ad aumentare nei prossimi mesi, dato che saranno i primi a essere licenziati («non rinnovati»), mentre le aziende affronteranno la recessione. Aggiungiamo che tutti i confronti internazionali, ultimo quello del rapporto Ocse di qualche settimana fa, segnalano che l’Italia non è solo uno dei paesi sviluppati più disuguali, ma anche quello in cui chi è povero lo è più a lungo, proprio per la scarsa efficienza, quando non assenza, delle politiche che dovrebbero contrastarla: sostegni al reddito dei poveri e di chi ha carichi familiari, investimento nella istruzione mirato a migliorarne la qualità e a contrastare le disuguaglianze dei punti di partenza, politiche di sviluppo locale e così via.
Accanto al dato della stabilità, un altro dovrebbe far riflettere alla luce di quanto è successo quest’anno (i dati infatti si riferiscono al 2007) e di ciò che succederà nei prossimi mesi. Si notano infatti piccoli segnali di peggioramento proprio nei gruppi sociali e nei tipi di famiglie che tradizionalmente presentano tassi di diffusione della povertà molto più bassi della media: le coppie con un solo figlio, le famiglie con persona di riferimento alle soglie della età pensionabile, con un’età compresa tra 55 e i 64 anni, tra le famiglie con due o più anziani. L’inflazione ha eroso i redditi modesti, ma prima adeguati. La perdita del lavoro quando si ha un’età matura, nonostante la retorica sul prolungamento della vita attiva, rende difficile ritrovarlo e continuare a costruirsi la pensione. La precarietà dei redditi dei giovani adulti che costringe le famiglie a integrare come possono. Questi fenomeni gettano le loro ombre anche sulla modesta sicurezza di gruppi finora relativamente protetti e si fanno tanto più minacciose nella congiuntura attuale. Si deve anche tener presente che l’Indagine Istat su cui questi dati si basano, essendo campionaria, non riesce a cogliere ciò che succede a tra le famiglie immigrate, anche di quelle regolari e che pagano le tasse, che in media hanno meno riserve su cui contare.
È difficile mettere mano a un profondo mutamento di rotta in un momento di crisi. Soprattutto sono difficili politiche di grandi, radicali investimenti. Ma si dovrebbe evitare di fare interventi di piccolo cabotaggio, dispendiosi quanto inutili e a rischio di produrre nuove disuguaglianze. Meglio razionalizzare la spesa esistente per renderla più efficiente ed equa. Davanti al rischio d’un forte aumento della disoccupazione occorre almeno eliminare gli steccati tra garantiti e non garantiti, con la riforma degli ammortizzatori sociali che è annunciata da anni. Invece d’inventarsi detassazione di straordinari o della tredicesima, occorre intervenire in modo sistematico ed equo sul fiscal drag e sul credito d’imposta per i più poveri. E invece d’inventarsi un qualche nuovo bonus bebé, sarebbe il caso di pensare a una riforma seria degli assegni al nucleo famigliare.

Brunetta, Pepe e le scintille sulla ricerca

La curiosità Scontro in Transatlantico tra il ministro e il parlamentare di Forza Italia per i tagli alla ricerca: il deputato urla ( " Gli ho detto che mancano i ricercatori in molti enti importanti, ma lui non ci sente, non mi fa' parla'"). Il ministro, innervosito, lo spinge.

Un deputato che grida in faccia a un ministro della sua stessa coalizione, e questo che lo spinge intimandogli di "stare calmo". Una scena del tutto inusuale per il Transatlantico della Camera. Ma i tagli richiesti dal governo su università e ricerca non si fermano di fronte alle bandiere di partito. Protagonisti questa sera due uomini schietti che vanno per le spicce. Il deputato è Mario Pepe, pidiellino in quota Forza Italia, medico e salernitano doc. Il ministro, invece, è il veneziano, professore universitario con un passato da ambulante, Renato Brunetta. Insomma, due che anche geograficamente non "le mandano a dire". La scena del delitto si consuma all'ingresso dell'aula, mentre in Assemblea si vota il ddl sviluppo sull'energia. Brunetta arriva trafelato, con ancora il giubbotto addosso e vede per caso Mario Pepe che proprio in quel momento esce dall'emiciclo. Gli si fa incontro, lo saluta baciandolo e abbracciandolo ma subito gli chiede conto di un ordine del giorno della settimana scorsa. La singolar tenzone di oggi ha infatti un "primo tempo" nell'aula della Camera lo scorso 28 ottobre quando proprio Mario Pepe presentò un ordine del giorno al ddl lavoro con il quale chiedeva che il governo "non licenziasse la ricerca" e in particolare che "sbloccasse le assunzioni presso l'Istituto nazionale di geofisica". Brunetta in quell'occasione chiese a Pepe di ritirare l'ordine del giorno, ma il deputato campano, niente affatto intimidito, raccolse anche le adesioni entusiaste del deputato del Pd, Maurizio Turco, e di Giancarlo Lehner del Pdl. Si vota in aula e il governo cade per la settima volta in questa legislatura, battuto per 258 voti a 235. Di più: la vicenda ottiene vasta eco sui blog dei ricercatori precari. Quelli dell'Ispra pubblicano lo stenografico della seduta d'aula e scrivono: "Il ministro Brunetta sbeffeggiato dai parlamentari anche di maggioranza. Allora non è così popolare e imbattibile". E' comprensibile dunque l'ira di Brunetta oggi quando affronta a tu per tu il collega di partito in Transatlantico. "Io penso a tutti, non solo ai ricercatori che dici tu", lo affronta di primo acchito. Ma il ministro sembra non aver fatto i conti con l'esuberanza di Pepe, il quale non accetta la tentata reprimenda e lo interrompe subito, urlando: "E' inutile che fai i concorsi per gli astrofici che in Italia ce ne sono già tanti. Bisogna sostenere gli istituti che fanno ricerca veramente, lì bisogna assumere gente". Pepe, insomma, è un fiume in piena, gesticola e si agita. Brunetta gli pone il palmo della mano sul petto e spingendolo leggermente gli dice: "Stai calmo, stai calmo e fammi parlare". Ma Pepe continua a gridare e Brunetta innervosito sgattaiola in Aula. Pepe però deve smaltire la rabbia, chiama un collaboratore di Brunetta e si sfoga raccontandogli la vicenda: "Gli ho detto che mancano i ricercatori in molti enti importanti, ma lui non ci sente, non mi fa' parla'".

martedì 4 novembre 2008

ECOTV

Assemblea dei lavoratori precari dell'ISPRA del 4 novembre 2008

Mozione approvata dall'assemblea dei lavoratori precari dell'ISPRA del 4 novembre 2008



I lavoratori dell'ISPRA riuniti in assemblea il giorno 4 novembre 2008:

sottolineano la mancanza da parte dell'Amministrazione della volontà di confronto con i rappresentanti dei lavoratori;

stigmatizzano l'assenza dell'ISPRA tra le Amministrazioni che hanno richiesto lo stralcio degli Enti Pubblici di Ricerca (EPR) dalle misure previste dai provvedimenti finanziari del Governo;

ribadiscono la propria opposizione alle intenzioni manifestate dall'Amministrazione in relazione al futuro lavorativo dei precari;

condannano la discriminazione che si vuole operare sulla base delle diverse tipologie contrattuali tra i precari in servizio;

richiedono che le procedure di stabilizzazione vengano aperte anche ai titolari di contratti "atipici" e che l'espletamento del concorso sia lasciato in via residuale per coloro che sarebbero esclusi dalle norme previste nelle Finanziarie 2007 e 2008;

respingono ogni ipotesi di mancato rinnovo contrattuale del personale diplomato in scadenza il prossimo 31 dicembre 2008, riaffermando con decisione la pari dignità di tutti i lavoratori precari. A tal fine, chiedono che vengano messi in atto provvedimenti ad hoc per il mantenimento in servizio di tutti i lavoratori;

chiedono che i sindacati esprimano il proprio dissenso nei confronti dei provvedimenti annunciati dall'Amministrazione e rifiutino qualsiasi accordo che escluda i processi di stabilizzazione.

Mozione approvata all'unanimità

Volantino sciopero 14 Novembre

Consumi/ Cipolletta: Estendere ammortizzatori sociali a precari

Roma, 4 nov. (Apcom) - "E' assolutamente necessario estendere gli ammortizzatori sociali anche ai lavoratori precari che saranno i primi a perdere il lavoro. Tutto il resto, come la detassazione dei premi o degli straordinari, viene dopo". Lo afferma l'economista e presidente delle Fs, Innocenzo Cipolletta in un'intervista a Finanza & Mercati circa le misure per rilanciare i consumi. "Credo che prima dei salari dei lavoratori con contratto a tempo indeterminato si debba agire su quelli a rischio, cioè a tempo determinato", aggiunge. Per Cipolletta, occorre inoltre "il sostegno alle imprese attraverso la detassazione degli utili reinvestiti per rilanciare le ricapitalizzazioni". "Credo - prosegue Cipolletta - che l'Europa potrà uscire dalla crisi solo con la crescita della domanda interna ma per questo basterà attingere al risparmio accumulato in questi anni".