LA PETIZIONE DA FIRMARE

venerdì 5 dicembre 2008

Stavros Dimas a nome della Commissione Europea per l'Ambiente


Ai sensi della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC), i firmatari del protocollo di Kyoto, al fine di mantenere la possibilità di partecipare ai meccanismi flessibili di Kyoto (scambio di quote di emissione, attuazione congiunta e meccanismi di sviluppo pulito), ogni anno devono dimostrare di poter garantire la funzionalità del sistema nazionale di monitoraggio e di notifica delle emissioni di gas serra in conformità con le linee guida della convenzione UNFCCC. La Commissione ha incluso il medesimo requisito nella decisione n. 280/2004/CE[ 1] e nelle relative disposizioni d'applicazione di cui alla decisione 2005/166/CE[ 2]. Qualora l'Italia, a seguito della sua recente decisione di risolvere i contratti del personale citati nell'interrogazione o per qualsiasi altra ragione, non rispetti le norme dell'UE o delle Nazioni Unite, la Commissione prenderà tutte le misure necessarie per porre rimedio a tale situazione, compreso l'eventuale avvio di un procedimento d'infrazione.La Commissione, nel frattempo, comunicherà al governo italiano le sue preoccupazioni riguardo alla continuità delle attività di monitoraggio e di notifica da parte dell'Italia.

Dimas: miliardi in multe per infrazione se si licenziano i precari ISPRA


I 700 precari dell’ISPRA, l’Istituto Superiore per la Ricerca e la Protezione Ambientale, svolgono compiti fondamentali di tutela e protezione dell’ambiente anche in adempimento alle direttive europee, e il loro venir meno porterebbe all’apertura di procedure d’infrazione che costerebbero allo Stato italiano miliardi di euro.
Lo ha affermato ieri il Commissario Europeo per l’Ambiente, Stavros Dimas, in risposta a un’interrogazione del parlamentare della Sinistra Europea Roberto Musacchio, in cui si chiedeva se secondo la Commissione siano conciliabili il “rispetto del monitoraggio dell'Emissions Trading e degli obblighi del Protocollo di Kyoto” con il rischio che in Italia vengano licenziati i precari dell’ISPRA.

Il Commissario ha risposto affermando che “Qualora l'Italia, a seguito della sua recente decisione di risolvere i contratti del personale citati nell'interrogazione o per qualsiasi altra ragione, non rispetti le norme dell'UE o delle Nazioni Unite, la Commissione prenderà tutte le misure necessarie per porre rimedio a tale situazione, compreso l'eventuale avvio di un procedimento d'infrazione”.

Un rischio che potrebbe costare al Paese centinaia di milioni di euro, e che non riguarda solo il settore dell’Emission Trading e dell’applicazione del Protocollo di Kyoto. Tra le attività portate avanti dai lavoratori a tempo dell’Ispra, infatti, ci sono anche la valutazione di impatto ambientale, la difesa del suolo, il controllo della qualità dell’aria, e le bonifiche. Tutti settori che, se non si rispettano gli accordi internazionali, possono condurre all’apertura di procedure di infrazione.

A fronte di un costo per mantenere in servizio i precari dell’Istituto pari a 16 milioni, quindi, si rischiano nei prossimi anni miliardi di multe e un costo altissimo per tutta la collettività.

Rdb: Alta adesione agli scioperi, tribunali chiusi, deserti gli enti di ricerca


Roma, 5 dic. (Apcom) - Tribunali chiusi ed enti di ricerca deserti; è questo per le Rdb-Cub e le Usi-Rdb l'esito dello sciopero nazionale di 24 ore nel settore della giustizia e della ricerca. "Consistente, nonostante il maltempo - spiegano le Rdb - è stata la partecipazione ai cortei e ai presidi organizzati in diverse città (Roma, Bologna, Palermo,Venezia, per ricordare solo le principali)" rilevando "disagi all'utenza in molti uffici giudiziari, con particolari ripercussioni nei Tribunali di Roma, Padova, e Venezia; punte di astensione dal lavoro sono state registrate in Enti di Ricerca come ISS, ISPRA ed ENEA". "Folta e combattiva - si legge in una nota - la manifestazione a Bologna, dove a scendere in piazza sotto una pioggia battente, oltre ai dipendenti di Giustizia e Ricerca, tanti altri lavoratori in sciopero contro le politiche comunali e provinciali: dall'Altercoop alla Provincia, alle educatrici dei nidi comunali agli operatori di ANLAIDS e della Casa Alloggio Cardinale Lercaro. Il corteo è giunto fin sotto le finestre del Comune di Bologna e si è concluso sotto la Prefettura. I lavoratori giudiziari, che a Roma hanno sfilato fino in via Arenula con lo striscione 'Ingiustizia nella Giustizia: siamo pochi, mal pagati e neanche riqualificati', hanno atteso invano un incontro con i rappresentanti del Ministero. "E' un atto di arroganza gravissimo - ha commentato Pina Todisco, della direzione nazionale RdB-CUB P.I. - il Guardasigilli, che dal suo insediamento non ha mai voluto incontrare le organizzazioni sindacali, persevera in un atteggiamento sprezzante anche davanti alla forte protesta dei lavoratori e rende noto che ci convocherà l'11 dicembre solo per comunicare decisioni già assunte dal suo Dicastero, dimostrando così l'incapacità politica di questo Governo ad affrontare la necessità di un servizio Giustizia degno di un paese civile". 'Estendiamo i diritti: stabilizziamo la Ricerca' è stata la parola d'ordine del presidio di circa 400 precari della Ricerca che si è svolto a Roma davanti al Parlamento. Delegazioni Usi-RdB hanno incontrato, fra ieri ed oggi, i parlamentari Marianna Madia, Leoluca Orlando e Pancho Pardi, i quali hanno mostrato interesse e disponibilità nei confronti della proposta di legge elaborata dalla sigla sindacale e mirata a riformare l'organizzazione del lavoro a partire dalla stabilizzazione di tutti i precari. "Illustreremo la nostra proposta nella prossima assemblea nazionale dei precari di Ricerca, Scuola e Università del 16 dicembre -ha annunciato Cristiano Fiorentini, della Direzione nazionale RDB-CUB P.I - in cui lavoratori decideranno se convocare lo sciopero di tutti i precari di questi settori".

Dopo gli universitari liguri tocca alla sanità siciliana


Sicilia, Russo accelera procedure per precari sanità


Roma, 4 dic (Velino)
- L’assessore alla Sanità della regione siciliana, Massimo Russo, ha firmato una direttiva inviata ai direttori delle Ausl e delle Aziende ospedaliere con la quale imprime una forte accelerazione alle procedure di stabilizzazione del personale precario non dirigenziale. L’annuncio è stato dato oggi al dibattito sulla sanità in Sicilia, organizzato dalla Fp Cgil Sicilia alla Camera di Commercio di Palermo. “L’assunzione dei precari - ha spiegato Russo - è un atto di grande rilevanza sociale. E’ importante far comprendere che la riorganizzazione della sanità siciliana e il conseguente contenimento della spesa permetteranno forti investimenti su nuove strutture senza pregiudicare in alcun modo i livelli di occupazione. Nessuno andrà a casa, se ci saranno esuberi in qualche settore impiegheremo i lavoratori della sanità in altri settori preoccupandoci della necessaria formazione”. L’assessore Russo ha poi sottolineato che la tutela dei lavoratori del mondo della sanità dovrà riguardare anche il settore privato. “A partire dal 2009 - ha precisato - voglio legare la concessione dei budget al rispetto dei contratti di lavoro: chi non li rispetterà verrà escluso dall’accreditamento e i sindacati dovranno produrre il massimo sforzo per controllare che ciò avvenga. Non è più tollerabile la posizione di chi in questi mesi ha strumentalmente utilizzato la minaccia di licenziamenti per contrastare la nostra politica di rigore e di contenimento della spesa”. La direttiva ribadisce i criteri per la definizione dei bandi selettivi nei quali dovranno essere specificati i posti da coprire. In particolare, si dovrà avere riguardo sia ai posti in atto vacanti e disponibili nelle attuali dotazioni organiche che alle risorse finanziarie disponibili nel bilancio aziendale, nel rispetto dei limiti di spesa posti dalle leggi finanziarie in materia di personale, in conformità al protocollo d’intesa approvato dalla Giunta nel febbraio del 2008. Si dovrà anche tenere conto della eventuale necessità di garantire “un adeguato accesso dall’esterno, in misura non inferiore al 50 per cento dei posti da coprire”. L’assessore Russo precisa inoltre che sono in fase di definizione le procedure di verifica dell’andamento della spesa del personale delle aziende al terzo trimestre 2008 per valutare con grande attenzione le singole disponibilità finanziarie e quindi autorizzare l’emanazione dei bandi di selezione.
Secondo quanto stabiliscono i protocolli d’intesa approvati in giunta, “il personale che può partecipare alle procedure di stabilizzazione non deve avere in atto rapporti di lavoro a tempo indeterminato con pubbliche amministrazioni e deve essere in possesso di almeno uno di questi requisiti: - in servizio alla data del 31 dicembre 2007 presso l’Azienda sanitaria che stabilizza e con un’anzianità alla stessa data di almeno tre anni, anche se non continuativi, maturata tra l’1 gennaio 2002 e il 31 dicembre 2007 anche presso altre aziende del sistema sanitario nazionale; - in servizio in data successiva al 31 dicembre 2007, con un contratto stipulato entro il 28 settembre 2007 presso l’azienda che stabilizza e con un’anzianità di tre anni anche maturata successivamente al 31 dicembre 2007. Ai fini dell’acquisizione dell’anzianità di servizio saranno valutati utili i servizi, pure non continuativi, prestati anche presso altre aziende del Sistema sanitario nazionale nel periodo intercorrente tra l’1 gennaio 2002 e il 31 dicembre 2007, mentre non saranno considerate utili le proroghe successive al 31 dicembre 2007; - in servizio in data anteriore al 31 dicembre 2007 con un’anzianità di servizio alla stesa data di almeno tre anni anche non continuativi, maturati nel periodo intercorrente tra l’1 gennaio 2002 e il 31 dicembre 2007 presso l’azienda che stabilizza o altre aziende del Sistema sanitario nazionale. Per il personale il cui contratto a termine non sia stato preceduto da selezioni, dovranno essere espletate apposite prove di idoneità.

Decreto “famiglie” o elemosina di Stato?


Da politicamentecorretto.com
- Il decreto presentato dal governo allo scopo di sostenere le famiglie italiane non è un esempio di buona politica, poiché sceglie di procedere ancora una volta per annunci roboanti e spot propagandistici e non realizza invece il necessario e duraturo intervento di sostegno a favore delle famiglie italiane vessate dalla crisi economica. Si prenda il bonus di 1000 euro. Un’unica e solitaria mancia che non verrà percepita da molti prima di febbraio e che non darà prospettive continuative per il rilancio dell’economia italiana a partire dalle spese dei ceti medi. Lo stesso vale per la social card. Una tessera prepagata per acquisti nei supermercati da 40 euro al mese (un cappuccino al giorno) riservata ad anziani e genitori con bimbi sotto i 3 anni, che però devono avere meno di 6.000 euro di Isee. In totale: solo 1milione 300mila beneficiari su oltre 8 milioni di famiglie che vedono esaurire il loro reddito alla terza settimana (dati Swg). Per non parlare poi dell’annunciato blocco delle tariffe di gas e elettricità e dei pedaggi autostradali, che il governo voleva vantare come suo merito, ma che è in verità competenza dell’Authority preposta. Questa è miopia. Occorre invece lavorare, per esempio, a interventi strutturali come la detassazione della tredicesima e la sostituzione delle detrazioni con le deduzioni fiscali, più corpose e più eque. Tra l’altro, l’insieme delle risorse messe in campo dal governo non arriva a metà di quello che finiremo di spendere per Alitalia, come ha osservato il ministro ombra dell’Economia del Pd, Pierluigi Bersani. Il governo continua a spostare soldi da una parte all’altra, fingendo di averne reperiti e spesi di nuovi, perché si ostina a non modificare i saldi della Finanziaria che Tremonti ha elaborato a luglio. Cioè molto prima dell’esplosione della crisi finanziaria e dell’allarme recessione, e molto prima che l’Europa consentisse come fa ora qualche margine di manovra in più. Quest’ultima possibilità è rinviata al mittente dal governo con il pretesto del nostro debito pubblico enorme. È vero il debito è un grave problema - che tra l’altro solo i governi di centrosinistra hanno affrontato mentre quelli berlusconiani hanno peggiorato – ma non si può pensare di non rivedere i conti come fa il resto dell’Ue. Sarebbe un handicap pesante per l’Italia. È il tempo di più fondi per gli ammortizzatori sociali per proteggere i lavoratori, soprattutto quelli precari, che potrebbero essere i primi a pagare le conseguenze della crisi. E si deve intervenire in sostegno di chi vive di stipendio, perché chi non spende, non lo fa per mancanza di volontà, ma per mancanza di soldi.

mercoledì 3 dicembre 2008

Università, i precari salvano il posto niente licenziamenti a fine mese


Da Repubblica.it - di di Michela Bompiani
Accordo con il ministro Brunetta: niente licenziamenti a fine anno

Verso la salvezza i precari dell´Università. E c´è un "caso Genova" che si sta concretizzando, primo in Italia. Perché lunedì pomeriggio si è svolto a Roma l´incontro convocato dal ministro della Funzione Pubblica Renato Brunetta, tra il suo capo dipartimento Antonio Naddeo, Mario Picasso, dirigente amministrativo dell´Ateneo genovese, e Roberto Murgia, segretario generale della Regione Liguria: il 31 dicembre non sarà più la fine di ogni rapporto di lavoro tra i precari e l´Ateneo ligure, ma l´inizio di un nuovo contratto annuale, durante il quale il Rettore dovrà procedere alle stabilizzazioni. «Non festeggiamo prima del tempo - getta acqua fredda il Rettore, Giacomo Deferrari - finora sono solo accordi basati su un´interpretazione, diciamo che il problema è ben avviato ma non esagererei con l´ottimismo».
Hanno diramato un comunicato ufficiale, i precari, ma innanzitutto rivendicano di aver combattuto da soli una battaglia difficile. E suonano l´avvertimento, evidentemente in direzione dei sindacati: «Nessuno metta cappelli su questa vicenda - dice il Comitato lavoratori precari Università - se salvezza sarà, lo dobbiamo a noi stessi e al presidente della Regione Claudio Burlando che per primo, e solo, ci ha ascoltato e si è speso personalmente con il ministro Brunetta».
E questa mattina Burlando incontrerà il Rettore Giacomo Deferrari per «trovare la strada concreta», come spiega il presidente della Regione, per salvare i precari. «Dopo l´incontro mi ha telefonato il capo dipartimento di Brunetta - dice Burlando - per confermarmi che è stata trovata una soluzione e che adesso toccherà all´Università declinarla concretamente. Il Rettore Deferrari dovrà, come suggerisce Brunetta, fare l´anamnesi, caso per caso, della situazione dei precari dell´Ateneo: deve individuare quelle persone così importanti per l´Università per cui si impegna ad offrire un contratto annuale ad hoc. Proprio a partire dal 1 gennaio. Nel corso dell´anno, poi, il Rettore dovrà provvedere a stabilizzare questi lavoratori».
La "dead line" del 31 dicembre, in cui circa 300 precari tecnico-amministrativi dell´Università vedrebbero terminare, di netto, il contratto, verrà superata con un escamotage, avallato direttamente dal ministero. Facendo firmare ai lavoratori un nuovo contratto e cambiando il progetto rispetto a quello svolto finora.
Sono cauti i precari, ancor più cauto è il Rettore. «Finora non sappiamo nulla di più di un vago riassunto della riunione di lunedì - dice il Comitato - aspettiamo che l´Università ci informi ufficialmente. Stiamo però tirando un sospiro di sollievo». E oggi, alle 16.30, sono stati convocati per un tavolo tecnico con l´amministrazione. De Ferrari aspetta di vedere, nero su bianco, un impegno del ministro: nell´ultimo consiglio di amministrazione aveva indicato in 150 circa, il numero di precari che potrebbero essere stabilizzati nei prossimi mesi.
Ovviamente senza la ghigliottina del 31 dicembre. «E´ una soluzione meravigliosa - dice Deferrari - e per me sarebbe manna dal cielo: salverebbe l´Università e molti suoi uffici e contemporaneamente cambierebbe il destino di molti lavoratori. Ma, se fossi un precario, sarei molto prudente, vorrei vedere scritta da qualche parte, nero su bianco, la soluzione».

Governo ammazza precari


Da Politicamentecorretto.com
- Flessibilità sul lavoro, ma senza sicurezza: e i nodi purtroppo vengono al pettine. Infatti, i primi a pagare la recessione saranno 400mila precari che sotto l'albero di Natale troveranno il licenziamento. Altro che regalo di Natale in aiuti "cash". L'Esecutivo ha sistematicamente azzerato tutto ciò che il precedente Governo Prodi aveva prodotto a vantaggio delle fasce più deboli. Nel collegato alla Finanziaria sul lavoro, per esempio, ha soppresso tutte le norme sulla stabilizzazione dei precari, salvo poi annunciare il 'bonus fiscale'. E' un Governo in perenne contraddizione e che si muove in un'unica direzione: aiuta solo banche e imprese. Intanto, gli italiani continueranno a pagare i mutui fino all'ultimo centesimo, la cassa integrazione sarà un beneficio per pochi e la detassazione degli straordinari, legata solo alle richieste di Confindustria, non taglierà certo le tasse per dipendenti e precari, specie dopo il taglio della produzione. L'Italia è 'piegata' dalla crisi economica, ma anche da un Governo che non ha mai perso occasione per sopprimere risorse e diritti. Nel nostro Paese occorre un nuovo modello di "Stato sociale" che tuteli il diritto costituzionale al lavoro e a un reddito adeguato contro nuove povertà. Insomma, vita meno precaria e più sicurezza sociale.

Il governo vara il decreto anticrisi


Il Consiglio dei ministri ha approvato il decreto legge anticrisi che contiene le misure per le imprese e le famiglie. Trentasei articoli, nei quali spiccano il bonus straordinario per le famiglie (fino a 1.000 euro) e interventi per calmierare i mutui a tasso variabile. Gli acconti Irpef e Irap sono stati ridotti del 3 per cento. Il decreto muoverà un volume di risorse pari a 80 miliardi di euro e, come affermato dal ministro dell’Economia Giulio Tremonti, avrà un “effetto che va da oggi a due o tre anni”. Inoltre, ha aggiunto il titolare di via XX Settembre, dal primo gennaio 2009 le tariffe, le bollette e i pedaggi “non potranno salire”. Smentite, dunque, le voci secondo cui sarebbe arrivata la detassazione delle tredicesime. Novità per gli ammortizzatori sociali: previsti 289 milioni per il 2009, 304 milioni per il 2010 e altrettanti nel 2011. Salgono così a 1-1,2 miliardi le risorse disponibili.
Bonus per le famiglie da 200 a 1.000 euro
Il bonus straordinario, che potrà essere chiesto fino al 31 gennaio dell'anno prossimo, va da 200 fino a 1.000 euro, destinato ai nuclei a basso reddito (fino a 22 mila euro annui o di 35 mila se ci sono portatori di handicap). Nel dettaglio, 200 euro per redditi sotto i 15 mila euro; 300 euro per le famiglie con due componenti e reddito sotto i 17 mila euro; 450 euro per famiglie con tre componenti e reddito che non supera i 17 mila euro. E ancora: 500 euro per famiglie di quattro componenti e reddito fino a 20 mila euro; 600 euro per nuclei di cinque componenti con reddito sotto i 20 mila. Infine, 1.000 euro per famiglie con oltre cinque componenti e reddito sotto i 20 mila euro. Stessa cifra per nuclei con componenti portatori di handicap e reddito fino a 35 mila euro. Il denaro arriverà a chi ne avrà diritto entro il mese di marzo 2009. Per l’erogazione è stato istituito un Fondo con una dotazione pari a 2 miliardi e 450 milioni di euro.
Detassazione dei premi di produttività (non degli straordinari)
La detassazione dei premi di produttività è prorogata al 2009. Lo prevede l’articolo 5 del decreto. La tassazione agevolata al 10 per cento sarà però applicata ai lavoratori dipendenti solo del settore privato con un reddito fino a 35 mila euro, e non più fino a 30 mila come previsto nel 2008. Aumenta anche il monte premi cui sarà applicata la detassazione: si passa da 3.000 a 6.000 euro. Stop, invece, alla detassazione degli straordinari
I fondi per le infrastrutture
Nuovi fondi per la messa in sicurezza delle scuole, ma anche per l'edilizia carceraria, le opere di risanamento ambientale, museali e archeologiche e interventi di innovazione tecnologica. Entro un mese dall'entrata in vigore del decreto legge, il Cipe assegnerà per questo scopo “una quota delle risorse disponibili del Fas”. Resta fermo il vincolo di destinare l'85 per cento delle risorse al Mezzogiorno. “Abbiamo dedicato tempo per le grandi e le piccole infrastrutture. Oggi ci sono 80 miliardi che passano dalla cassa pubblica all'economia privata”, ha detto il premier Berlusconi.
Ai co.co.co che perdono posto va il 5 per cento di stipendio
Ammortizzatori sociali per i co.co.co che perderanno il posto di lavoro. A loro verrà versato in un’unica tranche il 5 per cento dello stipendio percepito nell’anno precedente, in via sperimentale e per il triennio 2009-2011.
Banche, arrivano i “Tremoti-bond”
Sottoscrizione pubblica di obbligazioni bancarie speciali, per garantire il finanziamento dell’Economia, meglio nota come i ‘Tremonti-bond’. È l’intervento più volte annunciato per sostenere le banche e garantire la liquidità al sistema, che modifica in parte i due decreti già all’esame del Parlamento. L'obiettivo è quello di "assicurare un adeguato flusso di finanziamenti all'economia e un adeguato livello di patrimonializzazione" delle banche. Le obbligazioni bancarie speciali destinate ad essere sottoscritte dal Tesoro saranno emesse dalle banche quotate che ne faranno richiesta e potranno essere convertibili in azioni ordinarie. La sottoscrizione dal parte del Tesoro sarà legata a un protocollo in cui la banca si impegna a fornire credito a famiglie e Pmi a determinate condizioni e a mantenere un livello di dividendi "coerenti con l'esigenza di mantenere adeguati livelli di patrimonializzazione". Inoltre, le banche che emetteranno i Tremonti-bond dovranno adottare un codice etico, che verrà trasmesso al Parlamento, con precise indicazioni sulle retribuzioni del management.
Sconti sulle bollette
Dal primo gennaio 2009 le famiglie “economicamente svantaggiate aventi diritto all’applicazione delle tariffe agevolate per l’energia elettrica” avranno diritto a uno sconto sulla bolletta del gas. “La compensazione della spesa è riconosciuta – si legge – in forma differenziata per zone climatiche e secondo il numero dei componenti del nucleo familiare, fino ad arrivare a uno sconto del 15 per cento”.
Mutui, rata variabile non oltre il 4%, ma solo per il 2009
Per la prima casa, le rate variabili per il 2009 non possono superare il 4 per cento e lo Stato si farà carico dell’eventuale eccedenza. Per i nuovi mutui, invece, il tasso di base su cui si calcola lo spread sarà costituito dal tasso stabilito dalla Banca centrale europea.
Fondi per le Ferrovie (960 mln) e per la privatizzazione di Tirrenia (65 mln)
In arrivo 960 milioni di euro per le Fs e 65 milioni per la privatizzazione di Tirrenia, in entrambi i casi per il 2009. È quanto previsto dall’articolo 25 della bozza del decreto varato dal Cdm sulle misure anticrisi. All'articolo successivo, la bozza autorizza poi una spesa di 65 milioni di euro l’anno per il 2009, il 2010 e il 2011, per “consentire l'attivazione delle procedure di privatizzazione della Società Tirrenia di Navigazione e delle società da questa controllate”.

venerdì 28 novembre 2008

Il pupazzo Brunettazzo di Mauro Biani



Clicca sull'immagine per ingrandire







Maxi aumenti ai Brunetta boys


LA GRANDE CRISI

Da il Manifesto.it - Antonio Sciotto
Il campione anti-fannulloni regala 600 euro al mese ai dipendenti del proprio ministero e della presidenza del consiglio: a fronte di 2 ore in più a settimana. Consulenze milionarie nella nuova «Authority del merito». E intanto dà solo 70 euro agli altri statali e licenza migliaia di precari

Il ministro Brunetta passerà pure per «mitico» grazie alla lotta ai cosiddetti fannulloni, ma per compiacere il proprio staff e quello del presidente del consiglio Berlusconi non guarda in faccia a nessun criterio di merito: è appena stato firmato un accordo sindacale che aumenta stabilmente di ben 600 euro medi al mese lo stipendio dei 3 mila dipendenti della presidenza del consiglio (tra i quali sono inclusi anche quelli del ministero della Funzione pubblica, quello guidato dallo stesso Brunetta, che in realtà è un semplice dipartimento dell'ufficio del premier). E a fronte della generosissima erogazione - tantopiù in tempi di crisi, e di licenziamenti di centinaia di migliaia di precari - cosa chiede l'uomo simbolo della produttività? Un enorme aumento di efficienza, ben due ore di lavoro in più a settimana: arrivare a 38 ore rispetto alle precedenti 36.
I 600 euro esistevano già, ma non erano per tutti: rappresentavano la «indennità di specificità organizzativa», un'erogazione accessoria per particolari funzioni, e sono la media tra un minimo di 350 e un massimo di 900 euro. Il ministro Brunetta adesso quel salario accessorio lo ha «stabilizzato», facendolo passare dall'integrativo al contratto nazionale (speciale per la presidenza del consiglio). E lo ha generalizzato a tutti i 3 mila dipendenti, con l'unica condizione che accettino di fare 2 ore in più a settimana. Nella direttiva che con solerzia ha inviato all'Aran per perfezionare la contrattazione, spiega che c'è anche la possibilità di rimanere a 36 ore: ma francamente sarà difficile trovare qualcuno che non si «sforzi» di farne 38.
Insomma, c'è chi a fronte di otto ore in più al mese, arriverà a prendere anche 900 euro aggiuntivi (pari allo stipendio di un precario); ma anche se ricevesse soltanto il minimo di 350 euro non gli andrebbe proprio male. Il principale firmatario del contratto è la Snaprecom (sindacato autonomo della presidenza del consiglio), mentre la Cgil non è rappresentata al tavolo contrattuale, e dunque non ha partecipato a definire il profilo della nuova «casta» di filiazione brunettiana.
Indennità tornello
C'è già chi la chiama «indennità tornello». Proprio Brunetta aveva scelto di propagandare l'istallazione dei tornelli a Palazzo Chigi, facendosi fotografare mentre passava il badge con una mano e con l'altra faceva sorridente la «v» di vittoria. Mentre Berlusconi, dal canto suo, annunciava che tutti i bar vicini sarebbero falliti, dato che sarebbe stato più difficile concedersi la classica pausa caffè da «fannullone» impenitente: «Avranno pensato di introdurre l''indennità tornello' - commenta sarcastico il segretario Fp Cgil Carlo Podda - A parte gli scherzi, aumenti così possono pure andare bene, ma se andassero ugualmente a tutti i lavoratori del Paese, e non solo a 3 mila. Tutti gli altri devono accontentarsi dei 70 euro lordi - pari a poco più di 40 netti mensili - erogati dal recente Protocollo Brunetta. Mi verrebbe da dire a Cisl e Uil: rivendichiamo insieme quei 600 euro per tutti».
Due milioni al merito
Passando a un altro scandalo, nel disegno di legge Brunetta in discussione al Senato, si stanziano ben 1,2 milioni di euro per la retribuzione annua dei quattro membri dell'«Authority del merito», quella che dovrebbe stilare le «pagelline» di produttività dei vari uffici pubblici. Ben 300 mila euro di stipendio all'anno cadauno; o 25 mila euro al mese, che poi sono il lordo annuale di un normale dipendente pubblico. E non basta: Brunetta si è fatto riservare ulteriori 500 mila euro per il generico capitolo «consulenze». Altri privilegiati, per ora ignoti, con contratti a più zeri. «Il ministro, se tiene alla trasparenza come dice, pubblichi l'elenco di queste consulenze - conclude Podda - Secondo noi è assurdo centralizzare la valutazione del merito: piuttosto, si dovrebbe affidare agli utenti dei servizi».

.... E PER NOI I SOLDI NON CI SONO

L´ecatombe del posto fisso a tempo indeterminato uno su tre

Da La Repubblica.it - di Nadia Campini

In Liguria sono il 10% in meno che nella media italiana. La Regione: "Cura da cavallo per l´economia"

In Liguria ogni tre contratti di lavoro nuovi che vengono stipulati, solo uno è a tempo indeterminato, gli altri due ricadono nella marea dei contratti atipici, un universo molto variegato che parte dai contratti a tempo determinato, i più garantiti, passa per i cococo e i cocopro per arrivare alle associazioni in partecipazione, dove il lavoratore figura socio, ma gli altri ci mettono i capitali e lui ci mette il lavoro, con la variabile che se a fine mese non ci sono utili, rischia di non prendere un euro, anche se ha lavorato tutto il mese come un qualsiasi dipendente.
È su questo universo della flessibilità che è in arrivo una tempesta di proporzioni colossali, la Cgil ha appena denunciato che la metà dei precari oggi attivi in Liguria, 30.000 su 60.000, rischiano di restare senza lavoro entro l´anno prossimo. Intanto il contratto a tempo indeterminato è diventato quasi un miraggio, i numeri parlano chiaro, secondo i dati Istat a fine 2007 la percentuale di avviamenti a tempo indeterminato in Liguria era pari al 35,6%, rispetto ad una media nazionale del 45,4%, praticamente un terzo in meno.
Tutti gli altri avviamenti sono stati per contratti atipici, quelli più incerti. I dati complessivi del 2008 non sono ancora disponibili, ma il trend non lascia presagire nulla di buono, nel secondo trimestre del 2008, secondo i dati dell´Osservatorio sul mercato del lavoro, c´è stata infatti una crescita occupazionale sostenuta, 8000 unità, soprattutto nell´area dei servizi, che è quella dove il lavoro flessibile è più diffuso. In compenso è aumentato anche il tasso di disoccupazione, che è passato dal 3,4% del secondo trimestre del 2007 al 5,1% del secondo trimestre del 2008.
Indicativi sono anche i numeri che emergono dalle tabelle dell´Oml elaborate dall´Agenzia Liguria Lavoro sulle persone in cerca di occupazione, quelle con precedenti esperienze lavorative sono passate da 17.000 del secondo trimestre 2007 a 24.000 del secondo trimestre del 2008 e quelle senza precedenti esperienze lavorative sono passate da 6.000 a 11.000.
Tra i maschi gli incrementi più consistenti riguardano quelli in cerca del primo impiego, tra le femmine le donne espulse dal mondo del lavoro. Le informazioni evidenziano, secondo l´analisi dei quaderni Oml, «un rallentamento della crescita aggravato da una crescente difficoltà nella ricerca di lavoro che riguarda soprattutto soggetti particolarmente deboli sul mercato del lavoro, quali le donne uscite da percorsi lavorativi e giovani ancora ai margini perché senza esperienza». Sono questi che finiscono anche più spesso nel meccanismo dei contratti precari e che oggi sono i più a rischio.

Riflessioni di un precario


Cari tutti,
a proposito del momento difficile che attraversa il movimento dei precari ispra, anch'io vorrei dire un paio di cose.
Considerata la complessità della materia, cerco di essere schematico per comodità e brevità.
Il problema
Il "patto partecipativo" su cui è nato e sviluppato il movimento dei precari ISPRA (garantire i diritti di TUTTI i precari rivendicando con eguale forza e determinazione l'applicazione di tutti gli strumenti disponibili) non è più garantito, quindi è naturale che il movimento si è sfaldato e non è più considerato un interlocutore credibile, nè dall'Amministrazione (che ringrazia...) nè dai Sindacati (che sono tornati, alla grande, a portare avanti rivendicazioni in modo separato e su base "corporativa").
I precari, sia per l'Amministrazione che per i Sindacati, non esistono più come " entità omogenea ed univoca", essendo considerati ormai esclusivamente come "categorie contrattuali"; Una manna per l'Amministrazione, che si trova a dover "trattare" con frammenti di situazioni politico-giuridiche differenziate e divise e non più con un unico interlocutore teoricamente in grado (se avesse voluto e ne avesse avuto il coraggio....) di rivendicare in modo forte le proprie posizioni.
Lo stato attuale delle cose
All'interno di queste "categorie contrattuali" si sono create, di fatto, situazioni di forza e situazioni di debolezza (i famosi figli e figliastri). I figli (TD tecnologi stabilizzabili) sono figli perchè sono facilmente difendibili (considerati vincoli e risorse a disposizione) I figliastri (per intenderci co-co-co e TD cosiddetti "non stabilizzabili") sono figliastri perchè difendere i loro diritti di "precari comunque" diventa complicato e rischioso. In ogni caso, allo stato attuale, si è finito con l'accettare (e discutere) prospettive e soluzioni che sono completamente al di fuori della piattaforma di rivendicazione approvata dall'assemblea dei precari.
Andare ad individuare le responsabilità e le cause di tale situazione potrebbe essere un discorso interessante e stimolante, ma non mi voglio cimentare in questa sede in questa impresa. Però non si può più non prendere atto di tale situazione ed accettarne le conseguenze. Quindi?
Le prospettive
Quindi ritengo che sia venuto il momento di squarciare il velo dell'ipocrisia e degli atteggiamenti strumentali (o di disdicevole sciacallaggio) ed accettare le conseguenze della situazione in cui ci trovamo, ovvero:
  • il movimento dei precari, se vuole continuare ad esistere ed a chiamarsi tale, deve pretendere che in questa battaglia siano messi AL PRIMO PUNTO DELLA PROPRIA PIATTAFORMA la difesa delle categorie più deboli dei lavoratori precari (se no, per questi ultimi, non hanno più nessuna ragione di stare in un "movimento" in cui si difendono, di fatto, le posizioni già garantite dalle leggi e dalle soluzioni proposte dall'Amministrazione).
  • La difesa delle categorie più deboli (rivendicando in modo deciso e TRASPARENTE soluzioni valide e credibili per questi ultimi) deve essere assunto come PRIORITA' anche dai Sindacati dandone prova con fatti ed atti concreti. E applicando processi decisionali REALMENTE CONDIVISI con i lavoratori. In caso contrario, per un gran numero di precari (i figliastri) non ha più senso stare in un movimento che, alla fine, si affida ai sindacati per andare a rivendicare posizioni che non sono proprie e non li tutelano per niente.
  • Definire una nuova piattaforma in cui al primo punto, devono essere indicate le soluzioni che permettano ai precari non stabilizzabili (secondo le procedure attualmente proposte) di restare in ISPRA (perchè, se non l'abbiamo capito, i fumosi criteri di preferenza di un concorso aperto a tutto il mondo, non garantisce nulla, a prescindere dal numero dei posti previsti nella dotazione organica: che siano 10 o 50 i posti da coprire, sempre di un concorso aperto a tutti si tratta...)
Conclusioni
Se non si realizzano le condizioni sopra descritte (o si ritiene che non siano percorribili, cosa assolutamente lecita...), direi che non è più tempo di prenderci in giro e che è il caso ognuno si giochi la propria partita come più si preferisce: in ordine sparso, magari in modo corporativo, magari con azioni lobbystiche (di vario tipo), magari con azioni di protesta, di qualunque genere. Qualunque cosa, ma almeno lo si faccia in assoluta chiarezza ed onestà. Senza continuare a chiamarci "movimento" o "assemblea autorganizzata" ,se in realtà, non "muoviamo" alcunchè e se poi, in effetti, siamo "etero-organizzati". Senza continuare a chiamarci "precari", se non siamo in grado di riconoscerci reciprocamente come tali e di agire in modo univoco ed unitario coerentemente a questo modo di identificarsi.
Ciao a tutti

giovedì 27 novembre 2008

P.A.: BRUNETTA, AUMENTI DIPENDENTI P.CHIGI IN LINEA CON GLI ALTRI


(ASCA)
- Roma, 26 nov - Gli aumenti per i dipendenti di Palazzo Chigi sono in linea con quelli degli altri dipendenti pubblici. Lo sottolinea in una nota il ministro della Pubblica Amministrazione Renato Brunetta in risposta alle ultime dichiarazioni del segretario generale della Flp-Cgil Carlo Podda.
''Si fa innanzitutto presente - spiega - che l'atto di indirizzo impartito all'ARAN, relativo al rinnovo contrattuale della Presidenza del Consiglio dei Ministri per il biennio economico 2006-2007 non ipotizza un incremento retributivo di misura diversa da quello fruito dalle altre categorie di dipendenti pubblici: per tutti il beneficio retributivo corrisponde al 4,85% sul monte salari 2005. Salvo tale incremento, il nuovo contratto potrebbe riconoscere le stesse retribuzioni complessive gia' corrisposte ai dipendenti della Presidenza del Consiglio in forza dei contratti integrativi gia' in vigore, che avevano, anche con la firma della CGIL, attribuito un'indennita' ''di specificita' organizzativa'', a carattere retributivo, per le ore aggiuntive prestate oltre l'orario di servizio e per la disponibilita' alla reperibilita' e ad orari disagiati''.
''L'atto di indirizzo, infatti - prosegue - in considerazione delle prestazioni richieste a supporto delle funzioni presidenziali e di Governo, e proprio sulla base della positiva esperienza acquisita negli ultimi anni di vigenza dell'attuale disciplina contrattuale, ha semplicemente dato la possibilita' all'ARAN di valutare un'articolazione dell'orario di lavoro ordinario in 38 ore settimanali in modo da stabilizzare l'attuale indennita' di specificita' organizzativa solo per coloro che intendono aderire al nuovo regime orario. Sarebbe del resto quantomeno singolare che a un incremento dell'orario di lavoro richiesto non corrispondesse un conseguente aumento della retribuzione''.

Presidenza Consiglio, per i dipendenti orario di 38 ore e 600 euro di indennità


Da Il Messaggero - di Pietro Piovani

ROMA (26 novembre) – Un'indennità mensile che in media ammonterebbe a oltre 600 euro, ma che per i funzionari più alti in grado può arrivare anche a 900 euro. È la ricompensa che dovrebbero ricevere i 2.500 dipendenti della Presidenza del Consiglio, in cambio di un allungamento dell'orario di lavoro settimanale: 38 ore, anziché 36 come per gli altri ministeriali. Così ha disposto il governo nella sua direttiva per il rinnovo dei contratti nazionali. Il cambiamento dunque dovrebbe avvenire quando sarà firmato il nuovo contratto, cosa che dovrebbe avvenire nel giro di qualche settimana.
In realtà, per i lavoratori di Palazzo Chigi e delle altre sedi presidenziali non si tratterebbe di una novità assoluta. Già da qualche anno il 90 per cento del personale ha adottato volontariamente un orario prolungato di 39 ore e quaranta minuti, ottenendo in cambio una consistente indennità. Si potrebbe dunque dire che il nuovo contratto comporterà una riduzione dell'orario, se non fosse che fra il vecchio e il nuovo regime si segnala una differenza sostanziale: oggi la settimana di 39 e passa ore è solo un'eventualità, nel senso che il dirigente «può chiedere» all'impiegato di lavorare un po' di più ma può anche non chiederlo; domani invece le 38 ore diventeranno un obbligo da rispettare tutte le settimane. Per il dipendente resta comunque la possibilità di non aderire al nuovo orario, rinunciando all'indennità.
Le risorse con cui si pagano i 600 euro medi sono grosso modo le stesse con cui fino a qualche anno fa venivano pagati gli straordinari. In passato infatti i dipendenti della Presidenza erano gli unici a poter contare su una rilevante voce aggiuntiva in busta paga legata alle ore lavorate in più. Il passaggio dal sistema degli straordinari a quello dell'indennità fissa forfettaria arriva quasi in coincidenza con l'installazione dei tornelli per controllare le presenza. Anche per questo la Cgil (che alla Presidenza è esclusa dalle trattative, non avendo un sufficiente numero di iscritti e di voti) commenta la notizia con sarcasmo: «Al “personale caro” può essere riconosciuta una sorta di indennità-tornello», commenta il segretario della Fp-Cgil Carlo Podda. «Mi chiedo se non debba essere estesa a tutti gli altri lavoratori». Alle dichiarazioni della Cgil ha replicato il ministro della Funzione pubblica Renato Brunetta, ricordando che questa indennità non farà aumentare la retribuzione complessiva media dei dipendenti della Presidenza, visto che utilizzerà risorse già esistenti per altre voci della busta paga.
Va detto che la cifra finale dell'indennità non è ancora stata concordata con precisione. Dovranno discuterne l'Aran (in rappresentanza del governo) e i sindacati. È probabile che al tavolo della trattativa l'Aran provi a utilizzare solo una parte delle risorse disponibili per premiare l'allungamento dell'orario, proponendo di destinare i soldi restanti per incentivare la produttività.
Oltre all'indennità il nuovo contratto prevederà il normale aumento di stipendio, con una rivalutazione pari al 3,2% rispetto al salario attuale.

lunedì 24 novembre 2008

CGIL: ENTRO NATALE A CASA 400 MILA PRECARI


(AGI) - Roma, 24 nov. - Rischiano di perdere il posto in 400 mila entro Natale. La stima della Cgil, per effetto della scadenza di contratti e collaborazioni a progetto, e' in evidenza nelle pagine di cronaca politica della grande stampa. L' allarme spicca sulla prima pagina della Stampa che sottolinea come la cifra sia basata su una platea di riferimento di 3,4 milioni di lavoratori precari nel privato, di cui 1,8 milioni a tempo determinato, 1 milione di collaboratori, 200 mila lavoratori interinali, 300 mila con partita Iva e 100 mila occasionali: 'Di questi - si legge - 400 mila rischiano di perdere il posto per effetto della scadenza al 31 dicembre di contratti a termine e collaborazioni a progetto che non verranno rinnovati. Ad esempio dei circa 800 mila collaboratori mono-rapporto il 10-15 per cento restera' disoccupato. Nel gruppo Fiat entro fine anno ci saranno 5mila posto in meno; il settore alimentare perdera' 10mila contratti a termine'. 'Mangiate brioches' il critico titolo sulla prima pagina dell' Unita' che - alla luce dell' allarme del sindacato guidato da Guglielmo Epifani -, denuncia invece che il premier, con il suo invito ad aumentare i consumi, 'assolve governo, banche e imprese'. Repubblica presenta un dossier nel quale si sostiene che 'un milione di posti di lavoro ' atipici' rischia di essere spazzato via dalla crisi', parlando della 'prima recessione dei precari'.

Crisi, Cgil: «400mila precari a rischio» Lunedì via a misure governo e Ue


Berlusconi: «Consumatori arbitri: se non spendono sarà crisi»
. Bindi: «Premier spudorato, le famiglie non hanno soldi»

Da IL MESSAGGERO - ROMA (23 novembre) - Settimana clou per i pacchetti anticrisi: quello del nostro esecutivo e quello della Ue. Si parte lunedì: il governo illustrerà in serata alle parti sociali le linee principali dei provvedimenti che dovrebbero essere varati dal Consiglio dei ministri venerdì 28, mentre a Bruxelles il piano europeo dovrebbe ricevere il primo via libera, con l'approvazione da parte dei capi di gabinetto dell'esecutivo europeo.
Il pacchetto italiano. Per quanto riguarda il pacchetto di aiuti a famiglie e imprese, che verrà varato in Italia su un ordine di risorse di circa 4 miliardi di euro, oggi sono arrivate alcune conferme rispetto alle misure trapelate nei giorni scorsi. Il premier Silvio Berlusconi ha parlato di riduzione dell'Irap, della detassazione degli straordinari e dei premi di produzione. Il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, ha invece garantito che i contributi alle famiglie a basso reddito saranno in «cash, denaro fresco» e non attraverso un bonus fiscale che non agirebbe con la stessa tempestività. Non sarà comunque «un regalo di Natale - dice Sacconi - perché pensiamo a quegli italiani che hanno bisogni primari, che hanno perso il lavoro, oppure alle famiglie con tanti figli o ancora i pensionati soli».
La Cgil lancia l'allarme precari. Intanto la Cgil ha lanciato un allarme sul lavoro. Entro la fine del 2008 rischiano di rimanere a casa «centinaia di migliaia di precari», dice il segretario confederale Fulvio Fammoni che sta mettendo a punto per la confederazione un'analisi dettagliata sul fenomeno. L'ordine di grandezza del problema potrebbe essere di circa 400.000 precari. Per Fammoni «le misure sugli ammortizzatori che il governo si preparerebbe a varare, secondo le ipotesi finora circolate, sono insufficienti». La Cgil aspetta comunque di vedere lunedì che cosa annuncerà il governo per confermare o meno lo sciopero del 12 dicembre. Sacconi si dice «convinto» che lo sciopero verrà revocato, ma Fammoni ribadisce che se il pacchetto di interventi per il lavoro e fiscali sarà quello trapelato finora, «restano confermate tutte le motivazioni dello sciopero».
Il piano di Bruxelles. L'Italia comunque si muove in sintonia con l'Europa, il cui piano, dopo l'ok di lunedì, sarà definitivamente varato dalla Commissione Ue mercoledì. Aiuti alle famiglie disagiate e ai lavoratori che perdono il posto; aiuti di Stato mirati e temporanei alle imprese in crisi; incentivi a chi produce auto a basso impatto ambientale; possibilità di alzare il rapporto fra deficit e Pil per finanziare le misure anti-crisi; rafforzamento del ruolo della Banca europea degli investimenti per rilanciare le grandi opere: queste alcune delle misure previste dal piano di Bruxelles al quale si stanno ispirando tutti i piani anti-crisi dei governi europei, compreso quello italiano.
Le ipotesi di Palazzo Chigi. In Italia il ventaglio delle ipotesi è molto ampio: dal bonus familiare di 150-800 euro per i redditi fino a 20.000 euro agli sconti su alcune tariffe, dal taglio degli acconti delle tasse all'Iva per cassa. Restano infine ancora allo studio i dettagli del piano per sostenere le banche attraverso bond convertibili comprati dal Tesoro. Tramonta quasi definitivamente invece l'ipotesi della detassazione delle tredicesime. «Costa dai 6 agli 8 miliardi di euro, una dimensione da manovra economica» sottolinea il ministro Sacconi, aggiungendo che le misure hanno in ogni caso «un vincolo di compatibilità» con la situazione di finanza pubblica, a partire dal debito.
Cazzola alla Cgil: il governo pensa ai precari più di voi. «Chi glielo ha detto alla Cgil che saranno 400.000 i lavoratori cosiddetti precari destinati a perdere il posto nel solo settore privato? - dice Giuliano Cazzola (Pdl), vice presidente della Commissione Lavoro della Camera - In ogni caso, il governo, diversamente dal sindacato di Epifani che al dunque è più attento ai comparti più garantiti a partire dal pubblico impiego, si sta preoccupando del settore del mercato del lavoro più esposto agli effetti della crisi, per il quale saranno adottate nuove misure di protezione sociale nei provvedimenti dei prossimi giorni».
Berlusconi: consumatori arbitri della situazione. «I consumatori sono gli arbitri della situazione» ha detto Berlusconi parlando del rischio di un aggravarsi della crisi dell'economia reale, dopo la crisi dell'economia finanziaria. Il premier ribadisce la sua ricetta: più consumi per evitare la crisi. «E' sui consumatori che dobbiamo fare leva perché le dimensioni della crisi dell'economia reale non siano estreme - dice il premier - Solo questo può fermare un circolo vizioso che va interrotto con forti iniezioni di speranza e fiducia, guardando in faccia la realtà, come noi stiamo facendo. Lo abbiamo detto più volte che in Italia per le banche non cambia niente, per gli imprenditori neppure, perché hanno la liquidità per intraprendere. La profondità della crisi è quindi determinata dai consumatori. Noi saremo arbitri della nostra fortuna. Se le famiglie cambiano lo stile di vita e si lasciano contagiare dall'idea della catastrofe e della crisi, si cominciano a comprare meno auto, meno elettrodomestici, si riducono i consumi e le imprese si trovano a produrre meno, a dover mettere i propri collaboratori in cassa integrazione. Così questi ultimi potranno consumare meno e ci troveremo in una crisi. C'è stato un divorzio inaccettabile tra le valutazioni della finanza e quelle dell'economia. Se avete sottoscritto titoli in Borsa, e vedete che alcune aziende producono lo stesso fatturato e gli stessi utili di prima e valgono il 60-70% di meno in Borsa, è una separazione tra mondo della finanza e mondo dell'economia. Ho suggerito, visto che stiamo approcciando nuove regole della finanza, che in accordo tra tutti i principali Paesi del mondo, dovremo trovare il modo per inserire una regola per cui, se nelle Borse la valutazione di un'azienda è superiore di 20 volte i suoi profitti, si fermino le negoziazioni. Lo stesso accada se il titolo di quell'azienda è valutato 20 volte meno dei suoi profitti. Non so se riusciremo a scrivere questa regola ma vi è un divorzio inaccettabile tra le valutazioni della finanza e quelle dell'economia».
Bindi: Berlusconi spudorato, famiglie senza soldi. «Berlusconi davvero senza pudore. Come si fa a istigare le famiglie a consumare per combattere la crisi, quando per colpa sua non hanno soldi da spendere?»: così Rosy Bindi commenta l'invito del premier ad aumentare i consumi per fronteggiare la crisi economica. «E' dall'inizio di questa legislatura - prosegue la vice-presidente della Camera - che chiediamo di abbassare la pressione fiscale sui redditi da lavoro e sulle pensioni per sostenere i consumi, e finora abbiamo visto solo la social card, una misura inadeguata come la beneficenza di Stato per una piccola parte delle famiglie più povere. E intanto cresce il numero dei cassintegrati, non c'è più lavoro neppure per i precari e i tagli previsti dalla Finanziaria nella scuola, nella sanità e nei servizi metteranno ulteriormente in difficoltà quel che resta del ceto medio italiano. Solo una persona in malafede può sostenere che la recessione mondiale è figlia dell'informazione e del pessimismo dell'opposizione. Le favole si raccontano ai bambini non ai cittadini che devono fronteggiare una delle crisi più gravi dal dopoguerra. E se Berlusconi pensa di farvi fronte solo con i consigli per gli acquisti siamo messi davvero male».
Finocchiaro: dal governo arrivano solo annunci. «I segnali che arrivano dall'economia reale sono durissimi - dice il presidente dei senatori del Pd, Anna Finocchiaro - La richiesta di cassa integrazione cresce, la Cgil ci dice che entro la fine dell'anno scadranno 400.000 contratti di collaborazione che probabilmente non verranno rinnovati senza che vi sia per i precari alcun ammortizzatore sociale, i consumi delle famiglie si stanno stringendo. Davanti a tutto questo. dal governo sono arrivati molti annunci e nessun provvedimento. Il premier parla di ottimismo e accusa l'opposizione di essere pessimista. La verità è che gli italiani devono vedere misure concrete per essere ottimisti. Noi abbiamo avanzato le nostre proposte e siamo pronti a confrontarci con quelle del governo. Ma bisogna fare in fretta e bisogna coinvolgere le forze sociali, tutte. Per quanto riguarda il Pd lo ripetiamo, sta conducendo una opposizione propositiva e forte: altro che in ginocchio siamo in campo con le nostre battaglie nell'interesse del Paese».
Diliberto: ma Berlusconi si è accorto che i consumatori non hanno soldi? «Sta a vedere che adesso Lehman Brothers l'ho fatta fallire io...» dice il segretario dei comunisti italiani, Oliviero Diliberto, a proposito delle parole di Berlusconi sul pessimismo della sinistra. «Ma andiamo. La crisi è la crisi del modello capitalistico e la sinistra poco c'entra - dice Diliberto - Piuttosto la ricetta del governo è assolutamente sbagliata. Berlusconi dice che i consumatori devono continuare a consumare e non cambiare abitudini. Ma con quali soldi? Ma si è accorto Berlusconi che i consumatori non li hanno quei soldi?».

domenica 23 novembre 2008

CRISI: BRUNETTA, UNA VOLTA TANTO C'E' GOVERNO FORTE


(AGI) - Roma, 22 nov. - "Una volta tanto abbiamo un governo forte, che si puo' criticare per carita', ma immaginiamo che cosa sarebbe successo con il governo Prodi". Cosi' il ministro della Funzione pubblica, Renato Brunetta, sulla crisi dell'economia internazionale. Parlando su Radio 3, ospite di 'La citta' degli uomini', Brunetta ha detto che questo governo e' "capace di fare scelte anche impopolari: abbiamo detto no alla stabilizzazione dei precari, abbiamo fatto tagli per 36 miliardi di euro per tre anni, abbiamo messo in sicurezza la finanza pubblica, abbiamo fatto un contratto del pubblico impiego molto piu' restrittivo del passato". Per il ministro inoltre "le nostre banche sono state infettate meno dai prodotti tossici, cioe' i derivati. In quanto piu' arretrati in termini di internazionalizzazione stiamo pagando meno". Infine "la nostra economia reale e' forte - continua Brunetta - abbiamo le piccole e piccolissime imprese che hanno sette vite come i gatti". Insomma per il ministro il nostro e' "un Paese piu' forte degli altri, meno intossicato, con un governo che fa scelte impopolari e guarda caso ha un alto gradimento". "Meglio un politico che dice di no - ha concluso - che uno che dice sempre di si'".

Precari, On. Miglioli (Pd): è ormai emergenza sociale

Modena - L’on. Ivano Miglioli ha presentato, assieme ad altri parlamentari, un ordine del giorno che impegna il governo ad attuare specifiche forme di tutela per i lavoratori atipici e precari. Una sua dichiarazione in merito. “Le cifre fornite in questi giorni dalla Provincia e dal sindacato sull’andamento del mercato del lavoro danno un’idea della crisi drammatica che sta investendo anche Modena. Nel 2008 i lavoratori in cassa integrazione risultano il doppio dell’anno precedente, quelli a rischio di licenziamento sono almeno 25mila e la forbice tra avviamenti al lavoro e cessazioni si va progressivamente restringendo, pur in presenza di un saldo ancora positivo. A pagare sono soprattutto i soggetti deboli, donne e precari, lavoratori e lavoratrici a tempo determinato che non risultano dai dati INPS, con contratto a progetto e interinali, i primi ai quali le aziende non rinnoveranno i contratti e che non possono accedere a nessun ammortizzatore sociale perché non hanno diritto alla cassa integrazione né alla mobilità. Siamo di fronte ormai a una vera emergenza sociale ma il governo si limita agli annunci e continua a non dare risposte. La Finanziaria 2009 conferma le linee di una politica economica sbagliata, inadeguata e inefficace: si riducono gli investimenti pubblici, si taglia la spesa per istruzione, competitività e sviluppo, aumentano le tasse, mancano provvedimenti seri a sostegno delle imprese e delle famiglie. Per questa ragione abbiamo sottoscritto alla Camera un ordine del giorno – accolto come raccomandazione – che chiede al governo d’impegnarsi ad attuare specifiche forme di tutela per i lavoratori atipici e precari al fine di rispondere alla domanda di migliaia di uomini e donne che rischiano di perdere il posto di lavoro e non avere accesso agli ammortizzatori sociali”.

Precari, doppiamente colpiti


Da Aprileonline - Di Marzia Bonacci
- Vittime della crisi per cui non possono godere, quando perdono il posto di lavoro, della cassa integrazione, sono anche falcidiati dal governo. Come? Con la norma che impedisce al giudice di reintegrarli a tempo indeterminato in caso di violazioni contrattuali e con le politiche dei tagli, soprattutto nella P.a, operate da Brunetta e Gelmini

Solo gli immigrati pagano la crisi economica al pari di come la pagano loro. In verità per gli stranieri forse la situazione è ancor peggiore, visto che oltre a perdere il posto di lavoro senza godere degli ammortizzatori sociali, entro sei mesi si vedono privati anche della possibilità di soggiornare nel nostro Paese. Comunque è una guerra tra poveri, di penultimi contro ultimi, dove gli ultimi si chiamano precari. E se non bastasse la mannaia della finanza mondiale che crolla e del turbo-capitalismo che si arresta, di cui sono vittime doppiamente perché privati anche del paracadute sociale della cassa integrazione, ecco che su di loro si abbatte anche la scure dell'esecutivo. Un colpo che in verità è stato confezionato alcuni mesi fa da parte della maggioranza con una norma approvata in piena calura estiva e prontamente ribattezzata, dai suoi avversari, come "ammazza precari". L'allarme sulle conseguenze reali di questo provvedimento, ma anche sulla sua possibile non conformità alla Costituzione, è stato rilanciato anche oggi dal Pd nelle vesti di Marianna Madia, Maria Grazia Gatti e Cesare Damiano. Come in verità fatto anche all'epoca della sua promanazione. La misura governativa infatti impedisce al giudice del lavoro di reintegrare al posto di impiego, con un contratto a tempo indeterminato, il precario vittima di violazioni contrattuali. A questi, che ha deciso di intentare causa verso il proprio datore di lavoro, come prevede la legge, viene riconosciuto solo un corrispettivo risarcimento in denaro. Già in luglio verso questa monetarizzazione del diritto si era sollevato il coro di contrarietà dell'opposizione. Ricordano i rappresentanti democratici come fin dall'estate "avevamo denunciato la pericolosità di questa norma, sui cui peraltro pesa l'ombra di incostituzionalità". Un j'accuse, affermano i deputati del Pd, a cui il governo aveva risposto cercando di circoscrivere il campo d'intervento del provvedimento che a suo dire avrebbe riguardato esclusivamente i dipendenti delle Poste italiane. Una verità che non trova conferma nei fatti, che dimostrano come la norma riguarderebbe una platea tutt'altro che esigua di impiegati a scadenza, soprattutto perchè molti datori di lavoro starebbero procedendo ad utilizzarla per liquidare dipendenti scomodi. "Il governo aveva proclamato che la norma riguardava pochi casi, praticamente tutti alle Poste. Niente di più falso", attaccano dal Pd, denunciando anche come "alcune aziende stanno utilizzando la 'ammazza-precari' per licenziare i lavoratori che sono in causa con esse oppure che attendono un nuovo grado di giudizio del processo di lavoro". La norma vale inoltre per i procedimenti in corso per cui, sostengono Madia-Gatti-Damiano, "potrebbero essere tantissimi quei lavoratori già reintegrati in primo grado (cioè prima che il provvedimento fosse approvato, ndr) che ora si vedranno licenziati e persino costretti a restituire l'indennità risarcitoria ricevuta dopo il primo grado di giudizio, sottratte le sei mensilità previste ora come penale massima dalla legge". Esempi concreti di quanto denunciato dal Pd non mancano. Oltre al caso dei precari Rai, i deputati democratici citano come emblema di "questo uso spregiudicato della norma", l'azienda Strada dei parchi del gruppo Toto-Benetton (gestore dell'autostrada Roma-Teramo), la quale ha licenziato quattro dipendenti già reintegrati in primo grado dal giudice. Una vicenda su cui lo stesso Pd si è mobilitato chiedendo chiarimenti. "Abbiamo presentare una interrogazione urgente e il Governo imbarazzato ha scelto una risposta formale e assolutamente senza sostanza", ricostruiscono gli esponenti del partito di Veltroni. Sulla vicenda dovrà ora pronunciarsi la Corte, chiamata ad esprimersi anche in merito alla costituzionalità della norma. Nel frattempo i democratici chiedono che "il governo, a tutela dei lavoratori, utilizzi subito la sua moral suasion nei confronti di Strada dei parchi perchè ritiri i licenziamenti", oltre naturalmente a trovare "le forme per fare in modo che le altre aziende non utilizzino questa norma". Ed è sempre il mondo del precariato a generare il botta e risposta andato in scena oggi fra il senatore della sinistra Pd Paolo Nerozzi e il ministro della Funzione Pubblica Renato Brunetta. L'ex sindacalista della Cgil che oggi siede a Palazzo Madama ha infatti espresso soddisfazione per il fatto che il ministro del Welfare Maurizio Sacconi abbia finalmente deciso di occuparsi dei precari, ma ha anche sottolineato come "sarebbe utile, però, che il ministro Sacconi informasse anche i suoi colleghi Gelmini e Brunetta che ne mandano a casa rispettivamente circa 130 mila nella scuola e circa 60 mila nel pubblico, più un numero consistente nell'importante settore della ricerca". Lo spunto per l'affondo di Nerozzi è stato offerto dal ministro del Welfare che, intervistato da Repubblica in merito alle misure anticrisi che il governo presenterà lunedì alle parti sociali, ha risposto alla domanda se la Cigs sarà estesa anche ai precari, come chiede il sindacato, aprendo a questa eventualità. Anche se con una specifica. "Terremo in considerazione tutti i soggetti deboli. Ma sia chiaro che questo è un piano per l'emergenza e non una riforma strutturale", ha dichiarato infatti Sacconi. Poche ore dopo ed è lo stesso Brunetta a replicare al senatore democratico in merito ai precari della Pa: "voglio rassicurare Nerozzi che con Sacconi ci sentiamo spesso", ha risposto il ministro della guerra ai fannulloni. Resta da capire invece se l'intero pacchetto anticrisi confezionato dall'esecutivo convincerà anche la Cgil oltre che i precari, del pubblico impiego e non solo. Il segretario Epifani vuole aspettare l'incontro di lunedì per dare una valutazione, ma ribadisce quelle che secondo la confederazione di corso Italia restano le priorità. In primis una politica seria di tutela dell' occupazione, che per Epifani rappresenta "il problema vero che tende a crescere". Una politica che non può che passare per l'estensione della cassa integrazione agli esclusi e per un rilancio di salari e pensioni, unica strada che consente di riattivare anche la domanda sociale e quindi rivitalizzare la produttività, evitando la perdita dei posti di lavoro. "Servono ammortizzatori e tutele per chi ne è privo, soprattutto per i precari" - ha osservato Epifani - e dall'altra parte sono necessarie politiche fiscali che sostengano i redditi dei lavoratori e dei pensionati". Riguardo allo sciopero generale indetto per il 12 dicembre, che Sacconi spera rientri dopo la presentazione del piano anticrisi del governo, Epifani è stato netto: "Dipende dalle scelte del governo ma deve essere chiaro che io ho chiesto misure forti perchè la situazione è eccezionale". Per sapere cosa accadrà si dovrà aspettare l'inizio della settimana. Appare certo un fatto: la campana dell'incertezza economica suona soprattutto per loro, i precari, colpiti doppiamente: dal governo e dalla crisi.

Lavoro/ Pd: Ammazza-precari produce effetti, Governo intervenga


Roma, 21 nov. (Apcom) - Il Pd chiede al governo di intervenire contro i licenziamenti dei lavoratori precari: "A luglio, quando era stata approvata la cosiddetta norma 'ammazza-precari' - che impedisce al giudice del lavoro di reintegrare un lavoratore vittima di violazioni contrattuali al suo posto con un contratto a tempo indeterminato - avevamo denunciato - sottolineano in una dichiarazione congiunta i deputati Marianna Madia, Maria Grazia Gatti, Cesare Damiano e Giovanni Lolli - la pericolosità di questa norma, sui cui peraltro pesa l'ombra di incostituzionalità. Il governo aveva proclamato che la norma riguardava pochi casi, praticamente tutti alle Poste. Niente di più falso". Secondo gli esponenti democratici "alcune aziende stanno utilizzando la 'ammazza-precari' per licenziare i lavoratori che sono in causa con esse oppure che attendono un nuovo grado di giudizio del processo di lavoro. Poiché la norma vale per i procedimenti in corso, potrebbero essere tantissimi quei lavoratori già reintegrati in primo grado che ora si vedranno licenziati e persino costretti a restituire l'indennità risarcitoria ricevuta dopo il primo grado di giudizio, sottratte le sei mensilità previste ora come penale massima dalla legge". "Questo uso spregiudicato della norma - prosegue la nota dei parlamentari del Pd - è stato fatto dall'azienda 'Strada dei parchi' del gruppo Toto-Benetton, gestore dell'autostrada Roma-Teramo, che ha licenziato quattro lavoratori già reintegrati in primo grado dal giudice. Abbiamo presentato una interrogazione urgente e il Governo imbarazzato ha scelto una risposta formale e assolutamente senza sostanza. In attesa che la Corte si pronunci sulla costituzionalità della norma - concludono Madia, Gatti, Damiano e Lolli - il governo, a tutela dei lavoratori, utilizzi subito la sua moral suasion nei confronti di 'Strada dei parchi' perché ritiri i licenziamenti. Si trovino poi le forme per fare in modo che le altre aziende non utilizzino questa norma".

venerdì 21 novembre 2008

COMUNICAZIONE


Al fine di evitare qualunque tipo di problema, soprattutto personale, ricordo a tutti i colleghi precari, che il blog nasce e continua ad essere un luogo dove tutti quanti noi possiamo pubblicare senza discriminazione di questo o quello, e che il sottoscritto è solo colui che raccoglie articoli, mail o richieste di inserimento nello stesso Blog. Nello specifico, mi riferisco al post che è stato inserito un paio di giorni fa, relativo alla UIL, del quale sono stato "accusato", via posta elettronica, di essere l'esecutore in quanto gestore del blog. Due specifiche onde evitare qualunque cosa...: 1) le accuse rivoltemi non sono ASSOLUTAMENTE PERVENUTE DA RAPPRESENTANTI UIL (i quali sicuramnete sono rimasti male), ma da colleghi; 2) le password del blog sono a disposizione di molte persone e di chiunque me le chieda, al fine di poter inserire direttamente qualunche post.
Un saluto a tutti, Massimiliano.

Epifani: valuteremo il piano anti crisi solo dopo l'incontro con il governo


Da Il Messaggero.it - UDINE (21 novembre)
Il segretario della Cgil Guglielmo Epifani ha detto che farà una valutazione sul piano contro la crisi solo dopo «l'incontro di lunedì sera con il Governo». Solo allora, ha detto, «daremo una valutazione su tutta la manovra non appena sarà presentata». Epifani ha aggiunto di non voler commentare l'annuncio di bonus per le famiglie e sconti per le imprese fatti da Berlusconi.

Priorità. Epifani ha sottolineato che le «priorità sono le politiche per l'occupazione, perché questo è il problema vero che tende a crescere». «In modo particolare - ha detto Epifani - servono ammortizzatori e tutela per chi ne è privo, soprattutto per i precari, e dall'altra parte sono necessarie politiche fiscali che sostengano i redditi dei lavoratori e dei pensionati».
Sul tema del precariato, il leader della Cgil ha aggiunto che «il problema è scoppiato in maniera così forte che naturalmente abbiamo avuto qualche ritardo. Ma poi non solo siamo intervenuti, ma abbiamo tentato di difenderli al meglio da questa crisi. Non ci rassegniamo - ha concluso Epifani - che i precari escano dalle aziende e nessuno pensi a loro».

Lavoro, la valanga dei posti in bilico


Da Il Tempo - di Roberto Giovannini
.
Eccola, la «valanga» che rischia di sommergere l’economia produttiva in Italia. I dati, la statistica ancora non riescono a fotografare compiutamente un fenomeno che però tutti avvertono come pericoloso, preoccupante, potenzialmente devastante. Le cause sono molte, spiegano gli economisti. A livello «macro» c’è il ciclo, la crisi finanziaria, la frenata delle locomotive mondiali, la costante riorganizzazione del lavoro su scala planetaria. Poi ci sono i problemi «italiani»: un modello produttivo fragile, basato su produzioni di nicchia, poca innovazione, arretratezza finanziaria, una politica invasiva e inefficiente. Il risultato, tradotto in numeri. Le 153 milioni di ore di Cig già erogate nel 2008, +12% rispetto al 2007. Le 4.562 aziende fallite tra gennaio e giugno 2008 (erano 4.294, dice Unioncamere). Il calo della produzione industriale (-1% in settembre, per Bankitalia), dell’export, delle aspettative e del clima di fiducia di imprese e consumatori, delle vendite del commercio al dettaglio, dell’accumulazione di capitale (-0,2% nel secondo trimestre). Le 1108 imprese che hanno già fatto domanda al ministero per poter usufruire della Cig straordinaria. La caduta (in settembre del 5,68%, in termini reali chiarisce il Cerm, degli ordinativi delle imprese). I migliaia di posti perduti nelle piccole imprese che saltano. I migliaia di precari che vanno a casa per restarci.
L’onda della cassa integrazione
Al lavoratore in cassa integrazione spettano al netto circa 750 euro. Così dice la legge. Sono quasi 950 se «prima» guadagnava uno stipendio superiore a 1.500 netti. Provi, chi è curioso, a vedere come fa una famiglia ad andare avanti così. In Italia gli ammortizzatori sociali sono scarsi e mal congegnati. La cassa integrazione ordinaria, la «Cigo», serve a un’impresa in crisi «transitoria», che dura al massimo qualche mese. È quella più adoperata ora. Se la crisi è strutturale, c’è la Cig straordinaria, che può durare anche due o tre anni. Poi c’è la mobilità, ma il posto di lavoro non c’è più. Non tutti i lavoratori, non tutte le imprese, non tutti i settori produttivi godono di questa rete di protezione che assomiglia molto a un colabrodo. «Non i precari, non i contratti a termine, non gli interinali, non i co.co.pro, non i dipendenti (anche stabili) delle piccole aziende, ad esempio», ricorda il segretario confederale Cgil Susanna Camusso. Ovvero, la fetta (nettamente) maggioritaria del mondo del lavoro italiano. «Per adesso - spiega Giorgio Santini, segretario confederale della Cisl - noi registriamo solo un boom della Cig ordinaria, un’esplosione cominciata a giugno. Ci vogliono 6-7 mesi perché la Cigo si trasformi in qualcosa di peggio. Diciamo che verso febbraio, forse marzo arriverà la mareggiata della Cigs».
Gli anelli deboli saltano
Quando le cose cominciano ad andare male, a saltare per primi sono gli anelli deboli della catena. «I precari, i lavoratori con meno tutele e garanzie - spiega l’ex ministro del Lavoro Pd Cesare Damiano - quelli senza voce». È così tutto sommato anche per le imprese: i primi a pagare sono gli imprenditori dell’indotto, quelli che hanno meno possibiltà di muoversi e sono più fragili nei confronti delle banche. Seguono le aziende dei settori più colpiti dal taglio dei consumi: l’automobile, il frigorifero, il mobile? Acquisti che si possono rinviare in attesa di tempi migliori. L’edilizia, le costruzioni? Si aspetta. O quelli «voluttuari», come scarpe e abbigliamento. Ma va in crisi persino l’opulenta Emilia-Romagna, dice il presidente Vasco Errani, per colpa della «frenata della domanda interna e internazionale».
La mappa della crisi
Il colosso svedese del «bianco» Electrolux ha deciso di chiudere uno stabilimento a Scandicci e tagliare in Veneto. La Antonio Merloni di Fabriano è commissariata. A Torino la Motorola chiude il centro di ricerca. La farmaceutica (prima a sud di Roma, poi al Nord) è travolta dalla scadenza dei brevetti, con produzioni che si spostano in India e Cina. Gli alti costi dell’energia mettono in crisi la ceramica in Emilia e il piombo zinco e alluminio in Sardegna. Il distretto della sedia in Friuli boccheggia. L’edilizia è in frenata, strangolata - dicono i costruttori dell’Ance - dal patto di stabilità interno, che impedisce agli Enti locali persino di pagare le imprese per i lavori già conclusi.
L’auto? Si è fermata
L’automobile negli Usa vale 4 milioni di posti e il 4% del Pil; per Damiano (che come Santini e molti altri ritiene inevitabile un sostegno al comparto, sia pure mirato alle auto elettriche, a metano o ibride) «in Italia in proporzione l’auto pesa anche di più». Auto vuol dire Fiat, e la Fiat si è fermata. Di botto. A Torino si sono fermati (in Cig) 27mila lavoratori di 450 fabbriche metalmeccaniche, mentre 5.000 precari sono a casa senza un soldo. Si è fermata la Ergom a Termini Imerese, ma la crisi è planetaria, sono a rischio anche colossi come la Gm. È in pericolo quello che Antonio Sansone, segretario nazionale della Fim-Cisl, definisce «l’ampio comparto dell’indotto auto, che in Italia aveva cercato di uscire dalla dipendenza dalla sola Fiat». E nei guai non ci sono solo le «boite», ma anche «grandi» come la Brembo di Alberto Bombassei.
Moda, salotti: addio?
Valeria Fedeli, segretario generale dei tessili della Filtea-Cgil, snocciola dati angosciosi. 13mila lavoratori in Cigs: 66 da aziende che hanno chiuso i battenti, 18 lo stanno facendo, 95 hanno dichiarato la crisi, 14 sono in fallimento, 28 con contratti di solidarietà. La Cig ordinaria è aumentata del 20% nell’ultimo mese, poi ci sono le aziende piccole senza tutele. «Totale - afferma la sindacalista - stimiamo 30.000 posti a rischio nel 2008, che possono raddoppiare senza interventi nel 2009». E non sono le imprese marginali, ma i distretti «forti» del Made in Italy: Prato, la lana di Biella, la seta a Como, le calzature a Lecce e Fermo, la maglieria a Carpi, l’occhialeria nell’opulenta Belluno. Il suo collega della Fillea-Cgil, Walter Schiavella, ricorda la crisi gravissima della Natuzzi e dell’intero distretto del salotto in Puglia e Basilicata: oltre tremila in cassa integrazione, delle 500 aziende e 14.000 addetti di sei anni fa sono rimasti rispettivamente in 150 e 8.000.

giovedì 20 novembre 2008

COMUNICATO DEL 20 NOVEMBRE 2008

A seguito dell’incontro tra l’amministrazione e le OO.SS., avvenuto in data odierna, il personale precario dell’ISPRA, riunito in assemblea, ha preso atto della determinazione provvisoria della dotazione organica rimodulata in 1483 unità.

Occorre rilevare l’incoerenza, ancora una volta dimostrata dall’amministrazione, nel comunicare a porte chiuse le novità relative alla dotazione organica mentre, in altre circostanze, sono state tenute riunioni a porte aperte quando non vi era alcunché da comunicare, o meglio, quando non è stato comunicato alcunché.

Poiché martedì 25 novembre p.v. sono previsti due incontri, nella sede di Via Brancati, tra l’amministrazione e rispettivamente una delegazione di lavoratori co.co.co. alle ore 10.30 ed una delegazione di lavoratori T.D. funzionari amministrativi alle ore 11.30, l’assemblea propone di fissare un nuovo incontro martedì 25 novembre p.v. successivamente ai predetti incontri, alle ore 14.00, presso la sala adiacente la mensa di Via Brancati.

In tale occasione saranno definite le prossime iniziative di mobilitazione.

RINVIO INCONTRO CO.CO.CO E AMMINISTRAZIONE


La delegazione dei Co.co.co. che doveva essere ricevuta lunedì alle ore 11.00, sarà ricevuta martedi 25 novembre alle ore 10.30

mercoledì 19 novembre 2008

....risposta alla UIL


Preso atto dell' informativa del sindacalista UIL Roberto Papi (che noi tutti già conoscevamo e che riteniamo un salvagente), ci chiediamo alcune cose......

Se è questa la linea che UIL intende seguire per evitare la mattanza dei Co.Co.Co., quali saranno le immediate azioni concrete, di lotta e di salvaguardia "reali" che il sindacato UIL intende mettere in atto?

Riteniamo opportuno che alla mail inviataci segua SUBITO un' azione forte e che non rimanga semplice fumo negli occhi come in passato, troppe volte, abbiamo visto essere!!!


Le azioni sindacali si concordano e concretizzano in assemblea e non lungo i corridoi.

Taluni rappresentanti sindacali (?) sbeffeggiano con arroganza e spirito di lesa maestà la nostra iniziativa di ieri, senza cogliere il vero e profondo senso di crisi umana e lavorativa che stiamo attraversando. Un sindacato moderno ed intelligente, non può non cogliere questo segnale forte e farlo suo mediante azioni concrete.

Rinvio incontro co.co.co. e amministrazione


La delegazione dei Co.co.co. sarà ricevuta lunedì alle ore 11.00. E' stato già sottolineato che alle 10 e 30 è previsto l'incontro con USI, ma pare non vi siano problemi...Inutile dire che lo slittamento di un incontro richiesto con urgenza, rappresentando la nostra necessità di chiarezza e trasparenza rispetto a una situazione per noi così critica ed imminente, non può rappresentare per i co.co.co. altro se non un ulteriore aggravio di preoccupazione ed ansie.Risposte rinviate alla prossima settimana!!!!! Valutiamo comunque se mantenere almeno noi co.co.co un presidio domani, mentre si discuterà di pianta organica ISPRA.

martedì 18 novembre 2008

I CO.CO.CO. DICONO BASTA



CO.CO.CO. INCAZZATO
BLOG OCCUPATO!!!
BASTA!!!
PAROLE...PAROLE...PAROLE
QUANTE ANCORA?


CI SIAMO ANCHE NOI
e adesso vi raccontiamo i nostri sentimenti
e se qualcuno è permaloso...problemi suoi!!!

L'anello più debole della catena continua a pagare la politica dei soprusi, la pochezza dei rappresentanti sindacali, quella dei sindacati stessi e dei governi che si succedono poveri di idee e di soluzioni.


SIAMO ARRIVATI ALL'ORA "X"


Dopo anni e anni di lavoro all'interno dell'ente i "lavoratori di serie B" (sottopagati, sfruttati e mobizzati), al 31 Dicembre saranno infine eliminati.
In barba alla professionalità e all' istituzionalità del lavoro svolto, senza che nessuno si opponga se non formalmente a questo atto che va contro lo Stato stesso......

TUTTI A CASA!!!!

Abbiamo dato supporto a tutti i sindacati e a i diritti degli altri lavoratori....
ma per il nostro futuro, dov'è che si combatte?
a quale tavolo? in quale piazza, quella del 14 Novembre?

CREDIAMO SIA ARRIVATO IL MOMENTO DI NON FORNIRE PIU' UN SUPPORTO INCONDIZIONATO AD UN MOVIMENTO CHE NON CI CONSIDERA E CHE SI E' DIMOSTRATO INCAPACE DI RISOLVERE ANCHE IL PIU' PICCOLO DEI PROBLEMI CHE VIVIAMO TUTTI I GIORNI ALL'INTERNO DI ISPRA (SENZA NEMMENO UN MISERO BUONO PASTO)

IN QUESTO MOMENTO CI SENTIAMO FIGLI UNICI...
... se non l'hai mai ascoltata clicca qui sotto...
... se non ti fa riflettere sei morto dentro!!!





Stipendi da 300mila euro agli esperti che valutano gli statali


ROMA (17 novembre) - Salvo imprevisti, l’anno prossimo nascerà una nuova agenzia: l’agenzia per la meritocrazia nel pubblico impiego. Sarà costituita da cinque componenti, cinque esperti il cui compito sarà di «indirizzare, coordinare e sovrintendere all’esercizio indipendente della valutazione». Detto in parole più semplici, dovranno fare in modo che in tutte le amministrazioni pubbliche italiane si misuri la produttività del personale con meccanismi il più possibile oggettivi. In base a queste misurazioni si dovranno distribuire i premi e gli avanzamenti di carriera.
L’istituzione dell’agenzia per la valutazione è prevista nel disegno di legge Brunetta, in discussione al Senato. Il testo iniziale del provvedimento prevedeva che il nuovo organismo nascesse a costo zero. Nei giorni scorsi, però, è stato votato un emendamento che ha cambiato la situazione. Ora l’agenzia costa, e neanche poco: ben 4 milioni di euro nel 2009, destinati a diventare 8 milioni dal 2010 in poi.
Non è ben chiaro a cosa servano tutti questi soldi. Prima di questo emendamento, era circolata una stima di spesa più contenuta (2 milioni di euro nel 2009 che diventano 4 milioni a regime), e in questa stima si prevedeva che un milione e mezzo di euro fosse destinato a retribuire i cinque membri dell’agenzia. Gli esperti della valutazione insomma avrebbero un compenso medio annuo da almeno 300 mila euro a testa. Una cifra superiore al tetto di stipendio previsto per i dirigenti pubblici, pari a circa 290 mila euro.
La norma non prevede particolari vincoli di incompatibilità per i cinque membri. Per esempio, se il nominato è un professore universitario può conservare il suo incarico e cumulare i due redditi.
L’emendamento sull’agenzia per la valutazione è stato approvato in commissione al Senato anche con i voti di quasi tutta l’opposizione. Maria Fortuna Incostante, senatrice del Pd, spiega che il testo votato è molto migliorato rispetto al testo iniziale proposto dal governo: «Prima si prevedeva un organismo che di fatto era un’emanazione del governo. Ora invece per le nomine è prescritta una procedura a maggioranza qualificata, che garantisce una reale indipendenza». Quanto ai costi, «non è detto che alla fine questi debbano essere fissati nella legge: potrebbero essere definiti dai decreti del governo».
Michele Gentile della Cgil commenta: «Che strano: si istituisce un'agenzia per fare in modo che le retribuzioni dei dipendenti pubblici siano legate ai risultati ottenuti, ma come prima cosa si prevede uno stipendio fisso destinato ai componenti di questa agenzia».

Per le banche pronti 15 miliardi


Altri tre vanno per le famiglie. La Corte dei Conti: federalismo fiscale farà aumentare le tasse.

Alle famiglie forse tre miliardi di euro; in prestito alle banche, a certe condizioni, una quindicina di miliardi. In concreto, dovrebbero essere questi gli elementi davvero nuovi, e validi subito, del piano anti-crisi, che il governo, contando stanziamenti già previsti nel triennio, da riallocare o da accelerare, fa assommare all’imponente cifra di 80 miliardi. Provvederà con uno o più decreti-legge il consiglio dei ministri di venerdì.
«Tremonti ci dica se i fondi di cui ha parlato sono veri o sono già stanziati - sfida dall’opposizione Pierferdinando Casini - perché se non sono nuovi si tratta di una presa in giro, se lo sono l’Udc li voterà». Il Pd ha già proposto aiuti ai redditi più bassi per 7-8 miliardi; ieri Walter Veltroni ha ufficializzato la svolta, abbandonando la fedeltà alla regole europee che era stata una bandiera del centro-sinistra: «si può rinviare il pareggio di bilancio, come ha fatto la Germania».
Dentro il governo si discute ancora a quali misure dare la precedenza. Il presidente della commissione Finanze della Camera, Gianfranco Conte (Pdl), ammette che in concreto ci sono «scarsi mezzi a disposizione», ma «si farà tutto il possibile». Non è escluso il ritorno a un po’ di «finanza creativa»; a erogazioni una tantum si farebbe pronte con quelle coperture una tantum che negli ultimi anni le regole europee non ammettevano più.
Tra le ipotesi più quotate è un soccorso una tantum alle famiglie più bisognose, in aggiunta o integrazione alla social card già decisa l’estate scorsa. Il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi studia come estendere l’indennità di disoccupazione ad alcune categorie di precari, come i Co.co.pro. La detassazione degli straordinari, che era temporanea, sarà estesa al 2009. Meno probabile è che si intervenga sui carichi di famiglia Irpef.
A favore del lavoro autonomo e dell’impresa minore, si potrebbe (ma il tempo stringe) ridurre le percentuali di acconto dell’autotassazione di novembre; in pratica un rinvio di versamenti all’anno prossimo. Sul pagamento dell’Iva «per cassa», cioè all’effettivo pagamento e non alla fattura, occorre il permesso della Commissione europea, che non ha tempi brevissimi. Improbabile, per ora, la deducibilità dell’Irap dalle impsote dirette.
Tra le decisioni di venerdì entrerà anche il soccorso alle banche se si riuscirà a risolvere in tempo i problemi tecnici. Occorre configurare lo speciale prestito obbligazionario subordinato perpetuo in modo tale che possa essere conteggiato nel «Core Tier 1». Questo parametro di solidità dei bilanci bancari la Banca d’Italia inviterà a elevarlo rispetto al 6%, finora suggerito; non è sicuro se proprio fino all’8%, oppure al 7,5%. Lo Stato presterà questi fondi indebitandosi a sua volta sui mercati finanziari (ci guadagnerà, perché riscuoterà dalle banche cedole più alte dei rendimenti pagati ai risparmiatori). La somma totale non è ancora certa, perché dipende da quanto le banche chiederanno; partendo da circa 3 miliardi per Unicredit e 4 per Intesa Sanpaolo, si potrebbe arrivare a una quindicina di miliardi, massimo a 20.
Per il resto, gli 80 miliardi constano: 1) dei 16,6 di investimenti in infrastrutture, da tempo in bilancio, i cui cantieri, garantisce il ministro Altero Matteoli, si apriranno «entro sei mesi» grazie a nuove procedure; 2) di 40 miliardi in un triennio di fondi europei, che saranno accorpati in pochi progetti importanti (ma le Regioni protestano); 3) in 10 miliardi di investimenti privati, sempre in un triennio, dalle società autostradali, con nuovi meccanismi tariffari.
Ma sui conti pubblici dei prossimi anni pesa un differente rischio. La Corte dei Conti teme che il federalismo fiscale, così come è delineato nel disegno di legge delega all’esame del Parlamento, con ampie quote di Irpef devolute agli enti locali, possa portare a un aumento delle tasse, e perfino a rendere meno trasparente il sistema tributario. Lo ha detto, pur nel quadro di un giudizio complessivamente positivo, il presidente della Corte, Tullio Lazzaro, in una audizione al Senato.

lunedì 17 novembre 2008

Finti precari, il giudice condanna l’azienda


TRENTO.
Cento mila euro tra ferie non godute, tfr non versato e riposi saltati. E’ quanto dovrà pagare una cooperativa piemontese a cinque lavoratori trentini che hanno avviato una causa di lavoro per vedere riconosciuto il proprio inquadramento contrattuale. Per anni hanno contato milioni di euro dentro una sala da conta in corso Buonarroti. Ufficialmente erano dei co.co.co, in pratica non svolgevano alcun lavoro a progetto. Secondo il giudice, dunque, vanno pagati come lavoratori subordinati.
Questo significa rivedere completamente il contratto, con obbligo per la cooperativa di versare tutto quanto non pagato tra il 2001 - anno di inizio della collaborazione - e il 2003 quando i lavoratori smisero la loro occupazione.
Definire un «progetto» (elemento essenziale dei rapporti di collaborazione coordinata e continuativa) l’attività di conta quotidiana di migliaia e migliaia di banconote per poi riordinarle in mazzette e riconsegnarle agli agenti del trasporto valori sarebbe quanto meno forzato. Eppure era quello che per due anni questi cinque trentini - di età compresa tra i 20 e i 25 anni - hanno fatto come lavoro. Assunti come collaboratori parasubordinati dalla coop, i cinquie passavano otto ore della loro giornata nascosti in una sorta di bunker in corso Buonarroti, spiati senza sosta da alcune telecamere che ne controllavano ogni movimento. Lì dentro, in quella sala blindatissima, ogni giorno passavano milioni di euro in banconote di ogni taglio. Loro, i giovani lavoratori, dovevano riordinarle e contarle e poi restituire ai portavalori per il deposito in banca. Il denaro era di proprietà dei maggiori supermercati trentini e di alcune banche che lo consegnavano alla cooperativa per la conta e poi se riprendevano.
Per due anni, i cinque ragazzi hanno lavorato giorno e notte nei locali messi a disposizione dal datore di lavoro, soggiacendo al potere direttivo dell’azienda che - per motivi di sicurezza - li «spiava» di continuo. Finché, nel 2003, la cooperativa perse l’appalto sulla piazza di Trento ma lo vinse su quella di Bolzano. Chiese, allora, ai cinque di trasferirsi ma la trattativa non andò a buon fine e ai cinque «co.co.co» venne dato il benservito. I lavoratori si sono rivolti all’avvocato Gennaro Romano - il quale ha avviato una causa per dimostrare che quel rapporto di lavoro non aveva nulla della collaborazione, ma aveva tutto del rapporto subordinato. Dopo quattro anni di battaglia in tribunale, i cinque ragazzi l’hanno spuntata. A loro l’azienda - che ha sempre sostenuto la conformità al contratto dell’attività svolta - dovrà versare una cifra vicina ai 100 mila euro come risarcimento per tutti i diritti negati in due anni di contratto.