LA PETIZIONE DA FIRMARE

domenica 23 novembre 2008

Precari, doppiamente colpiti


Da Aprileonline - Di Marzia Bonacci
- Vittime della crisi per cui non possono godere, quando perdono il posto di lavoro, della cassa integrazione, sono anche falcidiati dal governo. Come? Con la norma che impedisce al giudice di reintegrarli a tempo indeterminato in caso di violazioni contrattuali e con le politiche dei tagli, soprattutto nella P.a, operate da Brunetta e Gelmini

Solo gli immigrati pagano la crisi economica al pari di come la pagano loro. In verità per gli stranieri forse la situazione è ancor peggiore, visto che oltre a perdere il posto di lavoro senza godere degli ammortizzatori sociali, entro sei mesi si vedono privati anche della possibilità di soggiornare nel nostro Paese. Comunque è una guerra tra poveri, di penultimi contro ultimi, dove gli ultimi si chiamano precari. E se non bastasse la mannaia della finanza mondiale che crolla e del turbo-capitalismo che si arresta, di cui sono vittime doppiamente perché privati anche del paracadute sociale della cassa integrazione, ecco che su di loro si abbatte anche la scure dell'esecutivo. Un colpo che in verità è stato confezionato alcuni mesi fa da parte della maggioranza con una norma approvata in piena calura estiva e prontamente ribattezzata, dai suoi avversari, come "ammazza precari". L'allarme sulle conseguenze reali di questo provvedimento, ma anche sulla sua possibile non conformità alla Costituzione, è stato rilanciato anche oggi dal Pd nelle vesti di Marianna Madia, Maria Grazia Gatti e Cesare Damiano. Come in verità fatto anche all'epoca della sua promanazione. La misura governativa infatti impedisce al giudice del lavoro di reintegrare al posto di impiego, con un contratto a tempo indeterminato, il precario vittima di violazioni contrattuali. A questi, che ha deciso di intentare causa verso il proprio datore di lavoro, come prevede la legge, viene riconosciuto solo un corrispettivo risarcimento in denaro. Già in luglio verso questa monetarizzazione del diritto si era sollevato il coro di contrarietà dell'opposizione. Ricordano i rappresentanti democratici come fin dall'estate "avevamo denunciato la pericolosità di questa norma, sui cui peraltro pesa l'ombra di incostituzionalità". Un j'accuse, affermano i deputati del Pd, a cui il governo aveva risposto cercando di circoscrivere il campo d'intervento del provvedimento che a suo dire avrebbe riguardato esclusivamente i dipendenti delle Poste italiane. Una verità che non trova conferma nei fatti, che dimostrano come la norma riguarderebbe una platea tutt'altro che esigua di impiegati a scadenza, soprattutto perchè molti datori di lavoro starebbero procedendo ad utilizzarla per liquidare dipendenti scomodi. "Il governo aveva proclamato che la norma riguardava pochi casi, praticamente tutti alle Poste. Niente di più falso", attaccano dal Pd, denunciando anche come "alcune aziende stanno utilizzando la 'ammazza-precari' per licenziare i lavoratori che sono in causa con esse oppure che attendono un nuovo grado di giudizio del processo di lavoro". La norma vale inoltre per i procedimenti in corso per cui, sostengono Madia-Gatti-Damiano, "potrebbero essere tantissimi quei lavoratori già reintegrati in primo grado (cioè prima che il provvedimento fosse approvato, ndr) che ora si vedranno licenziati e persino costretti a restituire l'indennità risarcitoria ricevuta dopo il primo grado di giudizio, sottratte le sei mensilità previste ora come penale massima dalla legge". Esempi concreti di quanto denunciato dal Pd non mancano. Oltre al caso dei precari Rai, i deputati democratici citano come emblema di "questo uso spregiudicato della norma", l'azienda Strada dei parchi del gruppo Toto-Benetton (gestore dell'autostrada Roma-Teramo), la quale ha licenziato quattro dipendenti già reintegrati in primo grado dal giudice. Una vicenda su cui lo stesso Pd si è mobilitato chiedendo chiarimenti. "Abbiamo presentare una interrogazione urgente e il Governo imbarazzato ha scelto una risposta formale e assolutamente senza sostanza", ricostruiscono gli esponenti del partito di Veltroni. Sulla vicenda dovrà ora pronunciarsi la Corte, chiamata ad esprimersi anche in merito alla costituzionalità della norma. Nel frattempo i democratici chiedono che "il governo, a tutela dei lavoratori, utilizzi subito la sua moral suasion nei confronti di Strada dei parchi perchè ritiri i licenziamenti", oltre naturalmente a trovare "le forme per fare in modo che le altre aziende non utilizzino questa norma". Ed è sempre il mondo del precariato a generare il botta e risposta andato in scena oggi fra il senatore della sinistra Pd Paolo Nerozzi e il ministro della Funzione Pubblica Renato Brunetta. L'ex sindacalista della Cgil che oggi siede a Palazzo Madama ha infatti espresso soddisfazione per il fatto che il ministro del Welfare Maurizio Sacconi abbia finalmente deciso di occuparsi dei precari, ma ha anche sottolineato come "sarebbe utile, però, che il ministro Sacconi informasse anche i suoi colleghi Gelmini e Brunetta che ne mandano a casa rispettivamente circa 130 mila nella scuola e circa 60 mila nel pubblico, più un numero consistente nell'importante settore della ricerca". Lo spunto per l'affondo di Nerozzi è stato offerto dal ministro del Welfare che, intervistato da Repubblica in merito alle misure anticrisi che il governo presenterà lunedì alle parti sociali, ha risposto alla domanda se la Cigs sarà estesa anche ai precari, come chiede il sindacato, aprendo a questa eventualità. Anche se con una specifica. "Terremo in considerazione tutti i soggetti deboli. Ma sia chiaro che questo è un piano per l'emergenza e non una riforma strutturale", ha dichiarato infatti Sacconi. Poche ore dopo ed è lo stesso Brunetta a replicare al senatore democratico in merito ai precari della Pa: "voglio rassicurare Nerozzi che con Sacconi ci sentiamo spesso", ha risposto il ministro della guerra ai fannulloni. Resta da capire invece se l'intero pacchetto anticrisi confezionato dall'esecutivo convincerà anche la Cgil oltre che i precari, del pubblico impiego e non solo. Il segretario Epifani vuole aspettare l'incontro di lunedì per dare una valutazione, ma ribadisce quelle che secondo la confederazione di corso Italia restano le priorità. In primis una politica seria di tutela dell' occupazione, che per Epifani rappresenta "il problema vero che tende a crescere". Una politica che non può che passare per l'estensione della cassa integrazione agli esclusi e per un rilancio di salari e pensioni, unica strada che consente di riattivare anche la domanda sociale e quindi rivitalizzare la produttività, evitando la perdita dei posti di lavoro. "Servono ammortizzatori e tutele per chi ne è privo, soprattutto per i precari" - ha osservato Epifani - e dall'altra parte sono necessarie politiche fiscali che sostengano i redditi dei lavoratori e dei pensionati". Riguardo allo sciopero generale indetto per il 12 dicembre, che Sacconi spera rientri dopo la presentazione del piano anticrisi del governo, Epifani è stato netto: "Dipende dalle scelte del governo ma deve essere chiaro che io ho chiesto misure forti perchè la situazione è eccezionale". Per sapere cosa accadrà si dovrà aspettare l'inizio della settimana. Appare certo un fatto: la campana dell'incertezza economica suona soprattutto per loro, i precari, colpiti doppiamente: dal governo e dalla crisi.

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