LA PETIZIONE DA FIRMARE

martedì 16 giugno 2009

I Parlamentari sotto la lente: le donne le più presenti, Idv più attiva del Pd

Di Chiara Beghelli - Sole24Ore -Un Parlamento piuttosto svogliato, dove le più presenti e attive sono le donne e all'opposizione l'Italia dei Valori è più combattiva del Pd. Questa è la fotografia scattata all'istituzione dal Rapporto 2008-9 sulle attività parlamentari, pubblicato dall'Osservatorio civico sul Parlamento italiano promosso da Cittadinanzattiva, Controllo Cittadino e Open polis. Nel Rapporto è stato calcolato un "indice di attività" (compreso fra 0 e 10) che misura quante volte ogni parlamentare è stato primo firmatario o cofirmatario di un atto, quante volte è stato relatore di un progetto di legge, quante volte è intervenuto nel dibattito in assemblea e quante volte lo ha fatto in commissione. Dal Rapporto emerge che alla Camera sono i deputati dell'Italia dei Valori i più attivi tra tutti i gruppi: la loro media di attività si attesta intorno al 3,57, valore superiore agli altri ma in ogni caso basso, se preso in assoluto. I deputati del Partito Democratico sono al terzo posto con circa un punto di differenza, poco oltre il 2,65.
Tra i partiti di governo, il gruppo di deputati più attivo è quello della Lega (2,67) mentre i parlamentari del Pdl risultano essere quelli meno attivi in assoluto, con un indice di attività di 2,01. L'Udc e il gruppo misto si attestano poco sopra i 2 punti. Per quanto riguarda i senatori, la situazione è molto simile: il gruppo parlamentare più attivo è ancora quello dell'Italia dei Valori, che raggiunge un indice di 4,9 mentre il secondo gruppo (quello dell'Udc), è solo al 2,79. Il Pd invece si attesta al 2,7. Le donne, pur in minoranza numerica assoluta (sono 134, contro 496 uomini) vantano alla Camera un indice di attività medio di 2,7 (mentre gli uomini si fermano a 2,2) e al Senato raggiungono il 3, e gli uomini il 2. Per Antonio Gaudioso, vice segretario vicario di Cittadinanzattiva, che ha parlato ai microfoni di Radio24, il problema della «scarsa autorevolezza dell'istituzione è anche legato al fatto che non c'è un rapporto diretto fra eletto ed elettore, perchè con questa legge elettorale, deputati e senatori sono di fatto nominati. Non c'è la capacità di fare da contrappeso al Governo: il 90% delle leggi approvate nell'ultimo anno è stato di iniziativa del governo, solo il 10% del Parlamento». Questo dato influenza la presenza alle votazioni, e in questo i partiti di governo battono quelli all'opposizione, con i deputati Pdl presenti nell'83% dei casi e quelli della Lega nelll'86%. Pd al terzo posto con l'81% delle votazioni. Il quadro delle presenze dei senatori ricalca quello dei deputati, con la Lega ben al 93% e il Pdl all'86%. Pd terzo, anche in questo caso, seguito dall'Idv con il 72%. «Questo ribaltamento rispetto all'indice di attività - si legge nel Rapporto - è in buona parte dovuto alla differenza dei ruoli tra opposizione e maggioranza. I partiti che fanno capo alla maggioranza, infatti, hanno più interesse a presenziare alle votazioni perché il loro sostegno consente al governo di approvare le leggi. Al tempo stesso, però, i parlamentari dovrebbero partecipare egualmente a tutte le votazioni a prescindere dalla possibilità concreta di influenzare l'azione legislativa. Chi è assente non aiuta di certo la democrazia italiana e viene meno all'impegno preso con i propri elettori».
Soffermandosi sul grado di attività dei parlamentari, come si diceva le donne battono gli uomini: con 10 punti, la più attiva in assoluto è la deputata Pdl Angela Napoli, 63 anni, eletta in Calabria, presidentessa dell'associazione "Risveglio Ideale". Seconda e quinta sono due donne dell'area radicale del Pd, la ex segretaria Rita Bernardini e la ex tesoriera Elisabetta Zamparutti. Terza la deputata Pdl Gabriella Carlucci, che curiosamente nel novembre scorso era stata accusata dalla trasmssione televisiva "Le iene" di essere una delle più assenteiste, quarto Luca Volonté dell'Udc. Per quanto riguarda i deputati meno presenti, guida la classifica Denis Verdini, uno dei tre ex coordinatori nazionali di Forza Italia, fra l'altro docente di Storia delle Dottrine Economiche alla Luiss di Roma. Seguono Niccolò Ghedini del Pdl, avvocato del premier, e Massimo D'Alema del Pd, molto impegnato in ambito internazionale e presidente della fondazione Italiani Europei. Quarto e quinto l'ex ministro della difesa Antonio Martino e Marco Martinelli del Pdl, di professione consulente e membro della Commissione per le politiche dell'Unione Europea.
Fra i senatori, spicca per presenzialismo un'altra donna di area radicale, la senatrice Pd Donatella Poretti (che ha un blog molto aggiornato, come la sua collega di primato alla Camera), seguita da Elio Lanutti dell'Idv e da Rosario Giorgio Costa del Pdl. I senatori più assenteisti sono tutti di area Pdl, con in testa l'ex presidente del Senato Marcello Pera (Pdl), che ha totalizzato un indice pari a 0,18 e che negli ultimi mesi ha viaggiato soprattutto per le presentazioni italiane del suo ultimo libro "Perché dobbiamo dirci cristiani", seguito dai colleghi Beppe Pisanu, Marcello Dell'Utri, Aldo Scarabosio e Domenico Nania.
Stacanovisti e assenteisti regione per regione. Il Rapporto prende in esame anche il grado di attivtià di deputati e senatori su base regionale: così, i deputati del Molise sono, in media, i più attivi, con un indice di attività di 3,9. Segue il Friuli-Venezia Giulia (3,4), Calabria (2,8), Emilia Romagna (2,7) e Trentino Alto Adige (2,7). I meno attivi, invece, sono i deputati della Campania (1,9), Abruzzo (1,9), Liguria (1,5) e Valle D'Aosta (1,4). Per i senatori la situazione è piuttosto simile. I più attivi si trovano in Molise ed Emilia Romagna (3,1 ciascuno) e in Toscana (2,9), mentre i meno attivi rappresentano la Liguria (2), l'Abruzzo (1,9), la Campania (1,9) e le Marche (1,7). Per le presenze alle votazioni il quadro, ancora una volta, si ribalta, con la Val d'Aosta che guida la classifica dei deuptati, seguita da Umbria e Basilicata, mentre i senatori più presenti sono quelli friulani e calabresi.

Parlamento, la classifica dei fannulloni "I più inefficienti sono sui banchi della destra"

ROMA - Pochi stakanovisti e un esercito di "fannulloni", direbbe Brunetta. Che stanno soprattutto a destra. Per non dire che con le pagelle scolastiche reintrodotte dalla Gelmini (da 0 a 10), solo il 2,6% dei parlamentari (16 deputati e 8 senatori per la precisione) sarebbero promossi al secondo anno di legislatura. Il primo anno si archivia così, con insufficienze a go-go: poco presenti, poco attivi, poco propositivi. Con gli onorevoli di opposizione a salvare la faccia. Le donne, come sempre, meglio degli uomini. E col dato più avvilente a fare da sfondo: un Parlamento ormai in ginocchio, ridotto a ratificare decisioni già adottate a Palazzo Chigi: in un anno, 61 ddl presentati dall'esecutivo trasformati in legge (90%), a fronte dei soli 7 di iniziativa parlamentare (10%). La fotografia dei primi dodici mesi di vita delle Camere l'ha scattata l'"Osservatorio" composto da Cittadinanzattiva (movimento che dal '78 promuove i diritti dei cittadini e dei consumatori), Controllo cittadino e Openpolis. Le 32 pagine del rapporto 2008-2009 sulle attività parlamentari - che sarà presentato oggi - misurano con grafici e classifiche l'efficienza di gruppi e singoli. Un "indice di attività" elaborato in base a una serie di parametri: quante volte ogni parlamentare è stato primo firmatario o cofirmatario di un atto legislativo o ispettivo, quante volte relatore di un progetto di legge, quante volte è intervenuto in aula o in commissione, quante volte presente alle votazioni. Cosa si scopre? "Emerge molto chiaramente che i deputati dell'Italia dei valori sono i più attivi tra tutti i gruppi presenti alla Camera", su una scala da 0 a 10, la loro media di attività si attesterebbe attorno al 3,57. Sotto la sufficienza, ma meglio degli altri. Seguiti dal gruppo della Lega (2,67) e dal Pd (2,65).
Stesso discorso al Senato, anche lì in testa i dipietristi, seguiti però da Udc e Pd. In entrambi i rami del Parlamento, il principale gruppo di maggioranza, il Pdl, ha raccolto il grado di efficienza più basso, ultimo alla Camera (2,01) e penultimo (seguito dal solo misto) al Senato (0,67). Quozienti che si invertono, ed è facile immaginare il perché, se si passano ai raggi x le presenze in occasione delle votazioni: essendo la gran parte dei ddl di origine governativa, ecco che i deputati del Pdl sono risultati presenti all'83% delle votazioni, i leghisti all'86, i democratici all'81. Le donne hanno un indice di attività medio di 2,7, mentre gli uomini si fermano al 2,2. Tra le senatrici e i senatori "la differenza è ancora più marcata: le prime hanno un indice di attività di oltre 3 punti, mentre i senatori sono al 2". Stesso discorso per le presenze.
E come alla fine di ogni anno scolastico che si rispetti, Cittadinanzattiva ha affisso i quadri con promossi e bocciati. Classifiche elaborate, anche queste, sulla base di quei criteri (presenze, firme agli atti, interventi, votazioni). Ed ecco allora la pidiellina Angela Napoli in testa ai virtuosi, affiancata dalla senatrice radicale-Pd Donatella Poretti (entrambe con un bel 10 per indici di attività). Maglia nera tra i "bocciati", invece, al coordinatore del Pdl Denis Verdini alla Camera e al senatore (anche lui pdl) Marcello Pera, che di Palazzo Madama è stato presidente. "È la prima volta che i cittadini accendono un faro sui lavori del Parlamento, basato su dati incontrovertibili e pubblici - spiega Antonio Gaudioso di Cittadinanzattiva - . È giunto il momento che gli elettori si assumano la responsabilità di verificare le attività delle istituzioni, tanto più utile nel momento in cui viene a mancare il rapporto diretto con gli eletti, ormai semplici nominati".

NON SPARATE ALLA RICERCA



Tra giugno e dicembre il governo licenzia 430 precari della ricerca ambientale
I lavoratori Ispra presentano un clip sulla morte dei controlli sull’ambiente

Giovedì 18 giugno, dalle 19.30
Caffè Fandango, Piazza di Pietra 32/33

I precari dell’Ispra (Istituto per la Protezione e la Ricerca Ambientale), vogliono fermare il licenziamento di 430 loro colleghi previsto tra giugno e dicembre, già annunciato dalla struttura commissariale che gestisce l’Istituto: per sensibilizzare l’opinione pubblica, presentano quindi un clip autoprodotto, dal titolo “Non sparate alla ricerca”, per spiegare cosa accadrà con la “morte” della ricerca e dei controlli ambientali.
Alla proiezione, prevista per le 19.30 del 18 giugno al Caffè Fandango di Roma, farà seguito una tavola rotonda sulla situazione e le prospettive della ricerca ambientale in Italia dal titolo “La ricerca di Pulcinella”, cui parteciperanno personalità del mondo scientifico e politico, ricercatori ed ambientalisti. Nell’occasione, sarà anche presentata una lettera aperta che i precari Ispra hanno scritto al Ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, responsabile del dicastero vigilante sull’Istituto e sui suoi lavoratori. Verrà dato il via anche ad una raccolta di firme cui tutti i cittadini potranno aderire, visto che avverrà sul web, attraverso il sito internet www.nonsparateallaricerca.it
Fino all'anno scorso, esistevano due Enti pubblici di Ricerca: l’Icram, unico Ente pubblico ad occuparsi di mare, in un Paese con 8mila Km di coste, e l’Infs, l’Istituto nazionale Fauna selvatica. Esisteva poi un’Agenzia governativa per l’Ambiente, l’Apat, che si occupava di Protezione Ambientale: ognuno dei tre soggetti aveva un’identità forte e competenze tecnico‐scientifiche di grande livello, ma fondamentalmente diverse tra loro. Ad Agosto 2008, il Governo li ha fusi in un’unica entità, creando l’Istituto Superiore per la Ricerca e la Protezione Ambientale (Ispra).
Da quel momento, tutte le procedure economico‐amministrative che erano state ritagliate su misura per le varie attività dei tre ex enti sono state sostituite con procedure arcaiche e farraginose, assolutamente non idonee allo svolgimento delle attività di ricerca.
Ora, sono 200 le persone che il 30 giugno vedranno i loro contratti non rinnovati, e da qui alla fine dell’anno si arriverà al licenziamento di 430 unità pari a più di 1/3 del personale ISPRA.
I precari chiedono chiarezza e garanzie sul proprio futuro, come su quello della tutela dell’ambiente in Italia.