LA PETIZIONE DA FIRMARE

venerdì 28 novembre 2008

Il pupazzo Brunettazzo di Mauro Biani



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Maxi aumenti ai Brunetta boys


LA GRANDE CRISI

Da il Manifesto.it - Antonio Sciotto
Il campione anti-fannulloni regala 600 euro al mese ai dipendenti del proprio ministero e della presidenza del consiglio: a fronte di 2 ore in più a settimana. Consulenze milionarie nella nuova «Authority del merito». E intanto dà solo 70 euro agli altri statali e licenza migliaia di precari

Il ministro Brunetta passerà pure per «mitico» grazie alla lotta ai cosiddetti fannulloni, ma per compiacere il proprio staff e quello del presidente del consiglio Berlusconi non guarda in faccia a nessun criterio di merito: è appena stato firmato un accordo sindacale che aumenta stabilmente di ben 600 euro medi al mese lo stipendio dei 3 mila dipendenti della presidenza del consiglio (tra i quali sono inclusi anche quelli del ministero della Funzione pubblica, quello guidato dallo stesso Brunetta, che in realtà è un semplice dipartimento dell'ufficio del premier). E a fronte della generosissima erogazione - tantopiù in tempi di crisi, e di licenziamenti di centinaia di migliaia di precari - cosa chiede l'uomo simbolo della produttività? Un enorme aumento di efficienza, ben due ore di lavoro in più a settimana: arrivare a 38 ore rispetto alle precedenti 36.
I 600 euro esistevano già, ma non erano per tutti: rappresentavano la «indennità di specificità organizzativa», un'erogazione accessoria per particolari funzioni, e sono la media tra un minimo di 350 e un massimo di 900 euro. Il ministro Brunetta adesso quel salario accessorio lo ha «stabilizzato», facendolo passare dall'integrativo al contratto nazionale (speciale per la presidenza del consiglio). E lo ha generalizzato a tutti i 3 mila dipendenti, con l'unica condizione che accettino di fare 2 ore in più a settimana. Nella direttiva che con solerzia ha inviato all'Aran per perfezionare la contrattazione, spiega che c'è anche la possibilità di rimanere a 36 ore: ma francamente sarà difficile trovare qualcuno che non si «sforzi» di farne 38.
Insomma, c'è chi a fronte di otto ore in più al mese, arriverà a prendere anche 900 euro aggiuntivi (pari allo stipendio di un precario); ma anche se ricevesse soltanto il minimo di 350 euro non gli andrebbe proprio male. Il principale firmatario del contratto è la Snaprecom (sindacato autonomo della presidenza del consiglio), mentre la Cgil non è rappresentata al tavolo contrattuale, e dunque non ha partecipato a definire il profilo della nuova «casta» di filiazione brunettiana.
Indennità tornello
C'è già chi la chiama «indennità tornello». Proprio Brunetta aveva scelto di propagandare l'istallazione dei tornelli a Palazzo Chigi, facendosi fotografare mentre passava il badge con una mano e con l'altra faceva sorridente la «v» di vittoria. Mentre Berlusconi, dal canto suo, annunciava che tutti i bar vicini sarebbero falliti, dato che sarebbe stato più difficile concedersi la classica pausa caffè da «fannullone» impenitente: «Avranno pensato di introdurre l''indennità tornello' - commenta sarcastico il segretario Fp Cgil Carlo Podda - A parte gli scherzi, aumenti così possono pure andare bene, ma se andassero ugualmente a tutti i lavoratori del Paese, e non solo a 3 mila. Tutti gli altri devono accontentarsi dei 70 euro lordi - pari a poco più di 40 netti mensili - erogati dal recente Protocollo Brunetta. Mi verrebbe da dire a Cisl e Uil: rivendichiamo insieme quei 600 euro per tutti».
Due milioni al merito
Passando a un altro scandalo, nel disegno di legge Brunetta in discussione al Senato, si stanziano ben 1,2 milioni di euro per la retribuzione annua dei quattro membri dell'«Authority del merito», quella che dovrebbe stilare le «pagelline» di produttività dei vari uffici pubblici. Ben 300 mila euro di stipendio all'anno cadauno; o 25 mila euro al mese, che poi sono il lordo annuale di un normale dipendente pubblico. E non basta: Brunetta si è fatto riservare ulteriori 500 mila euro per il generico capitolo «consulenze». Altri privilegiati, per ora ignoti, con contratti a più zeri. «Il ministro, se tiene alla trasparenza come dice, pubblichi l'elenco di queste consulenze - conclude Podda - Secondo noi è assurdo centralizzare la valutazione del merito: piuttosto, si dovrebbe affidare agli utenti dei servizi».

.... E PER NOI I SOLDI NON CI SONO

L´ecatombe del posto fisso a tempo indeterminato uno su tre

Da La Repubblica.it - di Nadia Campini

In Liguria sono il 10% in meno che nella media italiana. La Regione: "Cura da cavallo per l´economia"

In Liguria ogni tre contratti di lavoro nuovi che vengono stipulati, solo uno è a tempo indeterminato, gli altri due ricadono nella marea dei contratti atipici, un universo molto variegato che parte dai contratti a tempo determinato, i più garantiti, passa per i cococo e i cocopro per arrivare alle associazioni in partecipazione, dove il lavoratore figura socio, ma gli altri ci mettono i capitali e lui ci mette il lavoro, con la variabile che se a fine mese non ci sono utili, rischia di non prendere un euro, anche se ha lavorato tutto il mese come un qualsiasi dipendente.
È su questo universo della flessibilità che è in arrivo una tempesta di proporzioni colossali, la Cgil ha appena denunciato che la metà dei precari oggi attivi in Liguria, 30.000 su 60.000, rischiano di restare senza lavoro entro l´anno prossimo. Intanto il contratto a tempo indeterminato è diventato quasi un miraggio, i numeri parlano chiaro, secondo i dati Istat a fine 2007 la percentuale di avviamenti a tempo indeterminato in Liguria era pari al 35,6%, rispetto ad una media nazionale del 45,4%, praticamente un terzo in meno.
Tutti gli altri avviamenti sono stati per contratti atipici, quelli più incerti. I dati complessivi del 2008 non sono ancora disponibili, ma il trend non lascia presagire nulla di buono, nel secondo trimestre del 2008, secondo i dati dell´Osservatorio sul mercato del lavoro, c´è stata infatti una crescita occupazionale sostenuta, 8000 unità, soprattutto nell´area dei servizi, che è quella dove il lavoro flessibile è più diffuso. In compenso è aumentato anche il tasso di disoccupazione, che è passato dal 3,4% del secondo trimestre del 2007 al 5,1% del secondo trimestre del 2008.
Indicativi sono anche i numeri che emergono dalle tabelle dell´Oml elaborate dall´Agenzia Liguria Lavoro sulle persone in cerca di occupazione, quelle con precedenti esperienze lavorative sono passate da 17.000 del secondo trimestre 2007 a 24.000 del secondo trimestre del 2008 e quelle senza precedenti esperienze lavorative sono passate da 6.000 a 11.000.
Tra i maschi gli incrementi più consistenti riguardano quelli in cerca del primo impiego, tra le femmine le donne espulse dal mondo del lavoro. Le informazioni evidenziano, secondo l´analisi dei quaderni Oml, «un rallentamento della crescita aggravato da una crescente difficoltà nella ricerca di lavoro che riguarda soprattutto soggetti particolarmente deboli sul mercato del lavoro, quali le donne uscite da percorsi lavorativi e giovani ancora ai margini perché senza esperienza». Sono questi che finiscono anche più spesso nel meccanismo dei contratti precari e che oggi sono i più a rischio.

Riflessioni di un precario


Cari tutti,
a proposito del momento difficile che attraversa il movimento dei precari ispra, anch'io vorrei dire un paio di cose.
Considerata la complessità della materia, cerco di essere schematico per comodità e brevità.
Il problema
Il "patto partecipativo" su cui è nato e sviluppato il movimento dei precari ISPRA (garantire i diritti di TUTTI i precari rivendicando con eguale forza e determinazione l'applicazione di tutti gli strumenti disponibili) non è più garantito, quindi è naturale che il movimento si è sfaldato e non è più considerato un interlocutore credibile, nè dall'Amministrazione (che ringrazia...) nè dai Sindacati (che sono tornati, alla grande, a portare avanti rivendicazioni in modo separato e su base "corporativa").
I precari, sia per l'Amministrazione che per i Sindacati, non esistono più come " entità omogenea ed univoca", essendo considerati ormai esclusivamente come "categorie contrattuali"; Una manna per l'Amministrazione, che si trova a dover "trattare" con frammenti di situazioni politico-giuridiche differenziate e divise e non più con un unico interlocutore teoricamente in grado (se avesse voluto e ne avesse avuto il coraggio....) di rivendicare in modo forte le proprie posizioni.
Lo stato attuale delle cose
All'interno di queste "categorie contrattuali" si sono create, di fatto, situazioni di forza e situazioni di debolezza (i famosi figli e figliastri). I figli (TD tecnologi stabilizzabili) sono figli perchè sono facilmente difendibili (considerati vincoli e risorse a disposizione) I figliastri (per intenderci co-co-co e TD cosiddetti "non stabilizzabili") sono figliastri perchè difendere i loro diritti di "precari comunque" diventa complicato e rischioso. In ogni caso, allo stato attuale, si è finito con l'accettare (e discutere) prospettive e soluzioni che sono completamente al di fuori della piattaforma di rivendicazione approvata dall'assemblea dei precari.
Andare ad individuare le responsabilità e le cause di tale situazione potrebbe essere un discorso interessante e stimolante, ma non mi voglio cimentare in questa sede in questa impresa. Però non si può più non prendere atto di tale situazione ed accettarne le conseguenze. Quindi?
Le prospettive
Quindi ritengo che sia venuto il momento di squarciare il velo dell'ipocrisia e degli atteggiamenti strumentali (o di disdicevole sciacallaggio) ed accettare le conseguenze della situazione in cui ci trovamo, ovvero:
  • il movimento dei precari, se vuole continuare ad esistere ed a chiamarsi tale, deve pretendere che in questa battaglia siano messi AL PRIMO PUNTO DELLA PROPRIA PIATTAFORMA la difesa delle categorie più deboli dei lavoratori precari (se no, per questi ultimi, non hanno più nessuna ragione di stare in un "movimento" in cui si difendono, di fatto, le posizioni già garantite dalle leggi e dalle soluzioni proposte dall'Amministrazione).
  • La difesa delle categorie più deboli (rivendicando in modo deciso e TRASPARENTE soluzioni valide e credibili per questi ultimi) deve essere assunto come PRIORITA' anche dai Sindacati dandone prova con fatti ed atti concreti. E applicando processi decisionali REALMENTE CONDIVISI con i lavoratori. In caso contrario, per un gran numero di precari (i figliastri) non ha più senso stare in un movimento che, alla fine, si affida ai sindacati per andare a rivendicare posizioni che non sono proprie e non li tutelano per niente.
  • Definire una nuova piattaforma in cui al primo punto, devono essere indicate le soluzioni che permettano ai precari non stabilizzabili (secondo le procedure attualmente proposte) di restare in ISPRA (perchè, se non l'abbiamo capito, i fumosi criteri di preferenza di un concorso aperto a tutto il mondo, non garantisce nulla, a prescindere dal numero dei posti previsti nella dotazione organica: che siano 10 o 50 i posti da coprire, sempre di un concorso aperto a tutti si tratta...)
Conclusioni
Se non si realizzano le condizioni sopra descritte (o si ritiene che non siano percorribili, cosa assolutamente lecita...), direi che non è più tempo di prenderci in giro e che è il caso ognuno si giochi la propria partita come più si preferisce: in ordine sparso, magari in modo corporativo, magari con azioni lobbystiche (di vario tipo), magari con azioni di protesta, di qualunque genere. Qualunque cosa, ma almeno lo si faccia in assoluta chiarezza ed onestà. Senza continuare a chiamarci "movimento" o "assemblea autorganizzata" ,se in realtà, non "muoviamo" alcunchè e se poi, in effetti, siamo "etero-organizzati". Senza continuare a chiamarci "precari", se non siamo in grado di riconoscerci reciprocamente come tali e di agire in modo univoco ed unitario coerentemente a questo modo di identificarsi.
Ciao a tutti

giovedì 27 novembre 2008

P.A.: BRUNETTA, AUMENTI DIPENDENTI P.CHIGI IN LINEA CON GLI ALTRI


(ASCA)
- Roma, 26 nov - Gli aumenti per i dipendenti di Palazzo Chigi sono in linea con quelli degli altri dipendenti pubblici. Lo sottolinea in una nota il ministro della Pubblica Amministrazione Renato Brunetta in risposta alle ultime dichiarazioni del segretario generale della Flp-Cgil Carlo Podda.
''Si fa innanzitutto presente - spiega - che l'atto di indirizzo impartito all'ARAN, relativo al rinnovo contrattuale della Presidenza del Consiglio dei Ministri per il biennio economico 2006-2007 non ipotizza un incremento retributivo di misura diversa da quello fruito dalle altre categorie di dipendenti pubblici: per tutti il beneficio retributivo corrisponde al 4,85% sul monte salari 2005. Salvo tale incremento, il nuovo contratto potrebbe riconoscere le stesse retribuzioni complessive gia' corrisposte ai dipendenti della Presidenza del Consiglio in forza dei contratti integrativi gia' in vigore, che avevano, anche con la firma della CGIL, attribuito un'indennita' ''di specificita' organizzativa'', a carattere retributivo, per le ore aggiuntive prestate oltre l'orario di servizio e per la disponibilita' alla reperibilita' e ad orari disagiati''.
''L'atto di indirizzo, infatti - prosegue - in considerazione delle prestazioni richieste a supporto delle funzioni presidenziali e di Governo, e proprio sulla base della positiva esperienza acquisita negli ultimi anni di vigenza dell'attuale disciplina contrattuale, ha semplicemente dato la possibilita' all'ARAN di valutare un'articolazione dell'orario di lavoro ordinario in 38 ore settimanali in modo da stabilizzare l'attuale indennita' di specificita' organizzativa solo per coloro che intendono aderire al nuovo regime orario. Sarebbe del resto quantomeno singolare che a un incremento dell'orario di lavoro richiesto non corrispondesse un conseguente aumento della retribuzione''.

Presidenza Consiglio, per i dipendenti orario di 38 ore e 600 euro di indennità


Da Il Messaggero - di Pietro Piovani

ROMA (26 novembre) – Un'indennità mensile che in media ammonterebbe a oltre 600 euro, ma che per i funzionari più alti in grado può arrivare anche a 900 euro. È la ricompensa che dovrebbero ricevere i 2.500 dipendenti della Presidenza del Consiglio, in cambio di un allungamento dell'orario di lavoro settimanale: 38 ore, anziché 36 come per gli altri ministeriali. Così ha disposto il governo nella sua direttiva per il rinnovo dei contratti nazionali. Il cambiamento dunque dovrebbe avvenire quando sarà firmato il nuovo contratto, cosa che dovrebbe avvenire nel giro di qualche settimana.
In realtà, per i lavoratori di Palazzo Chigi e delle altre sedi presidenziali non si tratterebbe di una novità assoluta. Già da qualche anno il 90 per cento del personale ha adottato volontariamente un orario prolungato di 39 ore e quaranta minuti, ottenendo in cambio una consistente indennità. Si potrebbe dunque dire che il nuovo contratto comporterà una riduzione dell'orario, se non fosse che fra il vecchio e il nuovo regime si segnala una differenza sostanziale: oggi la settimana di 39 e passa ore è solo un'eventualità, nel senso che il dirigente «può chiedere» all'impiegato di lavorare un po' di più ma può anche non chiederlo; domani invece le 38 ore diventeranno un obbligo da rispettare tutte le settimane. Per il dipendente resta comunque la possibilità di non aderire al nuovo orario, rinunciando all'indennità.
Le risorse con cui si pagano i 600 euro medi sono grosso modo le stesse con cui fino a qualche anno fa venivano pagati gli straordinari. In passato infatti i dipendenti della Presidenza erano gli unici a poter contare su una rilevante voce aggiuntiva in busta paga legata alle ore lavorate in più. Il passaggio dal sistema degli straordinari a quello dell'indennità fissa forfettaria arriva quasi in coincidenza con l'installazione dei tornelli per controllare le presenza. Anche per questo la Cgil (che alla Presidenza è esclusa dalle trattative, non avendo un sufficiente numero di iscritti e di voti) commenta la notizia con sarcasmo: «Al “personale caro” può essere riconosciuta una sorta di indennità-tornello», commenta il segretario della Fp-Cgil Carlo Podda. «Mi chiedo se non debba essere estesa a tutti gli altri lavoratori». Alle dichiarazioni della Cgil ha replicato il ministro della Funzione pubblica Renato Brunetta, ricordando che questa indennità non farà aumentare la retribuzione complessiva media dei dipendenti della Presidenza, visto che utilizzerà risorse già esistenti per altre voci della busta paga.
Va detto che la cifra finale dell'indennità non è ancora stata concordata con precisione. Dovranno discuterne l'Aran (in rappresentanza del governo) e i sindacati. È probabile che al tavolo della trattativa l'Aran provi a utilizzare solo una parte delle risorse disponibili per premiare l'allungamento dell'orario, proponendo di destinare i soldi restanti per incentivare la produttività.
Oltre all'indennità il nuovo contratto prevederà il normale aumento di stipendio, con una rivalutazione pari al 3,2% rispetto al salario attuale.

lunedì 24 novembre 2008

CGIL: ENTRO NATALE A CASA 400 MILA PRECARI


(AGI) - Roma, 24 nov. - Rischiano di perdere il posto in 400 mila entro Natale. La stima della Cgil, per effetto della scadenza di contratti e collaborazioni a progetto, e' in evidenza nelle pagine di cronaca politica della grande stampa. L' allarme spicca sulla prima pagina della Stampa che sottolinea come la cifra sia basata su una platea di riferimento di 3,4 milioni di lavoratori precari nel privato, di cui 1,8 milioni a tempo determinato, 1 milione di collaboratori, 200 mila lavoratori interinali, 300 mila con partita Iva e 100 mila occasionali: 'Di questi - si legge - 400 mila rischiano di perdere il posto per effetto della scadenza al 31 dicembre di contratti a termine e collaborazioni a progetto che non verranno rinnovati. Ad esempio dei circa 800 mila collaboratori mono-rapporto il 10-15 per cento restera' disoccupato. Nel gruppo Fiat entro fine anno ci saranno 5mila posto in meno; il settore alimentare perdera' 10mila contratti a termine'. 'Mangiate brioches' il critico titolo sulla prima pagina dell' Unita' che - alla luce dell' allarme del sindacato guidato da Guglielmo Epifani -, denuncia invece che il premier, con il suo invito ad aumentare i consumi, 'assolve governo, banche e imprese'. Repubblica presenta un dossier nel quale si sostiene che 'un milione di posti di lavoro ' atipici' rischia di essere spazzato via dalla crisi', parlando della 'prima recessione dei precari'.

Crisi, Cgil: «400mila precari a rischio» Lunedì via a misure governo e Ue


Berlusconi: «Consumatori arbitri: se non spendono sarà crisi»
. Bindi: «Premier spudorato, le famiglie non hanno soldi»

Da IL MESSAGGERO - ROMA (23 novembre) - Settimana clou per i pacchetti anticrisi: quello del nostro esecutivo e quello della Ue. Si parte lunedì: il governo illustrerà in serata alle parti sociali le linee principali dei provvedimenti che dovrebbero essere varati dal Consiglio dei ministri venerdì 28, mentre a Bruxelles il piano europeo dovrebbe ricevere il primo via libera, con l'approvazione da parte dei capi di gabinetto dell'esecutivo europeo.
Il pacchetto italiano. Per quanto riguarda il pacchetto di aiuti a famiglie e imprese, che verrà varato in Italia su un ordine di risorse di circa 4 miliardi di euro, oggi sono arrivate alcune conferme rispetto alle misure trapelate nei giorni scorsi. Il premier Silvio Berlusconi ha parlato di riduzione dell'Irap, della detassazione degli straordinari e dei premi di produzione. Il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, ha invece garantito che i contributi alle famiglie a basso reddito saranno in «cash, denaro fresco» e non attraverso un bonus fiscale che non agirebbe con la stessa tempestività. Non sarà comunque «un regalo di Natale - dice Sacconi - perché pensiamo a quegli italiani che hanno bisogni primari, che hanno perso il lavoro, oppure alle famiglie con tanti figli o ancora i pensionati soli».
La Cgil lancia l'allarme precari. Intanto la Cgil ha lanciato un allarme sul lavoro. Entro la fine del 2008 rischiano di rimanere a casa «centinaia di migliaia di precari», dice il segretario confederale Fulvio Fammoni che sta mettendo a punto per la confederazione un'analisi dettagliata sul fenomeno. L'ordine di grandezza del problema potrebbe essere di circa 400.000 precari. Per Fammoni «le misure sugli ammortizzatori che il governo si preparerebbe a varare, secondo le ipotesi finora circolate, sono insufficienti». La Cgil aspetta comunque di vedere lunedì che cosa annuncerà il governo per confermare o meno lo sciopero del 12 dicembre. Sacconi si dice «convinto» che lo sciopero verrà revocato, ma Fammoni ribadisce che se il pacchetto di interventi per il lavoro e fiscali sarà quello trapelato finora, «restano confermate tutte le motivazioni dello sciopero».
Il piano di Bruxelles. L'Italia comunque si muove in sintonia con l'Europa, il cui piano, dopo l'ok di lunedì, sarà definitivamente varato dalla Commissione Ue mercoledì. Aiuti alle famiglie disagiate e ai lavoratori che perdono il posto; aiuti di Stato mirati e temporanei alle imprese in crisi; incentivi a chi produce auto a basso impatto ambientale; possibilità di alzare il rapporto fra deficit e Pil per finanziare le misure anti-crisi; rafforzamento del ruolo della Banca europea degli investimenti per rilanciare le grandi opere: queste alcune delle misure previste dal piano di Bruxelles al quale si stanno ispirando tutti i piani anti-crisi dei governi europei, compreso quello italiano.
Le ipotesi di Palazzo Chigi. In Italia il ventaglio delle ipotesi è molto ampio: dal bonus familiare di 150-800 euro per i redditi fino a 20.000 euro agli sconti su alcune tariffe, dal taglio degli acconti delle tasse all'Iva per cassa. Restano infine ancora allo studio i dettagli del piano per sostenere le banche attraverso bond convertibili comprati dal Tesoro. Tramonta quasi definitivamente invece l'ipotesi della detassazione delle tredicesime. «Costa dai 6 agli 8 miliardi di euro, una dimensione da manovra economica» sottolinea il ministro Sacconi, aggiungendo che le misure hanno in ogni caso «un vincolo di compatibilità» con la situazione di finanza pubblica, a partire dal debito.
Cazzola alla Cgil: il governo pensa ai precari più di voi. «Chi glielo ha detto alla Cgil che saranno 400.000 i lavoratori cosiddetti precari destinati a perdere il posto nel solo settore privato? - dice Giuliano Cazzola (Pdl), vice presidente della Commissione Lavoro della Camera - In ogni caso, il governo, diversamente dal sindacato di Epifani che al dunque è più attento ai comparti più garantiti a partire dal pubblico impiego, si sta preoccupando del settore del mercato del lavoro più esposto agli effetti della crisi, per il quale saranno adottate nuove misure di protezione sociale nei provvedimenti dei prossimi giorni».
Berlusconi: consumatori arbitri della situazione. «I consumatori sono gli arbitri della situazione» ha detto Berlusconi parlando del rischio di un aggravarsi della crisi dell'economia reale, dopo la crisi dell'economia finanziaria. Il premier ribadisce la sua ricetta: più consumi per evitare la crisi. «E' sui consumatori che dobbiamo fare leva perché le dimensioni della crisi dell'economia reale non siano estreme - dice il premier - Solo questo può fermare un circolo vizioso che va interrotto con forti iniezioni di speranza e fiducia, guardando in faccia la realtà, come noi stiamo facendo. Lo abbiamo detto più volte che in Italia per le banche non cambia niente, per gli imprenditori neppure, perché hanno la liquidità per intraprendere. La profondità della crisi è quindi determinata dai consumatori. Noi saremo arbitri della nostra fortuna. Se le famiglie cambiano lo stile di vita e si lasciano contagiare dall'idea della catastrofe e della crisi, si cominciano a comprare meno auto, meno elettrodomestici, si riducono i consumi e le imprese si trovano a produrre meno, a dover mettere i propri collaboratori in cassa integrazione. Così questi ultimi potranno consumare meno e ci troveremo in una crisi. C'è stato un divorzio inaccettabile tra le valutazioni della finanza e quelle dell'economia. Se avete sottoscritto titoli in Borsa, e vedete che alcune aziende producono lo stesso fatturato e gli stessi utili di prima e valgono il 60-70% di meno in Borsa, è una separazione tra mondo della finanza e mondo dell'economia. Ho suggerito, visto che stiamo approcciando nuove regole della finanza, che in accordo tra tutti i principali Paesi del mondo, dovremo trovare il modo per inserire una regola per cui, se nelle Borse la valutazione di un'azienda è superiore di 20 volte i suoi profitti, si fermino le negoziazioni. Lo stesso accada se il titolo di quell'azienda è valutato 20 volte meno dei suoi profitti. Non so se riusciremo a scrivere questa regola ma vi è un divorzio inaccettabile tra le valutazioni della finanza e quelle dell'economia».
Bindi: Berlusconi spudorato, famiglie senza soldi. «Berlusconi davvero senza pudore. Come si fa a istigare le famiglie a consumare per combattere la crisi, quando per colpa sua non hanno soldi da spendere?»: così Rosy Bindi commenta l'invito del premier ad aumentare i consumi per fronteggiare la crisi economica. «E' dall'inizio di questa legislatura - prosegue la vice-presidente della Camera - che chiediamo di abbassare la pressione fiscale sui redditi da lavoro e sulle pensioni per sostenere i consumi, e finora abbiamo visto solo la social card, una misura inadeguata come la beneficenza di Stato per una piccola parte delle famiglie più povere. E intanto cresce il numero dei cassintegrati, non c'è più lavoro neppure per i precari e i tagli previsti dalla Finanziaria nella scuola, nella sanità e nei servizi metteranno ulteriormente in difficoltà quel che resta del ceto medio italiano. Solo una persona in malafede può sostenere che la recessione mondiale è figlia dell'informazione e del pessimismo dell'opposizione. Le favole si raccontano ai bambini non ai cittadini che devono fronteggiare una delle crisi più gravi dal dopoguerra. E se Berlusconi pensa di farvi fronte solo con i consigli per gli acquisti siamo messi davvero male».
Finocchiaro: dal governo arrivano solo annunci. «I segnali che arrivano dall'economia reale sono durissimi - dice il presidente dei senatori del Pd, Anna Finocchiaro - La richiesta di cassa integrazione cresce, la Cgil ci dice che entro la fine dell'anno scadranno 400.000 contratti di collaborazione che probabilmente non verranno rinnovati senza che vi sia per i precari alcun ammortizzatore sociale, i consumi delle famiglie si stanno stringendo. Davanti a tutto questo. dal governo sono arrivati molti annunci e nessun provvedimento. Il premier parla di ottimismo e accusa l'opposizione di essere pessimista. La verità è che gli italiani devono vedere misure concrete per essere ottimisti. Noi abbiamo avanzato le nostre proposte e siamo pronti a confrontarci con quelle del governo. Ma bisogna fare in fretta e bisogna coinvolgere le forze sociali, tutte. Per quanto riguarda il Pd lo ripetiamo, sta conducendo una opposizione propositiva e forte: altro che in ginocchio siamo in campo con le nostre battaglie nell'interesse del Paese».
Diliberto: ma Berlusconi si è accorto che i consumatori non hanno soldi? «Sta a vedere che adesso Lehman Brothers l'ho fatta fallire io...» dice il segretario dei comunisti italiani, Oliviero Diliberto, a proposito delle parole di Berlusconi sul pessimismo della sinistra. «Ma andiamo. La crisi è la crisi del modello capitalistico e la sinistra poco c'entra - dice Diliberto - Piuttosto la ricetta del governo è assolutamente sbagliata. Berlusconi dice che i consumatori devono continuare a consumare e non cambiare abitudini. Ma con quali soldi? Ma si è accorto Berlusconi che i consumatori non li hanno quei soldi?».

domenica 23 novembre 2008

CRISI: BRUNETTA, UNA VOLTA TANTO C'E' GOVERNO FORTE


(AGI) - Roma, 22 nov. - "Una volta tanto abbiamo un governo forte, che si puo' criticare per carita', ma immaginiamo che cosa sarebbe successo con il governo Prodi". Cosi' il ministro della Funzione pubblica, Renato Brunetta, sulla crisi dell'economia internazionale. Parlando su Radio 3, ospite di 'La citta' degli uomini', Brunetta ha detto che questo governo e' "capace di fare scelte anche impopolari: abbiamo detto no alla stabilizzazione dei precari, abbiamo fatto tagli per 36 miliardi di euro per tre anni, abbiamo messo in sicurezza la finanza pubblica, abbiamo fatto un contratto del pubblico impiego molto piu' restrittivo del passato". Per il ministro inoltre "le nostre banche sono state infettate meno dai prodotti tossici, cioe' i derivati. In quanto piu' arretrati in termini di internazionalizzazione stiamo pagando meno". Infine "la nostra economia reale e' forte - continua Brunetta - abbiamo le piccole e piccolissime imprese che hanno sette vite come i gatti". Insomma per il ministro il nostro e' "un Paese piu' forte degli altri, meno intossicato, con un governo che fa scelte impopolari e guarda caso ha un alto gradimento". "Meglio un politico che dice di no - ha concluso - che uno che dice sempre di si'".

Precari, On. Miglioli (Pd): è ormai emergenza sociale

Modena - L’on. Ivano Miglioli ha presentato, assieme ad altri parlamentari, un ordine del giorno che impegna il governo ad attuare specifiche forme di tutela per i lavoratori atipici e precari. Una sua dichiarazione in merito. “Le cifre fornite in questi giorni dalla Provincia e dal sindacato sull’andamento del mercato del lavoro danno un’idea della crisi drammatica che sta investendo anche Modena. Nel 2008 i lavoratori in cassa integrazione risultano il doppio dell’anno precedente, quelli a rischio di licenziamento sono almeno 25mila e la forbice tra avviamenti al lavoro e cessazioni si va progressivamente restringendo, pur in presenza di un saldo ancora positivo. A pagare sono soprattutto i soggetti deboli, donne e precari, lavoratori e lavoratrici a tempo determinato che non risultano dai dati INPS, con contratto a progetto e interinali, i primi ai quali le aziende non rinnoveranno i contratti e che non possono accedere a nessun ammortizzatore sociale perché non hanno diritto alla cassa integrazione né alla mobilità. Siamo di fronte ormai a una vera emergenza sociale ma il governo si limita agli annunci e continua a non dare risposte. La Finanziaria 2009 conferma le linee di una politica economica sbagliata, inadeguata e inefficace: si riducono gli investimenti pubblici, si taglia la spesa per istruzione, competitività e sviluppo, aumentano le tasse, mancano provvedimenti seri a sostegno delle imprese e delle famiglie. Per questa ragione abbiamo sottoscritto alla Camera un ordine del giorno – accolto come raccomandazione – che chiede al governo d’impegnarsi ad attuare specifiche forme di tutela per i lavoratori atipici e precari al fine di rispondere alla domanda di migliaia di uomini e donne che rischiano di perdere il posto di lavoro e non avere accesso agli ammortizzatori sociali”.

Precari, doppiamente colpiti


Da Aprileonline - Di Marzia Bonacci
- Vittime della crisi per cui non possono godere, quando perdono il posto di lavoro, della cassa integrazione, sono anche falcidiati dal governo. Come? Con la norma che impedisce al giudice di reintegrarli a tempo indeterminato in caso di violazioni contrattuali e con le politiche dei tagli, soprattutto nella P.a, operate da Brunetta e Gelmini

Solo gli immigrati pagano la crisi economica al pari di come la pagano loro. In verità per gli stranieri forse la situazione è ancor peggiore, visto che oltre a perdere il posto di lavoro senza godere degli ammortizzatori sociali, entro sei mesi si vedono privati anche della possibilità di soggiornare nel nostro Paese. Comunque è una guerra tra poveri, di penultimi contro ultimi, dove gli ultimi si chiamano precari. E se non bastasse la mannaia della finanza mondiale che crolla e del turbo-capitalismo che si arresta, di cui sono vittime doppiamente perché privati anche del paracadute sociale della cassa integrazione, ecco che su di loro si abbatte anche la scure dell'esecutivo. Un colpo che in verità è stato confezionato alcuni mesi fa da parte della maggioranza con una norma approvata in piena calura estiva e prontamente ribattezzata, dai suoi avversari, come "ammazza precari". L'allarme sulle conseguenze reali di questo provvedimento, ma anche sulla sua possibile non conformità alla Costituzione, è stato rilanciato anche oggi dal Pd nelle vesti di Marianna Madia, Maria Grazia Gatti e Cesare Damiano. Come in verità fatto anche all'epoca della sua promanazione. La misura governativa infatti impedisce al giudice del lavoro di reintegrare al posto di impiego, con un contratto a tempo indeterminato, il precario vittima di violazioni contrattuali. A questi, che ha deciso di intentare causa verso il proprio datore di lavoro, come prevede la legge, viene riconosciuto solo un corrispettivo risarcimento in denaro. Già in luglio verso questa monetarizzazione del diritto si era sollevato il coro di contrarietà dell'opposizione. Ricordano i rappresentanti democratici come fin dall'estate "avevamo denunciato la pericolosità di questa norma, sui cui peraltro pesa l'ombra di incostituzionalità". Un j'accuse, affermano i deputati del Pd, a cui il governo aveva risposto cercando di circoscrivere il campo d'intervento del provvedimento che a suo dire avrebbe riguardato esclusivamente i dipendenti delle Poste italiane. Una verità che non trova conferma nei fatti, che dimostrano come la norma riguarderebbe una platea tutt'altro che esigua di impiegati a scadenza, soprattutto perchè molti datori di lavoro starebbero procedendo ad utilizzarla per liquidare dipendenti scomodi. "Il governo aveva proclamato che la norma riguardava pochi casi, praticamente tutti alle Poste. Niente di più falso", attaccano dal Pd, denunciando anche come "alcune aziende stanno utilizzando la 'ammazza-precari' per licenziare i lavoratori che sono in causa con esse oppure che attendono un nuovo grado di giudizio del processo di lavoro". La norma vale inoltre per i procedimenti in corso per cui, sostengono Madia-Gatti-Damiano, "potrebbero essere tantissimi quei lavoratori già reintegrati in primo grado (cioè prima che il provvedimento fosse approvato, ndr) che ora si vedranno licenziati e persino costretti a restituire l'indennità risarcitoria ricevuta dopo il primo grado di giudizio, sottratte le sei mensilità previste ora come penale massima dalla legge". Esempi concreti di quanto denunciato dal Pd non mancano. Oltre al caso dei precari Rai, i deputati democratici citano come emblema di "questo uso spregiudicato della norma", l'azienda Strada dei parchi del gruppo Toto-Benetton (gestore dell'autostrada Roma-Teramo), la quale ha licenziato quattro dipendenti già reintegrati in primo grado dal giudice. Una vicenda su cui lo stesso Pd si è mobilitato chiedendo chiarimenti. "Abbiamo presentare una interrogazione urgente e il Governo imbarazzato ha scelto una risposta formale e assolutamente senza sostanza", ricostruiscono gli esponenti del partito di Veltroni. Sulla vicenda dovrà ora pronunciarsi la Corte, chiamata ad esprimersi anche in merito alla costituzionalità della norma. Nel frattempo i democratici chiedono che "il governo, a tutela dei lavoratori, utilizzi subito la sua moral suasion nei confronti di Strada dei parchi perchè ritiri i licenziamenti", oltre naturalmente a trovare "le forme per fare in modo che le altre aziende non utilizzino questa norma". Ed è sempre il mondo del precariato a generare il botta e risposta andato in scena oggi fra il senatore della sinistra Pd Paolo Nerozzi e il ministro della Funzione Pubblica Renato Brunetta. L'ex sindacalista della Cgil che oggi siede a Palazzo Madama ha infatti espresso soddisfazione per il fatto che il ministro del Welfare Maurizio Sacconi abbia finalmente deciso di occuparsi dei precari, ma ha anche sottolineato come "sarebbe utile, però, che il ministro Sacconi informasse anche i suoi colleghi Gelmini e Brunetta che ne mandano a casa rispettivamente circa 130 mila nella scuola e circa 60 mila nel pubblico, più un numero consistente nell'importante settore della ricerca". Lo spunto per l'affondo di Nerozzi è stato offerto dal ministro del Welfare che, intervistato da Repubblica in merito alle misure anticrisi che il governo presenterà lunedì alle parti sociali, ha risposto alla domanda se la Cigs sarà estesa anche ai precari, come chiede il sindacato, aprendo a questa eventualità. Anche se con una specifica. "Terremo in considerazione tutti i soggetti deboli. Ma sia chiaro che questo è un piano per l'emergenza e non una riforma strutturale", ha dichiarato infatti Sacconi. Poche ore dopo ed è lo stesso Brunetta a replicare al senatore democratico in merito ai precari della Pa: "voglio rassicurare Nerozzi che con Sacconi ci sentiamo spesso", ha risposto il ministro della guerra ai fannulloni. Resta da capire invece se l'intero pacchetto anticrisi confezionato dall'esecutivo convincerà anche la Cgil oltre che i precari, del pubblico impiego e non solo. Il segretario Epifani vuole aspettare l'incontro di lunedì per dare una valutazione, ma ribadisce quelle che secondo la confederazione di corso Italia restano le priorità. In primis una politica seria di tutela dell' occupazione, che per Epifani rappresenta "il problema vero che tende a crescere". Una politica che non può che passare per l'estensione della cassa integrazione agli esclusi e per un rilancio di salari e pensioni, unica strada che consente di riattivare anche la domanda sociale e quindi rivitalizzare la produttività, evitando la perdita dei posti di lavoro. "Servono ammortizzatori e tutele per chi ne è privo, soprattutto per i precari" - ha osservato Epifani - e dall'altra parte sono necessarie politiche fiscali che sostengano i redditi dei lavoratori e dei pensionati". Riguardo allo sciopero generale indetto per il 12 dicembre, che Sacconi spera rientri dopo la presentazione del piano anticrisi del governo, Epifani è stato netto: "Dipende dalle scelte del governo ma deve essere chiaro che io ho chiesto misure forti perchè la situazione è eccezionale". Per sapere cosa accadrà si dovrà aspettare l'inizio della settimana. Appare certo un fatto: la campana dell'incertezza economica suona soprattutto per loro, i precari, colpiti doppiamente: dal governo e dalla crisi.

Lavoro/ Pd: Ammazza-precari produce effetti, Governo intervenga


Roma, 21 nov. (Apcom) - Il Pd chiede al governo di intervenire contro i licenziamenti dei lavoratori precari: "A luglio, quando era stata approvata la cosiddetta norma 'ammazza-precari' - che impedisce al giudice del lavoro di reintegrare un lavoratore vittima di violazioni contrattuali al suo posto con un contratto a tempo indeterminato - avevamo denunciato - sottolineano in una dichiarazione congiunta i deputati Marianna Madia, Maria Grazia Gatti, Cesare Damiano e Giovanni Lolli - la pericolosità di questa norma, sui cui peraltro pesa l'ombra di incostituzionalità. Il governo aveva proclamato che la norma riguardava pochi casi, praticamente tutti alle Poste. Niente di più falso". Secondo gli esponenti democratici "alcune aziende stanno utilizzando la 'ammazza-precari' per licenziare i lavoratori che sono in causa con esse oppure che attendono un nuovo grado di giudizio del processo di lavoro. Poiché la norma vale per i procedimenti in corso, potrebbero essere tantissimi quei lavoratori già reintegrati in primo grado che ora si vedranno licenziati e persino costretti a restituire l'indennità risarcitoria ricevuta dopo il primo grado di giudizio, sottratte le sei mensilità previste ora come penale massima dalla legge". "Questo uso spregiudicato della norma - prosegue la nota dei parlamentari del Pd - è stato fatto dall'azienda 'Strada dei parchi' del gruppo Toto-Benetton, gestore dell'autostrada Roma-Teramo, che ha licenziato quattro lavoratori già reintegrati in primo grado dal giudice. Abbiamo presentato una interrogazione urgente e il Governo imbarazzato ha scelto una risposta formale e assolutamente senza sostanza. In attesa che la Corte si pronunci sulla costituzionalità della norma - concludono Madia, Gatti, Damiano e Lolli - il governo, a tutela dei lavoratori, utilizzi subito la sua moral suasion nei confronti di 'Strada dei parchi' perché ritiri i licenziamenti. Si trovino poi le forme per fare in modo che le altre aziende non utilizzino questa norma".

venerdì 21 novembre 2008

COMUNICAZIONE


Al fine di evitare qualunque tipo di problema, soprattutto personale, ricordo a tutti i colleghi precari, che il blog nasce e continua ad essere un luogo dove tutti quanti noi possiamo pubblicare senza discriminazione di questo o quello, e che il sottoscritto è solo colui che raccoglie articoli, mail o richieste di inserimento nello stesso Blog. Nello specifico, mi riferisco al post che è stato inserito un paio di giorni fa, relativo alla UIL, del quale sono stato "accusato", via posta elettronica, di essere l'esecutore in quanto gestore del blog. Due specifiche onde evitare qualunque cosa...: 1) le accuse rivoltemi non sono ASSOLUTAMENTE PERVENUTE DA RAPPRESENTANTI UIL (i quali sicuramnete sono rimasti male), ma da colleghi; 2) le password del blog sono a disposizione di molte persone e di chiunque me le chieda, al fine di poter inserire direttamente qualunche post.
Un saluto a tutti, Massimiliano.

Epifani: valuteremo il piano anti crisi solo dopo l'incontro con il governo


Da Il Messaggero.it - UDINE (21 novembre)
Il segretario della Cgil Guglielmo Epifani ha detto che farà una valutazione sul piano contro la crisi solo dopo «l'incontro di lunedì sera con il Governo». Solo allora, ha detto, «daremo una valutazione su tutta la manovra non appena sarà presentata». Epifani ha aggiunto di non voler commentare l'annuncio di bonus per le famiglie e sconti per le imprese fatti da Berlusconi.

Priorità. Epifani ha sottolineato che le «priorità sono le politiche per l'occupazione, perché questo è il problema vero che tende a crescere». «In modo particolare - ha detto Epifani - servono ammortizzatori e tutela per chi ne è privo, soprattutto per i precari, e dall'altra parte sono necessarie politiche fiscali che sostengano i redditi dei lavoratori e dei pensionati».
Sul tema del precariato, il leader della Cgil ha aggiunto che «il problema è scoppiato in maniera così forte che naturalmente abbiamo avuto qualche ritardo. Ma poi non solo siamo intervenuti, ma abbiamo tentato di difenderli al meglio da questa crisi. Non ci rassegniamo - ha concluso Epifani - che i precari escano dalle aziende e nessuno pensi a loro».

Lavoro, la valanga dei posti in bilico


Da Il Tempo - di Roberto Giovannini
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Eccola, la «valanga» che rischia di sommergere l’economia produttiva in Italia. I dati, la statistica ancora non riescono a fotografare compiutamente un fenomeno che però tutti avvertono come pericoloso, preoccupante, potenzialmente devastante. Le cause sono molte, spiegano gli economisti. A livello «macro» c’è il ciclo, la crisi finanziaria, la frenata delle locomotive mondiali, la costante riorganizzazione del lavoro su scala planetaria. Poi ci sono i problemi «italiani»: un modello produttivo fragile, basato su produzioni di nicchia, poca innovazione, arretratezza finanziaria, una politica invasiva e inefficiente. Il risultato, tradotto in numeri. Le 153 milioni di ore di Cig già erogate nel 2008, +12% rispetto al 2007. Le 4.562 aziende fallite tra gennaio e giugno 2008 (erano 4.294, dice Unioncamere). Il calo della produzione industriale (-1% in settembre, per Bankitalia), dell’export, delle aspettative e del clima di fiducia di imprese e consumatori, delle vendite del commercio al dettaglio, dell’accumulazione di capitale (-0,2% nel secondo trimestre). Le 1108 imprese che hanno già fatto domanda al ministero per poter usufruire della Cig straordinaria. La caduta (in settembre del 5,68%, in termini reali chiarisce il Cerm, degli ordinativi delle imprese). I migliaia di posti perduti nelle piccole imprese che saltano. I migliaia di precari che vanno a casa per restarci.
L’onda della cassa integrazione
Al lavoratore in cassa integrazione spettano al netto circa 750 euro. Così dice la legge. Sono quasi 950 se «prima» guadagnava uno stipendio superiore a 1.500 netti. Provi, chi è curioso, a vedere come fa una famiglia ad andare avanti così. In Italia gli ammortizzatori sociali sono scarsi e mal congegnati. La cassa integrazione ordinaria, la «Cigo», serve a un’impresa in crisi «transitoria», che dura al massimo qualche mese. È quella più adoperata ora. Se la crisi è strutturale, c’è la Cig straordinaria, che può durare anche due o tre anni. Poi c’è la mobilità, ma il posto di lavoro non c’è più. Non tutti i lavoratori, non tutte le imprese, non tutti i settori produttivi godono di questa rete di protezione che assomiglia molto a un colabrodo. «Non i precari, non i contratti a termine, non gli interinali, non i co.co.pro, non i dipendenti (anche stabili) delle piccole aziende, ad esempio», ricorda il segretario confederale Cgil Susanna Camusso. Ovvero, la fetta (nettamente) maggioritaria del mondo del lavoro italiano. «Per adesso - spiega Giorgio Santini, segretario confederale della Cisl - noi registriamo solo un boom della Cig ordinaria, un’esplosione cominciata a giugno. Ci vogliono 6-7 mesi perché la Cigo si trasformi in qualcosa di peggio. Diciamo che verso febbraio, forse marzo arriverà la mareggiata della Cigs».
Gli anelli deboli saltano
Quando le cose cominciano ad andare male, a saltare per primi sono gli anelli deboli della catena. «I precari, i lavoratori con meno tutele e garanzie - spiega l’ex ministro del Lavoro Pd Cesare Damiano - quelli senza voce». È così tutto sommato anche per le imprese: i primi a pagare sono gli imprenditori dell’indotto, quelli che hanno meno possibiltà di muoversi e sono più fragili nei confronti delle banche. Seguono le aziende dei settori più colpiti dal taglio dei consumi: l’automobile, il frigorifero, il mobile? Acquisti che si possono rinviare in attesa di tempi migliori. L’edilizia, le costruzioni? Si aspetta. O quelli «voluttuari», come scarpe e abbigliamento. Ma va in crisi persino l’opulenta Emilia-Romagna, dice il presidente Vasco Errani, per colpa della «frenata della domanda interna e internazionale».
La mappa della crisi
Il colosso svedese del «bianco» Electrolux ha deciso di chiudere uno stabilimento a Scandicci e tagliare in Veneto. La Antonio Merloni di Fabriano è commissariata. A Torino la Motorola chiude il centro di ricerca. La farmaceutica (prima a sud di Roma, poi al Nord) è travolta dalla scadenza dei brevetti, con produzioni che si spostano in India e Cina. Gli alti costi dell’energia mettono in crisi la ceramica in Emilia e il piombo zinco e alluminio in Sardegna. Il distretto della sedia in Friuli boccheggia. L’edilizia è in frenata, strangolata - dicono i costruttori dell’Ance - dal patto di stabilità interno, che impedisce agli Enti locali persino di pagare le imprese per i lavori già conclusi.
L’auto? Si è fermata
L’automobile negli Usa vale 4 milioni di posti e il 4% del Pil; per Damiano (che come Santini e molti altri ritiene inevitabile un sostegno al comparto, sia pure mirato alle auto elettriche, a metano o ibride) «in Italia in proporzione l’auto pesa anche di più». Auto vuol dire Fiat, e la Fiat si è fermata. Di botto. A Torino si sono fermati (in Cig) 27mila lavoratori di 450 fabbriche metalmeccaniche, mentre 5.000 precari sono a casa senza un soldo. Si è fermata la Ergom a Termini Imerese, ma la crisi è planetaria, sono a rischio anche colossi come la Gm. È in pericolo quello che Antonio Sansone, segretario nazionale della Fim-Cisl, definisce «l’ampio comparto dell’indotto auto, che in Italia aveva cercato di uscire dalla dipendenza dalla sola Fiat». E nei guai non ci sono solo le «boite», ma anche «grandi» come la Brembo di Alberto Bombassei.
Moda, salotti: addio?
Valeria Fedeli, segretario generale dei tessili della Filtea-Cgil, snocciola dati angosciosi. 13mila lavoratori in Cigs: 66 da aziende che hanno chiuso i battenti, 18 lo stanno facendo, 95 hanno dichiarato la crisi, 14 sono in fallimento, 28 con contratti di solidarietà. La Cig ordinaria è aumentata del 20% nell’ultimo mese, poi ci sono le aziende piccole senza tutele. «Totale - afferma la sindacalista - stimiamo 30.000 posti a rischio nel 2008, che possono raddoppiare senza interventi nel 2009». E non sono le imprese marginali, ma i distretti «forti» del Made in Italy: Prato, la lana di Biella, la seta a Como, le calzature a Lecce e Fermo, la maglieria a Carpi, l’occhialeria nell’opulenta Belluno. Il suo collega della Fillea-Cgil, Walter Schiavella, ricorda la crisi gravissima della Natuzzi e dell’intero distretto del salotto in Puglia e Basilicata: oltre tremila in cassa integrazione, delle 500 aziende e 14.000 addetti di sei anni fa sono rimasti rispettivamente in 150 e 8.000.

giovedì 20 novembre 2008

COMUNICATO DEL 20 NOVEMBRE 2008

A seguito dell’incontro tra l’amministrazione e le OO.SS., avvenuto in data odierna, il personale precario dell’ISPRA, riunito in assemblea, ha preso atto della determinazione provvisoria della dotazione organica rimodulata in 1483 unità.

Occorre rilevare l’incoerenza, ancora una volta dimostrata dall’amministrazione, nel comunicare a porte chiuse le novità relative alla dotazione organica mentre, in altre circostanze, sono state tenute riunioni a porte aperte quando non vi era alcunché da comunicare, o meglio, quando non è stato comunicato alcunché.

Poiché martedì 25 novembre p.v. sono previsti due incontri, nella sede di Via Brancati, tra l’amministrazione e rispettivamente una delegazione di lavoratori co.co.co. alle ore 10.30 ed una delegazione di lavoratori T.D. funzionari amministrativi alle ore 11.30, l’assemblea propone di fissare un nuovo incontro martedì 25 novembre p.v. successivamente ai predetti incontri, alle ore 14.00, presso la sala adiacente la mensa di Via Brancati.

In tale occasione saranno definite le prossime iniziative di mobilitazione.

RINVIO INCONTRO CO.CO.CO E AMMINISTRAZIONE


La delegazione dei Co.co.co. che doveva essere ricevuta lunedì alle ore 11.00, sarà ricevuta martedi 25 novembre alle ore 10.30

mercoledì 19 novembre 2008

....risposta alla UIL


Preso atto dell' informativa del sindacalista UIL Roberto Papi (che noi tutti già conoscevamo e che riteniamo un salvagente), ci chiediamo alcune cose......

Se è questa la linea che UIL intende seguire per evitare la mattanza dei Co.Co.Co., quali saranno le immediate azioni concrete, di lotta e di salvaguardia "reali" che il sindacato UIL intende mettere in atto?

Riteniamo opportuno che alla mail inviataci segua SUBITO un' azione forte e che non rimanga semplice fumo negli occhi come in passato, troppe volte, abbiamo visto essere!!!


Le azioni sindacali si concordano e concretizzano in assemblea e non lungo i corridoi.

Taluni rappresentanti sindacali (?) sbeffeggiano con arroganza e spirito di lesa maestà la nostra iniziativa di ieri, senza cogliere il vero e profondo senso di crisi umana e lavorativa che stiamo attraversando. Un sindacato moderno ed intelligente, non può non cogliere questo segnale forte e farlo suo mediante azioni concrete.

Rinvio incontro co.co.co. e amministrazione


La delegazione dei Co.co.co. sarà ricevuta lunedì alle ore 11.00. E' stato già sottolineato che alle 10 e 30 è previsto l'incontro con USI, ma pare non vi siano problemi...Inutile dire che lo slittamento di un incontro richiesto con urgenza, rappresentando la nostra necessità di chiarezza e trasparenza rispetto a una situazione per noi così critica ed imminente, non può rappresentare per i co.co.co. altro se non un ulteriore aggravio di preoccupazione ed ansie.Risposte rinviate alla prossima settimana!!!!! Valutiamo comunque se mantenere almeno noi co.co.co un presidio domani, mentre si discuterà di pianta organica ISPRA.

martedì 18 novembre 2008

I CO.CO.CO. DICONO BASTA



CO.CO.CO. INCAZZATO
BLOG OCCUPATO!!!
BASTA!!!
PAROLE...PAROLE...PAROLE
QUANTE ANCORA?


CI SIAMO ANCHE NOI
e adesso vi raccontiamo i nostri sentimenti
e se qualcuno è permaloso...problemi suoi!!!

L'anello più debole della catena continua a pagare la politica dei soprusi, la pochezza dei rappresentanti sindacali, quella dei sindacati stessi e dei governi che si succedono poveri di idee e di soluzioni.


SIAMO ARRIVATI ALL'ORA "X"


Dopo anni e anni di lavoro all'interno dell'ente i "lavoratori di serie B" (sottopagati, sfruttati e mobizzati), al 31 Dicembre saranno infine eliminati.
In barba alla professionalità e all' istituzionalità del lavoro svolto, senza che nessuno si opponga se non formalmente a questo atto che va contro lo Stato stesso......

TUTTI A CASA!!!!

Abbiamo dato supporto a tutti i sindacati e a i diritti degli altri lavoratori....
ma per il nostro futuro, dov'è che si combatte?
a quale tavolo? in quale piazza, quella del 14 Novembre?

CREDIAMO SIA ARRIVATO IL MOMENTO DI NON FORNIRE PIU' UN SUPPORTO INCONDIZIONATO AD UN MOVIMENTO CHE NON CI CONSIDERA E CHE SI E' DIMOSTRATO INCAPACE DI RISOLVERE ANCHE IL PIU' PICCOLO DEI PROBLEMI CHE VIVIAMO TUTTI I GIORNI ALL'INTERNO DI ISPRA (SENZA NEMMENO UN MISERO BUONO PASTO)

IN QUESTO MOMENTO CI SENTIAMO FIGLI UNICI...
... se non l'hai mai ascoltata clicca qui sotto...
... se non ti fa riflettere sei morto dentro!!!





Stipendi da 300mila euro agli esperti che valutano gli statali


ROMA (17 novembre) - Salvo imprevisti, l’anno prossimo nascerà una nuova agenzia: l’agenzia per la meritocrazia nel pubblico impiego. Sarà costituita da cinque componenti, cinque esperti il cui compito sarà di «indirizzare, coordinare e sovrintendere all’esercizio indipendente della valutazione». Detto in parole più semplici, dovranno fare in modo che in tutte le amministrazioni pubbliche italiane si misuri la produttività del personale con meccanismi il più possibile oggettivi. In base a queste misurazioni si dovranno distribuire i premi e gli avanzamenti di carriera.
L’istituzione dell’agenzia per la valutazione è prevista nel disegno di legge Brunetta, in discussione al Senato. Il testo iniziale del provvedimento prevedeva che il nuovo organismo nascesse a costo zero. Nei giorni scorsi, però, è stato votato un emendamento che ha cambiato la situazione. Ora l’agenzia costa, e neanche poco: ben 4 milioni di euro nel 2009, destinati a diventare 8 milioni dal 2010 in poi.
Non è ben chiaro a cosa servano tutti questi soldi. Prima di questo emendamento, era circolata una stima di spesa più contenuta (2 milioni di euro nel 2009 che diventano 4 milioni a regime), e in questa stima si prevedeva che un milione e mezzo di euro fosse destinato a retribuire i cinque membri dell’agenzia. Gli esperti della valutazione insomma avrebbero un compenso medio annuo da almeno 300 mila euro a testa. Una cifra superiore al tetto di stipendio previsto per i dirigenti pubblici, pari a circa 290 mila euro.
La norma non prevede particolari vincoli di incompatibilità per i cinque membri. Per esempio, se il nominato è un professore universitario può conservare il suo incarico e cumulare i due redditi.
L’emendamento sull’agenzia per la valutazione è stato approvato in commissione al Senato anche con i voti di quasi tutta l’opposizione. Maria Fortuna Incostante, senatrice del Pd, spiega che il testo votato è molto migliorato rispetto al testo iniziale proposto dal governo: «Prima si prevedeva un organismo che di fatto era un’emanazione del governo. Ora invece per le nomine è prescritta una procedura a maggioranza qualificata, che garantisce una reale indipendenza». Quanto ai costi, «non è detto che alla fine questi debbano essere fissati nella legge: potrebbero essere definiti dai decreti del governo».
Michele Gentile della Cgil commenta: «Che strano: si istituisce un'agenzia per fare in modo che le retribuzioni dei dipendenti pubblici siano legate ai risultati ottenuti, ma come prima cosa si prevede uno stipendio fisso destinato ai componenti di questa agenzia».

Per le banche pronti 15 miliardi


Altri tre vanno per le famiglie. La Corte dei Conti: federalismo fiscale farà aumentare le tasse.

Alle famiglie forse tre miliardi di euro; in prestito alle banche, a certe condizioni, una quindicina di miliardi. In concreto, dovrebbero essere questi gli elementi davvero nuovi, e validi subito, del piano anti-crisi, che il governo, contando stanziamenti già previsti nel triennio, da riallocare o da accelerare, fa assommare all’imponente cifra di 80 miliardi. Provvederà con uno o più decreti-legge il consiglio dei ministri di venerdì.
«Tremonti ci dica se i fondi di cui ha parlato sono veri o sono già stanziati - sfida dall’opposizione Pierferdinando Casini - perché se non sono nuovi si tratta di una presa in giro, se lo sono l’Udc li voterà». Il Pd ha già proposto aiuti ai redditi più bassi per 7-8 miliardi; ieri Walter Veltroni ha ufficializzato la svolta, abbandonando la fedeltà alla regole europee che era stata una bandiera del centro-sinistra: «si può rinviare il pareggio di bilancio, come ha fatto la Germania».
Dentro il governo si discute ancora a quali misure dare la precedenza. Il presidente della commissione Finanze della Camera, Gianfranco Conte (Pdl), ammette che in concreto ci sono «scarsi mezzi a disposizione», ma «si farà tutto il possibile». Non è escluso il ritorno a un po’ di «finanza creativa»; a erogazioni una tantum si farebbe pronte con quelle coperture una tantum che negli ultimi anni le regole europee non ammettevano più.
Tra le ipotesi più quotate è un soccorso una tantum alle famiglie più bisognose, in aggiunta o integrazione alla social card già decisa l’estate scorsa. Il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi studia come estendere l’indennità di disoccupazione ad alcune categorie di precari, come i Co.co.pro. La detassazione degli straordinari, che era temporanea, sarà estesa al 2009. Meno probabile è che si intervenga sui carichi di famiglia Irpef.
A favore del lavoro autonomo e dell’impresa minore, si potrebbe (ma il tempo stringe) ridurre le percentuali di acconto dell’autotassazione di novembre; in pratica un rinvio di versamenti all’anno prossimo. Sul pagamento dell’Iva «per cassa», cioè all’effettivo pagamento e non alla fattura, occorre il permesso della Commissione europea, che non ha tempi brevissimi. Improbabile, per ora, la deducibilità dell’Irap dalle impsote dirette.
Tra le decisioni di venerdì entrerà anche il soccorso alle banche se si riuscirà a risolvere in tempo i problemi tecnici. Occorre configurare lo speciale prestito obbligazionario subordinato perpetuo in modo tale che possa essere conteggiato nel «Core Tier 1». Questo parametro di solidità dei bilanci bancari la Banca d’Italia inviterà a elevarlo rispetto al 6%, finora suggerito; non è sicuro se proprio fino all’8%, oppure al 7,5%. Lo Stato presterà questi fondi indebitandosi a sua volta sui mercati finanziari (ci guadagnerà, perché riscuoterà dalle banche cedole più alte dei rendimenti pagati ai risparmiatori). La somma totale non è ancora certa, perché dipende da quanto le banche chiederanno; partendo da circa 3 miliardi per Unicredit e 4 per Intesa Sanpaolo, si potrebbe arrivare a una quindicina di miliardi, massimo a 20.
Per il resto, gli 80 miliardi constano: 1) dei 16,6 di investimenti in infrastrutture, da tempo in bilancio, i cui cantieri, garantisce il ministro Altero Matteoli, si apriranno «entro sei mesi» grazie a nuove procedure; 2) di 40 miliardi in un triennio di fondi europei, che saranno accorpati in pochi progetti importanti (ma le Regioni protestano); 3) in 10 miliardi di investimenti privati, sempre in un triennio, dalle società autostradali, con nuovi meccanismi tariffari.
Ma sui conti pubblici dei prossimi anni pesa un differente rischio. La Corte dei Conti teme che il federalismo fiscale, così come è delineato nel disegno di legge delega all’esame del Parlamento, con ampie quote di Irpef devolute agli enti locali, possa portare a un aumento delle tasse, e perfino a rendere meno trasparente il sistema tributario. Lo ha detto, pur nel quadro di un giudizio complessivamente positivo, il presidente della Corte, Tullio Lazzaro, in una audizione al Senato.

lunedì 17 novembre 2008

Finti precari, il giudice condanna l’azienda


TRENTO.
Cento mila euro tra ferie non godute, tfr non versato e riposi saltati. E’ quanto dovrà pagare una cooperativa piemontese a cinque lavoratori trentini che hanno avviato una causa di lavoro per vedere riconosciuto il proprio inquadramento contrattuale. Per anni hanno contato milioni di euro dentro una sala da conta in corso Buonarroti. Ufficialmente erano dei co.co.co, in pratica non svolgevano alcun lavoro a progetto. Secondo il giudice, dunque, vanno pagati come lavoratori subordinati.
Questo significa rivedere completamente il contratto, con obbligo per la cooperativa di versare tutto quanto non pagato tra il 2001 - anno di inizio della collaborazione - e il 2003 quando i lavoratori smisero la loro occupazione.
Definire un «progetto» (elemento essenziale dei rapporti di collaborazione coordinata e continuativa) l’attività di conta quotidiana di migliaia e migliaia di banconote per poi riordinarle in mazzette e riconsegnarle agli agenti del trasporto valori sarebbe quanto meno forzato. Eppure era quello che per due anni questi cinque trentini - di età compresa tra i 20 e i 25 anni - hanno fatto come lavoro. Assunti come collaboratori parasubordinati dalla coop, i cinquie passavano otto ore della loro giornata nascosti in una sorta di bunker in corso Buonarroti, spiati senza sosta da alcune telecamere che ne controllavano ogni movimento. Lì dentro, in quella sala blindatissima, ogni giorno passavano milioni di euro in banconote di ogni taglio. Loro, i giovani lavoratori, dovevano riordinarle e contarle e poi restituire ai portavalori per il deposito in banca. Il denaro era di proprietà dei maggiori supermercati trentini e di alcune banche che lo consegnavano alla cooperativa per la conta e poi se riprendevano.
Per due anni, i cinque ragazzi hanno lavorato giorno e notte nei locali messi a disposizione dal datore di lavoro, soggiacendo al potere direttivo dell’azienda che - per motivi di sicurezza - li «spiava» di continuo. Finché, nel 2003, la cooperativa perse l’appalto sulla piazza di Trento ma lo vinse su quella di Bolzano. Chiese, allora, ai cinque di trasferirsi ma la trattativa non andò a buon fine e ai cinque «co.co.co» venne dato il benservito. I lavoratori si sono rivolti all’avvocato Gennaro Romano - il quale ha avviato una causa per dimostrare che quel rapporto di lavoro non aveva nulla della collaborazione, ma aveva tutto del rapporto subordinato. Dopo quattro anni di battaglia in tribunale, i cinque ragazzi l’hanno spuntata. A loro l’azienda - che ha sempre sostenuto la conformità al contratto dell’attività svolta - dovrà versare una cifra vicina ai 100 mila euro come risarcimento per tutti i diritti negati in due anni di contratto.

I precari non fanno mai tredici

Ancora ieri il ministro del Welfare Sacconi diceva: “Non ci possiamo permettere la detassazione delle tredicesime, che ha un costo molto consistente”, ora invece pare che il provvedimento rientrerà nel pacchetto di misure per affrontare la crisi.

Lo abbiamo già scritto nei giorni scorsi, non si tratta della migliore idea possibile, perché è una misura circoscritta e non strutturale, che nella migliore delle ipotesi esaurirà i suoi effetti sulla domanda dopo le prime settimane di gennaio, e nella peggiore non rilancerà i consumi perché i consumatori o la impiegheranno per ovviare ai buchi di bilancio familiari o la tesaurizzeranno nel timore (non del tutto infondato) che stiano arrivando tempi cupi.

Inoltre, detassare le tredicesime significa dare una mano ai lavoratori garantiti, che pure sono tanti e ne hanno bisogno, ma significa anche dimenticarsi degli oltre 4 milioni di lavoratori precari che la tredicesima sanno vagamente cos’è perché qualche volta l’hanno sentita nominare dai loro genitori, ma loro non l’hanno mai vista. Il governo dovrebbe sforzarsi di tagliare spese inutili, quelle della politica come i rimborsi elettorali per esempio, per abbassare le tasse sul lavoro in maniera stabile.

Detto questo, in mancanza d’altro gli italiani apprezzeranno anche la detassazione delle tredicesime, meglio se accompagnate da un allargamento degli ammortizzatori sociali per chi non è assunto, perché con l’aria che tira e con il tempo perduto sinora va bene pure quella come misura di emergenza. Ma Tremonti non speri di cavarsela solo alleggerendo il Natale degli italiani, perché già alla Befana saremo punto e a capo.

ROMA: DAMIANO, PRECARI A CASA CON FINANZIARIA BRUNETTA-TREMONTI


Dichiarazione di Cesare Damiano, Viceministro del Lavoro del governo ombra del Pd

“Le scelte politiche non sono neutrali, hanno le loro concrete e drammatiche conseguenze. Lo sa il Ministro Brunetta che a Roma l’eventuale approvazione della prossima Legge Finanziaria, segnatamente l’Art. 37-bis, avrebbe degli effetti immediati e drammatici su 450 lavoratrici e lavoratori, che dopo anni di lavoro precario per l’amministrazione capitolina vedrebbero svanire la possibilità di essere stabilizzati?
Queste lavoratrici e lavoratori da anni garantiscono l’erogazione di servizi essenziali alla cittadinanza, come ad esempio l’assistenza sociale alle fasce più deboli della popolazione. E’ doveroso per noi, e dovrebbe esserlo per gli amministratori locali che hanno la responsabilità della qualità e del funzionamento dei servizi del Comune di Roma, sostenere la battaglia per la stabilizzazione di questo personale. Cosa ne pensa il Sindaco Alemanno?
L’esempio di Roma può essere moltiplicato per gli 8.000 comuni d’Italia. In un momento di crisi grave come l’attuale le scelte del governo aggiungono nuova disoccupazione, mentre, a livello globale la politica si interroga sul modo migliore di fermare la recessione e tutelare l’occupazione.

Brunetta, quando le bugie hanno le gambe corte

A volte i troppo furbi fanno la fine del topo con il gatto. Nella categoria dei furbissimi si è autoiscritto il ministro Renato Brunetta. Ogni giorno fa sentire la propria voce. Ogni giorno una sparata contro i “fannulloni” e il sindacato che li difende. Il sindacato naturalmente è la Cgil. Insieme a lui anche un altro ministro, Maurizio Sacconi, passa il proprio tempo a lanciare frecce avvelenate contro il più grande sindacato italiano. E' diventato uno sport di marca berlusconiana il tiro al bersaglio contro il segretario generale, Guglielmo Epifani. Anche la Annunziata, giornalista arcigna con alcuni, bonaria con altri, ha provato nella sua mezz'oretta televisiva a far apparire un uomo che rappresenta circa sei milioni di lavoratori, pensionati, precari e disoccupati, come un isolato, anche nel suo partito di riferimento, il Pd, oltre che dalla Cisl e dalla Uil di Bonanni e Angeletti. Così come ha provato a fargli dire che lascerà il sindacato per presentarsi alle elezioni europee. Un modo come un altro per screditarlo di fronte ai lavoratori, proprio mentre l'organizzazione che dirige è impegnata nella preparazione dello sciopero generale di dicembre. Ma Brunetta supera tutti. Addirittura lancia un grido di dolore quando afferma che i fannulloni sono di sinistra. A lui dispiace dirlo perché, strepita, “io sono uno di sinistra, sono socialista”. Per carità di patria lasciamo perdere i socialberlusconiani di marca P2. Però una domanda al Brunetta la vogliamo fare. Come fa a dire che i fannulloni sono di sinistra? Epifani gli ha risposto: “ O porti le prove o sei un bugiardo”. Diamo un seguito alla domanda del segretario della Cgil. O il ministro è un bugiardo e questo nelle file dei berluscones non è un peccato ma un merito, oppure dice la verità. In questo secondo caso avrebbe schedato i lavoratori, preparando le liste di proscrizione come veniva fatto alla Fiat negli anni bui. Allora era la grande azienda di Gianni Agnelli a “punire” i comunisti della Fiom, li relegava al reparto “0”, una specie di confino come per gli esiliati politici durante il fascismo. Scelga il Brunetta ciò che più gli aggrada. In merito al suo socialismo, non possiamo che ricordare che anche Mussolini veniva da quel ceppo.






L'onda che ci travolge



I numeri sono secondari: 200mila, 300mila, 500mila. Il punto è che ci sono e sono tanti. Il punto è che oggi hanno invaso la capitale e lo hanno fatto per ricordare al governo che stanno tutti uniti, "Insieme per il futuro del paese", perché, dicono da settimane e hanno ribadito anche oggi, "noi la crisi non la paghiamo". Chiedono all'esecutivo di far retromarcia sui tagli alla ricerca, all'università e alla scuola, che strozzano la formazione degli studenti ma anche i tanti precari che in questa stessa formazione investono la loro vita. In una condizione di labilità lavorativa che li rende quasi simili a missionari, sacrificati e sfruttati per amore di una professione e di uno studio a cui non corrispondono la stessa tutela nella certezza del lavoro e della retribuzione. Eppure mandano avanti il mondo accademico e, con esso, l'intero Stivale. Ma pare che questo non basti. Allora sono scesi in piazza e in strada assediando il centro di Roma, pacificamente, con quattro cortei diversi. Quello convocato dalla Cgil e dalla Uil -doveva esserci anche la Cisl ma pare sia stata piuttosto rassicurata dalla ministra Gelmini e ha scelto, a poche ore dall'appuntamento, di sfilarsi- che è partito dalla Bocca della Verità per confluire a piazza Navona con i comizi dei leader a concludere. Di fatto i due sindacati che dal faccia a faccia con la responsabile all'istruzione hanno portato a casa il convincimento che la disponibilità ad un confronto, previo ritiro della mannaia economica, non esiste proprio. Gli studenti invece si sono organizzati articolatamente in tre appuntamenti distinti nelle varie aree cittadine, partendo da La Sapienza in zona S.Lorenzo, da Roma Tre ad Ostiense e da piazza della Repubblica, dove si sono riuniti gli studenti medi e quelli proveniente dal resto dell'Italia. Insieme, mescolandosi, hanno sfilato per il centro -da piazza dei Cinquecento e giù per via Cavour fino a piazza Venezia- per poi spezzarsi in due tronconi: uno approdato davanti a Montecitorio e l'altro al Senato. E per le vie adiacenti al palazzo della Camera e palazzo Chigi hanno continuato a sfilare ininterrottamente dalla mattina al tardo pomeriggio. A vederli camminare insieme per le vie di Roma si prova un'istintiva solidarietà, non patetica ma vitale perché si alimenta della loro rabbia, che fa sembrare questa protesta poco retorica e molto concreta. Politica nella sua impoliticità, nella sua lontananza dai partiti verso cui il movimento di scuole e atenei vuole mantenersi impermeabile. Ricercatori precari, universitari, alunni, venuti dal Nord al Sud del paese ma anche dal resto del mondo (gli studenti Erasmus c'erano e nei giorni scorsi si sono fatti sentire al di fuori dei confini nazionali, come del resto anche oggi a Parigi o Madrid), si confondono in un fiume colorato dove non manca il sarcasmo verso la classe politica: Berlusconi, Tremonti, Gelmini, Brunetta sono i target principali di slogan e striscioni. Premiare il più intelligente è difficile, ma molto in voga è un semplice "Berlusconi se hai i capelli lo devi alla ricerca" oppure "L'onda non si arresta, il sapere non si acquista". Nel loro cantare non manca la disillusione verso la politica, sebbene questa protesta ne sia imbevuta. Quale maggiore politicizzazione del chiedere che siano garantiti istruzione pubblica e diritto al lavoro, stabile e degnamente retribuito, soprattutto all'interno degli atenei? Non è politica nel senso stretto del termine, ma difesa dei propri bisogni concreti e dei propri diritti: politica nel senso nobile di speranza del futuro, che si vuole costruire insieme e che non si accetta di veder calato dall'alto, in particolare poi quando viene fatto con misure restrittive, dal punto di vista economico e non solo. Perché? Perché il futuro è loro, dicono. La scia dei giorni scorsi, di quello che è accaduto in piazza Navona è ancora presente. La violenza dei neri di Blocco studentesco, indisturbati protagonisti, in occasione della recente manifestazione davanti al Senato, di un vero e proprio assolto agli studenti, è una ferita aperta. Non a caso, non senza coscienza, appena arrivati davanti Montecitorio i cori della piazza lanciano un messaggio chiaro di antifascismo oltre che di legalità: "ora e sempre Resistenza", gridano, insieme alla richiesta di "fuori i mafiosi dal parlamento". In molti, poi, sono ancora scossi dalla sentenza di ieri per la mattanza alla scuola Diaz nei giorni del G8 2001: "La Diaz non si dimentica" hanno scritto gli universitari de La Sapienza. Mentre altri colleghi chiedono da uno striscione "sciopero generale subito". Il 12 dicembre saranno accontentati dalla Cgil. Il cui leader, questa mattina da piazza Navona, ha commentato con amarezza l'assenza del sindacato cattolico alla manifestazione oltre che il tentativo in atto, da parte di Governo e Confindustria, di chiudere nell'angolo la più grande organizzazione sindacale, con l'intento di assaltare la diligenza del mondo del lavoro, dai rinnovi contrattuali del pubblico impiego alla riforma del contratto nazionale. "Chi non c'è sbaglia. Ogni volta che provano ad isolarci gli va male però persistono", ha detto Epifani, ricordando anche che "perseverare è diabolico" e "le bugie hanno le gambe corte". Un monito quest'ultimo all'ostinazione con cui il segretario cislino Bonanni ma anche quello della Uil Angeletti negano l'incontro ad excludendum verso la Cgil avuto a palazzo Grazioli martedì, con il premier e la presidente degli industriali Marcegaglia. Secondo il segretario, poi, "c'è una richiesta forte di riforme e non di tagli. La Gelmini continua a ripetere che noi non vogliamo le riforme. È lei invece che pensa di contrabbandare per riforma una politica di soli tagli. Apra una vero confronto e vedrà che noi saremo disponibili". I due cortei non hanno marciato insieme, ma i protagonisti si sono comunque mescolati tra loro. Osmoticamente, in modo aperto, come è caratteristico di questa onda di protesta. Tra loro anche i volti noti della politica e del sindacato. Il segretario del Prc Ferrero, Bertinotti, il presidente della Provincia di Roma Zingaretti, il leader della Fiom Cremaschi, Fava per Sd. Oltre ad un coro trasversale di adesioni e sostegno da parte delle forze di opposizione. Unite in questo caso senza distinzioni nella richiesta che il governo ascolti queste piazze che hanno animato il mese di ottobre e di novembre. Solo nel tardo pomeriggio tornano a casa i ricercatori di Geologia con il casco giallo tra le mani, portato a simbolo del proprio lavoro, le infermiere di Firenze, i collaboratori scolastici con i palloncini della Flc-Cgil, gli specializzandi di medicina con indosso i loro camici bianchi, i tanti precari di Istat, Enea, Ispra, gli studenti con le loro grandi forbici in carta a simboleggiare la politica dei tagli del governo. Fermo restando il prossimo appuntamento è previsto per domani mattina quando a La Sapienza, fino a domenica, si terrà la due giorni di woorkshop e dibattito dedicati alla riforma Gelmini e al piano dell'esecutivo in materia di ricerca e università. Perché quest'onda non si ferma e non riposa. Anzi, agita il mare sociale anche fin nei suoi più remoti gangli.

domenica 16 novembre 2008

Brunetta: i fannulloni sono di sinistra. Entro Natale chiusi i contratti pubblici


ROMA (16 novembre) - «Entro Natale saranno chiusi tutti i comparti del pubblico impiego. E quindi i lavoratori pubblici, 3 milioni 650mila, avranno da gennaio un contratto rinnovato: con questi chiari di luna avere un contratto rinnovato con +70 euro al mese, che non sono tantissimi ma non sono nemmeno pochissimi,mi sembra un grande risultato». Lo ha affermato il ministro della Pubblica Amministrazione Renato Brunetta durante la tradizionale intervista domenicale a Radio Rtl ricordando che «in settimana si è chiuso il contratto con gli statali e ora 200 mila statali hanno un contratto di lavoro rinnovato, con un aumento di 70 euro al mese da gennaio».
Brunetta ha promesso che «nell'arco di un mese chiuderemo gli 8 contratti, senza lunghe discussioni, senza grandi scioperi se non quelli della Cgil, in un grande clima positivo: stiamo facendo una cosa che non è mai accaduta nel nostro Paese perché, se vi ricordate nel passato, per rinnovare il contratto del pubblico impiego servivano sangue, sudore e lacrime».
Brunetta ha inoltre ricordato che la Camera ha approvato all'unanimità un comma della Finanziaria secondo il quale, se il contratto non fosse stato rinnovato, il governo poteva comunque erogare la totalità delle risorse disponibili per il contratto come anticipo, così da evitare i lunghissimi ritardi che avvenivano nel passato, di un anno e anche di due anni». Terza cosa positiva, ha poi proseguito Brunetta, «è che al Senato è stato approvato il disegno di legge delega praticamente all'unanimità, solo con una astensione tecnica dalla opposizione. Si tratta della riforma del lavoro pubblico che prevede premi, trasparenza, authority per il merito, la class action e mille altre cose che dall'anno prossimo cambieranno il modo di fare lavoro pubblico e di rapportarsi con i cittadini-clienti».
Piano di rilancio Il piano per il rilancio dell'Economia italiana, che prevede l'impiego di 80 miliardi, «lo approveremo entro la fine del mese» e prevede sgravi per le fasce meno abbienti, interventi per rilanciare le infrastrutture, attraverso l'utilizzo del Fas (il Fondo per le aree sottosviluppate) ma anche pagamenti più celeri da parte della Pubblica Amministrazione alle imprese. Brunetta ha detto che si sta lavorando per compattare i fondi dell'Unione Europea che si perdevano in mille rivoli, così come stanno raddoppiando le risorse per i consorzi fidi. Le imprese avranno più risorse per garanzie per le loro investimenti ed esportazioni. Brunetta ha poi spiegato che «ci saranno sgravi fiscali per le famiglie meno abbienti e vedrà luce la social card per gli acquisti delle fasce più basse».
Fannulloni di sinistra «La mia battaglia per migliorare la pubblica amministrazione ha turbato i sonni di chi vive di rendita, dei poteri forti e dei fannulloni, che spesso stanno a sinistra». Sono parole pronunciate da Renato Brunetta, intervenuto all'assemblea dei Circoli del buongoverno. Il ministro della Funzione pubblica si è detto dispiaciuto per questo: «Io sono di sinistra, sono socialista». Brunetta ha poi polemizzato con la Cgil, ricordando che si è opposta alle iniziative per la riforma e per il miglior funzionamento della pubblica amministrazione: «Quelli del sindacato - ha detto con una battuta - si sentono “fichi”. Pensavano che tutto ruotasse intorno a loro. Non hanno firmato il contratto del pubblico impiego. È stato un errore, perché dal 1 gennaio tutti i pubblici dipendenti avranno il contratto rinnovato». Il ministro ha anche sottolineato come solo il 7%-14% degli iscritti alla Cgil abbiano aderito allo sciopero per il contratto del pubblico impiego: «Sono ben lontani dal 51% e quindi io vado senz'altro avanti». «È stato une errore per la Cgil tirarsi fuori. Dovrebbero avere - ha concluso Brunetta - un atteggiamento più responsabile e costruttivo in un momento difficile di crisi».

venerdì 14 novembre 2008

RICERCA: BRUNETTA, QUESTIONE PRECARI AFFRONTATA COME MAI FATTO PRIMA


(ASCA) - Roma, 14 nov - ''L'incontro di ieri con i presidenti degli Enti e' stato estremamente positivo. Si sta affrontando la questione dei precari come mai si era fatto in precedenza.
Insieme con gli stessi enti per arrivare a soluzioni condivise. C'e' gia' stato un primo intervento normativo con il decreto Gelmini che aiuta questo percorso. Si e' avviato un tavolo tecnico per concludere le assunzioni negli enti, secondo la normativa vigente, entro la fine dell'anno''.
Cosi' il ministro della Pubblica amministrazione, Renato Brunetta.
''Abbiamo programmato con il Ministro Gelmini l'avvio di una programmazione condivisa degli interventi sul fabbisogno del personale degli enti di ricerca ai fini dell'autorizzazione a bandire e ad assumere. Nei prossimi tre anni - spiega il ministro - a partire da gennaio 2009, saranno banditi concorsi e autorizzate le relative assunzioni. Chiedo: al di la' di generiche proroghe di contratti a tempo determinato (perche' questo solo la normativa vigente garantisce ai precari, e comunque non oltre il 31 dicembre 2009), era mai stato fatto in precedenza un intervento cosi' preciso e capillare per risolvere i problemi? Mi rispondano coloro che parlano solo di norme ammazza precari...''.

giovedì 13 novembre 2008

STATALI: BRUNETTA E GELMINI INCONTRANO PRESIDENTI ENTI RICERCA

Roma, 13 nov. (Adnkronos) - Il ministro Renato Brunetta e i rappresentanti del ministro Mariastella Gelmini hanno incontrato stamattina a Palazzo Vidoni i Presidenti degli Enti di ricerca. ”I Presidenti degli Enti esprimono il loro apprezzamento per l’intervento realizzato con il decreto Gelmini circa l’esonero, per gli Enti di ricerca, dal taglio del 10% della dotazione delle piante organiche -si legge in una nota ministeriale al termine dell’incontro- Tale intervento e’ stata la prima risposta positiva alla richiesta dei Presidenti stessi”. ”Dal tavolo e’ stata ribadita l’esigenza di estendere per gli Enti di ricerca fino al 2012 l’utilizzazione del budget economico pieno relativo al turn over. Il Ministro Brunetta e il Ministro Gelmini si sono impegnati a sostenere tale esigenza nel corso di prossimi interventi normativi. Con il primo e il secondo intervento saranno risolti i problemi relativi alle stabilizzazioni del personale nonche’ a favorire l’ingresso di nuove professionalita’ all’interno degli enti”, continua la nota. ”Inoltre si e’ stabilito -continua la nota- l’istituzione di un tavolo tecnico con il Ministero dell’Economia, presso il Dipartimento della Funzione Pubblica, per affrontare nelle loro specificita’ le problematiche delle assunzioni dei singoli Enti; un tavolo con i ministri Gelmini e Brunetta (e con gli altri Ministeri vigilanti) con i Presidenti degli Enti che con cadenza mensile si riunisca per monitorare lo stato dell’arte e per proporre iniziative volte a rilanciare il settore; l’avvio di una programmazione condivisa degli interventi sul fabbisogno del personale ai fini dell’autorizzazione a bandire e ad assumere; l’emanazione a breve dell’atto di indirizzo per il rinnovo contrattuale del comparto degli enti di ricerca per il biennio economico 2008-2009”

Che furbetto quel Brunetta

La trasferta a Teramo per diventare professore. La casa con sconto dall'ente. Il rudere che si muta in villa. Le assenze in Europa e al Comune. Ecco la vera storia del ministro anti-fannulloni

La prima immagine di Renato Brunetta impressa nella memoria di un suo collega è quella di un giovane docente inginocchiato tra i cespugli del giardino dell'università a fare razzia di lumache. Lì per lì i professori non ci fecero caso, ma quella sera, invitati a cena a casa sua, quando Brunetta servì la zuppa, saltarono sulla sedia riconoscendo i molluschi a bagnomaria. Che serata. La vera sorpresa doveva ancora arrivare. Sul più bello lo chef si alzò in piedi e, senza un minimo di ironia, annunciò solennemente: "Entro dieci anni vinco il Nobel. Male che vada, sarò ministro". Eravamo a metà dei ruggenti anni '80, Brunetta era solo un professore associato e un consulente del ministro Gianni De Michelis.
Ci ha messo 13 anni in più, ma alla fine l'ex venditore ambulante di gondolette di plastica è stato di parola. In soli sette mesi di governo è diventato la star più splendente dell'esecutivo Berlusconi. La guerra ai fannulloni conquista da mesi i titoli dei telegiornali. I sondaggi lo incoronano - parole sue - 'Lorella Cuccarini' del governo, il più amato dagli italiani. Brunetta nella caccia alle streghe contro i dipendenti pubblici non conosce pietà. Ha ristretto il regime dei permessi per i parenti dei disabili, sogna i tornelli per controllare i magistrati nullafacenti e ha falciato i contratti a termine. Dagli altri pretende rigore, meritocrazia e stakanovismo, odia i furbi e gli sprechi di denaro pubblico, ma il suo curriculum non sempre brilla per coerenza. A 'L'espresso' risulta che i dati sulle presenze e le sue attività al Parlamento europeo non ne fanno un deputato modello. Anche la carriera accademica non è certo all'altezza di un Nobel. Ma c'è un settore nel quale l'ex consigliere di Bettino Craxi e Giuliano Amato ha dimostrato di essere davvero un guru dell'economia: la ricerca di immobili a basso costo, dove ha messo a segno affari impossibili per i comuni mortali.
Chi l'ha visto - Appena venticinquenne, Brunetta entra nel dorato mondo dei consulenti (di cui oggi critica l'abuso). Viene nominato dall'allora ministro Gianni De Michelis coordinatore della commissione sul lavoro e stende un piano di riforma basato sulla flessibilità che gli costa l'odio delle Brigate rosse e lo costringe a una vita sotto scorta. Poi diventa consigliere del Cnel, in area socialista. Nel 1993, durante Mani Pulite firma la proposta di rinnovamento del Psi di Gino Giugni. Nel 1995 entra nella squadra che scrive il programma di Forza Italia e nel 1999 entra nel Parlamento europeo. Proprio a Strasburgo, se avessero applicato la 'legge dei tornelli' invocata dal ministro, il professore non avrebbe fatto certo una bella figura. Secondo i calcoli fatti da 'L'espresso', in dieci anni è andato in seduta plenaria poco più di una volta su due. Per la precisione la frequenza tocca il 57,9 per cento. Con questi standard un impiegato (che non guadagna 12 mila euro al mese) potrebbe restare a casa 150 giorni l'anno. Ferie escluse. Lo stesso ministro ha ammesso in due lettere le sue performance: nella legislatura 1999-2004 ha varcato i cancelli solo 166 volte, pari al 53,7 per cento delle sedute totali. "Quasi nessun parlamentare va sotto il 50, perché in tal caso l'indennità per le spese generali viene dimezzata", spiegano i funzionari di Strasburgo. Nello stesso periodo il collega Giacomo Santini, Pdl, sfiorava il 98 per cento delle presenze, il leghista Mario Borghezio viaggiava sopra l'80 per cento. Il trend di Brunetta migliora nella seconda legislatura, quando prima di lasciare l'incarico per fare il ministro firma l'elenco (parole sue) 148 volte su 221. Molto meno comunque di altri colleghi di Forza Italia: nello stesso periodo Gabriele Albertini è presente 171 volte, Alfredo Antoniozzi e Francesco Musotto 164, Tajani, in veste di capogruppo, 203. La produttività degli europarlamentari si misura dalle attività. In aula e in commissione. Anche in questo caso Brunetta non sembra primeggiare: in dieci anni ha compilato solo due relazioni, i cosiddetti rapporti di indirizzo, uno dei termometri principali per valutare l'efficienza degli eletti a Strasburgo. L'ultima è del 2000: nei successivi otto anni il carnet del ministro è desolatamente vuoto, fatta eccezione per le interrogazioni scritte, che sono - a detta di tutti - prassi assai poco impegnativa. Lui ne ha fatte 78. Un confronto? Il deputato Gianni Pittella, Pd, ne ha presentate 126. Non solo. Su 530 sedute totali, Brunetta si è alzato dalla sedia per illustrare interrogazioni orali solo 12 volte, mentre gli interventi in plenaria (dal 2004 al 2008) si contano su due mani. L'ultimo è del dicembre 2006, in cui prende la parola per "denunciare l'atteggiamento scortese e francamente anche violento" degli agenti di sicurezza: pare non lo volessero far entrare. Persino gli odiati politici comunisti, che secondo Brunetta "non hanno mai lavorato in vita loro", a Bruxelles faticano molto più di lui: nell'ultima legislatura il no global Vittorio Agnoletto e il rifondarolo Francesco Musacchio hanno percentuali di presenza record, tra il 90 e il 100 per cento.
Se la partecipazione ai lavori d'aula non è da seguace di Stakanov, neanche in commissione Brunetta appare troppo indaffarato. L'economista sul suo sito personale ci fa sapere che, da vicepresidente della commissione Industria, tra il 1999 e il 2001 ha partecipato alle riunioni solo la metà delle volte, mentre nel biennio 2002-2003, da membro titolare della delicata commissione per i Problemi economici e monetari, si è fatto vedere una volta su tre. Strasburgo è lontana dall'amata Venezia, ma non si tratta di un problema di distanza. A Ca' Loredan, nel municipio dove è stato consigliere comunale e capo dell'opposizione dal 2000 al 2005, il nemico dei fannulloni detiene il record. Su 208 sedute si è fatto vedere solo in 87 occasioni: quattro presenze su dieci, il peggiore fra tutti i 47 consiglieri veneziani.
Il bello del mattone - LA MAPPA DELLE PROPRIETA' DI BRUNETTA
Brunetta spendeva invece molto tempo libero per mettere a segno gli affari immobiliari della sua vita. Oggi il ministro possiede un patrimonio composto da sei immobili (due ereditati a metà con il fratello) sparsi tra Venezia, Roma, Ravello e l'Umbria, per un valore di svariati milioni di euro. "Mi piacciono le case e le ho pagate con i mutui", ha sempre detto. Effettivamente per comprare e ristrutturare la magione di 420 metri quadrati con terreno e piscina in Umbria, a Monte Castello di Vibio, vicino a Todi, Brunetta ha contratto un mutuo di 600 milioni di vecchie lire del 1993. Ma per acquistare la casa di Roma e quella di Ravello, visti i prezzi ribassati, non ne ha avuto bisogno. Cominciamo da quella di Roma. Alla fine degli anni Ottanta il rampante professore aveva bisogno di un alloggio nella capitale, dove soggiornava sempre più spesso per la sua attività politica. Un comune mortale sarebbe stato costretto a rivolgersi a un'agenzia immobiliare pagando le stratosferiche pigioni di mercato. Brunetta no.
Come tanti privilegiati, riesce a ottenere un appartamento dall'Inpdai, l'ente pubblico che dovrebbe sfruttare al meglio il suo patrimonio immobiliare per garantire le pensioni ai dirigenti delle aziende. Invece, in quel tempo, come 'L'espresso' ha raccontato nell'inchiesta 'Casa nostra' del 2007, gli appartamenti più belli finivano ai soliti noti. Brunetta incluso. Un affitto che in quegli anni era un sogno per tutti i romani, persino per i dirigenti iscritti all'Inpdai ai quali sarebbe spettato. Lo racconta Tommaso Pomponi, un ex dirigente della Rai ora in pensione, che ha presentato domanda alla fine degli anni Ottanta: "Nonostante fossi stato sfrattato, non ottenni nessuna risposta. Contattai presidente e direttore generale, scrissi lettere di protesta, inutilmente". Pomponi ha pagato per anni due milioni di lire di affitto e poi ha comprato a prezzi di mercato, come tutti. Il ministro, invece, dopo essere stato inquilino per più di 15 anni con canone che non ha mai superato i 350 euro al mese, ha consolidato il suo privilegio rendendolo perpetuo: nel novembre 2005 il patrimonio degli enti infatti è stato ceduto. Brunetta compra insieme agli altri inquilini ottenendo uno sconto superiore al 40 per cento sul valore di stima. Alla fine il prezzo spuntato dal grande moralizzatore del pubblico impiego è di 113 mila euro, per una casa di 4 vani catastali, situata in uno dei punti più belli di Roma. Si tratta di un quarto piano con due graziosi balconcini e una veranda in legno. Brunetta vede le rovine di Roma e il parco dell'Appia antica. Un appartamento simile a quello del ministro vale circa mezzo milione di euro: con i suoi 113 mila euro l'economista avrebbe potuto acquistare un box.
GUARDA LO SFOGLIO: I documenti dell'acquisto della casa Inpdai
Un tuffo in Costiera Anche il buen retiro di Ravello è stato un affare immobiliare da Guinness. Brunetta, che si autodefinisce "un genio", diventa improvvisamente modesto quando passa in rassegna i suoi possedimenti campani. "Una proprietà scoscesa", ha definito questa splendida villa di 210 metri quadrati catastali immersa in 600 metri di giardino e frutteto. Seduto nel suo patio il ministro abbraccia con lo sguardo il blu e il verde, Ravello e Minori.
Per comprare i ruderi che ha poi ristrutturato ha speso 65 mila euro tra il 2003 e il 2005. "Quanto?", dice incredula Erminia Sammarco, titolare dell'agenzia immobiliare Tecnocasa di Amalfi: "Mi sembra impossibile: a quel prezzo un mio cliente ha venduto una stalla con un porcile". Oggi un rudere di 50 metri quadri costa circa 350 mila euro, e una villa simile a quella dell'economista supera di gran lunga il milione di euro. Il ministro ha certamente speso molto per la pregevole ristrutturazione, tanto che ha preso un mutuo da 300 mila euro poco dopo l'acquisto del 2003 che finirà di pagare nel 2018, ma ha indubbiamente moltiplicato l'investimento iniziale.
Ma come si fa a trasformare una catapecchia senza valore in una villa di pregio? 'L'espresso' ha consultato il catasto e gli atti pubblici scoprendo così che Brunetta ha comprato due proprietà distinte per complessivi sette vani catastali, affidando i lavori di restauro alla migliore ditta del luogo. Dopo la cura Brunetta, al posto dei ruderi si materializza una villetta su tre livelli su 172 metri quadrati più dépendance, rifiniture in pietra e sauna in costruzione. Per il catasto, invece, l'alloggio passa da civile a popolare. In compenso, i sette vani sono diventati 12 e mezzo. Come è stata possibile questa lievitazione? "Diversa distribuzione degli spazi interni", dicono le carte. La signora Lidia Carotenuto, che fino al 2002 era proprietaria del piano inferiore, ricorda con un po' di malinconia: "La mia casa era composta di due stanzette, al massimo saranno stati 40 metri quadrati e sopra c'era un altro appartamento (che misurava 80 metri catastali, ndr) in rovina. So che ora il Comune di Ravello sta costruendo una strada che passerà vicino all'abitazione del ministro. Io non avrei venduto nulla se l'avessero fatta prima...". A rappresentare Brunetta nell'atto di acquisto della dépendance nel 2005 è stato il geometra Nicola Fiore, che aveva seguito in precedenza anche le pratiche urbanistiche. Fiore era all'epoca assessore al Bilancio del comune, guidato dal sindaco Secondo Amalfitano, del Partito democratico. I rapporti con il primo cittadino è ottimo: Brunetta entra nella Fondazione Ravello. E quest'anno, dopo le elezioni, Amalfitano fa il salto della barricata, entra nel Pdl e lascia la Costiera per Roma dove viene nominato suo consigliere ministeriale.
Il Nobel mancato "Io sono un professore di economia del lavoro, l'ho guadagnato con le unghie e con i denti. Sono uno dei più bravi d'Italia, forse d'Europa", ha spiegato Brunetta ad Alain Elkann, che di rimbalzo lo ha definito "un maestro della pasta e fagioli" prima di chiedergli la ricetta del piatto. L'economista Ada Becchi Collidà, che ha lavorato nello stesso dipartimento per otto anni, dice senza giri di parole che "Renato non è uno studioso. È prevalentemente un organizzatore, che sa dare il meglio di sé quando deve mettere insieme risorse". Alla facoltà di Architettura di Venezia entra nel 1982, dopo aver guadagnato l'idoneità a professore associato in economia l'anno precedente. Come ha ricordato in Parlamento il deputato democratico Giovanni Bachelet, Brunetta non diventa professore con un vero concorso, ma approfitta di una "grande sanatoria" per i precari che gravitavano nell'università. Una definizione contestata dal ministro, che replica: avevo già tutti i titoli.
In cattedra Secondo il curriculum pubblicato sul sito dell'ateneo di Tor Vergata (dove insegna dal 1991), al tempo il giovane Brunetta poteva vantare poche pubblicazioni: una monografia di 500 pagine e due saggi. Il primo era composto di dieci pagine ed era scritto a sei mani, il secondo era un pezzo sulla riduzione dell'orario edito da 'Economia&Lavoro', la rivista della Fondazione Brodolini, di area socialista, che Brunetta stesso andrà a dirigere nel 1980. Tutto qui? Nel mondo della ricerca esistono diverse banche dati per valutare il lavoro di uno studioso. Oggi Brunetta si trova in buona posizione su quella Econlit, che misura il numero delle pubblicazioni rilevanti: 30, più della media dei suoi colleghi. La musica cambia se si guarda l'indice Isi-Thompson, quello che calcola le citazioni che un autore ha ottenuto in lavori successivi: una misura indiretta e certo non infallibile della qualità di una pubblicazione, ma che permette di farsi un'idea sull'importanza di un docente. L'indice di citazioni di Brunetta è fermo sullo zero.
Le valutazioni degli indicatori sono discutibili, ma di sicuro il mondo accademico non lo ha mai amato: "L'università ha sempre visto in lui il politico, non lo scienziato", ricorda l'ex rettore dello Iuav di Venezia, Marino Folin. Nel 1991, da professore associato, riesce a trasferirsi all'Università di Tor Vergata. In attesa del Nobel, tenta almeno di diventare professore ordinario partecipando al concorso nazionale del 1992. In un primo momento viene inserito tra i 17 vincitori. Ma un commissario, Bruno Sitzia, rimette tutto in discussione. Scrive una lettera e, senza riferirsi a Brunetta, denuncia la lottizzazione e la poca trasparenza dei criteri di selezione. "Si discusse anche di Brunetta, e ci furono delle obiezioni", ricorda un commissario che chiede l'anonimato: "La situazione era curiosa: la maggioranza del collegio era favorevole a includere l'attuale ministro, ma non per i suoi meriti, bensì perché era stato trovato l'accordo che faceva contenti tutti. Comunque c'erano candidati peggiori di lui". Il braccio di ferro durò mesi, poi il presidente si dimise. E la nuova commissione escluse Brunetta. Il professore 'migliore d'Europa' viene bocciato. Un'umiliazione insopportabile. Così fa ricorso al Tar, che gli dà torto. Poi si appella al Consiglio di Stato, ma poco prima della decisione si ritira in buon ordine. Nel 1999 era riuscito infatti a trovare una strada per salire sulla cattedra. Un lungo giro che valica l'Appennino e si arrampica alle pendici del Gran Sasso, ma che si rivela proficuo. È a Teramo che ottiene infine il riconoscimento: l'alfiere della meritocrazia, bocciato al concorso nazionale, riesce a conquistare il titolo di ordinario grazie all'introduzione dei più facili concorsi locali. Nel 1999 partecipa al bando di Teramo, la terza università d'Abruzzo. Il posto è uno solo ma vengono designati tre vincitori. La cattedra va al candidato del luogo ma anche gli altri due ottengono 'l'idoneità'. Brunetta è uno dei due e torna a Tor Vergata con la promozione. Un'ultima nota. A leggere le carte del concorso, fino al 2000 Brunetta "è professore associato a Tor Vergata". La stranezza è che il curriculum ufficiale - pubblicato sul sito della facoltà del ministro - lo definisce "professore ordinario dal 1996". Quattro anni prima: errore materiale o un nuovo eccesso di ego del Nobel mancato?