LA PETIZIONE DA FIRMARE

martedì 30 dicembre 2008

Co.co.pro.testa: La rivista fatta da precari per i precari di Marco Patruno

A dicembre e’ uscito il quindicesimo numero della rivista on-line Co.co.pro.testa. Rivista realizzata dal gruppo Best Before di qui fanno parte S. 33 anni. grafica, genovese di nascita che insegue il lavoro su e giù per l’Italia, e B. 32 anni. Addetto stampa abruzzese di nascita, bolognese d’adozione. Precaria. La rivista che ha una grafica accattivante è fatta da precari e racconta storie e testimonianze di ordinaria precarietà. Sul numero di dicembre. In prima pagina troviamo due testimonianze precarie, una dalla regione Emilia Romagna e l’altra dalla Regione Piemonte. Ma su questa rivista non mancano idee alternative per rappresentare pur in chiave ironica il dramma della precarietà. In seconda pagina troviamo a cura di Erika B l’idea simpatica del “cruciverba precario” Il titolo fa: “Ci manca tutto, ma non il cruciverba, precario.” Pertanto se volete impiegare il vostro tempo in maniera proficua e mettere in esercizio la vostra memoria in attesa di un’altra occupazione vi consiglio di impegnarvi nella sua risoluzione (tutt’altro che semplice e scontata!!!). Nella terza pagina della rivista troviamo una serie di proposte, tra qui: Salari minimi di 1300 al mese per legge. Sussidi di disoccupazione e pensioni minime di 1000 euro al mese…Dove si raccolgono firme sul sito http://51000.it/ La rivista Co.co.pro.testa la potete scaricare gratuitamente sul sito dell’associazione venti maggio “flessibilità sicura” nella sezione documenti www.tutelareilavori.it/

Precari, scade il contratto. E il lavoro


Gli «atipici» sono 4 milioni. Il 43% lo è da più di tre anni Oltre 300 mila rischiano il posto con la fine dell'anno

Da il Corriere della Sera - «Precario» è una parola generica. Il termine tecnico è «lavoratore atipico ». Che già contiene qualcosa di poco accattivante. Discriminante, quasi. Gli atipici esistono in Italia dal '96, da quando si è cominciato a parlare di «flessibilità». Sono oltre 4 milioni gli atipici attualmente o recentemente occupati. E sono nei guai. Parliamo di circa 800 mila collaboratori a progetto, 600 mila lavoratori «a somministrazione» (una volta si chiamavano interinali), 2 milioni e 250 mila lavoratori a tempo determinato, 125 mila collaboratori occasionali, 190 mila professionisti con partita Iva, che spesso svolgono attività in una sola azienda, in modo esclusivo, tanto da essere chiamati «finti autonomi ». Totale, 15 per cento della forza lavoro. Un'ampia rassegna stampa dell'ultimo mese dimostra che la tempesta della crisi incrocerà per primo il mondo «atipico». Semplicemente, i contratti che finiscono potranno non essere rinnovati. Nella pubblica amministrazione è stato stabilito che dal 1˚ luglio 2009 chi ha oltre tre anni di precariato alle spalle non potrà più essere «stabilizzato». L'economista Tito Boeri calcola che vadano a scadenza 350 mila contratti atipici ogni mese, per Francesco Giavazzi sono un po' di meno, 200 mila al mese. Secondo la Cgil, entro la fine dell'anno, ovvero tra 48 ore, non saranno rinnovati 400 mila contratti a tempo determinato. Secondo Giavazzi, entro il 2009 svaniranno almeno un milione di posti di lavoro atipici. Per ora, effetto della crisi, il governo ha messo in campo una piccola rete di protezione per circa 80 mila collaboratori a progetto, che riceveranno fra i 700 e i 1.200 euro. Una tantum. E una forma di estensione della cassa integrazione per i contratti a tempo determinato. Emiliano Mandrone, ricercatore Isfol, il Centro studi del ministero del Lavoro, ha da poco ultimato un approfondito esame sul settore. Mandrone ha scritto: «Il lavoratore atipico sale su una scala mobile che scende: fa molta fatica di solito senza raggiungere alcun obiettivo. Questo sforzo determina un presente di rinunce (casa, figli, indipendenza) e un futuro incerto sia come carriera sia come guadagni. Il percorso verso il contratto a tempo determinato spesso è un viaggio troppo lungo con lunghe soste in contratti inferiori per qualità».

Nel 40 per cento dei casi l'occupazione atipica perdura per oltre 3 anni. Stiamo parlando di oltre un milione e mezzo di persone. Continua Mandrone: «Per chi resta atipico oltre i tre anni, questa condizione di lavoro si configura come una sorta di trappola». Il 13% lavora «a scadenza» da oltre 10 anni. Gli atipici di lunga durata hanno fra i 30 e i 40 anni, ma ci sono anche alcuni over 50 fuoriusciti da imprese in crisi. Più donne che uomini. Più meridionali che settentrionali. Occupati in media sei mesi l'anno. Per dire: i collaboratori sono il 4,1% degli occupati, l'incidenza tra le donne è del 5,7%. Il lavoro a termine riguarda 10 persone su 100, queste diventano 24 su 100 tra i giovani, 12 su 100 tra i residenti nel Mezzogiorno e 13 ogni 100 fra le donne. Più atipici nelle imprese fra gli 11 e i 15 addetti e fra i laureati. In realtà, la parola «precario», secondo gran parte degli addetti, è l'atipico con oltre dodici mesi di atipicità sulle spalle e un solo datore di lavoro. In questo senso (dati Inps) il record del precariato spetta a Reggio Calabria, con l'82,2% di precari sul totale dei lavoratori «instabili». A Roma siamo al 74,1%, mentre a Sondrio i precari sono il 25,91% e a Bolzano il 26,94%. Il reddito lordo annuo di un co.co.copro, lavoratore a progetto, è stato nel 2007 di 8.809,58 euro, qualcosa come 734 euro al mese. Lordi. Un venditore porta a porta ne guadagna 9.720 all'anno, un collaboratore occasionale 3.897. Quanto ai diritti, per fare qualche esempio, un co.co.co. in caso di malattia ha diritto a un'indennità fra i 9 e i 18 euro al giorno fino a un massimo di 60 giorni a partire dal quarto giorno, mentre i lavoratori a tempo determinato hanno le stesse tutele degli assunti in pianta stabile su malattia, maternità, infortuni. Se andate a chiedere a un interinale perché fa quel tipo di lavo ro, il 76% (ricerca Isfol 2006) risponde: «Impossibilità di trovare un lavoro fisso».

E un altro 18% dice: «È una buona opportunità per trovare un lavoro stabile». Solo il 3,5% parla di «esigenze personali di flessibilità per motivi di studio» e il 2,3% di «esigenze personali di flessibilità per motivi familiari ». Fra le motivazioni dell'assunzione a termine ce ne sono alcune che rientrano pienamente nella logica «atipica», come «sostituzione di personale temporaneamente assente » (10%), «lavoro stagionale o picchi di produttività» (17%), «il contratto è legato a un progetto o a una commessa» (12%). Ma c'è anche un 24% che dice: «Nessun motivo particolare», o «periodo di prova in vista di un'assunzione a tempo determinato» (29%). «Va fatto ordine nella sfera dell'atipicità. La flessibilità ha senso quando ha motivazioni legate al ciclo economico o alle stagionalità. In molti casi invece serve soltanto a far risparmiare l'impresa o a creare un esercito di riserva, utile a tenere bassi il costo del lavoro e le rivendicazioni salariali (l'Italia ha i salari più bassi d'Europa)», dice Mandrone. Le ricerche Isfol, che finiscono sul tavolo del ministro, offrono alcuni suggerimenti: meglio far pagare la flessibilità a chi la usa, con una maggiorazione economica per le imprese, in cambio dei costi fissi che non sostengono; meglio spendere soldi pubblici per incentivare la stabilizzazione dei contratti temporanei piuttosto che pagare sussidi. Non si tratta di tornare indietro ma di fare un passo verso quella che in Europa si chiama flexicurity, la flessibilità coniugata a forme di sicurezza. Pietro Ichino, sul Corriere, ha fatto una proposta per superare i lavori di serie B o C: contratti a tempo indeterminato per tutti, ma non «ingessati»; indennizzi; agevolazioni per la ricollocazione. Mandrone propone di «passare (tornare) a principi universalistici ed assicurativi invece di continuare a segmentare il mondo del lavoro», dice. La crisi, tuttavia, non aiuta a veleggiare verso tali lidi.

Perché il Papa si occupa dei precari


da Il Giornale - L’intervento del Papa sui precari ha lasciato stupiti i commentatori italiani perché non è nello stile spirituale di Benedetto XVI entrare nei problemi che riguardano direttamente la vita politica e sociale. La tanto attesa enciclica sociale non è poi apparsa.
I problemi nati dalla globalizzazione sconvolgono le categorie etiche e politiche su cui si è fondata la società occidentale nel secondo dopoguerra; rendono difficile stabilire un criterio equo per una società mondiale che non è più regolata soltanto sul ritmo dell’Occidente; fanno divenire incerti i diritti fondati sullo Stato sociale emerso nel secondo dopoguerra come formula di equilibrio della giustizia nella società. È paradossale che ciò sia avvenuto grazie a un sistema comunista come quello cinese, che ha separato il lavoro da ogni concetto di diritto e ha creato così una macchina che non ha nulla a che fare con il capitalismo occidentale, nato dall’iniziativa delle persone. I ritmi cinesi si imprimono sulle società europee e le obbligano a una competizione che viene fatta con regole truccate. Il precariato rappresenta una risposta al fatto che il mercato è divenuto altamente variabile e la competizione è diventata mondiale. In Italia questo si è verificato in misura più grave perché il sistema dello Stato sociale è stato creato dai sindacati in funzione della tutela dei loro attuali iscritti e quindi sulla misura delle generazioni che hanno conosciuto la pienezza dello Stato sociale europeo. Ciò ha creato l’incertezza del destino per la nuova generazione che entra ora nel mercato del lavoro e non conosce alcuna protezione sociale. Questa è una sfida del nostro tempo che i singoli Paesi europei devono affrontare, ciascuno per conto proprio. Naturalmente la Chiesa ha il diritto di parlare in nome dei problemi che riguardano l’essenza della vita umana, compreso il diritto alla famiglia che per la Chiesa è la cellula fondamentale della società. E certamente il precariato non giova alla formazione della famiglia. È giusto che la Chiesa dia voce agli esclusi di oggi, e soprattutto alla generazione dei giovani che esce dalle garanzie dello Stato sociale tradizionale. Tanto più che i giovani di oggi non sono più una classe, nemmeno come generazione. Questa generazione non ha un volto politico, può rappresentarsi solo con la protesta o con il silenzio rassegnato. La Chiesa ha diritto di esprimere la voce dei bisogni sociali che emergono nel passaggio di sistema sociale che oggi conosciamo.
Ma è comprensibile che il Papa abbia fino ad ora evitato di fare una enciclica sociale. Il problema della società globalizzata è di fronte a noi ed esso vede soprattutto la fine della storia come storia dell’Occidente e l’ingresso in essa di popoli che vengono da tutte le culture storiche del pianeta. Tutti i tempi della storia convergono come attori in uno spazio sociale unico.
Evocando i problemi il Papa non propone soluzioni. Dà solo voce a una realtà che soffre l’emarginazione e che porta il peso dell’ingresso nella nuova storia. In essa la religione avrà una grande importanza e prenderà il posto della politica come identità più radicata e diffusa in una società fatta di individui che cercano un senso per la loro vita. Anche la Chiesa apprende dal tempo che vive quello che essa rappresenta con il suo linguaggio. Per questo è bene che faccia interventi puntuali su problemi singoli e non affronti il tema della società globalizzata nel suo insieme, perché la realtà della globalizzazione va oggi oltre il pensiero che vuole interpretarla.

PRECARI, I SINDACATI "RISPONDONO" ALL' APPELLO DEL PAPA


(AGI) - Roma, 29 dic. - 'I precari, quasi tre milioni di lavoratori dimezzati che popolano l' Italia, preoccupano il Papa', scrive Repubblica, sottolineando che 'la loro condizione di incertezza e' entrata a pieno titolo nelle parole del Pontefice che ieri all' Angelus ha espresso il suo timore per l' aumento delle forme di lavoro precario. Un appello forte - prosegue il quotidiano - soprattutto con una crisi economica che non si come si evolvera', ma di cui gia' si vedono le conseguenze sul mondo del lavoro. Cassa integrazione, aziende con l' acqua alla gola e lavoratori che vivono nell' incertezza del futuro'. Le parole di Benedetto XVI 'hanno dato subito voce ai sindacati' aggiunge Repubblica, con 'Raffaele Bonanni, segretario della Cisl, che chiede l' apertura di un tavolo con il governo per affrontare la crisi, aperto non solo alle parti sociali, ma anche all' opposizione'. 'No del Papa al lavoro precario' scrive anche l' Unita', cosi' come La Stampa che titola: 'L' altola' del Santo Padre al lavoro a termine', articolo corredato dall' intervista a Valeria Pireddu che, dopo un anno di lavoro 'in nero' presso l' Opera romana pellegrinaggi, e' ora in causa all' Ispettorato del lavoro.

martedì 23 dicembre 2008

Giovani precari vittime predestinate generazione a rischio per la crisi


Flessibilità significa che è più facile assumere. Il problema è che adesso stiamo vedendo il rovescio della medaglia: è più facile anche licenziare


La Repubblica - di Maurizio Ricci - "Una vita senza futuro, senza progetti. Del resto, chi si può permettere dei progetti, quando non puoi comprare un mobile a rate o fare un mutuo per la casa? Sei appesa al nulla". Giovanna, quarantenne, precaria all'ufficio cassa di un ospedale abruzzese, campa da dodici anni di proroghe di tre, sei mesi del contratto: il presente le offre molto poco. Ma è molto, molto meglio del futuro, che è diventato un incubo.
L'incubo della tagliola: "Il contratto scade a fine gennaio. Chi sa cosa succederà? Io ho paura". Gianluca, 29 anni, laureato in Scienze della comunicazione, tre anni nel call center di una grande azienda, il contratto l'ha già perso. Scade a fine dicembre e sa già che non glielo rinnoveranno. "Cosa faccio? Torno dai miei. Non ne ho nessuna voglia e la sento come una sconfitta. Ma non posso stare in mezzo alla strada. E poi? Boh. Ho provato a chiedere in giro, ma i miei amici stanno come me".
La crisi economica, la recessione, stanno arrivando in queste settimane. Ma questa non è una crisi come le altre che l'hanno preceduta. E' diversa, perché ha delle vittime predestinate. I sindacati lanciano un allarme a tutto campo. La cassa integrazione è cresciuta del 25% questa estate. In Lombardia è raddoppiata. I posti di lavoro a rischio, nei prossimi due anni, sono 900 mila solo nell'industria. Compresi commercio e servizi, potrebbero arrivare a un milione e mezzo.
Sono cifre enormi per un paese con 17 milioni di lavoratori dipendenti. Ma questa è la parte forte del mercato del lavoro, protetta da sussidi e garanzie che attutiscono l'impatto del taglio dei posti di lavoro. La mattanza dell'occupazione comincerà altrove, nella parte più debole ed esposta delle maestranze. Le vittime predestinate sono gli apprendisti, collaboratori, meglio noti come cococò, somministrati, interinali, a tempo determinato. L'esercito dei tre milioni di precari, che hanno monopolizzato il mercato del lavoro degli ultimi anni e per i quali non è necessario il licenziamento o l'anticamera della cassa integrazione: basta non rinnovare il contratto.
Perché questa è la prima crisi dell'era della flessibilità e tutto sta funzionando come prevedono i manuali. Flessibilità significa che è più facile assumere. Il problema è che, adesso, stiamo vedendo il rovescio della medaglia: è più facile anche licenziare. In teoria ? dicono sempre i manuali ? questo è un bene. Le imprese sono in grado di alleggerire rapidamente i costi, tagliando il personale. Così sgravate, reggono meglio la crisi e, non appena il vento dell'economia girerà, potranno riprendere più velocemente la corsa, tornando ad assumere. La teoria funziona, quando la crisi riguarda un'impresa o un gruppo di imprese. Quando è generale, l'impatto sociale è devastante, perché gente come Giovanna e Gianluca deve riuscire a galleggiare senza salvagente.
I numeri non sono facili da mettere insieme. Nel caso degli interinali (oggi si chiamano somministrati), Ebitemp, l'ente bilaterale per il lavoro temporaneo, calcola che il personale gestito dalle agenzie del lavoro in affitto, fra luglio e settembre sia calato del 7,6%. Soprattutto, sono scese di oltre il 21% le richieste di personale. Stefano Sacchi, Fabio Berton, Matteo Richiardi, in un articolo per lavoce.info stimano che solo metà degli interinali abbia qualche forma di protezione, quando resta senza lavoro.
Questa percentuale scende sotto il 40% per il milione e mezzo di lavoratori a tempo determinato: oltre 600 mila dipendenti a contratto rischia di restare in mezzo alla strada. Lo stesso vale per mezzo milione di cococò. In totale, oltre un milione di persone, per cui la crisi significa solo un buco nero. "Senza indennità, senza pensione, senza liquidazione: se non mi rinnovano il contratto, come mangio il prossimo mese" si domanda angosciata Giovanna?
Il momento della verità arriverà nei prossimi giorni, a spegnere, per molti, il Natale. Un precario su dieci balla, infatti, proprio adesso, sulla corda. Dicembre è un mese come tutti gli altri, ma, a fine anno, per motivi burocratici, viene a scadenza il 40% in più dei contratti, rispetto agli altri mesi. Sacchi e i suoi colleghi hanno calcolato che, il 31 dicembre, oltre 300 mila precari, sui 3 milioni totali, si troveranno a rinnovare i loro contratti: 193 mila tempi determinati, 10 mila apprendisti, 16 mila interinali, 64 mila cococò. In tempi normali, l'84% degli interinali e il 50% dei collaboratori coordinati ottiene automaticamente il rinnovo. Ma questi non sono tempi normali. Ancora: in tempi normali, un interinale aspetta 9 mesi per trovare un nuovo posto, un cococò anche 19. Ma ora? "Boh" come dice Gianluca.
Questa è una crisi diversa dalle altre perché non colpisce, come avviene di solito, alcuni settori, alcune categorie più di altre. Questa crisi colpisce una classe di età, come ai tempi del militare. E' la crisi dei "bamboccioni", per dirla con Padoa-Schioppa. O, meglio, di quelli che, in questi anni, hanno trovato un lavoro. E' la crisi dei giovani, perché è la crisi dei precari e il precariato è l'unica forma di lavoro che i giovani hanno trovato. L'interinale tipo ha 32 anni. Uno su due ha meno di 30 anni. Se la crisi sarà dura come dicono, un'intera generazione rischia di essere ributtata indietro, espulsa dal mercato del lavoro.
In affitto come interinali o somministrati, collaboratori coordinati e continuativi o a progetto, a tempo determinato, questi, e non altri, sono i lavori che hanno trovato ragazzi e ragazze usciti, negli ultimi anni, dalla scuola. "Almeno due terzi dei nuovi ingressi nel mondo del lavoro ? dice Sacchi ? in questi anni sono avvenuti con contratti atipici". All'Istat sono appena più prudenti: "sia nel 2006, che nel 2007 ? spiega Mario Albisinni ? il 45% delle nuove assunzioni è stato a carattere temporaneo".
I numeri, qui, aiutano a raccontare la storia di questi anni. Fra il secondo trimestre del 2004 e il secondo trimestre del 2008, gli occupati sono aumentati del 5% e, fra questi, i lavoratori dipendenti dell'8%. Quanti, di questi ultimi, con un contratto a tempo indeterminato, di quelli normali, con pensione, Cig e liquidazione? Ci sono state oltre 800 mila assunzioni di questo tipo: i contratti a tempo indeterminato sono cresciuti di quasi il 6%. Ma, attenzione, è una faccenda da adulti. Quanti di questi nuovi contratti permanenti riguardano, infatti, giovani under 35? La risposta è che il numero di lavoratori sotto i 35 anni con un contratto a tempo indeterminato è, in realtà, diminuito. I bamboccioni in rotta per la pensione, rispetto a quattro anni fa, sono quasi mezzo milione in meno: un taglio del 9%.
E dove sono finiti? Fra i precari. I lavoratori dipendenti a carattere temporaneo sono cresciuti, negli ultimi quattro anni, da 1 milione 900 mila a quasi due milioni e mezzo. Oltre metà di questo aumento è dovuto agli under 35. Poi c'è poco meno di mezzo milione di cococò, formalmente lavoratori indipendenti, ma, lo dice anche l'Istat, in concreto dipendenti a tutti gli effetti. Tre milioni di precari. Sei su dieci hanno meno di 35 anni. Saranno loro i primi a subire l'impatto di una crisi che, dicono gli economisti, può essere la più grave degli ultimi settant'anni.

sabato 20 dicembre 2008

ROMA: CAVALLARI, DOPO STABILIZZAZIONE PRECARI SOLO CONCORSI PUBBLICI


(Adnkronos) - "Quando ci siamo insediati, nella pubblica amministrazione abbiamo trovato una sacca di precariato importante che era stata generata negli anni, soprattutto in settori fondamentali come quello della scuola dell'infanzia e degli asili nido, oltre a una serie di settori in cui i precari, dopo tanti anni di lavoro, avevano acquisito un'importanza strategica nel funzionamento dell'amministrazione". Lo ha detto l'assessore al Personale del Comune di Roma Enrico Cavallari, nel corso di una conferenza stampa sulla stabilizzazione dei lavoratori precari, tenutasi al termine di un incontro con i sindacati. "Avevamo un piano di rientro da portare avanti - ha spiegato Cavallari - su questo fronte e' stato fatto un grande lavoro dal sindaco Alemanno che ha lavorato a stretto contatto con il governo per arrivare alla conclusione di un problema fondamentale per il futuro del Comune di Roma. Non stiamo regalando lavoro a nessuno - ha sottolineato l'assesore - il processo di stabilizzazione riguarda tutte quelle persone che secondo l'ultima finanziaria hanno il diritto di essere stabilizzati". "E' il primo passo - ha sottolineato Cavallari - per dire che da oggi in poi noi non creeremo piu' sacche di precarieta'. La nostra politica sara' incentrata solo ed esclusivamente sui concorsi pubblici".

LAZIO: TIBALDI, REGIONE PROSEGUE SUO IMPEGNO PER STABILIZZAZIONE PRECARI


(Adnkronos) - ''La Regione Lazio ha da tempo assunto come prioritaria la questione della stabilizzazione di tutti i lavoratori precari presenti nelle agenzie regionali e negli enti. Insieme alle organizzazioni sindacali abbiamo gia' raggiunto la stabilizzazione dei lavoratori di Lazio Service. Abbiamo dimezzato il numero dei lavoratori socialmente utili e stiamo impegnandoci a portare a termine lo svuotamento del bacino. L'accordo sulla sanita', purtroppo, e non per colpa nostra, bensi' a causa del commissariamento e delle restrizioni imposte dal Ministro Sacconi, e' stato fermato''. Lo dichiara, in una nota, l'Assessore al Lavoro, Pari Opportunita' e Politiche Giovanili Alessandra Tibaldi. ''In ogni caso - prosegue Tibaldi - a partire da gennaio, sempre attraverso il confronto con le organizzazioni sindacali, elaboreremo un provvedimento da portare in Consiglio e che affronti il tema del completamento della stabilizzazione dei collaboratori delle agenzie e degli enti, nonche' il tema della reinternalizzazione nell'ambito sanitario di alcuni servizi essenziali a partire dagli impegni gia' assunti, andando a chiedere al Ministro Sacconi la deroga al blocco delle assunzioni imposto dal commissariamento''. ''Gia' da lunedi' - conclude - con una delibera di giunta mia e dell'Assessore all'Ambiente Zaratti, verra' avviato il processo di stabilizzazione del personale precario dell'Arpa Lazio''.

ROMA: COMUNE STABILIZZA 1.300 LAVORATORI PRECARI


(Adnkronos) - Il 22 dicembre firmeranno il contratto 768 dipendenti, di cui 223 istruttori amministrativi, 198 educatrici di asilo nido, 347 insegnanti della scuola dell'infanzia. Il 23 dicembre sara' la volta di altri 114 dipendenti, di cui 114 inquadrati in vari profili professionali. Il 29 dicembre a firmare il contratto saranno 287 dipendenti, di cui 43 educatrici di asilo nido e 244 insegnanti della scuola dell'infanzia. In totale dunque, entro il 29 dicembre 2008, firmeranno il contratto 1.169 lavoratrici e lavoratori. Entro la fine del 2009 verranno stabilizzati altri 76 lavoratori, di cui 14 istruttori amministrativi, 4 esperti, 56 dipendenti inquadrati in vari profili professionali, 2 esperti. "Con la stabilizzazione di 938 precari nel settore della scuola d'infanzia e asili nido - ha detto l'assessore Marsilio - non solo si da' serenita' ai lavoratori ma soprattutto si eleva la qualita' del progetto educativo il cui cardine e' una figura di riferimento non piu' saltuaria". Quanto alla riqualificazione professionale, il 17 e 18 dicembre 2008 firmeranno il contratto 64 aiuto bibliotecario, 4 istruttori archivio capitolino, 24 educatori, 59 dietiste; il 22 e 23 dicembre a firmare saranno 9 operatori sala macchina e registrazione dati, 2 operatori sistemi, 448 operatori servizi amministrativi e informativi. Riguardo ai vigili urbani, viene prorogato al 30 novembre 2009 il termine di scadenza dei contratti di lavoro a tempo determinato instaurati dall'amministrazione comunale con 483 istruttori della polizia municipale. Per gli educatori di asilo nido viene invece indetto un corso-concorso per l'inserimento nella II fascia della graduatoria permanente.

venerdì 19 dicembre 2008

Sì al milleproroghe: ecco i provvedimenti di carattere ambientale


Greenport - di Lucia Venturi - Puntuale come sempre torna anche quest’anno il decreto milleproroghe, che è stato approvato questa mattina in Consiglio dei ministri e che contiene (come era scontato) anche alcuni provvedimenti di carattere ambientale. In particolare, viene prorogato l’attuale assetto delle Autorità di Bacino, in attesa che venga varato il decreto che individua i distretti idrografici come previsto dalla direttiva 2000/60 e che aveva tentato d’introdurre il testo unico ambientale, senza però riuscire ad interpretare i criteri che la stesa direttiva indicava. Il risultato è stato quindi il mantenimento delle autorità create con la legge 183/89 e queste continueranno ad esistere e funzionare ancora sino a che non sarà pronta la riorganizzazione prevista.
Scontata la proroga di un altro anno per il passaggio dalla tassa rifiuti alla tariffa. Tutti comuni che sono attualmente in regime tarsu (tassa sui rifiuti urbani) sarebbero dovuti infatti passare a tariffa a partire dal 1 gennaio 2009. Questo prevedeva la scorsa finanziaria che aveva prorogato i termini dell’attuazione della riforma tariffaria nel settore della gestione dei rifiuti, introdotta dal decreto legislativo Ronchi prima, e ribadita anche dal testo unico Matteoli. Sino ad ora il regime tariffario, che prevede da parte dei comuni di raggiungere attraverso un metodo normalizzato la piena copertura dei costi del servizio, era del tutto volontaristico nell’ambito di un periodo transitorio, che è stato più volte prorogato e che lo sarà almeno per un altro anno. Sempre che in questo lasso tempo si dia corpo al regolamento previsto dal testo unico, per disciplinare i criteri generali per la definizione dei costi e la determinazione del prelievo. Viene inoltre allungato da un anno a diciotto mesi il periodo entro al quale ai rifiuti assimilati agli urbani dovrà essere applicata esclusivamente una tariffazione rispetto alle quantità conferite nel circuito dei rifiuti urbani.
Come atteso, nel decreto si prevede anche la proroga dei termini (previsti dalla legge 36/2003) per il conferimento in discarica dei rifiuti con un potere calorifico superiore ai 13.000 chiloJoule. Sempre nel milleproroghe è contenuto un articolo, proposto dal Ministro dell’ambiente, che prevede che, nell’ambito degli strumenti di attuazione di interventi di bonifica e messa in sicurezza dei Siti di Interesse Nazionale (Sin), il Ministero dell’ambiente possa stipulare con una più imprese, pubbliche o private, una “transazione globale” per gli oneri di bonifica, ripristino e risarcimento del danno ambientale.
«Il provvedimento – spiega il Ministro dell’ambiente Stefania Prestigiacomo (Nella foto) - punta a velocizzare gli interventi di riparazione del danno ambientale e di rilancio produttivo delle aree inquinate ricomprese nei siti di interesse nazionale, superando, ove possibile, con una transazione i contenziosi legali che sovente paralizzano gli interventi di bonifica».
Il decreto inoltre punta ad assicurare la funzionalità dell’Ispra attraverso norme che consentono all’Istituto di continuare ad avvalersi fino al 30 giugno 2009 del personale precario in possesso di determinati requisiti di qualificazione poiché, in caso contrario, al 1° gennaio si troverebbe senza centinaia di unità di personale. «Con questa norma – afferma Stefania Prestigiacomo - si consente all’Ispra di poter proseguire nei suoi importanti compiti istituzionali e si da anche una risposta alle istanze di centinaia di precari, molti dei quali anche vincitori di concorso nella pubblica amministrazione, che con il loro qualificato quotidiano lavoro consentono di svolgere attività essenziali per la tutela ambientale».
Il decreto milleproroghe passerà adesso al parlamento per la discussione e per la definitiva approvazione, non è escluso quindi che potrà subire modificazioni durante l’iter. Tra le altre misure varate oggi al vertice dell’esecutivo anche l’istituzione di un sistema di controllo sulle spedizioni di rifiuti radioattivi e di combustibile nucleare esaurito, allo scopo di garantire la protezione dei lavoratori, della popolazione e dell’ambiente e un decreto sulla protezione delle acque sotterranee dall’inquinamento e dal deterioramento.
Inoltre è stato prorogato lo stato d’emergenza per le risorse idriche e per la gestione rifiuti nella Regione Calabria per fare fronte a criticità ancora in atto in materia di smaltimento di rifiuti urbani.

giovedì 18 dicembre 2008

Transazioni globali e "sblocca-bonifiche" le novità del Cdm


Roma, 18 dic (Velino) - Arrivano importanti novità per il settore ambientale dal Consiglio dei ministri di oggi con il via libera di Palazzo Chigi al decreto sulle transazioni globali per il danno ambientale, al provvedimento sullo “sblocca-bonifiche” dei siti inquinati, alla proroga dei precari dell’Ispra, al recepimento di tre direttive sulle scorie nucleari e alla dichiarazione dello stato di emergenza rifiuti in Calabria. Il decreto proposto dal ministro dell’Ambiente prevede novità importantissime oltre alla possibilità di regolare con transazione alcuni contenziosi tra lo Stato e le aziende che hanno più inquinato il territorio nazionale. Proroga infatti i contratti per i precari dell’Ispra e prevede alcune novità fondamentali sui rifiuti.

TRANSAZIONI DANNO AMBIENTALE - La norma forse più significativa contenuta nel nuovo decreto è la possibilità di effettuare transazioni in materia di danno ambientale “considerata l’urgenza di garantire la certezza del diritto in relazione al diffuso contenzioso, nonché agli obiettivi di bonifica, risarcimento dell’ulteriore danno ambientale provocato, con riferimento ai siti contaminati di interesse nazionale”. Deve prendersi atto – si legge nella relazione illustrativa del decreto – dell’accertata inidoneità delle procedure per il rimborso delle spese di bonifica e ripristino delle aree contaminate, a consentire in tempi certi un recupero delle stesse. E dunque in presenza di un rischio di “diffuso contenzioso” il ministero dell’Ambiente può stipulare con una o più imprese, pubbliche o private, una “transazione globale” sui danni eventualmente pretesi dallo Stato o da enti pubblici territoriali. Transazioni che precludono ogni ulteriore azione di rimborso delle spese per la bonifica e il ripristino, nonché dell’azione risarcitoria. All’impiego dei proventi si provvede con decreto del ministro dell’Ambiente che ha competenza a trattare direttamente le transazioni più cospicue (quelle superiori ai dieci milioni di euro), mentre potrà avvalersi di delegati per quelle di minore entità. “Il provvedimento – spiega il ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo in una nota - punta a velocizzare gli interventi di riparazione del danno ambientale e di rilancio produttivo delle aree inquinate ricomprese nei siti di interesse nazionale, superando, ove possibile, con una transazione i contenziosi legali che sovente paralizzano gli interventi di bonifica”.

RISORSE IDRICHE - Sempre nel decreto ci sono una serie di disposizioni fondamentali in materia di risorse idriche con l’attribuzione al ministero dell’Ambiente di una sorta di cabina di regia. La materia registra infatti una grave impasse: nonostante siano passati due anni dall’entrata in vigore del codice Ambiente rimangono ancora inattuate le norme che prevedevano l’istituzione delle Autorità di distretto idrografico che tra le altre cose avrebbero dovuto adottare i piani di gestione delle acque. Di qui la decisione di ripristinare per decreto le vecchie Autorità di bacino con la garanzia che tali enti restino salvi “e in pienezza di poteri” anche dopo che si siano esauriti i termini per modificare il codice Ambiente e cioè il dlgs 152/2006. La norma, oltre a prevedere che tali enti adottino entro giugno 2009 i progetti di piani di gestione delle risorse idriche, stabilisce inoltre che il ministero dell’Ambiente svolga in questo settore un ruolo di coordinamento generale essendo necessario “porre rimedio alla frammentarietà e alla lacunosità del quadro normativo necessario per fronteggiare le emergenze nel settore delle risorse idriche nonché in tema di tutela ambientale”.

ISPRA - Novità anche per quel che riguarda l’Ispra, l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale che è stato creato con la Finanziaria 2008. Il decreto chiarisce una volte per tutte le ambiguità che si erano create attorno a questa maxi agenzia per l’ambiente che dunque - viene ribadito nel provvedimento - a tutti gli effetti sostituisce Apat, Icram e Infs. E risolve la ‘grana’ dei 700 precari dell’istituto che dunque potranno vedersi rinnovati fino al 30 giugno 2009 il rapporto di lavoro a tempo determinato e di collaborazione “allo scopo – si legge nella relazione al provvedimento - di non paralizzare l’attività istituzionale di Ispra che in caso contrario al primo gennaio si troverebbe a dover gestire la contestuale cessazione di diverse centinaia di unità di personale”. E soprattutto per “porre parziale rimedio alla cronica carenza di personale a tempo indeterminato esistente soprattutto in Apat e in Infs”. “Con questa norma – afferma infatti la Prestigiacomo in una nota - si consente all’Ispra di poter proseguire nei suoi importanti compiti istituzionali e si dà anche una risposta alle istanze di centinaia di precari, molti dei quali anche vincitori di concorso nella pubblica amministrazione, che con il loro qualificato quotidiano lavoro consentono di svolgere attività essenziali per la tutela ambientale”.

RIFIUTI - Infine, tre novità fondamentali sul tema dei rifiuti. Da un lato si proroga il termine per il passaggio dalla tassa alla tariffa, un processo che finora interessa il 40 per cento dei comuni italiani, ma che è stato ‘congelato’ due anni fa su istanza dell’Anci. La tassa infatti è erogata direttamente dai Comuni nelle casse delle aziende di igiene ambientale e quindi rappresenta per queste aziende municipalizzate (o private), un gettito sicuro, mentre la tariffa deve essere riscossa direttamente presso gli utenti finali. Altra norma contenuta nel decreto è lo spostamento al 31 dicembre 2009 del termine perché l’Italia si adegui alla direttiva europea che già da qualche anno sancisce l’obbligo di non portare in discarica i rifiuti indifferenziati. Insomma, per un altro anno il nostro paese vedrà sotterrata l’immondizia non pretrattata. Una proroga così motivata: “Attesa la situazione emergenziale in atto anche al fine di permettere l’apprestamento di adeguate misure esecutive e lo sviluppo adeguato delle strutture impiantistiche”. Strutture di cui nella relazione al decreto si rileva una carenza nazionale che dunque risulta inadeguata a gestire l’ulteriore carico aggiuntivo di rifiuti “rischiando di creare una serie di evidenti problemi operativi rilevanti in materia ambientale”. Inoltre, viene dichiarato lo stato d'emergenza nel territorio della Regione Calabria per “fare fronte a criticità in materia di smaltimento di rifiuti urbani”. A gennaio 2008 era stato nominato un commissario in un sistema di regime ordinario però, per superare definitivamente l’emergenza entro il giugno di quest’anno.

SCORIE NUCLEARI E MALTEMPO - Il Consiglio dei ministri ha inoltre analizzato, su proposta del ministro delle Politiche europee Andrea Ronchi, tre schemi di decreto legislativo per recepire le direttive comunitarie che prevedono l'istituzione di un sistema di controllo sulle spedizioni di rifiuti radioattivi e di combustibile nucleare esaurito (2006/117 Euratom), sulla protezione delle acque sotterranee dall'inquinamento e dal deterioramento (direttiva 2006/118) e per la definizione di requisiti tecnici per le navi che effettuano navigazione in acque interne (direttiva 2006/87). Senza dimenticare il maltempo che in questi giorni ha flagellato l’Italia e che ha portato il Consiglio dei ministri ad approvare la dichiarazione di stato d'emergenza sull'intero territorio nazionale.

AMBIENTE: PRESTIGIACOMO, APPROVATA NORMA SBLOCCA BONIFICHE


Roma, 18 dic. (Adnkronos) - Il Consiglio dei Ministri ha approvato oggi un decreto legge proposto dal ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo che prevede come, nell'ambito degli strumenti di attuazione di interventi di bonifica e messa in sicurezza dei Siti di Interesse Nazionale (SIN), il ministero dell'Ambiente possa stipulare con una o piu' imprese, pubbliche o private, una ''transazione globale'' per gli oneri di bonifica, ripristino e risarcimento del danno ambientale. Il decreto prevede il coinvolgimento di Regioni, Province e Comuni, associazioni ed i privati interessati mediante idonee forme di pubblicita' e garanzie di partecipazione e trasparenza. ''Il provvedimento - spiega il ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo - punta a velocizzare gli interventi di riparazione del danno ambientale e di rilancio produttivo delle aree inquinate ricomprese nei siti di interesse nazionale, superando, ove possibile, con una transazione i contenziosi legali che sovente paralizzano gli interventi di bonifica''. Il decreto inoltre, punta ad assicurare la funzionalita' dell'Ispra attraverso norme che consentono all'Istituto di continuare ad avvalersi fino al 30 giugno 2009 del personale precario in possesso di determinati requisiti di qualificazione poiche', in caso contrario, al 1° gennaio si troverebbe senza centinaia di unita' di personale. ''Con questa norma - afferma Stefania Prestigiacomo - si consente all'Ispra di poter proseguire nei suoi importanti compiti istituzionali e si da' anche una risposta alle istanze di centinaia di precari, molti dei quali anche vincitori di concorso nella pubblica amministrazione, che con il loro qualificato quotidiano lavoro consentono di svolgere attivita' essenziali per la tutela ambientale''.

lunedì 15 dicembre 2008

I rilevatori precari Istat alla 9° Conferenza Nazionale di Statistica


Questa mattina, dopo l'apertura ufficiale con il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta e con il Presidente dell'Istat Luigi Biggeri, i lavoratori dell'Istituto hanno preso parola durante l'inaugurazione della nona Conferenza Nazionale di Statistica. Una delegazione di lavoratori è salita sul palco e ha disteso uno striscione che esprimeva la contrarietà alla privatizzazione delle statistiche. In particolare è stato ricordato che la rete di rilevazione dell'Istat sulle Forze di Lavoro, composta da 317 rilevatori con contratti co.co.co. rinnovati di anno in anno da 6 anni, rischia di essere appaltata a una società privata. L'Istituto sta infatti procedendo a una gara d'appalto e nel contempo sta studiando la costruzione di una società privata apposita a capitale Istat: soluzione che servirebbe solamente ad aumentare la spesa pubblica. Nonostante la proroga di 6 mesi per i contratti co.co.co. dei rilevatori annunciata dalla Funzione Pubblica la scorsa settimana durante un presidio, la situazione rimane del tutto oscura e ambigua. I lavoratori hanno distribuito un dossier sulla questione ai presenti in sala, che hanno apprezzato l'intervento, sostenuto dalla Flc Cgil dell'Istat.

Lavoratori e lavoratrici Istat in mobilitazione, 15/12/2008

P.A.: BRUNETTA, STIAMO ATTUANDO DIRETTIVE SU STABILIZZAZIONE


(ASCA) - Roma, 15 dic - ''Il Ministero per la Pubblica Amministrazione e l'Innovazione sta attuando tutte le direttive del mio predecessore su stabilizzazione precari, assunzioni e pari opportunita'''. E' quanto dichiara, in una nota, il ministro Renato Brunetta. ''Peccato che di queste direttive (tipo quella sui precari) - prosegue - qualcuno del Partito Democratico ogni tanto se ne dimentichi. Relativamente alla direttiva sulle pari opportunita' il Dipartimento della Funzione pubblica insieme a quello delle Pari opportunita' ha elaborato il rapporto di sintesi dell'anno 2008 sull'attuazione della direttiva emanata il 23 maggio 2007. Il rapporto e' presente da oggi sul sito del Ministero (www.innovazionepa.it) ed e' mia intenzione lavorare gia' da subito per migliorare quanto di buono e' stato finora fatto. Nessuna dimenticanza od omissione anzi...''.

Assemblea 15/12/2008


Documento votato dall’assemblea dei lavoratori indetta da CGIL, CISL e UIL tenutasi nella sala Conferenze della sede di via Brancati il 15 dicembre 2008


I lavoratori dell’ISPRA, nel ribadire la richiesta di mantenimento dei livelli occupazionali nell’Istituto, per mezzo di proroghe di tutti i contratti dei lavoratori precari, sottolineano i ritardi dell’Amministrazione nel procedere ad atti che permettano l’assunzione a Tempo Indeterminato dei lavoratori precari e la stesura del programma del fabbisogno di personale pianificando gli ingressi nei prossimi anni e chiedono che si provveda tempestivamente ai seguenti atti:



Pubblicazione della graduatoria 2008 e pianificazione delle assunzioni sulla base di questa

Stipula delle proroghe di tutti i contratti dei lavoratori precari

Stipula dei contratti a Tempo Indeterminato per tutti i lavoratori che abbiano maturato i

requisiti previsti dalle norme sulla stabilizzazione


Pianificazione delle altre assunzioni definendo le scadenza entro le quali saranno banditi concorsi, determinato il numero di posti messi a concorso suddivisi per profili contrattuali e stabilite le modalità attraverso le quali saranno espletate le procedure concorsuali, concordandole con i rappresentanti dei lavoratori


I lavoratori dell’ISPRA stigmatizzano inoltre i continui rinvii attuati dall’Amministrazione negli scorsi mesi che hanno portato i lavoratori precari a due settimane dalla scadenza dei contratti a non essere a conoscenza del proprio futuro dal 1 gennaio 2009, mentre molti di essi si trovano in procinto di essere licenziati.


Il documento è stato approvato all’unanimità dall’assemblea

La Prestigiacomo manda a casa 73 precari dell'Ispra


Nonostante le tante promesse

Si è cominciato da quelli meno tutelati, i diplomati. Ma sono appesi ad un filo anche tre Funzionari Amministrativi e per gli altri dipendenti in scadenza si attende un decreto legge

Villaggio Globale.it - Dopo mesi di discussioni, promesse e mobilitazioni, partono i licenziamenti all'Ispra: il 31 dicembre, oltre 70 dipendenti dell'Istituto superiore per la ricerca e la protezione ambientale perderanno il lavoro.
I primi ad andare a casa sono i collaboratori che rappresentano l'anello più debole della catena, quelli diplomati, che pure svolgono attività istituzionali fondamentali per il buon funzionamento dell'ente. La struttura commissariale che amministra attualmente Ispra, nominata dal Governo e in particolare dal ministro dell'Ambiente, Stefania Prestigiacomo, ha infatti annunciato nei giorni scorsi che i contratti di 73 co. co. co. diplomati non saranno rinnovati dopo la fine dell'anno. Una discriminazione in piena regola verso questi lavoratori, tra i quali ci sono molti dei precari storici dell'ente, che ora fa suonare beffarda la recente affermazione di uno dei commissari, il quale rispondendo alle organizzazioni sindacali ha detto solennemente che «non si è mai pensato di discriminare in base al titolo di studio».
I collaboratori diplomati, che non sono rimpiazzi o lavoratori a latere dei dipendenti, anzi spesso portano avanti da molti anni un'attività facilmente riconoscibile come lavoro subordinato, svolgono nell'Istituto compiti come la realizzazione di prodotti cartografici, progettazione di titoli editoriali, il supporto agli stand che l'Istituto allestisce per eventi e conferenze, manutenzione informatica ed help desk, realizzazione di siti web museali, programmazione software e grafica, gestione del personale, supporto all'archivio della documentazione relativa agli impianti nucleari e ai progetti comunitari, per citarne solo alcuni.
In Ispra, il rischio non riguarda però i soli collaboratori, visto che è molto incerta anche la posizione di tre Funzionari Amministrativi in scadenza a fine anno, già in passato discriminati con una proroga difforme rispetto agli altri vincitori del loro stesso concorso. Tutti gli altri dipendenti in scadenza, titolari di stabilizzazione o meno, dovrebbero invece essere tenuti in servizio da un decreto legge ad hoc, la cui presentazione in Consiglio dei Ministri però è stata per l'ennesima volta rinviata di una settimana, slittando praticamente a Natale e mantenendo nell'incertezza centinaia di famiglie.
I lavoratori precari dell'Istituto chiedono che l'amministrazione si adoperi per trovare soluzioni che consentano il mantenimento in servizio di tutti coloro che al momento sono esclusi dalle proroghe, ad esempio applicando l'articolo 5 del Contratto Nazionale di Lavoro, la cui validità è stata ribadita recentemente anche da un parere della Funzione Pubblica, quindi dello stesso Governo. L'uso di questo provvedimento consentirebbe infatti le proroghe di tutti i contratti al momento in essere, oltre alla trasformazione in dipendenti a tempo determinato dei collaboratori, al momento sottopagati e privi di molti dei diritti fondamentali garantiti ai colleghi dipendenti, che spesso svolgono le loro stesse attività.

Precari Ispra, in arrivo 73 licenziamenti


La struttura commissariale nominata dal governo, che amministra l'Istituto superiore per la ricerca e la protezione ambientale, ha annunciato che i contratti di 73 co.co.co. diplomati non saranno rinnovati nel 2009

La Nuova Ecologia - Il 31 dicembre oltre 70 collaboratori precari dell'Istituto Superiore per la Ricerca e la Protezione Ambientale (Ispra) saranno licenziati. "I primi ad andare a casa sono i collaboratori che rappresentano l'anello più debole della catena, quelli diplomati, che pure svolgono attività istituzionali fondamentali per il buon funzionamento dell'ente". È quanto fanno sapere i precari dell'Istituto spiegando che la struttura commissariale che amministra attualmente l'istituto, nominata dal governo e in particolare dal ministro dell'Ambiente, Stefania Prestigiacomo, ha infatti annunciato nei giorni scorsi che i contratti di 73 co.co.co. diplomati "non saranno rinnovati dopo la fine dell'anno. Una discriminazione in piena regola - sostengono i precari in una nota - verso questi lavoratori, tra i quali ci sono molti dei precari storici dell'ente, che ora fa suonare beffarda la recente affermazione di uno dei commissari, il quale rispondendo alle organizzazioni sindacali ha detto solennemente che 'non si e' mai pensato di discriminare in base al titolo di studiò". Il rischio non riguarderebbe però i soli collaboratori, "visto che è molto incerta - si spiega ancora - anche la posizione di tre Funzionari Amministrativi in scadenza a fine anno".


giovedì 11 dicembre 2008

Presidio dei rilevatori precari dell'Istat



I rilevatori, arrivati da tutta Italia, appoggiati dall Flc Cgil e da un ampio numero di lavoratori dell'ente di statistica, hanno chiesto risposte al ministro della Funzione Pubblica Renato Brunetta. Il presidio ha visto la partecipazione di oltre 100 persone durante la giornata. I contratti co.co.co., rinnovati di anno in anno da 6 anni, si trovano di nuovo in scadenza il prossimo 31 dicembre. L'Istituto Nazionale di Statistica ha fatto una gara per assegnare la rilevazione a una società privata, dopo 6 anni di "sperimentazione" in cui, in relazione all'indagine sulle forze di lavoro, l'Istat aveva un controllo diretto sull'indagine. L'utilizzo di rilevatori Istat, seppur con contratto co.co.co., invece dei rilevatori comunali (come accade con le altre indagini statistiche), ha garantito una qualità nettamente superiore, come certificato da documenti ufficiali dell'istituto. Dall'incontro ottenuto con i funzionari del ministero, il dottor Gallozzi dell'Ufficio per le Relazioni Sindacali e la dottoressa Barillà, sono emersi alcuni elementi di novità: il ministero porterà in Consiglio dei ministri una proroga dei contratti dei rilevatori di 6 mesi, fino al 30 giugno 2009. Questa notizia cambia ben poco, visto che l'Istat vuole continuare nell'esternalizzazione della rete di rilevazione, attaverso una società a capitale pubblico, o semplicemente come appalto a un'azienda privata. I lavoratori cercano una soluzione definitiva al problema, attraverso la strada dell'internalizzazione, che garantirebbe la qualità dei dati raccolti, e contemporaneamente attraverso una stabilizzazione dei rapporti di lavoro di chi fa le interviste. Attualmente sono in 317 senza contratto al primo gennaio 2009 e proseguiranno la mobilitazione nei prossimi giorni, con la prima assemblea nazionale dei rilevatori precari di giovedì nella sede centrale dell'Istat di via Balbo e con lo sciopero generale di venerdì 12.

Grazie a Brunetta, da settembre diossina libera



Da l'UNITA
- L’allarme è rientrato. Tutte le novanta partite di carne suina provenienti dall’Irlanda sono state sequestrate preventivamente e nessuna anomalia è stata riscontrata nei 228 tra supermercati ed esercizi commerciali ispezionati. Dunque, rassicura il sottosegretario alla Salute, Francesca Martini «tutto ora è sotto controllo».
Ma a guardar bene, una questione di cui preoccuparsi c’è. È che tutti i controlli sono stati condotti dai carabinieri del Nas insieme agli uffici veterinari e alle Asl. Da lavoratori precari che il prossimo settembre, secondo il cosiddetto decreto Brunetta, finiranno senza lavoro. Fannulloni come tanti, avrà pensato il ministro. Peccato che solo quando servono ci si ricordi che fannulloni non sono.
Il coordinamento nazionale Funzione Pubblica Cgil non fa giri di parole: se gli italiani non mangeranno a Natale carne potenzialmente dannosa per la salute lo si deve a professionisti che saranno senza lavoro nell'agosto 2009. «Gli uffici interessati ai controlli – spiegano – sono prevalentemente costituiti da personale tecnico ed amministrativo con contratto a tempo determinato che grazie alle recenti norme Tremonti e Brunetta, perderà il lavoro il 31 agosto 2009 . Le emergenze sanitarie sugli alimenti - sottolinea la Cgil - sono frequenti e, di conseguenza, l'attività degli uffici di frontiera dell'ex Ministero della salute (Pif e Uvac per le carni, Usmaf per le altre merci e la salute umana) richiede elevate competenze e flessibilità e disponibilità lavorativa anche al di fuori del consueto orario di lavoro per tutelare la salute dei cittadini impedendo la commercializzazione di prodotti non idonei . Si rileva – prosegue il sindacato – una forte contraddizione fra i propositi dichiarati dai ministri di voler aumentare quantità e qualità dei controlli per la tutela della sicurezza alimentare dei consumatori e le leggi di questo governo che dapprima sopprimono il Ministero della Salute, unico caso in Europa, e poi causano il licenziamento del personale precario in servizio presso l'ex Ministero che rappresenta in alcuni il 100% dell'organico tecnico di alcuni uffici».
La stessa denuncia arriva anche dai medici veterinari di Parma: «Se il cittadino italiano ancora una volta - si legge in una nota - è andato incontro a un rischio minimo di consumare prodotti contaminati ciò è dovuto, non all'opera di repressione, bensì all'opera di prevenzione che i Servizi Veterinari Pubblici effettuano vigilando costantemente sulla regolarità e la conformità sanitaria dei prodotti di origine animale oggetto di scambi commerciali. È con dolore e preoccupazione – proseguono – che ci troviamo costretti a denunciare il fatto che la maggior parte dei veterinari preposti ai suddetti uffici siano precari ormai da molti anni e oggi titolari di un contratto di lavoro in scadenza nei prossimi mesi. I tagli previsti dal governo colpiscono in modo grave la spesa per la tutela della salute pubblica e per la prevenzione e impediscono la necessaria stabilizzazione di questi operatori sanitari. Così sono messi a repentaglio i controlli sanitari sui prodotti come quelli che oggi allarmano giustamente il cittadino italiano».

venerdì 5 dicembre 2008

Stavros Dimas a nome della Commissione Europea per l'Ambiente


Ai sensi della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC), i firmatari del protocollo di Kyoto, al fine di mantenere la possibilità di partecipare ai meccanismi flessibili di Kyoto (scambio di quote di emissione, attuazione congiunta e meccanismi di sviluppo pulito), ogni anno devono dimostrare di poter garantire la funzionalità del sistema nazionale di monitoraggio e di notifica delle emissioni di gas serra in conformità con le linee guida della convenzione UNFCCC. La Commissione ha incluso il medesimo requisito nella decisione n. 280/2004/CE[ 1] e nelle relative disposizioni d'applicazione di cui alla decisione 2005/166/CE[ 2]. Qualora l'Italia, a seguito della sua recente decisione di risolvere i contratti del personale citati nell'interrogazione o per qualsiasi altra ragione, non rispetti le norme dell'UE o delle Nazioni Unite, la Commissione prenderà tutte le misure necessarie per porre rimedio a tale situazione, compreso l'eventuale avvio di un procedimento d'infrazione.La Commissione, nel frattempo, comunicherà al governo italiano le sue preoccupazioni riguardo alla continuità delle attività di monitoraggio e di notifica da parte dell'Italia.

Dimas: miliardi in multe per infrazione se si licenziano i precari ISPRA


I 700 precari dell’ISPRA, l’Istituto Superiore per la Ricerca e la Protezione Ambientale, svolgono compiti fondamentali di tutela e protezione dell’ambiente anche in adempimento alle direttive europee, e il loro venir meno porterebbe all’apertura di procedure d’infrazione che costerebbero allo Stato italiano miliardi di euro.
Lo ha affermato ieri il Commissario Europeo per l’Ambiente, Stavros Dimas, in risposta a un’interrogazione del parlamentare della Sinistra Europea Roberto Musacchio, in cui si chiedeva se secondo la Commissione siano conciliabili il “rispetto del monitoraggio dell'Emissions Trading e degli obblighi del Protocollo di Kyoto” con il rischio che in Italia vengano licenziati i precari dell’ISPRA.

Il Commissario ha risposto affermando che “Qualora l'Italia, a seguito della sua recente decisione di risolvere i contratti del personale citati nell'interrogazione o per qualsiasi altra ragione, non rispetti le norme dell'UE o delle Nazioni Unite, la Commissione prenderà tutte le misure necessarie per porre rimedio a tale situazione, compreso l'eventuale avvio di un procedimento d'infrazione”.

Un rischio che potrebbe costare al Paese centinaia di milioni di euro, e che non riguarda solo il settore dell’Emission Trading e dell’applicazione del Protocollo di Kyoto. Tra le attività portate avanti dai lavoratori a tempo dell’Ispra, infatti, ci sono anche la valutazione di impatto ambientale, la difesa del suolo, il controllo della qualità dell’aria, e le bonifiche. Tutti settori che, se non si rispettano gli accordi internazionali, possono condurre all’apertura di procedure di infrazione.

A fronte di un costo per mantenere in servizio i precari dell’Istituto pari a 16 milioni, quindi, si rischiano nei prossimi anni miliardi di multe e un costo altissimo per tutta la collettività.

Rdb: Alta adesione agli scioperi, tribunali chiusi, deserti gli enti di ricerca


Roma, 5 dic. (Apcom) - Tribunali chiusi ed enti di ricerca deserti; è questo per le Rdb-Cub e le Usi-Rdb l'esito dello sciopero nazionale di 24 ore nel settore della giustizia e della ricerca. "Consistente, nonostante il maltempo - spiegano le Rdb - è stata la partecipazione ai cortei e ai presidi organizzati in diverse città (Roma, Bologna, Palermo,Venezia, per ricordare solo le principali)" rilevando "disagi all'utenza in molti uffici giudiziari, con particolari ripercussioni nei Tribunali di Roma, Padova, e Venezia; punte di astensione dal lavoro sono state registrate in Enti di Ricerca come ISS, ISPRA ed ENEA". "Folta e combattiva - si legge in una nota - la manifestazione a Bologna, dove a scendere in piazza sotto una pioggia battente, oltre ai dipendenti di Giustizia e Ricerca, tanti altri lavoratori in sciopero contro le politiche comunali e provinciali: dall'Altercoop alla Provincia, alle educatrici dei nidi comunali agli operatori di ANLAIDS e della Casa Alloggio Cardinale Lercaro. Il corteo è giunto fin sotto le finestre del Comune di Bologna e si è concluso sotto la Prefettura. I lavoratori giudiziari, che a Roma hanno sfilato fino in via Arenula con lo striscione 'Ingiustizia nella Giustizia: siamo pochi, mal pagati e neanche riqualificati', hanno atteso invano un incontro con i rappresentanti del Ministero. "E' un atto di arroganza gravissimo - ha commentato Pina Todisco, della direzione nazionale RdB-CUB P.I. - il Guardasigilli, che dal suo insediamento non ha mai voluto incontrare le organizzazioni sindacali, persevera in un atteggiamento sprezzante anche davanti alla forte protesta dei lavoratori e rende noto che ci convocherà l'11 dicembre solo per comunicare decisioni già assunte dal suo Dicastero, dimostrando così l'incapacità politica di questo Governo ad affrontare la necessità di un servizio Giustizia degno di un paese civile". 'Estendiamo i diritti: stabilizziamo la Ricerca' è stata la parola d'ordine del presidio di circa 400 precari della Ricerca che si è svolto a Roma davanti al Parlamento. Delegazioni Usi-RdB hanno incontrato, fra ieri ed oggi, i parlamentari Marianna Madia, Leoluca Orlando e Pancho Pardi, i quali hanno mostrato interesse e disponibilità nei confronti della proposta di legge elaborata dalla sigla sindacale e mirata a riformare l'organizzazione del lavoro a partire dalla stabilizzazione di tutti i precari. "Illustreremo la nostra proposta nella prossima assemblea nazionale dei precari di Ricerca, Scuola e Università del 16 dicembre -ha annunciato Cristiano Fiorentini, della Direzione nazionale RDB-CUB P.I - in cui lavoratori decideranno se convocare lo sciopero di tutti i precari di questi settori".

Dopo gli universitari liguri tocca alla sanità siciliana


Sicilia, Russo accelera procedure per precari sanità


Roma, 4 dic (Velino)
- L’assessore alla Sanità della regione siciliana, Massimo Russo, ha firmato una direttiva inviata ai direttori delle Ausl e delle Aziende ospedaliere con la quale imprime una forte accelerazione alle procedure di stabilizzazione del personale precario non dirigenziale. L’annuncio è stato dato oggi al dibattito sulla sanità in Sicilia, organizzato dalla Fp Cgil Sicilia alla Camera di Commercio di Palermo. “L’assunzione dei precari - ha spiegato Russo - è un atto di grande rilevanza sociale. E’ importante far comprendere che la riorganizzazione della sanità siciliana e il conseguente contenimento della spesa permetteranno forti investimenti su nuove strutture senza pregiudicare in alcun modo i livelli di occupazione. Nessuno andrà a casa, se ci saranno esuberi in qualche settore impiegheremo i lavoratori della sanità in altri settori preoccupandoci della necessaria formazione”. L’assessore Russo ha poi sottolineato che la tutela dei lavoratori del mondo della sanità dovrà riguardare anche il settore privato. “A partire dal 2009 - ha precisato - voglio legare la concessione dei budget al rispetto dei contratti di lavoro: chi non li rispetterà verrà escluso dall’accreditamento e i sindacati dovranno produrre il massimo sforzo per controllare che ciò avvenga. Non è più tollerabile la posizione di chi in questi mesi ha strumentalmente utilizzato la minaccia di licenziamenti per contrastare la nostra politica di rigore e di contenimento della spesa”. La direttiva ribadisce i criteri per la definizione dei bandi selettivi nei quali dovranno essere specificati i posti da coprire. In particolare, si dovrà avere riguardo sia ai posti in atto vacanti e disponibili nelle attuali dotazioni organiche che alle risorse finanziarie disponibili nel bilancio aziendale, nel rispetto dei limiti di spesa posti dalle leggi finanziarie in materia di personale, in conformità al protocollo d’intesa approvato dalla Giunta nel febbraio del 2008. Si dovrà anche tenere conto della eventuale necessità di garantire “un adeguato accesso dall’esterno, in misura non inferiore al 50 per cento dei posti da coprire”. L’assessore Russo precisa inoltre che sono in fase di definizione le procedure di verifica dell’andamento della spesa del personale delle aziende al terzo trimestre 2008 per valutare con grande attenzione le singole disponibilità finanziarie e quindi autorizzare l’emanazione dei bandi di selezione.
Secondo quanto stabiliscono i protocolli d’intesa approvati in giunta, “il personale che può partecipare alle procedure di stabilizzazione non deve avere in atto rapporti di lavoro a tempo indeterminato con pubbliche amministrazioni e deve essere in possesso di almeno uno di questi requisiti: - in servizio alla data del 31 dicembre 2007 presso l’Azienda sanitaria che stabilizza e con un’anzianità alla stessa data di almeno tre anni, anche se non continuativi, maturata tra l’1 gennaio 2002 e il 31 dicembre 2007 anche presso altre aziende del sistema sanitario nazionale; - in servizio in data successiva al 31 dicembre 2007, con un contratto stipulato entro il 28 settembre 2007 presso l’azienda che stabilizza e con un’anzianità di tre anni anche maturata successivamente al 31 dicembre 2007. Ai fini dell’acquisizione dell’anzianità di servizio saranno valutati utili i servizi, pure non continuativi, prestati anche presso altre aziende del Sistema sanitario nazionale nel periodo intercorrente tra l’1 gennaio 2002 e il 31 dicembre 2007, mentre non saranno considerate utili le proroghe successive al 31 dicembre 2007; - in servizio in data anteriore al 31 dicembre 2007 con un’anzianità di servizio alla stesa data di almeno tre anni anche non continuativi, maturati nel periodo intercorrente tra l’1 gennaio 2002 e il 31 dicembre 2007 presso l’azienda che stabilizza o altre aziende del Sistema sanitario nazionale. Per il personale il cui contratto a termine non sia stato preceduto da selezioni, dovranno essere espletate apposite prove di idoneità.

Decreto “famiglie” o elemosina di Stato?


Da politicamentecorretto.com
- Il decreto presentato dal governo allo scopo di sostenere le famiglie italiane non è un esempio di buona politica, poiché sceglie di procedere ancora una volta per annunci roboanti e spot propagandistici e non realizza invece il necessario e duraturo intervento di sostegno a favore delle famiglie italiane vessate dalla crisi economica. Si prenda il bonus di 1000 euro. Un’unica e solitaria mancia che non verrà percepita da molti prima di febbraio e che non darà prospettive continuative per il rilancio dell’economia italiana a partire dalle spese dei ceti medi. Lo stesso vale per la social card. Una tessera prepagata per acquisti nei supermercati da 40 euro al mese (un cappuccino al giorno) riservata ad anziani e genitori con bimbi sotto i 3 anni, che però devono avere meno di 6.000 euro di Isee. In totale: solo 1milione 300mila beneficiari su oltre 8 milioni di famiglie che vedono esaurire il loro reddito alla terza settimana (dati Swg). Per non parlare poi dell’annunciato blocco delle tariffe di gas e elettricità e dei pedaggi autostradali, che il governo voleva vantare come suo merito, ma che è in verità competenza dell’Authority preposta. Questa è miopia. Occorre invece lavorare, per esempio, a interventi strutturali come la detassazione della tredicesima e la sostituzione delle detrazioni con le deduzioni fiscali, più corpose e più eque. Tra l’altro, l’insieme delle risorse messe in campo dal governo non arriva a metà di quello che finiremo di spendere per Alitalia, come ha osservato il ministro ombra dell’Economia del Pd, Pierluigi Bersani. Il governo continua a spostare soldi da una parte all’altra, fingendo di averne reperiti e spesi di nuovi, perché si ostina a non modificare i saldi della Finanziaria che Tremonti ha elaborato a luglio. Cioè molto prima dell’esplosione della crisi finanziaria e dell’allarme recessione, e molto prima che l’Europa consentisse come fa ora qualche margine di manovra in più. Quest’ultima possibilità è rinviata al mittente dal governo con il pretesto del nostro debito pubblico enorme. È vero il debito è un grave problema - che tra l’altro solo i governi di centrosinistra hanno affrontato mentre quelli berlusconiani hanno peggiorato – ma non si può pensare di non rivedere i conti come fa il resto dell’Ue. Sarebbe un handicap pesante per l’Italia. È il tempo di più fondi per gli ammortizzatori sociali per proteggere i lavoratori, soprattutto quelli precari, che potrebbero essere i primi a pagare le conseguenze della crisi. E si deve intervenire in sostegno di chi vive di stipendio, perché chi non spende, non lo fa per mancanza di volontà, ma per mancanza di soldi.

mercoledì 3 dicembre 2008

Università, i precari salvano il posto niente licenziamenti a fine mese


Da Repubblica.it - di di Michela Bompiani
Accordo con il ministro Brunetta: niente licenziamenti a fine anno

Verso la salvezza i precari dell´Università. E c´è un "caso Genova" che si sta concretizzando, primo in Italia. Perché lunedì pomeriggio si è svolto a Roma l´incontro convocato dal ministro della Funzione Pubblica Renato Brunetta, tra il suo capo dipartimento Antonio Naddeo, Mario Picasso, dirigente amministrativo dell´Ateneo genovese, e Roberto Murgia, segretario generale della Regione Liguria: il 31 dicembre non sarà più la fine di ogni rapporto di lavoro tra i precari e l´Ateneo ligure, ma l´inizio di un nuovo contratto annuale, durante il quale il Rettore dovrà procedere alle stabilizzazioni. «Non festeggiamo prima del tempo - getta acqua fredda il Rettore, Giacomo Deferrari - finora sono solo accordi basati su un´interpretazione, diciamo che il problema è ben avviato ma non esagererei con l´ottimismo».
Hanno diramato un comunicato ufficiale, i precari, ma innanzitutto rivendicano di aver combattuto da soli una battaglia difficile. E suonano l´avvertimento, evidentemente in direzione dei sindacati: «Nessuno metta cappelli su questa vicenda - dice il Comitato lavoratori precari Università - se salvezza sarà, lo dobbiamo a noi stessi e al presidente della Regione Claudio Burlando che per primo, e solo, ci ha ascoltato e si è speso personalmente con il ministro Brunetta».
E questa mattina Burlando incontrerà il Rettore Giacomo Deferrari per «trovare la strada concreta», come spiega il presidente della Regione, per salvare i precari. «Dopo l´incontro mi ha telefonato il capo dipartimento di Brunetta - dice Burlando - per confermarmi che è stata trovata una soluzione e che adesso toccherà all´Università declinarla concretamente. Il Rettore Deferrari dovrà, come suggerisce Brunetta, fare l´anamnesi, caso per caso, della situazione dei precari dell´Ateneo: deve individuare quelle persone così importanti per l´Università per cui si impegna ad offrire un contratto annuale ad hoc. Proprio a partire dal 1 gennaio. Nel corso dell´anno, poi, il Rettore dovrà provvedere a stabilizzare questi lavoratori».
La "dead line" del 31 dicembre, in cui circa 300 precari tecnico-amministrativi dell´Università vedrebbero terminare, di netto, il contratto, verrà superata con un escamotage, avallato direttamente dal ministero. Facendo firmare ai lavoratori un nuovo contratto e cambiando il progetto rispetto a quello svolto finora.
Sono cauti i precari, ancor più cauto è il Rettore. «Finora non sappiamo nulla di più di un vago riassunto della riunione di lunedì - dice il Comitato - aspettiamo che l´Università ci informi ufficialmente. Stiamo però tirando un sospiro di sollievo». E oggi, alle 16.30, sono stati convocati per un tavolo tecnico con l´amministrazione. De Ferrari aspetta di vedere, nero su bianco, un impegno del ministro: nell´ultimo consiglio di amministrazione aveva indicato in 150 circa, il numero di precari che potrebbero essere stabilizzati nei prossimi mesi.
Ovviamente senza la ghigliottina del 31 dicembre. «E´ una soluzione meravigliosa - dice Deferrari - e per me sarebbe manna dal cielo: salverebbe l´Università e molti suoi uffici e contemporaneamente cambierebbe il destino di molti lavoratori. Ma, se fossi un precario, sarei molto prudente, vorrei vedere scritta da qualche parte, nero su bianco, la soluzione».

Governo ammazza precari


Da Politicamentecorretto.com
- Flessibilità sul lavoro, ma senza sicurezza: e i nodi purtroppo vengono al pettine. Infatti, i primi a pagare la recessione saranno 400mila precari che sotto l'albero di Natale troveranno il licenziamento. Altro che regalo di Natale in aiuti "cash". L'Esecutivo ha sistematicamente azzerato tutto ciò che il precedente Governo Prodi aveva prodotto a vantaggio delle fasce più deboli. Nel collegato alla Finanziaria sul lavoro, per esempio, ha soppresso tutte le norme sulla stabilizzazione dei precari, salvo poi annunciare il 'bonus fiscale'. E' un Governo in perenne contraddizione e che si muove in un'unica direzione: aiuta solo banche e imprese. Intanto, gli italiani continueranno a pagare i mutui fino all'ultimo centesimo, la cassa integrazione sarà un beneficio per pochi e la detassazione degli straordinari, legata solo alle richieste di Confindustria, non taglierà certo le tasse per dipendenti e precari, specie dopo il taglio della produzione. L'Italia è 'piegata' dalla crisi economica, ma anche da un Governo che non ha mai perso occasione per sopprimere risorse e diritti. Nel nostro Paese occorre un nuovo modello di "Stato sociale" che tuteli il diritto costituzionale al lavoro e a un reddito adeguato contro nuove povertà. Insomma, vita meno precaria e più sicurezza sociale.

Il governo vara il decreto anticrisi


Il Consiglio dei ministri ha approvato il decreto legge anticrisi che contiene le misure per le imprese e le famiglie. Trentasei articoli, nei quali spiccano il bonus straordinario per le famiglie (fino a 1.000 euro) e interventi per calmierare i mutui a tasso variabile. Gli acconti Irpef e Irap sono stati ridotti del 3 per cento. Il decreto muoverà un volume di risorse pari a 80 miliardi di euro e, come affermato dal ministro dell’Economia Giulio Tremonti, avrà un “effetto che va da oggi a due o tre anni”. Inoltre, ha aggiunto il titolare di via XX Settembre, dal primo gennaio 2009 le tariffe, le bollette e i pedaggi “non potranno salire”. Smentite, dunque, le voci secondo cui sarebbe arrivata la detassazione delle tredicesime. Novità per gli ammortizzatori sociali: previsti 289 milioni per il 2009, 304 milioni per il 2010 e altrettanti nel 2011. Salgono così a 1-1,2 miliardi le risorse disponibili.
Bonus per le famiglie da 200 a 1.000 euro
Il bonus straordinario, che potrà essere chiesto fino al 31 gennaio dell'anno prossimo, va da 200 fino a 1.000 euro, destinato ai nuclei a basso reddito (fino a 22 mila euro annui o di 35 mila se ci sono portatori di handicap). Nel dettaglio, 200 euro per redditi sotto i 15 mila euro; 300 euro per le famiglie con due componenti e reddito sotto i 17 mila euro; 450 euro per famiglie con tre componenti e reddito che non supera i 17 mila euro. E ancora: 500 euro per famiglie di quattro componenti e reddito fino a 20 mila euro; 600 euro per nuclei di cinque componenti con reddito sotto i 20 mila. Infine, 1.000 euro per famiglie con oltre cinque componenti e reddito sotto i 20 mila euro. Stessa cifra per nuclei con componenti portatori di handicap e reddito fino a 35 mila euro. Il denaro arriverà a chi ne avrà diritto entro il mese di marzo 2009. Per l’erogazione è stato istituito un Fondo con una dotazione pari a 2 miliardi e 450 milioni di euro.
Detassazione dei premi di produttività (non degli straordinari)
La detassazione dei premi di produttività è prorogata al 2009. Lo prevede l’articolo 5 del decreto. La tassazione agevolata al 10 per cento sarà però applicata ai lavoratori dipendenti solo del settore privato con un reddito fino a 35 mila euro, e non più fino a 30 mila come previsto nel 2008. Aumenta anche il monte premi cui sarà applicata la detassazione: si passa da 3.000 a 6.000 euro. Stop, invece, alla detassazione degli straordinari
I fondi per le infrastrutture
Nuovi fondi per la messa in sicurezza delle scuole, ma anche per l'edilizia carceraria, le opere di risanamento ambientale, museali e archeologiche e interventi di innovazione tecnologica. Entro un mese dall'entrata in vigore del decreto legge, il Cipe assegnerà per questo scopo “una quota delle risorse disponibili del Fas”. Resta fermo il vincolo di destinare l'85 per cento delle risorse al Mezzogiorno. “Abbiamo dedicato tempo per le grandi e le piccole infrastrutture. Oggi ci sono 80 miliardi che passano dalla cassa pubblica all'economia privata”, ha detto il premier Berlusconi.
Ai co.co.co che perdono posto va il 5 per cento di stipendio
Ammortizzatori sociali per i co.co.co che perderanno il posto di lavoro. A loro verrà versato in un’unica tranche il 5 per cento dello stipendio percepito nell’anno precedente, in via sperimentale e per il triennio 2009-2011.
Banche, arrivano i “Tremoti-bond”
Sottoscrizione pubblica di obbligazioni bancarie speciali, per garantire il finanziamento dell’Economia, meglio nota come i ‘Tremonti-bond’. È l’intervento più volte annunciato per sostenere le banche e garantire la liquidità al sistema, che modifica in parte i due decreti già all’esame del Parlamento. L'obiettivo è quello di "assicurare un adeguato flusso di finanziamenti all'economia e un adeguato livello di patrimonializzazione" delle banche. Le obbligazioni bancarie speciali destinate ad essere sottoscritte dal Tesoro saranno emesse dalle banche quotate che ne faranno richiesta e potranno essere convertibili in azioni ordinarie. La sottoscrizione dal parte del Tesoro sarà legata a un protocollo in cui la banca si impegna a fornire credito a famiglie e Pmi a determinate condizioni e a mantenere un livello di dividendi "coerenti con l'esigenza di mantenere adeguati livelli di patrimonializzazione". Inoltre, le banche che emetteranno i Tremonti-bond dovranno adottare un codice etico, che verrà trasmesso al Parlamento, con precise indicazioni sulle retribuzioni del management.
Sconti sulle bollette
Dal primo gennaio 2009 le famiglie “economicamente svantaggiate aventi diritto all’applicazione delle tariffe agevolate per l’energia elettrica” avranno diritto a uno sconto sulla bolletta del gas. “La compensazione della spesa è riconosciuta – si legge – in forma differenziata per zone climatiche e secondo il numero dei componenti del nucleo familiare, fino ad arrivare a uno sconto del 15 per cento”.
Mutui, rata variabile non oltre il 4%, ma solo per il 2009
Per la prima casa, le rate variabili per il 2009 non possono superare il 4 per cento e lo Stato si farà carico dell’eventuale eccedenza. Per i nuovi mutui, invece, il tasso di base su cui si calcola lo spread sarà costituito dal tasso stabilito dalla Banca centrale europea.
Fondi per le Ferrovie (960 mln) e per la privatizzazione di Tirrenia (65 mln)
In arrivo 960 milioni di euro per le Fs e 65 milioni per la privatizzazione di Tirrenia, in entrambi i casi per il 2009. È quanto previsto dall’articolo 25 della bozza del decreto varato dal Cdm sulle misure anticrisi. All'articolo successivo, la bozza autorizza poi una spesa di 65 milioni di euro l’anno per il 2009, il 2010 e il 2011, per “consentire l'attivazione delle procedure di privatizzazione della Società Tirrenia di Navigazione e delle società da questa controllate”.

venerdì 28 novembre 2008

Il pupazzo Brunettazzo di Mauro Biani



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Maxi aumenti ai Brunetta boys


LA GRANDE CRISI

Da il Manifesto.it - Antonio Sciotto
Il campione anti-fannulloni regala 600 euro al mese ai dipendenti del proprio ministero e della presidenza del consiglio: a fronte di 2 ore in più a settimana. Consulenze milionarie nella nuova «Authority del merito». E intanto dà solo 70 euro agli altri statali e licenza migliaia di precari

Il ministro Brunetta passerà pure per «mitico» grazie alla lotta ai cosiddetti fannulloni, ma per compiacere il proprio staff e quello del presidente del consiglio Berlusconi non guarda in faccia a nessun criterio di merito: è appena stato firmato un accordo sindacale che aumenta stabilmente di ben 600 euro medi al mese lo stipendio dei 3 mila dipendenti della presidenza del consiglio (tra i quali sono inclusi anche quelli del ministero della Funzione pubblica, quello guidato dallo stesso Brunetta, che in realtà è un semplice dipartimento dell'ufficio del premier). E a fronte della generosissima erogazione - tantopiù in tempi di crisi, e di licenziamenti di centinaia di migliaia di precari - cosa chiede l'uomo simbolo della produttività? Un enorme aumento di efficienza, ben due ore di lavoro in più a settimana: arrivare a 38 ore rispetto alle precedenti 36.
I 600 euro esistevano già, ma non erano per tutti: rappresentavano la «indennità di specificità organizzativa», un'erogazione accessoria per particolari funzioni, e sono la media tra un minimo di 350 e un massimo di 900 euro. Il ministro Brunetta adesso quel salario accessorio lo ha «stabilizzato», facendolo passare dall'integrativo al contratto nazionale (speciale per la presidenza del consiglio). E lo ha generalizzato a tutti i 3 mila dipendenti, con l'unica condizione che accettino di fare 2 ore in più a settimana. Nella direttiva che con solerzia ha inviato all'Aran per perfezionare la contrattazione, spiega che c'è anche la possibilità di rimanere a 36 ore: ma francamente sarà difficile trovare qualcuno che non si «sforzi» di farne 38.
Insomma, c'è chi a fronte di otto ore in più al mese, arriverà a prendere anche 900 euro aggiuntivi (pari allo stipendio di un precario); ma anche se ricevesse soltanto il minimo di 350 euro non gli andrebbe proprio male. Il principale firmatario del contratto è la Snaprecom (sindacato autonomo della presidenza del consiglio), mentre la Cgil non è rappresentata al tavolo contrattuale, e dunque non ha partecipato a definire il profilo della nuova «casta» di filiazione brunettiana.
Indennità tornello
C'è già chi la chiama «indennità tornello». Proprio Brunetta aveva scelto di propagandare l'istallazione dei tornelli a Palazzo Chigi, facendosi fotografare mentre passava il badge con una mano e con l'altra faceva sorridente la «v» di vittoria. Mentre Berlusconi, dal canto suo, annunciava che tutti i bar vicini sarebbero falliti, dato che sarebbe stato più difficile concedersi la classica pausa caffè da «fannullone» impenitente: «Avranno pensato di introdurre l''indennità tornello' - commenta sarcastico il segretario Fp Cgil Carlo Podda - A parte gli scherzi, aumenti così possono pure andare bene, ma se andassero ugualmente a tutti i lavoratori del Paese, e non solo a 3 mila. Tutti gli altri devono accontentarsi dei 70 euro lordi - pari a poco più di 40 netti mensili - erogati dal recente Protocollo Brunetta. Mi verrebbe da dire a Cisl e Uil: rivendichiamo insieme quei 600 euro per tutti».
Due milioni al merito
Passando a un altro scandalo, nel disegno di legge Brunetta in discussione al Senato, si stanziano ben 1,2 milioni di euro per la retribuzione annua dei quattro membri dell'«Authority del merito», quella che dovrebbe stilare le «pagelline» di produttività dei vari uffici pubblici. Ben 300 mila euro di stipendio all'anno cadauno; o 25 mila euro al mese, che poi sono il lordo annuale di un normale dipendente pubblico. E non basta: Brunetta si è fatto riservare ulteriori 500 mila euro per il generico capitolo «consulenze». Altri privilegiati, per ora ignoti, con contratti a più zeri. «Il ministro, se tiene alla trasparenza come dice, pubblichi l'elenco di queste consulenze - conclude Podda - Secondo noi è assurdo centralizzare la valutazione del merito: piuttosto, si dovrebbe affidare agli utenti dei servizi».

.... E PER NOI I SOLDI NON CI SONO

L´ecatombe del posto fisso a tempo indeterminato uno su tre

Da La Repubblica.it - di Nadia Campini

In Liguria sono il 10% in meno che nella media italiana. La Regione: "Cura da cavallo per l´economia"

In Liguria ogni tre contratti di lavoro nuovi che vengono stipulati, solo uno è a tempo indeterminato, gli altri due ricadono nella marea dei contratti atipici, un universo molto variegato che parte dai contratti a tempo determinato, i più garantiti, passa per i cococo e i cocopro per arrivare alle associazioni in partecipazione, dove il lavoratore figura socio, ma gli altri ci mettono i capitali e lui ci mette il lavoro, con la variabile che se a fine mese non ci sono utili, rischia di non prendere un euro, anche se ha lavorato tutto il mese come un qualsiasi dipendente.
È su questo universo della flessibilità che è in arrivo una tempesta di proporzioni colossali, la Cgil ha appena denunciato che la metà dei precari oggi attivi in Liguria, 30.000 su 60.000, rischiano di restare senza lavoro entro l´anno prossimo. Intanto il contratto a tempo indeterminato è diventato quasi un miraggio, i numeri parlano chiaro, secondo i dati Istat a fine 2007 la percentuale di avviamenti a tempo indeterminato in Liguria era pari al 35,6%, rispetto ad una media nazionale del 45,4%, praticamente un terzo in meno.
Tutti gli altri avviamenti sono stati per contratti atipici, quelli più incerti. I dati complessivi del 2008 non sono ancora disponibili, ma il trend non lascia presagire nulla di buono, nel secondo trimestre del 2008, secondo i dati dell´Osservatorio sul mercato del lavoro, c´è stata infatti una crescita occupazionale sostenuta, 8000 unità, soprattutto nell´area dei servizi, che è quella dove il lavoro flessibile è più diffuso. In compenso è aumentato anche il tasso di disoccupazione, che è passato dal 3,4% del secondo trimestre del 2007 al 5,1% del secondo trimestre del 2008.
Indicativi sono anche i numeri che emergono dalle tabelle dell´Oml elaborate dall´Agenzia Liguria Lavoro sulle persone in cerca di occupazione, quelle con precedenti esperienze lavorative sono passate da 17.000 del secondo trimestre 2007 a 24.000 del secondo trimestre del 2008 e quelle senza precedenti esperienze lavorative sono passate da 6.000 a 11.000.
Tra i maschi gli incrementi più consistenti riguardano quelli in cerca del primo impiego, tra le femmine le donne espulse dal mondo del lavoro. Le informazioni evidenziano, secondo l´analisi dei quaderni Oml, «un rallentamento della crescita aggravato da una crescente difficoltà nella ricerca di lavoro che riguarda soprattutto soggetti particolarmente deboli sul mercato del lavoro, quali le donne uscite da percorsi lavorativi e giovani ancora ai margini perché senza esperienza». Sono questi che finiscono anche più spesso nel meccanismo dei contratti precari e che oggi sono i più a rischio.

Riflessioni di un precario


Cari tutti,
a proposito del momento difficile che attraversa il movimento dei precari ispra, anch'io vorrei dire un paio di cose.
Considerata la complessità della materia, cerco di essere schematico per comodità e brevità.
Il problema
Il "patto partecipativo" su cui è nato e sviluppato il movimento dei precari ISPRA (garantire i diritti di TUTTI i precari rivendicando con eguale forza e determinazione l'applicazione di tutti gli strumenti disponibili) non è più garantito, quindi è naturale che il movimento si è sfaldato e non è più considerato un interlocutore credibile, nè dall'Amministrazione (che ringrazia...) nè dai Sindacati (che sono tornati, alla grande, a portare avanti rivendicazioni in modo separato e su base "corporativa").
I precari, sia per l'Amministrazione che per i Sindacati, non esistono più come " entità omogenea ed univoca", essendo considerati ormai esclusivamente come "categorie contrattuali"; Una manna per l'Amministrazione, che si trova a dover "trattare" con frammenti di situazioni politico-giuridiche differenziate e divise e non più con un unico interlocutore teoricamente in grado (se avesse voluto e ne avesse avuto il coraggio....) di rivendicare in modo forte le proprie posizioni.
Lo stato attuale delle cose
All'interno di queste "categorie contrattuali" si sono create, di fatto, situazioni di forza e situazioni di debolezza (i famosi figli e figliastri). I figli (TD tecnologi stabilizzabili) sono figli perchè sono facilmente difendibili (considerati vincoli e risorse a disposizione) I figliastri (per intenderci co-co-co e TD cosiddetti "non stabilizzabili") sono figliastri perchè difendere i loro diritti di "precari comunque" diventa complicato e rischioso. In ogni caso, allo stato attuale, si è finito con l'accettare (e discutere) prospettive e soluzioni che sono completamente al di fuori della piattaforma di rivendicazione approvata dall'assemblea dei precari.
Andare ad individuare le responsabilità e le cause di tale situazione potrebbe essere un discorso interessante e stimolante, ma non mi voglio cimentare in questa sede in questa impresa. Però non si può più non prendere atto di tale situazione ed accettarne le conseguenze. Quindi?
Le prospettive
Quindi ritengo che sia venuto il momento di squarciare il velo dell'ipocrisia e degli atteggiamenti strumentali (o di disdicevole sciacallaggio) ed accettare le conseguenze della situazione in cui ci trovamo, ovvero:
  • il movimento dei precari, se vuole continuare ad esistere ed a chiamarsi tale, deve pretendere che in questa battaglia siano messi AL PRIMO PUNTO DELLA PROPRIA PIATTAFORMA la difesa delle categorie più deboli dei lavoratori precari (se no, per questi ultimi, non hanno più nessuna ragione di stare in un "movimento" in cui si difendono, di fatto, le posizioni già garantite dalle leggi e dalle soluzioni proposte dall'Amministrazione).
  • La difesa delle categorie più deboli (rivendicando in modo deciso e TRASPARENTE soluzioni valide e credibili per questi ultimi) deve essere assunto come PRIORITA' anche dai Sindacati dandone prova con fatti ed atti concreti. E applicando processi decisionali REALMENTE CONDIVISI con i lavoratori. In caso contrario, per un gran numero di precari (i figliastri) non ha più senso stare in un movimento che, alla fine, si affida ai sindacati per andare a rivendicare posizioni che non sono proprie e non li tutelano per niente.
  • Definire una nuova piattaforma in cui al primo punto, devono essere indicate le soluzioni che permettano ai precari non stabilizzabili (secondo le procedure attualmente proposte) di restare in ISPRA (perchè, se non l'abbiamo capito, i fumosi criteri di preferenza di un concorso aperto a tutto il mondo, non garantisce nulla, a prescindere dal numero dei posti previsti nella dotazione organica: che siano 10 o 50 i posti da coprire, sempre di un concorso aperto a tutti si tratta...)
Conclusioni
Se non si realizzano le condizioni sopra descritte (o si ritiene che non siano percorribili, cosa assolutamente lecita...), direi che non è più tempo di prenderci in giro e che è il caso ognuno si giochi la propria partita come più si preferisce: in ordine sparso, magari in modo corporativo, magari con azioni lobbystiche (di vario tipo), magari con azioni di protesta, di qualunque genere. Qualunque cosa, ma almeno lo si faccia in assoluta chiarezza ed onestà. Senza continuare a chiamarci "movimento" o "assemblea autorganizzata" ,se in realtà, non "muoviamo" alcunchè e se poi, in effetti, siamo "etero-organizzati". Senza continuare a chiamarci "precari", se non siamo in grado di riconoscerci reciprocamente come tali e di agire in modo univoco ed unitario coerentemente a questo modo di identificarsi.
Ciao a tutti