LA PETIZIONE DA FIRMARE

mercoledì 25 marzo 2009

Silvio Berlusconi, da presidente operaio a ferroviere: record per le balle sul piano casa


Il premier Berlusconi riesce a superare se stesso: questa volta la smentita è a tempo di record.

Non c'è nulla di incostituzionale nel piano-casa. Ma sta girando un testo non mio. Ho sentito delle cose che non erano nelle idee iniziali e che non saranno nel testo. Il decreto, o ddl che sia si fermerà alle case monofamiliari e bifamiliari e alle costruzioni da rifare dopo che queste saranno demolite.

Ma come? Possibilità di ampliamento solo per le ville e non per i condomini? Piano casa che non riguarda gli immobili urbani? Ma allora che resta? Solo la casa del Cavaliere in Costa Azzura? Berlusconi fa poi un altro invito: questa sera restate al lavoro un paio di ore in più. E' questa la ricetta anti-crisi del Premier. Peccato però che i precari vengano licenziati come non mai e le richieste di cassa integrazione tocchino livelli record. Molte persone che conoscono mi raccontano una cosa. Nelle loro aziende il capo invoglia fortamente a fare ferie e a sfruttare i permessi. Come dire, piuttosto che rischiare di dover pagare in moneta sonante ferie e permessi, in questo momento in cui non c'è molto lavoro, meglio mandare tutti in vacanza. Ma Berlusconi tutte queste cose non le sa o fa finta di non saperle?



La condizione dei ricercatori precari in Italia


Le recenti riforme dello Stato destinate al miglioramento del sistema Universitario e dell’istruzione in Italia, hanno suscitato interesse non solo a livello nazionale ma anche a livello internazionale. Di recente sono stati pubblicati, su prestigiose riviste scientifiche internazionali come Nature Neuroscience e Embo Reports, interessanti articoli su questo argomento, sia da parte di autori italiani che stranieri, come l’articolo apparso in febbraio “When in Rome, reform. Radical reform of the Italian research and education systems is needed to address the lack of autonomy and lack of funding” di Marta Paterlini che riassume il punto di vista del legislatore e quello delle Università a riguardo della nuova legge.
In realtà, i principi ispiratori della riforma appaiono nobili soprattutto nell’aspetto che riguarda il sistema di valutazione della ricerca e dei ricercatori, basato su parametri scientifici internazionali quali l’impact factor, il “citation index”, la continuità temporale delle pubblicazioni ed il loro numero. La riforma intende premiare i ricercatori, strutturati o precari, che risultino “produttivi”. I ricercatori strutturati ed il personale docente delle Università riceveranno un bonus sul salario, mentre i giovani ricercatori in condizioni di precariato dovrebbero avere maggiori possibilità di accedere al ruolo di ricercatore grazie alle nuove indicazioni fornite dalla riforma a riguardo delle modalità di espletamento dei concorsi pubblici. La creazione di un “database” nazionale comprendente i risultati della ricerca auspicato dal Ministro Mariastella Gelmini e dai suoi Predecessori dovrebbe consentire una valutazione più obiettiva della produttività e permettere una distribuzione più efficiente e meritocratica dei fondi ministeriali destinati alla ricerca.
A questo proposito appare necessario puntualizzare alcuni aspetti riguardanti la particolare condizione della ricerca in Italia. La valutazione della ricerca sulla base di parametri scientifici oggettivi utilizzati dalla comunità scientifica internazionale è sicuramente da considerarsi un criterio valido di valutazione della produttività ma non del tutto sufficiente. Sarebbe opportuno, infatti, prendere in considerazione anche altre pratiche, come la brevettabilità o meno dei risultati stessi, soprattutto nell’ottica di attrarre investimenti privati che possano in qualche modo fronteggiare la riduzione progressiva di fondi destinati alla ricerca sostenuta ed applicata negli ultimi anni dal governo; o anche informazioni e direttive più precise da parte del legislatore di turno– in accordo con la Crui, con il Consiglio Universitario Nazionale e con gli altri Istituti di Ricerca - per quanto riguarda la distribuzione dei fondi all’interno delle singole Università ed Istituti. Ciò al fine di evitare che i ricercatori che hanno contribuito all’accreditamento della propria Università si ritrovino con una disponibilità di fondi e di personale assolutamente insufficiente per continuare i propri progetti di ricerca.
Un altro aspetto che ha suscitato interesse a livello internazionale, in quanto peculiarità del panorama italiano, riguarda le nuove indicazioni sulle modalità di reclutamento dei professori universitari e la situazione dei precari. La legge italiana prevede che, per l’accesso ai ruoli di ricercatore e di professore, i candidati debbano sostenere e superare un concorso pubblico. La commissione è costituita, secondo la nuova legge, da un professore universitario di prima fascia appartenente all’Istituzione, per cui è bandita la procedura di valutazione comparativa, e da altri due professori ordinari sorteggiati tra 12 professori ordinari eletti appartenenti al settore, per cui è bandita la valutazione comparativa o a settori affini. Per le procedure di valutazione comparativa a posti di professore di prima e seconda fascia, il numero dei Commissari è elevato a 5 e la commissione è costituita da un professore ordinario, nominato dalla facoltà che ha richiesto il bando, e da quattro professori ordinari sorteggiati in una lista di commissari eletti tra i professori ordinari appartenenti al settore scientifico-disciplinare oggetto del bando. Un siffatto sistema di costituzione delle commissioni giudicatrici dovrebbe assicurare una maggiore trasparenza ed una selezione più meritocratica del personale docente e ricercatore ma, in sostanza, non migliora la condizione dei cosiddetti “precari” ossia di tutti quei giovani ricercatori che lavorano presso le Università e gli istituti di ricerca grazie a contratti e a borse di studio.
In realtà, indipendentemente dai cambiamenti politici in Italia, la finanziaria 2006 ha proposto un programma di stabilizzazione dei precari che riguarda il personale tecnico-amministrativo, escludendo chiaramente i ricercatori precari che sono sostenuti da contratti annuali e da borse di studio. Anche se la legge italiana non consente di accedere alla posizione di ricercatore e di docente senza superare un concorso pubblico, e dunque improponibile una stabilizzazione di tutti i precari come ricercatori, ci sembra altrettanto inadeguata la sostituzione del ruolo permanente di ricercatore con quella di professore-aggiunto temporaneo. L’art 49 della legge 133 del 2008, concernente l’utilizzo di contratti di lavoro flessibile, riporta che le pubbliche amministrazioni non possono ricorrere all'utilizzo del medesimo lavoratore con più tipologie contrattuali per periodi di servizio superiori al triennio nell'arco dell'ultimo quinquennio. E, a complicare le cose, vi è la nuova legge che prevede anche e soprattutto un taglio dei costi sostenuti dallo Stato per la ricerca. In queste condizioni, diventa quasi utopistico pensare che tutti i ricercatori precari possano aspirare ad una sistemazione permanente di professore aggiunto, unica posizione possibile al momento, considerato che il ruolo di ricercatore è stato abolito con una legge del 2005 e che tra meno di quattro anni operativamente non verranno più espletati concorsi per l’accesso al ruolo di tale nomina.
In sostanza, i giovani ricercatori a contratto, i borsisti, gli assegnisti saranno costretti a cambiare Istituzione regolarmente, impossibilitati a portare avanti una linea preferenziale di ricerca per lunghi periodi e con una crescente consapevolezza di non avere molte possibilità di ottenere un lavoro stabile. Situazione questa che li scoraggerà sempre più , promuovendo il loro esodo verso Paesi come il Regno Unito, la Francia, la Germania e gli USA che offrono maggiori opportunità di lavoro e stabilità lavorativa, salari più vantaggiosi e, aspetto non trascurabile, un’atmosfera lavorativa caratterizzata da laboratori ampi e ben attrezzati e dalla presenza di fondi per portare avanti le proprie ricerche.
Alla luce di tutto ciò che è stato detto, appare dunque improbabile che, nel panorama internazionale in cui l’Italia è chiamata a competere a livello politico, scientifico e finanziario, ci sia spazio per un rientro dei cervelli come i riformatori proclamano. La politica di rientro dei cervelli sostenuta dal Ministro Gelmini non può sostituire una politica interna rivolta a promuovere la ricerca scientifica e tecnologica nazionale ed a favorire la permanenza dei ricercatori in Italia. Gli scienziati, anche quelli italiani, non producono solo beni di consumo ma svolgono soprattutto un lavoro necessario per il miglioramento della condizione umana. Lo Stato, quindi, dovrebbe finanziare la ricerca in quanto fondamento della società moderna.

martedì 24 marzo 2009

Precari: ecco la prima proposta di legge fatta su Facebook


Milano - Maggioranza e opposizione dialogano insieme per risolvere la crisi. Quel che ormai accade raramente nelle aule di Montecitorio è invece avvenuto a Milano grazie all'iniziativa del gruppo Facebook "Analysis", che sabato ha presentato "Liberiamo il lavoro": la prima proposta di legge sul lavoro nata per mezzo di un social network.

Ospiti d'onore dell'incontro, il parlamentare del Pdl Benedetto Della Vedova e il senatore del PD Pietro Ichino, intervenuto telefonicamente per dialogare coi tanti ospiti presenti: dal vicedirettore del Giornale Vittorio Macioce all'editorialista del Sole 24 ore Alessandro De Nicola, passando per l'assessore comunale all'Ambiente Edoardo Croci e il professor Alberto Mingardi dell'Istituto Bruno Leoni. Obiettivo della proposta modificare l'attuale normativa sul lavoro, valorizzando con incentivi e sgravi fiscali la fascia dei precari: un popolo, siega il gruppo Analysis, che rappresenta ormai una consistente fetta dei lavoratori italiani e che meriterebbe ben altro trattamento.

P.A: Brunetta: 40.000 precari, fenomeno gestibile


I precari della pubblica amministrazione,
esclusi i comparti scuola e università, risulteranno circa 40.00, dei quali la metà solo in Sicilia. Ne è convinto il ministro della Funzione pubblica, Renato Brunetta, che in una conferenza stampa a Palazzo Chigi ha diffuso i dati parziali del monitoraggio dei contratti di lavoro flessibile (che terminerà il 31 marzo) per censire il fenomeno del precariato in tutti gli uffici pubblici con l'invio di 10.000 questionari ad altrettanti enti.
Secondo l'inquilino di Palazzo Vidoni si tratta di “un fenomeno, per fortuna, molto più gestibile di quello che credevamo. La montagna ha partorito un topolino, non ci sono né grandi numeri né grandi scontri con buona pace della Cgil”. Dei 15-20.000 precari da stabilizzare che potrebbero risultare a fine monitoraggio, aggiunge Brunetta, “nel 25 per cento dei casi le amministrazioni non hanno intenzione di assumerli a tempo indeterminato”. Pertanto, il numero reale scenderebbe a circa 10-12.000. Ad oggi sono 13.173 i lavoratori in possesso dei requisiti per la stabilizzazione secondo la normativa Prodi-Nicolais e 13.717 quelli che non hanno i requisiti per essere assunti a tempo indeterminato".
Concluso il monitoraggio, il ministro della Funzione pubblica invierà un rapporto al governo e al parlamento: “Ne parlerò anche con gli amici del sindacato, poi ci sarà tutto il tempo utile per avviare i concorsi”. Intanto, domani si terrà sempre a Palazzo Vidoni un incontro tra i tecnici del ministero e i rappresentanti di Regioni, Comuni e Province, proprio per discutere di precari.

P. A:BRUNETTA, STIMIAMO 40 MILA PRECARI, LA META' IN SICILIA


(AGI) - Roma, 24 mar. - Sono in tutto circa 40 mila i precari nella pubblica amministrazione e la meta' solo in Sicilia: e' questa la stima preliminare che emerge dal monitoraggio ancora in corso del ministero della Funzione Pubblica. Secondo i dati forniti oggi nel corso di una conferenza stampa a palazzo Chigi dal ministro Renato Brunetta, i lavoratori in possesso dei requisiti, in base alla normativa Prodi-Nicolais, sono 13.173 e le stime lasciano prevedere che, a fine monitoraggio, saranno circa 15-20 mila, e altrettanti solo nella regione Sicilia.
Altri 13.717, invece, non hanno i requisiti per essere assunti a tempo indeterminato. "La montagna sta partorendo un topolino - ha commentato Brunetta - e' un fenomeno che si sta rilevando molto piu' gestibile di quello che pensavamo. Non c'e' niente di piu' fisiologico in un sistema di oltre 3 milioni di dipendenti. Se i numeri sono questi - ha aggiunto - sono tranquillamente gestibili sia dal punto di vista dell'organico che delle risorse". Il ministro ha precisato che dei 15-20 mila da stabilizzare "per il 25% dei casi gli enti non hanno interesse a procedere alla regolarizzazione" e quindi alla fine il numero sara' di 10-12 mila.

P.A.: BRUNETTA, NUMERO PRECARI A QUOTA 30-40MILA. LA META' IN SICILIA


(ASCA) - Roma, 24 mar - Si attestera' tra 30 e 40 mila il numero dei precari della pubblica amministrazione italiana al termine del monitoraggio varato dal dicastero della funzione pubblica e i cui risultati ufficiali si sapranno solo alla fine del mese (la scadenza e' fissata per il 31 marzo).
La stima e' stata fornita oggi dal ministro Renato Brunetta, il quale ha sottolineato, sulla base dei dati relativi a quasi due settimane di monitoraggio, che l'80% dei lavoratori precari della P.A. si trova al Sud e, piu' in particolare, in Sicilia, dove il numero e' pari a quello nazionale. In pratica, secondo Brunetta, al termine del monitoraggio il numero dei precari della P.A. si aggirera' tra 15 e 20 mila, escludendo pero' la Sicilia, dove invece ce ne saranno altrettanti. Il totale dei precari, secondo i calcoli del ministro, sara' dunque di 30-40mila persone.
Sulla base dei numeri raccolti finora dalle 2773 amministrazioni (su un totale di 9186) che hanno risposto al questionario, il personale flessibile in possesso dei requisiti per essere stabilizzato e' di 13mila e 173 unita'.
Quelli che lavorano in un ente che ha manifestato l'interesse di procedere a stabilizzazione sono 10mila 574, mentre le amministrazioni che non vogliono assumere personale a tempo determinato sono circa il 25%: esclusa la Sicilia, ha spiegato Brunetta, resteranno a casa in 10-12mila. Agli Enti che vorranno regolarizzare i propri precari il ministero offrira' la propria disponibilia' e assistenza per avviare il percorso di stabilizzazione che avverra' tramite concorso.
''La montagna ha partorito un topolino - ha sottolineato il titolare della Funzione pubblica - se il fenomeno fosse stato davvero di 400mila il problema sarebbe stato serio.
Molto probabilmente alla fine ragioneremo su 10-15 mila lavoratori flessibili che potranno essere regolarizzati attraverso concorso e altrettanni potranno essere nella regione Sicilia. Il mio ministero - ha concluso Brunetta - dara' l'assistenza per aiutare i processi di regolarizzazione e di concorso, in modo tale da risolvere tutto entro giugno con grande e piena soddisfazione''.

P.A.: BRUNETTA, STIMIAMO 40MILA PRECARI, LA META' IN SICILIA


Roma, 24 mar. (Adnkronos) - A fine monitoraggio, al 31 marzo, i precari nella Pubblica amministrazione saranno circa 40mila, la meta' solo in Sicilia. E' quanto stima il ministro della Pubblica amministrazione Renato Brunetta nel dare un secondo bilancio del monitoraggio avviato ai primi di marzi per censire il fenomeno del precariato in tutti gli uffici pubblici, con l'invio di 10mila questionari ad altrettanti enti. "Da una prima stima, generale sulle amministrazioni - ha spiegato Brunetta - si puo' fare una previsione del personale con contratto di lavoro flessibile con i requisiti che va dai 15mila ai 20mila lavoratori, e di altrettanti solo in Sicilia". Si tratta comunque, per il ministro di un "fenomeno, per fortuna, molto piu' gestibile di quello che credevamo". Anche perche' dei 15-20mila precari da stabilizzare che potrebbero risultare a fine monitoraggio "nel 25% dei casi le amministrazioni non hanno intenzione di assumerli a tempo indeterminato" e quindi il numero reale scenderebbe a circa 10-12mila. Fino ad oggi comunque, dalla rilevazione che doveva terminare ieri e che invece e' stata prorogata al 31 marzo, emerge che "13.173 sono i lavoratori in possesso dei requisiti" secondo la normativa Prodi-Nicolais, e "13.717, quindi altrettanti, sono coloro che non hanno i requisiti per essere assunti a tempo indeterminato". In ogni caso i precari saranno regolarizzati attraverso concorso.

Importante sentenza su mobbing

Una sentenza incoraggiante dalla Cassazione: e nel nostro caso i ricatti, le minacce di licenziamento, i discorsi sibillini e quindi i licenziamenti veri e propri, spesso "mirati", non costituiscono forse mobbing???


Una sentenza della Cassazione dà ragione a una lavoratrice di milano

Troppi rimproveri sono mobbing

Reintegrata un'impiegata licenziata

Alla dipendente è stato anche riconosciuto un danno "biologico" pari a 9.500 euro

ROMA - Anche ai rimproveri ci deve essere un limite. Almeno a quelli sul lavoro. Infatti, se si eccede sempre contro lo lo stesso dipendente, sul posto di lavoro, costituiscono mobbing e come tale devono essere risarciti. Parola di Cassazione che ha confermato il risarcimento per danno biologico pari a 9.500 euro, a una impiegata milanese che per nove mesi, dal gennaio al settembre 1999, era stata sottoposta dal datore di lavoro a «ripetuti rimproveri orali» davanti ai colleghi di lavoro, fino ad essere pure licenziata.

LA VITTIMA REINTEGRATA SUL POSTO DI LAVORO - Secondo la Sezione Lavoro della Suprema Corte, che ha respinto il ricorso della società Ivm. srl, legittimamente la Corte d'Appello di Milano, ha ordinato la reintegrazione nel posto di lavoro di Anna D., oltre al riconoscimento dei danni da mobbing sulla base «dei rimproveri orali da parte dei superiori che venivano effettuati adottando toni pesanti e in modo tale che potessero essere uditi dagli altri colleghi di lavoro». Anna D., ricostruisce la sentenza 6907 di piazza Cavour, era stata assunta nel marzo dell'87 come centralinista, per poi passare alla gestione dei cartellini e alla elaborazione delle agende dell'azienda. Poi dal gennaio '99 fino a settembre dello stesso anno la responsabile dell'azienda aveva iniziato a prenderla di mira, consigliandole di trovarsi un nuovo lavoro in un'altra azienda perché la società non era più soddisfatta del suo lavoro. Quindi erano seguite tre contestazioni che avevano poi portato al licenziamento dell'impiegata. La vicenda di Anna D. è finita in tribunale e sia in primo che in secondo grado (Corte Appello Milano, aprile 2005), i giudici avevano ritenuto eccessivo il provvedimento di espulsione, riconoscendo all'impiegata il danno da mobbing nella somma di 9.500 euro sulla base del fatto che i continui rimproveri le avevano procurato un danno biologico, «sia pure modesto», nella misura del 6%.

Lo Stato affonda la ricerca e i suoi precari



'iniziativa di gennaio
davanti al ministero...

purtroppo ancora attuale dato che ancora
nessuno dei 21 non rinnovati è tornato al lavoro...riflettiamo
ragazzi...non ci chiudiamo nelle nostre stanze...









lunedì 23 marzo 2009

Una questione personale



di Francesca Assennato
FLC CGIL ISPRA


Mi chiamo Francesca Assennato, lo ripeto, perché questa è una battaglia in cui ciascuno ci dovrebbe mettere il proprio nome, la propria faccia, dovrebbe farne una questione personale.
Sono una lavoratrice precaria dell’ISPRA, Istituto Superiore per la Protezione ela Ricerca Ambientale dove lavoro come ingegnere ambientale da più di cinque anni con vari contratti. Ho 37 anni, e dico anche questo per sgombrare il campo dalla favola che i precari in fondo sono giovani ed è giusto che facciano un po’ di esperienza prima di ottenere un lavoro stabile. Come me, la maggior parte dei precari del mio Istituto lavorano da tanti anni con contratti precari, siamo 600 su una dotazione organica di 1500 circa.
Voglio testimoniare con questo intervento la nostra condizione di cittadini che dopo anni di studi, di lavori ed esperienze fatte sempre con l’obiettivo di crescere e migliorare, dopo tanta strada sentono di non avere un posto degno in questo paese. Voglio parlare di una vita da precario.
Arrivi magari a volte anche per caso a lavorare in un ente pubblico. Ti porti le tue speranze, la tua energia di giovane persona, ti conquisti uno spazio, un mestiere, dai un senso alla tua vita. E magari sei pure contento di poter dedicare il tuo impegno e la tua fatica al tuo Paese, questo ti riempie di orgoglio, ti fa lavorare di più.
Sai anche che all’inizio è dura, che tutto è un po’ precario, ma ti dici che vale per tutti, che bisogna iniziare in qualche modo. E, inoltre, ti fidi, perché tutti quelli intorno a te, familiari, maestri, amici, colleghi, perfino i ministri ti ripetono in continuazione che non devi preoccuparti. Ti ripetono tutti “vedrai prima o poi ti assumeranno, figurati se dopo tanto tempo non ti assumono, sarebbe assurdo!”.
Poi però passano anni in questo modo, e tu speri ancora ma hai anche paura. E poi ancora arriva uno in alto, che ha deciso di fare i comodi suoi e che per fare bella figura con il suo padrone, pur non capendo niente di ciò che tocca, inizia a giocare con la tua vita. E si inventa ogni giorno una nuova regolina che butta fuori qualcuno. E tu stai li che aspetti il tuo turno per finire fuori.
Vorrei che la testimonianza delle persone in carne ed ossa aiutasse a capire la situazione di grande disorientamento sia lavorativo che della sfera personale, un disorientamento creato da questa condizione di precario protratta per anni, allungata sempre di più senza fine.
Cercate di immaginare cosa significa pensare alla propria intera vita da precario. Significa sentire che non sei parte di un progetto comune, che non c’è spazio per te, perchè tu possa lavorare bene. E significa anche che sei solo con la tua precarietà e lo rimarrai, perché è difficile che in questa situazione tu riesca a pensare alla solidarietà, a ciò che potresti donare alla causa comune, a come migliorare il lavoro che fai. Ci hanno incastrati in una rete di egoismo. E così una intera generazione di persone in questo paese muore sena dare alcun contributo.
Ma perché è successo tutto questo? Questo male viene da lontano, viene dallo svilire l’importanza del lavoro, quello con al L maiuscola, per dare importanza solo a denaro e consumo. Abbiamo dimenticato che quel Lavoro significa affermazione umana, significa riscatto dalle proprie condizioni di origine siano esse misere o più fortunate, quel Lavoro sul quale altre donne e uomini come noi hanno fondato la nostra Repubblica? Quel Lavoro si chiama sviluppo umano e Libertà.
Noi lavoratori scioperiamo, come estremo segno del nostro disagio davanti a questa situazione, davanti alla negazione del diritto al futuro, alla negazione della speranza. E diciamo NO con tutta la forza che abbiamo, No a questo schifo di affari, annunci e inciuci. Noi lavoriamo, vogliamo lavorare e volgiamo lavorare bene, perché è il nostro futuro che vogliamo costruire. Per poterlo fare, però, abbiamo bisogno di una cosa: abbiamo bisogno della dignità del lavoro e della persona, che oggi dobbiamo difendere. Perché non c’è futuro che valga la pena vivere senza dignità.
E non è degno un lavoro che fai da anni col contratto che ti scade ogni sei mesi, e il ricatto ogni volta per riaverlo; non è degno lo strapotere dei vari potenti che con soldi pubblici, i nostri soldi, giocano a risiko con noi come pedine; non è degno lavorare per meno di 1000€ al mese quando l’affitto di casa ti costa di più; non è degno un contratto di collaborazione, che non ti dà le forme minime di sostegno CIVILE, come maternità, malattia e ammortizzatori sociali.
Questo di cui parlo è il senso di impotenza di una intera generazione che così stiamo distruggendo. Però siamo scesi in piazza in tanti a protestare, per mesi e ancora ci siamo, ma penso anche a tutti quelli che non partecipano attivamente ma condividono questa preoccupazione. Ci siamo e significa che siamo vivi, che possiamo riprenderci il nostro diritto a lavorare bene e chi ce lo nega semplicemente sbaglia e se ne deve andare a casa lui.
Concludo con la speranza che ciascuno di noi si opponga e difenda la propria dignità di lavoratore e di persona quando e quanto può, in ogni stanza, ad ogni livello, in ogni discussione anche al bar e con gli amici. Bisogna fare di questa battaglia una questione personale, perché non c’è nulla di più personale della nostra vita e del nostro futuro.

La disoccupazione non esiste!





Governare gli italiani non è impossibile, come diceva Mussolini. E' invece molto facile. Basta disporre del controllo dei mass media e raccontare balle dalla mattina alla sera. Lo predicava Gelli, lo applica lo psiconano per il quale la nostra disoccupazione è la migliore in Europa. I nostri disoccupati ci sono invidiati da tutti. Pochi, bene educati, con protezioni sociali. Il professor Mauro Gallegati dimostra il contrario. In Italia ci sono tre milioni di disoccupati in più della media europea.
I soldi per la cassa integrazione stanno per finire e le aziende crollano come castelli di carte. Chissà che effetto fa a chi ha perso il lavoro essere preso per il culo dal suo presidente del Consiglio?
Loro non si arrenderanno mai (ma gli conviene?). Noi neppure.
"L’ISTAT dice che il tasso di disoccupazione nell’ultimo anno è salito dal 6.1 al 6.7%. I dati sulla disoccupazione in Italia "sono i migliori" nel contesto europeo. Lo ha affermato Berlusconi in una conferenza stampa alla fine dei lavori del Consiglio europeo. Come può sostenere una simile bestialità senza che nessuno si indigni? In fondo, se ci prendono per idioti è solo colpa nostra.
Nell’ultimo anno è aumentata la disoccupazione nelle nazioni della zona-euro. Secondo Eurostat, il tasso dei disoccupati è salito al 7,8% con forti differenze (dall’Olanda 2,7%, alla Spagna 13,4%). Il tasso di disoccupazione americano è del 6,7%, quello giapponese 3,9%.
Come può sostenere B. che stiamo meglio degli altri Paesi europei? I numeri sembrano dargli ragione: il tasso di disoccupazione italiano è più basso della media europea. Le statistiche però vanno lette, perché dietro un numero sono nascoste molte altre storie. Così è per la disoccupazione, un rapporto tra due numeri: tra chi cerca lavoro o un lavoro l’aveva e l’ha perso e forza lavoro, cioè le persone disposte a lavorare. Se la situazione generale peggiora e uno si scoraggia e smette di cercare lavoro, il tasso di disoccupazione scende! Gli "scoraggiati" sono persone senza lavoro che a domanda dell’ISTAT: “Perché non sta cercando lavoro?” barrano la X su “Ritiene di non riuscire a trovarlo". Per evitare questo problema che offre statistiche inaffidabili, gli economisti suggeriscono di guardare al tasso di occupazione. Ancora un numero: stavolta tra chi lavora e chi è disposto a lavorare.
E qui arriva l’inghippo: il tasso di occupazione italiano è tra i più bassi in Europa. Secondo l'Eurispes da noi è il 58,7%, inferiore di otto punti percentuali rispetto ai Paesi dell’euro, pari al 67%. Tradotto in numeri, se il tasso di occupazione fosse paragonabile a quello europeo, equivarrebbe a tre milioni di posti di lavoro in meno. Il tasso di disoccupazione reale sarebbe compreso tra l’11 ed il 13%. Non c’è lavoro.
Qualcuno dica ai nostri politici di voltarsi: il futuro è dall’altra parte, loro guardano al passato, non dobbiamo permettergli di rubare il domani dei nostri figli. Gli perdoneremo così anche le stupidaggini sulla disoccupazione e sulle presunte tremontiane “previsioni” sulla crisi: Ministro non ci voleva Nostradamus, stavolta, bastava il mago Otelma. Un abbraccio."
Mauro Gallegati, Facolta' di Economia Giorgio Fua' dell’Universita' Politecnica delle Marche

Disoccupazione, allarme dell'Istat «Torna a crescere dopo nove anni»

In calo dal '99, i senza lavoro sono di nuovo in aumento:nel 2008 al 6,7%, contro il 6,1% di un anno fa



ROMA - Torna a crescere il numero di disoccupati in Italia, dopo nove anni di «ininterrotta diminuzione». Lo comunica l'Istat, specificando che nella media del 2008 il tasso di disoccupazione si attesta al 6,7% (dal 6,1% nel 2007) e le persone in cerca di occupazione aumentano, in confronto a un anno prima, del 12,3%. Nel quarto trimestre del 2008 la disoccupazione è passata dal 6,6% del periodo ottobre-dicembre 2007 al 7,1%. Il numero di disoccupati aumenta inoltre rispetto a un anno prima di 0,8 punti percentuali per gli uomini mentre scende di 0,1 punti percentuali per le donne, posizionandosi rispettivamente al 6,0% e all'8,6%. Per il quarto trimestre consecutivo, dunque, l'area della disoccupazione si allarga: 120mila unità in più rispetto al quarto trimestre 2007. Rispetto al terzo trimestre 2008, al netto dei fattori stagionali, il tasso aumenta di due decimi di punto.

PIÙ DISOCCUPATI AL SUD - L'incremento delle persone senza lavoro (186.000 unità) nel 2008 riguarda sia gli uomini che le donne, sottolinea l'istituo di statistica. L'aumento della disoccupazione maschile (+98.000 unità) dipende in misura significativa da quanti hanno perso il lavoro (+73.000 unità). L'allargamento dell'area della disoccupazione femminile (+88.000 unità) è dovuto soprattutto alla crescita delle ex-inattive (+55.000 unità), in particolare nel Mezzogiorno. L'Istat sottolinea inoltre che la crescita del tasso di disoccupazione riguarda soprattutto le regioni centrali e meridionali. Il tasso sale anche per la componente straniera, passando dall'8,3% del 2007 all'8,5% del 2008.

UE «PREOCCUPATA» - Proprio l'allarme disoccupazione è stato oggetto della bozza finale del vertice dei capi di Stato e di governo dell'Ue che si è tenuto a Bruxelles. «Il rapido aumento della disoccupazione è causa di grave preoccupazione», si legge nella bozza di conclusioni. Rispetto alle versioni precedenti del testo, in cui si parlava genericamente di «preoccupazioni», il passaggio è stato dunque maggiormente enfatizzato. «È importante - si legge ancora - impedire e limitare perdite di posti di lavoro e ripercussioni sociali negative. Altresì prioritario è stimolare l'occupazione, in particolare promuovendo l'acquisizione delle nuove competenze necessarie per nuovi posti di lavoro». In vista del nuovo vertice straordinario dell'Ue di maggio a Praga, interamente dedicato agli aspetti sociali della crisi, nella bozza si sottolinea come si dovrà lavorare «al fine di individuare orientamenti concreti». Compare dunque un richiamo alla concretezza che è stato sollecitato da numerosi capi di Stato e di governo.

PRODUZIONE INDUSTRIALE - Crolla la produzione industriale a gennaio, nei Paesi della zona dell'euro: il calo, rispetto al mese precedente, è stato del 3,5%, mentre su base annua è arrivato al 17,3%. Lo rende noto Eurostat, l'ufficio europeo di statistica, che per l'Unione europea indica una diminuzione del 2,9% rispetto a dicembre e del 16,3% in rapporto al gennaio 2008.




Berlusconi: «Disoccupazione? Noi siamo i migliori in Europa»


I dati italiani «sono i migliori» nel contesto europeo. «Bossi e Fini? Nessun problema, normale dialettica»


BRUXELLES - I dati sulla disoccupazione in Italia, forniti dall'Istat, «sono i migliori» nel contesto europeo. Lo ha affermato il premier Silvio Berlusconi nel corso di una conferenza stampa al termine dei lavori del Consiglio europeo. «Possiamo vantare la solidità del sistema bancario, un sistema imprenditoriale molto capace, un governo e una maggioranza forti. Per questo - ha aggiunto Berlusconi - possiamo uscire dall'attuale crisi meglio di altri Paesi, perché l'Italia è meglio attrezzata di altri». Anche il ministro Tremonti concorda sulla posizione dell'Italia che è «relativamente diversa in meglio» rispetto ad altri Paesi: «la struttura economica e sociale dell'Italia è diversa e meno drammatica rispetto a quella di altri Paesi», aggiungendo che il governo sta seguendo la crisi con attenzione e con una politica «modulare e progressiva».

PIANO CASA - Il «piano casa» che il governo italiano sta mettendo a punto potrebbe diventare un bene d'esportazione per l'Europa. Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, a Bruxelles per il vertice dei capi di governo Ue, ha infatti annunciato che il piano casa arriverà venerdì in Consiglio dei ministri (e prevederà ampliamenti del 20% per le abitazioni private e fino al 35% per le ristrutturazioni con bioedilizia) e presto sul tavolo dei Paesi membri: «Entro lunedì forniremo il testo alle ambasciate dei Paesi europei perché la Commissione ci ha chiesto di conoscere i dettagli del provvedimento e molti colleghi europei mi hanno chiesto il testo del nostro disegno di legge e del decreto legge» con le misure sull'edilizia e per l'aumento delle cubature «del 20%». Berlusconi ha anche aggiunto che «martedì o mercoledì prossimi» si terrà un consiglio dei ministri per il via libera al provvedimento.

BOSSI E FINI? NESSUN PROBLEMA - Riguardo alla politica interna, Berlusconi ha sottolineato che «con Bossi e con Gianfranco Fini non ha mai avuto non dico scontri ma distanze» e che i recenti scambi di opinione rientrano in una «normale dialettica». Quindi ha sottolineato: «Con loro c’è un accordo sui principi» ha aggiunto, sottolineando che «non c’è nessun pericolo nei rapporti» e che certi confronti sono dovuti a una «situazione elettorale» che può essere considerata «comprensibile».

CRISI E L'EST - Per quanto riguarda la lotta alla crisi globale, argomento al centro del summit, Berlusconi ha detto che dal Consiglio europeo è uscito «un forte messaggio di fiducia e coesione». Inoltre dai partner europei è venuto «un apprezzamento generale» per le misure decise dall'Italia. Quindi Berlusconi ha sottolineato che «è stata raddoppiata, da 25 a 50 miliardi di euro, la cifra per la quale siamo disposti, caso per caso» ad intervenire a sostegno dei paesi dell'Europa dell'Est.

75 MILIARDI AL FMI - Dal vertice di Bruxelles arrivano altre due importanti decisioni relative al piano di rilancio contro la crisi. I Ventisette si sono detti pronti a stanziare almeno 75 miliardi di dollari per aiutare il Fondo monetario internazionale. Il presidente francese Sarkozy ha sottolineato che i fondi saranno versati su base volontaria. Inoltre il Consiglio europeo ha raggiunto un accordo sul raddoppio del fondo per gli Stati membri in difficoltà finanziaria, che passa così da 25 a 50 miliardi di euro. Lo ha annunciato il primo ministro ceco Mirek Topolanek, presidente di turno Ue.

PREFETTI - Tornando alle polemiche di casa nostra, il ministro dell'Economia Giulio Tremonti nella conferenza stampa al termine del Consiglio europeo a Bruxelles ha spiegato che quando c'è una crisi come l'attuale, la si risolve «prima e meglio sul territorio»: «Il binomio non è prefetti/banche, ma territorio/crisi». Il nuovo ruolo dei prefetti, ha insistito Tremonti, non va quindi inteso come un «controllo sul credito», ma come «parte di una strategia» più ampia per fronteggiare la crisi, che prevede anche il coinvolgimento di altri soggetti presenti sul territorio, dalle Camere di commercio alle agenzie delle entrate e all'Inps. «Questa è una crisi mutante - ha osservato il ministro - e stiamo via via attrezzandoci con strumenti per reagire. La nostra politica economica procede in maniera modulare, progressiva», insomma, «adeguata».




Il ministro Meloni: «Aiuterò i precari con 24 milioni di euro a coppia»


ROMA (22 marzo) - Dare una mano ai precari e 24 milioni di euro in tre anni per aiutare le giovani coppie ad acquistare la prima casa. È questo l'impegno del ministro della Gioventù, Giorgia Meloni, secondo la quale flessibilità non è uguale a precariato. «Chi ha un contratto a tempo determinato ben retribuito e con buone prospettive, per me - spiega - non è precario e invece lo è chi magari ha un contratto a tempo indeterminato, ma in una piccola società esposta ai capricci del mercato. Stiamo studiando strumenti che mettano sullo stesso piano chi ha un contratto di lavoro a tempo indeterminato e a tempo determinato. Per questo - sottolinea - abbiamo istituito presso il ministero della Gioventù un fondo di garanzia da 24 milioni di euro in tre anni che aiuti le giovani coppie a comprare la prima casa».
L'attivazione dei finanziamenti. Il fondo sarà attivato «entro qualche settimana, di certo prima dell'estate» e praticamente provvederà a fornire alle banche le garanzie necessarie alla sottoscrizione di un mutuo. A questo si aggiungerà anche il piano casa «a partire da quei 100 mila nuovi alloggi che, secondo le previsioni, saranno costruiti e destinati in canone agevolato: riguarda categorie che oggi non rientrano nei criteri per accedere alle case popolari, come giovani coppie o studenti fuori sede». Aiuti anche a chi intenda fondare una nuova azienda.

sabato 21 marzo 2009

Al via un sostegno ai precari e un incentivo alla riassunzione


Come diceva Thomas Mann, «le avversità possono essere delle formidabili occasioni». Questo approccio è, in sostanza, quello a cui il Governo si sta ispirando nella sua opera di indirizzo politico, che se da una parte si fonda sulla consapevolezza di una realtà nuda e cruda, dall'altra si preoccupa non solo di arginare le emergenze socio-economiche che si pongono a breve termine, ma anche di porre i semi di un «raccolto» che potrà produrre effetti consistenti sul nostro tessuto produttivo anche sul lungo periodo (come accadrà grazie allo svilippo di grandi infrastrutture e di impianti nucleari).
Sul primo versante, quello relativo alle esigenze di breve periodo, l'Esecutivo sta mettendo in campo tutte le risorse necessarie a tutelare sia la coesione sociale che il sistema produttivo. Dopo aver delineato misure a favore dei redditi più bassi e dopo aver provveduto, attraverso i Tremonti bond, ad agevolare il credito alle imprese, il governo si è mosso con celerità anche sul fronte del lavoro: non solo ha provveduto a rafforzare gli ammortizzatori sociali, ma, in occasione del Consiglio dei ministri di venerdì 13 marzo, oltre ad aver velocizzato la procedura per la loro erogazione, che si riduce da 120-140 giorni a 30-40 giorni, ha dato il via ad una manovra, che prenderà forma in apposti emendamenti al decreto salva-auto, volta a sostenere quello che, ad oggi, sembra essere l'anello più debole nel contesto dell'occupazione, i precari e i contratti a progetto.In base a quanto delineato dall'Esecutivo viene innalzata (prima era al 10%) l'indennità di reinserimento per i collaboratori a progetto con un solo committente, che passa dal 10% dell'ultimo stipendio al 20% di quanto percepito l'anno precedente (l'una tantum sarà compresa in un intervallo che oscillerà tra 1.000 e 2.600 euro circa). Non solo, d'ora innanzi anche i periodi in cui i cittadini svolgeranno lavori di collaborazione saranno computati ai fini dell'accesso agli ammortizzatori in deroga. Il nuovo quadro normativo non rappresenta solo una forma di garanzia passiva nei confronti dei lavoratori, ma è a tutti gli effetti una misura di stimolo al reinserimento lavorativo (ispirata al welfare to work) per coloro che beneficeranno di sussidi straordinari in deroga e che si andrà così ad affiancare alla stessa forma di incentivazione di cui godono già le aziende che assumono lavoratori beneficiari di ammortizzatori ordinari. In pratica, come riferito dal ministro del Welfare Sacconi, «i lavoratori che hanno sussidi straordinari potranno portare con sé i sussidi e così ci sarà un abbattimento del costo del lavoro per le imprese che li assumeranno».Secondo il nuovo pacchetto presentato dal Governo, inoltre, i lavoratori che sono stati sospesi dalla loro attività e che godono di sussidi potranno svolgere prestazioni occasionali e accessorie entro un limite massimo di 3 mila euro per l'anno 2009, il che, ovviamente, significa anche che, se nel frattempo si dovessero presentare occasioni di lavoro, essi potranno comunque accettarle. Lo stesso discorso vale per i corsi di formazione. In pratica coloro che beneficeranno di tale misura potranno fare un'integrazione all'80% del reddito che ricevono già dagli ammortizzatori.Se è vero che è nei momenti delicati si sprigionano le maggiori energie creative, è anche vero che, per far fronte ad una situazione di emergenza, la forza non solo del governo, ma anche e soprattutto dei cittadini, può contribuire ad incoraggiare la ripresa di un cammino virtuoso. Ecco perché, chi è depositario di una buona dose di questa forza, i giovani, sono chiamati ad assumersi delle responsabilità: su questo tema il ministro Sacconi ha rivolto un appello alle nuove generazioni, un richiamo ad accettare, in tempo di crisi, anche impieghi che magari non sono del tutto in linea con il proprio background scolastico. Il che significa che essi dovranno essere disposti anche a svolgere mansioni più manuali e, in prospettiva, una volta che la congiuntura migliorerà, le aziende - ha sottolineato Sacconi nel corso della conferenza stampa seguita al Consiglio dei ministri - saranno molto sensibili a questo tipo di scelta. Svolgere anche lavori manuali (pur avendo anche una formazione che consentirebbe di ricoprire incarichi differenti), per i giovani vuol dire mantenersi occupati e reagire con i sacrifici alla paura, significa fare scelte di responsabilità e indirizzare gli sforzi personali in un terreno in cui si potrebbe realizzare così la sintesi tra bene individuale e bene comune. Questa sintesi, che deve essere perseguita dalla politica, per potersi realizzare ha bisogno di una crescita che sia fondata anche su un'economia tangibile. Ecco perchè, in questo quadro, il lavoro manuale (ad esempio il manifatturiero per l'Italia) può rappresentare uno zoccolo duro che non solo può aiutare un Paese a crescere nel Mondo, ma anche a purificare l'economia da quell'idea del «guadagno facile» che ha portato all'implosione di un modello drogato di crescita.
Aurora Franceschelli

Guardiamoci dai catastrofisti


21/03/2009
- I dati sulla disoccupazione sono pesanti. E il 2009 si preannuncia come il peggiore da almeno quindici anni a questa parte. Con una ipoteca pesante sulle regioni del nord, Piemonte e Lombardia in prima fila con una stima di posti di lavoro persi che sfiora le cinquecento mila unità. Un macrodato, come direbbero gli economisti, compilato sulla base di due diversi osservatori: quello dell’Istat stilato sulla base dei numeri raccolti nel terzo e quarto trimestre 2008 e quello del “tavolo anticrsi”. Gli uni, sommati agli altri, danno appunto il risultato di cui sopra. E in particolare oltre 200mila in Piemonte e circa 300mila in Lombardia. Di qui il mezzo milione di posti vuoti nei settori produttivi, aggregando industria, artigianato, servizi e agricoltura.
Quadro grigio in cui, tuttavia, pare di intravvedere una tendenza alle pennellate di nero fumo che non convince appieno. Ci spieghiamo: se è vero che le statistiche più fosche stimano in un milione i posti di lavoro persi, questi 500mila denunciati in sole due regioni appaiono quanto meno gonfiati. E ciò apre interrogativi sia sulla integrazione dei dati rilevati dai due diversi osservatori, sia su una tendenza più politica che sindacale a far le cose più gravi di quelle che sono. Tornando all’Istat, i dati rilevati fanno emergere un aumento della disoccupazione (indicativi sono gli ultimi sei mesi dello scorso anno) dal 4,9 al 5,9 in Piemonte e dal 3,2 al 4,3 in Lombardia, stimando i posti persi complessivamente in 317mila circa. E gli altri duecentomila? Quelli per intenderci raccolti dai tavoli anticrisi?
In parte, dicono gli esperti, sono frutto di sovrapposizione e in parte riguardano lavoratori interinali e precari. Sarebbero proprio queste due “categorie” di lavoratori a far lievitare (o se preferite a gonfiare) le cifre, in un gioco al massacro, quanto meno psicologico, da parte della componente sindacale legata alla Cgil e, a ricaduta, delle componenti politiche che la sostengono. Come se i 300 mila lavoratori a spasso segnalati dall’Istat avessero bisogno di qualche “rinforzino” per renderci ancora più neri i giorni che stiamo vivendo.
Gioco al massacro sinceramente poco rassicurante che, una volta di più, acuisce timori e alimenta fantasie catastrofiche pericolose. Ai cantori del baratro e alle Cassandre che li accompagnano, consigliamo prudenza. Scritto da: Beppe Fossati

venerdì 20 marzo 2009

CRISI: DE BENEDETTI, E' ALLARME PRECARI


(AGI) - Pisa, 20 mar. - Detassare i redditi bassi e dare piu' attenzione ai precari che in Italia sono circa tre milioni e che verranno "tutti licenziati". E' quanto chiede Carlo De Benedetti, presidente del Gruppo Editoriale L'Espresso intervenendo a Manifutura Festival. "Si pone un problema sociale - ha detto De Benedetti - nel senso della convivenza sociale. In Italia ci sono tre milioni di precari che verranno tutti licenziati". Per questo, secondo De Benedetti, per affrontare la crisi economica, che e' non congiunturale ma sistemica, bisogna agire prima di tutto sugli ammortizzatori sociali. "C'e' stata una impennata di furti nei supermercati - ha spiegato - si tratta di furti di sopravvivenza. Ci sono dei precari che passano da 1.400 euro a zero. Bisogna mettere i piedi per terra e affrontare un problema che riguarda tutta la societa'". Per De Benedetti inoltre bisogna agire sulla "messa in salvo del sistema finanziario". "Ci sono centinaia di imprese - ha spiegato - che chiudono perche' non hanno accesso al credito". Terzo fattore su cui si deve intervenire in questo momento per contrastare la crisi e' per il presidente del Gruppo L'Espresso l'inflazione: "Bisogna creare un po' di inflazione. La decisione della Fed di comprare titoli di stato Usa equivale a stampare moneta. Siamo in una condizione di fare una scelta tra due mali se non si crea inflazione si passa dalla deflazione alla depressione". Per De Benedetti e' inoltre "una stupidaggine enorme finanziare l'offerta, bisogna fare una detassazione selvaggia per i redditi piu' bassi". "Prendiamoci cura della deflazione - ha concluso - in modo da non finire in depressione".

Per Brunetta siamo tutti fannulloni


CALABRIA, SCOPERTA LA PIU' GRANDE FORESTA CORALLO NERO


CATANZARO - Trentamila colonie adagiate tra i 50 e i 110 metri di profondità sui fondali rocciosi della mitica Scilla: è nel mare di Calabria che si staglia la più grande foresta di corallo nero del mondo. Apre scenari del tutto inediti la scoperta fatta dagli studiosi marini dell'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale Ispra (ex Icram) impegnati in un progetto di monitoraggio della biodiversità marina in Calabria.
A documentare la presenza della foresta di corallo nero (che di nero, però, ha solo lo scheletro) più estesa del mondo è stato "Rov", un robot sottomarino utilizzato per le analisi e per osservare, filmare e fotografare. "Rov", comandato dalla superficie, si è immerso con il suo occhio elettronico nei fondali del Tirreno calabrese per catturare e restituire immagini mozzafiato di specie di coralli, gorgonie, alcionari, pennatulacei e pesci rarissimi, molti dei quali mai osservati nel loro ambiente naturale.
Equipaggiato anche per acquisire campioni fino a 400 metri di profondità, il robot subacqueo, che è in grado di comunicare in ogni istante la propria posizione all'operatore, è stato utilizzato dagli studiosi nell'ambito di del progetto partito nel 2005 e finanziato dall'Assessorato all'Ambiente della Regione Calabria. Un lavoro che proseguirà fino a tutto il 2010 e dai risultati del quale gli esperti dell'Ispra si attendono di individuare, sui fondali calabresi, numerose altre specie rare, anche di invertebrati marini.
Ma in Calabria non è solo il mare di Scilla a riservare sorprese agli scienziati marini che parlano di "rara ricchezza da salvaguardare". Nel Golfo di Lamezia, zona ritenuta di grande interesse sia dal punto di vista fisico che da quello biologico, sono state osservate, a circa 150 metri di profondità, per la prima volta nel loro ambiente naturale, cinque altre colonie di un'altra specie di corallo nero, il rarissimo "Antipathes dicotoma".
Risultato non da poco se si pensa che, a livello mondiale, sono stati raccolti e studiati solo cinque esemplari di questo coralligeno, l'ultimo dei quali, individuato nel 1946 nel Golfo di Napoli, venne donato al Museo dell'Università di Harvard.
"Comprendere il funzionamento dell'ecosistema marino, la sua risposta ai cambiamenti naturali e a quelli indotti dalle attività umane - afferma l'assessore all'Ambiente della Regione Calabria, Silvio Greco, già ricercatore e commissario straordinario dell'Icram - è di importanza centrale per una corretta gestione di questo complesso territorio".
I fondali marini rocciosi, che si trovano a profondità comprese tra i 50 e i 450 metri, rappresentano, per gli studiosi di biologia marina, delle vere e proprie miniere in materia di biologia e ecologia.
"Le analisi genetiche e istologiche che i ricercatori del Dipartimento di Scienze del mare dell' Università Politecnica delle Marche stanno eseguendo sui frammenti dei coralli raccolti - spiega Simonepietro Canese, responsabile del progetto - stanno aprendo numerosi interrogativi su queste specie rare e protette, per la prima volta osservate e studiate nel loro ambiente naturale".

Brunetta minaccia: gli studenti dell'Onda sono guerriglieri, li tratteremo come tali


ROMA - Gli studenti dell'Onda sono dei «guerriglieri e verranno trattati come guerriglieri». Lo ha detto il ministro della Pubblica amministrazione e l'Innovazione Renato Brunetta, al termine di una conferenza stampa a Palazzo Chigi tenuta insieme alla collega della scuola, Mariastella Gelmini.
«Non vedo molta protesta». A chi faceva notare al ministro che nella scuola la protesta sta montando, il ministro ha risposto: «Non vedo molta protesta, vedo ogni tanto delle azioni di guerriglia da parte della associazione Onda. Ma vedo che nelle votazioni degli organi di rappresentanza degli studenti l'Onda non esiste. Sono un democratico e quindi credo molto più al voto che alle azioni di guerriglia. L'Onda non l'ho vista nelle recenti elezioni degli studenti, quindi sono dei guerriglieri e verranno trattati come guerriglieri».
«Sono quattro ragazzotti». Poi, in una successiva intervista, Brunetta ha rincarato la dose: «Anzi, questi non hanno la dignità dei guerriglieri che sono una cosa seria, sono quattro ragazzotti in cerca di sensazioni più o meno violente».
Rete studenti: noi pacifisti, polizia e Stato no. «Il nostro è un movimento pacifico - replica della Rete degli Studenti - sono il Governo e la Polizia che stanno cercando di creare uno stato di guerriglia». «Già Cossiga lo aveva proposto lo scorso autunno, ma non ci era riuscito, forse lo vogliono fare ora» spiega la Rete. E si chiedono:«Sono guerrigliere le mamme che per i loro figli hanno chiesto più ore e bocciato clamorosamente il maestro unico? Buttarla in caciara (o in guerriglia) è il sogno di un governo immobile e incapace. Un sogno che non gli concederemo di realizzare», conclude la rete.
Chiede invece le dimissioni "immediate" e le scuse del ministro Brunetta l'Unione degli studenti secondo cui un ministro della Repubblica «non dovrebbe mai permettersi di definire dei giovani che esprimono il loro pensiero come dei "guerriglieri" da trattare come tali». «Ieri - afferma l'Uds - c'è stata un'aggressione di cui gli studenti sono state vittime. Quella di Brunetta è una dichiarazione degna dei peggiori regimi sudamericani, dove gli studenti sono equiparati a terroristi. Già il presidente del Consiglio in autunno aveva provato a usare metodi repressivi, invocando la polizia nelle scuole pur di reprimere la protesta, ma aveva incontrato la netta ostilità della società tutta. Chiediamo le immediate scuse e le dimissioni del ministro Brunetta. Non ci lasceremo intimidire».
Azione studentesca: Brunetta troppo generoso. Di tutt'altro segno il commento di Azione studentesca secondo la quale «Brunetta è stato troppo generoso. I guerriglieri di solito hanno l'appoggio della popolazione che li sostiene contro l'esercito invasore. I collettivi nelle università vorrebbero giocare ai guerriglieri, ma sono solo dei teppistelli ignorati dalla maggioranza della popolazione studentesca».
Gelmini: a volte usa toni provocatori. Il ministro Brunetta «come tutti sanno, a volte usa toni forti e provocatori» dice il ministro dell'Istruzione, Mariastella Gelmini, stemperando le dichiarazioni di Brunetta. «Mi auguro vivamente - ha affermato il ministro Gelmini - che gli episodi di ieri della Sapienza non si ripetano più. Il diritto di manifestare va sempre rispettato, ma la democratica dimostrazione del dissenso non può mai trascendere nella violenza, che non può mai essere accettata. In questo senso credo - ha spiegato - vadano interpretate anche le dichiarazioni del ministro Brunetta».
Bersani: da Brunetta parole sconsiderate. Capanna: neanche i ministri Dc come Brunetta. «Quelle del ministro Renato Brunetta sono parole totalmente sconsiderate, incommentabili» dice il responsabile economico del Pd, Pier Luigi Bersani. Dura anche Mario Capanna, uno leader storici della contestazione del Sessantotto: «Devo dire per verità storica che nemmeno 40 anni fa i ministri democristiani dell'epoca si permettevano di emettere giudizi così sommari, miopi e pericolosi. Di nuovo Brunetta viene tradito dal suo irrefrenabile esibizionismo. Si definisce democratico e, dunque, dovrebbe sapere che la democrazia non è solo quella rappresentativa, ma anche quella partecipata. Ed è davvero deplorevole che ad un ministro della Repubblica sfugga questa parte della democrazia che ne è l'anima».
Donadi (Idv): parole da piccolo duce. «Deve esserci stato un corto circuito tra il cervello e la lingua del ministro Brunetta - attacca il capogruppo dell'Italia dei Valori alla Camera Massimo Donadi - Non c'è altra spiegazione per giustificare le affermazioni nei confronti dei ragazzi dell'Onda. Parole incendiarie da piccolo duce. Il governo chieda scusa immediatamente». Donadi considera le aprole del ministro «inqualificabili e pericolose, aumentano senza motivo la tensione ed il conflitto. Brunetta non si illuda di infuocare gli animi, gli studenti sono molto più maturi di lui e non cadranno in provocazioni».
Fioroni: Brunetta irresponsabile. Il ministro Gelmini «chieda scusa, per conto del governo, per le parole dissennate pronunciate dal suo collega Brunetta». L'invito arriva dal responsabile educazione del Pd, Giuseppe Fioroni. «Il ministro Gelmini, che conosco come persona moderata, sa bene - aggiunge l'ex titolare di viale Trastevere - che gli studenti rappresentano il futuro di questo Paese e che ascoltarli e dare risposte anche quando protestano, senza mai giustificare le violenze, è un dovere. Ma additare genericamente come guerriglieri gli studenti, soffiando sul fuoco e fomentando gli animi, è un atteggiamento irresponsabile del quale il ministro Gelmini non può rendersi spettatrice passiva».
Zingaretti: parole irresponsabili. Le dichiarazioni del ministro Brunetta «sono irresponsabili e improprie proprio perché - spiega il presidente della Provincia Nicola Zingaretti - fatte da un ministro della Repubblica e sembrano avere come unico obiettivo quello di voler fare alzare la tensione in città».
Ferrero: è un provocatore. «Che il ministro Brunetta sia un provocatore non mi stupisce, ma che ora vesta i panni anche del manganellatore rispetto agli studenti dell'Onda caricati dalla Polizia ieri a Roma e che lui ritiene "dei guerriglieri che come tali vanno trattati", la dice lunga sull'idea di democrazia, libertà e rispetto del dissenso di Brunetta e del governo di cui fa parte». Lo afferma Paolo Ferrero, segretario del Prc, che aggiunge: «La verità è che il governo delle destre sta attentando al diritto di manifestare così come attenta al diritto di sciopero, in puro stile anni Cinquanta, e che usa la polizia come la usava allora il ministro degli Interni Scelba, a puro scopo repressivo».
Buontempo: Brunetta ha sbagliato. Anche la Destra è contro il ministro Brunetta. Il presidente de La Destra, Teodoro Buontempo, nell'esprimere «piena solidarietà alle forze dell'ordine, costrette a obbedire a un ordine scellerato. Non c'era un pericolo evidente: i manifestanti non indossavano l'armamentario tipico dell'estrema
sinistra, come caschi, bastoni e fazzoletti per coprire il volto. Le parole del ministro sono irresponsabili e rischiano di alimentare la tensione tra i giovani».
Funzionari di polizia: moderare i termini. Un invito ad abbassare i toni è arrivato dall'Associazione nazionale dei funzionari di polizia: «Tutti i politici, sia quelli al governo che quelli all'opposizione, moderino i termini, poiché le loro parole sopra le righe corrono il serio rischio di tradursi inevitabilmente in pietre e molotov contro poliziotti e carabinieri, costretti a gestire situazioni sempre più difficili».

La crisi diventa guerra del lavoro


Idati sulla disoccupazione sono un bollettino di guerra. Ciascuno percepisce la crisi sempre più vicina. Ci sfiora, ci lambisce, entra in casa. Il conoscente, il parente, l’azienda, il reparto, noi stessi. Si spera sempre non ci riguardi, poi capita. Senza lavoro non si può stare. Senza ammortizzatori neppure. La crisi apre contraddizioni enormi. Divide. Separa gli uni dagli altri. Rompe vincoli di solidarietà. Tra occupati e non, nel prevalere del vecchio adagio “mors tua, vita mea”. Cadi tu, mi salvo io. Le aziende mettono in cassa integrazione o licenziano approfittando della congiuntura anche per far piazza pulita di gigantismi, inefficienze, sprechi e parassitismi accumulati. Indisponibili a mediazioni, patti di solidarietà a parità di salario perché preferiscono disfarsi subito della “zavorra”. Chiedono sacrifici, autoriduzioni di stipendio per salvare il salvabile. C’è chi accetta, chi no, chi resiste. I primi a lasciarci le penne, sono i precari. I non garantiti. Quelli che nessuno può difendere, neppure i sindacati, che in genere tutelano prima di tutto chi ha un regolare contratto. Così si rompe anche la solidarietà tra garantiti e non. Mentre quest’ultimi si offrono ancor più sul mercato a costi ridotti, disponibili a rapporti di lavoro senza contratto, più che precari, instabili, rinunciando a diritti pur di avere una retribuzione, anche minima. Insidiando gli occupati. Gli uni e gli altri si guardano in cagnesco. Chi resiste nel far prevalere i propri diritti viene additato perché, così facendo, rischia di far affondare l’intera baracca. E la crisi si fa non solo perdita del lavoro ma anche guerra dentro il mondo del lavoro. (Alberto Ferrigolo, giornalista)

SONO quasi milleseicento i precari che, nel caso non venisse rinnovato loro il contratto...


Da Il Resto del Carlino - SONO quasi milleseicento i precari che, nel caso non venisse rinnovato loro il contratto a termine in scadenza quest’anno, non potranno usufruire neanche dell’indennità di disoccupazione con requisiti ridotti. Lo rileva uno studio dell’ufficio statistica della Provincia che analizza le prospettive dei precari alla luce degli ammortizzatori sociali esistenti. La norma attribuisce un’indennità pari al 35 per cento della retribuzione a chi abbia maurato almeno 78 giornate lavorative. Analizzando la storia professionale degli oltre undicimila precari occupati in provvincia, è emerso che quasi il 16 per cento non ha in ‘carniere’ le 78 giornate necessarie a maturare l’indennità ridotta. Quanti di loro non avranno confermato il contratto, quindi, si troveranno completamente al ‘verde’, senza alcuna forma di sussidio del reddito. La prima ‘scadenza’ rivelatrice sarà il mese di giugno, quando arriverà a scadenza oltre un quinto dei contratti precari siglati dalle aziende della provincia.
IL PRECARIATO è destinato a subire i colpi più duri della crisi economica. Già oggi lavoratori assunti con contratto a termine hanno una retribuzione più bassa e accesso parziale agli ammortizzatori sociali. Poi, in caso di ristrutturazione aziendale, sono probabilmente i più ‘sacrificabili’, visto che l’impresa non ha necessità di licenziarli: è sufficiente che non rinnovi il contratto di lavoro alla scadenza prevista. «In tempi normali, la maggioranza dei contratti viene rinnovata — sottolineano dallo stesso ufficio statistica — dalla medesima azienda. Ora, con la recessione, che i rinnovi calino e sia più lungo il periodo di disoccupazione dei lavoratori. Una larga percentuale non potrà beneficiare delle prestazioni di disoccupazione, perché le regole di accesso penalizzano le carriere discontinue e i salari bassi». Va precisato che il recente decreto anticrisi del Governo ha previsto, in via sperimentale per il triennio, l’erogazione di una somma ai collaboratori a progetto, pari al 10 per cento del reddito dell’anno precedente. In provincia di Ravenna questa tipologia di contratti interessa un migliaio di dipendenti.
LE DONNE rappresentano la maggioranza dei titolari di contratto a tempo determinato: sono 5985 (rispetto ai 5066 uomini) e oltre la metà di loro ha tra i 30 e i 49 anni. Una ‘fetta’ consistente lavora nella pubblica istruzione. Quando si passa invece ad analizzare i contratti in scadenza senza il ‘paracadute’ dell’indennità di disoccupazione, a rischiare di più, anche se per poco, sono i maschi: 811 contro 780 donne. Il problema non è una ‘esclusiva’ degli italiani: oltre il 16 per cento dei contratti a termine in scadenza riguarda lavoratori con passaporto straniero; tra coloro che potrebbero non percepire l’indennità di disoccupazione, la percentuale degli stranieri sale al 23 per cento.

giovedì 19 marzo 2009

P.A.: I PRECARI DELL’ISTITUTO SUPERIORE DI SANITA’ MANIFESTANO


(IRIS) – ROMA, 19 MAR - Mancano 100 giorni al 30 giugno 2009, data a partire dalla quale secondo le norme delineate dal Ministro Brunetta nel provvedimento “ammazza-precari” attualmente in Senato (A.S. 1167) saranno licenziati i precari del Pubblico Impiego e perderanno i diritti alle stabilizzazioni ottenuti con le mobilitazioni dei lavoratori. L’Istituto Superiore di Sanità, con oltre 800 precari (200 tempo determinato in stabilizzazione, 150 tempo determinato non in stabilizzazione, 250 Co.co.co e altri 200 circa con varie forme di contratto pagate da enti esterni) sarà duramente colpito dalla mannaia del Ministro della Funzione Pubblica. Per queste ragioni, l’Usi-RdB Ricerca ha indetto per domani, 20 marzo (Lungotevere Ripa 2; ore 10.30) una mobilitazione dei lavoratori dell’ISS: “Domani non saremo a festeggiare i 100 giorni agli esami, ma a portare in piazza il danno che i cittadini avranno se le centinaia di precari dell’Istituto Superiore di Sanità saranno cacciati il 30 giugno”, avverte Claudio Argentini, della Segreteria Nazionale USI-RdB Ricerca.



Ecco come ci vede l'Italia


Sono anni che ti fai il culo? Lavori 9/10/11 ore al giorno? Svolgi il tuo lavoro senza che ti venga riconosciuto? Sei sotto pagato?

IMPOSSIBILE!!!!! RICORDATI CHE SEI UN FANNULLONE CHE RUBA I SOLDI A I DIRIGENTI CHE NON POSSO ANDARE IN VACANZA E AI POVERI IMPREDITORI DEL NORD CHE NON POSSONO ESSERE FINANZIATI A DOVERE PERCHE' TU' GLI PORTI VIA I LORO SOLDI !!!!




Alcuni commenti di "fannulloni" comuni:
  • Nella puntata di ieri avete mostrato una connotazione orribile dei dipendenti pubblici non distinguendo le persone oneste da quelle disoneste. Avevo più fiducia nel programma, mi dispiace. Credo bisogna fare una nota correttiva e specificare che non tutti i lavoratori pubblici siano come quelli segnalati dalla vostra trasmissione!
  • La puntata di ieri ha mostrato più truffe "materiali" , la carta, gli sprechi negli acquisti, che non l'assenteismo. In ogni caso la macchina va avanti , come tutti hanno detto in studio, perchè la maggior parte degli statali lavora nonostante gli esempi che vengono dall'alto.Piuttosto non possiamo "licenziare" i politici assenteisti, perchè secondo l'ultima legge elettorale, non vengono scelti direttamente ma dalle segreterie dei partiti.
  • Due perle del quasi Nobel Brunetta, nella trasmissione del 18/03:
    1) "Il Comune di Portici ha 200.000 abitanti, è il terzo Comune della Campania".
    Portici ha 60.218 abitanti (censimento Istat 2001) ed è l' 11° Comune della Campania per numero di abitanti. Magari farglielo notare ...
    2) Con la sua Legge vengono "tolti" (tra l' altro) "i buoni pasto a chi è assente per malattia".
    I buoni pasto spettano DA SEMPRE solo a chi è in servizio ed in base all' effettuazione di un certo numero di ore. Magari farglielo notare ...
  • La Pubblica Amministrazione è fatta di mille realtà, la trasmissione ne ha mostrata solamente una, quella che ha voluto evidenziare. Ci sono anche persone che lavorano onestamente, dirigenti che controllano, precari che lavorano presso enti pubblici da anni senza garanzie per il futuro.
  • Ho visto la trasmissione, fino ad un certo punto, poi indignata ho spento la tv. Come al solito si e' dato voce ad un solo pensiero, quello di far apparire la pubblica amministrazione fatta solo di fannulloni. Ad un certo punto anche il Ministro Brunetta ha detto, che, nonostante la mancanza di controlli da parte dei dirigenti, (non c'e' padrone), la macchina della P. A..miracolosamente va avanti. Ma Quale miracolo! a quale Santo dobbiamo rivolgerci? Non si tratta di miracolo, ma di una larga fascia di dipendenti onesti che tutti i giorni fanno il loro dovere per soddisfare l'utenza e migliorare i servizi anche in mancanza di supporti necessari (carta, cancelleria o computer per esempio).
    Io ritengo che un Ministro con grandi competenze come Brunetta, mettendo in campo una politica di informazione e di controlli, oggi facilitata dal telematico, ha la possibilità di controllare i responsabili, a partire dai dirigenti sia centrali che periferici che non fanno il loro dovere anzi avallano comportamenti ed atti illeciti, a individuare quelle fasce della P.A. che non funzionano per assenteismo dei dipendenti. Vorrei ricordare che la visita fiscale in caso di malattia dei dipendenti pubblici, e' uno strumento che c'e' sempre stato, non e' una invenzione del Ministro Brunetta. Se non e' stato applicato se ne chieda conto ai dirigenti preposti. La novità che il Ministro ha introdotto e' l'arresto ai domiciliari dei pubblici dipendenti in caso di malattia, non considerando situazioni particolari, ad es. di persone sole, e non considerando la disparità di trattamento tra pubblico e privato (fascia oraria per privato 10-12e 15-17, per pubblico 8-13 e 14-20).Si ricorda che le fasce orarie sono state introdotte dopo battaglie sindacali e sentenze della Corte di Cassazione per poter permettere agli ammalati con patologie non gravi di poter svolgere quelle incombenze giornaliere necessarie.
    Lo stesso MInistro ha votato per l'indulto che ha messo in libertà migliaia di delinquenti con reati ben più gravi della malattia del pubblico dipendente. Per concludere il mio pensiero credo non sia giusto e non fa onore a nessuno sparare sul mucchio indiscriminatamente, ma ritengo più corretto ed efficace individuare l'inefficienza e la scorrettezza di quella parte della P.A., di porvi rimedio con provvedimenti mirati.
    Infine vorrei far presente che in caso di assenza per malattia la decurtazione sullo stipendio relativa al salario accessorio (come più volte ha tenuto a ribadire il Ministro) non è uguale per tutti i pubblici dipendenti. Si passa per esempio da un minimo di 8 € (insegnanti) per arrivare anche a 30 €. al giorno per i colleghi del giovane dipendente Inail invitato nella trasmissione del 18/03/2009.
    Questo perchè il salario accessorio non e’ uguale per tutti ma dipende dalle contrattazioni fatte negli anni precedenti per i rinnovi contrattuali, e dal corporativismo di alcune categorie, che hanno ottenuto gli aumenti contrattuali inclusi nello stipendio tabellare, tra l’altro pensionabile al 100%; ed altre sotto forma di salario accessorio. Una ulteriore discriminazione fra gli stessi dipendenti della P.A. Contrariamente da quanto affermato dal Ministro che la perdita retributiva in media e’ di 11-15 euro giornaliere , siamo pronti a inoltrare cedolino stipendio attestante quanto affermato.
    Scusate per lo sfogo ma ci siamo sentite in dovere di spiegare meglio argomentazioni che non riteniamo corrette .
  • non è vero che quando un dipendente pubblico è assente per malattia gli viene detratto il buono pasto!!!!!!!!!!! Sono una dipendente del M.I.U.R. è ho fatto disgraziatamente 5 gg a Gennaio di assenza per malattia .... ho caricato personalmente le assenze al Sistema Assenze.net del MEF.GOV.IT e mi sono stati detratti circa 10 euro di compenso accessorio.... vorrei sapere quanto viene detratto al Ministro Brunetta e a tutti i parlamentari quando malauguratamente si dovessero "incontrare/scontare " con l'influenza che colpisce ANCHE I DIPENDENTI PUBBLICI.... Purtroppo..... Vi sembra una cosa giusta colpire nel mazzo tutti i dipendenti......... Prima di parlare a migliaia di persone dovrebbe anche sapere che cosa significa COMPENSO ACCESSORIO..........................
  • Mi piacerebbe che la prossima trasmissione fosse dedicata alla gente che "lavora" nella P.A.
    E' chiaro che se la macchina bene o male cammina, molti sono al loro posto a lavorare.
    Basta è ora che la fate finita di denigrarci!!!
  • sono in parte d'accordo con il ministro brunetta, non ha tutti i torti, ma non per questo bisogna sparare nel mucchio!
    le persone da punire si conoscono bene e sono facilmente rintracciabili, ma non si vogliono nè possono colpire per una questione di clientelismo(per usare un eufemismo).
    ci sono moltissimi dipendenti pubblici apprezzabili e dignitosi, molti altri indegni! bisogna distinguere e farlo bene.
    ieri sera la trasmissione è stata deludente! solo una parte, quella marcia, è stata evidenziata, alimentando il sentimento di rancore contro quei dipendenti che nonostante lavorino, sono additati e denominati fannulloni e ricchi!
    peccato, la trasmissione ha perso credibilità!
  • SEMPLICEMENTE "VERGOGNOSA" E A "SENSO UNICO" LA PUNTATA "CONTRO" IL PUBBLICO IMPIEGO!
    Senza "vero" contraddittorio non c'è informazione e si nega la democrazia ad un paese che ha sconfitto il fascismo, ma non il partitismo e la lottizzazione di stampa e televisione! Le veline tornino a fare le veline e i giornalisti ...giornalismo d'inchiesta!
  • HAI ragione Nadia, ma purtroppo ci sono molti tuoi colleghi che non fatto niente, si fregano lo stipendio senza lavorare!
  • La D'amico non a mai fatto la velina!voi statali i fannulloni si!!!
  • Sono anche io una dipendente Inail come il ragazzo che ha parlato. Anzi mi piacerebbe sapere il cognome se possibile, tanto non credo che ci siano problemi di privacy visto che si è coraggiosamente presentato in Tv.
    Forse avreste dovuto dargli più spazio.
    Il ministro Brunetta minimizza la detrazione per la malattia, che nel caso del ragazzo diceva essere 17 euro. Nel mio caso sono quasi 28. Al posto del ragazzo non mi sarei vergognata di dire che con i tempi che corrono, i 17 euro possono essere VITALI per fare la spesa per un giorno! E vorrei precisare che il dato che improvvisamente i dipendenti pubblici sono guariti è una cavolata non solo per quello che ha detto il ragazzo, e cioè che si va in ufficio anche con la febbre a 40°, ma che se - come nel mio caso - hai parecchie ferie, pur di non farti togliere i soldi ti metti in ferie invece che in malattia. Ma queste cose il ragazzo che è intervenuto le sa meglio di me ma non gli avete dato la possibilità di parlare perchè ovviamente era molto più importante che parlasse il Ministro no? Anche io avevo più fiducia nella trasmissione e ne LA7 ma non vorrei che non siate più liberi di parlare????
  • Cara Tania, tu che lavoro fai?
    Tornando all'argomento della puntata vorrei far presente che per gli statali è stato previsto il controllo medico dalle 8 alle 13 e dalle 14 alle 20. Se una persona è sola (e non dite che non ci sono) dove va dalle 13 alle 14 a trovare una farmacia aperta e non si regge in piedi perchè sta male? Si perchè si da il caso che anche i pubblici dipendenti si ammalano veramente!
  • avrei voluto aggiungere qualcosa sui permessi retribuiti previsti dalla L.104 quando vanno a colpire i genitori dei figli disabili. e avrei voluto anche aggiungere che non tutti i dipendenti pubblici sono tali pervolontà ma perchè spesso l'attività imprenditoriale è di fatto negata. su questo due conti non li ha mai fatti nessuno.
    e avrei anche voluto dire come donna e madre di figlia disabile la realtà mobbing che esiste discrimina fino al confino lavorativo .. purtroppo pur avendo fatto il servizio e pur essendo in studio non c'è stata occasione.è vero che il lavoro va conservato perchè serve a fare la spesa, ma l'essere umano è fatto di dignità e non è bello per nessuno attendere 7 ore nella speranza che sia qualcosa da fare ....
  • Il ministro Brunetta ha dato ancora una volta esempio di ingnoranza e di demagogia. La trasmissione della sig.ra D'Amico, invece, di vergognosa compartecipazione allo show del Ministro, senza contraddittorio.Ignoranza in quanto contrapponendosi a ciò che diceva l'impiegato Inail intervenuto alla vostra trasmissione, affermava che per i giorni di malattia viene decurtato "solamente" il salario accessorio. Vorrei far osservare al Ministro ignorante che la decurtazione dalla cosiddetta indennità di amministrazione (diversa tra le varie amministrazioni) era già prevista dalla CCNL del pubblico impiego fino ad un massimo di 15 gg di assenza per malattia. Oltre il 15esimo giorno di malattia la decurtazione non veniva operata. Non venivano corrisposti ticket nemsa e si perdevano anche le somme previste dal Fondo unico di amministrazione. Ora i provvedimenti adottati con il D.L.112 prevedono una decurtazione maggiorata dell'indennità di amministrazione (se prima erano 5 euro al giorno ora sono 15) per tutti i giorni di malattia fruiti (senza limite), oltre alla perdita sulla altre voci del salario accessorio. Fatevi i conti e per 10 giorni di malattia si possono perdere anche oltre 200 euro . Grazie Ministro. Il medesimo Brunetta confrontandosi con il sindaco di Portici non faceva altro che reiterare le richieste dei dati sulle assenze del personale: quando si interesserà dei presenti in Ufficio? Il Ministro Brunetta andrebbe denunciato alla Corte dei Conti per danno erariale: con i suoi provvedimenti demagogici (tendenti solo a far odiare la P.A dalla pubblica opinione per raccogliere consensi elettorali)ha obbligato le amministrazioni a richiedere la visita fiscale anche per un solo giorno di malattia del dipendente. Qualcuno si è mai chiesto se questo non è uno spreco di denaro pubblico? Qualcuno ha mai detto che questo spreco lo pagano i suoi 60 milioni di utenti-elettori? La trasmissione dovrebbe essere rifatta prevedendo un contradditorio serio e non un comizio pre-elettorale cara sig.a D'Amico....
  • DISABILI - AUSILI:
    Egregio Ministro Brunetta, finalmente c'è chi ha messo il dito sulla piaga degli Ausili. Sono più di 20/25 anni che le cose funzionano così, questo solo per le lobby che hanno il potere di controllare e condizionare questo mercato. Il nomenclatore tariffario protesico oltre ad essere uno strumento vecchissimo e mai aggiornato, riporta costi di spesa massima, si pensi Lei se chi fornisce ha l'interesse di offrire un prezzo equo e non il massimo. E ovvio che tutte le attività devono avere dei margini operativi, ma il 400/500 % mi sembra proprio un furto ai danni della comunità. Inoltre basta con questi tecnici che girano per gli ospedali e fanno "bottega" dentro all'ospedale. Ad ognuno i suoi ruoli. E poi basta con le lobby delle gare d'appalto che si aggiudicano le forniture degli ausili per anni interi fornendo solo quello che a loro costa meno per trarre il massimo profitto, acquistando i prodotti nei mercati Asiatici e facendo morire letteralmente le aziende che producono in Italia questi prodotti. Tutte queste Aziende stanno per morire, lasciano a casa i dipendenti, tutto questo perchè non c'è il libero mercato e una giusta e leale concorrenza per le forniture. Tutti possono e debbono fornire i prodotti, se ne hanno i requisiti. E' il medico che deve prescrivere il prodotto adatto, ed il paziente o famigliare deve rivolgersi al proprio rivenditore di fiducia, pur che rispetti i prezzi imposti dal tariffario nazionale. Le classificazioni sono già in atto (CND) basta interpellare il Ministero della Salute e farsi dare gli elenchi dei produttori, e quelli interpellarli per avere un quadro vero dei costi. Diamo precedenza al prodotto Europeo vista la crisi, altrimenti è un coltello a due lame. Facendo così Le posso assicurare che la spesa Pubblica in questo settore sarà enormemente diminuita. Ultima cosa, perchè le gare di fornitura le vincono solo 3 o 4 aziende che sono nate, cresciute in tutt’altro ambito ? Provi ad interpellare le varie ASL e si renderà conto che tutti questi ausili vengono forniti da chi fornisce il servizio domiciliare legato all’ossigeno. E tutte le altre aziende come vivono ?

Inps in attivo per 11 mld grazie a precari e co.co.co.


Il presidente Mastrapasqua contrario alla riforma delle pensioni. Critico Cazzola (Pdl), la Ue ci obbliga a tenere la spesa sotto controllo.

Il 2008 dell'Istituto nazionale di previdenza sociale si è chiuso con un attivo monstre di oltre 11 miliardi. Grazie soprattutto ai contributi dei precari e dei parasubordinati. Lo scorso anno l'Inps ha registrato un avanzo di gestione di 11.275 milioni di euro (+21,5% rispetto al 2007), [...]

Riammessi emendamenti sui precari


Recuperate nel dl incentivi anche le norme a favore dei lavoratori ammalati per contatto con l'amianto

ROMA - Le commissioni Finanze e Attività produttive della Camera hanno riammesso gli emendamenti su precari, lavoratori ammalati per contatto con l'amianto e allentamento del patto di stabilità interno degli enti locali.

ERANO STATI DICHIARATI INAMMISSIBILI - Gli emendamenti erano stati dichiarati inammissibili ma sono stati riammessi, grazie ad un accordo con l'opposizione. Contemporaneamente sono stati riammessi alcuni emendamenti del Pd su deducibilità degli interessi passivi, abbattimento al 20% dell'acconto Ires e Irap e il cosiddetto forfettone.


Dl incentivi, novita' su precari


(ANSA) - ROMA, 18 MAR - Sbloccato il pacchetto sulle novita' per i precari e il taglio dei tempi per l'erogazione degli ammortizzatori sociali. I relatori al dl incentivi, all'esame delle commissioni Attivita' produttive e Finanze della Camera, hanno infatti presentato emendamenti in questo senso, giudicati ammissibili. Nel pacchetto c'e' la norma sul raddoppio dell'indennita' di disoccupazione per i collaboratori a progetto, e la velocizzazione nell'erogazione degli ammortizzatori sociali.

Dl incentivi, accordo bipartisan riammesso il pacchetto precari


Le norme erano state dichiarate inammissibili, oggi la marcia indietro
Previste nuove regole per la Borsa, la lotta all'evasione e i Comuni

ROMA - Le commissioni Finanze e Attività produttive della Camera hanno riammesso gli emendamenti al decreto legge sugli incentivi auto, su precari, lavoratori soggetti a patologie perché lavoratori dell'amianto e allentamento del patto di stabilità interno degli enti locali. Gli emendamenti, che erano stati dichiarati inammissibili, sono stati riammessi grazie a un accordo con l'opposizione. Via libera anche a nuove norme su Borsa, ministeri e lotta all'evasione.

I ripescati. I presidenti delle commissioni hanno riammesso anche 13 proposte a firma di parlamentari. Tra queste, non c'è quella che riguarda il tetto agli stipendi dei manager avanzata dalla Lega, mentre sono state ripescate alcune disposizioni fiscali, come quelle proposte dal Pd: la revisione della indeducibilità della svalutazione dei crediti Ires, il "forfettone" per i redditi fino a 70 mila euro, la riduzione del 20% del primo acconto Irpef.

Pacchetto precari, la riammissione. Lo stop all'emendamento sui precari aveva provocato la reazione dei sindacati: "E' indecente" aveva detto il leader Cgil, Guglielmo Epifani, "incredibile - gli aveva fatto eco il segretario della Uil, Luigi Angeletti - non si può fare un provvedimento mettendo patate, carciofi e bulloni". Decisa era stata l'apertura del presidente della Camera Gianfranco Fini che aveva consentito l'avvio della diplomazia per un ripescaggio: "Se c'è un largo consenso tra i gruppi, la presidenza ne prende atto" aveva spiegato. E così è stato.

I Comuni. L'emendamento prevede un patto di stabilità interno più morbido per le amministrazioni virtuose. La norma si applica a quei Comuni e a quelle Province che abbiano rispettato il patto nel triennio 2005-2007, che abbiano un rapporto tra numero di dipendenti e abitanti inferiore alla media nazionale individuata "per classe demografica" e che abbiano "registrato, nell'anno 2008, impegni per spesa corrente al netto delle spese per adeguamenti contrattuali del personale dipendente, compreso il segretario comunale e provinciale, di ammontare non superiore a quello medio corrispondente del triennio 2005-2007".

Borsa. Nuove norme per consentire una maggiore "difesa" delle società quotate in Borsa e garantire una maggiore informazione del mercato. L'emendamento ritocca alcune soglie previste dal testo unico finanziario. La Consob - prevede il testo - per tutelare gli investitori potrà ridurre la soglia, ora al 2% del capitale, per richiedere comunicazioni al mercato: in caso di trasgressione, le sanzioni possono arrivare a 2,5 milioni di euro. Passa poi dal 3 al 5% la soglia per l'acquisto di azioni senza l'obbligo di lanciare l'opa totalitaria da parte di chi possiede tra il 30 e il 50% di un società. Viene infine portata dal 10 al 20% la soglia possibile di acquisti di azioni proprie (buy back), considerando entro questa quota anche quelle possedute dalla controllate.

Sblocco crediti e lotta all'evasione. L'emendamento consente lo sblocco dei crediti maturati durante il 2008 da parte dei fornitori nei confronti della pubblica amministrazione. Inoltre, potrebbero arrivare 8 milioni di euro in più per favorire la formazione dei dipendenti del fisco per la lotta all'evasione. Un emendamento firmato dai relatori aumenta, infatti, di 4 milioni i fondi per il 2009, previsti dal capitolo di bilancio per l'espletamento delle attività di prevenzione e repressione dell'evasione e dell'elusione fiscale.

L'ammazza precari

di Massimo Franchi

Il nome rende bene l’idea. Non una legge unica, ma un insieme di norme, emendamenti, circolari e decreti legislativi che avranno come effetto la scomparsa di circa 200 mila precari, di cui più di 50 mila già dal primo luglio. Il tutto al netto dei circa 240 mila nominativi delle graduatorie ad esaurimento della scuola. Il «circa» è d’obbligo perché di stime ufficiali non ne esistono, la stessa Ragioneria generale dello Stato ha dati aggiornati al 2007. Per questo da ieri e in tutta fretta il ministro Brunetta ha dato il via ad un monitoraggio per “stanare” i precari, la loro tipologia contrattuale e la scadenza dei loro contratti almeno nella Pubblica amministrazione.
Ammazza-precari. Come definire diversamente qualcosa che, proprio quando si vedeva il traguardo della stabilizzazione, oppure dopo una sentenza del Giudice del Lavoro, fa precipitare su migliaia di precari storici la scure del governo di centro-destra che decide di mandarli a casa?
Il provvedimento certamente più grave riguarda i precari della Pubblica amministrazione e prevede la cancellazione delle stabilizzazioni previste dal governo Prodi e l’impossibilità di rinnovi e prolungamenti dei contratti. E così il posto da statale, quello che fino a qualche anno fa era il sogno delle mamme per i propri figli, un posto sicuro e ben pagato, si sta trasformando per tanti trentenni e quarantenni che da anni lavorano per lo Stato in un vero incubo.
Era un «collegato» alla Finanziaria. È stato approvato dalla Camera dei deputati il 28 ottobre 2008, ma al Senato è stato stralciato. Il 3 marzo è scaduto in termine per la presentazione degli emendamenti in Commissione Lavoro. Il provvedimento andrà in aula per l’approvazione definitiva entro marzo. La settimana scorsa la denuncia dell’opposizione è riuscita a bloccare in tempo il tentativo di Brunetta (con il parere contrario perfino del ministro Sacconi) di trasformare il disegno di legge in un decreto d’urgenza. È il sintomo del fatto che il governo ha fretta e che i tempi di approvazione del ddl devono comunque essere accelerati. E difatti la marcia indietro di Brunetta («Mai pensato ad un decreto») è stata accompagnata dall’annuncio «del monitoraggio capillare», un passaggio che era previsto dopo l’approvazione definitiva del provvedimento e che quindi taglia i tempi di messa in atto delle disposizioni. Il provvedimento è quello inserito, quasi comicamente, nel disegno di legge 1167 Delega al Governo in materia di lavori usuranti. L’articolo 7 (Disposizioni in materia di stabilizzazione) al comma 2 recita così: «A decorrere dal 1º luglio 2009, alla data di scadenza dei relativi contratti, le amministrazioni pubbliche (...) non possono in alcun caso proseguire i rapporti di collaborazione coordinata e continuativa e quelli di lavoro subordinato a tempo determinato (...) Il divieto (...) si applica, con la medesima decorrenza, anche ai contratti prorogati (...) tali contratti sono risolti alla data di scadenza oppure, ove manchi il termine finale del contratto, il 30 giugno 2009». Sul progetto c’è la firma autenticata del ministro Brunetta. La sua battaglia ai fannulloni avrà come effetto collaterale quello di «ammazzare» migliaia di lavoratori che fannulloni non possono essere, perché se non lavorassero non si vedrebbero rinnovare il contratto e perché non hanno nessuna (o pochissime) tutele. Lavoratori che con il governo Prodi avevano visto riconoscere il loro diritto ad un futuro stabile. La legge 296 del 2006 prevedeva un piano progressivo di stabilizzazioni nella Pubblica amministrazione per i precari che ne avessero i requisiti: ingresso tramite prova di selezione, tre anni di durata dei contratti. A quei giorni risalgono le ultime cifre sicure. «Il totale del pubblico impiego, senza scuola, per il 2005 si ripartisce in 103.349 contratti a tempo determinato, 4.786 contratti di formazione e lavoro, 9.067 contratti di somministrazione di manodopera e 34.457 lavoratori socialmente utili», dichiarava in audizione al Parlamento Giuseppe Lucibello, ispettore generale della Ragioneria generale dello Stato.

Di poco si discosta la stima della Cgil: «Analizzando gli ultimi dati del governo, quelli contenuti nel Conto annuale 2005-2007 della Ragioneria, si contano 102 mila tempi determinati, 58 mila co.co.co, 11 mila interinali, 25mila Lavoratori socialmente utili, 4 mila Formazione lavoro. Per un totale di 201 mila precari», spiega Gianguido Santucci, della Funzione pubblica Cgil.
La stima sui contratti che scadono il primo aprile è di 56.281, mentre entro il 2010 scadranno i restanti, scadenzati mese per mese per una stima che va dai 120 ai 150 mila. «Questi sono i dati - continua Santucci - anche se, lo sappiamo, il fenomeno della precarietà, soprattutto riguardo i co.co.co, è molto più ampio». E proprio per i co.co.co questo provvedimento sarà una vera mattanza. Lo conferma il fatto che il rendiconto della Ragioneria non li contempli. Sono elencate tutte tipologie di contratto: Interinali (i più sicuri dell’addio in quanto formalmente lavoratori privati e non pubblici), Lavoratori socialmente utili, Formazione e lavoro.
Nessun cenno ai co.co.co. Il loro dato è stato desunto per differenza. Il settore pubblico è l’unico a non aver recepito il cambiamento a co.co.pro. (collaborazioni collegate ad un progetto) semplicemente perché in moltissimi casi i co.co.co. Della PA fanno lo stesso lavoro del personale a tempo indeterminato. E per questo non possono avere un progetto da svolgere.

L’opposizione è sulle barricate.
Sabato Franceschini ha proposto una moratoria di un anno, trovando il plauso di tutto il sindacato. Ma dal governo non è arrivato nessun commento. «La verità è che il governo ha in totale spregio i precari», attacca Paolo Nerozzi, senatore Pd e autore degli emendamenti che cercano di arginare lo stop alla stabilizzazione. «Questi lavoratori nella stragrande maggioranza hanno passato più di un concorso ». Per Nerozzi il governo farà marcia indietro anche per un altro motivo: «I precari della PA hanno professionalità nuove o mancanti. Nuove come i mediatori culturali nelle Questure che trattano con gli immigrati. Mancanti come gli infermieri o come gli accertatori della Guardia di Finanza che combattevano l’evasione fiscale, e qui si capisce perché il governo li vuole mandare a casa».