LA PETIZIONE DA FIRMARE

venerdì 20 marzo 2009

La crisi diventa guerra del lavoro


Idati sulla disoccupazione sono un bollettino di guerra. Ciascuno percepisce la crisi sempre più vicina. Ci sfiora, ci lambisce, entra in casa. Il conoscente, il parente, l’azienda, il reparto, noi stessi. Si spera sempre non ci riguardi, poi capita. Senza lavoro non si può stare. Senza ammortizzatori neppure. La crisi apre contraddizioni enormi. Divide. Separa gli uni dagli altri. Rompe vincoli di solidarietà. Tra occupati e non, nel prevalere del vecchio adagio “mors tua, vita mea”. Cadi tu, mi salvo io. Le aziende mettono in cassa integrazione o licenziano approfittando della congiuntura anche per far piazza pulita di gigantismi, inefficienze, sprechi e parassitismi accumulati. Indisponibili a mediazioni, patti di solidarietà a parità di salario perché preferiscono disfarsi subito della “zavorra”. Chiedono sacrifici, autoriduzioni di stipendio per salvare il salvabile. C’è chi accetta, chi no, chi resiste. I primi a lasciarci le penne, sono i precari. I non garantiti. Quelli che nessuno può difendere, neppure i sindacati, che in genere tutelano prima di tutto chi ha un regolare contratto. Così si rompe anche la solidarietà tra garantiti e non. Mentre quest’ultimi si offrono ancor più sul mercato a costi ridotti, disponibili a rapporti di lavoro senza contratto, più che precari, instabili, rinunciando a diritti pur di avere una retribuzione, anche minima. Insidiando gli occupati. Gli uni e gli altri si guardano in cagnesco. Chi resiste nel far prevalere i propri diritti viene additato perché, così facendo, rischia di far affondare l’intera baracca. E la crisi si fa non solo perdita del lavoro ma anche guerra dentro il mondo del lavoro. (Alberto Ferrigolo, giornalista)

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