LA PETIZIONE DA FIRMARE

lunedì 11 maggio 2009

La Cisl flerta con Brunetta e tradisce gli Statali!


Ma è mai possibile che soltanto la Cgil sia rimasta dalla parte dei lavoratori dello Stato? Com’è possibile che il sindacato di Guglielmo Epifani sia rimasto "il solo" a difendere gli impiegati della Pubblica amministrazione da questa continua e vergognosa campagna mediatica tutta mirata “contro” il pubblico impiego, fatta d’insulti e sberleffi, di contratti e di norme da terzo mondo? Lasciamo stare la Uil, da sempre considerata la “terza gamba” del Sindacato. Lasciamo stare pure l’Ugl, il sindacato di Fini, che invece è tutto preso a diventare la… “quarta gamba” del tavolo contrattuale. Ma è mai possibile che in casa Cisl, il secondo sindacato italiano per numero di iscritti, il sindacato che annovera il maggior numero di tessere nel comparto Stato, siano tutti “brunettiani” convinti? E’ mai possibile che la Cisl consideri “fannulloni” i dipendenti pubblici, degni di stipendi da fame e dia il suo tacito assenso alla gogna mediatica, alla campagna vessatoria e alla demolizione di un’intera categoria? Ebbene sì, è possibile. Ormai è fin troppo chiaro come le posizioni di Bonanni e company, in materia di Pubblica Amministrazione, siano pressoché identiche a quelle di Brunetta e del governo, sia nei fatti, che nelle parole. Un esempio su tutti? Le parole del segretario generale della Csil-Fps, ovvero di quella parte della Cisl cui fa capo la categoria del pubblico impiego e alla quale sono “ancora” iscritti, questo si che ha dell’incomprensibile, milioni di dipendenti pubblici. State un po’ a sentire quello che dice (testuale) il massimo esponente degli statali di casa-cisl: "…questa è la sfida che abbiamo lanciato con l'accordo di secondo livello e con l'abbracciare anche molte delle proposte dell’amico Renato, sì, del mio amico Renato Brunetta. Proposte che io condivido, e lo dico. Io ne sono intimamente convinto". Già in passato era accaduto che il fronte confederale si spaccasse, ma quando capitava di sottoscrivere accordi a firme separate, i cislini non rinunciavano mai ad un atteggiamento critico nei confronti del governo, quantomeno nella forma, e ad un dialogo con il resto del mondo sindacale. Adesso invece nelle posizioni della Cisl la vera controparte è diventata la Cgil. Il vero nemico da sconfiggere è il pubblico impiego. Per contro si esibisce una grande omogeneità di vedute con Brunetta in merito alla riforma delle Pubbliche Amministrazioni e del lavoro dipendente in genere, di cui il sindacato di Raffaele Bonanni ne condivide dichiaratamente obiettivi e strategie... il ministro Brunetta scava la fossa al pubblico impiego, la Cisl s'impegna a consegnargli il cadavere!

venerdì 8 maggio 2009

La P.A. di Brunetta ha fatto naufragio sul web


La Pubblica amministrazione stenta a passare alla nuova era informatica tanto caldeggiata da mister br e statene pur certi che l’otto maggio il ministro della funzione pubblica tirerà fuori un pò di carta straccia, qualche dato statistico logicamente fornito da lui stesso e... rimarrà saldamente incollato alla sua poltrona! Eppure di proclami e di annunci, di spot e propaganda se n’è fatta a bizzeffa e di soldi ne sono stati spesi altrettanti per l’e-goverment. Ma i siti web di ministeri, regioni, province, comuni, aziende sanitarie sono rimasti per lo più vetrine, elenchi telefonici, utili, al massimo, per rilasciare alcune informazioni. Niente di rivoluzionario, però. Pochi, pochissimi i siti che permettono di non recarsi più presso un ufficio pubblico e così risparmiare tempo, denaro e, contemporaneamente, ottenere un servizio efficiente. Per trovare un servizio on line degno di questo nome (non i certificati anagrafici per i quali vale sempre l’autocertificazione), si deve usare il lanternino: servizi scarsi, dati non aggiornati, assenza di risposte, enti pubblici senza siti web. Risultato: "Internet" negli uffici pubblici è un fiasco, pagato a peso d’oro, naturalmente! Il sito dell’Agenzia delle entrate, considerato dagli addetti ai lavori uno dei migliori della pubblica amministrazione italiana, non accetta messaggi più lunghi di 400 caratteri, salvo poi rispondere che le informazioni fornite non sono sufficienti, quando si è fortunati che la risposta arriva, altrimenti bisogna accontentarsi di leggere sul monitor del computer: "Il server non è al momento raggiungibile"!
Grazie a l’e-government messo a punto da mister br, il cittadino deve armarsi di tanta buona pazienza e... recarsi di persona all’Agenzia delle Entrate per "provare" a risolvere i propri problemi con la Pubblica amministrazione. NON E’ CAMBIATO PROPRIO UN BEL NIENTE! Mister br parla di modernizzare la Pubblica amministrazione, dice di volerla rendere efficace ed efficiente, addirittura vincente come la Ferrari e di moltiplicare i servizi disponibili in rete, ma - alla prova pratica - tutto si muove con l’agilità di un bradipo. Alcuni comuni e alcune istituzioni, rare eccezioni, ovviamente, lavorano piuttosto bene, ma nella stragrande maggioranza dei casi la rete è usata come vetrina, o poco più. In questo senso il caso delle "Denunce online", sportello telematico messo a disposizione dalla polizia e dai carabinieri, è emblematico. Il servizio consente di sporgere via Internet una denuncia (di furto o smarrimento). Peccato, però, che non serva a niente. Per completare la denuncia (e darle valore legale), bisogna infatti presentarsi comunque al commissariato o alla stazione dei carabinieri indicate sul modulo compilato al computer. E se non lo si fa entro 48 ore, la denuncia presentata on line, che ha il solo vantaggio per l’incaricato di non completare a mano il modulo cartaceo, viene annullata. Ma questo non è l’unico esempio di servizio on line "a metà"! Secondo l’Istat, infatti, i servizi a piena interattività (quelli che permettono di non presentarsi in un ufficio pubblico) sono presenti solo nel 3,2 per cento delle amministrazioni locali, quelle più a contatto con il cittadino attraverso i loro servizi. Considerando i comuni con più di 10 mila abitanti (1.112 in tutto) e prendendo in esame i principali servizi della pubblica amministrazione, aprire e concludere su Internet una qualsiasi pratica è un’impresa, molto spesso impossibile. Se si esclude il pagamento dell’Ici (consentito on line nel 39% dei comuni), il resto dei servizi è ampiamente sotto il 15% e solo in due casi si supera il 10%: Autorizzazione
Unica Suap (Sportello unico per le attività produttive) e Autocertificazione anagrafica (per il quale basta solo l’invio di un modulo). Per il resto il quadro è disastroso: il pagamento della tassa sullo smaltimento rifiuti solidi urbani si può fare on line solo nell’8,7% dei comuni sopra i 10 mila abitanti; il pagamento delle contravvenzioni nel 4,8% dei casi; l’assegno per il nucleo familiare nello 0,2%; l’iscrizione all’asilo nido nell’1,6%; la dichiarazione del cambio di abitazione nel 4,9%, la richiesta di certificati anagrafici nel 4%. E neanche quando si tratta di riscuotere del denaro la pubblica amministrazione si mobilita. Appena il 9,1% delle amministrazioni locali (regioni, province, comuni e comunità montane) permette a cittadini e imprese di effettuare almeno un pagamento on line. E per finire il solito paradosso tutto italiano: ci sono paesini di 200 abitanti che si sono dotati di servizi ultra moderni, e metropoli che, informaticamente parlando, stanno ancora all’abc. Prendete, ad esempio, quello che sta accadendo nel Comune di La Spezia. Lì il personale dell’ufficio Anagrafe sta smaltendo centinaia di procedure rimaste inevase sul Web: sul sito della città ligure, infatti, era possibile fare il cambio di residenza on line, peccato che nessuno dei dipendenti era stato informato del nuovo servizio! Altro che Ferrari, altro che era informatica! Qui stiamo ancora all’età della pietra!
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LA RISPOSTA DEL MINISTERO SULLA «INFORMATIZZAZIONE» DELLA P.A.:
«Il ministro della Funzione Pubblica, On. Renato Brunetta, sta predispondendo un sistema di filtraggio che impedisca ai dipendenti pubblici di andare su Facebook. Un progetto che non ha nulla di vessatorio ma che vuole impedire di spendere soldi della collettività in modo non corretto».

La Redazione di «STATALI - SOCIAL NETWORK» fa presente che fra i milioni di italiani iscritti a Facebook c’è lo stesso Ministro RENATO BRUNETTA, che sulla sua pagina promozionale chatta con i suoi 50 mila “sostenitori”. Per contro, ci sono ancora migliaia e migliaia di uffici pubblici che non solo non hanno il collegamento INTERNET, ma neppure un personal computer! Consigliamo al Ministro Brunetta, tanto per cominciare, un "giro" per i tribunali italiani del collega Angelino Alfano, quello del "Lodo salva Berlusconi" tanto per capirsi, dove giacciano 9 MILIONI DI PROCESSI ARRETRATI... provare per credere e buona passeggiata Signor Ministro!

giovedì 7 maggio 2009

www.domani21aprile2009.it

So che nulla centra con il nostro blog, ma vorrei comunque segnalare quella che ritengo un' iniziativa molto importante a favore dei terremotati dell'Abruzzo



domani

Domani 21-04-09 - SALVIAMO L'ARTE IN ABRUZZO
Conto Corrente n° 95882221 intestato al Ministero dei Beni Culturali
IBAN:IT-85-X-07601-03200-000095882221 , BIC / SWIFT: BPPIITRRXXX
Causale "Domani 21-04-09".


Il progetto si propone di sostenere gli interventi di ricostruzione, consolidamento e restauro del Conservatorio “Alfredo Casella” e della sede del Teatro Stabile d’Abruzzo dell’Aquila colpiti dal sisma del 6 aprile 2009. L’obiettivo di questo comunicato è quello di rendere pubbliche, nel rispetto del principio di massima trasparenza, le modalità operative e gestionali volte alla raccolta fondi e la successiva devoluzione in beneficenza per gli scopi suddetti, evidenziando le parti coinvolte nell’iniziativa e i rispettivi ruoli.

Tutti gli Artisti e le persone coinvolte hanno partecipato al progetto a titolo gratuito senza alcun rimborso spese.

Mauro Pagani ha realizzato, in collaborazione con Lorenzo Cherubini e Giuliano Sangiorgi dei Negramaro, la produzione artistica della registrazione fonografica fornendo il proprio contributo a titolo gratuito.

Le Officine Meccaniche Recordings Studios hanno messo a disposizione gratuitamente lo studio di registrazione che per due giorni ha visto un continuo fluire di artisti e addetti ai lavori.

Soleluna Srl, nella persona di Marco Sorrentino, ha curato in particolare la produzione esecutiva della registrazione fonografica e del videoclip, occupandosi del coordinamento degli artisti, dei rapporti con i management e le case discografiche. Soleluna ha messo a disposizione per il progetto il proprio ufficio stampa Pepiluciboom che a sua volta collabora con l’ufficio stampa di Mauro Pagani, Mara Vitali Comunicazione. Inoltre Soleluna realizza e gestisce il sito internet www.domani21aprile2009.it .

Il contributo dello staff di Soleluna e degli uffici stampa è interamente a titolo gratuito.

Christophe Tony Thorimbert ha realizzato le fotografie degli Artisti a proprie spese ed ha ceduto gratuitamente i diritti a scopo di promozione, marketing e, più in generale, per la comunicazione del progetto.

Marco Salom con la Angelfilm ha realizzato per Sugarmusic il Videoclip, con la regia di Ambrogio Lo Giudice e la fotografia di Marco Bassano, contribuendo con il loro lavoro artistico a titolo gratuito.

Sugarmusic SpA ha messo a disposizione degli artisti dei produttori artistici e del produttore esecutivo Soleluna la propria struttura organizzativa per la realizzazione e il coordinamento del progetto. Il reparto produzione ha gestito la partecipazione dei propri artisti, l’ufficio legale ha approntato i contratti e le liberatorie degli oltre 56 artisti e gruppi coinvolti, l’ufficio promozione ha coordinato insieme agli uffici stampa Pepiluciboom e Mara Vitali Comunicazione, tutte le attività necessarie a dare visibilità stampa al progetto, e inoltre si occupa direttamente della promozione radio e tv. L’area marketing gestisce gli aspetti commerciali e la comunicazione del progetto sia per il canale fisico che per il canale digitale. Oltre a fornire questi servizi a titolo completamente gratuito, Sugarmusic ha messo a disposizione un fondo di Euro 10.000 per le spese vive sostenute da Angelfilm per la registrazione e il montaggio del videoclip. Sugarmusic distribuirà la registrazione fonografica e il relativo Videoclip sia sottoforma di supporto fisico, che digitale avvalendosi del contributo dell’aggregatore Kiver che a sua volta ha rinunciato alla sua retrocessione e mette a disposizione le proprie risorse a titolo gratuito. La vendita su supporto fisico avverrà attraverso Universal Music Italia, presso tutti i negozi di dischi, grandi magazzini, centri commerciali. Sugarmusic incasserà da Universal Music Italia Euro 2,34 per ciascun CD venduto. La quantità di supporti venduti sarà rendicontata a Sugarmusic semestralmente, al netto di una riserva Resi pari al 25% che sarà liberata e rendicontata nei semestri successivi. Tutte le somme incassate da Sugarmusic verranno versate sul conto corrente del Ministero dei Beni Culturali. La vendita in formato digitale verrà promossa da tutti i maggiori operatori che hanno messo a disposizione spazi di comunicazione e approfondimento. In area “mobile” tutti gli operatori e i content provider retrocederanno con rendicontazione separata l’intero incasso derivato dalla vendita del brano al netto dell’IVA e degli oneri SIAE. In area “internet” i negozi digitali ed i portali riconosceranno una quota fissa tra Euro 0,60 e Euro 0,75 per ciascun download. Tutte le somme incassate da Sugarmusic verranno versate sul conto corrente del Ministero dei Beni Culturali.

Universal Music Italia Srl ha messo a disposizione la sua struttura organizzativa per stampare e distribuire il Cd contenente la registrazione fonografica e il Videoclip prodotti da Sugarmusic. Il prodotto avrà un prezzo al pubblico suggerito in Euro 5,00 IVA inclusa. Il Cd sarà venduto ai dettaglianti e grossisti ad un prezzo di listino di Euro 3,17 netto IVA e al netto dei costi di trasporto e logistici. I costi di stampa, distribuzione, vendita e il costo dei diritti fonomeccanici (SIAE), pari a Euro 0,83, saranno recuperati da Universal dal ricavato della vendita. Universal contribuirà con un investimento di Euro 10.000 alla realizzazione dei materiali per i punti vendita e di marketing necessari alla divulgazione del progetto. Universal inoltre ha messo a disposizione gratuitamente le proprie risorse promozionali e collabora con il marketing di Sugarmusic alla ricerca di spazi pubblicitari gratuiti e alla creazione degli spot.

Mauro Pagani in qualità di autore della composizione musicale originale dal titolo “Domani”, unitamente alla società Macù Edizioni Musicali S.a.s, suo editore, si è altresì impegnato a devolvere tutti i proventi derivanti dallo sfruttamento economico del brano “Domani, 21-04-09” al Ministero dei Beni Culturali. A tale scopo Mauro Pagani e il suo editore hanno chiesto a SIAE di applicare alla versione “Domani, 21-04-09”, un apposito schema di riparto, separato da quello relativo alla versione originale della composizione “Domani”. Mauro Pagani ha anche messo a disposizione il suo ufficio stampa, Mara Vitali Comunicazione, che collabora con Pepiluciboom di Soleluna alla promozione stampa del progetto.

Ringraziamenti:

Molte aziende, retail, catene di distribuzione, radio, TV e media in genere hanno dato pronta adesione al progetto mettendo a disposizione spazi espositivi gratuiti e campagne. Altre aziende fornitrici hanno contribuito al progetto applicando condizioni di favore e talvolta rinunciando al compenso. Ci auguriamo di poter ringraziare presto tutte le realtà che hanno dato e daranno contributi di qualsivoglia natura al progetto, che ad oggi ha già avuto un’adesione corale da parte di tutti coloro che nella e per la musica lavorano.

mercoledì 6 maggio 2009

CESARE DAMIANO A OVADA

agenfax.it - Il Partito Democratico prosegue il proprio impegno elettorale cercando di promuovere le proprie idee attraverso la voce autorevole di molti esponenti nazionali che si alterneranno nei prossimi giorni in provincia. Tra i temi più delicati di questo periodo sicuramente il lavoro: “Il nostro partito – dice Lino Rava, segretario provinciale del Pd – ha sempre affrontato questo argomento con serietà e responsabilità, respingendo dichiarazioni altisonanti che non ci appartengono, ma proponendo soluzioni concrete e responsabili.
La dimostrazione è arrivata dalla giunta Filippi che, con grande fermezza e con notevoli sacrifici, ha cercato di tamponare la difficile crisi che ha attraversato la provincia”.
Questa politica, di grande responsabilità, è stata perseguita da Cesare Damiano durante il suo incarico di Ministro del Lavoro.
Per questo proprio Damiano sarà in provincia il prossimo giovedì 7 maggio. A Ovada, al Teatro Splendor in via Buffa, alle 21, insieme ad Andrea Oddone e Federico Fornaro si parlerà del “mercato del lavoro al tempo della crisi”.
Il momento economico nazionale è delicato e occorrono prese di posizione coraggiose e determinate come lui stesso ha dichiarato in una recente intervista: “Abbiamo sostenuto la necessita' di erogare un assegno mensile di disoccupazione pari al 60% dell'ultima retribuzione a favore dei lavoratori a progetto che, perdendo l'occupazione, passano praticamente a reddito zero; abbiamo richiesto la sospensione dei licenziamenti dei lavoratori precari nella pubblica amministrazione e nella scuola e il raddoppio della durata della cassa integrazione ordinaria, dagli attuali 12 mesi a 24''.
Il Pd insomma propone soluzioni e idee evitando gli slogan e le frasi a effetto.
“La nostra provincia ha saputo presentare i fatti in un periodo in cui a livello nazionale sembra che abbiano più valore le parole – conclude Paolo Filippi.
Le nostre idee sul mondo del lavoro sono chiare e possono essere verificate sulla base di quanto abbiamo proposto negli ultimi anni con il nostro lavoro.” A Ovada, giovedì 7 maggio, al Teatro Splendor di Ovada, si parlerà anche di questo.

LAVORO: NASCE TELEFONO PRECARIO, CALL CENTER AUTOGESTITO

(IRIS) - ROMA, 6 MAG - "E’ oggi partita una nuova sfida per le 11 centraliniste precarie licenziate nell’agosto scorso dall’Ospedale di Legnano. Dopo la “strip conference”, in cui si erano spogliate per protesta; i numerosi presidi; lo “sciopero del futuro”, in cui hanno manifestato bendate da Milano fino al Ministero della Funzione Pubblica, le lavoratrici hanno ora dato vita a "Telefono Precario", il primo call center autogestito destinato ai precari vita e nel lavoro. Al call center, situato presso la Federazione milanese della RdB-CUB, ci si può rivolgere attraverso il numero verde gratuito 800.03.42.35. Le centraliniste forniscono informazioni e consulenze ai lavoratori. Accanto a loro, avvocati e sindacalisti della RdB-CUB per la difesa legale e sindacale ma anche per sostenere le lotte e le piattaforme rivendicative sia nei luoghi di lavoro che nei territori". E' quanto annuncia una nota di RdB-CUB.
”Non sappiamo se la nostra iniziativa susciterà lo stesso interesse mediatico della strip conference: purtroppo nel nostro paese le donne fanno parlare di loro solo quando mettono in gioco i propri corpi”, afferma Laura Guzzetti, una delle 11 centraliniste legnanesi. “Stavolta non ci spoglieremo, non venderemo prodotti né faremo assistenza per marchi o ditte private, ma metteremo in gioco la nostra intelligenza precaria a servizio degli altri precari con un unico obiettivo: ridare dignità a chi la perde ogni giorno con contratti non degni”.
”Lavoreremo anche nella rete – spiega Guzzetti - con il sito www.telefonoprecario.it , dove sarà possibile ricevere consulenze, trovare materiale utile e raccontare le proprie storie e lotte. Nel sito stiamo collaudando una chatt, dove sarà possibile confrontarsi su discussioni a tema e cercare soluzioni unitarie e condivise. Abbiamo poi aperto delle nostre pagine su Facebook, da dove stiamo chiedendo a tutti i precari della rete di unirsi e gemellarsi a Telefono precario e Sciopero del futuro”, conclude Guzzetti.

Finanziaria, si riapre il dialogo su patto di stabilità e nuove spese

L'Unione Sarda.it - Il confronto sul testo si ferma all'approvazione dell'articolo 1, con la conferma dei mutui al posto delle entrate anticipate di soriana memoria. Ma resta in piedi l'obiettivo di approvare la legge (quattro soli articoli, di fatto) entro domani.

POLI OPPOSTI Il voto finale, presumibilmente, vedrà ancora i due schieramenti su posizioni diametralmente opposte: difficile che l'opposizione torni a una più morbida astensione, dopo aver votato contro il passaggio agli articoli. Eppure il clima in aula è di confronto, più che di scontro. Su alcune questioni rilevanti si registrano forti convergenze: e non solo sulla norma, passata in serata con approvazione assolutamente trasversale, che stabilizza i dipendenti dei gruppi del Consiglio inserendoli nel ruolo unico dell'amministrazione regionale. La contrapposizione invece emerge soprattutto sulla questione dei mutui, utilizzati dalla Giunta per coprire disavanzo e investimenti. Il ritorno all'indebitamento è una radicale inversione di rotta rispetto al sistema, adottato negli anni scorsi, dell'anticipazione delle future entrate statali. «Percorso obbligato, dopo che la Corte dei conti e la Consulta hanno bocciato quell'operazione», precisa l'assessore al Bilancio Giorgio La Spisa. Va così definitivamente in archivio la scelta forse più discussa della politica economia della Giunta Soru. L'opposizione attacca su questo e su altri temi. Il relatore di minoranza Chicco Porcu (Pd) riporta in aula il G8, con l'assenza di Ugo Cappellacci alla manifestazione di lunedì alla Maddalena: «E questo dopo che nei giorni scorsi era già stata respinta la nostra richiesta di un'informativa immediata al Consiglio, da parte del presidente, sul trasferimento del vertice».

IL DIALOGO Una convergenza significativa, invece, riguarda la necessità di ridiscutere con lo Stato il patto di stabilità, che blocca la capacità di spesa della Regione. Tema illustrato nel dettaglio dal presidente della commissione Bilancio, Paolo Maninchedda (Psd'Az), che lo aveva sollevato già nella scorsa legislatura. Il Consiglio, per altro, approva una risoluzione della maggioranza che però - citando l'esito della vertenza entrate del 2006 - accoglie anche una richiesta dell'opposizione. Proprio il fatto di avere a disposizione oltre un miliardo e mezzo di entrate in più all'anno rende necessario rinegoziare del patto di stabilità: altrimenti il vantaggio sarebbe puramente virtuale. La trattativa con lo Stato andrà aperta in un prossimo futuro, intanto però i due schieramenti si accordano per un primo intervento sulla questione. Con un emendamento condiviso da centrodestra e centrosinistra, infatti, si alleggerisce per gli enti locali il vincolo del patto di stabilità interno. Una norma, invocata da tempo dalle associazioni dei Comuni e delle Province, che aumenta per questi ultimi la reale capacità di spesa. Altro capitolo sarà invece la capacità di spesa della Regione. Su questo, la Giunta annuncia che nei prossimi tre mesi una commissione tecnica condurrà un'analisi precisa, per trovare il modo di ridurre i residui. «Un impegno che la maggioranza ha sollecitato già in commissione», sottolinea il capogruppo del Pdl Mario Diana, «perché i residui sono cresciuti negli ultimi anni. Il bilancio potrebbe essere ripulito da tutte le somme non esigibili, e riproposte inutilmente di anno in anno».

I PRECARI Infine, il capitolo stabilizzazioni. La minoranza, pronta a dare battaglia con un emendamento destinato a sanare il precariato nell'ampio mare dell'amministrazione pubblica (compresi gli enti regionali), alla fine ritira la proposta. Accoglie così l'impegno dell'assessore al Bilancio di ritornare sul punto con un disegno di legge apposito. «Non diciamo che risolveremo tutta la questione delle stabilizzazioni - precisa La Spisa - ma faremo una proposta per continuare a lavorare per il superamento del precariato». «Per noi è un punto irrinunciabile», rimarca Luciano Uras, capogruppo dei Comunisti-Sinistra sarda-Rossomori: «Contando Abbanoa, stiamo parlando del futuro di alcune migliaia di lavoratori. La Giunta si è impegnata a presentare la legge prima della pausa estiva: se ci sarà la reale volontà di affrontare il problema, collaboreremo». Oggi i lavori in aula riprenderanno con l'articolo 2, ma è probabile che ci sarà battaglia soprattutto sul terzo, dedicato alle misure di contrasto della povertà. Gli emendamenti da discutere, comunque, non sono moltissimi: c'è l'urgenza di approvare subito la legge, per uscire da un lunghissimo esercizio provvisorio di bilancio.

Precari nella P.A., per la FP CGIL “falsi i dati del ministero”, si prevede “licenziamento di massa”

Oltre 60 mila lavoratori dal primo luglio di quest´anno, altrettanti nei successivi dodici mesi, fino a un totale di 200 mila persone nel 2011. Sono i precari del pubblico impiego (senza contare scuola e università, altrimenti la somma sarebbe di 400 mila) che perderanno il posto a causa dello stop alle stabilizzazioni imposto dal governo. A lanciare l´allarme è la Funzione pubblica Cgil, che oggi (5 maggio) ha presentato le proprie stime in risposta a quelle fornite dal ministro Brunetta. Oggetto del contendere è un collegato alla manovra economica di Tremonti, per l´esattezza l´articolo 7 del disegno di legge 1167: qualora venisse approvato definitivamente le amministrazioni non potranno più rinnovare i contratti dei precari dopo 36 mesi. Visto che le casse dello stato non ridono, e considerando i vincoli imposti dai patti di stabilità, la logica conseguenza è che tutti questi lavoratori rimarranno a casa e i servizi che forniscono spariranno. Almeno quelli pubblici.
“Il fatto più allarmante – sottolinea il leader degli statali Cgil, Carlo Podda – è proprio questo licenziamento di massa. Senza gli addetti a tanti servizi essenziali, a chi bisognerà rivolgersi? Stiamo parlando di maestre d´asilo, infermieri, vigili del fuoco”. In sostanza, osserva il numero uno della Fp, “mentre il ministro Brunetta continua a sminuire questo fenomeno per renderlo socialmente più accettabile, il governo rivela un suo preciso disegno politico, cioè quello di favorire il settore privato. Ma quale credibilità – si chiede Podda – può avere un esecutivo che decide di mandare a casa i propri dipendenti?”. Il sindacalista ha anche fatto sapere che la Cgil sta negoziando con le Regioni per un “accordo che preveda la proroga dei tre anni nei rapporti di lavoro per precari” che potrà riguardare sia la sanità sia gli enti locali: “Non abbiamo abbandonato l´idea di stabilizzazione occupazionale – ha precisato – ma ora dobbiamo lottare per evitare che si perdano posti”.
LE CIFRE. Lo strumento più efficace per quantificare il numero dei precari, utilizzato anche dal Mef per le previsioni di spesa di finanza pubblica, è il Conto Annuale della Ragioneria Generale dello Stato. Stando a questa fonte il totale dei precari nei settori di riferimento della sola Funzione pubblica (quindi esclusi gli enti di ricerca, scuola, università e Conservatori) ammonta a 201.716 unità così suddivise: 102.388 lavoratori a tempo determinato, 11.321 interinali, 4.307 in formazione lavoro, 25.164 lavoratori socialmente utili, 58.536 collaborazioni. Quanto alle stabilizzazioni, nel 2007 risultano assunti 10.982 lavoratori della Pubblica amministrazione e altri 38.956 risultano gli aventi diritto.
Secondo Brunetta in questo scenario i precari stabilizzabili sarebbero soltanto 24 mila. Ma il monitoraggio fatto dal ministero della Pubblica amministrazione, dice la Cgil, “è parziale, pressappochista e strumentale” poiché censisce “meno della metà degli enti che risultano dal Conto Annuale, 4.027 contro 9.903”. Di più. Non tiene conto di molti precari solo perché le loro amministrazioni non hanno risposto a quel questionario (non obbligatorio). Tra di loro Andrea, dirigente della Asl di Viterbo “a termine” da cinque anni; Alessia, dell´ufficio immigrazione della Questura di Roma e precaria da quattro; Lorena, da 17 anni alla Croce Rossa senza mai vedere un contratto a tempo indeterminato. La Fp Cgil ha voluto far parlare anche loro durante la conferenza stampa che si è svolta alla Casa del Cinema, per dimostrare con i volti, oltre che con le cifre, la difficoltà di lavorare quando si è considerati “invisibili”.
PRECARIO-DAY. Per accendere i riflettori su questo tema la Fp ha anche deciso di promuovere una “Giornata nazionale del precario”. La data, scelta non a caso, è il 30 giugno prossimo. “Vedremo – ha spiegato Podda – in che modo e in che forma articolare questa giornata. Ci sarà una manifestazione nazionale ma non nella forma tradizionale, vogliamo mettere insieme oltre a lavoratori e lavoratrici anche gente di spettacolo”. Con un invito agli altri confederali: “Se riuscissimo a farlo anche con i nostri amici di Cisl e Uil saremmo contenti, almeno su questo non ci dovrebbero essere divisioni. Altrimenti lo faremo lo stesso, non possiamo condannarci all´immobilismo” per scelte di altri.

Brunetta: «La parola precari mi fa venire l'orticaria. Mi fa schifo chi li mitizza»


Il Messaggero
- «Li chiamerei lavoratori flessibili e non precari, perchè la parola precario mi fa venire l'orticaria», è una delle battute del ministro della Pubblica Amministrazione e Innovazione, Renato Brunetta, a margine della presentazione al Cnel dei dati del monitoraggio sul lavoro flessibile nella P.a..
«Mi fa schifo chi mitizza i precari». «La mitizzazione del precario -ha ribadito Brunetta- non mi piace. Io stesso ho fatto il precario tanti anni all'università e non amo certo questo periodo, ma fare del precario una 'classè, come fa certa letteratura o certa filmografia, non è certo giusto». «Chi mitizza la figura del precario con attività sindacale, letteraria o filmografica, mi fa letteralmente schifo e mi fa venire l'orticaria». Così il ministro della Funzione pubblica, Renato Brunetta, a proposito delle critiche avanzate oggi dalla FP-Cgil sul monitoraggio del ministero della Funzione pubblica accusato di contenere numeri «truccati».
Secondo Brunetta (intervenuto oggi al Cnel), infatti, mitizzare la figura del precario è «una strumentalizzazione politica». I precari, ha aggiunto, «non possono e non devono essere una classe sociale, ma una forma di passaggio. Chi li mitizza lo fa sulla pelle di questi giovani».
No a numeri a caso. Il ministro ha insistito nell'affermare che «non è utile sparare numeri a vanvera pensando che così si tutelino meglio i lavoratori. La loro tutela sta nel dire le cose come stanno. La nostra intenzione è quella di capire e far capire al Parlamento che deve legiferare. Buttare lì numeri, congestionare il dibattito o lanciare anatemi non serve a nessuno, certo non serve ai lavoratori con contratto di lavoro flessibile».
Brunetta: sono 10-15mila unità Brunetta (che oggi ha presentato al Cnel il monitoraggio dei contratti di lavoro flessibile nella pubblica amministrazione già inviato al Parlamento) ha voluto lanciare un messaggio di «tranquillità e sicurezza» per quei lavoratori precari che hanno i requisiti per essere regolarizzati. Il fenomeno, tuttavia, ha precisato lo stesso ministro, non riguarda cento o duecentomila unità ma 10-15 mila, esclusa la regione Sicilia. «Non è certamente colpa dell'orrido Brunetta - ha aggiunto - se questi lavoratori non sono regolarizzati, ma ci sono altri problemi che ancora non conosciamo. Sarei felice di vedere avviati i processi di regolarizzazione, ma il problema è che ci sono enti che ancora non sono riusciti a farlo o non hanno voluto».
Ministro: monitoraggio fatto onestamente. Il ministro ha confermato, quindi, la validità del monitoraggio del suo ministero. «Ovviamente lascio al signor Podda la responsabilità di quello che dice, il monitoraggio è stato fatto con onestà e la massima trasparenza possibile e con una metodologia aggiornata». Il ministro ha anche reso noto che Palazzo Vidoni sta mettendo in piedi con il Cnel e l'Istat un sistema stabile di monitoraggio su questo fronte.
Allarme precari della Cgil. A lanciare l'allarme sui precari nella pubblica amministrazione era stata la Cgil. Dal primo luglio - è la stima del sindacato di categoria Fp - in 60 mila perderanno il posto a causa della norma, all'esame del Parlamento, che blocca i percorsi di stabilizzazione dei rapporti di lavoro. Ma il numero è destinato a salire: nel 2010 si arriverà ad oltre 120 mila unità fino a giungere nel 2011 a 200 mila. In una conferenza stampa, il sindacato ha sottolineato che in base alla «strategia del governo, tutto il personale precario, a prescindere dal possesso dei requisiti per la stabilizzazione, non vedrà rinnovato il proprio contratto». Insomma, per l'organizzazione guidata da Carlo Podda, si assisterà nei prossimi mesi ad un «licenziamento in massa». E alla «perdita di una singola unità lavorativa, in settori come la sanità o il socio-assistenziale, corrisponderà un'assenza di organico difficilmente colmabile. In questi casi, la cessazione del rapporto di lavoro corrisponderà con quella del servizio».
Le cifre del sindacato. Sempre secondo dati forniti dal sindacato, sulla base del Conto Annuale della Ragioneria Generale, il totale del personale precario nell'intera P.A. è di 440.920 unità, considerando invece i soli comparti di riferimento della sola Funzione Pubblica Cgil (quindi esclusi gli enti di ricerca, la scuola e università) ammonta a 201.716 unità (102.388 lavoratori a tempo determinato, 11.321 lavoratori interinali, 4.307 lavoratori in formazione lavoro, 25.164 lavoratori socialmente utili, 58.536 collaborazioni). Nel 2007 le stabilizzazioni hanno interessato 10.982 lavoratori della pubblica amministrazione, mentre altri 38.956 sono i cosiddetti aventi diritto.
Critiche al monitoraggio del Ministero. La Fp è tornata, quindi, a criticare il monitoraggio fatto dal ministero della Pubblica Amministrazione giudicandolo «parziale, pressappochista e strumentale» che censisce «meno della metà degli enti censiti dal Conto Annuale: 4027 contro 9903)». E che, ancora, non tiene conto, per esempio, dei precari tra i vigili del fuoco, della Croce Rossa o della Protezione Civile. Si punta a «ridimensionare il fenomeno - è la tesi della Fp - per rendere socialmente più accettabile lo stop alle stabilizzazioni, il cui percorso era stato avviato dal precedente governo». Sotto accusa lo stesso criterio «con il quale il questionario è stato formulato, laddove la richiesta riguardava le unità di personale che gli enti 'intendono stabilizzare e non il loro fabbisogno».

Brunetta: "La parola 'precario' mi fa venire l'orticaria"


(Adnkronos/Labitalia) - ''Li chiamerei lavoratori flessibili e non precari, perché la parola 'precario' mi fa venire l'orticaria''. Così il ministro della Pubblica Amministrazione e Innovazione, Renato Brunetta, a margine della presentazione al Cnel dei dati del monitoraggio sul lavoro flessibile nella P.a., ha criticato l'uso del termine 'precario'. ''La mitizzazione del precario -ha ribadito Brunetta- non mi piace. Io stesso ho fatto il precario tanti anni all'università e non amo certo questo periodo, ma fare del precario una 'classe', come fa certa letteratura o certa filmografia, non è certo giusto''.
Anzi, per il ministro le distorsioni non finiscono qui. ''Non c'è -ha affermato Brunetta- un'intera generazione precaria, ma esistono solo alcune sacche di persistenza nel precariato e bene ha fatto Damiano a mettere il vincolo dei tre anni. Ma -ha concluso- nella P.a. non vorrei che col sistema delle proroghe si possa andare avanti a vita''. E tuttavia per il ministro è bene sapere che ''nel pubblico impiego non può essere che o si entra a tempo indeterminato o non c'è spazio per il lavoro flessibile, perché, invece, di quest'ultimo c'è bisogno''.

Brunetta: basta con film e libri che mitizzano i precari

Il caso «Non si specula sulla pelle dei giovani». Alt a Facebook in ufficio

Corriere della Sera - ROMA — Non piace al mini­stro della Funzione pubblica, Re­nato Brunetta, la «mitologia» del precario che tanta filmografia e letteratura ha ispirato nell’ulti­mo decennio. Per essere precisi, gli fa «letteralmente schifo», quando non gli «fa venire l’ortica­ria ». «I precari - ha spiegato il mi­nistro - non possono e non devo­no essere una classe sociale, ma una forma di passaggio». Ma l’or­ticaria, al ministro, la fa venire anche Facebook, che vuole toglie­re ai dipendenti pubblici.
L’attacco alla «mitologia» del precariato, che a prima vista po­teva apparire diretto soltanto a un fenomeno che speculerebbe «sulla pelle dei giovani», finisce per colpire la Cgil Funzione pub­blica che ieri ha presentato i dati sui lavoratori flessibili nella pub­blica amministrazione. L’indagi­ne, condotta sui dati della Ragio­neria Generale dello Stato, regi­stra un numero di precari pari a 440.920. Di questi, è stato spiega­to, 60 mila rischiano di subire lo stop alle stabilizzazioni a partire da luglio, sempre che venga ap­provata «la norma sulla quale si basa la strategia del governo».
La polemica parte da lontano. Da quando Brunetta ha iniziato un monitoraggio sui contratti flessibili nella pubblica ammini­strazione e sulla loro regolarizza­zione, i cui primi esiti sono stati pubblicati a fine aprile: 34.267 precari regolarizzabili, più della metà in Sicilia. «Il fenomeno - si concludeva - risulta assoluta­mente nei limiti fisiologici», vi­sto che «nella grande maggioran­za dei casi le amministrazioni hanno posti in pianta organica e risorse economiche sufficienti» per stabilizzare. Ma per Carlo Podda, segretario generale Fp-Cgil, il monitoraggio sarebbe «strumentale, perché una volta ridimensionato il fenomeno del precariato nei numeri, risulterà socialmente più accettabile l’in­terruzione del processo di stabi­lizzazione avviato dal precedente governo». Brunetta ieri ha respin­to l’addebito. E ha annunciato che il monitoraggio non sarà più precario ma stabile.

BRUNETTA: "AGLI STATALI VERRÀ TOLTO FACEBOOK"


«Sto predisponendo un sistema di filtraggio che impedisca ai dipendenti pubblici di andare su Facebook». Lo ha annunciato il ministro per la Pubblica Amministrazione e Innovazione Renato Brunetta in un'intervista all'emittente televisiva Roma Uno. «Sembra che uno dei luoghi di maggior utilizzo del famoso social network siano proprio le postazioni pubbliche - ha spiegato Brunetta - quindi stiamo mettendo a punto un progetto che non ha nulla di vessatorio ma che vuole impedire di spendere soldi della collettività in modo non corretto». A proposito della sua pagina su Facebook il ministro ha detto di aver raggiunto oltre cinquantamila contatti: «È una bellissima esperienza perchè permette di fare i conti con un pubblico amico ma anche molto esigente e di tenere i piedi per terra».

BRUNETTA: STOP A CHI MITIZZA I PRECARI «Chi mitizza la figura del precario con attività sindacale, letteraria o filmografica, mi fa letteralmente schifo e mi fa venire l'orticaria». Così il ministro della Funzione pubblica, Renato Brunetta, a proposito delle critiche avanzate oggi dalla FP-Cgil sul monitoraggio del ministero della Funzione pubblica accusato di contenere numeri «truccati». Secondo Brunetta (intervenuto oggi al Cnel), infatti, mitizzare la figura del precario è «una strumentalizzazione politica». I precari, ha aggiunto, «non possono e non devono essere una classe sociale, ma una forma di passaggio. Chi li mitizza lo fa sulla pelle di questi giovani». Il ministro ha insistito nell'affermare che «non è utile sparare numeri a vanvera pensando che così si tutelino meglio i lavoratori. La loro tutela sta nel dire le cose come stanno. La nostra intenzione è quella di capire e far capire al Parlamento che deve legiferare. Buttare lì numeri, congestionare il dibattito o lanciare anatemi non serve a nessuno, certo non serve ai lavoratori con contratto di lavoro flessibile».

martedì 5 maggio 2009

Ricetta made in China contro la crisi: fumare il più possibile

Chissà se Brunettolo non la farà sua.....

Il fumo fa male, ormai lo sanno anche i sassi. Ma forse non i cinesi. I quali hanno trovato la soluzione per combattere la crisi: tutti i dipendenti della pubblica amministrazione dovranno fumare d'ora in poi quante più sigarette possibile.
L'ordine è stato dato dale autorità della provincia di Hubei, nella Cina centrale. E' stato anche stabilito un obiettivo da raggiungere, altro che storie: entro il 2009 si dovranno fumare oltre quattro milioni e mezzo di cicche, ovvero 230mila pacchetti. E chi sgarra, rischia una multa salatissima, molto peggiore di quella riservata ai fannulloni di casa nostra.
Le autorità hanno previsto una quota minima individuale che, in nome della Patria, quando possibile potrà esser comunque superata. Insomma, sta al patriottismo e al buon cuore di ciascuno. Il sacrificio della popolazione, ha spiegato Chen Nianzu, funzionario presso la provincia di Hubei, "servirà a rafforzare l'economia locale attraverso la tassa sul tabacco". Chissà che cosa ne pensa il ministro Brunetta...

Pubblica Amministrazione. Taglio di 5,3 mld annui per le imprese

Ha raggiunto quota 5,3 miliardi l'anno il taglio ai costi della burocrazia che si tradurranno in risparmi per le imprese nelle aree del Lavoro, della Previdenza e della Prevenzione incendi. A darne conto in una conferenza stampa appositamente convocata a palazzo Chigi, i ministri del Welfare, Maurizio Sacconi e della Funzione pubblica, Renato Brunetta che hanno quindi illustrato i primi risultati del "Tagliaoneri" (introdotto dal decreto legge n. 112 del 2008) per ridurre i costi della burocrazia e favorire il recupero di competitività del paese. "Nel complesso - hanno spiegato - gli interventi programmati comporteranno: un risparmio di circa 700 milioni di euro nell'area Lavoro e previdenza, che si aggiungono ai circa 4,1 miliardi già tagliati con il d.l. n. 112/2008, per un totale di 4,8 miliardi di euro l'anno (con una riduzione del 48% dei costi); un risparmio di oltre 500 milioni di euro l'anno nell'area Prevenzione incendi (con una riduzione del 37% dei costi)". In che modo si è potuto individuare cosa tagliare? "Grazie alla misurazione dei costi amministrativi per le imprese, realizzata dal Dipartimento della Funzione Pubblica con l'assistenza tecnica dell'Istat - hanno chiarito i due ministri - sono state individuate le procedure più costose da semplificare e sono stati quindi adottati i piani per ridurre di almeno il 25% gli oneri (in linea con gli obiettivi assunti in sede comunitaria). La novità del metodo è nella logica di risultato: in vista del taglio dei costi, i piani di riduzione degli oneri adottano le misure organizzative, tecnologiche e normative e definiscono tempi e responsabilità per la loro realizzazione". Con il nuovo meccanismo di semplificazione, hanno argomentato Sacconi e Brunetta, sono stati completati "in tempi rapidi i piani di riduzione nelle prime due aree di regolazione pubblica: Lavoro e previdenza e Prevenzione incendi". E, "grazie alla previsione di un sistema stringente di monitoraggio e pubblicità dei risultati, sia i cittadini che le imprese disporranno di bilanci periodici sulle iniziative realizzate con la collaborazione delle associazioni imprenditoriali". Sono attesi per le prossime settimane nuovi risultati del Taglia-oneri, nell' area Beni culturali. Prosegue, nel frattempo, l'impegno del Dipartimento per la Funzione Pubblica nella misurazione degli oneri nell'area Ambiente e Fisco e per il completamento della misurazione in tutte le materie di competenza statale. In ogni caso, hanno rimarcato entrambi con forza, nessuno dei tagli "toccherà diritti e tutele". "C'è ancora moltissimi da tagliare - ha annunciato Brunetta - Proseguiremo con questo ritmo fino al 2012 quando arriveremo a decine di miliardi di tagli che, naturalmente, non entreranno direttamente nelle tasche di imprese e famiglie ma alleggeriranno il peso della burocrazia su di loro e renderanno l'economia italiana più agile e flessibile. Ovviamente - ha aggiunto - questo dovrà portare un cambio di mentalità anche nei confronti di coloro che avevano intermediato rispetto a questo fino ad oggi, vale dire consulenti del lavoro, avvocati, tecnici, ingegneri che sino ad oggi avevano intermediato per risolvere i problemi di una cattiva burocrazia natuturamente facendosi pagare. Il cittadino fino ad ora, quindi, ha pagato 2 volte. Prima le tasse a fronte di servizi che non sono arrivati e poi il consulente che lo aiutasse ad avere quei servizi non ottenuti".

OCCUPAZIONE, CGIL: NEL LAZIO OLTRE 6.000 PRECARI SETTORE PUBBLICO

Una "giornata del precario" a Roma il prossimo 30 giugno. Lo ha annunciato il segretario nazionale della Cgil funziona pubblica Carlo Podda durante la conferenza stampa di presentazione dei numeri del precariato all'interno del comparto pubblico che si è tenuta questo pomeriggio alla Casa del Cinema. Il segretario regionale della funzione pubblica del Lazio, Gianni Nigro ha sottolineato che nel Lazio i precari nei comparti della funzione pubblica, università, ricerca e scuola "sono oltre 6mila il settore più colpito è quello della sanità: fra le 2.800 e le 3mila persone di cui 1.200 circa medici. Solo all'Asp sono 155".

P.a.: Fp Cgil, 30 giugno precario-day

Il 30 giugno sara' la giornata del precariato. Ad annunciarlo e' stato il segretario generale della Fp Cgil, Carlo Podda, nel corso di una conferenza stampa in cui ha presentato i dati sul precariato nel settore della pubblica amministrazione. "Vedremo - ha spiegato Podda - in che modo e in che forma articolare questa giornata. Ci sara' una manifestazione nazionale ma non nella forma tradizionale, vogliamo mettere insieme oltre a lavoratori e lavoratrici anche ad esempio gente di spettacolo. E' un evento - ha aggiunto - su cui vogliamo richiamare l'attenzione dell'opinione pubblica". Insomma, ha continuato il leader del sindacato, possiamo
chiamarlo il "precario-day". Infine un auspicio e cioe' che partecipino anche gli altri confederali: "se riuscissimo - ha concluso - a farlo anche con i nostri amici di Cisl e Uil, saremmo contenti. Almeno su questo non ci dovrebbero essere divisioni".

P.a.: Fp Cgil, i precari sono 440.920

In una conferenza stampa, il sindacato Fp Cgil ha sottolineato che in base alla 'strategia del governo, tutto il personale precario della pubblica amministrazione, a prescindere dal possesso dei requisiti per la stabilizzazione, non vedra' rinnovato il proprio contratto'. Insomma, per l'organizzazione guidata da Carlo Podda, si assistera' nei prossimi mesi ad un 'licenziamento in massa'. E alla 'perdita di una singola unita' lavorativa, in settori come la sanita' o il socio-assistenziale, corrispondera' un'assenza di organico difficilmente colmabile. In questi casi, la cessazione del rapporto di lavoro corrispondera' con quella del servizio'.
Sempre secondo dati forniti dal sindacato, sulla base del Conto Annuale della Ragioneria Generale, il totale del personale precario nell'intera P.A. e' di 440.920 unita', considerando invece i soli comparti di riferimento della sola Funzione Pubblica Cgil (quindi esclusi gli enti di ricerca, la scuola e universita') ammonta a 201.716 unita' (102.388 lavoratori a tempo determinato, 1.321 lavoratori interinali, 4.307 lavoratori in formazione lavoro, 25.164 lavoratori socialmente utili, 58.536 collaborazioni). Nel 2007 le stabilizzazioni hanno interessato 10.982 lavoratori della pubblica amministrazione, mentre altri 38.956 sono i cosiddetti aventi diritto.
La Fp e' tornata, quindi, a criticare il monitoraggio fatto dal ministero della Pubblica Amministrazione giudicandolo 'paziale, pressappochista e strumentale' che censisce 'meno della meta' degli enti censiti dal Conto Annuale: 4027 contro 9903)'. E che, ancora, non tiene conto, per esempio, dei precari tra i vigili del fuoco, della Croce Rossa o della Protezione Civile. Si punta a "ridimensionare il fenomeno - e' la tesi della Fp - per rendere socialmente piu' accettabile lo stop alle stabilizzazioni, il cui percorso era stato avviato dal precedente governo'. Sotto accusa lo stesso criterio 'con il quale il questionario e' stato formulato, laddove la richiesta riguardava le unita' di personale che gli enti 'intendono stabilizzare e non il loro fabbisogno'.

Precari: Cgil, 200mila licenziamenti entro il 2011 nella pubblica amministrazione

Nuovo allarme della Cgil sui precari nella pubblica amministrazione. Dal primo luglio - è la stima del sindacato di categoria Fp - in 60 mila perderanno il posto a causa della norma, all'esame del Parlamento, che blocca i percorsi di stabilizzazione dei rapporti di lavoro. Ma il numero è destinato a salire: nel 2010 si arriverà ad oltre 120 mila unità fino a giungere nel 2011 a 200 mila.

MERITOCRAZIA!!!

Come per la riforma della scuola - "libro e moschetto... scolaro perfetto" voluta dalla Gelmini - "il vecchio" si appresta ad avviluppare anche ciò che resta delle rovine della Pubblica amministrazione, per portarla indietro di mezzo secolo, dissotterrando la spada di Damocle delle "note di qualifica"! In ogni pubblico ufficio, infatti, oltre alle colorate quanto inutili "faccine" di mister br, faranno ben presto il loro debutto le "TRE FASCE" meritocratiche che suddiveranno gli Statali - come se le attuali divisioni non bastassero - in una sorta di classifica dei dipendenti che va dal più bravo, a quello così e così, fino al meno bravo. Sulla base di questa graduatoria si decideranno gli stipendi, le promozioni, le carriere e le distribuzioni di eventuali premi di produttività. Tanto prevede la bozza del decreto che il ministro Brunetta sta per portare in Consiglio dei ministri. Leggendo il testo si capisce che gli obiettivi di mister br sono due: primo, ridurre il potere d'intervento del sindacato, che d'ora in poi avrà molta meno voce in capitolo sui salari, sulle norme disciplinari, sull'organizzazione del lavoro; secondo, obbligare le amministrazioni a distribuire le risorse in modo molto... "differenziato", cioè dare tanti soldi ad alcuni e pochi ad altri secondo la vecchia logica di potere del dividi et impera, invece secondo il governo, per rimediare alla disfunzione dei cosiddetti "premi a pioggia", uguali per tutti! Per questo il decreto vuole istituire le "Classifiche del Merito". Al termine di un anno di lavoro, tutto il personale verrà "giudicato(!?)" secondo i risultati individuali e si creerà così una graduatoria. Il 25% dei dipendenti che si trovano ai primi posti della classifica riceveranno il premio per intero. Il 50% della fascia centrale avrà il premio dimezzato. Il 25% che finisce in fondo alla classifica non avrà niente. Ma chi sarà chiamato a stilare le classifiche? Chi sarà nel pubblico impiego a dare i voti in pagella? In alcuni articoli del provvedimento si evince che la formulazione delle graduatorie dovrebbe spettare ad una sorta di “Organismo per la valutazione”: una specie di commissione che dovrebbe nascere in ogni amministrazione, nominata dal responsabile politico di turno (il ministro, il sindaco, il prefetto, il procuratore capo, il direttore scolastico, il direttore sanitario e così via). Poi sarebbero previsti i "Comitati dei garanti", che dovrebbero esprimere un parere ogni volta che un dirigente viene rimosso dall'incarico, ed infine l'"Autorità indipendente" per la valutazione. Il condizionale quando si parla del governo berlusconi e dei suoi collaboratori è d'obbligo! L'unica cosa certa è che la sola "Autorità indipendente" - per non parlare del magna-magna di commisioni e sottocomissioni che si verrebbero a creare - costerà ai contribuenti ben 4 milioni l'anno, e i suoi cinque membri nominati da governo e Parlamento riceveranno uno stipendio di 300 mila euro l'anno. Ma poi, in altri passaggi del decreto, si legge pure, in maniera maliziosamente equivoca, che "il compito di giudicare il lavoro dei dipendenti spetta ai dirigenti loro diretti superiori". M a tornando a bomba, le classifiche non serviranno solo a distribuire il salario accessorio. Il giudizio annuale inciderà anche sulle promozioni, gli avanzamenti economici, l'assegnazione di incarichi, l'accesso a corsi di formazione, insomma una vera e propria lottizazione politica della P.A., un pò come avvine per mamma-Rai! Saranno inoltre istituiti alcuni premi speciali: uno si chiamerà “bonus delle eccellenze”, un altro “premio all'innovazione”. I primi classificati di ciascuna amministrazione , gli eletti, non si sa bene da chi, come e con quali criteri, potranno anche candidarsi a una sorta di selezione nazionale, per ottenere un ulteriore premio. Insomma "I PRIMI" in classifica dovrebbero avere "due palle" così e andare direttamente in finale di Champions League!!! E i sindacati in tutto questo che ruolo giocano? Quando il decreto entrerà in vigore i sindacati del pubblico impiego conteranno molto meno di prima. Lo spazio della contrattazione viene ridotto, molte cose saranno decise per legge. Per i contratti nazionali diventa vincolante il parere della Corte dei conti, mentre gli accordi integrativi raggiunti nelle singole amministrazioni potranno essere bocciati dal ministro della Funzione pubblica. Non solo, ma per le norme siglate nei contratti costituirà in qualche modo un limite anche “l'autonoma decisione definitiva” del dirigente. Viene infine istituita una regola di incompatibilità fra attività sindacale e dirigenza: gli ex sindacalisti non potranno essere nominati alla guida di un ufficio, né potranno entrare nei vari organismi di valutazione. Ma non finisce mica qui. La bozza del decreto Brunetta prevede una riduzione molto drastica del numero di contratti nazionali: resterebbero soltanto due grandi accordi, uno per lo Stato centrale e un altro per le amministrazioni decentrate. In altre parole non esisterebbe più il contratto della scuola, perché verrebbe unito a quelli dei ministeri, delle agenzie fiscali, degli enti previdenziali. Né ci sarebbe più il contratto della sanità, accorpato a quello di comuni, province e regioni. Ma al tempo stesso all'interno dei due grandi accordi nazionali, però, si dovrebbero prevedere delle "sezioni", per salvaguardare le "specificità" di ciascun comparto. Insomma una gran confusione. Un gran polverone. Un gran baccano. Tanto rumore per "coprire" le prossime "porcate" tra le quali, non bisogna avere la sfera di cristallo per azzardarne la previsione, che mister br non si dimetterà mai! E poi, ammesso e non concesso che il decreto vada in porto così com'è, chi controllerà il controllore? Semplice: lo stesso che giudicherà l'operato di mister br!

Brunetta ti cambia la PA con uno... ‘smile’

Il ministro a Ferrara per presentare il suo libro e sostenere Dragotto

Socialista della prima e ultima e ultimissima ora, esperto – come assicura lui stesso - di economia del lavoro, rivoluzionario. Il ministro Renato Brunetta si presenta così davanti al numeroso pubblico, accorso alla sala conferenze per ascoltare il suo intervento. Il professore è a Ferrara in una triplice veste: quella di Ministro della Funzione Pubblica, di esponente azzurro a sostegno del candidato sindaco Giorgio Dragotto e anche di scrittore, dato che ha più volte citato – strano ma vero - il proprio libro “Rivoluzione in corso”, recentemente pubblicato. Dopo l’introduzione, dedicata al programma di mandato del candidato forzista, Brunetta parla a ruota libera, incalzato dalle domande di Mario Fornasari. L’argomento di punta non può che essere il processo di trasformazione della pubblica amministrazione, che il ministro ha in mente di attuare. “Tutti siamo a conoscenza dei problemi annosi della burocrazia italiana – spiega Brunetta - Io ho cercato di porvi un freno, ottenendo già ora buoni risultati. Tra i principali obiettivi che si pone la riforma i tempi certi per l’acquisizione degli atti che il cittadino richiede. Se questi tempi non vengono rispettati, può scattare la class action nei confronti dell’amministrazione inadempiente. Non solo. Per sbrigare le pratiche burocratiche, il Governo ha raggiunto l’accordo con tabaccherie, poste, banche, per effettuare quelle operazioni che prima richiedevano code agli sportelli pubblici. A breve faremo in modo che anche dagli uffici della propria azienda sarà possibile richiedere e ottenere pratiche della P.A. E ancor prima sarà introdotto il certificato medico elettronico e altri atti, acquisibili attraverso la rete, senza muoversi da casa e con zero spreco di carta”. Il ministro è un fiume in piena, il tono è quello confidenziale, la platea apprezza l’esposizione chiara di ciò che Brunetta ha fatto e ciò che si propone di attuare. Fornasari, provocandolo, gli ricorda che numerosi quotidiani lo hanno etichettato come “guaritore”, dopo che sono stati pubblicati i dati sul drastico calo dell’assenteismo nel pubblico. “All’inizio, quando è stato approvato il decreto, ho ricevuto una marea di insulti, anche personali, rivolti da conservatori di sinistra come Eugenio Scalari, Furio Colombo e tanti altri radical chic. Poi i fatti mi hanno dato ragione, visto che i provvedimenti che ho adottato hanno colpito i dipendenti pubblici maggiormente assenteisti, che hanno perso privilegi incompatibili con la loro condotta, e premiando invece quelli che producono e raggiungono obiettivi significativi. A contestare il provvedimento e il sottoscritto è rimasta solo la Cgil, che non si rende conto che con questa lotta faziosa continua a perdere sempre più iscritti”. Poi, tra aneddoti autoironici sul suo stato di trepidazione antecedente alla nomina di ministro e le prime gaffes dovuta all’inesperienza nelle vesti di autorità, Brunetta affronta altri temi caldi, come il referendum di fine giugno. “Sono stato tra i primi firmatari del referendum – precisa - e come tale andrò alle urne a votare sì.” E sul rapporto a volte delicato col partito di Bossi spiega: “la Lega è un alleato leale e serio. A volte forse un po’ ruvido. Spesso capita che ci sia un sano antagonismo con il Pdl sul versante delle elezioni locali. Ma con Bossi c’è un ottimo rapporto quando si parla di riforme. Questo governo a breve varerà il federalismo fiscale, poi toccherà alla mia riforma del sistema amministrativo e burocratico dello Stato. Due novità capaci, da sole, di cambiare faccia al Paese”. Brunetta conclude con un simpatico appello a vantaggio del candidato del Pdl. “Se sono qua è perché faccio il tifo per Giorgio. Se vince gli farò adottare gli smiles all’interno dell’amministrazione comunale. Ma badate bene, le riforme per migliorare la pubblica amministrazione non sono né di destra, né di sinistra. Sono, come diceva un grande socialista come Brodolini, a vantaggio di una parte sola: quella del cittadino”.

Il ministro per la Pubblica amministrazione riferisce al Senato sulla situazione del precariato nella pubblica amministrazione


Nell’ambito dell’esame in sede referente, presso le Commissioni riunite affari costituzionali e lavoro, previdenza sociale, del disegno di legge collegato alla manovra di finanza pubblica n. 1167, recante delega al governo in materia di lavori usuranti, di riorganizzazione di enti, di congedi, aspettative e permessi, nonché misure contro il lavoro sommerso e norme in tema di lavoro pubblico, di controversie di lavoro e di ammortizzatori sociali, già approvato dalla Camera dei deputati, il ministro per la pubblica amministrazione e l’innovazione Brunetta ha riferito sull’attività di monitoraggio dei contratti di lavoro flessibile nelle pubbliche amministrazioni, precisando che l’operazione di censimento del lavoro flessibile rappresenta uno strumento essenziale per individuare adeguati percorsi di regolarizzazione della normativa in materia e per porre conseguentemente termine alle situazioni di incertezza che gravano sui rapporti di lavoro pubblico a contratto. (Si ricorda che il disegno di legge n. 1167 sopprime le disposizioni contenute nelle leggi finanziarie 2007 e 2008, relative ala stabilizzazione dei lavoratori precari nel pubblico impiego).
Nella prospettiva di procedere in tempi adeguati ad un razionale procedimento di stabilizzazione, il ministro ha precisato che l’indagine compiuta è stata particolarmente complessa, poiché negli ultimi tre anni non è stato effettuato alcun tipo di monitoraggio del fenomeno. Le amministrazioni che hanno comunicato i propri dati – richiesti tramite un questionario spedito per via telematica - rappresentano in termini di popolazione di riferimento oltre il 90 per cento per Regioni, aziende sanitarie, Comuni capoluogo, nonché per tutti i maggiori enti di ricerca. La rilevazione ha interessato oltre il 90 per cento del personale in possesso dei requisiti per la regolarizzazione.
Nella grande maggioranza dei casi – ha quindi affermato il Ministro - , le amministrazioni con personale regolarizzabile hanno risorse economiche adeguate e posti in pianta organica sufficienti per procedere alla regolarizzazione, Tali amministrazioni hanno dichiarato un interesse elevato, seppur non totale, all’assunzione di quanti sono in possesso dei requisiti.
Nel complesso, i dati raccolti confermano una tendenziale maggiore rilevanza del fenomeno nelle regioni del Sud: in particolare, il dato della Sicilia si presenta particolarmente anomalo, dal momento che i lavoratori siciliani rappresentano da soli oltre il 54 per cento del personale che viene dichiarato regolarizzabile, a fronte di una disponibilità in dotazione organica di molto inferiore. Peraltro, i dati delle amministrazioni siciliane sono stati elaborati separatamente da quelli complessivi, per ragioni connesse ai diversi requisiti previsti da specifiche leggi regionali. Inoltre, escludendo il settore della scuola, che non è stato preso in esame dalla ricerca, la maggioranza del personale in possesso dei requisiti opera presso i Comuni e, in misura di poco inferiore, presso le aziende sanitarie.
Il senatore Nerozzi (Pd), premesso di essere in possesso di dati che forniscono indicazioni molto diverse rispetto a quelle comunicate dal Ministro, ha sottolineato la necessità di attendere quelli che a breve verranno resi pubblici dalla Ragioneria generale dello Stato.
Dopo che il presidente Giuliano ha dato conto di ulteriori emendamenti presentati ai relatori, e riaperto conseguentemente il termine per la presentazione di sub emendamenti, spostato a martedì 5 maggio alle ore 16, il seguito dell’esame è stato rinviato.

lunedì 4 maggio 2009

Stabilizzazione ISPRA


E' stata disposta l'assunzione con contratto a tempo pieno ed indeterminato del personale ex APAT ed ex ICRAM in possesso dei requisiti utili ai fini della stabilizzazione; tutti i contratti avranno decorrenza 1 giugno 2009.

Brunetta contro i fannulloni: “I dipendenti pubblici sono con me”

La maggioranza dei dipendenti pubblici è d'accordo con la lotta anti-fannulloni del ministro per la Pubblica amministrazione Renato Brunetta. Lo ha detto lo stesso ministro, intervistato stamane a Canale 5. Bordata alla Cgil: “Non porta in piazza più nessuno”

"Domani o dopodomani - ha affermato Brunetta - pubblico un sondaggio in cui si dice che il 52% dipendenti pubblici approva quello che sto facendo, mentre il 30-35% è contrario. Che la maggioranza dei lavoratori pubblici che sono oggetto delle mie cure dica di sì mi fa ben sperare che abbiamo di fronte ancora un corpo sano, che vuole migliorare servizi a cittadini". A giudizio del ministro, poi, entro la metà del prossimo anno "si vedranno in maniera sensibile i grandissimi cambiamenti". La Cgil, "come si è visto negli ultimi scioperi generali, non porta in piazza più nessuno". Lo ha affermato il ministro della Pubblica amministrazione, Renato Brunetta, nel corso della trasmissione Panorama del giorno su Canale 5. "Questo vuol dire - ha proseguito il ministro - che la Cgil, al di là degli iscritti che sono per più della metà pensionati e al di là dei soldi che prende dallo Stato per patronati e caf, rappresenta pochissimo il lavoro attivo". Secondo il ministro nella Cgil, e anche negli altri sindacati, ci sono tanti pensionati "perché quando vanno nei caf o nei patronati per avere assistenza il più delle volte si iscrivono per avere lo sconto". Quando poi è il momento di votare, ha continuato facendo riferimento al sondaggio del Sole 24 Ore secondo cui il 44% degli elettori del Pdl sono operai, "votano molto meno per la sinistra e molto di più per il centro-destra, che rappresenta di più i loro interessi".

Brunetta: "Gli statali sono con me"


TGcom -"Il 52% dei dipendenti pubblici approva quello che sto facendo. Solo una minoranza, circa il 30-35%, è contraria". Lo ha sottolineato il ministro della Funzione Pubblica, Renato Brunetta, nel corso della trasmissione Panorama del Giorno su Canale 5, che ha anticipato i dati di un sondaggio che verrà pubblicato a giorni. Una stoccata poi alla Cgil: "Non porta più in piaza nessuno, la metà dei suoi iscritti è fatta da pensionati". ''Questo vuol dire - ha proseguito il ministro - che la Cgil, al di là degli iscritti che sono per più della meta' pensionati e al di là dei soldi che prende dallo Stato per patronati e caf, rappresenta pochissimo il lavoro attivo''. Secondo il ministro nella Cgil, e anche negli altri sindacati, ci sono tanti pensionati ''perche' quando vanno nei caf o nei patronati per avere assistenza il piu' delle volte si iscrivono per avere lo sconto''. Tornando ai dipendenti pubblici il ministro si è detto soddisfatto perché ''Domani o dopodomani pubblico un sondaggio in cui si dice che il 52% dipendenti pubblici approva quello che sto facendo, mentre il 30-35% è contrario. Che la maggioranza dei lavoratori pubblici che sono oggetto delle mie cure dica di si' mi fa ben sperare che abbiamo di fronte ancora un corpo sano, che vuole migliorare servizi a cittadini''. A giudizio del ministro, poi, entro la meta' del prossimo anno ''si vedranno in maniera sensibile i grandissimi cambiamenti'', anche grazie all'introduzione delle nuove tecnologie.

Lavoro ISTAT: Pd, "Scelte del ministro Brunetta del tutto incomprensibili"


"L’Istat comunica che nel mese di febbraio, rispetto allo stesso periodo del 2008, l’occupazione ha un calo del 3,2%, su base tendenziale, al netto della cassa integrazione. Purtroppo, i dati della crisi non accennano ad un miglioramento. Per questo, è ancora più incomprensibile la scelta del ministro Brunetta di procedere, nei fatti, al licenziamento di decine di migliaia di lavoratori precari della Pubblica amministrazione. Il tentativo di attribuire il mancato rinnovo di questi contratti alle normative del governo Prodi è palesemente infondato. Tali normative, al contrario hanno permesso, anche attraverso accordi sindacali stipulati dalle Pubbliche amministrazioni, di stabilizzare migliaia di rapporti di lavoro. Sono, invece, le norme emanate dal governo che prevedono la limitazione delle assunzioni a tempo indeterminato fino ad un tetto massimo del 10% dei rapporti cessati l’anno precedente e l’impossibilità, dopo il 30 giugno 2009, di procedere alla stabilizzazione del personale che ne abbia diritto. Come Partito democratico noi chiediamo al ministro Brunetta di ritirare il disegno di legge 1167, al momento all’esame del Senato, e di non procedere fino a tutto il 2010 ad alcun licenziamento nella Pubblica amministrazione. Di sospendere la previsione dell’articolo 49 del D.L. 112/2008 che impedisce il rinnovo del contratto ai lavoratori precari che nell’ultimo quinquennio abbiano avuto già tre contratti con le amministrazioni dello Stato. Infine, chiediamo che si anticipi la pubblicazione del Conto annuale della ragioneria dello Stato per avere a disposizione dati realistici sui precari". Dichiarazione di Cesare Damiano, responsabile Lavoro del Pd e dei parlamentari Ivano Miglioli e Donella Mattesini.

Crisi economica. I numeri dicono che siamo al lumicino. Ma “papi” è ottimista

Eccoli i soliti Gasparri, quello che parlano sempre e di tutto, quasi sempre a sproposito (per bontà nostra diciamo quasi), il ministro Rotondi e, buon ultimo, ma primo come narratore di bugie, Tremonti, l’intellettuale che, conoscendo poco di economia, si rifugia nella “filosofia”. I numeri che raccontano la situazione in cui si trova il nostro paese danno un quadro a tinte fosche e loro parlano di allarmismo quando qualcuno dall’opposizione osa dire che la situazione è difficile. Sì in fondo potrebbe andare meglio, dicono in coro i berlusconidi, ma poteva anche andare peggio e noi, noi governo, siamo fiduciosi nella ripresa che l’Italia aggancerà. Bene, i numeri che descrivono lo stato del paese, non sono il risultato di elucubrazioni della sinistra estremista che, come è noto, è maestra in allarmismi sempre infondati come dice il capo del governo. No, questi numeri vengono da una sede che Tremonti ben conosce: si tratta infatti della Relazione unificata dell’economia 2009. Tutti gli indicatori economici sono notevolmente peggiori rispetto alla previsioni del governo e del ministro che dell’economia dovrebbe essere il tutore. Il Prodotto interno lordo ( Pil) viaggia ad un –4,2%, il rapporto fra il deficit e il Pil, registra un – 4,6%, il rapporto debito pubblico-Pil tocca la quota di +114,3%, le entrate sono diminuite del 2,1%, per l’occupazione siamo a un –2,6%. Ultimo dato, quello sul quale Berlusconi ha sempre impostato le campagne elettorali e cioè il fisco: è in aumento toccando quota 43,5%. E questa volta non si può dare la colpa all’ex ministro Visco accusato di succhiare il sangue agli italiani. La cosa ancor più incredibile e che questi bugiardi per natura ora fanno sapere che il quadro tratteggiato dalla relazione unificata dell’economia, ripetiamo quindi quadro ufficiale, corrisponde a quello delineato dal Fondo monetario internazionale (Fmi). Dimenticano questi ministri che proprio qualche giorno fa quando il Fondo indicava una situazione molto pesante per l’Italia e il suo futuro, facevano spallucce e smentivano le previsioni dell’organismo internazionale. Sappiamo anche noi che il Fmi non è l’oracolo, che è strumento del capitalismo. Sappiamo che le sue ricette si muovono all’interno di quei meccanismi che hanno prodotto la crisi. Ma i numeri sono i numeri. Dunque il 2009 per l’Italia sarà un anno nero. Dice Tremonti che noi abbiamo un vantaggio rispetto ad altri paesi europei: i nostri concittadini hanno meni debiti nei confronti delle banche, ricorrono ai presti in maniera inferiore a quanto facciano i nostro vicini di casa. Ma è anche vero e questo pesa di più, che il nostro debito pubblico viaggia a velocità molto sostenuta, che i salari italiani sono più bassi di quelli dei lavoratori europei. Questo aggrava la crisi in Italia e rende difficile l’aggancio alla ripresa quando ci sarà e cioè nella seconda metà del 2010 stando alle previsioni di tutti gli organismi internazionali. Ovviamente Berlusconi, papi come lo chiamano Noemi Letizia e sua madre, l’imperatore come lo definisce sua moglie, Veronica, di cui lui parla come della “ signora”, quasi un’estranea incontrata per caso, vede rosa, sprizza ottimismo da tutti i pori. Purtroppo vale il proverbio che dice: le bugie hanno le gambe corte. E se ne accorgono giorno dopo giorno i lavoratori, gli operai, i precari,i pensionati,l’esercito dei disoccupati che ogni giorno si accresce, a partire dagli insegnanti che rimarranno senza posto. A metà maggio la Ces, la Confederazione dei sindacati europei ha indetto quattro grandi manifestazioni con al centro la crisi economica e le misure necessarie per uscirne. Nel giorno del Primo Maggio la straordinaria manifestazione che Cgil, Cisl, Uil hanno tenuto all’Aquila aveva uno slogan: il lavoro unisce. Una speranza, un tram da non perdere.

giovedì 30 aprile 2009

PRECARI P.A.: MONITORAGGIO BRUNETTA INUTILE COME NASCONDERE LA POLVERE SOTTO IL TAPPETO


“Le dichiarazioni del Ministro Brunetta che negano l’allarme sociale rispetto al precariato sono gravi”, dichiara Cristiano Fiorentini della Direzione Nazionale RdB/CUB Pubblico Impiego. “I precari della Pubblica Amministrazione sono molti di più di quelli che il Ministro dichiara grazie alla complicità delle Amministrazioni. Infatti, oltre agli stabilizzandi che Brunetta vuole licenziare, ci sono centinaia di migliaia di precari che non sono rientrati nel monitoraggio e nella stabilizzazione pur operando da molti anni nelle P.A..” “Eravamo certi che il monitoraggio avviato da Brunetta avesse il solo scopo di negare l’esistenza di un problema precariato nella Pubblica Amministrazione – prosegue Fiorentini - ma il sistema di nascondere la polvere sotto il tappeto, oltre a non addirsi ad un Ministro della Repubblica, non può funzionare su una questione che investe la vita di migliaia di famiglie e il funzionamento degli Enti Pubblici”. Conclude il dirigente RdB-CUB: “Il problema del precariato ritornerà prepotentemente a galla già il prossimo 1 maggio, con la Mayday di Milano e Roma; il 4 maggio, con lo sciopero ed il presidio dei precari della Croce Rossa Italiana davanti alla sede del Comitato centrale, in via Toscana 12 a Roma, ed il 15 maggio, quando nell’ambito della giornata di mobilitazione indetta dal sindacalismo di base nella Scuola, nella Ricerca e nei Trasporti i precari saranno in piazza per ricordare a Brunetta che esistono e che sono essenziali per il buon funzionamento della Pubblica Amministrazione”.

mercoledì 29 aprile 2009

P.A.: BRUNETTA, AL 31/12/2009 STOP PROROGHE PRECARI


(ASCA) - Roma, 28 apr - Il 31 dicembre 2009 non saranno piu' prorogati i contratti di lavoro precari nelle pubbliche amministrazioni, cosi' come prevedono le norme approvate dal precedente governo. Lo ha precisato in una nota il ministro della Pubblica Ammonostrazione, Renato Brunetta, rispondendo alle domande dei deputati della Commissione lavoro della Camera nel corso di una audizione. ''Le uniche leggi vigenti che prevedono dei licenziamenti sono le norme Prodi del 2007 e del 2008 nonche' la relativa circolare esplicativa del ministro Luigi Nicolais, le quali prevedono il 31 dicembre 2009 come termine ultimo per avviare le procedure di stabilizzazione. A tale data cesseranno tutte le proroghe dei contratti di lavoro flessibili''.

P.A.: BRUNETTA, AMMINISTRAZIONI HANNO RISORSE PER REGOLARIZZARE PRECARI

Roma, 28 apr. (Adnkronos) - ''Nella grande maggioranza dei casi, fatti salvi alcuni casi specifici, le amministrazioni con personale regolarizzabile hanno posti in pianta organica e risorse economiche sufficienti, ma sono complessi gli strumenti attuativi''. Il ministro della Funzione Pubblica, Renato Brunetta, nel corso si un'audizione in commissione Lavoro alla Camera, commenta cosi' i dati che emergono dal monitoraggio avviato dal dicastero sui contratti di lavoro flessibile nelle Pubbliche amministrazioni. Grazia alla rilevazione, aggiunge il ministro, il fenomeno ora ''e'e perfettamente conosciuto e consente al governo e al legislatore di approntare le piu' opportune norme per rendere la situazione del tutto fisiologica per non creare l'allarme sociale e nel mondo del lavoro''. Inoltre, prosegue Brunetta, dal monitoraggio ''emergono le difficolta' dei processi concorsuali per i quali il ministero si e' detto disponibile a fornire strumenti di tipo burocratico centralizzato''. Secondo il ministro l'unica cosa da non fare ''e' rinviare la stabilizzazione dei precari che ne hanno i requisiti con altre moratorie''. Perche' in questo modo, ''la cattiva volonta' delle amministrazioni che non vogliono assumere verrebbe nascosta''. Attraverso le proroghe e le moratorie si protrarrebbe ''la sofferenza di questi lavoratori''.

Statali/ Brunetta: 85% precari regolarizzabili, soldi ci sono


Roma, 28 apr. (Apcom) - "Il fenomeno - sottolinea il documento con la sintesi dei risultati del monitoraggio - risulta assolutamente nei limiti fisiologici (fatte alcune eccezioni, la situazione dei comuni siciliani in particolare). Il personale con i requisiti previsti dalle leggi vigenti è mediamente inferiore al 2% degli organici per oltre il 95% delle amministrazioni e comunque inferiore al 5% degli organici anche considerando i contratti di limitata anzianità, le collaborazioni, ecc". Nella sola Sicilia i lavoratori precari già regolarizzati o da regolarizzare sono oltre 2 mila (2.333), mentre quelli in possesso dei requisiti in Sicilia superano il numero dell'intera Italia (18.521 contro 15.746). E ancora, mentre in Italia la percentuale del personale regolarizzabile arriva all'85%, in Sicilia sale al 97%. Le posizioni disponibili in dotazione organica per le stabilizzazioni sono significativamente numerose in tutto il paese, meno numerose in Sicilia. Il maggior numero di unità di personale in possesso dei requisiti è dipendente dalle aziende sanitarie e ospedaliere, in particolare nelle regioni della Puglia, Sicilia, Campania, Calabria e Marche. Nel 19% dei casi le amministrazioni non hanno intenzione di assumere a tempo indeterminato personale che pure possiede i requisiti (13% in Italia, 23% in Sicilia). In conclusione, dal monitoraggio è emerso che "il problema del precariato non è un problema legislativo e ogni ulteriore slittamento generico dei tempi non affronta nè aiuta la soluzione dei problema. Si tratta di un problema, più che legislativo, di organizzazione o in via secondaria di risorse. Fatti salvi alcuni casi specifici, nella grande maggioranza dei casi, le amministrazioni con personale regolarizzabile hanno posti in pianta organica e risorse economiche sufficienti, ma sono complessi gli strumenti attuativi".

Statali/ Brunetta: Precari, no allarme sociale,ma stop moratorie


Roma, 28 apr. (Apcom) - Sui precari della pubblica amministrazione "non c'è alcun allarme sociale: chi aveva parlato di 300-400 mila unità è stato smentito". Ad affermarlo il ministro della Pubblica amministrazione, Renato Brunetta, in occasione di un'audizione in commissione Lavoro della Camera. Secondo il ministro "i soldi ci sono e anche i posti ci sono", ma è necessario adesso "non protrarre a tempo indeterminato con proroghe e moratorie la situazione di sofferenza di questi lavoratori: non è il caso di ulteriori moratorie che aprirebbero il fenomeno e lo renderebbero patologico". "Le difficoltà che esistono per avviare in tempi rapidi la regolarizzazione - prosegue il ministro - sono di tipo burocratico-amministrativo, ma ci sono per condizioni per affrontare questa situazione, per cui - sottolinea - non c'è nessun allarme". Il ministero della pubblica amministrazione, aggiunge, "si è proposto di dare una mano a fare i concorsi e a esplicitare le procedure di regolarizzazione. Il ministro spiega quindi che "i processi di regolarizzazione sono stati fatti bene e in abbondanza dalle amministrazioni. Potrebbero continuare a farlo perchè i soldi ci sono, ma non ci capisce - dice il ministro - perchè non lo fanno". E rivolgendosi direttamente agli enti pubblici afferma: "Prendeteli, oppure dite che non li volete più". E' importante, conclude il ministro, "non protrarre a tempo indeterminato con proroghe e moratorie la situazione di sofferenza di questi lavoratori. Le moratorie deresponsabilizzano, mentre il governo è dalla parte dei lavoratori flessibili". Per quanto riguarda la norma proposta dallo stesso Brunetta e contenuta nel ddl lavoro (collegato alla Finanziaria) all'esame del Senato che fissa a giugno prossimo lo stop alla regolarizzazione, il ministro spiega che "il collegato doveva essere approvato entro l'anno scorso, ma bisogna rispettare l'autonomia del Parlamento, se ritarda - dice - prenderemo ulteriori provvedimenti. Occorre accelerare nel modo migliore possibile i processi di regolarizzazione anche tenendo conto dei ritardi con cui il collegato sarà approvato". "Al momento - insiste Brunetta - l'unica norma che licenzia è quella del governo Prodi, altre non ce ne sono. I precari che saranno licenziati sono previsti soltanto dalla Finanziaria del governo Prodi perchè chi non sarà regolamentato entro il 31 dicembre di quest'anno cesserà di lavorare".

Brunetta: «I precari della Pa non superano il 2% degli organici»

Il personale con contratto atipico della Pubblica amministrazione (scuola esclusa) con i requisiti per l'assunzione definitiva non supera il 2% degli organici. In particolare sono 15.746 i lavoratori che hanno maturato i termini per la regolarizzazione (tre anni di contratti a tempo determinato secondo la normativa Prodi-Nicolais). Di questi le amministrazioni intendono assumere la stragrande maggioranza, quasi 13.700. Situazione un po' diversa in Sicilia, regione che gode di normative proprie: i precari stabilizzabili sono 18.521 e le amministrazioni intendono regolarizzarne 14.326. Il quadro sul fenomeno del precariato in servizio nelle amministrazioni centrali e periferiche è stato tracciato dal ministro per la Pa e l'innovazione, Renato Brunetta, nel corso di un'audizione alla Commissione Lavoro di Montecitorio.
I dati presentati sono frutto di un monitoraggio avviato dal dipartimento della Funzione pubblica, ed effettuato dal Formez, che ha inviato circa 11mila questionari a cui hanno risposto 4.927 enti. «L'unica cosa da non fare è rinviare, fare altre moratorie, perchè così le cattive volontà delle amministrazioni che non vogliono assumere vengono nascoste», ha detto Brunetta. Il termine ultimo per la stabilizzazione dopo il quale i contratti dei lavoratori non saranno rinnovati (31 dicembre per la legge Prodi, 30 giugno per il ddl lavoro collegato alla Finanziaria ancora all'esame del Parlamento) «ha senso per indurre gli enti interessati alla regolarizzazione. Perchè - ha insistito il ministro - le amministrazioni non regolarizzano pur avendo le risorse e i posti in organico per farlo?».
Il ministro ha infine risposto alle polemiche considerando «ignobile e inaccettabile», fare riferimento ai dati, più alti, di un censimento della Ragioneria generale dello Stato: si tratta, ha detto, di un censimento «vecchio» di tre anni e fatto «a prescindere» dalla normativa esistente. Per Brunetta, «il problema del precariato non é legislativo», ma «di organizzazione o, in via secondaria, di risorse».

martedì 28 aprile 2009

lunedì 27 aprile 2009

Indagine condotta da Brunetta: "16mila precari in tutta la p.a."


Per quanto concerne l'Italia, esclusa la Sicilia, le Amministrazioni intendono stabilizzare 13.694 dipendenti, dei quali solo 7.072 matureranno i tre anni entro il mese di giugno, e 3.267 entro dicembre 2009

I lavoratori flessibili nella Pubblica amministrazione in possesso dei requisiti previsti dalla legge per la regolarizzazione sono 15.746, esclusa la Sicilia (i "flessibili" sono 18.521, ma quella Regione dispone di norme diverse in virtù dello Statuto speciale): è una delle "fotografie" scattate dal Formez che ha condotto, per conto del ministero della Funzione pubblica, un monitoraggio sulle principali amministrazioni pubbliche, locali e nazionali (Regioni, Province, Comuni, Enti di ricerca, Asl), chiuso venerdì scorso e da qualche ora sul tavolo del ministro. Per quanto concerne l'Italia, esclusa la Sicilia, le Amministrazioni intendono stabilizzare 13.694 dipendenti, dei quali solo 7.072 matureranno i tre anni entro il mese di giugno, e 3.267 entro dicembre 2009. Considerando l'insieme del Paese, esclusa la Sicilia, il maggior numero di unità di personale in possesso dei requisiti per la regolarizzazione è dipendente delle Aziende sanitarie e ospedaliere (è un fenomeno che riguarda tutte le aree territoriali) anche se maggiormente concentrato nelle regioni meridionali (52% del totale), esclusa la Sicilia. E' presente in maniera significativa anche il personale dei Comuni (ugualmente distribuito in maniera abbastanza omogenea tra le diverse aree territoriali) e quello degli enti di ricerca (concentrato prevalentemente nel Lazio in quanto si tratta di centri nazionali). Il personale regolarizzabile delle Università, seppure in numero abbastanza contenuto, risulta concentrato soprattutto nelle regioni del Centro Il monitoraggio condotto dal Formez ha riguardato 9.187 amministrazioni, mentre hanno risposto al questionario in 4.027. Il dato risulta comunque significativo sul piano statistico perché hanno risposto il 100% delle Regioni, il 91% delle Azienda sanitarie e l'84% delle Province. Più bassa la percentuale di risposte dei Comuni: il 39%. Ugualmente significativa, spiega il rapporto del Formez, poiché hanno risposto 88 dei 106 Comuni capoluogo di Provincia dove risiede oltre il 90% degli abitanti.

venerdì 24 aprile 2009

G8 a l'Aquila, quel che il premier non ha detto. Già buttati 320 milioni. «La Sardegna è ferita»... e per i precari non ci sono abbastanza soldi!!!



La main conference dove i grandi del pianeta avrebbero dovuto confrontarsi è già pronta. Così come l'hotel che aspettava Obama, unico dei capi di Stato che per motivi di sicurezza avrebbe soggiornato sull'isola (per gli altri c'era una lussuosa nave). Entrambe queste strutture sono dentro l'ex arsenale militare. Per bonificarlo sono serviti 30 milioni di euro, per riconvertirlo all'uso civile altri 140. L'utilità di queste opere è stata cancellata dalla decisione del premier di abbandonare la Maddalena. Quei soldi sono stati destinati all'arcipelago dall'Unione europea, come intervento nelle cosiddette aree svantaggiate (fondi Fas). Se non ci fosse stata l'urgenza del G8, questi soldi sarebbero tornati utili per modernizzare la logistica portuale. Quando Berlusconi parla di “risparmio” nel cambio di sede, non conteggia questo spreco.
L’umiliazione
L'arcipelago è stato umiliato, anche se gran parte dei 320 milioni dei fondi Fas sono stati investiti in infrastrutture durature. Prodi e l'allora governatore Renato Soru avevano scelto la Maddalena per ospitare il G8 e conclamare così la rinascita di questa terra incantata, per 35 anni soggiogata dalla presenza dei militari americani nella base di Santo Stefano. Incassata la vittoria elettorale con l'amico Ugo Cappellacci, adesso Berlusconi fa il padrone, toglie la vetrina, i soldi, il lavoro. «Tutta la Sardegna è ferita», contesta Angelo Comiti, sindaco dell'arcipelago, che nei giorni scorsi aveva pure ricevuto le delegazioni dei paesi attesi per il vertice, dall'India alla Cina e anche l'Egitto. Eppure, quando ieri sera ha incrociato Cappellacci, cercando di scuoterlo, ma ha trovato solo accondiscendenza verso la volontà del premier: «Perdiamo questa prestigiosa vetrina, e con essa centinaia di posti di lavoro stagionali. Ma che governatore è uno che non si fa sentire davanti a una vicenda simile?». Risposta: non è un governatore, ma il figlio del commercialista del premier. Il sindaco cerca regole in una vicenda che le ha calpestate: «Vorrei che la Corte dei conti si esprimesse. L'Europa ci ha dato dei soldi destinati a determinati scopi, vincolati a impegni precisi, come si legge sulle ordinanze firmate dallo stesso Berlusconi. Adesso quelle spese sono diventate fasulle: chi ne rende conto?».
Cosa è successo
Per capire quanto accaduto bisogna mettere in fila alcune cose. Anzitutto la ritrosia del presidente del consiglio sul vertice in Sardegna, sito scelto dal precedente governo nazionale e regionale. Voleva il G8 a Napoli, per celebrare la città liberata dalla monnezza. Bertolaso lo sconsigliò, e la conquista dell'Isola lo convinse a sostenere la Maddalena e a fare di persona i sopralluoghi. Questa titubanza ha intralciato i lavori, tanto che vi erano dubbi sulla puntualità delle consegne. Ostacolata anche dalla megalomania di Berlusconi, che aveva dilatato l'appuntamento: non più un G8, ma un G42, tanti sono infatti i Paesi esteri invitati, con ben 24 capi di Stato e 18 delegazioni. Manovrare l'afflusso sull'arcipelago sarebbe stato complicato, ma i sardi non si erano persi d'animo. Così, quando il terremoto dell'Aquila ha offerto una grande occasione mediatica per nascondere i problemi organizzativi da lui stesso creati, e ne ha approfittato. Apparecchiando la notizia: Berlusconi cita lo sventato pericolo dei Black Block, e guarda caso proprio martedì la presenza di esponenti dell'antagonismo anarchico è stata segnalata a Olbia e dintorni dalle forze di polizia. La ha scritto il quotidiano L'Unione Sarda, giornale di Zuncheddu, amico del premier, grande sostenitore di Cappellacci nella corsa contro Soru. Di questi frontisti, in realtà, nessuno sa nulla. Di vero c'è che “Sa Mesa a Fora Su G8”, che raccoglie i movimenti indipendentista ed anticolonialista sardo, pensava ad un controvertice “dei Popoli oppressi”. Caspita, che minaccia.