LA PETIZIONE DA FIRMARE

mercoledì 15 ottobre 2008

Presidio a Montecitorio in onda stasera su Sky

oggi, nel corso della trasmissione sky tg 24 sera, in onda alle 22.35 sui canali 100 e 500 del pacchetto Sky, andrà in onda un servizio sul presidio dei precari a Montecitorio, con intervista ad Andrea Fiorentino.

RICERCA: CAMERA APPROVA NORMA 'AMMAZZAPRECARI', DELUSIONE FLC CGIL

Roma, 15 ott. (Adnkronos/Adnkronos Salute) - "Come previsto, la Camera ha dato il suo via libera all'emendamento 'ammazzaprecari'. Una norma sbagliata, che introduce solo un meccanismo di licenziamento dei ricercatori a tempo determinato". E' il commento a caldo di Maria Brigida, segretario nazionale Flc Cgil, che insieme a centinaia di ricercatori precari sta manifestando davanti Piazza Montecitorio. Un 'plotone' che, collegato in diretta radiofonica con l'Aula, ha seguito minuto per minuto la votazione. Fino alla delusione finale. Dal primo luglio 2009 decadranno quindi le norme approvate dal precedente Governo Prodi sulla stabilizzazione dei precari nella pubblica amministrazione, che potranno essere regolarizzati solo per concorso. C'e' da dire che nella prima stesura dell'articolo lo stop alla stabilizzazione degli oltre 10.000 precari degli enti di ricerca era immediato. Poi la maggioranza ha deciso di rinviarlo all'anno prossimo. Un rinvio che non suscita pero' molti consensi tra i ricercatori a tempo determinato. "Questo rinvio al primo luglio - sottolinea Brigida - e' solo un prolungare il problema. Temo - conclude - che a luglio del prossimo anno saremo nelle stesse condizioni di ora. Con tutti i precari a casa e con gli istituti di ricerca bloccati, dal momento che in alcuni enti la percentuale di precari sfiora il 70%". Ora la palla passa al Senato.

Da luglio '09 tutti a casa i precari del settore pubblico

ROMA - Stamane l'Aula di Montecitorio ha cancellato la misura approvata dal governo Prodi sulla stabilizzazione dei precari della Pubblica amministrazione. A questo punto, alla fine di giugno, i lavoratori co.co.co e a tempo determinato non vedranno rinnovato il loro rapporto e in base ai dati acquisiti dal ministero della Funzione pubblica, l'amministrazione decidera' se e quanti concorsi avviare per assumere chi ha gia' lavorato nel settore pubblico.
Dura la replica di Marianna Madia, deputata del Pd, contro il ministo promotore Renato Brunetta: "Si lamenta spesso delle infornate. Le infornate non piacciono neanche al Pd, ma le cacciate di massa, e qui parliamo di 60 mila licenziamenti, sono altrettanto gravi" dice. Per Madia l'eventuale non rinnovo avrebbe delle ricadute "sulla qualita' dei servizi" e avrebbe anche "un grave effetto sociale". Per la deputata democratica "il balletto sui numeri dimostra tutta l'irrazionalita' della norma" e la politica del ministro Brunetta denota "una visione dello Stato totalmente fuori dai parametri europei. Il governo- conclude Madia- abbia l'onesta' intellettuale di ripristinare norme approvate dal governo Prodi" in materia.
In difesa del governo è intervenuta Barbara Saltamartini, componente della commissione Lavoro della Camera: "La vera norma 'spot' sulla delicata questione dei precari e' stata quella del governo Prodi, finalizzata soltanto a creare illusioni poiche', nella realta', priva dei fondi sufficienti per procedere alle stabilizzazioni". In questi giorni, osserva la parlamentare Pdl, "abbiamo letto sulla stampa tutto e il contrario di tutto, grazie anche a una strumentale polemica montata ad arte dal Centrosinistra. E' arrivato il momento di sgombrare il campo da queste bugie che nuocciono innanzitutto ai tanti precari che sono giustamente preoccupati per il loro futuro".
Dice Saltamartini: "Basta leggere la circolare emanata dall'allora ministro Luigi Nicolais per comprendere la vacuita' di queste polemiche. In essa e' chiaramente prevista la stabilizzazione soltanto per i precari che dispongano dei necessari requisiti". E questo, rivendica, "e' esattamente quello che sta facendo l'attuale esecutivo, prendendosi tra l'altro la responsabilita' di ripristinare un principio di basilare giustizia sociale, l'accesso nella Pa tramite concorso".

Statali, sì Camera a stop stabilizzazione precari Concorsi pubblici, favoriti i residenti. Protesta Pd

ROMA (15 ottobre) - Dal 1 luglio 2009 decadranno le norme sulla stabilizzazione dei precari nella pubblica amministrazione, che potranno essere regolarizzati solo per concorso. È l'ultima versione dell'emendamento del ministro Renato Brunetta al ddl collegato sul lavoro, che cancella le norme approvate dal Governo Prodi ed è stato approvato oggi dalla Camera.
Nella prima stesura dell'articolo lo stop alla stabilizzazione era immediato. Poi la maggioranza ha deciso di rinviarlo all'anno prossimo. La norma proposta dal ministro della Pubblica amministrazione prevede che le amministrazioni potranno bandire concorsi per assunzioni a tempo indeterminato riservando fino al 40% dei posti ai precari che non abbiano incarichi di dirigente e abbiano maturato tre anni di anzianità, anche non continuativa.
Per i concorsi pubblici favoriti i residenti. Sì della Camera all'emendamento della commissione, con il voto contrario dell'opposizione, al ddl lavoro collegato alla Manovra che introduce la «territorializzazione» dei concorsi pubblici. In base al testo approvato, in un concorso per l'accesso ai pubblici uffici la residenza del candidato può essere considerata come titolo privilegiato se l'ente che lo bandisce ritiene che quel requisito serva a un migliore assolvimento del servizio.
«Da oggi - protesta Giovanni Burtone (Pd) per i laureati meridionali sarà ancora più difficile accedere ad un concorso fuori dalla regione di residenza. Per questo devono ringraziare i silenti parlamentari del sud del centrodestra. Altro che dialogo sul federalismo; la maggioranza sta spaccando il Paese a colpi di mano mortificando il Mezzogiorno e i suoi abitanti».
Duro anche Amedeo Ciccanti dell'Udc: «L'offensiva della maggioranza che discrimina e divide la società italiana, fa il paio con le 'classi differenziatè approvate ieri, aprendo la porta alla discriminazione dei disabili, come prossimo appuntamento sull'efficienza e competitività della pubblica amministrazione e del sistema produttivo».
È scontro intanto in Aula sulla legge 104 sui permessi per i lavoratori familiari di disabili. Durante l'esame del ddl Lavoro collegato alla Finanziaria il ministro della Funzione pubblica Renato Brunetta risponde all'appello lanciato da Livia Turco (Pd) per una discussione «più attenta e seria sul tema», oggetto di modifica in un emendamento al testo. «Alla collega Turco, che io stimo e apprezzo - dice Brunetta - porterò tutta la documentazione sugli abusi della legge 104. Qui stiamo dalla parte dei disabili, di chi soffre e non di chi ha abusato delle casse pubbliche, dei fannulloni e degli opportunisti». «La sinistra - aggiunge il ministro - deve decidere da che parte stare. Lo so che è una norma difficile, facilmente strumentalizzabile. Ma nelle cose difficili, si vede la buona politica».
L'ex ministro della Salute ha chiesto di eliminare l'emendamento, cercando di pensare «alle famiglie speciali» che sarebbero colpite nel caso fosse approvato ed aggiunge: «Ministro Brunetta, bisogna affrontare la materia con più rispetto». «In questo emendamento non si tratta la lotta ai falsi invalidi. Le modifiche che si vogliono apportare aggraveranno la vita di alcune famiglie disabili». Così l'ex ministro Livia Turco ha ribattuto all'intervento del ministro Brunetta sulla discussione in aula di un emendamento che potrebbe modificare la legge 104. «Abbiamo votato poco tempo fa un vostro piano di accertamento e verifica» ha detto Turco, sottolineando ancora una volta che l'opposizione è favorevole all'intervento del ministro Brunetta «di contrastare la lotta ai falsi invalidi» ma ribadendo la necessità di una discussione più attenta nelle sedi giuste. Il dibattito è stato chiuso da Brunetta. «Sono pronto - ha detto - a ritirare i miei articoli: ma solamente dopo aver verificato emendamento per emendamento, sub emendamento per sub mendamento, da quale parte sta quest'Aula. Se sta dalla parte di chi soffre o da quella degli opportunisti».

Art. 37-bis. (Disposizioni in materia di stabilizzazione)

1. A decorrere dal 1° luglio 2009 sono abrogati i commi 417, 418, 419, 420, 519, 529, 558, 560 e 644 dell'articolo 1 della legge 27 dicembre 2006, n. 296, e i commi 90, 92, 94, 95, 96 e 97 dell'articolo 3 della legge 24 dicembre 2007, n. 244, fatte salve, fino al 31 dicembre 2009, le disposizioni speciali contenute nella normativa abrogata riferite al personale del Corpo nazionale dei vigili del fuoco e a quello di cui all'articolo 23, comma 1, del decreto legislativo 8 maggio 2001, n. 215, e successive modificazioni. Fermo restando quanto previsto dai commi 3 e 4 del presente articolo, sono in ogni caso fatte salve le procedure di stabilizzazione in corso, per le quali si sia proceduto all'espletamento delle relative prove selettive alla data di entrata in vigore della presente legge, fermo restando che le suddette procedure di stabilizzazione sono perfezionate entro il 30 giugno 2009.Tali procedure di stabilizzazione devono in ogni caso concludersi entro il 30 giugno 2009.

2. A decorrere dal 1° luglio 2009, alla data di scadenza dei relativi contratti, le amministrazioni pubbliche di cui all'articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni, non possono in alcun caso proseguire i rapporti di collaborazione coordinata e continuativa e quelli di lavoro subordinato a tempo determinato in contrasto con la disciplina di cui agli articoli 7, comma 6, e 36 del medesimo decreto legislativo n. 165 del 2001, e successive modificazioni. Il divieto di cui al presente comma si applica, con la medesima decorrenza, anche ai contratti prorogati ai sensi dell'articolo 1, comma 519, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, e dell'articolo 3, commi 92 e 95, della legge 24 dicembre 2007, n. 244; tali contratti sono risolti alla data di scadenza oppure, ove manchi il termine finale del contratto, il 30 giugno 2009.

3. Nel triennio 2009-2011 le amministrazioni di cui al comma 2, nel rispetto della programmazione triennale del fabbisogno e previa autorizzazione ai sensi dell'articolo 35, comma 4, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, possono bandire concorsi per le assunzioni a tempo indeterminato con una riserva di posti non superiore al 40 per cento dei posti messi a concorso per il personale non dirigenziale in servizio al 1o gennaio 2007 con contratto di lavoro a tempo determinato da almeno tre anni, anche non continuativi, o che consegua tale requisito in virtù di contratti stipulati anteriormente alla data del 29 settembre 2006, o che sia stato in servizio per almeno tre anni, anche non continuativi, nel quinquennio anteriore al 1o gennaio 2007, e per il personale non dirigenziale in servizio al 1o gennaio 2008 con contratto di lavoro a tempo determinato che consegua i tre anni di anzianità di servizio in virtù di contratti stipulati anteriormente alla data del 28 settembre 2007.

4. Nel triennio 2009-2011 le amministrazioni pubbliche di cui al comma 2, nel rispetto della programmazione triennale del fabbisogno e previa autorizzazione ai sensi dell'articolo 35, comma 4, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, possono altresì bandire concorsi pubblici per titoli ed esami finalizzati a valorizzare con apposito punteggio l'esperienza professionale maturata dal personale di cui al comma 3 del presente articolo nonché in ragione dell'attività lavorativa prestata presso le pubbliche amministrazioni per almeno tre anni, anche non continuativi, nel quinquennio antecedente al 28 settembre 2007, in virtù di contratti di collaborazione coordinata e continuativa stipulati anteriormente a tale data.

5. Per il triennio 2009-2011 le amministrazioni di cui al comma 2, nel rispetto dei vincoli finanziari previsti in materia di assunzioni, possono assumere, limitatamente alle qualifiche di cui all'articolo 16 della legge 28 febbraio 1987, n. 56, e successive modificazioni, il personale in possesso dei requisiti di anzianità previsti dal comma 3 del presente articolo maturati nelle medesime qualifiche e nella stessa amministrazione. Sono a tal fine predisposte da ciascuna amministrazione apposite graduatorie, previa prova di idoneità ove non già svolta all'atto dell'assunzione. Le predette graduatorie possono avere efficacia non oltre il 31 dicembre 2011.

6. Nella programmazione triennale del fabbisogno rideterminata ai sensi del presente articolo e delle norme in materia di organici recate dal decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, le amministrazioni di cui al comma 1 di cui al comma 2 prevedono le procedure di mobilità, i concorsi da bandire e le assunzioni da effettuare compatibilmente con i vincoli finanziari scaturenti dal regime delle assunzioni e con quelli relativi al contenimento della spesa del personale.

7. Entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, le amministrazioni pubbliche di cui all'articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni, di cui al comma 2 trasmettono al Dipartimento della funzione pubblica della Presidenza del Consiglio dei ministri l'elenco del personale in servizio alla medesima data di entrata in vigore assunto con contratti a tempo determinato e avente i requisiti di cui al comma 3. Le amministrazioni indicano per ciascuna unità di personale la qualifica posseduta, la data di inizio del relativo rapporto, specificando la data delle eventuali proroghe e rinnovi, le modalità delle procedure concorsuali svolte, nonché l'esigenza di proseguire il rapporto di lavoro. Le stesse amministrazioni comunicano altresì il numero delle graduatorie ancora vigenti con le relative qualifiche, indicando la data di approvazione delle stesse e il numero dei vincitori eventualmente ancora da assumere. I vincitori di concorsi appartenenti alle suddette graduatorie hanno priorità per l'assunzione rispetto al personale assunto a tempo determinato.

8. Entro centoventi giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze e sentiti i Ministri interessati, sono stabiliti i criteri e le modalità in base ai quali le amministrazioni possono proseguire, anche in deroga al comma 2 e comunque non oltre l'espletamento delle procedure concorsuali di cui al comma 3, i rapporti di lavoro a tempo determinato del personale di cui al comma 7, nel rispetto dei vincoli finanziari e di bilancio previsti dalla legislazione vigente.

9. Le disposizioni dei commi 7 e 8 non si applicano per il personale di cui al comma 5.

CONFERENZA STAMPA 16/10/2008 ORE 12

Il personale dell'ISPRA organizza per il 16/10/2008, alle ore 12, una conferenza stampa sul precariato presso l'Hotel Nazionale di Piazza Montecitorio.
Si parlerà, in particolare, delle conseguenze sul personale precario dell'Istituto dei provvedimenti in fase di adozione da parte del Governo, in particoolare decreto sullo sviluppo ed emendamento-Brunetta al medesimo, che rischiano di espellere 400 lavoratori dall'ISPRA entro la fine dell'anno.
I precari spiegheranno la loro situazione lavorativa e i compiti che svolgono all'interno dell'ente, spesso delicatissimi e relativi a controlli su nucleare, suolo, rifiuti, siti contaminati ed emissioni in atmosfera tra gli altri
Si invitano tutti i rappresentanti della stampa ad intervenire.

Vietato scioperare. Parola di ministro

Sacconi annuncia un disegno di legge delega per riformare l'astensione dal lavoro nei settori di pubblica utilità, in senso maggiormente restrittivo e punitivo. Guarda caso proprio quando scuola e P.A. hanno minacciato e annunciato la mobilitazione di protesta contro il governo.

Un passato in Cgil e da socialista che proprio non ha lasciato traccia nel suo attuale dna politico. Se ci fosse bisogno di un'ennesima conferma, ecco che il diretto interessato la fornisce oggi, in occasione del convegno organizzato dal Cnel e dedicato al tema "Diritto di sciopero e assetto costituzionale". Sacconi prende la parola e annuncia la volontà dell'esecutivo di varare nei prossimi giorni "un disegno di legge delega per riformare l'attuale regolazione del diritto di sciopero nei servizi di pubblica utilità". Avendo visto in azione il ministro (ed il governo) in questi mesi e su vari fronti -dalla riforma dei contratti alla vertenza Alitalia fino al piano precari- l'annuncio non può che essere percepito come una minaccia. Del resto, la ragione di rimettere mano alla materia appare piuttosto superflua perché, come ha commentato Giorgio Cremaschi (ala sinistra della Cgil), la regolamentazione "esiste già ed una legge, la 146 del 12 giugno del 1990, modificata dalla 83 dell'11 aprile 2000". Una norma "molto precisa e restrittiva", insiste Cremaschi, a cui si affiancano ulteriori paletti posti anche "nei contratti privati". Dunque, perché agire in tal senso? Una motivazione in verità l'avanza lo stesso Sacconi molto candidamente quando spiega che si deve procedere ad una riforma "anche in relazione a questa stagione di scioperi". Riferimento al passato recente, ma anche al futuro, ovvero le annunciate mobilitazioni per fine mese della pubblica amministrazione e della scuola. Si teme il fronte sindacale e la protesta del mondo del lavoro? Allora si decide di risolvere il problema alla radice, scegliendo di azzerare il diritto ad astenersi dall'occupazione in segno di protesta. Il tentativo in atto risulta ancora più chiaro e preoccupante quando Sacconi snocciola i contenuti di questo futuribile ddl delega. Primo punto, l' obbligatorietà del referendum consultivo-preventivo in occasione di ogni sciopero e dell'adesione individuale (del singolo lavoratore) alla protesta, allo scopo di "evitare l'annuncio di scioperi che determinano un danno ai servizi di pubblica utilità e che poi vengono interrotti all'ultimo momento". Al contrario attraverso consultazione e partecipazione singola si garantirebbe, secondo il ministro, "che gli utenti siano informati circa il livello di adesione alla protesta" e che i diretti interessati, cioè gli scioperanti, paghino il dietrofront. "Spesso si annuncia uno sciopero e poi lo si revoca all'ultimo minuto-secondo, in modo che il danno è stato fatto senza pagare il pegno della perdita del salario", ammonisce. Per questo la revoca di astensione dal lavoro deve essere "adeguatamente anticipata", tranne qualora si arrivi in extremis ad un accordo, ma attenzione "un accordo che risolva in via definitiva il problema". Secondo punto, l'intervallo tra gli scioperi "deve essere più robusto e garantito". Terzo, si deve favorire il ricorso allo sciopero virtuale. "Si può fare - spiega sempre Sacconi- ad esempio con un fazzoletto al braccio per dire che io sono in uno stato di agitazione, perdo il salario e però il mio datore di lavoro paga una cifra congrua per ogni lavoratore che si astiene virtualmente dal lavoro". In questo modo, comunque, "la controparte paga ugualmente" e queste risorse "vanno in un fondo solidaristico", evitando "l'interruzione del servizio ma legittimamente manifestando un disagio". Ultimo aspetto, le sanzioni saranno affidate ai prefetti, perché a detta di Sacconi in questo modo "vengono effettivamente applicate", visto che spesso sono "di poca misura e poco applicate". Attualmente infatti spetta alle commissioni di garanzia esprimersi in merito, per poi affidare al datore di lavoro l'applicazione, che però "normalmente" procede ad imporle "quando il conflitto si è esaurito e di solito non lo fa mai". Le proposte del responsabile Welfare naturalmente non piacciono al sindacato della Cgil. Carlo Podda (Segretario Funzione pubblica) ci spiega quale sia la ragione di questa controriforma prospettata dall'esecutivo. "Evidentemente il governo pensa di affrontare il conflitto nel settore pubblico impedendo che il conflitto stesso possa democraticamente svilupparsi". A sostegno di questa tesi, dice Podda, c'è il fatto che le proposte di Sacconi, o meglio alcune di esse, sono scontante perché "già contenute nella presente disciplina". La rarefazione dello sciopero, l'impossibilità che le astensioni si ripetano nello stesso periodo e bacino, l'obbligo a rispettare una distanza temporale minima, la conciliazione come strada maestra: è tutto già normato e stabilito. Per quanto riguarda le altre misure prospettare, Podda è assolutamente critico e denuncia una tendenza "autoritaristica" da parte del governo che non può che preoccupare, anche perché in contrapposizione con la stessa legge. "L'idea di un referendum consultivo previo mette in discussione il principio costituzionale dell'astensione dal lavoro come un diritto individuale del lavoratore" per farne, ci spiega, "una forma di lotta che può essere decisa solo dopo che la maggioranza dei lavoratori l'ha approvata con la consultazione". Nei fatti, si tratta di uno svuotamento di senso che "mina e non rispetta la Costituzione". Per non parlare dell'adesione del singolo lavoratore: "una schedatura, una misura di intimidazione", la definisce il segretario. A condire il tutto dandogli un connotato repressivo, il ricorso ai prefetti, "che conferisce un aspetto poliziesco a questo progetto". Secondo Podda il piano di Sacconi non trova fondamento neanche dal punto di vista statistico e reale, visto che "il sindacato fino ad ora si è sempre comportato correttamente tanto da non essere mai stato sanzionato in modo eclatante", perché "ha sempre cercato di tenere insieme il diritto del lavoratore con quello dell'utenza". Anche sullo sciopero virtuale il responsabile della Funzione pubblica cigiellina non è persuaso da quello che bolle nella pentola governativa: "E' una modalità che propose nel ‘96 la stessa Cgil, ma come alternativa, come possibilità, non come un obbligo come vorrebbe Sacconi". Non solo. Questa modalità non conviene nemmeno allo Stato (la proposta del ministro infatti riguarda i settori di pubblica utilità). Chiarisce Podda che "viste le finanza pubbliche sarebbe molto oneroso da realizzare: lo Stato infatti dovrebbe versare il doppio di quello che attualmente versa il sindacato". Allora perché volere riformare lo sciopero dei settori pubblici? "Per intimidire i lavoratori, proprio nel momento in cui scuola e P.A. hanno preannunciato giornate di mobilitazione", conclude Podda.


martedì 14 ottobre 2008

Precari. Ricercatori in piazza contro l'emendamento del ministro Brunetta

(Ami) - L'emendamento “ammazza precari” del ministro della Funzione pubblica, Renato Brunetta, torna in discussione al Parlamento, e nel pomeriggio di oggi, davanti a palazzo Vidoni sede del Dipartimento della funzione pubblica, hanno protestato i ricercatori precari delle università e degli enti di ricerca. Francesco Sinopoli (Flc-Cgil): «Le parole del ministro Brunetta che annuncia dalle pagine dei giornali che vuole mandare a casa un terzo dei precari della ricerca si commentano da sole». La protesta continua domani davanti a palazzo di Montecitorio
Nella Finanziaria 2009 del governo Berlusconi, evidenziano i sindacati, c'è un «emendamento nel quale si sopprimono le disposizioni del comma 519 della L. n. 296 (finanziaria 2007) e di tutte le misure normative successive finalizzate alla stabilizzazione del precariato pubblico, dalla cui permanenza dipendono, invece, le speranze di mantenimento in servizio e di futura stabilizzazione di migliaia e migliaia di lavoratori precari pubblici».
«Le parole del ministro Brunetta che annuncia dalle pagine dei giornali che vuole mandare a casa un terzo dei precari della ricerca si commentano da sole». Afferma Francesco Sinopoli della Flc-Cgil. «Brunetta - ha proseguito Sinopoli - omette di ricordare che i precari sono circa 10 mila, alcuni dei quali hanno diritto alla stabilizzazione, altri che possono accedere ai concorsi».
La ricerca è un settore centrale per lo sviluppo del nostro Paese, ma con l'emendamento Brunetta, ha concluso l'esponete della Cgil «non è in gioco solo la stabilizzazione dei precari, ma il futuro della ricerca in Italia»

Precari ex Apat irrompono nel convegno sulla cartografia

Nel Dipartimento Difesa del Suolo, sono presenti 36 lavoratori a TD e 13 con co.co.co., a fronte di 78 unità di personale a TI. I precari rappresentano quindi quasi il 40% del totale

(Villaggio Globale).
I lavoratori dell'Ispra, da tempo in lotta contro il decreto Brunetta che taglia centinaia di precari degli Enti di ricerca, hanno interrotto il convegno sulla cartografia (Carg) in corso nell'auditorium dell'Istituto, occupando il palco coi loro striscioni e leggendo un comunicato del personale sulla drammatica situazione dei lavoratori in scadenza entro fine anno, che sono oltre 400. La mobilitazione continua con un presidio a Palazzo Vidoni, oggi alle 14, e con una manifestazione davanti Montecitorio, domani mattina, alle 10.
«I lavoratori dell'Ispra – si legge nel loro comunicato – sono da tempo mobilitati per manifestare la propria preoccupazione per il futuro dell'Istituto. Alla fretta espressa da parte del Governo nella procedura di istituzione non è corrisposto un analogo interesse nel definire compiti e funzionalità dell'Istituto, che dovrebbe svolgere le attività di monitoraggio ambientale, nucleare, sui rifiuti e i siti contaminati ereditate dagli enti in esso confluiti.
«Nel Dipartimento Difesa del Suolo, all'interno del quale vengono svolte le attività relative al Carg, sono presenti 36 lavoratori a TD e 13 con co.co.co., a fronte di 78 unità di personale a TI. I precari rappresentano quindi quasi il 40% del totale. Alcuni servizi sono dotati quasi esclusivamente di personale precario. All'Ispra sono quasi 700, in servizio con varie tipologie contrattuali, molti dei quali già inseriti nelle procedure di stabilizzazione. La maggior parte di essi svolge attività istituzionali in molti casi da più di 10 anni.
«L'Amministrazione dell'Ispra non ha finora fornito risposte né intrapreso alcuna azione formale finalizzata alla stabilizzazione del personale precario; il ministero dell'Ambiente, che vigila sull'Istituto, è latitante; le dichiarazioni del ministro della Funzione Pubblica suonano come avvisi di licenziamento, a maggior ragione nel momento in cui l'emendamento che abroga le stabilizzazioni arriva in aula alla Camera.
«Pertanto, i lavoratori mantengono lo stato di agitazione e continueranno la mobilitazione intraprendendo tutte le azioni, anche legali, finalizzate a salvaguardare gli attuali livelli occupazionali che garantiscono la funzionalità e l'efficienza dell'Istituto».

Ispra, tra precari in rivolta e mappa dei rischi

(Greereport) - ROMA. E´ cominciato con una clamorosa protesta dei lavoratori la prima uscita pubblica dell´Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) che ha presentato il Progetto Carg per la mappatura del territorio e ridurre il rischio di frane e terremoti. Un terremoto amministrativo che invece c´è stato con l´accorpamento nell´Ispra di Arpa, Infs e Icram e che ha prodotto una serie di proteste e disagi, acuiti dal decreto Brunetta che taglia centinaia di precari degli Enti di ricerca. I lavoratori anno interrotto il convegno, occupando il palco coi loro striscioni e leggendo un comunicato del personale sulla drammatica situazione degli oltre 400 i lavoratori in scadenza entro fine anno. La mobilitazione continua con un presidio e il 15 ottobre con una manifestazione davanti Montecitorio.
Tornando al convegno Ispra "I 20 anni del Progetto di Cartografia Geologica Nazionale", si è voluto «Mettere in evidenza potenziali zone a rischio geologico, consentendo una migliore prevenzione dei disastri ambientali. È una delle funzioni principali della mappatura del territorio consentita dal Progetto Carg,, che avrebbe potuto evitare catastrofi come la frana di Sarno, l´alluvione in Piemonte e tanti altri episodi calamitosi e limitare i danni causati da terremoti come quello che ha colpito l´Umbria e le Marche nel 1997-1998». Un gruppo di studiosi di scienze della terra, coordinati dal Servizio geologico d´Italia, negli ultimi vent´anni ha analizzato dettagliatamente il 40% del territorio italiano ed ora il Progetto di cartografia geologica nazionale (Carg), in scala 1:50.000, «sta producendo e informatizzando 255 fogli geologici, 14 carte geotematiche, 7 fogli di geologia marina alla scala 1:250.000 e una carta morfobatimetrica del bacino del Tirreno, parte di un profilo sismico del Progetto Crosta Profonda». La copertura del territorio nazionale non è omogenea: mentre alcune zone hanno raggiunto una copertura cartografica del 90% altre sono in gran parte da analizzare, con percentuali di copertura inferiori al 30%. Le zone mappate meglio sono quelle tra Emilia Romagna, Toscana e Marche, alcune aree della Campania, il sud della Sardegna e la parte occidentale della Sicilia.
Nel messaggio inviato al convegno dal residente della Repubblica, Giorgio Napolitano, si legge che «L´informazione cartografica, grazie anche a una accresciuta sensibilità ambientale e alla rapida evoluzione delle tecniche di rilevamento e di rappresentazione, riveste una funzione essenziale nell´orientare lo sviluppo economico e sociale entro i limiti posti da una attenta gestione del suolo e del territorio. In tale prospettiva l´Ispra è in grado di offrire un contributo rilevante di competenza e di capacità progettuale».
Introducendo la discussione, il commissario dell´Ispra Vincenzo Grimaldi ha detto che «La sinergia tra le amministrazioni pubbliche e il mondo della ricerca ha contribuito allo sviluppo di prodotti di alta levatura scientifica, ma allo stesso tempo utili al pianificatore quale supporto agli interventi sul territorio, sia dal punto di vista della progettazione che della salvaguardia. È quindi doveroso ribadire l´importanza di proseguire il Progetto fino al suo completamento, per dotare il Paese di una cartografia geologica moderna e omogeneamente distribuita sul territorio nazionale».
I risultati raggiunti finora dal Carg mettono in evidenza un quadro preoccupante di un Paese esposto ai rischi geologici, «ma anche le potenzialità che il suo territorio offre in termini di risorse, senza escludere la tutela ambientale e una conseguente corretta gestione delle risorse». Occorre anche una maggiore attenzione alla struttura geologica del sottosuolo nelle grandi aree metropolitane, come Roma, Milano e Venezia tutte soggette in diversi modi a rischi, dal crollo di cavità sotterranee alla subsidenza naturale o indotta dall´uomo, fino ad inquinamento e sfruttamento eccessivo delle falde acquifere.
Grande attenzione anche per lo studio del calore superficiale della crosta terrestre finalizzato allo sfruttamento delle risorse geotermiche a bassa entalpia per la produzione di energia ed a fini termali. Nel convegno ha fatto capolino anche il cambiamento climatico con gli esempi relativi alla protezione delle coste come aree particolarmente sensibili ai rischi dell´innalzamento del livello del mare. Tra gli obiettivi del Carg c´è quello di una migliore conoscenza delle aree marine, che ne favorisca l´uso sostenibile e la tutela, attraverso il ripascimento di spiagge, la costruzione di moli e porti turistici, ma anche l´istituzione di aree marine protette.
Ma alla fine è ritornata fuori la difficoltà economica che vive la ricerca italiana: per disporre davvero di una necessaria cartografia geologica moderna omogeneamente distribuita sul territorio nazionale «anche in considerazione dei risultati emersi fino ad oggi dal Progetto; per raggiungere tale obiettivo appare indispensabile una dotazione di risorse, regolata da opportune leggi quadro, visto che il progetto è stato avviato nel 1988 ma finanziato solo fino al 2000».

NUCLEARE:AGENZIA SICUREZZA,DA MULTE 150 MLN ALLE SCORIE/ANSA

(ANSA) - Multe fino a 150 milioni, gestione e sistemazione delle scorie nucleari, controlli, autorizzazioni ispezioni, sospensione o revoca delle autorizzazioni. Questi alcuni dei nove compiti previsti per L'Agenzia per la sicurezza nucleare la cui istituzione e' stata messa nero su bianco in un emendamento al Disegno di legge Sviluppo che il Governo, su proposta dei ministri dello Sviluppo economico, Claudio Scajola, e dell'Ambiente, Stefania Prestigiacomo, ha presentato in Commissione Attivita' produttive della Camera e che sara' votato domani in Commissione. In particolare, le linee guida e i criteri di funzionamento dell'Agenzia sono stabiliti dal Governo. Avra' una guida collegiale con un Presidente di nomina diretta del Capo del Governo e quattro componenti, due designati dal ministero dell' Ambiente e due dal ministro dello Sviluppo Economico. Il testo, in ogni caso, ha spiegato il capogruppo della Lega in commissione Attivita' Produttive, Massimo Polledri, potra' comunque essere ancora un po' limato. Ecco nel dettaglio l'identikit dell'Agenzia secondo l' emendamento che e' entrato in Commissione:
- COS'E' L'AGENZIA: L'Agenzia per la sicurezza nucelare e' la sola autorita' nazionale responsabile per la sicurezza e la salvaguardia nucleare;
- COMPITI: regolamentazione tecnica, controllo e autorizzazione ai fini della sicurezza delle attivita' concernenti gli impieghi pacifici dell'energia nucleare; gestione e sistemazione dei rifiuti radioattivi e dei materiali nucleari; protezione dalle radiazioni, nonche' le funzioni e i compiti di salvaguardia degli impianti e dei materiali nucleari, comprese le loro infrastrutture e la logistica; ispezioni negli impianti nucleari nazionali e loro infrastrutture; potra' irrogare sanzioni pecuniarie tra 25 mila e 150 milioni di euro, sospendere o revocare le autorizzazioni;
- COMPOSIZIONE: un Presidente, che sara' nominato dal Presidente del Consiglio e quattro componenti, due designati dal ministro dell'Ambiente e due designati dal ministro dello Sviluppo economico, sentite le competenti Commissioni parlamentari. I membri dell'Agenzia resteranno in carica per sette anni e svolgeranno le loro funzioni in piena autonomia;
- PERSONALE, STRUTTURE E RISORSE: l'Agenzia e' composta dalle strutture dell'attuale Dipartimento nucleare, rischio tecnologico e industriale dell'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (Ispra) e dalle risorse dell' Ente per le Nuove tecnologie, l'Energia e l'Ambiente (Enea), attualmente preposte alle attivita' di competenza dell'Agenzia che le verranno associate. Con decreti ad hoc verranno trasferiti 50 lavoratori a testa per ognuno dei due enti. Il personale conserva il trattamento giuridico ed economico in godimento all'atto del trasferimento. Non sono previsti oneri aggiuntivi per lo Stato;
- SCADENZE: entro 3 mesi dall'entrata in vigore della legge di istituzione dell'Agenzia, con un decreto del presidente del Consiglio, su proposta dei ministeri dell'Ambiente e dello Sviluppo economico l'approvazione dello statuto dell'Agenzia che stabilisce i criteri per l'organizzazione, il funzionamento, la regolamentazione e la vigilanza della stessa in funzione dei compiti istituzionali definiti dalla legge. Entro tre mesi dall' emanazione del decreto istitutivo dello statuto, con provvedimento del ministero dell'Ambiente di intesa con lo Sviluppo Economico, l'approvazione del regolamento per l' organizzazione e il funzionamento interni.

Anche i capitani di ventura pagano il mutuo

Sui precari dell'istituto di ricerca e la protezione ambientale, i numeri di Brunetta sono tutti sbagliati. In particolare, rischiano il posto in 400 entro la fine dell'anno, professionisti che tra le altre cose si occupano di controlli sul nucleare, ciclo dei rifiuti, emergenze ambientali e siti contaminati
Anche i capitani di ventura hanno una famiglia e i mutui da pagare. Forse il ministro Brunetta non ne è a conoscenza, ma i precari degli enti di ricerca sono italiani come tutti gli altri, che hanno i figli da mandare all'asilo, l'affitto e le rate della macchina da pagare, e come tutti gli altri a 40 anni o più vorrebbero avere un lavoro stabile e non saltare da un posto all'altro.Questo, a maggior ragione, quando svolgono compiti delicati come quelli di chi è impiegato, spesso da molti anni, all'ISPRA (Istituto Superiore per la Ricerca e la Protezione Ambientale) nato l'estate scorsa da una frettolosa fusione con ICRAM e INFS, Istituto dal quale centinaia di precari saranno espulsi, grazie a Decreti ed Emendamenti. In particolare, rischiano il posto in 400 entro la fine dell'anno, professionisti che tra le altre cose si occupano di controlli sul nucleare, ciclo dei rifiuti, emergenze ambientali e siti contaminati.
Il ministro ha detto a "Repubblica" che i lavoratori degli enti di ricerca aventi diritto alla stabilizzazione, secondo le Leggi Finanziarie 2007 e 2008, sono 1.886, e di questi la tabella riportata dal quotidiano ne assegna ad ISPRA appena 65. Peccato che, se ci si limita all'ex APAT, ci sia una graduatoria di aventi diritto che comprende oltre 150 nomi, oltre a quelli di ICRAM ed INFS e coloro che avranno diritto in base alla legge di bilancio 2008, per la quale ancora non è stato pubblicato il bando.A livello informale, l'amministrazione ISPRA ha informato esponenti sindacali di non aver mai fornito una cifra come quella, peraltro anche gli altri numeri relativi a ISPRA pubblicati nella tabella di "Repubblica" sono errati. Ma i totali corrispondono a quelli dichiarati dal Ministro nell'intervista, quindi evidentemente il Professor Brunetta li "riconosce" come suoi.
L'ISPRA è ancora privo di statuto e pianta organica, ma l'ex APAT continua a portare avanti le attività di sua competenza, spesso avvalendosi di un gran numero di precari. L'opinione pubblica non sempre ha chiaro che il personale a tempo determinato, co.co.co, a partita IVA o con altre forme di contratto non è un dipendente a latere, alle prime armi, destinato a dare «una mano» a coloro che detengono una posizione stabile. Si tratta invece di professionalità di livello, formate da anni ad assumere ruoli di alto profilo tecnico e specialistico, le cui qualifiche spesso in Italia si contano sulle dita di una mano. Ne sono esempio il settore che si occupa del controllo delle emissioni e di qualità dell'aria e quello che lavora sui rifiuti.
Emissioni in atmosfera - Anche l'Italia, come ogni nazione europea, tiene un registro di tutte le emissioni in atmosfera prodotte dalle aziende, sia per adempiere ai dettami del Protocollo di Kyoto che per evitare danni alla salute dell'uomo.L'Ispra ha al suo interno un ufficio specifico che si occupa di conteggiare quello che le nostre imprese immettono in atmosfera. Ci lavorano da anni 27 persone, 19 delle quali precarie ( il 70%). Cosa accadrebbe se i loro contratti non venissero rinnovati? Salterebbe il "Registro Nazionale dei Crediti di Emissione": cioè non ci sarebbe più nessuno a riconoscere e registrare ufficialmente l'acquisto e la vendita di emissioni da parte degli operatori industriali, con un grave danno economico per le stesse imprese. Si calcola che nel Registro tenuto dall'ISPRA ad oggi risiedano circa 25 miliardi di euro. Emettere Co2 in atmosfera costa alle imprese circa 25 euro a tonnellata. Un costo legato ai potenziali (e spesso effettivi) danni alla salute dei cittadini e agli effetti sul clima globale. Nel caso non si garantissero le funzionalità del registro, il Paese potrebbe non essere più conforme ai requisiti previsti dal protocollo di Kyoto e rischiare gravi conseguenze politiche ed economiche. L'Italia potrebbe infatti vedere l'apertura di ulteriori procedure di infrazione comunitarie che, come sappiamo, gravano sul bilancio nazionale in termini di sanzioni economiche. Senza considerare il fatto che i processi relativi alle emissioni sono molto complessi e richiedono tempi lunghi di specializzazione e formazione del personale. Il che significherebbe anche un lungo vuoto di competenze istituzionali.
Rifiuti - Ogni anno l'ex Apat controlla che le amministrazioni locali si occupino di raccogliere i rifiuti delle nostre città, favorire la raccolta differenziata, smaltire i rifiuti speciali e pericolosi. Lo fa grazie ai dati raccolti ed elaborati dal Settore addetto, pubblicati nel Rapporto Rifiuti. Il report fa da pungolo alle amministrazioni locali affinché gestiscano in modo corretto il ciclo dei rifiuti e così facendo scongiurino danni alla salute dell'uomo. Anche in questo caso, senza i precari (quasi il 90% dei dipendenti totali), l'operatività del servizio si bloccherebbe e l'Italia non avrebbe più un controllo affidabile sulla gestione dei rifiuti.

BRUNETTA, NON VOGLIO GIOCARE SUI NUMERI, DAMIANO MOSTRI SUOI

(ASCA) - Roma, 13 ott - ''Non e' certo interesse mio giocare con i numeri, al contrario''. Cosi' il ministro per la Pubblica Amministrazione e l'Innovazione Renato Brunetta ribatte alle critiche dell'opposizione.
''Una questione cosi' delicata come quella dei precari necessitava anzi di un monitoraggio diretto con gli Enti di ricerca al fine di conoscere l'esatto numero dei contratti a tempo determinato e il numero di coloro che hanno diritto alla stabilizzazione secondo le norme vigenti'' sottolinea Brunetta, che ricorda come ''in un comunicato del 10 ottobre il senatore Marino e dal suo collega di partito Damiano si sono invece riferiti genericamente ''ad oltre 60 mila professionalita' della ricerca italiana''.
''Se qualcuno fa confusione sui numeri, quello non sono io - conclude Brunetta - Damiano e' cosi' certo di quel numero? Allora per favore mi faccia sapere a quali comparti si riferisce, quanti lavoratori precari possiedono i requisiti per la stabilizzazione e le loro modalita' di assunzione''.

BRUNETTA, DA DAMIANO NUMERI A CASACCIO

(ASCA) - Roma, 13 ott - ''Numeri a casaccio'', sostiene il ministro della Pubblica Amministrazione, Renato Brunetta, sono quelli forniti dal vice ministro del lavoro del governo ombra, Cesare Damiano.
''I dipendenti del settore della ricerca che, secondo la normativa vigente, possiedono i requisiti per un'eventuale stabilizzazione - sottolinea Brunetta - sono infatti 1.886 e non invece 60.000. Senza offesa, preferisco credere alle cifre fornitemi nei giorni scorsi dai presidenti di tutti gli Enti di ricerca piuttosto che alle sue non meglio precisate 'stime attendibili'''.
Brunetta ricorda la circolare firmata lo scorso aprile dal suo predecessore, Luigi Nicolais. ''Nel testo si legge infatti che 'la possibilita' di ammettere a procedere di stabilizzazione il personale in possesso dei prescritti requisiti e' circoscritta agli anni 2008 e 2009'. E ancora: 'Le amministrazioni potranno ricorrere alla procedura speciale di stabilizzazione nel rispetto dei principi (costituzionali) richiamati con la presente circolare, del regime assunzionale di riferimento per ciascun settore e dei vincoli finanziari in materia di spese di personale. In particolare rimane fermo il principio che le disposizioni sulla stabilizzazione non hanno in nessun caso una portata vincolante e non determinano, pertanto, in capo ai possibili destinatari un diritto soggettivo alla assunzione''.

LAVORO: DAMIANO, BRUNETTA BARA SU NUMERI PER COPRIRE TAGLI

"Il ministro Brunetta gioca con le persone e bara sui numeri. Fin dall'inizio abbiamo detto, chiaramente che 60 mila era il numero di lavoratori precari nell'intera P.A. che subiranno un primo impatto occupazionale a causa delle misure del governo. Nessuno ha mai detto che tale numero facesse riferimento ai dipendenti precari della ricerca. I numeri, quindi, li sta dando e truccati Brunetta con l'intento di alimentare confusione e coprire, in tale modo, l'intenzione del Governo di adottare tagli indiscriminati ai danni dei lavoratori piu' deboli". Cosi' Cesare Damiano (Pd), replica al ministro Renato Brunetta sui lavoratori precari della Pubblica amministrazione. "Noi continuiamo semplicemente a chiedere che il Governo ritiri il suo emendamento: questo non dovrebbe essere difficile dato che, per Brunetta, i precari sono in numero estremamente ridotto e, quindi, facilmente riassorbibili".

lunedì 13 ottobre 2008

Via e Vas, il ministero dell´ambiente esternalizza le funzioni dell´Ispra

A rischio anche i posti di lavoro di centinaia di ricercatori dell´Istituto superiore per la protezione e ricerca ambientale

ROMA. Il ministero dell´ambiente ha pubblicato una gara per "l´affidamento di servizi di assistenza organizzativa e di supporto operativo per il funzionamento della Commissione tecnica di verifica dell´impatto ambientale – Via e Vas". Il servizio è finalizzato a fornire un qualificato supporto organizzativo ed operativo alla direzione generale per la salvaguardia ambientale e per il suo tramite alla commissione tecnica di verifica dell´impatto ambientale (Valutazione impatto ambientale, Via, e valutazione ambientale strategica, Vas) nello svolgimento degli adempimenti di competenza lungo le diverse fasi. L´aggiudicatario deve sostanzialmente fornire sedici tra tecnici specializzati e segretari amministrativi a un costo base dell´asta al ribasso circa 78.000 euro l´anno per ogni addetto per un totale di 1.244.000 euro iva esclusa.
Innovazione Italia Spa, società controllata dall´Agenzia nazionale per l´attrazione degli investimenti e lo sviluppo di impresa, è nota per la vicenda del portale italia.it, che Il Giornale definì «Un fiasco da 7 milioni». Inoltre ha svolto, per conto del ministero dell´ambiente e della tutela del territorio e del mare, la "Gara per l´affidamento dei servizi di progettazione tecnica del Sistema Ambiente 2010, realizzazione del Chm sulla biodiversità, servizi redazionali, costituzione del Network Nazionale della Biodiversità (Nnb), servizi di consulenza specialistica (Progetto "Sistema Ambiente 2010") e fornitura di software accessoria ai servizi medesimi", con base d´asta € 1.070.000.
Con queste gare il ministero sostanzialmente esternalizza le funzioni dell´ Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra), appena istituito con la fusione dell´Agenzia per la protezione dell´ambiente e per i servizi tecnici (Apat),dell´Istituto nazionale per la fauna selvatica (nfs), e dell´Istituto centrale per la ricerca scientifica e tecnologica applicata al Mare (Icram). Dall´altra parte l´Ispra, che in base all´articolo 2 comma 2 del D.Lgs. 30-7-1999 n.300 può ricevere affidamenti diretti dal ministero dell´ambiente e della tutela del territorio, per le recenti novità normative non ha ancora rinnovato i contratti in scadenza dei ricercatori assunti a tempo determinato con uno specifico concorso. Il risultato potrebbe essere che alcune centinaia di ricercatori, selezionati e con almeno tre anni di esperienza, vengono mandati a casa o a lavorare all´estero, l´Ispra si paralizza e le sue funzioni di rilevanza pubblica vengono svolte a costi superiori da società private ancora da costituire.

I precari contro Brunetta, nelle Amministrazioni di tutta Italia

RdB/CUB spinge la proposta di Delibera per la stabilizzazione al Comune

È stato già battezzato emendamento ammazzastabilizzazioni. L'emendamento alla Finanziaria del ministro della pubblica Amministrazione Renato Brunetta (nella foto), che blocca il processo di stabilizzazione per i precari nel settore pubblico, continua a sollevare polemiche al livello locale e nazionale.
In una nota a firma di Roberto Laudini, RdB/CUB fa sapere che dall'ultimo incontro tra i sindacati e il ministro «è emerso chiaramente che non c'è nessuna volontà politica ad una reale marcia indietro, mentre i precari hanno rappresentato la necessità di un ritiro in toto dell'emendamento e di una definitiva stabilizzazione di tutti lavoratori, decidendo quindi di proseguire nella mobilitazione. Le annunciate modifiche all'emendamento ammazzastabilizzazioni del ministro Brunetta sono solo un inutile tentativo di arginare la protesta dei lavoratori».
«Di fronte a questa finta marcia indietro - continua la nota - la RdB-CUB mantiene tutti gli appuntamenti di mobilitazione a livello categoriale e locale, ma soprattutto lo sciopero generale con manifestazione nazionale a Roma il 17 ottobre.»
Il 14 ottobre, invece, sarà la volta dell' assemblea dei precari del Comune di Messina nel Salone delle Bandiere, dalle ore 9,30 alle ore 13,00. Interverranno: Roberto Laudini (RdB/CUB), Giacomo Di Leo (COBAS) Daniele Ialacqua (PRC) e alcuni consiglieri comunali di Centrodestra e Centrosinistra. Invitato anche il sindaco, per discutere dell'Ordine del giorno all'Ars e della presentazione della Delibera di assunzione per tutti i precari da parte di RdB/CUB.

Stato di agitazione dei precari delle Agenzie Regionali

Proclamato dopo l’assemblea di venerdì scorso. Domani presidio sotto il Consiglio regionale

“Appesi ad un filo” è il titolo che hanno dato alla propria assemblea i lavoratori precari delle agenzie regionali (Ars, Arpat, Irpet, Apet, Arrr, Artea) che si è svolta lo scorso venerdì presso la Cgil regionale.

Durante l’assemblea in molti hanno preso la parola per raccontare la propria condizione di “appesi ad un filo”, nonostante da anni lavorino in enti regionali e al loro interno svolgano lavori istituzionali non a progetto, dipendenti di fatto e non collaboratori.

“Fanno tutto quello che fa chi precario non è, e senza di loro le agenzie sarebbero poco più che scatole vuote”, si legge in una nota unitaria di Fp Cgil, Fps Cisl e Uil Fpl regionali. “Contestano radicalmente i provvedimenti di legge già approvati – prosegue la nota -, decreto e ora legge Brunetta e legge finanziaria varata e in via di approvazione. Pur apprezzando le prese di posizione contrarie alle scelte governative dell’amministrazione regionale la invitano a non fermarsi ed andare avanti con decisione sulla strada annunciata”.

L’assemblea ha quindi dichiarato lo stato di agitazione, e ha deciso di effettuare un presidio sotto il consiglio regionale in via Cavour domani 14 ottobre, in concomitanza con la riunione dell’assemblea elettiva toscana.

RICERCA: REGIONE LAZIO A BRUNETTA, RITIRO EMENDAMENTO PRECARI

(AGI) - Roma, 13 ott. - "Si ritiri subito il decreto ammazza-precari e si incentivino i percorsi di stabilizzazione nella pubblica amministrazione". Lo chiede al ministro Brunetta l'assessore al Lavoro della regione Lazio Alessandra Tibaldi in merito alle rivendicazioni dei ricercatori precari penalizzati dal decreto legge 112. "Il ministro della Funzione Pubblica - continua Tibaldi - ascolti le ragioni di questa categoria di lavoratori sul ritiro dell'emendamento contro la loro regolarizzazione occupazionale. Lo slittamento di sei mesi del provvedimento, deciso a fine settembre, lungi dal risolvere i problemi della categoria, genera solo ulteriori tensioni ed incertezze tra gli addetti del settore per un futuro che appare sempre piu' insicuro". "Per le migliaia di ricercatori precari del Paese, - conclude l'assessora - che svolgono un'attivita' di straordinaria importanza, occorre molta piu' attenzione e rispetto. Non si indugi oltre nel soddisfare delle legittime aspettative".

“MA QUALI CAPITANI DI VENTURA! I PRECARI DELLA RICERCA MERITANO RISPETTO ED UN POSTO DI LAVORO A TEMPO INDETERMINATO”

“Il Ministro Brunetta finalmente ha fatto chiarezza dicendo che vuole mandare a casa la stragrande maggioranza dei precari della ricerca” Così Cristiano Fiorentini della Direzione Nazionale di RdB/CUB Pubblico Impiego commenta le recenti dichiarazioni del Ministro della Funzione Pubblica. “Il Ministro dovrebbe evitare di fare dell’ironia sul dramma di persone che rischiano il posto di lavoro. Ma quali Capitani di ventura!” Continua il dirigente RdB stigmatizzando il Ministro che così ha definito i ricercatori precari aggiungendo che stabilizzarli è come farli morire. “I precari della ricerca e le loro famiglie vivono del magro e saltuario stipendio che percepiscono e sono essenziali per gli Enti nei quali operano, non meritano di essere presi in giro”.

Relativamente ai numeri dati dal Ministro il dirigente sindacale ne contesta qualità e quantità “Innanzitutto i precari sono ben oltre i numeri dati da Brunetta arrivando a rappresentare circa il 40% della forza lavoro in seno agli enti pubblici di ricerca, lavorano in questi enti in media da dieci anni e spesso con contratti atipici che nascondono un rapporto di lavoro dipendente a tutti gli effetti. Noi abbiamo criticato aspramente le norme parziali del Ministro Nicolais, dietro alle quali si nasconde oggi il nuovo Ministro, proprio perché lasciavano fuori la stragrande maggioranza dei precari, quindi o si ragiona su un piano di stabilizzazione dei precari come investimento nella ricerca pubblica o continueremo a dare battaglia negli Enti e nelle piazze”. Comunque sia chiaro che” conclude Fiorentini “i precari non intendono farsi cacciare senza opporre resistenza, lo hanno già dimostrato e lo ribadiranno il 17 ottobre partecipando massicciamente allo sciopero generale indetto dal sindacalismo di base”

Brunetta: Potrò assumere solo il 40% dei ricercatori precari

ROMA - Premette che sta dalla parte dei precari, perché anche lui è stato un precario. Assicura che chi ha i requisiti per essere assunto - se tutte le condizioni saranno rispettate - sarà assunto. Ma dice anche che stabilizzare un ricercatore è un po' come farlo morire. Renato Brunetta, ministro della Funzione Pubblica, mercoledì scorso ha convocato i 33 presidenti degli enti di ricerca per fare chiarezza su dati (quelli della tabella a fianco) e obiettivi. «E si è subito visto che sul caso c' è tanta demagogia» commenta. Ministro, partiamo dai dati: i precari della ricerca sono 4.523, quelli che hanno i requisiti per essere assunti 1.886. Che fine faranno gli altri 2.637? Se ne andranno a casa ? «Se ne andranno a fare altre esperienze, com' è giusto che sia. Mettiamo in chiaro una cosa: io sto dalla parte dei precari, lo sono stato anch' io, per 8 anni, prima di diventare professore. Ne conosco vita e angosce e sono il primo a dire che hanno diritto alla correttezza, a compensi adeguati e a serie aspettative di carriera. Però basta strumentalizzazioni e finte illusioni. Si è detto che i precari della ricerca sono 60 mila: ecco io dimostro che sono 4.523 e che solo una parte di questi - in base a norme emanate dal governo precedente, non da me - ha serie possibilità di essere assunto». Non la certezza? «Non la certezza. Ma bisogna spiegare le cose dall' inizio. Tutto è nato dal Protocollo del Welfare dell' allora ministro Damiano che stabilì come, dopo i 3 anni, i contratti a termine non potevano essere ulteriormente rinnovati, ma stabilizzati. Io con il decreto 112 ho esteso quel principio, valido solo nel privato, anche al pubblico. La stabilizzazione, voluta dal governo precedente, premetteva che avevano diritto al posto fisso solo i precari incaricati di mansioni ordinarie per tempo permanente: quindi - applicando il principio alla ricerca - "sì" a chi controlla tutti i giorni l' attività dei vulcani, "no" ai contratti su progetto. Lo diceva Prodi, non io. L' allora ministro Nicolais con la circolare 5/2008 ha poi precisato che per arrivare alla stabilizzazione le amministrazioni avrebbero dovuto indire i concorsi, dimostrare di avere posti liberi in organico, calcolare i vincitori di concorso in attesa di assunzione e rispettare i vincoli finanziari, ovvero avere i soldi necessari in bilancio. Rispetto a queste norme, in Finanziaria, abbiamo solo introdotto un taglio del 10 % sulle piante organiche. In più io ho richiesto il censimento del precariato per capire quanti e quali sono gli atipici. Non voglio "todos caballeros", ritengo ci siano molte cose da chiarire, a partire dai contratti a chiamata diretta che so essere tanti e che mi puzzano un po' . Per il resto chi ha quei requisiti, se i paletti di Nicolais saranno rispettati, potrà entrare. Così nella ricerca, come negli enti locali e sanità, settori sui quali procederò entro giugno». Gli enti di ricerca per assumere dovranno dunque avere le risorse. Peccato che le Finanziarie vadano a tagliare sempre là. «Questo attiene al problema della ricerca in Italia, ma va anche detto che nessun istituto, in nessuna parte del mondo - a meno che non compia funzioni istituzionali - vive di soli contributi statali. Va a cercarsi risorse sul mercato, attinge a fondi internazionali. Guai se così non fosse». Restano sempre i 2.636 ricercatori presto a spasso. «Non saranno a spasso, si cercheranno qualcos' altro da fare. Altri progetti, altre esperienze, magari in giro per il mondo. Siamo chiari: la ricerca è questa. I ricercatori sono un po' capitani di ventura, stabilizzarli è un farli morire. Lo sa anche il professor Marino, che tanto mi critica. Senza tutti i progetti cui ha partecipato, gli istituti in cui ha lavorato, lui non sarebbe il professor Marino e io non sarei il professor Brunetta».

sabato 11 ottobre 2008

ISPRA: reazioni all'emendamento ammazza precari

Ottobre 2008: Brunetta propone l'emendamento che taglia il lavoro di migliaia di precari negli enti di ricerca. La parola ai precari dell'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale.

giovedì 9 ottobre 2008

LIGURIA/LAVORO: PARTE PROGRAMMA TRIENNALE STABILIZZAZIONE PRECARI

(ASCA) - Genova, 9 ott - Duecentosessantacinquemila euro per realizzare un progetto organico triennale ad opera dell'Agenzia Liguria Lavoro che prendera' il via entro fine anno per limitare il lavoro precario al quale saranno destinati 15 milioni di euro del Fondo sociale europeo. Dopo aver stabilizzato 1.000 precari del pubblico impiego, in parte dell'agenzia regionale di protezione ambientale, della Regione e di Datasiel, la Giunta regionale ligure lancia un programma ''per aggredire la platea dei lavoratori precari delle imprese private che ammontano a 100.000 addetti circa''. Lo ha comunicato questa mattina il presidente della Regione Liguria, Claudio Burlando, insieme all'assessore regionale al Lavoro, Enrico Vesco dopo l'approvazione in Giunta dell'affidamento all'agenzia Liguria Lavoro di un programma integrato triennale per contrastare il lavoro precario.
''Nonostante la Liguria - ha spiegato l'assessore regionale al Lavoro, Vesco - abbia posto le politiche del lavoro al centro del programma del suo governo con l'obiettivo di aumentare il tasso di occupazione, sostenere l'inclusione sociale, valorizzare la rete regionale dei servizi per l'impiego, ridurre la precarieta' e aumentare la sicurezza del lavoro, i precari negli ultimi anni sono aumentati diventando un fenomeno ad elevato impatto sociale che riguarda i giovani, ma anche le famiglie. Per questo abbiamo deciso di portare avanti un'azione ad ampio raggio per contrastare il fenomeno non solo nella Pubblica amministrazione, ma adesso anche nelle aziende private, coinvolgendo su questo anche le Province liguri''. Il programma avra' una durata triennale e dovra' sviluppare attivita' orientativa e di sviluppo delle competenze per almeno 5.000 lavoratori 300 aziende. Alla realizzazione di questo progetto verranno destinati 15 milioni di euro dal Fondo sociale europeo per stabilizzare il maggior numero possibile di lavoratori liguri.

P.A.: BRUNETTA, PAGELLE PER UFFICI SCUOLE E OSPEDALI

Roma, 9 ott. (Adnkronos) - ''Lo scorso mese le assenze si sono ridotte del 45%. Se questo calo rimanesse costante, in un anno ci sarebbero 72 milioni di ore lavorate in piu': e' come avere altre 43.435 persone in ufficio''. Ad affermarlo, in un'intervista a 'Panorama' in edicola domani, e' il ministro per la Pubblica amministrazione, Renato Brunetta. Il ministero, sottolinea, ''stilera', a partire da gennaio, classifiche per tutti i settori della pubblica amministrazione: scuole, ospedali, uffici, universita'. Queste graduatorie saranno poi rese pubbliche, cosi' la gente avra' finalmente tutte le informazioni per scegliere tra i servizi offerti''. Un'altra novita' sara' la costituzione di un'Authority nazionale a cui si potranno rivolgere i cittadini. ''Avra' il compito -spiega Brunetta- di svolgere indagini preliminari sugli enti in cui sono stati segnalati disservizi e lentezze. Nel caso in cui accerteranno responsabilita', potranno decidere di rimuovere i dirigenti''. Secondo Brunetta, infine, i precari nella pubblica amministrazione. ''Sono stati assunti senza controllo, spesso in maniera clientelare. Ora pero' i dirigenti ne renderanno conto: convochera' i presidenti degli enti di ricerca per chiedere spiegazioni, poi pubblichero' tutti i loro rapporti. Vedremo se veramente c'era bisogno di tutta questa gente''.

RICERCA: PROTESTA A ISTITUTO NAZIONALE RICERCA METROLOGICA

(AGI) - Torino, 9 ott - Protestano i ricercatori dell’I.N.RI.M.

(Istituto Nazionale di Ricerca Metrologica) di Torino, ente pubblico che svolge e promuove attivita’ di ricerca scientifica nei campi della metrologia, contro i tagli per i ricercatori precari e in particolare contro l’emendamento che sopprime le stabilizzazioni. A partire dalle tre di questo pomeriggio ci sara’ un presidio davanti all’Istituto, in Strada delle Cacce, ma gia’ questa mattina un’assemblea dei lavoratori ha interrotto l’attivita’ del consiglio di dipartimento e quella dei revisori dei conti. L’INRIM e’ uno degli istituti di ricerca piu’ importanti d’Italia, che garantisce la certificazione di ogni unita’ di misura. Circa 300 persone lavorano nell’ente, e di queste quasi un centinaio sono ricercatori precari. “Stiamo valutando di occupare gli uffici dei servizi informatici - spiega Andrea Merlone, responsabile dell’unita’ di temperatura - in modo da bloccare e non rendere fruibili i servizi di ora esatta e di certificazione degli altri metri, sostituendoli con un comunicato in cui spieghiamo le nostre ragioni. A occuparsi di servizi importantissimi e delicatissmi, come l’orologio atomico, c’e’ infatti personale precario. Si tratta di servizi - aggiunge - che hanno un impatto immediato sulla societa’, perche’ oltre all’attivita’ di ricerca, l’istituto fornisce servizi di certicazione a molte aziende”.

Precari della ricerca, la mappa a Brunetta

Il personale dell’Università e degli enti pubblici di ricerca è sfilato in corteo, ieri mattina, in un traffico già ampiamente congestionato dal Salone Nautico, nel centro di Genova per protestare contro la politica del governo. Fra i manifestanti, quasi un migliaio secondo i sindacati di categoria, vi erano anche docenti (fra gli altri, i presidi delle facoltà di Giurisprudenza Paolo Comanducci e di Lingue Sergio Poli) e direttori di Istituti del Cnr. Dopo aver sfilato in corteo in Via Balbi, via Cairoli, Piazza Fontane Marose, Via XXV Aprile e Via Roma, i manifestanti si sono concentrati davanti alla Prefettura, dove, in assenza del Prefetto, una delegazione è stata ricevuta dal dottor Carmine Battista, facente funzione vice prefetto vicario.
Secondo i sindacati, il blocco delle stabilizzazioni, assieme alle nuove norme che limitano a tre anni la possibilità di lavorare con contratti flessibili avrà l’effetto di licenziare, di fatto, migliaia di precari a livello nazionale. A Genova, sono a rischio 500 posti nell’Università e 200 negli Enti Pubblici di Ricerca. Poi i precari si sono spostati in Regione dove sono stati ricevuti dal presidente Burlando che dopo l’incontro ha preso contatto con il ministro per la Pubblica Amministrazione Renato Brunetta e gli ha illustrato la pesante situazione ligure, dove alcune centinaia di precari rischiano di perdere il posto in forza delle recenti disposizioni normative nazionali. «Il ministro - ha riferito Burlando - si è dimostrato sensibile al problema, e mi ha detto di essere intenzionato a esaminare in modo approfondito la situazione nazionale approfondendo i vari casi. Esistono infatti situazioni molto diverse e Brunetta ha quindi apprezzato che anche da parte della Regione Liguria sia fornita una descrizione esatta della situazione. Mi sono quindi impegnato a fornire rapidamente al ministero una mappa ligure».

mercoledì 8 ottobre 2008

RICERCA: BRUNETTA, PROBLEMA PRECARI AFFRONTATO SUL SERIO PER PRIMA VOLTA

(ASCA) - Roma, 8 ott - Il ministro Renato Brunetta si dichiara molto soddisfatto della riunione sul problema del precariato tenutasi questa sera a Palazzo Vidoni con i Presidenti dei 28 Enti di ricerca. ''Per la prima volta - afferma in una nota - si affronta in maniera seria e non demagogica il problema del precariato negli Enti di ricerca. I presidenti mi hanno assicurato tutta la loro collaborazione per monitorare il fenomeno e cercare di trovare gli strumenti idonei a individuare un percorso per garantire la funzionalita' degli istituti e il rispetto della professionalita' dei ricercatori. A tal fine ho chiesto loro la costituzione di un gruppo di lavoro che incontrero' con i miei uffici gia' dalla prossima settimana. In linea con l'Operazione Trasparenza da tempo avviata daro' conto, con la pubblicazione sul sito del Ministero (www.innovazionepa.it), di tutta la documentazione ricevuta dai singoli Enti affinche' tutti possano conoscere, e senza alcun filtro, le reali dimensioni del fenomeno. Al termine dello screening faro' una relazione ai Presidenti di Camera e Senato''. ''Dalla riunione - spiega poi Brunetta - e' emerso che i numerosi problemi sul precariato derivano principalmente dalla normativa in vigore. Da parte mia ho dichiarato la disponibilita' del Dipartimento a velocizzare tutte quelle procedure, ovviamente quelle previste dalla legge vigente, che possano permettere agli enti di assumere il personale che ne ha i requisiti''.

Roma, ricercatori in piazza proteste contro Brunetta

Roma, proteste sotto il Miur dei precari degli enti pubblici contro l'emendamento che sopprime le stabilizzazioni - Damiano (Pd): "Sono sessantamila i posti a rischio. Vulcanologia a rischio chiusura" Cerimonia al Cnr per l'insediamento del nuovo cda. Nominati i vertici

LA REPUBBLICA.IT - (8 ottobre 2008) - ROMA - Ricercatori di nuovo in piazza. I precari degli enti pubblici di ricerca protestano contro l'emendamento che sopprime di fatto le stabilizzazioni. E il vice ministro ombra Cesare Damiano lancia l'allarme: sono circa 60 mila i posti a rischio se dovesse scattare "la tagliola di Brunetta". E stamane al Cnr cerimonia per l'insediamento del nuovo cda.
La protesta. Dopo una settimana di agitazione, oltre mille persone si sono ritrovate questa mattina sotto il ministero per l'Istruzione, l'Università e la Ricerca (Miur). Numerosi gli enti rappresentanti, fra i quali Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr), Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf), Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv), Istituto Superiore di Sanità (Iss), Istituto superiore di statistica (Istat), Istituto Nazionale per le ricerche sulla nutrizione (Inran).
I ricercatori. "Protestiamo contro gli ultimi provvedimenti del governo mirati a spazzare via una fascia di ricercatori dai 30 ai 45 anni. La ricerca italiana si regge su questi lavoratori e questi provvedimenti, insieme a quelli che colpiscono duramente scuola e università pubbliche, priveranno il Paese di un'essenziale risorsa per lo sviluppo economico culturale e sociale italiano", hanno detto alcuni rappresentanti dei precari di Cnr e Inaf, dell'area di ricerca di Roma Tor Vergata.
Ricevuti in tarda mattinata da un funzionario del Miur, i precari si sono spostati sotto Palazzo Vidoni, dove nel pomeriggio il ministro della Pubblica amministrazione e l'Innovazione, Renato Brunetta, incontrerà i presidenti degli enti di ricerca.
"A rischio 60 mila posti". Secondo il vice ministro ombra Cesare Damiano, sono circa 60 mila i posti a rischio nella pubblica amministrazione se dovesse scattare "la tagliola di Brunetta". La norma del ministro cancella la stabilizzazione dei precari della pubblica amministrazione voluta dal governo Prodi e questo avrà, ha sottolineato Damiano, conseguenze sociali "pesanti". Basti pensare, ha aggiunto Damiano, che la maggior parte dei ricercatori ha il contratto a termine, compreso il settore medico, e, tra le tante cose, "l'istituto di vulcanologia sarebbe nell'impossibilità di proseguire il suo lavoro aggiungendo una nuova paura a quelle che già circolano nel paese".
Il Cnr. Intanto oggi, alla presenza del ministro dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca, Mariastella Gelmini, si è insediato il cda del Consiglio nazionale delle ricerche. Nel corso della seduta, su proposta del presidente, il professor Luciano Maiani, ha nominato vice presidente il professor Roberto de Mattei.

Il governo degli slogan manda a casa i precari

E anche i sindacati spagnoli criticano Brunetta

''L'impostazione del ministro Brunetta è propagandistica ed ideologica''. Per una riforma vera della
Pubblica amministrazione da cui far partire la modernizzazione del Paese,''serve intervenire con il cesello e non con la clava, altrimenti si fa una operazione di distruzione di valore''.
E' critico il giudizio del ministro-ombra del PD per la Funzione pubblica, Linda Lanzillotta durante la conferenza stampa, insieme al viceministro-ombra del Lavoro Cesare Damiano ed ai senatori Tiziano Treu e Paolo Nerozzi, per la presentazione delle proposte e del pacchetto di emendamenti PD anti-Brunetta ai provvedimenti 1441 bis e quater all'esame della Camera.

Il PD si dice disponibile a collaborare alla riforma della pubblica amministrazione ma il ministro Renato Brunetta deve abbandonare "un approccio propagandistico e ideologico". Perchè la riforma della PA ''deve riguardare tutto il parlamento e coinvolgere maggioranza ed opposizione”. “E' una riforma istituzionale che va condivisa'' ripete la Lanzillotta, che ha anche precisato come da parte del PD non c’è un atteggiamento pregiudiziale anche perché all’inizio guardava “con interesse ed attenzione all'impegno profuso dal ministro Brunetta nel mettere al centro dell'agenda la valorizzazione e la riforma della Pa”. Secondo Lanzillotta occorre coinvolgere "le persone perchè c'e' la disponibilità al cambiamento", ma deve esserci "un progetto che valorizzi e metta al centro le persone".

Il PD in particolare si oppone alla ''rappresentazione negativa, caricaturale e falsa di tutto il settore'' innescata dal capitolo fannulloni nel mirino delle politiche del ministro Brunetta, mentre in realtà il ministro ombra ripete che sono altre le questioni su cui puntare per innovare la P.A.. Il PD pensa infatti alla necessità di un ''sistema di valutazione obiettivo e severo'' e a una ''vera rivoluzione della trasparenza'' con la creazione di ''un’Autorità indipendente'' dall'esecutivo. ''Solo con una valutazione seria della PA - ha aggiunto il senatore PD Treu - si può applicare il principio di premiare i migliori e questo è possibile solo attraverso un organismo indipendente''.

Non solo ma in ballo c’è anche la questione dei precari che come denuncia Cesare Damiano se dovesse scattare "la tagliola di Brunetta" in 60 mila rischiano di perdere il posto di lavoro. La norma del ministro Brunetta infatti cancella la stabilizzazione dei precari della pubblica amministrazione voluta dal governo Prodi e questo avrà conseguenze sociali "pesanti". “Basti pensare - ha aggiunto Damiano - che la maggior parte dei ricercatori ha il contratto a termine, compreso il settore medico, e, tra le tante cose, "l'istituto di vulcanologia sarebbe nell'impossibilità di proseguire il suo lavoro aggiungendo una nuova paura a quelle che già circolano nel Paese".

La riforma per il PD passa anche per un abbandono da parte della politica di “alcune forme di occupazione'' che si sono ''perpetuate specie attraverso la nomina della dirigenza pubblica con criteri di fedeltà piuttosto che di professionalità e competenza'': in primis c’è la questione dello spoil system, al quale bisogna “mettere un freno”.

Poi il PD critica fortemente il Ddl delega perché ''per molti aspetti rappresenta un pericoloso ritorno al passato rispetto alle conquiste legate alla privatizzazione del rapporto di lavoro nel pubblico impiego'', ritorno che va ''scongiurato'' sottolinea la Lanzillotta. Inoltre, la riforma della PA passa anche attraverso la “semplificazione delle procedure della contrattazione pubblica'', E attraverso ''una profonda rivisitazione dell'Aran''. Inoltre il PD segnala l'importanza dell'innovazione tecnologica e della formazione perché se si vogliono “eliminare in modo strutturale e non demagogico le consulenze, è necessario aggiornare in modo permanente le professionalità".

E insieme alle critiche del PD, il ministro Brunetta deve incassare anche le dure critiche dei sindacati spagnoli dopo il suo intervento al 'Foro Nueva Economia' a Madrid. In due messaggi divulgati dalla Cgil Funzione Pubblica i principali sindacati spagnoli del lavoro pubblico (Fsap Comisiones Obreras e Fsp Ugt) espirmono solidarietà ai colleghi italiani e osservano che "in un momento in cui i diritti dei lavoratori sono minacciati in tutta Europa, il ministro Brunetta ha ancora una volta attaccato i sindacati e la pubblica amministrazione e ha cercato di accusare i lavoratori pubblici di essere fannulloni e disonesti". La Fsp Ugt "manifesta il proprio disappunto per le dichiarazioni del ministro italiano Renato Brunetta che valuta i lavoratori pubblici come un costo piuttosto che come un valore della pubblica amministrazione e che intende risolvere il problema con la riforma della pubblica amministrazione del Governo Berlusconi, nella quale non è previsto il dialogo sociale. Nel suo intervento il ministro non ha risparmiato critiche ai sindacati che, secondo lui, non hanno mai capito la situazione e i problemi strutturali del paese".

L'ex commissario per la stabilizzazione dei precari

La vertenza all'Ispra - Una lettera alla Prestigiacomo ne ricorda il ruolo «fondamentale per i controlli sull'ambiente»

(Villaggio Globale) - Occorre stabilizzare i precari dell'Ispra (Istituto superiore per la ricerca e la protezione ambientale), anche attraverso un intervento ad hoc che eviti la sua paralisi e quella, conseguente, dei controlli e della vigilanza sull'ambiente. È il contenuto di una lettera inviata al ministro dell'Ambiente, Stefania Prestigiacomo, e per conoscenza a quello della Funzione Pubblica, Renato Brunetta, oltre che al commissario straordinario dell'ente di ricerca, Vincenzo Grimaldi, da Renato Angelo Ricci, presidente dell'associazione scientifica Galileo 2001 e già commissario dell'agenzia ambientale nel 2001-2002, nominato dal governo Berlusconi.
«Fin dal mio insediamento all'allora Anpa (poi Apat e oggi Ispra) ebbi il modo di conoscere (e la responsabilità di gestire) il problema del personale precario dell'Agenzia oggi posta sotto la Sua alta vigilanza. All'epoca – scrive Ricci - fu mia cura condurre una approfondita analisi delle professionalità presenti all'interno dell'Agenzia. Ne emerse l'elevato livello di qualificazione tecnico-scientifica del personale, incluso quello precario, con particolare riferimento al personale più giovane. Per questo mi sono adoperato proponendo soluzioni adeguate per la sua definitiva stabilizzazione». Ricci, nominato dalla destra, ricorda che le procedure di stabilizzazione non sono state portate a compimento, nonostante «i ripetuti tentativi di intervento» che hanno fatto seguito al suo, dunque «il problema è rimasto sostanzialmente irrisolto, al punto che oggi presso l'Apat-Ispra operano (alcuni di loro da quasi quindici anni!) circa 200 dipendenti assunti con contratto a termine (dopo concorso) e altrettanti precari a diverso titolo».
«Data l'elevata qualificazione del personale in oggetto, e considerato il ruolo fondamentale che esso ha svolto e continua a svolgere per l'operatività di un'Agenzia che ha funzioni insostituibili – continua l'ex commissario - mi permetto di rappresentarLe la necessità di risolvere stabilmente questo problema attraverso un'iniziativa politica specifica, qualora non fossero percorribili soluzioni di tipo gestionale e amministrativo nell'ambito del presente ordinamento. Si tratta a mio avviso di un atto di giustizia sostanziale che non mancherà di mettere nella dovuta evidenza la capacità operativa del Governo in carica», conclude Ricci.
Oggi, i sindacati dell'Ispra hanno incontrato il commissario Grimaldi, per affrontare i problemi derivati dalla presentazione di un emendamento al Disegno di legge sullo sviluppo, che a partire da giugno dell'anno prossimo annullerebbe le stabilizzazioni e impedirebbe le proroghe dei contratti in essere.
All'Istituto lavorano attualmente 1.629 persone, con 689 precari (tra co.co.co e tempi determinati) di cui 400 rischiano di andare a casa entro dicembre. Un emendamento che ha rappresentato una vera «doccia scozzese», come ha ricordato lo stesso commissario, il quale ha anche rappresentato ai sindacati il problema di una disponibilità finanziaria dell'ente che per i contratti «arriva solo fino al 31 dicembre». Domani il commissario, insieme agli altri direttori degli enti di ricerca, incontrerà il ministro Brunetta, contemporaneamente alla manifestazione di lavoratori e organizzazioni sindacali che partirà alle 10 dal ministero dell'Istruzione per arrivare sotto la sede della Funzione Pubblica.

BRUNETTA, CON PRODI STABILIZZAZIONE PRECARI NON ERA GARANTITA

Roma, 8 ott. - (Adnkronos) - "Il processo di stabilizzazione previsto dalle norme del Governo Prodi era niente affatto garantito". E' il Ministro della Funzione pubblica, Renato Brunetta, a rispondere cosi' alle "informazioni fatte circolare da esponenti dell'opposizione" sui precari nella pubblica amministrazione. "Nella circolare del 18 aprile 2008 firmata dal mio predecessore, l'onorevole Nicolais del partito Democratico, si legge infatti: nell'art. 3, comma 90, della legge 244/2007 (legge finanziaria per il 2008) e' espressa una chiara volonta' di racchiudere in un ambito temporale definito la parentesi 'stabilizzazione' come reclutamento speciale nel settore Pubblico. La possibilita' di ammettere a procedure di stabilizzazione il personale in possesso dei prescritti requisiti e' circoscritta agli anni 2008 e 2009..'', ricorda il ministro che aggiunge:"inviterei i rappresentanti dell'opposizione e delle organizzazioni sindacali di leggere con attenzione questa circolare prima di dare giudizi su una proposta normativa che vuole fare chiarezza sul fenomeno e che di fatto anticiperebbe solo di 6 mesi quello che la normativa vigente definisce come termine ultimo".

PRECARI: GARACI (ISS),LEGGE DELEGA AD HOC PER ISTITUTI RICERCA

(AGI) - Roma, 8 ott. - Una legge delega per trattare a parte i ricercatori precari degli istituti di ricerca, evitando che finiscano nel 'calderone' del decreto Brunetta con lo stop delle assunzioni entro il prossimo giugno. E' la proposta che il presidente dell'Istituto Superiore di Sanita' Enrico Garaci, insieme agli altri presidenti degli istituti di ricerca, sottoporra' al ministro Brunetta. 'Le problematiche della ricerca - ha sottolineato Garaci, a margine del convegno 'Quale Welfare per la Salute?' promosso dalla Cei e dall'Istituto Superiore di Sanita' - meritano una trattazione separata rispetto al resto della Pubblica Amministrazione. Si tratta di un personale selezionato, che ha fatto concorsi, qualificato, che e' ancora precario perche' c'e' stato un blocco dei concorsi in passato che e' stato esiziale. In Italia - ha aggiunto - sono pochi gli addetti alla ricerca, 3,3 su 1.000 contro i 5,8 su mille in Europa. Senza i precari rischiamo di perdere i fondi della Comunita' Europea. Per questo chiederemo una legge delega ad hoc che affronti la questione'.

Damiano: con tagliola Brunetta rischiano 60 mila precari

(DIRE)- ROMA 8 ottobre 2008 - In una conferenza stampa nella sede del Pd presentando il pacchetto di emendamenti anti-Brunetta ai provvedimenti 1441 bis e quater all'esame della Camera, Damiano ricorda che la norma che cancella la stabilizzazione dei precari della pubblica amministrazione voluta dal governo Prodi e' stata posticipata di 6 mesi e assicura che il Pd dara' battaglia per garantire i lavoratori dell'amministrazione pubblica.

Le conseguenze, insiste Damiano, avrebbero un impatto sociale molto pesante: l'Italia rischia di perdere la ricerca scientifica degli ultimi 15 anni visto che i ricercatori sono per la maggior parte assunti con contratti a tempo determinato. Il ministro ombra, continua, facendo un altro esempio: "L'istituto di vulcanologia sarebbe nell'impossibilita' di proseguire il suo lavoro" e quindi "tra le tante paure del Paese si aggiungerebbe anche questa".

Precari Ispra, a rischio certificazione ambientale

Roma, 8 ott (Velino) - “L’evento di oggi, il decennale dell’applicazione in Italia del marchio Ecolabel, oltre a fornirci l’occasione per riflettere sul ruolo degli strumenti di certificazione ambientale, sul loro stato di attuazione in Italia e sulle loro potenzialità di sviluppo, ci consente anche di porre l’attenzione sulle persone che all’interno dell’Ispra da anni si occupano con dedizione e professionalità a tali temi”. Così il comunicato che i precari del settore certificazione ambientale dell’Ispra hanno letto interrompendo il convegno per il decennale della certificazione ambientale, in corso all’auditorium dell’Istituto in via Curtatone a Roma. “I lavoratori precari del Settore Certificazione Ambientale dell’Ispra desiderano comunicare ai presenti il grave stato di crisi e di mobilitazione permanente che si sta verificando per effetto delle misure che il governo sta intraprendendo per ‘risolvere’ la questione del precariato nella Pa e in particolare negli enti di ricerca. L’emendamento Brunetta (all’art. 37 del disegno di legge A.C. 1441-quater) non solo annulla le procedure di stabilizzazione del personale precario ma addirittura interrompe i contratti mandando a casa il personale precario Ispra (700 precari)”.

In particolare, i precari del Servizio Certificazione Ambientale dell’Ispra rendono noto che, con l’approvazione dell’emendamento, nel 2009 la situazione sarebbe la seguente: riduzione dell’organico pari al 50 per cento (ad esempio per il settore Ecolabel sarebbero a rischio il 70 per cento del personale); impossibilità di garantire il supporto al Comitato Ecolabel - Ecoaudit (ai sensi del D.M. 413/95) e il supporto tecnico a circa 1.000 organizzazioni Registrate Emas e a un numero sempre crescente di aziende certificate Ecolabel, attualmente più di 200; mancata garanzia degli obblighi assunti dall’Italia in sede Europea per l’applicazione dei due Regolamenti Comunitari (Emas e Ecolabel) e le attività connesse, con il rischio dell’avvio di una procedura di infrazione da parte della Commissione Europea; consistente perdita, in termini economici, degli investimenti sostenuti da Ispra per la Formazione del personale altamente qualificato impiegato da anni con contratti T.D. e co.co.co (in media dai 3 agli 8 anni di servizio presso Apat - Ispra). Si vuole inoltre evidenziare - dice ancora il comunicato dei precari - che tali tagli sono tutti a carico di una generazione che da circa quindici anni ha avuto insufficienti possibilità di un ‘adeguato’ inserimento all’interno della Pa, nonostante la stessa per il suo corretto funzionamento, abbia dovuto comunque ricorrere a forme contrattuali a termine rendendo così precarie sia le loro vite, sia il servizio offerto alla collettività.

Precari. Si mobilitano i ricercatori contro Brunetta e Gelmini

I confederali della ricerca e della scuola si sono dati appuntamento questa mattina sotto il ministero della Pubblica Istruzione e della Ricerca. La protesta contro il decreto del ministro Renato Brunetta, e contro la votazione del maxi-emendamento sulla scuola, votato ieri sera alla Camera.

(AMI) - (08/10/2008) - I confederali della ricerca e della scuola si sono dati appuntamento questa mattina sotto il ministero dell'Istruzione e della Ricerca per protestare contro il decreto del ministro della Pubblica Amministrazione Renato Brunetta e la votazione del maxiemendamento sulla scuola, passato ieri sera alla Camera. Con il blocco del tournover degli insegnanti da una parte, e il decreto “ammazzaprecari” della pubblica amministrazione dall'altra, la vita di moltissimi lavoratori precari verrà modificata se non stravolta.

Nessuna prospettiva per il futuro per i più giovani, come racconta un lavoratore dell'Ispes «Se dovessi perdere il lavoro non potrei più accedere a un mutuo e di conseguenza non so cosa ne sarà del matrimonio che dovrei fare il prossimo anno – racconta- per me significherebbe rivedere tutto il mio futuro».

Anche per i meno giovani l'eventualità di un licenziamento per un mancato rinnovo del contratto significa potenzialmente uscire per sempre dal mercato del lavoro come ci racconta una precaria del Istituto imballaggio nell' Isituto Superiore di Sanità «secondo la legge Brunetta dopo altri due anni di questo tempo determinato dovrei andare a casa all'età di 48 anni, sempre precaria».

Precari pubblici: prossimo appuntamento lo sciopero generale del sindacalismo di base

Un partecipatissimo presidio davanti Palazzo Vidoni rilancia la manifestazione nazionale del 17 Ottobre a Roma

(pane-rose.it) - Roma, 7 ottobre 2008 - Oltre 1000 precari appartenenti a tutti i Comparti del Pubblico Impiego e della Ricerca hanno partecipato questa mattina a Roma al presidio davanti al Ministero della Funzione Pubblica, indetto dalla RdB-CUB e dalla Usi-RdB Ricerca per chiedere il ritiro di tutti i provvedimenti “ammazzaprecari” varati dal Governo e la stabilizzazione di tutte le tipologie di contratti precari.

Consistente la partecipazione dei precari della Ricerca, comparto fra i più colpiti dall’emendamento anti-stabilizzazioni, che hanno inscenato una “compravendita dei cervelli”, con tanto di spedizione ai centri di ricerca internazionali dei pacchi contenenti i cervelli dei ricercatori italiani.

Una delegazione sindacale è stata ricevuta a Palazzo Vidoni. Nel corso dell’incontro i rappresentanti RdB-CUB hanno sottolineato la necessità di un’inversione di rotta complessiva sulla questione precarietà nel Pubblico Impiego, ricordando la propria posizione già critica nei confronti dei provvedimenti adottati dal Governo Prodi, limitati per quantità e qualità. La delegazione ha chiesto di incontrare il Ministro in occasione dello sciopero generale del prossimo 17 ottobre, ai fini di avviare un confronto serio volto a eliminare il precariato dalla P.A. attraverso la stabilizzazione di tutti gli oltre 300.000 precari, la revisione a rialzo delle dotazioni organiche necessarie all’erogazione dei servizi pubblici, lo sblocco totale della copertura del turn-over ed un investimento in termini economici sul servizio pubblico.

Nell’incontro è emersa la volontà del Ministero di monitorare la situazione del precariato a partire dalla Ricerca. I rappresentati Usi-RdB, pur accogliendo positivamente l’intenzione di conoscere a fondo la situazione nei vari Enti, hanno ribadito che per dare certezze ai lavoratori servono atti concreti, volti superare gli ostacoli economici e quelli relativi alla dotazione organica.

Al termine dell’incontro tutte le delegazioni presenti al presidio si sono lasciate con l’impegno a continuare la mobilitazione fino al definitivo ritiro dei provvedimenti ammazzaprecari e ad organizzare una presenza di massa dei precari allo sciopero generale nazionale di 24 ore, indetto per il 17 ottobre da CUB Cobas Sdl, con manifestazione nazionale a Roma.

martedì 7 ottobre 2008

Ispra, Ricci (Ex Apat): Si sono persi 7 anni

Roma, 7 ott (Velino) - Stabilizzare i precari, anche attraverso un intervento ad hoc per scongiurare la paralisi dell’Ispra. E’ questo il senso della lettera-appello inviata da Renato Angelo Ricci, presidente dell’associazione scientifica Galileo 2001 e già commissario dell’agenzia ambientale indirizzata al ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo. “Fin dal mio insediamento all’allora Anpa (poi Apat e oggi Ispra) ebbi il modo di conoscere (e la responsabilità di gestire) il problema del personale precario dell’Agenzia oggi posta sotto la Sua alta vigilanza. All’epoca – scrive Ricci commissario per il governo Berlusconi nel periodo 2001-2002 - fu mia cura condurre una approfondita analisi delle professionalità presenti all’interno dell’Agenzia. Ne emerse l’elevato livello di qualificazione tecnico-scientifica del personale, incluso quello precario, con particolare riferimento al personale più giovane. Per questo mi sono adoperato proponendo soluzioni adeguate per la sua definitiva stabilizzazione”. Ma le procedure di stabilizzazione non sono state portate a compimento e dunque “il problema è rimasto sostanzialmente irrisolto, al punto che oggi presso l’Apat-Ispra operano (alcuni di loro da quasi quindici anni!) circa 200 dipendenti assunti con contratto a termine (dopo concorso) e altrettanti precari a diverso titolo.

“Data l’elevata qualificazione del personale in oggetto, e considerato il ruolo fondamentale che esso ha svolto e continua a svolgere per l’operatività di un’Agenzia che ha funzioni insostituibili, mi permetto di rappresentarLe la necessità di risolvere stabilmente questo problema attraverso un’iniziativa politica specifica, qualora non fossero percorribili soluzioni di tipo gestionale e amministrativo nell’ambito del presente ordinamento. Si tratta a mio avviso di un atto di giustizia sostanziale che non mancherà di mettere nella dovuta evidenza la capacità operativa del Governo in carica”, conclude Ricci. Intanto i sindacati dell’Apat-Ispra hanno incontrato questa mattina il commissario della maxi agenzia ambientale Vincenzo Grimaldi. Al centro del tavolo il disegno di legge che abolisce la procedura di stabilizzazione dei precari della pubblica amministrazione firmato dal ministro Renato Brunetta che ha scatenato la mobilitazione con l’occupazione nei giorni scorsi della sede di Roma.

La maxi agenzia ambientale di recente istituzione e cioè l’Ispra ha riunito Apat, Icram e Infs e vi lavorano, a seguito di questo accorpamento, 1629 persone. Di questi i ‘precari’ (tra co.co.co e altre forme di parasubordinazione) sono circa 689 e per oltre 400 di loro il rischio è di andare a casa a partire da dicembre. Insomma una vera “doccia scozzese”. Diversa la posizione per altri 216 per i quali esiste una graduatoria già approvata dall’ex Apat e dall’ex Icram e che aspettano di essere assunti a tempo indeterminato avendo maturato più di tre anni di anzianità di servizio e gli altri requisiti previsti dalle Finanziarie 2007 e 2008. Ma in questo caso il perfezionamento della loro procedura di assunzione è subordinato al taglio del 10 per cento della pianta organica dell’agenzia prescritto per tutti gli enti pubblici dalla legge 133 approvata ad agosto. Insomma la partita dei precari dell’Ispra che - fanno notare dall’istituto svolgono circa il 90 per cento di tutto il lavoro - non è semplice: sul tavolo la richiesta di prorogare i contratti, indire concorso, lo stop all’applicazione dell’emendamento che blocca le assunzioni agli istituti di ricerca e un no secco al taglio del dieci per cento della pianta organica. E l’attesa cresce per l’incontro di domani con il ministro Renato Brunetta.

Si celebra la giornata mondiale per il lavoro dignitoso

07/10/2008

Solidarietà a tutte le persone, di ogni parte del mondo, in lotta per affermare condizioni di lavoro e di vita dignitose. CSdL e CDLS aderiscono all’iniziativa di sensibilizzazione voluta dalla Confederazione sindacale internazionale e dalla Confederazione europea dei sindacati, invitando i lavoratori ad osservare un minuto di pausa simbolica, alle 12, per un momento di riflessione. Perché nonostante il boom economico, la maggior parte della popolazione mondiale non ne ha beneficiato e non ha visto un miglioramento della propria vita.
La disoccupazione cresce in modo preoccupante e tante sono le persone sottoccupate o non pagate per il lavoro che svolgono. Metà della forza lavoro mondiale guadagna meno di 2 dollari al giorno. 12,3 milioni di uomini e donne lavorano in schiavitù. 200 milioni di bambini, minori di 15 anni, lavorano anziché andare a scuola. 2,2 milioni di persone muoiono ogni anno a causa di incidenti o malattie legate al lavoro, e soprattutto le donne sono spinte a vivere nella cosiddetta “economia informale”, senza protezione sociale, senza diritti e con lavori precari.
E nel 2006, al Consiglio economico e sociale delle Nazioni Unite, i governi hanno adottato una dichiarazione ministeriale il cui primo articolo sottolinea la necessità di creare un ambiente a livello nazionale e internazionale che sia favorevole al raggiungimento di un’occupazione piena e produttiva e del lavoro dignitoso per tutti come fondamento per lo sviluppo sostenibile.

Precari: Con tagli a rischio anche monitoraggio eruzioni

A Istituto vulcanologia 3 ricerche su 4 realizzate da precari

Roma, 7 ott. (Apcom) - Continuare sulla strada dei tagli alla ricerca comporterà che "in caso di evento sismico o vulcanico, non sarà più possibile fornire al Dipartimento di Protezione civile e al ministero degli Interni, nelle modalità attualmente garantite, le informazioni necessarie per interventi tempestivi nelle aree interessate". A lanciare l'allarme sono i precari dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv).

L'ente, sottolineano, nel 2008 è risultato, secondo i dati di sciencewatch.com, il primo istituto di geofisica al mondo per qualità di lavori e pubblicazioni. Al 75% di queste ricerche ha lavorato almeno un precario. Una condizione che è "la fisiologica conseguenza di quasi un decennio di blocco delle assunzioni e tagli delle piante organiche, cui la Finanziaria 2007 e la successiva intendevano porre un limite". Ma ora l'emendamento 37-bis prevede in tempi brevi la cancellazione di un percorso per l'assunzione del personale precario in possesso di precisi requisiti di anzianità lavorativa.

L'intera classe politica, dicono i ricercatori, riconosce che la ricerca in un paese civile non è un optional e che gli investimenti in questo settore pongono le basi per la crescita, lo sviluppo e la salvaguardia del Paese. Tuttavia, evidenziano, i finanziamenti e la retribuzione nella ricerca pubblica italiana sono fra i più bassi dei paesi sviluppati.

L'Ingv conta 1.000 lavoratori, il 40% dei quali con contratto a termine. "Minare il futuro di 400 lavoratori a termine - ammoniscono i precari - significa anche mettere in crisi tale sistema, oltre che creare le premesse per la perdita di personale altamente specializzato: i precari del settore della ricerca sono lavoratori che, nella maggior parte dei casi, hanno laurea, dottorato, idoneità a concorsi, esperienze di lavoro anche pluriennali all'estero e numerosi anni di formazione, costati centinaia di migliaia di euro alla collettività per raggiungere altissimi livelli di specializzazione".