Da ecoblog.it - Mentre tutti i paesi civili, Stati Uniti in testa, investono sulla ricerca nel tentativo di uscire dalla crisi, il Governo italiano sembra aver intenzione di tagliare sempre più il già misero 1,1 % del Pil che ogni anno viene assegnato a questo fondamentale comparto. I primi a farne le spese saranno ricercatori precari come quelli dell’Ispra (Istituto per la Protezione e la Ricerca Ambientale), istituto frettolosamente fondato l’anno scorso dalla fusione dei tre enti ambientali preesistenti, vigilati dal Ministro dell’Ambiente. Per sensibilizzare l’opinione pubblica e chiedere risposte alla Ministro Stefania Prestigiacomo, i precari hanno presentato ieri il cortometraggio autoprodotto dal titolo “Non Sparate alla Ricerca”, accompagnato da una raccolta di firme accessibile sul web a tutti i cittadini. Di seguito, il testo dei precari che accompagna il video e spiega la loro situazione.
LA PETIZIONE DA FIRMARE
venerdì 19 giugno 2009
Giornalettismo.com
Nonsparateallaricerca.org è il sito internet che raccoglie firme per fermare la mattanza dei precari della pubblica amministrazione. I precari dell’Ispra (Istituto per la Protezione e la Ricerca Ambientale), vogliono fermare il licenziamento di 430 loro colleghi previsto tra giugno e dicembre, già annunciato dalla struttura commissariale che gestisce l’Istituto: per sensibilizzare l’opinione pubblica, presentano quindi un clip autoprodotto, dal titolo “Non sparate alla ricerca”, per spiegare cosa accadrà con la “morte” della ricerca e dei controlli ambientali. Fino all’anno scorso, esistevano due Enti pubblici di Ricerca: l’Icram, unico Ente pubblico ad occuparsi di mare, in un Paese con 8mila Km di coste, e l’Infs, l’Istituto nazionale Fauna selvatica. Esisteva poi un’Agenzia governativa per l’Ambiente, l’Apat, che si occupava di Protezione Ambientale: ognuno dei tre soggetti aveva un’identità forte e competenze tecnico‐scientifiche di grande livello, ma fondamentalmente diverse tra loro. Ad Agosto 2008, il Governo li ha fusi in un’unica entità, creando l’Istituto Superiore per la Ricerca e la Protezione Ambientale (Ispra). Da quel momento, tutte le procedure economico‐amministrative che erano state ritagliate su misura per le varie attività dei tre ex enti sono state sostituite con procedure arcaiche e farraginose, assolutamente non idonee allo svolgimento delle attività di ricerca. Ora, sono 200 le persone che il 30 giugno vedranno i loro contratti non rinnovati, e da qui alla fine dell’anno si arriverà al licenziamento di 430 unità pari a più di 1/3 del personale ISPRA. I precari chiedono chiarezza e garanzie sul proprio futuro, come su quello della tutela dell’ambiente in Italia.
Istat, nel primo trimestre persi 204 mila posti di lavoro
Su base annua, il tasso di disoccupazione è pari a quasi l'8% (il 7,9% per la precisione), il più alto dal 2005. In cifre assolute, il numero delle persone in cerca di occupazione sono quasi 2 milioni. Cala l'occupazione di 426 mila italiani, aumenta tra le comunità straniere: rispetto a tre mesi fa, hanno trovato lavoro altri 222 mila stranieri.
L'offerta di lavoro è stabile per gli uomini, registra una leggerissimo aumento tra le donne, lo 0,2%. Su quasi 60 milioni di italiani, lavorano in 23 milioni; arrotondando, significa che ogni 3 italiani, solo uno lavora. Il risultato, spiega ancora l'istituto di statistica, trova ragione nella caduta dell'occupazione autonoma delle piccole imprese, dell'occupazione a termine e nella riduzione del numero dei collaboratori.
Istat: crolla l'occupazione nel primo trimestre dell'anno, -0,9%
E' il primo calo da 14 anni a questa parte, ora il tasso di disoccupazione è al 7,9% il più alto dal 2005
Corriere della Sera - MILANO - Gli occupati in Italia sono diminuiti nel primo trimestre di 204mila unità (-0,9%) rispetto allo stesso periodo del 2008. Lo rileva l'Istat. Il dato risente del calo di occupazione di 426mila italiani e dell'aumento di occupazione per 222mila stranieri. Il calo dell'occupazione trova ragione soprattutto nella caduta dell'occupazione autonoma delle piccole imprese, dell'occupazione a termine e nella riduzione del numero dei collaboratori. Il calo è il primo da 14 anni a questa parte ed è più accentuato nel Mezzogiorno (114mila posti di lavoro in meno su 204mila occupati in meno in totale).
TASSO ELEVATO - Il tasso di disoccupazione in Italia cresce nel primo trimestre 2009 e tocca quota 7,9% (+0,8 punti rispetto al primo trimestre 2008). Lo rileva l'Istat precisando che si tratta di 221mila persone in più in cerca di lavoro. Il tasso di senza lavoro è il più alto dal 2005. L'Istat sottolinea inoltre che il numero delle persone in cerca di occupazione registra il quinto aumento tendenziale consecutivo, portandosi a 1.982.000 unità (+221.000 unità, pari al +12,5% rispetto al primo trimestre 2008). Rispetto invece al quarto trimestre 2008, al netto dei fattori stagionali, il tasso di disoccupazione aumenta dello 0,3%.
Roma, occupata la sede dell'Istat
La Stampa.it - Una cinquantina di precari dell’Istat ha occupato da questa mattina, dopo un’assemblea con i sindacati, la sede della presidenza dell’istituto di statistica. La polizia è intervenuta per controllare la situazione: diversi agenti in assetto antisommossa presidiano la sede in via Cesare Balbo. I lavoratori chiedono garanzie per 317 contratti di rilevatori che dovrebbero scadere a luglio. Al momento, spiegano i precari, dal punto di vista dell’ordine pubblico la situazione è tranquilla: tra le parti è stata aperta una trattativa sui contratti. Per solidarietà con i rilevatori protestano anche i ricercatori: per questo domani gli attesi dati sull’occupazione del primo trimestre in Italia usciranno in forma ridotta.
La Flc Cgil, i lavoratori dell’Istat e i rilevatori riuniti in assemblea permanente congiuntamente da questa mattina «denunciano con forza la gravità di quanto sta avvenendo». Dal prossimo primo luglio, sottolineano, «non esisterà più la rete dei 317 rilevatori che da sette anni garantisce le interviste sullo stato dell’occupazione su tutto il territorio nazionale, assicurando elevati standard di qualità». Domani l’Istat, nonostante l’agitazione dei ricercatori e dei tecnici che producono i dati, rilevano, «rilascerà, in forma ridotta, il comunicato sulle forze di lavoro relativo al primo trimestre 2009. I lavoratori dell’Istat in mobilitazione e la Flc Cgil denunciano ancora una volta la loro estrema preoccupazione sul destino dell’indagine che fornisce le stime sull’andamento dell’occupazione e della disoccupazione. Ad oggi i vertici dell’Istat non hanno ancora trovato una soluzione credibile, e il ministero competente, quello della Pubblica Amministrazione, si dichiara indisponibile a spostare oltre il 30 giugno 2009 la validità della proroga concessa per lutilizzo dei contratti di collaborazione per i rilevatori».
A fare le spese di questa situazione che si trascina ormai da sette anni, si legge nella nota, «saranno in primo luogo i 317 rilevatori professionali, che fra 10 giorni vedranno scadere il loro contratto precario per trovarsi disoccupati. Ma anche la statistica ufficiale ne soffrirà considerevolmente: allo stato viene ipotizzato il passaggio ad interviste telefoniche fino a soluzione definitiva. Ciò comporta il rischio di produrre stime distorte ed incoerenti con quelle degli anni precedenti. Questo, a sua volta, si ripercuoterà sulla stima del Pil, per il cui calcolo sono fondamentali i dati delle forze di lavoro».
giovedì 18 giugno 2009
Ci siamo.... .. Oscuramento internet
L'attacco finale alla democrazia è iniziato! Berlusconi e i suoi sferrano il colpo definitivo alla libertà della rete internet per metterla sotto controllo. Ieri nel voto finale al Senato che ha approvato il cosiddetto pacchetto sicurezza (disegno di legge 733), tra gli altri provvedimenti scellerati come l'obbligo di denuncia per i medici dei pazienti che sono immigrati clandestini e la schedatura dei senta tetto, con un emendamento del senatore Gianpiero D' Alia (UDC), è stato introdotto l'articolo 50-bis, "Repressione di attività di apologia o istigazione a delinquere compiuta a mezzo internet". Il testo la prossima settimana approderà alla Camera. E nel testo approdato alla Camera l'articolo è diventato il nr. 60. Anche se il senatore Gianpiero D'Alia (UDC) non fa parte della maggioranza al Governo, questo la dice lunga sulla trasversalità del disegno liberticida della "Casta" che non vuole scollarsi dal potere. In pratica se un qualunque cittadino che magari scrive un blog dovesse invitare a disobbedire a una legge che ritiene ingiusta, i provider dovranno bloccarlo. Questo provvedimento può obbligare i provider a oscurare un sito ovunque si trovi, anche se all'estero. Il Ministro dell'interno, in seguito a comunicazione dell'autorità giudiziaria, può disporre con proprio decreto l'interruzione della attività del blogger, ordinando ai fornitori di connettività alla rete internet di utilizzare gli appositi strumenti di filtraggio necessari a tal fine. L'attività di filtraggio imposta dovrebbe avvenire entro il termine di 24 ore. La violazione di tale obbligo comporta una sanzione amministrativa pecuniaria da euro 50.000 a euro 250.000 per i provider e il carcere per i blogger da 1 a 5 anni per l'istigazione a delinquere e per l' apologia di reato, da 6 mesi a 5 anni per l'istigazione alla disobbedienza delle leggi di ordine pubblico o all'odio fra le classi sociali. Immaginate come potrebbero essere ripuliti i motori di ricerca da tutti i link scomodi per la Casta con questa legge? Si stanno dotando delle armi per bloccare in Italia Facebook, Youtube, il blog di Beppe Grillo e tutta l'informazione libera che viaggia in rete e che nel nostro Paese è ormai l'unica fonte informativa non censurata. Vi ricordo che il nostro è l'unico Paese al mondo, dove una media company, Mediaset, ha chiesto 500 milioni di risarcimento a YouTube. Vi rendete conto? Quindi il Governo interviene per l'ennesima volta, in una materia che vede un'impresa del presidente del Consiglio in conflitto giudiziario e d'interessi. Dopo la proposta di legge Cassinelli e l'istituzione di una commissione contro la pirateria digitale e multimediale che tra poco meno di 60 giorni dovrà presentare al Parlamento un testo di legge su questa materia, questo emendamento al "pacchetto sicurezza" di fatto rende esplicito il progetto del Governo di "normalizzare" il fenomeno che intorno ad internet sta facendo crescere un sistema di relazioni e informazioni sempre più capillari che non si riesce a dominare. Obama ha vinto le elezioni grazie ad internet? Chi non può farlo pensa bene di censurarlo e di far diventare l'Italia come la Cina e la Birmania. Oggi gli unici media che hanno fatto rimbalzare questa notizia sono stati Beppe Grillo dalle colonne del suo blog e la rivista specializzata Punto Informatico. Fate girare questa notizia il più possibile. E' ora di svegliare le coscienze addormentate degli italiani. E' in gioco davvero la democrazia!!!
Petizione online

Dai lavoratori Ispra il grido d´aiuto: ´Non sparate sulla ricerca´
Fino all´anno scorso, esistevano due Enti pubblici di Ricerca: l’Icram, unico Ente pubblico ad occuparsi di mare, in un Paese con 8mila Km di coste, e l’Infs, l’Istituto nazionale Fauna selvatica. Esisteva poi un’Agenzia governativa per l’Ambiente, l’Apat, che si occupava di Protezione Ambientale: ognuno dei tre soggetti aveva un’identità forte e competenze tecnico‐scientifiche di grande livello, ma fondamentalmente diverse tra loro. Ad agosto 2008, il Governo li ha fusi in un’unica entità, creando l’Istituto superiore per la ricerca e la protezione ambientale (Ispra).
Da quel momento, tutte le procedure economico‐amministrative che erano state ritagliate su misura per le varie attività dei tre ex enti sono state sostituite con procedure arcaiche e farraginose, assolutamente non idonee allo svolgimento delle attività di ricerca. Ora, sono 200 le persone che il 30 giugno vedranno i loro contratti non rinnovati, e da qui alla fine dell’anno si arriverà al licenziamento di 430 unità pari a più di 1/3 del personale ISPRA. I precari chiedono chiarezza e garanzie sul proprio futuro, come su quello della tutela dell’ambiente in Italia.
ABRUZZO/AMBIENTE: STATI, ACCORDO SU PROROGA CONTRATTI PRECARI ARTA
mercoledì 17 giugno 2009
Non sparate alla ricerca
Roma, ore 19.30
Alla proiezione, prevista per le 19.30 del 18 giugno al Caffè Fandango di Roma, farà seguito una tavola rotonda sulla situazione e le prospettive della ricerca ambientale in Italia dal titolo “La ricerca di Pulcinella”,cui parteciperanno personalità del mondo scientifico e politico, ricercatori ed ambientalisti. Nell’occasione,sarà anche presentata una lettera aperta che i precari Ispra hanno scritto al Ministro dell’Ambiente,Stefania Prestigiacomo, responsabile del dicastero vigilante sull’Istituto e sui suoi lavoratori. Verrà dato il via anche ad una raccolta di firme cui tutti i cittadini potranno aderire, visto che avverrà sul web, attraverso il sito internet www.nonsparateallaricerca.org.
Fino all'anno scorso, esistevano due Enti pubblici di Ricerca: l’Icram, unico Ente pubblico ad occuparsi di mare, in un Paese con 8mila Km di coste, e l’Infs, l’Istituto nazionale Fauna selvatica. Esisteva poi un’Agenzia governativa per l’Ambiente, l’Apat, che si occupava di Protezione Ambientale: ognuno dei tre soggetti aveva un’identità forte e competenze tecnico-scientifiche di grande livello, ma fondamentalmente diverse tra loro. Ad Agosto 2008, il Governo li ha fusi in un’unica entità, creando l’Istituto Superiore per la Ricerca e la Protezione Ambientale (Ispra).
Da quel momento, tutte le procedure economico-amministrative che erano state ritagliate su misura per le varie attività dei tre ex enti sono state sostituite con procedure arcaiche e farraginose, assolutamente non idonee allo svolgimento delle attività di ricerca. Ora, sono 200 le persone che il 30 giugno vedranno i loro contratti non rinnovati, e da qui alla fine dell’anno si arriverà al licenziamento di 430 unità pari a più di 1/3 del personale Ispra. I precari chiedono chiarezza e garanzie sul proprio futuro, come su quello della tutela dell’ambiente in Italia.
Un'Italia che arranca
Insomma.it - In Italia l'emergenza sociale riguarda ormai circa 15 milioni di persone e si sa bene –ha detto il Papa recentemente a Cassino- “quanto sia critica la situazione di tanti operai, di tanti lavoratori, di tanti giovani. La ferita della disoccupazione induce i responsabili della cosa pubblica a ricercare delle valide soluzioni, creando nuovi posti di lavoro a salvaguardia delle famiglie”. Lo stesso messaggio, l’ha ribadito il cardinale Bagnasco, l’ha ricordato di nuovo Benedetto XVI all’assemblea della Cei. Infine, con parole drammatiche, è intervenuto il governatore della Banca d’Italia Draghi: “Le imprese proteggano i lavoratori”. Non è assolutamente vero che siamo fuori dal tunnel e che in Italia non ci sono più i poveri! Draghi ha riassunto i dati d’una situazione sempre più tragica: il prodotto interno lordo, cioè la ricchezza prodotta dal Paese, è calato del 5 per cento; il 10 per cento dei lavoratori ha perso già il posto. Sono numeri che inchiodano imprenditori, sindacati e classe politica a una maggiore responsabilità. Le azioni fin qui intraprese non hanno sortito effetti e l’Italia scivola, pericolosamente, verso il baratro sociale. Benedetto XVI nel discorso all’assemblea della Cei ha indicato chi ne fa le spese: “Nonostante le misure intraprese a vari livelli, gli effetti sociali della crisi non mancano di farsi tuttora sentire, ed anche duramente, in modo particolare sulle fasce più deboli della società e sulle loro famiglie”. Oggi queste fasce più deboli tendono ad allargarsi. Il lavoro precario inquieta sempre più famiglie. Chi dipende dai rinnovi contrattuali anno dopo anno, rischia di più. Sono i quarantenni e cinquantenni i più esposti a un lavoro che traballa. L’ultimo rapporto Istat fotografa una situazione tragica: l’industria espelle migliaia di lavoratori. Lo fa in silenzio, un licenziamento dopo l’altro, pochi numeri per volta, che messi in fila diventano spaventosi. Un lavoratore su due non ha la sicurezza del posto di lavoro. Rischio elevatissimo per chi ha 45-50 anni e una famiglia con i figli ancora in età scolare. Sono lavoratori che difficilmente troveranno un altro lavoro stabile. Passeranno gli anni futuri a fare capriole per campare, per sopravvivere! C’è un’Italia che arranca e sta male, cui non bastano gli ammortizzatori sociali. Il ministro del lavoro Sacconi, bisogna ammetterlo, aveva lanciato l’allarme, proponendo una “moratoria dei licenziamenti”, affidata al “buon cuore” degli imprenditori. Sarebbe stato un piccolo argine. Ma lo stesso ministro è stato preso in giro dalla sua baldanzosa parte politica. Quella proposta conteneva una provocazione e un’analisi della crisi che alla maggioranza non poteva piacere, perché avrebbe velato l’ottimismo di facciata che il governo deve trasmettere con tanto di plastificati sorrisi e pacche sulla spalla. Nel mondo incantato e surreale delle suggestioni medianiche non c’è posto per la povertà: crea imbarazzo! Perciò la questione sociale sembra non interessare, risulterebbe troppo deprimente pensarci, meglio distrarsi col gossip, le veline, le ville al mare, le barche, lo champagne, le vacanze -che molti ormai, non potendosele più permettere, son disposti ad indebitarsi con l’usura, pur di riuscirle a fare ancora esotiche!- Al lavoro precario corrispondono redditi più bassi. L’anno scorso, una famiglia su cinque ha avuto serie difficoltà ad arrivare a fine mese. Il 10 per cento delle famiglie non riesce a comperare cibo in quantità sufficiente e il 6 per cento non ce la fa a pagare le bollette. Eppure, sembra che questa Italia che arranca non interessi a nessuno, si continua a puntare solo su chi vive già un “relativo” benessere. Da tempo viene segnalata da più parti questa drammatica situazione. Basterebbe rileggersi l’ultimo Rapporto della Caritas sulla povertà in Italia. Ma quei dati danno fastidio, denunciano un’iniqua distribuzione del reddito nel Paese. Quando viene invocata una maggiore solidarietà sociale, ci si riferisce proprio a questo. Eppure degli esempi virtuosi ci sono: il “progetto di assistenza alimentare alle famiglie bisognose” condotto da METANOVA ed il “fondo di garanzia per il microcredito” gestito da FINETICA. Ma la solidarietà, al di là della privata e volontaria iniziativa, dovrebbe assumere un diffuso valore politico ed economico, traducendosi in atti pubblici e nell’impegno di risorse pubbliche più significative. Oggi ci sono due Italie che fanno vite parallele ignorandosi l’una con l’altra! Chi ha responsabilità di governo, ai vari livelli, avrebbe il compito di riunirle onde evitare conflitti sociali, privilegiando ovviamente coloro che stanno peggio, a cominciare dalle famiglie dei lavoratori.
Per chi votano i precari?
di Tonia Mastrobuoni - Il Riformista
Per chi votano i precari? La domanda, ammette Nando Pagnoncelli, presidente dell’Ipsos, «non è peregrina», visto che si tratta ormai di milioni di persone, di una fetta crescente di lavoratori con una scadenza scritta sul contratto. Il suo istituto, osserva, non ha mai svolto un sondaggio sulle preferenze politiche di questi lavoratori. Anche perché «è molto difficile definire il termine “precario”», a tutt'oggi. Ma la questione è interessante perché stiamo parlando della categoria più dimenticata degli ultimi dieci anni. E non solo dai partiti.
Il crescente universo dei precari è vittima di una promessa mancata. Che si ripete dal 1997 di governo in governo, di qualsiasi colore. Da quando è stata introdotta cioè la prima riforma seria che ha flessibilizzato il mercato del lavoro, la Treu. Da allora un'ampia platea di lavoratori, sempre più giovane e “rosa” e sempre più concentrata al Sud, che oscilla negli studi più autorevoli tra i 2,8 e i 4 milioni, attende invano “il lato b” di quella riforma. Cioè un riordino serio degli ammortizzatori sociali, richiamato di recente con forza anche dal governatore della Banca d'Italia, Mario Draghi. A fronte di un abbattimento drastico della rigidità in entrata avvenuta dagli anni Novanta, con tipologie di contratto che si sono moltiplicate fino a raggiungere cifre parossistiche (oggi sono una quarantina), i governi hanno sempre promesso che avrebbero risistemato l'obsoleto sistema misto di cassa integrazione e disoccupazione, per offrire una tutela a questi funamboli senza rete. Invece, niente. Tanto che nei rapporti della Ue sull’occupazione, l'Italia continua ad essere criticata per un livello di sicurezza sociale molto basso, se non totalmente assente, che contrasta con un livello di flessibilità lavorativa «medio-alta». Se i milioni di precari dovessero trarre una lezione da questa enorme promessa mancata degli ammortizzatori sociali, se dovessero giudicare le rare iniziative spot messe in campo da qualche governo (come il limite dei 36 mesi di contratti a termine del governo Prodi o l'una tantum per i precari nel decreto anticrisi dell'attuale esecutivo), verrebbe di pensare che questo esercito crescente di precari, nei confronti del quale anche il sindacato è stato piuttosto distratto, stia ingrossando le fila degli astensionisti. Il primo problema, tuttavia, è definire i precari. Nella relazione annuale presentata il 29 maggio scorso, la Banca d'Italia ha prodotto la famosa tabella, contestata dal premier, su 1,6 milioni di occupati, sia a tempo indeterminato (nel privato) sia a termine (qui sono esclusi gli autonomi “veri”, non i parasubordinati mascherati) che rischiano di restare senza tutele. Ma dalle tabelle si desume anche una cifra complessiva sui lavoratori flessibili: 1,960 milioni di lavoratori a termine, 116mila interinali, 260mila apprendisti e 542mila collaboratori a progetto «e altri autonomi parasubordinati». Totale: oltre 2,8 milioni di lavoratori con una scadenza scritta sul contratto. Un numero che coincide con quello dell'Istat, che nell'ultimo rapporto annuale lo traduce in percentuale: 11,9 per cento di cosiddetti «atipici». Ma c'è chi li chiama precari, come Emiliano Mandrone, un ricercatore dell'Isfol che aggiorna le sue stime spesso su Lavoce.Info, e include in questa stima non soltanto gli occupati a termine ma anche i parasubordinati, cioè chi è formalmente autonomo ma ha un rapporto di lavoro da dipendente. Infine, Mandrione include nel calcolo anche le persone in cerca di lavoro, dopo la scadenza di un contratto. Totale: 4 milioni di «precari»: 3,5 milioni occupati e circa 0,5 milioni di «non più occupati». Sui parasubordinati mascherati da autonomi, anche l'Istat ammette che c'è qualche problema di classificazione. Infatti, sempre nel rapporto 2008, l'istituto di statistica scrive che ci sono circa 100mila autonomi che includono muratori, collaboratrici domestiche, camionisti o assitenti familiari, «che potrebbero rientrare, in base a un criterio di parasubordinazione, nell'area del lavoro atipico, ma potrebbero anche risentire prima di altre della persistente contrazione della domanda». Viceversa, c'è un'ampia platea di collaboratori che sono dirigenti o ricercatori universitari e che «vantano comunque consistenti margini di autonomia» nel lavoro e nell'orario. Insomma, che nell'immaginario difficilmente vengono associati al precariato. Comunque, al di là dei confini labili del termine, quello che caratterizza una parte ormai consistente dei lavoratori, soprattutto giovani, donne e meridionali, ammettono ormai tutti, dall'Istat all'Isfol, è una permanenza troppo lunga nel lavoro con contratti flessibili, che ha conseguenze pesanti sia sulle carriere e le prospettive, sia sulle retribuzioni. E sono anche senza protezione, tra un lavoro all'altro. Un milione e mezzo di persone, secondo Mandrone, soffrono ogni anno di periodi più o meno lunghi di inattività. E le retribuzioni, come osserva l'Isfol, «spesso non corrispondono alle esigenze di giovani che vogliano legittimamente rendersi autonomi dalla famiglia, così come le donne, quando, per lavorare, debbano accollarsi l'onere dei servizi per la cura dei familiari».
Guadagnano, dice l'Istat, in media 1024 euro al mese, «il 24 per cento in meno di un dipendente standard a tempo pieno». Negli anni, siccome non hanno scatti di anzianità, diventa «particolarmente significativo il progressivo allargamento del differenziale salariale al crescere dell'anzianità lavorativa». L'allungamento dei tempi raggiunge in alcuni casi livelli insostenibili (si veda la tabella accanto): 1 milione e 600mila lavoratori, rileva l'Istat, «sono presenti nel mercato del lavoro per più di dieci anni». Chi entra in questa “trappola della precarietà” è collocato «in classi di età più adulte, spesso con ruoli di responsabilità familiare». Per queste persone un' eventuale perdita del posto del lavoro è, perciò, «più grave».
TERREMOTO: ODG BIPARTISAN PER INGV. STABILIZZAZIONI NECESSARIE
Per questo, consapevoli che si rafforzerebbe la protezione dal rischio sismico e per non perdere importanti competenze, il PD e il PDL hanno presentato un ordine del giorno durante la discussione del decreto terremoto. In accordo a quanto detto piu' volte dal ministro Brunetta, cioe' che dove vi sia la possibilita' si proceda alle stabilizzazioni, i deputati Madia (PD) e Cazzola (PDL) insieme ad altri 12 colleghi dei due schieramenti hanno chiesto al governo di allargare l'organico dell'ente, permettendo cosi' di assumere i precari e rafforzare l'INGV.
''Oggi - e' stato spiegato - l'INGV utilizza centinaia di precari; personale di ricerca che l'Ente vorrebbe stabilizzare. Assumerli a tempo indeterminato non costerebbe nulla allo Stato. L'INGV spende poco per il personale e riceve notevoli finanziamenti esterni per la sua attivita' di ricerca. Cio' che manca alle stabilizzazioni e' un pezzo di carta. La pianta organica dell'Ente, cioe' il numero di persone che possono essere assunte, e' ancora ferma all'inizio delle attivita' dell'INGV e non riflette le esigenze attuali''.
martedì 16 giugno 2009
I Parlamentari sotto la lente: le donne le più presenti, Idv più attiva del Pd
Tra i partiti di governo, il gruppo di deputati più attivo è quello della Lega (2,67) mentre i parlamentari del Pdl risultano essere quelli meno attivi in assoluto, con un indice di attività di 2,01. L'Udc e il gruppo misto si attestano poco sopra i 2 punti. Per quanto riguarda i senatori, la situazione è molto simile: il gruppo parlamentare più attivo è ancora quello dell'Italia dei Valori, che raggiunge un indice di 4,9 mentre il secondo gruppo (quello dell'Udc), è solo al 2,79. Il Pd invece si attesta al 2,7. Le donne, pur in minoranza numerica assoluta (sono 134, contro 496 uomini) vantano alla Camera un indice di attività medio di 2,7 (mentre gli uomini si fermano a 2,2) e al Senato raggiungono il 3, e gli uomini il 2. Per Antonio Gaudioso, vice segretario vicario di Cittadinanzattiva, che ha parlato ai microfoni di Radio24, il problema della «scarsa autorevolezza dell'istituzione è anche legato al fatto che non c'è un rapporto diretto fra eletto ed elettore, perchè con questa legge elettorale, deputati e senatori sono di fatto nominati. Non c'è la capacità di fare da contrappeso al Governo: il 90% delle leggi approvate nell'ultimo anno è stato di iniziativa del governo, solo il 10% del Parlamento».
Questo dato influenza la presenza alle votazioni, e in questo i partiti di governo battono quelli all'opposizione, con i deputati Pdl presenti nell'83% dei casi e quelli della Lega nelll'86%. Pd al terzo posto con l'81% delle votazioni. Il quadro delle presenze dei senatori ricalca quello dei deputati, con la Lega ben al 93% e il Pdl all'86%. Pd terzo, anche in questo caso, seguito dall'Idv con il 72%. «Questo ribaltamento rispetto all'indice di attività - si legge nel Rapporto - è in buona parte dovuto alla differenza dei ruoli tra opposizione e maggioranza. I partiti che fanno capo alla maggioranza, infatti, hanno più interesse a presenziare alle votazioni perché il loro sostegno consente al governo di approvare le leggi. Al tempo stesso, però, i parlamentari dovrebbero partecipare egualmente a tutte le votazioni a prescindere dalla possibilità concreta di influenzare l'azione legislativa. Chi è assente non aiuta di certo la democrazia italiana e viene meno all'impegno preso con i propri elettori».Soffermandosi sul grado di attività dei parlamentari, come si diceva le donne battono gli uomini: con 10 punti, la più attiva in assoluto è la deputata Pdl Angela Napoli, 63 anni, eletta in Calabria, presidentessa dell'associazione "Risveglio Ideale". Seconda e quinta sono due donne dell'area radicale del Pd, la ex segretaria Rita Bernardini e la ex tesoriera Elisabetta Zamparutti. Terza la deputata Pdl Gabriella Carlucci, che curiosamente nel novembre scorso era stata accusata dalla trasmssione televisiva "Le iene" di essere una delle più assenteiste, quarto Luca Volonté dell'Udc. Per quanto riguarda i deputati meno presenti, guida la classifica Denis Verdini, uno dei tre ex coordinatori nazionali di Forza Italia, fra l'altro docente di Storia delle Dottrine Economiche alla Luiss di Roma. Seguono Niccolò Ghedini del Pdl, avvocato del premier, e Massimo D'Alema del Pd, molto impegnato in ambito internazionale e presidente della fondazione Italiani Europei. Quarto e quinto l'ex ministro della difesa Antonio Martino e Marco Martinelli del Pdl, di professione consulente e membro della Commissione per le politiche dell'Unione Europea.
Fra i senatori, spicca per presenzialismo un'altra donna di area radicale, la senatrice Pd Donatella Poretti (che ha un blog molto aggiornato, come la sua collega di primato alla Camera), seguita da Elio Lanutti dell'Idv e da Rosario Giorgio Costa del Pdl. I senatori più assenteisti sono tutti di area Pdl, con in testa l'ex presidente del Senato Marcello Pera (Pdl), che ha totalizzato un indice pari a 0,18 e che negli ultimi mesi ha viaggiato soprattutto per le presentazioni italiane del suo ultimo libro "Perché dobbiamo dirci cristiani", seguito dai colleghi Beppe Pisanu, Marcello Dell'Utri, Aldo Scarabosio e Domenico Nania.
Stacanovisti e assenteisti regione per regione. Il Rapporto prende in esame anche il grado di attivtià di deputati e senatori su base regionale: così, i deputati del Molise sono, in media, i più attivi, con un indice di attività di 3,9. Segue il Friuli-Venezia Giulia (3,4), Calabria (2,8), Emilia Romagna (2,7) e Trentino Alto Adige (2,7). I meno attivi, invece, sono i deputati della Campania (1,9), Abruzzo (1,9), Liguria (1,5) e Valle D'Aosta (1,4). Per i senatori la situazione è piuttosto simile. I più attivi si trovano in Molise ed Emilia Romagna (3,1 ciascuno) e in Toscana (2,9), mentre i meno attivi rappresentano la Liguria (2), l'Abruzzo (1,9), la Campania (1,9) e le Marche (1,7). Per le presenze alle votazioni il quadro, ancora una volta, si ribalta, con la Val d'Aosta che guida la classifica dei deuptati, seguita da Umbria e Basilicata, mentre i senatori più presenti sono quelli friulani e calabresi.
Parlamento, la classifica dei fannulloni "I più inefficienti sono sui banchi della destra"
E come alla fine di ogni anno scolastico che si rispetti, Cittadinanzattiva ha affisso i quadri con promossi e bocciati. Classifiche elaborate, anche queste, sulla base di quei criteri (presenze, firme agli atti, interventi, votazioni). Ed ecco allora la pidiellina Angela Napoli in testa ai virtuosi, affiancata dalla senatrice radicale-Pd Donatella Poretti (entrambe con un bel 10 per indici di attività). Maglia nera tra i "bocciati", invece, al coordinatore del Pdl Denis Verdini alla Camera e al senatore (anche lui pdl) Marcello Pera, che di Palazzo Madama è stato presidente. "È la prima volta che i cittadini accendono un faro sui lavori del Parlamento, basato su dati incontrovertibili e pubblici - spiega Antonio Gaudioso di Cittadinanzattiva - . È giunto il momento che gli elettori si assumano la responsabilità di verificare le attività delle istituzioni, tanto più utile nel momento in cui viene a mancare il rapporto diretto con gli eletti, ormai semplici nominati".
NON SPARATE ALLA RICERCA

Tra giugno e dicembre il governo licenzia 430 precari della ricerca ambientale
I lavoratori Ispra presentano un clip sulla morte dei controlli sull’ambiente
Giovedì 18 giugno, dalle 19.30
Caffè Fandango, Piazza di Pietra 32/33
Alla proiezione, prevista per le 19.30 del 18 giugno al Caffè Fandango di Roma, farà seguito una tavola rotonda sulla situazione e le prospettive della ricerca ambientale in Italia dal titolo “La ricerca di Pulcinella”, cui parteciperanno personalità del mondo scientifico e politico, ricercatori ed ambientalisti. Nell’occasione, sarà anche presentata una lettera aperta che i precari Ispra hanno scritto al Ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, responsabile del dicastero vigilante sull’Istituto e sui suoi lavoratori. Verrà dato il via anche ad una raccolta di firme cui tutti i cittadini potranno aderire, visto che avverrà sul web, attraverso il sito internet www.nonsparateallaricerca.it
Fino all'anno scorso, esistevano due Enti pubblici di Ricerca: l’Icram, unico Ente pubblico ad occuparsi di mare, in un Paese con 8mila Km di coste, e l’Infs, l’Istituto nazionale Fauna selvatica. Esisteva poi un’Agenzia governativa per l’Ambiente, l’Apat, che si occupava di Protezione Ambientale: ognuno dei tre soggetti aveva un’identità forte e competenze tecnico‐scientifiche di grande livello, ma fondamentalmente diverse tra loro. Ad Agosto 2008, il Governo li ha fusi in un’unica entità, creando l’Istituto Superiore per la Ricerca e la Protezione Ambientale (Ispra).
Da quel momento, tutte le procedure economico‐amministrative che erano state ritagliate su misura per le varie attività dei tre ex enti sono state sostituite con procedure arcaiche e farraginose, assolutamente non idonee allo svolgimento delle attività di ricerca.
Ora, sono 200 le persone che il 30 giugno vedranno i loro contratti non rinnovati, e da qui alla fine dell’anno si arriverà al licenziamento di 430 unità pari a più di 1/3 del personale ISPRA.
I precari chiedono chiarezza e garanzie sul proprio futuro, come su quello della tutela dell’ambiente in Italia.
lunedì 15 giugno 2009
Bozza di lettera da inviare alla stampa
Abbiamo preparato una lettera che vorremmo inviare alle redazioni dei giornali e/o a programmi di approfondimento, per informare l’opinione pubblica su quanto sta accadendo in Ispra. L’intenzione è quella di inviarla allegando almeno 215 firme di colleghi precari (il 50 % del totale dei precari) al fine di dare forza e credibilità all’iniziativa. Pertanto invitiamo tutti i colleghi a leggere con attenzione la lettera (verificando in particolare i riferimenti normativi e il riferimento al lavoro atipico) segnalando tramite il blog eventuali errori ed imprecisioni in essa contenuti. La lettera è di tutti noi e si è cercato quindi di fornire un quadro rappresentativo ma sintetico della nostra realtà. Chiunque ritenesse di non essere stato rappresentato o credesse che ci siano degli aspetti importanti da segnalare possono dare il loro contributo su questo blog. Vi ricordiamo che, per ovvie ragioni di comunicazione, la lettera deve essere molto sintetica. Vi chiediamo inoltre di spargere voce tra i colleghi invitandoli a connettersi al blog per prendere visione della lettera in quanto la miglior cosa sarebbe di riuscire a contattare le redazioni giornalistiche prima dei ballottaggi delle amministrative. Il tempo quindi è pochissimo!
Per la raccolta delle firme comunicheremo come fare.
Egr. Direttore,
siamo 430 lavoratori precari dell’Ispra, l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale. Per meglio chiarire il termine “precari”, tanto inviso ad alcuni ministri, le tipologie contrattuali con le quali siamo inquadrati nell’Istituto vanno dai co.co.co ai tempi determinati, fino agli assegni di ricerca. Il 30 giugno circa 200 di noi, che in molti casi hanno un’esperienza superiore a cinque anni nell’Istituto, rimarranno senza lavoro e la stessa sorte toccherà nei mesi successivi agli altri, a causa delle norme fortemente volute dal ministro della Funzione Pubblica Renato Brunetta, che rendono di fatto impossibile l’estensione dei contratti in scadenza. Questo è quanto comunicato dalla struttura commissariale, attualmente a capo dell’ente, in un incontro con le rappresentanze sindacali.
Le norme che, salvo interventi normativi dell’ultima ora, determineranno l’epilogo della nostra esperienza nell’Istituto, sono in particolare l’art. 46 della Legge 6 agosto 2008, n. 133 e l’articolo 3 della Legge Finanziaria 2008: sottolineiamo come le risorse economiche necessarie al rinnovo dei contratti fino al 31/12/2009 siano già state accantonate e dunque, come del resto confermato dai commissari, il problema non è economico ma politico. Entrando nel merito, la prima norma citata vieta alle pubbliche amministrazioni di “ricorrere all’utilizzo del medesimo lavoratore con più tipologie contrattuali per periodi di servizio superiori al triennio nell’arco dell’ultimo quinquennio”, mentre l’altra fa divieto alle amministrazioni di impegnare una quota superiore all’80% del bilancio per pagare il personale. Essendo stato tale limite superato dall’Istituto, la struttura commissariale ha individuato nel non rinnovo dei contratti in scadenza l’unico strumento per rientrare nei limiti di legge.
Data la situazione, appare surreale il fatto che il ministro competente, On. Prestigiacomo, non si sia ad oggi preoccupato di incontrare i sindacati dell’istituto, a meno di venti giorni dalla scadenza di quasi 200 contratti.
Con questa lettera desideriamo portare all’attenzione Vostra e dell’opinione pubblica la nostra situazione, evidenziando le palesi contraddizioni contenute nelle motivazioni addotte dal Ministro della Funzione Pubblica per giustificare l’attuazione delle norme citate. Negli scorsi mesi, infatti, il ministro Brunetta ha giustificato i provvedimenti ricorrendo ad una serie di affermazioni spesso tese, a nostro avviso, ad occultare il problema distorcendo la realtà dei fatti. E’ dunque opportuno riportare la realtà delle cose al centro della discussione. La realtà per noi è costituita dal nostro lavoro di questi anni, con tutte le difficoltà legate, da una parte alla condizione di precarietà, dall’altra alla condizione di un Istituto che in pochi anni ha subito vari commissariamenti e ristrutturazioni, le cui ragioni sembrano più derivare più da logiche politiche che non dalla ricerca di una maggiore efficienza nell’attività dell’ente.
Rispondiamo dunque qui di seguito ad alcune esternazioni del ministro Brunetta sulla base della nostra esperienza diretta
Brunetta: “Possiamo chiamare i precari come lavoratori con contratto a tempo determinato?”
(la7- trasmissione Otto e mezzo settembre 2008)
No, non è possibile chiamare i precari come lavoratori a tempo determinato poiché tale definizione sarebbe una distorsione della realtà. I precari dell’Istituto così come riteniamo purtroppo di molte altre realtà del Paese, sono un complesso assai eterogeneo costituito, oltre che da lavoratori a tempo determinato, da lavoratori con contratto cococo, e con assegno di ricerca (check).
Brunetta: “Li chiamerei lavoratori flessibili e non precari perchè la parola precario mi fa venire l'orticaria», ………io stesso ho fatto il precario tanti anni all’università”
(mercoledì 6 maggio 2009 il Messaggero)
Brunetta: coloro che non hanno titolo per entrare nella stabilizzazione non sono precari…sono lavoratori flessibili
(la7- trasmissione Otto e mezzo 8/04/ 2009)
No, siamo precari non flessibili. Quando il tuo contratto viene rinnovato di sei mesi in sei mesi, per anni, senza che le attività in oggetto subiscano o siano suscettibili d’interruzioni, come è accaduto per molti di noi, non sei un professionista che a fine prestazione rilascia fattura: sei una persona che potrebbe perdere il posto di lavoro solo perché cambiano gli indirizzi di governo, indipendentemente dalla propria prestazione.
Crediamo sia interessante soffermarci sulla locuzione “lavoratore flessibile”. Chi sono i lavoratori flessibili e cosa li differenzia dal precario?
L’obiettivo dichiarato delle leggi in materia di lavoro flessibile è duplice: da una parte favorire l’inserimento nel mondo del lavoro dei giovani, dall’altra sopperire ad emergenze o necessità temporanee di un datore di lavoro. E’ da sottolineare come, per contratti diversi da quelli di formazione, apprendistato o d’inserimento, non sarebbe in teoria possibile fare ricorso a contratti di tipo flessibile per mansioni connesse alla normale attività del datore di lavoro. Fatta questa precisazione, è per noi importante evidenziare come queste caratteristiche non siano in alcun modo riscontrabili in gran parte dei rapporti di lavoro di coloro che a partire da Giugno non vedranno rinnovati gli stessi.
Vi sono precari cococo che lavorano su progetti istituzionali che non hanno un termine temporale.
Vi sono tempi determinati che, nell’Istituto, hanno lo stesso inquadramento, le stesse mansioni e la stessa carriera dei colleghi a tempo indeterminato recentemente stabilizzati, con l’unica differenza nel posizionamento nella graduatoria di un concorso che è stato fatto nel 2004 dall’Istituto.
Vi sono tecnici informatici con contratto cococo che costituiscono il 50% della forza lavoro del settore informatico e che svolgono attività “strutturali” e fondamentali per la continuità del funzionamento dell’Istituto.
Vi sono i precari dell’ufficio del protocollo che svolgono attività ordinarie indispensabili nel nostro Istituto che si paralizzerebbe se tale ufficio non funzionasse in maniera continua ed efficiente.
E l’elenco potrebbe continuare con molti altri esempi.
Brunetta:non si può pensare che lo stato sia il grande ammortizzatore sociale, che la pubblica amministrazione sia il luogo dove lavori tre mesi e poi chiedi di essere stabilizzato.
Le persone che a partire da fine giugno non vedranno rinnovato il proprio contratto di lavoro non sono lavoratori stagionali che hanno prestato servizio nell’Istituto per tre mesi, bensì precari che nell’Istituto lavorano da molti anni, da 3, 5 o anche da 10 e in modo continuativo.
Brunetta: La PA è l’unico luogo in tutta Italia dove non c’è un licenziato non c’è un cassintegrato. La sua domanda fa riferimento al cosiddetto lavoro flessibile o ai cosiddetti lavoratori precari che per definizione sono flessibili
(la7, trasmissione 8 e mezzo dell’8/04/2009)
non c’è bisogno di una moratoria di licenziamenti nel settore pubblico perché semplicemente non vi saranno licenziamenti dal 1 luglio nelle pubbliche amministrazioni.
(ANSA 25 maggio 2009)
E’ vero, dal 1° luglio nel settore pubblico non ci saranno licenziati bensì lavoratori ai quali più semplicemente non verrà rinnovato il contratto di lavoro. La differenza tra le due condizioni è solamente di tipo formale perché in entrambi i casi sia colui che è stato licenziato sia colui al quale il contratto di lavoro non è stato rinnovato verrà a mancare uno stipendio a fine mese.
domenica 14 giugno 2009
Precari ISPRA interrompono il convegno sulla Carta della Natura
giovedì 11 giugno 2009
Crisi e licenziamenti anche all'ISPRA?
L’Istituto che si occupa della ricerca ambientale rischia di vedere licenziati oltre quattrocento lavoratori con gravi conseguenze per la sua operatività
Da Repubblica.it - Nonostante la priorità dei problemi ambientali, soprattutto in merito al rispetto dei parametri che ci impone il protocollo di Kyoto (che l'Italia ha firmato e ratificato), si profilano tagli per l'organico dell'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA). E' in atto quindi una protesta dei lavoratori precari che ad esempio, proprio stamattina, ha interrotto un convegno all'Istituto, in seguito al licenziamento di 430 di loro, che l'amministrazione ha programmato da adesso a dicembre. Questo mancato rinnovo dei contratti, dicono i lavoratori dell'Ente, mette a serio rischio le attività dell'Istituto.AMBIENTE: PRECARI ISTITUTO ISPRA BLOCCANO CONVEGNO
''I lavoratori dell'Ispra - si legge nel comunicato - esprimono la propria preoccupazione per il futuro di oltre 400 precari; il mancato rinnovo dei loro contratti mette a rischio le attivita' dell'Istituto''. Per questo, i lavoratori dell'Ispra ''chiedono risposte per i 430 lavoratori precari, per i quali non e' stato avviato alcun tavolo di confronto presso il Ministero vigilante. I lavoratori - concludono - rimangono pertanto mobilitati a difesa dei colleghi e a tutela delle attivita' dell'ente''.
COMUNICATO DEI LAVORATORI DELL’ISPRA
I lavoratori dell’ISPRA esprimono la propria preoccupazione per il futuro lavorativo di oltre quattrocento precari, i cui contratti scadono nel corso di quest'anno; il mancato rinnovo dei loro contratti mette a rischio le attività dell'Istituto.
Ad un anno dall'istituzione dell'ISPRA, anziché cercare di perseguire delle strade che semplificassero la soluzione della questione del precariato nell'ente, sono stati frapposti conitui ostacoli causando il rallentamento e a volte il blocco delle attività.
I lavoratori dell'ISPRA chiedono risposte per i 430 lavoratori precari, per i quali, dalla fine dello scorso anno, oltre a non aver previsto alcun provvedimento che potesse portare a una positiva soluzione della questione, non è stato avviato alcun tavolo di confronto presso il Ministero vigilante.
IL NOSTRO LAVORO NON E' CARTA STRACCIA
Ispra: entro fine anno a casa 400 ricercatori precari
da bighunter.it - A fine mese scadranno i contratti di lavoro di oltre 200 ricercatori dell'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) ed entro la fine anno altrettanti seguiranno la stessa sorte: 430 in totale. Il governo ha annunciato che non saranno rinnovati. Se ci abbia marciato o meno il ministro Brunetta dando loro dei fannulloni e degli assenteisti poco tempo fa, non è dato sapere e non siamo noi a poterlo giudicare. Spiace comunque constatare come in Italia la ricerca pubblica ambientale venga mortificata dai continui tagli di fondi e di personale, relegando quest'ultimo nella gabbia del precariato. Se vogliamo che l'ambientalismo nostrano si sposti su livelli “europei” e non sia più appannaggio dei soliti “verdastri” ideologizzati, dobbiamo pretendere anche la giusta considerazione da parte di chi ci governa sulla ricerca scientifica. Non dobbiamo dimenticare che l'Ispra è l'unico organo ritenuto idoneo a sentenziare su tempi e specie oggetto di caccia e che è l'ente di riferimento statale in tema di tutela di risorse naturali, inquinamento e fauna. Possiamo quindi ritenerci direttamente coinvolti nella questione. E' affidato all'Ispra anche il compito di vigilare sulle emissioni di gas nocivi nell'atmosfera secondo i parametri stabiliti dal protocollo di Kyoto per prevenire i danni alla salute dei cittadini, funzione esercitata da molti di quei precari che rimarranno senza lavoro. In particolare le aziende pagano 25 euro per ogni tonnellata di inquinante emessa, se nessuno potrà acquisire i dati probabilmente ciò causerà l’ennesima apertura di una procedura di infrazione europea, con multe a carico dei contribuenti. La Prestigiacomo ha finora declinato le richieste di incontro dei ricercatori ed il silenzio della stampa è pressochè totale.
Precari Ispra, protesta al ministero
La Nuova Ecologia.it - Con "il taglio del personale si fa un torto all'intero Paese, eliminando servizi essenziali". Questo il messaggio rivolto al ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo da parte di circa 200 tra precari e lavoratori a tempo indeterminato dell'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) che hanno manifestato sotto la sede del ministero, in via Cristoforo Colombo a Roma, per chiedere garanzie occupazionali. A riferirlo il coordinamento dei precari dell'Istituto. Al momento, proseguono i precari in una nota, all'Ispra ci sono 1.600 dipendenti, di cui 430 precari e il resto a tempo indeterminato. Per molti di questi il contratto è scaduto dal 3 giugno mentre per altri scadrà nei prossimi giorni e mesi, da qui a dicembre, dice il coordinamento. Resteranno "tutti senza lavoro e senza ammortizzatori sociali", affermano ancora i precari. Alla manifestazione hanno aderito "tutti i sindacati confederali". Secondo i manifestanti "senza ricerca non c'é futuro, ma di fronte al licenziamento di 430 precari il governo non ha intenzione di prendere nessun provvedimento".
EUR, LAVORATORI E PRECARI ISPRA PROTESTANO SOTTO MINISTERO
c'è futuro - continua Cipollone - di fronte al licenziamento di 430 precari non si prende nessun provvedimento. Poi diciamo al ministro che tagliando il personale si fa torto alla nazione levando servizi essenziali. Ad un anno della definizione dell'Ispra siamo ancora commissariati e manca un dirigente, un quadro amministrativo è un istituto che viene tenuto bloccato.
Molti dei precari lo sono anche da 9-10 anni, la maggior parte da 2-3".
mercoledì 10 giugno 2009
I precari ISPRA anche oggi sull'ANSA
| AMBIENTE: PRECARI ISTITUTO ISPRA MANIFESTANO SOTTO MINISTERO |
| AMBIENTE: PRECARI ISTITUTO ISPRA MANIFESTANO SOTTO MINISTERO (ANSA) - ROMA, 10 GIU - Con ''il taglio del personale si fa un torto all'intero Paese, eliminando servizi essenziali''. Questo il messaggio rivolto al ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo da parte di circa 200 tra precari e lavoratori a tempo indeterminato dell'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) che hanno manifestato sotto la sede del ministero, in via Cristoforo Colombo a Roma, per chiedere garanzie occupazionali. A riferirlo il coordinamento dei precari dell'Istituto. Al momento, proseguono i precari in una nota, all'Ispra ci sono 1.600 dipendenti, di cui 430 precari e il resto a tempo indeterminato. Per molti di questi il contratto e' scaduto dal 3 giugno mentre per altri scadra' nei prossimi giorni e mesi, da qui a dicembre, dice il coordinamento. Resteranno ''tutti senza lavoro e senza ammortizzatori sociali'', affermano ancora i precari. Alla manifestazione hanno aderito ''tutti i sindacati confederali''. Secondo i manifestanti ''senza ricerca non c'e' futuro, ma di fronte al licenziamento di 430 precari il governo non ha intenzione di prendere nessun provvedimento''. (ANSA). Y99-GU 10-GIU-09 17:07 NNN 00 Precari Ispra sotto al ministero: senza ricerca non c'e' futuro 00 Precari Ispra sotto al ministero: senza ricerca non c'e' futuro Roma, 10 GIU (Velino) - "Circa duecento fra precari e lavoratori a tempo indeterminato dell'Ispra (istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) hanno manifestato oggi sotto la sede del ministero dell'Ambiente, in via Cristoforo Colombo, per chiedere garanzie occupazionali. Attualmente all'Ispra ci sono 1.600 dipendenti, di cui 430 precari e il resto a tempo indeterminato". È quanto afferma in una il coordinamento precari dell'Ispra. Che prosegue: "Molti dei lavoratori a tempo hanno il contratto gia' scaduto dal 3 giugno, ad altri scadra' nei prossimi giorni e mesi, da qui a dicembre resteranno tutti senza lavoro e senza ammortizzatori sociali. Al presidio del ministero hanno aderito tutti i sindacati confederali, per difendere i lavoratori dell'Istituto, che si occupa di sicurezza nucleare e industriale, monitoraggio di tutti i dati ambientali, indagini geologiche, questioni legate al controllo delle acque costiere e del coordinamento ambientale regionale ed europeo. Senza ricerca non c'e' futuro - hanno ricordato i partecipanti al presidio, molti dei quali lavorano con contratti a termine anche da nove o dieci anni - 'ma di fronte al licenziamento di 430 precari il governo non ha intenzione di prendere nessun provvedimento'. Lavoratori e sindacati hanno mandato a dire al ministro che tagliando il personale si fa un torto all'intero paese, eliminando servizi essenziali. Ad un anno della definizione dell'Ispra, l'Istituto e' ancora commissariato e manca una dirigenza e un quadro amministrativo, per cui l'istituto resta bloccato in uno stato di limbo", conclude la nota. (com/asp) 101728 GIU 09 NNNN |
Eur, lavoratori Ispra protestano sotto sede Ministero Ambiente
Precari della Pa a casa in silenzio: e i controlli spariscono
di Rossana De Rossi - giornalettismo.com - Il silenzio è d’oro, anche quando si va a casa licenziati. E’ quello che pensano il governo, i politici e perfino una parte dei sindacati, riguardo ai precari della pubblica amministrazione. Lavoratori che non vengono licenziati, essendo lavoratori flessibili o “capitani di ventura“, come dice il ministro Brunetta. Quest’ultima definizione è riservata in particolare ai ricercatori, i meno pagati d’Europa, visto il budget che l’Italia destina ad Università ed enti preposti (appena l’1,1% del Pil, contro l’1,9% della media europea e il 2,8 degli Usa). Oltre a essere malpagati, i ricercatori precari sono anche i primi a saltare nei momenti di crisi, come sta accadendo oggi, anche negli enti che hanno il compito di controllare e tutelare la salute nostra e dell’ambiente che ci circonda.
PRESTIGIACOMO SI SFILA. E I SINDACATI? - Ne è un esempio quanto accade all’Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale), creato l’estate scorsa dalla fusione dell’Agenzia Governativa per l’Ambiente (Apat) con Icram e Infs, enti che si occupavano rispettivamente di mare e fauna selvatica. In Ispra, ad oggi lavorano oltre 430 precari, quasi 200 dei quali andranno a casa a fine mese (senza gli ammortizzatori immaginari di cui parlava in campagna elettorale il nostro premier), con gli altri che li seguiranno a fine anno. Proprio ieri, la struttura commissariale nominata dal governo ha rinviato a “data da destinarsi” (ah, la chiarezza post-elettorale) l’incontro sul precariato che si sarebbe dovuto tenere ieri con le organizzazioni sindacali, ad onor del vero dopo che due di loro (Cisl e Uil) si erano già sfilate, annunciando “ufficiosamente” che non avrebbero partecipato. L’Ispra ricade sotto la vigilanza del ministero dell’Ambiente di Stefania Prestigiacomo, che ha però sempre declinato le richieste di incontro di precari e sindacati, lasciando invece trapelare il suo lavoro su una “soluzione politica” che non è mai arrivata.
GLI “SCADUTI” DELL’AMBIENTE - La ministro sa bene che quelli che stanno per “scadere“, come uno yogurt guasto, non sono fannulloni di brunettiana memoria, ma persone con competenze ed esperienza, che spesso portano perfino soldi all’amministrazione. E’ il caso di Roberta, lavoratrice co.co.co. che è stata all’ex Apat, con contratto a tempo determinato, dal 2002 al 2005, prima di essere “retrocessa” a collaboratrice con contratti della durata di sei mesi. Si occupa di certificazioni ambientali, in particolare di quella Ecolabel che certifica, secondo i regolamenti europei, il ridotto impatto ambientale dei servizi e prodotti offerti dalle aziende che l’hanno ottenuta. E’ stata responsabile delle istruttorie per l’assegnazione del marchio (che ogni anno porta nelle casse dello stato milioni di euro) e della sua promozione in Italia. A fronte di tutto questo, dopo sette anni di esperienza guadagna 1100 euro nette al mese, che spesso le vengono versate in grande ritardo, e dal 30 giugno nemmeno queste. Maurizio è invece laureato in ingegneria, e da quasi sei anni si occupa di monitoraggio radiologico dell’ambiente, per poter dare un pronto allarme in caso di incidenti ad impianti nucleari nazionali ed oltrefrontiera. Cura anche i sistemi internazionali di scambio dei dati, che sono previsti da accordi sottoscritti da tutti i paesi dell’Unione Europea, per prevenire le emergenze nucleari. E’ paradossale che, in un paese che dice di voler tornare all’atomo e ha appena creato un’agenzia ad hoc per questo, probabilmente un esperto come Maurizio andrà a casa a fine mese. Anche per lui, niente più 1100 euro, seppur versati con mesi di ritardo.
PRECARI DA 25 MILIARDI - Ci sono poi i precari che curano il registro di tutte le emissioni in atmosfera prodotte dalle aziende italiane, per adempiere al protocollo di Kyoto ed evitare danni alla salute dei cittadini. Fino a poco tempo fa, erano quasi il 70% degli addetti a questo settore (19 su 27), ora qualcuno è stato stabilizzato ma restano in tanti. In particolare, quelli che lavorano all’ufficio specifico che si occupa di conteggiare ciò che le imprese immettono in atmosfera: se saltassero, nessuno più potrebbe riconoscere e registrare ufficialmente l’acquisto e la vendita di emissioni da parte degli operatori industriali, causando un grave danno economico alle stesse aziende. Si calcola che nel registro Ispra risiedano ad oggi circa 25 miliardi di euro: le aziende pagano 25 euro per ogni tonnellata di inquinante emessa, ma se salta il registro è probabile che non lo faranno più, come è probabile l’ennesima apertura di una procedura di infrazione europea, con multe tutte a carico dei contribuenti.
I “FORTUNATI” DELL’ISPRA - All’Istituto però ci sono anche i “fortunati“: come Luca e Andrea, stabilizzati solo una settimana fa, dopo anni di attesa, nonostante fossero vincitori di un concorso e rientrassero nelle leggi sulle stabilizzazioni scritte dal tanto vituperato governo Prodi. Andrea è un geologo, ha 46 anni ed è stato precario per “soli” 20 anni, tra università ed enti, di cui tre trascorsi all’estero. Ora è tra quei lavoratori che hanno avuto un contratto stabile, che viene usato dalla Prestigiacomo e dai commissari Ispra come una clava verso i colleghi che non ce l’hanno. Luca, anche lui geologo (tra le altre cose l’Istituto incorpora il Servizio Geologico d’Italia) è stato di recente nominato segretario dell’organismo che raggruppa tutti i servizi geologici d’Europa (EuroGeoSurveys, con sede a Bruxelles), ma quando è stato scelto dai massimi esperti del continente, per l’Italia era ancora un precario. Infatti, anche lui è stato stabilizzato una settimana fa, nonostante il concorso vinto, il ruolo di responsabile in diversi progetti internazionali e un’esperienza pluriennale alla Commissione Europea. Questi sono i fortunati: gli altri sono quelli che andranno a casa entro fine anno. Gli stessi che oggi si troveranno a manifestare, per l’ennesima volta, davanti al ministero di via Cristoforo Colombo, nell’inutile attesa di una parola dal ministro Prestigiacomo. In passato, hanno avuto lettere di solidarietà e interrogazioni parlamentari (italiane ed europee) da parte di Antonio Di Pietro, Roberto Musacchio della Sinistra Europea, Della Seta del Pd, Pierferdinando Casini, e perfino alcuni deputati di centrodestra. Chiusa la campagna elettorale, chissà quanti saranno ancora disposti a dare il loro appoggio. In ogni caso, domani appuntamento al ministero ed entro dicembre nelle liste dei disoccupati. Sempre in silenzio, ovviamente, raccomanda il governo.

