LA PETIZIONE DA FIRMARE

martedì 20 gennaio 2009

Precari, il mutuo c'è solo se garantisce papà Niente soldi per la casa ai lavoratori «atipici» I contratti pubblicizzati? Specchietti per allodole


Ho 26 anni, un contratto di lavoro a tempo determinato, guadagno 1.200 euro al mese e ho bisogno di un mutuo da 150 mila euro per acquistare la mia prima casa che ne vale 200 mila. Ma devo mettermi l'anima in pace.



di Eleonora Sannibale - Nessuna banca esaudirà il mio desiderio. A meno che mio padre non garantisca per me. Eppure internet è pieno di annunci pubblicitari che sembrano fare proprio al caso mio. Lo spot del Monte dei Paschi di Siena recita: «Mutuo On Off, il mutuo dedicato ai lavoratori a tempo determinato e a progetto». Quello di Intesa Sanpaolo: «Per giovani dai 18 ai 35 anni, lavoratori anche con contratto atipico». Mutuo Banco Posta: «È conveniente, semplice e con condizioni trasparenti. È accessibile a tutte le tipologie di lavoratori: a tempo indeterminato, determinato e autonomi». Tutto vero, peccato che si siano dimenticati di aggiungere questo dettaglio: «senza un garante il mutuo te lo puoi scordare». Questi annunci pubblicitari, insomma, non sono altro che specchietti per le allodole. E io, allodola, sono corsa fiduciosa in banca convinta che ogni soluzione ai miei problemi fosse dietro quella porta blindata.
Prima tappa: Monte dei Paschi di Siena. Mi riceve una signorina sui trent'anni. Le mostro l'annuncio trovato su internet e le spiego la mia situazione. Ma non appena sente «contratto a tempo determinato», fa: «Le dico subito che è molto difficile senza un garante ricevere un mutuo». Ma questo, nell'annuncio, non era menzionato. Inserisce comunque i miei dati in un prospetto informativo europeo standardizzato, sulla base di tre tipi diversi di mutuo: fondiario "prima casa" (tasso fisso iniziale 2 anni) tasso variabile modularmente, mutuo prima casa giovani coppie e famiglie sia a tasso fisso che a tasso variabile. Da un prospetto tipo esce fuori che con il mio stipendio dovrò pagare per vent'anni 1.041 euro al mese. Per cui dovrei sopravvivere con 159 euro al mese. Impossibile.
Altro giro, stessa pappa. Entriamo all'Intesa Sanpaolo. Alle spalle dell'impiegato che mi riceve ci sono due cartelli: «Sono un lavoratore atipico, posso chiedervi un mutuo normale? Sì», e ancora «Se posso avere un vero mutuo anche se ho un lavoro atipico è meglio». Gli faccio notare che sono rimasta colpita dalla pubblicità in quanto anch'io sono una «lavoratrice atipica». Lui mi risponde che non ci sono più quei prodotti (ma sono ancora affissi), però ne hanno degli altri, sempre destinati ai lavoratori atipici. Anche per questi, però, è indispensabile un garante. Non solo. L'operatore sottolinea che, in un caso come il mio, chiedendo un mutuo di 150 mila euro a trent'anni con 1.200 euro di stipendio, al momento dell'istruttoria avrò bisogno di «un garante di una certa capienza», che guadagna, cioè, 4.500 euro mensili (o di un cointestatario che guadagna come me). Ma non tutti i genitori guadagnano questa cifra, neanche in due.
Del resto è comprensibile che le banche non concedano il mutuo a una persona che guadagnando 1.200 euro dovrà poi pagarne 900 al mese. E infatti, nella maggior parte dei casi, è il computer a bocciare automaticamente un prospetto personalizzato di questo tipo. Poniamo però il caso che io decida di acquistare casa insieme al mio fidanzato, lavoratore, come me, con un contratto a tempo determinato. Cambierebbe qualcosa? La risposta è «no, serve comunque il garante» (in questo caso andrebbe bene anche una persona che guadagna 1000 euro al mese, magari un nonno pensionato), perché siamo entrambi lavoratori con contratto a tempo determinato.
Stesso discorso anche per la Cassa di Rispamio di Rieti dove, addirittura, con il mio reddito, non mi concedono più di 70 mila euro di mutuo a vent'anni. Neanche a dirlo, serve il garante.
Alle Poste il discorso non cambia. Non appena mi siedo, l'addetta mi dice che non può farmi neanche un calcolo approssimativo perché deve avere davanti anche i dati del garante. Però mi consiglia di andare sul sito delle Poste, dove posso formulare on-line un prospetto personalizzato. Ma sul sito - le chiedo - c'è la clausola del garante? «No», risponde. E perché no? «Si fa per invogliare il cliente a venire qui di persona per parlare - dice - ma bisognerebbe specificarlo, lo so». Morale della favola, diffidare degli annunci pubblicitari che reclamizzano prodotti inesistenti. In Italia, purtroppo, funziona così: ci metti una vita per avere un contratto di lavoro e, una volta che ce l'hai, le banche non ti finanziano. E poi ci chiamano bamboccioni.

GLACIAZIONI/ Nei coralli dell'Adriatico la chiave per capire gli ecosistemi marini


Importanti vestigia dell’ultima età glaciale sono state scoperte nell’Adriatico grazie alle ricerche condotte nell’ambito della campagna oceanografica ARCO (AdRiatic COrals), condotta dall’Istituto di scienze marine (Ismar) del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Bologna a bordo della nave oceanografica Urania. I risultati consentono di delineare nuovi scenari circa la ricostruzione della storia naturale di questo mare e delle sue risorse e, più in generale, circa le conseguenze delle variazioni climatiche sugli ambienti marini. Ne abbiamo parlato con Marco Taviani dell’Ismar, uno dei protagonisti di questa impresa scientifica.

Come è nata l’idea della campagna ARCO, quali erano gli obiettivi?

La campagna ARCO (AdRiatic COrals) è stata concepita nell'ambito delle ricerche che l'ISMAR-CNR di Bologna sta portando avanti da oltre 15 anni sugli ecosistemi corallini di profondità. Più in particolare questa campagna è l'ultima organizzata dal nostro Istituto per il programma europeo "Hermes" e conclude un ciclo di missioni oceanografiche condotte dal mio gruppo che ha permesso di identificare, mappare e campionare decine e decine di siti a coralli profondi (i cosiddetti “coralli bianchi” i più importanti dei quali sono Lophelia pertusa, Madrepora oculata, Desmophyllum dianthus) dall'estremità più occidentale del Mediterraneo, nel mare di Alboran, attraverso tutto il Tirreno, Canale di Sicilia, Ionio, Adriatico meridionale fino al bacino levantino, al largo di Rodi. ARCO è stata originariamente pianificata per localizzare e mappare dei siti a corallo giallo (Dendrophyllia cornigera). Era infatti da tempo noto ai pescatori locali la presenza di corallo a profondità intorno ai 200 metri, al largo di Pescara nei dintorni della Depressione medio-adriatica che raggiungendo i 250 metri rappresenta il punto più profondo di questo settore dell'Adriatico. L'area è accuratamente evitata dai pescatori per i rischi di perdere o strappare le reti a causa del corallo, ma qualche esemplare è stato accidentalmente raccolto in passato. Ed è così che un cespo di quasi un metro d’altezza di Dendrophyllia fortunosamente salvaguardato da Carlo Froglia e Bruno Antolini dell’Ismar-CNR di Ancona è giunto a Bologna. La datazione al Carbonio 14 del corallo ne ha dimostrato l’età recentissima, suggerendo così l’opportunità di andare a cercare questi giardini di corallo giallo.

Quanto tempo è durata la campagna e chi vi ha collaborato?

La campagna oceanografica si è svolta dal 13 al 22 Dicembre a bordo della Nave Oceanografica Urania, ammiraglia della flottiglia oceanografica del CNR, con partenza dal porto di Messina e sbarco finale a Bari. Le pessime condizioni meteo-marine, che hanno di fatto marcato l’intera missione, hanno messo a dura prova il personale imbarcato e condizionato la missione che però è stata coronata da successo anche grazie alla perizia del Comandate Vincenzo Lubrano, del Primo Ufficiale Gamba, del Nostromo Luigi e di tutto l’equipaggio dell’Urania. Come da abitudine consolidata, il team scientifico era multidisciplinare e in prevalenza costituito da giovani ricercatori precari e studenti provenienti da varie realtà scientifiche italiane (CNR di Bologna e Ancona, ISPRA di Roma, Università di Bari, Bologna, Milano) ed europee (Università di Marsiglia, Plymouth, Zagabria). Vanno rimarcate la professionalità e passione dimostrate da questi giovani geologi marini, oceanografi, paleontologi, biologi molecolari, geofisici, zoologi che dovrebbero rappresentare la spina dorsale della ricerca italiana dell’immediato futuro ma che paradossalmente non riescono invece ad avere sbocchi nel Paese che ha investito tante risorse per la loro formazione. Una crociera oceanografica necessita di molta organizzazione al fine di ottimizzare tempi e risultati. A bordo dell’Urania i turni sono di quattro ore e dunque il team scientifico è stato suddiviso in tre gruppi che assicurassero la corretta conduzione della campagna 24 ore su 24. Anche i tre capi-turno (Lorenzo Angeletti, Alessadro Ceregato e Vittorio Maselli), responsabili a rotazione della navigazione ed operazioni geo-marine erano giovani precari o studenti. Così come gli esperti delle stazioni idrologiche Riccardo Rodolfo-Metalpa e Saverio Devoti che hanno misurato i parametri dell’acqua di mare e prelevato campioni fino a 1.700 metri di profondità nello Ionio in tempesta; o il paleontologo Vittorio Garilli. E studenti erano Federico Plazzi dedito alla biologia molecolare, e Gabriele Cavallini, Enrico Bonamini, Cristina Casati, Giorgia Trevisan che hanno campionato con la benna di giorno e di notte.

Che strumenti avete utilizzato?

Lo studio di ecosistemi complessi come quelli a coralli di profondità richiede un approccio olistico multidisciplinare che comporti l’acquisizione delle informazioni sull’habitat dei coralli, la topografia del fondo, la struttura delle masse d’acqua, la biodiversità dell’ecosistema, la sua evoluzione temporale. Durante ARCO si è dunque fatto uso di vari tipi di strumentazione; in primis la navigazione di precisione, assicurata dal sistema PDS 2000; la mappatura di precisione del fondale è stata ottenuta utilizzando il sistema multifascio (Multibeam Reson Seabat 8160), mentre informazioni sulla struttura del fondo colonizzato dai coralli e sul tipo dei sedimenti adiacenti sono state fornite dalla sismica a riflessione Chirp integrata da ecoscandagli a 12 kHz e fishfinder. I dati sulla colonna d’acqua e i campioni di acqua a varie profondità necessari a capire l’ambiente marino attorno ai coralli sono stati acquisiti grazie alla sonda CTD multiparametrica; i campioni di fondo sono stati ottenuti utilizzando benne ad alto volume (65 litri di sedimento), carotieri e draghe. Questa strumentazione per così dire standard, è stata integrata dal Side Scan Sonar, uno strumento che fornisce una sorta di “fotografia acustica” del fondale: in estrema sintesi, questo ecoscandaglio laterale genera una mappa dove si vedono strutture del fondo anche di modesto rilievo e grandezza, come appunto le zone colonizzate dai coralli. Ci vuole molta attenzione nella guida dello strumento che, calato dalla nave, “vola” sul fondo trainato da un cavo ma, grazie alla perizia di Mario Raspagliosi e Andrei Dragonev, sono state ottenute ottime registrazioni delle zone a coralli che ne hanno permesso poi la campionatura precisa. Uno dei punti focali della spedizione era l’esplorazione diretta dei fondali mediante il ROV (Remote Operating Vehicle), in sostanza un minuscolo sottomarino senza persone ma dotato di videocamera e di limitate capacità di campionatura con braccio robotico. Durante la campagna ARCO sono stati utilizzati il Pollux II dell’Urania guidato da Franco Giordano e il Prometeo della Robomar di Danilo Malatesta. Le avverse condizioni del mare hanno limitato di molto l’operatività del ROV ma è stato comunque possibile documentare l’infangamento di gran parte della zona colonizzata dai coralli, suggerendo che i medesimi non affiorino più ma che siano invece seppelliti dal fango.

Quindi, che cosa avete scoperto?

Le registrazioni mediante il Side Scan Sonar dell’Urania nella zona della midline italo-croata hanno sorprendentemente rivelato che le scogliere, contro ogni aspettativa, non erano rappresentate dal corallo giallo che si cercava (presente in minima parte) ma al contrario da corallo bianco, soprattutto colonie arborescenti di Lophelia prolifera e Madrepora oculata, di cui esisteva qualche sporadica segnalazione soprattutto in acque croate. I coralli bianchi rappresentano uno dei più importanti ecosistemi batiali, cioè delle profondità marine, e generalmente vivono, nell’Atlantico e nel Mediterraneo, a profondità superiori ai 350-400 metri. La presenza di vere e proprie scogliere nella zona del medio Adriatico è dunque giunta del tutto inattesa. Queste estese scogliere coralline a coralli bianchi (Lophelia e Madrepora) sono situate a meno di 200 metri di profondità e sono plausibilmente scomparse probabilmente a seguito dell’innalzamento della temperatura in epoca post-glaciale. A tutt’oggi, solo nei fiordi della Norvegia si rinvengono scogliere a Lophelia a modesta profondità. Il corallo bianco rinvenuto è rappresentato da esemplari di notevoli dimensioni e spessore, perfettamente conservati ma non viventi, coperti come si è detto, da un sottilissimo velo di fango. Fino all’elaborazione dei dati e soprattutto fino a che non avremo a disposizione le datazioni radiometriche mediante carbonio-14 ed Uranio/Torio dei coralli, possiamo solo ipotizzarne le cause della morte. E’ probabile che questo tipo di scogliere prosperassero nel medio Adriatico alla fine dell’ultima età glaciale, circa 11-12000 anni fa, quando il livello marino era più basso, e che un repentino infangamento li abbia soffocati. Probabilmente la fase pluviale che seguì quella glaciale portò ad un aumento della portata di sedimento da parte dei fiumi appenninici, causando la torbidità delle acque e coprendo di sedimento i rilievi colonizzati dai coralli. In sostanza, questi ecosistemi corallini avrebbero risentito indirettamente di una fase passata di riscaldamento globale.

Qual è l’importanza di queste scoperte e quali prospettive aprono?

La comunità scientifica internazionale rivolge grande attenzione a questi ecosistemi così peculiari, punti focali di biodiversità negli abissi e che, secondo alcuni, potrebbero essere minacciati dalla progressiva acidificazione degli oceani. Diffusi dappertutto ma minacciati da eventi climatici, gli ecosistemi corallini di profondità sono un’importante risorsa del pianeta, da valutare, gestire e conservare. È pertanto di basilare importanza cercare di capire il funzionamento e i meccanismi che ne regolano la vita e, come nel nostro caso adriatico, il declino e scomparsa.

Quali saranno i prossimi passi?

Grazie a programmi di ricerca nazionali ed europei - tra i quali Hermes e a partire da quest’anno anche il nuovo progetto Hermione dell’UE al quale afferisce anche l’ISMAR-CNR - la ricerca pubblica del nostro Paese potrà portare avanti le ricerche su questo importante ma poco conosciuto patrocinio sommerso, ben presente con scogliere anche rigogliose in acque italiane, dal Tirreno all’Adriatico meridionale. La prossima campagna della nave Urania dedicata ai coralli visiterà nell’inverno 2009 il Canale di Sicilia, ricco di ecosistemi corallini di profondità. Ma già nel 2010 è previsto il rientro in Adriatico, mare che ci sorprende piacevolmente rivelando incredibili ecosistemi nascosti, in collaborazione con Montenegro, Albania e Croazia, già partner nel team scientifico di ARCO con la zoologa Tatjana Bakran-Petricioli dell’Università di Zagabria. Sarà così possibile esplorare in dettaglio anche il settore orientale dell'Adriatico ed è facile profezia aspettarsi inattese scoperte anche lì.


Scoperti coralli bianchi nell'Adriatico


La campagna oceanografica ARCO (AdRiatic COrals), condotta dall'Istituto di scienze marine del Consiglio nazionale delle ricerche di Bologna a bordo della nave oceanografica Urania, ha scoperto nell'Adriatico importanti vestigia dell'ultima età glaciale: si presentano dunque nuovi scenari sulla ricostruzione della storia naturale di questo mare, delle sue risorse e delle conseguenze delle variazioni climatiche sugli ambienti marini. La scoperta più importante riguarda estese scogliere coralline a coralli bianchi (Lophelia e Madrepora) situate a meno di 200 metri di profondità al largo di Pescara, nella zona della depressione medio-adriatica, scomparsi probabilmente a seguito dell'innalzamento della temperatura in epoca post-glaciale: "I coralli bianchi rappresentano uno dei più importanti ecosistemi batiali, cioè delle profondità marine, e generalmente vivono, nell'Atlantico e nel Mediterraneo, a profondità superiori ai 350-400 metri", spiega Marco Taviani, ricercatore dell'Ismar-Cnr e responsabile della missione. "La comunità scientifica internazionale rivolge grande attenzione a questi ecosistemi così peculiari, punti focali di biodiversità negli abissi e che, secondo alcuni, potrebbero essere minacciati dalla progressiva acidificazione degli oceani. Grazie a programmi di ricerca nazionali ed europei, tra i quali Hermes (e a partire da quest'anno anche il nuovo progetto Hermione dell'UE), importanti scogliere a corallo bianco sono state rintracciate anche in acque italiane, nello Ionio, nel Canale di Sicilia e nell'Adriatico meridionale, ma sempre a profondità ragguardevoli". La campagna ARCO era mirata a rintracciare, mediante un Rov (Remote operating vehicle), possibili scogliere coralline di Dendrophyllia cornigera (corallo giallo) che erano state segnalate dai pescatori e tipiche di profondità fra gli 80 e i 200 metri, dunque compatibili con la batimetria dell'area medio-adriatica. Le registrazioni mediante il Side Scan Sonar dell'Urania hanno però sorprendentemente rivelato che le scogliere, contro ogni aspettativa, non erano rappresentate dal corallo giallo (presente in minima parte) ma al contrario da corallo bianco, soprattutto colonie arborescenti di Lophelia prolifera e Madrepora oculata, di cui esisteva qualche sporadica segnalazione soprattutto in acque croate. La presenza di vere e proprie scogliere nella zona del medio Adriatico è dunque giunta del tutto inattesa. Infatti, continua il dott. Taliani "il corallo bianco rinvenuto è rappresentato da esemplari di notevoli dimensioni e spessore, A tutt'oggi, solo nei fiordi della Norvegia si rinvengono scogliere a Lophelia a modesta profondità. Probabilmente la fase pluviale che seguì quella glaciale portò ad un aumento della portata di sedimento da parte dei fiumi appenninici, causando la torbidità delle acque e coprendo di sedimento i rilievi colonizzati dai coralli. In sostanza, questi ecosistemi corallini avrebbero risentito indirettamente di una fase passata di riscaldamento globale, ma bisognerà attendere le datazioni radiometriche per confermare o meno l'ipotesi". Occorre sottolineare che la scoperta, di prioritaria importanza nella comprensione di alcuni tra i più complessi ecosistemi di profondità e sui fattori climatici che ne regolano l'esistenza, è stata possibile grazie ad un team d'eccezione composto da una ventina fra ricercatori, tecnici e studenti (quasi tutti giovani 'precari') afferenti a Cnr, Ispra, università italiane (Bari, Bologna, Milano) e straniere (Marsiglia, Plymouth, Zagabria) e Robomar, affiancati dall'equipaggio della nave oceanografica Urania.

giovedì 15 gennaio 2009

Ancora senza contratto i 21 colleghi ex ICRAM, 4 ex INFS e 3 ex APAT (td).

E' necessario rilanciare la mobilitazione di tutto il personale affinchè l'amministrazione rispetti gli impegni presi


I colleghi dell'ex ICRAM hanno tenuto già diverse assemblee dall'inizio dell'anno e si sta provvedendo ad organizzare un'assemblea generale per la prossima settimana (data da definirsi)

Lunedì mattina ore 11.30 a Brancati assemblea indetta dai sindacati confederali

mercoledì 14 gennaio 2009

''Statali pride'', su Facebook in onda la rivolta anti-Brunetta


Per il ministro i dipendenti pubblici si vergognano del lavoro che fanno. Reazioni.

Vergognarsi di essere dipendenti statali? Sono passati solo 2 giorni dall’ultima esternazione del ministro della Pubblica amministrazione, Brunetta, e le reazioni scorrono veloci tanto nel mondo reale, quanto in quello virtuale della rete. È un vero e proprio "Statali pride", una manifestazione dell'orgoglio offeso dei dipendenti pubblici.
Su Facebook, il social network più in voga del momento, nascono e crescono nuovi gruppi sul tema perché, anche on line, gli statali proprio non sono d’accordo col ministro, che vorrebbe una pubblica amministrazione stile Ferrari, dove i dipendenti siano orgogliosi, come nella scuderia del Cavallino, di dire al figlio che fanno l’impiegato al catasto, l’insegnante o il burocrate.

I politici dovrebbero vergognarsi e non gli statali

Il neonato “I politici dovrebbero vergognarsi e non gli statali” ha le idee ben chiare in merito. L’immagine dell’indirizzo mostra uno dei 7 nani, ma se ci si aspetta di trovare qualche traccia di ironia anche nei contenuti, si rimane delusi. Perché l’autrice, a sorridere, proprio non ci riesce, e scrive: “Dopo l'ennesima sparata del ministro, mi sento di dire, anzi urlare a gran voce che dovrebbero essere i politici a vergognarsi nel raccontare ai propri figli quale lavoro fanno e come rubano lo stipendio, non certo gli statali!! Le mele marce ci sono ovunque, ma in parlamento c'è sicuramente la concentrazione più alta!!”

La rivolta dei figli degli statali

“Io non mi vergogno che i miei genitori siano statali” è il titolo di un altro gruppo. Data di creazione: 11 gennaio. Perché si sa che sul web la tempestività è tutto. E appena il ministro Brunetta ha reso pubblica la sua ultima idea sui dipendenti pubblici, possiamo solo immaginare l’autore del gruppo che si precipita a controbattere in rete.
E non è neanche il “diretto interessato”. Perché Brunetta è riuscito, con una sola frase, a chiamare in casa contemporaneamente genitori e prole.

A gran voce: Noi figli, fieri di avere genitori statali

Marco è lapidario, nel descrivere la sua nuova creatura on line: “I miei genitori sono entrambi statali, i tuoi figli dovrebbero vergognarsi di te”.
E vai con la rivolta degli altri iscritti, che in soli 2 giorni hanno raggiunto quota 90.
Gianluca scrive di essere “orgoglioso” di suo padre, almeno quanto è schifato dal “servilismo degli organi di Stato (che qualcuno chiama erroneamente "media") italiani”, che fanno da vassalli a Brunetta.
E Federica ribadisce il suo “orgoglio” nell’avere parenti e amici nella pubblica amministrazione. “Io vado fiera di mia mamma e di mio zio (statali)”, scrive, “delle mie maestre, dei miei professori e delle mie professoresse (tutti orgogliosamente e dignitosamente statali), di mia zia e di mio zio (maestra e professore statali), di mio cognato (statale) e di molti altri statali che conosco e conoscerò.
Se Brunetta volesse darmi un megafono o 3 secondi di intervista alla televisione lo griderei a gran voce di quanto sono fiera di loro”.

Gli arrabbiati: Mi vergogno di essere italiano, non statale

Oltre agli orgogliosi, ci sono anche gli arrabbiati. E Massimiliano ci va giù duro: “mia madre era infermiera in un ospedale psichiatrico: sono sicuro che sarebbe felice di riprendere la carriera per prendersi cura di un tale psicolabile!!!”.
Pasquale non è da meno: “Mio papà era un'insegnante, attualmente in pensione! E me ne vanto tantissimo, perché è stato sempre onesto, e un punto di riferimento tanto per me, quanto per la sua scuola, per anni. Io sono un assistente amministrativo, quindi statale anche io, e sono precario da 10 anni! È una grande vergogna trattarci come "Fannulloni"! Sanno cosa significa essere precari da 10 anni? Non poterti permettere nulla! Cosa devo raccontare a mia figlia? Cosa dovrò raccontare a mio figlio che sta per nascere? Che è nato in una nazione sbagliata? Che ho vergogna di essere Italiano?”.

Dal mondo reale: Mi vergogno del mio stipendio, non del mio lavoro

Lo stipendio è un punto dolente, per gli statali, perché, ci spiega dal mondo reale Patrizia, archeologa, “Noi funzionari, 30 anni di lavoro, una laurea alle spalle, guadagniamo circa 1.700 euro al mese (netti); contro i nostri “colleghi” europei che ne prendono quasi il doppio, fino a 3.000. Io amo il mio lavoro, e lo faccio con orgoglio, ma qui dove lavoro io, in media gli impiegati prendono 1.300 euro. Vedo amici che fanno il secondo lavoro, di sabato e domenica, per mandare avanti la famiglia”.
La cosa strana è che Patrizia, su “certe cose” che diceva Brunetta, era pure d’accordo. Perché qualche “fannullone c’è”, si sfoga, “e noi qui lavoriamo il doppio anche per loro. Ma per affrontare i problemi seri ci vuole serietà, e queste offese costanti a gente che lavora tutta la settimana per 1.300 euro al mese, per favore, ce le risparmi”.

martedì 13 gennaio 2009

RICERCA ITALIANA NEL MONDO - TEAM INTERNAZIONALE NELLA MISSIONE OCEANOGRAFICA ISMAR-CNR SUI "CORALLI BIANCHI" NELL'ADRIATICO" TESTIMONI" DI UN'ECOSIST


ITL/ITNET - La campagna oceanografica ARCO (AdRiatic COrals), condotta dall'Istituto di scienze marine del Consiglio nazionale delle ricerche di Bologna a bordo della nave oceanografica Urania, ha scoperto nell'Adriatico importanti vestigia dell'ultima età glaciale: si presentano dunque nuovi scenari sulla ricostruzione della storia naturale di questo mare, delle sue risorse e delle conseguenze delle variazioni climatiche sugli ambienti marini.
La scoperta più importante riguarda estese scogliere coralline a coralli bianchi (Lophelia e Madrepora) situate a meno di 200 metri di profondità al largo di Pescara, nella zona della depressione medio-adriatica, scomparsi probabilmente a seguito dell'innalzamento della temperatura in epoca post-glaciale.
"I coralli bianchi rappresentano uno dei più importanti ecosistemi batiali, cioè delle profondità marine, e generalmente vivono, nell'Atlantico e nel Mediterraneo, a profondità superiori ai 350-400 metri", spiega Marco Taviani, ricercatore dell'Ismar-Cnr e responsabile della missione. "La comunità scientifica internazionale rivolge grande attenzione a questi ecosistemi così peculiari, punti focali di biodiversità negli abissi e che, secondo alcuni, potrebbero essere minacciati dalla progressiva acidificazione degli oceani. Grazie a programmi di ricerca nazionali ed europei, tra i quali Hermes (e a partire da quest'anno anche il nuovo progetto Hermione dell'UE), importanti scogliere a corallo bianco sono state rintracciate anche in acque italiane, nello Ionio, nel Canale di Sicilia e nell'Adriatico meridionale, ma sempre a profondità ragguardevoli".
La campagna ARCO era mirata a rintracciare, mediante un Rov (Remote operating vehicle), possibili scogliere coralline di Dendrophyllia cornigera (corallo giallo) che erano state segnalate dai pescatori e tipiche di profondità fra gli 80 e i 200 metri, dunque compatibili con la batimetria dell'area medio-adriatica.
Le registrazioni mediante il Side Scan Sonar dell'Urania hanno però sorprendentemente rivelato che le scogliere, contro ogni aspettativa, non erano rappresentate dal corallo giallo (presente in minima parte) ma al contrario da corallo bianco, soprattutto colonie arborescenti di Lophelia prolifera e Madrepora oculata, di cui esisteva qualche sporadica segnalazione soprattutto in acque croate. La presenza di vere e proprie scogliere nella zona del medio Adriatico è dunque giunta del tutto inattesa.
"Il corallo bianco rinvenuto è rappresentato da esemplari di notevoli dimensioni e spessore, perfettamente conservati ma non viventi, coperti da un sottilissimo velo di fango", continua Taviani, "Fino all'elaborazione dei dati possiamo solo ipotizzare le cause della morte dei coralli. E' probabile che questo tipo di scogliere prosperassero nel medio Adriatico alla fine dell'ultima età glaciale, circa 11-12000 anni fa, quando il livello marino era più basso, e che un repentino infangamento li abbia soffocati. A tutt'oggi, solo nei fiordi della Norvegia si rinvengono scogliere a Lophelia a modesta profondità. Probabilmente la fase pluviale che seguì quella glaciale portò ad un aumento della portata di sedimento da parte dei fiumi appenninici, causando la torbidità delle acque e coprendo di sedimento i rilievi colonizzati dai coralli. In sostanza, questi ecosistemi corallini avrebbero risentito indirettamente di una fase passata di riscaldamento globale, ma bisognerà attendere le datazioni radiometriche per confermare o meno l'ipotesi".
La scoperta, di prioritaria importanza nella comprensione di alcuni tra i più complessi ecosistemi di profondità e sui fattori climatici che ne regolano l'esistenza, è stata possibile grazie ad un team d'eccezione composto da una ventina fra ricercatori, tecnici e studenti (quasi tutti giovani 'precari') afferenti a Cnr, Ispra, università italiane (Bari, Bologna, Milano) e straniere (Marsiglia, Plymouth, Zagabria) e Robomar, affiancati dall'equipaggio della nave oceanografica Urania.

Mutui agevolati per i precari


Metro - «Rispondere alle esigenze dei lavoratori svantaggiati e delle loro famiglie ». È questo l’obiettivo che si pone la Fondazione Welfare Ambrosiano, presentata ieri, che vede impegnati sullo stesso fronte Comune, Provincia, Camera di Commercio e Cgil, Cisl e Uil. A disoccupati, precari e artigiani in situazione di crisi la Fondazione «distribuirà risorse attraverso il microcredito, con mutui a interessi inferiori al tasso di mercato per tutti coloro che non riescono ad accedere al credito bancario» ha spiegato il sindaco Moratti, che sarà presidente della Fondazione. Per questo, ha voluto puntualizzare la Moratti, «parliamo di aiuti, non di assistenzialismo. Questo è un fondo che si autorigenera con la restituzione dei prestiti».
Il patrimonio iniziale sarà di 8 milioni di euro
. Per accedere al microcredito ci si potrà rivolgere agli sportelli Lavoro del Comune e a quelli delle altre istituzioni coinvolte. In particolare, il fondo è destinato a chi non ha coperture sociali: lavoratori atipici e a tempo determinato. «In un momento come questo - ha spiegato la Moratti - la Fondazione si inserisce in un quadro di iniziative che tutti insieme stiamo prendendo per sostenere la nostra città e il nostro territorio». Il progetto è stato ideato un anno e mezzo fa su impulso dei sindacati. La Fondazione Welfare vede, infatti, i sindacati come soci fondatori e indica nei beneficiari i lavoratori che operano a Milano.

DL ANTICRISI: DAMIANO(PD), CANCELLATI 150 MLN PER I PRECARI


(ASCA) - Roma, 12 gen - ''Con un emendamento approvato in commissione Bilancio la maggioranza ha soppresso una norma del Protocollo sullo stato sociale del 23 luglio 2007 che stanziava 150 milioni di euro nel triennio 2008-2010 per il sostegno dei lavoratori a progetto nei momenti di disoccupazione: un credito fino a 600 euro mensili per un massimo di 12 mesi con restituzione posticipata a 24 o 36 mesi''. Lo rende noto il ministro ombra del Pd, capogruppo nella commissione Lavoro della Camera, Cesare Damiano, che aggiunge: ''Si tratta di un duro colpo per una normativa che era stata approvata democraticamente da oltre 5 milioni di lavoratori e pensionati: ''.
''Il Pd - prosegue Damiano - continuera' in aula la sua battaglia per modificare radicalmente la manovra del governo che reputiamo del tutto inadeguata rispetto alla pesante crisi in atto. E che dimostra ancora una volta come il guardiano dei saldi di bilancio, il ministro Tremonti, sia generoso con i piu' ricchi e i piu' forti e avaro con i piu' poveri e i piu' deboli''.
''Solo cosi' - sottolinea Damiano - si spiega una manovra che dall'estate ad oggi disperde risorse preziose per far pagare i debiti di Alitalia e Airone ai cittadini e toglie l'Ici sulla prima casa a chi ha redditi piu' alti. Si tratta di circa 6 miliardi di euro tolti alle famiglie e all'occupazione''.

domenica 11 gennaio 2009

CO.CO.CO EX ICRAM A RISCHIO


Ciao a tutti

Volevo aggiornare tutti i precari ISPRA della situazione che stiamo vivendo come precari ex icram. Vi comunico subito che siamo impossibilitati a comunicare via mail dall'ufficio perchè da prima di natale la connessione internet non funziona e solo da qualche giorno è possibile connettersi alla posta da casa. Inoltre l'Istiituto è stato chiuso dal 24 al 6 gennaio per lavori all'impianto elettrico ed anche nei prossimi giorni diversi piani del nosytro edifici saranno senza corrente di conseguenza molti di noi non ci saranno. Questa premessa per dirvi con quale sorpresa siamo tornati il 7 gennaio in Istituto e abbiamo appreso che circa 20 co.co.co su fondi di progetti esterni e quindi sempre per questa interpretazione non svolgono "attività istituzionale" ed avendo la "colpa" di avere più di tre anni di anzianità con molta probabilità non saranno rinnovati per un'interpretazione restrittiva del decreto che è stato pubblicato in gazzetta il 31 dicembre. Sarebbero tante le cose da dire ma Lascio a voi i commenti e vi chiedo lumi sulla situazione che state vivendo in ex APAT ed ex INFS.

Ciao, Raffaella

giovedì 8 gennaio 2009

RICERCA: PD, SODDISFAZIONE PER ISFOL. ORA STABILITA' PER GLI ALTRI ENTI


(ASCA) - Roma, 8 gen - ''Il 2009 si apre con una buona notizia per il mondo del precariato nella pubblica amministrazione. Dopo mesi di mobilitazione da parte dei sindacati e del Partito Democratico, i lavoratori precari dell'Isfol, l'ente di ricerca pubblico sulle tematiche del lavoro e della formazione, sono stati stabilizzati.''. Lo affermano in una nota i deputati del Pd Cesare Damiano, Teresa Bellanova e Marianna Madia.
''Dopo tantissimi anni di precariato - sottolineano - e' il giusto riconoscimento al valore della ricerca. Diamo atto al governo di aver agito con saggezza. Ma ora che i problemi Isfol sono risolti non bisogna dimenticare gli altri ricercatori precari della pubblica amministrazione. Su di loro, come sui tantissimi precari del settore pubblico, pende la scadenza del 30 giugno 2009. Se entro quella data non saranno stabilizzati torneranno a casa''.
''La positiva operazione compiuta con Isfol e' - concludono i deputati del Pd - una ragione in piu' per abrogare questa norma assurda e procedere a tutte le altre stabilizzazioni''.

Precari in aumento non solo in Italia


I precari italiani sono aumentati del 16,9% negli ultimi 5 anni, la maggioranza dei quali risiede nel sud del paese, è il risultato dell’indagine della Cgia di Mestre sull’analisi del mercato del lavoro, con particolare attenzione ai lavoratori a tempo determinato (inclusi gli ex lavoratori interinali), alle collaborazioni coordinate e continuative, da lavoratori assunti a progetto, e prestatori d’opera occasionali.

La Cgia evidenzia che a fine Settembre i lavoratori precari erano oltre 2 milioni e 800 mila, (1 su 8 ) pari al 12% del totale degli occupati (quasi 20 milioni). Negli ultimi 5 anni sono aumentati 5 volte in più rispetto ai lavoratori assunti a tempo indeterminato (3,1%). Si tratta di un fenomeno ampio e purtroppo in continua crescita, molto più frequente al sud, ma in aumento anche al nord. Qualsiasi politica di sostegno al reddito non può non tenerne conto e lo stesso ministro del Welfare Sacconi propone di estendere gli ammortizzatori sociali anche a questo “popolo dell’incertezza”. La maggiore presenza di precari al Sud (940.400 pari al 33,4%), si spiega con la maggiore concentrazione di attività stagionali: dall’agricoltura all’industria di conservazione, dalla ristorazione agli alberghi. Ma Giuseppe Bortolussi, responsabile della Cgia di Mestre, fa notare come “una buona parte dei precari del Mezzogiorno sia assunto nel settore pubblico”. Al Nordovest i precari sono 692.600 (24,6%), al Centro 606.000 (21,5%), mentre nel Nordest “solo” 573.700 (20,4%). Un dato che ha molto colpito il ministro-ombra del Welfare Cesare Damiano del Pd: “Lo studio della Cgia di Mestre conferma l’emergenza, per questo vogliamo favorire l’estensione degli ammortizzatori anche con risorse aggiuntive” ha detto. Ma per quanto riguarda il settore statale “la decisione del ministro Brunetta di cancellare la normativa del governo Prodi tesa a superare la precarietà nel pubblico impiego è stata negativa. Questa scelta aggiungerà nuova disoccupazione a quella già esistente e trasformerà quei lavoratori in neo assistiti, con grave danno per il funzionamento della pubblica amministrazione”. Analizzando l’orario medio settimanale di alcune di queste figure, appare che mediamente un co.co.pro. lavora 31 ore, un prestatore d’opera occasionale 23, contro la media di 37 ore di un operaio assunto a tempo indeterminato, che scendono a 35 per l’impiegato. E’ interessante, spiega Bertolussi, che tra impiegati ed operai con un posto di lavoro stabile, oltre il 50% lavora effettivamente oltre 40 ore settimanali, contro una media di 36 delle due categorie messe insieme. Questo significa che, almeno in linea teorica, ci sono gli estremi per alcuni settori produttivi, di ragionare sull’ipotesi di settimana corta in funzione anti-crisi. Il fenomeno non coinvolge solo l’Italia, secondo i dati Eurostat la classifica degli atipici europei, quelli con il contratto a tempo determinato, vede la Spagna al primo posto, dove 1 lavoratore su 3 è precario. Seguita da Polonia e Portogallo.
Ecco la classifica completa delle percentuali dei contratti atipici in tutta Europa riferite al 2008:

1.Spagna 31,7%
2.Polonia 28,2%
3.Portogallo 22,4%
4.Paesi Bassi 18,1%
5.Svezia 17,5%
6.Finlandia 15,9%
7.Germania 14,6%
8.Francia 14,4%
9.Italia 13,2%
10.Austria 8,9%
11.Danimarca 8,7%
12.Irlanda 7,3%
13.Lussemburgo 6,8%
14.Regno Unito 5,9%
15.Estonia 2,1%
16.Romania 1,6%


(Media UE a 27: 14,5%, Fonte Eurostat)

sabato 3 gennaio 2009

LAVORO: DAMIANO (PD), CONFERMATA DA CGIA EMERGENZA PRECARIETA’


(AGI)
- Roma, 3 gen. - “I dati della Cgia di Mestre confermano l’emergenza precarieta’ e indicano un aumento, negli anni, di questa forma di lavoro. Questo problema e’ stato alla centro delle politiche del mercato del lavoro del governo Prodi”. Lo sottolinea Cesare Damiano, vice ministro del Lavoro nel governo ombra. “Non a caso lo sconto sul costo del lavoro, la cosiddetta diminuzione del cuneo fiscale che produce risparmi strutturali pari a 5 miliardi di euro su base annua a vantaggio delle imprese, agisce come incentivo esclusivo per il lavoro a tempo indeterminato” aggiunge Damiano. “Lo stesso significato era legato alla scelta del credito d’imposta per l’incremento del lavoro femminile nelle aree svantaggiate, soprattutto nel mezzogiorno”, prosegue l’ex ministro, evidenziando che “queste iniziative sono state contraddette dalle scelte del governo Berlusconi che ha nuovamente allargato il ventaglio dei lavori flessibili e non applicato il credito d’imposta”. Oggi, di fronte alla crisi, si pone il problema di estendere gli ammortizzatori sociali alle piccole imprese e al lavoro precario. Il Partito Democratico, spiega Damiano, “intende favorire questa scelta, anche con l’utilizzo di nuove risorse aggiuntive e si rende disponibile ad un confronto immediato con le proposte del governo. L’emergenza deve consentire una correzione di rotta che aiuti la stabilizzazione del lavoro”. A questo proposito, “negativa” e’ stata la scelta del ministro Brunetta di cancellare la normativa del governo Prodi tesa a superare al precarieta’ nel pubblico impiego. “Questa scelta -prosegue - aggiungera’ nuova disoccupazione a quella gia’ esistente e trasformera’ quei lavoratori in neo assistiti, con grave danno per il funzionamento della pubblica amministrazione”. A preoccupare il vice-ministro ombra e’, in particolare, il trend di crescita dei rapporti di lavoro precari che rappresentano ormai oltre il 50% delle nuove assunzioni. “E’ su questo punto - conclude l’esponente del Partito Democratico - che bisogna intervenire rapidamente per invertire la rotta a vantaggio del lavoro a tempo indeterminato”.

In Italia quasi 3 mln di precari


Tg Com - Cresce il numero dei precari in Italia: secondo un'analisi della Cgia di Mestre a fine settembre erano 2.812.700, il 16,9% in più di 5 anni fa. Dati alla mano sono più numerosi al Sud (anche in virtù dei molti lavori stagionali): 940.400 pari al 33,4% del totale. I precari sono il 12% del totale degli occupati e il loro aumento, in un lustro, è cinque volte di più dell'incremento registrato dai lavoratori dipendenti a tempo indeterminato (+3,1%). A dimensionare il mondo dei lavoratori flessibili in Italia è la Cgia di Mestre che ha analizzato il mercato del lavoro concentrando l'attenzione sul mondo dei cosiddetti flessibili costituito da dipendenti a tempo determinato (che include anche gli ex lavoratori interinali), da lavoratori assunti con collaborazioni coordinate e continuative a progetto e da prestatori d'opera occasionali.
Per Giuseppe Bortolussi della Cgia di Mestre ''la maggior presenza di precari al sud è dovuta al fatto che in quell'area sono più diffuse che altrove le attività stagionali che per loro natura richiedono contratti a tempo determinato come l' agricoltura, il turismo, la ristorazione e il settore alberghiero. Infine, non va dimenticato che una buona parte di questi precari sono assunti nel pubblico che nel Mezzogiorno continua ad essere un serbatoio occupazionale ancora molto significativo''. Se i 940.400 precari occupati nel Sud sono il 33,4% del totale nazionale, a Nordovest sono 692.600 (24,6%), nel Centro 606.000 (21,5%) e nel Nordest "solo" 573.700 (20,4%). Analizzando l'orario medio settimanale di alcune di queste figure, se un co.co.pro. mediamente ogni settimana lavora 31 ore, un prestatore d'opera occasionale è occupato per 23, contro una media settimanale di un operaio assunto a tempo indeterminato pari a 37 e di un impiegato sempre con il posto fisso pari a 35. ''La cosa interessante - conclude Bortolussi - è che tra gli impiegati e gli operai con un posto di lavoro stabile oltre il 50%, cioè 7.669.000 occupati su un totale di 15.181.000, lavora effettivamente più di 40 ore settimanali contro una media delle due categorie messe assieme pari a 36. Almeno in linea teorica ci sono le condizioni, per alcuni settori produttivi, di ragionare sull'ipotesi di introdurre la settimana corta in funzione anti-crisi''.

venerdì 2 gennaio 2009

Pubblicazione decreto ISPRA


Funzionalita' dell'Istituto superiore
per la protezione e la ricerca ambientale


1. L'articolo 1, comma 347, della legge 24 dicembre 2007, n. 244,
si interpreta nel senso che l'autorizzazione ad assumere ivi prevista
spiega effetto nei confronti dell'Istituto superiore per la
protezione e la ricerca ambientale (ISPRA) fino al completamento
delle relative procedure, a condizione che le stesse siano concluse
entro il 31 dicembre 2009.

2. Nel limite delle disponibilita' dei posti di cui al citato
articolo 1, comma 347, della legge 24 dicembre 2007, n. 244, l'ISPRA
e' autorizzato ad assumere il personale risultato vincitore di
concorsi pubblici a tempo indeterminato inserito in graduatorie
ancora vigenti e non ancora assunto.

3. Per fare fronte ai propri compiti istituzionali ed alle esigenze
connesse con la protezione civile, fino al 30 giugno 2009 l'ISPRA e'
autorizzato, con oneri a carico del relativo bilancio, ad avvalersi
del personale in servizio alla data di entrata in vigore del presente
decreto con contratto di collaborazione coordinata e continuativa.

martedì 30 dicembre 2008

Co.co.pro.testa: La rivista fatta da precari per i precari di Marco Patruno

A dicembre e’ uscito il quindicesimo numero della rivista on-line Co.co.pro.testa. Rivista realizzata dal gruppo Best Before di qui fanno parte S. 33 anni. grafica, genovese di nascita che insegue il lavoro su e giù per l’Italia, e B. 32 anni. Addetto stampa abruzzese di nascita, bolognese d’adozione. Precaria. La rivista che ha una grafica accattivante è fatta da precari e racconta storie e testimonianze di ordinaria precarietà. Sul numero di dicembre. In prima pagina troviamo due testimonianze precarie, una dalla regione Emilia Romagna e l’altra dalla Regione Piemonte. Ma su questa rivista non mancano idee alternative per rappresentare pur in chiave ironica il dramma della precarietà. In seconda pagina troviamo a cura di Erika B l’idea simpatica del “cruciverba precario” Il titolo fa: “Ci manca tutto, ma non il cruciverba, precario.” Pertanto se volete impiegare il vostro tempo in maniera proficua e mettere in esercizio la vostra memoria in attesa di un’altra occupazione vi consiglio di impegnarvi nella sua risoluzione (tutt’altro che semplice e scontata!!!). Nella terza pagina della rivista troviamo una serie di proposte, tra qui: Salari minimi di 1300 al mese per legge. Sussidi di disoccupazione e pensioni minime di 1000 euro al mese…Dove si raccolgono firme sul sito http://51000.it/ La rivista Co.co.pro.testa la potete scaricare gratuitamente sul sito dell’associazione venti maggio “flessibilità sicura” nella sezione documenti www.tutelareilavori.it/

Precari, scade il contratto. E il lavoro


Gli «atipici» sono 4 milioni. Il 43% lo è da più di tre anni Oltre 300 mila rischiano il posto con la fine dell'anno

Da il Corriere della Sera - «Precario» è una parola generica. Il termine tecnico è «lavoratore atipico ». Che già contiene qualcosa di poco accattivante. Discriminante, quasi. Gli atipici esistono in Italia dal '96, da quando si è cominciato a parlare di «flessibilità». Sono oltre 4 milioni gli atipici attualmente o recentemente occupati. E sono nei guai. Parliamo di circa 800 mila collaboratori a progetto, 600 mila lavoratori «a somministrazione» (una volta si chiamavano interinali), 2 milioni e 250 mila lavoratori a tempo determinato, 125 mila collaboratori occasionali, 190 mila professionisti con partita Iva, che spesso svolgono attività in una sola azienda, in modo esclusivo, tanto da essere chiamati «finti autonomi ». Totale, 15 per cento della forza lavoro. Un'ampia rassegna stampa dell'ultimo mese dimostra che la tempesta della crisi incrocerà per primo il mondo «atipico». Semplicemente, i contratti che finiscono potranno non essere rinnovati. Nella pubblica amministrazione è stato stabilito che dal 1˚ luglio 2009 chi ha oltre tre anni di precariato alle spalle non potrà più essere «stabilizzato». L'economista Tito Boeri calcola che vadano a scadenza 350 mila contratti atipici ogni mese, per Francesco Giavazzi sono un po' di meno, 200 mila al mese. Secondo la Cgil, entro la fine dell'anno, ovvero tra 48 ore, non saranno rinnovati 400 mila contratti a tempo determinato. Secondo Giavazzi, entro il 2009 svaniranno almeno un milione di posti di lavoro atipici. Per ora, effetto della crisi, il governo ha messo in campo una piccola rete di protezione per circa 80 mila collaboratori a progetto, che riceveranno fra i 700 e i 1.200 euro. Una tantum. E una forma di estensione della cassa integrazione per i contratti a tempo determinato. Emiliano Mandrone, ricercatore Isfol, il Centro studi del ministero del Lavoro, ha da poco ultimato un approfondito esame sul settore. Mandrone ha scritto: «Il lavoratore atipico sale su una scala mobile che scende: fa molta fatica di solito senza raggiungere alcun obiettivo. Questo sforzo determina un presente di rinunce (casa, figli, indipendenza) e un futuro incerto sia come carriera sia come guadagni. Il percorso verso il contratto a tempo determinato spesso è un viaggio troppo lungo con lunghe soste in contratti inferiori per qualità».

Nel 40 per cento dei casi l'occupazione atipica perdura per oltre 3 anni. Stiamo parlando di oltre un milione e mezzo di persone. Continua Mandrone: «Per chi resta atipico oltre i tre anni, questa condizione di lavoro si configura come una sorta di trappola». Il 13% lavora «a scadenza» da oltre 10 anni. Gli atipici di lunga durata hanno fra i 30 e i 40 anni, ma ci sono anche alcuni over 50 fuoriusciti da imprese in crisi. Più donne che uomini. Più meridionali che settentrionali. Occupati in media sei mesi l'anno. Per dire: i collaboratori sono il 4,1% degli occupati, l'incidenza tra le donne è del 5,7%. Il lavoro a termine riguarda 10 persone su 100, queste diventano 24 su 100 tra i giovani, 12 su 100 tra i residenti nel Mezzogiorno e 13 ogni 100 fra le donne. Più atipici nelle imprese fra gli 11 e i 15 addetti e fra i laureati. In realtà, la parola «precario», secondo gran parte degli addetti, è l'atipico con oltre dodici mesi di atipicità sulle spalle e un solo datore di lavoro. In questo senso (dati Inps) il record del precariato spetta a Reggio Calabria, con l'82,2% di precari sul totale dei lavoratori «instabili». A Roma siamo al 74,1%, mentre a Sondrio i precari sono il 25,91% e a Bolzano il 26,94%. Il reddito lordo annuo di un co.co.copro, lavoratore a progetto, è stato nel 2007 di 8.809,58 euro, qualcosa come 734 euro al mese. Lordi. Un venditore porta a porta ne guadagna 9.720 all'anno, un collaboratore occasionale 3.897. Quanto ai diritti, per fare qualche esempio, un co.co.co. in caso di malattia ha diritto a un'indennità fra i 9 e i 18 euro al giorno fino a un massimo di 60 giorni a partire dal quarto giorno, mentre i lavoratori a tempo determinato hanno le stesse tutele degli assunti in pianta stabile su malattia, maternità, infortuni. Se andate a chiedere a un interinale perché fa quel tipo di lavo ro, il 76% (ricerca Isfol 2006) risponde: «Impossibilità di trovare un lavoro fisso».

E un altro 18% dice: «È una buona opportunità per trovare un lavoro stabile». Solo il 3,5% parla di «esigenze personali di flessibilità per motivi di studio» e il 2,3% di «esigenze personali di flessibilità per motivi familiari ». Fra le motivazioni dell'assunzione a termine ce ne sono alcune che rientrano pienamente nella logica «atipica», come «sostituzione di personale temporaneamente assente » (10%), «lavoro stagionale o picchi di produttività» (17%), «il contratto è legato a un progetto o a una commessa» (12%). Ma c'è anche un 24% che dice: «Nessun motivo particolare», o «periodo di prova in vista di un'assunzione a tempo determinato» (29%). «Va fatto ordine nella sfera dell'atipicità. La flessibilità ha senso quando ha motivazioni legate al ciclo economico o alle stagionalità. In molti casi invece serve soltanto a far risparmiare l'impresa o a creare un esercito di riserva, utile a tenere bassi il costo del lavoro e le rivendicazioni salariali (l'Italia ha i salari più bassi d'Europa)», dice Mandrone. Le ricerche Isfol, che finiscono sul tavolo del ministro, offrono alcuni suggerimenti: meglio far pagare la flessibilità a chi la usa, con una maggiorazione economica per le imprese, in cambio dei costi fissi che non sostengono; meglio spendere soldi pubblici per incentivare la stabilizzazione dei contratti temporanei piuttosto che pagare sussidi. Non si tratta di tornare indietro ma di fare un passo verso quella che in Europa si chiama flexicurity, la flessibilità coniugata a forme di sicurezza. Pietro Ichino, sul Corriere, ha fatto una proposta per superare i lavori di serie B o C: contratti a tempo indeterminato per tutti, ma non «ingessati»; indennizzi; agevolazioni per la ricollocazione. Mandrone propone di «passare (tornare) a principi universalistici ed assicurativi invece di continuare a segmentare il mondo del lavoro», dice. La crisi, tuttavia, non aiuta a veleggiare verso tali lidi.

Perché il Papa si occupa dei precari


da Il Giornale - L’intervento del Papa sui precari ha lasciato stupiti i commentatori italiani perché non è nello stile spirituale di Benedetto XVI entrare nei problemi che riguardano direttamente la vita politica e sociale. La tanto attesa enciclica sociale non è poi apparsa.
I problemi nati dalla globalizzazione sconvolgono le categorie etiche e politiche su cui si è fondata la società occidentale nel secondo dopoguerra; rendono difficile stabilire un criterio equo per una società mondiale che non è più regolata soltanto sul ritmo dell’Occidente; fanno divenire incerti i diritti fondati sullo Stato sociale emerso nel secondo dopoguerra come formula di equilibrio della giustizia nella società. È paradossale che ciò sia avvenuto grazie a un sistema comunista come quello cinese, che ha separato il lavoro da ogni concetto di diritto e ha creato così una macchina che non ha nulla a che fare con il capitalismo occidentale, nato dall’iniziativa delle persone. I ritmi cinesi si imprimono sulle società europee e le obbligano a una competizione che viene fatta con regole truccate. Il precariato rappresenta una risposta al fatto che il mercato è divenuto altamente variabile e la competizione è diventata mondiale. In Italia questo si è verificato in misura più grave perché il sistema dello Stato sociale è stato creato dai sindacati in funzione della tutela dei loro attuali iscritti e quindi sulla misura delle generazioni che hanno conosciuto la pienezza dello Stato sociale europeo. Ciò ha creato l’incertezza del destino per la nuova generazione che entra ora nel mercato del lavoro e non conosce alcuna protezione sociale. Questa è una sfida del nostro tempo che i singoli Paesi europei devono affrontare, ciascuno per conto proprio. Naturalmente la Chiesa ha il diritto di parlare in nome dei problemi che riguardano l’essenza della vita umana, compreso il diritto alla famiglia che per la Chiesa è la cellula fondamentale della società. E certamente il precariato non giova alla formazione della famiglia. È giusto che la Chiesa dia voce agli esclusi di oggi, e soprattutto alla generazione dei giovani che esce dalle garanzie dello Stato sociale tradizionale. Tanto più che i giovani di oggi non sono più una classe, nemmeno come generazione. Questa generazione non ha un volto politico, può rappresentarsi solo con la protesta o con il silenzio rassegnato. La Chiesa ha diritto di esprimere la voce dei bisogni sociali che emergono nel passaggio di sistema sociale che oggi conosciamo.
Ma è comprensibile che il Papa abbia fino ad ora evitato di fare una enciclica sociale. Il problema della società globalizzata è di fronte a noi ed esso vede soprattutto la fine della storia come storia dell’Occidente e l’ingresso in essa di popoli che vengono da tutte le culture storiche del pianeta. Tutti i tempi della storia convergono come attori in uno spazio sociale unico.
Evocando i problemi il Papa non propone soluzioni. Dà solo voce a una realtà che soffre l’emarginazione e che porta il peso dell’ingresso nella nuova storia. In essa la religione avrà una grande importanza e prenderà il posto della politica come identità più radicata e diffusa in una società fatta di individui che cercano un senso per la loro vita. Anche la Chiesa apprende dal tempo che vive quello che essa rappresenta con il suo linguaggio. Per questo è bene che faccia interventi puntuali su problemi singoli e non affronti il tema della società globalizzata nel suo insieme, perché la realtà della globalizzazione va oggi oltre il pensiero che vuole interpretarla.

PRECARI, I SINDACATI "RISPONDONO" ALL' APPELLO DEL PAPA


(AGI) - Roma, 29 dic. - 'I precari, quasi tre milioni di lavoratori dimezzati che popolano l' Italia, preoccupano il Papa', scrive Repubblica, sottolineando che 'la loro condizione di incertezza e' entrata a pieno titolo nelle parole del Pontefice che ieri all' Angelus ha espresso il suo timore per l' aumento delle forme di lavoro precario. Un appello forte - prosegue il quotidiano - soprattutto con una crisi economica che non si come si evolvera', ma di cui gia' si vedono le conseguenze sul mondo del lavoro. Cassa integrazione, aziende con l' acqua alla gola e lavoratori che vivono nell' incertezza del futuro'. Le parole di Benedetto XVI 'hanno dato subito voce ai sindacati' aggiunge Repubblica, con 'Raffaele Bonanni, segretario della Cisl, che chiede l' apertura di un tavolo con il governo per affrontare la crisi, aperto non solo alle parti sociali, ma anche all' opposizione'. 'No del Papa al lavoro precario' scrive anche l' Unita', cosi' come La Stampa che titola: 'L' altola' del Santo Padre al lavoro a termine', articolo corredato dall' intervista a Valeria Pireddu che, dopo un anno di lavoro 'in nero' presso l' Opera romana pellegrinaggi, e' ora in causa all' Ispettorato del lavoro.

martedì 23 dicembre 2008

Giovani precari vittime predestinate generazione a rischio per la crisi


Flessibilità significa che è più facile assumere. Il problema è che adesso stiamo vedendo il rovescio della medaglia: è più facile anche licenziare


La Repubblica - di Maurizio Ricci - "Una vita senza futuro, senza progetti. Del resto, chi si può permettere dei progetti, quando non puoi comprare un mobile a rate o fare un mutuo per la casa? Sei appesa al nulla". Giovanna, quarantenne, precaria all'ufficio cassa di un ospedale abruzzese, campa da dodici anni di proroghe di tre, sei mesi del contratto: il presente le offre molto poco. Ma è molto, molto meglio del futuro, che è diventato un incubo.
L'incubo della tagliola: "Il contratto scade a fine gennaio. Chi sa cosa succederà? Io ho paura". Gianluca, 29 anni, laureato in Scienze della comunicazione, tre anni nel call center di una grande azienda, il contratto l'ha già perso. Scade a fine dicembre e sa già che non glielo rinnoveranno. "Cosa faccio? Torno dai miei. Non ne ho nessuna voglia e la sento come una sconfitta. Ma non posso stare in mezzo alla strada. E poi? Boh. Ho provato a chiedere in giro, ma i miei amici stanno come me".
La crisi economica, la recessione, stanno arrivando in queste settimane. Ma questa non è una crisi come le altre che l'hanno preceduta. E' diversa, perché ha delle vittime predestinate. I sindacati lanciano un allarme a tutto campo. La cassa integrazione è cresciuta del 25% questa estate. In Lombardia è raddoppiata. I posti di lavoro a rischio, nei prossimi due anni, sono 900 mila solo nell'industria. Compresi commercio e servizi, potrebbero arrivare a un milione e mezzo.
Sono cifre enormi per un paese con 17 milioni di lavoratori dipendenti. Ma questa è la parte forte del mercato del lavoro, protetta da sussidi e garanzie che attutiscono l'impatto del taglio dei posti di lavoro. La mattanza dell'occupazione comincerà altrove, nella parte più debole ed esposta delle maestranze. Le vittime predestinate sono gli apprendisti, collaboratori, meglio noti come cococò, somministrati, interinali, a tempo determinato. L'esercito dei tre milioni di precari, che hanno monopolizzato il mercato del lavoro degli ultimi anni e per i quali non è necessario il licenziamento o l'anticamera della cassa integrazione: basta non rinnovare il contratto.
Perché questa è la prima crisi dell'era della flessibilità e tutto sta funzionando come prevedono i manuali. Flessibilità significa che è più facile assumere. Il problema è che, adesso, stiamo vedendo il rovescio della medaglia: è più facile anche licenziare. In teoria ? dicono sempre i manuali ? questo è un bene. Le imprese sono in grado di alleggerire rapidamente i costi, tagliando il personale. Così sgravate, reggono meglio la crisi e, non appena il vento dell'economia girerà, potranno riprendere più velocemente la corsa, tornando ad assumere. La teoria funziona, quando la crisi riguarda un'impresa o un gruppo di imprese. Quando è generale, l'impatto sociale è devastante, perché gente come Giovanna e Gianluca deve riuscire a galleggiare senza salvagente.
I numeri non sono facili da mettere insieme. Nel caso degli interinali (oggi si chiamano somministrati), Ebitemp, l'ente bilaterale per il lavoro temporaneo, calcola che il personale gestito dalle agenzie del lavoro in affitto, fra luglio e settembre sia calato del 7,6%. Soprattutto, sono scese di oltre il 21% le richieste di personale. Stefano Sacchi, Fabio Berton, Matteo Richiardi, in un articolo per lavoce.info stimano che solo metà degli interinali abbia qualche forma di protezione, quando resta senza lavoro.
Questa percentuale scende sotto il 40% per il milione e mezzo di lavoratori a tempo determinato: oltre 600 mila dipendenti a contratto rischia di restare in mezzo alla strada. Lo stesso vale per mezzo milione di cococò. In totale, oltre un milione di persone, per cui la crisi significa solo un buco nero. "Senza indennità, senza pensione, senza liquidazione: se non mi rinnovano il contratto, come mangio il prossimo mese" si domanda angosciata Giovanna?
Il momento della verità arriverà nei prossimi giorni, a spegnere, per molti, il Natale. Un precario su dieci balla, infatti, proprio adesso, sulla corda. Dicembre è un mese come tutti gli altri, ma, a fine anno, per motivi burocratici, viene a scadenza il 40% in più dei contratti, rispetto agli altri mesi. Sacchi e i suoi colleghi hanno calcolato che, il 31 dicembre, oltre 300 mila precari, sui 3 milioni totali, si troveranno a rinnovare i loro contratti: 193 mila tempi determinati, 10 mila apprendisti, 16 mila interinali, 64 mila cococò. In tempi normali, l'84% degli interinali e il 50% dei collaboratori coordinati ottiene automaticamente il rinnovo. Ma questi non sono tempi normali. Ancora: in tempi normali, un interinale aspetta 9 mesi per trovare un nuovo posto, un cococò anche 19. Ma ora? "Boh" come dice Gianluca.
Questa è una crisi diversa dalle altre perché non colpisce, come avviene di solito, alcuni settori, alcune categorie più di altre. Questa crisi colpisce una classe di età, come ai tempi del militare. E' la crisi dei "bamboccioni", per dirla con Padoa-Schioppa. O, meglio, di quelli che, in questi anni, hanno trovato un lavoro. E' la crisi dei giovani, perché è la crisi dei precari e il precariato è l'unica forma di lavoro che i giovani hanno trovato. L'interinale tipo ha 32 anni. Uno su due ha meno di 30 anni. Se la crisi sarà dura come dicono, un'intera generazione rischia di essere ributtata indietro, espulsa dal mercato del lavoro.
In affitto come interinali o somministrati, collaboratori coordinati e continuativi o a progetto, a tempo determinato, questi, e non altri, sono i lavori che hanno trovato ragazzi e ragazze usciti, negli ultimi anni, dalla scuola. "Almeno due terzi dei nuovi ingressi nel mondo del lavoro ? dice Sacchi ? in questi anni sono avvenuti con contratti atipici". All'Istat sono appena più prudenti: "sia nel 2006, che nel 2007 ? spiega Mario Albisinni ? il 45% delle nuove assunzioni è stato a carattere temporaneo".
I numeri, qui, aiutano a raccontare la storia di questi anni. Fra il secondo trimestre del 2004 e il secondo trimestre del 2008, gli occupati sono aumentati del 5% e, fra questi, i lavoratori dipendenti dell'8%. Quanti, di questi ultimi, con un contratto a tempo indeterminato, di quelli normali, con pensione, Cig e liquidazione? Ci sono state oltre 800 mila assunzioni di questo tipo: i contratti a tempo indeterminato sono cresciuti di quasi il 6%. Ma, attenzione, è una faccenda da adulti. Quanti di questi nuovi contratti permanenti riguardano, infatti, giovani under 35? La risposta è che il numero di lavoratori sotto i 35 anni con un contratto a tempo indeterminato è, in realtà, diminuito. I bamboccioni in rotta per la pensione, rispetto a quattro anni fa, sono quasi mezzo milione in meno: un taglio del 9%.
E dove sono finiti? Fra i precari. I lavoratori dipendenti a carattere temporaneo sono cresciuti, negli ultimi quattro anni, da 1 milione 900 mila a quasi due milioni e mezzo. Oltre metà di questo aumento è dovuto agli under 35. Poi c'è poco meno di mezzo milione di cococò, formalmente lavoratori indipendenti, ma, lo dice anche l'Istat, in concreto dipendenti a tutti gli effetti. Tre milioni di precari. Sei su dieci hanno meno di 35 anni. Saranno loro i primi a subire l'impatto di una crisi che, dicono gli economisti, può essere la più grave degli ultimi settant'anni.

sabato 20 dicembre 2008

ROMA: CAVALLARI, DOPO STABILIZZAZIONE PRECARI SOLO CONCORSI PUBBLICI


(Adnkronos) - "Quando ci siamo insediati, nella pubblica amministrazione abbiamo trovato una sacca di precariato importante che era stata generata negli anni, soprattutto in settori fondamentali come quello della scuola dell'infanzia e degli asili nido, oltre a una serie di settori in cui i precari, dopo tanti anni di lavoro, avevano acquisito un'importanza strategica nel funzionamento dell'amministrazione". Lo ha detto l'assessore al Personale del Comune di Roma Enrico Cavallari, nel corso di una conferenza stampa sulla stabilizzazione dei lavoratori precari, tenutasi al termine di un incontro con i sindacati. "Avevamo un piano di rientro da portare avanti - ha spiegato Cavallari - su questo fronte e' stato fatto un grande lavoro dal sindaco Alemanno che ha lavorato a stretto contatto con il governo per arrivare alla conclusione di un problema fondamentale per il futuro del Comune di Roma. Non stiamo regalando lavoro a nessuno - ha sottolineato l'assesore - il processo di stabilizzazione riguarda tutte quelle persone che secondo l'ultima finanziaria hanno il diritto di essere stabilizzati". "E' il primo passo - ha sottolineato Cavallari - per dire che da oggi in poi noi non creeremo piu' sacche di precarieta'. La nostra politica sara' incentrata solo ed esclusivamente sui concorsi pubblici".

LAZIO: TIBALDI, REGIONE PROSEGUE SUO IMPEGNO PER STABILIZZAZIONE PRECARI


(Adnkronos) - ''La Regione Lazio ha da tempo assunto come prioritaria la questione della stabilizzazione di tutti i lavoratori precari presenti nelle agenzie regionali e negli enti. Insieme alle organizzazioni sindacali abbiamo gia' raggiunto la stabilizzazione dei lavoratori di Lazio Service. Abbiamo dimezzato il numero dei lavoratori socialmente utili e stiamo impegnandoci a portare a termine lo svuotamento del bacino. L'accordo sulla sanita', purtroppo, e non per colpa nostra, bensi' a causa del commissariamento e delle restrizioni imposte dal Ministro Sacconi, e' stato fermato''. Lo dichiara, in una nota, l'Assessore al Lavoro, Pari Opportunita' e Politiche Giovanili Alessandra Tibaldi. ''In ogni caso - prosegue Tibaldi - a partire da gennaio, sempre attraverso il confronto con le organizzazioni sindacali, elaboreremo un provvedimento da portare in Consiglio e che affronti il tema del completamento della stabilizzazione dei collaboratori delle agenzie e degli enti, nonche' il tema della reinternalizzazione nell'ambito sanitario di alcuni servizi essenziali a partire dagli impegni gia' assunti, andando a chiedere al Ministro Sacconi la deroga al blocco delle assunzioni imposto dal commissariamento''. ''Gia' da lunedi' - conclude - con una delibera di giunta mia e dell'Assessore all'Ambiente Zaratti, verra' avviato il processo di stabilizzazione del personale precario dell'Arpa Lazio''.

ROMA: COMUNE STABILIZZA 1.300 LAVORATORI PRECARI


(Adnkronos) - Il 22 dicembre firmeranno il contratto 768 dipendenti, di cui 223 istruttori amministrativi, 198 educatrici di asilo nido, 347 insegnanti della scuola dell'infanzia. Il 23 dicembre sara' la volta di altri 114 dipendenti, di cui 114 inquadrati in vari profili professionali. Il 29 dicembre a firmare il contratto saranno 287 dipendenti, di cui 43 educatrici di asilo nido e 244 insegnanti della scuola dell'infanzia. In totale dunque, entro il 29 dicembre 2008, firmeranno il contratto 1.169 lavoratrici e lavoratori. Entro la fine del 2009 verranno stabilizzati altri 76 lavoratori, di cui 14 istruttori amministrativi, 4 esperti, 56 dipendenti inquadrati in vari profili professionali, 2 esperti. "Con la stabilizzazione di 938 precari nel settore della scuola d'infanzia e asili nido - ha detto l'assessore Marsilio - non solo si da' serenita' ai lavoratori ma soprattutto si eleva la qualita' del progetto educativo il cui cardine e' una figura di riferimento non piu' saltuaria". Quanto alla riqualificazione professionale, il 17 e 18 dicembre 2008 firmeranno il contratto 64 aiuto bibliotecario, 4 istruttori archivio capitolino, 24 educatori, 59 dietiste; il 22 e 23 dicembre a firmare saranno 9 operatori sala macchina e registrazione dati, 2 operatori sistemi, 448 operatori servizi amministrativi e informativi. Riguardo ai vigili urbani, viene prorogato al 30 novembre 2009 il termine di scadenza dei contratti di lavoro a tempo determinato instaurati dall'amministrazione comunale con 483 istruttori della polizia municipale. Per gli educatori di asilo nido viene invece indetto un corso-concorso per l'inserimento nella II fascia della graduatoria permanente.

venerdì 19 dicembre 2008

Sì al milleproroghe: ecco i provvedimenti di carattere ambientale


Greenport - di Lucia Venturi - Puntuale come sempre torna anche quest’anno il decreto milleproroghe, che è stato approvato questa mattina in Consiglio dei ministri e che contiene (come era scontato) anche alcuni provvedimenti di carattere ambientale. In particolare, viene prorogato l’attuale assetto delle Autorità di Bacino, in attesa che venga varato il decreto che individua i distretti idrografici come previsto dalla direttiva 2000/60 e che aveva tentato d’introdurre il testo unico ambientale, senza però riuscire ad interpretare i criteri che la stesa direttiva indicava. Il risultato è stato quindi il mantenimento delle autorità create con la legge 183/89 e queste continueranno ad esistere e funzionare ancora sino a che non sarà pronta la riorganizzazione prevista.
Scontata la proroga di un altro anno per il passaggio dalla tassa rifiuti alla tariffa. Tutti comuni che sono attualmente in regime tarsu (tassa sui rifiuti urbani) sarebbero dovuti infatti passare a tariffa a partire dal 1 gennaio 2009. Questo prevedeva la scorsa finanziaria che aveva prorogato i termini dell’attuazione della riforma tariffaria nel settore della gestione dei rifiuti, introdotta dal decreto legislativo Ronchi prima, e ribadita anche dal testo unico Matteoli. Sino ad ora il regime tariffario, che prevede da parte dei comuni di raggiungere attraverso un metodo normalizzato la piena copertura dei costi del servizio, era del tutto volontaristico nell’ambito di un periodo transitorio, che è stato più volte prorogato e che lo sarà almeno per un altro anno. Sempre che in questo lasso tempo si dia corpo al regolamento previsto dal testo unico, per disciplinare i criteri generali per la definizione dei costi e la determinazione del prelievo. Viene inoltre allungato da un anno a diciotto mesi il periodo entro al quale ai rifiuti assimilati agli urbani dovrà essere applicata esclusivamente una tariffazione rispetto alle quantità conferite nel circuito dei rifiuti urbani.
Come atteso, nel decreto si prevede anche la proroga dei termini (previsti dalla legge 36/2003) per il conferimento in discarica dei rifiuti con un potere calorifico superiore ai 13.000 chiloJoule. Sempre nel milleproroghe è contenuto un articolo, proposto dal Ministro dell’ambiente, che prevede che, nell’ambito degli strumenti di attuazione di interventi di bonifica e messa in sicurezza dei Siti di Interesse Nazionale (Sin), il Ministero dell’ambiente possa stipulare con una più imprese, pubbliche o private, una “transazione globale” per gli oneri di bonifica, ripristino e risarcimento del danno ambientale.
«Il provvedimento – spiega il Ministro dell’ambiente Stefania Prestigiacomo (Nella foto) - punta a velocizzare gli interventi di riparazione del danno ambientale e di rilancio produttivo delle aree inquinate ricomprese nei siti di interesse nazionale, superando, ove possibile, con una transazione i contenziosi legali che sovente paralizzano gli interventi di bonifica».
Il decreto inoltre punta ad assicurare la funzionalità dell’Ispra attraverso norme che consentono all’Istituto di continuare ad avvalersi fino al 30 giugno 2009 del personale precario in possesso di determinati requisiti di qualificazione poiché, in caso contrario, al 1° gennaio si troverebbe senza centinaia di unità di personale. «Con questa norma – afferma Stefania Prestigiacomo - si consente all’Ispra di poter proseguire nei suoi importanti compiti istituzionali e si da anche una risposta alle istanze di centinaia di precari, molti dei quali anche vincitori di concorso nella pubblica amministrazione, che con il loro qualificato quotidiano lavoro consentono di svolgere attività essenziali per la tutela ambientale».
Il decreto milleproroghe passerà adesso al parlamento per la discussione e per la definitiva approvazione, non è escluso quindi che potrà subire modificazioni durante l’iter. Tra le altre misure varate oggi al vertice dell’esecutivo anche l’istituzione di un sistema di controllo sulle spedizioni di rifiuti radioattivi e di combustibile nucleare esaurito, allo scopo di garantire la protezione dei lavoratori, della popolazione e dell’ambiente e un decreto sulla protezione delle acque sotterranee dall’inquinamento e dal deterioramento.
Inoltre è stato prorogato lo stato d’emergenza per le risorse idriche e per la gestione rifiuti nella Regione Calabria per fare fronte a criticità ancora in atto in materia di smaltimento di rifiuti urbani.

giovedì 18 dicembre 2008

Transazioni globali e "sblocca-bonifiche" le novità del Cdm


Roma, 18 dic (Velino) - Arrivano importanti novità per il settore ambientale dal Consiglio dei ministri di oggi con il via libera di Palazzo Chigi al decreto sulle transazioni globali per il danno ambientale, al provvedimento sullo “sblocca-bonifiche” dei siti inquinati, alla proroga dei precari dell’Ispra, al recepimento di tre direttive sulle scorie nucleari e alla dichiarazione dello stato di emergenza rifiuti in Calabria. Il decreto proposto dal ministro dell’Ambiente prevede novità importantissime oltre alla possibilità di regolare con transazione alcuni contenziosi tra lo Stato e le aziende che hanno più inquinato il territorio nazionale. Proroga infatti i contratti per i precari dell’Ispra e prevede alcune novità fondamentali sui rifiuti.

TRANSAZIONI DANNO AMBIENTALE - La norma forse più significativa contenuta nel nuovo decreto è la possibilità di effettuare transazioni in materia di danno ambientale “considerata l’urgenza di garantire la certezza del diritto in relazione al diffuso contenzioso, nonché agli obiettivi di bonifica, risarcimento dell’ulteriore danno ambientale provocato, con riferimento ai siti contaminati di interesse nazionale”. Deve prendersi atto – si legge nella relazione illustrativa del decreto – dell’accertata inidoneità delle procedure per il rimborso delle spese di bonifica e ripristino delle aree contaminate, a consentire in tempi certi un recupero delle stesse. E dunque in presenza di un rischio di “diffuso contenzioso” il ministero dell’Ambiente può stipulare con una o più imprese, pubbliche o private, una “transazione globale” sui danni eventualmente pretesi dallo Stato o da enti pubblici territoriali. Transazioni che precludono ogni ulteriore azione di rimborso delle spese per la bonifica e il ripristino, nonché dell’azione risarcitoria. All’impiego dei proventi si provvede con decreto del ministro dell’Ambiente che ha competenza a trattare direttamente le transazioni più cospicue (quelle superiori ai dieci milioni di euro), mentre potrà avvalersi di delegati per quelle di minore entità. “Il provvedimento – spiega il ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo in una nota - punta a velocizzare gli interventi di riparazione del danno ambientale e di rilancio produttivo delle aree inquinate ricomprese nei siti di interesse nazionale, superando, ove possibile, con una transazione i contenziosi legali che sovente paralizzano gli interventi di bonifica”.

RISORSE IDRICHE - Sempre nel decreto ci sono una serie di disposizioni fondamentali in materia di risorse idriche con l’attribuzione al ministero dell’Ambiente di una sorta di cabina di regia. La materia registra infatti una grave impasse: nonostante siano passati due anni dall’entrata in vigore del codice Ambiente rimangono ancora inattuate le norme che prevedevano l’istituzione delle Autorità di distretto idrografico che tra le altre cose avrebbero dovuto adottare i piani di gestione delle acque. Di qui la decisione di ripristinare per decreto le vecchie Autorità di bacino con la garanzia che tali enti restino salvi “e in pienezza di poteri” anche dopo che si siano esauriti i termini per modificare il codice Ambiente e cioè il dlgs 152/2006. La norma, oltre a prevedere che tali enti adottino entro giugno 2009 i progetti di piani di gestione delle risorse idriche, stabilisce inoltre che il ministero dell’Ambiente svolga in questo settore un ruolo di coordinamento generale essendo necessario “porre rimedio alla frammentarietà e alla lacunosità del quadro normativo necessario per fronteggiare le emergenze nel settore delle risorse idriche nonché in tema di tutela ambientale”.

ISPRA - Novità anche per quel che riguarda l’Ispra, l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale che è stato creato con la Finanziaria 2008. Il decreto chiarisce una volte per tutte le ambiguità che si erano create attorno a questa maxi agenzia per l’ambiente che dunque - viene ribadito nel provvedimento - a tutti gli effetti sostituisce Apat, Icram e Infs. E risolve la ‘grana’ dei 700 precari dell’istituto che dunque potranno vedersi rinnovati fino al 30 giugno 2009 il rapporto di lavoro a tempo determinato e di collaborazione “allo scopo – si legge nella relazione al provvedimento - di non paralizzare l’attività istituzionale di Ispra che in caso contrario al primo gennaio si troverebbe a dover gestire la contestuale cessazione di diverse centinaia di unità di personale”. E soprattutto per “porre parziale rimedio alla cronica carenza di personale a tempo indeterminato esistente soprattutto in Apat e in Infs”. “Con questa norma – afferma infatti la Prestigiacomo in una nota - si consente all’Ispra di poter proseguire nei suoi importanti compiti istituzionali e si dà anche una risposta alle istanze di centinaia di precari, molti dei quali anche vincitori di concorso nella pubblica amministrazione, che con il loro qualificato quotidiano lavoro consentono di svolgere attività essenziali per la tutela ambientale”.

RIFIUTI - Infine, tre novità fondamentali sul tema dei rifiuti. Da un lato si proroga il termine per il passaggio dalla tassa alla tariffa, un processo che finora interessa il 40 per cento dei comuni italiani, ma che è stato ‘congelato’ due anni fa su istanza dell’Anci. La tassa infatti è erogata direttamente dai Comuni nelle casse delle aziende di igiene ambientale e quindi rappresenta per queste aziende municipalizzate (o private), un gettito sicuro, mentre la tariffa deve essere riscossa direttamente presso gli utenti finali. Altra norma contenuta nel decreto è lo spostamento al 31 dicembre 2009 del termine perché l’Italia si adegui alla direttiva europea che già da qualche anno sancisce l’obbligo di non portare in discarica i rifiuti indifferenziati. Insomma, per un altro anno il nostro paese vedrà sotterrata l’immondizia non pretrattata. Una proroga così motivata: “Attesa la situazione emergenziale in atto anche al fine di permettere l’apprestamento di adeguate misure esecutive e lo sviluppo adeguato delle strutture impiantistiche”. Strutture di cui nella relazione al decreto si rileva una carenza nazionale che dunque risulta inadeguata a gestire l’ulteriore carico aggiuntivo di rifiuti “rischiando di creare una serie di evidenti problemi operativi rilevanti in materia ambientale”. Inoltre, viene dichiarato lo stato d'emergenza nel territorio della Regione Calabria per “fare fronte a criticità in materia di smaltimento di rifiuti urbani”. A gennaio 2008 era stato nominato un commissario in un sistema di regime ordinario però, per superare definitivamente l’emergenza entro il giugno di quest’anno.

SCORIE NUCLEARI E MALTEMPO - Il Consiglio dei ministri ha inoltre analizzato, su proposta del ministro delle Politiche europee Andrea Ronchi, tre schemi di decreto legislativo per recepire le direttive comunitarie che prevedono l'istituzione di un sistema di controllo sulle spedizioni di rifiuti radioattivi e di combustibile nucleare esaurito (2006/117 Euratom), sulla protezione delle acque sotterranee dall'inquinamento e dal deterioramento (direttiva 2006/118) e per la definizione di requisiti tecnici per le navi che effettuano navigazione in acque interne (direttiva 2006/87). Senza dimenticare il maltempo che in questi giorni ha flagellato l’Italia e che ha portato il Consiglio dei ministri ad approvare la dichiarazione di stato d'emergenza sull'intero territorio nazionale.

AMBIENTE: PRESTIGIACOMO, APPROVATA NORMA SBLOCCA BONIFICHE


Roma, 18 dic. (Adnkronos) - Il Consiglio dei Ministri ha approvato oggi un decreto legge proposto dal ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo che prevede come, nell'ambito degli strumenti di attuazione di interventi di bonifica e messa in sicurezza dei Siti di Interesse Nazionale (SIN), il ministero dell'Ambiente possa stipulare con una o piu' imprese, pubbliche o private, una ''transazione globale'' per gli oneri di bonifica, ripristino e risarcimento del danno ambientale. Il decreto prevede il coinvolgimento di Regioni, Province e Comuni, associazioni ed i privati interessati mediante idonee forme di pubblicita' e garanzie di partecipazione e trasparenza. ''Il provvedimento - spiega il ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo - punta a velocizzare gli interventi di riparazione del danno ambientale e di rilancio produttivo delle aree inquinate ricomprese nei siti di interesse nazionale, superando, ove possibile, con una transazione i contenziosi legali che sovente paralizzano gli interventi di bonifica''. Il decreto inoltre, punta ad assicurare la funzionalita' dell'Ispra attraverso norme che consentono all'Istituto di continuare ad avvalersi fino al 30 giugno 2009 del personale precario in possesso di determinati requisiti di qualificazione poiche', in caso contrario, al 1° gennaio si troverebbe senza centinaia di unita' di personale. ''Con questa norma - afferma Stefania Prestigiacomo - si consente all'Ispra di poter proseguire nei suoi importanti compiti istituzionali e si da' anche una risposta alle istanze di centinaia di precari, molti dei quali anche vincitori di concorso nella pubblica amministrazione, che con il loro qualificato quotidiano lavoro consentono di svolgere attivita' essenziali per la tutela ambientale''.

lunedì 15 dicembre 2008

I rilevatori precari Istat alla 9° Conferenza Nazionale di Statistica


Questa mattina, dopo l'apertura ufficiale con il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta e con il Presidente dell'Istat Luigi Biggeri, i lavoratori dell'Istituto hanno preso parola durante l'inaugurazione della nona Conferenza Nazionale di Statistica. Una delegazione di lavoratori è salita sul palco e ha disteso uno striscione che esprimeva la contrarietà alla privatizzazione delle statistiche. In particolare è stato ricordato che la rete di rilevazione dell'Istat sulle Forze di Lavoro, composta da 317 rilevatori con contratti co.co.co. rinnovati di anno in anno da 6 anni, rischia di essere appaltata a una società privata. L'Istituto sta infatti procedendo a una gara d'appalto e nel contempo sta studiando la costruzione di una società privata apposita a capitale Istat: soluzione che servirebbe solamente ad aumentare la spesa pubblica. Nonostante la proroga di 6 mesi per i contratti co.co.co. dei rilevatori annunciata dalla Funzione Pubblica la scorsa settimana durante un presidio, la situazione rimane del tutto oscura e ambigua. I lavoratori hanno distribuito un dossier sulla questione ai presenti in sala, che hanno apprezzato l'intervento, sostenuto dalla Flc Cgil dell'Istat.

Lavoratori e lavoratrici Istat in mobilitazione, 15/12/2008

P.A.: BRUNETTA, STIAMO ATTUANDO DIRETTIVE SU STABILIZZAZIONE


(ASCA) - Roma, 15 dic - ''Il Ministero per la Pubblica Amministrazione e l'Innovazione sta attuando tutte le direttive del mio predecessore su stabilizzazione precari, assunzioni e pari opportunita'''. E' quanto dichiara, in una nota, il ministro Renato Brunetta. ''Peccato che di queste direttive (tipo quella sui precari) - prosegue - qualcuno del Partito Democratico ogni tanto se ne dimentichi. Relativamente alla direttiva sulle pari opportunita' il Dipartimento della Funzione pubblica insieme a quello delle Pari opportunita' ha elaborato il rapporto di sintesi dell'anno 2008 sull'attuazione della direttiva emanata il 23 maggio 2007. Il rapporto e' presente da oggi sul sito del Ministero (www.innovazionepa.it) ed e' mia intenzione lavorare gia' da subito per migliorare quanto di buono e' stato finora fatto. Nessuna dimenticanza od omissione anzi...''.

Assemblea 15/12/2008


Documento votato dall’assemblea dei lavoratori indetta da CGIL, CISL e UIL tenutasi nella sala Conferenze della sede di via Brancati il 15 dicembre 2008


I lavoratori dell’ISPRA, nel ribadire la richiesta di mantenimento dei livelli occupazionali nell’Istituto, per mezzo di proroghe di tutti i contratti dei lavoratori precari, sottolineano i ritardi dell’Amministrazione nel procedere ad atti che permettano l’assunzione a Tempo Indeterminato dei lavoratori precari e la stesura del programma del fabbisogno di personale pianificando gli ingressi nei prossimi anni e chiedono che si provveda tempestivamente ai seguenti atti:



Pubblicazione della graduatoria 2008 e pianificazione delle assunzioni sulla base di questa

Stipula delle proroghe di tutti i contratti dei lavoratori precari

Stipula dei contratti a Tempo Indeterminato per tutti i lavoratori che abbiano maturato i

requisiti previsti dalle norme sulla stabilizzazione


Pianificazione delle altre assunzioni definendo le scadenza entro le quali saranno banditi concorsi, determinato il numero di posti messi a concorso suddivisi per profili contrattuali e stabilite le modalità attraverso le quali saranno espletate le procedure concorsuali, concordandole con i rappresentanti dei lavoratori


I lavoratori dell’ISPRA stigmatizzano inoltre i continui rinvii attuati dall’Amministrazione negli scorsi mesi che hanno portato i lavoratori precari a due settimane dalla scadenza dei contratti a non essere a conoscenza del proprio futuro dal 1 gennaio 2009, mentre molti di essi si trovano in procinto di essere licenziati.


Il documento è stato approvato all’unanimità dall’assemblea

La Prestigiacomo manda a casa 73 precari dell'Ispra


Nonostante le tante promesse

Si è cominciato da quelli meno tutelati, i diplomati. Ma sono appesi ad un filo anche tre Funzionari Amministrativi e per gli altri dipendenti in scadenza si attende un decreto legge

Villaggio Globale.it - Dopo mesi di discussioni, promesse e mobilitazioni, partono i licenziamenti all'Ispra: il 31 dicembre, oltre 70 dipendenti dell'Istituto superiore per la ricerca e la protezione ambientale perderanno il lavoro.
I primi ad andare a casa sono i collaboratori che rappresentano l'anello più debole della catena, quelli diplomati, che pure svolgono attività istituzionali fondamentali per il buon funzionamento dell'ente. La struttura commissariale che amministra attualmente Ispra, nominata dal Governo e in particolare dal ministro dell'Ambiente, Stefania Prestigiacomo, ha infatti annunciato nei giorni scorsi che i contratti di 73 co. co. co. diplomati non saranno rinnovati dopo la fine dell'anno. Una discriminazione in piena regola verso questi lavoratori, tra i quali ci sono molti dei precari storici dell'ente, che ora fa suonare beffarda la recente affermazione di uno dei commissari, il quale rispondendo alle organizzazioni sindacali ha detto solennemente che «non si è mai pensato di discriminare in base al titolo di studio».
I collaboratori diplomati, che non sono rimpiazzi o lavoratori a latere dei dipendenti, anzi spesso portano avanti da molti anni un'attività facilmente riconoscibile come lavoro subordinato, svolgono nell'Istituto compiti come la realizzazione di prodotti cartografici, progettazione di titoli editoriali, il supporto agli stand che l'Istituto allestisce per eventi e conferenze, manutenzione informatica ed help desk, realizzazione di siti web museali, programmazione software e grafica, gestione del personale, supporto all'archivio della documentazione relativa agli impianti nucleari e ai progetti comunitari, per citarne solo alcuni.
In Ispra, il rischio non riguarda però i soli collaboratori, visto che è molto incerta anche la posizione di tre Funzionari Amministrativi in scadenza a fine anno, già in passato discriminati con una proroga difforme rispetto agli altri vincitori del loro stesso concorso. Tutti gli altri dipendenti in scadenza, titolari di stabilizzazione o meno, dovrebbero invece essere tenuti in servizio da un decreto legge ad hoc, la cui presentazione in Consiglio dei Ministri però è stata per l'ennesima volta rinviata di una settimana, slittando praticamente a Natale e mantenendo nell'incertezza centinaia di famiglie.
I lavoratori precari dell'Istituto chiedono che l'amministrazione si adoperi per trovare soluzioni che consentano il mantenimento in servizio di tutti coloro che al momento sono esclusi dalle proroghe, ad esempio applicando l'articolo 5 del Contratto Nazionale di Lavoro, la cui validità è stata ribadita recentemente anche da un parere della Funzione Pubblica, quindi dello stesso Governo. L'uso di questo provvedimento consentirebbe infatti le proroghe di tutti i contratti al momento in essere, oltre alla trasformazione in dipendenti a tempo determinato dei collaboratori, al momento sottopagati e privi di molti dei diritti fondamentali garantiti ai colleghi dipendenti, che spesso svolgono le loro stesse attività.

Precari Ispra, in arrivo 73 licenziamenti


La struttura commissariale nominata dal governo, che amministra l'Istituto superiore per la ricerca e la protezione ambientale, ha annunciato che i contratti di 73 co.co.co. diplomati non saranno rinnovati nel 2009

La Nuova Ecologia - Il 31 dicembre oltre 70 collaboratori precari dell'Istituto Superiore per la Ricerca e la Protezione Ambientale (Ispra) saranno licenziati. "I primi ad andare a casa sono i collaboratori che rappresentano l'anello più debole della catena, quelli diplomati, che pure svolgono attività istituzionali fondamentali per il buon funzionamento dell'ente". È quanto fanno sapere i precari dell'Istituto spiegando che la struttura commissariale che amministra attualmente l'istituto, nominata dal governo e in particolare dal ministro dell'Ambiente, Stefania Prestigiacomo, ha infatti annunciato nei giorni scorsi che i contratti di 73 co.co.co. diplomati "non saranno rinnovati dopo la fine dell'anno. Una discriminazione in piena regola - sostengono i precari in una nota - verso questi lavoratori, tra i quali ci sono molti dei precari storici dell'ente, che ora fa suonare beffarda la recente affermazione di uno dei commissari, il quale rispondendo alle organizzazioni sindacali ha detto solennemente che 'non si e' mai pensato di discriminare in base al titolo di studiò". Il rischio non riguarderebbe però i soli collaboratori, "visto che è molto incerta - si spiega ancora - anche la posizione di tre Funzionari Amministrativi in scadenza a fine anno".