Roma, 7 nov (Velino) - Oltre 500 lavoratori hanno manifestato questa mattina a Roma con l’Usi RdB Ricerca davanti all’Istituto superiore di sanità ottenendo un incontro con il professor Garaci, componente della commissione nominata dal ministro Brunetta e presidente del Comitato di settore degli Enti di ricerca. “Al professor Garaci - riferisce Claudio Argentini della segreteria nazionale dell’Usi RdB Ricerca - abbiamo presentato una piattaforma chiara. Oltre alla prosecuzione del processo di stabilizzazione dei 2 mila contrattisti a tempo determinato, ottenuta grazie alla lotta di Usi RdB Ricerca, abbiamo chiesto l’immediata conversione a tempo determinato di tutti i Co.co.co, gli assegnisti di ricerca, i borsisti e gli esternalizzati, e un piano assunzioni straordinario da attuarsi attraverso la valutazione prevista dall’articolo 5 del Ccnl”.
LA PETIZIONE DA FIRMARE
venerdì 7 novembre 2008
Sanità, Usi RdB: 500 precari hanno manifestato all’Iss
Roma, 7 nov (Velino) - Oltre 500 lavoratori hanno manifestato questa mattina a Roma con l’Usi RdB Ricerca davanti all’Istituto superiore di sanità ottenendo un incontro con il professor Garaci, componente della commissione nominata dal ministro Brunetta e presidente del Comitato di settore degli Enti di ricerca. “Al professor Garaci - riferisce Claudio Argentini della segreteria nazionale dell’Usi RdB Ricerca - abbiamo presentato una piattaforma chiara. Oltre alla prosecuzione del processo di stabilizzazione dei 2 mila contrattisti a tempo determinato, ottenuta grazie alla lotta di Usi RdB Ricerca, abbiamo chiesto l’immediata conversione a tempo determinato di tutti i Co.co.co, gli assegnisti di ricerca, i borsisti e gli esternalizzati, e un piano assunzioni straordinario da attuarsi attraverso la valutazione prevista dall’articolo 5 del Ccnl”.
Ricerca/ Roma, oltre 500 precari manifestano davanti all'Iss
Roma, 7 nov. (Apcom) - Oltre 500 lavoratori precari hanno manifestato questa mattina a Roma con l'Usi RdB Ricerca davanti all'Istituto Superiore di Sanità. I manifestanti hanno ottenuto un incontro con il Enrico Garaci, componente della commissione nominata dal ministro Brunetta e presidente del comitato di settore degli enti di ricerca. Ma "a causa dell'incompletezza delle norme sinora predisposte e dell'inerzia degli enti di ricerca, l'Usi RdB conferma lo sciopero del 5 dicembre, l'unico sciopero la cui piattaforma è totalmente imperniata sul precariato". "Al professor Garaci abbiamo presentato una piattaforma chiara", ha dichiarato Claudio Argentini della Segreteria nazionale dell'Usi RdB Ricerca, ovvero otre alla prosecuzione del processo di stabilizzazione dei 2000 contrattisti a tempo determinato, i manifestanti hanno chiesto l'immediata conversione a tempo determinato di tutti i Co.co.co, gli assegnisti di ricerca, i borsisti e gli esternalizzati, ed un piano assunzioni straordinario da attuarsi attraverso la valutazione prevista dall'articolo 5 del Ccnl. "Tutto questo personale di altissima professionalità (circa 10000 unità), insieme a circa 4000 a Tempo Determinato non inseriti nella stabilizzazione, rappresenta una risorsa indispensabile per la ricerca pubblica italiana che non può andare perduta", ha sottolineato Argentini. "Finora il governo e gli enti di ricerca hanno risposto con piccoli miglioramenti che riguardano 1 precario su 7 - prosegue Argentini - ma adesso gli enti devono fare un passo in avanti: va abolito il lavoro nero che si cela dietro ai contratti atipici e bisogna passare ad un piano assunzioni graduale ma generale". "Non accetteremo - ha concluso il dirigente Usi RdB - concorsi clientelari né il mantenimento dello stato attuale di precarietà che pervade gli Enti pubblici di ricerca".
Ricerca: Sindacati, 13 /11 notte bianca precariato
richiamare l'attenzione sulla buona ricerca pubblica che si fa nel nostro Paese, con poche risorse, poche persone e tanti precari, ora anche a rischio di licenziamento'.
La grave situazione in cui versa la ricerca, sottolineano i sindacati, 'e' sintetizzata da alcuni dati Ocse: le risorse finanziarie impegnate in attivita' di ricerca e sviluppo, pari al'1.1% del Pil, presentano livelli tipici delle economie in via di sviluppo, piu' che di un Paese membro del G8. Il numero di ricercatori (3 su 1000 occupati) e' ancora lontano da quello degli altri paesi Ocse: l'Italia e' seguita solo da Turchia, Cina e Messico'. La Notte Bianca si articolera' in vari momenti, tra i quali una tavola rotonda cui parteciperanno presidenti di Enti di Ricerca, esponenti sindacali, scienziati. Verra' anche presentato, con stand e filmati, l'impatto sociale del lavoro svolto dagli Enti di Ricerca affinche', concludono i sindacati, 'l'opinione pubblica possa comprendere la inadeguatezza e la gravita' dei recenti provvedimenti governativi'.
RICERCA: PRECARI ISS, PRESIDIO DI PROTESTA DAVANTI ALL'ISTITUTO
(ASCA) - Roma, 7 nov - La mobilitazione dei precari della ricerca ha indotto il Ministro Brunetta a costituire una commissione composta da cinque Presidenti degli Enti di Ricerca a cui e' stato affidato il compito di approfondire le peculiarita' del lavoro precario nel mondo della ricerca. Lo ricorda in una nota Cristiano Fiorentini della Direzione Nazionale di RdB-CUB Pubblico Impiego, specificando pero' che ''le notizie che ci arrivano sui lavori di questa Commissione sono tutt'altro che rassicuranti'' .
''Per coloro che hanno i requisiti per la stabilizzazione - spiega - si parla di concorsi, e noi riteniamo intollerabile ed offensivo che questi lavoratori che hanno gia' superato una selezione pubblica e lavorano negli Enti in media da 10 anni debbano sottoporsi ad un nuovo concorso.
Inoltre - prosegue Fiorentini - si continua ad ignorare la stragrande maggioranza dei precari della ricerca, che ha contratti di varia natura, dai Co.co.co agli assegnisti fino agli esternalizzati. Tutte forme contrattuali che nascondono un rapporto di lavoro subordinato e che sono escluse dai processi di stabilizzazione''. Questi i motivi del presidio organizzato oggi davanti all'ISS a partire dalle 11.00. I precari chiedono il confronto su questi temi con il Prof.
Garaci, Presidente del Comitato di Settore degli Enti di Ricerca nonche' membro della commissione istituita da Brunetta.
''Si tratta di capire'' conclude il dirigente sindacale ''se si vuole davvero superare la precarieta' o se si vuole mantenere il precariato cosi' com'e', una situazione che fa comodo a tanti''.
Comunicato CGIL del 7 novembre 2008
Si è svolto il 6 novembre un incontro tra le Confederazioni CGIL, CISL e UIL ed il Ministro dell’ambiente On. Prestigiacomo per l’illustrazione del programma del Governo sulla politica ambientale.
Nella delegazione CGIL era presente un segretario Nazionale della FLC per le problematiche relative all’ISPRA.
Il Ministro ha toccato, anche se solo per titoli, molti aspetti e, tra questi, quelli relativi all’ISPRA.
A tale riguardo ha precisato che l’ente, nato dalla fusione di APAT, ICRAM e INFS allo scopo di razionalizzarli, è stato voluto per essere insieme ente di ricerca e presidio ambientale e che non dovrà essere solo la sommatoria dei tre enti precedenti, ma organizzarsi per comparti con specifiche competenze. Il suo principale problema allo stato attuale, come del resto per tutto il Ministero, è quello del precariato. Per affrontare tale problema occorre muoversi nel rispetto delle norme vigenti e per questo a giorni dovranno essere varate specifiche norme. E’ già stata avviata la procedura per i concorsi che entro fine anno dovrebbero dare una risposta alla maggior parte dei precari e fino ad allora tutti saranno prorogati. Sarà garantita assoluta equità, in particolare rispetto ai vincitori di concorsi che dovranno avere la precedenza, e garantendo anche posti alle categorie protette. I co.co.co., assunti nell’ambito di progetti, rimarranno per la durata di questi, ma ci saranno comunque altri progetti in futuro. L’attività deve comunque andare avanti e non vi sono pregiudizi sulle persone sulla base delle posizioni politiche.
Le mobilitazioni di questi giorni e lo sciopero del 14 continuano ad essere quindi assolutamente necessari.
Comunicato Usi/RdB-Ricerca del 7 novembre 2008
La mobilitazione dei lavoratori degli enti di ricerca ha prodotto un primo importante effetto. Il decreto legge varato ieri dal governo contiene una norma (l'art. 3) in base alla quale gli enti di ricerca non dovranno più ridurre del 10% le piante organiche. Inoltre, lo stesso decreto stabilisce che gli enti pubblici di ricerca, per il triennio 2009-2011, continuano ad avvalersi del personale in possesso dei requisiti per la stabilizzazione.
giovedì 6 novembre 2008
Relazione dell’incontro tra i lavoratori dell’ISPRA e i funzionari del MEF del 6 novembre 2008
Il giorno 6 novembre
La delegazione ha esposto le ragioni della mobilitazione e ha riassunto tutte le problematiche presenti nell’Istituto, in relazione alla condizione dei lavoratori precari; ha quindi espresso le seguenti richieste dei lavoratori:
lo stralcio degli Enti Pubblici di Ricerca dai provvedimenti del Governo che prevedono la riduzione del 10% della Pianta Organica;
la possibilità di rideterminare
le risorse economiche sufficienti ad attuare le misure sopracitate.
Nel corso del confronto sono stati dibattuti tutti i dettagli relativi alla attuale situazione del precariato in ISPRA e ai possibili sviluppi futuri; ne è emerso un quadro che induce a dubitare fortemente delle soluzioni finora prospettate dalla struttura commissariale, in particolare per quanto riguarda la riserva del 70% dei posti nella procedura concorsuale.
I funzionari del Ministero hanno espresso la disponibilità del MEF ad accogliere le istanze esposte qualora il MATTM avanzi formalmente la richiesta di continuare ad avvalersi della professionalità dei lavoratori precari in servizio presso l’ISPRA. Hanno inoltre invitato a presentare all’attenzione del Ministro un promemoria (da inoltrare anche al Ministro dell’Ambiente) contenente tutte le informazioni e le richieste esposte nel corso dell’incontro.
AMBIENTE: CGIL, PRIMO INCONTRO SINDACATI CON PRESTIGIACOMO
AMBIENTE:PROTESTA PRECARI ISPRA,RISCHIO STOP ENTE DA GENNAIO
PRESIDIO DEI LAVORATORI DEGLI ENTI DI RICERCA
Mobilitazione per il ritiro dell'emendamento ammazza – precari
presso la sede ISPRA di Roma e presso il Ministero dell'Economia e delle Finanze
Giovedì 6 novembre 2008
Salvaguardare i livelli occupazionali e tutelare i precari degli Enti di Ricerca: è quanto chiede il personale dell'ISPRA – Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, ricordando che i precari sono indispensabili per lo svolgimento delle attività dell'Istituto.
Giovedì 6 novembre il personale dell'ISPRA organizza due presidi: dalle 10.00 alle 12.00 presso la sede dell'Istituto di via Curtatone/ ang. piazza Indipendenza, per poi spostarsi dalle 13.00 alle 17.00 sotto il Ministero dell'Economia e delle Finanze in via XX Settembre 97 .
Nel momento in cui il Governo fa leva sulle divisioni e lo scoramento tra coloro che si oppongono ai provvedimenti di "macelleria sociale", i lavoratori della Ricerca vogliono dare un segnale di unità e mobilitazione.
L'esecutivo giura che "non sono previsti tagli alla ricerca", ma la Camera dei Deputati ha approvato di recente l'emendamento che taglierà 8000 lavoratori precari del settore, annullando di fatto le stabilizzazioni previste dalle Finanziarie 2007 e 2008. E mentre il Senato si appresta ad approvare la norma "ammazza – precari", le amministrazioni si fanno più "realiste del re": così quella dell'ISPRA, che ha deciso di annullare la graduatoria di stabilizzazione, basata sulla Legge di bilancio 2007, e di negare a 240 lavoratori il diritto ad un contratto a tempo indeterminato. In questa situazione le promesse di concorsi e leggi ad hoc per gli EPR, fino ad oggi ventilate ma senza alcun riscontro nella realtà, non possono tranquillizzare chi si occupa di ricerca.
Prolungare l'agonia dei lavoratori non sarà sufficiente al Ministro Brunetta per avere il consenso delle sue vittime!
Roma, 5 novembre 2008
I lavoratori precari dell'ISPRA
Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale
Emendamento bipartisan al Ddl Alfano: mantenete le intercettazioni per incendi boschivi e rifiuti
Oggi in una conferenza stampa organizzata da Legambiente a Roma è stato presentato un emendamento bipartisan al Ddl Alfano che porta le firme di Ermete Realacci, ministro dell´ambiente del governo ombra del Pd e di Fabio Granata (Nella foto), capogruppo Pdl in commissione cultura della Camera.
Per Granata «E´ necessario non far venir meno strumenti indispensabili per il contrasto di reati gravissimi e per la repressione di uno dei fronti più avanzati delle politiche criminali ed economiche delle mafie».
Realacci spiega che «Non si può pensare di voler risolvere l´emergenza Campania da una parte e dall´altra aprire varchi all´azione delle ecomafie e indebolire l´azione di contrasto delle forze dell´Ordine. Il limite di 10 anni per le intercettazioni telefoniche è di fatto un regalo per Gomorra e per i traffici illeciti di rifiuti ed è veleno per quei territori e per l´Italia».
Secondo i dati dell´ex Apat (oggi Ispra) nel 2005 in Italia mancavano all´appello 19,7 milioni di tonnellate di rifiuti e le forze dell´ordine, grazie anche alle intercettazioni, spesso scoprono che vengono smaltiti illegalmente rifiuti pericolosi, che inquinato falde acquifere, terreni agricoli, parchi naturali, o che magari vanno a finire nelle infernali discariche o nei centri di "riciclo" dei Paesi in via di sviluppo.
Gli incendi boschivi sono stati 10 mila nel solo 2007 ed hanno divorato 225 mila ettari di vegetazione e ucciso 18 persone. Gli incendiari prendono di mira in particolare le aree protette e troppo spesso sono legati ad interessi economici: pastorizia, mantenimento di precari lavori forestali stagionali ed interessi criminali e mafiosi legati alla speculazione edilizia, spesso abusiva, vistio il divieto di costruire nelle aree percorse dal fuoco.
Enrico Fontana, responsabile dell´Osservatorio ambiente e legalità di Legambiente, ha sottolineato che «La recente introduzione di sanzioni finalmente adeguate alla gravità di questi fenomeni ha permesso di raggiungere risultati che sono sotto gli occhi di tutti: grazie alla possibilità di svolgere indagini davvero penetranti sono stati individuati i responsabili di veri e propri disastri ambientali, si è fatta luce sui metodi di smaltimento illecito e sono state individuate collusioni nella pubblica amministrazione e connessioni con i clan. Anche la lotta ai piromani ha conosciuto risultati significativi, resi possibili grazie agli strumenti d´indagine di cui possono avvalersi forze dell´ordine e magistratura. Sarebbe davvero grave se ora, invece di inserire tutti i delitti contro l´ambiente nel Codice penale, come richiesto anche dall´Unione europea, Governo e Parlamento decidessero di azzerare di fatto l´efficacia delle sanzioni contro gli eco criminali».
Lavoro/ Precari Ispra: Nessun consenso a Brunetta da sue vittime
Roma, 5 nov. (Apcom) - "Prolungare l'agonia dei lavoratori non sarà sufficiente al Ministro Brunetta per avere il consenso delle sue vittime!". Lo affermano con forza i precari Ispra, Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, che annunciano in un comunicato diffuso alla stampa una giornata di mobilitazione: "Giovedì 6 novembre - dice la nota - il personale dell'ISPRA organizza due presidi: dalle 10.00 alle 12.00 presso la sede dell'Istituto di via Curtatone/ ang. piazza Indipendenza, per poi spostarsi dalle 13.00 alle 17.00 sotto il Ministero dell'Economia e delle Finanze in via XX Settembre. Nel momento in cui il Governo fa leva sulle divisioni e lo scoramento tra coloro che si oppongono ai provvedimenti di "macelleria sociale", i lavoratori della Ricerca vogliono dare un segnale di unità e mobilitazione". "L'esecutivo giura che "non sono previsti tagli alla ricerca" - fanno osservare i lavoratori precari della ricerca - ma la Camera dei Deputati ha approvato di recente l'emendamento che taglierà 8000 lavoratori precari del settore, annullando di fatto le stabilizzazioni previste dalle Finanziarie 2007 e 2008. E mentre il Senato si appresta ad approvare la norma "ammazza - precari", le amministrazioni si fanno più "realiste del re": così quella dell'ISPRA, che ha deciso di annullare la graduatoria di stabilizzazione, basata sulla Legge di bilancio 2007, e di negare a 240 lavoratori il diritto ad un contratto a tempo indeterminato. In questa situazione le promesse di concorsi e leggi ad hoc per gli EPR, fino ad oggi ventilate ma senza alcun riscontro nella realtà, non possono tranquillizzare chi si occupa di ricerca. Obiettivo della manifestazione è salvaguardare i livelli occupazionali e tutelare i precari degli Enti di Ricerca, ricordando che i precari sono indispensabili per lo svolgimento delle attività dell'Istituto.
Precari Ispra, scatta domani la protesta contro i tagli
“L'esecutivo – spiega la nota dei precari - giura che ‘non sono previsti tagli alla ricerca’, ma la Camera dei deputati ha approvato di recente l'emendamento che taglierà ottomila lavoratori precari del settore, annullando di fatto le stabilizzazioni previste dalle Finanziarie 2007 e 2008. E mentre il Senato si appresta ad approvare la norma ‘ammazza – precari’, le amministrazioni si fanno più ‘realiste del re’: così quella dell'Ispra, che ha deciso di annullare la graduatoria di stabilizzazione, basata sulla Legge di bilancio 2007, e di negare a 240 lavoratori il diritto ad un contratto a tempo indeterminato. In questa situazione le promesse di concorsi e leggi ad hoc per gli Epr, fino ad oggi ventilate ma senza alcun riscontro nella realtà, non possono tranquillizzare chi si occupa di ricerca. Prolungare l'agonia dei lavoratori non sarà sufficiente al ministro Brunetta per avere il consenso delle sue vittime”, conclude i precari in una nota.
mercoledì 5 novembre 2008
...per grazia ricevuta!!!!!
AVVISO AL PERSONALE
Oggetto: Consegna proroga del contratto di lavoro.
Si avvisa il personale con contratto a tempo determinato che la consegna della proroga al contratto avverrà presso la segreteria del Servizio GEN-ROG, sede ISPRA di Via Curtatone 3 dalle ore 10,00 alle ore 13.30 e dalle 15.00 alle 16.00, secondo il seguente calendario:
SCADENZA DEL CONTRATTO E DATA DI RITIRO
7 novembre il 6 novembre
14 novembre il 13 novembre
21 novembre – 3 dicembre – 18 dicembre il 14 novembre
Dipartimento servizi generali e gestione del personale
Il Direttore
Dr.
Il kit del perfetto tecnofannullone
Il ministro Brunetta mette i tornelli davanti a ministeri e enti pubblici, ma cosa succede dietro le scrivanie dei dipendenti? Vi sveliamo tutti i trucchi più utilizzati negli uffici di mezzo mondo per navigare su Internet, chattare o giocare senza dare nell’occhio
In realtà, anche per quei lavoratori modello che ogni tanto sudano di fronte alle difficoltà poste dal grande capo e per quelli a cui viene l’abbiocco post-prandiale da metabolismo fulminante le soluzioni sembrano essere dietro l’angolo. Anzi, in molti casi possono essere la chiave per riprendere il lavoro con più energia. In ogni caso, secondo una ricerca condotta presso la NUS Business School dell’Università di Singapore, negli uffici di tutto il mondo ogni giorno si spende quasi un’ora nel cosiddetto cyberloafing, cioè il tempo trascorso per delle attività personali via Internet, come leggere email private, navigare su siti non lavorativi, aggiornare il proprio profilo sulle community, scommettere online sugli incontri di calcio e via dicendo.
Ma veniamo ai programmi più usati per cyberloafare senza affanni. Uno dei più conosciuti è Vanishd che permette di nascondere la pagina che stiamo visitando (ad esempio, un video di Step1 pubblicato su YouTube) con una nuova pagina Web o un nuovo documento del pacchetto Office: basta solo un clic col tasto destro del mouse per nascondere il vero sito che si sta guardando. Per chi non è svelto di mano ma veloce di piede, un utile apparecchio è StealthSwitch: un pedale che serve a nascondere (non a ridurre a icona!) tutte le applicazioni “sgradite” presenti sullo schermo e che dialoga con un software dedicato grazie al quale l’utente può scegliere i programmi da oscurare.
Tra i più paranoici del periodo Brunetta, infine, va fortissimo il C.H.I.M.P., acronimo di (C) himp (H) as (I) nvincible (M) onkey (P) owers: uno specchietto retrovisore a forma di occhi da scimpanzé (chimp è anche l’abbreviazione di chimpanzee) da applicare sul monitor del PC per “guardarsi le spalle”.
La migliore difesa è l’attacco, dice il proverbio. E allora ecco una vera arma per neutralizzare il collega impiccione: lo USB Rocket Launcher, un lanciamissili di gommapiuma da posizionare sulla scrivania per colpire e allontanare chiunque osi avvicinarsi al proprio desk. Forse non otterrete molti smile dagli utenti, ma quattro risate sono assicurate.
Più disoccupati allarme povertà
Un tasso di povertà inchiodato da anni attorno all’11% delle famiglie e al 13% degli individui. Una distribuzione della povertà altrettanto inchiodata alle caratteristiche di sempre: concentrata al Sud, tra le famiglie numerose, ma anche tra le persone sole anziane, specie donne, tra le famiglie in cui la persona di riferimento è a bassa istruzione, e se è disoccupata. È il quadro che emerge dai dati diffusi ieri dall’Istat. Certo meno sparati e drammatici di quelli presentati un mese fa dal Rapporto Caritas, che stimava, con qualche eccesso d’immaginazione statistica, che un quarto della popolazione fosse a rischio di povertà.
È proprio questa persistenza e immodificabilità ad apparire sconfortante e a segnalare il fallimento delle politiche sia del lavoro che del sostegno alle famiglie con figli, che del sostegno all’occupazione femminile soprattutto tra i ceti più modesti, che infine del sostegno a chi si trova disoccupato senza appartenere alle categorie protette dagli ammortizzatori sociali. Si stima che siano in queste condizioni circa un milione e mezzo di lavoratori «atipici». E il loro numero è destinato ad aumentare nei prossimi mesi, dato che saranno i primi a essere licenziati («non rinnovati»), mentre le aziende affronteranno la recessione. Aggiungiamo che tutti i confronti internazionali, ultimo quello del rapporto Ocse di qualche settimana fa, segnalano che l’Italia non è solo uno dei paesi sviluppati più disuguali, ma anche quello in cui chi è povero lo è più a lungo, proprio per la scarsa efficienza, quando non assenza, delle politiche che dovrebbero contrastarla: sostegni al reddito dei poveri e di chi ha carichi familiari, investimento nella istruzione mirato a migliorarne la qualità e a contrastare le disuguaglianze dei punti di partenza, politiche di sviluppo locale e così via.
Accanto al dato della stabilità, un altro dovrebbe far riflettere alla luce di quanto è successo quest’anno (i dati infatti si riferiscono al 2007) e di ciò che succederà nei prossimi mesi. Si notano infatti piccoli segnali di peggioramento proprio nei gruppi sociali e nei tipi di famiglie che tradizionalmente presentano tassi di diffusione della povertà molto più bassi della media: le coppie con un solo figlio, le famiglie con persona di riferimento alle soglie della età pensionabile, con un’età compresa tra 55 e i 64 anni, tra le famiglie con due o più anziani. L’inflazione ha eroso i redditi modesti, ma prima adeguati. La perdita del lavoro quando si ha un’età matura, nonostante la retorica sul prolungamento della vita attiva, rende difficile ritrovarlo e continuare a costruirsi la pensione. La precarietà dei redditi dei giovani adulti che costringe le famiglie a integrare come possono. Questi fenomeni gettano le loro ombre anche sulla modesta sicurezza di gruppi finora relativamente protetti e si fanno tanto più minacciose nella congiuntura attuale. Si deve anche tener presente che l’Indagine Istat su cui questi dati si basano, essendo campionaria, non riesce a cogliere ciò che succede a tra le famiglie immigrate, anche di quelle regolari e che pagano le tasse, che in media hanno meno riserve su cui contare.
È difficile mettere mano a un profondo mutamento di rotta in un momento di crisi. Soprattutto sono difficili politiche di grandi, radicali investimenti. Ma si dovrebbe evitare di fare interventi di piccolo cabotaggio, dispendiosi quanto inutili e a rischio di produrre nuove disuguaglianze. Meglio razionalizzare la spesa esistente per renderla più efficiente ed equa. Davanti al rischio d’un forte aumento della disoccupazione occorre almeno eliminare gli steccati tra garantiti e non garantiti, con la riforma degli ammortizzatori sociali che è annunciata da anni. Invece d’inventarsi detassazione di straordinari o della tredicesima, occorre intervenire in modo sistematico ed equo sul fiscal drag e sul credito d’imposta per i più poveri. E invece d’inventarsi un qualche nuovo bonus bebé, sarebbe il caso di pensare a una riforma seria degli assegni al nucleo famigliare.
Brunetta, Pepe e le scintille sulla ricerca
La curiosità Scontro in Transatlantico tra il ministro e il parlamentare di Forza Italia per i tagli alla ricerca: il deputato urla ( " Gli ho detto che mancano i ricercatori in molti enti importanti, ma lui non ci sente, non mi fa' parla'"). Il ministro, innervosito, lo spinge.
Un deputato che grida in faccia a un ministro della sua stessa coalizione, e questo che lo spinge intimandogli di "stare calmo". Una scena del tutto inusuale per il Transatlantico della Camera. Ma i tagli richiesti dal governo su università e ricerca non si fermano di fronte alle bandiere di partito. Protagonisti questa sera due uomini schietti che vanno per le spicce. Il deputato è Mario Pepe, pidiellino in quota Forza Italia, medico e salernitano doc. Il ministro, invece, è il veneziano, professore universitario con un passato da ambulante, Renato Brunetta. Insomma, due che anche geograficamente non "le mandano a dire". La scena del delitto si consuma all'ingresso dell'aula, mentre in Assemblea si vota il ddl sviluppo sull'energia. Brunetta arriva trafelato, con ancora il giubbotto addosso e vede per caso Mario Pepe che proprio in quel momento esce dall'emiciclo. Gli si fa incontro, lo saluta baciandolo e abbracciandolo ma subito gli chiede conto di un ordine del giorno della settimana scorsa. La singolar tenzone di oggi ha infatti un "primo tempo" nell'aula della Camera lo scorso 28 ottobre quando proprio Mario Pepe presentò un ordine del giorno al ddl lavoro con il quale chiedeva che il governo "non licenziasse la ricerca" e in particolare che "sbloccasse le assunzioni presso l'Istituto nazionale di geofisica". Brunetta in quell'occasione chiese a Pepe di ritirare l'ordine del giorno, ma il deputato campano, niente affatto intimidito, raccolse anche le adesioni entusiaste del deputato del Pd, Maurizio Turco, e di Giancarlo Lehner del Pdl. Si vota in aula e il governo cade per la settima volta in questa legislatura, battuto per 258 voti a 235. Di più: la vicenda ottiene vasta eco sui blog dei ricercatori precari. Quelli dell'Ispra pubblicano lo stenografico della seduta d'aula e scrivono: "Il ministro Brunetta sbeffeggiato dai parlamentari anche di maggioranza. Allora non è così popolare e imbattibile". E' comprensibile dunque l'ira di Brunetta oggi quando affronta a tu per tu il collega di partito in Transatlantico. "Io penso a tutti, non solo ai ricercatori che dici tu", lo affronta di primo acchito. Ma il ministro sembra non aver fatto i conti con l'esuberanza di Pepe, il quale non accetta la tentata reprimenda e lo interrompe subito, urlando: "E' inutile che fai i concorsi per gli astrofici che in Italia ce ne sono già tanti. Bisogna sostenere gli istituti che fanno ricerca veramente, lì bisogna assumere gente". Pepe, insomma, è un fiume in piena, gesticola e si agita. Brunetta gli pone il palmo della mano sul petto e spingendolo leggermente gli dice: "Stai calmo, stai calmo e fammi parlare". Ma Pepe continua a gridare e Brunetta innervosito sgattaiola in Aula. Pepe però deve smaltire la rabbia, chiama un collaboratore di Brunetta e si sfoga raccontandogli la vicenda: "Gli ho detto che mancano i ricercatori in molti enti importanti, ma lui non ci sente, non mi fa' parla'".
martedì 4 novembre 2008
Assemblea dei lavoratori precari dell'ISPRA del 4 novembre 2008
Mozione approvata dall'assemblea dei lavoratori precari dell'ISPRA del 4 novembre 2008
I lavoratori dell'ISPRA riuniti in assemblea il giorno 4 novembre 2008:
sottolineano la mancanza da parte dell'Amministrazione della volontà di confronto con i rappresentanti dei lavoratori;
stigmatizzano l'assenza dell'ISPRA tra le Amministrazioni che hanno richiesto lo stralcio degli Enti Pubblici di Ricerca (EPR) dalle misure previste dai provvedimenti finanziari del Governo;
ribadiscono la propria opposizione alle intenzioni manifestate dall'Amministrazione in relazione al futuro lavorativo dei precari;
condannano la discriminazione che si vuole operare sulla base delle diverse tipologie contrattuali tra i precari in servizio;
richiedono che le procedure di stabilizzazione vengano aperte anche ai titolari di contratti "atipici" e che l'espletamento del concorso sia lasciato in via residuale per coloro che sarebbero esclusi dalle norme previste nelle Finanziarie 2007 e 2008;
respingono ogni ipotesi di mancato rinnovo contrattuale del personale diplomato in scadenza il prossimo 31 dicembre 2008, riaffermando con decisione la pari dignità di tutti i lavoratori precari. A tal fine, chiedono che vengano messi in atto provvedimenti ad hoc per il mantenimento in servizio di tutti i lavoratori;
chiedono che i sindacati esprimano il proprio dissenso nei confronti dei provvedimenti annunciati dall'Amministrazione e rifiutino qualsiasi accordo che escluda i processi di stabilizzazione.
Consumi/ Cipolletta: Estendere ammortizzatori sociali a precari
Roma, 4 nov. (Apcom) - "E' assolutamente necessario estendere gli ammortizzatori sociali anche ai lavoratori precari che saranno i primi a perdere il lavoro. Tutto il resto, come la detassazione dei premi o degli straordinari, viene dopo". Lo afferma l'economista e presidente delle Fs, Innocenzo Cipolletta in un'intervista a Finanza & Mercati circa le misure per rilanciare i consumi. "Credo che prima dei salari dei lavoratori con contratto a tempo indeterminato si debba agire su quelli a rischio, cioè a tempo determinato", aggiunge. Per Cipolletta, occorre inoltre "il sostegno alle imprese attraverso la detassazione degli utili reinvestiti per rilanciare le ricapitalizzazioni". "Credo - prosegue Cipolletta - che l'Europa potrà uscire dalla crisi solo con la crescita della domanda interna ma per questo basterà attingere al risparmio accumulato in questi anni".
Bologna: approvato Odg a sostegno della ricerca e dei ricercatori precari
ASSEMBLEA
MARTEDÌ 4 NOVEMBRE 2008
Ore 10:30
Sede di Curtatone
ASSEMBLEA dei LAVORATORI ISPRA
Per organizzare le prossime iniziative di mobilitazione
APERTA a TUTTI !!!
Se Brunetta gioca con le faccine
Sono diventata una precaria della ricerca
Università, arriva la contro-proposta di sindacati e associazioni
Nella piano alternativo vi sono anche novità sulle modalità di accesso alla professione di ricercatore e di docente: "attraverso la formazione sul campo – ha detto Marco Valerio Broccati, della Flc-Cgil - si accumulerebbe titoli e condizioni precoci di esperienza, come all'estero, del tutto trasparenti ed in grado di garantire una prospettiva valida di ricambio accademico indispensabile anche ai fini dell'innovazione".
Anche molti docenti, la maggior parte, sono a fianco dei contestatori: "non siamo il popolo dei no – ha dichiarato Sergio Sergi, docente di Chimica all’ateneo di Messina - ma lo diventiamo quando si intendono realizzare tagli e normali blocchi di sostituzione dei professori che lasciano la cattedra. Sinora non c'è stato mai un confronto serio e si è andato avanti a colpi di decreti che non portano a nulla di buono", ha concluso Sergi.
Per Alessandro Figa Talamanca, professore presso il dipartimento di matematica de 'La Sapienza' di Roma "sinora sono state prodotte una miriade di scemenze e dati falsi: stiamo assistendo - ha sottolineato Figa Talamanca - ad un groviglio di informazioni distorte che partono dai dati Ocse, quasi mai riportati ed interpretati con correttezza".
Intanto, mentre docenti e ricercatori appaiono uniti lo stesso non si può dire per gli studenti: dopo i noti fatti di piazza Navona, secondo il Governo ascrivibili agli studenti di sinistra, mentre per la maggior parte dei presenti, anche insegnanti, sarebbero accreditabili ad estremisti di destra, sempre il 3 novembre si è tenuto il Consiglio nazionale degli studenti universitari: l’organismo che rappresenta gli studenti accademici al Ministero avrebbe dovuto avallare un documento unitario sui contenuti della legge 133 da presentare al ministero e attorno al quale intavolare una trattativa. Invece l’approvazione del documento non è arrivata: su 30 voti totali ha infatti incassati solo 12 preferenze. Ma forse quel che è più grave è che ben 11 rappresentanti non si sono presentati in segno di protesta: il documento è stato infatti realizzato dal Coordinamento per il diritto allo studio, associazione studentesca di stampo cattolico, che secondo la maggior parte dei delegati non rappresenta affatto le idee degli studenti. Tanto che avrebbe anche duramente condannato le contestazioni studentesche attuate negli ultimi giorni.
Ricerca scientifica e ricerca del bene
Caro Presidente e Cari Ministri,
come Professore universitario, ricercatore scientifico e Presidente di una Società Scientifica gloriosa ed importante quale la Società Chimica Italiana sono rimasto addolorato dell'immagine del nostro Paese che traspare da un recente fascicolo di "Nature" il più prestigioso giornale scientifico nel mondo. In tale fascicolo ben tre contributi quasi in successione gettano una brutta luce sul nostro Paese. Il primo di essi fa riferimento alla missione europea su Marte di cui si denuncia il temuto rinvio dal 2013 al 2016 attribuendone la responsabilità alla carenza di fondi ed anche se tale carenza è ricondotta ad un disimpegno di vari Paesi (fra i quali Germania ed USA) il nostro Paese è esplicitamente chiamato in causa fra i più responsabili. In particolare viene ascritta al Governo scaturito dalle elezioni del recente Aprile, il mancato impegno a contribuire per circa il 40% ad uno dei programmi, quello relativo alla osservazione e sperimentazione sul suolo di Marte, secondo quanto invece stabilito e accordato dal Governo precedente. In un successivo articolo viene evidenziato, in termini di abortite assunzioni di circa 2.000 nuovi ricercatori, il taglio alle risorse messe a disposizione di Università e Ricerca, con conseguente mancata regolarizzazione di molti precari. Infine si commenta una generale pessima abitudine delle Commissioni nel nostro Paese che attribuiscono i fondi per la ricerca: dopo un certo numero di ripetute domande per il finanziamento di un certo progetto questo finisce per essere concesso anche se il progetto è scientificamente inferiore ad altri presentati invece per la prima volta. Queste tre differenti accuse hanno il comune denominatore di risorse inadeguate alle necessità ed al ruolo della ricerca scientifica, che hanno scatenato la protesta di insegnanti, ricercatori, studenti, e genitori ampiamente documentata dai mezzi di informazione in questi giorni. L'aspra disputa, che ha avuto un'eco preoccupata anche a livello internazionale, come risulta dalla prima parte di questa lettera, rischia di cristallizzare le posizioni dei contendenti in una cocciuta, rancorosa fissità. Vorrei sperare che la ricerca del bene prevalga. Prendendo atto di una chiara ammissione di colpa di una parte significativa del mondo accademico dovreste ora, Signor Presidente e Signori Ministri, fermarVi un attimo sulla strada, intrapresa, dei tagli sommari e intervenire in modo graduale e mirato sugli Atenei che più hanno bisogno di correttivi e di aiuti. Non riesco a credere che la coalizione di Governo abbia ordito piani strategici contro la ricerca pubblica. Ma può essere che dei provvedimenti presi in buona fede possano innescare, ribadisco: in modo preterintenzionale, un processo non voluto. Vorrei che Voi facciate un passo indietro, dunque, per paura: non delle piazze ma del giudizio della Storia. E per amore. Tutti sappiamo che l'unica correzione veramente efficace è quella apportata con amore: devo far capire a mio figlio che la correzione è per il suo bene, che io continuo a stimarlo anche se può aver sbagliato, che merita una chance di riscatto. C'è amore per il sistema della cultura nei Vostri provvedimenti? I Giovani oggi sono nella condizione di credere che la cultura e la formazione siano strumenti di crescita nella Società ? Parafrasando un aforisma coniato dal saggio Presidente Ciampi, chi governa non solo ha l'obbligo di essere lungimirante ma anche quello di rendere palese di esserlo. Messo che i Vostri provvedimenti siano lungimiranti, la loro parte propositiva non è abbastanza chiara per molti di noi. Volete dedicarci un po' di affettuosa attenzione? Grazie per tutto quello che potrete fare.
Luigi Campanella
Presidente della Società Chimica Italiana
lunedì 3 novembre 2008
Brunetta colpisce anche la Protezione civile, a rischio il servizio in provincia di Messina
Servizio di protezione civile a rischio anche in provincia di Messina. A denunciarlo è Clara Crocè della Funzione pubblica della Cgil di Messina che lancia l'allarme per la scadenza dei contratti di circa 40 precari tra geometri, architetti e ingegneri e sul conseguente svuotamento dei servizi in provincia. «Un'altra nefasta conseguenza dei tagli operati dal governo- commenta Crocè-. A fine dicembre scadranno i contratti di 40 dei 55 precari di ruolo della Protezione civile regionale. Il servizio in pratica resterà scoperto. Mentre si avviano le celebrazioni per il Centenario del terremoto, si svuota la Protezione civile che lavora per la sicurezza e l'incolumità delle persone».
In provincia di Messina sono circa 60 i lavoratori della Protezione civile regionale tra architetti, geometri, ingegneri e amministrativi che si occupano di prevenzione, progettazione e gestione delle emergenze. Di questi 60 appena 6 sono di ruolo.
«La protezione civile regionale vive di precariato storico. Ognuna di queste persone che da dicembre rischia di restare a casa è da almeno 8 anni che lavora per la Protezione civile», spiega Crocè. La Fp Cgil che nei giorni scorsi ha incontrato l'assessore Ilarda per ottenere rassicurazioni sul futuro del servizio, ha chiesto l'avvio immediato delle procedure di stabilizzazione.
«La stabilizzazione va avviata prima che l'art.37 bis del decreto Brunetta che cancella tutte le norme sulla stabilizzazione dei precari venga approvato in via definitiva dal Senato» spiega Crocè che annuncia lo stato di agitazione del personale che parteciperà allo sciopero generale e alla manifestazione che si terrà a Palermo il 14 novembre contro le norme ammazza precari del ticket Brunetta-Tremonti. In preparazione dello sciopero del 14, il 7 novembre presso il saloncino della Camera del lavoro di via Peculio Frumentario si terrà un'assemblea del personale precario della Regione Sicilia.
STATALI: PDCI, SCIOPERO RIUSCITO. CONTRATTO NEGA FUTURO 57MILA PRECARI
E' quanto si legge in una dichiarazione di Gianni Pagliarini, Responsabile Lavoro Pdci. Berlusconi, secondo l'esponente del Pdci, pensa di aver messo questi lavoratori nell'angolo. In realta' ''l'unico a doversi sentire isolato nel Paese e' il ministro Brunetta, assieme al suo governo''.
Ricerca: precari lanciano appello a Napolitano
Il blocco, rilevano i ricercatori, colpirebbe “personale che nella stragrande maggioranza dei casi ha altissima qualificazione e che con il proprio lavoro permette agli enti pubblici di ricerca di mantenere livelli di eccellenza in molti ambiti”. Chiedono quindi di “non disperdere un preziosissimo patrimonio italiano”. L'alternativa, si legge nella lettera, è andare a lavorare all'estero, alimentando la fuga dei cervelli, o “gettare l'esperienza fin qui maturata” e “reinventare una professionalità in altro ambito”. I precari rilevano quindi che “se è vero che la sfida moderna dell'economia è nello sviluppo della ricerca e della conoscenza, un'azione di questo genere determinerebbe uno svantaggio forse incolmabile rispetto agli altri Paesi industrializzati”.
IL paradosso del precario che vinse il vulcano
Secondo il presidente dell’Ingv, Enzo Boschi, è un lavoro fondamentale: «Finalmente» dice «possiamo cominciare a interpretare il tremore vulcanico: abbiamo trovato una chiave logica». Ma Vinciguerra è anche un precario dell’Ingv, sia pure «di lusso». Un ricercatore abituato al lavorare in silenzio, che ora diventa un «caso» tra i tanti precari degli enti di ricerca in scadenza di contratto. «Pensare che fino a qualche tempo fa volevo andare via all’estero» si schermisce. «Presto raggiungerò cinque anni di attività nell’istituto e, sulla base dell’emendamento del collegato alla Legge finanziaria sui precari, sarò licenziato nel luglio 2009».
IDEE PER LA RIFORMA. Secondo Vinciguerra, per riformare la ricerca in Italia bisognerebbe «dare direttive chiare e responsabilizzare i direttori, che devono scegliere il loro gruppo di ricerca ed essere giudicati in base ai risultati». In che modo? «Una volta che il ricercatore ha dimostrato il proprio valore, bisogna garantirgli di potersi affermare a 30-45 anni, i migliori della sua produzione».
Va detto che Vinciguerra ha anche la fortuna di operare all’Ingv, che ha un vertice giovane e che punta sulla competitività: è anche questo che gli ha permesso di eccellere. Del resto, conclude Vinciguerra, «parliamoci chiaro, la ricerca non è per tutti!». Ma queste non erano le idee di Renato Brunetta, ministro della Funzione pubblica? Vinciguerra annuisce. Ma teme che, al di là della buona volontà del ministro, la manovra del governo «punti solo a licenziare i precari, l’unica parte sicuramente produttiva della ricerca, perché giudicabile dai fatti».
Storie come quella di Vinciguerra si stanno ripetendo e sembrano cominciare a sortire qualche effetto. Dopo un incontro con Brunetta, Boschi si dice ottimista: «Ci stiamo adoperando con il ministro per tenere i nostri precari negli enti, nel rispetto legge vigenti».
La soluzione sembra a portata di mano: un monitoraggio caso per caso, con gli enti di ricerca per determinare chi avrà diritto alla stabilizzazione.
IO SONO UN PORTATORE SANO DI SICURO PRECARIATO
Alla ricerca della felicità e alla conquista di lavoro, come minatori del ventunesimo secolo, i giovani dottori e dottorandi dell’università nostrana, molto strana, emigrano in massa verso l’estero. Come 'male che colpisce da decenni la ricerca nel nostro Paese'(Newton, 2002), o 'sintomo della crisi della ricerca e dell’università' (ADI 2001), il 'brain drain', ovvero la fuga dei cervelli in terre lontane, non arresta la sua portata. Questa volta, senza “voler fare gli americani e senza whisky e rock ‘n’ roll”, il fenomeno si presenta come un’ennesima migrazione necessitata dal nuovo look dell’istruzione italiana. Il moderno taglio della legge 133/08 promette 1.500 milioni di euro in meno (dal 2010) per i finanziamenti alle università, inaugurando anche la possibilità di trasformazione degli atenei in fondazioni private, col decurtamento sullo stipendio del personale e col pensionamento di quasi 2000 ricercatori precari. Ipotesi incoraggianti per la ricerca italiana, già all’ultimo posto in Europa per numeri di ricercatori, con una spesa pari all’1,1% del Pil, (la media OCSE è del 2,3%), inferiore a Francia (2,5%) e Finlandia (3%) ma superiore a Ungheria, Portogallo, Polonia e Repubblica Ceca (Annuario Observa). La percentuale, invece, di coloro i quali si ritengono impegnati nella ricerca e nello sviluppo in Italia, non supera il due per mille, contro una media europea del quattro per mille.
In accordo con il Rapporto della Fondazione Migrantes (Italiani nel mondo 2008), l’Italia perde continuamente le teste “intelligenti”, “partite e non ancora tornate”. A 5 anni dalla laurea 52 laureati su 100, non ritornano a camminare sullo stivale.
Nel 2002 i motivi per lasciare l’Italia erano: scarse risorse disponibili per la ricerca, condizioni economiche migliori e prospettive di carriera all'estero. Per non tornare: burocratizzazione della ricerca e carenza di tecnologia (Censis, 2002).
Dopo 6 anni di regresso “non ci resta che piangere”: stipendi ridotti all’osso e ore di lavoro interminabili non annunciano futuro migliore. Tra provvedimenti di rientro e controlli delle uscite (acchiappa cervelli mind in Italy), le fughe dal precariato sicuro non diminuiscono, con ben 294.767 laureati scappati nel solo 2005. Andare, camminare, lavorare, è dunque la sola via di sopravvivenza per dottorandi e dottori dell’Italia malata. 'Italia bella mostrati gentile e i figli tuoi non li abbandonare/sennò ne vanno tutti in Brasile/e un si ricordan più di ritornare. Ancor qua ci sarebbe da lavorar/senza andar in America a emigrar. Il secolo presente qui ci lascia/il millenovecento s'avvicina; la fame ci han dipinto sulla faccia/e per guarilla'un c'è la medicina' (Italia bella mostrati gentile).





