LA PETIZIONE DA FIRMARE

sabato 27 giugno 2009

La manovrina delle illusioni

Repubblica.it - In tutto il mondo la parola d'ordine di chi ha in mano le leve della politica economica è oggi definire una "exit strategy", una strategia di uscita dalla crisi. Si tratta di pensare a misure che valgano non solo per portarci fuori dalla recessione. Ma anche e soprattutto per il dopo, quando finalmente saremo fuori dalla depressione più nera del Dopoguerra. Per il nostro governo, invece, la parola d'ordine è sempre stata e continua ed essere un'altra: "guadagnare tempo" e "negare sempre e comunque l'evidenza" della crisi. È esattamente con questo spirito che è stata varata la manovrina d'estate, un pacchetto di interventi altamente eterogenei, accomunati solo dalla loro natura transitoria e piccola entità. Insomma, le solite bandierine da esibire nei convegni. Anche le misure potenzialmente più utili - come la detassazione degli utili reinvestiti - sono rese del tutto inefficaci dai limiti temporali (giugno 2010) e dai tetti loro imposti. Per indurre le imprese a investire non si può aggiungere incertezza a incertezza, unendo ai rischi della crisi quelli di non vedersi riconosciuti gli aiuti promessi dallo Stato. Erano molto attesi i provvedimenti sul mercato del lavoro alla luce della forte crescita della disoccupazione a inizio 2009. Il provvedimento più importante consiste nella proroga della proroga, la possibilità concessa ai lavoratori in Cassa Integrazione di allungare ulteriormente la durata dei trattamenti loro riservati e addirittura rimpinguarli fino al 100 per 100 cento del salario precedente. Questo avverrà frequentando corsi di formazione forniti dalla stessa impresa presso cui operavano. La misura non può certo migliorare le opportunità di impiego di quei lavoratori che sono occupati in quelle tante imprese che non hanno un futuro oltre la crisi. Al contrario, si tratta di un tampone che serve solo ad illudere il lavoratore. Come ampiamente documentato, chi è in Cassa Integrazione dedica molto meno tempo (per la precisione un terzo del tempo) di chi è disoccupato nella ricerca di un impiego alternativo. Rischierà poi di dover cercare un lavoro in fretta dopo aver perso da troppo tempo contatto col lavoro vero, quando tutto è più difficile.
Ma questa misura, assieme al premio ventilato per le imprese che non metteranno più lavoratori in esubero, è soprattutto uno schiaffo ai lavoratori che hanno sin qui già perso il lavoro. Ci riferiamo, ai quei 400 mila precari, quasi tutti giovani, che non si sono visti rinnovare il contratto dall'inizio della crisi, secondo i dati sin qui disponibili (che si fermano a tre mesi fa). Di questi, nella migliore delle ipotesi, solo uno su tre riceve un sussidio di disoccupazione ordinario per pochi mesi, a fronte di una durata della disoccupazione che nel cinquanta per cento dei casi è superiore ai 12 mesi. Ovviamente la proroga della Cassa Integrazione non li interessa. Al contrario, il provvedimento servirà a rendere ancora più difficile per loro trovare un impiego alternativo perché le imprese in difficoltà, incentivate a tenere in busta paga i lavoratori in esubero, reagiranno bloccando le assunzioni. Per questo governo quel 25 per cento di disoccupazione fra chi ha meno di 35 anni in Italia semplicemente non esiste. Lo ha detto chiaramente in queste settimane il ministro Sacconi, che ha invitato i giovani a fare gli imbianchini anziché perdere tempo nella ricerca di lavori in cui possano meglio utilizzare il proprio capitale umano a beneficio di tutti. Lo ha poi ribadito, qualche giorno dopo, il ministro Tremonti, che ha sostenuto che per essere contabilizzati come disoccupati dall'Istat basta rispondere svogliatamente ad una telefonata fatta a 1000 persone. Niente di più falso. Si tratta di 280.000 interviste, non poche delle quali svolte di persona, a casa dell'intervistato, e la condizione di disoccupato viene accertata sulla base di una serie di domande che definiscono oggettivamente lo stato di disoccupazione, sulla base di criteri molto restrittivi: ad esempio, basta lavorare anche solo un'ora nell'ultima settimana per non essere più contato tra i disoccupati. Che vivono una condizione di disagio effettivo, non di svogliatezza o pigrizia: i disoccupati rilevati dalle statistiche sulle forze di lavoro sono, ad esempio, due volte più vittime di crisi depressive e stressati di chi un lavoro ce l'ha. Del resto chi oggi svilisce le statistiche dell'Istat qualche anno fa, quando la disoccupazione calava, parlava di "cifre inequivocabili che confermano la bontà e l'efficacia delle azioni intraprese dal governo". E non può che avere il sapore del commissariamento dell'Istat la scelta, in questo clima, di creare una banca dati integrata sul mercato del lavoro, gestita dai ministeri del Tesoro e del Lavoro con gli istituti "vigilati o controllati dai ministeri". In ogni caso da ieri l'informazione economica in Italia è ancora meno libera. Non solo per le ennesime gravissime minacce del presidente del Consiglio, di cui si dà conto in altre parti del giornale. Il fatto è che il governo ha fatto un regalo alla Fieg, Federazione Italiana Editori di Giornali, ripristinando l'obbligo per le società quotate di fare pubblicità a pagamento sui giornali non solo di eventi societari, ma anche di informazioni sensibili. Lo ha fatto contravvenendo a una delibera della Consob che aveva ritenuto sufficiente la semplice comunicazione, a titolo gratuito per le società, su Internet. E ha respinto le dimissioni di Lamberto Cardia, l'eterno presidente della Consob, che era stato messo in minoranza all'interno della commissione proprio per aver cercato di andare incontro alle richieste della Fieg. L'interrogativo che ogni democratico dovrebbe porsi è: che cosa potrebbe pretendere il governo in cambio di questa concessione fatta agli editori, soprattutto in un momento in cui mass media e carta stampata versano in grave crisi?

venerdì 26 giugno 2009

Ricerca, Flc-Cgil: occupata sede centrale dell'Ispra

Roma, 26 GIU (Velino) - Occupata oggi la sede centrale romana dell'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra). Lo annuncia in una nota la Flc-Cgil, spiegando che all'origine del gesto c'e' il "licenziamento di fatto dei precari, in arrivo a fine giugno, causato dal cosiddetto decreto 'ammazza precari' voluto dal ministro della Funziona pubblica, Renato Brunetta". "L'Ispra - spiega il sindacato - e' stato costituito con la legge 133/2008 dalla fusione dell'Apat (Agenzia per la protezione dell'ambiente e del territorio) con due istituti di ricerca, Icram e Infs, con l'obiettivo dichiarato di razionalizzare e rendere piu' efficienti le attivita' di ricerca e di protezione ambientale. All'Ispra lavorano 430 precari tra ricercatori, tecnologi, tecnici e amministrativi, impiegati in ruoli chiave e funzioni centrali con diverse tipologie contrattuali: Co.co.co., tempo determinato, assegni di ricerca. A causa degli effetti nefasti - prosegue la nota - contenuti nel decreto cosiddetto 'ammazza precari' del ministro Brunetta, questo personale a partire dal trenta giugno sara' licenziato di fatto con grave danno per la funzionalita' dell'Istituto e altrettanto grave nocumento dei loro diritti e della loro dignita' dopo tanti anni di lavoro nei diversi campi della ricerca, dei controlli e della funzione di agenzia ambientale". "Per scongiurare questa eventualita' e chiedere al governo il mantenimento in servizio - spiega ancora la Cgil - il personale dell'Ispra ha occupato la sede centrale di Via Brancati con un presidio permanente, compreso il sesto piano della struttura commissariale, per sollecitare al Governo le misure necessarie rese urgentissime dall'approssimarsi delle scadenze contrattuali".

Dl anticrisi: Cgil, bene marcia indietro su licenziamento precari P.A.

“Sembra che il governo, in tema di precariato nei settori pubblici, abbia abbandonato sia l’ipotesi di porre una data tagliola per la stabilizzazione (il 30 giugno, ndr) sia la tesi in base alla quale a fine 2009 sarebbero scadute le procedure di stabilizzazione”. È quanto rileva il responsabile del dipartimento Settori pubblici della Cgil Nazionale, Michele Gentile, da una prima lettura del testo del decreto legge anticrisi.
“Se quanto emerso rispondesse al vero
- osserva il dirigente sindacale - sarebbe un primo risultato frutto delle iniziative costruite in questi mesi contro ogni ipotesi di licenziamento dei lavoratori precari delle pubbliche amministrazioni”. Per Gentile, allo stato attuale, “le soluzioni che si sarebbero individuate, ovvero i concorsi pubblici, per la stabilizzazione non farebbero i conti con le misure di blocco delle assunzioni e dei vincoli previsti dalla manovra economica varata nell’estate del 2008. Impedimenti che renderebbero sostanzialmente impossibile il bando dei concorsi per provvedere alla stabilizzazione dei lavoratori nei tempi indicati nel decreto”.
Per questi motivi, “occorre perciò - spiega - avere la certezza della proroga del rapporto di lavoro dei precari aventi i requisiti di legge, oggi non prevista dal decreto, necessaria per poter effettuare i concorsi, così come occorre avere la certezza che la proroga non sia resa impossibile dai tanti vincoli di spesa introdotti nella stessa manovra economica”.
Infine, aggiunge il sindacalista, “positivi, se confermati, altri due aspetti: la cancellazione del vincolo di non prorogabilità dei contratti ‘precari’ oltre i tre anni, e l’abolizione di quella odiosa fascia di reperibilità, in caso di assenza, chiamata in gergo ‘ora d’aria’ e che rientrava nelle misure vessatorie introdotte dalla legge Brunetta-Tremonti. Sono primi positivi ripensamenti – conclude Gentile - frutto delle tante iniziative di contrasto”.

ISPRA, USI RDB: «OCCUPATA ANCHE SEDE VIA CASALOTTI»

(OMNIROMA) Roma, 25 giu - «Si allarga la protesta dei precari ISPRA, dopo la sede di via Brancati (ex Apat), occupata anche la sede di Via Casalotti (ex Icram). I precari chiedono che il Ministro Prestigiacomo assuma un provvedimento ministeriale che autorizzi la struttura commissariale dell'Ispra a prorogare i contratti dei circa duecento precari a rischio licenziamento». Lo rende noto Usi-db Ricerca.

ISPRA, USI RDB: «PRECARI OCCUPANO SEDE VIA BRANCATI»


(OMNIROMA) Roma, 25 giu - «L'incontro tra i commissari dell'Ispra e l'ufficio di gabinetto del ministero dell'Ambiente sul blocco dei licenziamenti dei precari dell'Ispra non è stato soddisfacente per USI/RdB Ricerca». Lo rende noto, in un comunicato, la segreteria nazionale Usi/Rdb Ricerca. «Non è stata data nessuna certezza - prosegue il comunicato - sulla possibilità che domani venga approvata dal consiglio dei ministri una deroga che consenta la prosecuzione dei contratti. Inoltre attraverso un'interpretazione burocratica della legge, si nega anche la possibilità di rinnovare alcune decine di contratti a tempo determinato finanziati da progetti di ricerca. USI/RdB ha chiesto che il ministro Prestigiacomo si faccia carico della situazione e autorizzi la proroga dei contratti. È un atto che rientra nelle sue possibilità, quindi, qualora ciò non avvenisse, la commedia dello scaricabarile non avrebbe modo di continuare e le sue responsabilità politiche risulterebbero chiare a tutti. I lavoratori precari in assemblea hanno deciso di continuare la loro protesta e di occupare la sede centrale di via Brancati».

RICERCA: FLC-CGIL, OCCUPATA SEDE ISTITUTO AMBIENTALE ISPRA

(ANSA) - ROMA, 26 GIU - Occupata la sede centrale di Roma dell'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA): l'iniziativa e' dei lavoratori dell'ente, a tutela dei posti di lavoro. Lo rende noto la Federazione Lavoratori della Conoscenza Flc-Cgil. All'Ispra, sottolinea il sindacato, lavorano 430 precari tra ricercatori, tecnologi, tecnici e amministrativi impiegati in ''ruoli chiave e funzioni centrali con diverse tipologie contrattuali''. A causa degli ''effetti nefasti contenuti nel decreto cosiddetto 'Ammazza precari' del ministro Brunetta - denuncia la Flc-Cgil - questo personale, a partire dal trenta giugno, sara' licenziato di fatto con grave danno per la funzionalita' dell'Istituto e altrettanto grave nocumento dei diritti e della dignita' dopo anni di lavoro nei diversi campi della ricerca, dei controlli e della funzione di agenzia ambientale''. Per scongiurare questa eventualita' e chiedere al governo il mantenimento in servizio, il personale dell'Ispra ha dunque occupato la sede centrale a Roma, con un presidio permanente per ''sollecitare al governo le misure necessarie rese urgentissime dall'approssimarsi delle scadenze contrattuali''. I lavoratori, conclude il sindacato, ''sono determinati a proseguire la protesta fino all'ottenimento di quanto richiesto''.

Guerra di cifre con l'Istituto per l'Ambiente

TAR IL MINISTRO E I FANNULLONI IL CONTO NON TORNA

Va bene la lotta ai fannulloni, ma il ministero di Renato Brunetta come calcola il calo delle assenze per malattia dei dipendenti pubblici? Se lo chiede Alessandro Pratti del Pd, che in una interrogazione parlamentare solleva il caso dell'Istituto Superiore Per la Ricerca Ambientale: "più volte, l'ultima a Porta aPorta un mese fà, ha dichiarato che con i suoi provvedimenti le assenze per malattia all'Ispra sono diminuite del 94%, quando invece, dai dati uffuciali forniti dal Commissario dell'ente, il Prefetto Vincenzo Grimaldi, emerge come la riduzione media tra il 2008 e il 2009 sia intorno al 48%". "Sono entrambi dati corretti" replicano dallo staff del ministro: "quello diramato da Brunetta è il confronto tra il settembre 2008 e e lo stesso mese del 2007". Ma non sarebbe più corretto una media annuale come fa l'Ispra? "Certo ma solo quando sarà passato un anno dalla cura del ministro" dicono al ministero. Che fatica questa guerra ai fanulloni.

OCCUPATA LA SEDE ISPRA DI BRANCATI

Da ieri pomeriggio è stata occupata la sede Ispra dell'EUR. Più di 30 precari hanno dormito all'interno della sede ai quali si stanno aggiungendo, in attesa di sviluppi da parte del Consiglio dei Ministri, tanti altri precari che a fine mese saranno licenziati. Invitiamo tutti a partecipare.

giovedì 25 giugno 2009

ROMA: CONSIGLIO PROVINCIALE CHIEDE TAVOLO SU PRECARI ISPRA

Roma, 25 giu. (Adnkronos) - ''Contro il licenziamento di 430 precari dell'Ispra, da parte del governo, intendiamo mettere in atto tutte le possibili iniziative di sostegno e chiediamo un tavolo con Ministero dell'Ambiente, Regione Lazio e Comune di Roma per discutere del futuro dei lavoratori e della tutela dell'ambiente''. Cosi' Marco Miccoli, presidente della Commissione Sviluppo sulla mozione, firmata da maggioranza e opposizione e approvata oggi dal Consiglio provinciale di Roma. ''L'Ispra - precisa la nota - e' nato un anno fa dall'accorpamento di tre Enti: APAT-Agenzia per la Protezione dell'Ambiente e i servizi Tecnici, ICRAM-Istituto Centrale per la Ricerca scientifica e tecnologica Applicata al Mare ed INFS-Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica vigilati dal Ministero per l'Ambiente, con lo scopo di unire, in un'unica entita', le competenze tecnico-scientifiche e di politica ambientale del Paese. ''Tra la fine di giugno e dicembre - spiega Miccoli - si vuole mandare a casa quasi un terzo dei lavoratori dell'Istituto per la Protezione e la Ricerca Ambientale. I precari, che lamentano di essersi visti rifiutare un incontro al Ministero, hanno percio' lanciato un sos alla Provincia attraverso i propri rappresentanti, ascoltati dalle Commissioni Ambiente e Sviluppo''. ''Oltre alla drammatica situazione occupazionale - dice Alberto Filisio, che presiede la Commissione Ambiente - non si puo' trascurare l'importanza del lavoro svolto per la protezione e il controllo dello stato di salute del territorio, oltre che per lo sviluppo economico. Non puo' infatti esserci alcun risparmio, nel sottrarre cervelli alla ricerca, se a pagare siamo comunque noi e l' ambiente''. ''L'approvazione bipartisan della mozione e' un ottimo segnale - conclude Miccoli - e sottolinea l'accordo su un punto fondamentale: che la crisi economica non deve penalizzare la ricerca poiche', proprio la ricerca, puo' avere un ruolo fondamentale per uscirne''.

Cervelli al macero e milioni congelati

Il direttore de "Le Scienze" scrive sui precari dell'ISPRA

Ci sono davvero cose che fatico a capire, in questo paese di figli e figliastri. Da qui alla fine dell’anno 430 dipendenti di un istituto di ricerca, l’ISPRA, di cui ho parlato nel post precedente, non si vedranno rinnovato il contratto. Duecento di loro resteranno senza lavoro entro la fine di giugno. Cinque giorni.

Qualcuno dirà che c’è un sacco di gente che resta senza lavoro, e nessuno si straccia le vesti. Però. Però quando c’è di mezzo il futuro di interi istituti di ricerca – e resto convinto che la ricerca sia la sola forza che può trainarci fuori dalle secche in cui ci siamo infilati, con la compiacenza di politici, imprenditori e uomini di finanza – quando c’è di mezzo il futuro di tanti giovani laureati, con una professionalità, con competenze, con una dannata voglia di darsi da fare, beh mi pare che ci sia qualcosa che non funziona. Tanto più se il loro lavoro è legato al destino della ricerca sull’ambiente e della sua tutela, per le quali dovremmo avere un po’ più di rispetto.

Però. Però per un ente di ricerca che si vede privare di un quarto delle sue risorse – per ora quelle umane, ma poi c’è da scommettere che toccherà anche a quelle economiche – ce n’è un altro che ne ha, almeno dal punto di vista economico, una quantità strabiliante. Sì, sto parlando di nuovo dell’Istituto Italiano di Tecnologia, quello che dipende dal Ministero dell’economia e ha per presidente il direttore generale del Tesoro. Torno sull’argomento perché dell’IIT ha parlato di recente Roberta Carlini sull’Espresso, con un bell’articolo richiamato il 19 giugno da Laura Margottini su “Science”. Dal 2004 a oggi l’IIT ha ricevuto finanziamenti pubblici per 518 milioni di euro, e ne ha spesi 108. Resta, nelle banche genovesi, un patrimonio di 410 milioni di euro. Più di quattro volte l’impegno complessivo del MUR per tutti, dico TUTTI, i Progetti di ricerca di interesse nazionale per il 2008. Ne deduco – per quanto l’IIT giustifichi il patrimonio con il meccanismo dell’endowment delle fondazioni (peccato che le donazioni al MIT o ad Harvard siano prevalentemente private, e non denaro pubblico…) – che quelli dell’IIT devono essere progetti di interesse planetario, o siderale, addirittura, dato lo squilibrio di risorse che si è venuto a creare con tutti gli altri enti di ricerca.

Per dare altri termini di paragone, il patrimonio dell’IIT, che al momento conta 380 ricercatori, supera il 10 per cento del fondo ordinario assegnato nel 2008 a TUTTE le università italiane messe insieme (che solo di docenti di ruolo hanno oltre 23.000 dipendenti). Altro esempio: l’Istituto nazionale di fisica nucleare, fiore all’occhiello della ricerca italiana, conta circa 2000 dipendenti, tra ricercatori, tecnici e personale amministrativo, ma il numero di ricercatori arriva a circa 5000 unità, se si contano gli associati nelle università. E l’INFN è impegnato in prima linea con altissime competenze nella realizzazione di un progetto internazionale come LHC, solo per dirne uno (oltre ai laboratori sul territorio nazionale, da Frascati al Gran Sasso). Ebbene, il fondo ordinario dell’INFN è di 270 milioni di euro all’anno contro i 100 milioni all’anno dell’IIT.

I numeri non dicono mai tutto, ma aiutano a orientarsi in uno strano mondo in cui tre enti di ricerca – ISPRA, INFN, IIT – afferiscono a tre ministeri diversi, e hanno trattamenti alquanto diversi. È normale che, in un periodo di vacche magre, un governo selezioni direzioni strategiche della ricerca. Però sarebbe normale anche che spiegasse quali e perché. E magari anche perché la sua fondazione di ricerca di punta ha il consiglio d’amministrazione farcito di dirigenti del mondo dell’industria e della finanza.

È evidente che la ricerca ambientale – secondo la strategia attuale, ammesso che ce ne sia una – è meno importante di quella industriale, ed è chiaro che l’industria è alla finestra, che aspetta di sfruttare i potenziali risultati dell’IIT. Ma è giustificabile una simile sproporzione di investimenti di denaro pubblico? E, soprattutto, che cosa ci mette di suo l’industria italiana, per favorire l’innovazione? Altrove (sempre al MIT, che è l’esempio al quale ci si ispira) ci sono multinazionali come British Petroleum che investono milioni per fondare laboratori sulla ricerca energetica, finanziando un’università privata. Nel nostro mondo all’incontrario (sembra un sogno di Paolo Rossi, il comico) pare che lo Stato assegni fondi a un ente pubblico per metterlo al servizio degli interessi privati. Per non parlare dell’assegnazione dei fondi pubblici alla ricerca privata. Ma questa è un’altra storia, avremo modo di riparlarne…




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Convocazione 25 giugno al Ministero dell'Ambiente

L’ipotesi di un provvedimento della Funzione Pubblica a favore dei precari di tutta la PA (e non solo per ISPRA), in discussione al Consiglio dei Ministri, anche se non confermata è ancora in piedi. Si tratta però di un provvedimento che tende a spostare solo il problema non a risolverlo!

Siamo ora al rush finale, dobbiamo essere in grado di sfruttare bene il tempo che rimane fino alle scadenze del 30 giugno!

Oggi come USI RdB Ricerca siamo convocati al Ministero dell'Ambiente alle 15:30. Abbiamo opportunamente rinviato l'incontro al pomeriggio di oggi per avere il tempo di sapere di più sul dispositivo normativo che potrebbe esserci d'aiuto, ma che non sarà di immediata emanazione.

E' necessario prepararsi all’esito dell'incontro col Ministero, che deve dare risposta ai circa 200 lavoratori precari in scadenza. Come Organizzazione Sindacale non accettiamo che si possano mandare a casa 200 lavoratori senza battere ciglio, laddove la copertura economica per l'immediata proroga ci sarebbe o in alternativa si potrebbero convertire a Tempo determinato come più volte da noi proposto.

Dobbiamo essere in grado di reagire immediatamente in assenza di garanzie alternative al licenziamento da parte del Ministro.


Venerdì è troppo tardi!


Oggi è l’ultimo incontro utile per evitare il licenziamento!


A partire dalle ore 15:00 i precari ISPRA nelle sedi di Brancati e Casalotti fermeranno contemporaneamente le loro attività e parteciperanno ad un sit-in ad oltranza in attesa dell'esito dell'incontro.


IL MINISTRO PRESTIGIACOMO DEVE ASSOLUTAMENTE SAPERE CHE MENTRE QUALCUNO, NELLE STANZE DEL SUO PALAZZO, STA DELIBERATAMENTE DI FATTO LICENZIANDO 200 LAVORATORI PRECARI QUI IN ISPRA I LAVORATORI NON SONO D’ACCORDO E NON SI FANNO LICENZIARE IL MINISTRO DEVE PRENDERE L’IMPEGNO FORMALE DI MANTERNERE IN SERVIZIO IL PERSONALE PRECARIO E LE NOTIZIE CHE VOGLIAMO SENTIRE OGGI DALL’INCONTRO CON USI RDB RICERCA SONO SOLO QUESTE : PROROGA DEI CONTRATTI IN SCADENZA (PERCHE’ C’E’ LA COPERTURA ECONOMICA PER FARLO) O IMMEDIATA CONVERSIONE A TEMPO DETERMINATO AI SENSI DELL’ART.5 DEL CCNL 2002-2005, COSI’ COME NEGLI ALTRI ENTI DI RICERCA (VEDI ISS, ISFOL MA ANCHE INFN E CNR)

ORA BASTA NON ACCETTIAMO SCONTI E NON ANDIAMO A RIBASSO!

NESSUN PRECARIO DEVE ESSERE LICENZIATO MA TUTTI DEVONO ESSERE GARANTITI NEL LORO DIRITTO A LAVORARE E AD ESSERE ASSUNTI!

USI-RdB Ricerca


mercoledì 24 giugno 2009

Ma guarda un po cosa ti ho scovato...

...navigando in rete pochi minuti fà!!! e non mi si dica che è solo un caso!!!

La Sogesid S.p.A., operante nel settore di consulenza su temi ambientali, con sede in Roma ricerca i profili professionali di seguito indicati. Si specifica che la sede di lavoro è Roma e che ai candidati prescelti potranno essere assegnati compiti in funzione dell’esperienza maturata e delle singole capacità professionali acquisite, mediante incarichi di collaborazione nelle forme previste dalla vigente normativa.

Laureati Rif. (01/09)

Diplomati (Rif. 02/09)

Esperti comunicazione (Rif. 03/09)

Riferimento 01/09 - Laureati

  1. Laureati in giurisprudenza e scienze politiche, con competenze in materia di gestione dei beni mobili ed immobili in uso agli enti gestori del sistema delle aree protette, verifica atti e contratti posti in essere dagli enti gestori del sistema delle aree protette, controllo efficienza, efficacia ed economicità dell’azione amministrativa e contabile del management, gestione contenziosi e avvio dell’attività legata ai procedimenti per danno ambientale in aree protette, convenzioni internazionali. Conoscenza delle procedure e delle modalità di accesso alle risorse dei Fondi dell’Unione Europea con particolare riguardo alle iniziative legate alle tematiche ambientali.

  2. Laureati in Giurisprudenza con competenze in diritto costituzionale e diritto pubblico.

  3. Laureati in scienze umanistiche, naturali/ambientali, biologia e geologia, con competenze in materia di prevenzione e nella lotta all’inquinamento marino delle aree marine protette particolarmente sensibili, di biodiversità marina, di recupero e tutela della fauna in aree naturali protette, di salvaguardia degli ecosistemi marino-costieri nonché di valutazione delle iniziative legate alla fruizione e sviluppo dei territori con particolare riguardo all’aspetto ed impatto antropico nelle aree protette. Conoscenza delle procedure e delle modalità di accesso alle risorse dei Fondi dell’Unione Europea con particolare riguardo alle iniziative legate alle tematiche ambientali.

  4. Laureati in scienze statistiche ed economiche, con competenze in materia di raccolta ed elaborazione di dati statistici sulle aree protette, controllo efficienza, efficacia ed economicità dell’azione amministrativa e contabile del management con particolare riguardo agli strumenti contabili. Conoscenza delle procedure e delle modalità di accesso alle risorse dei Fondi dell’Unione Europea con particolare riguardo alle iniziative legate alle tematiche ambientali.

  5. Laureati in Ingegneria chimica, con competenze nella valutazione, sperimentazione e riduzione dell’impatto delle attività produttive sull’ambiente, con particolare riferimento al trattamento dei rifiuti e delle emissioni inquinanti.

Riferimento 02/09 - Diplomati

  1. Diploma di maturità classica/scientifica, con competenze in materia di attività di segreteria, archivio, gestione database relativi a parchi nazionali ed aree marine protette, adempimenti connessi agli organi di gestione, supporto al centro operativo delle emergenze in mare e contrasto di eventi inquinanti nelle aree protette marine.

  2. Diploma di ragioneria, perito commerciale/programmatore ed equipollenti, con competenze in materia di segreteria tecnica, gestione database relativi a parchi nazionali ed aree marine protette, supporto amministrativo al completamento dei repertori relativi alle specie floro-faunistiche a rischio in aree protette nazionali, verifica e controllo dei flussi finanziari nelle aree marine protette, supporto per la gestione integrata delle aree costiere mediterranee.

  3. Diploma di liceo linguistico e di geometra, con competenze sugli adempimenti connessi al funzionamento della segreteria tecnica per le aree naturali protette e sulla gestione documentale degli atti di deliberazione degli enti parco nazionali.

Riferimento 03/09 - Esperti in comunicazione

  1. Esperti per la comunicazione e divulgazione dei temi della Biodiversità e delle tematiche legate al Countdown 2010 ed al Target 2020 in ambito nazionale ed internazionale in stretto collegamento alle Convenzioni Internazionali in materia. Conoscenza delle procedure e delle modalità di accesso alle risorse dei Fondi dell’Unione Europea con particolare riguardo alle iniziative legate alle tematiche ambientali. Esperti in ideazione e gestione di piani di comunicazione. Esperti in campo universitario sui temi della comunicazione.

  2. Personale di supporto tecnico, logistico ed organizzativo alle attività di cui al punto precedente.

Requisiti per partecipare

I candidati devono avere un’esperienza professionale documentata in realtà pubbliche e/o private e/o professionistiche e/o presso Università e/o Consorzi Universitari per quanto riguarda la conoscenza delle tematiche di interesse della Direzione Generale Protezione della Natura del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare. I candidati devono inoltre possedere i seguenti requisiti:

  • cittadinanza italiana o di uno dei paesi membri dell’Unione Europea;
  • perfetta conoscenza e padronanza della lingua italiana;
  • godimento dei diritti civili e politici;
  • non aver riportato condanne penali e non aver procedimenti penali in corso;
  • non essere incorso nella destituzione, dispensa, decadenza o licenziamento da precedente impiego presso una pubblica amministrazione;
  • età compresa tra i 20 ed i 55 anni compiuti al 31/12/2008;
  • obblighi di leva assolti.


Modalità di invio della domanda

Il curriculum vitae, rigorosamente in formato europeo e contenente il consenso al trattamento dei dati personali, deve essere inviato esclusivamente al seguente indirizzo di posta elettronica: sogesid@pec.sogesid.it . Nell’invio occorre indicare chiaramente nell’oggetto il codice applicato alla selezione (es. Rif. 01/09 – lett. a) ed un indirizzo e-mail per eventuali contatti. La data di scadenza per l’invio è fissata al 26 Giugno 2009. La domanda alla selezione può essere presentata soltanto per uno dei profili professionali sopra esposti.

Valutazione

La valutazione dei curricula qualora eccedente le 200 unità complessive potrà essere oggetto di attività preselettiva discrezionale della Sogesid S.p.A. La valutazione comparativa dei candidati in relazione all’incarico da svolgere è effettuata da una Commissione esaminatrice. Altresì la Commissione si riserva la facoltà di nominare esperti soggetti esterni qualora necessario.

La valutazione sarà espressa come di seguito descritto:

  1. L’attinenza dei titoli di studio e professionali all’incarico da conferire fino ad un massimo di 20 punti;

  2. L’esperienza specifica nel settore oggetto dell’incarico fino ad un massimo di 40 punti;

  3. Colloquio per gli aventi titolo fino ad un massimo di 40 punti. Il colloquio verterà sulle materie inerenti il profilo professionale di riferimento.

L’invito al colloquio verrà trasmesso ai candidati mediante un messaggio di posta elettronica all’indirizzo e-mail indicato nel curriculum dal candidato medesimo. Il calendario dei colloqui verrà pubblicato sul sito della Sogesid S.p.A. (www.sogesid.it). Gli esiti della selezione saranno pubblicati tempestivamente nella sezione dedicata sul sito aziendale.

Motivi di esclusione

Sono motivi di esclusione la mancanza di uno dei requisiti per partecipare sopra indicati, nonché la non osservanza di una delle modalità di invio sopra esplicitate.

Note

L’informativa al trattamento dei dati personali è reperibile all’indirizzo www.sogesid.it .

Le posizioni sono rivolte ad entrambi i sessi nonchè anche a soggetti rientranti nelle categorie protette (L. 68/99). Il presente avviso di selezione non impegna in alcun modo la Sogesid S.p.A. ad assumere a qualsiasi titolo i candidati che avranno superato il colloquio orale. Sarà cura della Sogesid S.p.A. comunicare agli aventi titolo eventuali modalità di contrattualizzazione.

COMUNICATO ANPRI RIUNIONE SU PRECARIATO DEL 23.6.2009

Il 23 c.m. si è tenuta una riunione sindacale sulla situazione dei precari con la presenza di rappresentanti del MATTM (il magistrato Bernadette Nicotra, vice capo di gabinetto, e il dottor Cosentino, responsabile del bilancio).

Le informazioni "nuove" fornite che riguardano l'Istituto sono:

  1. Per quanto riguarda i precari, alla Funzione Pubblica stanno elaborando un provvedimento di carattere generale per "stabilizzare" (prorogare) quanti rimasti fuori dal processo di stabilizzazione. Il provvedimento "dovrebbe" essere tarato sui co.co.co. "storici" di tutta la pubblica amministrazione, ma non si sa in quali termini. Non vi saranno in tale decreto provvedimenti specifici per l'ISPRA. E' comunque rimasta a disposizione una sola riunione utile del Consiglio dei Ministri per approvare il decreto sopra citato. Non si è praticamente parlato dell'ipotesi di rinnovare i 200 contratti in scadenza utilizzando i fondi di progetti o convenzioni, tale soluzione interna sarebbe comunque sempre praticabile(sic!).

  2. Sta per uscire il decreto interministeriale previsto dall'art. 28 comma 3 della legge 133/08 istitutivo dell'ISPRA, per la definizioni degli organi (presidente, direttore, cda, termini temporali per la loro nomina, ecc.), che non è lo statuto. Quest'ultimo con lo schema di organizzazione, la dotazione organica, ecc, uscirà poi in un secondo tempo.

  3. Per quanto riguarda invece i concorsi dei tecnici (diplomati e laureati) che ancora rimangono da bandire, l'amministrazione dell'ISPRA ha ammesso (dopo aver provato a raggrupparli per "aree di competenza") di essere ora passata all'ipotesi (che noi avevamo già suggerito come unica soluzione praticabile) di prevedere un profilo per ogni posto messo a concorso.


Aldo Buccafurni
Segretario ISPRA per CIDA-ANPRI

Dal 1 luglio TUTTI a CASA?

L’esito dell’incontro di ieri 23 giugno ’09 tra le OOSS, il vice capo di gabinetto dr.ssa Nicotera e il Dr. Cosentino, in rappresentanza del Ministero dell’Ambiente, il Dr. La Commare in rappresentanza della struttura commissariale dell’ISPRA, ha confermato le preoccupazioni per la grave situazione del precariato che, a meno di un recupero in extremis nel consiglio dei ministri di venerdì, dal 1 luglio vedrà oltre 200 contratti di collaborazione non rinnovati.

L’incontro si è svolto a seguito della richiesta che le OOSS hanno avanzato al Ministero dell’Ambiente il 10 giugno u.s. nel corso del presidio indetto da CGIL, CISL e UIL a sostegno della vertenza dei precari e per una chiara definizione del ruolo dell’Istituto.

Le OO.SS. hanno ribadito la necessità di rinnovare tutti i 200 contratti in scadenza il 30 giugno e contestualmente trovare soluzioni complessive per tutte le altre tipologie di contratti che da giugno in poi arriveranno a scadenza, facendo altresì presente le difficoltà riscontrate nelle attività connesse ai diversi progetti di ricerca a causa delle lungaggini e delle procedure farraginose che stanno impedendo il rinnovo dei contratti di collaborazione e degli assegni di ricerca già scaduti dall’inizio dell’anno.

Di fronte alle nostre richieste il Ministero ha fatto presente che rispetto alla vertenza dei precari, seppure nelle difficoltà delle normative vigenti, si sta facendo carico di sollecitare, d’accordo con il dipartimento della Funzione Pubblica, l’emanazione di una norma di carattere generale valida per tutti gli enti per quelle quote di personale precario che rimangono fuori dalle stabilizzazioni. Tuttavia nessuna garanzia è stata data rispetto all’emanazione di tale norma entro il 30 giugno.

In assenza dell’atto normativo i precari verranno di fatto licenziati.

Per quanto riguarda l’emanando statuto dell’ISPRA, il Ministero ha informato che sta per essere emanato dall’ufficio legislativo del ministero il decreto interministeriale in applicazione dell’art. 28 della L.133/2008, che verrà mandato al Consiglio di Stato e alle Commissioni Parlamentari per il parere. Successivamente si passerà alla definizione del testo vero e proprio dello Statuto che sarà predisposto previo confronto con le OO.SS.

CGIL, CISL e UIL, in considerazione della aleatorietà delle risposte fornite dal Ministero, si impegna a monitorare l’evolversi degli interventi politici dei prossimi giorni riguardo il precariato ISPRA. Esprimono inoltre forte preoccupazione per il futuro occupazionale dei precari, nonché per la funzionalità complessiva e per le attività di ricerca dell’Istituto che verrebbero gravemente pregiudicate.

Le OO.SS. hanno ribadito al tavolo quelle proposte tecniche di soluzione temporanea che, in assenza della norma governativa, garantirebbero comunque il rinnovo di tutti i contratti, attingendo alle risorse già accantonate dall’ISPRA per le proroghe dei co.co.co. sino al 31 dicembre 2009 e rientranti nel tetto del 35% previsto dalla normativa vigente.

Il consiglio dei ministri di venerdì 26 giugno sembra quindi essere l’unica data utile e determinante ai fini dell’approvazione di una possibile norma.

A sostegno delle nostre richieste stiamo organizzando iniziative di mobilitazione da porre in atto nei confronti del governo riguardo la norma e nell’Istituto per quanto concerne le possibili soluzioni interne.

La mobilitazione inizierà venerdì prossimo 26 giugno (giorno del consiglio dei Ministri) con una assemblea presso la sala conferenze di via Brancati.

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ROMA: DA PROVINCIA MOZIONE BIPARTISAN CONTRO LICENZIAMENTI ISPRA

Roma, 23 giu. - (Adnkronos) - Fermare il licenziamento, da parte del governo, di 430 precari dell'Istituto per la Protezione e la Ricerca Ambientale, Ispra, previsto tra giugno e settembre. E' l'obiettivo che ha visto oggi unite le Commissioni Sviluppo e Ambiente della Provincia di Roma in un incontro con i rappresentanti dei lavoratori. ''Il 30 giugno - spiega Marco Miccoli, presidente della Commissione Sviluppo - 200 persone vedranno i loro contratti non rinnovati dalla struttura comissariale che gestisce l'istituto e da qui a dicembre si arrivera' al licenziamento di quasi un terzo del personale Ispra, soprattutto nel comparto ricerca". I precari - continua - chiedono chiarezza al governo e l'Ente provinciale, oltre ad esprimere la propria solidarieta', intende fare quanto possibile perche' vengano date garanzie sul futuro dei lavoratori e la tutela dell'ambiente. Per questo - annuncia Miccoli - sara' al vaglio del prossimo Consiglio una mozione presentata da maggioranza e opposizione, per chiedere una sintesi istituzionale e promuovere un incontro che unisca tutti gli interlocutori: Ministero dell'Ambiente, Regione Lazio, Provincia e Comune di Roma. ''L'Ispra, infatti - aggiunge Alberto Filisio, presidente della Commissione provinciale Ambiente - e' nato dall'accorpamento di tre Enti: Apat-Agenzia per la Protezione dell'Ambiente e i servizi Tecnici, Icram-Istituto Centrale per la Ricerca scientifica e tecnologica Applicata al Mare ed Infs-istituto Nazionale per la Fauna Selvatica vigilati dal Ministero per l'Ambiente, con lo scopo di consolidare, in un'unica entita', le competenze tecnico-scientifiche e armonizzare le politica ambientale del Paese. ''Razionalizzare, pero' - sottolinea Filisio - e ad un solo anno dall'istituzione, non puo' significare lasciare senza impiego oltre 400 persone, con forte impatto socio-economico nel territorio di Roma e penalizzare un Paese che ha piu' che mai bisogno di valorizzare la politica ambientale con ricerca e sperimentazione e di non abbassare la guardia in tema di protezione e controllo. Non puo' esistere infatti risparmio se poi a pagare e' l' ambiente e bisogna sempre chiedersi quanto costa, in termini di sviluppo e salute pubblica, l'assenza di ricerca".

ROMA: PROVINCIA RICEVE DELEGAZIONE PRECARI ISPRA

Roma, 23 giu. - (Adnkronos) - Una delegazione di precari dell'Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) e' stata ricevuta oggi dalle Commissioni Ambiente e Sviluppo della Provincia di Roma, presiedute rispettivamente da Alberto Filisio e Marco Miccoli, in riunione congiunta, per informare i rappresentanti dell'istituzione sulla grave situazione lavorativa in cui si trovano i dipendenti dell'Istituto, 200 dei quali andranno a casa tra una settimana, seguiti fino a dicembre da altri colleghi, per un totale di 430 persone destinate a restare senza lavoro. I lavoratori hanno mostrato ai consiglieri provinciali il cortometraggio auto prodotto ''Non sparate alla ricerca'', ricordando di aver scritto una lettera aperta al Ministro dell'ambiente (che ha compiti di vigilanza sull'Istituto), Stefania Prestigiacomo, accompagnata da una raccolta di firme sul sito www.nonsparateallaricerca.org, sulla quale hanno gia' superato le 1.800 adesioni. Un portavoce dei precari ha spiegato ai consiglieri provinciali che ''la Prestigiacomo in tutti questi mesi ha sempre rifiutato di incontrarci, nonostante le ripetute richieste dei sindacati e i molti presidi da noi tenuti sotto la sede del Ministero, mostrando quindi un disinteresse non solo per le sorti dei lavoratori, ma anche per quelle della ricerca e protezione ambientale nel nostro Paese, della quale prima o poi dovra' rispondere davanti a tutti i cittadini''. I lavoratori dell'Ispra hanno molto apprezzato l'interesse nei loro confronti della Provincia, prima istituzione a interessarsi ufficialmente alla loro vertenza, e in particolare appoggiano le proposte venute da diversi consiglieri, sulla possibilita' di coinvolgere in iniziative a sostegno dei precari, oltre alla Provincia di Roma anche la Regione Lazio e il Comune di Roma. Oltre alla drammatica situazione occupazionale, i lavoratori dell'Ispra hanno voluto ricordare nella sede istituzionale ''l'importanza della ricerca in quanto tale, anche dal punto di vista dello sviluppo del Paese e della sua economia, visto che il lavoro dei ricercatori porta spesso al reperimento di fondi internazionali, rappresenta il meglio dell'Italia all'estero e crea alternative per l'uscita dalla crisi, non e' un caso infatti che la maggioranza dei paesi europei stiano investendo sulla ricerca proprio in questa fase di grande difficolta' economica''

Precari Ispra ricevuti da provincia di Roma

IL VELINO LAZIO-- Roma, 23 GIU (Velino) - Una delegazione di precari dell'Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) e' stata ricevuta oggi dalle Commissioni Ambiente e Sviluppo della Provincia di Roma, presiedute rispettivamente da Alberto Filisio e Marco Miccoli, in riunione congiunta, per informare i rappresentanti dell'istituzione sulla grave situazione lavorativa in cui si trovano i dipendenti dell'Istituto, 200 dei quali andranno a casa tra una settimana, seguiti fino a dicembre da altri colleghi, per un totale di 430 persone destinate a restare senza lavoro. I lavoratori hanno mostrato ai consiglieri provinciali il cortometraggio auto prodotto "Non sparate alla ricerca", ricordando di aver scritto una lettera aperta al Ministro dell'ambiente (che ha compiti di vigilanza sull'Istituto), Stefania Prestigiacomo, accompagnata da una raccolta di firme sul sito www.nonsparateallaricerca.org, sulla quale hanno gia' superato le 1.800 adesioni. Un portavoce dei precari Ispra ha spiegato ai consiglieri provinciali che "la Prestigiacomo in tutti questi mesi ha sempre rifiutato di incontrarci, nonostante le ripetute richieste dei sindacati e i molti presidi da noi tenuti sotto la sede del Ministero, mostrando quindi un disinteresse non solo per le sorti dei lavoratori, ma anche per quelle della ricerca e protezione ambientale nel nostro Paese, della quale prima o poi dovra' rispondere davanti a tutti i cittadini". I lavoratori dell'Ispra hanno molto apprezzato l'interesse nei loro confronti della Provincia, prima istituzione a interessarsi ufficialmente alla loro vertenza, e in particolare appoggiano le proposte venute da diversi consiglieri, sulla possibilita' di coinvolgere in iniziative a sostegno dei precari, oltre alla Provincia di Roma anche la Regione Lazio e il Comune di Roma. Oltre alla drammatica situazione occupazionale, i lavoratori dell'Ispra hanno voluto ricordare nella sede istituzionale "l'importanza della ricerca in quanto tale, anche dal punto di vista dello sviluppo del Paese e della sua economia, visto che il lavoro dei ricercatori porta spesso al reperimento di fondi internazionali, rappresenta il meglio dell'Italia all'estero e crea alternative per l'uscita dalla crisi, non e' un caso infatti che la maggioranza dei paesi europei stiano investendo sulla ricerca proprio in questa fase di grande difficolta' economica"

martedì 23 giugno 2009

I casi personali di Silvio e un paese che va a rotoli

Mentre impazza la storia di Berlusconi e le ragazze-escort, i primi dati 2009 dell’Istat sull’export e sull’occupazione e le stime di importanti associazioni come Confindustria e Confcommercio sul futuro disegnano uno scenario preoccupante. Quasi ignorato dai media

L’ultima settimana è stata molto dura per il governo, alle corde per il caso delle ragazze-escort (o se preferite donne a pagamento) che avrebbero allietato le serate del nostro premier. Che naturalmente è molto preoccupato per gli sviluppi della vicenda. Sono passati in totale sordina alcuni importanti e attesissimi dati congiunturali, che ci danno finalmente il termometro di cosa sta accadendo all’economia italiana nel 2009. E due rapporti sull’andamento e le prospettive del nostro paese, pubblicati da importanti associazioni di categoria, che della maggioranza di governo rappresentano cospicue e fondamentali basi elettorali. Il quadro complessivo è di un paese alla deriva e con un governo in totale confusione. I Tg e i giornali “amici” si ostinano a non parlarne. Quelli “nemici” si occupano di puttane. Ma quanto può durare?

IL CROLLO DELL’EXPORT – Mentre eravamo tutti intenti a parlare di prostitute d’alto bordo a casa Berlusconi, l’Istat ci ha informato che nei primi 4 mesi del 2009 le esportazioni complessive hanno segnato, rispetto allo stesso periodo del 2008, una diminuzione del 24,4%, con cali via via crescenti, mese dopo mese. Il calo è particolarmente forte sul fronte dei beni durevoli (macchine, mobili, ecc…) e nei settori della siderurgia (-29,3%) e dei mezzi di trasporto (-37%). Il dato è grave, perché l’Italia è un paese a fortissima vocazione all’export. Siamo, come dovrebbero sapere quelli che governano l’Italia, uno dei paesi con il più forte peso dell’export sul Pil (il 23-24%). Quindi per noi la crisi globale è particolarmente grave, perché dipendiamo molto dal commercio internazionale. E suonano paradossali le dichiarazioni del sottosegretario D’Urso che, per consolarci, dichiara che però è “notevolmente migliorata la bolletta energetica”. Come se non sapesse che questa è un’ulteriore spia del crollo di produzione e consumi interni. Quindi, l’export va male, e i consumi delle famiglie e la produzione vanno peggio. Però per fortuna ci si distrarre leggendo le avventure piccanti del premier.

OCCUPAZIONE E CASSA INTEGRAZIONE – L’Istat, evidentemente poco interessato alle vicende erotiche del presidente del Consiglio, ha pubblicato in contemporanea anche i dati dell’andamento dell’occupazione nei primi tre mesi del 2009. Dati che fanno gettare la maschera alle panzane raccontate in questi mesi da Sacconi e Berlusconi. Secondo l’Istat in un anno sono spariti 400 mila posti di lavoro, di cui 154 mila contratti a tempo determinato, 107 mila co.co.co e 163 mila lavoratori autonomi, cioè le “partite Iva involontarie”. Solo negli ultimi tre mesi si sono persi oltre 200 mila posti di lavoro. Il peso della crisi è finito tutto sulle spalle dei giovani, del mondo del precariato. La cassa integrazione funziona solo per i lavoratori delle imprese medie e grandi, con contratto a tempo indeterminato. Se si incrociano i dati Istat sull’occupazione e quelli Inps sulla cassa integrazione a livello regionale, le migliori performance dell’occupazione sono nelle regioni dove è più alto il ricorso alla CIG. Addirittura in Piemonte ed Emilia Romagna, ai vertici degli utilizzatori di Cassa integrazione, l’occupazione aumenta. Al contrario di quello che dice Berlusconi (che evidentemente ha l’abitudine di non dire le verità non solo quando parla delle sue personali vicissitudini “private”) le norme del “Non lasceremo indietro nessuno” offrono tutele – temporanee – solo al 12,5% dei lavoratori parasubordinati, al 20% degli apprendisti, al 60% dei lavoratori a tempo determinato. E il ministro Sacconi, quello che si ostina a non voler fare la riforma degli ammortizzatori sociali commenta la situazione: “I dati Istat sull’occupazione e disoccupazione sono meno peggio del previsto”. Chissà forse pensa di stare su Scherzi a Parte.

CONFINDUSTRIA E CONFCOMMERCIO – Mentre c’è chi si balocca con le vicende di Patrizia, Nicoletta, Noemi, Francesca e chissà chi altre, Confindustria ha pubblicato il suo rapporto di previsione, nel quale – oltre a ricordarci che “quest’anno si chiuderà con una perdita del 4,9% del Pil” – si mette in evidenza che tra 2008 e 2010 si perderanno circa un milione di posti di lavoro. Alla luce di tutto questo, il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, avverte: “Se le cose non cambiano avremo un percorso molto faticoso e doloroso. I prossimi mesi saranno veramente fondamentali per la tenuta del nostro sistema e la coesione sociale”. E ha invocato, come ormai fanno tutti, la necessità di riforme strutturali. Ma chissà a cosa stanno pensando nel frattempo Berlusconi e i suoi. Certo non al Rapporto sul terziario presentato da Confcommercio, che sintetizza la sua analisi scrivendo che “non ci sono segnali effettivi di un’inversione del ciclo economico italiano, ma sono molteplici gli indizi che nel futuro prossimo si possa osservare realmente un miglioramento generalizzato delle condizioni economiche. Resta, però, il problema centrale della debolezza strutturale della nostra economia e, pertanto, ripresa non significherà un ritorno rapido ai livelli pre-crisi. Tutt’altro” E che ha messo in evidenza che la crisi riporta indietro l’orologio e gli italiani si ritroveranno nel 2010 più poveri di quanto non lo erano nel 2001. In pratica, avremo buttato via 10 anni. Dicono i commercianti che “nel 2010 avremo un prodotto lordo pro-capite inferiore a quello del 2001: in breve, avremo perso dieci anni di crescita economica”. Un’analisi che meriterebbe una risposta. Ma Scajola e Tremonti tacciono. Anche Brunetta, sempre pronto a fare dichiarazioni, stavolta tace.

UN MARASMA TOTALE – Ed è dentro questi scenari che continua il balletto mediatico su Berlusconi e le veline, Berlusconi e Noemi, Berlusconi e Ghedini. Poche le voci “autorevoli” che dicono chiaro e tondo che il paese rischia il collasso, che siamo all’emergenza economica e non iniziamo neppure a preoccuparci di fare riforme strutturali o interventi radicali. Che gli italiani sono più poveri, che le retribuzioni sono ferme, I nostri ministri rassicurano, edulcorano, aiutati dai Tg amici che censurano (neanche fossimo davvero nella repubblica delle banane) e dai giornali “nemici” che puntano il faro sulle escort. Berlusconi, in evidente stato confusionale, dopo averci detto per mesi che nessuno al mondo ha fatto quello che sta facendo lui, ieri ha ammesso: “Il programma è tutto da realizzare“. Chissà che ha fatto fino ad ora, oltre che divertirsi con Apicella e le ragazze pon pon. Noi ce ne eravamo accorti. Nel frattempo l’Italia, come si legge nel recente rapporto di Prometeia, non sta bene. “Fatto 100 il Pil di ciascun Paese nel 2007, nel 2010 gli Usa si collocheranno a 98,2, il Regno Unito a 95,6 e la Spagna a 98. L’Italia, con le sue banche meno esposte ai titoli tossici e il suo stato sociale e solidale che non lascia indietro nessuno, con la sua struttura produttiva ancora sbilanciata sul fare dell’industria manifatturiera, con i suoi distretti e le sue reti di piccole e medie imprese, con le sue famiglie poco indebitate si posizionerà a 94,8, cioè peggio dei Paesi responsabili della finanza creativa, dei titoli tossici e della rinuncia all’economia della manifattura e dell’agricoltura per puntare tutto sui servizi. Peggio dei Paesi dei consumi a debito, stile USA, e di quelli delle bolle immobiliari, stile Spagna”. Insomma, la prospettiva del dopo crisi è una progressiva marginalizzazione: l’Italia sta andando a puttane. Il fatto che ogni tanto potrebbe esserci andato anche il suo primo ministro, non dovrebbe essere poi così stupefacente. Il fatto che non freghi a nessuno, francamente sì.

Anti-G8 a L'Aquila: il corteo si farà?

Se Berlusconi era convinto di depotenziare il «movimento» spostando all’ultimo istante il vertice internazionale dalla Maddalena al capoluogo abruzzese rimarrà deluso. Almeno a sentire l’assemblea della Rete dei comitati No-g8 che si è radunata domenica scorsa per promuovere le contestazioni. Che dureranno l’intera settimana. «La popolazione locale inizialmente ha visto di buon occhio lo spostamento - spiega Renato De Nicola dell’Abruzzo social forum - Ma adesso percepisce la fallimentare politica del governo e vede quell’appuntamento come una vetrina per criticare il decreto ricostruzione». Non solo. La militarizzazione del territorio, il controllo sociale nelle tendopoli, l’enorme speculazione in atto e la mancanza di fondi per ricostruire fanno montare la protesta. I primi a mobilitarsi contro il G8 saranno i vicentini del no-Dal Molin che per il 4 luglio promuovono una manifestazione, con partenza dal presidio permanente per finire, forse, con l’occupazione della base militare. Non è da escludere che abruzzesi e altri attivisti no-global vadano a Vicenza a dar man forte a quello che si presenta come il primo appuntamento della settimana anti-summit. Nella notte tra il 5 e il 6 invece, esattamente alle 3 e 32 (l’orario in cui si è avvertita la scossa più devastante il 6 aprile scorso), si svolgerà a L’Aquila la fiaccolata «Memoria, verità e giustizia» per ricordare le vittime e le responsabilità. Come quella - denunciano i comitati - dei costruttori e della protezione civile, che «sapeva e non ha fatto nulla».
La giornata più «turbolenta» sarà quella del 7, dove si preannuncia il benvenuto ai potenti della Terra. Non si sono ancora decise le modalità. La rete romana, al momento, parla di «piazze tematiche» che confluiranno in una contestazione unitaria. Mentre nel capoluogo abruzzese si svolgerà, in contemporanea, un «forum» nel parco allestito dall’Unicef in cui si dibatterà insieme a varie comunità locali «ribelli» (come quella di Chiaiano, i no-Dal Molin e i no-Tav) di modelli di sviluppo, democrazia e partecipazione dal basso. L’8 e il 9 la protesta diventerà generale, con manifestazioni su tutto il territorio, blitz e azioni estemporanee. In vista del 10, giorno del corteo nazionale promosso, tra gli altri, dal Patto di Base (Cobas, Rdb e Sdl), rete campana, Socialismo Rivoluzionario e Rete dei comunisti. La manifestazione partirà dalla stazione di Paganica e toccherà i luoghi simbolo del terremoto: le tendopoli di Onna, Tempera, San Gregorio, Sant'Elia, per concludersi all'ingresso del centro storico. Una marcia che però ha generato frizioni nell’assemblea dei no-G8, che alla fine non hanno trovato un’intesa. «È una forzatura, non tutti gli aquilani capirebbero l’arrivo da fuori di migliaia di persone, meglio rispettare il loro cammino», dice Sara Segni del comitato 3e32. La paura è che venga interpretata come una «chiamata dall’alto» e che possa distogliere l’attenzione dalla questione «ricostruzione» a quella dei possibili scontri. «È l’ultima vetrina internazionale per esprimere dissenso - continua Segni - Meglio lasciare la protesta solo agli aquilani sempre più arrabbiati, facciamo un anti-G8 creativo e intelligente e delocalizziamo la rivolta in tutto il Paese». Tra le adesioni al corteo c’è anche quella dell’Epicentro solidale, a testimoniare che non c’è una frattura netta tra abruzzesi e non. Di questo si fa forza Piero Bernocchi dei Cobas. «Non ci sono divisioni tra chi vuole criticare questi vertici e chi vuole opporsi al decreto sull’Abruzzo - sostiene - Sono due facce della stessa medaglia». Comunque la maggior parte dei comitati abruzzesi, pur non aderendo alla marcia, buttano acqua sul fuoco: «Siamo comunque uniti nel contestare il vertice, poi ognuno decide le sue forme».

Crisi, Brunetta: «C'è troppo pessimismo: per l'Italia è un momento magico»

ROMA (21 giugno) – Questa volta nel mirino del ministro Brunetta finiscono le Regioni a statuto speciale: godono di un privilegio finanziario che andrebbe eliminato. Renato Brunetta, ospite domenicale di Rtl 102.5, propone di rivedere una legislazione “vecchia di oltre 50 anni”. «Ho detto ancora una volta cose che tutti conoscono che però non si possono dire - esordisce Brunetta - Negli ultimi 50 anni molte Regioni hanno utilizzato bene questa autonomia, altre l'hanno usata male. Vorrei però dire e ricordare che tutte queste Regioni hanno avuto più risorse di altre: per fare un esempio, un bambino valdostano ha 4-5 risorse in più di un bambino piemontese. È giusto? Io dico che a 60 anni dalla Costituzione, dalla fine della Guerra, nell'Europa delle Regioni questi statuti, che, voglio precisare, non riguardano l' autonomia ma le risorse, vanno rivisti. A mio parere tutte le Regioni devono diventare speciali, con costi e trasferimenti standard per tutti, senza cioè più la distinzione tra Regioni privilegiate e Regioni non privilegiate. Nessuna lesa maestà per carità però par condicio per quanto riguarda le risorse».

«Crisi, c'è troppo pessimismo: per l'Italia è un momento magico».
Il ministro torna anche a parlare di crisi: da «inguaribile ottimista» osserva che c'è «troppo pessimismo e troppa paura» in giro. Basterebbe che la grande maggioranza degli italiani «che ha mantenuto il reddito in questi mesi» investisse di più in beni durevoli per ripartire. «Paradossalmente è un momento magico per l'Italia. I lavoratori che hanno davvero una situazione difficile sono 500 mila, persone che sono in cassa integrazione e in una situazione difficile, anche se hanno comunque una protezione di reddito all'80%. Poi ci sono 14 milioni di lavoratori che hanno viceversa mantenuto il reddito e anzi aumentato il potere di acquisto perchè sono diminuiti i prezzi, le tariffe, i costi dei mutui. C'è insomma un effetto-ricchezza, anche se sembra paradossale dirlo, che andrebbe investito. Ma la gente non si decide ad acquistare e a comprare perchè ha paura: siamo in una fase in cui ci sono segnali di ripresa e per questo occorre dare fiducia. Servirebbe che gli italiani ricominciassero ad orientarsi verso beni durevoli, come le macchine, la casa, il mobilio, gli elettrodomestici. Questo è un momento determinante e a questo mi riferisco quando, da economista, parlo di momento magico. Se lo faremo, usciremo dalla crisi prima di altri. Confesso di essere un inguaribile ottimista, ma da queste due situazioni difficilissime, la crisi economica e la tragedia del terremoto, possiamo prendere la spinta per ripartire».

lunedì 22 giugno 2009

CERCA LA RICERCA

CAROVANA METROPOLITANA CONTRO LA PRECARIETÀ

Martedì 23 giugno, Roma, tour nelle principali sedi degli Enti di ricerca

(L’itinerario di Cerca la Ricerca sarà pubblicato sui siti www.rdbcub.it; www.usirdbricerca.it)


“Martedì 23 giugno USI RdB Ricerca dimostrerà che i precari sono tanti e svolgono da anni funzioni strutturali ed essenziali per gli Enti e per il Paese”, annuncia Gabriele Buttinelli della Segreteria Nazionale USI RdB Ricerca. “Lo faremo con CERCA LA RICERCA, una carovana metropolitana che toccherà tutte le sedi dei principali Enti di Ricerca presenti a Roma. Durante ciascuna tappa saremo raggiunti dai lavoratori precari ed ex precari, che racconteranno le loro storie professionali e denunceranno le loro condizioni di vita e di lavoro”. “Solo la furia negazionista di questo governo, finalizzata allo smantellamento della ricerca pubblica, può far sostenere che non ci sono precari negli Enti di Ricerca – prosegue Buttinelli - come solo un vizio ideologico e strumentale può far dire che la flessibilità è insita nelle funzioni dei lavoratori di questo settore, più volte definiti capitani di ventura. In realtà i provvedimenti messi in campo dal governo tendono solo a cancellare i precari, nella loro dignità e nei loro diritti, ma a lasciare intatta la precarietà. Ci sono infatti enti in cui lavoratori precari vengono mandati a casa per essere sostituiti da altri precari, oppure per cancellare definitivamente le funzioni da loro svolte. In ogni caso ormai la gestione del personale assume connotati da caporalato”.“Solo le mobilitazioni dell’ultimo anno hanno bloccato le iniziative più pesanti del Ministro Brunetta - aggiunge il sindacalista - ma la conservazione dell’esistente non è più sostenibile. Chiediamo provvedimenti che estendano a tutti i precari il diritto alla stabilizzazione; chiediamo risorse che diano prospettiva ai lavoratori e alla ricerca; vogliamo assunzioni a tempo indeterminato, non precariato eterno. Per questo USI RdB Ricerca aderisce allo sciopero generale del Pubblico Impiego indetto dal Patto di Base per il 3 luglio, e costruirà una mobilitazione continua nell’autunno prossimo”, conclude Buttinelli.

ISPRA - TG3 ore 14.20 del 20.6.09



sabato 20 giugno 2009



venerdì 19 giugno 2009

Ispra: Su precari pronte interrogazioni parlamentari bipartisan

Roma, 19 GIU (Velino) - I precari dell'Ispra "rilanciano la propria mobilitazione, dopo il successo dell'iniziativa di lancio del cortometraggio Non Sparate alla Ricerca, da loro autoprodotto per sensibilizzare l'opinione pubblica sui 430 licenziamenti che li interesseranno dal 30 giugno al 31 dicembre di quest'anno". Lo rendono noto in un comunicato gli stessi precari dell'Ispra, che aggiungono: "Nei prossimi giorni, sono previste nuove proiezioni in incontri pubblici, ed eventi di visibilita': sulla questione dei precari Ispra sono poi gia' pronte due interrogazioni parlamentari bipartisan, e sia la provincia di Roma che la regione Lazio hanno annunciato l'apertura di tavoli di consultazione con il personale precario dell'Istituto, oltre che per discutere il futuro della ricerca e dei controlli ambientali nel paese. Sul sito internet www.nonsparateallaricerca.org il video Non Sparate alla Ricerca ha avuto in poche ore centinaia di contatti, mentre la petizione online destinata al ministro dell'Ambiente, Stefania Prestigiacomo, ha gia' raggiunto le 600 adesioni".

I precari Ispra presentano il corto “Non Sparate alla Ricerca”


Da ecoblog.it - Mentre tutti i paesi civili, Stati Uniti in testa, investono sulla ricerca nel tentativo di uscire dalla crisi, il Governo italiano sembra aver intenzione di tagliare sempre più il già misero 1,1 % del Pil che ogni anno viene assegnato a questo fondamentale comparto. I primi a farne le spese saranno ricercatori precari come quelli dell’Ispra (Istituto per la Protezione e la Ricerca Ambientale), istituto frettolosamente fondato l’anno scorso dalla fusione dei tre enti ambientali preesistenti, vigilati dal Ministro dell’Ambiente. Per sensibilizzare l’opinione pubblica e chiedere risposte alla Ministro Stefania Prestigiacomo, i precari hanno presentato ieri il cortometraggio autoprodotto dal titolo “Non Sparate alla Ricerca”, accompagnato da una raccolta di firme accessibile sul web a tutti i cittadini. Di seguito, il testo dei precari che accompagna il video e spiega la loro situazione.

Terra: Oltre al danno arriva la beffa per gli oltre 400 ecoricercatori



Giornalettismo.com

Nonsparateallaricerca.org è il sito internet che raccoglie firme per fermare la mattanza dei precari della pubblica amministrazione. I precari dell’Ispra (Istituto per la Protezione e la Ricerca Ambientale), vogliono fermare il licenziamento di 430 loro colleghi previsto tra giugno e dicembre, già annunciato dalla struttura commissariale che gestisce l’Istituto: per sensibilizzare l’opinione pubblica, presentano quindi un clip autoprodotto, dal titolo “Non sparate alla ricerca”, per spiegare cosa accadrà con la “morte” della ricerca e dei controlli ambientali. Fino all’anno scorso, esistevano due Enti pubblici di Ricerca: l’Icram, unico Ente pubblico ad occuparsi di mare, in un Paese con 8mila Km di coste, e l’Infs, l’Istituto nazionale Fauna selvatica. Esisteva poi un’Agenzia governativa per l’Ambiente, l’Apat, che si occupava di Protezione Ambientale: ognuno dei tre soggetti aveva un’identità forte e competenze tecnico‐scientifiche di grande livello, ma fondamentalmente diverse tra loro. Ad Agosto 2008, il Governo li ha fusi in un’unica entità, creando l’Istituto Superiore per la Ricerca e la Protezione Ambientale (Ispra). Da quel momento, tutte le procedure economico‐amministrative che erano state ritagliate su misura per le varie attività dei tre ex enti sono state sostituite con procedure arcaiche e farraginose, assolutamente non idonee allo svolgimento delle attività di ricerca. Ora, sono 200 le persone che il 30 giugno vedranno i loro contratti non rinnovati, e da qui alla fine dell’anno si arriverà al licenziamento di 430 unità pari a più di 1/3 del personale ISPRA. I precari chiedono chiarezza e garanzie sul proprio futuro, come su quello della tutela dell’ambiente in Italia.

Qui trovate il video, e qui la petizione