LA PETIZIONE DA FIRMARE

lunedì 27 ottobre 2008

E su Facebook si combatte per la "causa"

Mentre il presidente del Consiglio Berlusconi continua a definire la protesta universitaria una rivolta dei soliti comunisti e il ministro della Pubblica Istruzione Mariastella Gelmini solo «un rito», i ricercatori universitari si mobiliano anche su Facebook con la pagina web dedicata alle «Cause». Sono più di centomila sul social network - che in Italia in tutto conta un milione di iscritti - e sono tutti amici «a favore dell’istruzione e della ricerca contro la L.133/08» che hanno trovato «luoghi e modi finora inediti per esprimere il proprio dissenso» .
Ma la notizia è che su Facebook non ci si limita a fare gruppo, ma si agisce secondo quel «rito» del passaparola che più volte ha dato prova di funzionare. E il passaparola in questo caso si fa con una mail che da sabato gli amici della causa stanno inviando a più di 400 indirizzi mail di rappresentanti delle istituzioni politiche europee ed internazionali. Il testo della mail in inglese, francese, tedesco, spagnolo e catalano fa sentire la voce del dissenso di ricercatori, professori, studenti e cittadini italiani che vogliono «salvaguardare i loro diritti fondamentali». «Come avrete ormai saputo, in questi giorni, in Italia, si sta decidendo il futuro assetto delle istituzioni scolastiche ed universitarie di questo Paese – è l’incipit della missiva – istituzioni che sono alla base della struttura sociale, civile e culturale di ogni paese democratico. Sono – continua il testo – gli strumenti chiave per il progresso economico e la mobilità sociale, elementi fondamentali per la competitività internazionale nel mondo globalizzato».
Ma i ricercatori non ci stanno ai cambiamenti messi in atto dal governo e pur sentendo in prima persona «l’esigenza di una riforma che impedisca sprechi e favoritismi personali, premi il merito, favorisca la ricerca, gratifichi gli insegnanti che si impegnano con passione e competenza nel proprio lavoro», non apprezzano i provvedimenti «imposti dal governo all’opposizione parlamentare e alla sua stessa maggioranza politica» che «non hanno niente delle riforme di largo respiro di cui queste istituzioni hanno bisogno. Sono meri tagli di bilancio a fondi già esigui e mettono a rischio non solo il futuro dei ricercatori e degli insegnanti già precari, ma delle istituzioni stesse, creando le condizioni per un loro declino irreversibile» spiegano. E nonostante la «pacifica protesta», questa generazione di cittadini «è costretta persino a sentirsi minacciata di violenza fisica dalle dichiarazioni dal Presidente del Consiglio in carica».
E date le smentite successive di Berlusconi, i membri del social network nella lettera aggiungono tanto di link a Youtube che ha registrato, postato e diffuso il discorso del presidente del Consiglio in conferenza stampa. Dopo la testimonianza l’appello riprende: «Per chiedere l’attenzione e la solidarietà degli studenti, dei docenti, dei ricercatori, dell’opinione pubblica, dei rappresentanti politici degli altri paesi europei ed extraeuropei per la salvaguardia della libertà di pensiero, parola ed espressione in Italia, per la salvaguardia delle sue regole costituzionali di democrazia parlamentare e perché – a partire dalle istituzioni scolastiche ed universitarie – si assicuri un futuro degno a questo Paese e a tutti i suoi cittadini».

BRUNETTA VERRA' DENUNCIATO DAI DIPENDENTI DEL SETTORE GIUSTIZIA

Di Antonio Rispoli

I dipendenti del settore Giustizia stanno studiando il modo per presentare una denuncia collettiva contro il Ministro della Funzione Pubblica, Roberto Brunetta, per diffamazione. La decisione è stata presa dopo le affermazioni fatte ieri dal Ministro, in cui accusava i magistrati di lavorare poco, perchè stanno due o tre giorni e due o tre pomeriggi a settimana al lavoro; tanto che ha proposto di mettere i tornelli nei tribunali italiani. In effetti il rilievo del Ministro è profondamente ingiusto. La maggior parte dei giudici lavorano ben oltre quelli che sono i limiti contrattuali di orario. I giudici che lavorano di pomeriggio, o a casa, magari anche il sabato e la domenica sono la stragrande maggioranza, perchè sono sovraccarichi di lavoro. Se si limitassero a fare le 40 ore settimanali, dovrebbero scegliere se fare le indagini o prepararsi le udienze del giorno successivo.

MERCATI: DAMIANO, GOVERNO SBAGLIA E ITALIANI PAGANO. CAMBIARE ROTTA

(ASCA) - Roma, 27 ott - ''Abbiamo a che fare con un governo che si dichiara infallibile e che per ogni decisione mostra i muscoli: nei fatti invece ha completamente sbagliato la manovra economica''. Lo afferma in una nota il vice ministro del Lavoro del governo ombra, Cesare Damiano, che sottolinea la necessita' di ''cambiare rotta'' con la finanziaria e i provvedimenti collegati. ''Nei mesi scorsi sono stati dispersi inutilmente miliardi per togliere l'Ici ai piu' ricchi, si e' enfatizzata una Robin Tax che ha, in realta', consentito a chi fissa le tariffe di recuperare in anticipo e piu' del necessario direttamente ai danni della famiglia. Inoltre si e' decantata una manovra di alleggerimento del costo degli straordinari quando stava per esplodere la cassa integrazione. Il colmo e' costituito dal fatto che gli stanziamenti per le casse integrazione sono stati inferiori a quelli decisi dal governo Prodi nella finanziaria del 2008. Adesso il governo corre maldestramente ai ripari - sostiene Damiano - con i suoi emendamenti per finanziare nuove risorse di fronte alla crescita impetuosa delle situazioni di crisi, dei licenziamenti e mobilita' e di cassa integrazione.
Licenziamenti ai quali contribuisce con la cancellazione della norma per la stabilizzazione dei precari della Pa., che avra' come primo risultato un impatto occupazionale di 60mila posti di lavoro persi, esclusa la scuola''.
''E' ora di cambiare rotta - conclude l'ex ministro del lavoro - e di adottare le indicazioni suggerite dal Pd: oltre a sostenere le banche si sostenga il reddito delle famiglie con minore pressione fiscale su pensioni e retribuzioni, si mettano risorse consistenti per gli ammortizzatori anche a tutela di chi ha lavori discontinui o e' impiegato nelle piccolissime imprese''.

Il Ministero del Lavoro non rinnova il contratto a 400 precari

Il 24 ottobre 2008 si è svolta una riunione tra le sigle sindacali e la direzione aziendale dove è stato comunicato che i collaboratori a progetto e i lavoratori assunti a tempo determinato non avranno il rinnovo del contratto.

Italia Lavoro spa l'agenzia del Ministero del Lavoro con sede a Roma in via Guidubaldo del Monte 60 – ha una forza lavoro tra Roma e le numerose sedi territoriali nazionali di 800 persone per i 3/4 precari o altri in minoranza con contratto a tempo determinato di 6 o 12 mesi.
Il 24 ottobre 2008 si è svolta una riunione tra le sigle sindacali e la direzione aziendale dove è stato comunicato che i collaboratori a progetto e i lavoratori assunti a tempo determinato non avranno il rinnovo del contratto.
I motivi di questi provvedimenti sono che nel modo del tutto unilaterale e negando fino all’ultimo le intenzioni, il Cda di Italia Lavoro ha inviato al ministero del Lavoro di via Fornovo a Roma una bozza di documento in cui viene spiegato che è intenzione dell’azienda fra poche settimane di adottare un regolamento di ingresso all’azienda aperto a chiunque lasciando morire man mano tutti i contratti dei collaboratori presenti in azienda da pochi mesi fino a 10 anni e che in tanti anni hanno contribuito alla crescita esponenziale dell’azienda. Ad es. io sono 38enne sposata con un figlio e un mutuo altissimo e il mio contratto a progetto che scade il 31 dicembre dopo 7 anni di servizio mentre al mio collega di stanza 40enne sposato con 3 figli e con mutuo il contratto scade a fine ottobre ovvero fra pochi giorni dopo 4 anni di eccellente servizio. Situazioni del genere riguardanti i miei colleghi ce ne sono a centinaia.
Per via del mancato coinvolgimento delle sigle sindacali nelle importantissime decisioni intraprese riguardanti 400 precari che si ritroveranno a breve fuori dell'azienda dopo che è stata inviata una bozza di proposta al Ministero in cui si accederà all'azienda per concorso o per punteggio sommato tra titolo di studio e anni di anzianità in azienda. L'assurdo è che riguardo l’anzianità che vale come punteggio di punti per anno è stato dato il limite massimo di 4 anni per il calcolo del punteggio mentre una grandissima parte come la sottoscritta arriva anche al doppio.
La cosa inconcepibile è che questa decisione è stata presa bypassando completamente tutte le figure sindacali presenti in azienda ovviamente interessate a negoziare questa importante decisione (sicuramente la più importante decisione della storia dell’azienda) per tutelare centinaia di collaboratori a progetto che grazie alla loro dedizione e professionalità hanno reso possibile l'acquisizione di un PON (finanziamento dallo Stato) multimiliardario di prossimo rilascio. I colleghi contrattualizzati sono solidali a questa causa. Anche loro hanno problemi con l’azienda per un rinnovo dei salari in ritardo di ben 6 anni. Ma questa è un'altra storia.
Altra cosa inconcepibile è che il documento di bozza consegnato al Ministero del Lavoro oltre a non essere stato comunicata l’esistenza non è stato consegnato ai sindacati nemmeno a seguito della loro richiesta. Incredibile oltre che anticostituzionale !
Oggi stesso quindi nella riunione con i lavoratori abbiamo messo ai voti la decisione di scioperare per martedì 28 ottobre 2008. Lo sciopero è unanime. Quindi vi saranno sit-in davanti la società da parte sia dei lavoratori precari che dei lavoratori stabilizzati. E’ la prima volta che la parola sciopero entra in questa azienda statale dopo tanti anni di attività.
Vi prego di essere portavoce di questa vicenda e mandare colleghi giornalisti e telecamere per documentare questa tanto grave quanto incredibile vicenda che inciderà su molte famiglie già in difficoltà vista l’attuale pessima congiuntura economica.

Esito convocazione commissariale ISPRA del 24/10/2008

L’Amministrazione avvia le procedure di rettifica alla graduatoria delle stabilizzazioni 2007 ex APAT. Le rettifiche verranno eseguite anche alla luce della Finanziaria 2008 onde recuperare le unità escluse dalla suddetta graduatoria.

Viene considerata valida la graduatoria di stabilizzazione 2007 ex ICRAM a meno che non si intenda inserire eventuale personale che avesse i requisiti ai sensi della Finanziaria 2008.

Verranno reclutate a Tempo Indeterminato, in virtù del turn-over e dei dispositivi normativi riservati alle categorie protette, 79 unità di personale di cui:

- 25 tra cui i 14 dipendenti ex APAT già assunti con requisiti di stabilizzazione imperfetti;

- i 14 già vincitori di concorso pubblico nazionale a Tempo Indeterminato;

- 40 unità appartenenti alle categorie protette reclutate principalmente tra i precari già presenti nei tre Enti soppressi.

Verranno prorogati tutti i contratti TD in scadenza fino al 31/12/2008.

Attraverso l’emanazione di un dispositivo normativo ad hoc sarà possibile la proroga dei contratti di tipo COCOCO fino al 30/06/2009.

Lo stesso dispositivo normativo conterrà la nuova Pianta Organica che sarà numericamente la somma delle tre piante organiche dei tre Enti disciolti (decurtate del 10%) circa 1380, di cui 61 dirigenti di I e II fascia e al netto dei dipendenti di ruolo avrà 399 posti liberi. Nello stesso dispositivo sarà prevista l’emanazione di un concorso pubblico nazionale ai sensi dell’art. 347 Legge 244/2008 (dispositivo per l’assunzione nell’ex APAT).

Entro il 2009 saranno reclutati 289 lavoratori di cui 79 come specificato sopra e 210 con una riserva di posti del 60-70% (126-147) basata sui seguenti criteri:

- personale TD che abbia superato un concorso pubblico nazionale;

- personale con tre anni di TD nell’ultimo quinquennio.

Entro il 2010 saranno reclutati altre 110 unità e verrà considerato titolo preferenziale l’aver prestato servizio a qualunque titolo presso i tre Enti disciolti.

USI RdB Ricerca chiede rapidissime procedure di rettifica e pubblicazione di una nuova graduatoria di stabilizzazione unica per ISPRA con conseguenti stabilizzazioni entro il 2008.
Applicazione dell’art.5 del CCNL e attivazione di un concorso pubblico nazionale per l’assunzione dei precari che non rientrino nei processi di stabilizzazione.

Sottolinea, infine, che il totale dei precari a qualunque titolo presenti oggi in ISPRA è di circa 670 unità a fronte dei 399 posti liberi in pianta organica e individua come azione di lotta volta all’ampliamento della Pianta Organica la sospensione delle attività e il presidio continuativo sotto il Ministero dell'Ambiente a partire da lunedì 27 ottobre 2008

Cala il sipario sulla manifestazione del Pd e scatta ...

Cala il sipario sulla manifestazione del Pd e scatta l'usuale guerra dei numeri. Ma stavolta i numeri degli organizzatori sembrano davvero sparati a casaccio. Il Pd continua a dire che al Circo Massimo sabato c'erano 2 milioni e mezzo di persone. Per la Questura invece erano circa 250 mila.

La maggioranza smentisce la cifra e ribadisce che la manifestazione non è stata quel successo vantato da Walter Veltroni. Anzi, dopo il Circo Massimo, afferma il ministro Renato Brunetta, si conferma «l'impossibilità del dialogo». Il titolare della Funzione pubblica spiega infatti: «Non è possibile fare un tavolo di riforme in comune con questa opposizione, che non esiste e ha una credibilità ridotta ai minimi termini».
Ma veniamo ai numeri: le spiegazioni tecniche fornite dalla Questura non placano la polemica. «Sono stupefatto», dice Achille Passoni, responsabile dell'organizzazione, facendo riferimento ad altre manifestazioni celebrate sempre al Circo Massimo negli anni passati.
Se si torna indietro con la mente a qualche kermesse del passato, svolte sempre nella stessa zona, i conti però non tornano. Prendiamone due: festa per lo scudetto della Roma (24 giugno 2001), manifestazione Cgil contro il terrorismo (23 marzo 2002). La prima: chi non ricorda le immagini dei tifosi romanisti ammassati su tutti i lati del Circo Massimo, qualcuno era anche sui tetti. Dato finale: 1 milione di persone in piazza. La seconda: tutta la zona circostante il Palatino era bloccata, condistese di bandiere rosse ovunque. Dato finale: 700 mila persone. Confrontando le immagini delle 3 manifestazioni la differenza è evidente. Da qui le critiche del Pdl. Gli organizzatori hanno gonfiato i numeri almeno di «otto volte», dice il portavoce di Fi Daniele Capezzone. Mentre per Maurizio Gasparri «preoccupa che il maggior partito dell'opposizione si sia ridotto i questo stato», cioè «mentire sulle cifre».
Gia.Ron.

La Sinistra Europea a Bruxelles contro la precarietà

Oltre un migliaio di persone da vari paesi d'Europa hanno partecipato, sabato 25 ottobre 2008 a Bruxelles, al meeting internazionale "4 ore contro la precarietà", organizzato dal Partito della Sinistra Europea e dai suoi membri locali, nell'ambito della campagna "Reclaim Your Life - Fight Precariety!". Dopo un concentramento in piazza Saint-Josse e un corteo intorno alla Torre Madou - edificio simbolico della Commissione Europea -, un gran numero di rappresentanti di partiti, sindacati e associazioni, e di lavoratori precari, studenti, sans-papiers e tanta altra gente si sono riuniti presso la sala "Claridge" per parlare e dibattere della precarietà in Belgio e in Europa, delle ripercussioni dell'ennesima crisi del capitalismo, e delle risposte della sinistra comunista e alternativa e dei movimenti per un altro mondo e un altro sistema economico possibile, giusto e necessario. Erano presenti, tra gli altri, la vicepresidente della Sinistra Europea, Graziella Mascia (Rifondazione Comunista), il deputato europeo Miguel Portas (Bloco de Esquerda), Christine Mendelsohn del Parti Communiste Français, Halina Wawzyniak della Die Linke, Pierre Eyben del Parti Communiste Wallonie-Bruxelles, etc. Specialmente nutrita e variegata la partecipazione delle compagne e dei compagni di Rifondazione Comunista: oltre a Graziella Mascia, dall'Italia sono intervenuti Carlo Cartocci (responsabile Dipartimento Italiani nel Mondo) e Stefano Gallieni (responsabile Dipartimento Immigrazione) , mentre dall'Europa erano presenti delegazioni dalla Germania (Colonia), dalla Francia (Parigi), dalla Gran Bretagna (Londra) e naturalmente dal Belgio (Bruxelles e Mons-Charleroi) , con le loro bandiere e striscioni e uno stand insieme con le altre organizzazioni locali e internazionali che hanno cooperato nell'iniziativa. Una gran bella giornata di presenza e di lotta quindi, per mettere sempre più al centro dell'attenzione e dell'urgente azione politica il problema della precarietà e delle condizioni di vita e di lavoro di sempre più persone.

domenica 26 ottobre 2008

Precari con fantasia

di Reginaldo Palermo
Si moltiplicano le iniziative dei precari della scuola per ottenere visibilità nelle proteste contro il Ministro e il Governo. A Milano San Precario affigge sul portone della Borsa le 95 tesi sul precariato. I precari liguri lanciano una petizione a favore di Luciana Littizetto Ministro dell'Istruzione.
A poco meno di 500 anni dal clamoroso gesto di Martin Lutero che nel 1517 aveva affisso sul portale della Cattedrale di Wittenberg le 95 tesi sull’indulgenze che diedero origine alla “riforma protestante”, nei giorni scorsi, i precari milanesi hanno dato vita ad una curiosa forma di protesta.
Sulla facciata del palazzo della Borsa (rinominata per l’occasione “Chiesa di Ognissoldi”) è stato affisso un enorme manifesto con le “95 tesi sul precariato”, firmate da San Precario, associazione che aggrega non solo i precari della scuola ma anche quelli di altri settori (servizi pubblici e privati in particolare).
Nel mirino di San Precario ci sono un po’ tutti: non solo le grandi compagnie telefoniche colpevoli di procedere alla progressiva esternalizzazione dei servizi ma anche le stesse confederazioni sindacali accusate di sottoscrivere accordi capestro in molti comparti.
Ma perché questa commistione fra sacro e profano ?
“Abbiamo deciso di ricorrere a simboli che si richiamano all’immaginario collettivo proprio per richiamare l’attenzione di tutti sull’importanza del fenomeno del precariato”, spiega Rachele Stella, docente precaria (“anzi precaria e basta, quando si è precari si passa spesso da un lavoro all’altro”)
Sì, ma usare addirittura l’immaginetta di “San Precario” forse è un po’ troppo..
“E perché mai ? Le immagine sacre sono simboli facilmente riconoscibili da tutti”
Fra le 95 tesi affisse sul portone della Borsa milanese ci sono anche autentiche perle di saggezza filosofica (“la precarietà è esistenziale oltre che lavorativa”) o formule sintetiche che sottendono complesse analisi sociologiche ed economiche (“la precarietà è condizione intima alla metropoli”, “la precarietà è l'Europa del profitto”, “la precarietà è donna”).
Senza trascurare slogan che mettono in evidenza una concezione che fa riferimento alla struttura di classe delle società occidentali: “Combattere la precarietà significa conoscere le dinamiche del potere e come si produce ricchezza”.
Ma non solo San Precario usa fantasia e immaginazione.
Il Comitato Precari Liguri della Scuola - riproponendo un'idea che da qualche giorno circola in diversi blog e forum della rete e riferendosi evidentemente all’intervento dell’attrice torinese alla trasmissione “Che tempo che fa” di Fabio Fazio - ha lanciato la petizione "Vogliamo Luciana Littizzetto Ministro dell'Istruzione".
Con questo - spiegano gli animatori del loro visitatissimo blog - vogliamo segnalare un malessere diffuso nella scuola italiana.
“L’iniziativa - aggiungono - ha un sapore goliardico, ma un significato profondo”.

sabato 25 ottobre 2008

Pd in corteo, Veltroni: «Siamo 2 milioni e mezzo» Berlusconi: manifestano per nascondere divisioni

Leader Pd: in piazza perché «un'altra Italia è possibile»
Rotondi: legittimo manifestare, ma governo risponde con risultati

ROMA (25 ottobre) - «È molto meglio di come ci aspettassimo. È una manifestazione bella, democratica e pacifica. Siamo all'opposizione e questa e una manifestazione contro il governo che non risolve i problemi del paese». Così il leader del Pd commenta la manifestazione di oggi a Roma partita con due cortei alle 14 da piazza Repubblica e piazza dei Partigiani. Secondo gli organizzatori sono «oltre 2 milioni e mezzo» i manifestanti al Circo Massimo dove un applauso e un boato della folla ha accolto Veltroni. Per il leader del Pd la manifestazione "Salva l'Italia" è «utile e indispensabile non solo al Partito democratico, ma alla stessa democrazia italiana e al Paese intero». Per il premier Silvio Berlusconi, invece, si tratta di una «manifestazione ad uso interno che non cambierà nulla: il governo andrà avanti nella sua strada». Poco prima il ministro per l'Attuazione del programma, Gianfranco Rotondi, aveva annunciato che il corteo è legittimo, ma il governo risponde con i fatti.
I cortei. Tra i manifestanti anche studenti, lavoratori di Alitalia. Scattato già da ieri sera il piano sicurezza con la rimozione di cassonetti e auto nelle due piazze. Alla testa del corteo a piazzale dei Partigiani Veltroni e Massimo D'Alema per il quale dalla manifestazione «emerge un segnale straordianario». Insieme a loro Pierlugi Bersani: «Sarà una manifestazione di proposte oltre che di proteste». A piazzale della Repubblica anche i Verdi con Paolo Cento e Grazia Francescato e Rosy Bindi che manifesta anche contro legge elettorale e per la reintroduzione delle preferenze: «Senza preferenze - ha detto - i cittadini non sanno per chi votano». Per Nicola Zingaretti, della Provincia di Roma, in piazza il popolo «è arrabbiato per le politiche adottate dal governo». Per il presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo «ci sono persone che sono qui per unire il Paese, non per dividerlo». Piero Fassino ha parlato di «grandissima e straordinaria partecipazione di popolo». Per Dario Franceschini Berlusconi «è patetico e impaurito: se venisse qui vedrebbe un popolo enorme che va ben oltre i militanti del Pd». Il tutto tra cori di Bella Ciao, l'Inno di Mameli e slogan pro-Obama.
Veltroni. «È una grande manifestazione - ha detto - serena, di gente civile che vuole raccontare che è possibile fare qualcosa di diverso». Il leader del Pd parla di «manifestazione contro il governo per indicare soluzioni alternative ai problemi che stiamo vivendo e che il governo non è in grado di affrontare». Dalle pagine di Europa aveva fatto sapere che la linea è quella della «protesta e opposizione insieme a proposte concrete».
«La più grande da molti anni». «Mi dicono che la testa del corteo da Piazzale dei Partigiani è arrivata al Circo Massimo, ma la coda è ancora a Piazzale dei Partigiani. Se erano due milioni per il Pdl a Piazza San Giovanni nel 2006, valutate voi...». «Credo - ha detto Veltroni - che sia la più grande manifestazione di un partito che è svolta in Italia da molti anni a questa parte» . «È una prova molto bella di vita democratica - ha proseguito - che con tranquillità manifesta. È quanto speravamo, supera anche le più rosee aspettative, è successo». Quindi Veltroni ha aggiunto che la partecipazione elevata «vuol dire che questa manifestazione corrispondeva ad un bisogno reale e dimostra a tanti della destra che avevano preoccupazione che forse avevano ragione, perché è più grande di quanto potevano immaginare».
Berlusconi. «Nessuna preoccupazione - ha detto il premier - Sono contento che non piova, così non possono dire "piove, governo ladro". I leader della sinistra hanno garantito che sarà una manifestazione serena, diamogli credito. Ma non ci sarà nessun cambiamento nell'azione di governo e della maggioranza perchè questa è una manifestazione per uso interno alla sinistra. Interna corporis, per le loro divisioni e per marciare contro il governo». Ai leader del centrosinistra, che ricordano a Berlusconi di essere sceso in piazza il 2 dicembre 2006 nella manifestazione contro il governo di piazza San Giovanni, il premier ribatte: «Noi andammo sulla piazza per la prima ed unica volta, perché eravamo disperati, perché nessuno ci stava ad ascoltare, per dire al governo che era insostenibile la pressione fiscale e per chiedere che fossero ricontate le schede elettorali convinti come eravamo e come lo siamo che ci avessero sottratto la vittoria». «Non c'era allora nessuna divisione dei poteri - aggiunge - io come leader dell'opposizione non sapevo a chi rivolgermi, tutte le istituzioni erano dalla loro parte. Comunque per noi quella fu una manifestazione serena e spero lo sia anche per loro, e proprio quella volta nacque il Pdl».
«Dovremmo essere uniti». «Un'opposizione che vuole fare qualcosa per il Paese - dice il premier - avrebbe dovuto unirsi a noi, votare provvedimenti per l'utilità comune. Ma questo non è possibile. Si illustrano da soli, scendono in piazza ora che dovremmo essere uniti. Io invidio i socialdemocratici di altri paesi, mentre i nostri questi sono e con questi dobbiamo fare i conti».
Rotondi: corteo legittimo. Il ministro per l'attuazione del Programma Gianfranco Rotondi ha sottolineato che «il governo è rispettoso della manifestazione di oggi del Pd e ritiene legittimo il diritto di scendere in piazza». Il governo però, spiega, sceglie di dialogare in modo diverso con una «campagna di informazione che si regge su un format comunicativo che vede impegnati i protagonisti del governo direttamente sul territorio attraverso organismi istituzionali». La campagna toccherà cento città italiane a partire da mercoledì 29 ottobre dalla città di Viterbo. «La comunicazione istituzionale - ha detto - ha bisogno di soldi o di fantasia, noi mettiamo in campo la seconda. Per questo abbiamo pensato a "Governincontra", format della comunicazione che per metà sarà il racconto di quello che il governo ha fatto e per metà sarà l'ascolto delle esigenze delle comunità locali».
Per Fabrizio Cicchitto, presidente dei deputati del Pdl, con la presenza di Veltroni sui mezzi comunicazione il leader del Pd «sta smentendo se stesso e la sua tesi sul pericolo autoritario». «Che Dio e Santoro - afferma - ci conservino Veltroni segretario del Pd, almeno fino alle europee...». Cicchitto parla di Fazio («gli ha fatto una intervista in ginocchio»), «almeno un paio di talk show sono stati costruiti in modo tale da esaltare Veltroni e impedire quasi di parlare agli esponenti del centrodestra, Annozero gli ha confezionato una trasmissione su misura. La propaganda per la manifestazione del 25 ottobre domina giornali e telegiornali ed oscura la gravissima crisi finanziaria ancora in atto».
Il sindaco di Venezia Massimo Cacciari va all'attacco: «Cerco di portare a termine il mio mandato e lasciare la scena ai demagoghi - dice intervenendo a Omnibus su La7 - a coloro che hanno la vocazione a guidare il popolo: ai Veltroni e ai Berlusconi, a destra e sinistra». «Della manifestazione non me ne frega niente. Non mi preoccupa - aggiunge - la manifestazione, ma che il governo ombra non abbia prodotto assolutamente nulla».

E il silenzio calò sull'Ispra

Protesta sotto la sede Rai contro «l'oscuramento» mediatico della vicenda che li coinvolge e la continua pubblicazione di dati parziali o inesatti

I lavoratori precari della ricerca si sono dati appuntamento ieri alle 13 sotto la sede Rai di viale Mazzini, per protestare contro «l'oscuramento» mediatico della vicenda che li coinvolge e la continua pubblicazione di dati parziali o inesatti, che inducono una falsa percezione della gravità dell'emergenza in cui si trovano. Non si tratta di flessibilità della attività di ricerca, ma di vera precarietà dell'esistenza, di persone che da anni sono ormai cresciute, sia anagraficamente sia professionalmente, e che hanno dedicato la propria vita alla ricerca pubblica. Non si tratta di rifiutare esperienze all'estero: le hanno già fatte da tempo scegliendo di tornare per il nostro paese. Non si tratta di rifiutare le novità, vogliono e devono esserne protagonisti!
Le norme varate dal governo e in via di approvazione in Parlamento (art. 37 bis del DDL 1441 quater) contengono la cancellazione delle stabilizzazioni previste dalle finanziarie 2007 e 2008, violano la certezza del diritto, determinando il licenziamento dei lavoratori precari per i quali era stabilito per legge il contratto a tempo indeterminato, negano un futuro professionale ai lavoratori e mettono a serio rischio le attività e lo sviluppo degli enti in cui sono impiegati e la stessa ricerca in Italia. All'iniziativa, promossa dai lavoratori precari degli Enti Pubblici di Ricerca, hanno assicurato il loro sostegno esponenti politici dei partiti di opposizione, e rappresentanti di istituzioni nazionali e locali. Tra le adesioni, che si stanno raccogliendo ancora in queste ore, sono già giunte le conferme della partecipazione in piazza, al fianco dei lavoratori, di Rosy Bindi (Vice-presidente della Camera dei Deputati), Marianna Madia (Commissione Lavoro della Camera dei Deputati) e Marco Miccoli (Presidente della Commissione Saperi e Politiche dello Sviluppo della Provincia di Roma).

PD: CIRCA IN 300.000 CORTEO PARTITO DA PIAZZA DELLA REPUBBLICA

(ASCA) - Roma, 25 ott - Un corteo di circa 300.000 persone, ma molte altre si stanno inserendo durante il percorso, si snoda per via Cavour e via dei Fori Imperiali da piazza della Repubblica per confluire con l'altro serpentone partito da piazzale dei Partigiani nell'arena del Circo Massimo dove e' allestito il palco da dove parlera' intorno alle 17 il segretario del Pd, Walter Veltroni.
Molte bandiere Pd, pochissimi slogan e tanti cartelli caratterizzano i colori del corteo. Spiccano gli striscioni dei precari, degli insegnanti e degli studenti, degli immigrati che protestano contro le classi di inserimento previste dal decreto Gelmini. Molti anche i circoli di fabbrica e di base che stanno testimoniando la loro presenza.
Dall'impianto di amplificazione montato su un camion si leggono gli sms che vengono inviati alla manifestazione da coloro che vogliono testimoniare la loro adesione ma che non sono presenti. Lo speaker evita comunque di leggere quelli che menzionano esplicitamente Berlusconi: ''Non siamo qui contro qualcuno ma per proporre qualcosa'', avvertono dal furgoncino.
Fra i cartelli piu' gettonati quello che riprende una frase del Presidente del Consiglio con cui ieri ha dato di una connotazione dei manifestanti. ''Io non sono un facinoroso'' e' uno di questo che pende dalla carrozzina di un bebe' spinta dal padre. All'altezza di via Panisperna, una traversa a meta' di via Cavour, non e' ancora comparso il gruppo dei dirigenti del Pd che attornia Walter Veltroni e che doveva aprire il corteo perche' molti manifestanti si sono inseriti prima della testa e stanno per superare il Colosseo.

I NUMERI DEL PRECARIATO: LA RISPOSTA DEI SINDACATI A BRUNETTA

FLC Cgil - FIR Cisl - UIL PA UR
Comunicato delle segreterie nazionali

I numeri del Ministro Brunetta
Il Ministro Brunetta si dichiara soddisfatto dell’incontro con i presidenti degli enti di ricerca e annuncia che finalmente darà i veri numeri sul precariato nel comparto. Annuncia poi la costituzione di un gruppo di lavoro che dovrà avanzare proposte di soluzione per i diversi problemi che verranno rappresentati.

Se queste sono le risposte del Ministro alla mobilitazione dei lavoratori e alle richieste degli Enti appaiono del tutto insufficienti:
• Facciamo notare al Ministro Brunetta che i numeri dei precari nel comparto dovrebbero essergli noti da tempo. A fronte di circa 2000 titolari di contratto a tempo determinato per i quali è già stato accertato il possesso dei requisiti per la stabilizzazione ve ne sono oltre 4000 a tutt’oggi in servizio negli Enti. A questi se ne aggiungono altrettanti distribuiti fra contratti di collaborazione, incarichi di ricerca ed assegni di ricerca. Per un comparto che conta meno di 18.000 dipendenti a tempo indeterminato, senza l’apporto del Personale precario è a rischio l’attività in molti Enti.
• Il Ministro afferma anche che la maggior parte dei problemi nascono dalle leggi vigenti e non dalla norma che abrogherebbe le procedure di stabilizzazione, ma dimentica di dire che la combinazione tra le norme introdotte dalla legge 133/08 e l’emendamento37 bis produce il danno maggiore.
Se infatti non è possibile stabilizzarené mantenere in servizio chi lavora da più di 3 anni con contratti diversi, l’effetto del licenziamento sarebbeinevitabile.
Non abbiamo mai detto che le norme sulla stabilizzazione fossero sufficienti a risolvere i problemi del precariato nel nostro comparto ma certamente la scelta di terminare la procedura di stabilizzazione il 30 giugno 2009 introduce ulteriori problemi
Chiediamo pertanto che venga ritirato l’emendamento e che vengano adottati i seguenti provvedimenti:
• Il Dipartimento della Funzione pubblica deve autorizzare le richieste d’assunzione per il 2008, in base alla programmazione già effettuata dagli enti per l’anno in corso, emanando immediatamente i relativi e necessari DPCM;
• va prevista la possibilità, per gli EPR di proporre la determinazione della propria pianta organica nell’ambito delle disponibilità di bilancio (coerentemente con le affermazioni dello stesso Ministro che conferma che le Piante Organiche degli Enti sono sottodimensionate. - D’altra parte questo è il prodotto del sostanziale decennale blocco delle assunzioni nel settore);
• in questo ambito è necessario eliminare il dispositivo dell’autorizzazione preventiva per l’utilizzo del Turn Over introdotto dal decreto “Milleproroghe”;
• va definito un nuovo sistema di reclutamento che impedisca, in futuro, il riproporsi del fenomeno del precariato.
Le ragioni della nostra protesta, quindi, non vengono meno ma anzi sono inserite nell’ambito della rivendicazione più generale che mira alla tutela ed alla valorizzazione della Ricerca ed Innovazione quali elementi necessari per lo sviluppo del Paese.

Precari in assemblea al comune contro tagli Brunetta

(25/10/2008) - Si è svolta questa mattina nella sala consiliare del Comune un’assemblea dei precari in servizio presso il municipio. Un incontro molto partecipato che ha visto la presenza dei rappresentanti sindacali e in un secondo momento dell’Amministrazione. Numerosi gli interventi, tutti a contestare l’atteggiamento del governo nazionale di dar seguito al disegno di legge proposto dal ministro Brunetta, che blocca le proroghe per i “co.co.co” e i lavoratori a tempo determinato delle pubbliche amministrazioni. Se il provvedimento avrà il via libera senza modifiche anche dal Senato – hanno affermato i lavoratori – alla scadenza naturali dei contratti, precari, lavoratori “co.co.co.” e a tempo determinato rimarremo senza posto di lavoro. La stabilizzazione, secondo quanto sostenuto dal ministero della Funzione pubblica potrà avvenire solo con concorso. In buona sostanza la nuova misura abrogherebbe le norme previste dalla finanziaria 2008, in base alle quali chi, negli ultimi cinque anni, ne aveva fatti tre di lavoro anche discontinuo nella pubblica amministrazione, poteva accedere a prove selettive d’idoneità per essere assunto. Con la nuova legge dovrebbero essere indetti nuovi concorsi per un numero di posti definito in base alle esigenze della pianta organica di ciascun ente. "È opportuno che i nostri amministratori si muovano – hanno affermato alcuni lavoratori – e soprattutto urge verificare se questa normativa una volta approvata dal Senato si applicherà anche in Sicilia. E al riguardo è stato detto al sindaco di impegnarsi a varare un atto congiunto ai sindacati da inviare a Roma, tramite la deputazione messinese per evitare che al Senato passi una tale normativa penalizzante". Impegno che il sindaco ha assunto, assicurando la propria disponibilità a supportare qualsiasi iniziativa dei lavoratori "che – ha detto – meritano rispetto per il contributo che danno all’Ente".

La replica del precariato a Brunetta



Statali, no a Brunetta

Si allarga il fronte dei ‘no’

La proposta di rinnovo del contratto di lavoro degli statali, continua ad incassare rifiuti su tutti i fronti. Questa volta, a dire no al ministro per la Pubblica amministrazione, Renato Brunetta, è stata la Confsal, la confederazione dei sindacati autonomi. Una nuova ‘non condivisione’ dell’accordo si aggiunge a quella già espressa da Cgil e Sdl, che puntano il dito contro gli aumenti, le decurtazioni e i recuperi delle somme previsti nel documento governativo e confermano la linea delle mobilitazioni e degli scioperi. Sulla base della spaccatura sindacale, la Cgil solleva anche la questione dell’assenza del 51 per cento dei consensi necessari per fare il nuovo contratto. Da parte sua Brunetta “prende atto” delle diverse posizioni ma tiene a sottolineare “il rispetto della legge nel procedimento seguito e assicura che gli impegni del Protocollo di intesa sul rinnovo dei contratti per il biennio economico 2008-2009, saranno confermati nei contratti collettivi”. “La proposta di incrementare le retribuzioni con risorse derivanti da licenziamenti a danno dei precari è un’operazione di ‘cannibalismo’, afferma Marco Paolo Nigi, segretario generale Confsal. Pronta la replica di Brunetta: “Prendo atto della decisione di non aderire al Protocollo, ma una organizzazione sindacale seria non può dichiarare cose false”. Secondo l’Sdl Intercategoriale “si tratta di un’elemosina che suona come uno schiaffo da parte del governo”. Il segretario generale della Fp-Cgil, Carlo Podda, spiega le ragioni del suo no, “a partire dall’aumento che il governo elargirà unilateralmente, e cioè di 40 euro netti più 7 euro per la produttività”. “Da gennaio 2009 - aggiunge il responsabile dei Settori pubblici della Cgil Michele Gentile - le retribuzioni reali saranno ridotte. Sul reintegro delle risorse economiche accessorie c’è un impegno del governo. E poi – prosegue facendo riferimento all’adesione di Cisl, Uil e Ugl - è bene aver presente che l’Ugl non ha alcun livello di rappresentatività nelle categorie pubbliche”. Tutte queste “ragioni di merito” per Gentile “permettono di confermare tutte le mobilitazioni, gli scioperi e le manifestazioni già proclamate unitariamente, nonostante il diverso e poco coerente comportamento sul protocollo”. Intanto, il segretario generale Uil-Fpl, Carlo Fiordaliso, “chiede segnali altrettanto positivi da Regioni, Anci e Upi”. La risposta di Brunetta alle varie osservazioni è come sempre propagandistica e sprezzante: “Capisco che dai sindacati che non hanno aderito c’è tutto l’interesse a cercare di sminuirne il rilievo. Però ricordo che ad altri protocolli firmati dai governi precedenti alcuni di questi sindacati aderirono senza porsi dubbi su cavilli giuridico-formali”. Non si fa attendere la replica di Podda: “Considero stupefacente che un ministro consideri un cavillo giuridico formale il rispetto di una legge dello Stato, la legge sulla democrazia e la rappresentanza sindacale che porta il nome del professor D’Antona”.

venerdì 24 ottobre 2008

COFERENZA ASITA

La ricerca dimezzata

In molti istituti di ricerca le nuove disposizioni sulla stabilizzazione metterebbero alla porta oltre la metà dei ricercatori. Come all'Istituto di scienze e tecnologie della cognizione del Cnr di Roma

Il progetto di ricerca europeo Icea (Integrating Cognition, Emotion and Autonomy) - budget di 630.000 euro in quattro anni, finanziato dal VI Programma quadro - è stato vinto ed è gestito completamente da personale precario, ricercatori che vanno avanti con assegni di ricerca, borse di studio e contratti a progetto. Responsabile è Gianluca Baldassarre (64 pubblicazioni e 378 citazioni) dell'Istituto di scienze e tecnologie della cognizione (Istc) del Cnr di Roma, che ha presentato e ottenuto finanziamenti anche per un secondo progetto, IM-CLeVeR (Intrinsically Motivated Cumulative Learning Versatile Robots), di cui sarà coordinatore. Di nuovo: gestito interamente da precari, porterà al Cnr 1.580.000 euro. Gianluca Baldassarre è uno “stabilizzando”, cioè uno di quelli in attesa di un contratto a tempo indeterminato. E quindi uno di quelli che, se il provvedimento annunciato dal ministro Renato Brunetta in materia di stabilizzazione nel pubblico impiego non verrà modificato, a giugno prossimo rischia di essere messo alla porta.

La presidenza dell'Istc è simbolicamente occupata dal 2 ottobre scorso. I 56 precari dell'istituto (su un totale di 92 ricercatori) contestano la legge 133/08 (ex decreto legge 112/08, in particolare si fa riferimento all'articolo 49 comma 3) e l'emendamento 37bis al disegno di legge 1441-quater (Disposizioni in materia di stabilizzazione, approvato il 15 ottobre alla Camera) che bloccano l'iter di assunzione di chi ha un contratto a tempo determinato (9 dei 56 precari dell'Istc) e non consentono al personale con contratto a termine di lavorare per più di tre anni nello stesso istituto. Tutti questi ricercatori, quindi, nel giro di pochi mesi, si troveranno senza un lavoro. E l'Istc rischia di rimanere con meno del 40 per cento del personale attuale.

Calcolare il valore del lavoro dei precari in un ente come l'Istc non è semplice. Ma basta guardare a due cifre per capire cosa si perderebbe se questo personale non potesse più lavorare: per l'anno 2007 i finanziamenti esterni per progetti presentati da precari sono stati di circa 1,9 milioni di euro, contro i circa 3 milioni di euro di fondi pubblici, di cui buona parte spesi in affitto dello stabile e in cartolarizzazioni: “La perdita dei finanziamenti esterni, che di fatto sono legati a progetti che si reggono sul lavoro dei precari (circa il 90 per cento delle domande di finanziamento ai progetti vengono redatte da chi ha contratti a termine, che diviene leader del gruppo di ricerca in caso di approvazione, ndr.), è una delle conseguenze suicide delle manovre che noi contestiamo”, spiegano i ricercatori a Galileo.

“Le regole per le assunzioni nelle amministrazioni pubbliche non funzionano per gli enti di ricerca”, sottolinea Fabio Paglieri (dottorato, borsa di studio, assegno di ricerca, contratto a tempo determinato, tutti vinti con concorso, con all'attivo tutte pubblicazioni con peer review), tra i porta voce della contestazione: “L'assegno, per esempio, è un tipo di contratto flessibile tipico solo degli enti di ricerca e delle università, ma viene assimilato, nell’interpretazione giuridica, ai Co.co.co e non a quelli a contratto determinato. L'emendamento al decreto 1441 non li considera neanche. Così i nostri 22 ricercatori con assegno di ricerca vengono esclusi automaticamente: per loro non sarà possibile né rinnovare il contratto né essere assunti”.

La storia dell'Istc è molto simile a quella dell'Istituto Materiali per l'Elettronica e il Magnetismo, organizzati in un comitato, e a quella dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, per fare altri due esempi tra i molti. L'Istituto Nazionale di fisica nucleare ha redatto un comunicato stampa per denunciare la situazione dei suoi 600 ricercatori a termine su 1800 e, a Pisa, il rettore dell’Università Marco Pasquali non inaugurerà l’anno accademico, chiedendo agli altri atenei italiani di fare altrettanto.

RICERCA: ISPRA, A RISCHIO 700 PRECARI

(ASCA) - Roma, 24 ott - L'ISPRA, Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale nato dall'accorpamento di APAT, ICRAM ed INFS, ha oggi comunicato la cancellazione dei diritti alla stabilizzazione per i lavoratori a tempo determinato derivanti dal comma 519 della legge Finanziaria 2007, con l'annullamento della relativa graduatoria ed il probabile mancato rinnovo per i Co.co.co. dell'Ente.
L'USI-RdB Ricerca ha indetto l'immediata mobilitazione del personale ISPRA, indicando come azioni di lotta la sospensione delle attivita' ed il presidio continuativo sotto il Ministero dell'Ambiente a partire da lunedi' prossimo.
''I precari dell'ISPRA hanno acquisito il diritto alla stabilizzazione con anni di lavoro sottopagato e precario nell'ente'', dichiara Claudio Argentini della Segreteria Nazionale dell'USI-RdB Ricerca. ''Piu' di 200 lavoratori a tempo determinato hanno diritto alla stabilizzazione e per il nuovo ente deve essere delineata una graduatoria unica, in cui siano certificati tutti gli aventi diritto. Chiediamo inoltre - prosegue Argentini - la conversione a tempo determinato dei circa 390 collaboratori coordinati e continuativi, che di fatto prestano lavoro di tipo subordinato, e la contestuale indizione di un concorso pubblico per l'assunzione a tempo indeterminato di tutti i precari che non rientrano nella stabilizzazione prevista dalla Finanziaria 2007. Nel frattempo l'ISPRA deve rinnovare qualunque tipologia di contratto precario per un anno''.
Il segnale che arriva dall'Ente, secondo il sindacalista, e' estremamente pericoloso ed indicativo ''su quello che questo governo intende fare della ricerca pubblica''. Stiamo andando ''alla dismissione e alla cessione al privato di importanti settori che, per il bene del paese, devono invece essere rilanciati e mantenuti'': ecco perche' ''Di fronte a questo grave stato di cose richiediamo un intervento urgente del Ministro Prestigiacomo''.

Il 14 novembre sciopero generale dell’Università, Enti di Ricerca e Afam

Per le Organizzazioni Sindacali la politica miope del Governo sta minando il futuro istituzionale dell’Università, degli Enti di Ricerca e delle strutture AFAM. Sul tavolo degli imputati è la legge 133 dell’agosto scorso: drastica riduzione del turn-over, il taglio di un terzo del Fondo di Finanziamento Ordinario, il taglio delle retribuzioni del personale, la possibilità di trasformare gli Atenei in Fondazioni di diritto privato. In più desta preoccupazione il silenzio sui concorsi straordinari per ricercatori e sui tanti precari che oggi portano avanti le attività di ricerca e di didattica, la riduzione del finanziamento dei PRIN, l’impossibilità di procedere senza fondi al rinnovo del secondo biennio contrattuale per l’Università e del CCNL 2006/09 del comparto dell’Alta Formazione Artistica e Musicale e di quello della ricerca pubblica.
“Sul sistema universitario - ha dichiarato Antonio Marsilia, Segretario Generale della Federazione CISL Università - si sta scrivendo una brutta pagina politica che rivela una sorta di schizofrenia dell’attuale esecutivo. Mentre il Ministro Gelmini promette un serio piano di rilancio dell’Università i ministri Tremonti e Brunetta non concedono neppure i fondi necessari per la sopravvivenza. Sembra una presa in giro. Sono preoccupato per il clima che si sta creando. Voglio sperare che si accolga l’invito del Presidente della Repubblica e che si avvii finalmente una fase di dialogo e confronto. La nostra esperienza diretta è che in tutti questi mesi il Ministro Gelmini non ha voluto mai accordarci udienza. L’attuale crisi deve essere l’occasione per aprire, in maniera definitiva, il confronto sul ruolo dell’Università nel nostro Paese”.

“Qui lo dico, qui lo nego”: Caimano da strategia della tensione, aspre reazioni Mistretta incredulo, Demuro: illusionista

Fantasista, gaffeur o stratega della tensione? Uomo forte eppure riformista, frainteso a sinistra. Il Berlusconi delle gag getta il sasso, soffia sul fuoco e poi, al solito, “qui lo dico e qui lo nego”. «Mai parlato di mandare la polizia all'Università» rettifica, dopo essere finito in prima pagina su tutti i giornali. Smentisce se stesso, il presidente del Consiglio, a costo di negare le registrazioni video con “l'avviso ai naviganti” e la dichiarata intenzione - puntualmente messa in atto ieri pomeriggio - di convocare il ministro degli interni Maroni, “per dargli istruzioni dettagliate su come intervenire attraverso le forze dell'ordine” per scongiurare l'occupazione di scuole e università”. La levata di ascudo a tutto campo dopo le sue dichiarazioni sembra averlo messo in difficoltà. Eppure l'uomo non parla mai a vanvera. Casomai a sproposito. Se è vero, come spiega Giammario Demuro, docente di diritto costituzionale, che “nelle università la polizia non può entrare a meno che non siano i rettori e i presidi a chiamarla. Certo un presidente del Consiglio che per contrastare il diritto a manifestare, riconosciuto dalla Costituzione, ha bisogno di convocare il ministro degli Interni, appare in difficoltà. Se poi nega di averlo detto allora è molto pericoloso. Perché si sa che solo rettori e presidi possono chiamare la polizia per gravi motivi, cioè impedire violenze su cose e persone - spiega il giurista - E la cifra di questo movimento studentesco è la difesa di un diritto individuale, senza ideologia, né scelta di classe. Gli studenti hanno paura di non avere le stesse chances dei loro padri. Berlusconi invece parla come se fossimo negli anni Settanta. Il premier è un bravo illusionista, semplifica questioni complesse, riesce a far discutere su questioni come il grembiulino si il grembiulino no. E' surreale”. Che non sia tutto così liscio e scontato come la triade Tremonti-Gelmini-Brunetta ha fatto credere fino a ieri è però un dato di fatto. La questione vera sono i soldi, conferma Pasquale Mistretta: “La vera incertezza è lì, il documento di programmazione sul fondo ordinario che doveva essere presentato entro il 30 ottobre è slittato al 20 di dicembre”. E rettifica sulla polizia? “Ho risposto alle dichiarazioni di Berlusconi in diretta perché ho una storia in questo ateneo e quando uno studente mi ha fatto vedere l'sms con quelle dichiarazioni ho pensato a uno scherzo. Ne abbiamo parlato anche con il comandante dei carabinieri e della polizia, i nostri studenti non sono particolarissimi e la Digos segue tutto quello che succede”. Ci saranno delle aperture al confronto? “Se io lascio manifestare i 200 studenti in agitazione diventano 20, se invece glielo impedisco diventano duemila. Si tratta di strategie comportamentali. Berlusconi parla per i suoi giornali, è un artista. Tiene alta la tensione e l'attenzione, così i nemici sparano e lui è sempre sulle prime pagine. Anche quando non è il caso. D'altra parte il popolo italiano vuole questo”. Per il rettore, la protesta non otterrà grandi risultati: “Gli studenti hanno bisogno di visibilità, di leadership, la componente docenti è imboscata, ognuno deciso a difendere i propri interessi. Quelli davvero colpiti sono gli assegnisti di ricerca, per loro la porta è sbarrata. Certo, quanti devono fare carriera restano fermi, ma hanno uno stipendio. A me preoccupano di più i precari dell'amministrazione che si trovano ad avere 40 anni senza un posto di lavoro fisso e sperano molto nella nostra Università. E poi soldi non ce ne sono. O meglio ce li abbiamo ma sono usati male e se l'andazzo rimane questo sono sprecati, mi dispiace dirlo”. Un teatrino affatto ingenuo, un pas de deux perfettamente concertato tra Berlusconi e Gelmini, secondo il senatore del Pd Francesco Sanna, reduce dalla seduta del Senato dove si discute la legge sulla scuola che ha santificato in aula Maria Stella Gelmini. Mentre davanti a palazzo Madama il presidio degli studenti e di poliziotti e carabinieri vanta l'insolito rapporto di 1:1. “ Berlusconi usa armi di distrazioni di massa - dichiara il senatore sardo - vuole tenere alta l'idea di un pericolo sovversivo che non viene combattuto a sinistra, ma favorito dal Pd. E tutto questo per negare ogni critica in merito alle questioni. Lancia messaggi e contromessaggi. E' possibile che il cambio di rotta sia un segnale di pace dentro il Pdl perché l'uscita di ieri non è piaciuta ad An ed è stata un vero sgarbo istituzionale nei confronti della Lega e di Maroni. Nessun ministro dell'Interno prende "dettagliate istruzioni" in materia di ordine pubblico dal premier. Prima lui picchia e la Gelmini dice di essere disposta al dialogo. Oggi in Senato lei fa la dura e lui un passo indietro. Sulla scuola hanno rinunciato a mettere la fiducia, il ministro è venuto in aula ma ha fatto un intervento ai limiti dell'offensivo, confermando tutte le posizioni assunte precedentemente, applaudito in piedi a ogni passaggio. Così la destra si prende la rivincita sulla scuola, parla contro il sistema pubblico, tenta di vestire ideologicamente la legge scritta da Tremonti”. La scuola primaria ha dunque i giorni contati, con 30 voti di vantaggio e tempi contingentati per gli emendamenti, mercoledì ci saranno le dichiarazioni di voto. Saranno trasmesse in diretta televisiva e il governo otterrà la sua prova di forza. Per chi non vuole il maestro unico e una scuola media e superiore dimezzata nel monte ore e negli organici, resta solo la manifestazione del proprio dissenso “Far vedere che c'è un paese che in questa battaglia si riconosce, contrastare nell'opinione pubblica una lotta tutta basata sull'ideologia”. Nel frattempo è legge il commissariamento d'ufficio di quelle Regioni e Province che non dovessero mettere in pratica i piani di dimensionamento delle scuole, così come li ha previsti il governo. Una norma impugnata dalla Sardegna che, nel nome dell'autonomia degli enti locali, ne contesta la costituzionalità.

Da Mao a Saviano, così l'onda anomala ha rotto i ponti con i "nonni" del '68

di Mario Ajello
ROMA (24 ottobre) - Siamo all’eterno ritorno del sempre uguale? No, l’attuale «onda anomala» - così quelli del nuovo movimento chiamano se stessi - non è e non può essere il patetico remake, quarant’anni dopo, del ’68. O la ripetizione, si spera senza violenza, del ’77. O la copia sbiadita della Pantera, che infuriò nei licei e negli atenei fra il 1989 e il 1990.
Qualche segno di continuità esiste («Non è che l’inizio», si legge adesso negli striscioni ed è ovvio il riferimento al «c’est ne que en debut» del famoso maggio parigino), ma tante differenze intercorrono fra questi vari momenti della rivolta studentesca. «Mai fidarsi di chi ha più di trent’anni», fu uno slogan del ’68 e nel 2008, invece, c’è un minestrone generazionale: i docenti, i ricercatori, le mamme... Il rischio è che gli adulti, cioè i «baroni» e i professori conservatori e corporativi, possano strumentalizzare i ragazzi. Sfruttando la rivolta per mantenersi stretti i privilegi di casta, compreso quello dell’immobilismo. Quanto ai genitori, fra i ragazzi si sente parlare così, in maniera poco sessantottesca e ancor meno settantasettina: «Non è che la mamma non mi capisce. Mi capisce e anche io la capisco. Eppure, non lo so: non ci capiamo. Non so se capisci». Madri così vengono considerate, dalla prole in lotta, preziosissime e più micidiali di mille Pd e di diecimila Idv per abbattere la legge Gelmini.
Nel ’68, c’era il casco da corteo. Nel ’77 il fazzoletto per coprire il volto. Nella Pantera c’era un leader che si chiamava Anubi (ed è rispuntato ieri in piazza a Roma, con un grido d’accompagnamento di un giovane compagno: «Anubi, non c’hai più l’età!») e tante kefiah palestinesi al collo. Nel 2008, invece, il look da protesta prevede in molti casi un ”fularino” new hippy che se non altro dà colore (le foto del ’68 sempre in bianco e nero: uffa!).
La violenza del ’77 - quando al grande storico Rosario Romeo i giovani «marxisti immaginari» ordinarono di interrompere una lezione minacciandolo con una P38 ma lui continuò - stavolta è irrintracciabile per il momento. Allora si gridava: «Vogliamo tutto!». Oggi, quasi come una supplica, si urla: «Non rubateci il futuro».
Il mito del ’68 era Mao. Quello del ’77 - oddiooooo!!!! - Toni Negri. E anche la Pantera aveva icone e identità ben definite, infatti si gridava: «La Pantera siamo noi, ma chi cacchio siete voi!». E oggi? Un po’ di Obama (ma non troppo), un po’ di Saviano (un po’ di più) e il Che Guevara già ampiamente de-ideologizzato sta sparendo pure dalle t-shirt. E ancora. Nel ’68 in piazza c’era pure la destra. Nel ’77, no. Nell’89 neppure. Nel 2008, un pò sì. E nel ’68, per gli studenti, svettava il mito del proletario in rivolta. Nel ’77 l’eroe era il sottoproletario. Durante la Pantera era il cittadino normale che non ne poteva più dei frivoli anni ’80 e si sentiva politicamente più libero e potenzialmente più innovativo, grazie alla caduta del Muro. E infine nel 2008 del «siamo tutti precari», è il precario - anzi San Precario - che dice basta e prova a sovvertire la propria sorte e malasorte generazionale.
E la politicizzazione delle altre edizioni? Questa se ne infischia del Pd e dell’opposizione politica, ed è raro che spunti uno striscione, personalizzato e mostrificante, dedicato a Berlusconi. O contenente qualche immagine collegata al pollaio politico e al ceto partitico che questi studenti non s’attardano neppure ad odiare.
Colpisce la forte differenza rispetto alla Pantera. Allora, ’89-’90, c’era la fine della stagione del disimpegno e il tentativo di riscoprire la politica. Oggi invece il movimento è tutto post-politico e «né rosa né nera, la cultura è la nostra bandiera», si canta in piazza. Aggiungendo: «Noi non pagheremo i vostri conti». Ossia, l’avversario è la finanza che vuole dominare la società, e l’istruzione e la ricerca non devono pagare il crac delle banche. Allora, nell’89-90, c’era la critica profonda alla tivvù («Abbasso Dallas», si gridava) e all’omologazione mediatica e questo significava in fondo un implicito anti-berlusconismo, anche se il Cavaliere non era ancora sceso in politica.
Ora invece l’ossessione anti-berlusconiana è roba per attempati girotondini e basta, la tivvù è considerata un ferro vecchio (ma se Santoro ti dà un siparietto te lo prendi) e il telefonino in piazza (io fotografo te e te fotografi me) sembra il sostituto del bastone da anni ’70 e allo stesso tempo è una nemesi: prima, se qualcuno ti immortalava, temevi fosse un poliziotto, ora invece è il compagno di lotta. Pure l’uso del cellulare insomma è cambiato. E speriamo che il cellulare resti quello col display e gli studenti (o i provocatori) non spingano a muoversi i cellulari classici: quelli con le ruote e con i celerini a bordo.

”Io non ho mai detto ne’ pensato che la polizia debba entrare nelle scuole.”

”Io non ho mai detto ne’ pensato che la polizia debba entrare nelle scuole.”

“Ho detto invece che chi vuole e’ liberissimo di manifestare e protestare ma non puo’ imporre a chi non e’ della sua idea a rinunciare al suo diritto essenziale. Ancora una volta c’e’ stato un divorzio tra i mezzi di informazione e la realta”’.

‘‘I titoli che ho letto venendo qui, che parlano di Polizia nelle scuole, non sono condivisibili,
sono un divorzio dalla realta”


LORO SPERPERANO E POI TAGLIANO SU RICERCA E SCUOLA

Dall'intervento di Marco Travaglio ad Anno Zero. Aumenta tutto, dagli stipendi per i parlamentari, ai voli di stato. La sanità appena sfiorata. Tagli solo alla scuola. Intanto in parlamento si spendono 19 mila euro in 3 mesi per piante ornamentali, 56 mila euro in 6 mesi per camicie di servizio e 260.000 euro in agendine. Paghino loro la crisi non i precari della scuola e le famiglie. Ieri ad Anno Zero Marco Travaglio ha dato un po' di numeri. La sanità costa 102 miliardi all'anno. Un posto letto costa 455 euro in Lombardia ed il doppio al San Camillo di Roma, la Sicilia spende il 30% in più rispetto alla Finlandia per la sanità. Lo stato ha sborsato 500 milioni per i debiti del comune di Roma (fondi sottratti allo sviluppo economico) e circa 150 milioni al Comune di Catania (fondi sottratti per sostenere le scuole nelle regioni meridionali). I tagli previsti per la scuola sono di 7,8 miliardi.

Travaglio ci ricorda le promesse di Berlusconi in campagna elettorale: dimezzare il numero dei parlamentari, dei consiglieri regionali e comunali. Eliminare le province, ma Calderoli parla di dar loro autonomia, altro che eliminare. Il costo per la gestione di Camera, Senato, Comuni, Province e Regioni si aggira intorno ai 5 miliardi

Tra le spese vengono citati:

  1. 1 miliardo di consulenze
  2. 1 miliardo per il mantenimento di commissari
  3. 1 un miliardo di finanziamenti ai partiti
  4. 700 mila euro per Senatore
  5. 19 mila euro per noleggio piante ornamentali in 3 mesi
  6. 56 mila euro in 6 mesi per camicie di servizio

Schifani spenderà 260.000 euro per l'agendina di palazzo madama.




giovedì 23 ottobre 2008

SINDACATI, SCIOPERO 14/11 SE NON CI CONVOCANO

(AGI) - Roma, 22 ott. - Sciopero generale di universita', ricerca e accademie il 14 novembre con corteo a Roma e manifestazioni di fronte ai ministeri (28 ottobre Agricoltura, 5 novembre Miur). I sindacati confederali confermano la mobilitazione, che potrebbe rientrare solo a seguito di una convocazione da parte del governo, che finora non ha voluto aprire un tavolo di confronto. "Non riusciamo a farci ascoltare e siamo costretti ad andare allo sciopero generale. I ministri Brunetta, Gelmini e Prestigiacomo non hanno mai risposto alle nostre richieste e non ci hanno mai convocato", hanno affermato i segretari generali di Flc-Cgil, Cisl Universita' e Cisl Fir, Uil Pa-Ur, nel corso di una conferenza stampa. Secondo i sindacati, la politica "a dir poco miope" del governo, fatta solamente di tagli indiscriminati, rischia di minare la sopravvivenza stessa delle universita' e di impedire il funzionamento dei centri di ricerca. "Sfidiamo il governo ad aprire una discussione a tutto campo", ha dichiarato Domenico Pantaleo, segretario generale della Flc-Cgil. "Il sindacato e' pronto ad accettare il confronto in nome dell'efficienza e della razionalizzazione, ma nessun ministro ha voluto incontrarci - ha fatto notare Giuseppe De Biase, della Cisl Fir - Abbiamo scioperato anche contro il governo Prodi, non e' una questione di schieramento politico. Lo sciopero rientrerebbe se si aprisse un confronto reale: diversamente, non ci fermeremo, anche dopo lo sciopero". "Il sindacato chiede un incontro da giugno - ha ribadito Antonio Marsilia, segretario generale di Cisl Universita' - Il ministro Gelmini ha riferito di avere pronta una proposta di riforma dell'Universita', che noi ignoriamo totalmente". "Siamo costretti allo sciopero - fa eco Alberto Civita, segretario generale della Uil Pa - Il ministro Brunetta ha parlato per ora solo per slogan sui giornali ma sull'universita' e la ricerca si gioca il futuro del paese".
Secondo Pantaleo il governo invece di mandare la polizia negli atenei dovrebbe piuttosto dialogare con il sindacato che "ha il compito di tenere coesa la societa'"; il premier dimostra invece di avere "un'idea autoritaria" dei rapporti con le forze sociali, e non ha "rispetto per le funzioni del sindacato". "In uno stato democratico e' fondamentale ascoltare e capire chi dissente - ha aggiunto - ed avere anche l'umilta' di cambiare".
Le ragioni dello sciopero sono il taglio del Fondo di finanziamento ordinario, il blocco del reclutamento e dei processi di stabilizzazione dei precari, il taglio delle retribuzioni del personale, la possibilita' di trasformare gli atenei in fondazioni di diritto privato, l'assenza di risorse per il rinnovo dei contratti (Universita' per il biennio 2008-2009 e Alta formazione artistica musicale 2006-09). La prospettiva e' "la sparizione dell'universita' italiana come sistema nazionale tutelato dalla Costituzione", l'aumento delle tasse universitarie e una divaricazione classista tra chi ha la possibilita' di studiare magari nelle sedi piu' prestigiose e chi no. Negli enti di ricerca, il taglio delle piante organiche, il blocco delle assunzioni, la non considerazione dei precari atipici, la riduzione degli stipendi si tradurerrebbero in un'impossibilita' a garantire le attivita' svolte finora e in un'ulteriore "fuga di cervelli". Per le accademie non ci sono i fondi per rinnovare il contratto scaduto da 34 mesi e per i conservatori vi e' la proposta "folle" di mantenerne attivi solo 5-6 per regionalizzare gli altri, con il pericolo di farli sparirire, viste le magre risorse degli enti locali. "Siamo difornte alle destrutturazione completa del sistema universitario - hanno detto i sindacalisti - Non si puo' pensare di migliorare la ricerca con lo strangolamento finanziario". (AGI)

Discorso pronunciato da Piero Calamandrei al III congresso dell’Associazione a Difesa della Scuola Nazionale, a Roma l’11 febbraio 1950

L'ipotesi di Calamandrei.
"Facciamo l’ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuole fare la marcia su Roma e trasformare l’aula in alloggiamento per i manipoli; ma vuol istituire, senza parere, una larvata dittatura. Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di Stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di Stato hanno difetto di essere imparziali. C’è una certa resistenza; in quelle scuole c’è sempre, perfino sotto il fascismo c’è stata. Allora il partito dominante segue un’altra strada (è tutta un’ipotesi teorica,intendiamoci). Comincia a trascurare le scuole pubbliche, ascreditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia afavorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole delsuo partito, di quel partito. Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e di previlegi. Si comincia persino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole, perché in fondo sono migliori si dice di quelle di Stato. E magari si danno dei premi,come ora vi dirò, o si propone di dare dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. A “quelle” scuole private. Gli esami sono più facili,si studia meno e si riesce meglio. Così la scuola privata diventa una scuola previlegiata. Il partito dominante, non potendo trasformare apertamente le scuole di Stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di Stato per dare prevalenza alle scuole private. Attenzione, amici, in questo convegno questo è il punto che bisogna discutere. Attenzione, questa è la ricetta. Bisogna tener d’occhio i cuochi di questa bassa cucina. L’operazione si fa in tre modi: ve l’ho già detto: rovinare le scuole di Stato. Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni. Attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private. Non controllarne la serietà. Lasciare che vi insegnino insegnanti che non hanno i titoli minimi per insegnare. Lasciare che gli esami siano burlette. Dare alle scuole private denaro pubblico. Questo è il punto. Dare alle scuole private denaropubblico."

Piero Calamandrei

STATALI: GOVERNO CONVOCA SINDACATI

Roma, 23 ott. (Adnkronos) - Il governo convoca i sindacati, per oggi nel primo pomeriggio, sulla riforma del modello contrattuale ed il rinnovo del contratto del pubblico impiego. A presiedere l'appuntamento che - a quanto si apprende da fonti sindacali - si terra' a palazzo Vidoni alle 15, sara' il ministro della Funzione pubblica Renato Brunetta. La Fp-Cgil ha chiesto che alla riunione partecipi anche il leader della confederazione, Guglielmo Epifani che sara' presente all'incontro.

Regione: Loiero soddisfatto per accordo stabilizzazione precari

Agazio Loiero e' ''soddisfatto'' per l'accordo con il Governo sul precariato calabrese. ''Non era una cosa scontata - dice il presidente della Regione Calabria - anzi tra i lavoratori c'erano molti allarmi e timori. Il governo ha capito il rischio sociale, il sottosegretario Viespoli ci si e' messo d'impegno e con l'accordo in cui si stabilisce che verranno erogati alla Regione 60 milioni di euro, gia' stanziati dal governo Prodi, si mette la parola fine al precariato di altri circa 1.759 lavoratori. Il resto verra'''.
''Quella dei lavoratori di pubblica utilita' e socialmente utili - ha ricordato Loiero - e' una vicenda di precariato che, in questi anni, ha interessato migliaia di persone in Calabria, trascinandosi per molti anni e provocando forti tensioni sociali, sfociate spesso in scioperi e proteste. Gli enti, che hanno finalmente avuto la possibilita' di assumere definitivamente tali lavoratori, ci sono riusciti grazie alle norme contenute nelle Legge Finanziaria del 2007, emanata dal precedente Governo Prodi. Il decreto Legge 159, approvato dal Consiglio dei Ministri all'articolo 27, ha, infatti, attribuito alla Regione Calabria, 60 milioni di euro per sostenere i percorsi di stabilizzazione ed equiparazione dei lavoratori Lsu e Lpu, con la possibilita' per i Comuni con popolazione fino a 5 mila abitanti di assumerli in attuazione degli interventi previsti dalla stessa Legge Finanziaria 2007.
''Un risultato enorme per la Calabria, una cifra consistente di risorse aggiuntive - afferma Loiero - in grado di svuotare finalmente il bacino del precariato regionale''.
L'accordo con l'allora ministro al Lavoro Cesare Damiano - spiega un comunicato - frutto di una grande sinergia tra Loiero e il governo Prodi, grazie anche agli sforzi dei sindacati nazionali e regionali di categoria, prevedeva di stabilire una sede di confronto permanente per seguire tutti i passaggi necessari e complessi utili a risolvere definitivamente il problema, attraverso una programmazione pluriennale e entro e non oltre questa legislatura regionale. Un confronto che doveva vedere impegnati anche i Ministeri dell'Economia e della Funzione Pubblica, per ricercare cosi' le risorse finanziarie essenziali al processo di stabilizzazione.
Il rispetto dell'accordo sugli Lsu-Lpu calabresi fu posto da Loiero al primo punto del ''Tavolo Calabria'', in tutti gli incontri a Palazzo Chigi con l'ex presidente Prodi ed e' stato riproposto al nuovo governo Berlusconi. In attesa che la Legge divenisse attuativa, il presidente della Regione Calabria ha continuato a esercitare la massima pressione su Palazzo Chigi e sul Parlamento, per il pieno rispetto degli impegni concordati e il mantenimento dei 60 milioni a favore della Calabria.
Un percorso che rischiava di incepparsi a seguito degli annunciati tagli e blocchi delle assunzioni a partire dal prossimo primo gennaio e del decreto Brunetta che fissa nella prima meta' dell'anno 2009 il termine ultimo per la stabilizzazione dei lavoratori socialmente utili. (asca)

Scuola: occupata l'Università di Roma Tre

ROMA - 23 Ottobre 2008, 11:12 - Gli studenti hanno occupato questa mattina la facoltà di Scienza dell'Università Roma Tre. Lo spazio occupato, fanno sapere gli studenti in un comunicato, ''costituisce un laboratorio permanente di dibattito e informazione, da cui partiranno le future mobilitazioni ed iniziative, volte a sensibilizzare l'opinione pubblica, sia all'interno che all'esterno dell'Ateneò'. Stamattina c'è stata una manifestazione con studenti, dottorandi, docenti e precari della ricerca dell'Ateneo. (Agr)

Scuola, ancora proteste Roma: il prefetto contro la linea dura del governo

Milano - Le parole di Berlusconi non fermano le proteste degli universitari: "La mobilitazione continua, anzi aumenta" dice l’Udu (Unione degli universitari). "Non ci sentiamo minimamente intimoriti dalle parole di Silvio Berlusconi di ieri - precisa - perché non si tratta di una mobilitazione soltanto degli studenti. Questa contrarietà è ormai, oltre che dell’intero mondo accademico, anche propria della società civile che si sta rendendo conto che la legge 133 mina lo sviluppo del Paese oltre al diritto allo studio". Mentre oggi è attesa la riunione fra il sottosegretario all’Interno Alfredo Mantovano e i vertici delle forze di polizia per misure contro "eventuali forme di protesta contro il provvedimento del governo in tema di scuola".

Il prefetto di Roma contro il governo "La nostra Costituzione prevede che la libertà di riunione, garantita, venga attuata pacificamente e senza armi" lo ha detto il prefetto di Roma, Carlo Mosca, rispondendo a chi gli ha chiesto un parere sulle dichiarazioni di ieri del presidente del Consiglio e della sua intenzione di inviare forze dell’ordine in caso di occupazione nelle università. Per Mosca questa garanzia costituzionale è "approntata per tutti coloro che sono sul nostro territorio e questo vale per i cittadini e ovviamente per gli studenti".

Milano in rivolta I cancelli della facoltà di scienze politiche dell'università Statale sono stati bloccati dagli studenti per un'ora, impedendo così l'ingresso a chi voleva frequentare i corsi. Nessuna protesta da parte del centinaio di ragazzi presenti all'esterno, dove sono stati appesi striscioni contro il ministro dell'Istruzione Maria Stella Gelmini e il ministro dell'Economia Giulio Tremonti. In mattinata, la mobilitazione contro i tagli all'università prosegue con gruppi di "libero sapere", che prepareranno le lezioni da tenere domani all'aperto in piazza Duomo, e con il coinvolgimento di alcuni professori disponibili a modificare i loro corsi. Nel pomeriggio, alle 14.30, gli studenti di scienze politiche presenteranno un loro documento all'assemblea di facoltà. La mobilitazione continua anche in altre facoltà, atenei e scuole milanesi, ad esempio con lezioni aperte nel pomeriggio all’accademia di Belle Arti di Brera e un'assemblea nella sede centrale della Statale in via Festa del Perdono.

Roma, occupati i licei Non si fermano le proteste nel mondo della scuola: come annunciato nei giorni scorsi dalla rete degli studenti, sono iniziate questa mattina le occupazioni in scuole superiori di tutta Italia. In particolare a Roma, a quanto risulta, sono stati occupati alcuni Licei come lo storico classico Tasso o il periferico scientifico Malpighi. Stamani è entrato in occupazione anche il liceo classico Virgilio, uno dei più antichi di Roma, situato in via Giulia nel cuore del centro storico della capitale. Hanno scelto, invece, lo "sciopero creativo" gli studenti del liceo romano Russell e soprattutto rumorosa, facendo suonare la banda di istituto e organizzando una assemblea nel cortile dell'istituto. Gli studenti del Russell, insieme a altre scuole del X municipio, si stanno ora riunendo in piazza Re Di Roma per dare vita ad un corteo.

E Roma tre Gli studenti hanno occupato la facoltà di scienza dell'università Roma Tre. Lo ha reso noto un comunicato degli studenti, sottolineando che la decisione "è la naturale prosecuzione della manifestazione che oggi ha coinvolto studenti, dottorandi, docenti e precari della ricerca di Roma Tre, che hanno formato un corteo spontaneo che, attraversando i quartieri San Paolo e Ostiense, ha raggiunto il rettorato".

Napoli, disagi al traffico Un corteo, non in programma, percorre Viale Kennedy, nel quartiere Fuorigrotta, e probabilmente raggiungerà la sede della Rai in Viale Marconi. Un altro corteo, anche questo non in programma, sta attraversando il centro della città e sta raggiungendo piazza del Gesù. Si stanno registrando pesanti ripercussioni sul traffico.

Sfilata a Palermo Gli studenti della facoltà di ingegneria dell’università di Palermo stamattina fanno lezione nella centralissima piazza Castelnuovo, davanti al teatro Politeama. I colleghi di lettere, invece, i primi ad avviare la protesta nell'ateneo, continuano la sospensione dell'attività didattica, decisa dal consiglio di facoltà fino al 31 ottobre. Un provvedimento, quest'ultimo, che ha portato la componente di destra, Azione universitaria, ad annunciare il ricorso alla magistratura per interruzione di pubblico servizio. Tra le superiori, sono da ieri in autogestione il liceo classico Umberto I e lo scientifico Cannizzaro. Assemblee sono previste oggi in altri licei cittadini.

Tutti in piazza Anche oggi sono diverse le inizitive in programma. A l'Aquila è previsto un sit-in, alle 18, sotto la Prefettura; a Perugia è stata convocata un'assemblea a lettere dove si terrà un consiglio di facoltà aperto a tutti gli studenti di lettere. A Urbino nell’aula magna di economia i sindacati hanno indetto un’assemblea per le 11 che vedrà la partecipazione anche dell’associazione studentesca Agorà. A Lecce ci sarà il blocco della didattica nella facoltà di scienze politiche ottenuto dal coordinamento per l'università pubblica. Blocco della didattica anche a Cagliari, da domani, nella facoltà di lettere, con un'autogestione che durerà fino al 30 ottobre. A Bari sono previste assemblee per gli studenti di scienze matematiche, biotecnologia e farmacia e per quelli della facoltà di lingue. Una fiaccolata è in programma stasera a Siena, mentre a Pisa nel pomeriggio si terrà una manifestazione.

Berlusconi: «Stop occupazioni, agenti negli atenei» E il Viminale convoca vertice su rischi sicurezza

ROMA - Silvio Berlusconi attacca duramente l'opposizione, accusata di diffondere falsità, e si scaglia contro le mobilitazioni in atto in tutta Italia contro il decreto Gelmini. Poi, dopo aver detto che sulla riforma della scuola il governo intende andare avanti, avverte gli studenti: basta occupazioni nelle scuole e negli atenei o interverranno le forze dell'ordine. «È una violenza, ho convocato Maroni per dargli indicazioni su come devono intervenire le forze dell'ordine», ha detto il premier, ricordando poi di essere sempre stato "uno studente modello, diligentissimo": «Non ho mai manifestato e ho avuto sempre degli insegnanti esemplari».
Un vertice tecnico per fare il punto sulla situazione delle manifestazioni di protesta della scuola si terrà intanto giovedì pomeriggio al Viminale, presieduto dal sottosegretario Alfredo Mantovano e alla quale parteciperanno i vertici delle forze di polizia. Secondo quanto si apprende, l'obiettivo è quello di operare una completa ricognizione dei rischi per la sicurezza, derivanti dalle proteste degli studenti. La decisione è stata presa dopo un incontro a palazzo grazioli tra il ministro dell'Interno, Roberto Maroni, e Berlusconi.
Napolitano: stop contrapposizioni. Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano in una lettera di risposta alla missiva consegnatagli ieri dagli studenti de La Sapienza sui temi dell'istruzione e della scuola ha affermato che «è indispensabile che su questi temi non si cristallizzi un clima di pura contrapposizione, ma ci si apra all'ascolto reciproco, a una seria considerazione delle rispettive ragioni». Veltroni asupica che la linea proposta dal presidente venga seguita.
Il premier: i leader della sinistra sgambettano in tv. Il premier ha sferrato oggi anche un attacco alla tv pubblica, accusata di diffondere ansia e le situazioni solo di chi protesta: «Sono preoccupato da questo divorzio tra i mezzi di informazione e la realtà - ha detto -. In piazza ho visto trenta cartelli, e tutti chiedevano cose che sono già nel decreto. Questo è dato anche dalla cattiva informazione. Con il ministro Gelmini abbiamo fatto già una conferenza stampa sulla scuola, e sui giornali non c'è stata traccia. Con i vari leader della sinistra che sgambettano sulle tv si cerca di mandare dei messaggi sbagliati, che a volte però rischiano di diventare verosimili - ha continuato -. Abbiamo preparato un fascicolo dove facciamo un elenco di tutte le cose non vere dette dalla sinistra. Ad esempio non è vero che ci sono 8 mln di tagli».
«Avanti sul decreto». Berlusconi ha poi ribadito che sul decreto si va avanti: «Al ministro Gelmini dico: andiamo avanti. Dobbiamo applicare questo decreto e non ritirarlo. La sinistra dice solo menzogne e falsità a proposito del tempo pieno, dei tagli e dei licenziamenti. Non è vero - ha detto il premier nel corso di una conferenza stampa a palazzo Chigi - La sinistra è contro il decreto Gelmini che, ricordo, è un decreto e non la riforma della scuola. Tenta di costruire un'opposizione di piazza su un terreno circoscritto, perché come governo siamo inattaccabili su tutta una serie di provvedimenti».
«Nessun taglio e nessuna chiusura delle scuole». Falsi secondo Berluconi anche i tagli: «La sinistra parla di 86mila insegnanti in meno. È falso - ha aggiunto - Con la riforma nessuno sarà cacciato. Ci sarà solo il pensionamento di chi ha già raggiunto l'età e il blocco del turn over. Un'altra falsità che si dice è che vogliamo chiudere le scuole. Non è vero, noi pensiamo ad una razionalizzazione del personale, cosa prevista anche dal governo del centro sinistra. Ad esempio, per le comunità montane, abbiamo previsto che un preside ed un segretario possano occuparsi si due o più scuole con meno di 50 alunni».
«Con troppi docenti addio agli investimenti». Berlusconi ha poi detto che «di fronte alla pletoricità del corpo insegnate è impossibile fare investimenti strutturali e didattici», sottolineando come il costo del lavoro impedisca rinnovi contrattuali e innovazione tecnologica: «Oggi gli insegnanti guadagnano troppo poco, guadagna lo stesso chi studia e si aggiorna e chi è spesso assente».
Classi-ponte. Poi parole in difesa della mozione della Lega per l'introduzione di classi di inserimento per gli immigrati, «si tratta di strumenti d'integrazione, di buon senso, certamente non razzisti - ha detto il premier - Nel nord ci sono classi in cui si parlano 10 lingue e vorrei sapere come si fa a insegnare a chi non parla italiano. È impossibile. Si tratta di una proposta che ci è stata richiesta dagli insegnanti, come avviene nel resto d'Europa».
«In 5 anni 6mila nuove classi a tempo pieno». Considerando una media di 21 alunni per classe, secondo Berlusconi in cinque anni «riusciremo ad avere quasi 6mila classi in più di tempo pieno. Non solo non c'e alcuna riduzione del tempo pieno ma è lapalissiano che passando da più insegnanti a uno possiamo avere più docenti da utilizzare nel tempo pieno, e quindi si possono aumentare del 50% la classi che possono usufruire del tempo pieno».
Il leader del Pd Walter Veltroni ha replicato affermando che le parole del premier sulla scuola «sono molto gravi e cariche di conseguenze» mentre un presidente del Consiglio anziché «soffiare sul fuoco» dovrebbe «sforzarsi di garantire l'unità del Paese». Veltroni ha sottolineato poi che in democrazia si dissente senza l'intervento della polizia e ha accusato il premier di raccontare bugie sui tagli. Nel corso di una conferenza stampa Veltroni ha letto l'articolo 6 del decreto 112, varato ai primi di agosto dal Parlamento, in cui sono enumerati tutti i tagli alla scuola nei prossimi tre anni, per un totale di otto miliardi: «Come fa il presidente del Consiglio - ha commentato Veltroni - ad andare davanti all'opinione pubblica per dire queste bugie? Senza contare che c'erano anche altri tagli». «Migliaia di persone hanno manifestato pacificamente per dire la loro come sempre è avvenuto nella democrazia - ha aggiunto Veltroni -. Il problema va affrontato dalla politica. Mi domando se è ancora possibile dissentire. In Francia, nei giorni scorsi, c'è stata una gigantesca manifestazione ma non è stata chiamata la polizia. Spero che rimanga ancora la possibilità di dissentire».
Il governo ritiri il decreto. Il leader del Pd ha poi chiesto al governo di ritirare il decreto Gelmini e le misure sull'università: «Se fossi nel governo farei un gesto politico: ritirerei quel decreto Gelmini che è alla base di tutta questa sofferenza e ritirerei le misure finanziarie prese - ha affermato chiedendo l'apertura di un tavolo con gli studenti -. C'è un movimento di protesta molto ampio, che non può essere identificato, come ho visto fare da qualche giornale della destra, con gli estrtemisti. No, è un movimento che riguarda famiglie, studenti, insegnanti».
Gelmini: «Abbassare i toni». Il ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini ha invitato ad abbassare i toni della protesta: «Il Governo da sempre è aperto al confronto - ha detto - Sulla natura della protesta è chiaro che la sinistra ha scelto la scuola e l'università come terreno di scontro. Sono indignata nel constatare che in molte scuole e università alcuni gruppi minoritari impediscono ai ragazzi di entrare in classe e di studiare».
«Da oggi si volta pagina anche all'università - ha poi detto Gelmini -Partiamo da una fotografia dell'esistente per intervenire. Non è alzando i torni a attaccando il ministro e il governo che si risolvono i problemi. Ho dato la disponibilità a incontrare la Crui e tutte le realtà del mondo accademico aperto al cambiamento. Nelle prossime settimane presenterò un progetto per le università. Voglio conoscere la reale situazione debitoria e creditoria degli atenei».
«5.500 corsi, offerta autoreferenziale» Per Gelmini i 5.500 corsi di laurea esistenti sono «un'offerta didattica autoreferenziale, volta a moltiplicare la cattedre e non certo a fare gli interessi degli studenti».
Idv: Berlusconi istiga al conflitto. Secondo il capogruppo dell'Idv alla Camera Massimo Donadi «Berlusconi ha uno strano concetto della democrazia. Vuole sedare le proteste e le critiche degli studenti con azioni di forza, utilizzando la polizia. Lo invitiamo a non fare il sergente di ferro e a mantenere l'equilibrio indispensabile per un presidente del Consiglio. Questo atteggiamento non si addice ad un capo di governo, è pericoloso ed istiga al conflitto».
Epifani: il governo non minacci gli studenti. Per il leader della Cgil Guglielmo Epifani «è profondamente sbagliato rispondere alle ragioni del movimento degli studenti con una modalità che non sia quella del dialogo. Il governo - sottolinea Epifani - non può ricorrere alle minacce. Questo è un movimento che ha caratteristiche del tutto nuove, che non ha senso paragonare al '68 né, tanto meno, al '77. È un movimento pacifico, gli studenti chiedono di investire nella scuola, è gente che chiede di studiare di più e meglio. Il governo deve saper dialogare. Bisogna aprire canali di dialogo con gli studenti e anche con il sindacato confederale».
L'Unione degli Studenti considera «inaccettabili» le dichiarazioni del presidente del Consiglio. «L'utilizzo dell'intimidazione non servirà a fermare le lotte degli studenti - si legge in una nota - Siamo fermamente contrari all'utilizzo della repressione come metodo di risoluzione dei conflitti, crediamo che gli studenti invece che essere criminalizzati dovrebbero essere coinvolti nelle decisioni di questo Governo in materia di istruzione».

"Le Mani sul Futuro", Anno Zero sulle proteste studentesche

Stasera consueto appuntamento del giovedì con Anno Zero, il programma di approfondimento di Michele Santoro, che sceglie (probabilmente con una settimana “di ritardo”) di andare sul tema più caldo del momento: la contestazione studentesca alla Legge 133 del Ministro Gelmini che impone tagli piuttosto rilevanti all’intero sistema dell’Istruzione Pubblica.

Sul piatto ci sono un miliardo e 500 milioni di euro in meno di finanziamento in 5 anni, turn over per gli insegnanti e i professori ridotto al 20% (ogni 5 pensionamenti una sola assunzione), ritorno al Maestro unico per le elementari: la reazione di studenti è lentamente cresciuta nelle ultime settimane con occupazioni, assemblee, blocchi della didattica, lezioni in piazza, cortei e manifestazioni che ieri a Milano sono trascese nel primo confronto violento. Da una parte gli studenti (non solo universitari) dall’altra le forze dell’ordine.

In una protesta che include anche tanti genitori, preoccupati per una scuola pubblica sempre meno in grado di formare i loro figli, gli insegnanti e i professori universitari insieme ai ricercatori precari, i famosi “cervelli in fuga” che accusano “i tagli ci costringono all’espatrio“, le due principali forze politiche ritrovano una contrapposizione netta smarrita nei mesi all’insegna del “dialogo”. In studio ospiti di Santoro il segretario del Partito Democratico Walter Veltroni e il capogruppo della Lega Nord alla Camera Roberto Cota.

Precariato: Berlusconi: stop alle assunzioni sulla scuola. Precari a casa. Polizia nelle Piazze

23 ottobre 2008 - ANIEF
Nella conferenza stampa tenuta dal Presidente del Consiglio di ieri, si è chiarito con fermezza che gli 87.000 tagli previsti colpiranno soltanto i precari visto che sarà bloccato il turn-over non soltanto nell’università ma anche nella scuola, e che sarà usata la Polizia contro le occupazioni delle scuole e delle università, invece che un nuovo piano di reclutamento…

Lo avevamo detto in audizione: meglio avere più maestri che carabinieri. Evidentemente, ancora non ci siamo rassegnati a cambiare mestiere e a fare gli animatori turistici, dopo anni di onorato servizio per lo Stato.

Speriamo che i giudici del Tar accolgano il ricorso promosso dall'Avv. Tarsia e ricordino al Premier che esiste ancora una legge da rispettare, che prevede l'immissione in ruolo di altri 75.000 precari nel prossimo anno, e non il deciso ridimensionamento programmato.

CINEMA: FESTIVAL ROMA, CONTESTAZIONE DEI PRECARI SUL RED CARPET

Roma, 22 ott. - (Adnkronos) - La contestazione di un gruppo di precari anima la passerella inaugurale del Festival del Cinema di Roma, dove e' atteso l'attore Al Pacino. Un gruppo di giovani precari, che mostrano al muro dei fotografi presenti dei fogli con vari slogan contro il precariato e contro il governo ("Chi uccide la cultura uccide la liberta'", "Non paghiamo noi", "La vostra rendita la nostra precarieta'"), ha infatti preso posto sulla parte finale del red carpet che attende oltre all'attore statunitense, autorita' e vip. Due dei giovani presenti, che avevano scavalcato le transenne entrando sul tappeto rosso, sono stati allontanati dalle forze dell'ordine. Il gruppo ha dedicato diversi cori alla contestazione del sindaco di Roma Gianni Alemanno, e al centro sociale occupato Horus sgombrato nei giorni scorsi dalle forze dell'ordine proprio su richiesta del sindaco.