LA PETIZIONE DA FIRMARE

lunedì 27 ottobre 2008

E su Facebook si combatte per la "causa"

Mentre il presidente del Consiglio Berlusconi continua a definire la protesta universitaria una rivolta dei soliti comunisti e il ministro della Pubblica Istruzione Mariastella Gelmini solo «un rito», i ricercatori universitari si mobiliano anche su Facebook con la pagina web dedicata alle «Cause». Sono più di centomila sul social network - che in Italia in tutto conta un milione di iscritti - e sono tutti amici «a favore dell’istruzione e della ricerca contro la L.133/08» che hanno trovato «luoghi e modi finora inediti per esprimere il proprio dissenso» .
Ma la notizia è che su Facebook non ci si limita a fare gruppo, ma si agisce secondo quel «rito» del passaparola che più volte ha dato prova di funzionare. E il passaparola in questo caso si fa con una mail che da sabato gli amici della causa stanno inviando a più di 400 indirizzi mail di rappresentanti delle istituzioni politiche europee ed internazionali. Il testo della mail in inglese, francese, tedesco, spagnolo e catalano fa sentire la voce del dissenso di ricercatori, professori, studenti e cittadini italiani che vogliono «salvaguardare i loro diritti fondamentali». «Come avrete ormai saputo, in questi giorni, in Italia, si sta decidendo il futuro assetto delle istituzioni scolastiche ed universitarie di questo Paese – è l’incipit della missiva – istituzioni che sono alla base della struttura sociale, civile e culturale di ogni paese democratico. Sono – continua il testo – gli strumenti chiave per il progresso economico e la mobilità sociale, elementi fondamentali per la competitività internazionale nel mondo globalizzato».
Ma i ricercatori non ci stanno ai cambiamenti messi in atto dal governo e pur sentendo in prima persona «l’esigenza di una riforma che impedisca sprechi e favoritismi personali, premi il merito, favorisca la ricerca, gratifichi gli insegnanti che si impegnano con passione e competenza nel proprio lavoro», non apprezzano i provvedimenti «imposti dal governo all’opposizione parlamentare e alla sua stessa maggioranza politica» che «non hanno niente delle riforme di largo respiro di cui queste istituzioni hanno bisogno. Sono meri tagli di bilancio a fondi già esigui e mettono a rischio non solo il futuro dei ricercatori e degli insegnanti già precari, ma delle istituzioni stesse, creando le condizioni per un loro declino irreversibile» spiegano. E nonostante la «pacifica protesta», questa generazione di cittadini «è costretta persino a sentirsi minacciata di violenza fisica dalle dichiarazioni dal Presidente del Consiglio in carica».
E date le smentite successive di Berlusconi, i membri del social network nella lettera aggiungono tanto di link a Youtube che ha registrato, postato e diffuso il discorso del presidente del Consiglio in conferenza stampa. Dopo la testimonianza l’appello riprende: «Per chiedere l’attenzione e la solidarietà degli studenti, dei docenti, dei ricercatori, dell’opinione pubblica, dei rappresentanti politici degli altri paesi europei ed extraeuropei per la salvaguardia della libertà di pensiero, parola ed espressione in Italia, per la salvaguardia delle sue regole costituzionali di democrazia parlamentare e perché – a partire dalle istituzioni scolastiche ed universitarie – si assicuri un futuro degno a questo Paese e a tutti i suoi cittadini».

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