LA PETIZIONE DA FIRMARE

mercoledì 4 marzo 2009

Boom di disoccupati, la soluzione? Specializzarsi. O fare le pulizie


di Maria Chiara Perri - da La Repubblica.it - Parma - La sala d'aspetto è piena. Sulle sedie, extracomunitari con ricci neri, donne di una certa età, giovanissime ragazze italiane. Appoggiato a un termosifone, un signore con i capelli brizzolati. In piedi vicino alle scale chiacchiera un gruppetto di giovani di colore. Tutti hanno in mano il foglietto con il numero della coda, c'è chi lo guarda con impazienza e chi attende con rassegnazione. Cosa? Un lavoro. "L'aumento di disoccupati lo si percepisce anche a vista d'occhio – dice Rocco Rodolfi, responsabile del Centro per l'impiego di Parma – questi flussi ai nostri sportelli fino a qualche mese fa non li avevamo". Non è solo la difficoltà di trovare un posto a sedere nell'ex "ufficio di collocamento" di via Galvani a testimoniare che la crisi del mercato del lavoro morde anche nella ricca Parma. Ci sono i numeri. Ancora parziali, ancora ufficiosi, ancora non utilizzabili per fare statistiche. Ma comunque significativi. L'aumento delle "Dichiarazioni di immediata disponibilità", cioè le nuove iscrizioni ai centri per l'impiego della provincia di Parma, è iniziato nel settembre dello scorso anno: rispetto allo stesso periodo del 2007, circa il 20% in più. Quelle di febbraio 2009, sfiorano un aumento del 40%. La media dell'incremento degli iscritti complessivi a partire dallo scorso autunno supera il 30%. E il trend è in crescita. "Si sta ribaltando la situazione occupazionale felice fotografata nell'Osservatorio sul Mercato del lavoro nel Rapporto 2008 – spiega Rodolfi – a Parma avevamo bassa disoccupazione e alta occupazione, quest'ultima raggiunta a partire dal 2005 anche grazie a molti contratti a termine di vario tipo (interinali, collaborazioni, tempo determinato) che non hanno portato alla stabilizzazione del lavoratore all'interno dell'azienda. Dal 2006-2007 la metà dei nuovi contratti stipulati è a tempo determinato. Questi precari sono stati i primi ad essere "sfrondati" dalle aziende quando è iniziata la recessione dopo la scorsa estate. Costituiscono il grosso dei nuovi disoccupati che si rivolgono a noi e sono anche le persone che hanno meno possibilità d'accesso a sistemi di welfare, come i sussidi di disoccupazione, che in Italia vengono concessi a lavoratori "in uscita" con minimi contributivi". E' una popolazione variegata, quella dei precari messi da parte: giovani alla ricerca del primo impiego, extracomunitari, donne. Ma non è l'unica che ingrossa le file dei disoccupati nel parmense: "L'altra categoria che adesso chiede i nostri servizi è costituita dai lavoratori cassaintegrati o messi in mobilità dalle grandi aziende. C'è chi spera che passata la crisi potrà tornare al vecchio lavoro, chi sa che le probabilità sono basse e deve guardarsi intorno". Una situazione piombata fra capo e collo a molti parmigiani doc, non tutti giovani e non tutti operai. In questi casi, la nuova condizione non fa male solo al portafoglio: "Arrivano persone di quaranta, cinquant'anni, che hanno lavorato per tutta la vita con stabilità. Non si ponevano proprio il problema del lavoro – dice Rodolfi - Abbiamo un "Ufficio dirigenti" che ha a che fare anche con persone che avevano un reddito di oltre centomila euro l'anno. Qui si determina un cambio d'atteggiamento, una ricaduta psicologica che magari non tocca l'extracomunitario che è abituato a cambiare lavoro ogni pochi mesi". L'altra faccia della medaglia, poi, è quella della domanda: le imprese che tagliano non creano posti di lavoro. "Abbiamo dei settori di nicchia che continuano a chiedere personale, ma la crisi ha fatto diminuire le richieste di circa il 30%. Così, si è allargata la forbice tra chi cerca lavoro e le opportunità professionali". Che fare, allora? "E' importante che la persona disoccupata non rimanga inattiva per lunghi periodi: deve usufruire di corsi di formazione, tirocini, stage. Questo per specializzarsi e rimanere legata a un mercato del lavoro dove è in aumento la concorrenza. Può vincere chi punta sulla tecnica, perché a Parma abbiamo realtà produttive molto avanzate. La crisi ha colpito molto i lavori generici e non particolarmente qualificati. Adesso, inoltre, si sta assottigliando la separazione tra i lavori "per italiani" e "per immigrati". Addetti alle pulizie, alle mense, badanti erano mestieri che gli italiani non volevano più fare. Con la crisi, si guarda anche a queste opportunità".

Nessun commento:

Posta un commento