LA PETIZIONE DA FIRMARE
domenica 5 luglio 2009
ISPRA: PD, PER 180 PRECARI GOVERNO PASSA DALLE BUGIE A RAGGIRO
Ambiente: le cenerentole della ricerca
Le tematiche ambientali sono diventate una priorità mondiale. Persino gli Stati uniti, che non avevano aderito al Protocollo di Kyoto, se ne sono accorti ed hanno varato la scorsa settimana la prima legge sul clima, con l’obiettivo di ridurre del 17% entro il 2020 le e missioni di CO2 nell’atmosfera. La rivoluzione verde del Green New Deal voluto da Barack Obama, con un occhio al rispetto dell’ambiente ad un altro alla crescita economica. E in Italia ? Il 30 giugno sono scaduti i primi 200 Co.Co.Pro di altrettanti ricercatrici e ricercatori dell’ISPRA - Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale ente posto sotto la diretta vigilanza del Ministero dell’Ambiente, nato nel giugno 2008 dall’accorpamento di tre enti preesistenti: l’APAT - Agenzia Protezione Ambiente e per i servizi Tecnici, l’ICRAM - Istituto Centrale Ricerca scientifica e tecnologica Applicata al Mare, e l’INFS - Istituto Nazionale Fauna Selvatica. 200 contratti precari che non sono stati rinnovati ai quali se ne aggiungono altri 230, in scadenza al 31 dicembre prossimo. L’ISPRA è un ente di ricerca, autonomo ed indipendente che opera in un settore di eccellenza, per il quale lavorano ricercatrici e ricercatori, persone specializzate in scienze naturali, scienze morfogenetiche, biologia cellulare, ingegneria ambientale. Quei cervelli che si vorrebbe, almeno a parole, trattenere dalla fuga all’estero. In Italia, Repubblica democratica fondata sul lavoro, a 200 ricercatrici e ricercatori è stato semplicemente disattivato il badge nel loro ultimo giorno di lavoro. Le lavoratrici ed i lavoratori precari dell’ISPRA hanno occupato la sede di Roma di Via Brancati. Women si è recata sul posto, e li abbiamo avuto conferma di un nostro sospetto: la maggior parte di quelle persone precarie altamente specializzate sono donne. Queste le testimonianze che abbiamo raccolto.
Cristina, 33 anni laureata in scienze naturali. “L’ISPRA è nato dall’unione di 3 enti che sono stati accorpati da circa un anno in un unico ente di ricerca nazionale che si occupa di protezione, controllo, monitoraggio ambientale e ricerca. I campi di attività sono molti: controllo della qualità delle acque, sia interne che marine, della qualità dell’aria, delle fonti di inquinamento. Ora lavoro all’ISPRA, ma sono un ex APAT. Lavoro da circa 6 anni con un contratto di collaborazione a progetto. Sono una ricercatrice, lavoro nei laboratori e mi occupo della qualità delle acque dolci, le c.d. acque interne. Mi occupo di ecotossicologia, test ecotossicologici, analisi delle acque mediante il bio-monitoraggio, ossia il monitoraggio degli organismi delle acque dolci. Siamo in molte a lavorare qui: il numero delle donne è molto elevato, forse superiore a quello degli uomini. Ad esempio nel mio laboratorio il rapporto è di 4 donne e 1 uomo. Molti di noi, me compresa, con l’ammazzaprecari di Brunetta siamo rimasti a casa esattamente ieri, 30 giugno. Ieri era il mio ultimo giorno di lavoro. Alle 14.30 sono entrata con il mio badge. Mezz’ora dopo sono uscita un attimo, e ho scoperto che mi era stato disattivato quando ho visto che non potevo più rientrare. Erano le 15.00 del pomeriggio. I nostri contratti sono scaduti e non c’è volontà di rinnovarli. Le possibilità legislative ci sono, ma non c’è la volontà. Ci sono anche le disponibilità economiche perché i nostri contratti hanno la copertura fino al 31 dicembre di quest’anno. Chiediamo delle risposte e un confronto diretto che fin ad ora ci è stato negato anche dal Ministro Prestigiacomo. Vogliamo avere delle risposte chiare e delle motivazioni precise all’impossibilità di rinnovare i nostri contratti e di mantenerci in servizio. Io lavoro qui da 6 anni, ma ci sono anche persone che hanno lavorato per questi enti anche da più tempo. Non possiamo essere licenziati in tronco così. Il numero complessivo dei precari dei 3 enti è di 430 persone. Ieri sono scaduti i primi 200 contratti, tra cui il mio, ma gli altri 230 scadranno entro il prossimo 31 dicembre. Quello che è accaduto a noi è indicativo di quello che accadrà agli altri nei prossimi 6 mesi.” .
Monica, 34 anni separata. “Sono un’ex APAT. Ho iniziato a lavorare all’APAT che era un’agenzia governativa che lavorava per il ministero dell’ambiente, con uno stage di formazione nel 2004. Poi dal 2005 sono passata con Co.Co.Co e poi Co.Co.Pro. La durata dei contratti di collaborazione non ha mai superato la durata dei 6 mesi. A volte i contratti erano anche di 4 mesi e 20 giorni. Lo scorso anno, con l’accorpamento, sono passata all’ISPRA. Una persona studia, si laurea, dedica anni della propria vita a specializzarsi e poi il contratto scade, arrivederci e grazie.
Tutto questo dopo aver lavorato senza diritto alle ferie, ai fondi pensionistici, a tutto ciò a cui una persona normale anela ad avere diritto per costruirsi un futuro. Ci siamo impegnati tutti seriamente a portare avanti le nostra attività di ricerca e di lavoro. Come tutte le persone ricattabili lavoriamo tanto e cerchiamo di portare a termine tutti gli impegni lavorativi. Abbiamo chiesto un incontro alla Ministra Prestigiacomo, ma non ce l’ha mai concesso. Sono specializzata nel settore di analisi dei metalli, nei suoli, nei sedimenti, nelle acque, nel particolato atmosferico. Il problema è che questo tipo di analisi viene richiesto solo nell’ambito della Pubblica Amministrazione. Abbiamo svolto campagne di supporto per la guardia forestale, di monitoraggio delle discariche, alcune mie colleghe sono state chiamate per l’analisi delle diossine per l’emergenza dei rifiuti in Campania. Speravamo tutti di ottenere qualcosa di più: non mi sarei mai aspettata un comportamento del genere da una Pubblica Amministrazione. Sia nei confronti del cittadino che ha diritto ad avere un’informazione indipendente e e trasparente sui dati dell’inquinamento ambientale: questo tipo di obiettività può essere garantita solo da una struttura pubblica e non da un privato che ha un profitto eocnomico. Ma speravo in qualcosa di più anche per noi lavoratori che ci impegnamo e ci dedichiamo. Ad oggi mi trovo, dopo una laurea e 5 anni di lavoro, a cercare un’occupazione come commessa o come baby sitter, con l’aggravante che quando cerchi un lavoro generico, chi vede il nostro curriculum ti dice “Sei troppo qualificata ed esperta”. Siamo costrette a trasferirci all’estero, perché le nostre competenze sono apprezzate solo all’estero. Prima ci è stato detto che i contratti a tempo determinato non potevano esserci applicati perché nella Pubblica Amministrazione si entra solo per concorso. I concorsi non sono stati banditi e a quelli che sono stati banditi non abbiamo potuto partecipare perché non avevamo l’anzianità. Di certo c’è che i nostri contratti sono scaduti. Noi tecnici potremo aspettare un futuro concorso, che ad oggi non è uscito. E’ assurdo che la Pubblica Amministrazione dopo aver investito e speso soldi per rendere così altamente specializzati me ed i miei colleghi poi ci manda a casa. Tutto quello che abbiamo imparato, ma anche tutte le strumentazioni di lavoro, laboratori anche molto costosi che sono state acquistati e per le quali siamo altamente specializzati, vengono abbandonati così. E’ assurdo non voler rinnovare i nostri contratti. Lo dico come precaria e come donna separata: ho il diritto di potermi mantenere da sola senza dover stare a chiedere a 34 anni ai miei genitori di mantenermi a casa loro.” .
Carla, 30 anni laureata in ingegneria per l’ambiente indirizzo difesa del suolo. “Anch’io sono un’ex APAT, sono passata ad ISPRA e lavoro nel Dipartimento di difesa del suolo. Mi sono laureata a 24 anni, in regola con gli studi. Ho lavorato per l’APAT, il primo anno con partita IVA e poi con contratti di collaborazione della durata massima di 6 mesi. Sommando i vari periodi arrivo a 5 anni. All’interno del Dipartimento di difesa del suolo mi sono occupata di un progetto di censimento di tutte le frane sul territorio nazionale, realizzato in collaborazione con le Regioni e le Province autonome d’Italia. Il rischio idrogeologico del Paese comprende sia la componente legata alle frante, che quella delle alluvioni. Io mi sono occupata della parte relativa alle frane. Il mio contratto è scaduto ieri. Nel pomeriggio mi è stato disattivato il badge. Chediamo di trovare uno strumento per restare a lavorare fino al 31 dicembre, dato che la capienza economica c’è. Chiediamo che i nostri contratti vengano prorogati. Per 5 anni lo Stato Italiano ha investito su di noi, sulla nostra formazione, siamo persone altamente specializzate in settori specifici che sono tipici di una Pubblica Amministrazione, di un Ente di ricerca ambientale.
Non bisogna dimenticare che l’ISPRA ha il compito fondamentale di comunicare i dati ai cittandini. La nostra attività è fondamentale ed ha una rilevanza particolare perché li rendiamo partecipi di dati come i livelli di inquinamento in atmosfera. Ogni anno vengono prodotti dei rapporti in cui vengono comunicati i dati, ad esempio quelli sui rifiuti. Poi viene pubblicato un annuario ambientale, in cui ci sono tutti gli indicatori dell’ambiete, dall’inquinamento delle acque, dell’aria, i rifiuti, il rischio eletromagnetico. Copriamo tutte le componenti ambientali. Far mancare il nostro lavoro significa anche dare un servizio in meno ai cittadini. Gli altri Paesi, dagli USA al Canada, hanno impostato un’attività di diffusione delle informazioni ai cittadini, ad esempio sul rischio frane. Questo perché aumentare la consapevolezza dei cittadini significa ridurre i rischi. Soprattutto nel rischio idrogeologico la memoria degli eventi del passato è fondamentale per prevenire dissesti futuri. Questo vale soprattutto per le frane: c’è un’altissima percentuale di fenomeni che si riattivano nello stesso luogo attraverso il tempo. La diffusione delle informazioni è fondamentale per la prevenzione. La conoscenza del passato è indispensabile per evitare che quando accade qualcosa si dica sempre “E’ una strage che si poteva evitare”. Ho fatto sempre questo lavoro con grande passione. Voglio cercare di farlo in Italia con tutto l’entusiasmo e la deidizione possibile. Ho pensato di andare via, ma cerco di restare qui.” .
Roberta, 28 anni, laureata in biologia bioecologica:.“Lavoro da 2 anni per l’ex ICRAM con una borsa di studio che ho ottenuto tramite concorso pubblico. La borsa di studio scade il 31 dicembre. Sono toscana: il problema è che pago l’affitto e con 900 Euro al mese di borsa di studio devo essere aiutata dai miei genitori per vivere qui a Roma. Ho la borsa di studio fino al 31 dicembre, mi occupo di cetacei, censimento e monitoraggio. Hanno aggiunto un nuovo cavillo per cui non si può cambiare progetto. Noi dell’ex ICRAM lavoriamo sulla base di progetti esterni che vengono finanziati da enti o dal Ministero dell’Ambiente. Tramite i progetti vengono banditi dei bandi pubblici e pagato il personale per il progetto. E’ stato stabilito che quando scade il progetto, non si può essere più rinnovati con un altro progetto. Quindi il 31 dicembre mi scade la borsa di studio e non potrò essere riassegnata. Magari usciranno altri bandi, ma anche qui ci sono molte incertezze e la situaizone è molto instabile. E’ da poco che faccio parte di questo ente, ma vedo che ci sono persone molto preparate. E’ assurdo vedere che dopo 6, 7 anni le persone vengono mandate via, come è assurdo vedere le persone che vengono sfruttate, giovani laureati che non ricevono i giusti apprezzamenti e riconoscimenti economici.“ Le richieste dei sindacati. Anna Di Noi, 41 anni, biologa cellulare con un dottorato di ricerca in scienze morfogenetiche, delegata nazionale dell’USI RdB Ricerca ”Lavoro in ISPRA, ma sono ex APAT. Ho iniziato a lavorare dal gennaio 2000, prima per alcuni mesi senza contratto, poi sono stata stabilizzata a fine del 2007.
Chiediamo la riassunzione delle 200 persone alle quali ieri è scaduto il contratto e chiediamo che il Ministero dell’Ambiente, che ha la vigilanza sull’ISPRA, intervega sul decreto legge che è stato prodotto venerdì scorso (26 giugno ndr) dal Consiglio dei Ministri. Nell’ambito delle misure per fronteggiare la crisi, già sono state previste alcune proroghe delle scadenze dei termini dei contratti. Chiediamo che venga inserito un emendamento specifico per la proroga dei contratti ISPRA scaduti ieri, come è avvenuto per altri enti. Ci sono figure professionali che sono rimaste con contratti atipici, mai convertiti in tempo determinato, e che sono rimaste fuori dal percorso di stabilizzazione. In prima battuta chiediamo il reintegro dei lavoratori fino al 31 dicembre prossimo, dato che la copertura finanziaria c’è, e successivamente la predisposizione di un piano di stabilizzazione nel corso dei prossimi anni.”.
Le fa eco Enrico Morreale del Coordinamento Precari USI RdB Ricerca e Co.Co.Pro dell’ISPRA il cui contratto è scaduto ieri:
”Lo scorso anno è stata creata l’ISPRA che avrebbe dovuto armonizzare le attività degli enti preesistenti e sviluppare nuove sinergie. In realtà è mancato un progetto comune. Manca un piano di indirizzo politico di questa realtà: è una scatola vuota in cui noi stiamo affondando. I contratti precari in scadenza entro dicembre prossimo sono in tutto 430, la maggiorparte dei quali di donne. I nostri contratti sono scaduti ieri, compreso il mio. 170 ex APAT e 30 dell’ICRAM. Ci hanno disattivato i badge. Siamo rimasti qui, abbiamo occupato e abbiamo dormito qui stanotte. Stiamo tenendo un presidio continuo per sollecitare il Ministero dell’Ambiente a concedere una proroga dei contratti almeno fino al 31 dicembre. L'Amministrazione ha bandito dei concorsi che sono del tutto insufficienti a coprire la platea di precari che lavora da 6, 7 anche da 10 anni. Ora si trincera dietro al fatto che, avendo coperto la capienza dei posti disponibili per la stabilizzazione, i concorsi che potrebbero essere banditi devono essere aperti a tutti, senza riserva di posti per gli interni. Il che significa non riconoscere l’anzianità di servizio, le qualifiche e il lavoro che abbiamo svolto negli enti di provenienza per anni e anni. Le risposte che abbiamo avuto sono vaghe ed elusive. Abbiamo auto un incontro al Ministero giovedì della scorsa settimana (25 giugno ndr) e ci era stata paventata la possibilità che con il decreto milleproroghe potesse esserci qualcosa per noi. Non c’è stato nulla ed il risultato è stato il licenziamento. Cercheremo di tenere questa occupazione ad oltranza anche contro il parere dell’amministrazione che ce l’ha sconsigliato. I fondi per il rinnovo dei nostri contratti fino al 31 dicembre sono stati già stanziati a bilancio. Lo Stato non deve metterci neanche un Euro. Vogliamo un atto di buona volontà fino al 31 dicembre, data fino a cui c’è la copertura integrale. E poi chiediamo di allestire un percorso nomrativo condiviso con l’Amministrazione per integrare il personale. Serve un piccolo atto normativo che autorizzi l’Amministrazione a rinnovarci i contratti. La situazione è drammatica: ci sono famiglie in cui questo è l’unico reddito. Parliamo di retribuzioni che variano da un borsista che percepisce 900 Euro, un collaboratore diplomato circa 1.000 Euro, e un laureato 1.200 Euro. In un contesto in cui si vuole combattere la crisi economica licenziare 200 persone è contrario ad ogni logica.”
Perché smantellare l’ISPRA ? C’è forse un disegno di privatizzazione dei servizi di controllo e di ricerca ambientali ? A questo farebbe pensare la ricerca di personale avviata dalla SOGESID per alcune selezioni di personale con profili professionali che combaciano con quelli dell’ISPRA.
La SOGESID è una società interamente a capitale pubblico c.d. in house, ossia strumentale alle esigenze e finalità del Ministero dell’Ambiente che se ne avvale affidandole, in virtù del rapporto di esclusiva, le sue commesse direttamente senza bandire gare pubbliche. Servizi di consulenza, prestazioni ingegneristiche, soluzioni di criticità ambientali quali bonifiche, emergenza e gestione rifiuti, dissesti idrogeologici, e quant’altro. Insomma, le stesse competenze che svolge l’ISPRA.
Coincidenza sospetta tant’è che l’anomalia di questa sovrapposizione è stata oggetto di diverse interrogazioni parlamentari presentate alla Camera in maniera assolutamente bi-partisan (PDL-PD), con la richiesta di messa in liquidazione o soppressione della SOGESID. Non solo SOGESID non è stata eliminata, ma al vertice del suo CdA è stato nominato l’avvocato Vincenzo Assenza, concittadino della Ministra per l’Ambiente, e quale consigliere di Amministrazione l’avvocato Luigi Pelaggi, capo della segreteria tecnica della Ministra. C’è dell’altro. In realtà SOGESID non opera solo in funzione strumentale al Ministero dell’Ambiente, ma agisce anche per conto di altre amministrazioni quali Regioni, Province e Comuni. Il Sindaco di Lipari, ad esempio, ha conferito direttamente alla SOGESID l’incarico per la risoluzione delle problematiche connesse al ciclo dell’acqua delle Isole Eolie. La questione è stata afforntata in una “Lettera aperta sulla concorrenza sleale della SOGESID ” del 22 giugno scorso inviata, tra l’altro, al Presidente della Repubblica, al Presidente del Consiglio, alla Ministra per l’Ambiente, al Presidente della Regione Sicilia, all’Autorità di Vigilanza degli Appalti Pubblici e all’Antitrust. In particolare si lamenta l’alterazione del libero mercato causata da una società pubblica che gode di un sostanzioso margine di “ricarico” sui servizi d’ingegneria che le vengono assegnati senza gare al valore delle tariffe professionali vigenti, per essere poi subappaltati a terzi, per giunta in violazione delle norme di affidamento degli incarichi professionali. Tra l’altro, in un’interrogazione presentata al Senato il 21 luglio 2008 sugli incarichi affidati a SOGESID senza alcuna gara dal Sindaco di Lipari, veniva chiesto conto del fatto che SOGESID che è una società pubblica viene pagata come una società privata (in contrasto con la legge n. 109 / 1994) e pertanto non producendo alcun risparmio per l’amministrazione rispetto al mercato.
Quando si parla di gestione efficiente della cosa pubblica.
sabato 4 luglio 2009
Precari in protesta davanti al Ministero della pubblica amministrazione
Video di Repubblica
venerdì 3 luglio 2009
COMITATO PRECARI ARPALAZIO SOLIDALI CON COLLEGHI ISPRA
Il lavoro delle Agenzie Regionali per la Protezione Ambientale, a tutela della salute del cittadino e dell’ecosistema, è strettamente dipendente da quanto viene messo a punto dai ricercatori dell’ISPRA. L’ambiente e la salute vanno tutelate, ma - aggiunge il COMITATO PRECARI ARPALAZIO - con il personale, altamente specializzato che ha anni di esperienza sulle spalle, stabilizzato a tempo indeterminato. Sosteniamo quindi- prosegue il COMITATO - i colleghi dell’ISPRA nella loro richiesta che la Provincia di Roma e la Regione Lazio intervengano fattivamente con il Governo al fine di assicurare l’immediato rinnovo dei contratti in attesa di stabilizzazione. Anche i precari di ARPALAZIO il 1 gennaio 2010 si ritroveranno senza contratto - conclude il COMITATO - se la Regione Lazio non deciderà a breve di concludere il percorso di stabilizzazione avviato nel 2006.
PA, SOTTO MINISTERO SFILA 'BEATA ASSUNTA' PROTETTRICE PRECARI
Prestigiacomo, Brunetta e la strana storia dei licenziamenti nei controlli ambientali
da giornalettismo.com - A rischio ricerca e vigilanza dopo l’allontanamento di 200 precari dell’Ispra nel silenzio della PrestigiacomoL’INIZIO DELLA STORIA - Il licenziamento, che eufemismi a parte si può definire tale (l’amministrazione dell’Istituto lo definisce “mancata proroga”), è merito della premiata coppia di ministri Prestigiacomo-Brunetta, abilissimi nel fare il gioco delle tre carte, insieme ai dirigenti cui hanno lasciato fare il “lavoro ingrato”. La prima, che aveva già dichiarato le sue intenzioni sul precariato alla Commissione ambiente della Camera, si nasconde dietro la recente stabilizzazione di altri 200 precari dell’Ispra, per giustificare l’allontanamento dei loro colleghi, quasi tutti co.co.co., e quindi di per sé “non stabilizzabili”. Dimentica il dettaglio che queste assunzioni sono state una scelta obbligata da una legge dello Stato, approvata dal Governo Prodi e prontamente cancellata dal centrodestra. Il ministro Renato Brunetta, invece, ancora in un’intervista pubblicata oggi ha dichiarato che “nessun precario è stato licenziato”, ma dovrebbe andare a spiegarlo a persone che dopo molti anni di servizio, spesso più di dieci, si ritrovano disoccupati e senza ammortizzatori sociali, in barba alle promesse del premier.
MOBILITAZIONE E POLIZIA – I precari, sostenuti da molti lavoratori a tempo indeterminato e dai colleghi che vanno a scadenza entro fine anno, altri 230, non sembrano decisi a mollare, e sono in mobilitazione permanente. Negli ultimi giorni, hanno occupato per due notti e tre giorni la sede principale dell’Istituto, nel quartiere romano dell’Eur, hanno presidiato la nave per i controlli oceanografici Astrea, nel porto di Fiumicino, e interrotto vari convegni Ispra, leggendo i loro comunicati di protesta. La risposta della struttura commissariale, nominata dal ministro Prestigiacomo e guidata dal prefetto Vincenzo Grimaldi, è stata, forse non a caso, di tipo poliziesco: minacce di denuncia penale più o meno velate, e un nuovo regolamento sull’accesso dei visitatori ai locali dell’Istituto, chiaramente orientato ad impedire l’ingresso dei lavoratori licenziati, i cui badge sono stati disattivati addirittura con un giorno d’anticipo.
SMANTELLARE E PRIVATIZZARE - Lo smantellamento dei controlli ambientali, nonostante le vaghe promesse della Prestigiacomo, sembra funzionale alla politica di un governo che, rispetto all’Obama-Style (ma anche ai discorsi di Sarkozy e altri leader) è sull’ambiente in totale controtendenza. Non a caso, molti segnali parlano di uno svuotamento dell’Ispra, nata appena un anno fa dalla fusione dei tre enti preesistentivigilati dal Ministero dell’Ambiente (Apat, Icram e Infs), ad oggi il principale soggetto pubblico che svolge compiti di vigilanza e ricerca ambientale: il settore nucleare passerà alla nuova agenzia ad hoc annunciata dal Governo, mentre il ministro dell’Agricoltura, il leghista Luca Zaia, ha appena annunciato che vuole l’ex Infs (Istituto Nazionale Fauna Selvatica) di nuovo
scorporato dall’Ispra, per passare sotto il controllo diretto della Presidenza del consiglio. Altrettanto si vocifera da tempo per il Servizio geologico d’Italia, anch’esso oggi un dipartimento dell’Istituto. E sul sito della Sogesid, una Spa in house del ministero dell’ambiente, è appena scaduto un avviso per la selezione di diverse figure professionali, che devono avere “un’esperienza professionale documentata in realtà pubbliche e/o private e/o professionistiche e/o presso Università e/o Consorzi Universitari per quanto riguarda la conoscenza delle tematiche di interesse della Direzione Generale Protezione della Natura del Ministero dell’Ambiente”. Insomma, profili e compiti che sembrano davvero simili a quelli delle persone che sono state appena allontanate dall’Ispra. Un caso forse, ma tra i precari dell’ambiente, licenziati o no, sono in pochi a crederci.Protesta a oltranza dei precari Ispra
Da terranews.it - di Rocco VazzanaIn risposta a Brunetta
Roberta Alani
A casa i precari che vigilavano sull’ambiente
da terranews.it - di Rossana De Rossi - Un rappresentante sindacale dell’Ispra ha detto di non avere memoria di un simile «allontanamento di massa nella Pubblica amministrazione». Parla dei circa 200 precari dell’Istituto, vigilato dal ministero dell’Ambiente, i cui contratti sono scaduti il 30 giugno, che non potranno più svolgere i loro compiti di ricerca e controllo ambientale. I lavoratori licenziati, quasi tutti co.co.co., si aspettavano un miracolo dell’ultim’ora, ma in loro difesa non è intervenuto il governo, che non ha emanato alcuna norma ad hoc, né tantomeno il ministro Stefania Prestigiacomo, che nei fatti ha confermato l’allontanamento di una parte dei precari già annunciato davanti alla Commissione ambiente della Camera. Nonostante i commissari nominati dal ministro parlino di «mancato rinnovo» dei contratti, in Ispra è chiara la sensazione che si tratti di licenziamento di massa: le collaborazioni si basano su durata limitata e forte autonomia nelle attività svolte, mentre i 200 co.co.co. hanno un’anzianità di servizio che va dai 5 ai 15 anni e hanno sempre svolto un lavoro subordinato con compiti istituzionali. Da giovedì scorso, l’Ispra è occupata dai lavoratori (sostenuti in particolare dai sindacati di base) e la mobilitazione continua, anche se è difficile mantenerla dentro l’Istituto, visto che ai collaboratori è stato ritirato, addirittura in anticipo, il badge magnetico per l’ingresso in sede. Sindacati e precari a rischio (da qui a fine anno sono previste altre 230 scadenze) puntano il dito anzitutto sulla Prestigiacomo, di cui è chiaro il progetto di indebolimento dell’Ispra, verso un possibile smantellamento o esternalizzazione dei compiti dell’Istituto, nato dall’accorpamento di Apat, Icram e Infs. Si tratta infatti dell’unico ente di ricerca che abbia licenziato da gennaio a oggi quasi 250 persone, anche se questo precedente, davvero inedito nel settore pubblico, non farà dormire sonni tranquilli alle centinaia di precari di Iss, Ingv, Infn e Istat.
giovedì 2 luglio 2009
Ispra, i precari: Minacciati di denuncia per proteste
RICERCA LICENZIATI DALL’ISPRA OCCUPANO LA NAVE ASTREA
shippingonline.ilsecoloxix.it - I 200 ricercatori e lavoratori licenziati dell’Ispra, l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, hanno occupato oggi la nave oceanografica Astrea attraccata a Fiumicino, interrompendo di fatto le attività di monitoraggio ambientale in mare, per protestare contro la decisione presa nei loro confronti dal ministro Stefania Prestigiacomo (nella foto)e dalla struttura commissariale da lei nominata. «L’azione -spiega una nota dell’Assemblea dei precari Ispra- rappresenta una protesta contro l’allontanamento dal posto di lavoro, tra oggi e la fine dell’anno, di 430 precari, che mette a rischio molte delle attività dell’Istituto posto sotto il controllo del Ministero dell’Ambiente» Domani, la motonave Astrea, di proprietà dell’Ispra, avrebbe dovuto salpare verso Maratea, in Basilicata, per una campagna di studio sulle sorgenti di inquinamento affondate in mare: un progetto finanziato dalla Direzione protezione della natura del Ministero dell’ambiente, fondamentale per monitorare gli oggetti manufatti che una volta affondati liberano fonti di inquinamento secondario, come ad esempio i relitti potenzialmente pericolosi che finiscono sul fondo del mare.
Dalle bugie al raggiro
newsitaliapress.it - Ieri circa 200 ricercatori e lavoratori sono stati licenziati dall'Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale), ed hanno occupato oggi la nave oceanografica Astrea attraccata a Fiumicino, interrompendo di fatto le attività di monitoraggio ambientale in mare, per protestare contro la decisione presa nei loro confronti dal ministro vigilante sull'Istituto, Stefania Prestigiacomo, e dalla struttura commissariale da lei nominata". Affermano, dunque i senatori del Pd Vincenzo Vita e Paolo Nerozzi: "La grave situazione che stanno vivendo i 180 lavoratori precari dell'Ispra è inaccettabile. Innanzitutto perché è lo stesso governo, a iniziare dai ministri Prestigiacomo e Brunetta, a licenziare, nonostante le tante promesse in senso contrario, figure professionali indispensabili al funzionamento di un'Istituto che svolge un ruolo fondamentale di controllo ambientale in Italia. Se poi la notizia che le mansioni di quei lavoratori verrebbero esternalizzate ad una società che assumerebbe 200 persone senza alcuna selezione pubblica saremmo di fronte ad un atto ancor più grave. Si tratterebbe non solo di bugie governative, ma di un vero e proprio raggiro ai danni dei lavoratori".
Statali precari, la legge è cambiata Brunetta: «Non licenziamo nessuno»
Assunzioni. Come consentire l’accesso dei precari nei ruoli delle amministrazioni? Dal provvedimento esce confermata la linea di Brunetta. Il percorso di “stabilizzazione” previsto dal suo predecessore Luigi Nicolais non c’è più. Ora si sceglie la strada di riservare ai precari il 40% dei posti messi a concorso di qui al 2012. In altre parole, quasi la metà delle future assunzioni dovrebbero spettare a chi da anni lavora già con contratto a termine. Detta così sembra un’ottima prospettiva per gli interessati, ma in realtà le possibilità di ottenere il posto sono molto ridotte. Nei prossimi anni infatti si faranno pochissimi concorsi: per esempio, nello Stato centrale nel corso del 2010 si arriverà al massimo a 2 mila assunzioni. Più o meno sarà lo stesso negli enti locali e nelle asl, cioè i comparti con il maggior numero di precari. Va detto che la stabilizzazione del governo Prodi aveva lo stesso difetto: senza assunzioni, ogni norma rimane teorica.
La proroga. La legge di Prodi e Nicolais però conteneva una specie di clausola di salvaguardia: in attesa della stabilizzazione, i precari di lungo corso hanno il diritto al rinnovo dei contratti a termine. Adesso invece la proroga non vale più: non c’è più l’obbligo di mandare tutti a casa (come si diceva all’inizio) ma non c’è neanche l’obbligo di prolungare i contratti.
L’Ispra. Da ieri 200 precari dell’Ispra (Istituto superiore protezione e ricerca ambientale) non hanno più un lavoro. Il loro contratto è scaduto e l’ente ha deciso di non rinnovarlo. Sono ricercatori, tecnici e impiegati amministrativi. A dicembre succederà lo stesso ad altri 230 dipendenti. I lavoratori ieri hanno occupato la sede dell’istituto in via Brancati. Racconta Emilio Stella, fino a martedì in servizio come co.co.co: «Ho 56 anni, un figlio di sedici anni e uno che si sta per laureare. Dal 2003 ero addetto allo smistamento della posta. Ora non so che fare».
Concorso day. Brunetta ieri ha riproposto la vecchia idea di fare concorsi pubblici centralizzati, anziché singoli concorsi per ogni amministrazione. Lo ha chiamato «Concorso day».
PROVE DI TOTALITARISMO E MILITARISMO ALL’ISPRA
COMITATO PRECARI ARPALAZIO
RICERCA: 200 LICENZIATI ISPRA OCCUPANO NAVE OCEANOGRAFICA ASTREA
Precari Ispra occupano nave oceanografica "Astrea" Roma
molte delle attivita' dell'Istituto vigilato dal Ministero dell'Ambiente, nato appena un anno fa dall'accorpamento dei tre preesistenti. Domani, la motonave Astrea avrebbe dovuto salpare verso Maratea, in Basilicata, per una campagna di studio sulle sorgenti di inquinamento affondate in mare: un progetto finanziato dalla Direzione protezione della natura del Ministero dell'ambiente, fondamentale per monitorare gli oggetti manufatti che una volta affondati liberano fonti di inquinamento secondario, come ad esempio i relitti potenzialmente pericolosi che finiscono sul fondo del mare. La decisione di bloccare questa importante attivita' di monitoraggio e' stata presa dai lavoratori, riuniti in assemblea permanente nella sede centrale di via Brancati, dopo aver occupato per tutta la notte i locali dell'Istituto. Continua quindi la mobilitazione dei lavoratori, nonostante per chi ha il contratto scaduto sia sempre piu' difficile avere accesso all'Ispra, visto che i loro nomi sono gia' stati cancellati dall'elenco telefonico interno e i loro badge disabilitati, rendendo complesso perfino recuperare i propri effetti personali. Un'ulteriore offesa alla dignita' e alla professionalita' dimostrata durante il servizio, che per molti precari si e' prolungato oltre i cinque o dieci anni", conclude la nota.
mercoledì 1 luglio 2009
AMBIENTE: PRECARI ISPRA, IN 200 OCCUPANO NAVE OCEANOGRAFICA
DL BRUNETTA E PRECARIATO, NOI NON MOLLIAMO!
Delle masse di sindacati "rivoluzionari" che hanno caratterizzato l'autunno scorso, inducendo i precari a chiedere l'unità tra tutte le sigle, oggi non v'è traccia. Evidentemente così come noi prevedevamo, ad altri la situazione attuale sta più che bene. USI/RdB ritiene invece che non ci si possa accontentare della difesa dei posti di lavoro precari, ma che si debba rilanciare e parlare nuovamente del diritto ad un lavoro stabile e garantito, diritto ad un futuro senza scadenza. Il fronte confederale che difendeva il mantenimento dello status quo (anche perché hanno in casa molti iscritti che sono anche coloro che sfruttano i precari) oggi si è sfaldato a causa delle contraddizioni che incontra chi, dopo aver accettato e sottoscritto accordi che hanno introdotto e alimentato il precariato, prova a stare dalla parte dei precari. USI RdB ha difeso i precari che rischiavano il licenziamento, ottenendo la tutela del posto di lavoro come nel caso del CRA. E nelle vicende ancora aperte nelle quali i precari sono a tutt'oggi licenziati come nel caso dell'ISPRA, siamo ancora in campo per ottenere il rinnovo dei contratti. Ma sul piano generale dobbiamo essere capaci di scrivere noi l'agenda che la politica dovrà affrontare nel prossimo autunno.
NON POSSIAMO ACCETTARE UN SEMPLICE RINVIO DELLA DATA DI SCADENZA!
VOGLIAMO CHE SI PARLI NUOVAMENTE
DI ASSUNZIONI PER TUTTI, SUBITO E DAVVERO!
VENERDÌ 3 LUGLIO
IN OCCASIONE DELLO SCIOPERO DEL PUBBLICO IMPIEGO
PROCESSIONE DELLA BEATA ASSUNTA ORE 10,30 PIAZZA CAIROLI
DIPENDENTI PUBBLICI
L'attacco al pubblico impiego non si ferma, anzi aumenta di intensità. L'ultimo decreto Brunetta va ad incidere direttamente e drammaticamente sulle condizioni materiali dei lavoratori pubblici. Si mettono in discussione salario diritti e dignità dei lavoratori del pubblico impiego con provvedimenti che in nome di una presunta meritocrazia punta in realtà allo smantellamento della Pubblica Amministrazione. Peraltro i recenti provvedimenti del Governo che fanno un mezzo passo indietro sulla legge 133 in merito alla malattia e ai permessi retribuiti, mettono in evidenza come la mobilitazione di questi mesi qualche risultato l'abbia prodotto anche se rimane invariato il cosiddetto piano industriale con un impianto punitivo per i dipendenti pubblici teso a destrutturare tutto ciò che è pubblico. Mentre altri gridano alla vittoria per piccole modifiche alla legge 133, il sindacalismo di base continua ad opporsi a tutto ciò e per questo ha indetto uno
SCIOPERO GENERALE DEL PUBBLICO IMPIEGO VENERDÌ 3 LUGLIO NELLE ULTIME TRE ORE DI SERVIZIO PRESIDIO DAVANTI ALLA FUNZIONE PUBBLICA DALLE ORE 11,30 - Per favorire la partecipazione al presidio USI/RdB ha indetto un'assemblea fuori sede dalle ore 9,30 alle ore 14,00 che congiuntamente alle tre ore di sciopero coprono l'intera giornata.
USI/RdB RICERCA
LE INIZITIAVE DI GIOVEDI E VENERDI
Interruzione (magari blocco totale) del convegno "Rapporto sulle criticità ambientali relative ai campi elettromagnetici e di progetti di ricerca relativi alle sorgenti di campi elettromagnetici" che si svolge nella sede ISPRA di via Curatone
Venerdì 3 Luglio
ore 9.30 - 14.00 Assemblea fuori sede sul tema del precariato a Palazzo Vidoni (verrà ricevuta una delegazione)
ore 14.00 - 17.00 Sciopero con copertura sindacale prezzo Piazza Navona
INUTILE DIRE CHE E' RICHIESTA LA MASSIMA PARTECIPAZIONE
Brunetta: «Nessun precario licenziato, dal 2010 concorsi». Cgil: passo indietro
«Oggi è il primo luglio e nessun precario è stato licenziato. Chi diceva che così sarebbe stato mentiva e sapeva di mentire», ha sottolineato Brunetta, riferendosi in particolare alla Cgil che nei mesi scorsi aveva lanciato l'allarme sul rischio che i precari perdessero da luglio il posto di lavoro a causa di una norma che bloccava i percorsi di stabilizzazione dei rapporti di lavoro. «Oggi secondo tanti uccellacci del malaugurio e produttori di ansia, specificamente appartenenti alla Cgil Funzione pubblica, tutti i precari della P.A. sarebbero stati licenziati», ha detto il ministro. Con questa soluzione «si ripristina la logica dei concorsi», «è il ripristino della regolarità e della legalità», ha detto il ministro.
Per i precari, ha spiegato Brunetta, si profilano procedure concorsuali pubbliche con riserva dei posti vacanti (il 40%) per i tempi determinati: nello specifico, «dal primo gennaio 2010 potrà effettuare concorsi secondo questa modalità «chi maturerà 3 anni (di contratto, ndr.) fino a settembre 2010. È il primo luglio e non abbiamo licenziato nessuno - ha sottolineato Brunetta -. Diamo dei percorsi non di stabilizzazione, né di proroga, che banalizzano il merito, ma diamo prospettive chiare». «Svuotiamo questo piccolo serbatoio», ha detto Brunetta, spiegando che è stato scelto il 40% come quota riservata dei posti vacanti perché, «rispetto a quelli che hanno requisiti e al turn over, è una formula che permette un buon assorbimento».
Dal monitoraggio del ministero emerge che a fronte di circa 15 mila lavoratori con i requisiti, quelli che gli enti intendono stabilizzare sono 13.694. Il problema dei contratti di lavoro flessibile nella P.A., ha spiegato il ministro è stato affrontato nel dl anticrisi appena varato dal Cdm, che presenta soluzioni «di ampio raggio», ma con lo stesso filo conduttore di «ripristinare il concorso pubblico», che è tra l'altro la forma di reclutamento previsto dalla Costituzione. Alle amministrazioni, comunque, ha precisato, viene lasciata la libertà di fare concorsi e di assumere o meno i precari.
Il ministro ha anche lanciato l'idea di un «Concorso day», «centralmente organizzato, con quesiti telematici e correzioni online», che sarà ora proposto alle amministrazioni e agli enti che dovranno indire i concorsi. «Faremo questa offerta agli enti per consentire a questi 15mila una chance», ha detto Brunetta, spiegando che ne parlerà con il presidente dell'Anci Sergio Chiamparino, il presidente della Conferenza delle Regioni Vasco Errani.
Sicilia. Da questa regolarizzazione dei precari della P.A. sono invece esclusi i 18.521 lavoratori in possesso di requisiti in Sicilia: la regione ha infatti uno Statuto autonomo e dovrà fare un provvedimento ad hoc, ha spiegato il ministro, evidenziando l'«accumulo particolare» dell'isola, dove oltre ai 18 mila precari ci sono anche 50-60 mila unità di ex lavoratori socialmente utili.
«Se Brunetta canta vittoria per un suo passo indietro sui precari è davvero in difficoltà. Fa quasi tenerezza un ministro che si vanta di una sconfitta», ha rilevato il segretario generale della Fp Cgil, Calo Podda. «Dopo un clamoroso quanto salvifico passo indietro sulle stabilizzazioni dei precari, attacca il nostro sindacato che, a suo dire, avrebbe agitato la questione dei licenziamenti di massa dei precari della pubblica amministrazione senza che ce ne fosse motivo. Dimentica il ministro che le nostre denunce erano riferite all'atto senato 1167, mai approvato, che avrebbe causato il licenziamento di almeno 60.000 precari a partire da oggi, e che sono terminate allorquando il Governo, con decreto, è tornato su suoi passi». «Che il ministro ci attacchi vantandosi di un suo passo indietro, è quantomeno comico. Un dato è certo. I precari della pubblica amministrazione tirano un sospiro di sollievo, e per noi è il risultato più importante», ha concluso.
Pantaleo (Flc Cgil), misure anticrisi insufficienti
In riferimento alla scuola, dice, il termine del 30 Giugno come data ultima per le stabilizzazioni viene cancellato e le procedure non si esauriscono al 31 dicembre 2009 ma nel triennio 2010-2012. "Non vengono risolti i problemi degli enti di ricerca - a suo giudizio -, che non possono assumere perché bloccati dall'impossibilità di ripristinare il turn over e dai vincoli delle dotazioni organiche come Ingv e Infn. Stesse difficoltà per le università soffocate dai vincoli finanziari derivanti dai pesantissimi tagli".
Non sono state previste norme per prorogare i contratti di collaborazione di Ispra e Istat i cui 500 precari sono da oggi a casa perché licenziati. "Per la scuola - insomma - non c’è assolutamente nulla, nonostante il ministro Gelmini si sia impegnato con le organizzazioni sindacali ad attivare un piano di intereventi che evitasse il licenziamento di 18.000 docenti e personale Ata con supplenze annuali".
Sulla malattia "sono stati superati aspetti fortemente penalizzanti relativi alla reperibilità, all’incidenza delle assenze su alcuni istituti contrattuali, al pagamento da parte del servizio sanitario delle visite fiscali e non più da parte dei fondi di istituto delle scuole ma restano i tagli sul salario accessorio".
Le iniziative di mobilitazione promosse dalla Flc hanno prodotto primi risultati, a suo avviso, ma occorre continuare per garantire il lavoro ai precari della scuola, dell’università e della ricerca a partire dalla proroga di tutti i contratti per quei lavoratori che non rientrano nei processi immediati di stabilizzazione.
"Allo stesso tempo - conclude - bisogna opporsi con decisione ai contenuti del decreto Brunetta che intende demolire la contrattazione e i diritti dei lavoratori pubblici per lasciare campo libero all’arbitrio e alle clientele".
LAVORATORI ISPRA/ precari licenziati alla seconda notte di presidio
SEDE CENTRALE ISPRA OCCUPATA DAI PRECARI LICENZIATI DELL’USI RDB
I precari con i contratti in scadenza dormiranno ad oltranza nella sede di via Brancati.
Duecento precari, fra collaboratori coordinati e continuativi e a tempo determinato, da domani perderanno il posto di lavoro dopo anni di servizio in Apat e Icram, gli Enti che dal 2008 hanno costituito ISPRA.
“È paradossale che il governo parli di interventi contro la crisi e per difendere l’occupazione e poi, di fatto, licenzi sui dipendenti, per giunta in un ente di ricerca”, dichiara Enrico Morreale del coordinamento nazionale precari USI RdB Ricerca.
“In un momento di crisi, con professionalità alte e specializzate, equivale a metterci sulla strade, noi e le nostre famiglie. Per questo abbiamo deciso che rimarremo ad oltranza nella sede centrale, perché noi siamo importanti per ISPRA e da ISPRA traiamo i nostri salari”.
“E’ importante che si sappia che ci sono i fondi e anche le norme per rinnovarci i contratti – prosegue Morreale - basterebbe un’autorizzazione del Ministro alla struttura commissariale. Ma fallito il tentativo di rinnovare i contratti attraverso una norma specifica il Ministro ed il Ministero ci ha abbandonato.
Chiediamo un intervento immediato della Prestigiacomo, che ha il dovere di intervenire per evitare i nostri licenziamenti.
La lotta è iniziata solo adesso e non abbandoneremo il nostro lavoro”, conclude il lavoratore licenziato.
AMBIENTE: PRECARI ISTITUTO ISPRA, A CASA 200 LAVORATORI
Comunicato al Personale
Ieri pomeriggio a seguito della forte mobilitazione del personale precario e su richiesta di CGIL CISL e UIL il Commissario Straordinario dell’ISPRA, Prefetto Vincenzo Grimaldi, ha convocato le OO.SS. sulla drammatica situazione dei lavoratori precari dell’Istituto.
L’unica apertura riportata dal Commissario riguarda la disponibilità politica del Ministro Prestigiacomo a intervenire sulla questione con uno specifico emendamento in sede di conversione del “decreto anticrisi”.
Alle proposte sindacali per una soluzione amministrativa che mantenesse in servizio il personale con contratto scaduto, è stato posto un secco NO.
Di fatto allo stato attuale non vi è nulla di concreto che confermi la volontà politica del Ministro né sono stati assunti impegni formali in tal senso. Pertanto le OO.SS. giudicano l’esito dell’incontro completamente insoddisfacente e da oggi circa duecento lavoratori sono di fatto licenziati e senza prospettive concrete.
FLC CGIL, FIR CISL e UILPA-UR AFAM hanno quindi deciso di intensificare le iniziative di mobilitazione a partire dall’indizione di un presidio presso il MATTM, per il quale si stanno richiedendo le necessarie autorizzazioni, e di avviare le procedure per la proclamazione dello sciopero.
martedì 30 giugno 2009
RICERCA: ISPRA, RICERCATORI DA TUTELARE INTERVENGA IL GOVERNO
Mobilitazione all'Ispra, da oggi 200 precari a casa
AMBIENTE. ISPRA: A CASA 200 PRECARI,NEL SILENZIO DI PRESTIGIACOMO
RICERCA: ISPRA OCCUPATO DA PRECARI LICENZIATI, INTERVENGA PRESTIGIACOMO
fallito il tentativo di rinnovare i contratti attraverso una norma specifica il Ministro ed il Ministero ci ha abbandonato". "Chiediamo un intervento immediato della Prestigiacomo, che ha il dovere di intervenire per evitare i nostri licenziamenti. La lotta e' iniziata solo adesso e non abbandoneremo il nostro lavoro" conclude il lavoratore licenziato.
Ispra, Zingaretti: lavoratori risorsa preziosa per territorio
LAVORO. ZINGARETTI: RICERCATORI ISPRA RISORSA PREZIOSA
Esplode la cassa integrazione: nel Lazio in 35mila rischiano il posto
SEI milioni di ore complessive di cassa integrazione nei primi cinque mesi dell’anno. 35mila uomini e donne alla finestra, aspettando che la bufera passi e i portoni delle aziende tornino ad aprirsi. Parlare di cassa integrazione oggi impone il coraggio di porsi la domanda più scomoda: cosa succederà quando i termini di tempo previsti dagli ammortizzatori sociali scadranno e i lavoratori resteranno senza protezione? La risposta richiede chiaroveggenza ma già oggi, di fronte agli ultimi dati elaborati dalla Cgil, il segretario generale di Roma e Lazio, Claudio Di Berardino, lancia l’allarme: «Dobbiamo rapidamente prepararci al dopo - spiega Di Berardino - e aprire al più presto un tavolo con regione, comune di Roma, provincie, per dare un futuro a tutte queste persone. Del resto, i dati nelle nostre mani preannunciano un settembre nero». Andiamo a vedere cosa rivelano questi dati: la cassa integrazione, tra ordinaria e straordinaria, riguarda nel Lazio 35mila persone. Di queste - secondo la Cgil - oltre 23mila rischiano effettivamente di perdere il posto di lavoro in un periodo variabile tra 6 e 12 mesi. Nel solo maggio le persone in cassa integrazione ordinaria, impiegate cioè in aziende in crisi e a rischio licenziamento, sono state 7.000. Ma la vera esplosione interessa la cassa integrazione straordinaria: se nel dicembre 2008 erano 2.000 le persone interessate da questi ammortizzatori sociali, sono arrivate a 23mila nel mese scorso.
Le ultime tremila sono interessate a mobilità e altre forme di sospensione temporanea del lavoro. Un fenomeno diffuso su tutto l’arco produttivo che morde però soprattutto in alcuni settori. Nell’edilizia, tra aprile e maggio, il ricorso a questa forma di sostegno è cresciuto di un quasi incredibile 10.000 per cento, cioè è aumentato di cento volte. Nel commercio l’aumentoè stato del 24,8%; nella logistica del 129%.
Tantissime le aziende coinvolte: tra queste le ditte di costruzione, dove ormai le ore di Cig sono arrivate a 700mila, il distretto ceramico di Viterbo e quello chimico di Latina, la Fiat e la stessa Alitalia dove Cai ha comunque riassorbito in aprile 10.000 lavoratori. Non è tutto, perché il nuovo fronte della crisi oggi si chiama piccole e medie imprese. È qui che si combatte la battaglia della cassa integrazione in deroga, quella che offre coperture anche ai dipendenti delle PMI. Nel 2008 il suo valore ammontava a 17 milioni di euro. Oggi, a metà 2009, siamo già a 98 milioni, dei quali solo il 60% coperto finanziariamente dal governo.
“Questa forma di sostegno - commenta Di Berardino - riguarda ormai 4.953 persone cui se ne aggiungono altre 1.110 interessate da processi di mobilità in deroga che anticipano il licenziamento. Si tratta di un fenomeno che cresce mese dopo mese e che tocca i più esposti ai quali dobbiamo cercare di assicurare comunque delle coperture”.
A loro guarda la delibera approvata in questi giorni dalla Regione Lazio e promossa dall’assessore all’Istruzione, Silvia Costa, che prevede lo stanziamento di 220 milioni di euro del Fondo sociale europeo per allargare i benefici della cassa a circa 30mila lavoratori delle piccole imprese laziali, pari al 10% del totale.
Benefici allargati anche nel caso del primo accordo italiano per il riconoscimento degli ammortizzatori sociali ai lavoratori interinali. Il patto interessa 77 lavoratori interinali della Adecco, impegnati presso la fabbrica di pneumatici Trelleborg di Tivoli che potranno usufruire dello stesso sostegno previsto per gli altri 370 lavoratori a tempo indeterminato, già in cassa integrazione. Ma l’impegno di istituzioni e parti sociali ancora non basta per evitare le perdite di un colapasta con troppi buchi. Uno di questi riguarda proprio il mondo dei precari. Per molti di loro il de profundis viene recitato oggi 30 giugno con l’entrata in vigore della legge 133 che vieta il rinnovo del contratto atipico dopo il terzo anno consecutivo. La norma tocca tutti i settori, dalla sanità (nell’Istituto Superiore di Sanità un lavoratore su due è precario) alla ricerca, dalla giustizia all’istruzione (dove potrebbero restare senza lavoro 4.700 persone tra insegnanti ed ex-bidelli).
A finire nella morsa di questa severa stabilizzazione sono soprattutto i dipendenti pubblici, anche se la ferita più profonda resta quella aperta nei centri di ricerca laziali. Nell’Ispra (l’Istituto per la Protezione e la Ricerca Ambientale) dove tra giugno e settembre rischiano di perdere il posto 430 precari, nell’Ingv (l’Istituto Nazionale di Geovulcanologia) e nello stesso Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, fino a ieri avamposti indiscussi di eccellenza e merito, divenuti oggi bandiere rosse issate per annunciare l’arrivo di una nuova tempesta.
lunedì 29 giugno 2009
DL FISCALE: IDV, GOVERNO LASCIA FUORI PRECARIATO
''L'insieme di provvedimenti contenuti nel nuovo decreto - prosegue Borghesi - fa pensare che in qualche modo il governo si sia svegliato sulla crisi economica. Nel pacchetto sono contenute misure importanti, come la detassazione degli utili sugli investimenti. Tutto questo, pero' - sostiene Borghesi - arriva troppo tardi, oltre al fatto che le risorse rimangono ancora scarse. Il governo ha in sostanza messo nero su bianco solo adesso quanto l'Italia dei Valori chiede da tempo e quanto sarebbe stato opportuno fare molto prima per evitare che il Paese rimanesse indietro. Lo ha fatto, per altro, solo parzialmente - conclude l'esponente Idv - visto che non c'e' traccia di ammortizzatori sociali per quella consistente fetta di lavoratori rimasti senza contratto''.
Tremonti e l’anticrisi: vieni avanti, decretino!
Il governo ha varato un pacchetto di provvedimenti che è stato pomposamente definito “la manovra d’estate”. Il testo è provvisorio, ma i suoi contenuti sono in perfetto stile Tremonti: provvedimenti una tantum, di dubbia efficacia
I 25 articoli della bozza di decreto contengono misure per “contrastare la crisi” e anche molti altri interventi (rinvio della class action, stop ai ticket per la specialistica, aumento dei rimborsi a bond e azioni Alitalia, aumento dei soldati nelle strade, limitazioni sulla commissione di massimo scoperto). Non c’è l’ampliamento dei beneficiari delle social card, arriverà per via amministrativa, assicura il ministro Sacconi. Ci sono provvedimenti di entrata preparatori dello scudo fiscale, c’é l’ennesima rimodulazione dei fondi per le infrastrutture. Non c’è ancora la quantificazione definitiva delle risorse: dovremo aspettare, tanto per cambiare, la stesura finale del testo. Per ora accontentiamoci delle bozze.
UNA MANOVRINA DI BREVE RESPIRO – Il decreto contiene anche interventi condivisibili, naturalmente. Ma, a parte la propaganda di Tremonti e dei suoi agit-prop, sembra una “manovrina” di breve respiro. La stessa Confindustria, che pure lo giudica benino, ha parlato di un passo avanti non risolutivo. Tremonti, in parte giustamente, ha detto e ridetto – litigando pure con mezzo governo – che non farà mai una manovra in deficit. Ma il guaio è che i pochi soldi “riprogrammati” sono pure spalmati in uno spezzatino d’interventi eterogenei, di piccola entità e in gran parte transitori. Un decretino che aiuterà a riempire i giornali di dichiarazioni, che forse darà anche una piccolissima boccata d’ossigeno all’economia (e soprattutto al governo) per far passare l’estate. Ma definirlo “la spinta risolutiva per la ripresa dell’Italia” sembra davvero troppo. Lasciando perdere tagli, ritagli e frattaglie dello spezzatino (su cui torneremo durante l’iter parlamentare), diamo un’occhiata al cuore della manovrina, il pacchetto per bloccare la crisi: bonus per le imprese che non licenziano (con proroga della cassa integrazione), detassazione al 50% degli utili delle imprese reinvestiti in macchinari, accelerazione dei pagamenti della pubblica amministrazione.
LA CASSA INTEGRAZIONE E IL LAVORO – Il decreto, all’art. 1, dà la possibilità ai lavoratori in Cassa Integrazione di allungare ulteriormente la durata dei trattamenti e di portarli fino al 100% del salario, frequentando corsi di formazione forniti dalla stessa impresa presso cui operavano. Se l’impresa non è decotta, il provvedimento può avere un senso. Ma quelle imprese purtroppo ormai senza futuro che razza di corsi di formazione elargiranno ai lavoratori? Inoltre, l’utilizzo del bonus per non licenziare dipende da quanto sarà il bonus, che verrà deciso da un decreto ministeriale da adottare entro un mese da quando il decreto diventerà legge. Se sarà basso sarà inefficace, se sarà alto costerà tantissimo all’erario. In ogni caso, le risorse non saranno aggiuntive, ma saranno trovate dentro il “Fondo sociale per l’occupazione e formazione” introdotto con il primo decreto anticrisi. Quindi, ormai ci siamo abituati, è il gioco delle tre carte: per coprire questo provvedimento si tolgono risorse già stanziate, sempre a favore di lavoratori in difficoltà.
I PRECARI DIMENTICATI – Ma soprattutto è incredibile che nel decreto non ci sia una riga per chi il lavoro l’ha già perso: precari e lavoratori temporanei, 400 mila persone (secondo i dati Istat di pochi giorni fa), di cui solo un terzo ha un sussidio di disoccupazione, e solo per qualche mese. Per loro non c’è nulla. Anzi, le norme introdotte serviranno a rendere più difficile per loro trovare un impiego alternativo perché le imprese in difficoltà, incentivate a tenere in busta paga i lavoratori in esubero, reagiranno bloccando le assunzioni. Infatti, Cgil, Uil e Ugl commentano perplesse il decreto. Chissà che penseranno i precari e i lavoratori a cui erano destinate le risorse del Fondo per l’occupazione di Bonanni, l’unico che applaude. E che penseranno di Tremonti, che denigra i dati Istat, facendo finta di non sapere che la rilevazione delle Forze di lavoro si basa su una metodologia strutturata ed utilizzata in tutti i paesi europei.
LA DETASSAZIONE DEGLI UTILI – Il provvedimento “principale”, all’art.5, è la detassazione al 50% degli utili reinvestiti dalle aziende in macchinari e apparecchiature, a cui si collega la svalutazione dei crediti in sofferenza, art. 7. Il provvedimento sarebbe una boccata d’ossigeno al sistema delle imprese che sono in gravissima difficoltà, con cali degli ordinativi e della produzione tra il 35 e il 50%. Ma è troppo poco. Perché è una misura temporanea: dura solo un anno. Perché per detassare gli utili ci vogliono gli utili, e di questi tempi non ce ne sono molti in giro. Perché vengono posti dei tetti e delle limitazioni ai benefici che, in un periodo come questo, rischiano di scoraggiare gli imprenditori. Perché i benefici fiscali si avranno solo a partire dalla prossima primavera, e la crisi morde oggi. Perché complessivamente le risorse a disposizione saranno (tra detassazione utili e svalutazione crediti) solo 1,324 miliardi nel 2009, e 2 miliardi nel 2010. E perché l’esperienza insegna che le passate leggi simili varate da Tremonti in tra il 2001 e il 2003 mostrarono, dopo l’effetto “stimolo” iniziale, un calo degli investimenti che erano stati solo anticipati per approfittare degli sgravi. Misure permanenti sarebbero più efficaci e comunque l’efficacia di strumenti per rilanciare l’investimento è tutt’altro che scontata, visto che la decisione di investire non dipende solo da convenienze fiscali.
L’ACCELERAZIONE PAGAMENTI PA - Sull’accelerazione dei pagamenti della Pa il testo è talmente deludente che non convince neppure chi valuta positivamente il resto del decreto. A meno di modifiche dell’ultim’ora, per il futuro è previsto solo che tutte le PA “adottino entro il 31 dicembre 2009, senza nuovi o maggiori oneri, opportune misure organizzative per garantire il tempestivo pagamento delle somme dovute”. Per il passato invece, “i crediti esigibili nei confronti dei Ministeri (non i Comuni, né le Asl, quindi) iscritti come residui passivi per il 2009 sono accertati straordinariamente con decreto del MEF, e resi liquidabili nei limiti delle risorse a tal fine stanziate con la legge di assestamento del bilancio dello Stato” Traduzione: il nulla, nell’immediato. Non si sa se ridere o piangere. La dichiarazione di Tremonti in conferenza stampa sui 5 miliardi nelle pieghe del bilancio per questo scopo fa ridere. Il problema dei ritardi di pagamento non è di competenza, ma di cassa: un comune o un ministero non pagano i fornitori non perché se ne dimenticano, o perché non hanno i soldi iscritti in bilancio: Tremonti sa bene che nessuna PA può acquistare senza un formale impegno di spesa, altrimenti si viola la legge di contabilità. Non serve lo stanziamento di competenza, il problema è avere ANCHE il denaro in cassa. Ed è quello che ora scarseggia dentro le PA. Soprattutto nei Comuni, grazie all’abolizione dell’Ici. Davvero: non si sa se ridere o piangere.
GUADAGNARE TEMPO – Quando il testo definitivo del decreto legge sarà pubblicato in Gazzetta Ufficiale si potranno approfondire meglio i contenuti specifici. La sensazione è che si cerchi ancora una volta di guadagnare tempo scommettendo che la crisi passerà da sola, con la ripresa di USA, Cina e degli altri. Anche le misure migliori, tipo la detassazione degli utili, sono poco efficaci perché limitate nel tempo, per i tetti imposti e per la scarsità di risorse. Ma è la scommessa ad essere persa in partenza: se qualcuno pensa che DOPO le cose torneranno come PRIMA non ha capito nulla di questa crisi. Il credito facile che ha retto artificialmente per anni i consumi USA non ci sarà più. I mercati finanziari subiranno la crisi di solvibilità per anni. Il commercio mondiale rallenterà a lungo. E’ vero che la crisi è esterna all’Italia, ma proprio per questo le farà più male, e quando (non tanto presto) passerà, lascerà l’Italia più indietro di tutti, alle prese con i suoi problemi strutturali che la frenano da oltre 15 anni. Il governatore Draghi, ha ricordato che la crisi non è ancora finita, che va salvaguardata la capacità di spesa (di tutti) tenendo d’occhio il problema dell’occupazione (di tutti). Berlusconi fa spallucce, dicendo che tapperà la bocca a tutti. Ma questo decreto – pur con alcune cose condivisibili – è l’ennesimo specchietto per le allodole. Un provvedimento di un governo in affanno, dal fiato corto in un paese che ha pochi margini di manovra se non esce dalla “trappola” delle mancate riforme strutturali (evasione fiscale, pensioni e welfare, efficienza della PA). Un paese che rischia di affondare, come il Titanic, magari mentre si fa una bella festicciola, con in sottofondo le canzoni di Apicella.