LA PETIZIONE DA FIRMARE
mercoledì 1 aprile 2009
Brunetta: precari da stabilizzare? Ci sono posti e risorse
Precari, Brunetta attacca: «E' colpa di Prodi se non sono stabilizzabili»
ROMA (31 marzo) - Precari non stabilizzabili per colpa del governo Prodi: è la tesi sostenuta da ministro della Funzione pubblica Renato Brunetta, che giudica «numerose e gravi le inesattezze contenute nell'articolo “Quattromila precari senza futuro, in ginocchio la ricerca a Roma. Dal Cnr all'Enea, Brunetta li dichiara non stabilizzabili”, apparso oggi sulle pagine romane de La Repubblica.
«Non sono infatti io che definisco alcuni lavoratori precari “non stabilizzabili” ma le norme attualmente in vigore, volute dal governo Prodi - sottolinea in una nota -. Lo stesso monitoraggio dei contratti flessibili nella Pubblica Amministrazione, che si è concluso oggi, è stato fatto sulla base dell'attuale normativa.
Per quanto riguarda poi il settore della ricerca, ricordo che lo scorso novembre ho già anticipato un monitoraggio capillare sulla situazione dei rapporti di lavoro flessibile nei singoli Enti a seguito del quale, all'indomani di un mio incontro con tutti i presidenti degli Enti, i miei uffici hanno predisposto entro dicembre 2008 gli atti necessari per procedere alle procedure di immissione in ruolo del personale precario.
Questi decreti riguardano circa 900 unità e costituiscono il risultato massimo conseguibile sulla base delle norme vigenti, a suo tempo volute da Prodi e dal mio predecessore Nicolais. Come evidenziato nell'articolo - prosegue il ministro - in molti casi gli Enti hanno utilizzato contratti flessibili al di fuori della pianta organica e questo impedisce qualsiasi tipo di assunzione.
Ecco perchè la situazione fotografata dalla giornalista non è in alcun modo attribuibile al sottoscritto, essendo invece un'eredità del governo precedente così come dei comportamenti anomali adottati dagli Enti nell'utilizzo dei contratti di lavoro flessibili».
P.A.: BRUNETTA, OLTRE 24 MILA PRECARI IN 3.800 AMMINISTRAZIONI
Dall'indagine emerge che il 22% degli enti che hanno risposto dichiara di non avere intenzione di assumere a tempo indeterminato personale, anche se esso possiede i requisiti per essere regolarizzato. Sono 18 mila 549 i precari che invece vedranno iniziare le procedure per la loro stabilizzazione: di questi, 7 mila 990 si trovano in Sicilia e 10 mila 559 nel resto d'Italia(tra questi 5306 maturano i requisiti a giugno e 2541 a dicembre). ''Nella grande maggioranza dei casi - ha spiegato Brunetta - le Amministrazioni con personale regolarizzabile dispongono di posti in pianta organica e di risorse economiche sufficienti''. Dunque, secondo il ministro, ''emerge chiaramente come il problema del precariato non sia un problema legislativo e che ogni ulteriore slittamento generico dei tempi non affronti ne' aiuti la soluzione del problema. Molte amministrazioni - ha aggiunto - hanno gia' proceduto alla regolarizzazone del proprio personale. Risulta inoltre che eccezion fatta per la Sicilia, un numero pressoche' equivalente del totale del personale regolarizzabile sia stato gia' definitivamente assunto o sia in corso di regolarizzazione''. I contratti a tempo determinato privi dei requisiti per la regolarizzazione ai sensi della legge vigente (almeno 3 anni di anzianita', secondo la normativa Nicolais) sono 17045, i contratti co.co.co. sono 12849, mentre i contratti di diretta collaborazione dei vertici politici sono 1079. ''Nel complesso - ha sottolineato Brunetta - il problema dei cosiddetti precari risulta assolutamente nei limiti fisiologici, mediamente inferiore al 2% e comunque inferiore al 5% degli organici. A chi vuole fare polemica, quindi, non rispondo perche' ho cose piu' importanti da fare e mi riferisco alla Cgil e in particolare a Podda e Gentile. Chi parla di numeri piu' alti mente sapendo di mentire e posso anche sfidarlo a duello''.
Brunetta ha infine annunciato che presentera' il rapporto sui precari della Pubblica amminstrazione prima al Parlamento e poi, probabilmente dopo Pasqua, al Cnel, dove illustrera' i dati alle parti sociali.
Berlusconi: "E' allarme lavoro" Poi attacca Ocse e Ue: "Tacciano"
Poi una stizzita replica a Ocse e Ue: "Prima non sono stati capaci di prevedere la crisi e poi fanno previsioni negative. Ma state zitti...La stessa cosa avviene per i Commissari europei, che continuano, invece di lavorare, a fare prediche ai governi".
Tornando alla crisi il presidente del Consiglio promette, insomma, che nessuno "sarà lasciato indietro, traducendo nell'economia la dottrina della Chiesa cattolica". "Uno stato moderno non può disinteressarsi dei lavoratori. E noi abbiamo garantito ai nostri cittadini che nessuno sarà lasciato indietro - continua il premier - Terremo i contatti tra imprese e lavoratori, cosicchè alla fine della crisi potranno tornare. Poi interverremo con la cassa integrazione all'80% dello stipendio e con interventi che possono arrivare anche al 100%". Un'analisi che il premier ripeterà alle parti sociali che annuncia di voler incontrare prima del G8 della Maddalena.
Poi Berlusconi entra nel dettaglio delle misure prese dal suo esecutivo: "I fondi stanziati sono per ora sufficienti. Ci sono 40 miliardi di euro per non lasciare nessuno indietro. Gli italiani si devono trovare uno Stato che non li abbandona". Il Governo, inoltre, sta pensando ad incentivi anche per chi vuole diventare imprenditore. "Ci sarà anche un aiuto importante per chi vuole diventare imprenditore - afferma il premier - un'esclusione dalla tassazione per i primi tre anni".
Novità in vista anche in Borsa. Berlusconi vuole alzare il limite per il riacquisto di azioni proprie per le aziende in Borsa dal 10% al 20%, dopo aver alzato dal 3% al 6% il limite per le persone.
Secco no, invece, alle ipotesi di politiche protezionistiche che fanno "male" all'economia. In particolare a paesi come il nostro che sono grandi esportatori. "Non dimentico quanto successo in Inghilterra ai nostri lavoratori che avevano partecipato ad una gara d'appalto" conclude il premier rifendosi alla rivolta dei lavoratori inglesi contro l'arrivo di nostri connazionali. Quello che serve, invece, è un patto tra tutti i paesi del G8: "Faremo di tutto per arrivare al G20 e a La Maddalena per firmare un patto globale per cercare di sconfiggere la crisi". Un social pact che "possa sostituire al pessimismo l'ottimismo, alla sfiducia la fiducia e trasformare la paura in speranza".
Crisi, Berlusconi: «Siamo preoccupati, 20 milioni di posti in meno nel 2010»
Il Messaggero - ROMA (31 marzo) - «Le previsioni parlano di 20 milioni di posti di lavoro in meno entro il 2010, c'è una grande preoccupazione». Ad affermarlo il premier Silvio Berlusconi a margine del G8 sul tema del lavoro «che comincia a venire meno a seguito di una crisi che investe tutto il mondo». Ma ribadisce: «Non lasceremo nessuno indietro e porteremo il Paese fuori dalla crisi». Berlusconi ha sottolineato come lo Stato «non può disinteressarsi del bene dei lavoratori». Il premier parla di incentivi per le imprese e social pact da proporre al G20 di Londra. E poi l'attacco all'Ocse: troppe stime, statevi zitti. E alla Ue: per la Commissione Europea parli solo il presidente e il suo portavoce.
Aumentare debito per spesa sociale. «Ci troveremo davanti due anni di difficoltà in cui dovremo rinunciare ad alcuni interventi - dice Berlusconi parlando della possibilità di aumentare i fondi per i sussidi ai lavoratori - Non sono spaventato se ci sarà un aumento del debito pubblico per affrontare una spesa provvisoria che è la prima necessità». Esclusa una nuova manovra per reperire fondi da destinare agli ammortizzatori sociali. «I fondi previsti sono abbondanti rispetto alla spesa - ha spiegato Berlusconi - ieri sera ho visto Tremonti e mi diceva di stare tranquillo perché quanto previsto è sufficiente, anche se non fosse vero, dico che non è possibile privilegiare i bilanci pubblici lasciando le persone nella disperazione».
«Il concetto di non lasciare nessuno da solo applica la dottrina sociale della Chiesa ha detto - Abbiamo tradotto nell'economia la dottrina della Chiesa cattolica».
Per le imprese detassazione per i primi tre anni, propone il premier, perché il governo intende aiutare «chi vuol diventare imprenditore» e lo sviluppo di nuove imprese. Per questo pensa di escludere «da qualsiasi tassazione per i primi tre anni» le nuove iniziative imprenditoriali.
Social pact. Il presidente del Consiglio è pronto a proporre un «social pact» ai governi che parteciperanno al G20, un «patto globale che possa sostituire al pessimismo l'ottimismo, alla sfiducia la fiducia e trasformare la paura in speranza».
All'Ocse: troppe stime, statevi zitti. «Prima non hanno previsto nulla, poi fanno le previsioni un giorno sì e un giorno no. Ma statevi zitti» dice Berlusconi replicando a una domanda che faceva riferimento alle ultime stime dell'Ocse, che oggi danno il rapporto Deficit/Pil per l'Italia al 4,3%.
Alla Ue: «Serve una regola precisa, che per la prossima volta, per la Commissione Europea, possa parlare solo il presidente ed il suo portavoce». Il premier spiega di non condividere quanto avviene in Europa «con i commissari europei che si mettono a fare prediche».
Cesa: fatti e non slogan. «Il presidente del Consiglio deve dire cosa intende fare con le persone che sono in cassa integrazione - ha detto Lorenzo Cesa, segretario nazionale dell'Udc - se ci sono effettivamente a disposizione gli otto miliardi per gli ammortizzatori sociali, se le opere infrastrutturali verranno effettivamente realizzate. Occorre sostenere le Pmi e riavviare il programma di interventi per le opere pubbliche. La situazione è grave, ci aspettiamo fatti concreti e non più slogan».
Finocchiaro: premeir preoccupato? Non bocci proposte Pd. «È sempre sorprendente il Presidente del Consiglio. Tre giorni fa - spiega la capogruppo del Pd al Senato Anna Finocchiaro - in una sede importante come il Congresso del PdL, ha affrontato le questioni che riguardano la crisi economica in maniera superficiale, cercando come sempre di minimizzare e di spargere ottimismo. Oggi, come spesso avviene, si cambia di abito e in una situazione diversa, dove non affrontare la verità sarebbe impossibile, visto il contesto del G8, dichiara che la situazione è gravissima e ammette, di fatto, che le ricette del suo governo per affrontare la crisi sono inadeguate». E osserva come «addirittura oggi si dice disposto a far aumentare il deficit per affrontare l'emergenza». «Perché allora - chiede la Finocchiaro - quando il Pd ha avanzato una serie di proposte che cercavano di rispondere alle urgenze di centinaia di migliaia di lavoratori e di famiglie Berlusconi e il suo governo hanno detto di no?».
Bersani: da Berlusconi solo frasi fatte. «Sono mesi che diciamo che dobbiamo fare una manovra per avere soldi freschi veri. Ora apprendiamo che Berlusconi non è spaventato dal deficit. Si decidano». Lo afferma il responsabile per l'Economia del Pd, Pierluigi Bersani intervistato da “Linea notte” su Rai Tre. «Il rapporto deficit/pil è fatto anche dal Pil. Bisogna -prosegue- fare qualcosa per tenere in piedi l'economia. Sono molto critico sull'azione del governo. Sono 6-7 mesi che continuiamo a sentire parole. Se chiediamo a precari e imprese se hanno visto soldi veri la risposta è che non hanno visto nulla». Bersani sottolinea che «siamo in un ritardo preoccupante» e a Berlusconi che promette che nessuno sarà lasciato solo, replica: «Sono frasi fatte».
«Il lavoro comincia a venir meno»
Berlusconi: «C'è stato un incontro sui temi del lavoro che comincia a venire meno per la crisi mondiale»
Corriere della Sera - ROMA - Per la prima volta anche il premier ha fatto trasparire un poco di preoccupazione davanti alla crisi. «Il lavoro comincia a venire meno in maniera preoccupante» ha detto Silvio Berlusconi nel corso del social summit G8 di Roma dedicato al lavoro.
20 MILIONI DI POSTI DI LAVORO IN MENO - «C'è stato un incontro molto approfondito sui temi del lavoro che comincia a venire meno a seguito di una crisi che investe tutto il mondo. Le previsioni sono negative e si parla di 20 milioni di posti di lavoro in meno entro il 2010. C'è una grande preoccupazione» ha dichiarato Berlusconi. L'economia mondiale e quella italiana dovranno affrontare «ancora almeno due anni, due anni e mezzo di difficoltà», a seguito della crisi ha detto il presidente del Consiglio, ribadendo che «la crisi sarà più o meno lunga a seconda se riusciremo a vincere o meno la paura».
COESIONE SOCIALE - «I governi debbono far sì che sia mantenuta la coesione sociale. È questo il fattore più importante» ha aggiunto Berlusconi. Il premier ha ricordato quanto detto durante il congresso del Pdl e ha ribadito: «Non lasceremo nessuno indietro e porteremo il Paese fuori dalla crisi». Berlusconi ha poi sottolineato come lo Stato «non può disinteressarsi del bene dei lavoratori».
DEFICIT - «Non sono spaventato e l'ho detto anche al ministro dell'Economia se dovessimo sfondare il tetto del deficit e del debito per affrontare spese importanti» per fronteggiare la crisi, «lo faremo» ha spiegato ancora il premier, che poi ha aggiunto: «Abbiamo già stanziato 12 miliardi di euro e nell'ultimo Cipe ne abbiamo stanziati altri 8. In tutto sono 36 miliardi, che però possono arrivare a 40 perchè gli italiani hanno di fronte uno Stato che li sosterrà».
PATTO GLOBALE - Il presidente del Consiglio si è poi detto pronto a proporre un «social pact» ai governi che parteciperanno al G20 e a quelli che poi a La Maddalena parteciperanno al G8. Un «patto globale che possa sostituire al pessimismo l'ottimismo, alla sfiducia, la fiducia e trasformare la paura in speranza».
SUSSIDI - «Interverremo sulla cassa integrazione guadagni, che darà l'80% cento e fino al 100% con diverse forme di sussidi compensantivi per l'apprendimento di altre specialità, per un arricchimento dei lavoratori» ha spiegato Berlusconi.
NO A TASSE PER NUOVE IMPRESE - «Come ho già detto non lasceremo solo nessuno ed oltre ad una cassa integrazione allargata ai precari abbiamo previsto aiuti per chi vuole diventare imprenditore fondare un'impresa. Come ho già detto se io stessi in cassa integrazione non starei in casa a guardare la televisione e girarmi i pollici. Ci saranno quindi incentivi nei confronti di nuove forme di imprenditoria. Ci sarà un aiuto importante per chi vuole diventare imprenditore un'esclusione dalla tassazione per i primi tre anni. Un incoraggiamento che però non è stato ancora tradotto in aiuti precisi. Intendiamo attivare forme di incoraggiamento all'imprenditorialità e all'autoimpiego. Anche questo significa non restare con le mani in mano: daremo incentivi a chi, nel caso restasse senza lavoro, decidesse di dedicarsi a forme di intrapresa personale»» ha precisato Berlusconi.
FIAT - Berlusconi è poi intervenuto sulle parole del presidente Usa, Barack Obama, rispetto all'intesa Fiat-Chrysler: «E' certamente per tutti gli italiani un riconoscimento della modernità e dell'eccellenza di una nostra importante impresa, spero che questo rapporto si concluda positivamente, anche con i finanziamenti necessari da parte dello stato statunitense e che quindi noi si possa essere coprotagonisti del salvataggio di una grande impresa automobilistica la cui sparizione porterebbe alla perdita di troppi posti di lavoro che nemmeno una grande democrazia e economia come quella usa può permettersi».
martedì 31 marzo 2009
Risultati Monitoraggio
Risultato monitoraggio ISPRA
DISOCCUPATI? CI PENSA "IL GIORNALE" A TROVARVI UNA COLLOCAZIONE!
lunedì 30 marzo 2009
New sul nostro futuro!!!
Incontro con La Commare del 03/03/2009 a Roma
Ecco i punti discussi nell’incontro avuto ieri, martedì 3 Marzo 2009, con La Commare (vice prefetto della funzione pubblica, temporaneamente dislocato all’ISPRA).
Sono stati chiesti ai vari uffici i profili di cui necessitano (Randi ne ha fornito un cospicuo numero) per poter continuare a svolgere le mansioni previste per l’Ente di appartenenza. Le richieste ammontavano a 300 assunzioni (tra Ricercatori e Tecnologi) La Commare ritiene che non sia possibile che l’ISPRA abbia ancora bisogno di un numero così alto di III livelli, in più rispetto agli oltre 200 che stanno per essere stabilizzati. Pertanto, al massimo, verranno messi a concorso 60 posti. Per questo è stato chiesto ai capi di dipartimento di ridurre sensibilmente le richieste (la biblioteca exAPAT ha chiesto 9 Tecnologi!!!), arrivando alle attuali 200 unità (circa).
Ha comunque ribadito che i profili dovranno assolvere le funzioni che gli exEnti sono chiamati a svolgere a norma di legge.
La Commare sostiene, inoltre, che ci siano degli accavallamenti di mansioni, ossia persone diverse nei tre exEnti che svolgono le stesse mansioni (a detta sua tra exINFS ed exAPAT), e ciò porta a considerare la possibilità di effettuare dei tagli per economizzare sul personale da assumere.
Al riguardo, gli è stato fatto notare che gli altri due exEnti si sono già “accaparrati” più di 200 posti e che, quindi, sarebbe opportuno avere un occhio di riguardo per l’exINFS nel momento in cui si dovranno individuare il n° di posti da mettere a concorso. Su questo, La Commare ha esplicitamente detto di essere d’accordo (fermo restano la valutazione delle necessità dell’exINFS e dei carichi di lavoro).
Al riguardo, infatti, il prof. De Castri (dell’Università di Roma, ?La Sapienza?) sta facendo un rilievo sui carichi di lavoro in ISPRA.
Ci viene comunicato che in data 26 febbraio u.s. hanno inoltrato una circolare con cui si fa pervenire una scheda riguardante il carico di lavoro, da compilare singolarmente da parte di ogni lavoratore ISPRA (dipendenti e precari a vario titolo). Tali schede dovrebbero permettere di far risaltare le effettive mansioni svolte dal personale, soprattutto precario, così da poter valutare quali siano effettivamente le esigenze dell’ISPRA.
Da una precedente ricognizione effettuata (ottobre-novembre), si sono resi conto che circa il 20% del personale exAPAT è sotto utilizzato.
Riguardo alla futura formulazione dei profili che verranno messi a concorso, La Commare sottolinea che non saranno assolutamente bandi-fotografia (p.e. “l’esperto in macrobentos litoraneo, con almeno 5 anni di esperienza in monitoraggio…”) ma si tratterà di richiedere 5-6 profili per una decina di posti ognuno. Alla fine dei concorsi, si vorrà ottenere un Ente in grado di espletare le funzioni attribuitegli per legge.
Gli abbiamo fatto anche notare che un bando che tenga conto della specificità dell’esperienza permette di selezionare personale che sappia, appena assunto, eseguire efficientemente il lavoro (in linea con l’obiettivo di “ottenere un Ente in grado chi di espletare le funzioni attribuitegli per legge”). La Commare dichiara, al riguardo, di aver esternato questa problematica al Ministro già ad Ottobre scorso e pensa che tale ostacolo si stia superando seguendo “una linea mediana”, rappresentata cioè dalla stabilizzazione degli attuali TD in exAPAT ed exICAM.
Quindi, pur essendo d’accordo con la precedente affermazione, il bando generico rimane l’unica soluzione accettabile (richiamandosi all’esempio precedente ha indicato un generico bando per biologo marino).
Assicura e garantisce che verranno fatti senza alcuna propensione per uno degli Enti ma auspica che exINFS avrà un riconoscimento in virtù della forte carenza nella dotazione organica che lo contraddistingue.
Si richiede che venga riconosciuta l’esperienza maturata per qualunque tipologia di contratto (co.co.co., assegno di ricerca,borsa di studio).
Viene risposto che non ci potranno essere riserve poiché ce le "siamo" già giocate con le stabilizzazioni (!!!) però stanno valutando l’ipotesi di strutturare i concorsi in modo che si tenga comunque in considerazione l'aver svolto, a qualsiasi titolo, servizio in ISPRA.
Sottolinea nuovamente il fatto che non faranno concorsi cuciti su chi sta già lavorando in ISPRA ma su quale è o quale sarà il compito che l'Ente è chiamato a svolgere a norma di legge.
I concorsi di quest’anno daranno luogo ad una graduatoria, visto che per il 2011 si considera di mettere a concorso altri posti come richiederanno nel piano triennale di reclutamento.
NB le assunzioni possibili per il 2010 sono probabilmente state bruciate dalle stabilizzazioni fatte quest’anno.
Le ipotesi possibili per l’accesso ai concorsi che siano di qualche vantaggio per chi è precario ISPRA sono 2, ossia che il servizio svolto in un Ente pubblico sia
· un requisito d'accesso,
oppure
· sia valutato con un punteggio.
La parola d'ordine è scremare, quindi potrà esserci una prova pre-selettiva saltata da chi ha già prestato servizio in un Ente pubblico (non specifica se l'Ente sia ISPRA o qualsiasi altro).
Si ipotizza che i tempi siano i seguenti:
· Marzo uscita bandi per Amministrativi
· Aprile bandi per operatore tecnico e terzi livelli
· Maggio termine iscrizioni del secondo bando
· Giugno prova pre-selettiva
· Luglio prova scritta
· Settembre-Ottobre gli orali
ma non viene escluso che riescano solo a fare gli scritti entro fine anno e con uno dei decreti mille - proroghe si proceda nel 2010.
Il primo punto è quello dell’importo bassissimo che viene motivato come uno stop alle differenze di trattamento tra i co.co.co. dell’ISPRA.
Si obbietta che il trattamento dovrebbe essere apportato alla competenza, qualifica, esperienza del profilo al quale si vuole conferire l’incarico. La Commare specifica che tale aspetto non è stato tenuto in considerazione e ribadisce che è stata solamente un’azione volta a controllare e a livellare i diversi trattamenti riservati ai co.co.co.
Sindacati di base: «Uniti sulla nostra piattaforma sociale»
Il movimento si riprende Roma E lancia una sfida dentro la crisi
Comincia ad arrivare anche in Italia: non la crisi, ma il vento della risposta sociale, organizzata, di conflitto e di movimento. Questo è il segnale espresso dalla dimensione più "movimentata", appunto, della giornata di ieri a Roma contro il G14, il summit allargato del G8 sotto la presidenza italiana, su lavoro e welfare, che si svolge oggi nella capitale. Contro il G14, ossia per l'articolazione in piattaforma di rivendicazioni e di pratiche di quel «noi la crisi non la paghiamo» che è stato fatto rimbombare dall'Onda studentesca: ma che ora investe un'intero potenziale di insorgenza sociale. Arriva anche in Italia un certo vento "europeo": e non a caso succede a Roma quel che succede, mentre a Londra una moltitudine blocca la metropoli in vista del G20, il "successore" designato del G8 nella governance della globalizzazione e della sua crisi. E mentre almeno 15mila attiviste ed attivisti bloccano Francoforte e altrettanti Berlino, unendo alla pressione sul G20 il lancio delle mobilitazioni contro il prossimo vertice Nato in Germania e un link esplicito alla protesta contro il G14. Cosa è successo a Roma? Tante cose insieme. Anzitutto, se n'è andato in fumo il tentativo di calare sulla capitale una definitiva cappa repressiva attraverso l'applicazione, tante volte in questi giorni invocata dal sindaco Alemanno e dal suo gruppo di potere nel Pdl a congresso, del famigerato «protocollo». Quello firmato da Comune, Questura, Prefettura ma anche da Cgil Cisl Uil. Quello che renderebbe off limits per cortei e proteste l'intero centro storico - e politico. Proprio in questa fase sociale. Un protocollo che, evidentemente, non dovrebbe riguardare altri che quanti l'hanno voluto sottoscrivere. Ma che invece è stato brandito quale giustificazione delle cariche all'ateneo della Sapienza il 18 scorso, per impedire all'Onda di raggiungere i manifestanti dello sciopero della conoscenza indetto dalla stessa Cgil. Ebbene, ieri il protocollo e tanto più il suo (prevedibilissimo) abuso sono andati in fumo insieme al tentativo, operato da più parti, di dichiarare l'Onda stessa «morta», finita. E di "spaventare" la manifestazione indetta ieri contro il G14 dal "Patto di base", l'unità di Cobas, Cub-Rdb e Sdl. Doveva succedere di tutto: a partire dai «blocchi» indetti prima della partenza del corteo, per raggiungerlo da vari punti vicini a piazza Esedra, dai settori di "movimento". E invece è successo che i blocchi ci sono stati, tutti, e sono andati benissimo. Folto quello fissato alla stazione Tiburtina dai "Blocchi precari metropolitani" («Hate G8, out of control»), partecipato quello a via de Lollis da Action, che entrambi hanno raggiunto il blocco più esposto ai riflettori, quello lanciato da "Sapienza in Onda" sul luogo del delitto delle cariche del 18, a piazzale Aldo Moro. Da dove, alla fine, ci si è mossi in corteo in tanti verso piazza Esedra e ci si è ritrovati in migliaia quando a viale di Castro Pretorio si sono aggiunti la nuova rete degli "Indipendenti" («Che vita sarebbe senza profitto?», «Diffondi cospirazione») e il Coordinamento di lotta per la casa, che il blocco l'avevano mosso da Porta Pia. Blocchi veri e propri, insomma, per quanto mobili: perché l'obiettivo di stravolgere la "normalità" del sabato romano è stato raggiunto in pieno. Senza che il clima agitato dalle parti del Viminale nei giorni precedenti si sia potuto tradurre in azioni repressive di alcun genere. Quando questa composizione di movimento ha raggiunto la manifestazione dei sindacati di base si sono imposte diverse evidenze. La prima, certamente, che l'Onda non è affatto «morta», nonostante certe dichiarazioni anche interne al "dibattito" nelle facoltà e la scelta di alcuni di ritrovarsi direttamente a piazza della Repubblica: tanto più si è rivelata viva, la dinamica dell'Onda, che ieri l'intero composito spezzone di movimento è stato concordemente aperto dallo striscione dei "sapientini", seguiti da delegazioni nazionali, con la scritta «Guerriglieri (virgolettato e dedicato al ministro Brunetta, ndr ) anomali contro il G14 e per un nuovo welfare». Ma quando lo spezzone di "movimento" si è disteso nel corteo unitario, s'è imposta anche un'altra evidenza: che la geografia politica e sociale, l'equilibrio di soggetti di un fronte alternativo di conflitto dentro e oltre la crisi, sono mutati. Tanto, infatti, era il peso di studenti, precari, occupanti di case, attivisti dei centri sociali e delle reti d'azione sul corpo complessivo dei manifestanti. Un peso esercitato sotto un segno comune, rivendicato da tutte le "anime": l'irrapresentabilità, l'indipendenza politica e organizzativa dei movimenti. Un segnale che promette di cresce nelle prossime tappe: per lo sciopero generale indetto dallo stesso "Patto di base" per il 23 aprile, si parla già di «sciopero metropolitano». E stato il corteo stesso a mostrare che il segnale vuol essere inequivoco. Comincia all'inizio di via Cavour: prima banca, un'agenzia Unipol, «sanzionata» o «segnalata» in massa con uova, vernice, fumogeni e petardi. Poi l'agenzia Fata in via Pincherle, a due passi dal Viminale, con funzionari di Ps che perdono la testa, rintuzzati dalla reazione immediata del corteo. Quindi la Pirelli Re e ancora una banca, la Carim, sempre su via Cavour. Di seguito, fumogeni sul blindatissimo Altare della Patria. E a largo di Torre Argentina di nuovo un'Unipol. Infine a corso Vittorio un'agenzia di Banca Intesa. Tanto per chiarire, dopo l'azione del vasto "comitato romano contro il G8" all'Abi giovedì, il who's who della crisi. E per portare in Italia quel certo qual vento europeo.
domenica 29 marzo 2009
Berlusconi: questa è casa mia, qui comando io

di Alessandro Cardulli
Fini aveva degli impegni e non poteva assolutamente partecipare al terzo atto del gran varietà berlusconiano. Siccome poteva sembrare uno sgarbo al premier che celebrava la sua apoteosi si è inventato, lì su due piedi, che, essendo Gianfranco il presidente della Camera, era meglio si astenesse da manifestazioni di parte. Per dar più credibilità a questa bugia si è coinvolto anche il presidente del Senato.
Nessuna risposta alle domande di Fini
Il capo del governo ha preferito evitare. Non poteva che fare così, dicono i suoi caporali, altrimenti avrebbe consacrato Fini come capo della minoranza. Proprio Gianfranco, fanno notare con una punta di malizia, si era definito tale anche se alcuni degli uomini a lui più vicini avevano preso le distanze. Insomma,non rispondendo, Berlusconi avrebbe fatto capire a chiare lettere che lui e solo lui è il “padre padrone” del Pdl che il partito nuovo è cosa sua. Rispondono i “finiani” di stretta osservanza che il capo del governo ha fatto una clamorosa autorete. Fini aveva detto che c’era un leader e ora ci volevano le idee. Ebbene, non rispondendo, il cavaliere ha dimostrato che le idee ce le ha solo il presidente della Camera e che esiste una minoranza e non di poco conto con la quale il presidente del consiglio dovrà fare i conti, passati gli effetti speciali dello spettacolo. Può essere. E’ certo, comunque, che Berlusconi ha mostrato la sua capacità di non dire niente, di raccontare balle, di inventare leggi, provvedimenti,investimenti che non ci sono, interventi per i precari, per i giovani, per gli anziani, sapendo che i media non lo sbugiarderanno, che quasi nessuno ricorderà dei bluff come la social card.
Un mix di autoritarismo e totalitarismo
Dietro questi giochi di prestigio c’è qualcosa di molto pericoloso che Berlusconi butta là. A lui- lo ha detto chiaramente- non basta quel 51% di voti che già oggi sono nelle disponibilità del Pdl. Non basta il bipartitismo. Vuole di più, di più, in un mix di totalitarismo e autoritarismo. Parlando di quanto ha fatto il governo per la ricerca e l’università, annuncia che la scuola pubblica dovrà essere definitivamente smantellata. Che ai figli dei ricchi saranno riservate le scuole migliori. Che scuola pubblica e privata sono la stessa cosa e le famiglie che vogliono mandare i figli dai privati avranno il rimborso delle spese sostenute. Nelle università la maggioranza dei componenti dei consigli di amministrazione sarà composta da esterni. E’ questa la parte più importante di un disegno antidemocratico: colpire la scuola, la formazione, la conoscenza è sempre stato l’obiettivo principale dei regimi autoritari, in qualsiasi parte del mondo. Da qui a smantellare la Costituzione il passo è breve. Ripete ormai come un disco rotto la litania che oggi il capo del governo non conta niente, può scrivere solo l’ordine del giorno dei lavori, il governo non conta niente, ha le mani legate dal parlamento. Ripropone quel “ pacchetto” che gli italiani hanno respinto con il referendum del giugno del 2006. Il 61% respinse i provvedimenti approvati dal centrodestra. Berlusconi li ripropone: o la sinistra accetta o facciamo da soli. Chissà come, visto che una Costituzione esiste ancora. Ai giovani in cerca di lavoro una proposta secca: “ fatevi le imprese”. Alle donne ricorda che il governo ha varato ben sette leggi a loro favore. Di che si tratta nessuno lo sa. Parla con tono, quasi pacato, a volte farfuglia qualche parola, blandisce i delegati che non contano niente, non hanno avuto voce in capitolo, definendoli “missionari della libertà”, alza la voce solo quando deve attaccare la sinistra e lo fa ogni cinque sei minuti.
Il dux chiama a raccolta il suo “popolo”
Un crescendo in particolare quando risponde alla sinistra che è la sua ossessione, all’opposizione, a Franceschini, il segretario del Pd, che lo aveva invitato a non candidarsi alle elezioni europee visto che c’è assoluta incompatibilità con l’incarico di presidente del consiglio. Quasi si altera e grida: “ Mi candido, è una candidatura di bandiera, del leader che chiama a raccolta il suo popolo”. Se è un leader si candidi anche Franceschini”. Un vero e proprio condottiero, un dux per usare il termine latino di quel “popolo” che, poco prima lo aveva acclamato presidente, senza passare per elezioni che sarebbero state un offesa al capo e aveva applaudito anche l’ufficio di presidenza, fatto di ministri, governatori, capi gruppo e qualche altro benvoluto da Berlusconi. Li vuole tutti intorno a sé mentre annuncia che ci saranno tanti organismo dove ognuno potrà trovare posto. Ce n’è per tutti i gusti. C’è Bondi, il monsignore dal tono cardinalizio destinato ad essere un sottocapo del partito, imperante Berlusconi, che aveva trovato il modo di leggere una clerico-lettera di saluto da parte di Baget Bozzo. Se ne sentiva davvero la mancanza. C’è l’altro coordinatore,Denis Verdini che, timidamente, accenna al fatto che alla Camera il testamento biologico qualche cambiamento potrà averlo e La Russa che tiene lezione a Bossi sul rapporto Pdl Lega e sul referendum elettorale. Tutte quisquiglie, direbbe Totò, che non scalfiscono il gran finale organizzato da Berlusconi in persona. A chiusura del discorso chiama tutta la presidenza del Pdl sul palco. “Le donne in prima fila, vieni qui Gelmini, Stefania dove sei, Carfagna vieni”: le chiama una per una. Intanto ha preso posto anche il coro. Foto di gruppo con signore,coro che intona inno alla gioia, meno male che Silvio c’è, fratelli d’Italia, gente che si arrampica sul palco. Le immagini sfumano, cala il sipario, le luci della ribalta si spengono, come dice Calvero-Chaplin in uno dei suoi un grandi film, domani è un altro giorno. Meno male.
Movimenti in movimento: più di 60.000 manifestano a Roma

Roma,"Noi la crisi non la paghiamo"
Lo slogan "noi la crisi non la paghiamo" è stato il filo conduttore del corteo promosso da Cub, Cobas e Sdl intercategoriale alla vigilia del "G8 sociale", il meeting dei ministri del Lavoro e delle Politiche Sociali in programma da domenica a martedì alla Farnesina. Gli organizzatori parlano di 50mila partecipanti tra operai, lavoratori della scuola e pubblici, precari, disoccupati, famiglie, giovani dei centri sociali e studenti dell'"Onda". Striscioni, bandiere, slogan, petardi, lanci di uova e cori hanno fatto da cornice al fiume di persone che si è snodato da piazza Esedra a Piazza Navona nella Capitale. Cinquantamila i manifestanti secondo gli organizzatori, seimila secondo la polizia.
No alla gestione della crisi da parte del governo
Obiettivo della manifestazione era ribadire un secco "no" al modello di gestione della crisi economica del governo Berlusconi, per dire che "un nuovo welfare è possibile" e per lanciare una sfida alle leggi "liberticide" sullo sciopero. In testa al corteo lo striscione: "G14 con i responsabili della crisi; noi con i lavoratori, i disoccupati e i precari".
Contro il precariato
Tema centrale del corteo il precariato. Da un lato si è ribadito il sostegno alla piattaforma di lotta, varata il 7 febbraio, che prevede il blocco dei licenziamenti, la riduzione dell'orario di lavoro a parità di salario, aumenti consistenti di salari e pensioni, reddito minimo garantito, continuità del reddito per i lavoratori atipici, assunzione a tempo indeterminato dei precari. Dall'altro il Blocco dei precari metropolitani (Bpm) ha lanciato la provocazione dello 'sciopero metropolitano'. "Contro il precariato - hanno detto dal palco di piazza Navona - dobbiamo bloccare ogni forma di produzione per ottenere nuovi diritti generali".
Corteo non autorizzato degli studenti dell'Onda
La giornata ha conosciuto alcuni momenti di tensione. Poco prima del corteo principale, partito da Piazza della Repubblica dopo le 15, gli studenti dell'Onda La Sapienza, i rappresentanti di Action, Blocco precario metropolitano e il Coordinamento di lotta per la casa hanno dato vita a un corteo non autorizzato, con circa duemila persone, partito da tre diverse piazze romane (Aldo Moro, Tiburtina e Porta Pia). Chiaro il messaggio al sindaco di Roma Gianni Alemanno, al prefetto Giuseppe Pecoraro e ai ministri della Funzione pubblica, Renato Brunetta e dell'Economia, Giulio Tremonti: "Non ci limiterete la libertà di movimento. Ci riprendiamo le strade di Roma. Manifestiamo per una citta libera, aperta alle pratiche di democrazia diretta". Non sono mancate critiche al sulla gestione della crisi economica: "Questa crisi non la paghiamo, il governo è incapace di gestirla" e "il protocollo del G14 per noi è carta straccia".
Lanci di uova, vernice rossa, fumogeni
Lanci di uova e vernice rossa in via Cavour contro le sedi di Pirelli Re e di Banca Unipol da parte di alcuni manifestanti. Danneggiate alcune vetrine. Fumogeni sono stati lanciati sull'Altare della Patria, davanti alle forze dell'ordine in tenuta antisommossa al Vittoriano, e sono comparse scritte sui muri che chiedono "case per tutti".
Lancio di scarpe contro ministero di Brunetta
In mattinata si è svolta una "battaglia dei cuscini' davanti al ministero dell'Istruzione. Ad organizzarla i collettivi dei licei Virgilio, Mamiani, Manara, Kennedy e Democrito di Ostia, per protestare ironicamente contro le affermazioni del ministro Brunetta che ha definito gli studenti dei "guerriglieri". Bottiglie di birra, fumogeni e vernice rossa contro la filiale Intesa-San Paolo di corso Vittorio Emanuele. Emulando il giornalista iracheno scagliatosi contro il presidente americano Bush, gli studenti hanno lanciato scarpe e fumogeni contro il ministero della Funzione pubblica. Un falò con le scarpe è stato acceso e poi spento in segno di protesta con i piedi da una manifestante.
giovedì 26 marzo 2009
Precarispra Forum
Il ministro della Funzione Pubblica in redazione a testa bassa contro il maggior sindacato, la sinistra, gli studenti dell’Onda
«Della Cgil ne faccio ameno. Il 25 Aprile? Non si festeggia»
«No ai vincoli e alle regole ferree. Causano schifezze»
«Niente scuse a questi studenti guerriglieri»
Il ministro della Funzione pubblica Renato Brunetta, ospite della redazione de l’Unità, ha risposto alle domande della redazione e a quelle inviate dai lettori attraverso il sito internet. Domande sui temi caldi del dibattito politico: dai precari della pubbica amministrazione agli studenti «guerriglieri» dell’Onda, dal suo modo “tranchant” di parlare al paese al piano casa. Ministro, perché ha scelto una strategia comunicativa così scioccante? È il suo modo normale di comunicare o lo fa con la consapevolezza di scatenare delle reazioni? «Questo è un Paese molto ipocrita e chi parla schietto viene chiamato provocatore. Io dico quello che penso: per esempio, dico che se si rottama l’archiettura comunista di questo Paese sarà un bene». Ma davvero crede che sia tutta comunista? «Comunista e palazzinara». Nella sua“lotta ai fannulloni” ha ripescato un’espressione che veniva usata anche dalle Brigaterosse: colpirne uno per educarne cento... «Veramente il primo a pronunciarla è stato Mao Dze Dong. Sì, ma come saprà bene è stata poi adottata in Italia dalle Br. «Io vivo sotto scorta da 25 anni e comunque ricordo Mao. Certo non intendevo citare le Brigate rosse. In ogni caso, quanto ai “fannulloni” quella battaglia l’ho vinta: oggi siamo arrivati a meno 45% di assenteismo». Ha anche calcolato quanto, con la sua azione, è migliorata l’efficienza nella pubblica amministrazione?. «Lei sta parlando con un professore ordinario di Economia del lavoro: tutto quello che dice potrebbe essere usato contro di lei... scherzo. Ridurre l’assenteismo è già una rivoluzione, anche se il sindacato mi ha accusato di mettere agli arresti domiciliari i dipendenti pubblici. Nella scuola le assenze per malattia sono scese del 35%, il risparmio in supplenze è di 250milioni l’anno». Sì, ma il problema dell’efficienza è stato risolto? «No. Il fatto è che non si può aumentare la produttività di chi non lavora. Cominciamo a portarli al lavoro, poi ci occuperemo anche del lavoro». Il principale sindacato, la Cgil, non ha siglato l’accordo sugli statali. «Peggio per il più grande sindacato, quello che conta è che da febbraio un milione e 800mila dipendenti pubblici hanno 70 euro in più in busta paga, compresi gli iscritti alla Cgil». Torniamo al suo modo di comunicare. Perché disse che la Cgil è il suo principale nemico? «Ho detto anche: chi se ne frega della Cgil». Ministro, la Cgil ha avuto e ha una funzione storica molto importante... «Sono stato iscritto alla Cgil». E come ha potuto cambiare in questo modo il suo giudizio? «Un grande sindacato si giustifica di per sè, ma penso che la Cgil sia diventato un partito, agli inizi degli anni Novanta. Tangentopoli non toccò chissà perché ilmondo sindacale e i sindacati si sostituirono ai partiti. La Cgil lo fece con particolare determinazione». La Cgil svolge una funzione impropria? «Non ho detto impropria. Politica. La Cgil ha fatto lobbing in Parlamento affinchè il Partito democratico votasse contro la mia legge di riforma. Non ci è riuscita al Senato, ma alla Camera sì». Ma non pensa che la Cgil agisca per affermare e difendere i diritti dei lavoratori? «Esiste un loro pregiudizio... Non è possibile che tutto quello che faccio sia sbagliato. Ho chiesto mille volte la collaborazione della Cgil alla mia riforma». Con gli altri sindacati ha mai trattato? «Mai, e perchè dovrei?». Perchè allora parla di collaborazione con la Cgil? «Il mio interlocutore è il Parlamento. Per discutere sui contratti con i sindacati c’è l’agenzia Aran». Quando era iscritto alla Cgil le cose erano diverse? «Sì, anche se alla Cgil mi iscrisse, a metà degli anni Settanta a Padova, un’allieva di Toni Negri che poi è stata accusata di essere una brigatista». Non ritiene che i sindacati siano fondamentali per una democrazia? «Un’opposizione sindacale e politi-giudiziale mi mal dispone». A proposito di pregiudizi. Lei è stato considerato un economista di sinistra, ha anche scritto un libro intitolato «La società dei salariati». Adesso la ritroviamo in Forza Italia... «Sono di sinistra. Ma, da buon socialista, sono un anticomunista». E, assieme al suo collega Sacconi, ha un atteggiamento pregiudiziale verso la Cgil. «Sono anticomunista e anche anti-Cgil». Anche Epifani è socialista. «È un ex socialista. Io sono un socialista in Forza Italia e lo rivendico». L’innesto dei socialisti in Fi in effetti ha seguito vari rivoli. Il tratto comune è che siete molto aggressivi verso l’opposizione. «Perchè li conosciamo. Dove stanno i comunisti io sto dall’altra parte». Ma il comunismo non era morto? «Non è vero, sono sempre vivi». Che tipo di socialista è stato? «Lombardiano». E non la imbarazza stare nel governo con un premier che quando gli domandano se è antifascista non risponde?. «Rispondo delle mie azioni, del mio linguaggio, della mia coerenza». Considera irrilevante che il capo di un governo democratico e occidentale non dica di essere antifascista? «Questo lo dice lei. Berlusconi ha salvato l’Italia dalla “gloriosa macchina, da guerra” di Achille Occhetto. Ha salvato la democrazia italiana». Ma non festeggia il 25 aprile... «Neanche io: è una festa egemonizzata dai comunisti». Cisl e Uil non fanno politica? «Un buon sindacato tratta duramente ma poi firma. Non sono della linea del mio amico Fausto Bertinotti che si vantava di non avermai firmato un contratto. 70 euro sono meglio di niente: i dipendenti degli enti locali e delle Asl non hanno il contratto perchè la Cgil si è messa contro». Che rapporti ha con Bonanni e Angeletti? «Pochi, non sono Sacconi». Tutti i suoi discorsi creano divisioni, mail Paese non ha bisogno di coesione sociale? «Ho un consenso del 70%. Questo Paese ha una maggioranza politica molto chiara e i sondaggi sono molto buoni. Non confondo la coesione sociale con la Cgil». Quando si concluderà la “lotta ai fannulloni”? Lei aveva detto che se entro un anno non avesse ottenuto risultati, si sarebbe dimesso. «I conti li faremo l’11maggio esattamente a un anno e tre giorni dalmio giuramento, al Forum della Pubblica amministrazione». C’è modo di farli anche prima. Per esempio, girando l’angolo: qui dietro c’è l’Agenzia dell’entrate con una fila inferocita... «Non sono Mandrake, sono “gusto lungo” come la gomma del ponte di Brooklyn». Si vede che i problemi sono più complicati... «Rispondo con i fatti: meno 45% il tasso di assenteismo per malattia, rinnovo del contratto del pubblico impiego, approvata la legge di riforma della Pubblica amministrazione e a maggio ci sarà il decreto delegato che a giugno diventerà operativo» . Veniamo alle mail dei lettori: gli insegnantisi sono molto risentiti delle sue parole, non si “vergognano” del loro lavoro. «Gli insegnanti che incontro per strada mi dicono: “sto dalla sua parte, non si lasci intimorire”. Si vede che ci sono insegnanti comunisti e insegnanti anticomunisti». Non le pare che gli insegnanti della scuola dovrebbero essere incentivati invece di essere sottopagati? «Sto lavorando perchè nella pubblica amministrazione si entri per concorso, mentre la gran parte degli insegnanti sono stati stabilizzati senza concorso». È l’opposto, semmai: se sostiene il contrario fornisca le percentuali. «I conti li faremo. Comunque, è solo attraverso la meritocrazia che si puòcreare la premialità economica: sinora invece c’è stato un eccesso di sindacalizzazione e appiattimento». Si ha l’impressione che lei non ami il settore pubblico, lo Stato: prendiamo il “piano casa”: distrugge i vincoli a salvaguardia del territorio. «È una sensazione sbagliata. Quei vincoli sono astratti, viviamo in un Paese ipocrita che fa leggi e piani regolatorima produce schifezze. Io voterò per la rottamazione delle schifezze. Non mi piace l’ipocrisia delle regole ferree a cuipoi seguono i condoni». Lei propone l’alienazione del patrimonio immobiliare degli ex Istituti autonomi delle case popolari. Ma una sentenza della Corte Costituzionale non lo consente. «Quella è una sentenza del 2006, ora abbiamo una nuova legge: la 133 del 2008. Vedremo cosa dirà la Corte. Sono 800mila le case ex Iacp in Italia: è un patrimonio morto che rende tutti infelici. Le morosità raggiungono il 40%, non ci sono i soldi per le manutenzioni, le Regioni spendono 3miliardi l’anno. E il problema sociale non si risolve, perché nessuno lascia la casa, anche se ormai ha perso i requisiti. A questo punto vendiamo tutto agli inquilini, ad un prezzo capitalizzato dell’affitto». Macome potrà acquistare chi non ha soldi? «L’affitto medio è 70euro, riscattare la casa costerà in media intorno ai 25mila euro, per immobili che poi varranno 5 volte tanto». Fra gli affittuari ci sono i pensionati. «Anche loro hanno figli e altri hanno un reddito medio-alto e faranno un affare. Voglio vendere a tutti, anche ad abusivi e fricchettoni: se la rivendano e se la fumino! Voi avete una visione sfigata della vita». Ma in questo modo non si rischia una svendita in blocco che, alla fine, non darà il denaro sufficiente a fare una nuova politica per la casa? «La svendita c’è già. Il patrimonio abitativo non è più utilizzato per i fini per cui era stato costruito. Io non faccio altro che prendere atto del fallimento di una grandissima idea sociale, realizzata con il contributo dei lavoratori dipendenti. A mano a mano che i redditi miglioravano la gente avrebbe dovuto lasciare le case popolari. Non è andata così. Quell’idea, nata ai tempi di Fanfani, è fallita per colpa di tutti: Dc, Pci, Psi e della nostra idea di Stato». Perché non verificare i requisiti di chi oggi vive nelle case? «Non ce l’ha fatta nessuno. Se fai la radiografia agli inquilini, scoppia la rivoluzione. Il vero scandalo è questo. Meglio azzerare e ripartire». Per costruire nuove case popolari? «Lamia idea è un’altra. Siamo un Paese che non fa rispettare le regole. Meglio interventi sugli affitti o mutui a tasso zero». Il piano casa presenta un altro problema: come i condoni, è una violazione della cultura delle regole. «La cultura delle regole ha prodotto l’abusivismo. Questo Paese è profondamente cattolico e ipocrita. Disattende le regole che si dà: questo si definisce “azzardo morale”. È la cultura catto-comunista, socialista, liberale etc. La borghesia dell’unificazione d’Italia, tanto incensata dalla storiografia risorgimentale, fu una borghesia delle mani libere. Sarebbe bello far rinascere la cultura delle regole, ma se lei, un ministro, risponde che nessuno c’è riuscito, è una grande sconfitta collettiva. «Chi governa è tenuto al pragmatismo. A me piacerebbe far rispettare le regole. Non ci riesco. Ho uno strumento che mi consente di ricominciare? Allora dico: pochi soldi, maledetti e subito». A proposito di cultura delle regole: per far votare correttamente i deputati abbiamo speso 450mila euro... «In Europa, dove sono stato eletto per nove anni, nessuno si è mai sognato di fare il “pianista”. Evidentemente c’è una diversità culturale di fondo». Passiamo a un argomento un po’ personale. È vero che sta scrivendo un romanzo d’amore intitolato la «Lista di Spagna»? «Mi piacerebbe, ma non è vero. È vero, però, che la “Lista di Spagna” è il luogo dove per un decennio ho lavorato d’estate alla bancarella di souvenir di mio padre. È a Venezia e si trova fra la Ferrovia e il ponte delle Guglie. Là ho imparato a dire i prezzi in tutte le lingue». Come sono i rapporti fra lei e Tremonti? Stando a quanto lei ha detto in un’intervista, sembra ci sia una competizione ventennale... «Meno tempo: Tremonti è arrivato dopo. Siamo solo di carattere diverso. Io sono di buon carattere: mi arrabbio, ma mi passa». Si vuole scusare congli studenti dell’Onda che ha definito “guerriglieri”? «Neanche morto, finché ci sarà questa guerriglia autorappresentiva con le prime file che spingone e le seconde che filmano...». Non teme di alimentare lo scontro? «Non credo che una parola del sottoscritto alimenti lo scontro». Gli studenti dell’Onda tengono i corsi di recupero a scuola, visto che non ci sono i fondi statali. «Questa è la rappresentazione un po’ edulcorata che ha fatto “Report”. Ma ci sono tante iniziative, tanti studenti cattolici che fanno solidarietà». Come affronterà la questione dei precari nella Pubblica amministrazione? «La Cgil dice che sono 400mila. Li sto contando, saranno meno». Ma il monitoraggio non è finito... «Siamo a metà e statisticamente si possono fare delle previsioni». Al di là dei numeri, con il blocco del turn over si è andati avanti con i contratti a termine. «Lo dice la parola stessa, questi contratti sono temporanei. La norma Prodi-Nicolais li ha prorogati fino a tutto il 2009. Io dico, invece, che vanno fatte delle regolarizzazioni con concorso. Ci sono 30mila vincitori di concorsi mai entrati nella pubblica amministrazione. Ma la gran parte delle regolarizzazioni è già stata fatta: lo Stato non ha contratti a termine. Questi contratti sono tutti nelle regioni». Hanno sorpreso le sue dichiarazioni sul fatto che non sarebbero più necessari gli ammortizzatori sociali che, invece, Marco Biagi aveva proposto. «Biagi era un amico e collega. Dieci anni fa diceva che in Italia c’è il peggior mercato del lavoro. Io parlo di lui all’indicativo presente, per me è come fosse ancora vivo, e per questo posso permettermi di dire “non sono d’accordo” con lui sugli ammortizzatori sociali». Altre domande dei lettori: perchè, negli uffici pubblici, non mette i voti anche ai dirigenti? E i politici non dovrebbero essere anche loro sottoposti a un giudizio? «Il pesce puzza dalla testa, quindi sui dirigenti sono d’accordo. Il giudizio per i politici invece si esprime attraverso le elezioni. Certo, era meglio quando nelle elezioni politiche c’era il sistema delle preferenze. Io stesso mi sentivo più libero allora». Lei ce l’ha con Tremonti? «È lui che ce l’ha con me». C’è un esponente del centrosinistra che vorrebbe al governo? «Sicuramente Enrico Letta»
Berluschini, milionari in erba
La crisi vi deprime? Imparate un po' di sano ottimismo (come esorta papà Silvio) da Barbara, Luigi ed Eleonora Berlusconi, che in tempi così magri (per gli altri) si sono "regalati" un premio sulle proprie azioni della holding di famiglia. Utile ricavato: un milione e mezzo di euro circa ciascuno.
Secondo quanto rivela Italia Oggi, i tre rampolli del Cavaliere hanno imparato a giocare con profitto a Monopoli: attribuitisi un premio di 4,30 euro per ciascuna delle 977.600 azioni della Holding italiana quattordicesima spa in loro possesso, i "Berluschini" si sono accaparrati, grazie alla titolarità del 31,33% del capitale, buona parte dell'assegno di 4,203 milioni di euro diviso tra gli azionisti.
In soldoni, la manovrina finanziaria fatta in casa ha fruttato loro 1.401.228,1 euro ciascuno. Un tesoretto per le spesucce previste di immobili di prestigio. E i tre infatti spendono, investono, non lasciano certo ammuffire i 55 milioni di utili che macina la loro Holding.
Costerà loro per esempio cinque milioni di euro l'ingresso nel fondo di private equity Sator creato da Matteo Arpe. Quello stesso fondo per il quale tempo fa si sussurrava che Luigi Berlusconi - aspirante finanziere dopo che è sbollita, forse, la vocazione mistica - volesse essere liquidato dal padre per godere di mezzi e libertà di impresa con l'amico Arpe.
Se i rumors di qualche tempo fa testimoniavano le presunte preoccupazioni di Veronica Lario per il patrimonio reale destinato ai suoi tre figli, considerati i ruoli preponderanti nell'azienda di famiglia ricoperti dalla primogenita Marina e dal fratello Piersilvio, nati dall'unione di Silvio con la prima moglie Carla Elvira Dall'Oglio, questi giri milionari sembrerebbero destituire di fondamento quelle illazioni.
Tanto più che la montagna di utili della società dei Berluschini dipende quasi interamente dal dividendo distribuito dalla Fininvest. Rischio imprenditoriale prossimo allo zero, insomma. Investimenti nel mattone (attività nel dna dei Berlusconi), soldi che fanno soldi: sarà questa la finanza etica di cui si è fatta promotrice Barbara Berlusconi e di cui s'è discusso al convegno organizzato dalla sua Milano Young? Così è facile essere ottimisti: sono le imprese che producono il vero made in Italy che oggi chiudono i battenti, schiacciate dalla crisi, soffocate da un mercato selvaggio e per nulla difese né aiutate. (Libero News)
Berlusconi: "No alla settimana corta I disoccupati si inventino un lavoro"
da il Giornale - Roma - "Io ho detto che deve lavorare di più chi ha la possibilità di farlo. Auspico che chi è stato licenziato si trovi qualcosa fare, io non stareI con le mani in mano". Il premier Silvio Berlusconi torna sulle sue affermazioni dei giorni scorsi, per le quali gli italiani devono lavorare di più. E cerca di spronare disoccupati e imprenditori a uscire dalla crisi rimboccandosi le maniche e cercando di fare quanto possibile. "Io spero comunque che si faccia di tutto affinché non si lasci nessuno a casa - ha aggiunto il premier - anche gli imprenditori si devono inventare qualcosa".
La ricetta anticrisi Da uomo del fare, il Cavaliere nella hall dell'Hotel Vesuvio afferma: "Auspico che chi è stato licenziato si trovi qualcosa da fare. Io non starei con le mani in mano". Poco prima in prefettura un incontro con i lavoratori della Fiat di Pomigliano d'arco, ai quali il premier ha promesso di mettere "testa e cuore" nella soluzione dei loro problemi, garantendo un tavolo a Palazzo Chigi con governo e azienda ed il prolungamento della cassa integrazione. Ma piangersi addosso non si deve, dice Berlusconi, che torna sulle polemiche dei giorni scorsi e ribadisce di aver detto che "deve lavorare di più chi ha la possibilità di farlo".
Il sostegno di governo e banche "La situazione in generale è veramente difficile - osserva il premier senza perdere il suo piglio ottimista - però c'é il sostegno del governo e delle banche", che "grazie al governo, che ha dato una bella somma per le garanzie, hanno ora la possibilità di fare credito". E qui l'invito ai meno fortunati a rimboccarsi le maniche, che Berlusconi fa per poi aggiungere: "Io spero comunque che si faccia di tutto affinché non si lasci nessuno a casa. E anche gli imprenditori devono inventarsi qualcosa". Berlusconi boccia, quindi, senza riserve l'idea della settimana corta per uscire dalla crisi. E assicura che il governo la sua parte l'ha fatta e la sta facendo, con cose concrete come il termovalorizzatore che lui stesso inaugurerà domani ad Acerra "cavando energia elettrica pulita, inquinando come tre auto di cilindrata media".
Il nodo del piano casa Altra cosa concreta, per una iniezione di fiducia nel settore edilizio, il piano casa. Sul quale, assicura Berlusconi, "non c'é nessuna frenata". Anzi, "venerdì ci sarà in Consiglio dei ministri qualcosa sulle abitazioni. Qualcosa di positivo, che darà il via al piano in accordo con le Regioni". Il Cavaliere non nega che qualche problema i governatori italiani lo stiano ponendo, perché "sono gelosi delle loro competenze". Ma è convinto che, in ogni caso, "le Regioni non potranno sottrarsi, perché c'é in giro una aspettativa fantastica" riguardo al piano casa. Perciò Berlusconi ha affidato ai tecnici un confronto con le Regioni. Ma assicura: "Poi decideremo noi".
I poteri al premier L'ultima parola la riserva all'esecutivo, non senza rilanciare il refrain sugli scarsi poteri in mano al presidente del Consiglio. "Io non ho poteri, posso solo convicere, poi devo trattare con tutti: alleati, Parlamento, capo dello Stato. Altro che cesarismo, altro che vezzi napoleonici". Ed è qui che si colloca una frase diretta al co-fondatore Gianfranco Fini: "Sul pensiero unico non so cosa rispondere, avrei una battuta ma preferisco non farla...". Il congresso che a fine settimana darà vita al Pdl resta sullo sfondo, anche se Berlusconi afferma: "Ho fatto le tre e mezzo di notte per scrivere il mio discorso". Si sorprende però, il Cavaliere, delle polemiche sul mancato invito ad altri partiti. "E' un congresso fondativo, deve andarci chi sta fondando il partito. E poi per gli altri sarebbe un disturbo venire di sabato mattina".
Berlusconi: chi è licenziato trovi qualcosa da fare, non starei con le mani in mano
ROMA (25 marzo) - «Io ho detto che deve lavorare di più chi ha la possibilità di farlo. Auspico che chi è stato licenziato si trovi qualcosa fare, io non stareI con le mani in mano...»: lo ha detto il premier Silvio Berlusconi tornando sulle sue affermazioni dei giorni scorsi, per le quali gli italiani devono lavorare di più. «Io spero comunque che si faccia di tutto affinchè non si lasci nessuno a casa - ha aggiunto - Anche gli imprenditori si devono inventare qualcosa. Ora le banche hanno la possibilità di fare credito. Non c'è nessuna furbizia da parte delle banche, ma mettetevi nei panni di un direttore che ha una propria moralità e vuole dare i soldi solo a chi ritiene che li restituisca. Lo Stato, comunque, deve dare garanzie e noi lo stiamo facendo e abbiamo messo per questo a disposizione una bella somma».
Berlusconi: non sono d'accordo sulla settimana corta. «Non sono d'accordo. Ci sono tante ricette, ma le cure non le ha nessuno»: così il premier risponde a chi gli chiedeva se fosse d'accordo con l'idea di introdurre la settimana corta per aiutare a superare la crisi nel mondo del lavoro, sulla scia del piano adottato in Germania dalla cancelliera Angela Merkel sulla riduzione dell'orario di lavoro, in modo da permettere a tutti di mantenere l'impiego.
Di Pietro: lavoratori cornuti e mazziati. «Cornuti e mazziati. Così il presidente del Consiglio tratta gli italiani che, per colpa delle sue scelte sbagliate in campo economico, si ritrovano senza lavoro»: lo afferma Antonio Di Pietro, leader dell'Idv, a proposito delle dichiarazioni di Berlusconi sui lavoratori licenziati. «E poi - aggiunge - c'è ancora qualcuno che dice che viviamo in uno Stato democratico. Se questo fosse vero, il governo dovrebbe pensare ai cittadini, alle fasce sociali più deboli e non a difendere gli interessi dei soliti noti».
Pdci: dal premier parole indecenti sui licenziati. «Sui lavoratori licenziati il presidente del Consiglio ha superato ogni limite - dice Pino Sgobio, esponente del Pdci - Le sue sono parole vergognose e offensive. A questo punto appare chiaro che Berlusconi non è degno di ricoprire il ruolo che ricopre. Nei confronti dei lavoratori e di chi vive il dramma del licenziamento porti rispetto e, invece di fare dichiarazioni indecenti, si adoperi seriamente a ridare loro una speranza. In caso contrario lasci perdere, si ritiri e faccia altro...».
Berlusconi: «I licenziati trovino qualcosa da fare»
Il premier a Napoli: «La situazione è difficile, ma io non me ne starei con le mani in mano»
ROMA - «Auspico che chi è stato licenziato si trovi qualcosa da fare. Io non starei con le mani in mano». Lo dice Silvio Berlusconi conversando con i giornalisti all'Hotel Vesuvio a Napoli, dove si trova per l'inaugurazione del termovalorizzatore di Acerra. A proposito dei lavoratori della Fiat di Pomigliano (in giornata c'è stato l'incontro tra il premier e una delegazione delle rappresentanze sindacali), il Cavaliere promette di aprire «un tavolo a Palazzo Chigi affinché si arrivi innanzitutto ad un prolungamento della cassa integrazione».
SITUAZIONE DIFFICILE - «È una situazione veramente difficile» osserva il premier. «Io - aggiunge Berlusconi riferendosi alla situazione in generale - spero che si faccia di tutto affinché non si lasci nessuno a casa. Anche gli imprenditori si devono inventare qualcosa», sottolinea il Cavaliere. «Ci sono tante ricette - spiega - ma nessuno ha una cura precisa. Deve lavorare di più chi ha la possibilità di farlo» ribadisce il presidente del Consiglio, che si dice contrario alla proposta della settimana corta così come auspicata dalla cancelliera tedesca Angela Merkel.
«ALTRO CHE CESARISMO» - Berlusconi torna poi a parlare dei poteri del presidente del Consiglio. «Non ne ha - dice - Può solo convincere, utilizzare la propria moral suasion, ma poi deve trattare con tutti. Altro che cesarismo, altro che vezzi napoleonici dei quali vengo accusato solo perché un architetto mio amico ha visto due statue non esposte da 30 anni e ha pensato di utilizzarle nel luogo in cui vengono accolti i capi di Stato e di governo di tutto il mondo».
LE REAZIONI - Immediata la reazione di Antonio Di Pietro alle frasi del premier. «Cornuti e mazziati. Così il Presidente del Consiglio tratta gli italiani che, per colpa delle sue scelte sbagliate in campo economico, si ritrovano senza lavoro» dice il leader dell'Italia dei Valori. «E poi - continua - c’è ancora qualcuno che dice che viviamo in uno Stato democratico. Se questo fosse vero, il governo dovrebbe pensare ai cittadini, alle fasce sociali più deboli e non a difendere gli interessi dei soliti noti».
Il complesso ‘caso’ del ministro Brunetta
Ieri il ministro ‘castiga fannulloni’, Renato Brunetta, è stato ospite di un forum del quotidiano l’Unità. L’uomo appare molto compreso nel suo ruolo, forse troppo. Parlando di sè Brunetta si è definito ” “Mr. Brooklyn, gusto lungo” e poi “un riformista determinato di lunga lena”. Ed ancora “un vero socialista”, “più bravo di Tremonti” e senza macchia e paura “non porto a cena i sindacalisti”. Il ’socialista’ vero e puro ha una formidabile idea, “quella di vendere le ex case Iacp” e creare altri “ due milioni di nuovi proprietari”. Il ‘castiga fannulloni’ crede nella “lotta al comunismo” e non vede di buon occhio la Cgil di Epifani, diventata “sindacato che ormai è un partito”. Da repubblicano convinto “non festeggerà il 25 aprile”, perchè è una ricorrenza “egemonizzata”. Il pragmatismo efficientista del ministro, in verità, appare come un vacchio armamentario ideologico, nel quale il dogma della forza delle proprie capacità di interpretazione e direzione politica superano la ‘diualettica’, per diventare un discorso solitario, autocelebrativo e autoritario. Brunetta pensa che le scelte di titpo amministrativo ed urbanistico degli ultimi anni siano state una “architettura di stampo comunista” e per questo appoggia il ‘Piano casa’ di Berlusconi. “Io parto da un dato di fatto: la cultura delle regole ha prodotto l’abusivismo - ha detto il ministro - questo Paese è un Paese cattolico e ipocrita. Che si rifà a vincoli e piani regolatori per poi disattenderli. Si chiama azzardo morale. Si sottoscrivono patti sapendo di volerli rispettare”. Meglio allora il “fai da te”. Naturalmente i rapporti ’stretti’ tra amministrazioni pubbliche, partiti politici e grandi costruttori non rietrano nelle interpretazioni di Brunetta, così come le responsabilità di chi, grazie ad un mandato ricevuto dagli elettori, ha commesso anche reati, consentendo la devastazione dell’ambiente italiano. E basta spostarsi olteconfine, in Francia, per vedere che anche nelle aree peggio urbanizzate esistono dei criteri che nel nostro Paese non sono stati dissattesi dal ‘cattolicesimo ipocrita’, ma dalla corruzione. La foga ‘modernizzatrice’ ha permesso al ministro di elaborare un suo personale piano edilizio, facile da sintetizzare: vendere il milione di case ex Iacp. Ma non solo, perchè poi ci sono gli edifici di proprietà comunale, per cui si potrebbe arrivare anche a duee milioni di appartamenti. E voilà “avremmo così due milioni di nuovi piccoli proprietari”. E si tratterebbe di un vero affare, perchè òa vendita sarebbe a un prezzo capitalizzato d’affitto, intorno ai 30mila euro ad alloggio, secondo un calcolo del Sole 24 Ore. Una cuccagna, “se la comprano subito tutti” ha detto il ministro, anche “i fricchettoni” che “se la comprano e poi se la possono anche fumare”. Lo stato incasserebbe 20 miliardi e nessuna preoccupazione per gli attuali inquilini, che sono in gran numero anziani, perchè anche “questi hanno i figli”. Si deve solo tener conto che quel patrimonio immobiliare fu costruito moltissimi anni fa in aree periferiche, mentre oggi qurgli stessi quartieri sono diventati semicentrali. Per cui è facile comprendere come una vendita massiccia produrrebbe un fenomeno speculativo di dimensioni imprevedibili. Brunetta già pensa ad una sua autobiografia ed ha sostenuto durate il Forum: “Ho il 70-80 per cento del consenso rispetto alle cose che faccio”. “Per strada mi fermano gli insegnanti e mi ringraziano”. Lo criticano solo gli “insegnanti comunisti”. Molto chiare le idee di Brunetta sui precari del sistema pubblico, ma ancora ‘riservate’. Tuttavia non è lontano il tempo in cui si sapà. L’11 maggio, al precisto Forum della pubblica amministrazione, il ministro racconterà cosa ha scoperto grazie alle sue ricerche. Potrebbe addirittura avere un quadro preciso sul loro numero, collocazione, funzione. A spanne potrebbero essere circa 40mila, ma 10-12 mila saranno assunti. Quindi Brunetta ha annunciato “sorprese” per Raffaele Lombardo, presidente dell’Mpa: “La metà dei precari italiani è in Sicilia…”. E gli studenti dell’Onda? Quelli che aveva definito “guerriglieri”? Qualcuno aveva sostenuto che avrebbe dovuto chiesere scusa, ma lui “neanche morto”. Infine una nota sulla cultura politica di Brunetta. Pare abbia un tempo anche lui manifestato, “ma solo contro i brigatisti”. Sarebbe anche nella Cgil, “mi ha iscritto una ragazza di Padova, una terrorista, che non so che fine abbia fatto”. Informazione, naturalmente, tutta da verificare, perchè non si ha notizia di dirigenti di quel sindacato che fossero terroristi. Il ministro ha detto: “Da buon socialista sono anti comunista e quindi anche contro la Cgil”. Quando gli hanno ricordato che Guglielmo Epifani è socialista lui ha precisato: “Era socialista. I veri socialisti ora sono con Berlusconi”. La confusione di Brunetta nei confronti della storia politica del Paese è grande, così come appare difficile pensare che un socialista possa essere contemporaneamente ‘liberista’, ma questa stagione italiana permette a chiunque di sostenere qualunque cosa. E il Cavaliere? “Che piaccia o no è un vero leader”, ha anche salvato l’Italia “dalla gioiosa macchina da guerra di Achille Occhetto” e “salvato la democrazia in Italia”. Berlusconi è “un leader di rango” che non ha mai detto di essere antifascista. Il ministro lo è, ma il premier fa bene a non festeggiare il 25 aprile. “E fa bene. E’ un festa egemonizzata” dai comunisti. C’è solo da pensare come avrebbero commentato Andrea Costa, Turati, Treves, Bissolati. E poi Matteotti, Morandi, Nenni, Pertini o De Martino. Per non citarli tutti. Certo, il ministro Brunetta era craxiano, ma questa è un’altra storia.
mercoledì 25 marzo 2009
Silvio Berlusconi, da presidente operaio a ferroviere: record per le balle sul piano casa
Il premier Berlusconi riesce a superare se stesso: questa volta la smentita è a tempo di record.
Non c'è nulla di incostituzionale nel piano-casa. Ma sta girando un testo non mio. Ho sentito delle cose che non erano nelle idee iniziali e che non saranno nel testo. Il decreto, o ddl che sia si fermerà alle case monofamiliari e bifamiliari e alle costruzioni da rifare dopo che queste saranno demolite.
Ma come? Possibilità di ampliamento solo per le ville e non per i condomini? Piano casa che non riguarda gli immobili urbani? Ma allora che resta? Solo la casa del Cavaliere in Costa Azzura? Berlusconi fa poi un altro invito: questa sera restate al lavoro un paio di ore in più. E' questa la ricetta anti-crisi del Premier. Peccato però che i precari vengano licenziati come non mai e le richieste di cassa integrazione tocchino livelli record. Molte persone che conoscono mi raccontano una cosa. Nelle loro aziende il capo invoglia fortamente a fare ferie e a sfruttare i permessi. Come dire, piuttosto che rischiare di dover pagare in moneta sonante ferie e permessi, in questo momento in cui non c'è molto lavoro, meglio mandare tutti in vacanza. Ma Berlusconi tutte queste cose non le sa o fa finta di non saperle?