LA PETIZIONE DA FIRMARE

venerdì 24 ottobre 2008

COFERENZA ASITA

La ricerca dimezzata

In molti istituti di ricerca le nuove disposizioni sulla stabilizzazione metterebbero alla porta oltre la metà dei ricercatori. Come all'Istituto di scienze e tecnologie della cognizione del Cnr di Roma

Il progetto di ricerca europeo Icea (Integrating Cognition, Emotion and Autonomy) - budget di 630.000 euro in quattro anni, finanziato dal VI Programma quadro - è stato vinto ed è gestito completamente da personale precario, ricercatori che vanno avanti con assegni di ricerca, borse di studio e contratti a progetto. Responsabile è Gianluca Baldassarre (64 pubblicazioni e 378 citazioni) dell'Istituto di scienze e tecnologie della cognizione (Istc) del Cnr di Roma, che ha presentato e ottenuto finanziamenti anche per un secondo progetto, IM-CLeVeR (Intrinsically Motivated Cumulative Learning Versatile Robots), di cui sarà coordinatore. Di nuovo: gestito interamente da precari, porterà al Cnr 1.580.000 euro. Gianluca Baldassarre è uno “stabilizzando”, cioè uno di quelli in attesa di un contratto a tempo indeterminato. E quindi uno di quelli che, se il provvedimento annunciato dal ministro Renato Brunetta in materia di stabilizzazione nel pubblico impiego non verrà modificato, a giugno prossimo rischia di essere messo alla porta.

La presidenza dell'Istc è simbolicamente occupata dal 2 ottobre scorso. I 56 precari dell'istituto (su un totale di 92 ricercatori) contestano la legge 133/08 (ex decreto legge 112/08, in particolare si fa riferimento all'articolo 49 comma 3) e l'emendamento 37bis al disegno di legge 1441-quater (Disposizioni in materia di stabilizzazione, approvato il 15 ottobre alla Camera) che bloccano l'iter di assunzione di chi ha un contratto a tempo determinato (9 dei 56 precari dell'Istc) e non consentono al personale con contratto a termine di lavorare per più di tre anni nello stesso istituto. Tutti questi ricercatori, quindi, nel giro di pochi mesi, si troveranno senza un lavoro. E l'Istc rischia di rimanere con meno del 40 per cento del personale attuale.

Calcolare il valore del lavoro dei precari in un ente come l'Istc non è semplice. Ma basta guardare a due cifre per capire cosa si perderebbe se questo personale non potesse più lavorare: per l'anno 2007 i finanziamenti esterni per progetti presentati da precari sono stati di circa 1,9 milioni di euro, contro i circa 3 milioni di euro di fondi pubblici, di cui buona parte spesi in affitto dello stabile e in cartolarizzazioni: “La perdita dei finanziamenti esterni, che di fatto sono legati a progetti che si reggono sul lavoro dei precari (circa il 90 per cento delle domande di finanziamento ai progetti vengono redatte da chi ha contratti a termine, che diviene leader del gruppo di ricerca in caso di approvazione, ndr.), è una delle conseguenze suicide delle manovre che noi contestiamo”, spiegano i ricercatori a Galileo.

“Le regole per le assunzioni nelle amministrazioni pubbliche non funzionano per gli enti di ricerca”, sottolinea Fabio Paglieri (dottorato, borsa di studio, assegno di ricerca, contratto a tempo determinato, tutti vinti con concorso, con all'attivo tutte pubblicazioni con peer review), tra i porta voce della contestazione: “L'assegno, per esempio, è un tipo di contratto flessibile tipico solo degli enti di ricerca e delle università, ma viene assimilato, nell’interpretazione giuridica, ai Co.co.co e non a quelli a contratto determinato. L'emendamento al decreto 1441 non li considera neanche. Così i nostri 22 ricercatori con assegno di ricerca vengono esclusi automaticamente: per loro non sarà possibile né rinnovare il contratto né essere assunti”.

La storia dell'Istc è molto simile a quella dell'Istituto Materiali per l'Elettronica e il Magnetismo, organizzati in un comitato, e a quella dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, per fare altri due esempi tra i molti. L'Istituto Nazionale di fisica nucleare ha redatto un comunicato stampa per denunciare la situazione dei suoi 600 ricercatori a termine su 1800 e, a Pisa, il rettore dell’Università Marco Pasquali non inaugurerà l’anno accademico, chiedendo agli altri atenei italiani di fare altrettanto.

RICERCA: ISPRA, A RISCHIO 700 PRECARI

(ASCA) - Roma, 24 ott - L'ISPRA, Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale nato dall'accorpamento di APAT, ICRAM ed INFS, ha oggi comunicato la cancellazione dei diritti alla stabilizzazione per i lavoratori a tempo determinato derivanti dal comma 519 della legge Finanziaria 2007, con l'annullamento della relativa graduatoria ed il probabile mancato rinnovo per i Co.co.co. dell'Ente.
L'USI-RdB Ricerca ha indetto l'immediata mobilitazione del personale ISPRA, indicando come azioni di lotta la sospensione delle attivita' ed il presidio continuativo sotto il Ministero dell'Ambiente a partire da lunedi' prossimo.
''I precari dell'ISPRA hanno acquisito il diritto alla stabilizzazione con anni di lavoro sottopagato e precario nell'ente'', dichiara Claudio Argentini della Segreteria Nazionale dell'USI-RdB Ricerca. ''Piu' di 200 lavoratori a tempo determinato hanno diritto alla stabilizzazione e per il nuovo ente deve essere delineata una graduatoria unica, in cui siano certificati tutti gli aventi diritto. Chiediamo inoltre - prosegue Argentini - la conversione a tempo determinato dei circa 390 collaboratori coordinati e continuativi, che di fatto prestano lavoro di tipo subordinato, e la contestuale indizione di un concorso pubblico per l'assunzione a tempo indeterminato di tutti i precari che non rientrano nella stabilizzazione prevista dalla Finanziaria 2007. Nel frattempo l'ISPRA deve rinnovare qualunque tipologia di contratto precario per un anno''.
Il segnale che arriva dall'Ente, secondo il sindacalista, e' estremamente pericoloso ed indicativo ''su quello che questo governo intende fare della ricerca pubblica''. Stiamo andando ''alla dismissione e alla cessione al privato di importanti settori che, per il bene del paese, devono invece essere rilanciati e mantenuti'': ecco perche' ''Di fronte a questo grave stato di cose richiediamo un intervento urgente del Ministro Prestigiacomo''.

Il 14 novembre sciopero generale dell’Università, Enti di Ricerca e Afam

Per le Organizzazioni Sindacali la politica miope del Governo sta minando il futuro istituzionale dell’Università, degli Enti di Ricerca e delle strutture AFAM. Sul tavolo degli imputati è la legge 133 dell’agosto scorso: drastica riduzione del turn-over, il taglio di un terzo del Fondo di Finanziamento Ordinario, il taglio delle retribuzioni del personale, la possibilità di trasformare gli Atenei in Fondazioni di diritto privato. In più desta preoccupazione il silenzio sui concorsi straordinari per ricercatori e sui tanti precari che oggi portano avanti le attività di ricerca e di didattica, la riduzione del finanziamento dei PRIN, l’impossibilità di procedere senza fondi al rinnovo del secondo biennio contrattuale per l’Università e del CCNL 2006/09 del comparto dell’Alta Formazione Artistica e Musicale e di quello della ricerca pubblica.
“Sul sistema universitario - ha dichiarato Antonio Marsilia, Segretario Generale della Federazione CISL Università - si sta scrivendo una brutta pagina politica che rivela una sorta di schizofrenia dell’attuale esecutivo. Mentre il Ministro Gelmini promette un serio piano di rilancio dell’Università i ministri Tremonti e Brunetta non concedono neppure i fondi necessari per la sopravvivenza. Sembra una presa in giro. Sono preoccupato per il clima che si sta creando. Voglio sperare che si accolga l’invito del Presidente della Repubblica e che si avvii finalmente una fase di dialogo e confronto. La nostra esperienza diretta è che in tutti questi mesi il Ministro Gelmini non ha voluto mai accordarci udienza. L’attuale crisi deve essere l’occasione per aprire, in maniera definitiva, il confronto sul ruolo dell’Università nel nostro Paese”.

“Qui lo dico, qui lo nego”: Caimano da strategia della tensione, aspre reazioni Mistretta incredulo, Demuro: illusionista

Fantasista, gaffeur o stratega della tensione? Uomo forte eppure riformista, frainteso a sinistra. Il Berlusconi delle gag getta il sasso, soffia sul fuoco e poi, al solito, “qui lo dico e qui lo nego”. «Mai parlato di mandare la polizia all'Università» rettifica, dopo essere finito in prima pagina su tutti i giornali. Smentisce se stesso, il presidente del Consiglio, a costo di negare le registrazioni video con “l'avviso ai naviganti” e la dichiarata intenzione - puntualmente messa in atto ieri pomeriggio - di convocare il ministro degli interni Maroni, “per dargli istruzioni dettagliate su come intervenire attraverso le forze dell'ordine” per scongiurare l'occupazione di scuole e università”. La levata di ascudo a tutto campo dopo le sue dichiarazioni sembra averlo messo in difficoltà. Eppure l'uomo non parla mai a vanvera. Casomai a sproposito. Se è vero, come spiega Giammario Demuro, docente di diritto costituzionale, che “nelle università la polizia non può entrare a meno che non siano i rettori e i presidi a chiamarla. Certo un presidente del Consiglio che per contrastare il diritto a manifestare, riconosciuto dalla Costituzione, ha bisogno di convocare il ministro degli Interni, appare in difficoltà. Se poi nega di averlo detto allora è molto pericoloso. Perché si sa che solo rettori e presidi possono chiamare la polizia per gravi motivi, cioè impedire violenze su cose e persone - spiega il giurista - E la cifra di questo movimento studentesco è la difesa di un diritto individuale, senza ideologia, né scelta di classe. Gli studenti hanno paura di non avere le stesse chances dei loro padri. Berlusconi invece parla come se fossimo negli anni Settanta. Il premier è un bravo illusionista, semplifica questioni complesse, riesce a far discutere su questioni come il grembiulino si il grembiulino no. E' surreale”. Che non sia tutto così liscio e scontato come la triade Tremonti-Gelmini-Brunetta ha fatto credere fino a ieri è però un dato di fatto. La questione vera sono i soldi, conferma Pasquale Mistretta: “La vera incertezza è lì, il documento di programmazione sul fondo ordinario che doveva essere presentato entro il 30 ottobre è slittato al 20 di dicembre”. E rettifica sulla polizia? “Ho risposto alle dichiarazioni di Berlusconi in diretta perché ho una storia in questo ateneo e quando uno studente mi ha fatto vedere l'sms con quelle dichiarazioni ho pensato a uno scherzo. Ne abbiamo parlato anche con il comandante dei carabinieri e della polizia, i nostri studenti non sono particolarissimi e la Digos segue tutto quello che succede”. Ci saranno delle aperture al confronto? “Se io lascio manifestare i 200 studenti in agitazione diventano 20, se invece glielo impedisco diventano duemila. Si tratta di strategie comportamentali. Berlusconi parla per i suoi giornali, è un artista. Tiene alta la tensione e l'attenzione, così i nemici sparano e lui è sempre sulle prime pagine. Anche quando non è il caso. D'altra parte il popolo italiano vuole questo”. Per il rettore, la protesta non otterrà grandi risultati: “Gli studenti hanno bisogno di visibilità, di leadership, la componente docenti è imboscata, ognuno deciso a difendere i propri interessi. Quelli davvero colpiti sono gli assegnisti di ricerca, per loro la porta è sbarrata. Certo, quanti devono fare carriera restano fermi, ma hanno uno stipendio. A me preoccupano di più i precari dell'amministrazione che si trovano ad avere 40 anni senza un posto di lavoro fisso e sperano molto nella nostra Università. E poi soldi non ce ne sono. O meglio ce li abbiamo ma sono usati male e se l'andazzo rimane questo sono sprecati, mi dispiace dirlo”. Un teatrino affatto ingenuo, un pas de deux perfettamente concertato tra Berlusconi e Gelmini, secondo il senatore del Pd Francesco Sanna, reduce dalla seduta del Senato dove si discute la legge sulla scuola che ha santificato in aula Maria Stella Gelmini. Mentre davanti a palazzo Madama il presidio degli studenti e di poliziotti e carabinieri vanta l'insolito rapporto di 1:1. “ Berlusconi usa armi di distrazioni di massa - dichiara il senatore sardo - vuole tenere alta l'idea di un pericolo sovversivo che non viene combattuto a sinistra, ma favorito dal Pd. E tutto questo per negare ogni critica in merito alle questioni. Lancia messaggi e contromessaggi. E' possibile che il cambio di rotta sia un segnale di pace dentro il Pdl perché l'uscita di ieri non è piaciuta ad An ed è stata un vero sgarbo istituzionale nei confronti della Lega e di Maroni. Nessun ministro dell'Interno prende "dettagliate istruzioni" in materia di ordine pubblico dal premier. Prima lui picchia e la Gelmini dice di essere disposta al dialogo. Oggi in Senato lei fa la dura e lui un passo indietro. Sulla scuola hanno rinunciato a mettere la fiducia, il ministro è venuto in aula ma ha fatto un intervento ai limiti dell'offensivo, confermando tutte le posizioni assunte precedentemente, applaudito in piedi a ogni passaggio. Così la destra si prende la rivincita sulla scuola, parla contro il sistema pubblico, tenta di vestire ideologicamente la legge scritta da Tremonti”. La scuola primaria ha dunque i giorni contati, con 30 voti di vantaggio e tempi contingentati per gli emendamenti, mercoledì ci saranno le dichiarazioni di voto. Saranno trasmesse in diretta televisiva e il governo otterrà la sua prova di forza. Per chi non vuole il maestro unico e una scuola media e superiore dimezzata nel monte ore e negli organici, resta solo la manifestazione del proprio dissenso “Far vedere che c'è un paese che in questa battaglia si riconosce, contrastare nell'opinione pubblica una lotta tutta basata sull'ideologia”. Nel frattempo è legge il commissariamento d'ufficio di quelle Regioni e Province che non dovessero mettere in pratica i piani di dimensionamento delle scuole, così come li ha previsti il governo. Una norma impugnata dalla Sardegna che, nel nome dell'autonomia degli enti locali, ne contesta la costituzionalità.

Da Mao a Saviano, così l'onda anomala ha rotto i ponti con i "nonni" del '68

di Mario Ajello
ROMA (24 ottobre) - Siamo all’eterno ritorno del sempre uguale? No, l’attuale «onda anomala» - così quelli del nuovo movimento chiamano se stessi - non è e non può essere il patetico remake, quarant’anni dopo, del ’68. O la ripetizione, si spera senza violenza, del ’77. O la copia sbiadita della Pantera, che infuriò nei licei e negli atenei fra il 1989 e il 1990.
Qualche segno di continuità esiste («Non è che l’inizio», si legge adesso negli striscioni ed è ovvio il riferimento al «c’est ne que en debut» del famoso maggio parigino), ma tante differenze intercorrono fra questi vari momenti della rivolta studentesca. «Mai fidarsi di chi ha più di trent’anni», fu uno slogan del ’68 e nel 2008, invece, c’è un minestrone generazionale: i docenti, i ricercatori, le mamme... Il rischio è che gli adulti, cioè i «baroni» e i professori conservatori e corporativi, possano strumentalizzare i ragazzi. Sfruttando la rivolta per mantenersi stretti i privilegi di casta, compreso quello dell’immobilismo. Quanto ai genitori, fra i ragazzi si sente parlare così, in maniera poco sessantottesca e ancor meno settantasettina: «Non è che la mamma non mi capisce. Mi capisce e anche io la capisco. Eppure, non lo so: non ci capiamo. Non so se capisci». Madri così vengono considerate, dalla prole in lotta, preziosissime e più micidiali di mille Pd e di diecimila Idv per abbattere la legge Gelmini.
Nel ’68, c’era il casco da corteo. Nel ’77 il fazzoletto per coprire il volto. Nella Pantera c’era un leader che si chiamava Anubi (ed è rispuntato ieri in piazza a Roma, con un grido d’accompagnamento di un giovane compagno: «Anubi, non c’hai più l’età!») e tante kefiah palestinesi al collo. Nel 2008, invece, il look da protesta prevede in molti casi un ”fularino” new hippy che se non altro dà colore (le foto del ’68 sempre in bianco e nero: uffa!).
La violenza del ’77 - quando al grande storico Rosario Romeo i giovani «marxisti immaginari» ordinarono di interrompere una lezione minacciandolo con una P38 ma lui continuò - stavolta è irrintracciabile per il momento. Allora si gridava: «Vogliamo tutto!». Oggi, quasi come una supplica, si urla: «Non rubateci il futuro».
Il mito del ’68 era Mao. Quello del ’77 - oddiooooo!!!! - Toni Negri. E anche la Pantera aveva icone e identità ben definite, infatti si gridava: «La Pantera siamo noi, ma chi cacchio siete voi!». E oggi? Un po’ di Obama (ma non troppo), un po’ di Saviano (un po’ di più) e il Che Guevara già ampiamente de-ideologizzato sta sparendo pure dalle t-shirt. E ancora. Nel ’68 in piazza c’era pure la destra. Nel ’77, no. Nell’89 neppure. Nel 2008, un pò sì. E nel ’68, per gli studenti, svettava il mito del proletario in rivolta. Nel ’77 l’eroe era il sottoproletario. Durante la Pantera era il cittadino normale che non ne poteva più dei frivoli anni ’80 e si sentiva politicamente più libero e potenzialmente più innovativo, grazie alla caduta del Muro. E infine nel 2008 del «siamo tutti precari», è il precario - anzi San Precario - che dice basta e prova a sovvertire la propria sorte e malasorte generazionale.
E la politicizzazione delle altre edizioni? Questa se ne infischia del Pd e dell’opposizione politica, ed è raro che spunti uno striscione, personalizzato e mostrificante, dedicato a Berlusconi. O contenente qualche immagine collegata al pollaio politico e al ceto partitico che questi studenti non s’attardano neppure ad odiare.
Colpisce la forte differenza rispetto alla Pantera. Allora, ’89-’90, c’era la fine della stagione del disimpegno e il tentativo di riscoprire la politica. Oggi invece il movimento è tutto post-politico e «né rosa né nera, la cultura è la nostra bandiera», si canta in piazza. Aggiungendo: «Noi non pagheremo i vostri conti». Ossia, l’avversario è la finanza che vuole dominare la società, e l’istruzione e la ricerca non devono pagare il crac delle banche. Allora, nell’89-90, c’era la critica profonda alla tivvù («Abbasso Dallas», si gridava) e all’omologazione mediatica e questo significava in fondo un implicito anti-berlusconismo, anche se il Cavaliere non era ancora sceso in politica.
Ora invece l’ossessione anti-berlusconiana è roba per attempati girotondini e basta, la tivvù è considerata un ferro vecchio (ma se Santoro ti dà un siparietto te lo prendi) e il telefonino in piazza (io fotografo te e te fotografi me) sembra il sostituto del bastone da anni ’70 e allo stesso tempo è una nemesi: prima, se qualcuno ti immortalava, temevi fosse un poliziotto, ora invece è il compagno di lotta. Pure l’uso del cellulare insomma è cambiato. E speriamo che il cellulare resti quello col display e gli studenti (o i provocatori) non spingano a muoversi i cellulari classici: quelli con le ruote e con i celerini a bordo.

”Io non ho mai detto ne’ pensato che la polizia debba entrare nelle scuole.”

”Io non ho mai detto ne’ pensato che la polizia debba entrare nelle scuole.”

“Ho detto invece che chi vuole e’ liberissimo di manifestare e protestare ma non puo’ imporre a chi non e’ della sua idea a rinunciare al suo diritto essenziale. Ancora una volta c’e’ stato un divorzio tra i mezzi di informazione e la realta”’.

‘‘I titoli che ho letto venendo qui, che parlano di Polizia nelle scuole, non sono condivisibili,
sono un divorzio dalla realta”


LORO SPERPERANO E POI TAGLIANO SU RICERCA E SCUOLA

Dall'intervento di Marco Travaglio ad Anno Zero. Aumenta tutto, dagli stipendi per i parlamentari, ai voli di stato. La sanità appena sfiorata. Tagli solo alla scuola. Intanto in parlamento si spendono 19 mila euro in 3 mesi per piante ornamentali, 56 mila euro in 6 mesi per camicie di servizio e 260.000 euro in agendine. Paghino loro la crisi non i precari della scuola e le famiglie. Ieri ad Anno Zero Marco Travaglio ha dato un po' di numeri. La sanità costa 102 miliardi all'anno. Un posto letto costa 455 euro in Lombardia ed il doppio al San Camillo di Roma, la Sicilia spende il 30% in più rispetto alla Finlandia per la sanità. Lo stato ha sborsato 500 milioni per i debiti del comune di Roma (fondi sottratti allo sviluppo economico) e circa 150 milioni al Comune di Catania (fondi sottratti per sostenere le scuole nelle regioni meridionali). I tagli previsti per la scuola sono di 7,8 miliardi.

Travaglio ci ricorda le promesse di Berlusconi in campagna elettorale: dimezzare il numero dei parlamentari, dei consiglieri regionali e comunali. Eliminare le province, ma Calderoli parla di dar loro autonomia, altro che eliminare. Il costo per la gestione di Camera, Senato, Comuni, Province e Regioni si aggira intorno ai 5 miliardi

Tra le spese vengono citati:

  1. 1 miliardo di consulenze
  2. 1 miliardo per il mantenimento di commissari
  3. 1 un miliardo di finanziamenti ai partiti
  4. 700 mila euro per Senatore
  5. 19 mila euro per noleggio piante ornamentali in 3 mesi
  6. 56 mila euro in 6 mesi per camicie di servizio

Schifani spenderà 260.000 euro per l'agendina di palazzo madama.




giovedì 23 ottobre 2008

SINDACATI, SCIOPERO 14/11 SE NON CI CONVOCANO

(AGI) - Roma, 22 ott. - Sciopero generale di universita', ricerca e accademie il 14 novembre con corteo a Roma e manifestazioni di fronte ai ministeri (28 ottobre Agricoltura, 5 novembre Miur). I sindacati confederali confermano la mobilitazione, che potrebbe rientrare solo a seguito di una convocazione da parte del governo, che finora non ha voluto aprire un tavolo di confronto. "Non riusciamo a farci ascoltare e siamo costretti ad andare allo sciopero generale. I ministri Brunetta, Gelmini e Prestigiacomo non hanno mai risposto alle nostre richieste e non ci hanno mai convocato", hanno affermato i segretari generali di Flc-Cgil, Cisl Universita' e Cisl Fir, Uil Pa-Ur, nel corso di una conferenza stampa. Secondo i sindacati, la politica "a dir poco miope" del governo, fatta solamente di tagli indiscriminati, rischia di minare la sopravvivenza stessa delle universita' e di impedire il funzionamento dei centri di ricerca. "Sfidiamo il governo ad aprire una discussione a tutto campo", ha dichiarato Domenico Pantaleo, segretario generale della Flc-Cgil. "Il sindacato e' pronto ad accettare il confronto in nome dell'efficienza e della razionalizzazione, ma nessun ministro ha voluto incontrarci - ha fatto notare Giuseppe De Biase, della Cisl Fir - Abbiamo scioperato anche contro il governo Prodi, non e' una questione di schieramento politico. Lo sciopero rientrerebbe se si aprisse un confronto reale: diversamente, non ci fermeremo, anche dopo lo sciopero". "Il sindacato chiede un incontro da giugno - ha ribadito Antonio Marsilia, segretario generale di Cisl Universita' - Il ministro Gelmini ha riferito di avere pronta una proposta di riforma dell'Universita', che noi ignoriamo totalmente". "Siamo costretti allo sciopero - fa eco Alberto Civita, segretario generale della Uil Pa - Il ministro Brunetta ha parlato per ora solo per slogan sui giornali ma sull'universita' e la ricerca si gioca il futuro del paese".
Secondo Pantaleo il governo invece di mandare la polizia negli atenei dovrebbe piuttosto dialogare con il sindacato che "ha il compito di tenere coesa la societa'"; il premier dimostra invece di avere "un'idea autoritaria" dei rapporti con le forze sociali, e non ha "rispetto per le funzioni del sindacato". "In uno stato democratico e' fondamentale ascoltare e capire chi dissente - ha aggiunto - ed avere anche l'umilta' di cambiare".
Le ragioni dello sciopero sono il taglio del Fondo di finanziamento ordinario, il blocco del reclutamento e dei processi di stabilizzazione dei precari, il taglio delle retribuzioni del personale, la possibilita' di trasformare gli atenei in fondazioni di diritto privato, l'assenza di risorse per il rinnovo dei contratti (Universita' per il biennio 2008-2009 e Alta formazione artistica musicale 2006-09). La prospettiva e' "la sparizione dell'universita' italiana come sistema nazionale tutelato dalla Costituzione", l'aumento delle tasse universitarie e una divaricazione classista tra chi ha la possibilita' di studiare magari nelle sedi piu' prestigiose e chi no. Negli enti di ricerca, il taglio delle piante organiche, il blocco delle assunzioni, la non considerazione dei precari atipici, la riduzione degli stipendi si tradurerrebbero in un'impossibilita' a garantire le attivita' svolte finora e in un'ulteriore "fuga di cervelli". Per le accademie non ci sono i fondi per rinnovare il contratto scaduto da 34 mesi e per i conservatori vi e' la proposta "folle" di mantenerne attivi solo 5-6 per regionalizzare gli altri, con il pericolo di farli sparirire, viste le magre risorse degli enti locali. "Siamo difornte alle destrutturazione completa del sistema universitario - hanno detto i sindacalisti - Non si puo' pensare di migliorare la ricerca con lo strangolamento finanziario". (AGI)

Discorso pronunciato da Piero Calamandrei al III congresso dell’Associazione a Difesa della Scuola Nazionale, a Roma l’11 febbraio 1950

L'ipotesi di Calamandrei.
"Facciamo l’ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuole fare la marcia su Roma e trasformare l’aula in alloggiamento per i manipoli; ma vuol istituire, senza parere, una larvata dittatura. Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di Stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di Stato hanno difetto di essere imparziali. C’è una certa resistenza; in quelle scuole c’è sempre, perfino sotto il fascismo c’è stata. Allora il partito dominante segue un’altra strada (è tutta un’ipotesi teorica,intendiamoci). Comincia a trascurare le scuole pubbliche, ascreditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia afavorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole delsuo partito, di quel partito. Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e di previlegi. Si comincia persino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole, perché in fondo sono migliori si dice di quelle di Stato. E magari si danno dei premi,come ora vi dirò, o si propone di dare dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. A “quelle” scuole private. Gli esami sono più facili,si studia meno e si riesce meglio. Così la scuola privata diventa una scuola previlegiata. Il partito dominante, non potendo trasformare apertamente le scuole di Stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di Stato per dare prevalenza alle scuole private. Attenzione, amici, in questo convegno questo è il punto che bisogna discutere. Attenzione, questa è la ricetta. Bisogna tener d’occhio i cuochi di questa bassa cucina. L’operazione si fa in tre modi: ve l’ho già detto: rovinare le scuole di Stato. Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni. Attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private. Non controllarne la serietà. Lasciare che vi insegnino insegnanti che non hanno i titoli minimi per insegnare. Lasciare che gli esami siano burlette. Dare alle scuole private denaro pubblico. Questo è il punto. Dare alle scuole private denaropubblico."

Piero Calamandrei

STATALI: GOVERNO CONVOCA SINDACATI

Roma, 23 ott. (Adnkronos) - Il governo convoca i sindacati, per oggi nel primo pomeriggio, sulla riforma del modello contrattuale ed il rinnovo del contratto del pubblico impiego. A presiedere l'appuntamento che - a quanto si apprende da fonti sindacali - si terra' a palazzo Vidoni alle 15, sara' il ministro della Funzione pubblica Renato Brunetta. La Fp-Cgil ha chiesto che alla riunione partecipi anche il leader della confederazione, Guglielmo Epifani che sara' presente all'incontro.

Regione: Loiero soddisfatto per accordo stabilizzazione precari

Agazio Loiero e' ''soddisfatto'' per l'accordo con il Governo sul precariato calabrese. ''Non era una cosa scontata - dice il presidente della Regione Calabria - anzi tra i lavoratori c'erano molti allarmi e timori. Il governo ha capito il rischio sociale, il sottosegretario Viespoli ci si e' messo d'impegno e con l'accordo in cui si stabilisce che verranno erogati alla Regione 60 milioni di euro, gia' stanziati dal governo Prodi, si mette la parola fine al precariato di altri circa 1.759 lavoratori. Il resto verra'''.
''Quella dei lavoratori di pubblica utilita' e socialmente utili - ha ricordato Loiero - e' una vicenda di precariato che, in questi anni, ha interessato migliaia di persone in Calabria, trascinandosi per molti anni e provocando forti tensioni sociali, sfociate spesso in scioperi e proteste. Gli enti, che hanno finalmente avuto la possibilita' di assumere definitivamente tali lavoratori, ci sono riusciti grazie alle norme contenute nelle Legge Finanziaria del 2007, emanata dal precedente Governo Prodi. Il decreto Legge 159, approvato dal Consiglio dei Ministri all'articolo 27, ha, infatti, attribuito alla Regione Calabria, 60 milioni di euro per sostenere i percorsi di stabilizzazione ed equiparazione dei lavoratori Lsu e Lpu, con la possibilita' per i Comuni con popolazione fino a 5 mila abitanti di assumerli in attuazione degli interventi previsti dalla stessa Legge Finanziaria 2007.
''Un risultato enorme per la Calabria, una cifra consistente di risorse aggiuntive - afferma Loiero - in grado di svuotare finalmente il bacino del precariato regionale''.
L'accordo con l'allora ministro al Lavoro Cesare Damiano - spiega un comunicato - frutto di una grande sinergia tra Loiero e il governo Prodi, grazie anche agli sforzi dei sindacati nazionali e regionali di categoria, prevedeva di stabilire una sede di confronto permanente per seguire tutti i passaggi necessari e complessi utili a risolvere definitivamente il problema, attraverso una programmazione pluriennale e entro e non oltre questa legislatura regionale. Un confronto che doveva vedere impegnati anche i Ministeri dell'Economia e della Funzione Pubblica, per ricercare cosi' le risorse finanziarie essenziali al processo di stabilizzazione.
Il rispetto dell'accordo sugli Lsu-Lpu calabresi fu posto da Loiero al primo punto del ''Tavolo Calabria'', in tutti gli incontri a Palazzo Chigi con l'ex presidente Prodi ed e' stato riproposto al nuovo governo Berlusconi. In attesa che la Legge divenisse attuativa, il presidente della Regione Calabria ha continuato a esercitare la massima pressione su Palazzo Chigi e sul Parlamento, per il pieno rispetto degli impegni concordati e il mantenimento dei 60 milioni a favore della Calabria.
Un percorso che rischiava di incepparsi a seguito degli annunciati tagli e blocchi delle assunzioni a partire dal prossimo primo gennaio e del decreto Brunetta che fissa nella prima meta' dell'anno 2009 il termine ultimo per la stabilizzazione dei lavoratori socialmente utili. (asca)

Scuola: occupata l'Università di Roma Tre

ROMA - 23 Ottobre 2008, 11:12 - Gli studenti hanno occupato questa mattina la facoltà di Scienza dell'Università Roma Tre. Lo spazio occupato, fanno sapere gli studenti in un comunicato, ''costituisce un laboratorio permanente di dibattito e informazione, da cui partiranno le future mobilitazioni ed iniziative, volte a sensibilizzare l'opinione pubblica, sia all'interno che all'esterno dell'Ateneò'. Stamattina c'è stata una manifestazione con studenti, dottorandi, docenti e precari della ricerca dell'Ateneo. (Agr)

Scuola, ancora proteste Roma: il prefetto contro la linea dura del governo

Milano - Le parole di Berlusconi non fermano le proteste degli universitari: "La mobilitazione continua, anzi aumenta" dice l’Udu (Unione degli universitari). "Non ci sentiamo minimamente intimoriti dalle parole di Silvio Berlusconi di ieri - precisa - perché non si tratta di una mobilitazione soltanto degli studenti. Questa contrarietà è ormai, oltre che dell’intero mondo accademico, anche propria della società civile che si sta rendendo conto che la legge 133 mina lo sviluppo del Paese oltre al diritto allo studio". Mentre oggi è attesa la riunione fra il sottosegretario all’Interno Alfredo Mantovano e i vertici delle forze di polizia per misure contro "eventuali forme di protesta contro il provvedimento del governo in tema di scuola".

Il prefetto di Roma contro il governo "La nostra Costituzione prevede che la libertà di riunione, garantita, venga attuata pacificamente e senza armi" lo ha detto il prefetto di Roma, Carlo Mosca, rispondendo a chi gli ha chiesto un parere sulle dichiarazioni di ieri del presidente del Consiglio e della sua intenzione di inviare forze dell’ordine in caso di occupazione nelle università. Per Mosca questa garanzia costituzionale è "approntata per tutti coloro che sono sul nostro territorio e questo vale per i cittadini e ovviamente per gli studenti".

Milano in rivolta I cancelli della facoltà di scienze politiche dell'università Statale sono stati bloccati dagli studenti per un'ora, impedendo così l'ingresso a chi voleva frequentare i corsi. Nessuna protesta da parte del centinaio di ragazzi presenti all'esterno, dove sono stati appesi striscioni contro il ministro dell'Istruzione Maria Stella Gelmini e il ministro dell'Economia Giulio Tremonti. In mattinata, la mobilitazione contro i tagli all'università prosegue con gruppi di "libero sapere", che prepareranno le lezioni da tenere domani all'aperto in piazza Duomo, e con il coinvolgimento di alcuni professori disponibili a modificare i loro corsi. Nel pomeriggio, alle 14.30, gli studenti di scienze politiche presenteranno un loro documento all'assemblea di facoltà. La mobilitazione continua anche in altre facoltà, atenei e scuole milanesi, ad esempio con lezioni aperte nel pomeriggio all’accademia di Belle Arti di Brera e un'assemblea nella sede centrale della Statale in via Festa del Perdono.

Roma, occupati i licei Non si fermano le proteste nel mondo della scuola: come annunciato nei giorni scorsi dalla rete degli studenti, sono iniziate questa mattina le occupazioni in scuole superiori di tutta Italia. In particolare a Roma, a quanto risulta, sono stati occupati alcuni Licei come lo storico classico Tasso o il periferico scientifico Malpighi. Stamani è entrato in occupazione anche il liceo classico Virgilio, uno dei più antichi di Roma, situato in via Giulia nel cuore del centro storico della capitale. Hanno scelto, invece, lo "sciopero creativo" gli studenti del liceo romano Russell e soprattutto rumorosa, facendo suonare la banda di istituto e organizzando una assemblea nel cortile dell'istituto. Gli studenti del Russell, insieme a altre scuole del X municipio, si stanno ora riunendo in piazza Re Di Roma per dare vita ad un corteo.

E Roma tre Gli studenti hanno occupato la facoltà di scienza dell'università Roma Tre. Lo ha reso noto un comunicato degli studenti, sottolineando che la decisione "è la naturale prosecuzione della manifestazione che oggi ha coinvolto studenti, dottorandi, docenti e precari della ricerca di Roma Tre, che hanno formato un corteo spontaneo che, attraversando i quartieri San Paolo e Ostiense, ha raggiunto il rettorato".

Napoli, disagi al traffico Un corteo, non in programma, percorre Viale Kennedy, nel quartiere Fuorigrotta, e probabilmente raggiungerà la sede della Rai in Viale Marconi. Un altro corteo, anche questo non in programma, sta attraversando il centro della città e sta raggiungendo piazza del Gesù. Si stanno registrando pesanti ripercussioni sul traffico.

Sfilata a Palermo Gli studenti della facoltà di ingegneria dell’università di Palermo stamattina fanno lezione nella centralissima piazza Castelnuovo, davanti al teatro Politeama. I colleghi di lettere, invece, i primi ad avviare la protesta nell'ateneo, continuano la sospensione dell'attività didattica, decisa dal consiglio di facoltà fino al 31 ottobre. Un provvedimento, quest'ultimo, che ha portato la componente di destra, Azione universitaria, ad annunciare il ricorso alla magistratura per interruzione di pubblico servizio. Tra le superiori, sono da ieri in autogestione il liceo classico Umberto I e lo scientifico Cannizzaro. Assemblee sono previste oggi in altri licei cittadini.

Tutti in piazza Anche oggi sono diverse le inizitive in programma. A l'Aquila è previsto un sit-in, alle 18, sotto la Prefettura; a Perugia è stata convocata un'assemblea a lettere dove si terrà un consiglio di facoltà aperto a tutti gli studenti di lettere. A Urbino nell’aula magna di economia i sindacati hanno indetto un’assemblea per le 11 che vedrà la partecipazione anche dell’associazione studentesca Agorà. A Lecce ci sarà il blocco della didattica nella facoltà di scienze politiche ottenuto dal coordinamento per l'università pubblica. Blocco della didattica anche a Cagliari, da domani, nella facoltà di lettere, con un'autogestione che durerà fino al 30 ottobre. A Bari sono previste assemblee per gli studenti di scienze matematiche, biotecnologia e farmacia e per quelli della facoltà di lingue. Una fiaccolata è in programma stasera a Siena, mentre a Pisa nel pomeriggio si terrà una manifestazione.

Berlusconi: «Stop occupazioni, agenti negli atenei» E il Viminale convoca vertice su rischi sicurezza

ROMA - Silvio Berlusconi attacca duramente l'opposizione, accusata di diffondere falsità, e si scaglia contro le mobilitazioni in atto in tutta Italia contro il decreto Gelmini. Poi, dopo aver detto che sulla riforma della scuola il governo intende andare avanti, avverte gli studenti: basta occupazioni nelle scuole e negli atenei o interverranno le forze dell'ordine. «È una violenza, ho convocato Maroni per dargli indicazioni su come devono intervenire le forze dell'ordine», ha detto il premier, ricordando poi di essere sempre stato "uno studente modello, diligentissimo": «Non ho mai manifestato e ho avuto sempre degli insegnanti esemplari».
Un vertice tecnico per fare il punto sulla situazione delle manifestazioni di protesta della scuola si terrà intanto giovedì pomeriggio al Viminale, presieduto dal sottosegretario Alfredo Mantovano e alla quale parteciperanno i vertici delle forze di polizia. Secondo quanto si apprende, l'obiettivo è quello di operare una completa ricognizione dei rischi per la sicurezza, derivanti dalle proteste degli studenti. La decisione è stata presa dopo un incontro a palazzo grazioli tra il ministro dell'Interno, Roberto Maroni, e Berlusconi.
Napolitano: stop contrapposizioni. Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano in una lettera di risposta alla missiva consegnatagli ieri dagli studenti de La Sapienza sui temi dell'istruzione e della scuola ha affermato che «è indispensabile che su questi temi non si cristallizzi un clima di pura contrapposizione, ma ci si apra all'ascolto reciproco, a una seria considerazione delle rispettive ragioni». Veltroni asupica che la linea proposta dal presidente venga seguita.
Il premier: i leader della sinistra sgambettano in tv. Il premier ha sferrato oggi anche un attacco alla tv pubblica, accusata di diffondere ansia e le situazioni solo di chi protesta: «Sono preoccupato da questo divorzio tra i mezzi di informazione e la realtà - ha detto -. In piazza ho visto trenta cartelli, e tutti chiedevano cose che sono già nel decreto. Questo è dato anche dalla cattiva informazione. Con il ministro Gelmini abbiamo fatto già una conferenza stampa sulla scuola, e sui giornali non c'è stata traccia. Con i vari leader della sinistra che sgambettano sulle tv si cerca di mandare dei messaggi sbagliati, che a volte però rischiano di diventare verosimili - ha continuato -. Abbiamo preparato un fascicolo dove facciamo un elenco di tutte le cose non vere dette dalla sinistra. Ad esempio non è vero che ci sono 8 mln di tagli».
«Avanti sul decreto». Berlusconi ha poi ribadito che sul decreto si va avanti: «Al ministro Gelmini dico: andiamo avanti. Dobbiamo applicare questo decreto e non ritirarlo. La sinistra dice solo menzogne e falsità a proposito del tempo pieno, dei tagli e dei licenziamenti. Non è vero - ha detto il premier nel corso di una conferenza stampa a palazzo Chigi - La sinistra è contro il decreto Gelmini che, ricordo, è un decreto e non la riforma della scuola. Tenta di costruire un'opposizione di piazza su un terreno circoscritto, perché come governo siamo inattaccabili su tutta una serie di provvedimenti».
«Nessun taglio e nessuna chiusura delle scuole». Falsi secondo Berluconi anche i tagli: «La sinistra parla di 86mila insegnanti in meno. È falso - ha aggiunto - Con la riforma nessuno sarà cacciato. Ci sarà solo il pensionamento di chi ha già raggiunto l'età e il blocco del turn over. Un'altra falsità che si dice è che vogliamo chiudere le scuole. Non è vero, noi pensiamo ad una razionalizzazione del personale, cosa prevista anche dal governo del centro sinistra. Ad esempio, per le comunità montane, abbiamo previsto che un preside ed un segretario possano occuparsi si due o più scuole con meno di 50 alunni».
«Con troppi docenti addio agli investimenti». Berlusconi ha poi detto che «di fronte alla pletoricità del corpo insegnate è impossibile fare investimenti strutturali e didattici», sottolineando come il costo del lavoro impedisca rinnovi contrattuali e innovazione tecnologica: «Oggi gli insegnanti guadagnano troppo poco, guadagna lo stesso chi studia e si aggiorna e chi è spesso assente».
Classi-ponte. Poi parole in difesa della mozione della Lega per l'introduzione di classi di inserimento per gli immigrati, «si tratta di strumenti d'integrazione, di buon senso, certamente non razzisti - ha detto il premier - Nel nord ci sono classi in cui si parlano 10 lingue e vorrei sapere come si fa a insegnare a chi non parla italiano. È impossibile. Si tratta di una proposta che ci è stata richiesta dagli insegnanti, come avviene nel resto d'Europa».
«In 5 anni 6mila nuove classi a tempo pieno». Considerando una media di 21 alunni per classe, secondo Berlusconi in cinque anni «riusciremo ad avere quasi 6mila classi in più di tempo pieno. Non solo non c'e alcuna riduzione del tempo pieno ma è lapalissiano che passando da più insegnanti a uno possiamo avere più docenti da utilizzare nel tempo pieno, e quindi si possono aumentare del 50% la classi che possono usufruire del tempo pieno».
Il leader del Pd Walter Veltroni ha replicato affermando che le parole del premier sulla scuola «sono molto gravi e cariche di conseguenze» mentre un presidente del Consiglio anziché «soffiare sul fuoco» dovrebbe «sforzarsi di garantire l'unità del Paese». Veltroni ha sottolineato poi che in democrazia si dissente senza l'intervento della polizia e ha accusato il premier di raccontare bugie sui tagli. Nel corso di una conferenza stampa Veltroni ha letto l'articolo 6 del decreto 112, varato ai primi di agosto dal Parlamento, in cui sono enumerati tutti i tagli alla scuola nei prossimi tre anni, per un totale di otto miliardi: «Come fa il presidente del Consiglio - ha commentato Veltroni - ad andare davanti all'opinione pubblica per dire queste bugie? Senza contare che c'erano anche altri tagli». «Migliaia di persone hanno manifestato pacificamente per dire la loro come sempre è avvenuto nella democrazia - ha aggiunto Veltroni -. Il problema va affrontato dalla politica. Mi domando se è ancora possibile dissentire. In Francia, nei giorni scorsi, c'è stata una gigantesca manifestazione ma non è stata chiamata la polizia. Spero che rimanga ancora la possibilità di dissentire».
Il governo ritiri il decreto. Il leader del Pd ha poi chiesto al governo di ritirare il decreto Gelmini e le misure sull'università: «Se fossi nel governo farei un gesto politico: ritirerei quel decreto Gelmini che è alla base di tutta questa sofferenza e ritirerei le misure finanziarie prese - ha affermato chiedendo l'apertura di un tavolo con gli studenti -. C'è un movimento di protesta molto ampio, che non può essere identificato, come ho visto fare da qualche giornale della destra, con gli estrtemisti. No, è un movimento che riguarda famiglie, studenti, insegnanti».
Gelmini: «Abbassare i toni». Il ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini ha invitato ad abbassare i toni della protesta: «Il Governo da sempre è aperto al confronto - ha detto - Sulla natura della protesta è chiaro che la sinistra ha scelto la scuola e l'università come terreno di scontro. Sono indignata nel constatare che in molte scuole e università alcuni gruppi minoritari impediscono ai ragazzi di entrare in classe e di studiare».
«Da oggi si volta pagina anche all'università - ha poi detto Gelmini -Partiamo da una fotografia dell'esistente per intervenire. Non è alzando i torni a attaccando il ministro e il governo che si risolvono i problemi. Ho dato la disponibilità a incontrare la Crui e tutte le realtà del mondo accademico aperto al cambiamento. Nelle prossime settimane presenterò un progetto per le università. Voglio conoscere la reale situazione debitoria e creditoria degli atenei».
«5.500 corsi, offerta autoreferenziale» Per Gelmini i 5.500 corsi di laurea esistenti sono «un'offerta didattica autoreferenziale, volta a moltiplicare la cattedre e non certo a fare gli interessi degli studenti».
Idv: Berlusconi istiga al conflitto. Secondo il capogruppo dell'Idv alla Camera Massimo Donadi «Berlusconi ha uno strano concetto della democrazia. Vuole sedare le proteste e le critiche degli studenti con azioni di forza, utilizzando la polizia. Lo invitiamo a non fare il sergente di ferro e a mantenere l'equilibrio indispensabile per un presidente del Consiglio. Questo atteggiamento non si addice ad un capo di governo, è pericoloso ed istiga al conflitto».
Epifani: il governo non minacci gli studenti. Per il leader della Cgil Guglielmo Epifani «è profondamente sbagliato rispondere alle ragioni del movimento degli studenti con una modalità che non sia quella del dialogo. Il governo - sottolinea Epifani - non può ricorrere alle minacce. Questo è un movimento che ha caratteristiche del tutto nuove, che non ha senso paragonare al '68 né, tanto meno, al '77. È un movimento pacifico, gli studenti chiedono di investire nella scuola, è gente che chiede di studiare di più e meglio. Il governo deve saper dialogare. Bisogna aprire canali di dialogo con gli studenti e anche con il sindacato confederale».
L'Unione degli Studenti considera «inaccettabili» le dichiarazioni del presidente del Consiglio. «L'utilizzo dell'intimidazione non servirà a fermare le lotte degli studenti - si legge in una nota - Siamo fermamente contrari all'utilizzo della repressione come metodo di risoluzione dei conflitti, crediamo che gli studenti invece che essere criminalizzati dovrebbero essere coinvolti nelle decisioni di questo Governo in materia di istruzione».

"Le Mani sul Futuro", Anno Zero sulle proteste studentesche

Stasera consueto appuntamento del giovedì con Anno Zero, il programma di approfondimento di Michele Santoro, che sceglie (probabilmente con una settimana “di ritardo”) di andare sul tema più caldo del momento: la contestazione studentesca alla Legge 133 del Ministro Gelmini che impone tagli piuttosto rilevanti all’intero sistema dell’Istruzione Pubblica.

Sul piatto ci sono un miliardo e 500 milioni di euro in meno di finanziamento in 5 anni, turn over per gli insegnanti e i professori ridotto al 20% (ogni 5 pensionamenti una sola assunzione), ritorno al Maestro unico per le elementari: la reazione di studenti è lentamente cresciuta nelle ultime settimane con occupazioni, assemblee, blocchi della didattica, lezioni in piazza, cortei e manifestazioni che ieri a Milano sono trascese nel primo confronto violento. Da una parte gli studenti (non solo universitari) dall’altra le forze dell’ordine.

In una protesta che include anche tanti genitori, preoccupati per una scuola pubblica sempre meno in grado di formare i loro figli, gli insegnanti e i professori universitari insieme ai ricercatori precari, i famosi “cervelli in fuga” che accusano “i tagli ci costringono all’espatrio“, le due principali forze politiche ritrovano una contrapposizione netta smarrita nei mesi all’insegna del “dialogo”. In studio ospiti di Santoro il segretario del Partito Democratico Walter Veltroni e il capogruppo della Lega Nord alla Camera Roberto Cota.

Precariato: Berlusconi: stop alle assunzioni sulla scuola. Precari a casa. Polizia nelle Piazze

23 ottobre 2008 - ANIEF
Nella conferenza stampa tenuta dal Presidente del Consiglio di ieri, si è chiarito con fermezza che gli 87.000 tagli previsti colpiranno soltanto i precari visto che sarà bloccato il turn-over non soltanto nell’università ma anche nella scuola, e che sarà usata la Polizia contro le occupazioni delle scuole e delle università, invece che un nuovo piano di reclutamento…

Lo avevamo detto in audizione: meglio avere più maestri che carabinieri. Evidentemente, ancora non ci siamo rassegnati a cambiare mestiere e a fare gli animatori turistici, dopo anni di onorato servizio per lo Stato.

Speriamo che i giudici del Tar accolgano il ricorso promosso dall'Avv. Tarsia e ricordino al Premier che esiste ancora una legge da rispettare, che prevede l'immissione in ruolo di altri 75.000 precari nel prossimo anno, e non il deciso ridimensionamento programmato.

CINEMA: FESTIVAL ROMA, CONTESTAZIONE DEI PRECARI SUL RED CARPET

Roma, 22 ott. - (Adnkronos) - La contestazione di un gruppo di precari anima la passerella inaugurale del Festival del Cinema di Roma, dove e' atteso l'attore Al Pacino. Un gruppo di giovani precari, che mostrano al muro dei fotografi presenti dei fogli con vari slogan contro il precariato e contro il governo ("Chi uccide la cultura uccide la liberta'", "Non paghiamo noi", "La vostra rendita la nostra precarieta'"), ha infatti preso posto sulla parte finale del red carpet che attende oltre all'attore statunitense, autorita' e vip. Due dei giovani presenti, che avevano scavalcato le transenne entrando sul tappeto rosso, sono stati allontanati dalle forze dell'ordine. Il gruppo ha dedicato diversi cori alla contestazione del sindaco di Roma Gianni Alemanno, e al centro sociale occupato Horus sgombrato nei giorni scorsi dalle forze dell'ordine proprio su richiesta del sindaco.

mercoledì 22 ottobre 2008

Cosa prevede il decreto per i precari Alitalia

ROMA (22 ottobre) - Questi i punti più significativi introdotti dal decreto su Alitalia llicenziato oggi dalla Camera.
LA CESSIONE DI ASSET E DI BENI. Il commissario straordinario può decidere immediatamente la «cessione di complessi aziendali» e «individua l'acquirente a trattativa privata» tra candidati che garantiscano, tra l'altro, la continuità del servizio e la rapidità dell'intervento. Il prezzo di cessione non deve essere inferiore ai valori di mercato indicati da un advisor. Con una novità introdotta alla Camera il commissario potrà curare anche la vendita di contratti, ad esempio con le agenzie di viaggi, o di beni, come gli aerei considerati in eccedenza rispetto alle esigenze della new company.
DEROGHE ANTITRUST. L'operazione che farà rinascere Alitalia in una nuova compagnia, la Cai, secondo quanto previsto dal «Piano fenice», risponderà a «preminenti interessi generali» e sarà così esclusa «dalla necessità di una autorizzazione» Antitrust. Su eventuali monopoli (è il caso della concentrazione sulla rotta Linate-Fiumicino, vicina al 100% per la prevista integrazione di Air One nella nuova compagnia), l'Autorità può intervenire solo dopo il 30 giugno 2009. Il Senato ha infatti limitato a questa
data la deroga per l'Antitrust che inizialmente era di tre anni. Può invece intervenire subito per eventuali abusi di posizione dominante o in difesa dei consumatori (sui prezzi, per esempio). I limiti temporali posti all'applicabilità della norma ne fanno, di fatto, una eccezione per il solo caso Alitalia.
AMMORTIZZATORI SOCIALI. Il decreto concede misure di sostegno agli esuberi per sette anni: porta a 48 mesi il periodo massimo di cassa integrazione ed a 36 mesi quello di mobilità, e stanzia le necessarie risorse. Un emendamento del Senato, inoltre, dà la possibilità ai lavoratori Alitalia in cassa integrazione di usufruirne anche nel caso che, assunti con contratto a tempo indeterminato da un' altra parte, vengano licenziati e si ritrovino disoccupati. A condizione che questo avvenga nell'arco del quadriennio previsto per l'utilizzo della cassa integrazione per i dipendenti della compagnia aera.
SALVA PRECARI. Il Senato ha introdotto una norma che prevede la possibilità per la nuova Alitalia o per le società che rileveranno gli asset della compagnia, di assumere lavoratori a tempo determinato pur avendo del personale in cassa integrazione. L' obiettivo è quello di consentire alla nuova società di recuperare i precari in carico alla vecchia Alitalia.
PICCOLI RISPARMIATORI. Il decreto prevede indennizzi per i piccoli azionisti e gli obbligazionisti ricorrendo al fondo stanziato dalla finanziaria 2006 per far fronte alle frodi finanziarie con i fondi dei conti dormienti. Un emendamento approvato dal Senato prevede nuove fonti di finanziamento per il Fondo speciale, istituito dal governo Prodi con la Finanziaria 2006 alimentato dai conti «dormienti» ma anche dagli assegni circolari non riscossi entro il termine di prescrizione, dagli importi dovuti ai beneficiari di contratti (assicurazione sulla vita, sul matrimonio, sulla natalità, sulla malattia) che non sono reclamati entro il termine di prescrizione, dagli importi dovuti ai beneficiari di Buoni fruttiferi Postali.
SCUDO PER GLI AMMINISTRATORI, MA VIA LA SALVA MANAGER. E' prevista, in modo specifico per Alitalia, l'esclusione della «responsabilità amministrativa-contabile» personale per «atti e provvedimenti che siano stati posti in essere dal 18 luglio 2007» da amministratori, collegio dei sindaci e dirigenti preposti al bilancio. La Camera però ha cancellato la cosiddetta "salva-manager", la norma che fissava paletti alle disposizioni penali della legge fallimentare.
TRIPLICA LA TASSA DI IMBARCO. Prima un euro, poi due e infine tre: la tassa di imbarco triplica. Si tratta di un emendamento che punta a sovvenzionare il passaggio alla nuova compagnia aerea e consente di incrementare il Fondo speciale per i dipendenti Alitalia.

Interrograzione parlamtare di un deputato Pdl su ISPRA

Roma, 22 OTT (Velino) - "È necessario porre in essere ogni utile azione per tutelare i diritti dei lavoratori assunti con contratto a tempo determinato dall'Agenzia per la protezione dell'ambiente e dei servizi tecnici e gia' ammessi a procedura di stabilizzazione". Lo afferma Cosimo Latronico del Popolo della liberta' che sulla questione ha presentato un'interrogazione al ministro della pubblica Amministrazione e l'Innovazione per sapere quale sia la valutazione del governo e quali azioni intenda porre in essere per garantire i diritti maturati dai lavoratori i cui contratti scadono il prossimo 7 novembre. Nell'interrogazione si ricorda che si tratta dei vincitori del concorso indetto dall'Apat nel 2004, assunti a tempo determinato e ammessi a procedura di stabilizzazione nel luglio 2007 e che l'Apat quest'anno e' confluita nell'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, istituito nel 2008. "Si tratta - spiega - in prevalenza di geologi, ingegneri, architetti e biologi, personale altamente specializzato che opera con grande competenza e che ha accumulato preziose esperienze nel settore della difesa e monitoraggio del territorio. L'assunzione di tali unita' di personale risulta necessaria per lo svolgimento delle attivita' e dei compiti ora svolti dall'Ispra e quindi - conclude - e' il caso di non disperdere competenze e professionalita', mentre a sorpresa il Commissario straordinario dell'Ispra ha delineato una procedura di assunzione di personale che non tiene in alcun conto i diritti maturati da questi lavoratori".

ART. 5 DEL CCNL EPR 2002-2005: AD OGNI ENTE IL SUO

Lunedì 20 ottobre, in occasione del primo tentativo di conciliazione per lo sciopero della Ricerca che abbiamo indetto il 14 ottobre come USI RdB (vedi allegato), abbiamo potuto verificare che, quanto appreso nell’incontro alla Funzione Pubblica del 7 ottobre scorso (ufficialmente poi dichiarato dal Comitato di Settore), era vero:

norme contrattuali come l’art.5 del CCNL degli EPR 2002-2005 si possono applicare per consentire le assunzioni a TI di quei lavoratori che abbiano superato una selezione pubblica nazionale, per consentire le assunzioni a TD “a chiamata” dei lavoratori altrimenti non stabilizzabili (cococo, assegnisti e borsisti) e per consentire una durata fino a 5 anni, prorogabile di altri 5, ai contratti a TD.

E all’ISPRA? All’ISPRA NO, i confederali inducono i lavoratori a credere che questo strumento normativo di settore sia inapplicabile quando non addirittura inutile.

All’ISPRA si comunica che i legali della CGIL e della UIL sono a disposizione per scrivere lettere di diffida all’Amministrazione, per far sì che quest’ultima assuma ai sensi del comma 519, omettendo però di dire che questo vale solo per gli stabilizzandi ex-APAT.

Le stesse sigle, all’ISFOL, scoraggiano i lavoratori a sottoscrivere una lettera di diffida, promossa e predisposta “gratuitamente” dal legale di USI RdB Ricerca. Infine, al CNR, la CGIL promuove l’utilizzo combinato di concorsi, art.5 e stabilizzazioni ai sensi delle finanziarie 2007 e 2008.

AD OGNI ENTE IL SUO!!

Forse perchè in generale non vi è una linea di principio che tuteli gli interessi e i diritti di tutti i lavoratori precari, in qualunque Ente essi si trovino?

O forse, perchè, come nel caso specifico di ISPRA, il comune denominatore è la difesa dell’interesse particolare di un sottogruppo di lavoratori precari a discapito di tutti gli altri?

Inoltre, considerata la possibilità di una divisione tra le organizzazioni confederali al tavolo di trattativa, come già avvenuto in passato sul Protocollo di Intesa APAT (sic!), abbiamo ora una ragione in più per andare avanti da soli nelle mobilitazioni, in coerenza con quanto sempre detto e fatto, con delle chiare proposte di stabilizzazione per tutti i precari.

USI RdB Ricerca ha infatti un unico e solo obiettivo da raggiungere

“Assunti tutti, assunti subito, assunti davvero”

e per fare questo si batterà per ottenere anche in ISPRA l’applicazione di tutti gli strumenti utili, compreso l’art.5 del CCNL!

Berlusconi chiede il pugno di ferro per le occupazioni

ROMA - "Non permetteremo che siano occupate scuole e università". Lo annuncia, in conferenza stampa a Palazzo Chigi, il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. "Perché - dice con tono molto deciso - l'occupazione non è una applicazione di libertà, ma è una violenza nei confronti dei docenti, degli altri studenti, delle famiglie". "Oggi stesso convocherò il ministro dell'Interno, Roberto Maroni", aggiunge, sul come dare istruzioni alle forze dell'ordine. A suo avviso, dietro alle manifestazioni sulla scuola c'è "l'estrema sinistra e, come a Milano, anche i centri sociali".
Più in generale, quello del ministro all'Istruzione, Mariastella Gelmini, è "un semplice decreto, non una riforma". Oggi il leader del Pd, Walter Veltroni, ha chiesto di ritirare il provvedimento... "Noi andiamo avanti - risponde il presidente del Consiglio - siamo assolutamente convinti, andiamo avanti in una direzione lungamente meditata". Del resto, "dalla sinistra", sulla scuola, sono venuti "messaggi assolutamente falsi". Perciò, insiste il Cavaliere, "sono passati come verosimili allarmismi assolutamente inutili verso milioni di italiani". La verità, secondo Berlusconi, è un'altra: "Non è vero che nella scuola ci saranno 87.000 tagli", dice il premier, che ha convocato l'incontro con i giornalisti per "smentire le bugie della sinistra". "Non sarà cacciato nessuno- continua- saranno solo pensionati gli insegnanti che hanno l'età per essere pensionati e sarà bloccato il turn-over. Quanto fatto finora con i precari dalla sinistra e dai sindacati - spiega- hanno trasformato la scuola in un ammortizzatore sociale". A proposito delle polemiche rispetto alle classi-ponte per soli alunni immigrati, per insegnare la lingua italiana, poi il presidende del Consiglio aggiunge: "Non c'è nessun razzismo ma solo buonsenso". "E' solo integrazione, l'opposto del razzismo", rivendica il premier, ricordando a questo proposito l'esperienza francese.
Nel parlare della condizione della scuola italiana, ce n'è per tutti. Anche pre i prof. In Italia ci sono "troppi docenti e pagati male". In Europa, continua Berlusconi, "ci sono 13 studenti per docente, in Italia 9, una spesa troppo alta che non consente neanche di fare innovazione nella scuola e che non tiene conto del merito dei docenti visto che c'è chi lavora tanto e chi marca troppe assenze". La media degli stipendi, aggiunge, "è bassa, un docente guadagna 27.500 euro all'anno dopo quindici anni contro una media Ocse di 40.000. Dobbiamo cambiare. E il dl Gelmini getta le basi per avere meno insegnanti e meglio pagati". Entro il 2012, assicura, "il 40% dei docenti avrà 7.000 euro in più all'anno". Infine, un appello: "Vorrei fare a tutti un appello affinché si abbassino i toni", chiude il Cavaliere di fronte alle proteste degli studenti, dei docenti e dei genitori in tutta Italia. Eppure le voci che emergono dalla Rete pare vadano in altre direzioni. Rimarcano, infatti, il senso polemico e di protesta verso la riforma e verso le ultimissime dichiarazioni del premier. C'è chi come DjDNA2 rivendica il "ruolo sociale" delle occupazioni. I più, come TeaTime, definiscono le dichiarazioni di Silvio Berlusconi "proprie di uno stato di regime". Anche se nel novero dei post sulle piattaforme dei blog c'è anche chi, come latavolarotonda, chiede di "smetterla con la menzogna che serve solo a fare scampagnate in strada", anzicchè studiare. Sul blog di Beppe Grillo , inoltre, nella rubrica "la scuola in diretta", c'è l'invito al commento sulle prese di posizione governative, poi, diventa, multimendiale. Chi vuole può riprendere le occupazioni e qualunque altra situazione che ne deriva e postarla online su YouTube.

Berlusconi: "Polizia nelle università Dalla sinistra bugie, dalla Rai ansia"

Il premier annuncia la linea dura contro le occupazioni studentesche
"Darò istruzioni a Maroni su come intervenire attraverso le forze dell'ordine"

Dura risposta dal Pd: "Pompiere piromane, vuole alimentare ad arte la tensione"

ROMA - Berlusconi convoca una conferenza stampa a Palazzo Chigi per mandare un avvertimento agli studenti: "Non permetterò l'occupazione delle università. L'occupazione di luoghi pubblici non è la dimostrazione dell'applicazione della libertà, non è un fatto di democrazia, è una violenza nei confronti degli altri studenti che vogliono studiare". Poi, rivolto a una giornalista che aveva posto la domanda, aggiunge: "Avete 4-5 anni per fare il callo su queste cose. Io non retrocederò di un millimetro".

Ordini al Viminale. "Convocherò oggi - prosegue Berlusconi - il ministro degli Interni, e darò a lui istruzioni dettagliate su come intervenire attraverso le forze dell'ordine per evitare che questo possa succedere". In un secondo momento Roberto Maroni ha reso noto che l'appuntamento tra i due è per le 17. "La realtà di questi giorni - ha detto ancora il premier - è la realtà di aule piene di ragazzi che intendono studiare e i manifestanti sono organizzati dall'estrema sinistra, molto spesso, come a Milano, dai centri sociali e da una sinistra che ha trovato il modo di far passare nella scuola delle menzogne e portare un'opposizione nelle strade e nelle piazze alla vita del nostro governo".

Opposizione in allarme. Le parole del premier sono state accolte con enorme preoccupazione dal Pd. "La decisione del presidente del Consiglio di ricorrere all'uso della forza pubblica contro le famiglie e gli studenti che protestano per difendere il diritto allo studio - dice il ministro ombra per le Politiche giovanili Pina Picierno - è gravissimo, è un atto inconcepibile che lede diritti fondamentali garantiti dalla Costituzione". "Oggi - prosegue - uno stato di polizia contro mamme e bambini e domani magari contro i precari che protestano? Cosa ha in mente il presidente del Consiglio? Abbiamo a che fare con un pompiere piromane che cerca di alimentare ad arte un clima di tensione".

Epifani invita al dialogo. Contesta la minaccia di Berlusconi contro le occupazioni anche il segretario della Cgil Guglielmo Epifani. "E' profondamente sbagliato - afferma il leader sindacale - rispondere alle ragioni del movimento degli studenti con una modalità che non sia quella del dialogo". "Il governo - sottolinea Epifani - non può ricorrere alle minacce. Questo è un movimento che ha caratteristiche del tutto nuove, che non ha senso paragonare al '68 né, tanto meno, al '77. E' un movimento pacifico, gli studenti chiedono di investire nella scuola, è gente che chiede di studiare di più e meglio".

Fioroni: "Parole gravi". Riflessione simile a quella svolta dall'ex ministro della Pubblica Istruzione del centrosinistra Giuseppe Fioroni. "Tutti i ministri della Pubblica Istruzione - ha ricordato - hanno sperimentato le occupazioni e le autogestioni. Nessuno ha mai pensato di invadere le competenze dell'autonomia scolastica e di intervenire nelle decisioni interne che devono essere assunte nel rispetto della serenità e della sicurezza". Quelle di Berlusconi, ha aggiunto, "sono dichiarazioni gravi".

Attacco alla manifestazione. Il presidente del Consiglio ha toccato quindi il tema della manifestazione lanciata dal Pd per sabato prossimo. "Manifestare - ha proseguito - è una possibilità della democrazia ed anche noi ne usufruimmo. Noi, però, manifestammo contro la pressione fiscale del governo Prodi. La manifestazione del 25 ottobre è solo contro il governo e non ha proposte. La piazza non è il posto migliore per fare proposte. Le proposte si fanno in Parlamento".

Nessuna marcia indietro. Il premier accusa poi l'opposizione su uno temi centrali della protesta. "La sinistra - sostiene - dice bugie sulla scuola, fa un allarmismo inutile". E rispondendo a Veltroni, che oggi ha chiesto di ritirare il decreto Gelmini davanti "alle proteste così ampie e diffuse contro la riforma della scuola e le misure con i tagli", invitando Palazzo Chigi a rimodulare i costi, lasciando all'istruzione "ogni euro recuperato dal taglio di sprechi", Berlusconi ha replicato secco: "Noi andremo avanti, questo decreto sulla scuola è sacrosanto, altro che ritirarlo, bisogna applicarlo".

Le classi ponti resteranno. Il Cavaliere ha chiarito successivamente che non sono previsti ripensamenti neppure per la contestatissima proposta delle 'classi ponte' per i figli di immigrati perché "non è dettata da razzismo ma da buonsenso. Conoscere la lingua italiana è necessario". Berlusconi accusa infine la Rai di aver presentato in maniera distorta i provvedimenti del governo. "La televisione pubblica - lamenta - diffonde ansia e le situazioni solo di chi protesta. Sono preoccupato da questo divorzio tra i mezzi di informazione e la realtà".

"A quando la polizia nei giornali?". Affermazioni contro la stampa, quest'ultime, che hanno fatto scattare la preoccupata replica del parlamentare del Pd Piero Martino. "Il tono minaccioso con cui il presidente del Consiglio segnalava ai direttori dei giornali e dei telegiornali la propria preoccupazione ma soprattutto la propria indignazione - si è chiesto il deputato democratico - sarà forse all'ordine del giorno dell'incontro che avrà con il ministro dell'Interno Maroni?". "Oltre a prendere le contromisure adatte a bloccare le manifestazioni degli studenti, degli insegnanti e del corpo non docente della scuola - ha proseguito - Berlusconi invierà le forze dell'ordine anche nelle redazioni per verificare che il suo verbo venga amplificato come lui gradisce?".

Università, non è ancora finita. Deciso a non fare marcia indietro anche il ministro Gelmini, che ha annunciato di voler anzi intervenire in maniera ancora più decisa sulle università. "Bisognerà voltare pagina e fare autocritica", dice, senza "difendere lo status quo". "Siamo disposti a confrontarci e dialogare - prosegue - ma la situazione attuale porterebbe al collasso" perciò "bisogna cambiare".

martedì 21 ottobre 2008

I precari dell’Ogs bloccano l’attività

Occupata simbolicamente la sede. «A rischio un posto di lavoro su 4»
Dopo la protesta dei riceratori dell'Osservatorio astronomico di via Tiepolo, da ieri anche il personale non di ruolo dell'Ogs ha deciso di interrompere la propria attività per dire no alla legge 133. I precari e i ricercatori vincolati da contratto «atipico» di lavoro all'Istituto nazionale di Oceanografia e di geofisica sperimentale hanno «occupato simbolicamente l'edificio principale dell'ente - spiega una rappresentante (che vuole mantenere l'anonimato) a nome di tutti i precari -. Vogliamo dare sfogo alla nostra amarezza nei confronti del governo e manifestare il dissenso sulle nuove disposizione ammazza-precari che minacciano il futuro della ricerca italiana. Si tratta di un'azione nata in accordo con altri enti d'eccellenza del territorio».

«Lo Stato spreca la ricerca»: questa la scritta apparsa sullo striscione preparato dal gruppo di lavoratori dell'Ogs. La protesta è stata supportata anche da alcuni colleghi di ruolo dell'ente, la cui dotazione di personale è composta da 260 unità di cui 112 tra precari (tempi determinati) ed atipici (co.co.co., assegni di ricerca e borse di studio), come conferma ancora la rappresentante dei lavoratori. Che aggiunge: «Vogliamo difendere il nostro posto, alcuni di noi - precisamente il 23 per cento, specifica una nota - rischiano di perderlo a partire dal 1° luglio del 2009. Qui c'è gente che presta la sua opera da dieci anni: tagliando noi, peraltro, si sprecano le risorse investite dallo Stato in passato».

L'iniziativa del personale precario e atipico dell'Ogs mira a dare un segnale forte al mondo politico e all'opinione pubblica e trova le sue motivazioni scatenanti in particolare nell'approvazione dell'articolo 37 bis della legge 133, quello che riguarda le nuove disposizioni in materia di stabilizzazione. «Le norme in questione - specifica ancora il comunicato inviato direttamente dai ricercatori dell'Ogs - forniscono indicazioni molto chiare sulla conclusione dei contratti a termine, ma non considerano il personale atipico e sono molto nebulose sui tempi e le modalità di assunzione». Tra le richieste alle istituzioni c'è anche quella con cui si domanda a gran voce il ricorso a concorsi: «Per garantire la continuità delle attività dell'ente è necessaria una programmazione che preveda nuove procedure di assunzione basate su criteri meritocratici».

E infine i lavoratori che hanno dato vita alla protesta chiedono ancora provvedimenti «che consentano un progressivo e continuo processo di inserimento in ruolo del personale precario e atipico in accordo con la Carta europea dei ricercatori».

«Io, precaria da 12 anni premiata in Israele per una ricerca sul cancro»

di Carla Massi
ROMA - Ha scoperto che una tossina estratta da una spugna del Mediterraneo può diventare un’arma vincente contro il tumore del polmone. A novembre, per questo lavoro, Laura Paleari, 36 anni, da 12 precaria all’Istituto tumori di Genova, verrà premiata a Gerusalemme durante la più importante assise mondiale sulle ricerche sul cancro. Sarà premiata per questo brevetto che, una volta sviluppato, diventerà un farmaco da prescrivere appena fatta la diagnosi di neoplasia. Parliamo di un successo italiano che la Paleari è riuscita a conquistare insieme ad altri tre ricercatori (tutti precari come lei) del Cnr e dell’università di Genova. Erano in quattro, poco prima del 2005 quando hanno iniziato a studiare la spugna. Oggi sono rimasti in due a continuare a lavorare sulla tossina salva-polmone. Perché il gruppo si è dimezzato? Semplice. Perché solo due dei quattro sono riusciti a sostenere la vita da precari in laboratorio. Gli altri due, per meri motivi economici, hanno dovuto mollare. «Uno - spiega Laura Paleari - ha accettato di fare l’informatore scientifico, che vuol dire andare negli studi medici a promuovere i farmaci di un’azienda, mentre l’altro, sempre da precario, insegna scienze in un liceo. Li abbiamo persi dopo anni e anni di impegno». Federico Bottini, ricercatore precario da 16 anni all’istituto Gaslini di Genova, guadagna circa mille euro al mese. Ha superato i quaranta, si barcamena tra un mare di difficoltà ma, perché ostinato e determinato in quello che fa, non ha mai voluto lasciare i suoi progetti sui fattori di coagulazione. Luca Roz, 39 anni, è riuscito a collezionare borse di studio su borse di studio: si occupa di citogenetica, oncologia sperimentale. Oggi sta all’Istituto nazionale tumori di Milano. Dice che ha tanta passione, che ha avuto riconoscimenti di qua e di là dell’Oceano ma, quando va in banca per chiedere un mutuo, riceve solo una calda stretta di mano perché lui ha poche garanzie (economiche) da dare.

Laura, Federico e Luca sono tre degli oltre 2500 ricercatori che lavorano nei diciotto istituti di ricerca, gli Irccs. «E’ un pazzo chi, nel nostro paese, vuol fare questo lavoro - dicono -. E’ ancora più pazzo e, più sfigato, chi entra in un istituto in cui si curano i malati e si fa ricerca. Pensiamo al Regina Elena di Roma, come l’Istituto tumori di Milano». Poche parole per ”raccontare“ qual è il quotidiano di questi piccoli-grandi scienziati senza posto fisso che dedicano la loro vita al microscopio di un Irccs. Una sorta di “topi di laboratorio” che, da poco, si sono riuniti in un’associazione perché il loro status giuridico-amministrativo è diverso dai loro colleghi che lavorano negli atenei. Già, camici dedicati alla scienza tutti e due, ma, sulla carta assai diversi e, soprattutto, con strade davanti assai diverse: i ricercatori degli Irccs, infatti, dipendono dal ministero della Salute mentre quelli degli atenei dal ministero dell’Università. Tutta qui la differenza?

«Apparentemente sembra una banalità - spiega Laura Paleari che è portavoce dei ricercatori Irccs - ma, nella realtà, la nostra vita professionale e la loro è molto diversa. E, a tempi brevi, sarà ancora più diversa. Noi possiamo essere considerati come dei dipendenti di un ministero, della pubblica amministrazione in generale, mentre gli altri hanno la possibilità di fare la carriera universitaria. Noi siamo degli autentici co.co.co con tutti i problemi dei rinnovi del contratto mentre gli altri hanno, diciamo i più fortunati, un possibile iter negli atenei». Un problema: dagli anni ’90, nella pubblica amministrazione, le assunzioni sono bloccate. Una particolarità: in questi istituti esistono leader dei gruppi di ricerca che sono precari da oltre vent’anni. La maggior parte sono chimici e biologi. «I medici - dicono ancora - riescono ad essere meglio “riciclati” negli istituti. I biologi e i chimici, invece, rischiano mano a mano di sparire. Per giunta, le ultime direttive del governo mettono dei paletti ai rinnovi dei contratti a termine per chi lavora nella pubblica amministrazione. E noi come faremo?». Già oggi nei diversi istituti gli amministratori stanno lavorando sull’interpretazione delle ultime norme secondo le quali non è possibile «ricorrere all’utilizzo del medesimo lavoratore con più tipologie contrattuali per periodi di servizio superiori al triennio nell’arco dell’ultimo quinquennio». E noi, si domandano i ricercatori degli istituti, come facciamo dal momento che andiamo avanti solo con contratti a termine che vanno da uno a tre anni per volta? Contratti che, in realtà, sono borse o contributi di fondazioni. «Un grande problema burocratico - aggiunge la Paleari - che appesantisce il lavoro di tutti i giorni e che, piano piano, sta spingendo tutti ad andare a bussare ad altre porte. Ma, la stragrande maggioranza, ha un’età media di 40 anni. Non sappiamo dove andare, non abbiamo, in queste condizioni, una carriera davanti da poter perseguire. Siamo una forza della ricerca italiana ma, in modo più o meno evidente, stiamo anche scomparendo». Come le specie in via di estinzione.

Allarme disoccupazione e sottooccupazione: una lettera al presidente Napolitano

Gent.ma Redazione

vorremmo richiamare l'attenzione dei media della nostra città sulla difficile situazione che stanno vivendo circa 30 precari (occupati con contratti co.co.co., borse di studio ed assegni di ricerca) che lavorano presso il Centro di Ricerca per la Cerealicoltura di Foggia in seguito all'emendamento presentato dal governo all'art. 37 del DDL 1441-quater. L'emendamento annulla tutte le norme sulla stabilizzazione contenute nelle ultime due finanziarie ed introduce un meccanismo di licenziamento a fine proroga e non oltre tre mesi dopo l'approvazione del disegno di legge collegato alla Finanziaria. Ciò significa che alla scadenza dei contratti i lavoratori co.co.co e a tempo determinato non avranno rinnovato il loro rapporto di lavoro. Il Centro di Ricerca per la Cerealicoltura di Foggia rappresenta oggi il punto di riferimento della ricerca sui cereali in Italia. Il recente Piano di riordino del Consiglio per la Ricerca e la sperimentazione in Agricoltura (CRA) ha, infatti, riconosciuto a questa realtà un ruolo d'eccellenza nel settore della ricerca avanzata in agricoltura seppure con un organico ampiamente sottodimensionato (9 ricercatori contro i 30 previsti dal piano di riordino). In questo modo il Centro di Ricerca rischia di subire conseguenze pesantissime dal momento che il personale precario rappresenta la spina dorsale per la maggior parte delle attività di ricerca che vengono condotte presso il Centro. L'elevatissima professionalità raggiunta in tanti anni di precariato rende questi ricercatori difficilmente collocabili sul mercato del lavoro soprattutto se a questo aggiungiamo l'ulteriore provocazione rappresentata da un altro emendamento che prevede la regionalizzazione dei concorsi e quindi la difficoltà, anche volendo, di partecipare ai concorsi banditi in altre Regioni. E' paradossale che mentre la fuga dei cervelli viene denunciata in continuazione in tutte le occasioni e da parte di tutte le forze politiche, vengano presi provvedimenti che vanno nella direzione opposta disincentivando e bloccando non solo le nuove assunzioni ma anche la possibilità di sfruttare a pieno i tanto enfatizzati strumenti della flessibilità. Il nostro è un grido di allarme. Vorremmo il sostegno dei rappresentanti politici del nostro territorio e fare in modo che il governo torni indietro nelle sua decisione ritirando l'emendamento e riaprendo le stabilizzazioni.
I precari del CRA-CER di Foggia

La lettera
Egr. Sig. Presidente della Repubblica,

con la presente vorremmo porre alla Sua attenzione le conseguenze che comporterà nell'impiego da parte delle Pubbliche Amministrazioni l'attuazione della recente disposizione normativa di cui al D.L. n. 112/2008, convertito con modificazioni nella Legge n. 133/2008, con specifico riferimento all'art. 49 comma 3 (Lavoro flessibile).

Nel suddetto comma il legislatore intima le PP.AA. a non assumere personale a tempo determinato che abbia già vantato un periodo di lavoro pari a 36 mesi nell'ultimo quinquennio. Infatti, l'art. 49 comma 3 così recita "Al fine di evitare abusi nell'utilizzo del lavoro flessibile, le amministrazioni, nell'ambito delle rispettive procedure, rispettano principi di imparzialità e trasparenza e non possono ricorrere all'utilizzo del medesimo lavoratore con più tipologie contrattuali per periodi di servizio superiori al triennio nell'arco dell'ultimo quinquennio."

Stranamente con lo stesso requisito (tre anni lavorativi negli ultimi cinque anni) il Parlamento approvava la Legge n. 296/2006 che all'art. 1, commi 519 e 520, prevedeva per le PP.AA. la possibilità di stabilizzare il personale precario con contratti a tempo determinato al fine di eliminare il precariato esistente che si era accumulato presso gli Enti pubblici in virtù del blocco delle assunzioni. Di seguito e al fine solo di essere chiari si riportano testualmente i commi sopra citati:

  • art. 1 comma 519. " Per l'anno 2007 una quota pari al 20 per cento del fondo di cui al comma 513 è destinata alla stabilizzazione a domanda del personale non dirigenziale in servizio a tempo determinato da almeno tre anni, anche non continuativi, o che consegua tale requisito in virtù di contratti stipulati anteriormente alla data del 29 settembre 2006 o che sia stato in servizio per almeno tre anni, anche non continuativi, nel quinquennio anteriore alla data di entrata in vigore della presente legge, che ne faccia istanza, purché sia stato assunto mediante procedure selettive di natura concorsuale o previste da norme di legge. Alle iniziative di stabilizzazione del personale assunto a tempo determinato mediante procedure diverse si provvede previo espletamento di prove selettive. Le amministrazioni continuano ad avvalersi del personale di cui al presente comma, e prioritariamente del personale di cui all'articolo 23, comma 1, del decreto legislativo 8 maggio 2001, n. 215, e successive modificazioni, in servizio al 31 dicembre 2006, nelle more della conclusione delle procedure di stabilizzazione. Nei limiti del presente comma, la stabilizzazione del personale volontario del Corpo nazionale dei vigili del fuoco è consentita al personale che risulti iscritto negli appositi elenchi, di cui all'articolo 6 del decreto legislativo 8 marzo 2006, n. 139, da almeno tre anni ed abbia effettuato non meno di centoventi giorni di servizio. Con decreto del Ministro dell'interno, fermo restando il possesso dei requisiti ordinari per l'accesso alla qualifica di vigile del fuoco previsti dalle vigenti disposizioni, sono stabiliti i criteri, il sistema di selezione, nonché modalità abbreviate per il corso di formazione. Le assunzioni di cui al presente comma sono autorizzate secondo le modalità di cui all'articolo 39, comma 3-ter, della legge 27 dicembre 1997, n. 449, e successive modificazioni."
  • art. 1 comma 520. " Per l'anno 2007, per le specifiche esigenze degli enti di ricerca, è costituito, nello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze, un apposito fondo, destinato alla stabilizzazione di ricercatori, tecnologi, tecnici e personale impiegato in attività di ricerca in possesso dei requisiti temporali e di selezione di cui al comma 519, nonché all'assunzione dei vincitori di concorso con uno stanziamento pari a 20 milioni di euro per l'anno 2007 e a 30 milioni di euro, a decorrere dall'anno 2008. All'utilizzo del predetto fondo si provvede con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, da adottare, previa deliberazione del Consiglio dei ministri, sentite le amministrazioni vigilanti, su proposta della Presidenza del Consiglio dei ministri - Dipartimento della funzione pubblica, di concerto con il Ministero dell'economia e delle finanze - Dipartimento della Ragioneria generale dello Stato."


Pertanto, alla visione di quanto sopra detto entrambi i provvedimenti legislativi sembrano andare nella giusta direzione riguardo all'eliminazione del "precariato" ma il meccanismo di azione è contraddittorio e sperequativo. Infatti, se è vero che molti non hanno raggiunto entro la fine di dicembre 2006 i tre anni di contratti di lavoro, magari anche solo per pochi giorni, nei cinque anni di riferimento per essere stabilizzati nel 2007, è altrettanto vero che presso la stessa struttura quei lavoratori precari venivano impiegati solo per alcuni mesi o ad intermittenza nell'arco dell'anno, permanendo di fatto per decenni nell'Ente. Parimenti è la situazione di quei lavoratori precari che pur raggiungendo alla fine di dicembre 2007 il requisito temporale (3 anni di contratto a t.d. negli ultimi cinque anni) per essere stabilizzati nel 2008 in mancanza dell'avviamento della procedura di stabilizzazione da parte delle PP.AA. si ritroveranno, in attuazione del D.L. n. 112/2008, senza lavoro alla scadenza del contratto stesso. Insomma, l'assurdità di queste leggi è che la transizione dal 2007 al 2008 ha comportato per la stessa tipologia di lavoratori precari e per gli stessi requisiti temporali da una parte, i più fortunati del 2007, la conversione del proprio status lavorativo da precario a contratto a tempo indeterminato mentre, dall'altra parte, coloro i quali, i più sfortunati del 2008, pur avendo acquisito una professionalità, militando per lunghi anni nelle PP.AA., non resta che la disastrosa prospettiva dello status non di precario ma di disoccupato.

CHE GIUSTIZIA SOCIALE è QUESTA? CI SONO PRECARI DI SERIE "A" ED ALTRI DI SERIE "B"? LA MERITOCRAZIA CHE FINE HA FATTO?

Tale situazione porterà sicuramente, con un colpo di spugna, ad una diminuzione se non all'estinzione del precariato, ma a quale prezzo? Aumenterà, invece, la disoccupazione! Infatti, gli Enti pubblici, in particolare quelli di ricerca, non avranno alcun interesse a formare nuovo personale per vederselo andare via dopo soli tre anni, periodo troppo breve per concludere seriamente un'attività di ricerca.

Il ricorso a tipologie contrattuali flessibili, da parte delle Pubbliche Amministrazioni, negli anni si è certamente trasformato in veri e propri abusi che hanno condannato alla precarietà migliaia di persone e le stesse Amministrazioni. La strategia da adottare per sanare questa situazione è la stabilizzazione dei precari che nel frattempo si sono creati. Diversamente ci saranno solo licenziamenti di massa, perdita di preziose competenze ed impossibilità per le Amministrazioni di continuare ad operare.

Signor Presidente, chi Le scrive sono i lavoratori precari, storici e non, dell'Ente Pubblico di Ricerca, denominato come C.R.A - Consiglio per la Ricerca e la sperimentazione in Agricoltura, e precisamente del Centro di Ricerca per la Cerealicoltura di Foggia. Per "pura sfortuna", non raggiungendo il requisito temporale richiesto ai sensi della Legge n. 296/2006 (Legge finanziaria 2007) per la stabilizzazione, alla scadenza del contratto in essere (fine 2008) non si vedranno più rinnovato il proprio contratto di lavoro certamente non per negligenza o per inettitudine ma semplicemente perchè ai sensi del D.L. 112/2008 saranno "disoccupati per legge". E poiché le disgrazie non vengono mai da sole, a peggiorare la situazione ci sono ulteriori provvedimenti legislativi (collegati alla Finanziaria 2009) che intervengono più energicamente sulla questione relativa alla stabilizzazione dei precari con contratto a t.d. Uno di questi provvedimenti, ad opera dei Ministri Brunetta-Tremonti, è il D.D.L. n. 1441 quater, in corso di approvazione al Parlamento, un emendamento nel quale si sopprimono le disposizioni del comma 519 della L. n. 296/2006 (Finanziaria 2007) e di tutte le misure normative successive finalizzate alla stabilizzazione del precariato pubblico, dalla cui permanenza dipendono, invece, le speranze di mantenimento in servizio e di futura stabilizzazione di migliaia e migliaia di lavoratori precari pubblici.

Signor Presidente della Repubblica, in nome e per conto di tutti i lavoratori precari, la stragrande maggioranza formata da giovani con famiglia e prole, Le chiediamo di intervenire energicamente sulla celere revisione del D.L. 112/2008, convertito con modificazioni nella Legge n. 133/2008, e del D.D.L. n. 1441, in fase di approvazione, al fine di non dimenticare che dietro ad ogni lavoratore precario c'è una storia ed una professionalità da salvaguardare e che grazie alla loro dedizione al lavoro e al senso di appartenenza alla struttura lavorativa hanno sostenuto e salvaguardato queste strutture di ricerca dall'abbandono e dall'isolamento scientifico. Oggi questi provvedimenti legislativi vorrebbero, invece, cancellare tutto questo in nome della maggiore efficienza delle PP.AA.

Signor Presidente, il Centro di ricerca per la Cerealicoltura di Foggia è una realtà importante a livello nazionale, che vanta numerosi progetti di ricerca con collaborazioni internazionali. Attualmente il numero di strutturati del Centro è ancora molto limitato, pertanto un congruo gruppo di giovani ricercatori non strutturati e che da anni hanno acquisito una notevole esperienza nel settore, impegnandosi con passione e lavorando anche più di 10 ore al giorno, rischiano a causa delle nuove normative di vedere sbarrata la strada che hanno intrapreso con dedizione.

Sicuri di un Suo interessamento ad un problema così sentito ed iniquo, ci affidiamo nelle Sue mani, intervenendo negli ambiti istituzionali di pertinenza, per ripristinare il senso di giustizia che in questa Legge e al legislatore è venuto a mancare.

Cordialmente,

i lavoratori precari del CRA-Centro di Ricerca per la Cerealicoltura di Foggia.