LA PETIZIONE DA FIRMARE
sabato 11 luglio 2009
RICERCA:LETTERA APERTA A OBAMA DEI RICERCATORI PRECARI ISPRA
venerdì 10 luglio 2009
AMB - Ricerca: Precari Ispra inviano lettera a presidente Obama
Ambiente, Della Seta (Pd): Licenziati 200 precari Ispra
Precariato: emendamento al DL 78 - 2009 atto C 2561
Per assolvere ai propri compiti Istituzionali e di Ricerca l'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (Ispra) è autorizzato a rinnovare su fondi non ordinari (ricerca e convenzioni) i contratti di natura flessibile, Tempo Determinato, Collaborazione Coordinata e Continuativa, Assegni di Ricerca, in essere al 31/12/2008 fino all'applicazione del Piano triennale di assunzioni 2010-2012 anche ai sensi del comma 6 art. 34 bis L 14/2009.
( L 14/2009 art 34 bis comma 6. Nel triennio 2009-2011, l'AIFA, nel rispetto della programmazione triennale del fabbisogno e previo espletamento della procedura di cui all'articolo 35, comma 4, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni, può bandire concorsi pubblici per titoli ed esami per le assunzioni a tempo indeterminato per la copertura dei posti vacanti in pianta organica, con una riserva di posti non superiore al 50 per cento per il personale non di ruolo già in servizio presso l'AIFA in forza di contratti stipulati ai sensi dell'articolo 48, comma 7, del decreto-legge 30 )
Precariato: Lettera aperta al personale e alla Struttura Commissariale
La Segreteria Nazionale USI RdB Ricerca
All’ISPRA sta avvenendo quello che temevamo e che non doveva accadere.
FLC CGIL ISPRA - di Angela Imperi - Mentre è ancora in corso la drammatica vertenza di queste ultime settimane per chiedere la proroga dei circA 170 contratti di collaborazione in scadenza il 30 giugno u.s. che invece OGGI sono diventati veri licenziamenti, la struttura commissariale dell’ISPRA pubblica alcuni bandi di selezioni per l'attivazione di nuovi Co.CO.Co.Una decisione che ci preoccupa e che giudichiamo priva di TRASPARENZA, rispetto ai criteri con i quali verranno da oggi in poi attivati i nuovi contratti.
RICERCA: DELLA SETA, LICENZIATI 200 LAVORATORI ISPRA =
AMBIENTE. DELLA SETA (PD): ISPRA, 200 VIA MALGRADO PRESTIGIACOMO IMPEGNI E PROMESSE NON SONO SERVITI, VIOLATA DIGNITA' LAVORATORI.
RICERCA: DELLA SETA (PD), LICENZIATI 200 LAVORATORI ISPRA
giovedì 9 luglio 2009
Precari Ispra: Menia: niente da fare per i lavoratori - ANSA
Incontro tra sottosegretario Menia e precari Ispra - Il Velino
mercoledì 8 luglio 2009
Incontro com il Sottosegretario.
POL - Ispra, interrogazioni bipartisan su allontanamento precari
"Basta precari, buon lavoro per tutti"
No al precariato che, ormai endemico, ostacola i normali percorsi di vita, no alla delocalizzazione che porta allo sfruttamento, no all’abbassamento delle tutele di fronte ad un sindacato indebolito. Mai un Papa era entrato così in profondità nelle dinamiche economiche. L’enciclica «Caritas in veritate», nell’unanime approvazione di partiti e associazioni, stabilisce che Stato e mercato debbono convivere, il profitto non è peccato (ma basta con le disuguaglianze), la crisi finanziaria spinge verso un’autorità mondiale (l’Onu è inadeguata), l’impresa ha grandi responsabilità sociali, il lavoro decente è un diritto (no al precariato). Benedetto XVI sviscera la globalizzazione e proclama che gli immigrati non sono merce ma hanno pieni diritti, la finanza senza Dio causa povertà, l’etica deve vigilare sugli aiuti al Terzo Mondo per ridistribuire ricchezza, la pianificazione eugenetica minaccia l’umanità e l’ateismo ostacola lo sviluppo. «La Chiesa non ha soluzioni tecniche da offrire e non pretende d’intromettersi nella politica, però ha una missione di verità per una società a misura della dignità umana», precisa il Pontefice. Insomma, un sistema a tre soggetti (mercato, Stato, società) per una «civilizzazione dell’economia».
No alla giungla
Non va abbassato, dunque, il livello di tutela dei lavoratori. «L’estromissione dal lavoro per lungo tempo oppure la dipendenza prolungata dall’assistenza pubblica o privata, minano la libertà e la creatività della persona e i suoi rapporti familiari e sociali con forti sofferenze sul piano psicologico e spirituale», ricorda il Pontefice teologo. Servono una «governance» della finanza globale alla luce della crisi e un’autorità planetaria per impedire che il terrorismo fondamentalista freni lo sviluppo dei popoli. Il Papa è preoccupato dalla diffusione dell’aborto e dell’eutanasia in un’epoca in cui la corruzione mette a rischio la democrazia e il cristianesimo è indispensabile per il progresso. La Chiesa approva l’economia di mercato, che però non deve diventare la giungla del più forte. Dopo il crac Madoff, Benedetto XVI condanna gli «strumenti sofisticati usati per tradire i risparmiatori», lo scandalo delle speculazioni, il saccheggio delle risorse e dell’ambiente da parte dei ricchi, la fame provocata «non da carestie ma da irresponsabilità». Rivaluta, invece, il ruolo e il potere dello Stato le cui leggi devono tutelare soprattutto la famiglia fondata sul matrimonio. La globalizzazione, ammonisce Benedetto XVI, va governata senza protezionismi. Al corretto funzionamento dell’economia serve l’etica, perciò nei paesi in via di sviluppo la cooperazione internazionale deve garantire a tutti acqua e cibo. La sessualità, poi, «non è un fatto ludico ed edonistico e il turismo sessuale è un fenomeno perverso».
Quale profitto?
Il Papa chiede agli Stati di regolare i processi economici e, come nel ’29, la bufera sui mercati è l’occasione per ripensare il modello di sviluppo. La precarietà lavorativa, infatti, causa degrado umano, specie se le multinazionali calpestano i diritti umani e i sindacati vengono indeboliti. Attenzione, dunque, ai gruppi di potere che distruggono il creato, cacciano Dio dalla sfera pubblica, separano la carità dalla verità riducendola a «sentimentalismo», ribaltano le organizzazioni internazionali in «burocratici e costosi» apparati. Se diventa l’unico fine, il profitto distrugge ricchezza, mentre occorre valutare gli impatti positivi di novità come gli Ogm di fronte all’emergenza alimentare. Il Pontefice stigmatizza la delocalizzazione delle imprese per puri fini speculativi e punta l’indice contro una nuova classe di manager strapagati priva di responsabilità sociale. «Investire ha sempre un significato morale, oltre che economico», avverte il Papa che raccomanda di «rafforzare l’esperienza della microfinanza» e loda la «fiscalità sussidiaria» (otto e cinque per mille).
Salvare l’uomo
«Realismo e speranza, nonostante la crisi e senza ingenuità», commenta il direttore dell’Osservatore Romano, Giovanni Maria Vian. Riconosce il carattere innovativo e avanzato dell’enciclica persino il leader della teologia della liberazione, Leonardo Boff: «Finora la Chiesa era apparsa più concentrata sugli affari interni, ma con questo documento dal taglio fortemente sociale compie una grande apertura al mondo». Benedetto XVI, osserva il portavoce papale padre Federico Lombardi, «è consapevole della complessità dei problemi attuali e non si affida a soluzioni ideologiche», bensì ad un progetto culturale basato sull’analisi approfondita della realtà. «Solo le regole salvano le persone e l’economia», è l’appello di Benedetto XVI. Dall’eugenetica all’aborto, «non si possono minimizzare gli scenari inquietanti per il futuro dell’uomo e i nuovi potenti strumenti di cui la cultura della morte dispone». Intanto la «grave riduzione delle reti di sicurezza» e i tagli alla spesa sociale, spesso promossi dalle istituzioni finanziarie internazionali», lasciano i cittadini impotenti di fronte a «rischi vecchi e nuovi», mentre per i governi «il primo capitale da salvaguardare e valorizzare è l’uomo, la persona nella sua integrità».
martedì 7 luglio 2009
All'attenzione delle OO.SS. ed i lavoratori
L'assemblea dei precari Ispra, in occasione della presenza nella sede di via Curtatone, domani 8 luglio, del Sottosegretario di Stato all'Ambiente Roberto Menia, invita tutte le organizzazioni sindacali e i lavoratori a partecipare ad un incontro all'esterno della sede dell'Istituto, dalle ore 9 in poi, nel tentativo di incontrare l'esponente del Governo, esporre la situazione che riguarda il precariato in ISPRA e richiedere la disponibilità dello stesso a concedere un incontro per affrontare in modo specifico la problematica, alla luce dei recenti sviluppi della questione in argomento.
Mobilitazione in ISPRA: richiesta di incontro urgente
Signor Presidente del Consiglio e Onorevole Ministro,
L’Istituto Superiore per
Al 30 giugno scorso, all’ISPRA erano in servizio 430 “precari” circa tra Ricercatori, Tecnologi, Tecnici e Amministrativi impiegati in ruoli chiave e funzioni centrali con diverse tipologie contrattuali (Cococo, Tempo Determinato, Assegni di Ricerca) e con tanti anni di lavoro nell’Istituto nei diversi campi della ricerca, dei controlli, delle funzioni di agenzia ambientale e quelle di protezione civile.
Duecentotrenta unità circa di questo personale sono titolari di contratti di vario tipo in scadenza nei prossimi mesi, mentre altre duecento con contratto di collaborazione, erano mantenute in servizio fino al 30 giugno u.s. in virtù del DL 208/2008, art. 3 comma 3. Questi duecento collaboratori NON hanno avuto il rinnovo del contratto con grave danno per la funzionalità dell’Istituto e altrettanto grave nocumento dei loro diritti e della loro dignità.
Per scongiurare questa drammatica evenienza, le sottoscritte OO.SS. hanno sollecitato al Governo, anche attraverso ripetute iniziative di mobilitazione, le misure necessarie volte al mantenimento in servizio del personale, rese urgentissime dall’approssimarsi delle scadenze contrattuali.
In tal senso era stata annunciata alle OO.SS dal Commissario Straordinario dell’ISPRA, Prefetto Vincenzo Grimaldi, la disponibilità del Ministro Vigilante (MATTM) On. Stefania Prestigiacomo a intervenire sulla questione con una specifica misura inserita nell’emanando “decreto anticrisi”.
Il Decreto Legge “Anticrisi” del 26/06/09, che pur affronta alcune questioni relative al personale precario, non contiene le annunciate misure relative ai contratti di collaborazione ISPRA.
FLC-CGIL FIR-CISL UILPA-U.R.AFAM
(Domenico Pantaleo) (Giuseppe De Biase) (Alberto Civica)
lunedì 6 luglio 2009
L'INTERROGAZIONE PARLAMENTARE PRESENTATA DAL PD
Premesso che:
- l'articolo 28 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito dalla legge n. 133 del 2008, prevede la istituzione dell'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra);
-l'Ispra svolge le funzioni, con le risorse finanziarie, strumentali e di personale, dell'Agenzia per la protezione dell'ambiente e per i servizi tecnici (Apat) di cui all'articolo 38 del decreto legislativo n. 300 de1 30 luglio 1999 e successive modificazioni, dell'Istituto nazionale per la fauna selvatica (Infs) di cui alla legge 11 febbraio 1992, n. 157 e successive modificazioni, e dell'Istituto centrale per la ricerca scientifica e tecnologica applicata al mare (Icram) di cui all'articolo 1-bis del decreto-legge 4 dicembre 1993, n. 496, convertito in legge, con modificazioni, dall'articolo 1, comma 1, della legge 21 gennaio 1994, n. 61;
- i suddetti istituti (Apat, Icram, Infs) svolgevano e svolgono compiti di rilevanza nazionale quali:
- controlli ed ispezioni ambientali; raccolta, elaborazione e divulgazione di dati di pubblico interesse sullo stato dell'ambiente;
- supporto tecnico al Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare per la gestione dei procedimenti autorizzatori inerenti Via, Vas, Ippc, Aia, siti contaminati;
- predisposizione di linee guida tecniche a supporto delle politiche per lo sviluppo sostenibile; esprimere, sulle materie di competenza, i pareri tecnico-scientifici richiesti dallo Stato, dalle Regioni e dalle Province, nonché dagli enti locali;
- diffusione e divulgazione delle conoscenze in campo ambientale; salvaguardia della biodiversità in ambiente terrestre, marino e costiero e nelle politiche per la pesca e la maricoltura sostenibile; censire il patrimonio costituito dalla fauna selvatica, studiarne lo stato, l'evoluzione ed i rapporti con le altre componenti ambientali;
- controllo e valutazione degli interventi faunistici operati dalle Regioni e dalle Province;
- supporto allo Stato e alle Regioni per l'applicazione delle convenzioni e direttive internazionali aventi come oggetto la conservazione della fauna selvatica e degli habitat; fornire alle Regioni supporto per la predisposizione dei piani regionali faunistico-venatori;
- il progetto sotteso all’istituzione dell’ISPRA è stato esplicitato dallo stesso Ministro in oggetto durante l’audizione alla Commissione VIII Ambiente Territorio e Lavori Pubblici della Camera dei Deputati il 29 gennaio 2009: “Il rilancio del ruolo dell'Istituto partirà, dalla valorizzazione delle sue molteplici competenze e delle professionalità acquisite, sia sotto il profilo della ricerca sia sotto il profilo operativo. Una volta razionalizzata l'attività dei tre organismi e snellita la struttura di gestione per assicurarne maggiore efficienza per il Ministero dell'ambiente, l'ISPRA non potrà che rappresentare un valore aggiunto in termini di autorevolezza, innovazione, apertura al sistema dello sviluppo ecosostenibile, mettendo a frutto l'elevato livello di qualificazione tecnico-scientifica dei personale. L'ISPRA conserverà le funzioni fondamentali dei tre enti disciolti, con un particolare imprinting per la ricerca, che sarà strettamente connessa alle politiche di sviluppo e conservazione dell'ambiente nazionale, anche in relazione alle numerose competenze operative già affidate all'APAT ed alle funzioni essenziali riconnesse all'Istituto nell'ambito del Servizio nazionale di Protezione civile”.
- Risulta agli interroganti che a 10 mesi dalla nascita dell’ISPRA non siano state avviate né una politica di indirizzo istituzionale né un progetto di riorganizzazione delle strutture né una armonizzazione delle risorse umane e delle attività.
- E’ stata effettuata la presentazione del Piano Triennale dei Fabbisogni (2009-2011) che non presenta il fabbisogno di assunzioni a tempo indeterminato e determinato per il 2010 e 2011;
- vi è il mancato rinnovo dei contratti di lavoratori precari impegnati in attività finanziate in gran parte dal Ministero.
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- il Commissario con la comunicazione interna prot. n°2224/Comm.del 22 Aprile 2009 impedisce l’imputazione delle spese di missione del Personale precario su diversi Progetti di Ricerca. Di fatto tale circolare blocca le attività di ricerca in essere impedendo la prosecuzione alla partecipazione di personale precario nei gruppi di lavoro su tematiche istituzionali di interesse dello stesso Suo Ministero.
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- la struttura Commissariale ha diramato il seguente comunicato ai Capi Dipartimento ISPRA il 20 Maggio 2009: “Con l'approssimarsi della scadenza del 30 giugno. indicata dall'art.3. comma 3, della legge 13/1/2009 per il trattenimento in servizio del personale con contratto di collaborazione coordinata e continuativa, diviene urgente, a prescindere da eventuali iniziative normative volte ad un ulteriore trattenimento del predetto personale, definire un piano degli incarichi del personale a tempo indeterminato all'interno di ciascun Dipartimento finalizzato a mitigare l'impatto di una eventuale riduzione di personale a decorrere dal 1° luglio p.v.. A tal fine le SS.VV. sono invitate a presentare entro il 25 maggio p.v. un piano di utilizzo del personale che tenga conto anche delle recenti procedure di stabilizzazione e assunzione, che hanno portato ad incrementare di complessive 215 unità il numero dei contratti in essere a tempo indeterminato, avendo cura di garantire le attività prioritarie di ciascun Dipartimento”.
- il Ministero durante l’incontro con le parti sociali del 20 Maggio
Per sapere:
Quale sia la politica di indirizzo istituzionale e il progetto di riorganizzazione delle strutture.
Quale sia il vero Progetto legato all’accorpamento in una nuova sede di strutture così dissimili fra loro ed aventi compiti istituzionali così differenti.
Madìa, Recchia
CRISI: DDL; PANTALEO (CGIL), RESTANO NORME INIQUE MALATTIA
domenica 5 luglio 2009
ISPRA: PD, PER 180 PRECARI GOVERNO PASSA DALLE BUGIE A RAGGIRO
Ambiente: le cenerentole della ricerca
Le tematiche ambientali sono diventate una priorità mondiale. Persino gli Stati uniti, che non avevano aderito al Protocollo di Kyoto, se ne sono accorti ed hanno varato la scorsa settimana la prima legge sul clima, con l’obiettivo di ridurre del 17% entro il 2020 le e missioni di CO2 nell’atmosfera. La rivoluzione verde del Green New Deal voluto da Barack Obama, con un occhio al rispetto dell’ambiente ad un altro alla crescita economica. E in Italia ? Il 30 giugno sono scaduti i primi 200 Co.Co.Pro di altrettanti ricercatrici e ricercatori dell’ISPRA - Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale ente posto sotto la diretta vigilanza del Ministero dell’Ambiente, nato nel giugno 2008 dall’accorpamento di tre enti preesistenti: l’APAT - Agenzia Protezione Ambiente e per i servizi Tecnici, l’ICRAM - Istituto Centrale Ricerca scientifica e tecnologica Applicata al Mare, e l’INFS - Istituto Nazionale Fauna Selvatica. 200 contratti precari che non sono stati rinnovati ai quali se ne aggiungono altri 230, in scadenza al 31 dicembre prossimo. L’ISPRA è un ente di ricerca, autonomo ed indipendente che opera in un settore di eccellenza, per il quale lavorano ricercatrici e ricercatori, persone specializzate in scienze naturali, scienze morfogenetiche, biologia cellulare, ingegneria ambientale. Quei cervelli che si vorrebbe, almeno a parole, trattenere dalla fuga all’estero. In Italia, Repubblica democratica fondata sul lavoro, a 200 ricercatrici e ricercatori è stato semplicemente disattivato il badge nel loro ultimo giorno di lavoro. Le lavoratrici ed i lavoratori precari dell’ISPRA hanno occupato la sede di Roma di Via Brancati. Women si è recata sul posto, e li abbiamo avuto conferma di un nostro sospetto: la maggior parte di quelle persone precarie altamente specializzate sono donne. Queste le testimonianze che abbiamo raccolto.
Cristina, 33 anni laureata in scienze naturali. “L’ISPRA è nato dall’unione di 3 enti che sono stati accorpati da circa un anno in un unico ente di ricerca nazionale che si occupa di protezione, controllo, monitoraggio ambientale e ricerca. I campi di attività sono molti: controllo della qualità delle acque, sia interne che marine, della qualità dell’aria, delle fonti di inquinamento. Ora lavoro all’ISPRA, ma sono un ex APAT. Lavoro da circa 6 anni con un contratto di collaborazione a progetto. Sono una ricercatrice, lavoro nei laboratori e mi occupo della qualità delle acque dolci, le c.d. acque interne. Mi occupo di ecotossicologia, test ecotossicologici, analisi delle acque mediante il bio-monitoraggio, ossia il monitoraggio degli organismi delle acque dolci. Siamo in molte a lavorare qui: il numero delle donne è molto elevato, forse superiore a quello degli uomini. Ad esempio nel mio laboratorio il rapporto è di 4 donne e 1 uomo. Molti di noi, me compresa, con l’ammazzaprecari di Brunetta siamo rimasti a casa esattamente ieri, 30 giugno. Ieri era il mio ultimo giorno di lavoro. Alle 14.30 sono entrata con il mio badge. Mezz’ora dopo sono uscita un attimo, e ho scoperto che mi era stato disattivato quando ho visto che non potevo più rientrare. Erano le 15.00 del pomeriggio. I nostri contratti sono scaduti e non c’è volontà di rinnovarli. Le possibilità legislative ci sono, ma non c’è la volontà. Ci sono anche le disponibilità economiche perché i nostri contratti hanno la copertura fino al 31 dicembre di quest’anno. Chiediamo delle risposte e un confronto diretto che fin ad ora ci è stato negato anche dal Ministro Prestigiacomo. Vogliamo avere delle risposte chiare e delle motivazioni precise all’impossibilità di rinnovare i nostri contratti e di mantenerci in servizio. Io lavoro qui da 6 anni, ma ci sono anche persone che hanno lavorato per questi enti anche da più tempo. Non possiamo essere licenziati in tronco così. Il numero complessivo dei precari dei 3 enti è di 430 persone. Ieri sono scaduti i primi 200 contratti, tra cui il mio, ma gli altri 230 scadranno entro il prossimo 31 dicembre. Quello che è accaduto a noi è indicativo di quello che accadrà agli altri nei prossimi 6 mesi.” .
Monica, 34 anni separata. “Sono un’ex APAT. Ho iniziato a lavorare all’APAT che era un’agenzia governativa che lavorava per il ministero dell’ambiente, con uno stage di formazione nel 2004. Poi dal 2005 sono passata con Co.Co.Co e poi Co.Co.Pro. La durata dei contratti di collaborazione non ha mai superato la durata dei 6 mesi. A volte i contratti erano anche di 4 mesi e 20 giorni. Lo scorso anno, con l’accorpamento, sono passata all’ISPRA. Una persona studia, si laurea, dedica anni della propria vita a specializzarsi e poi il contratto scade, arrivederci e grazie.
Tutto questo dopo aver lavorato senza diritto alle ferie, ai fondi pensionistici, a tutto ciò a cui una persona normale anela ad avere diritto per costruirsi un futuro. Ci siamo impegnati tutti seriamente a portare avanti le nostra attività di ricerca e di lavoro. Come tutte le persone ricattabili lavoriamo tanto e cerchiamo di portare a termine tutti gli impegni lavorativi. Abbiamo chiesto un incontro alla Ministra Prestigiacomo, ma non ce l’ha mai concesso. Sono specializzata nel settore di analisi dei metalli, nei suoli, nei sedimenti, nelle acque, nel particolato atmosferico. Il problema è che questo tipo di analisi viene richiesto solo nell’ambito della Pubblica Amministrazione. Abbiamo svolto campagne di supporto per la guardia forestale, di monitoraggio delle discariche, alcune mie colleghe sono state chiamate per l’analisi delle diossine per l’emergenza dei rifiuti in Campania. Speravamo tutti di ottenere qualcosa di più: non mi sarei mai aspettata un comportamento del genere da una Pubblica Amministrazione. Sia nei confronti del cittadino che ha diritto ad avere un’informazione indipendente e e trasparente sui dati dell’inquinamento ambientale: questo tipo di obiettività può essere garantita solo da una struttura pubblica e non da un privato che ha un profitto eocnomico. Ma speravo in qualcosa di più anche per noi lavoratori che ci impegnamo e ci dedichiamo. Ad oggi mi trovo, dopo una laurea e 5 anni di lavoro, a cercare un’occupazione come commessa o come baby sitter, con l’aggravante che quando cerchi un lavoro generico, chi vede il nostro curriculum ti dice “Sei troppo qualificata ed esperta”. Siamo costrette a trasferirci all’estero, perché le nostre competenze sono apprezzate solo all’estero. Prima ci è stato detto che i contratti a tempo determinato non potevano esserci applicati perché nella Pubblica Amministrazione si entra solo per concorso. I concorsi non sono stati banditi e a quelli che sono stati banditi non abbiamo potuto partecipare perché non avevamo l’anzianità. Di certo c’è che i nostri contratti sono scaduti. Noi tecnici potremo aspettare un futuro concorso, che ad oggi non è uscito. E’ assurdo che la Pubblica Amministrazione dopo aver investito e speso soldi per rendere così altamente specializzati me ed i miei colleghi poi ci manda a casa. Tutto quello che abbiamo imparato, ma anche tutte le strumentazioni di lavoro, laboratori anche molto costosi che sono state acquistati e per le quali siamo altamente specializzati, vengono abbandonati così. E’ assurdo non voler rinnovare i nostri contratti. Lo dico come precaria e come donna separata: ho il diritto di potermi mantenere da sola senza dover stare a chiedere a 34 anni ai miei genitori di mantenermi a casa loro.” .
Carla, 30 anni laureata in ingegneria per l’ambiente indirizzo difesa del suolo. “Anch’io sono un’ex APAT, sono passata ad ISPRA e lavoro nel Dipartimento di difesa del suolo. Mi sono laureata a 24 anni, in regola con gli studi. Ho lavorato per l’APAT, il primo anno con partita IVA e poi con contratti di collaborazione della durata massima di 6 mesi. Sommando i vari periodi arrivo a 5 anni. All’interno del Dipartimento di difesa del suolo mi sono occupata di un progetto di censimento di tutte le frane sul territorio nazionale, realizzato in collaborazione con le Regioni e le Province autonome d’Italia. Il rischio idrogeologico del Paese comprende sia la componente legata alle frante, che quella delle alluvioni. Io mi sono occupata della parte relativa alle frane. Il mio contratto è scaduto ieri. Nel pomeriggio mi è stato disattivato il badge. Chediamo di trovare uno strumento per restare a lavorare fino al 31 dicembre, dato che la capienza economica c’è. Chiediamo che i nostri contratti vengano prorogati. Per 5 anni lo Stato Italiano ha investito su di noi, sulla nostra formazione, siamo persone altamente specializzate in settori specifici che sono tipici di una Pubblica Amministrazione, di un Ente di ricerca ambientale.
Non bisogna dimenticare che l’ISPRA ha il compito fondamentale di comunicare i dati ai cittandini. La nostra attività è fondamentale ed ha una rilevanza particolare perché li rendiamo partecipi di dati come i livelli di inquinamento in atmosfera. Ogni anno vengono prodotti dei rapporti in cui vengono comunicati i dati, ad esempio quelli sui rifiuti. Poi viene pubblicato un annuario ambientale, in cui ci sono tutti gli indicatori dell’ambiete, dall’inquinamento delle acque, dell’aria, i rifiuti, il rischio eletromagnetico. Copriamo tutte le componenti ambientali. Far mancare il nostro lavoro significa anche dare un servizio in meno ai cittadini. Gli altri Paesi, dagli USA al Canada, hanno impostato un’attività di diffusione delle informazioni ai cittadini, ad esempio sul rischio frane. Questo perché aumentare la consapevolezza dei cittadini significa ridurre i rischi. Soprattutto nel rischio idrogeologico la memoria degli eventi del passato è fondamentale per prevenire dissesti futuri. Questo vale soprattutto per le frane: c’è un’altissima percentuale di fenomeni che si riattivano nello stesso luogo attraverso il tempo. La diffusione delle informazioni è fondamentale per la prevenzione. La conoscenza del passato è indispensabile per evitare che quando accade qualcosa si dica sempre “E’ una strage che si poteva evitare”. Ho fatto sempre questo lavoro con grande passione. Voglio cercare di farlo in Italia con tutto l’entusiasmo e la deidizione possibile. Ho pensato di andare via, ma cerco di restare qui.” .
Roberta, 28 anni, laureata in biologia bioecologica:.“Lavoro da 2 anni per l’ex ICRAM con una borsa di studio che ho ottenuto tramite concorso pubblico. La borsa di studio scade il 31 dicembre. Sono toscana: il problema è che pago l’affitto e con 900 Euro al mese di borsa di studio devo essere aiutata dai miei genitori per vivere qui a Roma. Ho la borsa di studio fino al 31 dicembre, mi occupo di cetacei, censimento e monitoraggio. Hanno aggiunto un nuovo cavillo per cui non si può cambiare progetto. Noi dell’ex ICRAM lavoriamo sulla base di progetti esterni che vengono finanziati da enti o dal Ministero dell’Ambiente. Tramite i progetti vengono banditi dei bandi pubblici e pagato il personale per il progetto. E’ stato stabilito che quando scade il progetto, non si può essere più rinnovati con un altro progetto. Quindi il 31 dicembre mi scade la borsa di studio e non potrò essere riassegnata. Magari usciranno altri bandi, ma anche qui ci sono molte incertezze e la situaizone è molto instabile. E’ da poco che faccio parte di questo ente, ma vedo che ci sono persone molto preparate. E’ assurdo vedere che dopo 6, 7 anni le persone vengono mandate via, come è assurdo vedere le persone che vengono sfruttate, giovani laureati che non ricevono i giusti apprezzamenti e riconoscimenti economici.“ Le richieste dei sindacati. Anna Di Noi, 41 anni, biologa cellulare con un dottorato di ricerca in scienze morfogenetiche, delegata nazionale dell’USI RdB Ricerca ”Lavoro in ISPRA, ma sono ex APAT. Ho iniziato a lavorare dal gennaio 2000, prima per alcuni mesi senza contratto, poi sono stata stabilizzata a fine del 2007.
Chiediamo la riassunzione delle 200 persone alle quali ieri è scaduto il contratto e chiediamo che il Ministero dell’Ambiente, che ha la vigilanza sull’ISPRA, intervega sul decreto legge che è stato prodotto venerdì scorso (26 giugno ndr) dal Consiglio dei Ministri. Nell’ambito delle misure per fronteggiare la crisi, già sono state previste alcune proroghe delle scadenze dei termini dei contratti. Chiediamo che venga inserito un emendamento specifico per la proroga dei contratti ISPRA scaduti ieri, come è avvenuto per altri enti. Ci sono figure professionali che sono rimaste con contratti atipici, mai convertiti in tempo determinato, e che sono rimaste fuori dal percorso di stabilizzazione. In prima battuta chiediamo il reintegro dei lavoratori fino al 31 dicembre prossimo, dato che la copertura finanziaria c’è, e successivamente la predisposizione di un piano di stabilizzazione nel corso dei prossimi anni.”.
Le fa eco Enrico Morreale del Coordinamento Precari USI RdB Ricerca e Co.Co.Pro dell’ISPRA il cui contratto è scaduto ieri:
”Lo scorso anno è stata creata l’ISPRA che avrebbe dovuto armonizzare le attività degli enti preesistenti e sviluppare nuove sinergie. In realtà è mancato un progetto comune. Manca un piano di indirizzo politico di questa realtà: è una scatola vuota in cui noi stiamo affondando. I contratti precari in scadenza entro dicembre prossimo sono in tutto 430, la maggiorparte dei quali di donne. I nostri contratti sono scaduti ieri, compreso il mio. 170 ex APAT e 30 dell’ICRAM. Ci hanno disattivato i badge. Siamo rimasti qui, abbiamo occupato e abbiamo dormito qui stanotte. Stiamo tenendo un presidio continuo per sollecitare il Ministero dell’Ambiente a concedere una proroga dei contratti almeno fino al 31 dicembre. L'Amministrazione ha bandito dei concorsi che sono del tutto insufficienti a coprire la platea di precari che lavora da 6, 7 anche da 10 anni. Ora si trincera dietro al fatto che, avendo coperto la capienza dei posti disponibili per la stabilizzazione, i concorsi che potrebbero essere banditi devono essere aperti a tutti, senza riserva di posti per gli interni. Il che significa non riconoscere l’anzianità di servizio, le qualifiche e il lavoro che abbiamo svolto negli enti di provenienza per anni e anni. Le risposte che abbiamo avuto sono vaghe ed elusive. Abbiamo auto un incontro al Ministero giovedì della scorsa settimana (25 giugno ndr) e ci era stata paventata la possibilità che con il decreto milleproroghe potesse esserci qualcosa per noi. Non c’è stato nulla ed il risultato è stato il licenziamento. Cercheremo di tenere questa occupazione ad oltranza anche contro il parere dell’amministrazione che ce l’ha sconsigliato. I fondi per il rinnovo dei nostri contratti fino al 31 dicembre sono stati già stanziati a bilancio. Lo Stato non deve metterci neanche un Euro. Vogliamo un atto di buona volontà fino al 31 dicembre, data fino a cui c’è la copertura integrale. E poi chiediamo di allestire un percorso nomrativo condiviso con l’Amministrazione per integrare il personale. Serve un piccolo atto normativo che autorizzi l’Amministrazione a rinnovarci i contratti. La situazione è drammatica: ci sono famiglie in cui questo è l’unico reddito. Parliamo di retribuzioni che variano da un borsista che percepisce 900 Euro, un collaboratore diplomato circa 1.000 Euro, e un laureato 1.200 Euro. In un contesto in cui si vuole combattere la crisi economica licenziare 200 persone è contrario ad ogni logica.”
Perché smantellare l’ISPRA ? C’è forse un disegno di privatizzazione dei servizi di controllo e di ricerca ambientali ? A questo farebbe pensare la ricerca di personale avviata dalla SOGESID per alcune selezioni di personale con profili professionali che combaciano con quelli dell’ISPRA.
La SOGESID è una società interamente a capitale pubblico c.d. in house, ossia strumentale alle esigenze e finalità del Ministero dell’Ambiente che se ne avvale affidandole, in virtù del rapporto di esclusiva, le sue commesse direttamente senza bandire gare pubbliche. Servizi di consulenza, prestazioni ingegneristiche, soluzioni di criticità ambientali quali bonifiche, emergenza e gestione rifiuti, dissesti idrogeologici, e quant’altro. Insomma, le stesse competenze che svolge l’ISPRA.
Coincidenza sospetta tant’è che l’anomalia di questa sovrapposizione è stata oggetto di diverse interrogazioni parlamentari presentate alla Camera in maniera assolutamente bi-partisan (PDL-PD), con la richiesta di messa in liquidazione o soppressione della SOGESID. Non solo SOGESID non è stata eliminata, ma al vertice del suo CdA è stato nominato l’avvocato Vincenzo Assenza, concittadino della Ministra per l’Ambiente, e quale consigliere di Amministrazione l’avvocato Luigi Pelaggi, capo della segreteria tecnica della Ministra. C’è dell’altro. In realtà SOGESID non opera solo in funzione strumentale al Ministero dell’Ambiente, ma agisce anche per conto di altre amministrazioni quali Regioni, Province e Comuni. Il Sindaco di Lipari, ad esempio, ha conferito direttamente alla SOGESID l’incarico per la risoluzione delle problematiche connesse al ciclo dell’acqua delle Isole Eolie. La questione è stata afforntata in una “Lettera aperta sulla concorrenza sleale della SOGESID ” del 22 giugno scorso inviata, tra l’altro, al Presidente della Repubblica, al Presidente del Consiglio, alla Ministra per l’Ambiente, al Presidente della Regione Sicilia, all’Autorità di Vigilanza degli Appalti Pubblici e all’Antitrust. In particolare si lamenta l’alterazione del libero mercato causata da una società pubblica che gode di un sostanzioso margine di “ricarico” sui servizi d’ingegneria che le vengono assegnati senza gare al valore delle tariffe professionali vigenti, per essere poi subappaltati a terzi, per giunta in violazione delle norme di affidamento degli incarichi professionali. Tra l’altro, in un’interrogazione presentata al Senato il 21 luglio 2008 sugli incarichi affidati a SOGESID senza alcuna gara dal Sindaco di Lipari, veniva chiesto conto del fatto che SOGESID che è una società pubblica viene pagata come una società privata (in contrasto con la legge n. 109 / 1994) e pertanto non producendo alcun risparmio per l’amministrazione rispetto al mercato.
Quando si parla di gestione efficiente della cosa pubblica.
sabato 4 luglio 2009
Precari in protesta davanti al Ministero della pubblica amministrazione
Video di Repubblica
venerdì 3 luglio 2009
COMITATO PRECARI ARPALAZIO SOLIDALI CON COLLEGHI ISPRA
Il lavoro delle Agenzie Regionali per la Protezione Ambientale, a tutela della salute del cittadino e dell’ecosistema, è strettamente dipendente da quanto viene messo a punto dai ricercatori dell’ISPRA. L’ambiente e la salute vanno tutelate, ma - aggiunge il COMITATO PRECARI ARPALAZIO - con il personale, altamente specializzato che ha anni di esperienza sulle spalle, stabilizzato a tempo indeterminato. Sosteniamo quindi- prosegue il COMITATO - i colleghi dell’ISPRA nella loro richiesta che la Provincia di Roma e la Regione Lazio intervengano fattivamente con il Governo al fine di assicurare l’immediato rinnovo dei contratti in attesa di stabilizzazione. Anche i precari di ARPALAZIO il 1 gennaio 2010 si ritroveranno senza contratto - conclude il COMITATO - se la Regione Lazio non deciderà a breve di concludere il percorso di stabilizzazione avviato nel 2006.
PA, SOTTO MINISTERO SFILA 'BEATA ASSUNTA' PROTETTRICE PRECARI
Prestigiacomo, Brunetta e la strana storia dei licenziamenti nei controlli ambientali
da giornalettismo.com - A rischio ricerca e vigilanza dopo l’allontanamento di 200 precari dell’Ispra nel silenzio della PrestigiacomoL’INIZIO DELLA STORIA - Il licenziamento, che eufemismi a parte si può definire tale (l’amministrazione dell’Istituto lo definisce “mancata proroga”), è merito della premiata coppia di ministri Prestigiacomo-Brunetta, abilissimi nel fare il gioco delle tre carte, insieme ai dirigenti cui hanno lasciato fare il “lavoro ingrato”. La prima, che aveva già dichiarato le sue intenzioni sul precariato alla Commissione ambiente della Camera, si nasconde dietro la recente stabilizzazione di altri 200 precari dell’Ispra, per giustificare l’allontanamento dei loro colleghi, quasi tutti co.co.co., e quindi di per sé “non stabilizzabili”. Dimentica il dettaglio che queste assunzioni sono state una scelta obbligata da una legge dello Stato, approvata dal Governo Prodi e prontamente cancellata dal centrodestra. Il ministro Renato Brunetta, invece, ancora in un’intervista pubblicata oggi ha dichiarato che “nessun precario è stato licenziato”, ma dovrebbe andare a spiegarlo a persone che dopo molti anni di servizio, spesso più di dieci, si ritrovano disoccupati e senza ammortizzatori sociali, in barba alle promesse del premier.
MOBILITAZIONE E POLIZIA – I precari, sostenuti da molti lavoratori a tempo indeterminato e dai colleghi che vanno a scadenza entro fine anno, altri 230, non sembrano decisi a mollare, e sono in mobilitazione permanente. Negli ultimi giorni, hanno occupato per due notti e tre giorni la sede principale dell’Istituto, nel quartiere romano dell’Eur, hanno presidiato la nave per i controlli oceanografici Astrea, nel porto di Fiumicino, e interrotto vari convegni Ispra, leggendo i loro comunicati di protesta. La risposta della struttura commissariale, nominata dal ministro Prestigiacomo e guidata dal prefetto Vincenzo Grimaldi, è stata, forse non a caso, di tipo poliziesco: minacce di denuncia penale più o meno velate, e un nuovo regolamento sull’accesso dei visitatori ai locali dell’Istituto, chiaramente orientato ad impedire l’ingresso dei lavoratori licenziati, i cui badge sono stati disattivati addirittura con un giorno d’anticipo.
SMANTELLARE E PRIVATIZZARE - Lo smantellamento dei controlli ambientali, nonostante le vaghe promesse della Prestigiacomo, sembra funzionale alla politica di un governo che, rispetto all’Obama-Style (ma anche ai discorsi di Sarkozy e altri leader) è sull’ambiente in totale controtendenza. Non a caso, molti segnali parlano di uno svuotamento dell’Ispra, nata appena un anno fa dalla fusione dei tre enti preesistentivigilati dal Ministero dell’Ambiente (Apat, Icram e Infs), ad oggi il principale soggetto pubblico che svolge compiti di vigilanza e ricerca ambientale: il settore nucleare passerà alla nuova agenzia ad hoc annunciata dal Governo, mentre il ministro dell’Agricoltura, il leghista Luca Zaia, ha appena annunciato che vuole l’ex Infs (Istituto Nazionale Fauna Selvatica) di nuovo
scorporato dall’Ispra, per passare sotto il controllo diretto della Presidenza del consiglio. Altrettanto si vocifera da tempo per il Servizio geologico d’Italia, anch’esso oggi un dipartimento dell’Istituto. E sul sito della Sogesid, una Spa in house del ministero dell’ambiente, è appena scaduto un avviso per la selezione di diverse figure professionali, che devono avere “un’esperienza professionale documentata in realtà pubbliche e/o private e/o professionistiche e/o presso Università e/o Consorzi Universitari per quanto riguarda la conoscenza delle tematiche di interesse della Direzione Generale Protezione della Natura del Ministero dell’Ambiente”. Insomma, profili e compiti che sembrano davvero simili a quelli delle persone che sono state appena allontanate dall’Ispra. Un caso forse, ma tra i precari dell’ambiente, licenziati o no, sono in pochi a crederci.