LA PETIZIONE DA FIRMARE

giovedì 29 gennaio 2009

Occupazione, brusca frenata; a dicembre crollo degli avvii


L´allarme dai numeri dei Centri per l´impiego

di Stefano Parola

Gli affari vanno male e assumere nuovi dipendenti diventa impossibile. Così il numero dei nuovi avvii al lavoro in Piemonte è crollato. Deleteria è stata la fine dell´anno: a dicembre le nuove assunzioni sono calate del 19,2 per cento rispetto allo stesso periodo dell´anno precedente, portando a - 2,2 per cento il saldo del 2008. A patirne di più le conseguenze è stato il settore metalmeccanico, giù del 41,8 per cento nell´ultimo mese del 2008. Tra le province soffrono più di tutte Alessandria e Vercelli.
Dai dati dell´Agenzia Piemonte Lavoro, l´ente che si occupa di analizzare il mercato del lavoro per conto della Regione, emerge un quadro preoccupante: «È tutto il sistema a fare fatica in presenza di questa situazione economica», spiega il direttore dell´agenzia, Aldo Dutto. La crisi inizia a farsi sentire sulle assunzioni, ma non solo, perché anche la precarietà è in aumento: nel 2007 aveva un contratto a tempo determinato il 72,5 per cento dei neo-assunti, ma la percentuale è salita al 78 per cento nel 2008. Significa che quattro nuovi inseriti su cinque sono precari. Anche un altro dato che fa riflettere: il 44 per cento dei contratti a tempo determinato stipulati ha una durata inferiore al mese.
Il calo delle assunzioni colpisce solamente l´industria, che nel 2008 ha arruolato l´11 per cento di lavoratori in meno rispetto all´anno prima, mentre hanno retto sia i servizi (più 2 per cento) che l´agricoltura (più 0,3 per cento). Il settore secondario è andato in picchiata nell´ultimo trimestre, perdendo il 18,1 per cento ad ottobre, il 25,5 per cento a novembre e il 28,6 per cento a dicembre, rispetto agli stessi mesi di un anno prima. Insomma le imprese assumono meno, ma lo fanno anche con modalità diverse. Per esempio, prediligono i giovani tra i 15 e i 24 anni (più 9,7 per cento, in calo tutte le altre fasce). E ancora, prendono con sé meno italiani (in calo del 2,1 per cento), ma ancora meno stranieri (giù del 6,7 per cento).
Che le aziende non se la passino bene lo confermano anche i dati sulle cessazioni. Sono aumentate di quasi il 10 per cento. Perdono il posto gli assunti a tempo indeterminato (più 5,3 per cento), ma soprattutto i precari (più 8,7 per cento). Perché si lascia il lavoro? Nel 65 per cento dei casi perché è finito il contratto, nel 26 per cento perché si rassegnano le dimissioni, nel 9 per cento perché si viene licenziati. Un precario su cinque perde il posto dopo uno o due giorni, mentre tra gli assunti in pianta stabile uno su due si vede sfilare la poltrona dopo meno di due anni dall´inizio. A qualcuno, però, va bene e il suo posto precario si trasforma in fisso: nel 2008 è successo a quasi 47 mila persone, numero in crescita del 6,5 per cento sul 2007.
Fatto sta che il numero delle indennità di disoccupazione accolte dall´Inps si è impennato del 26,5 per cento su base annuale. A richiederla sono stati quasi 40 mila lavoratori, mentre altri 16 mila piemontesi sono stati messi in mobilità. Come diretta conseguenza è aumentato il numero di persone disponibili al lavoro: a cercare un´occupazione sono più di 78 mila tra uomini e donne, ma la cosa grave è che il 35 per cento di loro ha tra i 35 e i 49 anni d´età, cioè è nella fascia più difficile da collocare.Il rapporto dell´Agenzia Piemonte Lavoro conferma tutti i dati negativi sulla cassa. L´Inps nel 2008 ha autorizzate 35 milioni di ore tra cig ordinaria e straordinaria, sfondando il tetto dei sei milioni nel solo mese di dicembre. Poi c´è la cassa in deroga, in crescita frenetica e arrivata a 3,7 milioni di ore. Nel 2007 alla Regione sono bastati i 21 milioni di euro messi sul piatto dal ministero del Welfare, ma per il 2009 l´assessore regionale di competenza Angela Migliasso intende chiederne almeno cento, di cui 25 da ricevere immediatamente, perché in questo momento le casse regionali sono vuote.
Di fronte a un panorama simile, diventa importante il lavoro dei Centri per l´impiego. In tutta la regione dispongono di 616 operatori, che ogni anno aiutano quasi 40 mila persone. Per questo l´assessore al Welfare e Lavoro Migliasso si augura che «in questo momento così grave dell´economia piemontese rappresentino importanti presidi a sostegno dei lavoratori e delle imprese».

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